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	<title>Commenti a: Eus tu, viator&#8230;</title>
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	<pubDate>Sun, 07 Sep 2008 08:37:36 +0000</pubDate>
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		<title>Di: Mayfly</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/08/20/eus-tu-viator/#comment-36676</link>
		<dc:creator>Mayfly</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Aug 2006 21:33:16 +0000</pubDate>
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		<description>Mia figlia diciassettenne ha lasciato grossi fori sul mio giornale, giorno di guerra dopo giorno di guerra, e dietro mia richiesta di spiegazioni sul motivo di tale scempio, mi sono sentita rispondere che quale reduce dal primo anno di liceo classico tra i vari compiti per le vacanze - e non sono pochi - deve scegliere alcuni articoli dai quotidiani e commentarli.
Penso che lascerò questa pagina del blog aperta con falsa noncuranza cosicchè come un "Eus tu, viator...." catturi la sua attenzione e la arricchisca.
I miei rispetti magister L.A.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Mia figlia diciassettenne ha lasciato grossi fori sul mio giornale, giorno di guerra dopo giorno di guerra, e dietro mia richiesta di spiegazioni sul motivo di tale scempio, mi sono sentita rispondere che quale reduce dal primo anno di liceo classico tra i vari compiti per le vacanze - e non sono pochi - deve scegliere alcuni articoli dai quotidiani e commentarli.<br />
Penso che lascerò questa pagina del blog aperta con falsa noncuranza cosicchè come un &#8220;Eus tu, viator&#8230;.&#8221; catturi la sua attenzione e la arricchisca.<br />
I miei rispetti magister L.A.</p>
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		<title>Di: sergio garufi</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/08/20/eus-tu-viator/#comment-35571</link>
		<dc:creator>sergio garufi</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Aug 2006 11:06:22 +0000</pubDate>
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		<description>Grazie Cato, sei gentilissimo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie Cato, sei gentilissimo.</p>
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	<item>
		<title>Di: Cato</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/08/20/eus-tu-viator/#comment-35540</link>
		<dc:creator>Cato</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Aug 2006 08:05:05 +0000</pubDate>
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		<description>Sergio, se riesco a recuperare il libro di Baumann ti faccio sicuramente sapere. Conoscere qualcosa in più sull'episodio, ora, è anche una mia curiosità che devo soddisfare.

Saluti.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sergio, se riesco a recuperare il libro di Baumann ti faccio sicuramente sapere. Conoscere qualcosa in più sull&#8217;episodio, ora, è anche una mia curiosità che devo soddisfare.</p>
<p>Saluti.</p>
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		<title>Di: cf05103025</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/08/20/eus-tu-viator/#comment-35528</link>
		<dc:creator>cf05103025</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Aug 2006 21:32:31 +0000</pubDate>
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		<description>Quei piedi di Cristo così deformi, stravolti verso il basso, come da una artrite deformante, più che dalla morte, e stillanti sangue rappreso da tanti fori, ferite sono cosa dolorosissima.
In uno dei più bei dipinti dell'arte europea.
Poi uno si va a vedere il Cristo morto di Holbein e si è fatto una bella terapia sulla natura umana.
MarioB.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Quei piedi di Cristo così deformi, stravolti verso il basso, come da una artrite deformante, più che dalla morte, e stillanti sangue rappreso da tanti fori, ferite sono cosa dolorosissima.<br />
In uno dei più bei dipinti dell&#8217;arte europea.<br />
Poi uno si va a vedere il Cristo morto di Holbein e si è fatto una bella terapia sulla natura umana.<br />
MarioB.</p>
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	<item>
		<title>Di: sergio garufi</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/08/20/eus-tu-viator/#comment-35519</link>
		<dc:creator>sergio garufi</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Aug 2006 18:24:49 +0000</pubDate>
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		<description>Ciao Mario, il "cristo arboreo" è proprio quello di Isenheim, legnoso e scorticato come un tronco secco che ancora stilla resina. Il dettaglio dei piedi inchiodati è quello che più mi impressiona. Mi sarebbe piaciuto approfondire l'episodio di lui commosso e turbato dopo averlo visto, oltretutto a pochi giorni dalla sua fine, ma temo che, come spiega Cato, se ne parli solo in testi tedeschi, e io non so il tedesco.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao Mario, il &#8220;cristo arboreo&#8221; è proprio quello di Isenheim, legnoso e scorticato come un tronco secco che ancora stilla resina. Il dettaglio dei piedi inchiodati è quello che più mi impressiona. Mi sarebbe piaciuto approfondire l&#8217;episodio di lui commosso e turbato dopo averlo visto, oltretutto a pochi giorni dalla sua fine, ma temo che, come spiega Cato, se ne parli solo in testi tedeschi, e io non so il tedesco.</p>
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		<title>Di: Cato</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/08/20/eus-tu-viator/#comment-35462</link>
		<dc:creator>Cato</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Aug 2006 07:51:38 +0000</pubDate>
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		<description>@ Sergio Garufi

Ho alcuni testi su Celan, ma sono essenzialmente studi sulla sua opera. Solo Gerhart Baumann, forse, potrebbe soddisfare la tua curiosità (che intriga anche me): si potrebbe provare a dare un'occhiata al suo "Erinnerungen an Paul Celan", pubblicato da Suhrkamp nel 1992, che sicuramente riporta l'episodio da te ricordato. Magari qualche lettore indiano ce l'ha.

p.s.

Il testo che ho postato è non solo in tema con lo scritto di Accorroni, che ringrazio anche per il suo intervento, ma soprattutto un tentativo di difesa contro l'opprimente, miserabile idiozia che ci circonda, in rete e fuori: idiozia di cui anche in questo thread hai un paio di esempi lampanti.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ Sergio Garufi</p>
<p>Ho alcuni testi su Celan, ma sono essenzialmente studi sulla sua opera. Solo Gerhart Baumann, forse, potrebbe soddisfare la tua curiosità (che intriga anche me): si potrebbe provare a dare un&#8217;occhiata al suo &#8220;Erinnerungen an Paul Celan&#8221;, pubblicato da Suhrkamp nel 1992, che sicuramente riporta l&#8217;episodio da te ricordato. Magari qualche lettore indiano ce l&#8217;ha.</p>
<p>p.s.</p>
<p>Il testo che ho postato è non solo in tema con lo scritto di Accorroni, che ringrazio anche per il suo intervento, ma soprattutto un tentativo di difesa contro l&#8217;opprimente, miserabile idiozia che ci circonda, in rete e fuori: idiozia di cui anche in questo thread hai un paio di esempi lampanti.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: cf05103025</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/08/20/eus-tu-viator/#comment-35457</link>
		<dc:creator>cf05103025</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Aug 2006 06:56:45 +0000</pubDate>
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		<description>o Garufi, cos'è il Cristo arboreo di Grunewald?
E' forse l'altare di Isenheim? 
Dove il Cristo è inchiodato a due pali scortecciati?
Non so. 
Siccome amo Grunewald alla follia di cristi arborei non ne sapevo.
Sono molto curioso di questo episodio.
MarioB.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>o Garufi, cos&#8217;è il Cristo arboreo di Grunewald?<br />
E&#8217; forse l&#8217;altare di Isenheim?<br />
Dove il Cristo è inchiodato a due pali scortecciati?<br />
Non so.<br />
Siccome amo Grunewald alla follia di cristi arborei non ne sapevo.<br />
Sono molto curioso di questo episodio.<br />
MarioB.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: sergio garufi</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/08/20/eus-tu-viator/#comment-35448</link>
		<dc:creator>sergio garufi</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Aug 2006 23:03:33 +0000</pubDate>
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		<description>bella 'sta celanmania :-)
i versi di cato ("i 4 cubiti di terra") sono perfetti per questo post, mentre quelli di caracaterina si sposano benissimo con il thread nudista ("i tabù dismessi"). a voi esperti volevo chiedere un'informazione: sapete di qualche saggio che racconta più in dettaglio l'episodio della pasqua '70, quando celan andò a colmar con gerhart baumann a vedere il cristo arboreo di matthias grünewald?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>bella &#8217;sta celanmania :-)<br />
i versi di cato (&#8221;i 4 cubiti di terra&#8221;) sono perfetti per questo post, mentre quelli di caracaterina si sposano benissimo con il thread nudista (&#8221;i tabù dismessi&#8221;). a voi esperti volevo chiedere un&#8217;informazione: sapete di qualche saggio che racconta più in dettaglio l&#8217;episodio della pasqua &#8216;70, quando celan andò a colmar con gerhart baumann a vedere il cristo arboreo di matthias grünewald?</p>
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	<item>
		<title>Di: caracaterina</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/08/20/eus-tu-viator/#comment-35446</link>
		<dc:creator>caracaterina</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Aug 2006 22:22:07 +0000</pubDate>
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		<description>Ma anche:

DIE ABGEWRACKTEN TABUS,
und die Grenzgängerei zwischen ihnen,
weltennaß, auf
Bedeutungsjagd, auf
Bedeutungs-
flucht.

E' una scrittura giusta, questa di Accorroni. Grazie</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ma anche:</p>
<p>DIE ABGEWRACKTEN TABUS,<br />
und die Grenzgängerei zwischen ihnen,<br />
weltennaß, auf<br />
Bedeutungsjagd, auf<br />
Bedeutungs-<br />
flucht.</p>
<p>E&#8217; una scrittura giusta, questa di Accorroni. Grazie</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Cato</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/08/20/eus-tu-viator/#comment-35432</link>
		<dc:creator>Cato</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Aug 2006 20:00:11 +0000</pubDate>
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		<description>Narra un'antica leggenda che, di tanto in tanto, una gemma gettata in un letamaio, per chi sa quale concorso di terra e cielo, non va perduta, ma genera un fiore: il fiore della vergogna.
Proviamo. 

*

Verwaist im Gewittertrog
die vier Ellen Erde,

verschattet des himmlischen
Schreibers Archiv,

vermurt Michael,
verschlickt Gabriel,

vergoren im Steinblitz
die Hebe.

*</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Narra un&#8217;antica leggenda che, di tanto in tanto, una gemma gettata in un letamaio, per chi sa quale concorso di terra e cielo, non va perduta, ma genera un fiore: il fiore della vergogna.<br />
Proviamo. </p>
<p>*</p>
<p>Verwaist im Gewittertrog<br />
die vier Ellen Erde,</p>
<p>verschattet des himmlischen<br />
Schreibers Archiv,</p>
<p>vermurt Michael,<br />
verschlickt Gabriel,</p>
<p>vergoren im Steinblitz<br />
die Hebe.</p>
<p>*</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: ABBASSO hezbollah</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/08/20/eus-tu-viator/#comment-35415</link>
		<dc:creator>ABBASSO hezbollah</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Aug 2006 17:45:29 +0000</pubDate>
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		<description>Ah e poi dico senza la guerra mancherebbe gran parte della migliore letteratura mondiale.
Bye!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ah e poi dico senza la guerra mancherebbe gran parte della migliore letteratura mondiale.<br />
Bye!</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: ABBASSO hezbollah</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/08/20/eus-tu-viator/#comment-35414</link>
		<dc:creator>ABBASSO hezbollah</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Aug 2006 17:44:07 +0000</pubDate>
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		<description>Non credo sia stata una guerra sporca ed assurda. Forse finalmente ci saremo levati dalle ...... hezbollah .
E' poco?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Non credo sia stata una guerra sporca ed assurda. Forse finalmente ci saremo levati dalle &#8230;&#8230; hezbollah .<br />
E&#8217; poco?</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Giancarlo Tramutoli</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/08/20/eus-tu-viator/#comment-35400</link>
		<dc:creator>Giancarlo Tramutoli</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Aug 2006 14:41:21 +0000</pubDate>
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		<description>Molto, molto bello.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Molto, molto bello.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: temperanza</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/08/20/eus-tu-viator/#comment-35394</link>
		<dc:creator>temperanza</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Aug 2006 14:18:06 +0000</pubDate>
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		<description>Bel pezzo, anche gli altri di Accoroni, sono andata a cercarli  su google e ne ho visti un paio.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Bel pezzo, anche gli altri di Accoroni, sono andata a cercarli  su google e ne ho visti un paio.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: linnio</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/08/20/eus-tu-viator/#comment-35383</link>
		<dc:creator>linnio</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Aug 2006 13:34:16 +0000</pubDate>
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		<description>cato:
anch'io possiedo quel bel volume della Storoni Mazzolani e mi pare che davvero ora meriterebbe una rilettura, soprattutto per la sua attenzione ai personaggi minori dell'epos omerico. La stessa, va ricordato, è anche la traduttrice ( medium?) delle 'Memorie d'Adriano' della Yourcenar.
stefano zangrando:
a conferma di quella che tu chiami la 'tragica fatalità':  appena una settimana prima dell'incidente aereo nel quale perì il figlio di Volponi, ero sullo stesso aereo, stessa linea Avana_Roma, stessa euforia da vacanza ai Tropici.

grazie a tutti per le belle parole</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>cato:<br />
anch&#8217;io possiedo quel bel volume della Storoni Mazzolani e mi pare che davvero ora meriterebbe una rilettura, soprattutto per la sua attenzione ai personaggi minori dell&#8217;epos omerico. La stessa, va ricordato, è anche la traduttrice ( medium?) delle &#8216;Memorie d&#8217;Adriano&#8217; della Yourcenar.<br />
stefano zangrando:<br />
a conferma di quella che tu chiami la &#8216;tragica fatalità&#8217;:  appena una settimana prima dell&#8217;incidente aereo nel quale perì il figlio di Volponi, ero sullo stesso aereo, stessa linea Avana_Roma, stessa euforia da vacanza ai Tropici.</p>
<p>grazie a tutti per le belle parole</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: cf05103025</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/08/20/eus-tu-viator/#comment-35342</link>
		<dc:creator>cf05103025</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Aug 2006 04:23:24 +0000</pubDate>
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		<description>In questo regno dell'effimero, come ap/pare la rete, come dicono che sia,
mi ha dato grande soddisfazione e spunto di riflessione leggere questo testo che bada anche al mondo antico, al dolore, alla morte vista nella sua ineluttabilità e i commenti sono più che adeguati.
Tra l'altro, qui, volgendosi al regno della morte, 
sono state tirate fuori, dissotterrate epigrafi e più dì un libro poco commerciale, quasi ad esorcizzare ( un poco) la falciatrice, 
come a significare: 
le epigrafi a volte rimangono
e quelle parole ci dicono.

Come dire: 
esattamente un anno fa moriva in Padova 
il nostro amico GinoTasca
che lasciò, anche su NI, parecchi commenti, 
tra pochi mesi, però, uscirà il suo gran bel romanzo "Isaia Greco"

MarioB.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>In questo regno dell&#8217;effimero, come ap/pare la rete, come dicono che sia,<br />
mi ha dato grande soddisfazione e spunto di riflessione leggere questo testo che bada anche al mondo antico, al dolore, alla morte vista nella sua ineluttabilità e i commenti sono più che adeguati.<br />
Tra l&#8217;altro, qui, volgendosi al regno della morte,<br />
sono state tirate fuori, dissotterrate epigrafi e più dì un libro poco commerciale, quasi ad esorcizzare ( un poco) la falciatrice,<br />
come a significare:<br />
le epigrafi a volte rimangono<br />
e quelle parole ci dicono.</p>
<p>Come dire:<br />
esattamente un anno fa moriva in Padova<br />
il nostro amico GinoTasca<br />
che lasciò, anche su NI, parecchi commenti,<br />
tra pochi mesi, però, uscirà il suo gran bel romanzo &#8220;Isaia Greco&#8221;</p>
<p>MarioB.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Bartolomeo Di Monaco</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/08/20/eus-tu-viator/#comment-35327</link>
		<dc:creator>Bartolomeo Di Monaco</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Aug 2006 19:18:14 +0000</pubDate>
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		<description>Le iscrizioni funerarie sono quasi sempre il segno della speranza. Alla morte contrapponiamo la speranza. Delusioni e illusioni della vita si cancellano per divenire speranza.

Nella lettura delle iscrizioni funerarie ho trovato molti dei nomi particolari e scomparsi che ho dato ai miei personaggi. Un modo per riportare il passato al presente.

Bart</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Le iscrizioni funerarie sono quasi sempre il segno della speranza. Alla morte contrapponiamo la speranza. Delusioni e illusioni della vita si cancellano per divenire speranza.</p>
<p>Nella lettura delle iscrizioni funerarie ho trovato molti dei nomi particolari e scomparsi che ho dato ai miei personaggi. Un modo per riportare il passato al presente.</p>
<p>Bart</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: stefano zangrando</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/08/20/eus-tu-viator/#comment-35313</link>
		<dc:creator>stefano zangrando</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Aug 2006 16:33:26 +0000</pubDate>
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		<description>A Paolo Volponi accadde una cosa altrettanto straziante, ma diversa, anzi inversa nei tempi.

In "Corporale" (1974), il piccolo figlio del protagonista muore affogato per colpa di un manipolo di preti deboscati, e la descrizione del piccolo corpo su cui Gerolamo Aspri versa le proprie lacrime di rabbia e dolore è una pagina di indimenticabile forza visiva. Si può parlare di amore spinto fino alla paura, di presentimento o, se si preferisce, più ragionevolmente, di tragica fatalità, sta di fatto che quindici anni dopo l'uscita di quel romanzo il figlio di Volponi, che era nato nel 1962, avrebbe perso la vita in un incidente aereo. A Roberto Volponi dedicò dei versi Alda Merini, che traggo dal sito www.liberipensieri.it:

Chiedimi qualche cosa che mi inganni, / la certezza che tu non sei mancato / agli eventi felici della terra, / o divo illustre che mi rinnovavi / e stringendomi forte nelle spalle / mi salvavi dal dubbio e dal veleno / di una vita che piano si disperde.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>A Paolo Volponi accadde una cosa altrettanto straziante, ma diversa, anzi inversa nei tempi.</p>
<p>In &#8220;Corporale&#8221; (1974), il piccolo figlio del protagonista muore affogato per colpa di un manipolo di preti deboscati, e la descrizione del piccolo corpo su cui Gerolamo Aspri versa le proprie lacrime di rabbia e dolore è una pagina di indimenticabile forza visiva. Si può parlare di amore spinto fino alla paura, di presentimento o, se si preferisce, più ragionevolmente, di tragica fatalità, sta di fatto che quindici anni dopo l&#8217;uscita di quel romanzo il figlio di Volponi, che era nato nel 1962, avrebbe perso la vita in un incidente aereo. A Roberto Volponi dedicò dei versi Alda Merini, che traggo dal sito <a href="http://www.liberipensieri.it" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('outclick-comm/www.liberipensieri.it');" rel="nofollow">http://www.liberipensieri.it</a>:</p>
<p>Chiedimi qualche cosa che mi inganni, / la certezza che tu non sei mancato / agli eventi felici della terra, / o divo illustre che mi rinnovavi / e stringendomi forte nelle spalle / mi salvavi dal dubbio e dal veleno / di una vita che piano si disperde.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Cato</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/08/20/eus-tu-viator/#comment-35312</link>
		<dc:creator>Cato</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Aug 2006 16:23:39 +0000</pubDate>
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		<description>"La lettura delle iscrizioni latine, funebri la più parte, attgentamente ricercate e tradotte da Lidia Storoni, è utile anche come piccolo antidoto attivo ai vapori velenosi che tanto più mortificano e oscurano la vita, quanto più soffocano le visioni e la realtà della morte. Una visione unica, totalitaria, della morte, come limite da rimuovere materialmente, malattia della specie, privazione di Mani, è odio della sapienza, servizio della morte".

G. Ceronetti, dall'Introduzione a "Iscrizioni funerarie di Roma antica", a cura di L. Storoni Mazzolani, Torino, Einaudi, I Millenni, 1973.


Il saggio contiene delle riflessioni notevoli, attualissime in certi passaggi.

"Guardate la perfezione, l'infallibilità dei telegrammi di cordoglio dei capi, dei presidenti e dei papi. Sono la "macchina", e nelle morti o la macchima o il vuoto, da tutti temuto più della morte. Esaminati con ira e studio sono ripugnanti e merdosi, ma la loro mancanza è un becchime negato a un pigolìo di fame. Il telegrafo è stato inventato dalla morte per far arrivare i cordogli altissimi in tutti gli angoli del disastro umano, in ogni eccidio fresco, in ogni cabina di nave appena affondata. C'è del profondo sotto quella superficie lercia, e come un ago nascosto fisso a un immutabile Nord. Mors vult."</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;La lettura delle iscrizioni latine, funebri la più parte, attgentamente ricercate e tradotte da Lidia Storoni, è utile anche come piccolo antidoto attivo ai vapori velenosi che tanto più mortificano e oscurano la vita, quanto più soffocano le visioni e la realtà della morte. Una visione unica, totalitaria, della morte, come limite da rimuovere materialmente, malattia della specie, privazione di Mani, è odio della sapienza, servizio della morte&#8221;.</p>
<p>G. Ceronetti, dall&#8217;Introduzione a &#8220;Iscrizioni funerarie di Roma antica&#8221;, a cura di L. Storoni Mazzolani, Torino, Einaudi, I Millenni, 1973.</p>
<p>Il saggio contiene delle riflessioni notevoli, attualissime in certi passaggi.</p>
<p>&#8220;Guardate la perfezione, l&#8217;infallibilità dei telegrammi di cordoglio dei capi, dei presidenti e dei papi. Sono la &#8220;macchina&#8221;, e nelle morti o la macchima o il vuoto, da tutti temuto più della morte. Esaminati con ira e studio sono ripugnanti e merdosi, ma la loro mancanza è un becchime negato a un pigolìo di fame. Il telegrafo è stato inventato dalla morte per far arrivare i cordogli altissimi in tutti gli angoli del disastro umano, in ogni eccidio fresco, in ogni cabina di nave appena affondata. C&#8217;è del profondo sotto quella superficie lercia, e come un ago nascosto fisso a un immutabile Nord. Mors vult.&#8221;</p>
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		<title>Di: sergio garufi</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/08/20/eus-tu-viator/#comment-35311</link>
		<dc:creator>sergio garufi</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Aug 2006 15:22:09 +0000</pubDate>
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		<description>sono un appassionato di epigrafi ed iscrizioni varie, da quelle più nobili e antiche, come quelle funerarie romane, fino alle semplici scritte sui muri delle stazioni ferroviarie, al punto da auspicare la compilazione di un corpus inscriptionum latrinarum. amo molto quella lucreziana di lucio numerio vittorino marsico, e non dimentico quella deliberatamente anonima di cartagine, in cui una mano pietosa e familiare fece le veci del figlio scomparso prematuramente, scrivendo "nomen non dico nec quod vixerit annis. ne dolor in mentem cum legimus maneat". a chi fosse di milano consiglio un bel libretto sul tema, s'intitola "gente di sasso", ed è opera di antonio sartori. quella che dà il titolo a questo bel post di linnio è particolarmente interessante, perché svela la funzione precipua di tutti questi segni, siano essi antichi o recenti: una disperata richiesta di ascolto. altrove si parlava dello scabro e silente paul celan, che mi ha tenuto compagnia in queste ferie solitarie. ebbene, una delle sue citazioni preferite, rinvenuta in un volume che teneva sul comodino nel mese più crudele del 1970, era di malebranche, e diceva che "l'attenzione è la preghiera spontanea dell'anima". ecco, a volte vorrei essere come boltanski, o il protagonista di "ogni cosa è illuminata", e consacrare la mia vita alla raccolta di testimonianze e ricordi altrui. per tanti il critico letterario dovrebbe essere un giudice, stabilire sentenze inappellabili, di condanna o di assoluzione. non credo che sia o debba essere questo. e se anche fosse vero che i saggi e le recensioni sono un tribunale, io continuerò a pensare che ciò che è istitutore di valori è la fase dibattimentale, con le prove e le testimonianze, non il giudizio finale. in ogni caso, penso che ciò che c'è di più nobile in questa attività sia proprio il segnalare, al viator distratto, quanto merita di essere ascoltato. siamo così tanti a parlare, e sono così pochi quelli disposti a sentire, che anche solo dedicarsi a questo darebbe senso e spessore a un'esistenza. in valle d'aosta, il castello di issogne è una miniera di iscrizioni d'epoca. omar borettaz le ha trascritte per noi in un bel libro, e impressiona vedere come passano i secoli eppure i desideri, gli scherzi e i patemi restano sempre gli stessi. per esempio tale thoma di druenvaldtd, che sui muri della salle basse, nel 1577, scrive "per non monstrar ill moi duolore / tal volta rido che crepe ill cuore". o quell'anonimo, che nel loggiato del secondo piano confidò che a volte "vorebe / senza parlar eser / inteso". ecco, forse si scrive solo per questo, per essere compresi e visti per come siamo veramente, quasi avessimo da guadagnarci.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>sono un appassionato di epigrafi ed iscrizioni varie, da quelle più nobili e antiche, come quelle funerarie romane, fino alle semplici scritte sui muri delle stazioni ferroviarie, al punto da auspicare la compilazione di un corpus inscriptionum latrinarum. amo molto quella lucreziana di lucio numerio vittorino marsico, e non dimentico quella deliberatamente anonima di cartagine, in cui una mano pietosa e familiare fece le veci del figlio scomparso prematuramente, scrivendo &#8220;nomen non dico nec quod vixerit annis. ne dolor in mentem cum legimus maneat&#8221;. a chi fosse di milano consiglio un bel libretto sul tema, s&#8217;intitola &#8220;gente di sasso&#8221;, ed è opera di antonio sartori. quella che dà il titolo a questo bel post di linnio è particolarmente interessante, perché svela la funzione precipua di tutti questi segni, siano essi antichi o recenti: una disperata richiesta di ascolto. altrove si parlava dello scabro e silente paul celan, che mi ha tenuto compagnia in queste ferie solitarie. ebbene, una delle sue citazioni preferite, rinvenuta in un volume che teneva sul comodino nel mese più crudele del 1970, era di malebranche, e diceva che &#8220;l&#8217;attenzione è la preghiera spontanea dell&#8217;anima&#8221;. ecco, a volte vorrei essere come boltanski, o il protagonista di &#8220;ogni cosa è illuminata&#8221;, e consacrare la mia vita alla raccolta di testimonianze e ricordi altrui. per tanti il critico letterario dovrebbe essere un giudice, stabilire sentenze inappellabili, di condanna o di assoluzione. non credo che sia o debba essere questo. e se anche fosse vero che i saggi e le recensioni sono un tribunale, io continuerò a pensare che ciò che è istitutore di valori è la fase dibattimentale, con le prove e le testimonianze, non il giudizio finale. in ogni caso, penso che ciò che c&#8217;è di più nobile in questa attività sia proprio il segnalare, al viator distratto, quanto merita di essere ascoltato. siamo così tanti a parlare, e sono così pochi quelli disposti a sentire, che anche solo dedicarsi a questo darebbe senso e spessore a un&#8217;esistenza. in valle d&#8217;aosta, il castello di issogne è una miniera di iscrizioni d&#8217;epoca. omar borettaz le ha trascritte per noi in un bel libro, e impressiona vedere come passano i secoli eppure i desideri, gli scherzi e i patemi restano sempre gli stessi. per esempio tale thoma di druenvaldtd, che sui muri della salle basse, nel 1577, scrive &#8220;per non monstrar ill moi duolore / tal volta rido che crepe ill cuore&#8221;. o quell&#8217;anonimo, che nel loggiato del secondo piano confidò che a volte &#8220;vorebe / senza parlar eser / inteso&#8221;. ecco, forse si scrive solo per questo, per essere compresi e visti per come siamo veramente, quasi avessimo da guadagnarci.</p>
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		<title>Di: Cato</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/08/20/eus-tu-viator/#comment-35304</link>
		<dc:creator>Cato</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Aug 2006 13:06:12 +0000</pubDate>
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		<description>Trovo questo testo, già bello e importante di per sé, anche per l'intrinseca qualità della scrittura, ancora più profondo, proprio perché, rifuggendo intenzionalmente ogni facile retorica, spinge il lettore unicamente alla riflessione, quasi chiedesse un atto, una resa incondizionata, sia pure per breve tempo, a quel pensiero che, giorno dopo giorno, sempre più siamo tentati/costretti a relegare ai margini, perdendo così di vista ciò che nel profondo più ci appartiene: la coscienza della nostra ineluttabile, irripetibile finitudine.

Complimenti all'autore e a chi l'ha giustamente presentato qui.

p.s.

Incredibilmente, riordinando giorni fa la mia biblioteca, avevo tirato fuori, tra gli altri, il libro della Storoni a cui si fa riferimento, insieme ad un altro suo, "Profili omerici". Avevo iniziato a rileggere quest'ultimo, a partire dal ritratto di Cassandra...

"...Non un fruscìo nella città immersa nel buio. Cassandra esce sola dal palazzo e si reca su le mura; scruta la pianura disseminata di rottami, di armi spezzate. Nessuno avverte ancora il fragore delle ruote; il carro è lontano, ma Cassandra lo percepisce e nell'incerto chiarore che sbianca il cielo a oriente discerne il padre accanto all'araldo. Mai le era sembrato così vecchio e stanco. Dietro di lui, steso sul carro, scorge il fratello morto e lancia un grido da aquila ferita che desta la città...".

C'è ancora qualcuno, oggi, capace di lanciare un grido che ridesti le città fortificate delle nostre coscienze assopite, immobili, assuefatte all'orrore?

C'è ancora qualcuno capace di riflettere sul senso e sul monito contenuto in un "manibus date lilia plenis", affinché quei gigli siano offerti in pasto alla morte per l'ultima volta?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Trovo questo testo, già bello e importante di per sé, anche per l&#8217;intrinseca qualità della scrittura, ancora più profondo, proprio perché, rifuggendo intenzionalmente ogni facile retorica, spinge il lettore unicamente alla riflessione, quasi chiedesse un atto, una resa incondizionata, sia pure per breve tempo, a quel pensiero che, giorno dopo giorno, sempre più siamo tentati/costretti a relegare ai margini, perdendo così di vista ciò che nel profondo più ci appartiene: la coscienza della nostra ineluttabile, irripetibile finitudine.</p>
<p>Complimenti all&#8217;autore e a chi l&#8217;ha giustamente presentato qui.</p>
<p>p.s.</p>
<p>Incredibilmente, riordinando giorni fa la mia biblioteca, avevo tirato fuori, tra gli altri, il libro della Storoni a cui si fa riferimento, insieme ad un altro suo, &#8220;Profili omerici&#8221;. Avevo iniziato a rileggere quest&#8217;ultimo, a partire dal ritratto di Cassandra&#8230;</p>
<p>&#8220;&#8230;Non un fruscìo nella città immersa nel buio. Cassandra esce sola dal palazzo e si reca su le mura; scruta la pianura disseminata di rottami, di armi spezzate. Nessuno avverte ancora il fragore delle ruote; il carro è lontano, ma Cassandra lo percepisce e nell&#8217;incerto chiarore che sbianca il cielo a oriente discerne il padre accanto all&#8217;araldo. Mai le era sembrato così vecchio e stanco. Dietro di lui, steso sul carro, scorge il fratello morto e lancia un grido da aquila ferita che desta la città&#8230;&#8221;.</p>
<p>C&#8217;è ancora qualcuno, oggi, capace di lanciare un grido che ridesti le città fortificate delle nostre coscienze assopite, immobili, assuefatte all&#8217;orrore?</p>
<p>C&#8217;è ancora qualcuno capace di riflettere sul senso e sul monito contenuto in un &#8220;manibus date lilia plenis&#8221;, affinché quei gigli siano offerti in pasto alla morte per l&#8217;ultima volta?</p>
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