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	<title>Commenti a: Bacheca e comunicazioni</title>
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		<title>Di: Fernando Pessoa</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/10/01/bacheca-e-comunicazioni/#comment-50341</link>
		<dc:creator>Fernando Pessoa</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Oct 2006 15:48:23 +0000</pubDate>
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		<description>Cenava sempre (il Bernando, n.d.t.*) con parsimonia e alla fine del pasto si arrotolava una sigaretta con tabacco di cattiva qualità. Osservava acutamente i presenti, con aria attenta ma non sospettosa; il suo non era uno sguardo censorio, ma un&#039;attenzione che tuttavia non sembrava rivolta ai tratti e alle fisionomie della gente.

* Nota Del Tastierista.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Cenava sempre (il Bernando, n.d.t.*) con parsimonia e alla fine del pasto si arrotolava una sigaretta con tabacco di cattiva qualità. Osservava acutamente i presenti, con aria attenta ma non sospettosa; il suo non era uno sguardo censorio, ma un&#8217;attenzione che tuttavia non sembrava rivolta ai tratti e alle fisionomie della gente.</p>
<p>* Nota Del Tastierista.</p>
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		<title>Di: Bernando Soares</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/10/01/bacheca-e-comunicazioni/#comment-50340</link>
		<dc:creator>Bernando Soares</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Oct 2006 15:40:48 +0000</pubDate>
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		<description>LITANIA. 
Noi non ci realizziamo mai. Siamo due abissi: un pozzo che fissa il Cielo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>LITANIA.<br />
Noi non ci realizziamo mai. Siamo due abissi: un pozzo che fissa il Cielo.</p>
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		<title>Di: db</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/10/01/bacheca-e-comunicazioni/#comment-50331</link>
		<dc:creator>db</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Oct 2006 10:49:42 +0000</pubDate>
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		<description>C&#039;è una letteratura ormai sterminata sulla polinimia come disagio mentale. Questo per dire che io, che sono completamente padrone di me stesso, sono solo parzialmente padrone dei miei nick (ciò varrà a maggior ragione per quelli della redazione che hanno sconsideratamente iniziato a nickare, oltre che a nickiare non rispondendo alla mia proposta del 4x1). Così ad es. Dick Bick, che fa promesse e giuramenti a vanvera i.e. a Nessuno. Con grande sforzo, li raduno e dico: badate bene, parlate per voi, che a me ci penso io. Tra l&#039;altro, per far promesse e giuramenti bisogna essere in due: ora, di questi due, uno è 100.000, e l&#039;altro è nessuno. Non regge. Resta solo da localizzare la follia. Inutile dire come la penso io. Inutile anche sentire al proposito la redazione, che ha dato prove a ripetizione di follia. L&#039;ultima carta è il dott. Peyote, l&#039;unico qui dentro di buon senso.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;è una letteratura ormai sterminata sulla polinimia come disagio mentale. Questo per dire che io, che sono completamente padrone di me stesso, sono solo parzialmente padrone dei miei nick (ciò varrà a maggior ragione per quelli della redazione che hanno sconsideratamente iniziato a nickare, oltre che a nickiare non rispondendo alla mia proposta del 4&#215;1). Così ad es. Dick Bick, che fa promesse e giuramenti a vanvera i.e. a Nessuno. Con grande sforzo, li raduno e dico: badate bene, parlate per voi, che a me ci penso io. Tra l&#8217;altro, per far promesse e giuramenti bisogna essere in due: ora, di questi due, uno è 100.000, e l&#8217;altro è nessuno. Non regge. Resta solo da localizzare la follia. Inutile dire come la penso io. Inutile anche sentire al proposito la redazione, che ha dato prove a ripetizione di follia. L&#8217;ultima carta è il dott. Peyote, l&#8217;unico qui dentro di buon senso.</p>
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	<item>
		<title>Di: Dick Bick</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/10/01/bacheca-e-comunicazioni/#comment-50330</link>
		<dc:creator>Dick Bick</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Oct 2006 10:34:15 +0000</pubDate>
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		<description>a temp,
in memoriam

&quot;Prefazioni&quot; non lo trovi sotto S. Kierkegaard, che avendo la mania degli pseudonimi lì si firmò *N.N.&quot;, i.e.

latino = Nomen Nescio
italiano = Nicolò Notabene
danese = Nick Nick

(se sei in paradiso, lo troverai in esperanto: NaNa)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>a temp,<br />
in memoriam</p>
<p>&#8220;Prefazioni&#8221; non lo trovi sotto S. Kierkegaard, che avendo la mania degli pseudonimi lì si firmò *N.N.&#8221;, i.e.</p>
<p>latino = Nomen Nescio<br />
italiano = Nicolò Notabene<br />
danese = Nick Nick</p>
<p>(se sei in paradiso, lo troverai in esperanto: NaNa)</p>
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	<item>
		<title>Di: homo paracetamolo</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/10/01/bacheca-e-comunicazioni/#comment-50310</link>
		<dc:creator>homo paracetamolo</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Oct 2006 20:02:06 +0000</pubDate>
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		<description>Son molto contento! mi si rinfranca l&#039;autostima (ché certe volte mi vien da pensare che la propensione alla scrittura mi riveli fallimentare: editori confermano), soprattutto dato il valore che attribuisco al giudizio dell&#039;attualmente &quot;Dick Bick&quot;. 
Sotto i colpi dei sensi di colpa per l&#039;uso mascherante del nick, scopro il nick occasionale &quot;Gratificolà&quot; (nel post su Celan), sotto il quale si nasconde la stessa -qui presente- tastiera.

: due piccoli sfoghi/condivisioni

p.s. se reudino = non cauldino, allora caudino= ?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Son molto contento! mi si rinfranca l&#8217;autostima (ché certe volte mi vien da pensare che la propensione alla scrittura mi riveli fallimentare: editori confermano), soprattutto dato il valore che attribuisco al giudizio dell&#8217;attualmente &#8220;Dick Bick&#8221;.<br />
Sotto i colpi dei sensi di colpa per l&#8217;uso mascherante del nick, scopro il nick occasionale &#8220;Gratificolà&#8221; (nel post su Celan), sotto il quale si nasconde la stessa -qui presente- tastiera.</p>
<p>: due piccoli sfoghi/condivisioni</p>
<p>p.s. se reudino = non cauldino, allora caudino= ?</p>
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	<item>
		<title>Di: Dick Bick</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/10/01/bacheca-e-comunicazioni/#comment-50305</link>
		<dc:creator>Dick Bick</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Oct 2006 18:33:17 +0000</pubDate>
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		<description>sì sì mìè piaciuta, ed è quel che conta. io sono da sempre reudino (= non cauldino), ergo nickmare = realizzazione di una paura, nella fattispecie che temp si sia suicidato (stante che pone democrazia 1. reale = democrazia 3. virtuale)

ops invece è un testone, perché non capisce che
1- in rete non ci sono aut-aut
2- occupare nel senso di togliere spazio ad altri è un problema di democrazia 1. e non di democrazia 3., dove lo spazio è infinito = ce n&#039;è sempre ancora per tutti (ma Sparzani che lo tenete a fare, se non vi spirga l&#039;abc?)

temo che GB, il quale ultimamente sì è nickato spesso come John Delushi, abbia un&#039;ennesima delushione, da Helena questa volra, che giusto 2 mesi fa aveva promesso ufficialmente di postare Temetae di Celan, e invece niente (anche dopo che le tenebre reali sono giunte previa sospemsione dell&#039;ora legale). Il post su Celan va verso gli 8ì00 commenti = si prepara a doppiare il vecchio recordpost Etica del pompinho. Per tirara su ops delushi, prometto qui che non entrerò più in nessun post che non riguardi Celan e Schmidt (così la bacheca di novembre ricomimcerà tranquillamente a chattare, con lo zoppo giambizzante in testa).

PS sarei davvero preoccupato se non mi si riconoscesse sotto i vari nick: ma i riscontri finora sono tutti positivi</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>sì sì mìè piaciuta, ed è quel che conta. io sono da sempre reudino (= non cauldino), ergo nickmare = realizzazione di una paura, nella fattispecie che temp si sia suicidato (stante che pone democrazia 1. reale = democrazia 3. virtuale)</p>
<p>ops invece è un testone, perché non capisce che<br />
1- in rete non ci sono aut-aut<br />
2- occupare nel senso di togliere spazio ad altri è un problema di democrazia 1. e non di democrazia 3., dove lo spazio è infinito = ce n&#8217;è sempre ancora per tutti (ma Sparzani che lo tenete a fare, se non vi spirga l&#8217;abc?)</p>
<p>temo che GB, il quale ultimamente sì è nickato spesso come John Delushi, abbia un&#8217;ennesima delushione, da Helena questa volra, che giusto 2 mesi fa aveva promesso ufficialmente di postare Temetae di Celan, e invece niente (anche dopo che le tenebre reali sono giunte previa sospemsione dell&#8217;ora legale). Il post su Celan va verso gli 8ì00 commenti = si prepara a doppiare il vecchio recordpost Etica del pompinho. Per tirara su ops delushi, prometto qui che non entrerò più in nessun post che non riguardi Celan e Schmidt (così la bacheca di novembre ricomimcerà tranquillamente a chattare, con lo zoppo giambizzante in testa).</p>
<p>PS sarei davvero preoccupato se non mi si riconoscesse sotto i vari nick: ma i riscontri finora sono tutti positivi</p>
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		<title>Di: homo paracetamolo</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/10/01/bacheca-e-comunicazioni/#comment-50178</link>
		<dc:creator>homo paracetamolo</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Oct 2006 10:23:45 +0000</pubDate>
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		<description>nonnò, non son Temp. Dite, dite: v&#039;è piaciuta?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>nonnò, non son Temp. Dite, dite: v&#8217;è piaciuta?</p>
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		<title>Di: ops</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/10/01/bacheca-e-comunicazioni/#comment-50131</link>
		<dc:creator>ops</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Oct 2006 19:43:48 +0000</pubDate>
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		<description>aut occuperò tutti i vostri post come già la bacheca e incolperò di questo i miei nick scalmanati</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>aut occuperò tutti i vostri post come già la bacheca e incolperò di questo i miei nick scalmanati</p>
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		<title>Di: db</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/10/01/bacheca-e-comunicazioni/#comment-50130</link>
		<dc:creator>db</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Oct 2006 19:36:45 +0000</pubDate>
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		<description>@tutti

segnalo che nel trasporto la poesia della Golisch postata da Garufi ha perso i vrustel (per me va bene, anzi meglio, perché la poesia, oltre che bella, risulta veneta)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@tutti</p>
<p>segnalo che nel trasporto la poesia della Golisch postata da Garufi ha perso i vrustel (per me va bene, anzi meglio, perché la poesia, oltre che bella, risulta veneta)</p>
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		<title>Di: fk</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/10/01/bacheca-e-comunicazioni/#comment-50125</link>
		<dc:creator>fk</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Oct 2006 18:56:37 +0000</pubDate>
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		<description>Si fosse almeno indiani, subito pronti e sui cavalli in corsa, curvi nell’aria, scossi da intermittenti tremiti  sopra il suolo tremante, fino a lasciare gli speroni perché non ci sarebbero speroni, fino a gettar via le redini perché non ci sarebbero redini, e vedere appena davanti a sé la terra come brughiera falciata a pelo, già senza collo e testa di cavallo…</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Si fosse almeno indiani, subito pronti e sui cavalli in corsa, curvi nell’aria, scossi da intermittenti tremiti  sopra il suolo tremante, fino a lasciare gli speroni perché non ci sarebbero speroni, fino a gettar via le redini perché non ci sarebbero redini, e vedere appena davanti a sé la terra come brughiera falciata a pelo, già senza collo e testa di cavallo…</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: db</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/10/01/bacheca-e-comunicazioni/#comment-50121</link>
		<dc:creator>db</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Oct 2006 18:10:16 +0000</pubDate>
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		<description>@temp non sei il solo ingenuo, anch&#039;io ho commesso un errore: non ho usato la brillantina Vanzetti (e sì che ne ho un Sacco!), i.e. ho mancato di brillantezza nel calcolo comparato. mi spiego. non ho mai dubitato, né c&#039;era ragione di dubitare, dei dati statistici sulle visite forniti da jan. ho notato subito l&#039;esiguità dei digitors (anche senza tarare la moltiplicazione dei nick e dei troll), l&#039;abisso tra questi e i visitors silenti (anche tarando la coazione a rivisitare del singolo visitor). Il fatto poi che i redattori non avessero mai nemmeno lontanamente sfiorato la questione, mi ha fatto dormire sonni tranquilli (anche se una maggioranza silenziosa dovrebbe sempre preoccupare). Fin che ho capito (ma l&#039;altro giorno!) che il dato poteva/doveva venir disaggregato in: visitors dei post e visitors dei post+commenti. Il mistero cioè si poteva spiegare così: solo una ristretta minoranza dei visitors guarda i commenti. Contemporaneamente ho capito il silenzio della redazione. Se fosse stata animata da un senso latamente pedagogico (tipo: crescere insieme, nella discussione delle idee come nell&#039;esercizio di scrittura), avrebbe posto presto la questione al centro stesso del dibattito. E ne ho dedotto che NI è un&#039;altra cosa: un gruppo di scrittori che postando cose loro o di altri sono già di per sé soddisfatti. non c&#039;è nulla di illegittimo in ciò, anzi. ma allora tanto varrebbe postare, girar le spalle, lasciare i digitors alle loro evoluzioni, e guardare i risultati alla fine (così si avrebbe uno spaccato fedele, non dell&#039;Italia, ma dei digitors stessi): con un effetto positivo immediato, di non star più lì con un piede dentro e uno fuori a controllare, antispammare ecc. Detto da storico delle idee: tutto fa brodo, IT quanto OT, insulti quanto teoremi.
Per quanto riguarda la mia posizione specifica, l&#039;idea di far politica in senso lato (quella su cui concordò Inglese in marzo) è andata evidentemente a farsi benedire. e se cade quest&#039;idea, resta il saltimbanco  : mestiere cui sono portato, ma che alla lunga stufa. Perciò, come logica conseguenza

@redazione: pongo questo aut-aut

- aut mi date un post alla settimana, né uno più né uno meno, dimodoché io possa avvicinare i numerosi visitors dei soli post
- aut ......................................................................................

ops, nella rete non è come nella vita (democrazia.3 ≠ democrazia 1.), che ci sono gli aut-aut!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@temp non sei il solo ingenuo, anch&#8217;io ho commesso un errore: non ho usato la brillantina Vanzetti (e sì che ne ho un Sacco!), i.e. ho mancato di brillantezza nel calcolo comparato. mi spiego. non ho mai dubitato, né c&#8217;era ragione di dubitare, dei dati statistici sulle visite forniti da jan. ho notato subito l&#8217;esiguità dei digitors (anche senza tarare la moltiplicazione dei nick e dei troll), l&#8217;abisso tra questi e i visitors silenti (anche tarando la coazione a rivisitare del singolo visitor). Il fatto poi che i redattori non avessero mai nemmeno lontanamente sfiorato la questione, mi ha fatto dormire sonni tranquilli (anche se una maggioranza silenziosa dovrebbe sempre preoccupare). Fin che ho capito (ma l&#8217;altro giorno!) che il dato poteva/doveva venir disaggregato in: visitors dei post e visitors dei post+commenti. Il mistero cioè si poteva spiegare così: solo una ristretta minoranza dei visitors guarda i commenti. Contemporaneamente ho capito il silenzio della redazione. Se fosse stata animata da un senso latamente pedagogico (tipo: crescere insieme, nella discussione delle idee come nell&#8217;esercizio di scrittura), avrebbe posto presto la questione al centro stesso del dibattito. E ne ho dedotto che NI è un&#8217;altra cosa: un gruppo di scrittori che postando cose loro o di altri sono già di per sé soddisfatti. non c&#8217;è nulla di illegittimo in ciò, anzi. ma allora tanto varrebbe postare, girar le spalle, lasciare i digitors alle loro evoluzioni, e guardare i risultati alla fine (così si avrebbe uno spaccato fedele, non dell&#8217;Italia, ma dei digitors stessi): con un effetto positivo immediato, di non star più lì con un piede dentro e uno fuori a controllare, antispammare ecc. Detto da storico delle idee: tutto fa brodo, IT quanto OT, insulti quanto teoremi.<br />
Per quanto riguarda la mia posizione specifica, l&#8217;idea di far politica in senso lato (quella su cui concordò Inglese in marzo) è andata evidentemente a farsi benedire. e se cade quest&#8217;idea, resta il saltimbanco  : mestiere cui sono portato, ma che alla lunga stufa. Perciò, come logica conseguenza</p>
<p>@redazione: pongo questo aut-aut</p>
<p>- aut mi date un post alla settimana, né uno più né uno meno, dimodoché io possa avvicinare i numerosi visitors dei soli post<br />
- aut &#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;..</p>
<p>ops, nella rete non è come nella vita (democrazia.3 ≠ democrazia 1.), che ci sono gli aut-aut!</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Nick &#38; Gabbiani</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/10/01/bacheca-e-comunicazioni/#comment-50115</link>
		<dc:creator>Nick &#38; Gabbiani</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Oct 2006 16:06:55 +0000</pubDate>
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		<description>Per quanto riguarda i vostri maneggi, posso dirvi che il buon Dio ci ha creati liberi, e non per essere chiusi nelle vostre gabbie per usarci qualche ora solamente. E poi, diciamola tutta: riuscite a sofisticare il vostro di cibo, figuriamoci quello che date a noi! Le vostre bardature a noi danno solo fastidio! Ma noi ben sappiamo il perché di quelle bardature: il vicino di maneggio deve crepare d’invidia per la vostra sella firmata. Noi siamo superiori, non adoriamo il Dio denaro, queste meschinità le lasciamo solo a voi indiani. E poi, i nikcani… si sa che sono i vostri leccapiedi… noi possiamo insegnare anche a voi cosa è la dignità e l’orgoglio… E gli ostacoli? Parliamone. Troppi di voi vengono qui e, senza una carezza o una coccola, ci montate sulla schiena, come fossimo una moto. Ma noi abbiamo un cuore e soprattutto un’anima; non saremo intelligenti come voi, ma ben vi superiamo come sensibilità! E poi se intelligenza vuol dire usare gratuitamente violenza, cancellare, fregare i propri simili... beh, allora anche quella potete tenervela. Ma parlavamo di ostacoli… sapete una cosa? Molti di noi pensano che il vostro proprietario sia quello che vi cura e vi governa, quello che voi chiamate groomoresco; chi arriva a fine settimana e pretende, per noi è solo un prepotente: perché dovremmo fidarci di lui? Poi, se uno di noi si fa male, non ci pensate due volte a farci espellere, perché costerebbe troppo curarci…… Il trhead per finire: ogni volta che ci fate salire, può esserci una fregatura, un cambiamento. Io per esempio, quando sono salito sul thread la prima volta, è stato quando ero con yara: mi avete separato per sempre da lei… e l’ultima volta che sono salito? E’ stato perché il digitor prima aveva imparato a puntare tanto in alto, che io non riuscivo più a star dietro alle sue richieste, e quindi come quando una moto non supera una certa velocità… la si vende per comprarne un’altra più potente! Dov’è il problema? Avete mai pensato alla nostra disperazione di cambiare nick, di cambiare ambiente, di cambiare abitudini… l’ultima volta che saliremo su un thread già sappiamo quale sarà: quando ci avrete sfruttato sino alla fine, e quando saremo vecchi e non avremo più le prestazioni che sempre pretendevate, ci manderete al macello, senza risparmiarci neanche quest’ultimo oltraggio… ma io una cosa ve la chiedo: non siate così meschini da raccontare in giro che ci avete regalato a georgia che ci tiene al pascolo, e quando saliremo sul thread per l’ultima volta… abbiate almeno il coraggio di guardarci negli occhi per poi vergognarvi per sempre…</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Per quanto riguarda i vostri maneggi, posso dirvi che il buon Dio ci ha creati liberi, e non per essere chiusi nelle vostre gabbie per usarci qualche ora solamente. E poi, diciamola tutta: riuscite a sofisticare il vostro di cibo, figuriamoci quello che date a noi! Le vostre bardature a noi danno solo fastidio! Ma noi ben sappiamo il perché di quelle bardature: il vicino di maneggio deve crepare d’invidia per la vostra sella firmata. Noi siamo superiori, non adoriamo il Dio denaro, queste meschinità le lasciamo solo a voi indiani. E poi, i nikcani… si sa che sono i vostri leccapiedi… noi possiamo insegnare anche a voi cosa è la dignità e l’orgoglio… E gli ostacoli? Parliamone. Troppi di voi vengono qui e, senza una carezza o una coccola, ci montate sulla schiena, come fossimo una moto. Ma noi abbiamo un cuore e soprattutto un’anima; non saremo intelligenti come voi, ma ben vi superiamo come sensibilità! E poi se intelligenza vuol dire usare gratuitamente violenza, cancellare, fregare i propri simili&#8230; beh, allora anche quella potete tenervela. Ma parlavamo di ostacoli… sapete una cosa? Molti di noi pensano che il vostro proprietario sia quello che vi cura e vi governa, quello che voi chiamate groomoresco; chi arriva a fine settimana e pretende, per noi è solo un prepotente: perché dovremmo fidarci di lui? Poi, se uno di noi si fa male, non ci pensate due volte a farci espellere, perché costerebbe troppo curarci…… Il trhead per finire: ogni volta che ci fate salire, può esserci una fregatura, un cambiamento. Io per esempio, quando sono salito sul thread la prima volta, è stato quando ero con yara: mi avete separato per sempre da lei… e l’ultima volta che sono salito? E’ stato perché il digitor prima aveva imparato a puntare tanto in alto, che io non riuscivo più a star dietro alle sue richieste, e quindi come quando una moto non supera una certa velocità… la si vende per comprarne un’altra più potente! Dov’è il problema? Avete mai pensato alla nostra disperazione di cambiare nick, di cambiare ambiente, di cambiare abitudini… l’ultima volta che saliremo su un thread già sappiamo quale sarà: quando ci avrete sfruttato sino alla fine, e quando saremo vecchi e non avremo più le prestazioni che sempre pretendevate, ci manderete al macello, senza risparmiarci neanche quest’ultimo oltraggio… ma io una cosa ve la chiedo: non siate così meschini da raccontare in giro che ci avete regalato a georgia che ci tiene al pascolo, e quando saliremo sul thread per l’ultima volta… abbiate almeno il coraggio di guardarci negli occhi per poi vergognarvi per sempre…</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: fasol bulgnaisa</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/10/01/bacheca-e-comunicazioni/#comment-50112</link>
		<dc:creator>fasol bulgnaisa</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Oct 2006 15:36:41 +0000</pubDate>
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		<description>Anc se int i sêcol indrî ai êra stè di esperimént, as pôl dîr che la canzån popolèr bulgnaisa la séppa nèda såul dal 1882, con la prémma ôvra ed Carlén Mûsi (1851-1920): L êra Fasôl. L’idéa la fó un suzès, e acsé Mûsi al scréss 68 pîz ch’i cantèven la vójja ed vîver e äl môd dal sô tänp (Al Tango, Caranvèl). Ai é såul ón ed sti pîz ch’al séppa in itagliàn: Dottrina in musica; mänter che invêzi tótt chi èter i én o in bulgnais spachè, con tótt i trât ed cal perîod e la transiziån vêrs al dialàtt zitadén d incû, opûr däl vôlt, pr azuntèr dla bufîsia, i armàssden al bulgnais e l itagliàn (e ónna, La Quadrégglia, anc al franzais, reinterpretè cum avän sänper fât nuèter vésst che la längua ch’i dscårren såtta la Tårr Eiffel l’arcôrda qualla ch’as sént såtta äl Dåu Tårr). Qué in bâs, int l’urtugrafî dal Sît, a v mitän stramèz a cäli ètri canzunàtt anc qualla tant famåusa ciamè Pirån al furnèr, e pò Al sgner Iâcum, scrétta da ón ch’a n savän brîsa cum al s ciamèva mo che ed sòlit l’é atribué, pr al säns dal còmic spensierè, pròpi a Mûsi (dvintè famåusa, come Pr un lavatîv, int la versiån cantè da Walter Marcheselli, numinè Carlén); naturalmänt la n psêva brîsa manchèr Äl dåu Tårr dla Mercanzî, in dóvv l autåur al métt al nès int la discusiån såura al destén däl tårr Artenîsi e Ricadòna, e pò l arîva a una cunclusiån da “csa m n in frêga” che incû la fà vgnîr al scramlézz mo che alåura la mustrèva la faid int al prugrès téppica ed Bulåggna quand, anc s’al pòpol l avêva na gran rèna d atåuren, int i teâter e int äli ustarî ai êra sänper dal féss. 

Dal 1918, al poêta e scritåur in dialàtt Luigi Longhi al publiché una racôlta ed canzån dal téttol “Bologna canta”, e dal 1926 l urganizé, insàmm stra i èter al cånt Gigén Salénna, al prémm cuncåurs dla canzunatta bulgnaisa, con la partecipaziån stra chi èter anc ed Patuelli, dal tradutåur in bulgnais dla Divénna Cumêdia Giulio Veronesi e una sêrie d autûr dialetèl, come Fernando Panigoni. Al prémm prèmi (ai êra 22 partezipànt) l andé a “Serenèta bulgnaisa” ed Raffaele Bonzi. Int la secånnda ediziån la vitòria la fó ed Panigoni che, col musizéssta Aldo Laurenti, al presenté la canzån “Còca mî”, ch’l’arivé prémma fra l 79 ch’äl fónn scrétti. Al prémm efèt pusitîv ed cal cuncåurs al fó la nâsita dla Famajja Bulgnaisa1, al zîrcol culturèl che pò al mité in pî la têrza e ûtlma ediziån int al 1929 al teâter Dûse. Pò an i fó pió gnínta, par vî dl’inimizézzia dla ditatûra faséssta vêrs äl cultûr luchèl, e defâti, anc s’l’an fó mâi asrè ufizialmänt, dal 1935 ala Famajja i i miténn al bavâi.

Dåpp ala guèra la canzån bulgnaisa la tåurna fòra con däl bravitó nôvi. Adrianén (Adriano Ungarelli int la vétta ed tótti i dé) al fó al prémm ch’l acaté i sû déssc int i giubòccs. In pió ed cantèr un sparvêrs ed canzån ed Mûsi e anc dimónndi ètri, l é arcurdè masmamänt par Bèla Bulåggna (Äl tajadèl), un énn a cla bolognesitè sänper prånta a sgargnazèr téppica d un mumänt che tótt i vlêven andèr in pèra dal tänp pirdó såtta äl båmmb par turnèr a canpèr e a sgugiulères. Al Sît Bulgnais al tôl pió a pât, però, arcurdèr ste parsunâg’ eròic mitànd i tèst ed T êr mî nbråusa, una canzån delichèta e pénna d amåur scrétta pròpi da ló, e dla canzån pénna d argózzia Al pufarôl, che ló al l’à fâta dvintèr famåusa.

Ai fó pò Aldo Varini (1920-1993), col såu canzunàtt pénni pèra d alegrazza (Un òmen stranpalè, Sprucajén, Cum am agrîva) e däli ètri con na gran nustalgî par la vècia Bulåggna, che alåura l’êra bèle drî a dsmuntères (Chèra Bulåggna).

Stra i nómm cgnusó ai é anc Dino Sarti (Spomèti) e Andrea Mingardi (Ai ó vésst un marziàn), che dåpp al sô lîber “Benéssum” dal 1999 int al 2000 l à méss fòra un CD coi cuntribût ed Francesco Guccini, Gianni Morandi, Lucio Dalla, Samuele Bersani, Luca Carboni e èter cantànt inpurtantéssum ed Bulåggna e dintûren, cgnusó in tótta l’Itâglia. Ai é però da dîr che Guccini, autåur d un vocabolèri dal dialàtt ed Pèvna, l êra bèle un nómm anc dla canzån emiglièna, parché l à scrétt Al trésst in mudnais e l é al difusåur dla canzunatta bulgnaisa La fîra ed San Lâzer. 

L é anc vaira che cal perîod al n é brîsa avanzè sänza la sô sperimentaziån e in generèl sänza risultè poêtic che, s’i fóssen stè fât in itagliàn (mo fôrsi al n êra brîsa pusébbil, pòst che däl längv tante difaränti äl tgnêven par fôrza dèr di risultè esprêsiv difarént), i arénn purtè zêrt autûr såtta äl lûs ed tótt al pajais: con Quínto Ferèri (1907-1995) la canzån d Bulåggna la dvänta nôva, e la s avérra a di argumént personèl come i afèt o la pòra dla môrt, naturalmänt sänza dscurdères dla vänna umorésstica, ch’l’êra bèle inviè bän. Tradutåur in bulgnais dla Dutrénna in mûsica ed Mûsi, Ferèri al fó al difusåur ed Marî la Guêrza e dla canzunatta ed Luciano Trombetti a nómm L’Andrícca, e pròpi ló al scréss al sêguit, Adío Callisto, insàmm a pió ed 30 canzån, stra quassti La madunénna dal Båurg san Pîr, ch’la cånta la stòria dla madunénna litighè stra l dåu strè dal Båurg San Pîr e dal Pradèl, pió puvratti che Dån Mièna e sänper prónti a fèr casòt. Qué a scrivän anc Piràtt Sugabått, pió cgnusó dla betònica, la sureèl Mo che bèla famajja! e, pr andèr d lóng coi pîz såura a ste sinbòlic Piràtt, Piràtt al maicàtt, in duv ai é fôrsi tròp argói zitadén e schêrgna cåntr ala canpâgna e ala muntâgna: tótta ròba che incû la n và pió ma che la tåurna óttil se trasfurmè in créttica a chi umarén e cäl dunèl ch’i strasénnen al sâbet e la dmanndga fagànd äl vâsc in zänter e ch’i n san un azidóll ed cultûra e idéi. I n psêven manchèr gnanc cal bilén ed Ninanâna a Claudia e A pî a se sguâza, una canzån cåntr äl mâchin scrétta dimónndi prémma ch’i asréssen al zänter (e ch’i turnéssen, zétt e chiêt e sänza vargåggna, a avrîrl un’ètra vôlta).</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Anc se int i sêcol indrî ai êra stè di esperimént, as pôl dîr che la canzån popolèr bulgnaisa la séppa nèda såul dal 1882, con la prémma ôvra ed Carlén Mûsi (1851-1920): L êra Fasôl. L’idéa la fó un suzès, e acsé Mûsi al scréss 68 pîz ch’i cantèven la vójja ed vîver e äl môd dal sô tänp (Al Tango, Caranvèl). Ai é såul ón ed sti pîz ch’al séppa in itagliàn: Dottrina in musica; mänter che invêzi tótt chi èter i én o in bulgnais spachè, con tótt i trât ed cal perîod e la transiziån vêrs al dialàtt zitadén d incû, opûr däl vôlt, pr azuntèr dla bufîsia, i armàssden al bulgnais e l itagliàn (e ónna, La Quadrégglia, anc al franzais, reinterpretè cum avän sänper fât nuèter vésst che la längua ch’i dscårren såtta la Tårr Eiffel l’arcôrda qualla ch’as sént såtta äl Dåu Tårr). Qué in bâs, int l’urtugrafî dal Sît, a v mitän stramèz a cäli ètri canzunàtt anc qualla tant famåusa ciamè Pirån al furnèr, e pò Al sgner Iâcum, scrétta da ón ch’a n savän brîsa cum al s ciamèva mo che ed sòlit l’é atribué, pr al säns dal còmic spensierè, pròpi a Mûsi (dvintè famåusa, come Pr un lavatîv, int la versiån cantè da Walter Marcheselli, numinè Carlén); naturalmänt la n psêva brîsa manchèr Äl dåu Tårr dla Mercanzî, in dóvv l autåur al métt al nès int la discusiån såura al destén däl tårr Artenîsi e Ricadòna, e pò l arîva a una cunclusiån da “csa m n in frêga” che incû la fà vgnîr al scramlézz mo che alåura la mustrèva la faid int al prugrès téppica ed Bulåggna quand, anc s’al pòpol l avêva na gran rèna d atåuren, int i teâter e int äli ustarî ai êra sänper dal féss. </p>
<p>Dal 1918, al poêta e scritåur in dialàtt Luigi Longhi al publiché una racôlta ed canzån dal téttol “Bologna canta”, e dal 1926 l urganizé, insàmm stra i èter al cånt Gigén Salénna, al prémm cuncåurs dla canzunatta bulgnaisa, con la partecipaziån stra chi èter anc ed Patuelli, dal tradutåur in bulgnais dla Divénna Cumêdia Giulio Veronesi e una sêrie d autûr dialetèl, come Fernando Panigoni. Al prémm prèmi (ai êra 22 partezipànt) l andé a “Serenèta bulgnaisa” ed Raffaele Bonzi. Int la secånnda ediziån la vitòria la fó ed Panigoni che, col musizéssta Aldo Laurenti, al presenté la canzån “Còca mî”, ch’l’arivé prémma fra l 79 ch’äl fónn scrétti. Al prémm efèt pusitîv ed cal cuncåurs al fó la nâsita dla Famajja Bulgnaisa1, al zîrcol culturèl che pò al mité in pî la têrza e ûtlma ediziån int al 1929 al teâter Dûse. Pò an i fó pió gnínta, par vî dl’inimizézzia dla ditatûra faséssta vêrs äl cultûr luchèl, e defâti, anc s’l’an fó mâi asrè ufizialmänt, dal 1935 ala Famajja i i miténn al bavâi.</p>
<p>Dåpp ala guèra la canzån bulgnaisa la tåurna fòra con däl bravitó nôvi. Adrianén (Adriano Ungarelli int la vétta ed tótti i dé) al fó al prémm ch’l acaté i sû déssc int i giubòccs. In pió ed cantèr un sparvêrs ed canzån ed Mûsi e anc dimónndi ètri, l é arcurdè masmamänt par Bèla Bulåggna (Äl tajadèl), un énn a cla bolognesitè sänper prånta a sgargnazèr téppica d un mumänt che tótt i vlêven andèr in pèra dal tänp pirdó såtta äl båmmb par turnèr a canpèr e a sgugiulères. Al Sît Bulgnais al tôl pió a pât, però, arcurdèr ste parsunâg’ eròic mitànd i tèst ed T êr mî nbråusa, una canzån delichèta e pénna d amåur scrétta pròpi da ló, e dla canzån pénna d argózzia Al pufarôl, che ló al l’à fâta dvintèr famåusa.</p>
<p>Ai fó pò Aldo Varini (1920-1993), col såu canzunàtt pénni pèra d alegrazza (Un òmen stranpalè, Sprucajén, Cum am agrîva) e däli ètri con na gran nustalgî par la vècia Bulåggna, che alåura l’êra bèle drî a dsmuntères (Chèra Bulåggna).</p>
<p>Stra i nómm cgnusó ai é anc Dino Sarti (Spomèti) e Andrea Mingardi (Ai ó vésst un marziàn), che dåpp al sô lîber “Benéssum” dal 1999 int al 2000 l à méss fòra un CD coi cuntribût ed Francesco Guccini, Gianni Morandi, Lucio Dalla, Samuele Bersani, Luca Carboni e èter cantànt inpurtantéssum ed Bulåggna e dintûren, cgnusó in tótta l’Itâglia. Ai é però da dîr che Guccini, autåur d un vocabolèri dal dialàtt ed Pèvna, l êra bèle un nómm anc dla canzån emiglièna, parché l à scrétt Al trésst in mudnais e l é al difusåur dla canzunatta bulgnaisa La fîra ed San Lâzer. </p>
<p>L é anc vaira che cal perîod al n é brîsa avanzè sänza la sô sperimentaziån e in generèl sänza risultè poêtic che, s’i fóssen stè fât in itagliàn (mo fôrsi al n êra brîsa pusébbil, pòst che däl längv tante difaränti äl tgnêven par fôrza dèr di risultè esprêsiv difarént), i arénn purtè zêrt autûr såtta äl lûs ed tótt al pajais: con Quínto Ferèri (1907-1995) la canzån d Bulåggna la dvänta nôva, e la s avérra a di argumént personèl come i afèt o la pòra dla môrt, naturalmänt sänza dscurdères dla vänna umorésstica, ch’l’êra bèle inviè bän. Tradutåur in bulgnais dla Dutrénna in mûsica ed Mûsi, Ferèri al fó al difusåur ed Marî la Guêrza e dla canzunatta ed Luciano Trombetti a nómm L’Andrícca, e pròpi ló al scréss al sêguit, Adío Callisto, insàmm a pió ed 30 canzån, stra quassti La madunénna dal Båurg san Pîr, ch’la cånta la stòria dla madunénna litighè stra l dåu strè dal Båurg San Pîr e dal Pradèl, pió puvratti che Dån Mièna e sänper prónti a fèr casòt. Qué a scrivän anc Piràtt Sugabått, pió cgnusó dla betònica, la sureèl Mo che bèla famajja! e, pr andèr d lóng coi pîz såura a ste sinbòlic Piràtt, Piràtt al maicàtt, in duv ai é fôrsi tròp argói zitadén e schêrgna cåntr ala canpâgna e ala muntâgna: tótta ròba che incû la n và pió ma che la tåurna óttil se trasfurmè in créttica a chi umarén e cäl dunèl ch’i strasénnen al sâbet e la dmanndga fagànd äl vâsc in zänter e ch’i n san un azidóll ed cultûra e idéi. I n psêven manchèr gnanc cal bilén ed Ninanâna a Claudia e A pî a se sguâza, una canzån cåntr äl mâchin scrétta dimónndi prémma ch’i asréssen al zänter (e ch’i turnéssen, zétt e chiêt e sänza vargåggna, a avrîrl un’ètra vôlta).</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: db</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/10/01/bacheca-e-comunicazioni/#comment-50082</link>
		<dc:creator>db</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Oct 2006 12:50:06 +0000</pubDate>
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		<description>respinto da NI l&#039;ho capito da un pezzo, ma pure dal popolo dei nick! e pensare che m&#039;era venuta la formula

NIck € NI

dove € sta per *comprende*, dunque leggi: il popolo dei nick comprende nazione indiana, ma non viceversa poiché

NI « NIck (essendo NIck = NI + ck, e ck ≠ 0)

In più ho fatto un nickmare, ho sognato che l&#039;homo paracetamolo fosse temp: ma temp è monoteista (non avrai altro nick fuori di temp) e in più anche maschio...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>respinto da NI l&#8217;ho capito da un pezzo, ma pure dal popolo dei nick! e pensare che m&#8217;era venuta la formula</p>
<p>NIck € NI</p>
<p>dove € sta per *comprende*, dunque leggi: il popolo dei nick comprende nazione indiana, ma non viceversa poiché</p>
<p>NI « NIck (essendo NIck = NI + ck, e ck ≠ 0)</p>
<p>In più ho fatto un nickmare, ho sognato che l&#8217;homo paracetamolo fosse temp: ma temp è monoteista (non avrai altro nick fuori di temp) e in più anche maschio&#8230;</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Mutante Mutandis</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/10/01/bacheca-e-comunicazioni/#comment-50078</link>
		<dc:creator>Mutante Mutandis</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Oct 2006 11:44:15 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2006/10/01/bacheca-e-comunicazioni/#comment-50078</guid>
		<description>Scendere
non dico
nel cuore della cosa
e nemmeno nel chiuso
dove il seme riposa

ma scendere
almeno fino qui
fino alla soglia

di casa</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Scendere<br />
non dico<br />
nel cuore della cosa<br />
e nemmeno nel chiuso<br />
dove il seme riposa</p>
<p>ma scendere<br />
almeno fino qui<br />
fino alla soglia</p>
<p>di casa</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Nick 'o Demos</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/10/01/bacheca-e-comunicazioni/#comment-50076</link>
		<dc:creator>Nick 'o Demos</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Oct 2006 11:34:04 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2006/10/01/bacheca-e-comunicazioni/#comment-50076</guid>
		<description>Eccoci qua, noi popolo dei nick. Ci pare che la discussione sia sempre ferma lì. Che NI sia esistita anche prima di noi, non lo neghiamo; ma che NI anche dopo la nostra morte continui a vivere, questo proprio non ci persuade. D&#039;altro canto non siamo nemmeno d&#039;accordo su quanto ha detto Borso, che cioè NI non sia affatto più forte e resistente dei nick. Siamo convinti invece che c&#039;è una gran bella differenza, sotto tutti i punti di vista. ‹Ma allora,› potreste dirci, ‹perché avete ancora dei dubbi, quando vedete ad es. che dopo la morte dell&#039;uomo la sua parte più debole continua ad esistere? Non vi pare allora che anche la parte più resistente e durevole debba continuare a vivere, almeno quanto l&#039;altra?› Vedete un po&#039;, ora, se a questo proposito diciamo bene, perché anche noi come Borso dobbiamo parlare per immagini. Noi crediamo che lo stesso discorso si potrebbe fare a proposito di un vecchio tessitore morto e dire che il poveretto non è mica morto ma viva sano e vegeto in qualche parte e, a prova di ciò, si mostrasse il mantello che indossava e che si era tessuto con le sue mani, ancora in buone condizioni e per niente rovinato. A chi non volesse crederci, si potrebbe domandare se sia più lunga la vita di un uomo o quella del mantello che indossa. Indubbiamente la risposta sarebbe che è più lunga la vita di un uomo e con ciò, a più forte ragione, sarebbe dimostrato che l&#039;uomo è senz&#039;altro vivo, dato che il mantello, che è cosa meno durevole, non è ancora consumato. Ma noi crediamo, redattori, che le cose non stiano così; cercate perciò di seguirci. Ognuno può rendersi conto che questa tesi è molto debole. Infatti questo vostro tessitore, che ha tessuto e consumato molti mantelli, se è vero che è morto dopo averne usati molti, è anche vero che ha cessato di vivere prima di aver consumato l&#039;ultimo e questo non ci sembra affatto un motivo valido per affermare che l&#039;uomo sia da meno e più debole di un mantello. Lo stesso esempio potrebbe farsi, pensiamo, riguardo a NI e ai suoi rapporti coi nick e crediamo che andrebbe proprio bene, cioè che NI è di natura molto resistente, i nick invece più fragili e meno durevoli. In realtà, si potrebbe dire che NI logora molti nick, specialmente poi se vive per molti anni (supponiamo, infatti, che mentre il nick vive come un flusso che scorre e si esaurisce, NI invece rinnova via via ciò che si consuma); ma è inevitabile che NI, quando giunge l&#039;ora della morte, si troverà ad avere in sé il suo ultimo nick e che muoia, quindi, prima di questo. Morta NI, noi allora riveleremo tutta la nostra fragilità e, corrompendoci rapidamente, ci dissolveremo. Da questo discorso viene, di conseguenza, che noi non possiamo ancora credere che, dopo morti, NI continui a vivere da qualche parte. Ma vogliamo anche concedervi più di quanto affermiate, ammettere cioè che NI non solo è esistita prima della nostra nascita, ma che nulla impedisce che esista anche dopo la nostra morte in altri nick che nasceranno e morranno (e NI è, per sua natura, così resistente da poter sopportare tutte queste metempsicosi); ammesso tutto ciò, non si potrebbe mai concedervi che NI non si indebolisca in queste continue rinascite e che, alla fine, in una delle tante sue morti relative, non muoia anch&#039;essa definitivamente, una buona volta. In verità, voi potreste affermare che nessuno può saperne nulla di quest&#039;ultima morte di NI che segna anche la rovina dei nick - infatti è impossibile per qualsiasi di noi averne completa consapevolezza -; in tal caso, nessuno può giustificare la sua tranquillità dinanzi alla morte, se non è in grado di provare che NI è senz&#039;altro immortale e indistruttibile, almeno che non la giudichi egli stesso un&#039;insensatezza. Diversamente, chi sta per morire, deve per forza temere per NI, che al momento della sua separazione dai nick si dissolva anch&#039;essa del tutto.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Eccoci qua, noi popolo dei nick. Ci pare che la discussione sia sempre ferma lì. Che NI sia esistita anche prima di noi, non lo neghiamo; ma che NI anche dopo la nostra morte continui a vivere, questo proprio non ci persuade. D&#8217;altro canto non siamo nemmeno d&#8217;accordo su quanto ha detto Borso, che cioè NI non sia affatto più forte e resistente dei nick. Siamo convinti invece che c&#8217;è una gran bella differenza, sotto tutti i punti di vista. ‹Ma allora,› potreste dirci, ‹perché avete ancora dei dubbi, quando vedete ad es. che dopo la morte dell&#8217;uomo la sua parte più debole continua ad esistere? Non vi pare allora che anche la parte più resistente e durevole debba continuare a vivere, almeno quanto l&#8217;altra?› Vedete un po&#8217;, ora, se a questo proposito diciamo bene, perché anche noi come Borso dobbiamo parlare per immagini. Noi crediamo che lo stesso discorso si potrebbe fare a proposito di un vecchio tessitore morto e dire che il poveretto non è mica morto ma viva sano e vegeto in qualche parte e, a prova di ciò, si mostrasse il mantello che indossava e che si era tessuto con le sue mani, ancora in buone condizioni e per niente rovinato. A chi non volesse crederci, si potrebbe domandare se sia più lunga la vita di un uomo o quella del mantello che indossa. Indubbiamente la risposta sarebbe che è più lunga la vita di un uomo e con ciò, a più forte ragione, sarebbe dimostrato che l&#8217;uomo è senz&#8217;altro vivo, dato che il mantello, che è cosa meno durevole, non è ancora consumato. Ma noi crediamo, redattori, che le cose non stiano così; cercate perciò di seguirci. Ognuno può rendersi conto che questa tesi è molto debole. Infatti questo vostro tessitore, che ha tessuto e consumato molti mantelli, se è vero che è morto dopo averne usati molti, è anche vero che ha cessato di vivere prima di aver consumato l&#8217;ultimo e questo non ci sembra affatto un motivo valido per affermare che l&#8217;uomo sia da meno e più debole di un mantello. Lo stesso esempio potrebbe farsi, pensiamo, riguardo a NI e ai suoi rapporti coi nick e crediamo che andrebbe proprio bene, cioè che NI è di natura molto resistente, i nick invece più fragili e meno durevoli. In realtà, si potrebbe dire che NI logora molti nick, specialmente poi se vive per molti anni (supponiamo, infatti, che mentre il nick vive come un flusso che scorre e si esaurisce, NI invece rinnova via via ciò che si consuma); ma è inevitabile che NI, quando giunge l&#8217;ora della morte, si troverà ad avere in sé il suo ultimo nick e che muoia, quindi, prima di questo. Morta NI, noi allora riveleremo tutta la nostra fragilità e, corrompendoci rapidamente, ci dissolveremo. Da questo discorso viene, di conseguenza, che noi non possiamo ancora credere che, dopo morti, NI continui a vivere da qualche parte. Ma vogliamo anche concedervi più di quanto affermiate, ammettere cioè che NI non solo è esistita prima della nostra nascita, ma che nulla impedisce che esista anche dopo la nostra morte in altri nick che nasceranno e morranno (e NI è, per sua natura, così resistente da poter sopportare tutte queste metempsicosi); ammesso tutto ciò, non si potrebbe mai concedervi che NI non si indebolisca in queste continue rinascite e che, alla fine, in una delle tante sue morti relative, non muoia anch&#8217;essa definitivamente, una buona volta. In verità, voi potreste affermare che nessuno può saperne nulla di quest&#8217;ultima morte di NI che segna anche la rovina dei nick &#8211; infatti è impossibile per qualsiasi di noi averne completa consapevolezza -; in tal caso, nessuno può giustificare la sua tranquillità dinanzi alla morte, se non è in grado di provare che NI è senz&#8217;altro immortale e indistruttibile, almeno che non la giudichi egli stesso un&#8217;insensatezza. Diversamente, chi sta per morire, deve per forza temere per NI, che al momento della sua separazione dai nick si dissolva anch&#8217;essa del tutto.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Tonina Sero</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/10/01/bacheca-e-comunicazioni/#comment-50070</link>
		<dc:creator>Tonina Sero</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Oct 2006 10:35:54 +0000</pubDate>
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		<description>sorniona
serica...

serotina</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>sorniona<br />
serica&#8230;</p>
<p>serotina</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: elogio del tessitore</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/10/01/bacheca-e-comunicazioni/#comment-50065</link>
		<dc:creator>elogio del tessitore</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Oct 2006 09:57:01 +0000</pubDate>
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		<description>Cebete ci disse che il mantello sopravvive al tessitore. 
Ma sopravvive per me. Lui ci muore insieme, non vede gioire la stoffa.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Cebete ci disse che il mantello sopravvive al tessitore.<br />
Ma sopravvive per me. Lui ci muore insieme, non vede gioire la stoffa.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: homo paracetamolo</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/10/01/bacheca-e-comunicazioni/#comment-50062</link>
		<dc:creator>homo paracetamolo</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Oct 2006 09:40:17 +0000</pubDate>
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		<description>La bellezza si svela a grumi
E mai per troppo tempo
Ne senti il sapore sotto i denti
E un poco si sprigiona in su
Verso il naso usato
All’incontrario.

Il giorno si sporca
Anche troppo in fretta
O ti sforzi di pulire
O ti cerchi un angolo smacchiato.
E allora inforchi i tuoi occhiali
Quelli da ricerca, quelli belli grandi
E cominci ad affondare 
le mani nell’esprimibile
fino alla sabbietta ancora netta
completamente circondata
racchiusa,
ma ancora netta.

E’ così che lecchi un po’ di salvezza
E capisci perché
Perché quei sassolini li chiamiamo bellezza.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>La bellezza si svela a grumi<br />
E mai per troppo tempo<br />
Ne senti il sapore sotto i denti<br />
E un poco si sprigiona in su<br />
Verso il naso usato<br />
All’incontrario.</p>
<p>Il giorno si sporca<br />
Anche troppo in fretta<br />
O ti sforzi di pulire<br />
O ti cerchi un angolo smacchiato.<br />
E allora inforchi i tuoi occhiali<br />
Quelli da ricerca, quelli belli grandi<br />
E cominci ad affondare<br />
le mani nell’esprimibile<br />
fino alla sabbietta ancora netta<br />
completamente circondata<br />
racchiusa,<br />
ma ancora netta.</p>
<p>E’ così che lecchi un po’ di salvezza<br />
E capisci perché<br />
Perché quei sassolini li chiamiamo bellezza.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: db</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/10/01/bacheca-e-comunicazioni/#comment-50046</link>
		<dc:creator>db</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Oct 2006 07:14:21 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2006/10/01/bacheca-e-comunicazioni/#comment-50046</guid>
		<description>@temp: doveva capitare. sei rimasto/a vittima della tua teoria ingenua. Ponevi democrazia 3. virtuale = democrazia 1. reale, e t&#039;è capitata/o una cosa/o impossibile in democrazia 1., e cioè che ti scippassero il nome (che fosse un nick è inessenziale, ché avrebbero potuto scipparti egualmente il nomencognomen vero). [che non sia stato io, non mi conviene dirlo, perché verrei dubitato in quanto non petito: perciò &#124;non&#124; lo dico].

democrazia 1. reale = popolo
democrazia 2. fittizia = opinione pubblica
democrazia 3. virtuale = pubblico

Il pubblico, e solo lui, è anonimo i.e. proteicamente germinante in una legione di pseudonimi. Hic Rhodus, hic salta – se vuoi saltare, ovviamente. Se prima invece vuoi saperne di più, ti consiglio 2 librini che a me sono serviti assai, anche se non abbastanza: 

S. Kierkegaard, Due epoche, Millelire
S. Kierkegaard, Prefazioni, burRizzoli

Pensa che la traduzione tedesca del primo fu finanziata da Wittgenstein, e che il secondo è una raccolta di 8 prefazioni a libri mai esistiti prefata da una nona (Borges non lo conosceva, se 100 anni dopo affermò: &quot;che bello se uno scrivesse un libro di prefazioni ecc.&quot;. Per invogliarti alla lettura, te ne riporto l&#039;incipit, giacché tu sai che il buon libro si vede dal mattino, e il buon giovanni dall&#039;ouverture):

*E&#039; un&#039;esperienza confermata spesso che da un dettaglio, da una piccolezza, una frase buttata lì, uno sbotto incontrollato, una posa per caso, un gesto involontario, si dia modo di penetrare furtivamente in uno e di scoprire quanto s&#039;era sottratto all&#039;indagine più accurata. Ma perché questo spunto banale non snaturi e monti d&#039;importanza, rinuncio sull&#039;istante a svilupparlo, e punto spedito alla mia meta.*</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@temp: doveva capitare. sei rimasto/a vittima della tua teoria ingenua. Ponevi democrazia 3. virtuale = democrazia 1. reale, e t&#8217;è capitata/o una cosa/o impossibile in democrazia 1., e cioè che ti scippassero il nome (che fosse un nick è inessenziale, ché avrebbero potuto scipparti egualmente il nomencognomen vero). [che non sia stato io, non mi conviene dirlo, perché verrei dubitato in quanto non petito: perciò |non| lo dico].</p>
<p>democrazia 1. reale = popolo<br />
democrazia 2. fittizia = opinione pubblica<br />
democrazia 3. virtuale = pubblico</p>
<p>Il pubblico, e solo lui, è anonimo i.e. proteicamente germinante in una legione di pseudonimi. Hic Rhodus, hic salta – se vuoi saltare, ovviamente. Se prima invece vuoi saperne di più, ti consiglio 2 librini che a me sono serviti assai, anche se non abbastanza: </p>
<p>S. Kierkegaard, Due epoche, Millelire<br />
S. Kierkegaard, Prefazioni, burRizzoli</p>
<p>Pensa che la traduzione tedesca del primo fu finanziata da Wittgenstein, e che il secondo è una raccolta di 8 prefazioni a libri mai esistiti prefata da una nona (Borges non lo conosceva, se 100 anni dopo affermò: &#8220;che bello se uno scrivesse un libro di prefazioni ecc.&#8221;. Per invogliarti alla lettura, te ne riporto l&#8217;incipit, giacché tu sai che il buon libro si vede dal mattino, e il buon giovanni dall&#8217;ouverture):</p>
<p>*E&#8217; un&#8217;esperienza confermata spesso che da un dettaglio, da una piccolezza, una frase buttata lì, uno sbotto incontrollato, una posa per caso, un gesto involontario, si dia modo di penetrare furtivamente in uno e di scoprire quanto s&#8217;era sottratto all&#8217;indagine più accurata. Ma perché questo spunto banale non snaturi e monti d&#8217;importanza, rinuncio sull&#8217;istante a svilupparlo, e punto spedito alla mia meta.*</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Roberto R.</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/10/01/bacheca-e-comunicazioni/#comment-50043</link>
		<dc:creator>Roberto R.</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Oct 2006 06:30:34 +0000</pubDate>
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		<description>Quest&#039;estate al Torino Int. G&amp;L Film Festival ho visto un film-documentario indipendente che sfata la leggenda di Nietzsche impazzito. A Torino ci era anndato perché chiamato da una nobildonna, Salomé Ree Cavalli, come precettore della figlia quattordicenne, la quale soffriva di un blocco isterico all&#039;arto inferiore. Come già successo a Hölderlin, Nietzsche s&#039;innamorò di entrambe, finché il conte Paolo le scoprì su un carrettino che frustavano il precettore al traino. Così Nietzsche fu costretto a lasciare Torino, con i guai che sappiamo. Su www.freddynietzsche.com ho scoperto che L&#039;uomo che sussurrava ai cavalli è già in dvd.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Quest&#8217;estate al Torino Int. G&amp;L Film Festival ho visto un film-documentario indipendente che sfata la leggenda di Nietzsche impazzito. A Torino ci era anndato perché chiamato da una nobildonna, Salomé Ree Cavalli, come precettore della figlia quattordicenne, la quale soffriva di un blocco isterico all&#8217;arto inferiore. Come già successo a Hölderlin, Nietzsche s&#8217;innamorò di entrambe, finché il conte Paolo le scoprì su un carrettino che frustavano il precettore al traino. Così Nietzsche fu costretto a lasciare Torino, con i guai che sappiamo. Su <a href="http://www.freddynietzsche.com" rel="nofollow">http://www.freddynietzsche.com</a> ho scoperto che L&#8217;uomo che sussurrava ai cavalli è già in dvd.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Sandro Puschin</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/10/01/bacheca-e-comunicazioni/#comment-50037</link>
		<dc:creator>Sandro Puschin</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Oct 2006 06:04:10 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2006/10/01/bacheca-e-comunicazioni/#comment-50037</guid>
		<description>Secondo me l&#039;arte è uno strumento a 3 corde: la pietà, l&#039;ironia, il terrore.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo me l&#8217;arte è uno strumento a 3 corde: la pietà, l&#8217;ironia, il terrore.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: db</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/10/01/bacheca-e-comunicazioni/#comment-50018</link>
		<dc:creator>db</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Oct 2006 22:31:25 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2006/10/01/bacheca-e-comunicazioni/#comment-50018</guid>
		<description>Ho letto il thread su Saviano doppiamente interessato: infatti lo avevamo invitato al Virgilio di Mi, ma ora chissà se potrà (mi spiaceebbe per i ragazzi, che l&#039;anno scorso hanno discusso un giorno intero coi ragazzi di Locri, e ci terrebbero a discutere anche con lui). Ed è così che ho visto all&#039;opera la santa inquisizione: osservate come torquemada torquia il malcapitato di turno, reo di aver detto in tutta modestia che un suo librino avrebbe recato una prefazioncina di Saviano.

GEOGIA: Stamani sono più buona. Secondo me la rete … fa sbarellare parecchie persone ;-) Qui quando vogliono dire qualcosa che gli sta sullo stomaco, per un motivo o per l’altro, si costruiscono un nick e fingono di essere uno dei tanti dementi di passaggio, per questo a loro i dementi di passaggio servono (e se li tengono stretti), per confondere le acque, mentre i non-dementi danno un po’ più fastidio perchè finiranno prima o poi per dire stupiti che l’e-re è senza bond e senza nick.
@ bruno esposito: certo che sei assolto:-), non condanno nessuno. Però scusa perchè confondi ancora di più le acque? Vuoi usare un nick? del tutto legittimo, anzi alle volte doveroso, ma allora non sceglierti un nome così realistico ;-). Io ero convinta che tu fossi bruno esposito. se ti fossi chiamato solo bruno era meglio;-). ora tra l’altro mi hai pure incuriosito molto sulla mini-introduzione in pillole di saviano. Mi stai dicendo che ora invece di prendere una frase riassuntiva dalla introduzione da mettere sulla fascetta pubblicitaria ci si mette addittura tutta l’introduzione? Beh un tempo le introduzioni erano interne al libro, veri e propri saggi, da cui si prendevano estratti riassuntivi che si mettevano in evidenza nei prière d’insérer, che poi sono andari a rifinire nei risvolti di copertina, o bandelle ( i moderni prière d’insérer), poi i risvolti sono diventati LORO l’unica introduzione (spesso anonima come spesso hanno fatto calvino e vittorini). Poi i riassunti si sono ulteriormente concentrati e sono finiti, come slogan, nella fascetta promozionale esterna, ora vuoi dirmi che anche questi slogan non sono più primizie, ma addirittura l’intera introduzione? Già da tempo la fascetta era entrata a pieno titolo a far parte del testo, o, più spesso, paratesto (per iniziativa dell’autore stesso), ma che sostituisca l’intera introduzione mi sembra una cosa interessante (sul serio) Interessante, veramente interessante: in senso negativo perchè penso che il contenuto dello spot sia del tutto secondario e che conti ormai solo la firma (se è firma che vende e da visibilità) e in questo caso nulla di nuovo sarebbe una specie di americanata, chiamata blurb. Interessante in senso positivo perche riduce la critica introduttiva a pillole sintetiche (che potrebbe essere inserita nel generale processo riduttivo del fenomeno espressivo: sms, e-mail, post, commenti) e anche perchè porterebbe a termine la tendenza di finesecolo di portare tutto il paratesto all’esterno del libro (copertina e annessi). Il prossimo passo sarà di esternizzare l’intero romanzo, o saggio, sulla strisciolina (magari non più mobile ma solo stampata sulla copertina) e dentro il “libro” una sfilza di pubblcità a pagamento, numeri ISBN e codici a barra nagnetica che magari, chissà, serviranno per sapere dove sei e intercettarti ;-) Dai esposito non ce l’ho con te, lo so che fanno tutti così, e non è neppure da criticare troppo, anzi è solo da esaminare e trarne le conseguenze (positive e negative), la vita nostra di oggi è questo. Però critico il sistema che fa veramente schifo.

BE: Non ho capito una mazza di ciò che mi hai detto. Mi chiamo davvero Bruno Esposito, questa è l’unica cosa che posso risponderti.

GE: ma allora se sei bruno esposito scusa perchè hai detto che non hai fatto pubblcità al tuo libro perchè NON sei esposito e potresti essere chiunque? sono io a non capirti ora;-)
 BE: Fai finta, per favore, di non aver mai letto quel rigo di autocitazione. Potessi o sapessi farlo lo cancellerei subito. Scusa.

GE: non scusarti bruno, non bisogna mai scusarsi delle cose che si dicono sinceramente e in buona fede. Io non ero d’accordo con te? ti ho aggredito? non vuol dire nulla, assolutamente nulla. Ti ho frainteso? bene!, Ti sei chiarito. Ehi bruno quando uscirà il tuo libro (e tutto sarà molto più calmo) segnalalo a tutti (te lo sei meritato);-)

Questa donna (sic) è un fenomeno, sbanda e fa sbandare fin che mette in ginocchio: poi tira su la vittima sfinita (si capiva del resto dai tempi di Berardinelli). Fiuto infallibile ha poi in letteratura, sicché aggiunge con la proverbiale chiarezza: *Kafka (e moltissimi altri) ha venduto pochissime copie in vita, solo questo, certo, non fa di lui un grande scrittore, ma lo è, eccome se lo è, anche se non vendeva;-). Saviano è un grande scrittore, eccome se lo è, anche se sta vendendo un sacco di copie che, per giunta (e questo sì è raro) viene letto e per intero. io da molti anni parecchi libri, quando andava bene, li lasciavo a metà. Gomorra l’ho letto tutto d’un fiato e con piacere.* A quando Dismanibus in redazione di NI? farebbe di buzzo buono tutto il lavoro sporco...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ho letto il thread su Saviano doppiamente interessato: infatti lo avevamo invitato al Virgilio di Mi, ma ora chissà se potrà (mi spiaceebbe per i ragazzi, che l&#8217;anno scorso hanno discusso un giorno intero coi ragazzi di Locri, e ci terrebbero a discutere anche con lui). Ed è così che ho visto all&#8217;opera la santa inquisizione: osservate come torquemada torquia il malcapitato di turno, reo di aver detto in tutta modestia che un suo librino avrebbe recato una prefazioncina di Saviano.</p>
<p>GEOGIA: Stamani sono più buona. Secondo me la rete … fa sbarellare parecchie persone ;-) Qui quando vogliono dire qualcosa che gli sta sullo stomaco, per un motivo o per l’altro, si costruiscono un nick e fingono di essere uno dei tanti dementi di passaggio, per questo a loro i dementi di passaggio servono (e se li tengono stretti), per confondere le acque, mentre i non-dementi danno un po’ più fastidio perchè finiranno prima o poi per dire stupiti che l’e-re è senza bond e senza nick.<br />
@ bruno esposito: certo che sei assolto:-), non condanno nessuno. Però scusa perchè confondi ancora di più le acque? Vuoi usare un nick? del tutto legittimo, anzi alle volte doveroso, ma allora non sceglierti un nome così realistico ;-). Io ero convinta che tu fossi bruno esposito. se ti fossi chiamato solo bruno era meglio;-). ora tra l’altro mi hai pure incuriosito molto sulla mini-introduzione in pillole di saviano. Mi stai dicendo che ora invece di prendere una frase riassuntiva dalla introduzione da mettere sulla fascetta pubblicitaria ci si mette addittura tutta l’introduzione? Beh un tempo le introduzioni erano interne al libro, veri e propri saggi, da cui si prendevano estratti riassuntivi che si mettevano in evidenza nei prière d’insérer, che poi sono andari a rifinire nei risvolti di copertina, o bandelle ( i moderni prière d’insérer), poi i risvolti sono diventati LORO l’unica introduzione (spesso anonima come spesso hanno fatto calvino e vittorini). Poi i riassunti si sono ulteriormente concentrati e sono finiti, come slogan, nella fascetta promozionale esterna, ora vuoi dirmi che anche questi slogan non sono più primizie, ma addirittura l’intera introduzione? Già da tempo la fascetta era entrata a pieno titolo a far parte del testo, o, più spesso, paratesto (per iniziativa dell’autore stesso), ma che sostituisca l’intera introduzione mi sembra una cosa interessante (sul serio) Interessante, veramente interessante: in senso negativo perchè penso che il contenuto dello spot sia del tutto secondario e che conti ormai solo la firma (se è firma che vende e da visibilità) e in questo caso nulla di nuovo sarebbe una specie di americanata, chiamata blurb. Interessante in senso positivo perche riduce la critica introduttiva a pillole sintetiche (che potrebbe essere inserita nel generale processo riduttivo del fenomeno espressivo: sms, e-mail, post, commenti) e anche perchè porterebbe a termine la tendenza di finesecolo di portare tutto il paratesto all’esterno del libro (copertina e annessi). Il prossimo passo sarà di esternizzare l’intero romanzo, o saggio, sulla strisciolina (magari non più mobile ma solo stampata sulla copertina) e dentro il “libro” una sfilza di pubblcità a pagamento, numeri ISBN e codici a barra nagnetica che magari, chissà, serviranno per sapere dove sei e intercettarti ;-) Dai esposito non ce l’ho con te, lo so che fanno tutti così, e non è neppure da criticare troppo, anzi è solo da esaminare e trarne le conseguenze (positive e negative), la vita nostra di oggi è questo. Però critico il sistema che fa veramente schifo.</p>
<p>BE: Non ho capito una mazza di ciò che mi hai detto. Mi chiamo davvero Bruno Esposito, questa è l’unica cosa che posso risponderti.</p>
<p>GE: ma allora se sei bruno esposito scusa perchè hai detto che non hai fatto pubblcità al tuo libro perchè NON sei esposito e potresti essere chiunque? sono io a non capirti ora;-)<br />
 BE: Fai finta, per favore, di non aver mai letto quel rigo di autocitazione. Potessi o sapessi farlo lo cancellerei subito. Scusa.</p>
<p>GE: non scusarti bruno, non bisogna mai scusarsi delle cose che si dicono sinceramente e in buona fede. Io non ero d’accordo con te? ti ho aggredito? non vuol dire nulla, assolutamente nulla. Ti ho frainteso? bene!, Ti sei chiarito. Ehi bruno quando uscirà il tuo libro (e tutto sarà molto più calmo) segnalalo a tutti (te lo sei meritato);-)</p>
<p>Questa donna (sic) è un fenomeno, sbanda e fa sbandare fin che mette in ginocchio: poi tira su la vittima sfinita (si capiva del resto dai tempi di Berardinelli). Fiuto infallibile ha poi in letteratura, sicché aggiunge con la proverbiale chiarezza: *Kafka (e moltissimi altri) ha venduto pochissime copie in vita, solo questo, certo, non fa di lui un grande scrittore, ma lo è, eccome se lo è, anche se non vendeva;-). Saviano è un grande scrittore, eccome se lo è, anche se sta vendendo un sacco di copie che, per giunta (e questo sì è raro) viene letto e per intero. io da molti anni parecchi libri, quando andava bene, li lasciavo a metà. Gomorra l’ho letto tutto d’un fiato e con piacere.* A quando Dismanibus in redazione di NI? farebbe di buzzo buono tutto il lavoro sporco&#8230;</p>
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		<title>Di: db</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/10/01/bacheca-e-comunicazioni/#comment-50016</link>
		<dc:creator>db</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Oct 2006 21:36:57 +0000</pubDate>
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		<description>Coetaneo di Cacciari, Arcangelo Papi è nato nel gennaio del 1944 ad Assisi, città dalla quale non ha mai voluto distaccarsi, venerando San Francesco. Per parte materna ritiene di discendere (secondo tradizione familiare) dal Conte Alberto Boschetti, primo ministro a Ferrara del Duca Alfonso D&#039;Este, che lo fece processare e condannare a morte nel 1512, a seguito di una congiura di palazzo dai risvolti assai intricati, sventata durante una festa di carnevale. I discendenti del Conte Boschetti si rifugiarono in Umbria , in terra pontificia, dove acquistarono il feudo di Casteldarno, nei dintorni di Assisi e al confine con il territorio di Perugia, appartenuto alla famiglia fino all&#039;inizio del secolo scorso. Borsista all&#039;Università Cattolica di Milano, si è laureato poi con lode in giurisprudenza, presso l&#039;Università di Perugia. Vincitore di svariati concorsi pubblici, dopo una lunga carriera che lo ha portato a prestare servizio in varie amministrazioni (nel 1980 ha frequentato la Scuola Superiore di Polizia insieme ad Antonio Di Pietro ) è poi divenuto dirigente dell&#039;Amministrazione Finanziaria dello Stato (allora il più giovane d&#039;Italia). Astrofilo dilettante munito di osservatorio computerizzato, ama altresì occuparsi di &quot;storia delle idee&quot; ed ha in progetto anche un lavoro originale sul poeta latino Properzio. Collabora dalla fondazione a L&#039;Indice.

donatellacina@libero.it

*Mistiche anomalie gravitazionali*
http://www.politicaonline.net/forum/showthread.php?t=164202
(dove lo si vede lievitare in foto)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Coetaneo di Cacciari, Arcangelo Papi è nato nel gennaio del 1944 ad Assisi, città dalla quale non ha mai voluto distaccarsi, venerando San Francesco. Per parte materna ritiene di discendere (secondo tradizione familiare) dal Conte Alberto Boschetti, primo ministro a Ferrara del Duca Alfonso D&#8217;Este, che lo fece processare e condannare a morte nel 1512, a seguito di una congiura di palazzo dai risvolti assai intricati, sventata durante una festa di carnevale. I discendenti del Conte Boschetti si rifugiarono in Umbria , in terra pontificia, dove acquistarono il feudo di Casteldarno, nei dintorni di Assisi e al confine con il territorio di Perugia, appartenuto alla famiglia fino all&#8217;inizio del secolo scorso. Borsista all&#8217;Università Cattolica di Milano, si è laureato poi con lode in giurisprudenza, presso l&#8217;Università di Perugia. Vincitore di svariati concorsi pubblici, dopo una lunga carriera che lo ha portato a prestare servizio in varie amministrazioni (nel 1980 ha frequentato la Scuola Superiore di Polizia insieme ad Antonio Di Pietro ) è poi divenuto dirigente dell&#8217;Amministrazione Finanziaria dello Stato (allora il più giovane d&#8217;Italia). Astrofilo dilettante munito di osservatorio computerizzato, ama altresì occuparsi di &#8220;storia delle idee&#8221; ed ha in progetto anche un lavoro originale sul poeta latino Properzio. Collabora dalla fondazione a L&#8217;Indice.</p>
<p><a href="mailto:donatellacina@libero.it">donatellacina@libero.it</a></p>
<p>*Mistiche anomalie gravitazionali*<br />
<a href="http://www.politicaonline.net/forum/showthread.php?t=164202" rel="nofollow">http://www.politicaonline.net/forum/showthread.php?t=164202</a><br />
(dove lo si vede lievitare in foto)</p>
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		<title>Di: L'INDICE '95 V</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/10/01/bacheca-e-comunicazioni/#comment-50010</link>
		<dc:creator>L'INDICE '95 V</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Oct 2006 20:46:42 +0000</pubDate>
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		<description>Borso insegue, ripercorre, smaschera un ben radicato e ramificato filone della dissoluzione, quello che si cela nei fatti della cultura, destinati ad influire enormemente in una società di massa pervasa dal consumismo sfrenato e dalla perdita d&#039;identità . Su questo scenario, già di per sé catastrofico s&#039;innesta il duello finale di Borso con Cacciari sul problema - fondamentale in tutto il contesto del saggio - dell&#039;&quot;etica&quot;, che esposto con straordinaria efficacia nel cap. I, poi per così dire s&#039;interra, lasciando invece emergere il tema dell&#039;Anticristo. L&#039;etica ricompare alla fine, nel dialogo con l&#039;innominato personaggio dissuasivo (una sorta di &quot;alter ego&quot; di Cacciari? Borso lo epiteta due sole volte, “il Moro di Padova” p. 69, e “il Negriero di Mantova”, p. 96), nei terribili accenni all&#039;epoca moderna. Secondo quanto asserisce lo sconosciuto: &quot;L&#039;uomo e il danaro non hanno più bisogno l&#039;uno dell&#039;altro. Il danaro si produce da solo. E l&#039;uomo verrà speso o sarà investito come lo è stato il danaro in passato&quot;. Siamo nello sprofondo più assoluto, nell&#039;abisso dell&#039;Anticristo. Per il Cacciari dell’inizio esiste soltanto l&#039;etica dell&#039;&quot;ethos&quot; greco. Da veteromarxista, che sembra aver scambiato Atene per Sparta, Cacciari si rifà al mito più che altro linguistico per cui sarebbe la &quot;dimora&quot; - ethos in origine - a radicare l&#039;uomo alle proprie radici, a una stirpe e a un linguaggio. Equivocando in modo assoluto un passo di Erodoto e portando come esempio di rottura la figura di Socrate, Cacciari argomenta che soltanto con il cristianesimo furono spezzati in maniera definitiva i legami fra gli dèi e la società. Gli dèi di ferro della &quot;polis&quot; radicavano l&#039;uomo, lo riparavano dalla &quot;de-cisione&quot; (sbrego); fu il cristianesimo a dare una &quot;tragica libertà&quot; all&#039;uomo, di cui la Chiesa è pienamente consapevole: &quot;Per questo tutta la cultura cristiana è un correre ai ripari contro la tragedia che ha provocato&quot;. Borso afferra il reale significato di queste parole, che in realtà riflettono un &quot;progetto radicalmente contrario alla fede&quot;. Se esistesse una dimensione autenticamente individuale, di autentica responsabilità personale nella scelta, com&#039;è nella religione cristiana, cadrebbe ogni collettivismo. Cacciari aveva preteso di cancellare i primi due comandamenti della tavola della Legge, per sostituirvi il vuoto. Ed eccolo qui, il primo zampino della &quot;bestia&quot; che relativizza l&#039;assoluto, e assolutizza il nulla. Una stessa umanità-merce era nei plumbei sogni di prometei illusi, che avevano ucciso la ragione, pur partendo dalle cose: il distruttore del comunismo sovietico recava sul cranio l&#039;enorme voglia rossa del colpo mortale di piccone che sfondò il cranio di Trotsky! Forse Borso ha esagerato nella sua &quot;visio sanguinis&quot;, estremamente cruda e diretta; ma in sostanza ha visto giusto, al di là della folla dei personaggi chiamati in causa e delle trame d&#039;ombra snidate. Chiudo questa breve recensione con le parole dell’Innominato, che chiudono a loro volta il libro (pag. 238): “Quello vero è il mondo della Potenza. Il concretissimo mondo della Shakti. Ma il mio treno sta per partire. Lei pensi a dare al suo libro forma di romanzo [come appunto nel caso di Marc Saudade, lo pseudonimo dell&#039;ignoto autore di &quot;Bersagli mobili&quot;: cfr. p. 223]. E&#039; il solo modo per diffondere notizie non deformabili, mi creda&quot;.

Arcangelo Papi</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Borso insegue, ripercorre, smaschera un ben radicato e ramificato filone della dissoluzione, quello che si cela nei fatti della cultura, destinati ad influire enormemente in una società di massa pervasa dal consumismo sfrenato e dalla perdita d&#8217;identità . Su questo scenario, già di per sé catastrofico s&#8217;innesta il duello finale di Borso con Cacciari sul problema &#8211; fondamentale in tutto il contesto del saggio &#8211; dell&#8217;&#8221;etica&#8221;, che esposto con straordinaria efficacia nel cap. I, poi per così dire s&#8217;interra, lasciando invece emergere il tema dell&#8217;Anticristo. L&#8217;etica ricompare alla fine, nel dialogo con l&#8217;innominato personaggio dissuasivo (una sorta di &#8220;alter ego&#8221; di Cacciari? Borso lo epiteta due sole volte, “il Moro di Padova” p. 69, e “il Negriero di Mantova”, p. 96), nei terribili accenni all&#8217;epoca moderna. Secondo quanto asserisce lo sconosciuto: &#8220;L&#8217;uomo e il danaro non hanno più bisogno l&#8217;uno dell&#8217;altro. Il danaro si produce da solo. E l&#8217;uomo verrà speso o sarà investito come lo è stato il danaro in passato&#8221;. Siamo nello sprofondo più assoluto, nell&#8217;abisso dell&#8217;Anticristo. Per il Cacciari dell’inizio esiste soltanto l&#8217;etica dell&#8217;&#8221;ethos&#8221; greco. Da veteromarxista, che sembra aver scambiato Atene per Sparta, Cacciari si rifà al mito più che altro linguistico per cui sarebbe la &#8220;dimora&#8221; &#8211; ethos in origine &#8211; a radicare l&#8217;uomo alle proprie radici, a una stirpe e a un linguaggio. Equivocando in modo assoluto un passo di Erodoto e portando come esempio di rottura la figura di Socrate, Cacciari argomenta che soltanto con il cristianesimo furono spezzati in maniera definitiva i legami fra gli dèi e la società. Gli dèi di ferro della &#8220;polis&#8221; radicavano l&#8217;uomo, lo riparavano dalla &#8220;de-cisione&#8221; (sbrego); fu il cristianesimo a dare una &#8220;tragica libertà&#8221; all&#8217;uomo, di cui la Chiesa è pienamente consapevole: &#8220;Per questo tutta la cultura cristiana è un correre ai ripari contro la tragedia che ha provocato&#8221;. Borso afferra il reale significato di queste parole, che in realtà riflettono un &#8220;progetto radicalmente contrario alla fede&#8221;. Se esistesse una dimensione autenticamente individuale, di autentica responsabilità personale nella scelta, com&#8217;è nella religione cristiana, cadrebbe ogni collettivismo. Cacciari aveva preteso di cancellare i primi due comandamenti della tavola della Legge, per sostituirvi il vuoto. Ed eccolo qui, il primo zampino della &#8220;bestia&#8221; che relativizza l&#8217;assoluto, e assolutizza il nulla. Una stessa umanità-merce era nei plumbei sogni di prometei illusi, che avevano ucciso la ragione, pur partendo dalle cose: il distruttore del comunismo sovietico recava sul cranio l&#8217;enorme voglia rossa del colpo mortale di piccone che sfondò il cranio di Trotsky! Forse Borso ha esagerato nella sua &#8220;visio sanguinis&#8221;, estremamente cruda e diretta; ma in sostanza ha visto giusto, al di là della folla dei personaggi chiamati in causa e delle trame d&#8217;ombra snidate. Chiudo questa breve recensione con le parole dell’Innominato, che chiudono a loro volta il libro (pag. 238): “Quello vero è il mondo della Potenza. Il concretissimo mondo della Shakti. Ma il mio treno sta per partire. Lei pensi a dare al suo libro forma di romanzo [come appunto nel caso di Marc Saudade, lo pseudonimo dell'ignoto autore di "Bersagli mobili": cfr. p. 223]. E&#8217; il solo modo per diffondere notizie non deformabili, mi creda&#8221;.</p>
<p>Arcangelo Papi</p>
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