di Luigi Weber
Questo pezzo è stato scritto molto tempo fa, nella settimana seguente alla pubblicazione di Gomorra, e per ciò tace sul suo straordinario successo. A differenza di molti best-seller, che vendono ma spesso rimangono intonsi, il libro è stato un evento anche in quanto generato da - e generatore di - autentica lettura, un risultato che allora mi auguravo, sul quale però non avrei certo potuto scommettere. Varie ragioni avevano confinato il mio scritto in un cassetto. Le notizie degli ultimi giorni mi hanno spinto a recuperarlo.
1. Sono stanco di eroi. E sono stanco di martiri. L’eroe, che giornalmente ci viene propinato, è per definizione postumo, ed è in questo che si incontra con il martire. Entrambi hanno una sola peculiarità simbolica forte, vale a dire il loro esser corpi, anzi bersagli. Il loro trovarsi, più o meno occasionalmente, sulla traiettoria di un colpo d’arma da fuoco.
L’eroe non fa altro che questo, l’eroe non ha mente, non ha logos, ha soltanto il petto, quasi fosse un enorme tacchino, e lo offre. Così, la retorica del baluardo difensivo sposa quella della passività, dell’inermità, che dice morte inspiegabile, ingiustificata. Nessuno mai pone la domanda, così volgare e intempestiva, del perché il giovane eroe si trovasse dove si trovava, e se era poi così giusto e necessario ciò che stava facendo, e se la sua presenza non era magari motivata da causali non esattamente nobili (tra le quali figurano anche l’idiozia pura e semplice, il lasciarsi indottrinare, mica son attenuanti, il non voler vedere le cose come stanno, lo sgombero di ogni domanda autentica in cambio di un ricco stipendio da missione all’estero).
Se l’eroe muore – e non può fare altro, è solo morendo che accede allo status in questione, il contenuto dei suoi atti è indifferente –, l’eroe si transustanzia in una parte del corpo della nazione, anzi è il corpo stesso della Nazione, è il figlio di tutte le mamme, il fidanzato di tutte le fanciulle, il modello di tutti i bimbi dai papà smidollati, l’amico vero di cui tutti si stimano. L’agiografia freme in agguato, la beatificazione a mezzo fiction che va così di moda incombe, così che l’eroe si converta in “santo”, altra merce prediletta dall’immaginario del paese.
Sembrano facili sarcasmi, rivolti contro una retorica militarista nazionalista e pietista fine ottocentesca, e invece da quelle medesime strutture di pensiero (se la parola “pensiero” si potesse usare, per certi rivoltanti processi viscerali arcaico-regressivi) siamo fittamente circondati e oppressi, proprio oggi, in questo disgraziato paese dove, ancora e sempre, è solo lo slogan che paga, solo la frase a effetto. L’eroe, appunto. La tragedia, il sacrificio, il sangue, la patria.
2. Dopo aver letto, commentato, segnalato in giro, per oltre un anno, i pezzi sconvolgenti che Roberto Saviano pubblicava sulle pagine di Nazione Indiana, sono rimasto comunque sorpreso nell’incontrare sui banchi delle librerie l’organismo che quei frammenti così autosufficienti stavano lentamente andando ad erigere. Trecentotrenta pagine di libro, con un titolo potente, Gomorra, e l’editore più importante d’Italia, Mondadori, a portarlo in giro. Qualcuno, forse l’autore stesso, ha prudentemente aggiunto in copertina, per scongiurare l’impressione che si tratti di un romanzo, un sottotitolo che recita «Viaggio nell’impero economico e nel sogno di dominio della camorra».
E così, ecco che credete di saperne qualcosa. Ah, sì, certo, ho capito, un libro-reportage. Forse un libro-saggio, quelle cose ibride però ben confezionate che scrivono i giornalisti. Magari un istant-book.
Invece no, non ne sapete niente. Ma basta la prima pagina, trentadue righe in tutto, a gettarvi in un incubo di cui nessuno, prima, sospettava la profondità. E gli incubi di cui questo libro è stipato, insopportabilmente, sono tutti accomunati da un elemento che li rende ancor più scioccanti: non c’è tenebra, qui. Tutto avviene alla luce del sole. Basta camminare, ascoltare, guardare, e si vedono.
Antonio Moresco in una piccola ma giusta lettera aperta a Saviano comparsa ne Il primo amore (prima che scoppiasse una polemicuzza letteraria sulla quale glisso, avendo sempre trovato miope o in malafede chi faceva questioni narratologiche intorno a un testo del genere) ha detto una cosa sacrosanta: «è un libro che fa onore a te e a chi, in Mondadori, te l’ha pubblicato. Dovrebbero farne avere una copia al Presidente della Repubblica, ai presidenti dei due rami del Parlamento e a ogni neoeletto deputato, perché sappiano com’è veramente il paese dove vivono e che rappresentano».
Moresco non esagera di una virgola. Io di mio aggiungo, sarà forse maramalderia, che magari i politici sono tra i pochi a saperle, certe cose, e piuttosto Gomorra dovrebbe diventare un libro di testo alle scuole dell’obbligo, insieme a Dante e Manzoni. Non invece di, sia chiaro, ma insieme a. Chi non lo ha letto non può che trovare scandalosa una simile affermazione, è evidente, tuttavia chi scrive queste righe ritiene che nessun altro libro pubblicato in Italia da un secolo e mezzo a questa parte dica altrettanto sul carattere e sulla storia recenti del nostro paese. Astenersi puristi e amanti di canoni e classifiche, per favore. Non ho detto che è il più bello, ho detto che è il più importante.
Quando leggevo Gomorra, ripensavo all’inizio straordinario del Pasto nudo di Burroughs: «Quasi nessuno ricorda il delirio nei dettagli. A quanto pare io ho preso appunti dettagliati sia sulla malattia che sul delirio. Non ho un ricordo preciso degli appunti presi e ora pubblicati con il titolo Pasto nudo. Il titolo mi è stato suggerito da Jack Kerouac. Non ho capito che cosa volesse dire fino alla mia recente guarigione. Il titolo significa esattamente ciò che le parole esprimono: Pasto Nudo – l’istante, raggelato, in cui si vede quello che c’è sulla punta della forchetta».
Ecco, Saviano ha scritto il Naked lunch dei nostri tempi, e non nel senso del delirio, ma esattamente al contrario. L’esperienza di cui parla Burroughs non è obnubilazione, bensì esattezza, percezione improvvisamente definitiva, sfrondata di ogni illusione. Vedi quello che c’è sulla punta della forchetta, e che per lo più ci si ostina a non voler riconoscere.
Saviano nel suo libro guarda, per la prima volta, il mondo com’è, e ci insegna che l’Italia è una allucinazione collettiva. Tutta, da ogni punto di vista. L’Italia povera dove non c’è lavoro, l’Italia sfaticata che comunque non lo cerca o non lo vuole, l’Italia dominata dal Nord dove il potere sta di casa a Milano e a Torino, tutt’al più a Roma, l’Italia marginale sullo scacchiere internazionale, l’Italia belpaese, rovinato sì ma appena un po’, l’Italia dove in campagna comunque si vive bene e l’aria e l’acqua son buone, l’Italia che il peggior cancro malavitoso è la mafia siciliana, l’Italia degli italiani brava gente, l’Italia di quelli che si arrangiano ma in fondo son sempre un po’ pasticcioni e devono imparare dagli americani o dai tedeschi o dai giapponesi come si fanno le cose.
Leggetelo, e capirete che è tutto falso. Dire che questo libro è apocalittico è ancora poco.
3. Da qualche anno, la nostra letteratura sta cominciando a raccontare il Sud con voci finalmente diverse. Tre dei libri più importanti usciti negli ultimi anni sembrano, in vari modi, aver preparato la strada a Gomorra, e mi piace ricordarli qui, insieme, perché non se ne è parlato quanto avrebbero meritato.
Il primo – li cito in ordine casuale, né cronologico né di valore – è Passa la bellezza di Antonio Pascale (Torino, Einaudi 2005), un romanzo di una intensità fuori dal comune, molto superiore ai racconti che lo stesso Pascale aveva pubblicato ne La manutenzione degli affetti. Un libro sul lavoro nero, e sull’incredibile forbice differenziale che s’apre tra il mondo reale e la patinata immagine da telefilm che ogni discorso sul Sud, anche quando si vuole critico, ripropone corrivamente.
Il secondo è Sandokan (Torino, Einaudi 2004), di Nanni Balestrini, una sorta di Sentiero dei nidi di ragno dove, invece di una guerra partigiana, troviamo una guerra spietata tra clan, e al sommo della vicende – che un ragazzo dal basso osserva e racconta – lontano, quasi fuori quadro, si erge il feroce capoclan casalese Francesco Schiavone, detto appunto Sandokan, di cui anche Saviano riferisce a lungo.
Il terzo è Occidente per principianti di Nicola Lagioia (Torino, Einaudi 2004), specie nella sua ultima parte, ossia nel capitolo dedicato a Ciccio Fracasso, un pezzo di strepitosa intelligenza in cui si parla del contrabbando di cd e dvd masterizzati. Il boss Ciccio Fracasso (alias Fracanzano, alias è perfino inutile dirlo…) insegna ai suoi incauti e casuali ospiti che se una volta le Nazionali finte di contrabbando sapevano di sabbia, ed erano terribili da fumare, oggi la duplicazione di un originale crea un altro originale, non una copia. Altro che aura benjaminiana! Quell’episodio, in cui la prosopopea della malavita organizzata spiffera a noi illusi lettori che non è più soltanto con le armi la droga e la prostituzione, che si costruiscono gli imperi del crimine, lo trovo un preciso antefatto di quanto Saviano sarebbe venuto raccontando.
4. Le tonnellate di merce cinese che vanno a stipare edifici sventrati dal pianterreno al tetto, i falsi Armani e Versace in passerella, le discariche abusive, i ristoranti in terra inglese, le spiagge esotiche usate per lo stoccaggio dei rifiuti tossici, la contro-cultura della camorra, e naturalmente il cemento, più di ogni altra cosa il cemento: ognuna di queste voci riceve in Gomorra un trattamento narrativo indimenticabile. Il generale russo che inventò il Kalashnikov e gli diede il nome, visitato nella sua casa e omaggiato come un divo, il delirio parahollywoodiano della villa di Schiavone (non Francesco, suo fratello, posseduto dal mito di Scarface), e la profanazione che Roberto racconta di averne fatto, gli efferati connubi tra superstizione, fanatismo religioso e prassi criminale, la scena sconvolgente dei così appellati «Visitors», ossia dei tossici all’ultimo stadio convocati in una piazza per provare su di loro, cavie vive, il taglio e la tollerabilità di una partita di eroina – potrei ricordarne moltissime altre – sono epifanie di una contemporaneità che partecipa del carattere implausibile della peggior fiction, in qualche misura ne è prodotto, mentre vi si pone agli antipodi in quanto a crudezza. Così, le scene di Gomorra si muovono sempre sul fil di lama dell’intollerabile, ci strappano gli occhiali ipocriti che siamo avvezzi a indossare, quelli attraverso i quali vediamo un mondo moderato anche nell’orrore. Qui ogni pagina partecipa della dismisura.
La frase più angosciosa e ricorrente che un lettore medio di Gomorra dovrebbe ripetersi è: «ma dov’ero io mentre succedeva tutto questo?». Perché non è il giovane Saviano a poter sapere ciò che sa grazie al suo esser nato e cresciuto nei territori della camorra, al suo lavoro minuzioso di osservazione, di ascolto, di catalogazione, di interpretazione. Questa è solo una parte della verità, quella comoda. Siamo tutti noi, al contrario, che non abbiamo voluto sapere.
5. In un passo di Gomorra che apparve nel 2005 su «Nuovi Argomenti», un numero monografico dedicato a Pasolini e intitolato Io so, in omaggio al più famoso degli Scritti corsari, si misura appieno la distanza assoluta tra Saviano e Pasolini.
«Io so – gridava il futuro Poeta Assassinato dalle colonne del “Corriere” – ma non ho le prove». Quello era il segno, inequivocabile se anche non ne fossero stati approntati mille altri in precedenza, che Pasolini si offriva come un martire. Aveva ragione, ma è indifferente. Perché con un martire non si dialoga. Tutt’al più lo si rimpiange, esattamente ciò che è avvenuto in Italia nei trent’anni successivi alla tragica notte di Ostia. Ma le lacrime, o l’offerta votiva a un altare, sia pure laico, sono una non-comunicazione. Vox clamantis in deserto, questo era Pasolini, e questo gratificava il suo narcisismo. Saviano riscrive il pezzo di Pasolini con un incipit folgorante, che ne rovescia totalmente il significato: «Io so, e ho le prove». L’uno speculava sulla sua credibilità di diagnosta politico, sul suo prestigio di commentatore, sul riconosciuto acume dei suoi occhi, sulla maieutica della sua parola onnipervasiva. Cioè parlava di sé, chiedeva fiducia, fede. L’altro no, si mette completamente da parte. Sono le prove che parlano.
Roberto Saviano non è un eroe, e non è un martire. È uno scrittore di straordinario coraggio e di non comune potenza, che ha deciso di metter da parte a un tempo l’astuzia e la viltà, due delle marche più tipiche degli intellettuali di questo paese. Non è con i proclami o con gli slogan o con la commozione che gli saremo di qualche aiuto, sebbene io sia certo che lui andrà avanti, se necessario, anche da solo, come ha fatto finora. In un tempo in cui le armi e il denaro paiono onnipotenti, Saviano ha rimesso a nuovo il potere deflagrante, inarrestabile, della parola. Una parola significante, non frustrata o imbelle o peggio imbellettata. Una parola che vuol dire dialogo, cioè civiltà.









109 commenti
Ho ignorato lungamente l’esistenza del libro “Gomorra”.
Adesso che forzosamente sono obbligato a lasciare tale beatifico stato a causa di una campagna stampa che usa i mezzi scorretti del sedicente rischio personale e della pressione politica per accreditare di forza e verità un’opera letteraria ai fini di meglio venderla e meglio spacciare i velinari di regime per eroici rivoluzionari, vorrei ricordare che in una nazione così apertamente preda della corruzione individuale e collettiva, del potere criminale e dell’asservimento di informazione e cultura a Mammona, è impossibile che una casa editrice, la maggiore nazionale, pubblichi l’opera di uno scrittore in cui siano davvero messi all’indice peccati e peccatori.
Opera che non sia trita e ritrita per chiunque abbia occhi per vedere non quel che accade nel remoto ed accapponante San Giovanni a Teduccio, ma sotto casa sua; per chi, insomma quel velo di rispettabilità che la nostra patria vuol darsi a tutti i costi, nel blasfemo tentativo di camuffare il suo laido meretricio per spirituale verginità, l’ha stracciato da quando ha abbandonato le gonnelle di mammà.
- Quanto sei colpevole, tu, Luigi Weber, pure parendomi in fide bona, nell’affermare che” [...] basta la prima pagina, trentadue righe in tutto, a gettarvi in un incubo di cui nessuno, prima, sospettava la profondità”??
Dove hai vissuto?? Qual’è il tuo status civitatis?? -
E’ da quella profondità che ti guardo, Luigi.
Io conosco un mondo in cui tutto cambia perchè nulla cambi, dove la denuncia edulcorata o inoffensiva viene lasciata emergere perchè tolga spazio e scena a quella vera e ficcante che potrebbe giungere a momenti.
A fortiori ciò è vero se il peccato di cui parliamo è quello capitale, ricordato dai Salvemini, Dolci, Scotellaro: l’intera gestione dell’economia e della società meridionale.
Mentre i peccatori sono i camorristi ed i politici viventi.
Questi ultimi, proprio secondo i principi democratici, di quei camorristi essendo i rappresentanti nelle terre dove - come è di lapalissiana costatazione a seguito di una semplice passeggiata per Gregorio degli Armeni, senza scomodare Scampia - il vero controllo economico, sociale e militare è della malavita e lo stato solo un pavido intruso.
Ed a chi se non alla politica pensate facciano capo le case editrici italiane??? O pensate davvero che in Italia ci sia una politica “buona” ed una “cattiva” ??? .)
Di conseguenza, ogni cosa molto palesata e godente di promozione mediatica è di per se stessa inevitabilmente, ahimè, falsa e tendenziosa…mentre ciò che di questo non gode potrebbe essere, alle volte, vero.
E di conseguenza esposto a reale possibilità di ritorsione (Lode a Mishima, a Majakovskj e ad Impastato).
Crederei molto più a Saviano avesse distribuito ciclostile per la tempestosa Campania, piuttosto ora che ha ricevuto una scorta dal potere che si alimenta proprio di quel che egli denuncia, di qualsiasi colore esso sia.
Dov’è la forza del suo “sapere ed avere le prove”? Quale coscienza ha risvegliato? Quella della borghesia intellettuale che quasi si compiace del potere del lato oscuro della forza? Chi credi che legga in questo martoriato paese dei Vespa, Biagi e Giorgino?
Dove sono i magistrati che prendono spunto dalle sue pagine, dov’è la reazione della coscienza civile nazionale a questa, secondo te epifanica, frustata?
Dov’è il Saviano che trae le conclusioni dall’infinita teoria dei crudi eventi che disseminano le sue pagine? Dov’è lo spirito pasoliniano, che avrebbe rifiutato la scorta offertagli da chi consente che negli ultimi anni Scampia sia, oltre al resto, il distretto italiano a maggior concentrazione di SPA, SRL e partite IVA? Il quartiere pieno zeppo di ottuagenari propietari di yacht e ferrari che è oggi?
Non ricordo chi, sempre a proposito di Gomorra e sempre su nazione indiana, ha scritto che nella minutissima analisi, nell’attenzione minimalista al fatto si perde il significato dell’opera che tu tanto lodi.
Credo abbia ragione. Di mio ci aggiungo solo che la cosa non è casuale…e ciò ne ha consentito, anzi promosso, la pubblicazione. Cerca altrove la verità, perfavore…mi duole dirtelo, caro Luigi… in Italia la troverai solo tra i martiri. Ed il giorno in cui non sarà più così gioiremo in due. Almeno.
Vale et ego valeo.
perfetto.
penso che con queste righe si sia letto addirittura Perfettamente Gomorra.
b!
Nunzio Festa
AbatediTeheleme sembri il solito sfigato che non riesce ad emergere e dice “chi pubblica, chi viene letto, chi esiste, è falso” Io che non valgo un cazzo e che non sono niente oltr un nick sono “La verità”. Mio caro testa di cefalo, ma Se questo è un uomo di Levi (milioni di copie vendute) pubblicato da EINAUDI è cazzata solo perchè straletto e solo perchè pubblicato da un colosso dell’editoria? E Arcipelago Gulag, pubblicato in milioni di copie in USA da un editore vicino a Nixon? La verità è molto più complessa della tua invidia Abate. Ma perchè nei blog letterari ci sono solo sfigati che non pubblicano e colmi di rifiuti? In ogni caso studia che delle cose scritte in Gomorra ne sapevi il 30%. E smetti di fare politica. Comprati un manuale di economia. E non ti arrabbiare pubblicheranno anche te prima o poi.
Ah dimenticavo brutta Abate. Saviano la scorta l’ha rifiutata, ma per il livello che gli hanno dato non poteva…
Studia studia meno seghe.
Ancora una cosa Abate ro’cazz…MArtiri? Prima di morire tu li avresti gettato strerco per invidia. Ricordatelo…dopo si è bravi tutti a stare con chi muore…
Caro amico Gino, dovresti sapere che ad Aleksandr Solzenicyn non offersero una scorta, ma proprio i gulag di cui amava tanto scrivere…ma forse ciò lo vedi come un favore…chissà, il mondo è bello perchè è vario no?
Certo, le tue obiezioni sarebbero valide avessero pubblicato il Saviano negli Stati Uniti e non in Italia… o Einaudi avesse stampato il grande Levi negli anni ‘40, mentre ancora lo rifiutava nel 1950 finendo per accettarlo obtorto collo nel 1956…
Comunque, poichè la logica non sembra essere il tuo forte, come del resto la storia della letteratura, proverei a sorvolare, consigliandoti, del medesimo autore russo da te citato, il bellissimo “Primo Cerchio”, che paradossalmente è un buon viatico per comprendere la nostra nazione, anche se parla di stalinismo anni ‘50.
Per quel che riguarda l’esser pubblicato, voglio rassicurarti… lo sono stato a sufficienza. Per i miei gusti, che sai quali sono, anche troppo.
Vale et ego.
maledetta la terra che ha bisogno di ero
Hai ragione Gino, Abate mi sembra invidioso. Mondadori pubblica le opere di Pasolini e allora? Queto sminuisce Pasolini? Karl Marx come London e Hugo vende milioni di copie. E allora? AbatediT pubblicato? Ma chi è il pazzo? Solita balla…
Ho provato a scrivere quello che dovrebbe fare
lo Stato per proteggere i diritti dei suoi autori.
Ma quello che dice Abate sul nostro Meridione
va letto e approfondito. Non è semplicemente
invidia, se vi interessa il tema leggetevi il biancore
nullificante dell’ultimo Elkann.
Nessuno è davvero in salvo, ognuno può metterci
di suo verso la salvezza.
Ricordo ancora l’epigrafe del napoletano Giovene:
“Giuliano in Dio - con gli uomini generoso”.
Non mi va di commentare le parole di questo amico dissenziente ( abate ). Esprime un suo punto di vista. Quello che conta è che è incazzato, questo è già tanto. Saviano non è un profeta, ognuno conduce la lotta a modo suo, l’importante è che cerchi di far sentire la sua voce. Penso che lo stesso Roberto non si senta una bandiera per nessuno. Forse sa quanto sia false e pericolose le bandiere.
Ho letto sull’Espresso che presto Gomorra sarà tradotto e pubblicato in 20 paesi. Bene, serve giusto per avere una “lingua potente per il vaffanculo”.
Fra un mese esce il mio nuovo libro, un racconto satirico pubblicato da un minuscolo editore napoletano. Roberto, nonostante avesse altro per la testa, ha accettato di scrivermi la prefazione. Però è stressato, sta vivendo una specie di incubo ed è riuscito a mandarmi solo poche righe che, con l’editore, si è deciso di riportarle in copertina come “note introduttive”.
Per me quello scritto ha il valore di un Campiello o uno Strega o un milione di copie. Quando ho letto le sue parole ho pianto pensando all’angoscia che sta spezzando il fiato a un ragazzo di 28 anni.
Chi ha letto il mio racconto in anteprima mi ha guardato come per dirmi “sei sicuro di quello che stai facendo ?”. Qualcuno mi ha detto di stare attento, qualcuno, più stupido “ma chi te lo fa fare ?”.
Se prima avevo qualche dubbio ora sono certo di ciò che faccio e non ho più alcun timore. Sto dalla parte giusta, nel mio piccolo, con le mie parole e col mio fiato che rischia di spezzarsi.
va beh, in questa discussione non volevo certo entrare, mi sembra quasi demenziale.
Interessante l’articolo di Weber che ho letto con piacere.
AbatediTeheleme deve essere un po’ stressato perchè credo che lunica cosa di cui saviano abbia bisogno sia quella di inventarsi qualcosa per farsi pubblicità, i suoi sono puri deliri virtuali.
Invece mi ha stupito bruno esposito, mio dio capisco che bisogna afferrare l’occasione quando capita, ma … insomma … non potevi aspettare qualche tempo a comunicarci che esce il tuo libro con introduzione di saviano;-)?
Domanda maliziosa (oggi sono cattivissima): lo hai segnalato gia anche nel blog sosteniamosaviano?
geo
scusate c’è un errore madornale
“lunica cosa di cui saviano abbia bisogno sia quella”
Naturalmente è
L’unica cosa di cui saviano NON abbia bisogno sia quella
Insomma volevo chiaramente dire che saviano può avere al momento bisogni di tante cose, ma non certo di inventarsi qualche pubblicità.
Tra l’altro ha venduto tantissimo e continuerà a vendere.
Consigliare il suo libro è un vero piacere, lo comprano subito (fin dall’inizio), lo leggono, tutto, e ne sono entusiasti.
Non capitava da parecchio in italia.
georgia
Ho sentito dire a Saviano che vuole far ritirare il libro…figuriamoci, vorrebbe il contrario a quanto so che nessuna pubblicità, nessuna visibilità niente di niente sia fatto e detto su lui…
non ho avuto la forza di leggere tutto luigi, ma i commenti successivi sì. credo che al di là delle crtiche al metodo di promozione di un libro la cosa importante che resti sia la substantia. Cioè i contenuti letti in Gomorra, merito al linguaggio, alla ricerca, al lavoro d’archivio nel reperimento del materiale, oltre a quello da antropologo e giornalista andato sul campo per vedere coi propri occhi. Ecco, questo credo sia innegabile. Com’è innegabile che il libro abbia scoperto una realtà che non dico non si conoscesse, sarebbe una banalità, ma forse la si era accantonata. Sinceramente poi ritengo sia abbastanza misero soppesare la scelta di saviano di accettare o meno la scorta, lì, al di là del libro e del suo successo, sono in ballo decisioni personali che attengono alla forza di una persona. Della sua misura di scrittore non mi preoccuperei adesso, il tempo dirà. Una frase mi ha colpita, riportata dal Corsera qualche giorno fa, un virgolettato di Saviano che avrebbe detto questo libro mi ha rovinato la vita…>. Pensavo tra me e me, ma lo crede davvero?!
Ultima replica, sarebbe tedioso perseverare. Nonchè diabolico.
Si, sono incazzato, meno male che ve ne siete accorti.
Sono incazzato perchè bersi che la Camorra tema un giovane scrittore in una nazione ed in una regione dove nessuno legge è roba da bimbi.
Interessante a tal proposito il lapsus freudiano di Georgia.
E nel mentre vi bevete codeste (perchè vicine a me ed a voi) fregnacce, il sud affonda in un mare fatto di tenenti che fanno carriera sbattendo in prima pagina i volti di minorenni tossici e spacciatori, sorpresi con qualche grammo di stupefacenti, che altro non hanno avuto dalla vita se non degrado e violenza, mentre assessori, sindaci, giudici, giornalisti e vescovi fanno mercimonio di ogni cosa e nel bel mentre si indignano con il popolo grasso a far da codazzo.
Ringrazio Roberto, che sembra aver capito e mi da credito di sentimenti più complessi della semplice invidia.
Che talmente poco provo da non cercar nemmeno di negarla.
Gentile Artaud, pubblico, si, almeno sino ad oggi, sebben con qualche problema… c’è persino uno così pazzo al mondo, e non solo in Italia.
Vedo, Artaud, che condividi la logica dell’inconscio di Gino…forse forse ti converrebbe leggere Mattè Blanco.
Ad ogni modo proverò ad esaminare gli esempi che hai citato per smontare la mia tesi:
Pasolini allineato (certo mai al 100%,sia chiaro) fu amato e pubblicato. Il Pasolini degli scritti corsari e delle lettere luterane soprattutto, emarginato e pubblicato postumo (ricordi che fine ha fatto, no…e quanti punti oscuri presenti la sua morte? Ma non si stava parlando appunto di martiri?).
Karl Marx, Hugo, London e perchè no Mallarmè… certo, pubblicati da grandi case e molto letti.
C’è però da dire che NON SONO ITALIANI.
Mi cito, cosa penosa ma a volte necessaria: ” [...] vorrei ricordare che in una nazione così apertamente preda della corruzione individuale e collettiva, del potere criminale e dell’asservimento di informazione e cultura a Mammona [...]“. Coi bimbi bisogna essere chiari… parlavo dell’Italia.
Cioè della nazione di Fo grande antifascista benchè confesso repubblichino a Salò… o del “ragazzo rosso che va alla guerra”, il buon Pajetta che con le poesie in lode del Duce vinceva i Littoriali.
Bruno, ti faccio i migliori auguri per il tuo racconto e li faccio anche a Saviano, perchè no… si può esser benissimo rotelle di un ingranaggio anche ritenendosene fuori in buona, anzi ottima fede.
Infine un esempio, tra i vari che potrei tirar fuori, di cosa intendo dire per qualcosa di ficcante che possa far male davvero, capace di incidere al di là del fatto macabro di colore, che pure ha il suo peso.
Scampia, ripeto, è lontana, miei cari amici intellettuali metropolitani, come tante altre Cep del sud…ma Sorbino, oppure Original Marines sono franchising che abbiamo tutti sotto casa…magari qualcosa l’avete anche comprata li… Beh, non ci crederete… ma sono della camorra e precisamente del boss di Forcella, da sempre ottimo imprenditore. Se volete far qualcosa di utile, con poca indignazione e molto pragmatismo non acquistate più le loro cose, non affittate loro più i vostri locali.
Se il pantalone è a buon prezzo o se vi pagano i fitti esosi che chiedete, sappiate che è tutto grazie ai fantasmi eroinomani di Saviano.
Che non si dica io sappia solo criticare.
Vale et ego.
“questo libro mi ha rovinato la vita?” - riporta Teresa dal Corriere…
ahi ahi ahi …avevo appena scritto in un empito di empatia (bisticcio… ma lo lascio, va…) che potevo credere alla sua buona fede…ma dopo simili dichiarazioni è davvero difficile.
“D’evirati cantori allettatrice” scriveva Foscolo che pur essendo il più grande cercava di camparsi la giornata all’estero, mentre in Italia furoreggiava il Monti.
No Teresa, non penso proprio lo creda davvero…
ma tu, AbatediTeheleme, per caso scrivi sul domenicale o sul foglio (o sul giornale o su libero)?
il mio non è stato un lapsus è che spesso il non, ultimamente, mi salta, non è la prima volta che mi capita in questi giorni, devo escogitare delle frasi negative senza non.
@ teresa
ti sembra strano che un libro che ha successo e che venda possa rovinare una vita?
Succede spesso invece, molto spesso quando avviene così velocemente (a parte che il caso saviano è molto particolare), e sono sicura che se saviano tornasse indietro preferirebbe essere uscito più in sordina, magari in una piccola casa editrice perchè essere sotto i riflettori violenti non è mai cosa da augurarsi anche se tutti la sognano (ma lo sognano solo perchè sono grulli)
lasciate in pace saviano per un po’, non fatevi fare dediche e introduzioni, non strumentalizzatelo, dite le cose coraggiosamente come ha fatto lui, scriuvete come lui, se ne siete capaci, ma per farlo non fatevi mettere prima il suo timbro a dimostrazione che siete doc. Mi sembra sciacallaggio.
geo
Spero che l’editore dell’Abate Faria abbia un buon editor, perché se pure nei suoi manoscrittini scrive *sì* e *lì* senza accento tante volte quanto riesce a fare in un commento di poche righe, c’è proprio bisogno di un buon editor, sì… (appunto, Abate: il sì affermativo vuole l’accento, quello riflessivo no. Ripeta con me, forza! ce la faremo a rendere presentabile il suo prossimo scritto, sono sicuro)
Dai Frank, su, fammi tu da editor, in effetti ne ho bisogno …
Ti ringrazio innanzitutto per aver studiato con attenzione certosina i minimi dettagli del mio povero testo, non merito tanto… grazie di cuore…per questo voglio dedicarti un antico
detto cinese (ambasciator non porta pena): “Quando il saggio indica la luna gli sciocchi gli guardano il dito”. Lo conoscevi? Incredibile…ha migliaia di anni ma sembra fatto apposta per te.
Ed ora stop, devo rispettare il voto di silenzio che la mia regola mi impone. Benedicimus vos.
credo che, possa piacere o meno il contenuto, l’analisi dell’abate sia tutto tranne che uno scritto da domenicale o foglio. ben evidenti, in molti passaggi, tracce di analisi critica di stampo materialistico (si può ancora usare l’aggettivo?).
p.s.
piuttosto che andare alla ricerca di refusi e di sgrammaticature (si rischia, né più né meno, di chiudere il blog), perché qualcuno non prova ad entrare nel merito delle sue argomentazioni? di quelle che contengono elementi per la composizione di un quadro realistico del “problema”, intendo, non di quelle che possono provocare soltanto attacchi d’orticaria…
Com’è difficle rispettare il triplice voto su nazione indiana…grazie filologo per il tuo intervento.
Non pretendo di possedere la verità, cerco solo di mettere sotto gli occhi di tutti la scomoda realtà di una nazione “controllata” capillarmente e di destare un pò di necessario, a mio parere, scetticismo razionalista.
O materialista, come preferisci.
Per l’orticaria, poi, ti garantisco che qui in convento prepariamo delle ottime pomate a base di Cannabis sativa :)))
Perdonami la celia, un saluto.
Quando il saggio indica la luna gli sciocchi gli guardano il dito
ah ah ah ah ah ah
è la citazione più inflazionata dell’intera rete e per di più oggi appare anche stupida perchè, al contrario, oggi tutti guardano solo la luna e ‘un c’è verso di incargli niente altro, e il saggio, se ancora esiste, sarebbe bene che si concentrasse finalmente anche sul dito e la smettesse di volerci far tutti fessi lasciandoci come beoti a guardare la luna mentre ce lo mettono nel ….
…a citazioni sarebbe carino essere meno banali e meno prevedibili, suvvia non esiste solo quel detto ;-)
@ filologo ormai le analisi di stampo materialistico di quel tipo le fanno appunto solo sul domenicale e sul foglio (’un lo sapevi che a destra sono sempre un po’ più indietro? loro al materialismo ci sono arrivati solo ora :-))))
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“Oggi tutto è mutato tranne gli occhi degli osservatori, esperti e meno esperti” Gomorrap. 107
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le prove siamo noi
“le prove siamo noi”
forse, Mia, lasciami almeno il “forse”, quel “noi” è troppo generico. oppure vediamo quanti, qui, possono realmente raccontare cosa significhi nascere, crescere e vivere in un territorio da sempre controllato dalla criminalità, dove anche le forze “progressiste” sono entrate, e non da ieri, nell’ordine di idee della gestione dell’esistente.
qualche sera fa, ascoltavo l’intervista alla giovanissima portavoce dei “ragazzi della Locride”, avresti dovuto sentirla: quello è il mio “noi”, uno dei tanti sommersi nuclei di Resistenza (l’ho scritta apposta con la maiuscola, non è un refuso). dov’è il “popolo” che unanimemente si era stretto intorno alla loro protesta/denuncia? è lo stesso che “pontifica”, anche in rete, solo per il fatto di aver letto il libro di Saviano; o, peggio, è lo stesso che crede che la camorra sia ciò che traspare dai telegiornali o dagli articoli dei giornali. e se Roberto, che in quella devastazione è nato e cresciuto, non avesse scritto il libro? cosa se ne fa dell’incazzatura salottiera, da radicalini chic, chi, in quelle terre, non sa più non solo coltivare una qualsiasi speranza, ma si vede letteralmente sottrarre, giorno dopo giorno, anche l’aria che respira?
ben vengano uno, cento mille libri come “Gomorra”, ma che il tutto abbia un seguito, che si portino nelle scuole: o tra un mese, due mesi, di questo non resterà nemmeno il ricordo: insieme alla solitudine di chi ritornerà per sempre nell’ombra: e all’ignominia di chi ha lasciato cadere un’altra occasione per rompere il cerchio di abbandono che stringe quelle vite.
p.s.
nel paese dove abita mia madre, non c’è un solo negozio che non sia cosa loro. l’amministrazione è nelle mani del fighettismo cialtromargheritesco e di riciclati garofanati: organizzano anche dotti convegni, invitando esperti e cattedratici: proprio mentre sotto i loro occhi la convivenza e la democrazia sostanziale agonizzano: la vita stessa agonizza.
@ filologo , a proposito di negozi. Al padre che in Calabria faceva lo sciopero della fame per il figlio morto ammazzato hanno risposto con degli educativi cartelli sulle saracinesche chiuse di alcuni negozi: i morti si piangono in silenzio. Voleva ovviamente essere un invito. Io , purtroppo, lo leggo come presa d’atto. Ricordate l’anno scorso quando hanno ammazzato Fortunio? Era tutto un “teniamo viva l’attenzione”,”non lasciamoli soli” , lo slogan più bello era “siamo tutti calabresi!”.Infatti…ne hanno riparlato mezza giornata ad un anno dall’omicidio. Hai ragione, vorremmo un seguito. Onestamente, dispero.
@ Weber, sull’accezione corrente del termine eroe : hai espresso , con più efficacia , le mie stesse riflessioni.
A proposito di Fortugno…non penserete mica che il patron delle Asl Calabresi nonchè alto papavero politico sia stato eliminato a causa del suo impegno anti-’ndrangheta???
Avesse mai mostrato o vissuto tale impegno, non sarebbe certo arrivato alla posizione in cui si trovava nel momento, tragico, della sua uccisione.
Mi duole far presente che spesso in Calabria et similia si paga con la vita l’accordo che non si è stati in grado, o non si è voluto, rispettare. Bonis pauca.
P.s. filologo, accade proprio quel che tu descrivi…nelle auliche stanze dibattiti e simposi, cattedratici e sociologi…e fuori si sentono i colpi di pistola dei ninos de rua…
@abate
Tra i “Signor Tenente”, caro Abate, ricorderà senz’altro l’esimio dott. Canale. Tanto per dire uno, eh? Ieri sera, Le segnalo, l’esimio senatore a vita Cossiga ha regalato pillole di gioiosa disinformatjia su Sismi, Sisde e facilones republicones (si parlava di Abu Omar e Nigergate).
@weber
Sul konfortismus che ci viene tanto criticato dagli ‘eroici’ martiri di Allah si potrebbe scrivere parecchio. Ma la sua totale assenza (di eroi) mi puzza un po’ di appiattimentos relativistas postcapitalistas. Ovvero di apologia del menefreghismus.
@teresa (a braccio)
“Cioè i contenuti letti in Gomorra, in merito al linguaggio, alla ricerca, al lavoro d’archivio nel reperimento del materiale, oltre a quello da antropologo e giornalista andato sul campo per vedere coi propri occhi. Ecco, questo credo sia innegabile”.
E’ necessario difendere a spada tratta i diritti d’autore: Saviano o Hirsi Ali liberi di parlare (anche se su Hirsi credo che non avremmo tutti lo stesso unanimismo). Ma sul ‘metodo’ di Saviano a mio parere non è proprio così “innegabile” come luccica… quanto alla sua verificabilità… questa è tutta un’altra storia (di acqua vento e terra, e non mi riferisco agli Earth Wind & Fire). Insomma, non confonderei il piano dell’opera (lingua stile temi) con il piano materiale (la vita quotidiana di un autore).
@dominique
Fortugno. Si chiamava Francesco Fortugno. Vedremo se il nostro governo travicello, tra un’aliquota in più e una riforma in meno, sarà in grado di avere almeno questa di spina dorsale. Spina dorsale culturale.
@geo
ma quant’è aristofreak, ma quant’è cattiva cattivissima, ’sta ragazza che riesce addirittura a entrare in una discussione demenziale e riesce addirittura a mettere i bold nel corpo del testo! Ma che figata, che figata assoluta. Quasi quasi smetto di leggere il foglio e mi do al romanzo pornorosachioccing (nel senso della gallinella dalle ova d’oro).
@abate
ammazzate-o, a’ dotto’, e che te sei cronometrato?
gentili ragazzi del sud, incazzati e costretti a subire geneticamente abusi da secoli, dove diavolo porta questa discussione? davvero credete che questo libro non serva, se non a mitizzare saviano e a far guadagnare mondadori?
come si può uscire dalla merda se non attraverso una volontà individuale?
sono le domande che mi pongo e che vi porgo. e non scaturiscono dall’ingenuità, ma dall’innocenza.
Stanno diventando ripetitivi questi commenti ai post sopra sotto o intorno a saviano. Cambiano magari i nick ma le mosse sono sempre le stesse. E anche gli equivoci.
@abate
Ci siamo, è quello che volevo dire. Sei incazzato, non meno di Saviano o di me. Hai fatto dei nomi, Original Marines, ma hai dimenticato Omonimo, Alcott, Fusaro, ecc. E hai dimeticato il nome della famiglia Colella, centrale del riciclaggio nel campo dell’abbigliamento.
Bravo, sono con te.
Ed essere con te non significa stare contro Roberto.
Ed essere con Roberto non significa stare contro di te o altri.
Cazzo, la lotta sta cominciando, vogliamo litigare tra noi su chi è il più bravo ?
@ georgia.
Avrei fatto pubblicità se avessi scritto titolo, editore e mettici pure autore, in quanto mi firmo bruno esposito qui dentro ma in realtà potrei essere Paolo Rossi ( calciatore o attore, a scelta ). Ho citato la prefazione di Roberto perchè mi ha commosso e perchè è trasmette un’angoscia indicibile. Volevo postarli qui, tanto è bella, ma avrei dato coordinate inquivocabili e allora lascio stare. Proprio perchè non citerei il mio libro qui nemmeno sotto minaccia. Qui massacrano Proust ( per dirne uno ) figurati uno sfigato come me.
Il sito http://www.sosteniamosaviano.net è linkato sulla com di cui sono gestore e ho imposto dittatorialmente la firma a tutti gli iscritti.
Basta per assolvermi ?
sì, Fortugno, chiedo scusa
ma com’è ganzo ’sto roberto, com’è intelligente, informato, esperto, peccato che a senso dell’umorismo … zero (troppo poco aristo- e troppo pacchio-freak)
geo
@temp
be’, in fondo dobbiamo rispondere agli stimoli della redazione. O no?
@Roberto, non credo che sia obbligatorio.
C’è sempre qualcuno che dice io sono più incazzato di te, oppure lui è più incazzato di me, oppure tu lo hai fatto per farti bello, oppure tu sei uno sfigato, io invece l’ho fatto perché sono dalla parte giusta, più giusta, giustissima.
A cosa serva non so.
Almeno in questi termini.
@temp
“conoscerete la verità e la verità vi farà liberi”.
@temp
Ci sono momenti in cui si sente fortemente di stare dalla parte giusta. Questa è una lotta per la sopravvivenza e solo chi non ci sta dentro fino al collo non può sapere quale sia la parte giusta. E’ la vita contro la morte, c’è poco da rimanere incerti. Ognuno esprime la propria rabbia a modo proprio. Esercitare una critica sulle forme espressive, in un momento storico come questo, in una vicenda che coinvolge un intero popolo, mi sembra fuori posto. Resto della mia idea : le parole conserviamole per commentare o criticare i fatti che devono assolutamente venire prima.
@ buongiorno roberto :-)
Stamani sono più buona, ma volevo dirti che i bold non sono una figata ma un insegnamento dell’impareggiabile jan. Ce lo ha insegnato a tutti, si vede che a me interessava e agli altri no ;-).
Perchè dunque vederlo come una forma di snobismo e di secchioneria di lista? Secondo me la rete … fa sbarellare parecchie persone ;-)
E poi la discussione non era (e non è) demenziale come appariva, anzi.
Qui quando vogliono dire qualcosa che gli sta sullo stomaco, per un motivo o per l’altro, si costruiscono un nick e fingono di essere uno dei tanti dementi di passaggio, per questo a loro i dementi di passaggio servono (e se li tengono stretti), per confondere le acque, mentre i non-dementi danno un po’ più fastidio perchè finiranno prima o poi per dire stupiti che l’e-re è senza bond e senza nick.
@ bruno esposito
certo che sei assolto:-), non condanno nessuno, semmai faccio notare le cose che non mi vanno. Sei assolto ma non per le firme imposte (non mi importa nulla della storia delle firme), ma perchè lungi da me l’idea di condannarti.
Però scusa perchè confondi ancora di più le acque?
Vuoi usare un nick? del tutto legittimo, anzi alle volte doveroso, ma allora non sceglierti un nome così realistico ;-). Io ero convinta che tu fossi bruno esposito (poi c’è anche un paolo esposito che fa il sito quindi credevo tu fossi suo fratello gemello;-) se ti fossi chiamato solo bruno era meglio;-).
ora tra l’altro mi hai pure incuriosito molto sulla mini-introduzione in pillole di saviano.
Mi stai dicendo che ora invece di prendere una frase riassuntiva dalla introduzione da mettere sulla fascetta pubblicitaria ci si mette addittura tutta l’introduzione?
Beh un tempo le introduzioni erano interne al libro, veri e propri saggi, da cui si prendevano estratti riassuntivi che si mettevano in evidenza nei prière d’insérer, che poi sono andari a rifinire nei risvolti di copertina, o bandelle ( i moderni prière d’insérer), poi i risvolti sono diventati LORO l’unica introduzione (spesso anonima come spesso hanno fatto calvino e vittorini).
Poi i riassunti si sono ulteriormente concentrati e sono finiti, come slogan, nella fascetta promozionale esterna, ora vuoi dirmi che anche questi slogan non sono più primizie, ma addirittura l’intera introduzione?
Già da tempo la fascetta era entrata a pieno titolo a far parte del testo, o, più spesso, paratesto (per iniziativa dell’autore stesso), ma che sostituisca l’intera introduzione mi sembra una cosa interessante (sul serio)
Interessante, veramente interessante: in senso negativo perchè penso che il contenuto dello spot sia del tutto secondario e che conti ormai solo la firma (se è firma che vende e da visibilità) e in questo caso nulla di nuovo sarebbe una specie di americanata, chiamata blurb.
Interessante in senso positivo perche riduce la critica introduttiva a pillole sintetiche (che potrebbe essere inserita nel generale processo riduttivo del fenomeno espressivo: sms, e-mail, post, commenti) e anche perchè porterebbe a termine la tendenza di finesecolo di portare tutto il paratesto all’esterno del libro (copertina e annessi). Il prossimo passo sarà di esternizzare l’intero romanzo, o saggio, sulla strisciolina (magari non più mobile ma solo stampata sulla copertina) e dentro il “libro” una sfilza di pubblcità a pagamento, numeri ISBN e codici a barra nagnetica che magari, chissà, serviranno per sapere dove sei e intercettarti ;-)
Dai esposito non ce l’ho con te, lo so che fanno tutti così, e non è neppure da criticare troppo, anzi è solo da esaminare e trarne le conseguenze (positive e negative), la vita nostra di oggi è questo.
Però critico il sistema che fa veramente schifo.
geo
@geo
Non ho capito una mazza di ciò che mi hai detto. Mi chiamo davvero Bruno Esposito, questa è l’unica cosa che posso risponderti.
E mettiamoci anche Coconuda tra le catene che fanno capo a chi sappiamo…e magari apriamo anche un dibattito sui neomelodici e chi ne tragga utili, oppure su chi sia proprietario del 90% delle attività commerciali di Milano - zona fiere… ma appunto, Bruno, questa non è una gara a chi si incazza di più o a chi mostra di saperla più lunga.
Con buona pace di temperanza, quel che davvero trovo intollerabile non è certo la scelta stilistica o contenutistica di uno scrittore che ha affrontato il tema camorra…
è invece intollerabile che detto scrittore, o la sua casa editrice che dir si voglia o i movimenti politici a cui è contiguo montino su un caso nazionale fondato su implausibili minacce di morte da parte della criminalità (perchè implausibili l’ho scritto supra fino alla nausea e non vorrei ripetermi) al solo scopo di promuoverlo come un incredibile e pericolosissimo scoop ed aumentarne all’infinito la tiratura.
E’ intollerabile che persone senzienti ed alfabetizzate scoprano tramite “Gomorra” come intere province d’Italia siano sotto il controllo stringente ed efferatissimo della criminalità, che con quei soldini compra poi il bar sotto casa loro.
E’ intollerabile la censura operata ai più vari livelli nei confronti di chiunque cerchi di fare seria informazione, rischiando di suo pur di offrire un quadro veritiero e trarne le logiche, inevitabili conclusioni (come ho già detto altrove, questo è ciò che manca al libro di Saviano e ciò che, a mio giudizio, ne ha reso possibile la pubblicazione in pompa magna).
E’ intollerabile come la buona, brava borghesia del paese e l’intellighenzja che ne è figlia continuino a non voler vedere negli ultimi 50 anni di vita pubblica, privata, economica, sociale del paese una manna per chiunque abbia scelto l’illegalità e la violenza (please, controllate i numeri relativi all’efficacia della repressione giudiziaria…si parla dell’80%, 90% di reati contro la persona ed il patrimonio rimasti impuniti ogni anno) e come continuino a far finta di nulla, bevendosi le veline di regime che dicono “tutto va bene”, riempendosi la bocca con espressioni del tipo “E’ una minoranza”, “Voi non potete condannare un’intera città”, “la società civile è sana e pronta a manifestare”, pur di rimanere abbarbicati ai loro meschini privilegi o velleità moderniste, emuli dei racconti buzzatiani mentre tutto intorno a loro si degrada e si tinge di rosso.
Tante altre cose sarebbero intollerabili, incluso il commento “questo libro mi ha rovinato la vita”, autoelevazione al ruolo di martire… che manco Salman Rushdie… ma lascio stare.
Aggiungo solo questo. E’ più facile che un meridionale comprenda quel che intendo dire, ma solo per il momento.
L’assenza di meritocrazia e l’elefantiasi del servilismo stanno davvero erodendo la società italiana alla base, rendendola anche molto meno competitiva in termini di produzione ed investimenti. Inclusa piccola e media industria settentrionale.
Nel mentre, con un sud come quello descritto da Saviano ed una pletorica immigrazione nordafricana e slava alle porte, cosa pensate che saranno nel giro di 10 anni Modena, Brescia, Padova, per non dire Milano o Torino? Il cubo di quel che già sono ora.
Senza risorse, ahimè, non si può gestire nessuna multiculturalità ed amalgamare alcunchè.
Ma questa è un’altra storia.
Vale ete ego.
i fatti venire prima?
mmmmmm facile a dirsi, molto facile, un po’ meno facile a crederci …
Spesso i fatti se non li descrivi, li commenti, li critichi, li condanni, li apprezzi … proprio non esistono, spesso esistono perchè li hai nominati.
Cioè esistono eccome (naturalmente) ma nessuno li sa vedere manco se glieli metti sotto gli occhi :-).
Il saper vedere è un fatto culturale, gli eschimesi conoscono una barcata di sfumature di grigio (e la lingua li nomina) noi solo una. Gli arabi conoscono e descrivono moltissimi tramonti (e li nominano in maniera diversa) noi diciamo tramonto (che tra l’altro è una parola bruttina) e stop e … conosciamo meno i tramonti.
per non parlare del celeste che nella lingua inglese si differenzia per un chiaro o scuro, mentre nel mediterraneo conosce splendide parole che lo suddividono lo conoscono e lo esprimono.
Non credo ai fatti se non li nomini e non li racconti.
Certo ti ammazzano, ma morire non è conoscere (a meno che …. ma nessuno ce lo ha mai raccontato;-)
geo
@bruno esposito
ma allora se sei bruno esposito scusa perchè hai detto che non hai fatto pubblcità al tuo libro perchè NON sei esposito e potresti essere chiunque?
sono io a non capirti ora;-)
AbatediTeheleme
E’ intollerabile che persone senzienti ed alfabetizzate scoprano tramite “Gomorra” come intere province d’Italia siano sotto il controllo stringente ed efferatissimo della criminalità, che con quei soldini compra poi il bar sotto casa loro.
Georgia
Lascia perdere AbatediTeheleme quello lo sapevamo tutti e c”era già una caterva di letteratura (buona e pessima) sopra.
Però se dici questo vuol dire che non hai mai letto il libro e che sei rimasto ad uno stadio pre-gomorra (qui sta secondo me la grandezza del libro).
Quando è uscito gomorra io NON l’ho comprato subito, ero infastidita dall’uscita di un altro saggio su camorra o mafia. proprio non ne potevo più. poi però l’ho comprato perchè avevo notato, intravisto, l’originalità di comprensione e visione di saviano, la sua capacità di essere in punti da dove si vedeva chiaro, quello che io non vedevo.
Dammi retta AbatediTeheleme, leggi il libro ;-)
geo
@geo
Ok, prima di morire ammazzato avrò la soddisfazione di capire con chiarezza perchè sto morendo.
@abate
Ripeto, non sono d’accordo su Saviano e Gomorra, dici delle cose di cui potresti pentirti amaramente, dovesse succedere qualcosa di brutto. Ma la tua rabbia è preziosa per tutti.
Il resto del tuo intervento è condivisibile dalla prima all’ultima riga e quello che pensi di Gomorra passa in secondo piano. Anche se, devo farti notare, dici in altre parole quello che Roberto ha scritto nel suo libro.
Io direi che non è il caso di lasciarti predendere dalla sconforto che trapela fra le righe. Io direi di non puntare troppo in alto e non chiedere di cambiare il mondo in un paio di settimane.
Io direi che siamo già a buon punto, che dobbiamo solo incanalare le energie e la rabbia nel modo giusto, cercare una strada che non ci divida troppo e che faccia capire alla gente che è veramente arrivata l’ora di scegliere da che parte stare. Sapessi come e dove fare questo non starei qui ad ammorbare la gente con le mie parole. Però stare zitti nemmeno serve e serve ancora meno cincischiare sulle forme e sull’estetica.
Io direi di lasciare da parte, vista l’emergenza, i punti di vista, lo sguardo critico, l’analisi della forma e concentrarci sul da farsi.
Tu e io abbiamo fatto dei nomi che finora nessuno aveva mai fatto, per timore di finire nel provincialismo. Per la prima volta tu e io abbiamo indicato la base camorristica che si occupa di riciclaggio di denaro e investimenti nei mercati nell’area metropolitana di Napoli.
Tu e io siamo noi, due. Fino a ieri eravamo uno.
Se il quadro dipinto da Saviano è almeno “grossomodo” corretto - circostanza che non mi sembra essere stata messa seriamente in questione (la critica più convincente, quella di Niccolò La Rocca, invocava una maggiore attenzione su altri aspetti, ma non negava nella sostanza quelli considerati da Saviano) allora dovremmo stare un po’ attenti anche al lodare smisuratamente (e in tal modo invocare) il “coraggio”, soprattutto da parte di giovani incoscienti. In una società nella quale deleghiamo totalmente allo Stato l’uso delle armi e della violenza, è ovvio che il singolo individuo si trova completamente nudo, assolutamente inerme di fronte ad un simile potere, feroce, astuto, determinato ed in larga misura “impunito”. E’ chiaro che quell’atteggiamento che potrebbe andare bene per uno scrittore, o intellettuale, in quanto persona “eccezionale”, che mira ad una sopravvivenza che va aldilà di quella fisica (e che può in tal modo contemplare il martirio fra le proprie opzioni esistenziali) e per la quale è comunque possibile mobilitarsi, chiedere una scorta, preservandola in tal modo dalle rappresaglie, non può essere proposto per la persona “normale”, che normalmente si difende attraverso la numerosità (cioé la relativa “invisibilità” che questa garantisce) persino quando viene mandata a fare la guerra. Quindi, finché le “prese di posizione” rimangono innocue, pittoresche, edificanti, si possono operare senza rischiare sostanzialmente nulla, ma nel momento in cui andassero davvero ad “incidere” certe carni, credo che la situazione si farebbe spinosa: chi potrebbe mai difendere uno qualsiasi, preso a caso, dei giovani coraggiosi che avessimo indotto a farsi scriteriatamente notare? Se il contropotere camorristico (e mafioso) è così “strutturale”, come il libro di Saviano potentemente suggerisce, da riformarsi prontamente dopo qualsiasi intervento dello Stato, a che vale una rivolta individuale, se non a produrre qualche eccitante racconto? Penso che affinché le cose cambino dovrà variare, più o meno drammaticamente, qualche “parametro” più fondamentale. Solo per fare un esempio paradossale, se anche la gente “onesta” (che tradizionalmente in Italia si vuole pecora) venisse messa in grado di armarsi legalmente, come negli USA, si dovrebbero certamente formare dei diversi equilibri. Non dico migliori, dico diversi.
@geo
Fai finta, per favore, di non aver mai letto quel rigo di autocitazione. Potessi o sapessi farlo lo cancellerei subito.
Scusa.
Georgia:
Il saper vedere è un fatto culturale, gli eschimesi conoscono una barcata di sfumature di grigio (e la lingua li nomina) noi solo una. Gli arabi conoscono e descrivono moltissimi tramonti (e li nominano in maniera diversa) noi diciamo tramonto (che tra l’altro è una parola bruttina) e stop e … conosciamo meno i tramonti.
per non parlare del celeste che nella lingua inglese si differenzia per un chiaro o scuro, mentre nel mediterraneo conosce splendide parole che lo suddividono lo conoscono e lo esprimono.
- Hai notato per caso, Georgia, che gli esquimesi vivono tra i ghiacci, gli arabi vivono in medio ed estremo ORIENTE e nel mediterraneo c’è un sacco di mare e di cielo senza nubi?
Questi sono fatti o cosa?
Queste popolazioni li sanno vedere perchè li hanno o li hanno perchè li sanno vedere? Io direi la prima (senza con questo voler esaurire il complesso rapporto significante-significato)…e poichè li hanno, trovano il modo di esprimere tale varietà attraverso il linguaggio.
Georgia, concentrati sui blurbs e lascia stare la semiologia.
P.s. Ho letto il libro, Georgia. La presunzione di malafede che nutri nei miei confronti sarebbe imperdonabile, non fossi tu una donna :)))
Essendo tu una donna, ti do una possibilità di riscattarti: spiegami “l’originalità di comprensione e visione di Saviano, la sua capacità di essere in punti da dove si vedeva chiaro, quello che io non vedevo”.
Cioè dimmi cosa hai trovato di così originale in Saviano, in termini comprensibili al mio mediocre cervello di maschio sciovinista.
Vale et.
E’ vero, Bruno. Hai ragione…Speriamo, e non certo per desiderio di fama, che qualcuno qui abbia capito che è davvero la prima volta, in assoluto…e che solo mettendo insieme quei pochi che hanno testa e coraggio potremmo, lentamente, mutare la rotta del transatlantico diretto verso l’iceberg.
Ma non credi sia il caso, in tali circostanze, di pensare più ad un agire politico che letterario? La penna comincia a sembrarmi insufficiente…che ne pensi?
non scusarti bruno, non bisogna mai scusarsi delle cose che si dicono sinceramente e in buona fede.
Io non ero d’accordo con te? ti ho aggredito? non vuol dire nulla, assolutamente nulla.
Ti ho frainteso? bene!, Ti sei chiarito.
Anzi hai fatto nascere una discussione interessante (che non capitava da parecchio) e che ha portato fuori dalla sua tana persino wovoka (solo questo sarebbe meritevole).
Ehi bruno quando uscirà il tuo libro (e tutto sarà molto più calmo) segnalalo a tutti (te lo sei meritato), io personalmente ormai sono curiosa di leggerlo;-)
geo
Cioè dimmi cosa hai trovato di così originale in Saviano, in termini comprensibili al mio mediocre cervello di maschio sciovinista.
se hai letto con attenzione il libro lo capisci da solo, se invece non l’hai capito … mi dispiace, non credo proprio di poterti illuminare io, non ne ho i mezzi: non si può spiegare l’oceano ad una rana, soprattutto se non si conosce il linguaggio e la psicologia cognitiva delle rane (e per giunta scioviniste) per … almeno tentarci ;-)
georgia
Georgia, Immaginavo mi avresti propinato una tautologia dantesca … “intender no la può chi non la prova…” .
E va beh, meno male ch’avete almeno intelletto d’amore e ci conducete verso gli empirei… :)))
Beh vado a finire il babà glassato e poi un bel pò di Corea del Nord… buon pomeriggio indiani .)
partono spacconi e finiscono sciacquini
Abate,
hai qualcosa da dire? Dillo. Scrivimi un pezzo con nomi e cognomi, mi faccio volentieri carico di pubblicarlo su NI. (mia email: giannibiondillo@hotmail.com)
Però, direi, basta col: ma insomma, Saviano non dice nulla di nuovo. Sono cose che io so da anni.
Per centinaia di migliaia di persone, quello che Roberto ha detto è nuovo. Colpa loro? Forse. Colpa di un sistema dell’informazione che l’ha volutamente occultato? Forse.
ORA non ha più importanza. Ora c’è da tirarsi su le maniche TUTTI.
Ci dai una mano? Sì? No? La smettimano di tetrapilectomizzare l’universo e iniziamo a spaccare culi ai passeri?
Il tutto detto, ovviamente, con calma e senza acredine alcuna.
ragazzi una domanda che non c’entra nulla col dibattito, ma che lavoro fate?c’è una concentrazione di bloggeristi dalle 13 alle 14 impressionante. ma il pranzo domenicale?
ps: giusto per stemperare le polemiche sterili che hanno animato il blog di questo pomeriggio….
Abate dice “Con buona pace di temperanza, quel che davvero trovo intollerabile non è certo la scelta stilistica o contenutistica di uno scrittore che ha affrontato il tema camorra…”
bruno esposito dice: ” @Temperanza …Ognuno esprime la propria rabbia a modo proprio. Esercitare una critica sulle forme espressive, in un momento storico come questo, in una vicenda che coinvolge un intero popolo, mi sembra fuori posto.Resto della mia idea : le parole conserviamole per commentare o criticare i fatti che devono assolutamente venire prima. ”
Ma di cosa parlate, ma che mi importa delle “forme espressive” dei commentatori, mi riferisco a quello che dicono, alla ciccia che il convento della riflessione su blog passa, inutilmente uguale a se stessa, da qualche mese a questa parte, non al piatto su cui viene servita.
Se vi leggete così anche tra di voi l’unico consiglio che vi posso dare è di rileggervi meglio, magari alla fine scoprirete che siete persino d’accordo. Io per ora vedo punzecchiature e litigi.
simpatico biondillo, tu sai che telemaco qui sopra è lui, saviano? spero che ti sbagli
è bella questa sequella degli equivoci
Era la notte e non si vedea lume
Abate tutto quel che vuoi. Ti fa schifo Saviano, l’Italia, questo sito, l’intellighenzia. Ma IMPLAUSIBILI MINACCE DI MORTE è intollerabile. Ripeto un concetto già espresso altrove. Una scorta fissa di corrispondente alla valutazione di rischio quattro, non viene concessa dalla magistratura di questo stato se non sulla valutazione di un rischio forte e reale. E gettare dubbi su questo, è nei fatti tipicamente mafioso…
e non capire un cazzo è nei fatti diabolico
scusate: c’è un “di” di troppo: “scorta fissa corrispondente”…
E colgo l’occasione per tranquillizare uscocco. Non c’è niente di diabolico nel non capire un cazzo, la madre degli imbecilli è sempre incinta…
ho la colpa non solo di fare poco contro la camorra (mi arrangio contro il clientelismo irpino), ma di non aver letto ancora il libro interamente (solo sfogliato, si aspetta la ristampa in libreria). conosco però saviano, e so due cose: che il coraggio (o anche la paura) fa la sostanza di un libro più che la forma o la veste editoriale, che di questo (accorto) coraggio c’è bisogno più che di storielle endorfiniche, non solo perchè la camorra delinque, ma perchè ciò che va latitando progressivamente in occidente è la “nobiltà”, e la bellezza del gesto, a maggior ragione quello della scrittura. so che inoltre roberto, checchè ne dica abate, si tiene lontano da quella pericolosissima forma di mitologia e di spettacolarizzazione del crimine (in cui cade ahimè anche santoro, ad esempio) attraverso cui l’ignobile ideologia del potere e del successo riesce ad appropriarsi, a ricondurre a sé e assimilare, anche l’atto che la denuncia. saviano ha innanzitutto il coraggio di essere sprezzante, di opporre un valore a un (dis)valore.
Non mi pare che Santoro cada nella spettacolarizzazione del crimine (l’ultima puntata sulla Calabria è stata potentissima).
ripeto il mio punto di vista riferito ad abatedithélème: partono spacconi e finiscono leccaculo, chiaro?
per questa redazione non ho che parole d’amore
@ la rocca
ho visto la puntata della calabria - bella. in quella precedente sulla sicilia, era innegabile quel tono da scoop, quella tipica mitizzazione del Nuovo Vero Capo della Cupola (matteo messina denaro) - la creazione di un’aura di mistero e carisma da genio del male che suppongo mandi in brodo di giuggiole qualsiasi mafioso o aspirante tale, oltre che le sue amanti. e nella società dello spettacolo, sta’ certo che crea più mafiosi questa forma di mitologia che quella del denaro (conobbi curcio, non mi sembrò avere la (mala) tempra del leader. ne parlai a un amico ex prima linea. curcio era un compagno fra i compagni, mi disse. poi, dopo che i media ne costruirono il personaggio, divenne effettivamente un leader…se va così perfino fra i brigatisti …)
@abate ( e altri )
Ci siamo. Io sono d’accordo con gli altri che ti danno addosso per quello che hai scritto su Saviano ma gli altri non hanno compreso bene quanto sia prezioso in questo momento un uomo arrabbiato. Abbiamo tempo per capirci su Gomorra e confrontarci. L’importante è che lo spirito sia quello giusto. Siamo in guerra, nessuno può pensare di tirarsi indietro con scuse poco comprensibili.
E non ti preoccupare di quello che possono pensare gli altri. Già alcune settimane fa, prorpio in Nazione Indiana, ho pubblicato gli stessi nomi che hai fatto tu e che io ho ripreso. Quando ho visto uno che faceva lo stesso ho capito che è questa la strada da seguire. Le teste pensanti ci sono, si tratta solo di metterle insieme. “Solo” ? Mentre scrivo mi accorgo di quanto sia difficile.
@temp
Forse non ti ho capito, mi capita spesso. Ti chiedo scusa.
> che ha portato fuori dalla sua tana persino wovoka (solo questo sarebbe meritevole)
Grazie Georgia, molto gentile :-)
Stasera mi rileggo “la tana” di Kafka.
Difficile leggere tutti i post. Chiedo venia.
Tuttavia mi permetto di aggiungere qualche sassolino alla discussione.
Ho letto Gomorra prima dell’estate. Mi ha colpito e lasciato pieno di interrogativi. L’autorevolezza con cui Saviano afferma le cose che scrive è stato senz’altro un elemento con cui mi sono dovuto confrontare. Tutta una serie di riflessioni attenenti all’ordine morale ed etico di questa nazione credo siano sorti nell’animo di tutti coloro che hanno letto il libro: evviva! Ce n’è sempre bisogno.
Altro elemento è il genere letterario cui ricondurre Gomorra, ma qui forse si entra nell’ambito di quelle seghe mentali che alla fin fine sono roba_da_espertoni. Personalmente sono stato ingurgitato dalla frenesia del porto di Napoli descritto nel primo capitolo: letterariamente il momento più coinvolgente, propriamente, travolgente del libro.
All’ultima pagina ho dovuto tirare le fila di dubbi e interrogativi. Me ne esco con queste considerazioni: i miei banali sassolini.
- Gomorra non dice cose nuove. Economia e camorra… il sistema…Non per sminuire l’opera, ma non mi sembra di trovarci denunce che già non fossero poste nelle adeguate sedi istituzionali (confidando nella capacità e volontà delle medesime di agire opportunamente - qui non è il libro che mi istilla il dubbio!).
- Gomorra dice le cose in modo nuovo. Forza della letteratura! La serie di visuali fornite sul sistema. Il fenomeno delle donne guardie del corpo vestite come in Kill Bill. La visione dei tossici/cavie per testare i tagli di eroina o quant’altro. Una serie di immagini capaci di far passare dal sorriso (spero di non essere frainteso) non per la rappresentazione, ma per l’oggettività della medesima, al disgusto fisico del degrado, più che umano, disumano. Per non dire dei rifiuti che di cui sono riepiene certe campagne.
Concludo.
Non ho bisogno di martiri. Ho bisogno di scrittori che come Saviano sappiano muovere al dubbio. E che magari non mi dicano cose nuove, ma me le sappiano dire con la forza di un esperienza vissuta, ingoiata, mal digerita e vomitata.
Tutta la mia solidarietà a lui.
Un ultimo gesto, più che polemico, di accomodante comprensione: una pacca sulla spalla di incoraggiamento a chi pensa che le minacce siano state una studiata mossa di marketing.
Gomorra è come un viaggio. Tu sai che stai andando in un posto lontano, conosci a grandi linee il tema, come la città che andrai a visitare, ma non i dettagli. Ti fai un programma nella tua mente, un itinerario. La curiosità si mischia ad una tua prefigurazione mentale. Poi inizi a visitare la città e capisci che è diversa, giri un angolo e scopri cose che non ti aspetti. Leggi della sua storia e capisci dove sono le sue radici.
Gomorra è così, ti aspetti il solito libro sulla camorra e invece scopri cose nuove. Incontri Napoli, incontri i giovani, incontri i disperati, incontri gli emarginati, incontri i tossici, incontri gli arroganti, i criminali, gli affaristi, gli usurai. I loro volti, i loro pensieri, le loro speranze infrante, i loro ripudi. Gomorra parla di persone, vittime e carnefici, racconta nel dettaglio la loro storia che si intreccia in qualche modo con quella della più grande organizzazione criminale della terra. E scopri che non è solo criminale, la camorra, ma che è un’enorme sistema economico, che ha già conquistato il mondo. Affari cammoristici sono da anni in Cina, in Russia, in tutti i paesi dell’ex Europa dell’Est, in Sud America e ovviamente negli Stati Uniti. Scopri che tutto, è sotto il controllo della camorra a Napoli così come in Italia: dall’abbigliamento all’alimentare, dall’edilizia allo smaltimento dei rifiuti tossici, dal traffico di armi alla prostituzione.
E poi c’è la droga, che fa di Scampia, quartiere a Nord di Napoli, la più grande piazza di traffico di droga d’Europa e tra le prime del mondo. Da qui passa la droga che annienterà il cervello dei ragazzi del nord europa, di qui passa la droga che annienterà le vene degli adolescenti dei sobborghi di Chicago. Scampia centro del mondo.
E poi incontri lo scrittore Roberto Saviano, e con lui il giornalista, il documentarista, il vespista, il ragazzo Roberto Saviano che con passione, tenacia, scrupolo racconta i dettagli di questa storia che condiziona le nostre storie. Il linguaggio è familiare, la costruzione del racconto intrigante. Non racconta cose nuove, Roberto. Racconta fatti, fatti documentati e custoditi nei faldoni dei tribunali di mezza Italia, fatti documentati e provati, fatti compiuti da persone con un nome e un cognome e che per quei fatti sono stati giudicati e, quasi sempre, condannati. E la cosa interessante sta in questo: che questi fatti sono finalmente raccontati, come un’unica grande storia, come un unico grande racconto. Per anni sopiti e nascosti, quasi a marcire, in attesa di un ragazzo come tanti che però a differenza di tanti ha trovato la forza dentro di sé per raccontarli.
“Un fissato strabico”, ha detto di lui chi la camorra e le ingiustizie dovrebbe combatterle tutti i giorni e invece non lo fa (perchè il sindaco iervolino non sta facendo nulla, nulla!). Invece di solidarietà e plausi, Saviano si trova addosso indifferenza e addirittura contrasti da chi dovrebbe difenderlo. E dovrebbe farlo in nome di una città che ha oramai intrapreso un pericoloso percorso di degrado ma che preserva ancora forte un’enorme voglia di riscatto.
Napoli non ha bisogno di nascondersi, Napoli può essere raccontata anche nei suoi lati oscuri che forse possono aiutarla a migliorarla.
Meglio un fissato strabico, ma cento volte, che un sindaco miope.
Biondillo è sempre il n.1 … ha ragione: questo abate è insopportabile, mai letto tanti «io» così prepotentemente attraenti per altrettanti «chissenefrega».
L’aspetto che più mi affascina è che le parti migliori dei suoi post ricordano le parti (ovviamente non le migliori) di Gomorra. Se lasciassimo abate scrivere centinaia di pagine su quel che sa lui del sud, della camorra… scriverebbe un altro Gomorra. E a quel punto, immagino, il libro andrebbe benissimo…
È sconfortante dover leggere, ancora oggi, per la miliardesima volta su N.I. (come capita su Vibrisse, Lipperatura e altri..) la trita polemica «Altolà! Chi vende?!». Ricordo sempre - è il mio pallino, il mio studio di una vita: per trovare il modo di perdonarmi chiedete a Andrea Raos - Horcynus Orca e Stefano D’Arrigo: anche in quel 1975 ci si scannò, senza prendersi minimamente la briga di leggerlo quel libro straordinario, sugli anedotti della sua vita reclusa, sui benefits di Arnoldo Mondadori, sulla contraddizione tra le ambizioni olimpiche del testo e quelle molto più terrene espresse dal lancio editoriale deciso a Segrate…(«seconda edizione, 50 mila copie, questo messaggio viene pubblicato in contemporanea anche su «Le Monde», eccetera…).
Son passati 30 anni e non ci siamo spostati di un millimetro. Le stesse malcelate invidie, le frustrazioni, l’incapacità di accogliere l’avventura del testo e il portato umano (ineluttabilmente contradditorio) del suo autore senza sovraccaricarlo del proprio.
E così, oggi, scopriamo che Horcynus Orca è un grande libro, D’Arrigo un gigante… e quella società letteraria (editori, recensori, opinion leader, lettori e testimoni privilegiati, accademici…) piccola piccola, mafiosetta, tristemente arroccata.
Questa è il destino di quelli come abate: essere alfine dimenticato, perdersi nel magma delle “ultime parole famose” (leggere anche: figure di m.) che desteranno l’interesse soltanto di qualche tesista che tra vent’anni, riepilogando il caso Gomorra, dedicherà una (stanca e probabilmente parzialissima) rassegna stampa della “galleria degli orrori critici” di cui siamo stati capaci. Di cui siamo sempre stati capaci.
ARJUNA, hai scelto un nick davvero nobile e spirituale…forse è questo che ti rende così difficile accettare concettualmente, all’interno della tua personale lettura del mondo, il livello OGGETTIVO di corruzione morale, intellettuale, istituzionale che ha diabolicamente pervaso la nostra Italia e che coinvolge ogni plesso della nazione…che ne basterebbe uno, uno soltanto anche parzialmente integro e libero per determinare nel resto cambiamento e redenzione.
“IMPLAUSIBILI MINACCE DI MORTE” dici sia inaccettabile perchè : “Una scorta fissa di corrispondente alla valutazione di rischio quattro, non viene concessa dalla magistratura di questo stato se non sulla valutazione di un rischio forte e reale. E gettare dubbi su questo, è nei fatti tipicamente mafioso.”
E cosa, di grazia, ti rende apoditticamente certo della responsabilità e della sincerità valutazionale della magistratura?
Per caso la vicenda Angelo Izzo, infame di questura utilizzato più e più volte da mezza procura italiana per accusare chiunque, trovato in permesso premio con un altro pregiudicato e due minorenni che avrebbe dovuto rieducare (LUI!) in stanza d’albero, incriminato da Falcone (vero magistrato, vero martire…) dopo 27 minuti di conversazione per falsa testimonianza e invece ascoltato per anni e creduto da tutti, finito poi ad uccidere due donne, moglie e figlia di un suo ex compagno di cella ed a tutt’oggi intestatario di beni di mafia?
Oppure il caso Enzo Tortora, detenuto per anni su indizi così fragili ed inconsistenti da far terrore, al solo scopo di infangare il laico che aveva osato divenire più famoso del chierico Baudo?
Oppure lo straordinario rating del 90% di reati contro il patrimonio e la persona sempre e comunque impuniti (l’ho già scritto)?
Oppure le dichiarazioni di Romano Prodi sulla detenzione Moro, verbalizzate come emanazioni di un ectoplasma, udite dal professore durante una seduta spiritica?
Forse il caso Emilio Colombo ed i suoi etti di coca, possesso personale per dipendenza-malattia, mentre il pusher di pollaio si predne anni per “20 grammi già confezionati e pronti alla vendita”?
Sarà la giustizia sportiva, gestita da magistrati ordinari in doppio ruolo fino a calciopoli (con finale cooptazione nel CSM del giudice più coinvolto, giusto in tempo per conferirgli l’immunità), capaci di produrre la vicenda acquacetosa?
Oppure le piccole cause della tua famiglia, che durano 10 anni almeno, tra periti corrotti, assenza di verbalizzanti, sentenze zeppe di incongruenze e fanno felici solo gli avvocati?
E la tua fiducia nelle forze dell’ordine si fonda sul trattamento dell’anarchico Pinelli, i fatti di Genova, il servilismo dello sbirro medio nei confronti del potente “insospettabile”, sui caramba a fare sopralluoghi a casa della Franzoni due mesi dopo l’evento, sul rispetto della privacy mostrato nei milioni di intercettazioni abusive oppure sul ritrovamento del diario di Moro dietro un termosifone, nello stesso luogo in cui era detenuto e si erano svolte decine di perquise?
(vi piace il linguaggio gaddiano? Perquise, sbrirri, infame di questura, caramba, miei cari esteti? Vi da dei brividi…il “vespista” Saviano lo gradirebbe tra un blurb e l’altro?).
Credete che a me non farebbe piacere aver fiducia, invece che star qui a sbraitare nichilisticamente?
Pensate che queste idee, questi sospetti me li abbia inculcati un mafioso?
Credete davvero che io sia felice di pensare possibile un tale orrendo marketing letterario, presupponente un’agghiacciante commistione mediatica-politca-giudiziaria?
Eppure quel che in questi anni ho visto con i miei occhi, letto e dedotto mi induce a ritenerlo realistico.
Caro BIONDILLO, questa fiducia nel nostro stato-istituzione è ormai, a mio giudizio, assai più pericolosa della sfiducia, ed è il vero l’oggetto della mia polemica. Perchè frutto di una visione preconcetta che non regge in alcun modo ad un esame razionale e non prevenuto.
Mi rendo conto di quanto ciò sia indigeribile, ma tu dovresti capire come sia difficile e spinoso argomentare la mia tesi nel modo che tu chiedi…eppure non per questo mi tiro indietro, anzi accetto volentieri la tua offerta.
Quando avrò terminato la mia analisi mensile della politica internazionale, che non faccio più per piacere ma perchè ho degli impegni da mantenere, visto che ogni giorno porta un ulteriore passo verso il conflitto mondiale, priorità sarà per me inviarti il pezzo che chiedi ed hai preso l’impegno di pubblicare.
Nel frattempo, se ti va, ti manderei un lungo articolo scritto tempo fa, ma abbastanza attuale, che scatenò vera censura sui due quotidiani che lo pubblicavano, finendo per esser interrotto in un caso alla seconda, in un caso alla terza uscita sulle 5 previste.
Senza spiegazioni ufficiali e con una, precisa, ufficiosa.
Questo giusto per chiudere il capitolo aperto da Dorino, che mi da prima dello spaccone e poi del leccaculo.
Vale et ego.
MARCO, te lo dico da mafioso, per dar soddisfazione ad Arjuna: si nu’ babbo, nu ‘ngiann … ma cu mminchia c’entra Horcynus Orca??
Per caso D’Arrigo sostenne di esser stato minacciato di morte dai cetacei ed ottenne di regatare scortato dalle motovedette??
Ma lo volete capire si o no che quello che ha scatenato il mio sdegno è essenzialmente la, a mio vedere falsa, denuncia di minacce; la conseguentemente abusiva attribuzione di una scorta - quella che non aveva Biagi, ad esempio, eppure la bramava, giustamente, e c’erano persino report del sismi in proposito; il derivante automatismo scattato nelle menti che l’autore sia “venuto a miracol mostrare”, quale Prometeo dei nostri giorni?
Secondo me Saviano non è Prometeo e non è stato minacciato o se lo è stato ciò fa parte di un gioco che potrebbe persino trascenderlo….anche se “Sto libro mi ha rovinato la vita” non ci voleva proprio.
Alla Camorra, che lui per primo descrive e bene, non gliene sbatte nulla dei pochi letterati che in sto’ paese analfabeta sapranno del libro e lo leggeranno.
Gliene sbatte se giri coi ciclostile a scrivere chi sono i boss e che fanno, al limite. Perchè costringi la pula ad agire.
Gliene sbatte di più se insegni a leggere ed a scrivere ai merdilli (i.e. ragazzini sbandati di quartiere, che a sei anni sanno già sparare) o se trovi lavoro ai più grandi. Perchè mini il loro potere. Capito???
In quel caso saresti minacciato di sfuggita, poi la tua auto sarebbe data alle fiamme, poi pestato seriamente, poi di nuovo minacciato ed infine accoppato. Altro che scorta.
Saviano ha scritto un buon libro e chi lo legge ne sa di più di prima, anzi…pur nella sua episodicità, lascia una traccia duratura e spinge a meditare… siamo più ricchi grazie a lui, ma non è questo che fa male alla Camorra.
Un testo che dicesse quel che abbiam detto io e Bruno supra, e tanto altro, non lo pubblicherebbe mai Mondadori.
E non lo dico per fare l’erore della minchia, perchè non lo sono. Che nemmeno io sto a Secondigliano ad insegnare l’ABC.
Lo dico perchè è la realtà che tutti potete costatare. anche senza bisogno di me. E questo mi fa incazzare ancora di più :)))
Grazie a tutti per l’attenzione, al di là delle opinioni personali spero che tutto ciò sia stato proficuo e che ci siam capiti., almeno alla fine.
Io mi fermo qui, che davvero ho finito per esser di noia a me stesso.
Vale et ego.
Sei disgustato e tormentato, ti credo e condivido. Nemmeno a me piace il carnevale mediatico, proprio per niente. Posso credere pure che ti dolga sospettare la montatura, il microcomplotto a danni delle pecore in cui sono tutti d’accordo: governo, editoria, magistratura, media, Saviano stesso. Però mi pare che tu stia opponendo a un’oscenità un’oscenità opposta e speculare. E ti ricordo che il costume nazionale chiamato dietrologia è spesso servito proprio ad abbandonare chi aveva bisogno di essere sostenuto e creduto (forse, in contesti simili, il caso più celebre è quello di Falcone). Per cui, fino a prova contraria, Saviano è sotto scorta perché realmente minacciato di morte.