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	<title>Commenti a: Il dolore differito</title>
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	<description>versione 2.0</description>
	<pubDate>Tue, 02 Dec 2008 17:46:12 +0000</pubDate>
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		<title>Di: missy</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/11/08/il-dolore-differito/#comment-51071</link>
		<dc:creator>missy</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Nov 2006 11:10:37 +0000</pubDate>
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		<description>anche a me!</description>
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		<title>Di: effeffe</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/11/08/il-dolore-differito/#comment-51044</link>
		<dc:creator>effeffe</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Nov 2006 00:39:34 +0000</pubDate>
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		<description>franz
mi manchi...
effeffe</description>
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mi manchi&#8230;<br />
effeffe</p>
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		<title>Di: bruno esposito</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/11/08/il-dolore-differito/#comment-51036</link>
		<dc:creator>bruno esposito</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Nov 2006 17:36:15 +0000</pubDate>
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		<description>Non conosco il sig. Franz Kraspecc. ma devo dire, come ha detto qualcuno, che le sue recensioni sono veramente molto belle.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Non conosco il sig. Franz Kraspecc. ma devo dire, come ha detto qualcuno, che le sue recensioni sono veramente molto belle.</p>
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	<item>
		<title>Di: a.b.</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/11/08/il-dolore-differito/#comment-51035</link>
		<dc:creator>a.b.</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Nov 2006 16:51:04 +0000</pubDate>
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		<description>Palladineve mi hai convinto su Martini. 
Sul primo commento, secondo me molto semplicemete andava cancellato.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Palladineve mi hai convinto su Martini.<br />
Sul primo commento, secondo me molto semplicemete andava cancellato.</p>
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		<title>Di: palladineve</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/11/08/il-dolore-differito/#comment-51031</link>
		<dc:creator>palladineve</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Nov 2006 14:05:42 +0000</pubDate>
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		<description>@ a.b.

Erano degli esempi (tratti dalle "mie" esperienze di lettura) di proposizioni facilmente etichettabili (dal solito idiota frustrato di passaggio) come marchette. Dire poi che un libro "è passato quasi inosservato", non significa che ha ricevuto, per forza di cose, critiche negative: il termine era relazionabile al battage mediatico che incensa tutta una serie di testi(coli) che ben conosciamo. E, in ogni caso, sempre a mio parere, coloro che ne hanno scritto bene, hanno dimostrato soltanto di saper ancora leggere, con onestà intellettuale e senza remore di natura amicale, e non di dover pagare qualche "debito". Il libro, e se l'hai letto lo sai, è di quelli di valore, così come quello di Martini, che ti consiglio vivamente, qualora tu non  l'abbia già letto.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ a.b.</p>
<p>Erano degli esempi (tratti dalle &#8220;mie&#8221; esperienze di lettura) di proposizioni facilmente etichettabili (dal solito idiota frustrato di passaggio) come marchette. Dire poi che un libro &#8220;è passato quasi inosservato&#8221;, non significa che ha ricevuto, per forza di cose, critiche negative: il termine era relazionabile al battage mediatico che incensa tutta una serie di testi(coli) che ben conosciamo. E, in ogni caso, sempre a mio parere, coloro che ne hanno scritto bene, hanno dimostrato soltanto di saper ancora leggere, con onestà intellettuale e senza remore di natura amicale, e non di dover pagare qualche &#8220;debito&#8221;. Il libro, e se l&#8217;hai letto lo sai, è di quelli di valore, così come quello di Martini, che ti consiglio vivamente, qualora tu non  l&#8217;abbia già letto.</p>
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	<item>
		<title>Di: tashtego</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/11/08/il-dolore-differito/#comment-51030</link>
		<dc:creator>tashtego</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Nov 2006 14:03:57 +0000</pubDate>
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		<description>@wovoka
Concorderei, in linea di massima con la tua notazione.
Aggiungo che se l’arte “come mestiere” sottende lo stesso tipo di problemi nell’espressione del giudizio “sincero”, l’arte come prodotto, cioè in sé e per sé, non mente mai.
Forse è l’unico modo che abbiamo di dire sempre la verità su ciò che siamo (in quanto artisti, e forse in quanto umani): anche quando stiamo mentendo o stiamo velando, o mescolando le carte, troveremo sempre qualcuno capace di “leggerci”, ammesso che ne abbia tempo, voglia, interesse.
Per questo, alla fine, le recensioni sono importanti: c’è caso che qualcuno ci azzecchi e ti chiarisca cosa stai davvero facendo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@wovoka<br />
Concorderei, in linea di massima con la tua notazione.<br />
Aggiungo che se l’arte “come mestiere” sottende lo stesso tipo di problemi nell’espressione del giudizio “sincero”, l’arte come prodotto, cioè in sé e per sé, non mente mai.<br />
Forse è l’unico modo che abbiamo di dire sempre la verità su ciò che siamo (in quanto artisti, e forse in quanto umani): anche quando stiamo mentendo o stiamo velando, o mescolando le carte, troveremo sempre qualcuno capace di “leggerci”, ammesso che ne abbia tempo, voglia, interesse.<br />
Per questo, alla fine, le recensioni sono importanti: c’è caso che qualcuno ci azzecchi e ti chiarisca cosa stai davvero facendo.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: a.b.</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/11/08/il-dolore-differito/#comment-51029</link>
		<dc:creator>a.b.</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Nov 2006 13:48:57 +0000</pubDate>
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		<description>Credo che “Le cose come stanno” abbia ricevuto parecchie critiche positive, io per esempio ne ricordo una su ttL. E non ho mai sentito nessuno di quelli che l'aveva letto dire che non è un bel libro.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Credo che “Le cose come stanno” abbia ricevuto parecchie critiche positive, io per esempio ne ricordo una su ttL. E non ho mai sentito nessuno di quelli che l&#8217;aveva letto dire che non è un bel libro.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: wovoka</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/11/08/il-dolore-differito/#comment-51028</link>
		<dc:creator>wovoka</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Nov 2006 13:35:48 +0000</pubDate>
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		<description>@Tashtego. Penso però che ci sia una sostanziale differenza tra gli eufemismi che normalmente si adoperano per evitare di far "perdere la faccia" a qualcuno, e quella falsificazione che, se smascherata, fa crollare drammaticamente i rapporti mal fondati. La prima è una forma di "saggezza" che, in fondo, non fa che sancire il carattere convenzionale dei ruoli che incarniamo all'interno dei rapporti di lavoro. Nel lavoro, è la necessità ci obbliga a dei rapporti non elettivi, e questo strato "attenuante", formalizzato, mi appare più che necessario. Nell'arte e nella cultura, si dovrebbe invece attuare prima di tutto quella "distanza dal bisogno" che renda possibile puntare ad una verità più nuda e incondizionata, che non si preoccupi, nel caso, di poter andare ad intaccare le proprie stesse radici. E' chiaro che se l'arte e la cultura diventano lavoro, ovvero mezzo di sopravvivenza, queste possibilità si restringono ed il campo si insterilisce, almeno in assenza di meccanismi correttivi esterni, come quelli che, nella scienza, puniscono inflessibilmente la frode con una perdita irreversibile di credibilità.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@Tashtego. Penso però che ci sia una sostanziale differenza tra gli eufemismi che normalmente si adoperano per evitare di far &#8220;perdere la faccia&#8221; a qualcuno, e quella falsificazione che, se smascherata, fa crollare drammaticamente i rapporti mal fondati. La prima è una forma di &#8220;saggezza&#8221; che, in fondo, non fa che sancire il carattere convenzionale dei ruoli che incarniamo all&#8217;interno dei rapporti di lavoro. Nel lavoro, è la necessità ci obbliga a dei rapporti non elettivi, e questo strato &#8220;attenuante&#8221;, formalizzato, mi appare più che necessario. Nell&#8217;arte e nella cultura, si dovrebbe invece attuare prima di tutto quella &#8220;distanza dal bisogno&#8221; che renda possibile puntare ad una verità più nuda e incondizionata, che non si preoccupi, nel caso, di poter andare ad intaccare le proprie stesse radici. E&#8217; chiaro che se l&#8217;arte e la cultura diventano lavoro, ovvero mezzo di sopravvivenza, queste possibilità si restringono ed il campo si insterilisce, almeno in assenza di meccanismi correttivi esterni, come quelli che, nella scienza, puniscono inflessibilmente la frode con una perdita irreversibile di credibilità.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: tashtego</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/11/08/il-dolore-differito/#comment-51026</link>
		<dc:creator>tashtego</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Nov 2006 12:45:06 +0000</pubDate>
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		<description>no "creo", bensì "credo".</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>no &#8220;creo&#8221;, bensì &#8220;credo&#8221;.</p>
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	<item>
		<title>Di: tashtego</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/11/08/il-dolore-differito/#comment-51025</link>
		<dc:creator>tashtego</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Nov 2006 12:44:07 +0000</pubDate>
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		<description>@wovoka
Nel Seicento era quasi d’obbligo, per l’uomo colto e “di mondo”, non dire mai ciò che davvero si pensava: la “mente barocca” considerava la sincerità un peccato di intelligenza, prima ancora che di cautela.
Quando dire ciò che si pensa non costa nulla, quando addirittura può convenire, allora vedi che tutti si affannano, si affollano addirittura, attorno alla “Verità”, aggiungendo precisazioni e glosse: la sincerità condivisa, addirittura di maggioranza, ha sempre un fracco di sostenitori “sinceri”.
È quando occorre pagare un costo che i comportamenti si diversificano molto.
E poi non creo che realtà, verità e sincerità stiano tra loro in un rapporto semplice, facilmente riducibile a regolette etiche.
Non trovo che la sincerità sia necessariamente un dovere, né un onore, né un merito: la maggior parte delle volte non occorre mentire, basta omettere.
Per esempio, nella mia attività quotidiana non posso dire quasi mai, pienamente, quello che penso.
Ma non tanto per i danni che potrebbero derivarmene, quanto perchè sarebbe inutile (cioè non porterebbe a risultati) e soprattutto molto faticoso: per esprimersi in sincerità occorre condividere con l’inter-locutore un territorio tecnico e culturale di solito piuttosto vasto, occorre tendere allo stesso obbiettivo in cooperazione, eccetera.
Roba complessa: la semplificazione relazionale del dirsi “le cose in faccia”, nella sua stupidità, può andare bene per i reality.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@wovoka<br />
Nel Seicento era quasi d’obbligo, per l’uomo colto e “di mondo”, non dire mai ciò che davvero si pensava: la “mente barocca” considerava la sincerità un peccato di intelligenza, prima ancora che di cautela.<br />
Quando dire ciò che si pensa non costa nulla, quando addirittura può convenire, allora vedi che tutti si affannano, si affollano addirittura, attorno alla “Verità”, aggiungendo precisazioni e glosse: la sincerità condivisa, addirittura di maggioranza, ha sempre un fracco di sostenitori “sinceri”.<br />
È quando occorre pagare un costo che i comportamenti si diversificano molto.<br />
E poi non creo che realtà, verità e sincerità stiano tra loro in un rapporto semplice, facilmente riducibile a regolette etiche.<br />
Non trovo che la sincerità sia necessariamente un dovere, né un onore, né un merito: la maggior parte delle volte non occorre mentire, basta omettere.<br />
Per esempio, nella mia attività quotidiana non posso dire quasi mai, pienamente, quello che penso.<br />
Ma non tanto per i danni che potrebbero derivarmene, quanto perchè sarebbe inutile (cioè non porterebbe a risultati) e soprattutto molto faticoso: per esprimersi in sincerità occorre condividere con l’inter-locutore un territorio tecnico e culturale di solito piuttosto vasto, occorre tendere allo stesso obbiettivo in cooperazione, eccetera.<br />
Roba complessa: la semplificazione relazionale del dirsi “le cose in faccia”, nella sua stupidità, può andare bene per i reality.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Bauer</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/11/08/il-dolore-differito/#comment-51024</link>
		<dc:creator>Bauer</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Nov 2006 12:22:03 +0000</pubDate>
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		<description>JFK.
Recensore e Presidente.
Niente male.
Proprio niente male.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>JFK.<br />
Recensore e Presidente.<br />
Niente male.<br />
Proprio niente male.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: wovoka</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/11/08/il-dolore-differito/#comment-51022</link>
		<dc:creator>wovoka</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Nov 2006 12:20:36 +0000</pubDate>
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		<description>&#62; Ma su: chi è che nella normal-vita si comporta così, sempre? Perché dovrebbero gli intellettuali?

Se togliamo quel "sempre", che mal si adatta alla complessità della vita (si può benissimo dover mentire per evitare mali peggiori) la risposta è abbastanza semplice: la falsità è estenuante perché continuamente esposta al disvelamento, e la compagnia dei falsari per nulla piacevole. Meglio essere dei castroni ma in "buona fede": quando si sbaglia lo si ammette e amen, spesso ci si può pure ridere sopra.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&gt; Ma su: chi è che nella normal-vita si comporta così, sempre? Perché dovrebbero gli intellettuali?</p>
<p>Se togliamo quel &#8220;sempre&#8221;, che mal si adatta alla complessità della vita (si può benissimo dover mentire per evitare mali peggiori) la risposta è abbastanza semplice: la falsità è estenuante perché continuamente esposta al disvelamento, e la compagnia dei falsari per nulla piacevole. Meglio essere dei castroni ma in &#8220;buona fede&#8221;: quando si sbaglia lo si ammette e amen, spesso ci si può pure ridere sopra.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: palladineve</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/11/08/il-dolore-differito/#comment-51018</link>
		<dc:creator>palladineve</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Nov 2006 12:11:35 +0000</pubDate>
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		<description>Ferrucci, sono perfettamente d'accordo con te: se li ignori, dopo due o tre tentativi tornano nella loro tana con la coda tra le gambe. E invece qui si sprecano, da mesi, quintali di post e commenti in risposta alle loro provocazioni, facendo esattamente il loro gioco.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ferrucci, sono perfettamente d&#8217;accordo con te: se li ignori, dopo due o tre tentativi tornano nella loro tana con la coda tra le gambe. E invece qui si sprecano, da mesi, quintali di post e commenti in risposta alle loro provocazioni, facendo esattamente il loro gioco.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Paolo Ferrucci</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/11/08/il-dolore-differito/#comment-51017</link>
		<dc:creator>Paolo Ferrucci</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Nov 2006 12:09:12 +0000</pubDate>
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		<description>Paradossalmente, invece, ha messo in buona luce fk per chi ancora non lo conoscesse: tutto indica che sia una persona di valore.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Paradossalmente, invece, ha messo in buona luce fk per chi ancora non lo conoscesse: tutto indica che sia una persona di valore.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Paolo Ferrucci</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/11/08/il-dolore-differito/#comment-51016</link>
		<dc:creator>Paolo Ferrucci</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Nov 2006 12:05:19 +0000</pubDate>
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		<description>Questo conferma la mia prima osservazione di cui sopra: di fatto, ahimé, si è parlato di altre questioni. La trappola iniziale ha funzionato.

Ma questo non credo possa turbare in alcun modo l'autore.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Questo conferma la mia prima osservazione di cui sopra: di fatto, ahimé, si è parlato di altre questioni. La trappola iniziale ha funzionato.</p>
<p>Ma questo non credo possa turbare in alcun modo l&#8217;autore.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: palladineve</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/11/08/il-dolore-differito/#comment-51013</link>
		<dc:creator>palladineve</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Nov 2006 11:58:54 +0000</pubDate>
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		<description>Quello di Giovanni Martini è un libro bellissimo (finito di leggere da poco).

Giovanni Martini (mi) si dimostra un eccellente scrittore.

Franz Krauspenhaar è (per me) uno dei pochissimi in Italia ancora capaci di scrivere una recensione.

Molte delle recensioni del suddetto Krauspenhaar sono (per me) dei testi in prosa di assoluto valore.

Lo stesso Krauspenhaar è l'autore di un libro, "Le cose come stanno", passato colpevolmente sotto silenzio, o quasi, mentre (per me) trattasi di uno dei più bei libri pubblicati in Italia negli ultimi anni.

...

Marchette? Ma chi cazzo se ne frega delle idiozie di qualche pirla che sta lì a rodersi le palle! Scrivo esattamente quello che penso e non ho libri da proporre per la pubblicazione/recensione da parte di chicchessia.

Se scrivo che "Gomorra" è un grande libro, cos'è?, sto facendo un pompino alla Mondadori?

Ragazzi, qui siamo al delirio più totale...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Quello di Giovanni Martini è un libro bellissimo (finito di leggere da poco).</p>
<p>Giovanni Martini (mi) si dimostra un eccellente scrittore.</p>
<p>Franz Krauspenhaar è (per me) uno dei pochissimi in Italia ancora capaci di scrivere una recensione.</p>
<p>Molte delle recensioni del suddetto Krauspenhaar sono (per me) dei testi in prosa di assoluto valore.</p>
<p>Lo stesso Krauspenhaar è l&#8217;autore di un libro, &#8220;Le cose come stanno&#8221;, passato colpevolmente sotto silenzio, o quasi, mentre (per me) trattasi di uno dei più bei libri pubblicati in Italia negli ultimi anni.</p>
<p>&#8230;</p>
<p>Marchette? Ma chi cazzo se ne frega delle idiozie di qualche pirla che sta lì a rodersi le palle! Scrivo esattamente quello che penso e non ho libri da proporre per la pubblicazione/recensione da parte di chicchessia.</p>
<p>Se scrivo che &#8220;Gomorra&#8221; è un grande libro, cos&#8217;è?, sto facendo un pompino alla Mondadori?</p>
<p>Ragazzi, qui siamo al delirio più totale&#8230;</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Bauer</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/11/08/il-dolore-differito/#comment-51010</link>
		<dc:creator>Bauer</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Nov 2006 11:55:22 +0000</pubDate>
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		<description>Pensate che bello se la marchetta venisse liberalizzata.

Tipo delle case chiuse con biblioteche in luogo delle stanze da letto, scrivanie al posto dei letti.
Uscire guardingo dall'uffico. Recarsi presso la casa chiusa. Pagare all'ingresso. Entrare nella stanza e trovare un critico occasionale/professionista che prende ad incensare la tua scrittura senza averla mai letta o magari sì.
Sarebbe fichissimo.

(Che poi a me dispiace per il sig. Martini. Dopo vent'anni si fa convincere a lasciasi pubblicare, finalmente viene recensito. Addirittura 40 commenti! Se ne parla del suo libro, eh!. Accede alla sezione commenti, e invece no, perché questi commentatori di N.I. parlano di altro in clamoroso O.T. Probabilmente il sig. Martini penserà: 'LO DICEVO IO CHE FACEVO BENE A TENERMI FUORI DALLE COSE DELLA SCRITTURA'.)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Pensate che bello se la marchetta venisse liberalizzata.</p>
<p>Tipo delle case chiuse con biblioteche in luogo delle stanze da letto, scrivanie al posto dei letti.<br />
Uscire guardingo dall&#8217;uffico. Recarsi presso la casa chiusa. Pagare all&#8217;ingresso. Entrare nella stanza e trovare un critico occasionale/professionista che prende ad incensare la tua scrittura senza averla mai letta o magari sì.<br />
Sarebbe fichissimo.</p>
<p>(Che poi a me dispiace per il sig. Martini. Dopo vent&#8217;anni si fa convincere a lasciasi pubblicare, finalmente viene recensito. Addirittura 40 commenti! Se ne parla del suo libro, eh!. Accede alla sezione commenti, e invece no, perché questi commentatori di N.I. parlano di altro in clamoroso O.T. Probabilmente il sig. Martini penserà: &#8216;LO DICEVO IO CHE FACEVO BENE A TENERMI FUORI DALLE COSE DELLA SCRITTURA&#8217;.)</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: tashtego</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/11/08/il-dolore-differito/#comment-51009</link>
		<dc:creator>tashtego</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Nov 2006 11:53:24 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2006/11/08/il-dolore-differito/#comment-51009</guid>
		<description>Odio la parola “marchetta” e credo non abbia senso, così come secondo me non hanno senso formulazioni come “onestà/disonestà intellettuale”: che vuol dire? 
L’intellettualmente disonesto è uno fa o dice cose che non pensa? 
Che per “convenienza” elogia libri che nell’intimo disprezza? 
Che approva cose che in cuor suo disapprova? 
Che ammette di avere torto quando ce l’ha?
E dunque l’intellettualmente onesto sarebbe colui che disce sempre “pane ar pane”, sarebbe quello che “non guarda in faccia a nessuno”, che mai e poi mai parlerebbe bene di cose che invece non gli piacciono, che sempre e subito ammette di aver avuto torto, che segnala prontamente i propri errori, eccetera?
Ma dai. 
Ma su: chi è che nella normal-vita si comporta così, sempre? Perché dovrebbero gli intellettuali?
Un amico pittore diceva una volta che lui, quando una cosa di un altro artista gli piace lo dice, se no sta zitto, non dice nulla.
L’emissione del giudizio non è obbligatoria, per fortuna ci si può astenere, si può tacere o debolmente acconsentire, o anche sotto certi aspetti, elogiare, senza doversi sentire dei “disonesti”.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Odio la parola “marchetta” e credo non abbia senso, così come secondo me non hanno senso formulazioni come “onestà/disonestà intellettuale”: che vuol dire?<br />
L’intellettualmente disonesto è uno fa o dice cose che non pensa?<br />
Che per “convenienza” elogia libri che nell’intimo disprezza?<br />
Che approva cose che in cuor suo disapprova?<br />
Che ammette di avere torto quando ce l’ha?<br />
E dunque l’intellettualmente onesto sarebbe colui che disce sempre “pane ar pane”, sarebbe quello che “non guarda in faccia a nessuno”, che mai e poi mai parlerebbe bene di cose che invece non gli piacciono, che sempre e subito ammette di aver avuto torto, che segnala prontamente i propri errori, eccetera?<br />
Ma dai.<br />
Ma su: chi è che nella normal-vita si comporta così, sempre? Perché dovrebbero gli intellettuali?<br />
Un amico pittore diceva una volta che lui, quando una cosa di un altro artista gli piace lo dice, se no sta zitto, non dice nulla.<br />
L’emissione del giudizio non è obbligatoria, per fortuna ci si può astenere, si può tacere o debolmente acconsentire, o anche sotto certi aspetti, elogiare, senza doversi sentire dei “disonesti”.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: a.b.</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/11/08/il-dolore-differito/#comment-51007</link>
		<dc:creator>a.b.</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Nov 2006 11:30:55 +0000</pubDate>
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		<description>"un potenziale grande libro, che lui non ha mai scritto purtroppo"

Secondo me, se non si perde d'animo, lo scrive di sicuro.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;un potenziale grande libro, che lui non ha mai scritto purtroppo&#8221;</p>
<p>Secondo me, se non si perde d&#8217;animo, lo scrive di sicuro.</p>
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	<item>
		<title>Di: Paolo Ferrucci</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/11/08/il-dolore-differito/#comment-51006</link>
		<dc:creator>Paolo Ferrucci</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Nov 2006 11:29:51 +0000</pubDate>
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		<description>La quarta di copertina, come sappiamo, il più delle volte svolge la funzione dell'immagine che vediamo riprodotta sulle confezioni alimentari, sotto le quali però c'è l'avvertenza: "L'immagine serve solo a dare una rappresentazione del prodotto", come a dire: attenti, non aspettatevi di trovare un piatto così bello e succoso! Se rimanete delusi, non venite poi a lamentarvi.
Il guaio è che sotto le quarte, o meglio nei risvolti di sovraccoperta, quest'avvertenza non c'è. Qui sorgono i problemi.

Quanto a scrittori ed editor disonesti intellettualmente, sì, credo che esistano.
Ma non penso possano rivaleggiare con il pelo sullo stomaco degli uffici stampa.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>La quarta di copertina, come sappiamo, il più delle volte svolge la funzione dell&#8217;immagine che vediamo riprodotta sulle confezioni alimentari, sotto le quali però c&#8217;è l&#8217;avvertenza: &#8220;L&#8217;immagine serve solo a dare una rappresentazione del prodotto&#8221;, come a dire: attenti, non aspettatevi di trovare un piatto così bello e succoso! Se rimanete delusi, non venite poi a lamentarvi.<br />
Il guaio è che sotto le quarte, o meglio nei risvolti di sovraccoperta, quest&#8217;avvertenza non c&#8217;è. Qui sorgono i problemi.</p>
<p>Quanto a scrittori ed editor disonesti intellettualmente, sì, credo che esistano.<br />
Ma non penso possano rivaleggiare con il pelo sullo stomaco degli uffici stampa.</p>
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		<title>Di: Bauer</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/11/08/il-dolore-differito/#comment-51004</link>
		<dc:creator>Bauer</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Nov 2006 11:11:15 +0000</pubDate>
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		<description>Biondillo fa un distinguo molto utile. 

Io, invece, probabilmente, sarei il primo dei marchettari.
Cioè, un mio amico stretto impiega due anni per scrivere un libro ed io ne parlo male a destra e manca? 
Non ne avrei il coraggio.

L'appello sulle marchette, allora, forse, non dovrebbe tanto essere indirizzato nei confronti dello scrittore/amico, ma del lettore.
Ma d'altronde non invento nulla: quanti di voi si fidano delle quarte di copertina?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Biondillo fa un distinguo molto utile. </p>
<p>Io, invece, probabilmente, sarei il primo dei marchettari.<br />
Cioè, un mio amico stretto impiega due anni per scrivere un libro ed io ne parlo male a destra e manca?<br />
Non ne avrei il coraggio.</p>
<p>L&#8217;appello sulle marchette, allora, forse, non dovrebbe tanto essere indirizzato nei confronti dello scrittore/amico, ma del lettore.<br />
Ma d&#8217;altronde non invento nulla: quanti di voi si fidano delle quarte di copertina?</p>
]]></content:encoded>
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	<item>
		<title>Di: Bauer</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/11/08/il-dolore-differito/#comment-51003</link>
		<dc:creator>Bauer</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Nov 2006 11:04:05 +0000</pubDate>
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		<description>A Tash e Ferrucci.

tutto normale, niente è puro e mai lo sarà, dici, Tash.
è vero, hai ragione.
Quello che non capisco è percé molti invece neghino/si sorprendano.

Ci sono (stati) politici, magistrati e quant'altro disonesti. Scrittori, editor invece, anche solo disonesti intellettualemente? Non è proprio proprio possibile?

(LA MARCHETTA ESISTE E LOTTA CON NOI!)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>A Tash e Ferrucci.</p>
<p>tutto normale, niente è puro e mai lo sarà, dici, Tash.<br />
è vero, hai ragione.<br />
Quello che non capisco è percé molti invece neghino/si sorprendano.</p>
<p>Ci sono (stati) politici, magistrati e quant&#8217;altro disonesti. Scrittori, editor invece, anche solo disonesti intellettualemente? Non è proprio proprio possibile?</p>
<p>(LA MARCHETTA ESISTE E LOTTA CON NOI!)</p>
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	<item>
		<title>Di: gianni biondillo</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/11/08/il-dolore-differito/#comment-51002</link>
		<dc:creator>gianni biondillo</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Nov 2006 11:03:11 +0000</pubDate>
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		<description>Bauer poni una bella questione.
C'è da dire una cosa: per chi non lo fa di mestiere (quello del critico, intendo) ma comunque sta "nell'ambito" in quanto scrittore, ha una condizione favorevole:  in fondo può decidere cosa leggere e cosa recensire. Quindi la scrematura viene alla fonte: leggo libri che tendenzialmente credo mi piacciano, poi decido di recensire quelli che davvero mi sono piaciuti.
Almeno a me capita così: quelli che proprio mi hanno fatto cagare neppure li termino e di certo non sto lì a farne una recensione.
Quindi, questo, al di là del fatto che siano scritti da sconosciuti o da amici. Se un libro non mi piace credo che la mia migliore stroncatura sia il silenzio.
Questo però non significa che la stroncatura non ha ragion d'essere. Ma, fortunatamente, non essendo un critico di professione non ho il dovere di usare l'arma della stroncatura. In fondo io faccio delle letture, non della critica letteraria. 
Non invidio il critico, insomma. Però, quasi, lo ammiro.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Bauer poni una bella questione.<br />
C&#8217;è da dire una cosa: per chi non lo fa di mestiere (quello del critico, intendo) ma comunque sta &#8220;nell&#8217;ambito&#8221; in quanto scrittore, ha una condizione favorevole:  in fondo può decidere cosa leggere e cosa recensire. Quindi la scrematura viene alla fonte: leggo libri che tendenzialmente credo mi piacciano, poi decido di recensire quelli che davvero mi sono piaciuti.<br />
Almeno a me capita così: quelli che proprio mi hanno fatto cagare neppure li termino e di certo non sto lì a farne una recensione.<br />
Quindi, questo, al di là del fatto che siano scritti da sconosciuti o da amici. Se un libro non mi piace credo che la mia migliore stroncatura sia il silenzio.<br />
Questo però non significa che la stroncatura non ha ragion d&#8217;essere. Ma, fortunatamente, non essendo un critico di professione non ho il dovere di usare l&#8217;arma della stroncatura. In fondo io faccio delle letture, non della critica letteraria.<br />
Non invidio il critico, insomma. Però, quasi, lo ammiro.</p>
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	<item>
		<title>Di: tashtego</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/11/08/il-dolore-differito/#comment-51000</link>
		<dc:creator>tashtego</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Nov 2006 10:49:40 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2006/11/08/il-dolore-differito/#comment-51000</guid>
		<description>Non mi pare siano rilevanti i rapporti tra Franz e Fazi, né se lui sia amico o meno dell’autore, eccetera.
Franz segnala ed elogia un libro, punto e fine.
Non è nemmeno rilevante il discorso che tutti sarebbero dei marchettari e la fiduscia è rara (signora mia), eccetera: sono, se permettete, stronzate.
La comunicazione è tutto. 
I libri sono segnalati e sostenuti dalle case editrici presso le redazioni dei giornali. 
Amici, o amici di amici, scrivono recensioni su altri amici, ci si appoggia o ci si osteggia, si esercita o si subisce un potere, eccetera: tutto normale, niente è puro e mai lo sarà.
Questo libro mi incuriosisce e se non ne avessi letto qui la segnalazione probabilmente non ne avrei saputo nulla.
Leggendolo potrò dire se Franz ha ragione o no.
Parecchi degli ultimi libri che ho letto, li ho letti perchè segnalati da NI e, in alcuni casi (Fofi e Siti, per dire gli ultimi), non me ne sono pentito.
@vittorio eremi
io sono simpatico e soprattutto sono buono, anche se non si vede mai.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Non mi pare siano rilevanti i rapporti tra Franz e Fazi, né se lui sia amico o meno dell’autore, eccetera.<br />
Franz segnala ed elogia un libro, punto e fine.<br />
Non è nemmeno rilevante il discorso che tutti sarebbero dei marchettari e la fiduscia è rara (signora mia), eccetera: sono, se permettete, stronzate.<br />
La comunicazione è tutto.<br />
I libri sono segnalati e sostenuti dalle case editrici presso le redazioni dei giornali.<br />
Amici, o amici di amici, scrivono recensioni su altri amici, ci si appoggia o ci si osteggia, si esercita o si subisce un potere, eccetera: tutto normale, niente è puro e mai lo sarà.<br />
Questo libro mi incuriosisce e se non ne avessi letto qui la segnalazione probabilmente non ne avrei saputo nulla.<br />
Leggendolo potrò dire se Franz ha ragione o no.<br />
Parecchi degli ultimi libri che ho letto, li ho letti perchè segnalati da NI e, in alcuni casi (Fofi e Siti, per dire gli ultimi), non me ne sono pentito.<br />
@vittorio eremi<br />
io sono simpatico e soprattutto sono buono, anche se non si vede mai.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Paolo Ferrucci</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/11/08/il-dolore-differito/#comment-50999</link>
		<dc:creator>Paolo Ferrucci</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Nov 2006 10:37:40 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2006/11/08/il-dolore-differito/#comment-50999</guid>
		<description>Credo (forse sbagliando) che il caso 1) sia il più frequente.

Così come credo che sia frequente fare "marchette" in tutti i campi: sapeste quante ne ho dovute fare, nel lavoro, per ritagliarmi spazi di sopravvivenza e per raggiungere certi obiettivi. Spesso ci si trova a  "prostituirsi", sopportando situazioni insostenibili, per non subire danni che renderebbero più difficile la vita.
Ma in questi casi, se non si è  privi di spirito, ci si sforza di togliere i piedi dal fango per tornare a quell'umanità che sta sfuggendo.

Trovo il caso 3) molto interessante: denota spirito libero e onestà intellettuale, quando la stroncatura è (appunto) onesta e competente. E penso sia più raro.
E penso richieda all'autore recensito grande maturità e umiltà (per non sentirsi ferito e rompere amicizie). Ed anche esperienza, per riuscire a dare a ogni cosa il suo peso reale.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Credo (forse sbagliando) che il caso 1) sia il più frequente.</p>
<p>Così come credo che sia frequente fare &#8220;marchette&#8221; in tutti i campi: sapeste quante ne ho dovute fare, nel lavoro, per ritagliarmi spazi di sopravvivenza e per raggiungere certi obiettivi. Spesso ci si trova a  &#8220;prostituirsi&#8221;, sopportando situazioni insostenibili, per non subire danni che renderebbero più difficile la vita.<br />
Ma in questi casi, se non si è  privi di spirito, ci si sforza di togliere i piedi dal fango per tornare a quell&#8217;umanità che sta sfuggendo.</p>
<p>Trovo il caso 3) molto interessante: denota spirito libero e onestà intellettuale, quando la stroncatura è (appunto) onesta e competente. E penso sia più raro.<br />
E penso richieda all&#8217;autore recensito grande maturità e umiltà (per non sentirsi ferito e rompere amicizie). Ed anche esperienza, per riuscire a dare a ogni cosa il suo peso reale.</p>
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