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	<title>Commenti a: Expasse, e altre quattro</title>
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	<pubDate>Tue, 07 Oct 2008 23:10:18 +0000</pubDate>
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		<title>Di: marco saya</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/11/30/expasse-e-altre-quattro/#comment-53611</link>
		<dc:creator>marco saya</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Dec 2006 11:35:16 +0000</pubDate>
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		<description>Grazie, Mario.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie, Mario.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Di: mario frighi</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/11/30/expasse-e-altre-quattro/#comment-53491</link>
		<dc:creator>mario frighi</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 Dec 2006 16:40:24 +0000</pubDate>
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		<description>Expasse è interessante! un mix non casuale. Ottimo lavoro
Un abbraccio
Mario</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Expasse è interessante! un mix non casuale. Ottimo lavoro<br />
Un abbraccio<br />
Mario</p>
]]></content:encoded>
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	<item>
		<title>Di: Marco Saya</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/11/30/expasse-e-altre-quattro/#comment-53041</link>
		<dc:creator>Marco Saya</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Dec 2006 17:40:57 +0000</pubDate>
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		<description>@ Mauro

A proposito di poesia metropolitana: nel 58  LAWRENCE FERLINGHETTI scriveva : "La poesia che si è fatta udire di recente è ciò che potrebbe essere chiamata poesia di strada. Perché consiste nel far uscire il poeta dal suo interiore santuario estetico dove troppo a lungo è rimasto a contemplare il suo complicato ombelico. Consiste nel riportare la poesia nella strada dove era una volta, fuori dalle classi, fuori dalle facoltà e in realtà fuori dalla pagina stampata. La parola stampata ha reso la poesia silenziosa".

Marco</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ Mauro</p>
<p>A proposito di poesia metropolitana: nel 58  LAWRENCE FERLINGHETTI scriveva : &#8220;La poesia che si è fatta udire di recente è ciò che potrebbe essere chiamata poesia di strada. Perché consiste nel far uscire il poeta dal suo interiore santuario estetico dove troppo a lungo è rimasto a contemplare il suo complicato ombelico. Consiste nel riportare la poesia nella strada dove era una volta, fuori dalle classi, fuori dalle facoltà e in realtà fuori dalla pagina stampata. La parola stampata ha reso la poesia silenziosa&#8221;.</p>
<p>Marco</p>
]]></content:encoded>
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	<item>
		<title>Di: Mauro F.</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/11/30/expasse-e-altre-quattro/#comment-52997</link>
		<dc:creator>Mauro F.</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Dec 2006 13:50:40 +0000</pubDate>
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		<description>Sei unico nel linguaggio della metropolitaneità. Complimenti.

Mauro</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sei unico nel linguaggio della metropolitaneità. Complimenti.</p>
<p>Mauro</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Di: Marco Saya</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/11/30/expasse-e-altre-quattro/#comment-52974</link>
		<dc:creator>Marco Saya</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Dec 2006 22:34:25 +0000</pubDate>
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		<description>@Nicoletta


Improvvisamente "saremo" da qualche parte o da nessuna parte.

Saluti
Marco</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@Nicoletta</p>
<p>Improvvisamente &#8220;saremo&#8221; da qualche parte o da nessuna parte.</p>
<p>Saluti<br />
Marco</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Marco Saya</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/11/30/expasse-e-altre-quattro/#comment-52973</link>
		<dc:creator>Marco Saya</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Dec 2006 22:32:05 +0000</pubDate>
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		<description>@ Lazzaro

ogni tanto lo leggo...il dott. Eugenio, i neuroni ancora gli funzionano, mi sembra. Però,dai, non ho scritto "oggettivizzazione dei corpi", linguaggio tanto caro alla classe medica per giustificare la scelta di ridurre l'umano a rango di cavia..., ma dobbiamo,forse, riflettere seriamente sul rapporto tra contesto sociale e individuo.  

Un saluto
Marco</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ Lazzaro</p>
<p>ogni tanto lo leggo&#8230;il dott. Eugenio, i neuroni ancora gli funzionano, mi sembra. Però,dai, non ho scritto &#8220;oggettivizzazione dei corpi&#8221;, linguaggio tanto caro alla classe medica per giustificare la scelta di ridurre l&#8217;umano a rango di cavia&#8230;, ma dobbiamo,forse, riflettere seriamente sul rapporto tra contesto sociale e individuo.  </p>
<p>Un saluto<br />
Marco</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Marco Saya</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/11/30/expasse-e-altre-quattro/#comment-52972</link>
		<dc:creator>Marco Saya</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Dec 2006 22:25:44 +0000</pubDate>
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		<description>@ Ros

Si, nessuna voce, solo rumori molesti di una tecnologia "non controllata" che copre antiche voci sempre più flebili.... 

Un saluto 

Marco</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ Ros</p>
<p>Si, nessuna voce, solo rumori molesti di una tecnologia &#8220;non controllata&#8221; che copre antiche voci sempre più flebili&#8230;. </p>
<p>Un saluto </p>
<p>Marco</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Lazzaro Visconti Pera</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/11/30/expasse-e-altre-quattro/#comment-52947</link>
		<dc:creator>Lazzaro Visconti Pera</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Dec 2006 20:01:55 +0000</pubDate>
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		<description>Scusa l'OT, Marco. Le tue poesie mi piacciono molto, ma "oggettivizzare la realtà" proprio no, ti prego. Non è che sei un lettore del dott. Eugenio "La Repubblica" Scalfari anche tu?

Lazzaro Visconti Pera</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Scusa l&#8217;OT, Marco. Le tue poesie mi piacciono molto, ma &#8220;oggettivizzare la realtà&#8221; proprio no, ti prego. Non è che sei un lettore del dott. Eugenio &#8220;La Repubblica&#8221; Scalfari anche tu?</p>
<p>Lazzaro Visconti Pera</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: ros</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/11/30/expasse-e-altre-quattro/#comment-52927</link>
		<dc:creator>ros</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Dec 2006 17:39:36 +0000</pubDate>
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		<description>Che bella "Oblo'". I "grovigli muti" della mente, pensieri che si sovrappongono, ricordi che rantolano ma....niente...nessun suggerimento, nessuna voce.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Che bella &#8220;Oblo&#8217;&#8221;. I &#8220;grovigli muti&#8221; della mente, pensieri che si sovrappongono, ricordi che rantolano ma&#8230;.niente&#8230;nessun suggerimento, nessuna voce.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
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		<title>Di: Nicoletta</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/11/30/expasse-e-altre-quattro/#comment-52918</link>
		<dc:creator>Nicoletta</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Dec 2006 16:05:44 +0000</pubDate>
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		<description>Da leggere attentamente. The "dark side of the moon", improvvisamente "saremo" dai rovinosi affanni?

Belle poesie Marco.

Un saluto
Nicoletta</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Da leggere attentamente. The &#8220;dark side of the moon&#8221;, improvvisamente &#8220;saremo&#8221; dai rovinosi affanni?</p>
<p>Belle poesie Marco.</p>
<p>Un saluto<br />
Nicoletta</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Marco Saya</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/11/30/expasse-e-altre-quattro/#comment-52874</link>
		<dc:creator>Marco Saya</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Dec 2006 09:36:17 +0000</pubDate>
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		<description>"E’ un modo, il mio, di oggettivizzare", scusate il refuso. 

"un calore che sembra durare, un’intercettazione, un imput, un la che poi si spengono a un certo momento e tutto si chiude e ti chiude fuori e resti lì, il più vicino possibile, e più lontanissimo." Si, paola, è proprio così...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;E’ un modo, il mio, di oggettivizzare&#8221;, scusate il refuso. </p>
<p>&#8220;un calore che sembra durare, un’intercettazione, un imput, un la che poi si spengono a un certo momento e tutto si chiude e ti chiude fuori e resti lì, il più vicino possibile, e più lontanissimo.&#8221; Si, paola, è proprio così&#8230;</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Marco Saya</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/11/30/expasse-e-altre-quattro/#comment-52873</link>
		<dc:creator>Marco Saya</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Dec 2006 09:31:34 +0000</pubDate>
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		<description>Un caro saluto a Fabrizio e a Paola e una prima considerazione "a caldo". I vostri interventi meritano un'approfondita riflessione da parte mia.

Sicuramente è una poesia del malessere, della cellula-uomo, immerso in una contraddizione sociale senza scampo. l’uomo che descrivo è un “nato per caso”, orfano, desideroso di incontrare,conoscere scoprire “nuove dissonanze”, una riflessione sulla vita, sulle nostre angosce, sugli umori che ne avvingono l’esistenza. E’ un modo, la mia,  di oggettivizzare la realtà come se fosse vista da un cronista che scrive in tempo reale quello che vede, sintesi del trascorso e proiezione in un futuro in divenire e, nel frattempo, tutto si mischia nell’oblio della contemporaneità. La riflessione, a mio modesto avviso, è quale contemporaneità? L’unica  contemporaneità che vedo è l’onda lunga di un già detto, già fatto, forse, questo presente è da “riscrivere”. L’altro giorno mi risentivo la Sun Ra Arkestra, un’orchestra free-jazz degli anni 60. Una musica contaminata, in unico brano le dinamiche cambiano continuamente, il dixi (la contemporaneità) a un certo punto lascia spazio a delle note-scheggie impazzite totalmente disarmoniche, acute, atonali, in quel momento la musica-poesia si libera, si ribella, cerca una motivazione….per poi rientrare nel “cliché”, ma il sussulto è avvenuto!, la parola ha preso coscienza ma il buio ci aspetta per la sera…</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Un caro saluto a Fabrizio e a Paola e una prima considerazione &#8220;a caldo&#8221;. I vostri interventi meritano un&#8217;approfondita riflessione da parte mia.</p>
<p>Sicuramente è una poesia del malessere, della cellula-uomo, immerso in una contraddizione sociale senza scampo. l’uomo che descrivo è un “nato per caso”, orfano, desideroso di incontrare,conoscere scoprire “nuove dissonanze”, una riflessione sulla vita, sulle nostre angosce, sugli umori che ne avvingono l’esistenza. E’ un modo, la mia,  di oggettivizzare la realtà come se fosse vista da un cronista che scrive in tempo reale quello che vede, sintesi del trascorso e proiezione in un futuro in divenire e, nel frattempo, tutto si mischia nell’oblio della contemporaneità. La riflessione, a mio modesto avviso, è quale contemporaneità? L’unica  contemporaneità che vedo è l’onda lunga di un già detto, già fatto, forse, questo presente è da “riscrivere”. L’altro giorno mi risentivo la Sun Ra Arkestra, un’orchestra free-jazz degli anni 60. Una musica contaminata, in unico brano le dinamiche cambiano continuamente, il dixi (la contemporaneità) a un certo punto lascia spazio a delle note-scheggie impazzite totalmente disarmoniche, acute, atonali, in quel momento la musica-poesia si libera, si ribella, cerca una motivazione….per poi rientrare nel “cliché”, ma il sussulto è avvenuto!, la parola ha preso coscienza ma il buio ci aspetta per la sera…</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: cara polvere</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/11/30/expasse-e-altre-quattro/#comment-52868</link>
		<dc:creator>cara polvere</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Dec 2006 08:55:05 +0000</pubDate>
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		<description>"cercare di fare p o e s i a è come scaldarsi le mani tra le cosce nudi in mezzo a un bosco a metà gennaio."

e aggiungo:
 
anche dopo che letta una poesia, a cercare di dirci su qualcosa si ha la stessa sensazione.
un calore che sembra durare, un'intercettazione, un imput, un la che poi si spengono a un certo momento e tutto si chiude e ti chiude fuori e resti  lì, il più vicino possibile, e più lontanissimo. ed è poesia che sia così.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;cercare di fare p o e s i a è come scaldarsi le mani tra le cosce nudi in mezzo a un bosco a metà gennaio.&#8221;</p>
<p>e aggiungo:</p>
<p>anche dopo che letta una poesia, a cercare di dirci su qualcosa si ha la stessa sensazione.<br />
un calore che sembra durare, un&#8217;intercettazione, un imput, un la che poi si spengono a un certo momento e tutto si chiude e ti chiude fuori e resti  lì, il più vicino possibile, e più lontanissimo. ed è poesia che sia così.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: cara polvere</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/11/30/expasse-e-altre-quattro/#comment-52866</link>
		<dc:creator>cara polvere</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Dec 2006 08:43:54 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2006/11/30/expasse-e-altre-quattro/#comment-52866</guid>
		<description>si leggono si organi accalcati. e sudati, quando li pensi, li guardi. li annusi. li incroci. ci hai a che fare quotidianamente.
leggo l'annullamento della compiacenza spirituale verso il dolore. il boom dell'oblio come implosione dell'indecenza della bellezza. nessun merito umano in questo.
dall'oblò obliato si, ma anche continuamente obliterato  che ci è concesso. gridando al ciak  i pezzi si agitano, mietendo click, buoni pastori della resurrezione poeticamente chirurgica. è quanto resta anche in piazza vittorio qui, dopo che visi, capelli "detriti di comunicazione", si sono intrattenuti a carnevale. 
qualcosa di contemporenea viaggiando in un salotto-cellula,
alitando sulla crema gelata e gelando la clessidra estraniando e separando ogni frangia senza piangerla per incompetente, o per penosa, piuttosto trattata con cortesia formale, senza ammirazione.
in queste poesie la vita non è ammirata, nè gli sforzi per amore lodati. è una lista di medaglie, seguite dalle loro matrici e messe via, catalogate. tuttavia non si stinge nulla, semmai scurisce qualcosa, buona parte e l'(o)scuro è pur sempre una colorazione e non sempre ha connotazione negativa. in fondo l'oblio è poi così male? 
cercare di fare  p o e s i  a    è come scaldarsi le mani tra le cosce nudi in mezzo a un bosco a metà gennaio.  
un saluto
paola</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>si leggono si organi accalcati. e sudati, quando li pensi, li guardi. li annusi. li incroci. ci hai a che fare quotidianamente.<br />
leggo l&#8217;annullamento della compiacenza spirituale verso il dolore. il boom dell&#8217;oblio come implosione dell&#8217;indecenza della bellezza. nessun merito umano in questo.<br />
dall&#8217;oblò obliato si, ma anche continuamente obliterato  che ci è concesso. gridando al ciak  i pezzi si agitano, mietendo click, buoni pastori della resurrezione poeticamente chirurgica. è quanto resta anche in piazza vittorio qui, dopo che visi, capelli &#8220;detriti di comunicazione&#8221;, si sono intrattenuti a carnevale.<br />
qualcosa di contemporenea viaggiando in un salotto-cellula,<br />
alitando sulla crema gelata e gelando la clessidra estraniando e separando ogni frangia senza piangerla per incompetente, o per penosa, piuttosto trattata con cortesia formale, senza ammirazione.<br />
in queste poesie la vita non è ammirata, nè gli sforzi per amore lodati. è una lista di medaglie, seguite dalle loro matrici e messe via, catalogate. tuttavia non si stinge nulla, semmai scurisce qualcosa, buona parte e l&#8217;(o)scuro è pur sempre una colorazione e non sempre ha connotazione negativa. in fondo l&#8217;oblio è poi così male?<br />
cercare di fare  p o e s i  a    è come scaldarsi le mani tra le cosce nudi in mezzo a un bosco a metà gennaio.<br />
un saluto<br />
paola</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: fabrizio centofanti</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/11/30/expasse-e-altre-quattro/#comment-52852</link>
		<dc:creator>fabrizio centofanti</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Dec 2006 00:07:59 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2006/11/30/expasse-e-altre-quattro/#comment-52852</guid>
		<description>detriti di comunicazione:bel titolo, sarebbe, utilizzando un modulo che renda l'estraneità, fotocopia del non detto e del non senso. l'oggetto prende spazio, confondendosi col pensiero che ne attualizza l'urto. lingua nuova che comunica l'ansia del trasmettersi, l'urgenza del tradursi in messaggi decifrabili, ma sempre dissonanti.
ciao
f</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>detriti di comunicazione:bel titolo, sarebbe, utilizzando un modulo che renda l&#8217;estraneità, fotocopia del non detto e del non senso. l&#8217;oggetto prende spazio, confondendosi col pensiero che ne attualizza l&#8217;urto. lingua nuova che comunica l&#8217;ansia del trasmettersi, l&#8217;urgenza del tradursi in messaggi decifrabili, ma sempre dissonanti.<br />
ciao<br />
f</p>
]]></content:encoded>
	</item>
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