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	<title>Commenti a: Juke Box / CCCP</title>
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	<pubDate>Tue, 02 Dec 2008 14:03:23 +0000</pubDate>
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		<title>Di: Arnold</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/12/01/juke-box-cccp/#comment-60234</link>
		<dc:creator>Arnold</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Feb 2007 11:20:06 +0000</pubDate>
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		<description>Riguardo a Ferretti per fortuna ogni uomo ha un evoluzione dal punto di vista interiore, anche se non tutti gli altri sono in grado di accettarla e comprenderla.PUNTO e basta perchè è facile giudicare</description>
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		<title>Di: aditus</title>
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		<dc:creator>aditus</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Dec 2006 18:13:14 +0000</pubDate>
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		<description>mitici i cccp, sì. Ma i csi, quelli proprio nessuno li ricorda? loro: immensi. o no?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>mitici i cccp, sì. Ma i csi, quelli proprio nessuno li ricorda? loro: immensi. o no?</p>
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		<title>Di: robertologo</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/12/01/juke-box-cccp/#comment-53166</link>
		<dc:creator>robertologo</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Dec 2006 07:50:39 +0000</pubDate>
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		<description>@tash
Calmissimi. 
Tanto che da oggi si cambia nick.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@tash<br />
Calmissimi.<br />
Tanto che da oggi si cambia nick.</p>
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		<title>Di: jurij (bombardiere su beirut)</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/12/01/juke-box-cccp/#comment-53157</link>
		<dc:creator>jurij (bombardiere su beirut)</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Dec 2006 23:31:31 +0000</pubDate>
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		<description>la mia stanza è un cimitero con lapidi in vinile, conto i morti e innalzo lodi e requiem, i reduci mi annoiano...

chiedi a 77 se non sai come si fa,
chiedi a 77 cosa resta e cosa va</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>la mia stanza è un cimitero con lapidi in vinile, conto i morti e innalzo lodi e requiem, i reduci mi annoiano&#8230;</p>
<p>chiedi a 77 se non sai come si fa,<br />
chiedi a 77 cosa resta e cosa va</p>
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		<title>Di: effeffe</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/12/01/juke-box-cccp/#comment-53147</link>
		<dc:creator>effeffe</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Dec 2006 18:16:35 +0000</pubDate>
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		<description>big tash is back
effeffe</description>
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effeffe</p>
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		<title>Di: tashtego</title>
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		<dc:creator>tashtego</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Dec 2006 18:09:08 +0000</pubDate>
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		<description>calma</description>
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		<title>Di: roberto</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/12/01/juke-box-cccp/#comment-53138</link>
		<dc:creator>roberto</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Dec 2006 13:11:05 +0000</pubDate>
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		<description>@paopao
“la musica che segna il ritmo della frase e della memoria generazionale”
 
La scrittura è musica, la scrittura è ritmo. Nel 1980, in un’intervista a “Lotta continua”, Tondelli parla di “letteratura emotiva”. Arbasino, Céline, Kerouac, Burroughs. La musica influisce sullo stile e sulle strutture narrative, detta il tempo delle parole. Dice Panzeri: “La corrispondenza tra linguaggio e musicalità della parola (…) non è un aspetto marginale, va anzi assunto proprio come elemento centrale della struttura letteraria. (…) La musica interviene sull’assetto linguistico e sembra coordinarlo. Il linguaggio parlato trova dentro la sua dimensione di ‘sound’ anche la ragione letteraria per proporsi”. I racconti di “Altri libertini” sono figli del furore rock che imprime forza e velocità alla scrittura. Dal juke-box del “Posto Ristoro” esce una “canzonaccia” di Grace Jones adatta a quel ritrovo di tossici, frocie e spacciatori. Il protagonista di “Viaggio” prende la chitarra e suona “Sea Song” di Robert Wyatt, il cantautore intimista che piace alla sinistra inglese; finito il viaggio, il protagonista torna a casa, un po’ depresso; non basta Tim Buckley a tirarlo su (“I am Young, I will live”); ma per fortuna arriva Karla, “nient’altro che una bella ballata di Leonard Cohen, una canzone ubriaca e roca”. I libertini del racconto omonimo sentono “vecchia roba ma ottima”, come Grace Slick e i Jefferson Airplane, si abbracciano durante un pezzo di Lou Reed e ballano con Bob Marley a ritmo di “vudù”. Giampiero Martelli, sul “Giornale”, scrive che i racconti d’esordio di Tondelli sono ispirati da “un’America contraddittoria e permissiva, caotica e amara, violenta e sotterranea”, fiorita sulle ceneri del beat e della rivoluzione liberal, con i readings di Patty Smith e la recita dissacrante di “Catholic Boy”. Nell’82 esce Pao Pao, “Picchetto Armato Ordinario”, le gesta epiche di un militare da strapazzo. Rinchiuso al Celio, Tondelli rievoca la babele di suoni che inondava la caserma: Gianni Togni, le canzoni napoletane, l’heavy metal, la musica classica,  i dark e i new romantic come il soldato Beaujean, “funereo e cimiteriale e sepolcrale”. Intervistato dalla “Stampa”, dice che “Pao Pao” è il tentativo di fare un romanzo cercando di “realizzare una scrittura musicale, quasi cantata”. Anche in rima. Nell’83, su “Ciao 2001”, parla più diffusamente di punk. Gli piace il “blues galattico” dei Tuxedomoon, la band americana che mescola un ossessivo elettro-rock a performance di arte, teatro e danza. Apprezza la “roba di Berlino”, quei gruppi tedeschi dal nome impronunciabile, gli Einsturzende Neubauten (“Nuovi edifici che crollano”), altra formazione post-punk che ha fatto del rumore la sua poetica, usando come strumenti le lamiere, le spranghe e gli scarti industriali (in un concerto a Londra, scavano una buca sul palcoscenico con un martello pneumatico). 
La divisa di compare Renzu sintetizza l’antimilitarismo della generazione uscita dal ’77: “Una salopette piena di medagliette” dei Sex Pistols e di Joy Division”. Sorta di Generale Patton punk. Siamo a metà degli Ottanta. Didi e Fredo Oldofredi, le maschere di “Dinner Party”, incarnano lo spirito frivolo del decennio, quella leggerezza che circola nei party e nei rave, e che ieri sera D’Alema ha indicato come la vera, sorprendente forza del berlusconismo. Fredo fa il PR, organizza serate in discoteca. Didi tutto il contrario, è uno scrittore chiuso, malinconico, mezzo alcolizzato. Didi cerca la musica dei suoi anni: “una frase che si possa cantare in testa (…). Io faccio la musica con le mie parole. Chi è capace di vivere per il suono di una parola?”. Fredo risponde acido: “Ballo solo disco-music” e cala il sipario. Nell’85 esce “Rimini”, un sottovalutato giallo jazz dal sapore felliniano, in cui la riviera adriatica si snoda tra discoteche kolossal, balere piene di nonnini pomicioni e Grand Hotel fortezza. L’assolo di sax che Alberto, il jazzista del night-club, improvvisa sul lungomare, fa volare il lettore in ricognizione sulla litoranea del divertimento (e dello sfruttamento). Alberto suona con foga, rabbia, passione, suona con tutta la forza che ha nei polmoni, fino a quando il suo “canto rauco” si distende sulla provincia meccanica e gaudente, sulla moltitudine schiumante di turisti, cubiste e cameriere che danno vita al coro del romanzo. “E il suono del sax, la sua musica, fu come il rauco grido di dolore delle cose e degli uomini colti in quel momento bagnato, all’alba, dopo il diluvio”. La pagina finale del romanzo è intitolata “Musiche”. In scaletta ci sono i Bronski Beat, che Tondelli ha visto in concerto nell’84, “fra riverenze continue come locandiere goldoniane, lanci di garofani rosa come divine dell’avanspettacolo, bacetti e inchini come in una recita parrocchiale (…), escono di scena baciandosi e abbracciandosi come tre grazie”. Elvis Costello canta “I wanna be loved” con Green degli Scritti Politti (l’album è “Goodbye Cruel World” dell’84), look pelvico con occhiali da sole e contrabbasso, country, folk, rock e jazz strumentale. Ma soprattutto c’è Morrissey, l’impegno e lo sdegno della Red Wedge. Finisce così la compilation di “Rimini”, opera rock. “Camere Separate” è il romanzo-spartito della maturità, Panzeri lo definisce un “blues penitenziale”. Il mal d’amore e la morte, le “intensità autodistruttive” e lo stare male degli Smiths: “Oh, I’m so glad to grow older, to move away from those younger years, now I’m in love for the first time”. Un giorno Leo torna nella sua vecchia casa, nella stanzetta in cui era cresciuto da ragazzo. La distanza con il passato, con i suoi vent’anni, è un fatto fisico, una freddezza tangibile: “…fra i suoi vecchi dischi, lì accanto, (…) sua madre ha mischiato i suoi: Dalida, Orietta Berti, Iva Zanicchi, Casadei, Luciano Pavarotti”. Fortissimo bisogno di appartenenza. Tondelli spiega come ha costruito il romanzo: “I tre movimenti che lo compongono funzionano – a grandi linee – come una partitura musicale sul tema principale (la perdita dell’ideale, la perdita dell’amore)…”. Ripetizione nella variazione, musica minimale, come nei racconti migliori, “La casa!… La casa!”, la vita grama dei fuorisede: “Esco dall’istituto superiore, ho diciott’anni… Faccio un progettino… Faccio l’università… Me ne vado a Bologna, cari miei… Un disastro!… Una débacle!…”. Ai tempi dell’università aveva scritto una tesina, “Un racconto sul vino”, consegnata nelle mani del professor Eco; il tema era la cultura del vino, scoperta sui banchi del liceo, studiando Alceo e Saffo, quando si era imbattuto nei testi di Guccini ricopiati a mano sul diario dalla sua “amica del cuore”. Guccini poeta conviviale, Guccini poeta-archeologo che riscrive le nostre lingue morte in una ballata rock. Con i compagni di classe, in osteria, “arrivammo a canticchiare, in greco, Saffo, come se fosse Carole King”. Ma qualcosa stava cambiando. Arriva l’house e il volume si alza coprendo le parole. “Sabato italiano” è uno degli ultimi racconti di Tondelli. Scritto nel ’90, descrive l’universo estremo dello sballo ad alta velocità. Gli stravoltini discoricottari si denudano in mezzo alla pista, “alcuni si buttano dalla balconata in mezzo alla marea sottostante, tutti si spingono e si urtano in un crescendo dionisiaco che prende tutto il locale”. Oggi la chiamano montagna umana, e puzza un po’ di piscio.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@paopao<br />
“la musica che segna il ritmo della frase e della memoria generazionale”</p>
<p>La scrittura è musica, la scrittura è ritmo. Nel 1980, in un’intervista a “Lotta continua”, Tondelli parla di “letteratura emotiva”. Arbasino, Céline, Kerouac, Burroughs. La musica influisce sullo stile e sulle strutture narrative, detta il tempo delle parole. Dice Panzeri: “La corrispondenza tra linguaggio e musicalità della parola (…) non è un aspetto marginale, va anzi assunto proprio come elemento centrale della struttura letteraria. (…) La musica interviene sull’assetto linguistico e sembra coordinarlo. Il linguaggio parlato trova dentro la sua dimensione di ‘sound’ anche la ragione letteraria per proporsi”. I racconti di “Altri libertini” sono figli del furore rock che imprime forza e velocità alla scrittura. Dal juke-box del “Posto Ristoro” esce una “canzonaccia” di Grace Jones adatta a quel ritrovo di tossici, frocie e spacciatori. Il protagonista di “Viaggio” prende la chitarra e suona “Sea Song” di Robert Wyatt, il cantautore intimista che piace alla sinistra inglese; finito il viaggio, il protagonista torna a casa, un po’ depresso; non basta Tim Buckley a tirarlo su (“I am Young, I will live”); ma per fortuna arriva Karla, “nient’altro che una bella ballata di Leonard Cohen, una canzone ubriaca e roca”. I libertini del racconto omonimo sentono “vecchia roba ma ottima”, come Grace Slick e i Jefferson Airplane, si abbracciano durante un pezzo di Lou Reed e ballano con Bob Marley a ritmo di “vudù”. Giampiero Martelli, sul “Giornale”, scrive che i racconti d’esordio di Tondelli sono ispirati da “un’America contraddittoria e permissiva, caotica e amara, violenta e sotterranea”, fiorita sulle ceneri del beat e della rivoluzione liberal, con i readings di Patty Smith e la recita dissacrante di “Catholic Boy”. Nell’82 esce Pao Pao, “Picchetto Armato Ordinario”, le gesta epiche di un militare da strapazzo. Rinchiuso al Celio, Tondelli rievoca la babele di suoni che inondava la caserma: Gianni Togni, le canzoni napoletane, l’heavy metal, la musica classica,  i dark e i new romantic come il soldato Beaujean, “funereo e cimiteriale e sepolcrale”. Intervistato dalla “Stampa”, dice che “Pao Pao” è il tentativo di fare un romanzo cercando di “realizzare una scrittura musicale, quasi cantata”. Anche in rima. Nell’83, su “Ciao 2001”, parla più diffusamente di punk. Gli piace il “blues galattico” dei Tuxedomoon, la band americana che mescola un ossessivo elettro-rock a performance di arte, teatro e danza. Apprezza la “roba di Berlino”, quei gruppi tedeschi dal nome impronunciabile, gli Einsturzende Neubauten (“Nuovi edifici che crollano”), altra formazione post-punk che ha fatto del rumore la sua poetica, usando come strumenti le lamiere, le spranghe e gli scarti industriali (in un concerto a Londra, scavano una buca sul palcoscenico con un martello pneumatico).<br />
La divisa di compare Renzu sintetizza l’antimilitarismo della generazione uscita dal ’77: “Una salopette piena di medagliette” dei Sex Pistols e di Joy Division”. Sorta di Generale Patton punk. Siamo a metà degli Ottanta. Didi e Fredo Oldofredi, le maschere di “Dinner Party”, incarnano lo spirito frivolo del decennio, quella leggerezza che circola nei party e nei rave, e che ieri sera D’Alema ha indicato come la vera, sorprendente forza del berlusconismo. Fredo fa il PR, organizza serate in discoteca. Didi tutto il contrario, è uno scrittore chiuso, malinconico, mezzo alcolizzato. Didi cerca la musica dei suoi anni: “una frase che si possa cantare in testa (…). Io faccio la musica con le mie parole. Chi è capace di vivere per il suono di una parola?”. Fredo risponde acido: “Ballo solo disco-music” e cala il sipario. Nell’85 esce “Rimini”, un sottovalutato giallo jazz dal sapore felliniano, in cui la riviera adriatica si snoda tra discoteche kolossal, balere piene di nonnini pomicioni e Grand Hotel fortezza. L’assolo di sax che Alberto, il jazzista del night-club, improvvisa sul lungomare, fa volare il lettore in ricognizione sulla litoranea del divertimento (e dello sfruttamento). Alberto suona con foga, rabbia, passione, suona con tutta la forza che ha nei polmoni, fino a quando il suo “canto rauco” si distende sulla provincia meccanica e gaudente, sulla moltitudine schiumante di turisti, cubiste e cameriere che danno vita al coro del romanzo. “E il suono del sax, la sua musica, fu come il rauco grido di dolore delle cose e degli uomini colti in quel momento bagnato, all’alba, dopo il diluvio”. La pagina finale del romanzo è intitolata “Musiche”. In scaletta ci sono i Bronski Beat, che Tondelli ha visto in concerto nell’84, “fra riverenze continue come locandiere goldoniane, lanci di garofani rosa come divine dell’avanspettacolo, bacetti e inchini come in una recita parrocchiale (…), escono di scena baciandosi e abbracciandosi come tre grazie”. Elvis Costello canta “I wanna be loved” con Green degli Scritti Politti (l’album è “Goodbye Cruel World” dell’84), look pelvico con occhiali da sole e contrabbasso, country, folk, rock e jazz strumentale. Ma soprattutto c’è Morrissey, l’impegno e lo sdegno della Red Wedge. Finisce così la compilation di “Rimini”, opera rock. “Camere Separate” è il romanzo-spartito della maturità, Panzeri lo definisce un “blues penitenziale”. Il mal d’amore e la morte, le “intensità autodistruttive” e lo stare male degli Smiths: “Oh, I’m so glad to grow older, to move away from those younger years, now I’m in love for the first time”. Un giorno Leo torna nella sua vecchia casa, nella stanzetta in cui era cresciuto da ragazzo. La distanza con il passato, con i suoi vent’anni, è un fatto fisico, una freddezza tangibile: “…fra i suoi vecchi dischi, lì accanto, (…) sua madre ha mischiato i suoi: Dalida, Orietta Berti, Iva Zanicchi, Casadei, Luciano Pavarotti”. Fortissimo bisogno di appartenenza. Tondelli spiega come ha costruito il romanzo: “I tre movimenti che lo compongono funzionano – a grandi linee – come una partitura musicale sul tema principale (la perdita dell’ideale, la perdita dell’amore)…”. Ripetizione nella variazione, musica minimale, come nei racconti migliori, “La casa!… La casa!”, la vita grama dei fuorisede: “Esco dall’istituto superiore, ho diciott’anni… Faccio un progettino… Faccio l’università… Me ne vado a Bologna, cari miei… Un disastro!… Una débacle!…”. Ai tempi dell’università aveva scritto una tesina, “Un racconto sul vino”, consegnata nelle mani del professor Eco; il tema era la cultura del vino, scoperta sui banchi del liceo, studiando Alceo e Saffo, quando si era imbattuto nei testi di Guccini ricopiati a mano sul diario dalla sua “amica del cuore”. Guccini poeta conviviale, Guccini poeta-archeologo che riscrive le nostre lingue morte in una ballata rock. Con i compagni di classe, in osteria, “arrivammo a canticchiare, in greco, Saffo, come se fosse Carole King”. Ma qualcosa stava cambiando. Arriva l’house e il volume si alza coprendo le parole. “Sabato italiano” è uno degli ultimi racconti di Tondelli. Scritto nel ’90, descrive l’universo estremo dello sballo ad alta velocità. Gli stravoltini discoricottari si denudano in mezzo alla pista, “alcuni si buttano dalla balconata in mezzo alla marea sottostante, tutti si spingono e si urtano in un crescendo dionisiaco che prende tutto il locale”. Oggi la chiamano montagna umana, e puzza un po’ di piscio.</p>
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		<title>Di: roberto</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/12/01/juke-box-cccp/#comment-53136</link>
		<dc:creator>roberto</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Dec 2006 13:01:56 +0000</pubDate>
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		<description>robby
robbyrobot
gira come/
un vero robot
popopo</description>
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robbyrobot<br />
gira come/<br />
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		<title>Di: Lazzaro Visconti Pera</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/12/01/juke-box-cccp/#comment-53127</link>
		<dc:creator>Lazzaro Visconti Pera</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Dec 2006 08:23:34 +0000</pubDate>
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		<description>senti, pirletti, perché mi inviti a coltivare l'arte in cui sei uno specialista riconosciuto, cioè a fare quello che stai facendo fin da quando sei comparso su NI la prima volta? poiché alcune doti non si improvvisano e non si imparano, quella deve essere una tua propensione naturale, una prerogativa ontologica, un dato ineliminabile della tua personalità di frustrato cronico. bela con tutti, signor aspirante, con me non attacchi proprio, sei solo un bambinello che, svegliandosi una mattina e non avendo trovato più l'orsacchiotto di peluche, ha deciso, seduta stante, di essere il peluche di se stesso.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>senti, pirletti, perché mi inviti a coltivare l&#8217;arte in cui sei uno specialista riconosciuto, cioè a fare quello che stai facendo fin da quando sei comparso su NI la prima volta? poiché alcune doti non si improvvisano e non si imparano, quella deve essere una tua propensione naturale, una prerogativa ontologica, un dato ineliminabile della tua personalità di frustrato cronico. bela con tutti, signor aspirante, con me non attacchi proprio, sei solo un bambinello che, svegliandosi una mattina e non avendo trovato più l&#8217;orsacchiotto di peluche, ha deciso, seduta stante, di essere il peluche di se stesso.</p>
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		<title>Di: roberto</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/12/01/juke-box-cccp/#comment-53126</link>
		<dc:creator>roberto</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Dec 2006 07:58:19 +0000</pubDate>
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		<description>@paopao
"anche quando cambi nick..."
hahahhahahhah</description>
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&#8220;anche quando cambi nick&#8230;&#8221;<br />
hahahhahahhah</p>
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		<title>Di: roberto</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/12/01/juke-box-cccp/#comment-53125</link>
		<dc:creator>roberto</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Dec 2006 07:50:15 +0000</pubDate>
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		<description>@lvp
Suca.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@lvp<br />
Suca.</p>
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		<title>Di: Lazzaro Visconti Pera</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/12/01/juke-box-cccp/#comment-53112</link>
		<dc:creator>Lazzaro Visconti Pera</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 Dec 2006 22:11:37 +0000</pubDate>
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		<description>Meno male.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Meno male.</p>
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	<item>
		<title>Di: effeffe</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/12/01/juke-box-cccp/#comment-53111</link>
		<dc:creator>effeffe</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 Dec 2006 20:03:12 +0000</pubDate>
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		<description>yes baldrus come un'orda d'oro...
effeffe
ps
non di code di paglia maitre ma la parola dandy va difesa come quella comunismo...
lady lazarus rosseggia come un'alba</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>yes baldrus come un&#8217;orda d&#8217;oro&#8230;<br />
effeffe<br />
ps<br />
non di code di paglia maitre ma la parola dandy va difesa come quella comunismo&#8230;<br />
lady lazarus rosseggia come un&#8217;alba</p>
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		<title>Di: Lady Lazarus</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/12/01/juke-box-cccp/#comment-53106</link>
		<dc:creator>Lady Lazarus</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 Dec 2006 19:15:57 +0000</pubDate>
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		<description>Morire è la mia aspirazione.
É un'arte, come ogni altra cosa.
Io lo faccio in un modo eccezionale.
Dalla cenere io rinvengo
Con le mie rosse chiome
E mangio uomini come aria di vento.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Morire è la mia aspirazione.<br />
É un&#8217;arte, come ogni altra cosa.<br />
Io lo faccio in un modo eccezionale.<br />
Dalla cenere io rinvengo<br />
Con le mie rosse chiome<br />
E mangio uomini come aria di vento.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: baldrus</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/12/01/juke-box-cccp/#comment-53104</link>
		<dc:creator>baldrus</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 Dec 2006 19:14:38 +0000</pubDate>
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		<description>@furlen:
mi rendi eu-fori-co a citare Hara-Kiri, l'epica dell'epica!
Ora, una versione italiana... ci sto pensando... ci sto pensando... ancora ci sto pensando... oggi, perlatro, sembra che tutto e nulla sia possibile, ma c'è un brodo in cui tutto bolle, ed è difficile creare una ricetta fuori da questo brodo, però sarebbe un'avventura esaltante, magari sul web?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@furlen:<br />
mi rendi eu-fori-co a citare Hara-Kiri, l&#8217;epica dell&#8217;epica!<br />
Ora, una versione italiana&#8230; ci sto pensando&#8230; ci sto pensando&#8230; ancora ci sto pensando&#8230; oggi, perlatro, sembra che tutto e nulla sia possibile, ma c&#8217;è un brodo in cui tutto bolle, ed è difficile creare una ricetta fuori da questo brodo, però sarebbe un&#8217;avventura esaltante, magari sul web?</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Lazzaro Visconti Pera</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/12/01/juke-box-cccp/#comment-53101</link>
		<dc:creator>Lazzaro Visconti Pera</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 Dec 2006 15:37:57 +0000</pubDate>
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		<description>@ Ld Lzrs

Scusa, milèdi, ma i versi di Alceo a chi erano dedicati? Bene, datti una risposta (che conosci già) e poi verifica, in base ad essa, a quale delle cinque definizioni di "aspirare" che proponi sia più adatta.

Bie bie.

Lazzaro Visconti Pera</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ Ld Lzrs</p>
<p>Scusa, milèdi, ma i versi di Alceo a chi erano dedicati? Bene, datti una risposta (che conosci già) e poi verifica, in base ad essa, a quale delle cinque definizioni di &#8220;aspirare&#8221; che proponi sia più adatta.</p>
<p>Bie bie.</p>
<p>Lazzaro Visconti Pera</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Lady Lazarus</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/12/01/juke-box-cccp/#comment-53099</link>
		<dc:creator>Lady Lazarus</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 Dec 2006 15:30:26 +0000</pubDate>
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		<description>@ Lzzr Vsct Pr
Aspirare nel senso di tirare il fiato, aspirare l'aria,  pronunciare con aspirazione, aspirare una parola, oppure nel senso di desiderare intensamente?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ Lzzr Vsct Pr<br />
Aspirare nel senso di tirare il fiato, aspirare l&#8217;aria,  pronunciare con aspirazione, aspirare una parola, oppure nel senso di desiderare intensamente?</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Lazzaro Visconti Pera</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/12/01/juke-box-cccp/#comment-53094</link>
		<dc:creator>Lazzaro Visconti Pera</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 Dec 2006 14:57:16 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2006/12/01/juke-box-cccp/#comment-53094</guid>
		<description>sprezzante? cazzo, non me ne "avevo" proprio "accorgiuto"! meno male che sei arrivato tu, lukacs alla mano.

io "celo" storto con roberto? pao pao dei miei maroni, intanto vile nick lo dici a tuo fratello. io non "saprebbe" chi è questo tuo amico roberto, io "rispondessi" a uno che, ogniqualvolta interviene, praticamente su tutto, ha la parola definitiva pronta all'uso, perché pronto, lui stesso, a stupire col suo sapere enciclopedico che spazia dalle secrete vaticane alla composizione del suolo lunare, dalla musica pop alla questione palestinese, dall'integralismo alle orecchiette con le cime di rapa. e sempre senza un dubbio, piendo della boria e della certezza che la sua analisi sia quella giusta. è per questo che ho parlato di "delusione", perché solo una persona che si è vista "fregare" in qualche sua segreta aspettativa e aspirazione, può comportarsi in questo modo: "dài, dài, che quasi ci sei"; "su, andiamo avanti su questa strada"; "lo vedi che inizi a ragionare": ecco le sue parole d'ordine per prendere per il culo l'interlocutore. a uno che si presenta con queste credenziali, io rispondo col sarcasmo. non ti piace? e chi ti ha mai chiesto di interloquire con me? qui ho letto almeno trenta post di gente che propone dei titoli e li passa, giustamente, per pietre miliari ineludibili. e allora, perché, quando scrivo i miei tre titoli, e li pongo nella stessa ottica dell'esclusività, la cosa provoca fastidio a te e al reverendo roberto?

Lazzaro Visconti Pera</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>sprezzante? cazzo, non me ne &#8220;avevo&#8221; proprio &#8220;accorgiuto&#8221;! meno male che sei arrivato tu, lukacs alla mano.</p>
<p>io &#8220;celo&#8221; storto con roberto? pao pao dei miei maroni, intanto vile nick lo dici a tuo fratello. io non &#8220;saprebbe&#8221; chi è questo tuo amico roberto, io &#8220;rispondessi&#8221; a uno che, ogniqualvolta interviene, praticamente su tutto, ha la parola definitiva pronta all&#8217;uso, perché pronto, lui stesso, a stupire col suo sapere enciclopedico che spazia dalle secrete vaticane alla composizione del suolo lunare, dalla musica pop alla questione palestinese, dall&#8217;integralismo alle orecchiette con le cime di rapa. e sempre senza un dubbio, piendo della boria e della certezza che la sua analisi sia quella giusta. è per questo che ho parlato di &#8220;delusione&#8221;, perché solo una persona che si è vista &#8220;fregare&#8221; in qualche sua segreta aspettativa e aspirazione, può comportarsi in questo modo: &#8220;dài, dài, che quasi ci sei&#8221;; &#8220;su, andiamo avanti su questa strada&#8221;; &#8220;lo vedi che inizi a ragionare&#8221;: ecco le sue parole d&#8217;ordine per prendere per il culo l&#8217;interlocutore. a uno che si presenta con queste credenziali, io rispondo col sarcasmo. non ti piace? e chi ti ha mai chiesto di interloquire con me? qui ho letto almeno trenta post di gente che propone dei titoli e li passa, giustamente, per pietre miliari ineludibili. e allora, perché, quando scrivo i miei tre titoli, e li pongo nella stessa ottica dell&#8217;esclusività, la cosa provoca fastidio a te e al reverendo roberto?</p>
<p>Lazzaro Visconti Pera</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: pao pao</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/12/01/juke-box-cccp/#comment-53091</link>
		<dc:creator>pao pao</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 Dec 2006 14:20:38 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2006/12/01/juke-box-cccp/#comment-53091</guid>
		<description>bene lazzaro, è con un altro vile nick anonimo, apocrifo e fantasmatico, come il tuo, che hai da confrontarti, non con questo roberto con cui ce l'hai storto. mi ha colpito questa frettolosa metodologia - indegna della tua sapienza e del tuo cursus honorum - per la quale parlare  degli anni '80 scartando dalle idee recues equivarrebbe andare dritto dritto a rimpolpare thinktank liberal o in odor di mediaset e ferrara. bene, tienti strettto le tue idee, e avanti così, verso il sol dell'avvenire.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>bene lazzaro, è con un altro vile nick anonimo, apocrifo e fantasmatico, come il tuo, che hai da confrontarti, non con questo roberto con cui ce l&#8217;hai storto. mi ha colpito questa frettolosa metodologia - indegna della tua sapienza e del tuo cursus honorum - per la quale parlare  degli anni &#8216;80 scartando dalle idee recues equivarrebbe andare dritto dritto a rimpolpare thinktank liberal o in odor di mediaset e ferrara. bene, tienti strettto le tue idee, e avanti così, verso il sol dell&#8217;avvenire.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: pao pao</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/12/01/juke-box-cccp/#comment-53090</link>
		<dc:creator>pao pao</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 Dec 2006 14:13:29 +0000</pubDate>
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		<description>ehi furlen, vedo che hai una discreta coda di paglia (o di lupo), e magari sarebbe l'ora di verificarle, tra un disco e un altro, un ballo e un altro, le complesse coordinate dei nostri rapporti con i poteri, con le questioni che investono ruolo e funzione intellettuale, moralità e politicità della cultura, integrazione o separatezza del letterato. in un'ottica integrale, ben inteso, che coniughi benjamin e adorno, lukacs e bachtin, fortini e pasolini, tom waits e cohen, i ramones e i velvet (underground). ma mi rivolgevo alla sapienza sprezzante di lazzaro, per intenderci.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>ehi furlen, vedo che hai una discreta coda di paglia (o di lupo), e magari sarebbe l&#8217;ora di verificarle, tra un disco e un altro, un ballo e un altro, le complesse coordinate dei nostri rapporti con i poteri, con le questioni che investono ruolo e funzione intellettuale, moralità e politicità della cultura, integrazione o separatezza del letterato. in un&#8217;ottica integrale, ben inteso, che coniughi benjamin e adorno, lukacs e bachtin, fortini e pasolini, tom waits e cohen, i ramones e i velvet (underground). ma mi rivolgevo alla sapienza sprezzante di lazzaro, per intenderci.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Lazzaro Visconti Pera</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/12/01/juke-box-cccp/#comment-53089</link>
		<dc:creator>Lazzaro Visconti Pera</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 Dec 2006 14:00:49 +0000</pubDate>
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		<description>anche quando cambi nick, l'odore di aria fritta scaduta è inconfondibile: una mistura mefitica di vocazione (alla santità) e di aspirazione (a sedere, finalmente, alla tavola del gran bovino arcorizzato, novello minosse che giudica, su mandato del padrone, chi ammettere al sacro banchetto).

dài, pirletti! ancora uno sforzo e ci sei. lo so che è dura, ma vedrai che, quando sarai alla destra del padre - armi, bagagli e lingua compresi - troverai anche il modo di rivalerti della "delusione", scrivendo, magari, un paio di editoriali al vetriolo contro le merdacce che non hanno compreso il tuo genio.

poi, se ti resterà tempo, cerca anche un piccolo spazio per lady lazarus: credo che anche lei sia una che "aspira"...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>anche quando cambi nick, l&#8217;odore di aria fritta scaduta è inconfondibile: una mistura mefitica di vocazione (alla santità) e di aspirazione (a sedere, finalmente, alla tavola del gran bovino arcorizzato, novello minosse che giudica, su mandato del padrone, chi ammettere al sacro banchetto).</p>
<p>dài, pirletti! ancora uno sforzo e ci sei. lo so che è dura, ma vedrai che, quando sarai alla destra del padre - armi, bagagli e lingua compresi - troverai anche il modo di rivalerti della &#8220;delusione&#8221;, scrivendo, magari, un paio di editoriali al vetriolo contro le merdacce che non hanno compreso il tuo genio.</p>
<p>poi, se ti resterà tempo, cerca anche un piccolo spazio per lady lazarus: credo che anche lei sia una che &#8220;aspira&#8221;&#8230;</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Lorenzo Galbiati</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/12/01/juke-box-cccp/#comment-53088</link>
		<dc:creator>Lorenzo Galbiati</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 Dec 2006 13:53:30 +0000</pubDate>
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		<description>mitici i cccp.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>mitici i cccp.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: furlen</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/12/01/juke-box-cccp/#comment-53081</link>
		<dc:creator>furlen</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 Dec 2006 12:43:36 +0000</pubDate>
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		<description>"vuoto nel quale sguazzano ridicoli dandy attardati o radicali anticonformisti come te”

appunto!
come te chi?

lezioni di vuoto? Ora?
ehi, pao pao
vuoi venire a lezione di ridicolo? ti risparmierà il grottesco.
E non è colpa mia se preferisco Benjamin ad Adormo e Bachtin a Lukacs,
i velvet ai ramones
effeffe</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;vuoto nel quale sguazzano ridicoli dandy attardati o radicali anticonformisti come te”</p>
<p>appunto!<br />
come te chi?</p>
<p>lezioni di vuoto? Ora?<br />
ehi, pao pao<br />
vuoi venire a lezione di ridicolo? ti risparmierà il grottesco.<br />
E non è colpa mia se preferisco Benjamin ad Adormo e Bachtin a Lukacs,<br />
i velvet ai ramones<br />
effeffe</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: pao pao</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/12/01/juke-box-cccp/#comment-53080</link>
		<dc:creator>pao pao</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 Dec 2006 11:51:56 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2006/12/01/juke-box-cccp/#comment-53080</guid>
		<description>@l'ottimo Lazzaro Visconti Pera 

ottima e fertile l'indicazione di una 'nuova comunicazione' prodotta, su sentieri nascosti, da certi anni '80. poesia satira radio musica comunicazione porta a porta mano a mano reti di distribuzione e di autogestione fogliacci e dispacci. ci sarebbe da storicizzarne risultati e possibile eredità. 
e anche, col tuo aiuto, le origini (senza mai mitizzarle, d'altra parte): gli anni '70, le lezioni al dams  di citati, il teatro vagante di scabia, pazienza e tondelli che incrociano armi penne e sguardi,  dorsali adriatiche o delle province italiane dove pullulano esperienze misconosciute di gruppi autogestiti, riviste e fogli volanti. visibilità alle tradizioni minoritarie, archiviazioni di dati della memorie sommerse, per capire meglio anche  l'ultimo tondelli fino ai cavalli fumanti di ferretti cavaliere dello spirito. 
e così, pensare alle due strade - anche in rapporto alla musica che segna il ritmo della frase e della memoria generazionale di entrambi, del marketing della rispettiva immagine di 'giovane scrittore' e della rispettiva curiosità intellettuale e di kulturkritik (!!) - incarnate dai quasi coetanei tondelli (1955) e.... de carlo (1952).... 
interessante abbrivio per addentrarci nei '90, l'epoca davvero dell'artigianato delle forme e del 'mestiere' di scrittore, talkshow e revival di rock d'annata o occhio alla world music del bel ragazzo milanese, bricoleur di emozioni piccolo-borghesi, magistrale affabulatore che sfonda. l'epoca della "cattiva infinità del vuoto continuamente variato nella forma" (si potrebbe dire, se me lo permetti, con lukacs): vuoto nel quale sguazzano ridicoli dandy attardati o radicali anticonformisti come te, lazzaro. grande capa di cazzo di cui parlava, mi sembra, lo stesso filosofo ungherese quando diceva: "tanto più che il vuoto è tenuto in grande onore dagli odierni nonconformisti come momento, come categoria psicologica preparatoria del nulla".

vai, vai, lazzaretto, magari ci scrivi anche qualcosa di tuo, così vediamo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@l&#8217;ottimo Lazzaro Visconti Pera </p>
<p>ottima e fertile l&#8217;indicazione di una &#8216;nuova comunicazione&#8217; prodotta, su sentieri nascosti, da certi anni &#8216;80. poesia satira radio musica comunicazione porta a porta mano a mano reti di distribuzione e di autogestione fogliacci e dispacci. ci sarebbe da storicizzarne risultati e possibile eredità.<br />
e anche, col tuo aiuto, le origini (senza mai mitizzarle, d&#8217;altra parte): gli anni &#8216;70, le lezioni al dams  di citati, il teatro vagante di scabia, pazienza e tondelli che incrociano armi penne e sguardi,  dorsali adriatiche o delle province italiane dove pullulano esperienze misconosciute di gruppi autogestiti, riviste e fogli volanti. visibilità alle tradizioni minoritarie, archiviazioni di dati della memorie sommerse, per capire meglio anche  l&#8217;ultimo tondelli fino ai cavalli fumanti di ferretti cavaliere dello spirito.<br />
e così, pensare alle due strade - anche in rapporto alla musica che segna il ritmo della frase e della memoria generazionale di entrambi, del marketing della rispettiva immagine di &#8216;giovane scrittore&#8217; e della rispettiva curiosità intellettuale e di kulturkritik (!!) - incarnate dai quasi coetanei tondelli (1955) e&#8230;. de carlo (1952)&#8230;.<br />
interessante abbrivio per addentrarci nei &#8216;90, l&#8217;epoca davvero dell&#8217;artigianato delle forme e del &#8216;mestiere&#8217; di scrittore, talkshow e revival di rock d&#8217;annata o occhio alla world music del bel ragazzo milanese, bricoleur di emozioni piccolo-borghesi, magistrale affabulatore che sfonda. l&#8217;epoca della &#8220;cattiva infinità del vuoto continuamente variato nella forma&#8221; (si potrebbe dire, se me lo permetti, con lukacs): vuoto nel quale sguazzano ridicoli dandy attardati o radicali anticonformisti come te, lazzaro. grande capa di cazzo di cui parlava, mi sembra, lo stesso filosofo ungherese quando diceva: &#8220;tanto più che il vuoto è tenuto in grande onore dagli odierni nonconformisti come momento, come categoria psicologica preparatoria del nulla&#8221;.</p>
<p>vai, vai, lazzaretto, magari ci scrivi anche qualcosa di tuo, così vediamo.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Lazzaro Visconti Pera</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/12/01/juke-box-cccp/#comment-53079</link>
		<dc:creator>Lazzaro Visconti Pera</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 Dec 2006 10:52:46 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2006/12/01/juke-box-cccp/#comment-53079</guid>
		<description>prova a mettere un po' di ironia e di autoironia nella minestra riscaldata delle tue convinzioni, signor roberto. è vero che stai ancora smaltendo una fortissima "delusione" (non te l'aspettavi proprio, vero?), ma così come ti conduci (ti piace il termine?), con la tua arietta da professorino che tiene sempre la sua lezione, col suo patriziato liberal sempre pronto all'uso, anche quando stai preparando le verze bollite, finisci solo per avvalorare l'immagine della più colossale e supponente testa di cazzo che abbia mai commentato su NI. esattamente quello che sei, egregio tuttologo della domenica, un superconcentrato di aria fritta (scaduta).</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>prova a mettere un po&#8217; di ironia e di autoironia nella minestra riscaldata delle tue convinzioni, signor roberto. è vero che stai ancora smaltendo una fortissima &#8220;delusione&#8221; (non te l&#8217;aspettavi proprio, vero?), ma così come ti conduci (ti piace il termine?), con la tua arietta da professorino che tiene sempre la sua lezione, col suo patriziato liberal sempre pronto all&#8217;uso, anche quando stai preparando le verze bollite, finisci solo per avvalorare l&#8217;immagine della più colossale e supponente testa di cazzo che abbia mai commentato su NI. esattamente quello che sei, egregio tuttologo della domenica, un superconcentrato di aria fritta (scaduta).</p>
]]></content:encoded>
	</item>
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