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	<title>Commenti a: Gli autori mondo</title>
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	<description>versione 2.0</description>
	<pubDate>Sat, 22 Nov 2008 09:19:18 +0000</pubDate>
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		<title>Di: maria (valente)</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/01/08/gli-autori-mondo/#comment-58845</link>
		<dc:creator>maria (valente)</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jan 2007 15:35:36 +0000</pubDate>
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		<description>A me questo scritto ha dato molto da riflettere, ma credo che sia utile leggerlo accanto ad un altro pezzo di Raimo che s'intitolava "Gli scrittori sintomatici, me compreso", se non altro perché anche lì compare Siti, a fianco ed in opposizione però al grande bluff di Jt Leroy...e infatti anche qui, in un tuo commento, parli di "empatia sintimatica", là ti domandavi quale macchina pervertitamente desiderante fosse stata prevista e artatamente messa in moto, qui  ti concentri, in opere di altro spessore, su scene "vere" ma altrettanto "fastidiose" da leggere e alla fine io non sono così ottimista come te sulle conclusioni da trarre.
Quanti, ti chiedo, secondo te, leggono Gomorra come se stessero leggendo Ingannevole il cuore? Tu credi che alla maggior parte di quei lettori interessi "la verità", la politica, la camorra, o' sistema, Napoli, ... o piuttosto quella crudezza, quello scandalo, quell'oscenità - più palese con Siti - quell'abietto che è l'unica cosa che continui ad attrarre e che, se non fosse vero, lo s'inventerebbe come con Leroy?

Non è l'io e non è il mondo, ma l'abietto...

"Né soggetto né oggetto

C'è nell'abiezione una di quelle violente e oscure rivolte dell'essere contro ciò che lo minaccia e che gli apre venga da un fuori o un dentro esorbitante, gettato a lato del possibile, del tollerabile, del pensabile. Vicinissimo ma inassimilabile. Qualcosa sollecita, inquieta, affascina il desiderio..." (Julia Kristeva: i Poteri dell'orrore, saggio sull'abiezione)


Comunque non so, forse confondo solo le acque, ma mi dai da pensare...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>A me questo scritto ha dato molto da riflettere, ma credo che sia utile leggerlo accanto ad un altro pezzo di Raimo che s&#8217;intitolava &#8220;Gli scrittori sintomatici, me compreso&#8221;, se non altro perché anche lì compare Siti, a fianco ed in opposizione però al grande bluff di Jt Leroy&#8230;e infatti anche qui, in un tuo commento, parli di &#8220;empatia sintimatica&#8221;, là ti domandavi quale macchina pervertitamente desiderante fosse stata prevista e artatamente messa in moto, qui  ti concentri, in opere di altro spessore, su scene &#8220;vere&#8221; ma altrettanto &#8220;fastidiose&#8221; da leggere e alla fine io non sono così ottimista come te sulle conclusioni da trarre.<br />
Quanti, ti chiedo, secondo te, leggono Gomorra come se stessero leggendo Ingannevole il cuore? Tu credi che alla maggior parte di quei lettori interessi &#8220;la verità&#8221;, la politica, la camorra, o&#8217; sistema, Napoli, &#8230; o piuttosto quella crudezza, quello scandalo, quell&#8217;oscenità - più palese con Siti - quell&#8217;abietto che è l&#8217;unica cosa che continui ad attrarre e che, se non fosse vero, lo s&#8217;inventerebbe come con Leroy?</p>
<p>Non è l&#8217;io e non è il mondo, ma l&#8217;abietto&#8230;</p>
<p>&#8220;Né soggetto né oggetto</p>
<p>C&#8217;è nell&#8217;abiezione una di quelle violente e oscure rivolte dell&#8217;essere contro ciò che lo minaccia e che gli apre venga da un fuori o un dentro esorbitante, gettato a lato del possibile, del tollerabile, del pensabile. Vicinissimo ma inassimilabile. Qualcosa sollecita, inquieta, affascina il desiderio&#8230;&#8221; (Julia Kristeva: i Poteri dell&#8217;orrore, saggio sull&#8217;abiezione)</p>
<p>Comunque non so, forse confondo solo le acque, ma mi dai da pensare&#8230;</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Luminamenti</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/01/08/gli-autori-mondo/#comment-58646</link>
		<dc:creator>Luminamenti</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jan 2007 12:36:06 +0000</pubDate>
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		<description>tashtego dice: "non esistono verità immutabili dell’esistenza.
le verità sono mutevoli, tutte.
non esiste l’eterno presente.
non esiste l’opera valida per sempre.
non esiste nulla che possa essere detto assoluto et definitivo.
ecc"

E quindi anche queste affermazioni di Tashtego non sono immutabili? possono mutare?

dette così poi valgono come il loro contrario. Argomentare, spiegare perchè e come si è pervenuti a una convinzione è un'altra cosa.
Alla verità ci si avvicina sapendo come porre la verità</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>tashtego dice: &#8220;non esistono verità immutabili dell’esistenza.<br />
le verità sono mutevoli, tutte.<br />
non esiste l’eterno presente.<br />
non esiste l’opera valida per sempre.<br />
non esiste nulla che possa essere detto assoluto et definitivo.<br />
ecc&#8221;</p>
<p>E quindi anche queste affermazioni di Tashtego non sono immutabili? possono mutare?</p>
<p>dette così poi valgono come il loro contrario. Argomentare, spiegare perchè e come si è pervenuti a una convinzione è un&#8217;altra cosa.<br />
Alla verità ci si avvicina sapendo come porre la verità</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: mirko</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/01/08/gli-autori-mondo/#comment-58368</link>
		<dc:creator>mirko</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Jan 2007 01:32:27 +0000</pubDate>
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		<description>fate le flessioni</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>fate le flessioni</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: alcor</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/01/08/gli-autori-mondo/#comment-58344</link>
		<dc:creator>alcor</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jan 2007 16:55:17 +0000</pubDate>
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		<description>Ella, caro Fernando, - parlo ovviamente della dolce Alcor - è già cresciuta, però è rimasta curiosa, se non altro dell'uso delle parole, perché sarebbe saccente e presuntuosa? Per Hoffmann o per Saviano?

E poi, cosa spinge te e altri del tuo stampo a credere che chi posta qui debba per forza voler fare lo scrittore, "da grande"? 
E soprattutto cosa spinge te e altre menti del tuo stampo a trovarla una cosa indecente?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ella, caro Fernando, - parlo ovviamente della dolce Alcor - è già cresciuta, però è rimasta curiosa, se non altro dell&#8217;uso delle parole, perché sarebbe saccente e presuntuosa? Per Hoffmann o per Saviano?</p>
<p>E poi, cosa spinge te e altri del tuo stampo a credere che chi posta qui debba per forza voler fare lo scrittore, &#8220;da grande&#8221;?<br />
E soprattutto cosa spinge te e altre menti del tuo stampo a trovarla una cosa indecente?</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Fernando N.</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/01/08/gli-autori-mondo/#comment-58324</link>
		<dc:creator>Fernando N.</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jan 2007 14:47:31 +0000</pubDate>
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		<description>Che saccenteria da quattro soldi mia dolce alcor e che presunzione; da grande vuole forse fare la scrittrice anch'ella? Patetica.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Che saccenteria da quattro soldi mia dolce alcor e che presunzione; da grande vuole forse fare la scrittrice anch&#8217;ella? Patetica.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: alcor</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/01/08/gli-autori-mondo/#comment-58097</link>
		<dc:creator>alcor</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jan 2007 00:59:30 +0000</pubDate>
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		<description>@ Pierino

Prima di parlare infatti ho chiesto, e non agli indiani, e ho saputo che Saviano aveva portato una grandissima quantità di pagine che poi sono state ridotte al numero attuale, questo per me è un grande lavoro di editing, ma è possibile che io sia stata male informata, se è così faccio ammenda. Ma non ci sarebbe comunque niente di male, sui libri si lavora, resta il fatto che la sapienza letteraria di Siti è diversa dall'energia emotiva di Saviano e non mi verrebbe mai in mente di apparentarli, hanno scritto due libri diversissimi.

@carrino

Citavo Il cavaliere Gluck di E.T.A Hoffmann, leggere per credere.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ Pierino</p>
<p>Prima di parlare infatti ho chiesto, e non agli indiani, e ho saputo che Saviano aveva portato una grandissima quantità di pagine che poi sono state ridotte al numero attuale, questo per me è un grande lavoro di editing, ma è possibile che io sia stata male informata, se è così faccio ammenda. Ma non ci sarebbe comunque niente di male, sui libri si lavora, resta il fatto che la sapienza letteraria di Siti è diversa dall&#8217;energia emotiva di Saviano e non mi verrebbe mai in mente di apparentarli, hanno scritto due libri diversissimi.</p>
<p>@carrino</p>
<p>Citavo Il cavaliere Gluck di E.T.A Hoffmann, leggere per credere.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Pierino e il lupo</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/01/08/gli-autori-mondo/#comment-58087</link>
		<dc:creator>Pierino e il lupo</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jan 2007 23:48:10 +0000</pubDate>
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		<description>@ alcor 

nessun enorme lavoro di editing su Gomorra. Prima di parlare chiedere agli addetti ai lavori (visto che ci sono in nazione indiana). Quante fesserie scrivete. 

Siti è un libro fenomenale!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ alcor </p>
<p>nessun enorme lavoro di editing su Gomorra. Prima di parlare chiedere agli addetti ai lavori (visto che ci sono in nazione indiana). Quante fesserie scrivete. </p>
<p>Siti è un libro fenomenale!</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: carrino</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/01/08/gli-autori-mondo/#comment-58080</link>
		<dc:creator>carrino</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jan 2007 23:30:34 +0000</pubDate>
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		<description>&#62;&#62;&#62; 2alcor
meglio di una nota cretina sempre stonata o monotòna, non trova madam'?
'nota', in senso musicale, ovvio.
ossequi, e mi scusi per il coro.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&gt;&gt;&gt; 2alcor<br />
meglio di una nota cretina sempre stonata o monotòna, non trova madam&#8217;?<br />
&#8216;nota&#8217;, in senso musicale, ovvio.<br />
ossequi, e mi scusi per il coro.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: cubalibre</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/01/08/gli-autori-mondo/#comment-57993</link>
		<dc:creator>cubalibre</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jan 2007 20:36:11 +0000</pubDate>
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		<description>Gran bella riflessione di Raimo,Siti e Saviano sono la dimostrazione di un rinnovamento profondo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Gran bella riflessione di Raimo,Siti e Saviano sono la dimostrazione di un rinnovamento profondo.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: alcor</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/01/08/gli-autori-mondo/#comment-57846</link>
		<dc:creator>alcor</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jan 2007 12:14:46 +0000</pubDate>
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		<description>@Sorry Soriano, l'ora mi ha resa poco chiara. Intendevo dire che è imbarazzante per gli scrittori. O se preferisci lo sarebbe. Nessuno scrittore serio (e dico serio anche in quanto con ruolo riconosciuto)  perderebbe il suo tempo come facciamo noi qui col suo nome e cognome. C'è del buono nell'essere poco seri, ma certo non paga molto.

Quanto al blog non solo vengo a dirlo, ma con mia grande soddisfazione splendo di un bel blu elettrico, almeno sul mio schermo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@Sorry Soriano, l&#8217;ora mi ha resa poco chiara. Intendevo dire che è imbarazzante per gli scrittori. O se preferisci lo sarebbe. Nessuno scrittore serio (e dico serio anche in quanto con ruolo riconosciuto)  perderebbe il suo tempo come facciamo noi qui col suo nome e cognome. C&#8217;è del buono nell&#8217;essere poco seri, ma certo non paga molto.</p>
<p>Quanto al blog non solo vengo a dirlo, ma con mia grande soddisfazione splendo di un bel blu elettrico, almeno sul mio schermo.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Cristoforo Prodan</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/01/08/gli-autori-mondo/#comment-57838</link>
		<dc:creator>Cristoforo Prodan</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jan 2007 11:20:56 +0000</pubDate>
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		<description>Non ho mai amato le classifiche estetiche o etiche, quelle che dovrebbero stabilire cosa è più o meno bello o chi è più o meno bravo. Credo che l'approccio più sano, e moderno, sia quello di cercare di assimilare il più possibile dal proprio tempo (e anche la nostra fruizione delle opere del passato è, in quanto attuale, figlia del nostro tempo) e di non prendere alcuna posizione pregiudiziale.
Per me leggere è farsi prendere per mano dallo scrittore e lasciarsi condurre a scoprire qualcosa, accettando temporaneamente le sue regole, per poi magari allontanarsene, avendone fatto esperienza, o assumendole a modello di pensiero e di sentimento. Al diavolo la correttezza formale e le buone maniere letterarie.
La scrittura prende sempre le mosse da un momento individuale, da un'intuizione sul rapporto tra sé e il mondo. Un momento soggettivo, intimo, in cui lo scrittore imprime alla parola il proprio segno in modo organico. Quello cioè che di solito viene definito lo stile.
Lo stile di un autore è una caratteristica oggettiva della sua produzione, che non può essere annientata anche in presenza di una più universale oggettività. Capire uno scrittore, pur non condividendone gli ideali o il suo modo di rapportarsi col mondo, significa appunto questo: riconoscerne la peculiarità individuale, che è il marchio inconfondibile di quel valore culturale che porta il nome e il cognome di quello scrittore.
Se poi dal quel sistema di valori che chiamiamo scrittore, riusciamo a individuare o meno del sentimento (che - come diceva Croce - è "cio che dà coerenza e unità all'intuizione"), questa è una questione personale del singolo lettore.

Cristoforo Prodan, come tutti.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Non ho mai amato le classifiche estetiche o etiche, quelle che dovrebbero stabilire cosa è più o meno bello o chi è più o meno bravo. Credo che l&#8217;approccio più sano, e moderno, sia quello di cercare di assimilare il più possibile dal proprio tempo (e anche la nostra fruizione delle opere del passato è, in quanto attuale, figlia del nostro tempo) e di non prendere alcuna posizione pregiudiziale.<br />
Per me leggere è farsi prendere per mano dallo scrittore e lasciarsi condurre a scoprire qualcosa, accettando temporaneamente le sue regole, per poi magari allontanarsene, avendone fatto esperienza, o assumendole a modello di pensiero e di sentimento. Al diavolo la correttezza formale e le buone maniere letterarie.<br />
La scrittura prende sempre le mosse da un momento individuale, da un&#8217;intuizione sul rapporto tra sé e il mondo. Un momento soggettivo, intimo, in cui lo scrittore imprime alla parola il proprio segno in modo organico. Quello cioè che di solito viene definito lo stile.<br />
Lo stile di un autore è una caratteristica oggettiva della sua produzione, che non può essere annientata anche in presenza di una più universale oggettività. Capire uno scrittore, pur non condividendone gli ideali o il suo modo di rapportarsi col mondo, significa appunto questo: riconoscerne la peculiarità individuale, che è il marchio inconfondibile di quel valore culturale che porta il nome e il cognome di quello scrittore.<br />
Se poi dal quel sistema di valori che chiamiamo scrittore, riusciamo a individuare o meno del sentimento (che - come diceva Croce - è &#8220;cio che dà coerenza e unità all&#8217;intuizione&#8221;), questa è una questione personale del singolo lettore.</p>
<p>Cristoforo Prodan, come tutti.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Giorgio Fontana</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/01/08/gli-autori-mondo/#comment-57831</link>
		<dc:creator>Giorgio Fontana</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jan 2007 10:51:41 +0000</pubDate>
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		<description>@soriano
@iannozzi

bene, ci siamo capiti tutti e abbiamo raggiunto un accordo! :)
unica cosa, per iannozzi: io credo che lo "sfrenato solipsismo" di mancassola, come lo chiami tu, sia invece uno strumento d'indagine potentissimo della realtà. pensa soltanto a "last love parade": ben lungi dall'essere una "fotografia personale (per sé stesso)", è una rappresentazione grandiosa di un'epoca, di un movimento, di uno stile di vita. e soprattutto, è scritto splendidamente.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@soriano<br />
@iannozzi</p>
<p>bene, ci siamo capiti tutti e abbiamo raggiunto un accordo! :)<br />
unica cosa, per iannozzi: io credo che lo &#8220;sfrenato solipsismo&#8221; di mancassola, come lo chiami tu, sia invece uno strumento d&#8217;indagine potentissimo della realtà. pensa soltanto a &#8220;last love parade&#8221;: ben lungi dall&#8217;essere una &#8220;fotografia personale (per sé stesso)&#8221;, è una rappresentazione grandiosa di un&#8217;epoca, di un movimento, di uno stile di vita. e soprattutto, è scritto splendidamente.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Giovanni Soriano</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/01/08/gli-autori-mondo/#comment-57818</link>
		<dc:creator>Giovanni Soriano</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jan 2007 10:21:16 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2007/01/08/gli-autori-mondo/#comment-57818</guid>
		<description>@Alcor. Perché usi la parola: imbarazzante?  Reputo che ognuno abbia il diritto di dire ciò che pensa usando un giusto metro civile. Io non mi permetterei mai di dire che quel che sostieni qui è imbarazzante. Di solito si usano questi termini quando non si ha del vissuto o quando si viene colpiti personalmente dall'affermazione di un altro. A questo punto potrei anche dire che il tuo imbarazzo sta ad indicare che tu non hai mai vissuto un bel niente in vita tua sebbene la pretesa di voler scrivere. Io non scrivo, seguo chi lo fa. Tu, invece, tieni un blog e vieni qui anche a dirlo. Ti proponi. Posti. Bene, andrò a leggere quel che scrivi e capirò subito se sei masticabile oppure se fingi. Del resto la finzione, come ho anche accennato sopra, è uno dei primi strumenti dell'uomo per tentare di darsi un'identità: seppure falsa. Ma tutto fa brodo, non trovi?
@ Ora, Iannozzi, ci siamo capiti. Grazie della spiegazione.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@Alcor. Perché usi la parola: imbarazzante?  Reputo che ognuno abbia il diritto di dire ciò che pensa usando un giusto metro civile. Io non mi permetterei mai di dire che quel che sostieni qui è imbarazzante. Di solito si usano questi termini quando non si ha del vissuto o quando si viene colpiti personalmente dall&#8217;affermazione di un altro. A questo punto potrei anche dire che il tuo imbarazzo sta ad indicare che tu non hai mai vissuto un bel niente in vita tua sebbene la pretesa di voler scrivere. Io non scrivo, seguo chi lo fa. Tu, invece, tieni un blog e vieni qui anche a dirlo. Ti proponi. Posti. Bene, andrò a leggere quel che scrivi e capirò subito se sei masticabile oppure se fingi. Del resto la finzione, come ho anche accennato sopra, è uno dei primi strumenti dell&#8217;uomo per tentare di darsi un&#8217;identità: seppure falsa. Ma tutto fa brodo, non trovi?<br />
@ Ora, Iannozzi, ci siamo capiti. Grazie della spiegazione.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: tashtego</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/01/08/gli-autori-mondo/#comment-57794</link>
		<dc:creator>tashtego</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jan 2007 07:08:34 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2007/01/08/gli-autori-mondo/#comment-57794</guid>
		<description>@luminamenti
non esistono verità immutabili dell'esistenza.
le verità sono mutevoli, tutte.
non esiste l'eterno presente.
non esiste l'opera valida per sempre.
non esiste nulla che possa essere detto assoluto et definitivo.
ecc.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@luminamenti<br />
non esistono verità immutabili dell&#8217;esistenza.<br />
le verità sono mutevoli, tutte.<br />
non esiste l&#8217;eterno presente.<br />
non esiste l&#8217;opera valida per sempre.<br />
non esiste nulla che possa essere detto assoluto et definitivo.<br />
ecc.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Giuseppe Iannozzi</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/01/08/gli-autori-mondo/#comment-57785</link>
		<dc:creator>Giuseppe Iannozzi</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jan 2007 06:27:28 +0000</pubDate>
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		<description>@ SORIANO

Ti do ragione. E in parte me ne do anche un po' di ragione. :-)
Sostanzialmente sì: sono d'accordo con quanto hai espresso. 
Tondelli è sì vero che ha aperto la strada verso un mondo: poi, i suoi epigoni, e quanti si sono eletti tali, in maniera più o meno consapevole, hanno tentato di proserguirla questa strada verso il mondo, però non riuscendoci.  Lo sfrenato solipsimo di Mancassola ci è inutile in un contesto letterario: il suo io e solamente il suo, niente che possa essere portato all'interno della società, è una fotografia personale (per sé stesso), non è una fotografia per il, e del, mondo di oggi. In pratica, un fallimento. 
Mi do ragione in particolare per gli scrittori in rete: restando a quelli citati qui, Simona Vinci, Sandrone Dazieri, Valerio Evangelisti, Mancassola, Mozzi, ecc. ecc., tutti hanno un loro proprio blog o un sito, addirittura una mailing list su invito. In molti casi hanno sia un sito che un blog, una newsletter, un blog.  Un commento negativo o positivo in Rete, nel punto giusto, fa più di molte recensioni da parte di eminenti critici: insomma, decide il destino di un libro. 
Non è poi vero che in Rete ci stanno solo coloro che hanno smania di apparire: è una necessità, per tutti, oggi come oggi apparire in Rete, altrimenti i lettori dimenticano gli scrittori. In Rete non c'è solo Dazieri o Mozzi o Wu Ming, tanto per citare a caso: ci sono persone di ben altro calibro, insospettabili, e che vivono la Rete in silenzio, ma che da questa ne traggono informazioni vitali e per il mercato editoriale e per sé. Scrittori importanti ed editori ci sono, vivono in silenzio la Rete.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ SORIANO</p>
<p>Ti do ragione. E in parte me ne do anche un po&#8217; di ragione. :-)<br />
Sostanzialmente sì: sono d&#8217;accordo con quanto hai espresso.<br />
Tondelli è sì vero che ha aperto la strada verso un mondo: poi, i suoi epigoni, e quanti si sono eletti tali, in maniera più o meno consapevole, hanno tentato di proserguirla questa strada verso il mondo, però non riuscendoci.  Lo sfrenato solipsimo di Mancassola ci è inutile in un contesto letterario: il suo io e solamente il suo, niente che possa essere portato all&#8217;interno della società, è una fotografia personale (per sé stesso), non è una fotografia per il, e del, mondo di oggi. In pratica, un fallimento.<br />
Mi do ragione in particolare per gli scrittori in rete: restando a quelli citati qui, Simona Vinci, Sandrone Dazieri, Valerio Evangelisti, Mancassola, Mozzi, ecc. ecc., tutti hanno un loro proprio blog o un sito, addirittura una mailing list su invito. In molti casi hanno sia un sito che un blog, una newsletter, un blog.  Un commento negativo o positivo in Rete, nel punto giusto, fa più di molte recensioni da parte di eminenti critici: insomma, decide il destino di un libro.<br />
Non è poi vero che in Rete ci stanno solo coloro che hanno smania di apparire: è una necessità, per tutti, oggi come oggi apparire in Rete, altrimenti i lettori dimenticano gli scrittori. In Rete non c&#8217;è solo Dazieri o Mozzi o Wu Ming, tanto per citare a caso: ci sono persone di ben altro calibro, insospettabili, e che vivono la Rete in silenzio, ma che da questa ne traggono informazioni vitali e per il mercato editoriale e per sé. Scrittori importanti ed editori ci sono, vivono in silenzio la Rete.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: alcor</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/01/08/gli-autori-mondo/#comment-57772</link>
		<dc:creator>alcor</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jan 2007 06:16:00 +0000</pubDate>
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		<description>Ecco un altro cacciatore di ottave.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ecco un altro cacciatore di ottave.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: carrino</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/01/08/gli-autori-mondo/#comment-57769</link>
		<dc:creator>carrino</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jan 2007 04:22:07 +0000</pubDate>
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		<description>che sonno...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>che sonno&#8230;</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: carrino</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/01/08/gli-autori-mondo/#comment-57768</link>
		<dc:creator>carrino</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jan 2007 04:12:49 +0000</pubDate>
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		<description>Come siete buffi (in modo settecentesco). A partire da Raimo e finendo all'ultimo commentatore, Soriano. Per carità!, ci mancherebbe! Ho apprezzato la storia di "certe philie" che secondo me va nella giusta direzione dell'onestà. Come pure ho apprezzato qualche passaggio di Raimo, che mica lo vogliamo buttare:). Chiedo scusa in anticipo, ma tanto io non rientro nella casta, e quindi potete tranquillamente ignorarmi, o insultarmi. Io sono un lettore, prima di tutto. E i diritti del lettore sono inviolabili. Sacri. Io sono privilegiato, posso dire quello che mi passa per la mente, e non devo dar conto di niente.
E' strano, ho letto quasi tutti gli autori qui menzionati (tranne Moody, e n'artro che mò -  e non mo', glielo direi a Lagioia che filologicamente è sbagliato;) - non mi ricordo), e secondo me molti so' bravi, ma bravi veramente, cioè sanno scrivere. Che poi alcuni nun me piacciono è altra storia. Non è questo, infatti, il punto. 
Non mi permetterei mai di argomentare in questi termini - ontologicamente - nefasti, pantagruelicamente nefasti per un approccio frivol-esegetico qual è questo che leggo. Leggo - a mio inutile e deleterio parere (per me che so' nessuno:)) - che c'è chi confonde qualità con vendite,  destrutturalisti con mia zia titina nata nel '63, chomsky con turing, autoreferenzialità con autobiografismo o - peggio - con diarietti di povere donnette frustrate, minimalismo con mia madre che vende carrozze di swarovski come bomboniere und so weiter (per dirla alla ludwig), l'intertestualità con il plagio, Tondelli con Proust...
Aò, e su! E che diamine! Della maggior parte di voi ho letto, e non credo nemmeno per un secondo che le differenze da me su citate non siano a voi chiare. E allora dov'è il problema? Che giochino state a fa'? Raimo, e te?, stai a rosica'? 
Assegnare tout court una cifra di atemporelità alle mode imperanti letterarie, nello stesso tempo in cui 'ste mode imperano, è davvero impresa ardua signori; e voi non siete onesti, a mio sempre + inutile parere. Già, 'ndo cazzo sta 'na critica onesta in Italia? Prezzolati in ogni dove. O giocatori di biliardo sul tavolo verde. 
Cioè, se io arrivassi qua e mi chiamassi Saviano, e col potere mediatico delle mie 200.000 copie vendute in una settimana dicessi: "La qualità dell'aria" è un pout pourri di 364 pagine (biografie comprese) di banalità sconcertanti che mi sfrantecano la uallera, e mi annoiano, e so' scritte male, e Cognetti lo schifo, e Stancanelli la salvo, e Parrella fa la ricotta su Napoli, e, e... Che cambia? Cui prodest? Forse la mia opinione savianesca incidirebbe oggi  - e solo oggi - sull'onesta 'qualità' dell'aria che si respira nel nostro tempo...
E poi sta cosa delle etichette, una sorta di teatro brechtiano tutte le volte.

L'unica cosa, Raimo, che manca agli scrittori italiani è una critica onesta, scevra da giochetti clientelari. Generi, genesi di un testo, di un autore, poco importano. E' questa orwelliana confusione tra personaggio, autore e testo da sé generato, che non ha ragione di esistere. O meglio, non esisterà.
Perché mò altroché se esiste!
Ma - dal momento che siete scrittori - confido nell'elezione. Qualcosa in più di noi poveri comuni mortali dovete pur sapere! :)))


parlando d'italia, e giochicchiando einsteinianamente con la curvatura dello spazio:)), cfr: San'Agostino, Cellini, Alfieri, Saba, e lo stesso Tondelli per la tesi Raimo, dove l'autenticismo paventato da Cordelli è piuttosto tecnica di seduzione linquistica alla quale i lettori del notro tempo facilmente - ed ermenuticamente - abbocano.

per la critica onesta, invece,  non smettiamo mai di sperare:)))

saluterrimmi a vossignori.
un lettore.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Come siete buffi (in modo settecentesco). A partire da Raimo e finendo all&#8217;ultimo commentatore, Soriano. Per carità!, ci mancherebbe! Ho apprezzato la storia di &#8220;certe philie&#8221; che secondo me va nella giusta direzione dell&#8217;onestà. Come pure ho apprezzato qualche passaggio di Raimo, che mica lo vogliamo buttare:). Chiedo scusa in anticipo, ma tanto io non rientro nella casta, e quindi potete tranquillamente ignorarmi, o insultarmi. Io sono un lettore, prima di tutto. E i diritti del lettore sono inviolabili. Sacri. Io sono privilegiato, posso dire quello che mi passa per la mente, e non devo dar conto di niente.<br />
E&#8217; strano, ho letto quasi tutti gli autori qui menzionati (tranne Moody, e n&#8217;artro che mò -  e non mo&#8217;, glielo direi a Lagioia che filologicamente è sbagliato;) - non mi ricordo), e secondo me molti so&#8217; bravi, ma bravi veramente, cioè sanno scrivere. Che poi alcuni nun me piacciono è altra storia. Non è questo, infatti, il punto.<br />
Non mi permetterei mai di argomentare in questi termini - ontologicamente - nefasti, pantagruelicamente nefasti per un approccio frivol-esegetico qual è questo che leggo. Leggo - a mio inutile e deleterio parere (per me che so&#8217; nessuno:)) - che c&#8217;è chi confonde qualità con vendite,  destrutturalisti con mia zia titina nata nel &#8216;63, chomsky con turing, autoreferenzialità con autobiografismo o - peggio - con diarietti di povere donnette frustrate, minimalismo con mia madre che vende carrozze di swarovski come bomboniere und so weiter (per dirla alla ludwig), l&#8217;intertestualità con il plagio, Tondelli con Proust&#8230;<br />
Aò, e su! E che diamine! Della maggior parte di voi ho letto, e non credo nemmeno per un secondo che le differenze da me su citate non siano a voi chiare. E allora dov&#8217;è il problema? Che giochino state a fa&#8217;? Raimo, e te?, stai a rosica&#8217;?<br />
Assegnare tout court una cifra di atemporelità alle mode imperanti letterarie, nello stesso tempo in cui &#8217;ste mode imperano, è davvero impresa ardua signori; e voi non siete onesti, a mio sempre + inutile parere. Già, &#8216;ndo cazzo sta &#8216;na critica onesta in Italia? Prezzolati in ogni dove. O giocatori di biliardo sul tavolo verde.<br />
Cioè, se io arrivassi qua e mi chiamassi Saviano, e col potere mediatico delle mie 200.000 copie vendute in una settimana dicessi: &#8220;La qualità dell&#8217;aria&#8221; è un pout pourri di 364 pagine (biografie comprese) di banalità sconcertanti che mi sfrantecano la uallera, e mi annoiano, e so&#8217; scritte male, e Cognetti lo schifo, e Stancanelli la salvo, e Parrella fa la ricotta su Napoli, e, e&#8230; Che cambia? Cui prodest? Forse la mia opinione savianesca incidirebbe oggi  - e solo oggi - sull&#8217;onesta &#8216;qualità&#8217; dell&#8217;aria che si respira nel nostro tempo&#8230;<br />
E poi sta cosa delle etichette, una sorta di teatro brechtiano tutte le volte.</p>
<p>L&#8217;unica cosa, Raimo, che manca agli scrittori italiani è una critica onesta, scevra da giochetti clientelari. Generi, genesi di un testo, di un autore, poco importano. E&#8217; questa orwelliana confusione tra personaggio, autore e testo da sé generato, che non ha ragione di esistere. O meglio, non esisterà.<br />
Perché mò altroché se esiste!<br />
Ma - dal momento che siete scrittori - confido nell&#8217;elezione. Qualcosa in più di noi poveri comuni mortali dovete pur sapere! :)))</p>
<p>parlando d&#8217;italia, e giochicchiando einsteinianamente con la curvatura dello spazio:)), cfr: San&#8217;Agostino, Cellini, Alfieri, Saba, e lo stesso Tondelli per la tesi Raimo, dove l&#8217;autenticismo paventato da Cordelli è piuttosto tecnica di seduzione linquistica alla quale i lettori del notro tempo facilmente - ed ermenuticamente - abbocano.</p>
<p>per la critica onesta, invece,  non smettiamo mai di sperare:)))</p>
<p>saluterrimmi a vossignori.<br />
un lettore.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: alcor</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/01/08/gli-autori-mondo/#comment-57767</link>
		<dc:creator>alcor</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jan 2007 04:12:25 +0000</pubDate>
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		<description>@ Soriano
Questa ostinazione sul vissuto non la capisco. Tutti i vivi hanno un vissuto, se non sono lobotomizzati. E la letteratura da masticare è proprio una di quelle formule carne e sangue tanto frequenti nei blog (assieme alla serie ineliminabile e ricorrente dei superlativi, altra malattia endemica di questi luoghi) che impedisce agli scrittori seri di venire qui a commentare. E' imbarazzante.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ Soriano<br />
Questa ostinazione sul vissuto non la capisco. Tutti i vivi hanno un vissuto, se non sono lobotomizzati. E la letteratura da masticare è proprio una di quelle formule carne e sangue tanto frequenti nei blog (assieme alla serie ineliminabile e ricorrente dei superlativi, altra malattia endemica di questi luoghi) che impedisce agli scrittori seri di venire qui a commentare. E&#8217; imbarazzante.</p>
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	<item>
		<title>Di: Giovanni Soriano</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/01/08/gli-autori-mondo/#comment-57733</link>
		<dc:creator>Giovanni Soriano</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jan 2007 01:55:05 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2007/01/08/gli-autori-mondo/#comment-57733</guid>
		<description>@Fontana. Tutti possiamo peccare di buonafede, questo ci rende a mio avviso più degni. Scusate se ho generalizzato. Lontano da me l'evocare certi "fasci". E' un'atmosfera generale di inconcludenza che forse mi rende pessimista e tende a farmi generalizzare e questo deriva sicuramente dal tenere monitorato molti blog rivolti alla letteratura. Bisogna in effetti cercare bene per trovare del buono Sono anche certo che da qui passano scrittori anche bravi però ho notato che le cosiddette firme non frequentano il web, oppure meglio dire non lasciano un loro segno, e magari qualcuno potrà dire è un bene perché già ci distruggono dai giornali.
@Iannozzi. Non ho ben capito se mi dai ragione oppure ti dai ragione. Io non ho detto che Mozzi sia un figlio di Tondelli, ho detto che Tondelli ha aperto la strada a un mondo. Proprio per questo sono d'accordo quando dici che aveva una penna migliore nel raccontare in forma di saggio o di cronaca. Non è così che hai detto? “Un weekend postmoderno. Cronache dagli anni ottanta” è per me un libro che segna un momento e un vissuto di quasi tutta una generazione che si è spesa in una certa maniera.
@Alcor. Kafka, anche se faceva un lavoro d'ufficio, aveva del vissuto dovuto a sue condizioni familiari e a un'infanzia non certo idilliaca. Non bisogna essere della Legione per dirsi ferito o reduce o veterano. Che poi ogni scrittore sia diverso da un altro questo è lampante, c'è chi ha anche scritto da seduto sulla guerra, senza averla mai vissuta, e ha raggiunto dei buoni risultati, ma l'idea del scendere in campo e poi dire mi rende chi racconta più affascinante, anche se poi capisco che un Calvino è pari a un Fenoglio in quanto al masticare la scrittura. Adesso mi è venuta la parola: masticare. Carne e sangue. Sostanza. Io amo la letteratura che si può masticare. Anche di chi si è espresso ricercando un risultato formale più che contenutistico, e in questo Calvino è stato un grande. E' stato un innovatore. Potrei ribaltare quel che dici: "Non è una laurea in lettere che ti può far scrivere un libro buono." Sappiamo che lo scrivere e il prendere il lettore non derivano da quel che fai o dai titoli che hai, ma da una tensione quasi sempre emozionale. Poi c'è chi scrive anche di testa, ma di solito non raggiunge dei grandi risultati come narratore. La scrittura scaturita da un concetto non è quasi mai narrante. Borges ha scritto perché conosceva, aveva letto, sapeva, e con l'immaginazione ha poi svolto. Alla sua maniera era un passionario. Amava la scrittura, in particolare quella degli altri, quella dei grandi. In questo era maniacale, perciò quel tanto spostato. Poi la cecità ha fatto il resto. E' stato colpito nel senso che lo aveva fino a quel momento guidato. Quindi è passato all'udito. E vedete come la scrittura ha corpo e prende corpo? Oggi temo che manchi il corpo, sebbeno lo si tiri fuori quasi sempre e lo si condisca in tutte le salse.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@Fontana. Tutti possiamo peccare di buonafede, questo ci rende a mio avviso più degni. Scusate se ho generalizzato. Lontano da me l&#8217;evocare certi &#8220;fasci&#8221;. E&#8217; un&#8217;atmosfera generale di inconcludenza che forse mi rende pessimista e tende a farmi generalizzare e questo deriva sicuramente dal tenere monitorato molti blog rivolti alla letteratura. Bisogna in effetti cercare bene per trovare del buono Sono anche certo che da qui passano scrittori anche bravi però ho notato che le cosiddette firme non frequentano il web, oppure meglio dire non lasciano un loro segno, e magari qualcuno potrà dire è un bene perché già ci distruggono dai giornali.<br />
@Iannozzi. Non ho ben capito se mi dai ragione oppure ti dai ragione. Io non ho detto che Mozzi sia un figlio di Tondelli, ho detto che Tondelli ha aperto la strada a un mondo. Proprio per questo sono d&#8217;accordo quando dici che aveva una penna migliore nel raccontare in forma di saggio o di cronaca. Non è così che hai detto? “Un weekend postmoderno. Cronache dagli anni ottanta” è per me un libro che segna un momento e un vissuto di quasi tutta una generazione che si è spesa in una certa maniera.<br />
@Alcor. Kafka, anche se faceva un lavoro d&#8217;ufficio, aveva del vissuto dovuto a sue condizioni familiari e a un&#8217;infanzia non certo idilliaca. Non bisogna essere della Legione per dirsi ferito o reduce o veterano. Che poi ogni scrittore sia diverso da un altro questo è lampante, c&#8217;è chi ha anche scritto da seduto sulla guerra, senza averla mai vissuta, e ha raggiunto dei buoni risultati, ma l&#8217;idea del scendere in campo e poi dire mi rende chi racconta più affascinante, anche se poi capisco che un Calvino è pari a un Fenoglio in quanto al masticare la scrittura. Adesso mi è venuta la parola: masticare. Carne e sangue. Sostanza. Io amo la letteratura che si può masticare. Anche di chi si è espresso ricercando un risultato formale più che contenutistico, e in questo Calvino è stato un grande. E&#8217; stato un innovatore. Potrei ribaltare quel che dici: &#8220;Non è una laurea in lettere che ti può far scrivere un libro buono.&#8221; Sappiamo che lo scrivere e il prendere il lettore non derivano da quel che fai o dai titoli che hai, ma da una tensione quasi sempre emozionale. Poi c&#8217;è chi scrive anche di testa, ma di solito non raggiunge dei grandi risultati come narratore. La scrittura scaturita da un concetto non è quasi mai narrante. Borges ha scritto perché conosceva, aveva letto, sapeva, e con l&#8217;immaginazione ha poi svolto. Alla sua maniera era un passionario. Amava la scrittura, in particolare quella degli altri, quella dei grandi. In questo era maniacale, perciò quel tanto spostato. Poi la cecità ha fatto il resto. E&#8217; stato colpito nel senso che lo aveva fino a quel momento guidato. Quindi è passato all&#8217;udito. E vedete come la scrittura ha corpo e prende corpo? Oggi temo che manchi il corpo, sebbeno lo si tiri fuori quasi sempre e lo si condisca in tutte le salse.</p>
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	<item>
		<title>Di: alcor</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/01/08/gli-autori-mondo/#comment-57683</link>
		<dc:creator>alcor</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Jan 2007 22:30:05 +0000</pubDate>
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		<description>@ Soriano

L'idea che senza un vissuto drammatico non ci sia lo scrittore è ingenua. Certo, dev'esser nato, e deve anche aver tenuto aperti un po' di organi sensorii. Se per vissuto intendi questa apertura, siamo d'accordo, perché se penso a uno scrittore non penso solo a London, giusto? penso anche Walser, a Kafka, che avevano dei vissuti esteriori irrilevanti, ma organi sensorii fuori misura. 

Ma poi, ogni scrittore è diverso dall'altro, c'è quello che resta seduto nella sua cameretta guardando un chiodo sul muro, e rumina, e quello che finisce in un gulag, e rumina pure lui, se è uno scrittore farà un'opera sia del chiodo che del gulag. Altrimenti ogni soldato della legione straniera avrebbe scritto un libro, non ti pare?

Quanto a chi viene qui, è vero, c'è tanto sottobosco, ma c'è anche tanta gente curiosa e intelligente, tanti giovani, e  soprattutto c'è quella specie che lo scrittore incontra di rado, il lettore. Anche silenzioso, perchè se devo giudicare dal mio blog novellino la rete è piena di fantasmi che passano in silenzio. E tra i fantasmi anche gente che non immagineresti, e questo lo so per certo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ Soriano</p>
<p>L&#8217;idea che senza un vissuto drammatico non ci sia lo scrittore è ingenua. Certo, dev&#8217;esser nato, e deve anche aver tenuto aperti un po&#8217; di organi sensorii. Se per vissuto intendi questa apertura, siamo d&#8217;accordo, perché se penso a uno scrittore non penso solo a London, giusto? penso anche Walser, a Kafka, che avevano dei vissuti esteriori irrilevanti, ma organi sensorii fuori misura. </p>
<p>Ma poi, ogni scrittore è diverso dall&#8217;altro, c&#8217;è quello che resta seduto nella sua cameretta guardando un chiodo sul muro, e rumina, e quello che finisce in un gulag, e rumina pure lui, se è uno scrittore farà un&#8217;opera sia del chiodo che del gulag. Altrimenti ogni soldato della legione straniera avrebbe scritto un libro, non ti pare?</p>
<p>Quanto a chi viene qui, è vero, c&#8217;è tanto sottobosco, ma c&#8217;è anche tanta gente curiosa e intelligente, tanti giovani, e  soprattutto c&#8217;è quella specie che lo scrittore incontra di rado, il lettore. Anche silenzioso, perchè se devo giudicare dal mio blog novellino la rete è piena di fantasmi che passano in silenzio. E tra i fantasmi anche gente che non immagineresti, e questo lo so per certo.</p>
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	<item>
		<title>Di: Giuseppe Iannozzi</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/01/08/gli-autori-mondo/#comment-57681</link>
		<dc:creator>Giuseppe Iannozzi</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Jan 2007 22:16:20 +0000</pubDate>
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		<description>Dice Giovanni Soriano: "E’ comunque innegabile che se oggi esistono Mozzi, Ballestra, Brizzi, Caliceti e tantissimi altri e se loro hanno avuto spazio e pubblicano è perché un Tondelli ha aperto una via." Purtroppo aggiungo io, eccetto per alcuni ultimi lavori di Caliceti e per il primo libro di Mozzi, "Questo è il giardino", unico tra i libri da lui scritti che risente d'una certa freschezza tematica e stilistica. Dopo, nada. Tondelli ha "delineato" una strada e l'ha percorsa non solo per mezzo della sua opera letteraria, ma anche, e forse di più, tramite scritti ibridi, una sorta di diario di romanzo di forma giornalistica: "Un weekend postmoderno. Cronache dagli anni ottanta". Gli anni Ottanta in una via sperimentale, cosa che oggi alcuni scrittorucoli tentano di replicare per "il tempo presente" con risultati a dir poco catastrofici quando non imbarazzanti o esilaranti.  Per fortuna, sei uno dei pochi a non ritenere Moravia un grande scrittore: di certo non lo è Genna, che ultimamente è scandaloso, con romanzetti che avrebbero la presunzione d'essere opere mondo o epiche (o qualsiasi altra cosa che puzzi di modernità, modernità disonesta però in stile Grande Fratello): come non ricordare "Costantino e l'impero"? per la sua bruttezza e per il battage vergognoso che è stato fatto? Per non dire dell'"Anno luce": un libretto che se non avesse portato la firma di Genna, non un editore serio avrebbe preso in considerazione. Non è professionismo questo, nemmeno nel riciclarsi: è un vano cercare il successo, quando ciò che meglio riusciva a Genna era di scrivere thriller, onesti thriller. Questo glielo riconosco: non mi pare affatto versato per altri generi. Il "D.Irae": letti pochi stralci e mi sono bastati per farmi un'idea ben più che negativa. 
A chi dovremmo guardare? A Simona Vinci o ad Ammaniti? Sarebbero questi i grandi scrittori del 2006? i “post-it” post-tondelliani? Anche come post-it funzionano pochissimo: “Come prima delle madri” è un libro pretenzioso, null’altro: un fallimento su ogni fronte, una storia che non è adulta, scritta con assoluta freddezza di stile che impatta sulla trama rendendocela a dir poco antipatica. Ammaniti: non fosse stato che il cinema ha tirato – commissionato – una sceneggiatura e che dietro la macchina da presa un grande nome d’un regista, “Io non ho paura” sarebbe passato inosservato, e comunque non avrebbe avuto il successo (di vendite) che invece ha avuto. Ma è stato grazie al film, perché “Io non ho paura” è poi alla fine una sceneggiatura, scritta peraltro in maniera alquanto sciatta: ma ottima per un regista che sa come muoversi e che in un canovaccio non vuole fronzoli. 
Gli scrittori sono in rete, al pari di bloggers e cantanti e persone dello spettacolo: essere sotto contratto Mondadori/Einaudi, Bompiani, ecc. ecc. non significa niente. Non mi pare d’aver mai visto un libro di Genna in classifica, fosse anche e solo per le vendite, così come non ho mai visto Mozzi, o Sandrone Dazieri o Valerio Evangelisti, o Stefano Tura o Scarpa ecc. ecc.: alcuni di loro hanno scritto anche romanzi validi, ma non esageriamo col dirli eredi di Tondelli o vicini a Tondelli. Scrivono. E molti di loro sono presenti in Rete, non solo per una questione di visibilità e di proscenio: se restassero a casuccia loro, tempo due mesi e non venderebbero più nemmeno una copia. Colpa e merito della Rete, che oggi come oggi è responsabile della riuscita (commerciale) e critica d’un libro, ben prima che il libro arrivi sui canali d’informazione classici – che presto saranno obsoleti, come la Tv e i giornali. Non a caso, negli USA, i libri prima che siano in libreria, sono già commentati da lettori selezionati: e se questi dicono che “no”, che il libro non vale, con un commento, con un semplice commento decretano l’inizio a la fine d’una carriera. Negli USA ciò accade già da anni. In Italia si sta capendo adesso, non a caso sono molti gli editori e gli uffici stampa (preoccupati o preoccupatissimi) per un commento che appare on line su IBS o BOL, ma IBS, or come ora, tiene il monopolio dei commenti e delle vendite on line di libri, cd, dvd (in Italia). Ne consegue che quegli autori che non sono né un Umberto Eco né un Salman Rushdie, devono per forza di cose vivere anche in e la Rete: altrimenti la Rete li affossa dimenticandoli. Un libro che esce oggi, fra un anno sarà già vecchio e di più: se ne ricorderanno due o tre anime, non di più. Sono anni che funziona così: colpa è degli autori che producono romanzetti, buoni per una stagione, non per durare nel tempo e nella memoria collettiva. 

g.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Dice Giovanni Soriano: &#8220;E’ comunque innegabile che se oggi esistono Mozzi, Ballestra, Brizzi, Caliceti e tantissimi altri e se loro hanno avuto spazio e pubblicano è perché un Tondelli ha aperto una via.&#8221; Purtroppo aggiungo io, eccetto per alcuni ultimi lavori di Caliceti e per il primo libro di Mozzi, &#8220;Questo è il giardino&#8221;, unico tra i libri da lui scritti che risente d&#8217;una certa freschezza tematica e stilistica. Dopo, nada. Tondelli ha &#8220;delineato&#8221; una strada e l&#8217;ha percorsa non solo per mezzo della sua opera letteraria, ma anche, e forse di più, tramite scritti ibridi, una sorta di diario di romanzo di forma giornalistica: &#8220;Un weekend postmoderno. Cronache dagli anni ottanta&#8221;. Gli anni Ottanta in una via sperimentale, cosa che oggi alcuni scrittorucoli tentano di replicare per &#8220;il tempo presente&#8221; con risultati a dir poco catastrofici quando non imbarazzanti o esilaranti.  Per fortuna, sei uno dei pochi a non ritenere Moravia un grande scrittore: di certo non lo è Genna, che ultimamente è scandaloso, con romanzetti che avrebbero la presunzione d&#8217;essere opere mondo o epiche (o qualsiasi altra cosa che puzzi di modernità, modernità disonesta però in stile Grande Fratello): come non ricordare &#8220;Costantino e l&#8217;impero&#8221;? per la sua bruttezza e per il battage vergognoso che è stato fatto? Per non dire dell&#8217;&#8221;Anno luce&#8221;: un libretto che se non avesse portato la firma di Genna, non un editore serio avrebbe preso in considerazione. Non è professionismo questo, nemmeno nel riciclarsi: è un vano cercare il successo, quando ciò che meglio riusciva a Genna era di scrivere thriller, onesti thriller. Questo glielo riconosco: non mi pare affatto versato per altri generi. Il &#8220;D.Irae&#8221;: letti pochi stralci e mi sono bastati per farmi un&#8217;idea ben più che negativa.<br />
A chi dovremmo guardare? A Simona Vinci o ad Ammaniti? Sarebbero questi i grandi scrittori del 2006? i “post-it” post-tondelliani? Anche come post-it funzionano pochissimo: “Come prima delle madri” è un libro pretenzioso, null’altro: un fallimento su ogni fronte, una storia che non è adulta, scritta con assoluta freddezza di stile che impatta sulla trama rendendocela a dir poco antipatica. Ammaniti: non fosse stato che il cinema ha tirato – commissionato – una sceneggiatura e che dietro la macchina da presa un grande nome d’un regista, “Io non ho paura” sarebbe passato inosservato, e comunque non avrebbe avuto il successo (di vendite) che invece ha avuto. Ma è stato grazie al film, perché “Io non ho paura” è poi alla fine una sceneggiatura, scritta peraltro in maniera alquanto sciatta: ma ottima per un regista che sa come muoversi e che in un canovaccio non vuole fronzoli.<br />
Gli scrittori sono in rete, al pari di bloggers e cantanti e persone dello spettacolo: essere sotto contratto Mondadori/Einaudi, Bompiani, ecc. ecc. non significa niente. Non mi pare d’aver mai visto un libro di Genna in classifica, fosse anche e solo per le vendite, così come non ho mai visto Mozzi, o Sandrone Dazieri o Valerio Evangelisti, o Stefano Tura o Scarpa ecc. ecc.: alcuni di loro hanno scritto anche romanzi validi, ma non esageriamo col dirli eredi di Tondelli o vicini a Tondelli. Scrivono. E molti di loro sono presenti in Rete, non solo per una questione di visibilità e di proscenio: se restassero a casuccia loro, tempo due mesi e non venderebbero più nemmeno una copia. Colpa e merito della Rete, che oggi come oggi è responsabile della riuscita (commerciale) e critica d’un libro, ben prima che il libro arrivi sui canali d’informazione classici – che presto saranno obsoleti, come la Tv e i giornali. Non a caso, negli USA, i libri prima che siano in libreria, sono già commentati da lettori selezionati: e se questi dicono che “no”, che il libro non vale, con un commento, con un semplice commento decretano l’inizio a la fine d’una carriera. Negli USA ciò accade già da anni. In Italia si sta capendo adesso, non a caso sono molti gli editori e gli uffici stampa (preoccupati o preoccupatissimi) per un commento che appare on line su IBS o BOL, ma IBS, or come ora, tiene il monopolio dei commenti e delle vendite on line di libri, cd, dvd (in Italia). Ne consegue che quegli autori che non sono né un Umberto Eco né un Salman Rushdie, devono per forza di cose vivere anche in e la Rete: altrimenti la Rete li affossa dimenticandoli. Un libro che esce oggi, fra un anno sarà già vecchio e di più: se ne ricorderanno due o tre anime, non di più. Sono anni che funziona così: colpa è degli autori che producono romanzetti, buoni per una stagione, non per durare nel tempo e nella memoria collettiva. </p>
<p>g.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Luminamenti</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/01/08/gli-autori-mondo/#comment-57678</link>
		<dc:creator>Luminamenti</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Jan 2007 22:08:25 +0000</pubDate>
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		<description>@tashtego. Se vuoi sapere cos'è il tempo non cronologico puoi iniziare da Francois Jullien. Tutto il pensiero cinese è impregnato dall'assenza del tempo così come è stato concepito in Occidente. Toni Negri ha approfondito questa idea a partire da Granet.  Francois Jullien ha scritto un libro Il Tempo (Luca Sossella editore) che presentai su Clarence. 
La letteratura assoluta è quella che ripete i principi fondati e non fondanti dell'esistenza, le verità immutabili dell'esistenza, che non divengono, quindi senza tempo, perché la fede nell'esistenza di una storia, vuol dire fede nel divenire. Discutere la fede nel divenire e nella libertà non significa mettersi contro l'esperienza: al contrario riconoscere il volto autentico di ciò che appare nell'esistenza. Se uno legge Shakespeare ritrova sempre le stesse costanti che si ripetono sempre nell'esistenza, perché non mutano di epoca in epoca, sono insussistenti al tempo. Se uno legge Marius Schneider la piana storia della umanità si dilegua e molte certezze storiche svaniscono. Se mi soffermo su Kafka scopro che quello dice vale sempre, non tradisce mai. E' senza Tempo. 

Esistono dei principi fondati che accertano la via d'accesso alle verità immutabili in letteratura. Cioè, la ricerca di questi principi, il provarsi a seguirli, a rimanere a essi fedeli, è rievocazione della verità sull'uomo e sul mondo che incrocieranno il personale idioletto e l'esperienza singolare dell'autore. Inseguirli è dare la caccia alla verità e da come si caccia esce la propria possibilità artistica.  Per esempio, il terzo livello di esperienza della forma è quello semantico. La parola indica il prodotto di significazione composito e globale, formato da tutti i mezzi lessicali, grammaticali e formali; denota il passaggio esecutivo dei mezzi al significato. Ma la descrizione quantitativa di questo passaggio è impossibile, per il semplice motivo che le unità di comunicazione in qualsiasi esempio dato - le parole, la sintassi, la disposizione formale, l'appropriato codice di referenza materiale o di notazione - si integrano immediatamente in un contesto. Una volta enunciate, esse si nutrono di una interazione con la totalità del mondo che le precede e le circonda. Il contesto di un verso di Shakespeare, di una frase di Madame Bovary è, nel senso più dimostrabile, illimitato. Un'opera senza tempo sopravvive alla lotta dei rapporti sociali.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@tashtego. Se vuoi sapere cos&#8217;è il tempo non cronologico puoi iniziare da Francois Jullien. Tutto il pensiero cinese è impregnato dall&#8217;assenza del tempo così come è stato concepito in Occidente. Toni Negri ha approfondito questa idea a partire da Granet.  Francois Jullien ha scritto un libro Il Tempo (Luca Sossella editore) che presentai su Clarence.<br />
La letteratura assoluta è quella che ripete i principi fondati e non fondanti dell&#8217;esistenza, le verità immutabili dell&#8217;esistenza, che non divengono, quindi senza tempo, perché la fede nell&#8217;esistenza di una storia, vuol dire fede nel divenire. Discutere la fede nel divenire e nella libertà non significa mettersi contro l&#8217;esperienza: al contrario riconoscere il volto autentico di ciò che appare nell&#8217;esistenza. Se uno legge Shakespeare ritrova sempre le stesse costanti che si ripetono sempre nell&#8217;esistenza, perché non mutano di epoca in epoca, sono insussistenti al tempo. Se uno legge Marius Schneider la piana storia della umanità si dilegua e molte certezze storiche svaniscono. Se mi soffermo su Kafka scopro che quello dice vale sempre, non tradisce mai. E&#8217; senza Tempo. </p>
<p>Esistono dei principi fondati che accertano la via d&#8217;accesso alle verità immutabili in letteratura. Cioè, la ricerca di questi principi, il provarsi a seguirli, a rimanere a essi fedeli, è rievocazione della verità sull&#8217;uomo e sul mondo che incrocieranno il personale idioletto e l&#8217;esperienza singolare dell&#8217;autore. Inseguirli è dare la caccia alla verità e da come si caccia esce la propria possibilità artistica.  Per esempio, il terzo livello di esperienza della forma è quello semantico. La parola indica il prodotto di significazione composito e globale, formato da tutti i mezzi lessicali, grammaticali e formali; denota il passaggio esecutivo dei mezzi al significato. Ma la descrizione quantitativa di questo passaggio è impossibile, per il semplice motivo che le unità di comunicazione in qualsiasi esempio dato - le parole, la sintassi, la disposizione formale, l&#8217;appropriato codice di referenza materiale o di notazione - si integrano immediatamente in un contesto. Una volta enunciate, esse si nutrono di una interazione con la totalità del mondo che le precede e le circonda. Il contesto di un verso di Shakespeare, di una frase di Madame Bovary è, nel senso più dimostrabile, illimitato. Un&#8217;opera senza tempo sopravvive alla lotta dei rapporti sociali.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Giorgio Fontana</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/01/08/gli-autori-mondo/#comment-57676</link>
		<dc:creator>Giorgio Fontana</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Jan 2007 21:37:24 +0000</pubDate>
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		<description>@ Soriano

Su Borges - ciò che dici dell'episodio di Pinochet è corretto. Ma se pensiamo il "vissuto" borgesiano in toto, la sua esistenza ha avuto ben poco da spartire con quelle di un Céline o di un Pasolini o di un Tondelli. Borges la vita l'ha vissuta sui libri, e certo le storie non è andato a cacciarsele per strada. Era solo questo che intendevo. (Fra l'altro uno degli autori preferiti di Tondelli era Frederic Prokosch, il quale a vent'anni scrisse un romanzo d'avventura ambientato nel profondo Oriente, senza mai muoversi dalla sua biblioteca statunitense.)
Su Genna - che sia uno che "sappia fare il suo mestiere" è indubbio, e che non sia un "grande" (nel senso di un Calvino, per dire), è altrettanto indubbio. Però parlare di "riciclaggio" mi sembra un po' troppo. E poi credo nella possibilità di uno scrittore di trasformarsi come vuole e come crede. Anche di un vero scrittore. Stendhal ha cominciato scrivendo brutti pezzi di teatro. Poi ha scritto "Le rouge et le noir" e "De l'amour". Poteva essere uno dei tanti drammaturghi del cazzo dell'Ottocento: non lo è stato.
Infine, qui c'è molta gente che è pubblicata da case editrici grosse e continua a frequentare questo sito perchè ama la letteratura, la discussione, il confronto. Non è pagata per esserci e spesso scrive cose intelligenti. Forse peccherò di ingenuità, ma dire che lo fa per "cibare la sua [loro] continua ansia di esserci" mi sembra un po' generalista. E anche un po' ingiusto, dato che fa di tutta l'erba un brutto fascio. No?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ Soriano</p>
<p>Su Borges - ciò che dici dell&#8217;episodio di Pinochet è corretto. Ma se pensiamo il &#8220;vissuto&#8221; borgesiano in toto, la sua esistenza ha avuto ben poco da spartire con quelle di un Céline o di un Pasolini o di un Tondelli. Borges la vita l&#8217;ha vissuta sui libri, e certo le storie non è andato a cacciarsele per strada. Era solo questo che intendevo. (Fra l&#8217;altro uno degli autori preferiti di Tondelli era Frederic Prokosch, il quale a vent&#8217;anni scrisse un romanzo d&#8217;avventura ambientato nel profondo Oriente, senza mai muoversi dalla sua biblioteca statunitense.)<br />
Su Genna - che sia uno che &#8220;sappia fare il suo mestiere&#8221; è indubbio, e che non sia un &#8220;grande&#8221; (nel senso di un Calvino, per dire), è altrettanto indubbio. Però parlare di &#8220;riciclaggio&#8221; mi sembra un po&#8217; troppo. E poi credo nella possibilità di uno scrittore di trasformarsi come vuole e come crede. Anche di un vero scrittore. Stendhal ha cominciato scrivendo brutti pezzi di teatro. Poi ha scritto &#8220;Le rouge et le noir&#8221; e &#8220;De l&#8217;amour&#8221;. Poteva essere uno dei tanti drammaturghi del cazzo dell&#8217;Ottocento: non lo è stato.<br />
Infine, qui c&#8217;è molta gente che è pubblicata da case editrici grosse e continua a frequentare questo sito perchè ama la letteratura, la discussione, il confronto. Non è pagata per esserci e spesso scrive cose intelligenti. Forse peccherò di ingenuità, ma dire che lo fa per &#8220;cibare la sua [loro] continua ansia di esserci&#8221; mi sembra un po&#8217; generalista. E anche un po&#8217; ingiusto, dato che fa di tutta l&#8217;erba un brutto fascio. No?</p>
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	<item>
		<title>Di: Giovanni Soriano</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/01/08/gli-autori-mondo/#comment-57663</link>
		<dc:creator>Giovanni Soriano</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Jan 2007 20:01:54 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2007/01/08/gli-autori-mondo/#comment-57663</guid>
		<description>@ Fontana. Seppure alquanto discutibile l'atteggiamento dell'Accademia di Svezia e dell'autore in questione, il non aver ottenuto il Nobel perché era andato a pranzo con Pinochet proietta Borges in una dimensione che io reputo del vissuto. E non è un vissuto da poco fare certe scelte e pagarne intellettualmente e umanamente il conto.
Io non reputo Genna uno scrittore, ma uno di mestiere. Sta finendo la moda del giallo, del mistery, del gothic, del noir, com'è finita quella del cannibale, e questa gente si ricicla più o meno con professionalità. Questo rientra, a mio avviso, in categorie del sociologico, non dell'artistico. I veri scrittori mai hanno fatto dei trasformismi simili. Hanno avuto dei periodi, ma non che dal thriller siano passati al romanzo totale, sebbene Dies Irae pur ricalca certe precedenti percorsi di Genna. In effetti Dies Irae è un romanzo sociologico e penso non a caso.

@ Galaxy. A parte che non reputo Moravia un gran scrittore, so benissimo quello che è sempre successo negli ambienti letterari. Lo "sputo" e lo sberleffo hanno sempre dominato, in particolare quando scuole o tendenze oppure potentati si trovano a confronto. Questo però non toglie che resti il merito. Che si misura sulla pagina. Per quel che concerne Tondelli è capitolo ancora tutto da studiare seppure i fiumi d'inchiostro versati. E' comunque innegabile che se oggi esistono Mozzi, Ballestra, Brizzi, Caliceti e tantissimi altri e se loro hanno avuto spazio e pubblicano è perché un Tondelli ha aperto una via. Lui e Palandri. E' come dire: "E' stato Marinetti un grande poeta e una grande romanziere?", certo che no, ma ha trasferito un suo essere completamente in quello che ha teorizzato poi seminato in pratica. Che Tondelli si sia beccato l'Aids certo non lo rende un romantico hemingwayano, forse più un Genet dei poveri o alla bolognese, ma  nelle latrine lui ci andava a farsi inculare e di tali inculate poi ne scriveva, e di tale materia ne era esperto, rimettendoci anche la pelle.
Condivido invece con te quando dici che il web è ricettacolo di un certo sottobosco petulante. Infatti quando un autore riesce ad emergere, come si è posto, solitamente lascia questi spazi, come so benissimo che qui non vengono quelli che già sono emersi; quelli che già sono a libro paga della Mondadori o dell'Einaudi. Oppure se continuano a venirci è perché fanno ogni atto pur di essere sempre e dovunque sul proscenio. Cioè devono cibare la loro continua ansia di esserci.

@ Alcor. Avremo un vissuto noi dai 40 ai 50, seppure io non conosca la tua età, ma non credo che molti dei giovani scrittori e poeti di adesso possano vantare chissà quali battaglie politiche o esistenziali vissute. Comunque posso anche sbagliare. Il confronto su questi temi è sempre produttivo, come, a volte, una sana passiona romantica. Ma poi cosa c'è di sbagliato nel riversare la passione in letteratura? Oggi si deve essere per forza freddi per scrivere delle belle pagine?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ Fontana. Seppure alquanto discutibile l&#8217;atteggiamento dell&#8217;Accademia di Svezia e dell&#8217;autore in questione, il non aver ottenuto il Nobel perché era andato a pranzo con Pinochet proietta Borges in una dimensione che io reputo del vissuto. E non è un vissuto da poco fare certe scelte e pagarne intellettualmente e umanamente il conto.<br />
Io non reputo Genna uno scrittore, ma uno di mestiere. Sta finendo la moda del giallo, del mistery, del gothic, del noir, com&#8217;è finita quella del cannibale, e questa gente si ricicla più o meno con professionalità. Questo rientra, a mio avviso, in categorie del sociologico, non dell&#8217;artistico. I veri scrittori mai hanno fatto dei trasformismi simili. Hanno avuto dei periodi, ma non che dal thriller siano passati al romanzo totale, sebbene Dies Irae pur ricalca certe precedenti percorsi di Genna. In effetti Dies Irae è un romanzo sociologico e penso non a caso.</p>
<p>@ Galaxy. A parte che non reputo Moravia un gran scrittore, so benissimo quello che è sempre successo negli ambienti letterari. Lo &#8220;sputo&#8221; e lo sberleffo hanno sempre dominato, in particolare quando scuole o tendenze oppure potentati si trovano a confronto. Questo però non toglie che resti il merito. Che si misura sulla pagina. Per quel che concerne Tondelli è capitolo ancora tutto da studiare seppure i fiumi d&#8217;inchiostro versati. E&#8217; comunque innegabile che se oggi esistono Mozzi, Ballestra, Brizzi, Caliceti e tantissimi altri e se loro hanno avuto spazio e pubblicano è perché un Tondelli ha aperto una via. Lui e Palandri. E&#8217; come dire: &#8220;E&#8217; stato Marinetti un grande poeta e una grande romanziere?&#8221;, certo che no, ma ha trasferito un suo essere completamente in quello che ha teorizzato poi seminato in pratica. Che Tondelli si sia beccato l&#8217;Aids certo non lo rende un romantico hemingwayano, forse più un Genet dei poveri o alla bolognese, ma  nelle latrine lui ci andava a farsi inculare e di tali inculate poi ne scriveva, e di tale materia ne era esperto, rimettendoci anche la pelle.<br />
Condivido invece con te quando dici che il web è ricettacolo di un certo sottobosco petulante. Infatti quando un autore riesce ad emergere, come si è posto, solitamente lascia questi spazi, come so benissimo che qui non vengono quelli che già sono emersi; quelli che già sono a libro paga della Mondadori o dell&#8217;Einaudi. Oppure se continuano a venirci è perché fanno ogni atto pur di essere sempre e dovunque sul proscenio. Cioè devono cibare la loro continua ansia di esserci.</p>
<p>@ Alcor. Avremo un vissuto noi dai 40 ai 50, seppure io non conosca la tua età, ma non credo che molti dei giovani scrittori e poeti di adesso possano vantare chissà quali battaglie politiche o esistenziali vissute. Comunque posso anche sbagliare. Il confronto su questi temi è sempre produttivo, come, a volte, una sana passiona romantica. Ma poi cosa c&#8217;è di sbagliato nel riversare la passione in letteratura? Oggi si deve essere per forza freddi per scrivere delle belle pagine?</p>
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