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	<title>Commenti a: Lingua Sovrana - 1/ L&#8217;Origine della Lingua: il Dono</title>
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	<pubDate>Sat, 22 Nov 2008 08:27:19 +0000</pubDate>
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		<title>Di: riccardo</title>
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		<dc:creator>riccardo</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Feb 2007 16:37:29 +0000</pubDate>
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		<description>Come sempre a voi poubellicatori ( poubellication in francese ha due accezioni, di cui una non  si cura che ( si) di resti) , fate dell'affastellamento acritico il vostro unico fasto. Come si fa a citare Derrida e poi berciare ( non con la suprema incuranza del creatore di concetti, no! con buona pace di Gillo, vagherai ancora per un bel pezzo da solo!) cum ( presunto) grano salis che la " replicazione ...è la ripetizione del sempre nuovo in quanto è in realtà l'Origine che si ripete" lasciando intendere che di Deleuze , di Heidegger, di Derrida si è letto solo il risvolto e non la pli. Ma poco male per un reading postiratura ciò è sufficiente</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Come sempre a voi poubellicatori ( poubellication in francese ha due accezioni, di cui una non  si cura che ( si) di resti) , fate dell&#8217;affastellamento acritico il vostro unico fasto. Come si fa a citare Derrida e poi berciare ( non con la suprema incuranza del creatore di concetti, no! con buona pace di Gillo, vagherai ancora per un bel pezzo da solo!) cum ( presunto) grano salis che la &#8221; replicazione &#8230;è la ripetizione del sempre nuovo in quanto è in realtà l&#8217;Origine che si ripete&#8221; lasciando intendere che di Deleuze , di Heidegger, di Derrida si è letto solo il risvolto e non la pli. Ma poco male per un reading postiratura ciò è sufficiente</p>
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		<title>Di: marco rovelli</title>
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		<dc:creator>marco rovelli</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jan 2007 15:07:01 +0000</pubDate>
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		<description>Iconclastar, ti dirò che, se proprio devo definirmi, mi definisco ateo. Se la cosa ti stupisce, almeno un po', forse dovresti rivedere qualche tua pregiudizievole struttura mentale. Oppure andare avanti nella lettura di queste note sulla lingua...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Iconclastar, ti dirò che, se proprio devo definirmi, mi definisco ateo. Se la cosa ti stupisce, almeno un po&#8217;, forse dovresti rivedere qualche tua pregiudizievole struttura mentale. Oppure andare avanti nella lettura di queste note sulla lingua&#8230;</p>
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		<title>Di: Iconclastar</title>
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		<dc:creator>Iconclastar</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jan 2007 07:57:21 +0000</pubDate>
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		<description>I testi biblici sono rivolti alle masse degli ingnoranti. Sono scritti in modo semplice e molto ripetitivo. Come altri testi affini, tipo Gilgamesh. Sono affascinanti, per questo. Ed è facile da essi trarre collegamenti e sovrapposizioni. Il testo biblico però non lo ha scritto Dio, nemmeno indirettamente. Quindi il motivo per cui Adamo pronuncia il nome di Dio è semplice anch'esso: la bibbia è una narrazione ad uso dei dementi e, come tale, deve nominare il protagonista assoluto, altrimenti perderebbe il suo vero scopo: glorificarlo. In realtà Dio non esiste e nemmeno Adamo. E la lingua è nata per sedimentazione di convenzioni fonetiche, diverse da un'area all'altra. Inoltre nel De vulgari Dante afferma che ogni essere umano può venire considerato una specie a sé. Da cui si ricava una potente metafora della comunicazione, sorprendentemente laica, della lingua come invenzione personale basata su convenzioni preesistenti. Senza tirare fuori divinità, doni divini o bacchette magiche. Spero che le mie osservazioni non feriscano il tuo fervore religioso, che rispetto ma non condivido.

Ic.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>I testi biblici sono rivolti alle masse degli ingnoranti. Sono scritti in modo semplice e molto ripetitivo. Come altri testi affini, tipo Gilgamesh. Sono affascinanti, per questo. Ed è facile da essi trarre collegamenti e sovrapposizioni. Il testo biblico però non lo ha scritto Dio, nemmeno indirettamente. Quindi il motivo per cui Adamo pronuncia il nome di Dio è semplice anch&#8217;esso: la bibbia è una narrazione ad uso dei dementi e, come tale, deve nominare il protagonista assoluto, altrimenti perderebbe il suo vero scopo: glorificarlo. In realtà Dio non esiste e nemmeno Adamo. E la lingua è nata per sedimentazione di convenzioni fonetiche, diverse da un&#8217;area all&#8217;altra. Inoltre nel De vulgari Dante afferma che ogni essere umano può venire considerato una specie a sé. Da cui si ricava una potente metafora della comunicazione, sorprendentemente laica, della lingua come invenzione personale basata su convenzioni preesistenti. Senza tirare fuori divinità, doni divini o bacchette magiche. Spero che le mie osservazioni non feriscano il tuo fervore religioso, che rispetto ma non condivido.</p>
<p>Ic.</p>
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		<title>Di: millepiani</title>
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		<dc:creator>millepiani</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jan 2007 13:29:15 +0000</pubDate>
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		<description>Marco, io aspetto la conclusione per intervenire.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Marco, io aspetto la conclusione per intervenire.</p>
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		<title>Di: marco rovelli</title>
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		<dc:creator>marco rovelli</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jan 2007 17:09:00 +0000</pubDate>
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		<description>Molto semplicemente, il dono è il mero factum loquendi. L'esserci stesso del lògos. Il Verbo. Il resto (la mediazione, la mano) sta su un altro piano. Ho cercato di spiegarlo nelle auto-glosse che ho riportato qui sopra. In ogni caso, rimando alle prossime puntate per chiarire il senso complessivo del discorso... se avete pazienza...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Molto semplicemente, il dono è il mero factum loquendi. L&#8217;esserci stesso del lògos. Il Verbo. Il resto (la mediazione, la mano) sta su un altro piano. Ho cercato di spiegarlo nelle auto-glosse che ho riportato qui sopra. In ogni caso, rimando alle prossime puntate per chiarire il senso complessivo del discorso&#8230; se avete pazienza&#8230;</p>
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		<title>Di: ubu</title>
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		<dc:creator>ubu</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jan 2007 22:23:37 +0000</pubDate>
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		<description>Scusate, ma davvero faccio fatica a capire questo post. Non capisco se voglia essere una metafora della lingua letteraria, per cui ricorre agli esempi tratti da Dante e dalla Genesi per intendere sostanzialmente che la parola poetica si auto-attorce su se stessa, oppure se intenda trattare la lingua tout court. Nel primo caso, non metto bocca. Nel secondo, se mi permettete, vorrei solo ricordare che l’origine della lingua è un processo lungo e complesso, racchiudibile nella dialettica lavoro-mano-cervello-linguaggio. Questo, ovviamente, è ciò che pensa la scienza. Se poi volete stare ancora sulla Parola di Giovanni, liberi di farlo. Solo che così state parlando di Nulla. Di un Nulla con le sembianze della filosofia, ma sempre un ben riconoscibile Nulla. Ognun si diverte come può … In ogni caso, la prima parola del linguaggio umano non è stata "El" (che poi filologicamente vuol dire El-din-Don-dero), bensì - e senza ombra di dubbio: “Merdra!”. 

Ubu</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Scusate, ma davvero faccio fatica a capire questo post. Non capisco se voglia essere una metafora della lingua letteraria, per cui ricorre agli esempi tratti da Dante e dalla Genesi per intendere sostanzialmente che la parola poetica si auto-attorce su se stessa, oppure se intenda trattare la lingua tout court. Nel primo caso, non metto bocca. Nel secondo, se mi permettete, vorrei solo ricordare che l’origine della lingua è un processo lungo e complesso, racchiudibile nella dialettica lavoro-mano-cervello-linguaggio. Questo, ovviamente, è ciò che pensa la scienza. Se poi volete stare ancora sulla Parola di Giovanni, liberi di farlo. Solo che così state parlando di Nulla. Di un Nulla con le sembianze della filosofia, ma sempre un ben riconoscibile Nulla. Ognun si diverte come può … In ogni caso, la prima parola del linguaggio umano non è stata &#8220;El&#8221; (che poi filologicamente vuol dire El-din-Don-dero), bensì - e senza ombra di dubbio: “Merdra!”. </p>
<p>Ubu</p>
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		<title>Di: vins gallico</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/01/14/lingua-sovrana-1-lorigine-della-lingua-il-dono/#comment-58676</link>
		<dc:creator>vins gallico</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jan 2007 16:04:24 +0000</pubDate>
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		<description>per colpa tua, marco, stamattina ho letto il de vulgari eloquentia. 
dante fa la differenza fra due lingue: quella grammaticale (il latino) e quella naturale (il volgare); "di questa più nobile" (perché naturale) parla questo libretto, che manzoni definiva "molto citato, ma poco letto". poco letto, anche perché è un testo pieno di salti logici, storici, filologici (va detto che è un testo incompleto, si tratta di un progetto lasciato a metà, in pratica: bozze). 
dante ci ricorda che la prima testimonianza nella bibbia che abbiamo della parola è di eva (quando chiacchiera con il serpente), ma "tuttavia è più ragionevole credere che abbia parlato prima un uomo; e contro convenienza si pensa che un atto sì nobile del genere umano non sia fluito da labbra di uomo prima che di donna". 
dunque l'uomo (adamo) è il primo a compiere questo atto. gli animali non sanno parlare, mentre agli angeli non serve parlare dato che si capiscono senza parole, la donna si sa per parlare per prima è troppo stupida. 
adamo parla dunque e dice: - El!
il dono, dice dante, il dono, condividi tu. 
poi dante fa un salto. si occupa della cronologia, dal primo idioma, dall'ebraico passa fino ai volgari del oc, dell'oil, del sì (ma questo ci interessa poco in questo contesto).
solo che la parola rimane in bilico. la prima parola esprime un significato che il significante non può davvero esprimere, che "non conosce" (tu parli giustamente un'assenza, riferendoti però al processo di significazione), il "post-prima parola" rimane ovviamente inspiegabile (come spesso succede quando dalla metafisica si salta alla pratica): adesso bisogna trovare significati, significanti, un macello, capire come, in che modo. 
ma allora perché parliamo ancora di dono? perché non parliamo di fatica, di accordo, di creazione umana dolorosissima? la fatica dell'uomo nel tentativo di comprendersi, nella consapevolezza della parzialità di questa comprensione, nella volontà comunque di continuare (si spera) "nel conoscere e nel giudicare e nell'eleggere"?
perché? che bello sarebbe stato se fosse stata "perché" la prima parola...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>per colpa tua, marco, stamattina ho letto il de vulgari eloquentia.<br />
dante fa la differenza fra due lingue: quella grammaticale (il latino) e quella naturale (il volgare); &#8220;di questa più nobile&#8221; (perché naturale) parla questo libretto, che manzoni definiva &#8220;molto citato, ma poco letto&#8221;. poco letto, anche perché è un testo pieno di salti logici, storici, filologici (va detto che è un testo incompleto, si tratta di un progetto lasciato a metà, in pratica: bozze).<br />
dante ci ricorda che la prima testimonianza nella bibbia che abbiamo della parola è di eva (quando chiacchiera con il serpente), ma &#8220;tuttavia è più ragionevole credere che abbia parlato prima un uomo; e contro convenienza si pensa che un atto sì nobile del genere umano non sia fluito da labbra di uomo prima che di donna&#8221;.<br />
dunque l&#8217;uomo (adamo) è il primo a compiere questo atto. gli animali non sanno parlare, mentre agli angeli non serve parlare dato che si capiscono senza parole, la donna si sa per parlare per prima è troppo stupida.<br />
adamo parla dunque e dice: - El!<br />
il dono, dice dante, il dono, condividi tu.<br />
poi dante fa un salto. si occupa della cronologia, dal primo idioma, dall&#8217;ebraico passa fino ai volgari del oc, dell&#8217;oil, del sì (ma questo ci interessa poco in questo contesto).<br />
solo che la parola rimane in bilico. la prima parola esprime un significato che il significante non può davvero esprimere, che &#8220;non conosce&#8221; (tu parli giustamente un&#8217;assenza, riferendoti però al processo di significazione), il &#8220;post-prima parola&#8221; rimane ovviamente inspiegabile (come spesso succede quando dalla metafisica si salta alla pratica): adesso bisogna trovare significati, significanti, un macello, capire come, in che modo.<br />
ma allora perché parliamo ancora di dono? perché non parliamo di fatica, di accordo, di creazione umana dolorosissima? la fatica dell&#8217;uomo nel tentativo di comprendersi, nella consapevolezza della parzialità di questa comprensione, nella volontà comunque di continuare (si spera) &#8220;nel conoscere e nel giudicare e nell&#8217;eleggere&#8221;?<br />
perché? che bello sarebbe stato se fosse stata &#8220;perché&#8221; la prima parola&#8230;</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: sitting targets</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/01/14/lingua-sovrana-1-lorigine-della-lingua-il-dono/#comment-58657</link>
		<dc:creator>sitting targets</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jan 2007 14:22:08 +0000</pubDate>
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		<description>ma no, l'avevo capita! 
rimetto a posto la vestaglia, vabbene.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>ma no, l&#8217;avevo capita!<br />
rimetto a posto la vestaglia, vabbene.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Luca Carlucci</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/01/14/lingua-sovrana-1-lorigine-della-lingua-il-dono/#comment-58651</link>
		<dc:creator>Luca Carlucci</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jan 2007 13:34:20 +0000</pubDate>
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		<description>signor sitting targets, lei fa dell'ironia dimostrandosi incapace di cogliere quella altrui. la prego, si ricomponga!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>signor sitting targets, lei fa dell&#8217;ironia dimostrandosi incapace di cogliere quella altrui. la prego, si ricomponga!</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: sitting targets</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/01/14/lingua-sovrana-1-lorigine-della-lingua-il-dono/#comment-58645</link>
		<dc:creator>sitting targets</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jan 2007 12:14:16 +0000</pubDate>
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		<description>"questo dio solo e bisognoso di feedback". ottimo, carlucci. lo proponiamo per un "vangelo secondo bill". gates.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;questo dio solo e bisognoso di feedback&#8221;. ottimo, carlucci. lo proponiamo per un &#8220;vangelo secondo bill&#8221;. gates.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: marco rovelli</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/01/14/lingua-sovrana-1-lorigine-della-lingua-il-dono/#comment-58636</link>
		<dc:creator>marco rovelli</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jan 2007 11:14:25 +0000</pubDate>
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		<description>Grazie a tutti per i vostri interventi. Nello specifico:
@ Red
Nel discorso posto in essere da Dante, la mancanza viene in essere solo con la caduta. Prima, nell'Eden, Adamo non avverte alcuna mancanza. E' semplicemente, per dirla con un'icona, schiuma di Dio, da lui traboccato per la natura intimamente sovrana di Questi. E canta la sua appartenenza, piena e incorrotta, all'onda divina.

@ Luca
Hai ragione, qui interessa la figurazione (mitica) del linguaggio, e questo è ben poco divino e molto umano. Però, se hai pazienza, il senso del discorso si chiarirà nelle prossime "puntate"...

Se può interessare a qualcuno, appongo qui delle "autoglosse" che avevo scritto intorno a un paio di punti critici dello scritto segnalati da un amico filosofo (ovvero, Massimo Adinolfi, ovvero Azioneparallela...)

1. La lingua pura sta prima della lingua di Adamo, è prelapsaria, unicamente entro una figurazione mitica. Cioè nell’unico modo in cui possiamo rappresentarci il factum del Nome (ovvero: in cui possiamo esibire la forma, la figura, il limite della lingua) Credo che vada inteso in questo senso, ‘articolare’ la lingua prelapsaria: non tramite il lògos, ma mettendola in figura, cioè esponendo la forma del Nome. La lingua umana, insomma, se vuole rappresentarla (metterla in figura, ripeto, non pensarla), se vuole rappresentare il puro factum loquendi, è costretto a rappresentarlo come un pre, un prima, in quanto ne costituisce il limite, laddove invece essa si dà nel suo medesimo movimento (ancora: come la sostanza si dà nel medesimo movimento dell’accadere dell’attributo). Dovendosela figurare come un prima, la sua rappresentazione appare inevitabilmente come una replicazione, come il prima che ritorna. Quel prima torna sempre di nuovo, ed è in effetti, per il linguaggio che lo espone, è un prima, dunque il linguaggio non può fare a meno di parlarne come replicazione. E’ il suo limite, quello di dover dire ‘replicazione’ a proposito di qualcosa che si dà sempre, tutto intero, daccapo, come nel movimento della sostanza spinoziana riletta da Sini. (Aver letto l’Archivio Spinoza mi ha chiarito ulteriormente quanto ho scritto in questo saggio e in quello su Bataille).
La replicazione è, in realtà (ovvero, potremmo dire, dal punto di vista della sostanza), il sempre nuovo: ciò che torna, ogni volta, è l’Origine. L’Origine è ovunque (è un’espressione di Nancy). Ma se è ovunque, non si dà più Origine. Dunque ciò che torna, ciò che viene ripetuto (di nuovo) è la lingua pura. (La ripetizione è ripetizione della differenza. Ciò che ritorna è la differenza stessa. Ciò che torna, insomma, è il factum loquendi. Esso, ogni volta, si dà, si dà tutto intero, e daccapo)
Siamo o non siamo a distanza dalla lingua pura, dunque? Sì e no. E non c’è modo di uscire da questa ambivalenza, in quanto essa è il limite stesso del linguaggio.
Azzardo: la lingua pura è l’insignificanza dell’esserci, e il suo senso.

2. Il linguaggio comincia…? Appunto, non comincia. Le due cose accadono insieme. Se la puntualità metafisica del nome è il limite del linguaggio, di questo limite si è consapevoli all’interno della struttura di rimando del segno. Il limite c’è solo quando si istituisce la struttura di rimando. Appare (dal nulla) e compare (con-pare) solo dall’interno di quella struttura, come limite di tale struttura, come fuori di un dentro. Ma appunto è un fuori solo in relazione a un dentro. Senza uno non c’ neppure l’altro. La struttura è circolare. Ciò significa, questa è la natura formale del linguaggio. Al di qua di ogni genealogia.
Ma hai ragione, una genealogia manca. Bisogna fargli posto. Ovvero istituire una relazione con questa struttura formale del linguaggio. Per dirla figuralmente, forse bisognerebbe pensare questa sfera che rotola, e pensarla in relazione con l’ambiente circostante, con le rocce, con i boschi, con il cielo, con le città che attraversa… Muta continuamente il detto, il dire rimane irriducibile, ma mutando i termini della questione muta pure la questione stessa. La genealogia sarà forse, allora, il succedersi delle rappresentazioni figurali, mitiche – ognuna delle quali espone la questione del limite del linguaggio a suo modo. Questo legittimerebbe anche i sorvoli temporali millenari, da Dante a Bataille…</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie a tutti per i vostri interventi. Nello specifico:<br />
@ Red<br />
Nel discorso posto in essere da Dante, la mancanza viene in essere solo con la caduta. Prima, nell&#8217;Eden, Adamo non avverte alcuna mancanza. E&#8217; semplicemente, per dirla con un&#8217;icona, schiuma di Dio, da lui traboccato per la natura intimamente sovrana di Questi. E canta la sua appartenenza, piena e incorrotta, all&#8217;onda divina.</p>
<p>@ Luca<br />
Hai ragione, qui interessa la figurazione (mitica) del linguaggio, e questo è ben poco divino e molto umano. Però, se hai pazienza, il senso del discorso si chiarirà nelle prossime &#8220;puntate&#8221;&#8230;</p>
<p>Se può interessare a qualcuno, appongo qui delle &#8220;autoglosse&#8221; che avevo scritto intorno a un paio di punti critici dello scritto segnalati da un amico filosofo (ovvero, Massimo Adinolfi, ovvero Azioneparallela&#8230;)</p>
<p>1. La lingua pura sta prima della lingua di Adamo, è prelapsaria, unicamente entro una figurazione mitica. Cioè nell’unico modo in cui possiamo rappresentarci il factum del Nome (ovvero: in cui possiamo esibire la forma, la figura, il limite della lingua) Credo che vada inteso in questo senso, ‘articolare’ la lingua prelapsaria: non tramite il lògos, ma mettendola in figura, cioè esponendo la forma del Nome. La lingua umana, insomma, se vuole rappresentarla (metterla in figura, ripeto, non pensarla), se vuole rappresentare il puro factum loquendi, è costretto a rappresentarlo come un pre, un prima, in quanto ne costituisce il limite, laddove invece essa si dà nel suo medesimo movimento (ancora: come la sostanza si dà nel medesimo movimento dell’accadere dell’attributo). Dovendosela figurare come un prima, la sua rappresentazione appare inevitabilmente come una replicazione, come il prima che ritorna. Quel prima torna sempre di nuovo, ed è in effetti, per il linguaggio che lo espone, è un prima, dunque il linguaggio non può fare a meno di parlarne come replicazione. E’ il suo limite, quello di dover dire ‘replicazione’ a proposito di qualcosa che si dà sempre, tutto intero, daccapo, come nel movimento della sostanza spinoziana riletta da Sini. (Aver letto l’Archivio Spinoza mi ha chiarito ulteriormente quanto ho scritto in questo saggio e in quello su Bataille).<br />
La replicazione è, in realtà (ovvero, potremmo dire, dal punto di vista della sostanza), il sempre nuovo: ciò che torna, ogni volta, è l’Origine. L’Origine è ovunque (è un’espressione di Nancy). Ma se è ovunque, non si dà più Origine. Dunque ciò che torna, ciò che viene ripetuto (di nuovo) è la lingua pura. (La ripetizione è ripetizione della differenza. Ciò che ritorna è la differenza stessa. Ciò che torna, insomma, è il factum loquendi. Esso, ogni volta, si dà, si dà tutto intero, e daccapo)<br />
Siamo o non siamo a distanza dalla lingua pura, dunque? Sì e no. E non c’è modo di uscire da questa ambivalenza, in quanto essa è il limite stesso del linguaggio.<br />
Azzardo: la lingua pura è l’insignificanza dell’esserci, e il suo senso.</p>
<p>2. Il linguaggio comincia…? Appunto, non comincia. Le due cose accadono insieme. Se la puntualità metafisica del nome è il limite del linguaggio, di questo limite si è consapevoli all’interno della struttura di rimando del segno. Il limite c’è solo quando si istituisce la struttura di rimando. Appare (dal nulla) e compare (con-pare) solo dall’interno di quella struttura, come limite di tale struttura, come fuori di un dentro. Ma appunto è un fuori solo in relazione a un dentro. Senza uno non c’ neppure l’altro. La struttura è circolare. Ciò significa, questa è la natura formale del linguaggio. Al di qua di ogni genealogia.<br />
Ma hai ragione, una genealogia manca. Bisogna fargli posto. Ovvero istituire una relazione con questa struttura formale del linguaggio. Per dirla figuralmente, forse bisognerebbe pensare questa sfera che rotola, e pensarla in relazione con l’ambiente circostante, con le rocce, con i boschi, con il cielo, con le città che attraversa… Muta continuamente il detto, il dire rimane irriducibile, ma mutando i termini della questione muta pure la questione stessa. La genealogia sarà forse, allora, il succedersi delle rappresentazioni figurali, mitiche – ognuna delle quali espone la questione del limite del linguaggio a suo modo. Questo legittimerebbe anche i sorvoli temporali millenari, da Dante a Bataille…</p>
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		<title>Di: wovoka</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/01/14/lingua-sovrana-1-lorigine-della-lingua-il-dono/#comment-58635</link>
		<dc:creator>wovoka</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jan 2007 11:07:44 +0000</pubDate>
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		<description>Devo dire che questo genere di pensiero associativo, che sembra connettere i suoi disparati elementi sull'unica base del commosso sentimento che anima l'autore, mi lascia alquanto freddo. Ma poiché vedo invece in altri una sorta di "partecipazione mistica" all'operazione, ne deduco che a me manca (o che rifiuto) qualche presupposto indispensabile. Forse si tratta di una liturgia per soli adepti al culto delle lettere.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Devo dire che questo genere di pensiero associativo, che sembra connettere i suoi disparati elementi sull&#8217;unica base del commosso sentimento che anima l&#8217;autore, mi lascia alquanto freddo. Ma poiché vedo invece in altri una sorta di &#8220;partecipazione mistica&#8221; all&#8217;operazione, ne deduco che a me manca (o che rifiuto) qualche presupposto indispensabile. Forse si tratta di una liturgia per soli adepti al culto delle lettere.</p>
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		<title>Di: così&#38;come</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/01/14/lingua-sovrana-1-lorigine-della-lingua-il-dono/#comment-58632</link>
		<dc:creator>così&#38;come</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jan 2007 10:45:47 +0000</pubDate>
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		<description>Proprio poco prima che gli appaia Mefistofele, Faust sta traducendo l'inizio del Vangelo di Giovanni

&lt;i&gt; en arché o Logos&lt;/i&gt;

FAUST: (…)Egli sta scritto: “Nel principio era la parola.” Ecco io sono già impacciato! E chi m'ajuterà ad uscirne? No, io non posso stimare sì alto la parola, e se lo spirito degna illuminarmi mi bisogna tradurre diversamente. Sta scritto: “Nel principio era la mente.” Bada bene al primo verso ve', che la tua penna non precipiti! può egli la mente tutto produrre e informare? Forse starà meglio così: “Nel principio era la possanza.” Ed ecco pur nell'atto ch'io scrivo questo, io mi sento da non so che avvertire che non devo contentarmene. Or sì il cielo mi aiuta da vero! Io prendo per una volta consiglio, e animosamente scrivo: “Nel principio era l'atto."</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Proprio poco prima che gli appaia Mefistofele, Faust sta traducendo l&#8217;inizio del Vangelo di Giovanni</p>
<p><i> en arché o Logos</i></p>
<p>FAUST: (…)Egli sta scritto: “Nel principio era la parola.” Ecco io sono già impacciato! E chi m&#8217;ajuterà ad uscirne? No, io non posso stimare sì alto la parola, e se lo spirito degna illuminarmi mi bisogna tradurre diversamente. Sta scritto: “Nel principio era la mente.” Bada bene al primo verso ve&#8217;, che la tua penna non precipiti! può egli la mente tutto produrre e informare? Forse starà meglio così: “Nel principio era la possanza.” Ed ecco pur nell&#8217;atto ch&#8217;io scrivo questo, io mi sento da non so che avvertire che non devo contentarmene. Or sì il cielo mi aiuta da vero! Io prendo per una volta consiglio, e animosamente scrivo: “Nel principio era l&#8217;atto.&#8221;</p>
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		<title>Di: Luca Carlucci</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/01/14/lingua-sovrana-1-lorigine-della-lingua-il-dono/#comment-58627</link>
		<dc:creator>Luca Carlucci</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jan 2007 09:26:26 +0000</pubDate>
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		<description>“Volle che egli parlasse affinché nell’esplicazione di sì grande dono fosse glorificato Chi per grazia aveva donato”

Certo che in questo Dio solo e bisognoso di feedback v'è così poco di divino e così tanto di umano! E cosa di più umano del fare un dono per scaldarsi al calore della gioia e della gratitudine?

A me pare, che in quest'atto nominativo primigenio, vi sia, più che una materia fatta di iperuraniche quintessenze linguistiche e spirituali, una ben più carnale trama di amore e (ri)nascita. In questo Adamo che pronuncia - immagino io in modo incerto e balbettante - la sua prima parola che è il nome di Dio, non posso impedirmi di vedere la scena sommamente amorosa del bambino che per la prima volta accede al linguaggio riconoscendo la madre (nascendo così una seconda volta, non più come creatura ma come individuo). E, sicuramente un caso, analogamente a mamma anche El par nascere dal magmatico e informe sobbollire delle lallazioni infantili.

E l'atto puro di nominare, secondo me, determina sempre una frattura, perchè stabilisce senza equivoci un 'io' e un 'tu'. Dunque nessuna pienezza per me, nessuna "incorrotta essenza spirituale", nessuna "immagine pura di Dio - dell'inesprimibile", ma piuttosto la nascita dell'io, del tu, e dello spazio che li separa - che è lo spazio dell'amore. E, visto il nostro scarso senso dell'orientamento, dell'errore, e dell'orrore.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>“Volle che egli parlasse affinché nell’esplicazione di sì grande dono fosse glorificato Chi per grazia aveva donato”</p>
<p>Certo che in questo Dio solo e bisognoso di feedback v&#8217;è così poco di divino e così tanto di umano! E cosa di più umano del fare un dono per scaldarsi al calore della gioia e della gratitudine?</p>
<p>A me pare, che in quest&#8217;atto nominativo primigenio, vi sia, più che una materia fatta di iperuraniche quintessenze linguistiche e spirituali, una ben più carnale trama di amore e (ri)nascita. In questo Adamo che pronuncia - immagino io in modo incerto e balbettante - la sua prima parola che è il nome di Dio, non posso impedirmi di vedere la scena sommamente amorosa del bambino che per la prima volta accede al linguaggio riconoscendo la madre (nascendo così una seconda volta, non più come creatura ma come individuo). E, sicuramente un caso, analogamente a mamma anche El par nascere dal magmatico e informe sobbollire delle lallazioni infantili.</p>
<p>E l&#8217;atto puro di nominare, secondo me, determina sempre una frattura, perchè stabilisce senza equivoci un &#8216;io&#8217; e un &#8216;tu&#8217;. Dunque nessuna pienezza per me, nessuna &#8220;incorrotta essenza spirituale&#8221;, nessuna &#8220;immagine pura di Dio - dell&#8217;inesprimibile&#8221;, ma piuttosto la nascita dell&#8217;io, del tu, e dello spazio che li separa - che è lo spazio dell&#8217;amore. E, visto il nostro scarso senso dell&#8217;orientamento, dell&#8217;errore, e dell&#8217;orrore.</p>
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		<title>Di: Leinenkugel Red</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/01/14/lingua-sovrana-1-lorigine-della-lingua-il-dono/#comment-58614</link>
		<dc:creator>Leinenkugel Red</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jan 2007 01:49:02 +0000</pubDate>
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		<description>"E nella presenza assoluta - nella pienezza del Verbo - non si dà alcuna significazione: il processo di significazione si dà a partire da un’assenza."

Ben detto. Pero' Adamo e' creatura di Dio. Qui, in questo rapporto di dipendenza, un'assenza  ed una separazione sembrano esistere. Forse e' questo il motivo per cui Adamo deve possedere una lingua. La perfezione non sembrerebbe richiederne una.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;E nella presenza assoluta - nella pienezza del Verbo - non si dà alcuna significazione: il processo di significazione si dà a partire da un’assenza.&#8221;</p>
<p>Ben detto. Pero&#8217; Adamo e&#8217; creatura di Dio. Qui, in questo rapporto di dipendenza, un&#8217;assenza  ed una separazione sembrano esistere. Forse e&#8217; questo il motivo per cui Adamo deve possedere una lingua. La perfezione non sembrerebbe richiederne una.</p>
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		<title>Di: antonio sparzani</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/01/14/lingua-sovrana-1-lorigine-della-lingua-il-dono/#comment-58605</link>
		<dc:creator>antonio sparzani</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Jan 2007 22:54:04 +0000</pubDate>
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		<description>Grande, Marco, grande. Sono così contento che ti copio qui il finale del Faust, il chorus mysticus, che non mi pare così lontano:
Alles Vergängliche
Ist nur ein Gleichnis;
Das Unzulängliche,
Hier wird's Ereignis;
Das Unbeschreibliche,
Hier ist's getan;
Das Ewigweibliche
Zieht uns hinan. 

[Ciò che trapassa
non è che un simbolo;
L'irraggiungibile
si compie qua;
ciò ch'è ineffabile
qui divien atto;
Femmineo eterno
qui ci trarrà] (trad. di Barbara Allason, Einaudi 1965)
Continua, prego. Ciao a.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Grande, Marco, grande. Sono così contento che ti copio qui il finale del Faust, il chorus mysticus, che non mi pare così lontano:<br />
Alles Vergängliche<br />
Ist nur ein Gleichnis;<br />
Das Unzulängliche,<br />
Hier wird&#8217;s Ereignis;<br />
Das Unbeschreibliche,<br />
Hier ist&#8217;s getan;<br />
Das Ewigweibliche<br />
Zieht uns hinan. </p>
<p>[Ciò che trapassa<br />
non è che un simbolo;<br />
L'irraggiungibile<br />
si compie qua;<br />
ciò ch'è ineffabile<br />
qui divien atto;<br />
Femmineo eterno<br />
qui ci trarrà] (trad. di Barbara Allason, Einaudi 1965)<br />
Continua, prego. Ciao a.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Antonio Fiori</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/01/14/lingua-sovrana-1-lorigine-della-lingua-il-dono/#comment-58601</link>
		<dc:creator>Antonio Fiori</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Jan 2007 22:16:53 +0000</pubDate>
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		<description>La lingua

Prendi a cuore la tua lingua
ricordati di vaccinarla
portarla in campagna a primavera
di starle vicino la sera
e nutrirla, nutrirla
parlandola.

A.F.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>La lingua</p>
<p>Prendi a cuore la tua lingua<br />
ricordati di vaccinarla<br />
portarla in campagna a primavera<br />
di starle vicino la sera<br />
e nutrirla, nutrirla<br />
parlandola.</p>
<p>A.F.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Valter Binaghi</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/01/14/lingua-sovrana-1-lorigine-della-lingua-il-dono/#comment-58582</link>
		<dc:creator>Valter Binaghi</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Jan 2007 18:45:13 +0000</pubDate>
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		<description>Solo per farti capire che non ce l'ho con te (anche se probabilmente non te ne importa un accidente). Questo post lo trovo bellissimo. Il carattere originario del Dire, io l'ho scoperto prima di tutto nei saggi di Heidegger, ma gli accostamenti che fai qui sono perspicui, e profondi. E' uno scritto che invita alla meditazione, ed è già meditazione. Grazie.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Solo per farti capire che non ce l&#8217;ho con te (anche se probabilmente non te ne importa un accidente). Questo post lo trovo bellissimo. Il carattere originario del Dire, io l&#8217;ho scoperto prima di tutto nei saggi di Heidegger, ma gli accostamenti che fai qui sono perspicui, e profondi. E&#8217; uno scritto che invita alla meditazione, ed è già meditazione. Grazie.</p>
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