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	<title>Commenti a: A Sanguineti preferisco Micòl</title>
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	<pubDate>Sat, 22 Nov 2008 09:39:36 +0000</pubDate>
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		<title>Di: alcor</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/01/21/a-sanguineti-preferisco-micol/#comment-59855</link>
		<dc:creator>alcor</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Jan 2007 15:06:11 +0000</pubDate>
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		<description>@Luminamenti

Christoph Ransmayr mi è sembrato "ponderoso", teutsch.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@Luminamenti</p>
<p>Christoph Ransmayr mi è sembrato &#8220;ponderoso&#8221;, teutsch.</p>
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		<title>Di: tashtego</title>
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		<dc:creator>tashtego</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jan 2007 11:15:50 +0000</pubDate>
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		<description>@luminamenti
sotto-scrivo il tuo ultimo commento fino alla parola "fede".</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@luminamenti<br />
sotto-scrivo il tuo ultimo commento fino alla parola &#8220;fede&#8221;.</p>
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		<title>Di: Luminamenti</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/01/21/a-sanguineti-preferisco-micol/#comment-59639</link>
		<dc:creator>Luminamenti</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jan 2007 08:13:04 +0000</pubDate>
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		<description>@alcor, ma io ho detto esattamente quello che dici!
Non si dovrebbe riscrivere La Montagna incantata, appunto perchè la Montagna incantata sta a un certo tipo di lettore di quell'epoca. Cioè quel libro stava a una élite colta. E infatti concordo che lo scrittore odierno scrive perfettamente (alcuni descrivendo bene, altri descrivendo male il presente, alcuni capendo il presente, altri non capendolo) in sintonia con il suo oggi e con i lettori dell'oggi: una società senza élite e di lettori incolti! una società che non ha e non può avere la stessa attenzione per la lettura che c'era prima! Si è assorbiti da tante altre cose, letteralmente risucchiati. Non c'è scrittore o lettore che possa cambiare ciò che è la forma di vita del presente (ma un uomo o donna può riuscire a cambiare la sua. Si può.).  Leggere inoltre è un atto che si compie in solitudine. Abbiamo una società culturalmente annacquata sul piano del sapere umanistico e del sapere scientifico (il sapere scientifico è potentissimo e molto pervasivo ma l'uomo contemporaneo ne ha una conoscenza estremamente vaga e approssimativa. Ciò che invece possiede fortissimamente rispetto a esso è una gigantesca fede!). 
Quindi l'equazione tra scrittore e lettore viene sempre rispettata, sebbene possa capitare l'eccezione alla regola. Il libro fuori dal Tempo! o se vuoi che riattualizza il Passato nel Presente, riportando in vita ciò che è sempre stato vivo perchè attraversa il Tempo essendo sempre attuale. Ti porto ad esempio Christoph Ransmayr e il suo Mondo Estremo.


Inoltre non a caso nel mio lungo post faccio un accenno filosofico al problema della volontà e della sua negazione come problema della pensabilità del presente. E sulla forma di vita a noi congeniale scrisse illuminazioni Wittgenstein.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@alcor, ma io ho detto esattamente quello che dici!<br />
Non si dovrebbe riscrivere La Montagna incantata, appunto perchè la Montagna incantata sta a un certo tipo di lettore di quell&#8217;epoca. Cioè quel libro stava a una élite colta. E infatti concordo che lo scrittore odierno scrive perfettamente (alcuni descrivendo bene, altri descrivendo male il presente, alcuni capendo il presente, altri non capendolo) in sintonia con il suo oggi e con i lettori dell&#8217;oggi: una società senza élite e di lettori incolti! una società che non ha e non può avere la stessa attenzione per la lettura che c&#8217;era prima! Si è assorbiti da tante altre cose, letteralmente risucchiati. Non c&#8217;è scrittore o lettore che possa cambiare ciò che è la forma di vita del presente (ma un uomo o donna può riuscire a cambiare la sua. Si può.).  Leggere inoltre è un atto che si compie in solitudine. Abbiamo una società culturalmente annacquata sul piano del sapere umanistico e del sapere scientifico (il sapere scientifico è potentissimo e molto pervasivo ma l&#8217;uomo contemporaneo ne ha una conoscenza estremamente vaga e approssimativa. Ciò che invece possiede fortissimamente rispetto a esso è una gigantesca fede!).<br />
Quindi l&#8217;equazione tra scrittore e lettore viene sempre rispettata, sebbene possa capitare l&#8217;eccezione alla regola. Il libro fuori dal Tempo! o se vuoi che riattualizza il Passato nel Presente, riportando in vita ciò che è sempre stato vivo perchè attraversa il Tempo essendo sempre attuale. Ti porto ad esempio Christoph Ransmayr e il suo Mondo Estremo.</p>
<p>Inoltre non a caso nel mio lungo post faccio un accenno filosofico al problema della volontà e della sua negazione come problema della pensabilità del presente. E sulla forma di vita a noi congeniale scrisse illuminazioni Wittgenstein.</p>
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	<item>
		<title>Di: tashtego</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/01/21/a-sanguineti-preferisco-micol/#comment-59637</link>
		<dc:creator>tashtego</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jan 2007 07:32:13 +0000</pubDate>
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		<description>@Uno che passava di qua 
a me sembrava di essere antipatico pure prima.
non so.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@Uno che passava di qua<br />
a me sembrava di essere antipatico pure prima.<br />
non so.</p>
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		<title>Di: alcor</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/01/21/a-sanguineti-preferisco-micol/#comment-59629</link>
		<dc:creator>alcor</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jan 2007 23:51:19 +0000</pubDate>
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		<description>@tash

Non avevo dubbi.

@Luminamenti

Perché qualcuno dovrebbe riscrivere la Montagna incantata?
Non ce n'è alcun bisogno.
Come non c'era bisogno al tempo di Mann di scrivere il Wilhelm Meister.
Oggi c'è bisogno che si scriva per l'oggi, comunque esso sia.
E così è sempre stato e sempre sarà, nei secoli dei secoli.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@tash</p>
<p>Non avevo dubbi.</p>
<p>@Luminamenti</p>
<p>Perché qualcuno dovrebbe riscrivere la Montagna incantata?<br />
Non ce n&#8217;è alcun bisogno.<br />
Come non c&#8217;era bisogno al tempo di Mann di scrivere il Wilhelm Meister.<br />
Oggi c&#8217;è bisogno che si scriva per l&#8217;oggi, comunque esso sia.<br />
E così è sempre stato e sempre sarà, nei secoli dei secoli.</p>
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		<title>Di: Luminamenti</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/01/21/a-sanguineti-preferisco-micol/#comment-59626</link>
		<dc:creator>Luminamenti</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jan 2007 22:47:38 +0000</pubDate>
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		<description>@tash Oh! miracolo! mi sento, se ho compreso bene, d'accordo con Tash.
Avverto però che il suo discorso (at 16:52) è compresso, avrebbe bisogno di respiro, diciamo un respiro pari a dieci schermate di un bel monitor.

Ora siamo nell'incommensurato. Qui la sicurezza è minore, ma è maggiore la speranza di ottenere risultati. "Sentieri interrotti" è una bella espressione socratica per designare questa situazione. Essa allude al fatto che ci troviamo fuori da strade sicure dentro la ricchezza, nell'indifferenziato. Ciò comporta anche la possibilità di fallire.
(E. Junger, Uber die Linie)

Se qualcuno mi domandasse se è possibile oggi scrivere un romanzo come La Montagna Incantata, I Buddenbroch o la Ricerca del tempo perduto, allora mi verrebbe in mente non già qualcosa di epocale, ma l'epoca in cui viviamo, la nostra epoca. Questi romanzi richiedevano una controparte elitaria: la distruzione delle élites nella cultura occidentale, sopratutto nella seconda metà del 20esimo secolo, ha eliminato questa controparte. 

Oggi si è voluto creare una cultura generica, superficiale: la scuola forma un assetto valido per tutti. Allora come si possono introdurre o creare queste opere, che erano collegate ad un sistema che non c'è più?

Ciò che è la scuola e l'università oggi è più che evidente. Basta che mi confronti con mia madre sulla materie umanistiche e ne esco sconfitto. Basta che mi confronti con mia nipote e le dò bastonate.

L'Università che di fatto non ha un compito così sottile e indefinibile, come sarebbe rendere intima una cultura, dovrebbe insegnare nozioni e fornire esempi di applicazioni. Esigenze più alate sono stolide ed eversive. Ma neanche le nozioni ed applicazioni sono più certe. E non vedo come si possa rimediare: la trasmissione accertata del sapere è stata spezzata; ristabilirla esigerebbe un'opera paziente di generazioni capaci d'intendere i significati che nel 68 furono spenti.

Dubbi e inquietudini sono preferiti alla stizzosa sicurezza di giudizio che risulta almeno inopportuna. Lo stesso concetto di certezza riguarda qualcosa che passa per la coscienza e di sicuro non la delude.
Mentre quello di verità, con tutto ciò che implica di estraneo, è per attardati. Si gode del dubbio - stato d'animo ormai solo dilettevole - rimasuglio di un antico risveglio che ha esaurito la sua dura funzione per assumerne un'altra: sollazzare l'intelligenza che una volta invece frustò e acuì. Del resto le ultime certezze, per poco che superino le barriere del triviale, irritano il presente erede del risveglio che le tiene a distanza scegliendo il male minore. 

Nell'età del pessimismo mondiale il dubbio non ha infine che una sola funzione: fugare la sicurezza di quello e la grandezza di una vita nel pessimismo 

(o, al più alto livello raggiungibile, l'uscita dal mondo equivalenza del rifiuto rigoroso e intransigente di ogni dualismo).

Dice una poesia di Kabir: 

Liberatevi da virtù e peccati/ perchè se avete virtù, quando le avrete finite 
ci saranno i peccati/ e se ci sono i peccati, ci saranno virtù, / entrambi, peccati e virtù, diventano la causa di nascita e morte. / Liberandovi di virtù e peccati / vi liberate dal dolore e dal piacere. / Diventate liberi sia dalla nascita che dalla morte.


L'età della critica è finita e con essa la civiltà del commento. La critica stessa non fece mai sospettare che qualcosa era avvenuto nella conoscenza, ma solo che era accaduto qualcosa nella possibilità di sopportarla. Questa infatti s'è incrinata. La conoscenza soggiorna dentro i confini dell'epos borghese, relegata nei limiti della realtà prosaica. 
Nel frattempo si diffonde un pensare senza tristezza, senza la quale, come senza un serio orrore della vita, la forza speculativa illanguidisce 
Questa lezione impartisce il pessimismo e la vorrebbe condivisa dai condiscepoli. Mentre ciò non si pretende dal poveraccio, che ha solo la vita. Ma qui, il faut etre mauvais. Qui, subentra, cioè, non la conoscenza, ma il carattere di chi è iniziato al pensare. La scelta intelligibile per cui "questa" e non altra è la verità. Qui si è, non si conosce; o si conosce solo se si è. Come l'intenditore di uomini al cui sguardo si arrendono i più impenetrati segreti. Ma che può essere nondimeno il pensiero se nella sua linfa, nell'etere di esso, non scorre la negazione della volontà?   

L'epoca del grande dolore è finita. La diffusa infelicità è infelicità di riflesso. Rispecchia la felicità che avrebbe potuto essere. Si gestisce il dolore che non c'è, come le teodicee di una volta. Prevale una intelligenza declassata. Solo una conoscenza plebea, un sapere senza rango, senza gerarchie, senza dislivelli, senza pessimismo. Manca del tutto il colpo d'occhio per il pessimismo mondiale, sciatto, senza dolore, dove però è venuto meno irrimediabilmente il rispetto della vita. Appartiene allo stadio infantile  del pessimismo il suo collegamento alla sofferenza, al dolore.
L'ottica narcisistica rappresenta appunto l'infanzia del pessimismo che girda per i dolori dell'esistenza. Questo pessimismo è liquidato dalla vita stessa che arreca - come s'obietta -  altrettanti piaceri e dolori. Oggi pessimismo significa nessun rispetto per la vita. Declassato a volgare problema tra uomini, come sentimento universale il rispetto trovò poi, nei
 Wilhelm Meisters Wanderjahre, un'adeguata risonanza e il riconoscimento del suo senso cosmico da chi elaborò la parola "degno di vivere" (lebenswurdig) assumendosene la responsabilità.


(in alternativa al serio pensum del pessimismo ancora oltre: una distanza dalla vita svilita; di nuovo: uscita dal mondo; o: essere in questo mondo senza essere di questo mondo. Il cinabro insegni come l'alchimia taoista). 


 Dal produttore al contribuente

L'abbassamento della vita alla produzione inverte mezzi e fini. Che l'industria produca artificialmente i bisogni delle sue merci, lo si sapeva molto prima di Hegel. Ciò che sfuggì ai pensatori fu la scomparsa dello stesso bisogno naturale. Chiunque voglia esistere in questa società, deve assoggettarsi al tenore di vita che gli è prescritto dalla situazione, e - come consumatore che diventa a sua volta produttore delle proprie capacità professionali - deve mantenere in buono stato, rinnovare e completare i suoi mezzi "privati" di produzione, senza i quali egli sarebbe inutilizzabile: bicicletta, automobile, apparecchio radio, l'alloggio con tutti gli accessori, l'abbigliamento prescritto, e così via. Da semplice consumatore diventa ora contribuente. 

Bisognerebbe scrivere una critica della ragione, come Kant; solo che i fattori strutturanti, il meccanismo che trasforma il materiale nell'esperienza "unitaria", non consiste nelle forme pure dell'intuizione e dell'intelletto, ma nello schematismo sociale. Persino la disposizione dell'opera potrebbe restare la stessa. L'estetica trascendentale dovrebbe trattare della produzione materiale, che struttura direttamente il mondo: da essa derivano i modi di percezione conformi al dominio, in generale e in particolare, e inoltre tutto ciò che Marx chiama l'apparenza necessaria (ma Apparenza e realtà di Bradley mi fa venire i brividi). L'analitica trascendentale tratterebbe dei media, degli strumenti che formano l'intelligenza sociale, dalla scuola fino al cinema. La sfera della ragione, invece, la tendenza della società ad adattarsi a stadi sempre più alti - quella che Hegel chiama l'astuzia della ragione.

Affinare il pensiero per mezzo della mente
è il processo d'infiammazione.
Sospendere il pensiero è alimentare il fuoco.
Conferirsi splendore è la stabilizzazione.
Catturare i demoni interiori è la battaglia sul campo.
Il cuore del paradiso è il passo misterioso.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@tash Oh! miracolo! mi sento, se ho compreso bene, d&#8217;accordo con Tash.<br />
Avverto però che il suo discorso (at 16:52) è compresso, avrebbe bisogno di respiro, diciamo un respiro pari a dieci schermate di un bel monitor.</p>
<p>Ora siamo nell&#8217;incommensurato. Qui la sicurezza è minore, ma è maggiore la speranza di ottenere risultati. &#8220;Sentieri interrotti&#8221; è una bella espressione socratica per designare questa situazione. Essa allude al fatto che ci troviamo fuori da strade sicure dentro la ricchezza, nell&#8217;indifferenziato. Ciò comporta anche la possibilità di fallire.<br />
(E. Junger, Uber die Linie)</p>
<p>Se qualcuno mi domandasse se è possibile oggi scrivere un romanzo come La Montagna Incantata, I Buddenbroch o la Ricerca del tempo perduto, allora mi verrebbe in mente non già qualcosa di epocale, ma l&#8217;epoca in cui viviamo, la nostra epoca. Questi romanzi richiedevano una controparte elitaria: la distruzione delle élites nella cultura occidentale, sopratutto nella seconda metà del 20esimo secolo, ha eliminato questa controparte. </p>
<p>Oggi si è voluto creare una cultura generica, superficiale: la scuola forma un assetto valido per tutti. Allora come si possono introdurre o creare queste opere, che erano collegate ad un sistema che non c&#8217;è più?</p>
<p>Ciò che è la scuola e l&#8217;università oggi è più che evidente. Basta che mi confronti con mia madre sulla materie umanistiche e ne esco sconfitto. Basta che mi confronti con mia nipote e le dò bastonate.</p>
<p>L&#8217;Università che di fatto non ha un compito così sottile e indefinibile, come sarebbe rendere intima una cultura, dovrebbe insegnare nozioni e fornire esempi di applicazioni. Esigenze più alate sono stolide ed eversive. Ma neanche le nozioni ed applicazioni sono più certe. E non vedo come si possa rimediare: la trasmissione accertata del sapere è stata spezzata; ristabilirla esigerebbe un&#8217;opera paziente di generazioni capaci d&#8217;intendere i significati che nel 68 furono spenti.</p>
<p>Dubbi e inquietudini sono preferiti alla stizzosa sicurezza di giudizio che risulta almeno inopportuna. Lo stesso concetto di certezza riguarda qualcosa che passa per la coscienza e di sicuro non la delude.<br />
Mentre quello di verità, con tutto ciò che implica di estraneo, è per attardati. Si gode del dubbio - stato d&#8217;animo ormai solo dilettevole - rimasuglio di un antico risveglio che ha esaurito la sua dura funzione per assumerne un&#8217;altra: sollazzare l&#8217;intelligenza che una volta invece frustò e acuì. Del resto le ultime certezze, per poco che superino le barriere del triviale, irritano il presente erede del risveglio che le tiene a distanza scegliendo il male minore. </p>
<p>Nell&#8217;età del pessimismo mondiale il dubbio non ha infine che una sola funzione: fugare la sicurezza di quello e la grandezza di una vita nel pessimismo </p>
<p>(o, al più alto livello raggiungibile, l&#8217;uscita dal mondo equivalenza del rifiuto rigoroso e intransigente di ogni dualismo).</p>
<p>Dice una poesia di Kabir: </p>
<p>Liberatevi da virtù e peccati/ perchè se avete virtù, quando le avrete finite<br />
ci saranno i peccati/ e se ci sono i peccati, ci saranno virtù, / entrambi, peccati e virtù, diventano la causa di nascita e morte. / Liberandovi di virtù e peccati / vi liberate dal dolore e dal piacere. / Diventate liberi sia dalla nascita che dalla morte.</p>
<p>L&#8217;età della critica è finita e con essa la civiltà del commento. La critica stessa non fece mai sospettare che qualcosa era avvenuto nella conoscenza, ma solo che era accaduto qualcosa nella possibilità di sopportarla. Questa infatti s&#8217;è incrinata. La conoscenza soggiorna dentro i confini dell&#8217;epos borghese, relegata nei limiti della realtà prosaica.<br />
Nel frattempo si diffonde un pensare senza tristezza, senza la quale, come senza un serio orrore della vita, la forza speculativa illanguidisce<br />
Questa lezione impartisce il pessimismo e la vorrebbe condivisa dai condiscepoli. Mentre ciò non si pretende dal poveraccio, che ha solo la vita. Ma qui, il faut etre mauvais. Qui, subentra, cioè, non la conoscenza, ma il carattere di chi è iniziato al pensare. La scelta intelligibile per cui &#8220;questa&#8221; e non altra è la verità. Qui si è, non si conosce; o si conosce solo se si è. Come l&#8217;intenditore di uomini al cui sguardo si arrendono i più impenetrati segreti. Ma che può essere nondimeno il pensiero se nella sua linfa, nell&#8217;etere di esso, non scorre la negazione della volontà?   </p>
<p>L&#8217;epoca del grande dolore è finita. La diffusa infelicità è infelicità di riflesso. Rispecchia la felicità che avrebbe potuto essere. Si gestisce il dolore che non c&#8217;è, come le teodicee di una volta. Prevale una intelligenza declassata. Solo una conoscenza plebea, un sapere senza rango, senza gerarchie, senza dislivelli, senza pessimismo. Manca del tutto il colpo d&#8217;occhio per il pessimismo mondiale, sciatto, senza dolore, dove però è venuto meno irrimediabilmente il rispetto della vita. Appartiene allo stadio infantile  del pessimismo il suo collegamento alla sofferenza, al dolore.<br />
L&#8217;ottica narcisistica rappresenta appunto l&#8217;infanzia del pessimismo che girda per i dolori dell&#8217;esistenza. Questo pessimismo è liquidato dalla vita stessa che arreca - come s&#8217;obietta -  altrettanti piaceri e dolori. Oggi pessimismo significa nessun rispetto per la vita. Declassato a volgare problema tra uomini, come sentimento universale il rispetto trovò poi, nei<br />
 Wilhelm Meisters Wanderjahre, un&#8217;adeguata risonanza e il riconoscimento del suo senso cosmico da chi elaborò la parola &#8220;degno di vivere&#8221; (lebenswurdig) assumendosene la responsabilità.</p>
<p>(in alternativa al serio pensum del pessimismo ancora oltre: una distanza dalla vita svilita; di nuovo: uscita dal mondo; o: essere in questo mondo senza essere di questo mondo. Il cinabro insegni come l&#8217;alchimia taoista). </p>
<p> Dal produttore al contribuente</p>
<p>L&#8217;abbassamento della vita alla produzione inverte mezzi e fini. Che l&#8217;industria produca artificialmente i bisogni delle sue merci, lo si sapeva molto prima di Hegel. Ciò che sfuggì ai pensatori fu la scomparsa dello stesso bisogno naturale. Chiunque voglia esistere in questa società, deve assoggettarsi al tenore di vita che gli è prescritto dalla situazione, e - come consumatore che diventa a sua volta produttore delle proprie capacità professionali - deve mantenere in buono stato, rinnovare e completare i suoi mezzi &#8220;privati&#8221; di produzione, senza i quali egli sarebbe inutilizzabile: bicicletta, automobile, apparecchio radio, l&#8217;alloggio con tutti gli accessori, l&#8217;abbigliamento prescritto, e così via. Da semplice consumatore diventa ora contribuente. </p>
<p>Bisognerebbe scrivere una critica della ragione, come Kant; solo che i fattori strutturanti, il meccanismo che trasforma il materiale nell&#8217;esperienza &#8220;unitaria&#8221;, non consiste nelle forme pure dell&#8217;intuizione e dell&#8217;intelletto, ma nello schematismo sociale. Persino la disposizione dell&#8217;opera potrebbe restare la stessa. L&#8217;estetica trascendentale dovrebbe trattare della produzione materiale, che struttura direttamente il mondo: da essa derivano i modi di percezione conformi al dominio, in generale e in particolare, e inoltre tutto ciò che Marx chiama l&#8217;apparenza necessaria (ma Apparenza e realtà di Bradley mi fa venire i brividi). L&#8217;analitica trascendentale tratterebbe dei media, degli strumenti che formano l&#8217;intelligenza sociale, dalla scuola fino al cinema. La sfera della ragione, invece, la tendenza della società ad adattarsi a stadi sempre più alti - quella che Hegel chiama l&#8217;astuzia della ragione.</p>
<p>Affinare il pensiero per mezzo della mente<br />
è il processo d&#8217;infiammazione.<br />
Sospendere il pensiero è alimentare il fuoco.<br />
Conferirsi splendore è la stabilizzazione.<br />
Catturare i demoni interiori è la battaglia sul campo.<br />
Il cuore del paradiso è il passo misterioso.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: gherardo bortolotti</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/01/21/a-sanguineti-preferisco-micol/#comment-59620</link>
		<dc:creator>gherardo bortolotti</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jan 2007 21:05:47 +0000</pubDate>
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		<description>@andrea:

molto interessante questa idea del canone pop. sarebbe davvero da approndire, appunto in base a questa nozione di trasparenza tra domanda e offerta.
da parte mia, chiudo con una notazione. stando a quello che dicevo prima, sul valore dimidiato del testo nel "contesto pop", sarebbe anche da capire come ci mette in scacco proprio come fruitori/produttori di letteratura, ovvero di testi per antonomasia. a fronte di un contesto in cui vale di più il valore feticistisco e di scambio (proprio della merce) come va pensato il testo letterario (in cui invece si tende ad un'intensificazione del valore d'uso)?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@andrea:</p>
<p>molto interessante questa idea del canone pop. sarebbe davvero da approndire, appunto in base a questa nozione di trasparenza tra domanda e offerta.<br />
da parte mia, chiudo con una notazione. stando a quello che dicevo prima, sul valore dimidiato del testo nel &#8220;contesto pop&#8221;, sarebbe anche da capire come ci mette in scacco proprio come fruitori/produttori di letteratura, ovvero di testi per antonomasia. a fronte di un contesto in cui vale di più il valore feticistisco e di scambio (proprio della merce) come va pensato il testo letterario (in cui invece si tende ad un&#8217;intensificazione del valore d&#8217;uso)?</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Uno che passava di qua</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/01/21/a-sanguineti-preferisco-micol/#comment-59618</link>
		<dc:creator>Uno che passava di qua</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jan 2007 20:28:42 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2007/01/21/a-sanguineti-preferisco-micol/#comment-59618</guid>
		<description>alla persona che si firma "tashtego", ma che ttt'è successo? una volta eri simpatico!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>alla persona che si firma &#8220;tashtego&#8221;, ma che ttt&#8217;è successo? una volta eri simpatico!</p>
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		<title>Di: tashtego</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/01/21/a-sanguineti-preferisco-micol/#comment-59606</link>
		<dc:creator>tashtego</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jan 2007 17:55:03 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2007/01/21/a-sanguineti-preferisco-micol/#comment-59606</guid>
		<description>però quando mi nominano hillmann, metto la mano alla pistola, io.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>però quando mi nominano hillmann, metto la mano alla pistola, io.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: alcor</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/01/21/a-sanguineti-preferisco-micol/#comment-59600</link>
		<dc:creator>alcor</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jan 2007 16:49:07 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2007/01/21/a-sanguineti-preferisco-micol/#comment-59600</guid>
		<description>@tash

"E se qualcuno pensa che io sia moralista si sbaglia, io guardo, come quando vado al mercato."

Potrei anche dire: se qualcuno pensa che io sia nostalgica si sbaglia. Io non disprezzo le tette false, le osservo, e ci penso su.
C'è un bel pezzo di Hillmann in un suo libro, mi pare che il titolo sia Anima, ma non ci giurerei, dove parla molto della "faccia" in relazione alla faccia rifatta, comprata, di una signora.

Quindi non mi dà "fastidio", tutt'al più rimugino.
Ho anche accompagnato una mia amica a rifarsele, se è per quello, e ho passato un pomeriggio nell'anticamera del chirurgo, a guardare chi entrava e chi usciva e a come parlavano della taglia migliore ecc. andando a toccare quelle rifatte della segretaria, per vedere il risultato e decidere quale protesi comprare.
Ho imparato molto.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@tash</p>
<p>&#8220;E se qualcuno pensa che io sia moralista si sbaglia, io guardo, come quando vado al mercato.&#8221;</p>
<p>Potrei anche dire: se qualcuno pensa che io sia nostalgica si sbaglia. Io non disprezzo le tette false, le osservo, e ci penso su.<br />
C&#8217;è un bel pezzo di Hillmann in un suo libro, mi pare che il titolo sia Anima, ma non ci giurerei, dove parla molto della &#8220;faccia&#8221; in relazione alla faccia rifatta, comprata, di una signora.</p>
<p>Quindi non mi dà &#8220;fastidio&#8221;, tutt&#8217;al più rimugino.<br />
Ho anche accompagnato una mia amica a rifarsele, se è per quello, e ho passato un pomeriggio nell&#8217;anticamera del chirurgo, a guardare chi entrava e chi usciva e a come parlavano della taglia migliore ecc. andando a toccare quelle rifatte della segretaria, per vedere il risultato e decidere quale protesi comprare.<br />
Ho imparato molto.</p>
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	<item>
		<title>Di: pippo</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/01/21/a-sanguineti-preferisco-micol/#comment-59597</link>
		<dc:creator>pippo</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jan 2007 16:20:03 +0000</pubDate>
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		<description>ovviamente, hanno ripreso a discettare della loro fuffa come se niente fosse... i quaqquaraqquà.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>ovviamente, hanno ripreso a discettare della loro fuffa come se niente fosse&#8230; i quaqquaraqquà.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: tashtego</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/01/21/a-sanguineti-preferisco-micol/#comment-59593</link>
		<dc:creator>tashtego</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jan 2007 15:52:49 +0000</pubDate>
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		<description>“Prodotto” è part. pass. del verbo “produrre”.
Ad Alcor dà fastidio, ma nel presente, da molto tempo, nulla (o quasi) si dà fuori del produrre e, di conseguenza, della merce.
Accettare il mondo significa innanzi tutto comprendere che nulla (o quasi) può esistervi se non principalmente come merce e poi, ma solo in istanza successiva, come bene comune condiviso e gratuito.
Ma quando un’opera è condivisa e gratuita vuol dire che il suo valore riconosciuto ne ha fatto un classico sufficientemente lontano nel tempo da considerarsi bene comune accessibile da chiunque.
E dunque in qualche modo, morto, perché fuori dalla “vita del mercato”.
Tutto il resto lotta sul mercato, quello dei soldi e quello dei valori, non altrove, perché un altrove non c’è. 
C’è solo il mondo che conosciamo, per ora.
In questo mondo l’ambiente umano si comporta con i prodotti - siano essi oggetti o “opere” o tutt’e due - come l’ambiente naturale con gli organismi, selezionandoli secondo la loro capacità di sopravvivere, affermarsi e diffondersi, cioè di riprodursi.
Per questo, rispetto al discorso della qualità della narrazioni contemporanee, ma anche rispetto a quello più interessante di Pedullà, sarebbe opportuno uscire dalla forbice (estenuante ed estenuata) qualità/mercato, per analizzare innanzi tutto l’ambiente umano all’interno del quale oggi deve sopravvivere un’opera, una scrittura, una narrazione.
Quando qualcosa non ce la fa a permanere e a riprodursi, metti la “qualità del romanzo”, è opportuno innanzi tutto osservare se è adatta all’ambiente di destinazione.
Io credo che il pubblico della narrativa, negli ultimi vent’anni, sia cambiato e molto, ma non ho dati in proposito validi per qual si voglia argomentazione.
Ma partirei da lì, dai consumatori, invece che dai produttori.
E se per esempio la “borghesia colta” fosse ormai del tutto residuale, come un vuoto a perdere, sostituita da qualcos’altro, da una specie di Grande Ripieno amorfo e ignorante, privo dei valori fondanti delle precedenti classi dirigenti?
In questo caso, a CHI LO VENDIAMO il romanzo “di qualità”?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>“Prodotto” è part. pass. del verbo “produrre”.<br />
Ad Alcor dà fastidio, ma nel presente, da molto tempo, nulla (o quasi) si dà fuori del produrre e, di conseguenza, della merce.<br />
Accettare il mondo significa innanzi tutto comprendere che nulla (o quasi) può esistervi se non principalmente come merce e poi, ma solo in istanza successiva, come bene comune condiviso e gratuito.<br />
Ma quando un’opera è condivisa e gratuita vuol dire che il suo valore riconosciuto ne ha fatto un classico sufficientemente lontano nel tempo da considerarsi bene comune accessibile da chiunque.<br />
E dunque in qualche modo, morto, perché fuori dalla “vita del mercato”.<br />
Tutto il resto lotta sul mercato, quello dei soldi e quello dei valori, non altrove, perché un altrove non c’è.<br />
C’è solo il mondo che conosciamo, per ora.<br />
In questo mondo l’ambiente umano si comporta con i prodotti - siano essi oggetti o “opere” o tutt’e due - come l’ambiente naturale con gli organismi, selezionandoli secondo la loro capacità di sopravvivere, affermarsi e diffondersi, cioè di riprodursi.<br />
Per questo, rispetto al discorso della qualità della narrazioni contemporanee, ma anche rispetto a quello più interessante di Pedullà, sarebbe opportuno uscire dalla forbice (estenuante ed estenuata) qualità/mercato, per analizzare innanzi tutto l’ambiente umano all’interno del quale oggi deve sopravvivere un’opera, una scrittura, una narrazione.<br />
Quando qualcosa non ce la fa a permanere e a riprodursi, metti la “qualità del romanzo”, è opportuno innanzi tutto osservare se è adatta all’ambiente di destinazione.<br />
Io credo che il pubblico della narrativa, negli ultimi vent’anni, sia cambiato e molto, ma non ho dati in proposito validi per qual si voglia argomentazione.<br />
Ma partirei da lì, dai consumatori, invece che dai produttori.<br />
E se per esempio la “borghesia colta” fosse ormai del tutto residuale, come un vuoto a perdere, sostituita da qualcos’altro, da una specie di Grande Ripieno amorfo e ignorante, privo dei valori fondanti delle precedenti classi dirigenti?<br />
In questo caso, a CHI LO VENDIAMO il romanzo “di qualità”?</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: a.b.</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/01/21/a-sanguineti-preferisco-micol/#comment-59560</link>
		<dc:creator>a.b.</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jan 2007 10:52:58 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2007/01/21/a-sanguineti-preferisco-micol/#comment-59560</guid>
		<description>Comunque non sono io a dire "il miglior scrittore europeo", è Genna, ma Genna ci ha abituato - purtroppo per la sua intelligenza - a questo tipo di espressioni enfatiche (e le usa con tutti). Lo dico davvero, a me Genna potrebbe piacere molto se non fosse sempre scoppiato e non rendesse inutili le sue parole.
Per il resto io vedo in Moresco un signore di sessant'anni che scrive delle cose molto belle, per il quale si potrebbe avere un po' di rispetto. Certo il mio modo di fare, non solo con lui, è di avere una specie di strambo "affetto". Forse è sbagliato vedere anche l'uomo che scrive. Ma sono fatto così, e rimproveramelo come fa Alcor è davvero una vaccata.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Comunque non sono io a dire &#8220;il miglior scrittore europeo&#8221;, è Genna, ma Genna ci ha abituato - purtroppo per la sua intelligenza - a questo tipo di espressioni enfatiche (e le usa con tutti). Lo dico davvero, a me Genna potrebbe piacere molto se non fosse sempre scoppiato e non rendesse inutili le sue parole.<br />
Per il resto io vedo in Moresco un signore di sessant&#8217;anni che scrive delle cose molto belle, per il quale si potrebbe avere un po&#8217; di rispetto. Certo il mio modo di fare, non solo con lui, è di avere una specie di strambo &#8220;affetto&#8221;. Forse è sbagliato vedere anche l&#8217;uomo che scrive. Ma sono fatto così, e rimproveramelo come fa Alcor è davvero una vaccata.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: andrea inglese</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/01/21/a-sanguineti-preferisco-micol/#comment-59555</link>
		<dc:creator>andrea inglese</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jan 2007 10:33:36 +0000</pubDate>
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		<description>caro gherardo, prendo nota. ma avremo modo di parlare di questa faccenda in modo approfondito. Il punto che mi interessa in ogni caso è la costituzione di una sorta di canone pop propriamente letterario, concepito come il momento della perfetta realizzazione democratica della produzione letteraria: trasparenza tra opera (offerta) e bisgno del lettore (domanda). Ma certo a questo discorso bisogna arrivarci, passando per la storia del pop musicale, fumettaro, cinematografico, ecc.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>caro gherardo, prendo nota. ma avremo modo di parlare di questa faccenda in modo approfondito. Il punto che mi interessa in ogni caso è la costituzione di una sorta di canone pop propriamente letterario, concepito come il momento della perfetta realizzazione democratica della produzione letteraria: trasparenza tra opera (offerta) e bisgno del lettore (domanda). Ma certo a questo discorso bisogna arrivarci, passando per la storia del pop musicale, fumettaro, cinematografico, ecc.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Luminamenti</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/01/21/a-sanguineti-preferisco-micol/#comment-59551</link>
		<dc:creator>Luminamenti</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jan 2007 09:48:51 +0000</pubDate>
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		<description>@a.b Sì, è vero quello che hai scritto. Tutto vero. Ho letto anche io tentativi di ridicolizzarlo. Ed è tanto vero quello che dici che io l'avevo dimenticato completamente, rimosso, proprio perché invece riconosco a Moresco tutta la dignità di scrittore di valore e ho ignorato la demagogia, la bassa e volgare retorica contro. D'altra parte, ho letto anche qualche rara volta descriverlo come il migliore scrittore europeo contemporaneo. Probabilmente da parte di alcuni fans sfegatati, affezionati, che è sempre una bella cosa. Non condannerei la spinta emotiva, sentimentale che anima l'adesione viscerale a uno scrittore. Più freddamente mi sembra Moresco uno dei migliori ma non sono riuscito a capire o a trovare ragioni per sostenere che è il migliore scrittore euopeo; e poi cosa significherebbe "migliore scrittore europeo"? Signicherebbe qualcosa che rispecchia l'europa in quanto essenza, tendenza fondamentale? l'uomo europeo? o cosa altro? tutto qui era il mio senso, implicito certamente, non espresso. E se il mio riferimento vagamente e insufficientemente critico era rivolto a qualche elogio che mi è sembrato eccessivo, probabilmente mi è nato dal desiderio di vederlo articolato meno emotivamente per scorgervi ciò che può darsi io non sia riuscito a vedere nelle stesse proporzioni. Quindi un desiderio positivo rispetto a Moresco che tra l'altro non ho mai avuto il piacere di conoscere di persona. 
Ora, dirlo come migliore scrittore europeo, questo, mi è sembrato eccessivo e prematuro. E controproducente nei suoi confronti. Infatti alcuni si sono armati contro con violenza verbale. Bisogna prima conoscere veramente a fondo la produzione letteraria europea contemporanea. Non mi azzarderei di dirlo neanche di Mari, per cui ho un attaccamento più viscerale (ci sono vissuti interiori, nostri, personali, che fanno sì che un autore con i suoi argomenti e la sua lingua ti colpiscano più di un altro sul piano sentimentale ed emotivo. Questo effetto per esempio me lo produce violentemente Peter Handke).
Invece, tentando di separarsi per una attimo da se stessi, con uno sguardo che impone la distanza, nella valutazione occorre, come ho sempre detto,  procedere secondo criteri di lettura comparata e per questo ci vuole tempo e una grande competenza e una rara abilità espressiva nell'esprimerla.

In quanto al critico balbettante del libro Il Totem del Lupo è uno straordinario inno alla conquista della libertà interiore, alla metamorfosi intima, narrato con grande maestria simbolica, metaforica, allegorica. Un libro di immagini da coltivare sempre e sopratutto in quei momenti in cui disperiamo e tutto ci sembra contro e ci sentiamo sopraffatti dal mondo (degli altri). Un libro politico senza esserlo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@a.b Sì, è vero quello che hai scritto. Tutto vero. Ho letto anche io tentativi di ridicolizzarlo. Ed è tanto vero quello che dici che io l&#8217;avevo dimenticato completamente, rimosso, proprio perché invece riconosco a Moresco tutta la dignità di scrittore di valore e ho ignorato la demagogia, la bassa e volgare retorica contro. D&#8217;altra parte, ho letto anche qualche rara volta descriverlo come il migliore scrittore europeo contemporaneo. Probabilmente da parte di alcuni fans sfegatati, affezionati, che è sempre una bella cosa. Non condannerei la spinta emotiva, sentimentale che anima l&#8217;adesione viscerale a uno scrittore. Più freddamente mi sembra Moresco uno dei migliori ma non sono riuscito a capire o a trovare ragioni per sostenere che è il migliore scrittore euopeo; e poi cosa significherebbe &#8220;migliore scrittore europeo&#8221;? Signicherebbe qualcosa che rispecchia l&#8217;europa in quanto essenza, tendenza fondamentale? l&#8217;uomo europeo? o cosa altro? tutto qui era il mio senso, implicito certamente, non espresso. E se il mio riferimento vagamente e insufficientemente critico era rivolto a qualche elogio che mi è sembrato eccessivo, probabilmente mi è nato dal desiderio di vederlo articolato meno emotivamente per scorgervi ciò che può darsi io non sia riuscito a vedere nelle stesse proporzioni. Quindi un desiderio positivo rispetto a Moresco che tra l&#8217;altro non ho mai avuto il piacere di conoscere di persona.<br />
Ora, dirlo come migliore scrittore europeo, questo, mi è sembrato eccessivo e prematuro. E controproducente nei suoi confronti. Infatti alcuni si sono armati contro con violenza verbale. Bisogna prima conoscere veramente a fondo la produzione letteraria europea contemporanea. Non mi azzarderei di dirlo neanche di Mari, per cui ho un attaccamento più viscerale (ci sono vissuti interiori, nostri, personali, che fanno sì che un autore con i suoi argomenti e la sua lingua ti colpiscano più di un altro sul piano sentimentale ed emotivo. Questo effetto per esempio me lo produce violentemente Peter Handke).<br />
Invece, tentando di separarsi per una attimo da se stessi, con uno sguardo che impone la distanza, nella valutazione occorre, come ho sempre detto,  procedere secondo criteri di lettura comparata e per questo ci vuole tempo e una grande competenza e una rara abilità espressiva nell&#8217;esprimerla.</p>
<p>In quanto al critico balbettante del libro Il Totem del Lupo è uno straordinario inno alla conquista della libertà interiore, alla metamorfosi intima, narrato con grande maestria simbolica, metaforica, allegorica. Un libro di immagini da coltivare sempre e sopratutto in quei momenti in cui disperiamo e tutto ci sembra contro e ci sentiamo sopraffatti dal mondo (degli altri). Un libro politico senza esserlo.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: a.b.</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/01/21/a-sanguineti-preferisco-micol/#comment-59541</link>
		<dc:creator>a.b.</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jan 2007 08:39:57 +0000</pubDate>
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		<description>@ Luminamenti.
Ogni tanto bisogna avere anche un po' di senso della realtà. Dire che "certe volte si esageri un po’ troppo nel sollevarlo da terra." mi sembra una cosa curiosa: io non ho mai letto parole spropositate su di lui (sarà perché ha pochi lettori?), ma addirittura ho visto in rete innumerevoli tentativi di ridicolizzarlo, come può verificare per esempio collegandosi ai resti del blog VMO, oppure leggendo i commenti ai suoi libri su IBS. Io trovo questi comportamenti vergognosi, e oltretutto si sviluppano in quello che un incappucciato circolante su NI2.0 chiama "gli amici dell'ambiente letterario".</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ Luminamenti.<br />
Ogni tanto bisogna avere anche un po&#8217; di senso della realtà. Dire che &#8220;certe volte si esageri un po’ troppo nel sollevarlo da terra.&#8221; mi sembra una cosa curiosa: io non ho mai letto parole spropositate su di lui (sarà perché ha pochi lettori?), ma addirittura ho visto in rete innumerevoli tentativi di ridicolizzarlo, come può verificare per esempio collegandosi ai resti del blog VMO, oppure leggendo i commenti ai suoi libri su IBS. Io trovo questi comportamenti vergognosi, e oltretutto si sviluppano in quello che un incappucciato circolante su NI2.0 chiama &#8220;gli amici dell&#8217;ambiente letterario&#8221;.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: alcor</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/01/21/a-sanguineti-preferisco-micol/#comment-59540</link>
		<dc:creator>alcor</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jan 2007 08:35:24 +0000</pubDate>
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		<description>"altri prodotti pop" appunto: PRODOTTI, merci, immagini, immagini di merci, pensieri fatti merce, mercificazione del corpo, tette finte, labbra finte, culi finti, libri finti. musica finta.
E se qualcuno pensa che io sia moralista si sbaglia, io guardo, come quando vado al mercato.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;altri prodotti pop&#8221; appunto: PRODOTTI, merci, immagini, immagini di merci, pensieri fatti merce, mercificazione del corpo, tette finte, labbra finte, culi finti, libri finti. musica finta.<br />
E se qualcuno pensa che io sia moralista si sbaglia, io guardo, come quando vado al mercato.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: gherardo bortolotti</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/01/21/a-sanguineti-preferisco-micol/#comment-59537</link>
		<dc:creator>gherardo bortolotti</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jan 2007 07:54:13 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2007/01/21/a-sanguineti-preferisco-micol/#comment-59537</guid>
		<description>@inglese:
ciao andrea. con il solito ritardo arrivo anch'io, ma tanto per dire le mie scemenze c'è sempre tempo.
sul pop, sarebbe un'ottima idea iniziare un minimo di discorso. tenendo soprattutto conto di una cosa di cui, come fruitore, mi accorgo: cioè che i valori "formali" nel prodotto pop hanno un valore meno decisivo. ovvero il "testo", l'"oggetto" sono meno importanti nella produzione pop di quanto potrebbe essere invece l'introduzione di un nuovo elemento nell'immaginario, di un nuovo stile di comportamento, di una nuova moda, etc.. e questo perché la produzione pop partecipa dello status di feticcio della merce, dato che è la produzione culturale propria della società industriale più o meno avanzata. 
un esempio perfetto potrebbe essere david bowie: un non eccelso musicista che però ha saputo "vendersi" come si dice, ha costruito alcune delle dimensioni secondo cui viene vissuta la musica pop. ma già, se si pensa all'impatto dei beatles, un impatto non dovuto alla sola capacità musicale e sperimentativa, la cosa dovrebbe essere chiara.
a fronte di questa cosa, ci sono due possibili "errori", credo: sottovalutare il pop come discorso, proprio perché funziona diversamente dalla produzione culturale tradizionale (un po' sorrido su questo "tradizionale", perché non è più tradizione: è proprio storia; il pop ha tranquillamente un centinaio di anni, teniamone conto) o, al contempo, sopravvalutare (più o meno in buona fede) il prodotto pop nei termini tradizionali (di nuovo) e cercare di importare quelle che formalmente sono delle emerite stronzate nel dibattito, appunto, sulle forme. 
sia chiaro, il pop ha delle forme,  dei termini di qualità: bowie non sarà un eccelso musicista, la sua sperimentazione non sarà particolarmente radicale, etc. etc. ma non è plastic bertrand (che però ci ha dato ping pong ping pong ;-). insomma: c'è cmq pop e pop e bowie è bowie perché certi suoi pezzi hanno avuto la forza formale per resistere nel tempo. solo: il testo non basta; l'estetica non è più una questione di percezione ma è proprio tutt'uno con la dimensione etica (in questo senso, come ulteriore chiarimento, si può pensare alle tante subculture urbane, momenti di elaborazione in senso lato estetica fatta senza prodotti ma solo con gli atteggiamenti, le mode, i linguaggi).
un'ultima cosa: sono perfettamente d'accordo sull'assoluta mancanza di innocenza del pop. anzi: l'arte popolare, per fare uno schema facile, diventa pop proprio nel momento in cui si riconosce, si vede nuda e scopre la malizia ed il suo appeal ;-)
il prodotto pop è sempre meta-pop (fin dai fumetti di inizio '900, per dire): è sempre un luogo in cui il pop dichiara se stesso e si mette in mostra in alcune sue parti, in alcuni suoi meccanismi, citando altri prodotti pop, facendo il verso o incorporando in modo kitsch il canone "alto", etc. etc.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@inglese:<br />
ciao andrea. con il solito ritardo arrivo anch&#8217;io, ma tanto per dire le mie scemenze c&#8217;è sempre tempo.<br />
sul pop, sarebbe un&#8217;ottima idea iniziare un minimo di discorso. tenendo soprattutto conto di una cosa di cui, come fruitore, mi accorgo: cioè che i valori &#8220;formali&#8221; nel prodotto pop hanno un valore meno decisivo. ovvero il &#8220;testo&#8221;, l&#8217;&#8221;oggetto&#8221; sono meno importanti nella produzione pop di quanto potrebbe essere invece l&#8217;introduzione di un nuovo elemento nell&#8217;immaginario, di un nuovo stile di comportamento, di una nuova moda, etc.. e questo perché la produzione pop partecipa dello status di feticcio della merce, dato che è la produzione culturale propria della società industriale più o meno avanzata.<br />
un esempio perfetto potrebbe essere david bowie: un non eccelso musicista che però ha saputo &#8220;vendersi&#8221; come si dice, ha costruito alcune delle dimensioni secondo cui viene vissuta la musica pop. ma già, se si pensa all&#8217;impatto dei beatles, un impatto non dovuto alla sola capacità musicale e sperimentativa, la cosa dovrebbe essere chiara.<br />
a fronte di questa cosa, ci sono due possibili &#8220;errori&#8221;, credo: sottovalutare il pop come discorso, proprio perché funziona diversamente dalla produzione culturale tradizionale (un po&#8217; sorrido su questo &#8220;tradizionale&#8221;, perché non è più tradizione: è proprio storia; il pop ha tranquillamente un centinaio di anni, teniamone conto) o, al contempo, sopravvalutare (più o meno in buona fede) il prodotto pop nei termini tradizionali (di nuovo) e cercare di importare quelle che formalmente sono delle emerite stronzate nel dibattito, appunto, sulle forme.<br />
sia chiaro, il pop ha delle forme,  dei termini di qualità: bowie non sarà un eccelso musicista, la sua sperimentazione non sarà particolarmente radicale, etc. etc. ma non è plastic bertrand (che però ci ha dato ping pong ping pong ;-). insomma: c&#8217;è cmq pop e pop e bowie è bowie perché certi suoi pezzi hanno avuto la forza formale per resistere nel tempo. solo: il testo non basta; l&#8217;estetica non è più una questione di percezione ma è proprio tutt&#8217;uno con la dimensione etica (in questo senso, come ulteriore chiarimento, si può pensare alle tante subculture urbane, momenti di elaborazione in senso lato estetica fatta senza prodotti ma solo con gli atteggiamenti, le mode, i linguaggi).<br />
un&#8217;ultima cosa: sono perfettamente d&#8217;accordo sull&#8217;assoluta mancanza di innocenza del pop. anzi: l&#8217;arte popolare, per fare uno schema facile, diventa pop proprio nel momento in cui si riconosce, si vede nuda e scopre la malizia ed il suo appeal ;-)<br />
il prodotto pop è sempre meta-pop (fin dai fumetti di inizio &#8216;900, per dire): è sempre un luogo in cui il pop dichiara se stesso e si mette in mostra in alcune sue parti, in alcuni suoi meccanismi, citando altri prodotti pop, facendo il verso o incorporando in modo kitsch il canone &#8220;alto&#8221;, etc. etc.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Lazzaro Visconti Pera</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/01/21/a-sanguineti-preferisco-micol/#comment-59536</link>
		<dc:creator>Lazzaro Visconti Pera</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jan 2007 07:51:34 +0000</pubDate>
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		<description>pippo chi? ah, capisco: pippa! una ventata di aria fritta per dare quel giusto senso di inutilità alla giornata.

auguri.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>pippo chi? ah, capisco: pippa! una ventata di aria fritta per dare quel giusto senso di inutilità alla giornata.</p>
<p>auguri.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: pippo</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/01/21/a-sanguineti-preferisco-micol/#comment-59531</link>
		<dc:creator>pippo</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jan 2007 01:39:58 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2007/01/21/a-sanguineti-preferisco-micol/#comment-59531</guid>
		<description>p.p.p.s. ogni tanto torno per provocarvi un po', o indiani riformisti. capisco che non è simpatico, ma io mi sfogo, e voi ve lo meritate perché siete dei quaqquaraqquà. ma perché non mettete un bel logo arancione? l'indiano metropolitano riformato.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>p.p.p.s. ogni tanto torno per provocarvi un po&#8217;, o indiani riformisti. capisco che non è simpatico, ma io mi sfogo, e voi ve lo meritate perché siete dei quaqquaraqquà. ma perché non mettete un bel logo arancione? l&#8217;indiano metropolitano riformato.</p>
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		<title>Di: pippo</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/01/21/a-sanguineti-preferisco-micol/#comment-59529</link>
		<dc:creator>pippo</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jan 2007 00:52:45 +0000</pubDate>
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		<description>p.p.s ovviamente Bassani e Sanguineti fanno parte della stessa repubblica, lo specifico per i più duri di comprendonio, questo senza nulla togliere alle specifiche differenze gusti polemiche ecc, mentre noi ahime facciamo parte di un'altra repubblica e quando vogliamo ignorare i problemi attuali, perché sono scomodi, andiamo a cercare le polemiche fra Bassani e Sanguineti, ma perché no potremmo andare alla classicoromanticomachia, anzi il Riformista potrebbe allestire un bell'editoriale sulle conseguenze attuali sui costumi di Melissa P. e sull'azione di governo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>p.p.s ovviamente Bassani e Sanguineti fanno parte della stessa repubblica, lo specifico per i più duri di comprendonio, questo senza nulla togliere alle specifiche differenze gusti polemiche ecc, mentre noi ahime facciamo parte di un&#8217;altra repubblica e quando vogliamo ignorare i problemi attuali, perché sono scomodi, andiamo a cercare le polemiche fra Bassani e Sanguineti, ma perché no potremmo andare alla classicoromanticomachia, anzi il Riformista potrebbe allestire un bell&#8217;editoriale sulle conseguenze attuali sui costumi di Melissa P. e sull&#8217;azione di governo.</p>
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		<title>Di: pippo</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/01/21/a-sanguineti-preferisco-micol/#comment-59528</link>
		<dc:creator>pippo</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jan 2007 00:47:48 +0000</pubDate>
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		<description>p.s. molti di voi hanno ambizioni di "fiorentini colti", ma rendetevi conto che è finita, l'intellettuale all'ombra del potere, in modo più o meno servile o più o meno critico, è finito perché non è più considerato credibile dalla massa "acculturata" e talora però con delle punte di "colti" (il ceto medio riflessivo). occorre trovare una nuova sintesi e una nuova e maggiore onestà intellettuale: e voi ne siete lontanissimi! ma leggetevi il Riformista che è meglio, qualche briciolina per qualche anno ancora cadrà.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>p.s. molti di voi hanno ambizioni di &#8220;fiorentini colti&#8221;, ma rendetevi conto che è finita, l&#8217;intellettuale all&#8217;ombra del potere, in modo più o meno servile o più o meno critico, è finito perché non è più considerato credibile dalla massa &#8220;acculturata&#8221; e talora però con delle punte di &#8220;colti&#8221; (il ceto medio riflessivo). occorre trovare una nuova sintesi e una nuova e maggiore onestà intellettuale: e voi ne siete lontanissimi! ma leggetevi il Riformista che è meglio, qualche briciolina per qualche anno ancora cadrà.</p>
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		<title>Di: pippo</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/01/21/a-sanguineti-preferisco-micol/#comment-59527</link>
		<dc:creator>pippo</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jan 2007 00:38:08 +0000</pubDate>
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		<description>un letterato tradizionale, mi pare, è uno che si ricollega alla tradizione letteraria (chiaramente anche abiurandola, criticandola, negandola ecc., ma comunque avendola presente dialetticamente no?) cioè tutti i grandi letterati (e meno grandi ovviamente) italiani da Dante fino forse a Sciascia, non so, se c'è qualcuno dopo di lui. loro stessi quando li senti parlare ti parlano di Dante o di Leopardi come dei fratelli maggiori, mica come gente vissuta secoli prima. quella tradizione che, sono abbastanza "pop" da ricordare l'intervista di Pasolini dove lui si definiva esattamente così, parlando della questione della lingua e definendola come il fiorentino colto che ha unificato letterariamente la nazione italiana prima, molti secoli prima dell'unificazione politica. anche sanguineti è un "fiorentino colto". scusate, è uno dell'università, è un accademico, non è un vero agitatore e non mi sembra che certe sue esternazioni siano mai state prese molto sul serio. il mio insegnante di lettere al liceo ultrademocristiano aveva grande stima di sanguineti perché evidentemente, il tratto veramente comune è quello dell'appartenenza a quella repubblica delle lettere che non esiste più. lo stesso pasolini (mi riferisco sempre alla specifica intervista alla tv spesso ritrasmessa) però dava per scontato che le cose erano cambiate e che la società industriale e dei consumi cambiava completamente la matrice della lingua nazionale. da qui la crisi del letterato "tradizionale", del poeta vate (di destra o di sinistra). altro che colpe del gruppo 63 che sostanzialmente non ha lasciato tracce. ma per l'appunto, questa tradizione ha degli aspetti negativi e positivi, ma ormai è finita, si è interrotta e alzi la mano uno giovane che legge Leopardi, uno tutto sommato recente, senza un po' di fatica. quando l'hai compreso poi c'è la soddisfazione, ma la verità è che per noi è difficile mentre Dante Machiavelli Leopardi D'Annunzio Pascoli e pure Sanguineti, ma anche per dire Gramsci, pur diversissimi, potrebbero mettersi intorno allo stesso tavolo e parlare, ovviamente litigare, ma nella stessa lingua. noi non la parliamo più, siamo estranei a questo e viviamo oltre la frattura. inutile perciò inventarsi colpe inesistenti del gruppo 63 o buttarsi in una polemica inesistente e morta e defunta se il romanzo è o no da odiare. chissenefrega. se c'è un responsabile di certe mode comunque sarebbe appunto meglio guardare a Umberto Eco non a Dan Brown che è un suo epigono ovviamente di scarso talento letterario e complottistico. i "morti" sono quelli che non hanno niente di meglio da fare che leggere il Riformista, o che magari ci scrivono anche, che quando uscì anche a me fece molto ridere, mi ricorda sempre certi quotidiani di regime sudamericani tipo quel foglio "El Indipendente" che in Giù La Testa di Sergio Leone il presidente corrotto legge mentre fugge sul vagone bestiame. modaioli che non siete altro senza opinioni proprie. avete opinioni mediate, fate la media pesata e poi esternate, vi assicurate di avere le spalle ben coperte, prima guardate l'espressione e lo stato d'animo del capo congrega, siete una congregazione, molto ma molto più conservatori ovviamente del buon Umberto Eco o di Sanguineti o di altri. in questo siete italianissimi e tradizionalissimi. se ho fatto qualche errore di sintassi scusate ma io non sono solito curare i post come fossero editoriali, dal momento che sono vivo mentre voi siete morti. e anche il buon Sanguineti perlomeno è vivo, e speriamo che spari poche cazzate così prende anche molti voti alle primarie da sindaco. comunque dovessi mettere la mia tavoletta nell'urna ci scrivo sanguineti e non scarpa o longo o iannozzi. inglese mi sta simpatico, devo ammettere che è un tipo già più indipendente e meno timoroso. saluti!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>un letterato tradizionale, mi pare, è uno che si ricollega alla tradizione letteraria (chiaramente anche abiurandola, criticandola, negandola ecc., ma comunque avendola presente dialetticamente no?) cioè tutti i grandi letterati (e meno grandi ovviamente) italiani da Dante fino forse a Sciascia, non so, se c&#8217;è qualcuno dopo di lui. loro stessi quando li senti parlare ti parlano di Dante o di Leopardi come dei fratelli maggiori, mica come gente vissuta secoli prima. quella tradizione che, sono abbastanza &#8220;pop&#8221; da ricordare l&#8217;intervista di Pasolini dove lui si definiva esattamente così, parlando della questione della lingua e definendola come il fiorentino colto che ha unificato letterariamente la nazione italiana prima, molti secoli prima dell&#8217;unificazione politica. anche sanguineti è un &#8220;fiorentino colto&#8221;. scusate, è uno dell&#8217;università, è un accademico, non è un vero agitatore e non mi sembra che certe sue esternazioni siano mai state prese molto sul serio. il mio insegnante di lettere al liceo ultrademocristiano aveva grande stima di sanguineti perché evidentemente, il tratto veramente comune è quello dell&#8217;appartenenza a quella repubblica delle lettere che non esiste più. lo stesso pasolini (mi riferisco sempre alla specifica intervista alla tv spesso ritrasmessa) però dava per scontato che le cose erano cambiate e che la società industriale e dei consumi cambiava completamente la matrice della lingua nazionale. da qui la crisi del letterato &#8220;tradizionale&#8221;, del poeta vate (di destra o di sinistra). altro che colpe del gruppo 63 che sostanzialmente non ha lasciato tracce. ma per l&#8217;appunto, questa tradizione ha degli aspetti negativi e positivi, ma ormai è finita, si è interrotta e alzi la mano uno giovane che legge Leopardi, uno tutto sommato recente, senza un po&#8217; di fatica. quando l&#8217;hai compreso poi c&#8217;è la soddisfazione, ma la verità è che per noi è difficile mentre Dante Machiavelli Leopardi D&#8217;Annunzio Pascoli e pure Sanguineti, ma anche per dire Gramsci, pur diversissimi, potrebbero mettersi intorno allo stesso tavolo e parlare, ovviamente litigare, ma nella stessa lingua. noi non la parliamo più, siamo estranei a questo e viviamo oltre la frattura. inutile perciò inventarsi colpe inesistenti del gruppo 63 o buttarsi in una polemica inesistente e morta e defunta se il romanzo è o no da odiare. chissenefrega. se c&#8217;è un responsabile di certe mode comunque sarebbe appunto meglio guardare a Umberto Eco non a Dan Brown che è un suo epigono ovviamente di scarso talento letterario e complottistico. i &#8220;morti&#8221; sono quelli che non hanno niente di meglio da fare che leggere il Riformista, o che magari ci scrivono anche, che quando uscì anche a me fece molto ridere, mi ricorda sempre certi quotidiani di regime sudamericani tipo quel foglio &#8220;El Indipendente&#8221; che in Giù La Testa di Sergio Leone il presidente corrotto legge mentre fugge sul vagone bestiame. modaioli che non siete altro senza opinioni proprie. avete opinioni mediate, fate la media pesata e poi esternate, vi assicurate di avere le spalle ben coperte, prima guardate l&#8217;espressione e lo stato d&#8217;animo del capo congrega, siete una congregazione, molto ma molto più conservatori ovviamente del buon Umberto Eco o di Sanguineti o di altri. in questo siete italianissimi e tradizionalissimi. se ho fatto qualche errore di sintassi scusate ma io non sono solito curare i post come fossero editoriali, dal momento che sono vivo mentre voi siete morti. e anche il buon Sanguineti perlomeno è vivo, e speriamo che spari poche cazzate così prende anche molti voti alle primarie da sindaco. comunque dovessi mettere la mia tavoletta nell&#8217;urna ci scrivo sanguineti e non scarpa o longo o iannozzi. inglese mi sta simpatico, devo ammettere che è un tipo già più indipendente e meno timoroso. saluti!</p>
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		<title>Di: Uno che passava di qua</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/01/21/a-sanguineti-preferisco-micol/#comment-59516</link>
		<dc:creator>Uno che passava di qua</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jan 2007 21:32:45 +0000</pubDate>
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		<description>"e Il Totem del Lupo di questo nuovo grandissimo narratore Jiang Rong": bubblicato da bombabori con bran sberbero di bubblicibà: ebibentemenbe il mercabo brubbo e battivo ogni banbo ci biglia...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;e Il Totem del Lupo di questo nuovo grandissimo narratore Jiang Rong&#8221;: bubblicato da bombabori con bran sberbero di bubblicibà: ebibentemenbe il mercabo brubbo e battivo ogni banbo ci biglia&#8230;</p>
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		<title>Di: ferdyzang</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/01/21/a-sanguineti-preferisco-micol/#comment-59514</link>
		<dc:creator>ferdyzang</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jan 2007 21:18:23 +0000</pubDate>
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		<description>Io non credo di essere un futuro narratore italiano, però mi fido a tal punto di Luminamenti che appena posso mi procuro Jiang Rong.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Io non credo di essere un futuro narratore italiano, però mi fido a tal punto di Luminamenti che appena posso mi procuro Jiang Rong.</p>
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