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	<title>Commenti a: Lingua Sovrana - 3 / (Non)Violenza e Sacrificio (la Notte e l&#8217;Esposizione della Lingua)</title>
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	<description>versione 2.0</description>
	<pubDate>Mon, 08 Sep 2008 12:11:38 +0000</pubDate>
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		<title>Di: riccardo</title>
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		<dc:creator>riccardo</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Feb 2007 16:22:19 +0000</pubDate>
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		<description>Il dono è l'impossibile stesso ma su di esso si regge tutto il possibile degli scambi e della comunicazione ( minore)- e qui c'è Mauss.
Il dono non è l'impossibilità dell'impossibile perchè non c'è dono proprio e quindi nemmeno un impossibile " stesso"- e qui c'è derrida di Donare il tempo.
Il tempo è la confisca di un dovere che non si dà se non a chi a saputo " crearlo" per la " prima volta" e con esso tutta la trama delle restituzioni speculari ( con il senso economico in eminenza) - e qui c'è il diplopico bastione di Lacan e Nietzsche.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Il dono è l&#8217;impossibile stesso ma su di esso si regge tutto il possibile degli scambi e della comunicazione ( minore)- e qui c&#8217;è Mauss.<br />
Il dono non è l&#8217;impossibilità dell&#8217;impossibile perchè non c&#8217;è dono proprio e quindi nemmeno un impossibile &#8221; stesso&#8221;- e qui c&#8217;è derrida di Donare il tempo.<br />
Il tempo è la confisca di un dovere che non si dà se non a chi a saputo &#8221; crearlo&#8221; per la &#8221; prima volta&#8221; e con esso tutta la trama delle restituzioni speculari ( con il senso economico in eminenza) - e qui c&#8217;è il diplopico bastione di Lacan e Nietzsche.</p>
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		<title>Di: marco</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/01/26/lingua-sovrana-3-nonviolenza-e-sacrificio-la-notte-e-lesposizione-della-lingua/#comment-59889</link>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Jan 2007 22:19:07 +0000</pubDate>
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		<description>no, non pensavo al potlatch (magari quello potrebbe essere un abbrivio per un'ulteriore riflessione), ma semplicemente ri-dicevo che la lingua è il puro gesto di relazione con l'Unsinn. (in una sorta di equazione con la definizione batalleana di sacrificio, che cito nlle note, "il sacrificio non è NIENTE").

Attendo che tu continui a introdurmi nell'universo della fisica, di cui sono, ahimé, abissalmente ignorante...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>no, non pensavo al potlatch (magari quello potrebbe essere un abbrivio per un&#8217;ulteriore riflessione), ma semplicemente ri-dicevo che la lingua è il puro gesto di relazione con l&#8217;Unsinn. (in una sorta di equazione con la definizione batalleana di sacrificio, che cito nlle note, &#8220;il sacrificio non è NIENTE&#8221;).</p>
<p>Attendo che tu continui a introdurmi nell&#8217;universo della fisica, di cui sono, ahimé, abissalmente ignorante&#8230;</p>
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	<item>
		<title>Di: antonio sparzani</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/01/26/lingua-sovrana-3-nonviolenza-e-sacrificio-la-notte-e-lesposizione-della-lingua/#comment-59816</link>
		<dc:creator>antonio sparzani</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 Jan 2007 16:33:15 +0000</pubDate>
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		<description>ovviamente "prendi" e non "pendi". a.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>ovviamente &#8220;prendi&#8221; e non &#8220;pendi&#8221;. a.</p>
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		<title>Di: antonio sparzani</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/01/26/lingua-sovrana-3-nonviolenza-e-sacrificio-la-notte-e-lesposizione-della-lingua/#comment-59815</link>
		<dc:creator>antonio sparzani</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 Jan 2007 16:30:46 +0000</pubDate>
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		<description>caro Marco, tu pendi per mano e porti in giro per terreni scoscesi, scabri e di rara bellezza. Ho perso la mano quando dici: "se il sacrificio è l’atto linguistico primario, il NIENTE è il factum."
Pensi al potlach? Ma anche nel potlach non c'è un vero niente.

Invece un altro collegamento che mi viene, a mio parere molto interessante, quando accenni al "mistico" è questa citazione di un grande fisico del Novecento, Wolfgang Pauli:
"Contro la rigorosa separazione delle attività dello spirito umano in camere stagne, in atto dal diciassettesimo secolo, io considero l’aspirazione a un superamento dei contrasti, quale potrebbe essere una sintesi della comprensione razionale con l’esperienza mistica unitaria, come il mito espresso o inespresso di questo nostro tempo" (Fisica e conoscenza, Boringhieri, Torino 1964, p. 132. Pauli andrebbe riletto in molte parti, non solo strettamente fisiche. Spero di ritornarci. Ciao a.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>caro Marco, tu pendi per mano e porti in giro per terreni scoscesi, scabri e di rara bellezza. Ho perso la mano quando dici: &#8220;se il sacrificio è l’atto linguistico primario, il NIENTE è il factum.&#8221;<br />
Pensi al potlach? Ma anche nel potlach non c&#8217;è un vero niente.</p>
<p>Invece un altro collegamento che mi viene, a mio parere molto interessante, quando accenni al &#8220;mistico&#8221; è questa citazione di un grande fisico del Novecento, Wolfgang Pauli:<br />
&#8220;Contro la rigorosa separazione delle attività dello spirito umano in camere stagne, in atto dal diciassettesimo secolo, io considero l’aspirazione a un superamento dei contrasti, quale potrebbe essere una sintesi della comprensione razionale con l’esperienza mistica unitaria, come il mito espresso o inespresso di questo nostro tempo&#8221; (Fisica e conoscenza, Boringhieri, Torino 1964, p. 132. Pauli andrebbe riletto in molte parti, non solo strettamente fisiche. Spero di ritornarci. Ciao a.</p>
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		<title>Di: marco rovelli</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/01/26/lingua-sovrana-3-nonviolenza-e-sacrificio-la-notte-e-lesposizione-della-lingua/#comment-59756</link>
		<dc:creator>marco rovelli</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jan 2007 12:34:43 +0000</pubDate>
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		<description>Sì, Valter, è più o meno quello che immagino. E, al fondo, trovo che la verità si espone in questa lingua che si manifesta, e non comunica nulla. Il sacrificio lo intendo così, come esposizione di una lingua pura (meglio, come sua ripresentazione - impossibile). E la poesia, la collera, l'amore, una passeggiata chiaccherando alla luce della luna - sono tutte, in questo senso, forme sacrificali, che espongono quel taglio, quella ferita/verità che è l'uomo.
Poi, hai ragione, io qui mi limito a pensare la forma - e tutto questo andrebbe pensato storicamente, strappato a questa astrazione astorica, formale. Scrivevo già ad Adinolfi che una genealogia manca. Bisogna fargli posto. Ovvero istituire una relazione con questa struttura formale del linguaggio. Per dirla figuralmente, forse bisognerebbe pensare questa sfera che rotola, e pensarla in relazione con l’ambiente circostante, con le rocce, con i boschi, con il cielo, con le città che attraversa… Muta continuamente il detto, il dire rimane irriducibile, ma mutando i termini della questione muta pure la questione stessa. La genealogia sarà forse, allora, il succedersi delle rappresentazioni figurali, mitiche – ognuna delle quali espone la questione del limite del linguaggio a suo modo. Questo legittimerebbe anche i sorvoli temporali millenari, da Dante a Bataille…</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sì, Valter, è più o meno quello che immagino. E, al fondo, trovo che la verità si espone in questa lingua che si manifesta, e non comunica nulla. Il sacrificio lo intendo così, come esposizione di una lingua pura (meglio, come sua ripresentazione - impossibile). E la poesia, la collera, l&#8217;amore, una passeggiata chiaccherando alla luce della luna - sono tutte, in questo senso, forme sacrificali, che espongono quel taglio, quella ferita/verità che è l&#8217;uomo.<br />
Poi, hai ragione, io qui mi limito a pensare la forma - e tutto questo andrebbe pensato storicamente, strappato a questa astrazione astorica, formale. Scrivevo già ad Adinolfi che una genealogia manca. Bisogna fargli posto. Ovvero istituire una relazione con questa struttura formale del linguaggio. Per dirla figuralmente, forse bisognerebbe pensare questa sfera che rotola, e pensarla in relazione con l’ambiente circostante, con le rocce, con i boschi, con il cielo, con le città che attraversa… Muta continuamente il detto, il dire rimane irriducibile, ma mutando i termini della questione muta pure la questione stessa. La genealogia sarà forse, allora, il succedersi delle rappresentazioni figurali, mitiche – ognuna delle quali espone la questione del limite del linguaggio a suo modo. Questo legittimerebbe anche i sorvoli temporali millenari, da Dante a Bataille…</p>
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		<title>Di: Valter Binaghi</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/01/26/lingua-sovrana-3-nonviolenza-e-sacrificio-la-notte-e-lesposizione-della-lingua/#comment-59752</link>
		<dc:creator>Valter Binaghi</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jan 2007 11:58:42 +0000</pubDate>
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		<description>Credo che quello che stai cercando di pensare sia una sorta di soggettività adamitica, che precede la ferita della storia e la prosa della cronaca. E' un pensare poetante, ricco di suggestioni, capsco che su questo sentiero trovi Heidegger, e Benjamin, e Bataille. Percepisco l'intensità del tuo domandare e ammiro la scrittura che ne è la traccia. Dopo di che, lasciando perdere Bataille su cui ci siamo già scannati, credo che dovremmo assumere la dimensione storica più di quella edenica come dimensione dell'operare, altrimenti il pensiero resta pura evocazione. Per l'uomo decaduto che noi siamo, nemmeno la lingua della poesia è puramente epifanica.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Credo che quello che stai cercando di pensare sia una sorta di soggettività adamitica, che precede la ferita della storia e la prosa della cronaca. E&#8217; un pensare poetante, ricco di suggestioni, capsco che su questo sentiero trovi Heidegger, e Benjamin, e Bataille. Percepisco l&#8217;intensità del tuo domandare e ammiro la scrittura che ne è la traccia. Dopo di che, lasciando perdere Bataille su cui ci siamo già scannati, credo che dovremmo assumere la dimensione storica più di quella edenica come dimensione dell&#8217;operare, altrimenti il pensiero resta pura evocazione. Per l&#8217;uomo decaduto che noi siamo, nemmeno la lingua della poesia è puramente epifanica.</p>
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		<title>Di: Robertologo</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/01/26/lingua-sovrana-3-nonviolenza-e-sacrificio-la-notte-e-lesposizione-della-lingua/#comment-59750</link>
		<dc:creator>Robertologo</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jan 2007 11:07:18 +0000</pubDate>
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		<description>La collera, la rabbia, sentirsi vivi. Bravo Marco, anche se è complicato.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>La collera, la rabbia, sentirsi vivi. Bravo Marco, anche se è complicato.</p>
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