Classifica Provvisoria (Precaria) del concorso (vd nei commenti)
dopo, anzi prima di Valter Binaghi Says:
January 30th, 2007 at 15:40
e
uto88 Says:
January 30th, 2007 at 14:14
e
Lady Lazarus Says:
January 30th, 2007 at 18:09 edit
Titolo (del Furlen)
e la New Entry
Al De Santis Says:
January 30th, 2007 at 22:27
appare come un Sud
Nunzio Festa Says:
February 1st, 2007 at 11:31
Luca Carlucci Says:
February 1st, 2007 at 13:05
Scrivi di domani-
ma se potessi mangiare una
Idea Says:
February 1st, 2007 at 21:34
L’idea
e per finire (Oggi si conclude il concorso e ringrazio i partecipanti. Hasta la Maria Siempre!)
nevermore Says:
February 3rd, 2007 at 11:17
Un amour de Karl
Eglantine, non ancora diciottenne, stirava, cuciva di bianco ed inamidava i col cassée e gli sparati dei signori presso la Premiata Stireria Parmentier, nel Passage Brady, che si apriva fra il numero 33 et 33 bis di Boulevard de Strasbourg, non lontano dal famoso café concert L’Eldorado che si trovava al numero 4.
Molto prima che Benjamin lamentasse la dolorosa morte dei passages in nome di un progresso illusorio. Nel bianco delle stoffe lavate con il Savon de Marseille, dell’amido di riso, del vapore e del riflesso opalino che filtrava dai lucernari, fra il fruscio delle sottogonnne plissettate delle ballerine dell’Eldorado, sognava le luci, la musica di Monsieur Offenbach, le carni rosa che occhieggiavano dalle giarrettiere nere. E quando si recava a consegnarle, ben stirate ed impilate nel cesto di vimini, indugiava fra le quinte e per un istante respirava il profumo del peccato e l’estasi di quel mondo. Fu lì che Monsieur Karl, sfuggito in segreto alla triste atmosfera casalinga ed alla noiosa correzione delle bozze della “Deutsch - franzősische Jahrbücher” la notò la prima volta.
Sotto le folte sopracciglia, piantati nella testa grossa, contornata dall’unica criniera della barba e dei capelli, gli occhi profondi e sensibili di Monsieur Karl, che si fumava un sigaro nel palchetto di proscenio, si fissarono su quelli sgranati e rapiti della ragazza. I fianchi sotto il grembiule a righine azzurre accennavano un’impercettibile rotazione sinuosa, il piede destro nello stivaletto nero con le stringhe batteva il tempo involontariamente.
Monsieur Henri, colpito dall’intensità raggiante dello sguardo di Mademoiselle Eglantine, si defilò attraverso la porticina invisibile ritagliata nel legno che dal corridoio dei palchi portava sul palcoscenico. Oltre la nuvola delle ballerine che, in un eco smorzata d’applausi, tornavano in camerino fra un frullare di gonne e nastri, nessuna traccia della ragazza. Raggiunta l’uscita degli artisti, fece appena in tempo a vedere la svelta figurina che svoltava l’angolo nelle bruma giallina di un lampione. Eglantine andava di corsa, era in ritardo, Madame Parmentier l’avrebbe sgridata come al solito:
- Ragazza mia! Ti sembra questa l’ora di arrivare? Dove sei stata? Sempre con la testa fra le nuvole, eh!?
Monsieur Karl, salito al volo su di una carrozza di passaggio, intanto spiava la scena dalla vetrina impolverata del Rigattiere, dal poco raccomandabile nome di La Squelette, un bugigattolo posto di fronte alla Premiata Stireria Parmentier. Trattando assai distrattamente l’acquisto, per una cifra esagerata, di un comune catino e rispettiva brocca di ceramica sbrecciata che il furbo e scavato rivendugliolo asseriva essere appartenuta nientedimeno che alla famosa Madame de Pompadour e favoleggiandovi peccaminosi lavacri.
Con il fragile involto sotto il braccio, Monsieur Karl apostrofò la ragazza che, finito l’orario di lavoro, si apprestava a ritornare alla sua povera casa nel quartiere di Belville:
- Mademoiselle… perdonate l’ardire… ogni goccia di rugiada nella quale si rifletta il sole brilla in un gioco infinito di colori, ma il sole spirituale dovrebbe generare un solo colore, e cioè il colore ufficiale, senza tenere conto dei tanti individui, dei tanti oggetti nei quali l’uomo si riflette. La forma essenziale dello spirito è allegria, luce, e la legge fa dell’ombra l’unica espressione che le corrisponde: dovrebbe andar vestita solo di nero, eppure tra i fiori non ce n’è alcuno che sia nero.









129 commenti
—-?????!!!!!!—————————————————————————————????//////^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^…………………_______________________ho vinto qualcosa?
Il migliore racconto, a tema libero, per un Comunismo Dandy (max tremila battute) che verrà inviato in forma di commento sarà pubblicato in home page nello spazio per il momento vuoto del post a titolo “concorso” e per il tempo naturale che il post resterà in home page.
Essendo confrontati autori e lettori ad un’esistenza precaria, il vincitore potrebbe essere sostituito da un nuovo vincitore il cui unico torto è stato solo quello di aver messo più tempo del primo a rispondere.
Il migliore racconto per il comunismo dandy potrebbe anche apparire agli occhi dei più il peggiore racconto per la letteratura italiana ma di questo non se ne avranno né il giudice (effeffe) né, speriamo, i lettori di Nazione Indiana.
In caso di selezione l’autore potrà mettere sulla quarta di copertina del libro a venire, “Ha pubblicato un racconto sul blog Nazione Indiana”
effeffe
Che vinca il migliore!
C’è una scadenza per la partecipazione?
La scadenza è la durata del post in home page, dove a partire da ora potrebbe trovarsi il primo racconto vincitore.
effeffe
Deve essere un racconto inedito? Immagino di sì, dove per inedito si intende anche nel web.
Nulla è più inedito di un racconto edito. L’importante è rispettare la libertà del tema e la quantità di battute. Vi ricordo che il concorso è in tempo reale e che durerà il tempo di un post in home page. Fate in fretta compagni…
effeffe
RACCONTO IN UNA BATTUTA.
effeffe è un genio!
MOLTOoooo Indiano…..
ecco il mio racconto, vedete voi.
un giorno andavo o bella ciao bella ciao, mi son svegliato con peppone alla parete, c’era don camillo ma non lo vidi, leggevo sempre una rivista dove c’era brummel che spiegava il dandysmo a baudelaire on the air. eccoci. hatari? magari! comunque harold pinter e baude, pippo baudo e bagnacauda, papaveri e papere, mi raccobaudo la selezione! anche i parrucchi hanno un’anima, anche i ricchi&poveri piangono. infatti anche loro son dandy, a modo loro. di napoli. carlo ponti era di magenta, color della battaglia al ponte sul fiume kwai. kwai not? chiese una peripatetica poco peri ma molto patetica a un comunista. il comunista disse no! il partito non vuol, ma surtout ma mugghiera! era di canicattì, che non faceva ancora provincia, come ora. se questo è un uomo, dico io, dissi io, è un dandy. costui. costui è un dandy. lou reed e gli alter piang, disse bignozzi in classe prima del concerto. l’era d’autunno. dandy anche lui ma non comunista. poi lo divenne con derapata a tamburo.
@BersagliSeduti
Mi è piaciuto molto il kwai.kwai not ? Carinissimo !
E originale è l’idea, ma… beh..per il resto non saprei…
Ma oggi mi girano a vortice, quindi meglio che sospenda ogni giudizio..
Le ho proprio tutte! Sono bruttino, comunista come dice “mi consenta…” , mi piace l’erba e il burbon, sono bisex , un pò artistoide e mando sempre tutti a cagare! Più diverso di così…! Che cosa volete di più? L’acqua, risorsa e fonte di vita, cazzo…che bel tema d’esame! Ma non sono state incriminate 86 fonti di acque minerali perchè hanno trovato tracce di insetticida…nelle analisi? Cioè… qualcuno si è proprio bevuto il cervello! Stamattina ho preso la macchina e subito ho litigato con mia moglie perchè voleva portare il bimbino all’asilo che dista 10 metri da casa. “Non vedi come siamo diversi, noi due…?” “Eh, si, dovessi tornare indietro, cambierei vita!” “Non dire stronzate, dove andavi a finire se non trovavi UNO COME ME?” Non mi piace la frutta e la verdura, mia moglie invece le rumina tutto il giorno. Amo le bistecche, fanno sangue! Lei mangia solo il pesce, poveri animali nel mattatoio…blatera sempre…Perchè, il pesce è DIVERSO? Mi piace leggere Proust, lei s’impippa con Donna Moderna (mi spiace per quelli della Rizzoli), amo il cinema e il teatro, lei il Luna Park sfigato sito all’idroscalo, e poi…e poi…lei ha le mestruazioni ogni mese, io ho le patturnie tutti i giorni, “Nevrotico is beautiful”, ripeto sempre, sono un metropolitano a cui piace questa vita di merda. Mia moglie, al contrario, vorrebbe trasferirsi in campagna, avere un proprio orticello per ruminare tutto il giorno le sue insalatine del cazzo con SANI e BELLI che ti dice come diventare in cinque minuti esattamente uguale al poster sul culo di quel tram che ti taglia la strada tutti i santi giorni perchè quel bestione antiquato ha sempre la precedenza e poi… e poi… la poverina non è bella e tantomeno sana, fuma come una turca e sputazza in giro il suo ignobile catarro! Insomma le abbiamo proprio tutte! Uno compensa l’altro e viceversa. DUE DIVERSI che incrociano il loro destino in un percorso NORMALE fatto di piccoli atti quotidiani che si sommano al passo della vita che arranca metro dopo metro e la cima è ancora lontana e tiro la fune ma la corda non è sufficente e allora mi fermo e guardo giù tanti piccoli puntini tutti uguali, così sembrano uomini,case e i bovini, non c’è movimento, è tutto statico, fisso, la natura decreta che da quel punto di osservazione non vi è differenza e più ti allontani meno te ne accorgi, il puntino si assottiglia e ti perdi nella normalità di un orizzonte e di una terra lontana che sembra brulla e priva di vita…
ci siamo quasi
coraggio signori:
Though nothing,
nothing will keep us together
We can beat them, for ever and ever
Oh we can be Heroes,
just for one day”
Ho incontrato mio padre che aveva 21 anni lui e 34 io. In Germania, Stoccarda. Costruiva pistoni per la Mercedes.
Ditta appaltatrice, ovviamente.
Operaio, ovviamente.
L’ho incontrato che usciva da una birreria, non che fosse ubriaco, ma bestemmiava in dialetto urlando vafangulo a due enormi crucchi biondi.
Checazzovoletemòstistrunz, urlava.
I crucchi a spintonarlo. Se lo palleggiavano come la Juventus in riscaldamento, come, ad esempio, Platini e Boniek dei tempi d’oro che a vederli adesso non ci crederesti.
Ora, mio padre è piccoletto, tipo un metro e sessanta, ma è tosto. Ha certe mani che ti dico a sentirsele addosso. Poi è combattivo, feroce come una bestia, non si arrende. A vederlo così quasi in balia, non lo riconoscevo.
Dovevo intervenire ma io sono delicato, cresciuto nella bambagia e i crucchi grossi e incazzati. Così entrai nella birreria a cercare aiuto.
Italiani, fuori stanno ammazzando un paesano.
Una torma di calabresi,cilentani,siciliani e baresi partì all’attacco.
Arrivano i nostri.
Meravigliosi anni sessanta, che anelito proletario, che compattezza, che determinazione operaia e terrona.
Ma fuori i crucchi erano gia stesi, papà li aveva abbattuti con due capocciate e si massaggiava la testa stordito biascicando.
Siti strunzi manno rutt’ i corna. Vafangulo.
Lo aiutai ad alzarsi.
E tu chi cazzo sei?
Sarebbe lunga a spiegarlo. Comunque sono Paolo.
Io Peppo, piacere, t’ho visto che mi guardavi e ti facevi i cazzi tuoi.
Ho annaspato un sorriso di circostanza.
Vai a farglielo capire, d’altronde era un po’ pure colpa sua, della sua educazione. Tenermi sempre protetto, dovevo studiare, farmi una posizione, non campare come un pezzente, una vita diversa della sua e comunque era colpa di mia madre che ci tirava su come ricchioni. IO e mio fratello.
Comunque ho chiamato i rinforzi.
Cosi papà mi ha portato a far un giro per Stoccarda, abbiamo fatto una puntata al casino, poi siamo andati in un locale colmo di italiani.
I dialetti dello stivale si amalgamavano come polenta taragna nel burro fuso, idiomi e risate, vocali aperte e chiuse in un florilegio di culture.
Uno spasso.
Mica male la troia che t’ho consigliato.
Morbida come un peluche.
Dove dormi, Paolè?
Qui si apriva un problema, già, ero capitato lì per caso e senza un tetto, un recapito.
Il babbo subito si è offerto di nascondermi nella stanza del dormitorio che la ditta gli offriva con lo stipendio.
Accettai.
Così, entrato come un ladro, mi ritrovai in una camera di una ventina di metri quadrati e due brande. Tu dormi per terra, sulle coperte, tieni il cuscino. Nella branda qui, dormo io. Lì un mio paesano, il padre della mia fidanzata. Si chiama Fortunato.
E’ di poche parole.
Cazzo, il nonno. Sapevo che papà gli aveva trovato lavoro in Germania, ma, preso dagli eventi, me lo era scordato. Poi mio padre se ne era andato a lavorare in Lombardia, Castellanza (VA), e nonno sarebbe rimasto lì vent’anni, fino alla pensione.
Quando da bambino andavamo a passare le vacanze estive al paese dei miei me lo ricordo che arrivava col treno.
Stanco.
Con una valigia di cartone beige colma di cioccolata.
Arriva fra un po’. Ha il turno di notte. Tu non farti vedere. Senno son cazzi miei.
Mi addormentai come un sasso sulle tavole di legno. Un cazzo di freddo tedesco mi svegliò che il sole era alto ( il sole tedesco non scalda) e papà non c’era più.
Nonno preparava un caffè e l’aroma si diffondeva come un’onda per la stanza.
Era uguale a come lo ricordavo. Fisico asciutto, stempiato, capello grigio, faccia da cingalese.
Di poche parole.
Buongiorno.
Buongiorno.
Posso avere un po’ di caffè?
Pigliatevelo pure.
Mi dava del voi, come usa con gli estranei.
Come vi chiamate.
Io, Paolo e lei Fortunato, così mi ha detto Peppo.
Sì. Anche mio padre si chiama Paolo.
Che combinazione, io mi chiamo così per via del mio bisnonno. Pare che mio padre lo abbia sognato pochi giorni prima della mia nascita. A dire il vero il mio nome intero è Paolo Mauro. Avrei dovuto chiamarmi Mauro. Solo Mauro, come il santo protettore del paese dei miei.. Poi per via del sogno mio padre ha cambiato idea…
Santo Mauro è il protettore anche del mio paese, mio e di Peppo.
Che combinazione…
Già, alle volte…
Bevvi il caffè, ottimo. Nonno si portava anche l’acqua da giù. Caffettiera napoletana, caffè e acqua, con tanto di beccuccio di carta alla Eduardo. Mio padre era al lavoro, alla pressa. Ebbi subito l’impressione che la mia presenza in qualche modo preoccupasse nonno. Temeva mi scoprissero e facessero grane. Nonno è sempre stato un uomo prudente.
E di poche parole.
Infatti non me lo disse subito.
Mi raccontò l’avvenimento anni dopo, quasi trenta, per dimostrarmi come mio padre avesse messo a repentaglio il loro posto di lavoro per ospitare uno che neanche conosceva. Lo stronzo.
Che poi mi ricordo ‘sto tipo teneva pure ‘na faccia. mmm.
E io a dare contro al babbo che, lo sai, come fa. Poi, si ritiene generoso ma mette tutti nei casini per passare da eroe e via dicendo.
Ero recluso, non potevo uscire se non di sera, con Peppo, quando il turno delle guardie cambiava e si faceva meno attenzione a chi entrava ed usciva.
Uscire era una avventura. Si doveva
a) attraversare strisciando un lungo corridoio che dava sulla sala delle guardie che stavano a guardare la televisione o a bere birre o a parlare dei cazzacci loro;
b) arrampicarsi su un cornicione fino ad una tettoia;
c) attraversare, mooolto lentamente, la tettoia che praticamente era il soffitto della sala delle guardie;
d) raggiungere un balcone che dava sulla strada;
e) calarsi lungo la ringhiere e saltare.
Peppo, che avrebbe potuto evitarlo dotato come era di regolare cartellino, mi accompagnava in tutto il percorso.
Per il gusto, diceva.
Uno spettacolo, vederlo agitarsi come una scimmia e io a seguirlo impacciato, da impiegato, colletto bianco con la sua palestra del cazzo che lega i muscoli e il cervello.
Lui educato a scalare ulivi e castagni e a saltare fossi per il lungo. Lo avevo immaginato, quando da bambino mi raccontava le sue avventure, ma vederlo era tutta un’altra cosa.
Una scimmia.
Un ragno.
E io dietro sudato come un coglione. Ovviamente mi prendeva in giro.
Certo che a studiare si tiene sempre il culo sulla sedia. Sempre chiusi. Un po’ coglioni si diventa a stare sempre sui libri.
Guai però a toccargli il fratello maestro, si incazzava. Perché, sapendo della debolezza giovanile di mio padre, io sfriguliavo parlando male dei maestri elementari e delle scuole del sud.
IO che avevo frequento il Liceo Carlo Alberto di Novara.
Classico.
Come da volontà di mio padre. Ma me ne ero pentito.
Fossi io tuo padre, diceva Peppo. Ti darei tanti di quei calci nel culo. Ma tanti di quei calci nel culo.
E io ridevo sotto ai baffi.
Anche perché di calci mai ma di schiaffi papà me ne aveva dati davvero pochini. Un paio, credo.
Uno perché avevo cercato di massacrare mio cugino Fortunato (come il nonno) con una boccia di legno. Lo stronzo mi sfotteva chiamandomi ciccione in spiaggia e io pam gli ho tirato una boccia di un paio di chili.
Non per fargli male.
Per ammazzarlo.
Immaginavo la testa rotta e il sangue e il cervello (poco) che piano calava dalla ferita in cui era rimasta incastrata la boccia nera.
Le bianche le aveva lui.
Un altro il 9 maggio (o il 10) del 1978 quando in Via Caetani ritrovarono il cadavere di Moro nella Renault rossa. Mio padre era sul pianerottolo e, a voce bassa, commentava il fatto coi compagni. IO a otto anni arrivo bello bello e
Per me ne possono ammazzare uno al giorno se mi fanno stare a casa da scuola.
Pam. Il secondo e al letto senza cena.
Che è peggio.
A fare il classico sai forse di latino e di greco e scrivere è con l’accento ma poi non sai niente di come vanno le cose della vita.
Un cazzo.
Non sai sistemare un presa di corrente.
Non sai cambiare l’olio alla macchina.
Non sai coltivare un orto.
Non sai piantare un chiodo.
Non sai pittare una parete.
Non sai dare la verderame alle viti.
Non sai montare un mobile.
Non sai avvitare una vite.
….
Non sai fare un cazzo, in buona sostanza.
Hic Haec Hoc e non saper friggere un uovo.
O dare un calcio in culo a un paio di crucchi. Che poi è la stessa cosa.
‘Sto ragazzino petulante, che poi incidentalmente era mio padre, ci aveva preso in pieno. Infatti sopravvivo dignitosamente, alla bella età di trentaquattranni, senza saper fare niente o quasi. Barcamenandomi fra un contratto e l’altro da precario, alla ricerca del tenero approdo dell’agognato posto fisso. In questo simile a molte menti della mia generazione, non necessariamente le migliori.
A farmi decurtare lo scarso stipendio da chi, come il mi babbo, ha imparato a far andar le mani in tempi non sospetti.
A Stoccarda in settembre faceva freddo, la brina si depositava sulle cose rifrangendo la luce come mille specchietti retrovisori o come il vetro degli orologi a dar noia ai compagni di classe.
Il freddo nelle ossa, intabarrati nei cappotti leggeri, io e mio padre passeggiavamo di domenica mattina lungo i vialetti curatissimi del parco di Kilesberg.
Quando sono arrivato in Germania, qui era pieno di lepri e uccelletti che si nfacevano avvicinare. Poi fra noi e i turchi ne abbiamo mangiati un bel pezzo e adesso si son fatti furbi. Italiani.
Mi parlava del paese e della fidanzata come a un fratello maggiore e io lo ascoltavo mentre mi si congelava il cranio.
Certo che senza i capelli deve far freddo, sorrideva con la sua zazzera immortale che con gli anni si sarebbe incanutita ma sarebbe restata lì, perenne come le nevi del Kilimangiaro.
Ovviamente Greenpeace scrive:
“non durerà molto il conto alla rovescia per le nevi del Kilimangiàro: tra pochi anni non resterà che il ricordo dei ghiacciai che eravamo abituati a chiamare «perenni». Secondo uno studio di Lonnie Thompson, docente al Byrd Polar Research Center dell’Università dell’Ohio, l’80 per cento della massa di ghiaccio che ha dato nome al Kilimangiàro (letteralmente «montagna brillante») è già perso e il 33 per cento di questo danno si è prodotto negli ultimi dodici anni. Rimangono due chilometri cubi di ghiacciaio: scompariranno in un periodo compreso tra i dieci e i venti anni. Entro il 2020 il paesaggio della vetta più alta dell’Africa non sarà più lo stesso: in Tanzania neanche 5.895 metri bastano più per resistere alla morsa del caldo.” (da http://www.ecologiasociale.org)
ma il 2020 visto da qui è mooolto lontano.
Vorrei parlargli di poesia.
Non ci sente.
Continua a sfottermi. IO gli spiego come ci sono adesso, in Italia, Balestrini e Sanguineti e Antonio Porta e Pagliarani e Eco e Arbasino etc. che stanno facendo una rivoluzione col Gruppo ‘63.
Il termine, mi accorgo lo sconcerta.
Rivoluzione.
Non è ancora una parola abusata, un lemma pubblicitario col Che che pubblicizza compagnie aeree e l’Urss c’è e c’è Cuba e c’è la resistenza, appena ieri.
E qualcosa nell’aria, anche lì a Stoccarda, in quei freddi crucchi, anche lì qualcosa che freme increspa appena un po’ la pelle.
Tutto finisce in un
ma vafangulo
quando gli racconto che la rivoluzione è fatta di parole, di versi, di poesie -cartolina, di poesia –lettera, di poesia elettronica e così via.
Ma vafangulo, la poesia conosco pure io. L’albero cui tendevi la pargoletta mano il verde melograno e la donzelletta che vien dalla campagna e la cavallina cvallina storna che portava colui che non ritorna ed eran trecento eran giovani è forti e ora sono morti.
Sono morti.
Noi siamo destinati a finire se non ci organizziamo. Li vedi ‘sti stronzi che portano i cani a passeggio che mangiano meglio i cani di noi e li fanno cacare e raccolgono la merda in un sacchetto e fanno il nodo e via nel cestino. Questa è la civiltà che ci aspetta mentre a casa si muoiono di fame i bambini. Ne muoiono ancora come in guerra e quanti poliomelitici e storpi. Mentre qua si raccogli la merda dei cani e si danno le medicine ai cani e si parla d’amore coi cani.
Noi a far la vita da animali accolti a italiani merda e botte tutte le sere. C’è qualcosa di sbagliato che ti verrebbe da sederti su un ceppo e pensare e piangere per la sorte degli uomini e delle donne e non alzarti neppure per pisciare.
Povero figlio, quel giovane mio padre.
Sembrava un personaggio di Pasolini, col ciuffo e lo sguardo tenero e feroce. Gli stessi occhi di Accattone e di mio fratello non ancora nato e già morto su una strada ghiaccia di Busto Arsizio (VA).
Strafottente e spaccone alla Fred Buscaglione, parlava della ragazza lasciata al paese.
Mia madre.
Usciti dal casino mi raccontava di come avrebbe voluto sposarla, ma non in Germania, al paese e che voleva aprire una pasticceria con i risparmi tedeschi.
Il cambio è favorevole, risparmio tutto, qua a parte il casino e il cibo non spendo niente. Mando i soldi casa, da mamma che me li tiene da parte e tornato mi apro la pasticceria, sul mare e mi sposo a Peppina mia.
Omnia que sunt lumina sunt.
Io sapevo come sarebbero finite le cose, come una Cassandra che è meglio che taccia. Se la sarebbe sposata Peppinuccia sua e lo avrebbe fatto al paese, in chiesa con tanto di corteo sulle strade polverose di terra battuta.
Tutti a piedi.
Poi in cinquecento per il viaggio di nozze.
In Sicilia.
Si sarebbe fatto pure la casa al paese, per la pensione.
E le vacanze estive dei figli, due. IO e il fratello.
Ma la vita no, quella sarebbe scorsa in fabbrica, come un destino.
A Castellanza (VA), per quarantanni.
Conoscere il proprio destino non rende felici.
L’ho visto allontanarsi, le mani in tasca, il ciuffo inossidabile e gli occhi di mio fratello e, giuro, voltando l’angolo ha sussurrato beffardo:
…poeti…ma vafangulo!
barbara, ti girano a vortice nel senso della marca di condizionatori? comunque grazie.
E insomma lo stronzo mi fa “quello costa 60 euro” e mi guarda come se non me lo potessi permettere, e il tutto perché sai, tu mi conosci, lo sai come vado in giro, eschimo Clarks e tutto - che poi, le Clark: lo sai, tu, quanto costano le Clark?s Ce l’hai un minima idea? Centocinquanta euro costano - e io me ne resto con quel libro di affreschi medievali dell’entroterra siculo, una cosa che avevo pensato di mettere su quel tavolino da caffè che c’è nel salotto di casa, no, non quello color noce, voglio dire l’altra casa, ah non lo sai? Be’, sì, abbiamo comprato casa in centro, il prezzo non te lo dico perché non mi crederesti, l’abbiamo comprata all’asta eccetera. Comunque. Io me ne sto con questo libro in mano e a questo punto non so se comprarlo o meno, perché in quel momento penso: se lo compro, lo stronzo pensa che voglio dimostrargli che a me i soldi non mancano di certo, nonostante tu sappia quanto me che è una cosa che non faccio mai, dimmi se ho torto, mai fatta una cosa del genere in vita mia; se non lo compro, lui pensa che sono un poveraccio che non può permettersi un libro del genere, ma solo i Miti, i Superpocket e i Bur. A proposito, ti ho già detto che mi sono abbondato ai Bur? Mi arrivano direttamente a casa, è per questo che l’altra volta ci siamo incontrati all’Ikea, stavo comprando uno scaffale decente per metterci i Bur. Alla fine sai che ho fatto? Ho fatto l’unica cosa possibile: mi sono avvicinato al pezzo di merda, ho aperto il libro, e ho iniziato a strappare le pagine a una a una, lentamente, con metodo. Dovevi vedere la sua faccia. Poi ho aperto il portafogli – sì, esatto, The Bridge - ho tirato fuori sessanta euro, glieli ho buttati sul tavolo e ho detto: “tieni, stronzo.”
Sono il gatto di un comunista dandy
Il mio umano, anche se dice agli altri di essere il mio padrone, mi ha chiamato Fidel, ed io so bene il perché. In realtà lui sbaglia, quando dice agli altri di essere il mio padrone, perché un umano che si definisce comunista, e per giunta anche dandy, il termine “padrone” dovrebbe estrometterlo dal suo vocabolario… o no? Non importa, io sono un gatto e me ne sbatto, e in ogni caso posso sempre mandarlo a ca…, altrimenti che comunisgatto sarei?
Sì è vero, lo confesso, anche io fin da piccolo ascoltavo sempre “44 gatti”, perché fa tanto pedagogia di sinistra. E’ stata quella canzoncina a farmi diventare così. Ogni volta che sentivo la strofa con la frase “nella cantina di un palazzone, son tutti i gatti senza padrone”, mi veniva l’estasi rivoluzionaria a quel “senza padrone”, e mi immaginavo con la bandiera rossa e a pugno… ehm… a zampa chiusa, assieme a tanti altri gatti, lanciati alla conquista del mondo. Mica qualcuno crede che è un caso, se il ritornello dice “44 gatti marciavano compatti”. Il marciare compatti è fondamentale, per la rivoluzione, anche per noi felini!
A dire il vero, il mio umano dice che in quel brano c’è il germe del maoismo, ma io non gli credo, perché in realtà c’è il germe del miaoismo. Il miaoismo è il maoismo dei gatti. Conoscete il miaoismo?
Ad ogni modo, dicevo: mi ha regalato una poltrona. Non è dell’Ikea, è un residuo degli anni ’60 che ha comprato in un mercatino in Ungheria. Dice che fa tanto patto di Varsavia, ed io ovviamente sono miagolosamente in accordo con lui! Perché lui è il mio umano, ed è un comunista dandy. Voi sapete nella realtà che diavolo è un comunista dandy: è l’animale domestico di chi non è né aristogatto né maledugatto, ma un vero comunisgatto. In pratica, lui crede di essere il padrone, ma poverino non lo è. L’importante è che lo creda. Io continuo a fare il gatto indipendente ma aperto ad ogni forma di collettivizzazione. Anche delle gatte, ovviamente.
Postilla ad inserimento automatico: attenzione, il firmatario di queste righe non si assume alcuna responsabilità per quanto appena scritto, in quanto ha scoperto che il proprio gatto ha imparato a digitare!
Non trovo le ciabatte! Cazzo, dove sono finite? Inizia male la giornata, come al solito! Il Gatto, è Lui il mio problema. Sicuramente me le ha nascoste da qualche parte. Viviamo da soli e ci siamo suddivisi i compiti. Una convivenza difficile e oramai siamo arrivati ai ferri corti. Non mi aiuta, dorme sempre, la casa è diventata un porcile! Non ne posso più, ora mi sbarazzo di quel felino semifrocio, ma prima VOGLIO le mie ciabatte! Le cerco dappertutto, sotto il letto, dietro i mobili, dentro la spazzatura, non le trovo. Prendo il gatto, lo scuoto, gli ripeto per l’ultima volta di dirmi dove s-o-n-o- l-e-m-i-e-c-i-a-b-a-t-t-e r-o-s-s-e. Non mi risponde, mi morde, lo riprendo, lo piroetto per l’aere e lo scaravento fuori dalla finestra. Vivo al piano rialzato. Rientra dalla finestra. Litighiamo selvaggiamente. Come ai vecchi tempi…quando ero sposato con quella belva di mia moglie con i suoi due stupidi gatti e poi la separazione e i miei festeggiamenti con la cottura nel microonde dei due mostri. Ridotto allo stremo, prendo un piatto e glielo tiro sulla testa. Non funziona! Prendo la pistola. Sparo due colpi. Cristo…ho bucato la parete, ridotta a un groviera da mesi e mesi di proiettili sparsi. Cerco di calmarmi. Non ci riesco.
Cosa ho fatto di male per meritarmi questa vita di merda? Continuo a cercare le mie ciabatte, non ci sono, forse che…se le sia mangiate…? Ho deciso. Lo ammazzo. Lo sventro. Apro la carcassa, sangue dappertutto, ma le mie ciabatte non ci sono.
E allora…chi le ha? Si è fatto tardi. Devo correre in ufficio. Scendo le scale. Saluto il portiere. “Sono sue le ciabatte che ho trovato nel contenitore dei rifiuti?” “Perchè le ha buttate via…, erano ancora in buono stato…?” Non rispondo, corro dal veterinario, compro un bel siamese. Ritorno a casa. Deposito il siamese. Mi precipito in ufficio.
Al ritorno…
Entro in casa
Saluto il siamese.
Non trovo le ciabatte! Cazzo, dove sono finite? Inizia male la serata, come al solito!
http://blog.libero.it/cultblog/2117888.html
Sì, proprio in quel senso lì, Sitting…:o)
Suggerimento su come fermare il vortice ?
Però qui si compone, ed io cazzeggio…bah..
Chiedo venia a tutti !
Cioè, cazzo!, nella misura in cui, nell’ottica di…(esordiva sempre così quello scappato di casa di mio padre), cioè, ora mi spiego, almeno ci provo, sono fulminato, esaurito, ma perchè mai mi trovo qui, cioè, cosa ho fatto di male?. Mamma dove sei? Quando ti cerco non ti trovo mai! Con chi sei? Come un beota a casa da solo, tuo marito nonchè mio padre ex-sessantottino sparito con un’altra, la scuola una merda, non ho voglia di studiare, la politica non mi interessa, le seghe mentali le lascio ai rasta, il pallone non mi basta, ho quindici anni e non so che cazzo fare! Un pomeriggio di cacca, ora chiamo un compagno e giochiamo alla play. Non c’è nessuno, è presto, alla TV non c’è ancora Penthause, sega rinviata! Andrò alla Feltri, mi ascolto qualche cd e poi me ne torno a casa. Chissà che non studi un pò di latino, quella merda di lingua morta e sepolta, unta e bisunta…giusto! Grandioso! Mi sparo un panozzo con il salame, una coca e via…mezz’ora di chitarra tra Guccini e i metallica. Sono le sette , sono solo, mia madre tromba e non è tornata. Che città di merda! Mi affaccio alla finestra, serenata rap per la puttana sottocasa, mi strizza l’occhio, che schifo è un trans! Sono le otto, ho fame ,cazzo non sono capace di farmi un piatto di spaghetti! Devo aspettare, mi butto sul letto, mi appisolo. Squilla il campanello. Guardo l’orologio. É mezzanotte. Apro la porta. Appare quel cadavere disfatto di mia madre. “Come stai” tesorino? “adesso la tua mammina ti prepara un piatto di pasta!” Cioè, cazzo!, nella misura in cui, nell’ottica di…non poteva tornare a casa alle 2? Porca Puttana…perdo Penthause e sega rinviata! Così è la mia vita…
Mi sono sempre chiesto: “Perchè sono anni che mi sbatto per quella donna senza risultato?”, “Perchè mi sono impillolato fino alla nausea senza che mai raggiungesse il più miserabile degli orgasmi?”, “Perchè tutta questa fatica quando un altro con le stesse mie caratteristiche fisiche raggiungerebbe il suo obiettivo in pochi nanosecondi?”, “Perchè tutto questo quando il primo che passa per la metropolitana , un’occhiata d’intesa e se la tromberebbe con summo gaudio di entrambi ?”, “Perchè, Perchè, Perchè…?”.
Perchè forse ancora non ha trovato la metropolitana giusta…dovrebbe forse cambiare linea! La verde sembra che offra più possibilità , devo dirglielo uno di questi giorni! O forse ha già provato…ma è andata peggio che con il sottoscritto, tra i due mali scegliamo il minore e rimaniamo in “tiepida” attesa!
Ben 1000 euro ho speso dall’andrologo per sentirmi dire: “Lei e il suo pisello sono a posto”, vuol risolvere il problema?”, “Si” rispondo sottomesso , “CAMBI PATNER “incalza l’androstrizza!
Ma poi… e poi e… ancora poi… la risposta è molto più semplice.
Non le sono mai piaciuto e se non sei desiderato….hai voglia a ingozzarti di confettini azzurri! Ma allora perchè non ti molla? “Perchè sono un bravo ragazzo, perchè sono un bravo ragazzo”… cantava qualche coglionazzo degli anni 60’. Jazzy, il mio gatto, aggiunge: “Caro il mio padroncino, non è solo quello, sei meno stupido di tanti altri…ma “perchè” gli rispondo “Come sono gli altri…?”.
Jazzy se ne va e mi lascia nella solita mia cacca segaiolintellettuale e si ritira in camera da letto. Quante battaglie ha visto quel letto , molte perse in partenza ,altre delle vittorie politiche del mio povero fallo…un fallo che ne ha viste di cotte e di crude, vagine orgogliose, presuntuose, passive,attive,egoiste, altre decisamente stronze, sino ad arrivare a quelle più imprenditoriali! Ma ciascuna con una sua propria o non propria sessualità, una dote che si portano sin dalla nascita e che sfruttano a seconda del “contorno” che le circonda.
Uffa! Che palle! Settimana corta! So già cio che mi succederà sino a venerdì. Solo una disgrazia non posso prevedere. Tocchiamo ferro. Ma vi rendete conto? Sappiamo già quello che dobbiamo fare! Se siamo single ciondoliamo da un bar all’altro, se non lo siamo le alternative sono due. Sposati con figli? Compiti a gogò… Sposati senza figli? Altre due alternative: la partita di pallone per lui alla TV, la palestra per lei. E se non ci sono più le partite e le palestre chiudono? Vacanze separate. Lui a Rimini a rinfrescare il proprio passato quando le calvizie erano ancora un lontano ricordo. Viaggio organizzato in Marocco per lei con la speranza del mistero esotico nelle sembianze del cavaliere nero. Che brutto invecchiare. Lei che ti dice: “ Cominci ad avere pochi capelli”. Io replico: “Quanti giovani a vent’anni non hanno più i capelli?”. Ma lei non ti risponde, non gliene frega assolutamente niente. Potrebbe essere anche un nano gobbo,deforme e sdentato ma GIOVANE! Ed io che cosa dovrei dire della sua cellulite che si trascina come…Avete presente quei bellissimi film di fantascienza degli anni 50’ , in particolare vi ricordate la cosa (The Thing)? . Già, lei è diventata così, cazzo, e non si vuole arrendere all’età!. Siamo coetanei, abbiamo fatto tanti viaggi assieme…a Paderno Dugnano, Trezzano, Abbiategrasso, etc, etc, ma non abbiamo mai fatto un viaggio all’interno del nostro DNA in via di decomposizione. Sembra quasi che ci rimpalliamo le nostre brutture…esteriori…
Ma non sarà che ,poi e poi, se veramente accetti il tempo…allora accetti anche te stesso?
Ma come è possibile accettare il tempo? Facile! Accettando la morte. Bene , ora sono pronto! Chiamo il mio medico. Fisso un appuntamento con il chirurgo plastico. Entro in clinica. Cominciano i ritocchi. Esco come nuovo. Anzi usciamo come nuovi. Ci guardiamo allo specchio. Il silicone ci ha stravolti, sembriamo due orientali. Avete presente la Barbara D’Urso con un occhio un pò più chiuso dell’altro…? La liposuzione ci ha asciugati…dove era richiesto ma ha accentuato le deformità in altri punti topici.
Siamo due estranei! Tutti tirati.. con la pelle che accentua le venature…mi viene in mente Space Oddity di David Bowie, due ET a confronto! Facciamo più schifo di prima, abbiamo speso 200.000 euro (tutti i nostri risparmi) e che cosa abbiamo risolto…?
Quando morirono in un incidente d’auto tra Siziano e Pavia non furono riconosciuti dall’autorità locale, subirono centinaia di autopsie, fu interpellata la NASA e furono classificati negli archivi del Pentagono come Unidentified Flying Object.
@barbara. io un suggerimento c’è l’avreil. se mi passi la tua mail. (non è prosa, è poesia, va bene uguale, no?)
For you eyes only, Sitting…;o)…
baty61@katamail.com
Thanks !
hey….così non vale…
Non sono comunista, però abbastanza dandy. Posso partecipare ugualmente?
Salve. Scrivo racconti: genere fantascienza di tipo onirico-realistico con ascendente docufiction e faction, soprattutto faction, con propensione a una virtualità sociologica di chiara matrice catartica. Con questo che di seguito vi posto vorrei partecipare al vostro concorso. Se non mi premiate, vuol dire che non capite un cazzo di letteratura.
Cronache dal futuro.
[ In cucina. Lei sta preparando la cena. In sottofondo, “Blowin’ in the wind” di Bob Dylan]
Lui –
Era ora! Questa sì che è una grande notizia! Guarda, ho appena finito di stamparla. Finalmente sapremo tutta la verità!
Lei –
Di che stai parlando? Non è che vaneggi, come tuo solito? Ormai quell’apparecchio ti ha completamente rincoglionito…
Lui –
Ma che vaneggio, cazzo! Erano giorni che mi stavo struggendo dal desiderio di sapere…
Lei –
Embè, di cosa si tratta? Hanno scoperto che Bertinotti si è convertito? Sai che grande novità sarebbe…
Lui –
Ma dài, non scherzare, questo è un vero scoop!: Giulio Mozzi, capisci, Giulio Mozzi in persona che spiega le ragioni per cui ha lasciato Nazione Indiana! Ma ci pensi? Senti cosa dice, ti leggo questo passaggio che mi sembra veramente formidabile, fondamentale…: “Un giorno decisi tra me e me che, visto che mi sembrava sensato dimettermi, non l’avrei fatto prima del centesimo giorno successivo. Mi davo cento giorni per pensarci su. E il centunesimo…”
Lei –
Ma va a cagare, pirla!
Lui –
Scusa…, ma ce l’hai con me?
Lei –
…….….
(…the answer, my friend, is blowin’ in the wind, the answer is blowin’ in the wind…)
La Vipera
Lui: bussa alla porta
Lei: apre la porta
Ciao
Ciao
Un bacio
ma ti sei lavato i denti?
No
quante volte ti ho detto che te li devi lavare almeno 4 volte al giorno
Ok, ora me li lavo
Ok, altrimenti non ti bacio
Va bene, vuol dire che ti bacerò da altre parti
Ma…ti sei lavato?
Certo! Uso Infasil antibatterico
E tu…ti sei lavata?
Certo ho appena fatto il bagno
Ma ti sei tagliato le unghia?
No, lo sai benissimo che quelle della mano destra devono essere più lunghe dato che suono la chitarra
Si lo so, ma mi fai male. Tagliatele!
OK, ora me le taglio e dato che ci sei lavati anche i piedi altrimenti mi insozzi le lenzuola
E tu levati quello smalto colore carne
Mentre tu ti lavi io mi rifo lo smalto
Rimango in mutande
Hai anche le mutande bucate!
E’ il gatto…lo sai, la notte si diverte a giocare a tarzan con i miei attributi
L’hai portato il preservativo al gusto di fragola?
No
Al gusto di arancio?
No, tanto mica li devi mangiare!
Ma…li hai portati?
No
Quante volte ti devo dire che altrimenti non lo faccio!
Ma dai..sto attento e poi hai la spirale
Ma non è sicura al 100%
Ok,me ne vado
Ok,allora ci sentiamo…e prima di uscire stai attento a non sgocciolare con l’ombrello che ho appena dato la cera e mettiti le pattine
Ok, ciao
Ok,ciao
Storia di Alvaro
Anche tu, Alvaro, hai danzato in quei giorni, e noi con te, al Sabba della rivoluzione!
Il profeta diceva di puntare a tutta forza contro l’Arca, carica delle ipoteche del passato che affondavano l’utopia: poi avremmo nuotato liberi e felici come pesci nel mare.
Dopo la botta ti sei ritrovato a mollo, infreddolito e senza nome.
Hai pensato: finalmente il diluvio, saremo il nuovo Adamo!
Finchè ti è passato vicino il panfilo luccicante del nuovo potere catodico, a prua c’era il Caimano con le ballerine, a poppa il Professore con gli gnomi, e di qui e di là era pieno di ex direttori di Lotta Continua.
Li guardi andare e dici, va bè. Non è la prima volta che usano disperati e giovani imbecilli per fare il lavoro sporco.
Ma, siamo giusti, Alvaro: ci piaceva l’esproprio proletario, che trasformava in Unno il ragioniere diplomato, e far volare gli stracci alle compagne nelle piazze deserte d’agosto!
andrea b. ha scritto un raccontino carino (un po alla Saramago di Cecità) come commento (incazzato) nel mio blog, posso proporlo all’illustrissima (ma poco pluralista) giuria vostra?
georgia
Io vorrei scrivere questo:
Alla ricerca di Averroe’
ovvero breve itinerario narrativo-geografico tra le magnificenze dell’islam in Occidente: Andalusia vista dalla mezquita di Cordova, L’Alhambra di Granada e l’Alcazar di Siviglia.
se volete vi racconto anche i profumi degli aranci, ulivi, gelsomini e il gusto del pesce.
cavolo non vi ho dato il link :
Eccolo QUI
ecco il link
Che ho già inviato ma non ha preso
http://georgiamada.splinder.com/post/10760369#comment-28945005
Amatissima Georgia
ma si figuri
mandi mandi Mandala!
effeffe
ps
anzi, dica di mandarlo
ppss
a.b.
ci sei?
va beh non piglia il link ;-)
ad ogni modo è nel mio blog (#1) nel post: Angelo Guglielmi e il romanzo senza esperienza
lo mando io :-)
E’ giusto che ogni racconto abbia un criticone/a che lo/la propone ;-).
Naturalmente esigo dalla giuria (dittatoriale) che gli permettiate ogni ritocco vorrà fare a questa mia abusiva spedizione.
P.S vi annuncio in quasi anteprima che stasera o domani nel mio blog posterò una autentica chicca … (quesa si chicca) che riguarda proprio un famoso premio dle passato
geo
Commento di a.b.
Post onirico (ma neanche troppo).
Il sedicente critico non ha mai avuto le palle degli occhi. Un giorno tentò di farsele applicare trafugandole da una sala autoptica, “tanto c’è la malasanità” si diceva nel foro interiore. Si fece operare a Barcellona. Era in stanza con un altro italiano. Facevano delle belle conversazioni. Il sedicente critico letterario senza globi stimava molto il personaggio disteso sul lettino accanto lui. Il critico aglobo non ha mai amato chi ha i globi, gli scrittori con le palle. Odia Tondelli, odia Moresco. Ama il suo compagno di stanza, un uomo d’azione, un “esperto”. L’ultimo giorno il compagno gli rivela il nome, Messina Denaro. “Messina Denaro, bel nome” dice l’aglobo, lo spallato, pensando che starebbe bene in un romanzo realista come piace lui, che si ritiene un sovieto, e torna al suo cannone della letteratura italiana: quelli con le palle via, quelli normali, come lui, senza strumenti ottici, quelli che raccontano ciò che possono toccare, la natura, quindi non raccontano emozioni né visioni, gli “esperti” come li chiama il sedicente critico letterario nella sua cavità interiore, quelli sì stanno dentro il cannone, dietro il cannone che lancia le palle lontano.
Ma non divaghiamo. Venne il giorno dell’operazione. Il chirurgo si accorse che il sedicente critico aveva le cavità troppo piccole per i globi trafugati. Allora glieli ficcò nel taschino dicendosi che tanto non servivano: non poteva collegarli a nulla! Anche il neurologo, constatando il vuoto, approvò. Il sedicente critico tornò a casa tastoni, toccando il cemento e l’asfalto, le uniche cose che per lui esistono.
a.b.
Scusa Georgia (and Andrew) ma come non detto nel regolamento, non si possono citare indiani. Moresco lo è. Per fortuna nostra.
un abbraccio
effeffe
ps
allez les camarades du passé faisons des tables BASSES
Ora ricordo, ero a Rio,
(che ci facevo lì?), mio papà ci lavorava,
mia mamma era giovane e spensierata, una nuova avventura per lei…
Poi le venne la depressione quando giunse il momento di tornare alle origini, i miei nonni abbandonati per il sogno sudamericano.
Io avrei voluto rimanere, solo, senza i genitori,
ma avevo 9 anni e non potevo pagarmi l’affitto…
Milano, quando ci sbarcai era bella, nonostante la saudade mi innamorai
di quella nebbiolina che, allora, s’incuneava tra le case di città studi.
Sono passati più di quarant’anni, gli amori passano, anche le città cambiano, e quella nebbiolina ha scelto un altro amante…
Sono sempre stato un emarginato (non so mai chi ringraziare! Se mio padre o mia madre…), anche mancino, allora era una disgrazia e con il mio italiano appena masticato la maestra mi ghettizzava dietro una lavagna, un extracomunitario bersaglio dei piccoli borghesi milanesi, un nuovo gioco che anticipava il presente…
E poi venne il liceo, le lotte studentesche, i prof. politicizzati , le assemblee, i cortei, ma Manzoni c’era sempre (la lingua italiana per eccellenza) e Don Rodrigo, un cattivo che non ha cambiato le sorti del… 68’. Marcuse, Fromm, Kerouak, una triade formidabile, una squadra speciale che niente ha potuto contro i fantasmi del Dante, Petrarca, Pascoli e Leopardi in panchina…Mi sono sempre chiesto come si sarebbe potuto combattere questo squadrone che sovrastava i quattro slogan da marciapiede e gli operai ci sputavano in faccia, chè avevamo il latte in bocca, che loro si facevano un “culo così…” e noi ,Kossiga boia, pensavamo al “che fare” tra uno spinello e una partita a Risiko passando dalle nevi di Cervinia dove la logica degli opposti estremismi fumava il kalumè della pace…
Al concerto dei Led Zeppelin all’arena mi ricordo solo un gran fumo bianco.
Jimmy Page s’intravvedeva a malapena mentre con un piede calciava quei maledetti lacrimogeni. Il limone l’avevo con me e gli occhi sempre più rossi e lucidi seguivano il ritmo di the Lemon song, Robert aveva la voce sempre più roca…
Anche al concerto dei Chicago la solfa era la stessa, sempre quel maledetto fumo bianco…
Non volevano farci ascoltare la buona musica e i celerini proponevano la loro…
Il sessantotto! Una gran bella annata, d’origine controllata e garantita! Allora… vivevamo tutti sotto un unico tetto, poi una bufera l’ha scoperchiato ed è crollato come un castello di carte. Mancavano le fondamenta e le idee si sono perse nel vento…
La mia prof. di italiano mi ha rimandato a settembre perché non conoscevo abbastanza bene Gramsci però all’ospedale ci finivo sempre io tra una sprangata e l’altra…
Non siamo tutti uguali. Ci dividono il colore della pelle, le idee politiche, il carattere, lo status sociale, i soldi, la cultura, la scolarità, il numero procapite di cellulari, il televisore a cristalli liquidi, il dna e…una fossa comune o il mausoleo di famiglia… ci riporta a quell’unica origine…
In alcuni momenti sembra che tutto debba rimanere fisso, immutabile nel tempo ed eterno. Poi ti accorgi che non è così e allora succede che un altro istante diverso ripercorre la trafila del “per sempre” e alla fine contiamo solo le pause di riflessione.
Sembra che sia una conquista il poter avere un letto per dormire e scomodi ratei in Euro sanciscono il dovere di pagare il fatto di non dover giacere sotto le stelle o di fronte alla stazione Centrale, un diritto forse più dignitoso per tutti Noi.
Siamo tanti Don Chisciotte che si sbattono per un posto al sole, una triste telenovela che ci rende patetici di fronte a chi i mulini a vento li possiede tra i girasoli d’Olanda.
Si è sempre più soli, ciascuno percorre quella via pensando che sia unica e nella direzione della luce, poi in quel crocicchio ci ritroviamo tutti quanti e ci chiediamo: “Ma non era meglio percorrere assieme quella strada?”
I ricordi si rincorrono, si confondono, spesso si riaffacciano per tornare nell’oblio del presente. Ci proiettiamo nel domani e l’oggi, senza fissa dimora, ci sfugge di mano…
Quando rileggo Freud penso che avesse dei seri problemi con la madre
Quando rileggo Fromm penso che avesse dei seri problemi con la società
Tutti abbiamo problemi con chi ci ha generato e con chi decide per noi
L’importante è credere di essere dei nati orfani a decidere.
Anche i bianchi gabbiani non trovano più pace. La civiltà ha deturpato la natura, gli spazi si restringono e LORO volano sempre più in alto, sopra le nubi, unico approdo allo scempio dell’umano.
L’immaginazione al potere! Ho immaginato che non ci fossero più guerre, che tutti fossero più buoni, meno egoisti, arroganti, presuntuosi, incattiviti, irresponsabili…
Ho sognato di essere in un’autostrada deserta e che ero solo in questo mio viaggio, provavo uno strano senso di benessere nel percorrere una strada vuota, asettica, pulita, a quadrupla corsia, come se fossi rimasto l’unico essere vivente sulla faccia della terra…
L’immaginazione al potere! Ho immaginato che le guerre ci avessero sterminati tutti e che la pace da sola festeggiasse la sua vittoria…
Quel vecchio sulla panchina non avrebbe mai pensato di esserci seduto sopra quando da giovine guardava i vecchi e provava una profonda compassione per il loro mal stare.
Ora riflette sul tempo che l’ha condannato a morte e neppure la vista dei parenti occasionali potrà dargli quel conforto quando l’ultima scossa se lo porterà via…
Le parole devi scriverle quando ti vengono in mente in quell’istante e non cercare di ricordarle dopo e farne un guazzabuglio che non è più quello che volevi esprimere. Così come la poesia che non ha un tempo per fissare un’emozione e quell’attimo è buono per essere sinceri con se stessi…
beh …mettici tre sterisci, ti autorizzo io;-) ….il pezzo di andrea non era per il concorso, sono io che lo candido abusivamente
geo
asterischi non asterisci (naturalmente)
asterisci mi piace di più :)
effeffe
many kisses
No! no!, questo è un postaggio abusivo di Geo! (grulla! :-)Scherzi a parte questo post onirico si riferisce a un articolo postato su Georgiamada. Fuori dal contesto non si può afferrare. Quindi lasciamo stare. E lasciamo stare anche che Moresco è un indiano, cosa certa, quando il problema è piuttosto che VOI NON siete indiani!
Piuttosto il fantasmatico personaggio celiato dietro il nomignolo “Sitting Targets” non posta nulla? lui che è l’amico degli amici dell’ambientino letterarino non posteggia qui qualcosa di letter-ario?, di amichevoletto?, di amichevolmente letterario?, sicché i suoi amici possano lisciargli il prosopopeo…
Sapete mi piace molto vedere lo spettacolo dei salamelecchi tra voi amichetti, lo considero un rialiti interessantissimo. Mentre vissuto da dentro è distruttivo, visto da fuori è oltremodo divertente, istruttivo.
Effe effe, ti diffido dal fare il grande gatto (gattone) con Geo!
a.b.
pensa che stavo per metterti in home page…
effeffe
ps
per Georgia ti sfido a duello
per il resto
gli indiani è tutto (come Maria di Giorgio Gaber) e tutti (quasi tutti) come noi
Sono un terrorista, i terroristi non stanno in home, stanno nelle fondamenta, per questo si dice che sono fondamentalisti.
@barbara
non mi fare lo scherzo che magari nella mail ti trasformi in un masculo, eh? ma mi fido. mi fido? mi fido.
ge-orgia, tu mi tradisci, ge-orgia, tu mi stupisci: ge-orgia, guarda, asterisci: com’è ridotto - quest’uomo - per te! (zam/zam)
effeffe se stavi per mettere andrea in home … metticelo cribbio, il suo commento ormai è pubblico (mica me l’ha mandato per e-mail), mi assumo ogni responsabilità legale caso mai dovesse querelarmi (ormai è una epidemia) ….
sitting
asterisci: com’è ridotto …
non è male lo devo ammettere ;-)
barbieri, ti leggo solo ora. e tu? scusa, ho postato il racconto prima che tu intervenissi. non l’hai letto? è pieno di citazioni.
ah, ma quale “amico degli amici”? sei matto? guarda, ti perdono perchè sei antipatico.
@georgia
quando dicevo che stavo per metterlo in homeless (io vagabondo che son io) non avevo ancora letto valter. Mi sono consultato con Furlen e mi ha detto che per il concorso bisogna mandare qualcosa di più “specifico”, espressamente comunista dandy. Pur essendo della tribù dei comunisti dandy, a.b, quel commento (in questo gli do ragione) è un extrapole position. Perchè non me ne scrive uno?
effeffe
eh no … ora ti rimangi la parola … e valter che cavolo c’entra? ‘Un sei tu, TUTTA la giuria?
La solita pastetta dei premi :-(
geo
“Perchè non me ne scrive uno?”
Forse perché non ne è capace?
Sitting, il tuo racconto fa schifo. Senti, tu che 6 letterariamente ambient, tu che frequenti il salotto del poeta Pino Stecchetti e del romanziere Merlo Monaccini e del factioner Orlo Zurlotti e del giornalista di mito-reportage Cinto Bubbani, tu che sei addentro il bel mondo amicale, tu puoi fare meglio di quella gingilleria che hai posteggiato quivi (cerco di adattare il mio italiano al Vostro itagliano letterario per non trasfigurare).
Francone … ahimè fa rima con … c…one
NOOOOOO Georgia
non dirmi così:)
effeffe
ps
comunque è vero che stavo per metterlo in Home ma mi ha trattenuto l’autoreferenzialità letteraria quasi da Nazione Indiana, appunto quasi :)
io voglio un racconto vero, per Maria! (adesso è di moda) e il tempo sta scadendo (di anime)
effeffe
Signori (come quando si gira tra i banchi durante il compito) silenzio!
Il tempo di scrivere un commento e me ne spuntano tre.
Un consiglio a tutti: non mi toccate Georgia.
Di Andrea Barbieri so che se mi facesse un bel racconto viaggio iconocomunista dandy, ne saremmo tutti (voi non io)piacevolmente sorpresi.
effeffe
Allora, lo dico una volta per tutti.
Che non ho capacità di scrittura è un dato di fatto condiviso da tutti i miei ii. Non ho un rapporto “selvatico” con le parole, non mi premono dentro con una vita loro per uscire, specialmente se dovessi inventare storie: io odio inventare storie. Quando Wittgenstein una volta nella vita fece lo scultore, pensò lo stesso del suo rapprto con la scultura, per questo fu più serenamente giardiniere o filosofo.
Il problema credo, caro bipede che ti celi dietro il nomignolo Francone (Franzone era più bello…), sono quelli messi proprio come me (o peggio), ma i loro ii non condividono la verità che dovrebbero condividere, e così il mondo si riempie di librini, scritturine, piccoli tristi amici “simpa” che simpatici non sono, infatti sono sempre scalatori, e scalano come fossero al palio di Siena, con colpi bassi, tutti coalizzati quando si tratta di ridicolizzare chi sa esprimersi davvero con la parola.
ma finitela! E’ tre anni che a rotazione un redattore di Naz Ind chiede a barbieri di scrivergli un pezzo. e lui non lo fa mai. non ne è capace, tutto qui. che male c’è? Lo dice pure lui d’essere un lettore e non uno scrittore… mica tutti possono scrivere, altrimenti chi legge?
Allora, lo dico una volta per tutti.
Che non ho capacità di scrittura è un dato di fatto condiviso da tutti i miei ii.
chissenefrega.
beh andrea scrive molto meglio di molti di voi, se poi lui non si accontenta … beh tutto a suo merito e dismerito di persone come te … one;-)
C’è un cambio al vertice, in questo momento,
scriba dove siete?
effeffe
che nervosi! io ce l’avevo con i redattori di Naz Ind, mica con barbieri. E poi io mi chiamo franco (francone per gli amici) sciarra, non capisco tutta questa dietrologia. ma con chi ce l’ha barbieri?
Prova ad immaginare. Un giorno ti svegli nell’ora più buia, quella che precede l’alba, e capisci di avere diviso il letto con uno sconosciuto.
Mica uno qualunque incontrato la sera prima, eh no, ma un essere che senti perfettamente estraneo, entrato a casa tua con una scusa qualcosa come una ventina di anni prima per non uscirne più.
E’ una rivelazione improvvisa che ti fa salire i brividi per il filo della schiena, capisci cosa voglio dire, e ti permette di realizzare che nulla potrà essere come prima, per te.
Prova ad immaginare, allunghi il piede come hai fatto almeno altre mille volte prima e invece di incappare nella solita gamba pelosa, non trovi niente. Subito ti viene spontaneo di allungare la mano e tastare l’altra metà del letto. Dorme sempre come un sasso, non si sveglia mai durante il sonno, addirittura la mattina lo ritrovi nella stessa identica posizione in cui si è addormentato la sera prima….. E invece niente. Non c’è. Soltanto un po’ di calore sul lenzuolo e sul cuscino.
Allora ti decidi ad aprire bene gli occhi, e ti accorgi che c’è la luce accesa in cucina. Ti tranquillizzi. Però decidi ti alzarti lo stesso e di andare a vedere perché: non si sa mai, potrebbe non sentirsi-bene.
E invece cosa vedi?
Il tuo estraneo, il tuo compagno, quello con cui sei cresciuta e condiviso i tuoi ideali, con cui hai fatto le manifestazioni in piazza, sì proprio lui, seduto a tavolino davanti ad un bicchiere di latte ed in mano una copia del famigerato “contratto con gli italiani”.
Prova ad immaginare: ti dai un pizzicotto e pensi che stai facendo uno dei tuoi incubi, che di fatto hai gli occhi aperti ma invece stai continuando a dormire. Ma non è così.
Allora fai quello che faresti da sveglia, occupi tutta l’arcata della porta della cucina, ti metti le mani sui fianchi e scandisci il suo nome ad alta voce.
Mentre lo guardi sbalordita.
Lui non fa una piega, tanto è preso dalla lettura. Ma senti che sta cercando di dire qualcosa e tu allora ascolti con attenzione.
“Vedi cara, in fondo non dice baggianate.”
In un momento come questo, prova ad immaginare, dimentichi tutto il resto: le guerre vicine e lontane, il terrorismo internazionale, il mondo sovraffollato, inquinato e la gente che muore di stenti e di fame oppure di indigestione. Ma a te in un momento così non importa più di niente, pensi soltanto che vorresti vederlo saltare in aria.
new entry
effeffe
Racconto: La Rivelazione.
Testo
Io e mia sorella siamo fratelli.
caro signor fì fì la scuso se mi per metterei di farcela vedere, cuesta mia puntata che o scritto di un raconto cualche mese fà che è morto bello e che propio sperassi di vincere o cuasi che arrivassi una. vi scuso tutti guanti per il ti sburbo ela rincrazio a sai a sai ma che bel nome che cià con cuei bafetti cosi cura ti che cuando lo visto intelevisione che cuasi mi sono sentita, mancare
in condri di ferracosto
buongiorno ragazze, come siete care che tutti mi scrivete che io mi voglio fare gli auguri di buon ferracosto a tutte e anche al signor Vodka che non vorrei che lui se la presa ma a me piace che quando scrive i suoi racconti e novelle e bellissimo pure se non capisco tutti cuei nomi strani che lui e sicuramente di milano. o andata a fuggi in questi giorni, che lamagaclara mi aveva detto che Sperandio poteva sollevarsi coi fanghi di accua minerale che non e stato così, che quando il dottore ci a detto di dormire nuti e senza vestiti adosso che poi l’unica cosa che mi e rimasta in mano e la bronghite, altro che si alza che non si alza propio niente. ma tanto ormai non minporta propio niente che la mia amica Mikàte mi a detto che mi porta lei in un posto che lei lo conosce bene che apena entri volano tutti i cappelli, che cara la mia amica che mi sente la mia mancanza di cui soffro. poi vedo tanti nuove amiche che mi vogliono bene come la signorina Lussuosa che io o visto le foto del suo matrimonio sopra famiglia cristiana insieme al vescovo suo marito Pecoraio Ascanio che cia i verdi, che se io saprei la scheda li votassi pure al quiz della camera e del senato ma quelli non mettono mai le foto che io potessi riconoscer li. ma anche Pecoraio che bel ragazzo e che bel nome come Lussuosa che sta così bene col taglierino. e poi che cara la signorina Gabbiella che non l’avrei riconosciuta ma mia figlia Salvatrice dice che fa la televisione a riporto, che io non l’avevo conosciuta subito perchè la puntata non la guardo sempre quando ci mettono tutti quelli morti e le bombe mioddio. pero a me mi piace che io ci piacio alla dottoressa Gabbiella e anche alla signora Madga che parla dei carichi genitori come e cara e anche le erezioni che solo seddio vorrebbe ma cua non si vede nemmeno l’ombra. scusatevi, ma anche il signor Casceco e uno scrittore, con cuel nome così straniero ma che bravo che e? madonnassunta proprio oggi ma siete tutti qui le mie migliore amiche, come sono contenta di starci convoi che anche se mio marito non vuole propio saperlo io sono contenta che avete tutti dei nomi assai bellissimi e mi fate venire, i briviti sulla schiera come vi voglio bene assai ciao a tutte. ossignore che poi dimenticavo la signorina Gemma che e cuella che mi a detto le cose assai più belle, ma non vi offendete glialtre che vi voglio tanto bene assai, anche a Cretinetta gli vorrei bene assai che cia sempe tanti uomini così mascili dietro come il marito di Costanzosciò e la sua moglie di Filippo. mi saluto e vi aucuro ancora buone cose per tutto cuello che voi voleste.
@barbieri.
allora. io eno non lo conosco. poca roba. poi: io conosco il poeta vate asilio rubarli, gli scrittori magmatisci venanzio argonauti e simplicio saltalamessa, i critici militanti orlando boccarosa e gerlando potentoni. capito? quei nomi lì io non li ho mai sentiti nominare. sei pieno di rabbia, ma che t’hanno fatto? dillo a sittinghino tuo.
sitting ma dove lo vedi barbieri pieno di rabbia?
a me sembra anzi pacato, realista e pure intelligente.
Certo che ce n’è di gente strana al mondo … a te invece, dimmi, che ti hanno fatto che sembri uno yogurt scaduto?
geo
yogurt? no, niente, solo il formaggio. niente yogurt, disce che fà male. pacato a.b.? il mondo è bello perchè è… scaduto!
ciao, neh?
Giovane Cecena
Pochi capivano la mia situazione. Rimasta vedova a soli sedici anni con la disperazione nel cuore vivevo lo stupro quotidiano del nemico.
Non si è mai troppo giovani per avere ricordi. Un marito combattente che credeva nella causa, un figlio di pochi mesi che doveva ora crescere senza l’aiuto di nessuno, i miei genitori uccisi da una granata russa, e qualche lavoro precario per tirare avanti. Maledivo il giorno in cui ero nata, cresciuta senza giochi, una tenda come scuola e qualche soldato che disprezzandomi mi sputava addosso tutto il suo odio. La mia terra era bella una volta, gli invasori l’avevano poi devastata seminando morti e distruzione. Quel giorno decisi di scrivere una lettera d’addio, di chiudere la partita di una vita inutile e crudele e di affidare il mio bambino all’unica amica vera che mi era rimasta vicina in questi tragici momenti.
Uscii di casa al mattino
Salutai la mia amica
Diedi un bacio veloce a mio figlio
Mi diressi verso la caserma
Chiesi di parlare con un ufficiale
Ivan (l’ufficiale) mi chiese: “Cosa vuoi?”
Tamara
“Sei carino, Ivan” gli risposi, “non te l’ha mai detto nessuno?”
Ivan
“Non ho tempo da perdere”, “perchè sei venuta qui da me?” apostrofò il milite?
Tamara
“Ho voglia di fare l’amore con te” , “Ti sembra così strano?” “Sono una donna ancora giovane!” “Perchè…non ti piaccio?”
Ivan non perse tempo, (era anche lui molto giovane), prese Tamara per mano e la condusse in una stanza di sopra pregando i propri subalterni di non disturbarlo.
Il boato si sentì a diversi chilometri di distanza. In quel momento Igor ,il pescatore, stava tornando a casa per pranzo. La pesca non era andata bene, quel giorno, ma qualche pesciolino per sfamare se e la sua famiglia era caduto nella rete. “Cosa è successo” gli chiese la moglie, leggermente spaventata sulla porta di casa? “Niente”, gli rispose , “Probabilmente gli Invasori hanno festeggiato una loro festa…sono sempre ubriachi e sai come rumoreggiano sempre…!”
C’è in giro una paura della solitudine terrificante. Stordente.
La paura di ritrovarsi senza un appiglio, senza una certezza qualsiasi. Sia pure in rete.
L’incapacità di dire a un amico, se è tale davvero: guarda, sei ridicolo, stai dicendo un cumulo di idiozie.
Almeno una volta. Che sia una. Una.
Servirebbe, se non altro, a cementare amicizie vere.
E invece no.
Cosa sarebbe, infatti, della mia vita, se questi amici, stizziti da un mio intelligente rimprovero, mi lasciassero solo?
Dove troverei le mie certezze?
Quale gruppo mi accoglierebbe, se sono tutti fondati, esattamente come quello che io ho messo in piedi, sull’autoreferenziale tutela dei componenti?
Che spaventoso vuoto di pensiero. Di cultura. Di etica.
Ma come è possibile, a lume di ragione, che due persone, che nemmeno si conoscono, viaggino tanto all’unisono, pur nell’ignoranza reciproca della vita del sodale telematico, da ritrovarsi, sempre, nelle parole dell’altro, virgole comprese?
Come è possibile che si indovini, dell’altro, nonostante la distanza siderale di uno schermo, finanche il più recondito respiro, i più riposti sentimenti, la conformazione del viso, le tensioni emotive, un eventuale tic?
Come è possibile, poi, scambiare, in qualche caso, l’integralismo monomaniaco, tendenzialmente schizoide, dell’uno per una virtù, e venderla al colto e all’inclita come tale? E battersi, affinché anche gli altri la riconoscano?
Che pena. Che miseria umana. Che orrido sprezzo del ridicolo.
Montaigne
Piccola cosmogonia tascabile nutrizionale del comunista dandy
( Chapter I )
Le mani sono le posate del re
L’odore di cucinato continuava il suo serio e paziente lavoro, quando arrivò il pane. Trovò la porta socchiusa dal gatto, che era andato a buttare l’immondizia col suo sacchetto sulle spalle perfette. La prima fetta entrò di taglio con la crosta dura, come il piede di un intruso frapposto nella porta. Poi arrivarono anche le altre; tre coppie presero l’ascensore ma sbagliarono il piano; altre fette salirono dalle scale, inerpicandosi sui gradoni a scatti, strisciando sulla mollica soffice. L’ultima fetta entrò accodandosi al gatto che leccava lascivo le prime briciole nel corridoio.
Ci sono fette di pane più melancoliche della luna: fette di pane che assorbono gli sguardi, la noia e le promesse, che distorcono gli arcobaleni e le pozzanghere. Bottoni biondi e galleggianti, si librano negli spazi vuoti fra le ombre. Fette di pane, più lievitate del lievito stesso; troppo lievitate perché la famiglia le possa concepire, la sorvolano confusa, sospese alle nuvole dei vapori addensati della cucina.
Emanano un senso di impensata ragione, un pozzo che scarrella veloce verso l’alto, un invito vibrante ed imperioso, un’ascesi gravitazionale. Ruotano sballottate nel gorgo di molliche, di intingoli, di spezie spolverate.
Già, è crudele separare le fette le une dalle altre; è così che la famiglia se la prende con il pane. Le ricorda i giochi dei bambini: bottoni, monete, dischi volanti e pedine multiuso. In collegio, a volte, si giocava a dama con minuscole fette di pane tostato, trattenendo le briciole sulla pancia nei vestiti.
insomma sta vincendo la(lo) plathiana Lady lazarus?
Ok obbiettivamente è scritto benino, ma … posso essere cattiva?
magari poi mi mandate affà nei fondali … anche se io preferisco sempre la superficie dove pattinare magari con le pattine d’argento.
Che cavolo c’entra il compagno peloso di una vita che si legge berlusconi in cucina con dandy e comunismo?
Se comunismo sta per comune, banale …ok è perfetto
altrettanto perfetto se dandy fa rima con trash-trendy;-).
insomma … io continuo a preferire il commento di andrea con eventuali sterisci;-)
Okkio che poi … noi diamo il premio fata*, eh…
geo
*riguardo al Premio Fata cfr. blog georgiamada
GRANDISSIMO
Al de Santis (in home page)
Magnifique
per averci dato pane quotidiano
effeffe
SenzaParole
Egregio Direttore,
con difficoltà vinco la riservatezza che ha contraddistinto il mio modo di essere nel corso dei 27 anni trascorsi accanto ad un uomo pubblico, imprenditore prima e politico illustre poi, qual è mio marito. Ho ritenuto che il mio ruolo dovesse essere circoscritto prevalentemente alla dimensione privata, con lo scopo di portare serenità ed equilibrio nella mia famiglia. Ho affrontato gli inevitabili contrasti e i momenti più dolorosi che un lungo rapporto coniugale comporta con rispetto e discrezione. Ora scrivo per esprimere la mia reazione alle affermazioni svolte da mio marito nel corso della cena di gala che ha seguito la consegna dei Telegatti, dove, rivolgendosi ad alcune delle signore presenti, si è lasciato andare a considerazioni per me inaccettabili: ” … se non fossi già sposato la sposerei subito” “con te andrei ovunque”.
Sono affermazioni che interpreto come lesive della mia dignità, affermazioni che per l´età, il ruolo politico e sociale, il contesto familiare (due figli da un primo matrimonio e tre figli dal secondo) della persona da cui provengono, non possono essere ridotte a scherzose esternazioni. A mio marito ed all´uomo pubblico chiedo quindi pubbliche scuse, non avendone ricevute privatamente, e con l´occasione chiedo anche se, come il personaggio di Catherine Dunne, debba considerarmi “La metà di niente”. Nel corso del rapporto con mio marito ho scelto di non lasciare spazio al conflitto coniugale, anche quando i suoi comportamenti ne hanno creato i presupposti. Questo per vari motivi: per la serietà e la convinzione con la quale mi sono accostata a un progetto familiare stabile, per la consapevolezza che, in parallelo alla modifica di alcuni equilibri di coppia che il tempo produce, è cresciuta la dimensione pubblica di mio marito, circostanza che ritengo debba incidere sulle scelte individuali, anche con il ridimensionamento, ove necessario, dei desideri personali. Ho sempre considerato le conseguenze che le mie eventuali prese di posizione avrebbero potuto generare a carico di mio marito nella sua dimensione extra familiare e le ricadute che avrebbero potuto esserci sui miei figli.
Questa linea di condotta incontra un unico limite, la mia dignità di donna che deve costituire anche un esempio per i propri figli, diverso in ragione della loro età e del loro sesso. Oggi nei confronti delle mie figlie femmine, ormai adulte, l´esempio di donna capace di tutelare la propria dignità nei rapporti con gli uomini assume un´importanza particolarmente pregnante, almeno tanto quanto l´esempio di madre capace di amore materno che mi dicono rappresento per loro; la difesa della mia dignità di donna ritengo possa aiutare mio figlio maschio a non dimenticare mai di porre tra i suoi valori fondamentali il rispetto per le donne, così che egli possa instaurare con loro rapporti sempre sani ed equilibrati.
RingraziandoLa per avermi consentito attraverso questo spazio di esprimere il mio pensiero, La saluto cordialmente.
@ Francesco Forlani: Mi fa piacere che tu abbia apprezzato il mio breve racconto.
Lode ai post bulgari di georgia
“devo trovare ancora un posto dove non ci sia un padrone”
clint eastwood - per un pugno di dollari.
un brano che si apprezza per il simbolismo intelligente e per lo stile favolistico …
ottimo
Caro Apostolo,
sarebbe opportuno riflettere sulla prima pagina di repubblica di oggi.
Taglio alto, titolone su veronica lario. La lettera al direttore in massima evidenza, manco fosse uno scoop di bonini e d’avanzo sul solito Pollari, dico, un Pollari qualsiasi (esiliato, il povero Niccolò, di spalla, taglio basso; qualcuno aspetta ancora notizie sul Nigergate, ma certe cose, si sa, è meglio tacerle). Per la serie: il gossip impegnato dei republicones. Per la serie: eccolo, il mostro nanuto senza cuore. Eccola, Veronika, la Velona Girotondona. Una femminikkia alla corte del PadrePadrone. Ma dico io, quando lo conobbe, il Grand’attore, la Madamina aveva le pale sugli occhi? Lo sbrilloccone allora le annebbio la vista? Non aveva fiutato la pista?
@ karl marcs dimmi che … sei biraghi;-)
ad ogni modo complimenti anche ai tuoi post-cip-cip-pressi
che come Bulgari alti e schietti
van dagli indian in duplice filar
quasi in corsa giganti giovinetti
mi balzarono incontro e sulla piazza
mano al revolver mi guatar
parvegli riveder nonna Lucia….
Ahò, ma mica mi ha preso per la tu nonna vero?
geo
@ff @Al
Il brano scelto è davvero squisito. Grazie.
LA GUIDA FALCE E MARTELLO
DOVE SI MANGIA ALLA COMUNISTA DANDY IN TUTTA ITALIA
Non soltanto cibo, ma sgradevolezza della tavola, cattiva accoglienza, sofferenza del pasto inteso come rito dello stare male. Questo è il credo che ha ispirato il plotone di ispettori della Guida “Falce e Martello. La guida del Comunista Dandy” a visitare 2630 ristoranti, bettole, tavole calde, mense aziendali, cooperative tanti quanti ne contiene questo eccellente baedeker del cattivo gusto.
Vincenzo Cucurullo che della Guida è il curatore, ha compiuto un’operazione d’intelligente equilibrio nel raccomandare ai compilatori delle schede (alcune brevi segnalazioni, altre, molte altre, complete recensioni non solo della cucina ma della filosofia del ristoratore) di dare conto della sgradevolezza complessiva dei locali.
La guida articola i suoi giudizi, a differenza di altre e celebrate Giude, non solo in voti ma anche in simboli .
A) I voti espressi in Ventesimi attengono riguardano la qualità dei piatti e del menù.
B) I Simboli Croce da 1 a 5 attengono alla effettiva possibilità di intossicazione intestinale.
C) I Simboli WC da 1 a 5 attengono al lerciume del locale e dei servizi igienici
D)I Simboli Falce e Martello attengono la presenza nel menu dei piatti tipici della cucina comunista dandy.
Il giudizio aggiunto “Puozze ittà o sanghe nun te ne verè bene” attiene il rapporto qualità-prezzo.
Grazie a tale modulazione di giudizio l’informazione oggi risulta più completa.
Ma già che si parla di voti diamo conto ai nostri lettori dei Down Five della Guida.
Insomma il lerciume del lerciume della Ristorazione Italiana.
1)Mensa della Quagliarulo spa Zona industriale Arzano (NA) 19/20, 5 CROCI 5 WC 5 Falci e Martello
2)Cantina A Pùchiaccona di Ottaviano (NA) 18,5 /20, 5 CROCI 5 WC 5 Falci e martello
3)La Pantegana Nera di Mestre (VE) 18/20, 5 CROCI 5 WC 4 Falci e martello
4)La Pagliarella ristorante dell’Albergo Mammoliti di Praia (CS) 17,5/20, 5 CROCI 4 WC 3 Falci e martello
5)La Coppola Niura di Corleone 17/20, 4 CROCI 3 WC , 3 Falci e martello, Menzione speciale Puozzi ittà o sanghe nun te ne verè bene”
Il pranzo dell’anno è quello del matrimonio Nastrigiorgio/Mastrantuono presso il ristorante “Relais du jardin au claire de la lune mon ami Pierrot” di Grugliasco (TO) con 350 intossicati per salmonellosi acuta.
Ci piace citare in conclusione alcune ricette della cucina comunista dandy
* Cinesino lessato in salsa verde
* Scugnizzo all’acqua pazza
* Caruso alle melenzane
* Regazzino porchettato
* Heidi polenta e osei
I vari chef della cucina comunista dandy ci hanno voluto ricordare che le modalità di presentazione dipendono ovviamente dalle tradizioni del territorio per cui il bambino sardo va fatto alla brace di legno di mirto,quello bolognese al ragù tritato e così via.
KARL MARCS scrive: “Lode ai post bulgari di georgia”.
Ha pefettamente ragione, i post di Georgia sono gioielli preziosissimi. Dei Bulgari appunto, ma poteva paragonarli ai Lalique o ai Tiffany.
Certo non è roba per suini, e non capisco perché i suini continuino a commentarli: non gli donano le collane di perle intorno al collo fatto a botte! “Les bourgeois c’est comme les cochons / Plus ça devient vieux plus ça devient bête” cantava Brel…
Cara Georgia, Binaghi (non biraghi) non è Karl Marcs, anche se lo ha molto amato. A me piacciono i tuoi post, anche se alcuni mi fanno venire l’orticaria, come le fragole.
complimenti ad Al De Santis. sa fare qualcosa di bello anche di microuniverso apparentemente insignificante:
“Emanano un senso di impensata ragione, un pozzo che scarrella veloce verso l’alto, un invito vibrante ed imperioso, un’ascesi gravitazionale”.
@ valter ti chiedo scusa, è odioso storpiare il nome, soprattutto quando è fatto apposta, il mio errore naturalmente è stato involontario.
Anche a me le fragole fanno venire l’orticaria, ma … non