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	<title>Commenti a: Concorso: un Post al sole</title>
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	<pubDate>Sat, 22 Nov 2008 06:57:34 +0000</pubDate>
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		<title>Di: effeffe</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/01/30/concorso/#comment-60691</link>
		<dc:creator>effeffe</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Feb 2007 16:11:10 +0000</pubDate>
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		<description>grazie a tutti
veramente
effeffe</description>
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veramente<br />
effeffe</p>
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		<title>Di: così&#38;come</title>
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		<dc:creator>così&#38;come</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Feb 2007 13:07:25 +0000</pubDate>
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		<description>stai su Marte?
interagisci!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>stai su Marte?<br />
interagisci!</p>
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		<title>Di: luca</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/01/30/concorso/#comment-60681</link>
		<dc:creator>luca</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Feb 2007 12:34:56 +0000</pubDate>
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		<description>ragazzi vivo in tutt'altro mondo... avrei una voglia matta di interagire con voi... per me questo sito è l'EVASIONE... in culo ai rifugi fantascientifici... leggo la purezza dell'indipendenza e mi sento sollevato...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>ragazzi vivo in tutt&#8217;altro mondo&#8230; avrei una voglia matta di interagire con voi&#8230; per me questo sito è l&#8217;EVASIONE&#8230; in culo ai rifugi fantascientifici&#8230; leggo la purezza dell&#8217;indipendenza e mi sento sollevato&#8230;</p>
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		<title>Di: Mal degli aborigeni</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/01/30/concorso/#comment-60542</link>
		<dc:creator>Mal degli aborigeni</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Feb 2007 16:13:09 +0000</pubDate>
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		<description>E te ne andavi per la tua strada,
quattro ratti ai lati in fila per sei con il resto di due


sognando un bitter campari in compagnia.
C’era un ragazzo che come me amava i Beatles…


Sentivi le voci, sgangherate come gli euro zero,
parole, parole,parole…


chiassose come liti tra innamorati.
Ma dove sei? ma con chi sei?


Camminavi tra case, cemento, infissi e ante,
Questa è la storia di uno di noi

pavimenti,stanze, quadri e pareti,
in una casa, fuori cittààààààààà


dentifrici, preservativi, fazzoletti e specchi punteggiati, 
gente tranquilla che lavorava…


ciabatte, calzini,biscotti, euro 2
Money, get away
Get a good job with good pay and you’re okay 


Pensavi a ciò che eri ma non eri lì
Tu mi fai girar…tu mi fai girar…


Pensavi a ciò che non eri ma eri lì
Passerotto non andare via… 


Ricordavi quando eri bambino,
Fatti mandare dalla mamma…


vomitavi il latte e papà ti pestava.
Disintossicati figlio, tornami a casa se puoi un giglio…


E te ne andavi per la tua strada…
Well I’m so tired of cryin’ but I’m out on the road again 
I’m on the road again. 
Well I’m so tired of cryin’ but I’m out on the road again 
I’m on the road again.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>E te ne andavi per la tua strada,<br />
quattro ratti ai lati in fila per sei con il resto di due</p>
<p>sognando un bitter campari in compagnia.<br />
C’era un ragazzo che come me amava i Beatles…</p>
<p>Sentivi le voci, sgangherate come gli euro zero,<br />
parole, parole,parole…</p>
<p>chiassose come liti tra innamorati.<br />
Ma dove sei? ma con chi sei?</p>
<p>Camminavi tra case, cemento, infissi e ante,<br />
Questa è la storia di uno di noi</p>
<p>pavimenti,stanze, quadri e pareti,<br />
in una casa, fuori cittààààààààà</p>
<p>dentifrici, preservativi, fazzoletti e specchi punteggiati,<br />
gente tranquilla che lavorava…</p>
<p>ciabatte, calzini,biscotti, euro 2<br />
Money, get away<br />
Get a good job with good pay and you’re okay </p>
<p>Pensavi a ciò che eri ma non eri lì<br />
Tu mi fai girar…tu mi fai girar…</p>
<p>Pensavi a ciò che non eri ma eri lì<br />
Passerotto non andare via… </p>
<p>Ricordavi quando eri bambino,<br />
Fatti mandare dalla mamma…</p>
<p>vomitavi il latte e papà ti pestava.<br />
Disintossicati figlio, tornami a casa se puoi un giglio…</p>
<p>E te ne andavi per la tua strada…<br />
Well I’m so tired of cryin’ but I’m out on the road again<br />
I’m on the road again.<br />
Well I’m so tired of cryin’ but I’m out on the road again<br />
I’m on the road again.</p>
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		<title>Di: luca</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/01/30/concorso/#comment-60539</link>
		<dc:creator>luca</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Feb 2007 15:51:14 +0000</pubDate>
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		<description>Guido sbadato sorridendo a una nuvola che mi travolge, quegli orecchini di finta ambra echeggiano in uno stupido raggio di sole... ti sogno osservando ogni tuo spigolo dai pezzi di uno specchio rotto... caleidoscopica!
Una frenata viscida e ti sento gridare, ti farei scendere per quanto ti reputo lunatica... ti abbandonerei nel deserto... ma poi avrei una voglia matta di ritrovarti nella giungla!
Adoro il rumore metropolitano... una musica che un tempo era nuova... ora è difficile ascoltarla... era la colonna sonora di un film di mimi ora è un suono naturale come il vento che soffia o la pioggia che invade l'asfalto!
Il dio del mare è un bambino divertito dalla presenza di chi gli fa il solletico giocando tra i suoi capelli e sfidandolo quando è di cattivo umore!
Cadono due perline... vorrei prenderle e ridartele tra le mani fissandoti lo sguardo e invece continuo a seppellirmi nei miei zibaldoni di parole a breve scadenza...
E' un altro giorno... la penna è dinamite!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Guido sbadato sorridendo a una nuvola che mi travolge, quegli orecchini di finta ambra echeggiano in uno stupido raggio di sole&#8230; ti sogno osservando ogni tuo spigolo dai pezzi di uno specchio rotto&#8230; caleidoscopica!<br />
Una frenata viscida e ti sento gridare, ti farei scendere per quanto ti reputo lunatica&#8230; ti abbandonerei nel deserto&#8230; ma poi avrei una voglia matta di ritrovarti nella giungla!<br />
Adoro il rumore metropolitano&#8230; una musica che un tempo era nuova&#8230; ora è difficile ascoltarla&#8230; era la colonna sonora di un film di mimi ora è un suono naturale come il vento che soffia o la pioggia che invade l&#8217;asfalto!<br />
Il dio del mare è un bambino divertito dalla presenza di chi gli fa il solletico giocando tra i suoi capelli e sfidandolo quando è di cattivo umore!<br />
Cadono due perline&#8230; vorrei prenderle e ridartele tra le mani fissandoti lo sguardo e invece continuo a seppellirmi nei miei zibaldoni di parole a breve scadenza&#8230;<br />
E&#8217; un altro giorno&#8230; la penna è dinamite!</p>
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		<title>Di: nevermore</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/01/30/concorso/#comment-60524</link>
		<dc:creator>nevermore</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Feb 2007 13:12:38 +0000</pubDate>
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		<description>Merci!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Merci!</p>
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	<item>
		<title>Di: luca</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/01/30/concorso/#comment-60486</link>
		<dc:creator>luca</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Feb 2007 20:11:33 +0000</pubDate>
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		<description>un fiammifero spezzato al centro di una sale scommesse... nudo e inutile nell'ambiente dell'insensatezza... lo starter del neon è difettoso... colpi di rasoio sulla testa di un uomo calvo gli sfibrano la cute... brucia... soffio su una ferita inzuppata di alcool puro...se si pensa al numero di sostanze lecite ed illecite che un uomo ingerisce appare stupefacene che solo raramente le stesse provochino un danno a carico del canale alimentare... incoscienza strada per la virtù... la notte è solo la parte più puttana del giorno: tremendamente bella e irriverente , nascosta e vergognosamente assente nella lista delle meraviglie del mondo... lacrima che scivoli lungo la non più ripida parete non lavi, non asciughi, non scaldi eppure vivi di una splendida autonomia... quel vecchio stanco se n'andò/barba lunga bianca e s'ammazzò/birra sigaretta e vaffanculo/s'era rotto i coglioni di prenderlo nel culo/lo vedo morto freddo e sorridente/occhi verdi denti gialli labbra spente.. steso in piazza del Campidoglio sotto il solo effetto del monossido di carbonio fumavo una sigaretta e sognavo nel fumo che mi usciva dalla bocca... il blu di quel cielo era esattamente il mio colore preferito, quello che la fa da padrone nel cartone animato di Peter Pan... una stella fuori fuoco sulla mia retina... cercavo di ricordare qualche reazione di combustione di una stella in attività... inutilmente... "Idrogeno, elio... e poi?... ignorante ma felice... la cultura non mi pesa!"</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>un fiammifero spezzato al centro di una sale scommesse&#8230; nudo e inutile nell&#8217;ambiente dell&#8217;insensatezza&#8230; lo starter del neon è difettoso&#8230; colpi di rasoio sulla testa di un uomo calvo gli sfibrano la cute&#8230; brucia&#8230; soffio su una ferita inzuppata di alcool puro&#8230;se si pensa al numero di sostanze lecite ed illecite che un uomo ingerisce appare stupefacene che solo raramente le stesse provochino un danno a carico del canale alimentare&#8230; incoscienza strada per la virtù&#8230; la notte è solo la parte più puttana del giorno: tremendamente bella e irriverente , nascosta e vergognosamente assente nella lista delle meraviglie del mondo&#8230; lacrima che scivoli lungo la non più ripida parete non lavi, non asciughi, non scaldi eppure vivi di una splendida autonomia&#8230; quel vecchio stanco se n&#8217;andò/barba lunga bianca e s&#8217;ammazzò/birra sigaretta e vaffanculo/s&#8217;era rotto i coglioni di prenderlo nel culo/lo vedo morto freddo e sorridente/occhi verdi denti gialli labbra spente.. steso in piazza del Campidoglio sotto il solo effetto del monossido di carbonio fumavo una sigaretta e sognavo nel fumo che mi usciva dalla bocca&#8230; il blu di quel cielo era esattamente il mio colore preferito, quello che la fa da padrone nel cartone animato di Peter Pan&#8230; una stella fuori fuoco sulla mia retina&#8230; cercavo di ricordare qualche reazione di combustione di una stella in attività&#8230; inutilmente&#8230; &#8220;Idrogeno, elio&#8230; e poi?&#8230; ignorante ma felice&#8230; la cultura non mi pesa!&#8221;</p>
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	<item>
		<title>Di: luca</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/01/30/concorso/#comment-60484</link>
		<dc:creator>luca</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Feb 2007 19:28:08 +0000</pubDate>
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		<description>voglio solo vedere se funziona...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>voglio solo vedere se funziona&#8230;</p>
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		<title>Di: Acheronteinfronte</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/01/30/concorso/#comment-60368</link>
		<dc:creator>Acheronteinfronte</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Feb 2007 20:54:06 +0000</pubDate>
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		<description>Ma questi racconti cosa c'entrano col comunismo dandy, carissimi?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ma questi racconti cosa c&#8217;entrano col comunismo dandy, carissimi?</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: nevermore</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/01/30/concorso/#comment-60326</link>
		<dc:creator>nevermore</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Feb 2007 10:17:41 +0000</pubDate>
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		<description>&lt;b&gt;Un amour de Karl&lt;/b&gt;

Eglantine, non ancora diciottenne, stirava, cuciva di bianco ed inamidava i col cassée e gli sparati dei signori presso la Premiata Stireria Parmentier, nel Passage Brady, che si apriva fra il numero 33 et 33 bis di Boulevard de Strasbourg, non lontano dal famoso café concert L'Eldorado che si trovava al numero 4. Molto prima che Benjamin lamentasse la dolorosa morte dei passages in nome di un progresso illusorio. Nel bianco delle stoffe lavate con il Savon de Marseille, dell'amido di riso, del vapore e del riflesso opalino che filtrava dai lucernari, fra il fruscio delle sottogonnne plissettate delle ballerine dell'Eldorado, sognava le luci, la musica di Monsieur Offenbach, le carni rosa che occhieggiavano dalle giarrettiere nere. E quando si recava a consegnarle, ben stirate ed impilate nel cesto di vimini, indugiava fra le quinte e per un istante respirava il profumo del peccato e l'estasi di quel mondo. Fu lì che Monsieur Karl, sfuggito in segreto alla triste atmosfera casalinga ed alla noiosa correzione delle bozze della "Deutsch - franzősische Jahrbücher" la notò la prima volta.
Sotto le folte sopracciglia, piantati nella testa grossa, contornata dall'unica criniera della barba e dei capelli, gli occhi profondi e sensibili di Monsieur Karl, che si fumava un sigaro nel palchetto di proscenio, si fissarono su quelli sgranati e rapiti della ragazza. I fianchi sotto il grembiule a righine azzurre accennavano un'impercettibile rotazione sinuosa, il piede destro nello stivaletto nero con le stringhe batteva il tempo involontariamente. 
Monsieur Henri, colpito dall'intensità raggiante dello sguardo di Mademoiselle Eglantine, si defilò attraverso la porticina invisibile ritagliata nel legno che dal corridoio dei palchi portava sul palcoscenico. Oltre la nuvola delle ballerine che, in un eco smorzata d'applausi, tornavano in camerino fra un frullare di gonne e nastri, nessuna traccia della ragazza. Raggiunta l'uscita degli artisti, fece appena in tempo a vedere la svelta figurina che svoltava l'angolo nelle bruma giallina di un lampione. Eglantine andava di corsa, era in ritardo, Madame Parmentier l'avrebbe sgridata come al solito: 

- Ragazza mia! Ti sembra questa l'ora di arrivare? Dove sei stata? Sempre con la testa fra le nuvole, eh!? 

Monsieur Karl, salito al volo su di una carrozza di passaggio, intanto spiava la scena dalla vetrina impolverata del Rigattiere, dal poco raccomandabile nome di La Squelette, un bugigattolo posto di fronte alla Premiata Stireria Parmentier. Trattando assai distrattamente l'acquisto, per una cifra esagerata, di un comune catino e rispettiva brocca di ceramica sbrecciata che il furbo e scavato rivendugliolo asseriva essere appartenuta nientedimeno che alla famosa Madame de Pompadour e favoleggiandovi peccaminosi lavacri.
Con il fragile involto sotto il braccio, Monsieur Karl apostrofò la ragazza che, finito l'orario di lavoro, si apprestava a ritornare alla sua povera casa nel quartiere di Belville:

- Mademoiselle... perdonate l'ardire... ogni goccia di rugiada nella quale si rifletta il sole brilla in un gioco infinito di colori, ma il sole spirituale dovrebbe generare un solo colore, e cioè il colore ufficiale, senza tenere conto dei tanti individui, dei tanti oggetti nei quali l'uomo si riflette. La forma essenziale dello spirito è allegria, luce, e la legge fa dell'ombra l'unica espressione che le corrisponde: dovrebbe andar vestita solo di nero, eppure tra i fiori non ce n'è alcuno che sia nero.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p><b>Un amour de Karl</b></p>
<p>Eglantine, non ancora diciottenne, stirava, cuciva di bianco ed inamidava i col cassée e gli sparati dei signori presso la Premiata Stireria Parmentier, nel Passage Brady, che si apriva fra il numero 33 et 33 bis di Boulevard de Strasbourg, non lontano dal famoso café concert L&#8217;Eldorado che si trovava al numero 4. Molto prima che Benjamin lamentasse la dolorosa morte dei passages in nome di un progresso illusorio. Nel bianco delle stoffe lavate con il Savon de Marseille, dell&#8217;amido di riso, del vapore e del riflesso opalino che filtrava dai lucernari, fra il fruscio delle sottogonnne plissettate delle ballerine dell&#8217;Eldorado, sognava le luci, la musica di Monsieur Offenbach, le carni rosa che occhieggiavano dalle giarrettiere nere. E quando si recava a consegnarle, ben stirate ed impilate nel cesto di vimini, indugiava fra le quinte e per un istante respirava il profumo del peccato e l&#8217;estasi di quel mondo. Fu lì che Monsieur Karl, sfuggito in segreto alla triste atmosfera casalinga ed alla noiosa correzione delle bozze della &#8220;Deutsch - franzősische Jahrbücher&#8221; la notò la prima volta.<br />
Sotto le folte sopracciglia, piantati nella testa grossa, contornata dall&#8217;unica criniera della barba e dei capelli, gli occhi profondi e sensibili di Monsieur Karl, che si fumava un sigaro nel palchetto di proscenio, si fissarono su quelli sgranati e rapiti della ragazza. I fianchi sotto il grembiule a righine azzurre accennavano un&#8217;impercettibile rotazione sinuosa, il piede destro nello stivaletto nero con le stringhe batteva il tempo involontariamente.<br />
Monsieur Henri, colpito dall&#8217;intensità raggiante dello sguardo di Mademoiselle Eglantine, si defilò attraverso la porticina invisibile ritagliata nel legno che dal corridoio dei palchi portava sul palcoscenico. Oltre la nuvola delle ballerine che, in un eco smorzata d&#8217;applausi, tornavano in camerino fra un frullare di gonne e nastri, nessuna traccia della ragazza. Raggiunta l&#8217;uscita degli artisti, fece appena in tempo a vedere la svelta figurina che svoltava l&#8217;angolo nelle bruma giallina di un lampione. Eglantine andava di corsa, era in ritardo, Madame Parmentier l&#8217;avrebbe sgridata come al solito: </p>
<p>- Ragazza mia! Ti sembra questa l&#8217;ora di arrivare? Dove sei stata? Sempre con la testa fra le nuvole, eh!? </p>
<p>Monsieur Karl, salito al volo su di una carrozza di passaggio, intanto spiava la scena dalla vetrina impolverata del Rigattiere, dal poco raccomandabile nome di La Squelette, un bugigattolo posto di fronte alla Premiata Stireria Parmentier. Trattando assai distrattamente l&#8217;acquisto, per una cifra esagerata, di un comune catino e rispettiva brocca di ceramica sbrecciata che il furbo e scavato rivendugliolo asseriva essere appartenuta nientedimeno che alla famosa Madame de Pompadour e favoleggiandovi peccaminosi lavacri.<br />
Con il fragile involto sotto il braccio, Monsieur Karl apostrofò la ragazza che, finito l&#8217;orario di lavoro, si apprestava a ritornare alla sua povera casa nel quartiere di Belville:</p>
<p>- Mademoiselle&#8230; perdonate l&#8217;ardire&#8230; ogni goccia di rugiada nella quale si rifletta il sole brilla in un gioco infinito di colori, ma il sole spirituale dovrebbe generare un solo colore, e cioè il colore ufficiale, senza tenere conto dei tanti individui, dei tanti oggetti nei quali l&#8217;uomo si riflette. La forma essenziale dello spirito è allegria, luce, e la legge fa dell&#8217;ombra l&#8217;unica espressione che le corrisponde: dovrebbe andar vestita solo di nero, eppure tra i fiori non ce n&#8217;è alcuno che sia nero.</p>
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	<item>
		<title>Di: Vincenzo Cortese</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/01/30/concorso/#comment-60316</link>
		<dc:creator>Vincenzo Cortese</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Feb 2007 08:05:27 +0000</pubDate>
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		<description>Salve, il mio racconto si intitola Castelbrigante ed è ispirato alla resistenza partigiana nel sud. Se si cerca Castelbrigante su una cartina della Campania, forse lo si potrebbe trovare da qualche parte nella valle che si estende lungo la fine del corso del fiume Volturno in cui, poco dopo lo sbarco alleato a Salerno, aspri scontri tra truppe di occupazione tedesche e parà americani sono stati condotti nel corso della controffensiva nazista a difesa della linea Gustav.
In questo scenario si snoda la vicenda narrata, che trae spunto da una delle tante stragi dimenticate che hanno molti colpevoli ma nessuna giustizia, quella di Caiazzo del 13 ottobre 1943.
La resistenza del mezzogiorno è una storia che non è stata mai scritta e spesso il ricordo si limita alle famose “quattro giornate di Napoli”.
Seppur con episodi di breve durata e spesso con azioni isolate anche il meridione ha contribuito notevolmente a quella che è stata la lotta di liberazione. 
Nel Sud la tendenza a dire “nun ce penzà a stì miserie, scurdammece o passate” ha contribuito ad un processo di rimozione che, a differenza degli episodi del centro-Nord, più spesso oggetto di indagini giudiziarie e commemorazioni ufficiali, nel dopoguerra ha portato al seppellimento del ricordo.
Con questo breve racconto ho voluto dare loro voce, buona lettura.

Vincenzo Cortese

CASTELBRIGANTE
Il loro camion era l’ultimo della fila.  Il sidecar  che chiudeva il convoglio si era attardato nel percorrere la strada sterrata  e piena di svolte  pericolose.  Ancora un’altra curva e Castelbrigante sarebbe sparito dalla loro vista.  Con loro “viaggiavano” altre trenta perso-ne, legate a due a due e, ad ogni  fosso, urtavano tra loro e contro le pareti del vano di carico.  Francesco non aveva mai considerato prima di allora cosa potesse provare un animale mentre veniva portato al macello.  Alfredo Iannone, l’anziano ciabattino che fin da piccolo Francesco era abituato a veder lavorare con pazienza su tomaie e suole, non riuscì a trattenersi e  diede di stomaco proprio nel mezzo del vano, il che creò un ulteriore trambusto trai poveri abitanti di quel tranquillo paesello della piana del Volturno. Un sob-balzo improvviso del mezzo destabilizzò il già precario equilibrio di Francesco. Cadde trascinando inevitabilmente con sé Talia. I due giovani rotolarono sulla terra battuta con-fondendosi con la polvere sollevata dal passaggio del camion e finirono per capitombola-re nel  fosso che fiancheggiava la strada.  Quando passò la motocicletta, i due soldati non si accorsero di nulla, non notarono neanche la loro assenza a bordo camion. Dopo breve momento di confusione Francesco non perse tempo, aiutò Talia  a  sollevarsi  e i due si diressero velocemente verso Castelbrigante tagliando attraverso la campagna.  Giunsero in un attimo al ponticello, attraversato il quale si ritrovarono su via Parisiello,  la percorsero in un lampo ed entrarono nella piazzetta della fontana.    Già, la fontana, quell’acqua immutabile e perpetua sgorgava incurante degli eventi, sempre uguale, scro-sciante e limpida, così come nelle torride giornate d’estate, quando la lieta fanciullezza li faceva correre a perdifiato nelle medesime viuzze, riempiendole della loro gaiezza e fa-cendo balzare nel sonno un vecchio assopito sulla soglia di casa, avvolto dal torpore di un caldo pomeriggio di luglio. Ora in quelle stesse stradine aleggiava una sinistra quiete e i loro passi veloci riecheggiavano nel silenzio calato dopo il rastrellamento. Ebbero ap-pena il tempo di rinfrancarsi con la fresca acqua della fontana. Dal lato opposto di Ca-stelbrigante, iniziarono ad udirsi i primi colpi inesorabili e ripetitivi delle mitragliette della Wehrmacht, che coprirono col loro trambusto le urla disperate di uomini e donne innocen-ti. Francesco portò la mano alla spalla, il dolore, anche se intenso iniziava a divenire più sopportabile. Talia si coprì le orecchie, il filo con il quale li avevano legati le aveva segna-to il polso, così come a Francesco ma la caduta dal camion per sua fortuna non aveva avuto altre conseguenze. Ben presto le urla cessarono, calò nuovamente il silenzio ma non durò a lungo, le raffiche ricominciarono ed ogni colpo li faceva sobbalzare.
- Talia dobbiamo proseguire, uscire dal paese! - Le sussurrò, mentre lei continuava a co-prirsi le orecchie. Francesco la scosse.
- Talia per carità! Dobbiamo fuggire, potrebbero ritornare!
- Papà e Davide...sono ancora lì! Come ho potuto... come? - La ragazza iniziò a sin-ghiozzare.
- Non avremmo potuto fare altro, non possiamo fare altro. Se riusciamo a raggiungere il bosco potremo restare al sicuro finché non sarà tutto finito.
- Cosa? Finito cosa? - Esclamò Talia, interrotta dai singhiozzi di un pianto che le rigò il viso impolverato.
- Schh! - bisbigliò lui – Vuoi che ci scoprano? Avanti, non manca molto.
Francesco la trascinò letteralmente oltre la Chiesetta di S. Domenico. Don Luigi li vide dalla finestra della canonica, per un attimo fissò il volto di Talia. L’anziano parroco non resse quello sguardo, a quegli occhi imploranti non riuscì a dare risposta. Quel giorno la sua fede, già duramente minata, vacillò al punto da crollare.  I due giovani proseguirono la loro fuga nella pineta che digradava dolcemente verso il mare. L’eco dei colpi si fece sempre più lontano man mano che si inoltrarono nella macchia, tra mirti e rosmarino le cui essenze li inondarono mentre crollavano al suolo esausti. Il sonno li colse senza che se ne rendessero conto, si assopirono stretti l’uno all’altra. La notte sopraggiunse co-prendo con il suo fugace oblio le vicende che resero per sempre atroce quell’ottobre del 1943.
- OOH Nino! Vieni a vedè! -  Quella voce li fece sobbalzare; quando aprirono gli occhi si trovarono di fronte un ragazzo, poteva avere si e no 18 anni, ma il suo era uno sguardo incanutito dalla guerra e la mitraglietta che imbracciava ne era il gelido testimone.  Talia si strinse a Francesco, che si stropicciò gli occhi. Accanto al ragazzo armato sopraggiun-se un giovane dal portamento più severo, nonostante ciocche di capelli corvini cadessero arruffate ai lati di una fronte spaziosa.
- Che hai trovato stavolta Armando? Oh, ma tu non sei Francesco il figlio di Peppe, il meccanico? Riposo Armà, aiutiamoli a tirarsi su. - Armando lasciò scivolare di lato la mi-traglietta Sten e diede appoggio a Francesco, Nino fece lo stesso con Talia.
- Siete stati voi? - Chiese Francesco.
- Non Capisco. - Rispose Nino.
- I due tedeschi, li avete ammazzati voi? - Nino non rispose ma osservò con attenzione i polsi dei ragazzi e lo zigomo tumefatto di Francesco.
- Avete fame? Grifo dai due gallette ai nostri amici. - Un ragazzo barbuto estrasse da una bisaccia due fette di pane raffermo e le porse ai fuggiaschi. Talia accettò la sua timida-mente mentre Francesco non considerò Grifo, lo sguardo su Nino.
- Sai cos’è successo in paese? Lo sai? - Disse, al che Nino si fece serio.
- Quello che continuerà ad accadere fin quando gli permetteremo di caricarci come tante pecore sui loro camion senza reagire. 
- Bastardo! Mio padre...l’anno sparato come un cane perché si è ribellato...
Francesco gli afferrò il bavero della giacca ma non fece in tempo a terminare la frase che si ritrovò le canne di due Sten puntate ai fianchi.
- Giù le armi! - Ordinò Nino. - Ci hai ragione Francè, ma qua siamo in guerra, ci hanno in-vasi lo capisci? Gli americani sono a Salerno ma se la prendono comoda, intanto noi che possiamo fare? Ce ne stiamo qui ad aspettare? Ma cosa? Che ci prendano uno per uno e ci portino chissà dove? Allora preferisco morire così! -Disse, mostrando il fucile che portava a tracolla.
- Ma tu lo sai quanti ne stanno arrivando? E pensi di combatterli con sti schioppi? Fran-cesco agitò il fucile di Nino come fosse un fuscello di legno.
- Dante! Vieni, diglielo tu. - Rispose Nino, strappandogli l’arma dalle mani come se gli a-vessero toccato un fratello. Si avvicinò intanto un giovane sulla ventina, i suoi occhi verdi fissarono attentamente i due avventori.
- Ne verranno anche di più, – disse -  i tedeschi stanno rinforzando le linee a sud di Ro-ma, Kesselring sta spostando tutte le sue divisioni. Mi spiace per tuo padre ma le alterna-tive che abbiamo sono due, rischiare di morire da pecore o combattendo...tuo padre non è morto da pecora. -Francesco iniziò a singhiozzare ma cercò di mascherarlo con qual-che colpo di tosse. Dante poi si rivolse a Talia.
- E hodesto cerbiatto impaurito h’avrà mai combinato per dover scappà dai crucchi? - Ta-lia spostò la ciocca di capelli che le coprivano il viso.
- Quello che avevano fatto tutti gli altri che hanno caricato sui camion. L’ufficiale cercava i banditi che avevano assassinato due suoi soldati. Noi non ne sapevamo nulla e il padre di Francesco ha cercato di spiegarlo ma poi... poi ha visto Francesco ed ha chiesto come mai non fosse al fronte. Il sig. Peppe si è messo davanti, al che l’ufficiale ha mormorato qualcosa in tedesco colpendolo col calcio della sua pistola. Ha fatto lo stesso con Fran-cesco chiamandolo traditore. Il sig. Peppe a quel punto ha reagito ma lui lo ha... - Fran-cesco, che fino ad allora era riuscito a trattenersi non ne potè più ed iniziò un pianto a di-rotto. Dante appoggiò la mano sulla sua spalla.
- Tuo padre non è il primo ne sarà l’ultimo, stanno facendo porcate dappertutto. Su a Fi-renze è lo stesso, ma c’è un “quarantotto”. Militari sbandati, studenti, si stanno ribellando in tutto il Nord. Io sono un Sottotenente dei Granatieri di Sardegna, ero a Roma quando Badoglio ha annunciato l’armistizio. Ci ha gettati tutti nello scompiglio, persino gli ufficiali superiori non sapevano più che pesci pigliare. Noi però, assieme ad altri reggimenti, de-cidemmo di combattere. Purtroppo non eravamo ben coordinati, alcuni si sono arresi, ma molti altri non hanno avuto il cuore di cedere le armi...quanti morti. In tutta sta confusione una cosa sola c’è chiara. Dobbiamo pungolarli, ostacolando in ogni modo il rinforzo della linea di fronte. - Francesco volse lo sguardo a Talia ed emise un profondo sospiro. Qual-cosa dentro di lui era cambiato e con sorpresa lesse lo stesso negli occhi di lei, qualcosa che andava oltre l’istinto di sopravvivenza, un impeto che lo chiamava dal più profondo dell’anima. Nino intanto raccolse la sua bisaccia e sistemò meglio il fucile, poi si volse verso Francesco prima di riprendere la marcia.
- Quei due tedeschi “assassinati” facevano parte di un drappello di stanza a Cairano, quando li sorprendemmo avevano appena finito di sterminare due intere famiglie di con-tadini: si erano rifugiate in una masseria, forse volevano starsene al riparo dagli scontri tra paracadutisti americani e truppe tedesche. Non so perché li hanno uccisi... ma c’erano...c’erano anche donne e bambini, cosa potevano aver fatto di male? Quei male-detti hanno usato anche le granate...se pensi ancora che stiamo sbagliando allora resta-tene pure qui, se no ecco, questa è la sicura, qui c’è il caricatore – TRACK – pronta! - Gli stava porgendo il calcio di una pistola. Francesco la osservò con attenzione, poi guardò esitante Talia, Salerno non era poi così lontana, li sarebbero stati al sicuro. Ma la voce, continuava a chiamarlo, continuava a spingere la sua mano verso quell’arma. No, non era la voce, ma Talia. Fu lei ad avvicinare la mano di Francesco a quel freddo e luttuoso surrogato di giustizia. Poi la ragazza si rivolse a Grifo e chiese un fucile anche per lei. Era strano, ora le sue mani non tremavano, la consapevolezza dell’atroce destino dei suoi ca-ri le aveva fatto comprendere quel disegno che fin’ora le era oscuro, il motivo per il quale le loro vite fossero state risparmiate. La sua mano non tremò neanche davanti alla colon-na tedesca, ne esitò quando il primo camion si arrestò sotto i suoi colpi, neanche quando, col cuore colmo di pena, vide abbattersi sul volante quel giovane soldato. I partigiani a-vanzavano sul sentiero di Carmigliano, il loro canto lo portava il vento, fischiava con loro la melodia che accompagnò molti in una morte eroica e gli altri nel dovere del ricordo.
Sulla panca di pietra sotto l’antico ulivo due mani consunte dal tempo ancora si stringe-vano, unite dallo stesso amore. È l’ottobre del 1993, due vecchietti guardavano i bambini che correvano felici, le loro voci riempivano la piazza, quasi coprivano lo scrosciante gorgoglio di quella vecchia fontana, la cui acqua continuava a sgorgare, incurante degli eventi, limpida e fresca, per sempre.

In memoria di tutte le vittime delle stragi dimenticate di tutti i tempi e di tutti quei giovani che, a costo della vita, si uniscono  come fratelli e talvolta muoiono da eroi.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Salve, il mio racconto si intitola Castelbrigante ed è ispirato alla resistenza partigiana nel sud. Se si cerca Castelbrigante su una cartina della Campania, forse lo si potrebbe trovare da qualche parte nella valle che si estende lungo la fine del corso del fiume Volturno in cui, poco dopo lo sbarco alleato a Salerno, aspri scontri tra truppe di occupazione tedesche e parà americani sono stati condotti nel corso della controffensiva nazista a difesa della linea Gustav.<br />
In questo scenario si snoda la vicenda narrata, che trae spunto da una delle tante stragi dimenticate che hanno molti colpevoli ma nessuna giustizia, quella di Caiazzo del 13 ottobre 1943.<br />
La resistenza del mezzogiorno è una storia che non è stata mai scritta e spesso il ricordo si limita alle famose “quattro giornate di Napoli”.<br />
Seppur con episodi di breve durata e spesso con azioni isolate anche il meridione ha contribuito notevolmente a quella che è stata la lotta di liberazione.<br />
Nel Sud la tendenza a dire “nun ce penzà a stì miserie, scurdammece o passate” ha contribuito ad un processo di rimozione che, a differenza degli episodi del centro-Nord, più spesso oggetto di indagini giudiziarie e commemorazioni ufficiali, nel dopoguerra ha portato al seppellimento del ricordo.<br />
Con questo breve racconto ho voluto dare loro voce, buona lettura.</p>
<p>Vincenzo Cortese</p>
<p>CASTELBRIGANTE<br />
Il loro camion era l’ultimo della fila.  Il sidecar  che chiudeva il convoglio si era attardato nel percorrere la strada sterrata  e piena di svolte  pericolose.  Ancora un’altra curva e Castelbrigante sarebbe sparito dalla loro vista.  Con loro “viaggiavano” altre trenta perso-ne, legate a due a due e, ad ogni  fosso, urtavano tra loro e contro le pareti del vano di carico.  Francesco non aveva mai considerato prima di allora cosa potesse provare un animale mentre veniva portato al macello.  Alfredo Iannone, l’anziano ciabattino che fin da piccolo Francesco era abituato a veder lavorare con pazienza su tomaie e suole, non riuscì a trattenersi e  diede di stomaco proprio nel mezzo del vano, il che creò un ulteriore trambusto trai poveri abitanti di quel tranquillo paesello della piana del Volturno. Un sob-balzo improvviso del mezzo destabilizzò il già precario equilibrio di Francesco. Cadde trascinando inevitabilmente con sé Talia. I due giovani rotolarono sulla terra battuta con-fondendosi con la polvere sollevata dal passaggio del camion e finirono per capitombola-re nel  fosso che fiancheggiava la strada.  Quando passò la motocicletta, i due soldati non si accorsero di nulla, non notarono neanche la loro assenza a bordo camion. Dopo breve momento di confusione Francesco non perse tempo, aiutò Talia  a  sollevarsi  e i due si diressero velocemente verso Castelbrigante tagliando attraverso la campagna.  Giunsero in un attimo al ponticello, attraversato il quale si ritrovarono su via Parisiello,  la percorsero in un lampo ed entrarono nella piazzetta della fontana.    Già, la fontana, quell’acqua immutabile e perpetua sgorgava incurante degli eventi, sempre uguale, scro-sciante e limpida, così come nelle torride giornate d’estate, quando la lieta fanciullezza li faceva correre a perdifiato nelle medesime viuzze, riempiendole della loro gaiezza e fa-cendo balzare nel sonno un vecchio assopito sulla soglia di casa, avvolto dal torpore di un caldo pomeriggio di luglio. Ora in quelle stesse stradine aleggiava una sinistra quiete e i loro passi veloci riecheggiavano nel silenzio calato dopo il rastrellamento. Ebbero ap-pena il tempo di rinfrancarsi con la fresca acqua della fontana. Dal lato opposto di Ca-stelbrigante, iniziarono ad udirsi i primi colpi inesorabili e ripetitivi delle mitragliette della Wehrmacht, che coprirono col loro trambusto le urla disperate di uomini e donne innocen-ti. Francesco portò la mano alla spalla, il dolore, anche se intenso iniziava a divenire più sopportabile. Talia si coprì le orecchie, il filo con il quale li avevano legati le aveva segna-to il polso, così come a Francesco ma la caduta dal camion per sua fortuna non aveva avuto altre conseguenze. Ben presto le urla cessarono, calò nuovamente il silenzio ma non durò a lungo, le raffiche ricominciarono ed ogni colpo li faceva sobbalzare.<br />
- Talia dobbiamo proseguire, uscire dal paese! - Le sussurrò, mentre lei continuava a co-prirsi le orecchie. Francesco la scosse.<br />
- Talia per carità! Dobbiamo fuggire, potrebbero ritornare!<br />
- Papà e Davide&#8230;sono ancora lì! Come ho potuto&#8230; come? - La ragazza iniziò a sin-ghiozzare.<br />
- Non avremmo potuto fare altro, non possiamo fare altro. Se riusciamo a raggiungere il bosco potremo restare al sicuro finché non sarà tutto finito.<br />
- Cosa? Finito cosa? - Esclamò Talia, interrotta dai singhiozzi di un pianto che le rigò il viso impolverato.<br />
- Schh! - bisbigliò lui – Vuoi che ci scoprano? Avanti, non manca molto.<br />
Francesco la trascinò letteralmente oltre la Chiesetta di S. Domenico. Don Luigi li vide dalla finestra della canonica, per un attimo fissò il volto di Talia. L’anziano parroco non resse quello sguardo, a quegli occhi imploranti non riuscì a dare risposta. Quel giorno la sua fede, già duramente minata, vacillò al punto da crollare.  I due giovani proseguirono la loro fuga nella pineta che digradava dolcemente verso il mare. L’eco dei colpi si fece sempre più lontano man mano che si inoltrarono nella macchia, tra mirti e rosmarino le cui essenze li inondarono mentre crollavano al suolo esausti. Il sonno li colse senza che se ne rendessero conto, si assopirono stretti l’uno all’altra. La notte sopraggiunse co-prendo con il suo fugace oblio le vicende che resero per sempre atroce quell’ottobre del 1943.<br />
- OOH Nino! Vieni a vedè! -  Quella voce li fece sobbalzare; quando aprirono gli occhi si trovarono di fronte un ragazzo, poteva avere si e no 18 anni, ma il suo era uno sguardo incanutito dalla guerra e la mitraglietta che imbracciava ne era il gelido testimone.  Talia si strinse a Francesco, che si stropicciò gli occhi. Accanto al ragazzo armato sopraggiun-se un giovane dal portamento più severo, nonostante ciocche di capelli corvini cadessero arruffate ai lati di una fronte spaziosa.<br />
- Che hai trovato stavolta Armando? Oh, ma tu non sei Francesco il figlio di Peppe, il meccanico? Riposo Armà, aiutiamoli a tirarsi su. - Armando lasciò scivolare di lato la mi-traglietta Sten e diede appoggio a Francesco, Nino fece lo stesso con Talia.<br />
- Siete stati voi? - Chiese Francesco.<br />
- Non Capisco. - Rispose Nino.<br />
- I due tedeschi, li avete ammazzati voi? - Nino non rispose ma osservò con attenzione i polsi dei ragazzi e lo zigomo tumefatto di Francesco.<br />
- Avete fame? Grifo dai due gallette ai nostri amici. - Un ragazzo barbuto estrasse da una bisaccia due fette di pane raffermo e le porse ai fuggiaschi. Talia accettò la sua timida-mente mentre Francesco non considerò Grifo, lo sguardo su Nino.<br />
- Sai cos’è successo in paese? Lo sai? - Disse, al che Nino si fece serio.<br />
- Quello che continuerà ad accadere fin quando gli permetteremo di caricarci come tante pecore sui loro camion senza reagire.<br />
- Bastardo! Mio padre&#8230;l’anno sparato come un cane perché si è ribellato&#8230;<br />
Francesco gli afferrò il bavero della giacca ma non fece in tempo a terminare la frase che si ritrovò le canne di due Sten puntate ai fianchi.<br />
- Giù le armi! - Ordinò Nino. - Ci hai ragione Francè, ma qua siamo in guerra, ci hanno in-vasi lo capisci? Gli americani sono a Salerno ma se la prendono comoda, intanto noi che possiamo fare? Ce ne stiamo qui ad aspettare? Ma cosa? Che ci prendano uno per uno e ci portino chissà dove? Allora preferisco morire così! -Disse, mostrando il fucile che portava a tracolla.<br />
- Ma tu lo sai quanti ne stanno arrivando? E pensi di combatterli con sti schioppi? Fran-cesco agitò il fucile di Nino come fosse un fuscello di legno.<br />
- Dante! Vieni, diglielo tu. - Rispose Nino, strappandogli l’arma dalle mani come se gli a-vessero toccato un fratello. Si avvicinò intanto un giovane sulla ventina, i suoi occhi verdi fissarono attentamente i due avventori.<br />
- Ne verranno anche di più, – disse -  i tedeschi stanno rinforzando le linee a sud di Ro-ma, Kesselring sta spostando tutte le sue divisioni. Mi spiace per tuo padre ma le alterna-tive che abbiamo sono due, rischiare di morire da pecore o combattendo&#8230;tuo padre non è morto da pecora. -Francesco iniziò a singhiozzare ma cercò di mascherarlo con qual-che colpo di tosse. Dante poi si rivolse a Talia.<br />
- E hodesto cerbiatto impaurito h’avrà mai combinato per dover scappà dai crucchi? - Ta-lia spostò la ciocca di capelli che le coprivano il viso.<br />
- Quello che avevano fatto tutti gli altri che hanno caricato sui camion. L’ufficiale cercava i banditi che avevano assassinato due suoi soldati. Noi non ne sapevamo nulla e il padre di Francesco ha cercato di spiegarlo ma poi&#8230; poi ha visto Francesco ed ha chiesto come mai non fosse al fronte. Il sig. Peppe si è messo davanti, al che l’ufficiale ha mormorato qualcosa in tedesco colpendolo col calcio della sua pistola. Ha fatto lo stesso con Fran-cesco chiamandolo traditore. Il sig. Peppe a quel punto ha reagito ma lui lo ha&#8230; - Fran-cesco, che fino ad allora era riuscito a trattenersi non ne potè più ed iniziò un pianto a di-rotto. Dante appoggiò la mano sulla sua spalla.<br />
- Tuo padre non è il primo ne sarà l’ultimo, stanno facendo porcate dappertutto. Su a Fi-renze è lo stesso, ma c’è un “quarantotto”. Militari sbandati, studenti, si stanno ribellando in tutto il Nord. Io sono un Sottotenente dei Granatieri di Sardegna, ero a Roma quando Badoglio ha annunciato l’armistizio. Ci ha gettati tutti nello scompiglio, persino gli ufficiali superiori non sapevano più che pesci pigliare. Noi però, assieme ad altri reggimenti, de-cidemmo di combattere. Purtroppo non eravamo ben coordinati, alcuni si sono arresi, ma molti altri non hanno avuto il cuore di cedere le armi&#8230;quanti morti. In tutta sta confusione una cosa sola c’è chiara. Dobbiamo pungolarli, ostacolando in ogni modo il rinforzo della linea di fronte. - Francesco volse lo sguardo a Talia ed emise un profondo sospiro. Qual-cosa dentro di lui era cambiato e con sorpresa lesse lo stesso negli occhi di lei, qualcosa che andava oltre l’istinto di sopravvivenza, un impeto che lo chiamava dal più profondo dell’anima. Nino intanto raccolse la sua bisaccia e sistemò meglio il fucile, poi si volse verso Francesco prima di riprendere la marcia.<br />
- Quei due tedeschi “assassinati” facevano parte di un drappello di stanza a Cairano, quando li sorprendemmo avevano appena finito di sterminare due intere famiglie di con-tadini: si erano rifugiate in una masseria, forse volevano starsene al riparo dagli scontri tra paracadutisti americani e truppe tedesche. Non so perché li hanno uccisi&#8230; ma c’erano&#8230;c’erano anche donne e bambini, cosa potevano aver fatto di male? Quei male-detti hanno usato anche le granate&#8230;se pensi ancora che stiamo sbagliando allora resta-tene pure qui, se no ecco, questa è la sicura, qui c’è il caricatore – TRACK – pronta! - Gli stava porgendo il calcio di una pistola. Francesco la osservò con attenzione, poi guardò esitante Talia, Salerno non era poi così lontana, li sarebbero stati al sicuro. Ma la voce, continuava a chiamarlo, continuava a spingere la sua mano verso quell’arma. No, non era la voce, ma Talia. Fu lei ad avvicinare la mano di Francesco a quel freddo e luttuoso surrogato di giustizia. Poi la ragazza si rivolse a Grifo e chiese un fucile anche per lei. Era strano, ora le sue mani non tremavano, la consapevolezza dell’atroce destino dei suoi ca-ri le aveva fatto comprendere quel disegno che fin’ora le era oscuro, il motivo per il quale le loro vite fossero state risparmiate. La sua mano non tremò neanche davanti alla colon-na tedesca, ne esitò quando il primo camion si arrestò sotto i suoi colpi, neanche quando, col cuore colmo di pena, vide abbattersi sul volante quel giovane soldato. I partigiani a-vanzavano sul sentiero di Carmigliano, il loro canto lo portava il vento, fischiava con loro la melodia che accompagnò molti in una morte eroica e gli altri nel dovere del ricordo.<br />
Sulla panca di pietra sotto l’antico ulivo due mani consunte dal tempo ancora si stringe-vano, unite dallo stesso amore. È l’ottobre del 1993, due vecchietti guardavano i bambini che correvano felici, le loro voci riempivano la piazza, quasi coprivano lo scrosciante gorgoglio di quella vecchia fontana, la cui acqua continuava a sgorgare, incurante degli eventi, limpida e fresca, per sempre.</p>
<p>In memoria di tutte le vittime delle stragi dimenticate di tutti i tempi e di tutti quei giovani che, a costo della vita, si uniscono  come fratelli e talvolta muoiono da eroi.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: KARL MARCS</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/01/30/concorso/#comment-60270</link>
		<dc:creator>KARL MARCS</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Feb 2007 16:16:07 +0000</pubDate>
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		<description>georgia accecata dal demone di Laplace non mi riconsce ed io voglio far parte dei C.C.C.D.

L'uomo in genere preferisce credere solo e unicamente a ciò che è in grado di vedere...ma se tutto fosse visibile,paradossalmente,egli non vedrebbe più nulla;poichè verrebbe accecato dal Tutto.
KM</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>georgia accecata dal demone di Laplace non mi riconsce ed io voglio far parte dei C.C.C.D.</p>
<p>L&#8217;uomo in genere preferisce credere solo e unicamente a ciò che è in grado di vedere&#8230;ma se tutto fosse visibile,paradossalmente,egli non vedrebbe più nulla;poichè verrebbe accecato dal Tutto.<br />
KM</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Idea</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/01/30/concorso/#comment-60223</link>
		<dc:creator>Idea</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Feb 2007 10:06:48 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2007/01/30/concorso/#comment-60223</guid>
		<description>@ effeeffe

Grazie!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ effeeffe</p>
<p>Grazie!</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Nunzio Festa</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/01/30/concorso/#comment-60221</link>
		<dc:creator>Nunzio Festa</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Feb 2007 09:49:43 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2007/01/30/concorso/#comment-60221</guid>
		<description>care e cari,

grazie, Specialmente a Francesco Forlani,

il mio racconto è titolato "Farina di sole", Che sarà anche il titolo di uno scritto molto più lungo che da un po' porto avant (inoltre, in un certo senso queste parole faranno da incipit).

forse, intanto questo racconto dovrebbe entrare a far parte di un'antologia... se alla curatrice piacerà e se il volume alla fine (penso di sì) si farà...

b!

Nunzio Festa</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>care e cari,</p>
<p>grazie, Specialmente a Francesco Forlani,</p>
<p>il mio racconto è titolato &#8220;Farina di sole&#8221;, Che sarà anche il titolo di uno scritto molto più lungo che da un po&#8217; porto avant (inoltre, in un certo senso queste parole faranno da incipit).</p>
<p>forse, intanto questo racconto dovrebbe entrare a far parte di un&#8217;antologia&#8230; se alla curatrice piacerà e se il volume alla fine (penso di sì) si farà&#8230;</p>
<p>b!</p>
<p>Nunzio Festa</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: uto88</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/01/30/concorso/#comment-60217</link>
		<dc:creator>uto88</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Feb 2007 06:42:48 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2007/01/30/concorso/#comment-60217</guid>
		<description>caspita, che bello!! sono nella classifica al secondo posto! :D</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>caspita, che bello!! sono nella classifica al secondo posto! :D</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Valter Binaghi</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/01/30/concorso/#comment-60208</link>
		<dc:creator>Valter Binaghi</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Feb 2007 22:25:01 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2007/01/30/concorso/#comment-60208</guid>
		<description>Berlusconi e consorte hanno organizzato un siparietto per ridare vitalità a un leader decotto, ma per farlo avevano bisogno di una bella cassa di risonanza sinistrese, da Repubblica a Gad Lerner (il buon Gad ha dedicato un'ora della sua trasmissione di ieri sera all'augusta coppia). Oggi il polo restituisce il favore, votando in parlamento l'ampliamento della base di Vicenza.
Se il mondo ha un buco del culo è l'Italia.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Berlusconi e consorte hanno organizzato un siparietto per ridare vitalità a un leader decotto, ma per farlo avevano bisogno di una bella cassa di risonanza sinistrese, da Repubblica a Gad Lerner (il buon Gad ha dedicato un&#8217;ora della sua trasmissione di ieri sera all&#8217;augusta coppia). Oggi il polo restituisce il favore, votando in parlamento l&#8217;ampliamento della base di Vicenza.<br />
Se il mondo ha un buco del culo è l&#8217;Italia.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Idea</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/01/30/concorso/#comment-60206</link>
		<dc:creator>Idea</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Feb 2007 20:34:06 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2007/01/30/concorso/#comment-60206</guid>
		<description>L’idea si consuma nel cammino ubriaco del tempo. Si fissa e poi procede all’esecuzione di uno spartito immaginario. Gli orchestrali della mente accordano nel mentre gli strumenti e l’intonatura tarda a venire. Il direttore decide, allora, di interrompere il brulicare dei suoni e le domande tornano al loro posto. L’idea si spezzetta, si frantuma e muore nel viaggio della nota acuta. Quel violino intona un si bemolle e la sezione d’archi ( metà orchestra ) riprende il controllo del proprio emisfero. L’altra metà, indisciplinata perchè i percussionisti sentono quell’idea lontana e primordiale, manifesta il proprio dissenso e abbandona il conclave. La fantasia ora li accoglie, sempre più a corto di dipendenti (trattasi pur sempre di un lavoro precario) , e il musicista più esperto li guida nell’improvvisazione del dopo e del non so.

Non so perchè mi trovo qui, un percorso a ritroso che sfuma la realtà di ricordi sicuri, si assottigliano le idee e si trincerano nel baratro del vuoto, quel vuoto che reclama un palco, delle sedie, degli spartiti, degli orchestrali e un maestro che sappia ricondurre il tempo al ritmo dell’istante, a quell’istante e al suo successivo, sino a ricomporre il tutto, sino alla trascrizione di un’opera dove la musica si chiuda in quel ad libitum... e un diario possa scandire le singole misure di tutti gli accadimenti. 


“I miei ricordi hanno un modo particolare di affollarsi sulla scena e far crollare il blocco di tempo che separa allora da ora, producendo una sorta di identità, una sorta di percorso parallelo di passato e presente tale che ne resto confuso e mi dimentico - tanto ricchi e immediati appaiono - che io sono quello che sono, una ragnesca figura vagabonda, con un vestito rovinato, e non un sognante ragazzo di dodici anni circa. È per questa ragione che ho deciso di tenere un diario.” (Spider)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>L’idea si consuma nel cammino ubriaco del tempo. Si fissa e poi procede all’esecuzione di uno spartito immaginario. Gli orchestrali della mente accordano nel mentre gli strumenti e l’intonatura tarda a venire. Il direttore decide, allora, di interrompere il brulicare dei suoni e le domande tornano al loro posto. L’idea si spezzetta, si frantuma e muore nel viaggio della nota acuta. Quel violino intona un si bemolle e la sezione d’archi ( metà orchestra ) riprende il controllo del proprio emisfero. L’altra metà, indisciplinata perchè i percussionisti sentono quell’idea lontana e primordiale, manifesta il proprio dissenso e abbandona il conclave. La fantasia ora li accoglie, sempre più a corto di dipendenti (trattasi pur sempre di un lavoro precario) , e il musicista più esperto li guida nell’improvvisazione del dopo e del non so.</p>
<p>Non so perchè mi trovo qui, un percorso a ritroso che sfuma la realtà di ricordi sicuri, si assottigliano le idee e si trincerano nel baratro del vuoto, quel vuoto che reclama un palco, delle sedie, degli spartiti, degli orchestrali e un maestro che sappia ricondurre il tempo al ritmo dell’istante, a quell’istante e al suo successivo, sino a ricomporre il tutto, sino alla trascrizione di un’opera dove la musica si chiuda in quel ad libitum&#8230; e un diario possa scandire le singole misure di tutti gli accadimenti. </p>
<p>“I miei ricordi hanno un modo particolare di affollarsi sulla scena e far crollare il blocco di tempo che separa allora da ora, producendo una sorta di identità, una sorta di percorso parallelo di passato e presente tale che ne resto confuso e mi dimentico - tanto ricchi e immediati appaiono - che io sono quello che sono, una ragnesca figura vagabonda, con un vestito rovinato, e non un sognante ragazzo di dodici anni circa. È per questa ragione che ho deciso di tenere un diario.” (Spider)</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Luca Carlucci</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/01/30/concorso/#comment-60204</link>
		<dc:creator>Luca Carlucci</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Feb 2007 19:44:46 +0000</pubDate>
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		<description>effeffe, il silmbolo del nuovo - ma antichissimo - egualitarismo è falce e mantello. farò, in questo senso, una mozione.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>effeffe, il silmbolo del nuovo - ma antichissimo - egualitarismo è falce e mantello. farò, in questo senso, una mozione.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Lady Lazarus</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/01/30/concorso/#comment-60200</link>
		<dc:creator>Lady Lazarus</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Feb 2007 18:06:12 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2007/01/30/concorso/#comment-60200</guid>
		<description>Questo è un brano molto “derivativo” è vero, me l’ha ispirato il post di Linnio di qualche giorno fa. E’ che ho maturato una tesi tutta mia sul “comunista dandy” e queste righe mi aiutano a confutarla. Poi mi diverto giocando sperando di evitare anatemi.
Titolo: Comunista dandy, un angelo caduto dal cielo.
“Non voglio più essere quello che sono”.
Mentre lo ascoltava Gabriele guardava dritto negli occhi il suo vecchio amico:
 tra loro potevano farlo, guardarsi negli occhi intendo. 
D'altronde i suoi ragazzi li conosceva bene, uno ad uno. E Daniele era sempre stato un ottimo elemento, un fedele compagno di mille battaglie. Poteva ben definirlo una punta di diamante nell’ ingranaggio bene oliato delle sue truppe, i C.C.C.D. *
 “Posso vederli, leggere nei loro pensieri.”
 Continuò Daniele. Gabriele se ne stava ad ascoltarlo in tutta la possenza della sua armatura, i folti capelli ondulati e biondi, le mani sulle armi lucenti (falce e martello of corse), e l’espressione fiera ed amorevole sul viso. Come poteva essere altrimenti.
Daniele si fece coraggio. “Intuisco i loro sentimenti. Ma non posso viverli.”
Disse questa ultima parola, viverli….. come in un soffio.
“L’altro giorno, nel parco. Il solito giro di ricognizione. La mattinata è trascorsa tranquilla, ho osservato un corvo ingoiare una lucertola, poi i  pensionati che davano da mangiare ai piccioni, le mamme indaffarate con le sporte della spesa penzolanti dai passeggini, ed i più piccoli, sì, i bambini. Gli unici che mi elargiscono qualche sorriso. “
Per una frazione di secondo un’ombra di sorriso sembrò passare anche sul suo viso ma un sospiro se la portò subito via, le spalle curve sotto un peso non più sostenibile.
Gabriele a questo punto entrò nel vivo. Scrollò la folta capigliatura e ci diede sotto, senza pietà.
“Senti il bisogno di provare paura, gelosia, invidia, odio….non ti è bastato essere testimone delle cose terribili che queste emozioni, molto umane, sono capaci di provocare?”
Disse questo sforzandosi di assumere un tono fermo e deciso. Non riusciva a rassegnarsi di perderlo. Era un elemento molto prezioso, una parte importante nel grande disegno dei C.C.C.D. *
Daniele si raddrizzò nel busto ed alzò la mano destra portandosela alla fronte, come a sostenere maggiormente i propri pensieri.
“Conosco i modi in cui i sentimenti vengono espressi, ma non i sentimenti stessi. Così credevo, almeno, fino a stamattina.”
Ecco. Era accaduto quello che Gabriele temeva. C’era andato anche lui vicino, una volta. Sapeva quello che Daniele stava passando. Quelli come loro possono percepire solo cose astratte sulla terra, questo era la protezione più forte. Ma anche lui, in quel giorno lontano, era stato vicino a mollare tutto. Quel viso pulito, gli occhi spaventati che lo fissavano mentre lui le porgeva il messaggio. E quale messaggio. Ricordava ancora la forza con la lei quale accettò tutto. E quello che percepì dentro di sé, dinnazi a quella creatura che sembrava così fragile ma che si sarebbe dimostrata forte oltre ogni immaginazione,  non era stato poi così tanto astratto….. Ma seppe riprendersi da quegli accadimenti senza scalfitture, gli stessi accadimenti che, invece, segnarono profondamente  la storia degli uomini, ed andare avanti.
Daniele non poteva intuire i pensieri di Gabriele se questi non lo voleva. Era inquadrato nei C.C.C.D. * ma in ranghi  inferiori, mica per niente.

D’altra parte era troppo preso dal suo dramma personale. Trovare le parole giuste, ecco. E continuò a spiegare.
“A mezzogiorno. E’ stato proprio a quell’ora che li ho visti arrivare. Due umani fragili. Ma c’era quella affinità tra loro. Come si guardavano. Tu mi dirai pure…. Quanti te ne saranno passati sotto gli occhi, quante volte li hai visti gli innamorati. Eppure in quell’attimo, mentre il sole era perpendicolare e le ombre sembravano scomparire, nitida e pungente ho percepito la forza del loro sentimento. Così ho inteso che il nostro essere amorevole non è il loro amore. Ed allora mi sono chiesto a che cosa servono queste mie ali inutili se non possono farmi volare con la forza della loro assurda e misteriosa passione.”
Gabriele sapeva che lo stava perdendo. Daniele avrebbe deciso, sì, avrebbe rinunciato a tutto. Con sguardo rassegnato e sempre amorevole, e come poteva essere altrimenti, si apprestò a reggere il colpo.
“Non so se puoi capirmi, Gabriele. Ma è stato con fare distratto che mi sono messo a seguirli. L’alone che li circondava entrambi non era come il nostro. Pulsava. Ecco, mi è successo così, senza averlo potuto prevedere. E per questo sono disposto a rinunciare a tutto.” Disse questo scuotendo le sue ali, un orpello inutile, così le considerava ormai.
Gabriele provò l’ultima carta, ma senza grandi speranze di trattenerlo ancora per molto.
“Lo sai bene, vero, a cosa rinuncerai con la tua scelta. Una volta che scegli di diventare umano, diventerai un comune c.d e non potrai tornare più a far parte dei c.c.c.d., ma sarai in tutto e per tutto un umano fragile. Pensaci, tu così rinunci a tutto per nient’altro che un effimero attimo.”
Il rumore delle ali che gli si staccarono dalle spalle a Daniele  sembrarono fare lo stesso rumore delle foglie morte quando cadevano nel parco. 

* Nota dell’autore: C.C.C.D. acronimo di Corpo Celeste Comunisti Dandy

Stavolta ho esagerato, lo ammetto. Chiedo venia.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Questo è un brano molto “derivativo” è vero, me l’ha ispirato il post di Linnio di qualche giorno fa. E’ che ho maturato una tesi tutta mia sul “comunista dandy” e queste righe mi aiutano a confutarla. Poi mi diverto giocando sperando di evitare anatemi.<br />
Titolo: Comunista dandy, un angelo caduto dal cielo.<br />
“Non voglio più essere quello che sono”.<br />
Mentre lo ascoltava Gabriele guardava dritto negli occhi il suo vecchio amico:<br />
 tra loro potevano farlo, guardarsi negli occhi intendo.<br />
D&#8217;altronde i suoi ragazzi li conosceva bene, uno ad uno. E Daniele era sempre stato un ottimo elemento, un fedele compagno di mille battaglie. Poteva ben definirlo una punta di diamante nell’ ingranaggio bene oliato delle sue truppe, i C.C.C.D. *<br />
 “Posso vederli, leggere nei loro pensieri.”<br />
 Continuò Daniele. Gabriele se ne stava ad ascoltarlo in tutta la possenza della sua armatura, i folti capelli ondulati e biondi, le mani sulle armi lucenti (falce e martello of corse), e l’espressione fiera ed amorevole sul viso. Come poteva essere altrimenti.<br />
Daniele si fece coraggio. “Intuisco i loro sentimenti. Ma non posso viverli.”<br />
Disse questa ultima parola, viverli….. come in un soffio.<br />
“L’altro giorno, nel parco. Il solito giro di ricognizione. La mattinata è trascorsa tranquilla, ho osservato un corvo ingoiare una lucertola, poi i  pensionati che davano da mangiare ai piccioni, le mamme indaffarate con le sporte della spesa penzolanti dai passeggini, ed i più piccoli, sì, i bambini. Gli unici che mi elargiscono qualche sorriso. “<br />
Per una frazione di secondo un’ombra di sorriso sembrò passare anche sul suo viso ma un sospiro se la portò subito via, le spalle curve sotto un peso non più sostenibile.<br />
Gabriele a questo punto entrò nel vivo. Scrollò la folta capigliatura e ci diede sotto, senza pietà.<br />
“Senti il bisogno di provare paura, gelosia, invidia, odio….non ti è bastato essere testimone delle cose terribili che queste emozioni, molto umane, sono capaci di provocare?”<br />
Disse questo sforzandosi di assumere un tono fermo e deciso. Non riusciva a rassegnarsi di perderlo. Era un elemento molto prezioso, una parte importante nel grande disegno dei C.C.C.D. *<br />
Daniele si raddrizzò nel busto ed alzò la mano destra portandosela alla fronte, come a sostenere maggiormente i propri pensieri.<br />
“Conosco i modi in cui i sentimenti vengono espressi, ma non i sentimenti stessi. Così credevo, almeno, fino a stamattina.”<br />
Ecco. Era accaduto quello che Gabriele temeva. C’era andato anche lui vicino, una volta. Sapeva quello che Daniele stava passando. Quelli come loro possono percepire solo cose astratte sulla terra, questo era la protezione più forte. Ma anche lui, in quel giorno lontano, era stato vicino a mollare tutto. Quel viso pulito, gli occhi spaventati che lo fissavano mentre lui le porgeva il messaggio. E quale messaggio. Ricordava ancora la forza con la lei quale accettò tutto. E quello che percepì dentro di sé, dinnazi a quella creatura che sembrava così fragile ma che si sarebbe dimostrata forte oltre ogni immaginazione,  non era stato poi così tanto astratto….. Ma seppe riprendersi da quegli accadimenti senza scalfitture, gli stessi accadimenti che, invece, segnarono profondamente  la storia degli uomini, ed andare avanti.<br />
Daniele non poteva intuire i pensieri di Gabriele se questi non lo voleva. Era inquadrato nei C.C.C.D. * ma in ranghi  inferiori, mica per niente.</p>
<p>D’altra parte era troppo preso dal suo dramma personale. Trovare le parole giuste, ecco. E continuò a spiegare.<br />
“A mezzogiorno. E’ stato proprio a quell’ora che li ho visti arrivare. Due umani fragili. Ma c’era quella affinità tra loro. Come si guardavano. Tu mi dirai pure…. Quanti te ne saranno passati sotto gli occhi, quante volte li hai visti gli innamorati. Eppure in quell’attimo, mentre il sole era perpendicolare e le ombre sembravano scomparire, nitida e pungente ho percepito la forza del loro sentimento. Così ho inteso che il nostro essere amorevole non è il loro amore. Ed allora mi sono chiesto a che cosa servono queste mie ali inutili se non possono farmi volare con la forza della loro assurda e misteriosa passione.”<br />
Gabriele sapeva che lo stava perdendo. Daniele avrebbe deciso, sì, avrebbe rinunciato a tutto. Con sguardo rassegnato e sempre amorevole, e come poteva essere altrimenti, si apprestò a reggere il colpo.<br />
“Non so se puoi capirmi, Gabriele. Ma è stato con fare distratto che mi sono messo a seguirli. L’alone che li circondava entrambi non era come il nostro. Pulsava. Ecco, mi è successo così, senza averlo potuto prevedere. E per questo sono disposto a rinunciare a tutto.” Disse questo scuotendo le sue ali, un orpello inutile, così le considerava ormai.<br />
Gabriele provò l’ultima carta, ma senza grandi speranze di trattenerlo ancora per molto.<br />
“Lo sai bene, vero, a cosa rinuncerai con la tua scelta. Una volta che scegli di diventare umano, diventerai un comune c.d e non potrai tornare più a far parte dei c.c.c.d., ma sarai in tutto e per tutto un umano fragile. Pensaci, tu così rinunci a tutto per nient’altro che un effimero attimo.”<br />
Il rumore delle ali che gli si staccarono dalle spalle a Daniele  sembrarono fare lo stesso rumore delle foglie morte quando cadevano nel parco. </p>
<p>* Nota dell’autore: C.C.C.D. acronimo di Corpo Celeste Comunisti Dandy</p>
<p>Stavolta ho esagerato, lo ammetto. Chiedo venia.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: francesco forlani</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/01/30/concorso/#comment-60197</link>
		<dc:creator>francesco forlani</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Feb 2007 15:58:25 +0000</pubDate>
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		<description>concordo con ellelle (lady Lazarus)
su Montaigne
effeffe</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>concordo con ellelle (lady Lazarus)<br />
su Montaigne<br />
effeffe</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: francesco forlani</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/01/30/concorso/#comment-60195</link>
		<dc:creator>francesco forlani</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Feb 2007 15:56:48 +0000</pubDate>
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		<description>Funziona
anche così
:)
e il tatuaggio?
e la falce?
e il martello?
effeffe
il cuore?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Funziona<br />
anche così<br />
:)<br />
e il tatuaggio?<br />
e la falce?<br />
e il martello?<br />
effeffe<br />
il cuore?</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Luca Carlucci</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/01/30/concorso/#comment-60194</link>
		<dc:creator>Luca Carlucci</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Feb 2007 15:49:25 +0000</pubDate>
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		<description>Oh. Mancherebbero lassù le ultime due parole del quaggiù, e una chiusa parentesi. Però è uguale, funziona - o non funziona - anche così.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Oh. Mancherebbero lassù le ultime due parole del quaggiù, e una chiusa parentesi. Però è uguale, funziona - o non funziona - anche così.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Lady Lazarus</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/01/30/concorso/#comment-60189</link>
		<dc:creator>Lady Lazarus</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Feb 2007 14:35:09 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2007/01/30/concorso/#comment-60189</guid>
		<description>Un commento mi continua ad occupare la mente ed è quello a firma di “Montaigne”, secondo me un’analisi anticonvenzionale, franca, lucida, antiretoria ma anche una dichiarazione affettuosa per un non luogo che gira comunque intorno al mondo della scrittura dove alcuni tentano di dare un senso alla propria esistenza umana e di non pensare alla propria ineluttabile solitudine. Molto comunista dandy mi pare.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Un commento mi continua ad occupare la mente ed è quello a firma di “Montaigne”, secondo me un’analisi anticonvenzionale, franca, lucida, antiretoria ma anche una dichiarazione affettuosa per un non luogo che gira comunque intorno al mondo della scrittura dove alcuni tentano di dare un senso alla propria esistenza umana e di non pensare alla propria ineluttabile solitudine. Molto comunista dandy mi pare.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Luca Carlucci</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/01/30/concorso/#comment-60188</link>
		<dc:creator>Luca Carlucci</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Feb 2007 14:22:49 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2007/01/30/concorso/#comment-60188</guid>
		<description>(Urgh, strani fantasmi formattanti hanno fatto sparire "ha pubblicato su Nazione Indiana" sostituendolo con una graffetta).</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>(Urgh, strani fantasmi formattanti hanno fatto sparire &#8220;ha pubblicato su Nazione Indiana&#8221; sostituendolo con una graffetta).</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Luca Carlucci</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/01/30/concorso/#comment-60187</link>
		<dc:creator>Luca Carlucci</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Feb 2007 14:20:32 +0000</pubDate>
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		<description>@effeffe
Attendo con spirito fermo e letizia nel cuore i prossimi minuti di celebrità - e ne approfitto fin d'ora per ringraziare i miei collaboratori, e chi m'è stato vicino nei bui momenti dell'anonimato.
Solo una cosa: non essendocene, di libri, in vista, va bene uguale se l'&#62;, anziché su una quarta di copertina, me lo faccio tatuare sul bicipite a mo' di tribale?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@effeffe<br />
Attendo con spirito fermo e letizia nel cuore i prossimi minuti di celebrità - e ne approfitto fin d&#8217;ora per ringraziare i miei collaboratori, e chi m&#8217;è stato vicino nei bui momenti dell&#8217;anonimato.<br />
Solo una cosa: non essendocene, di libri, in vista, va bene uguale se l&#8217;&gt;, anziché su una quarta di copertina, me lo faccio tatuare sul bicipite a mo&#8217; di tribale?</p>
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