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	<title>Commenti a: Una guerra globale &#8216;monoteistica&#8217; 2</title>
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	<pubDate>Fri, 09 Jan 2009 02:02:01 +0000</pubDate>
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		<title>Di: Numeri</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/02/12/una-guerra-globale-monoteistica-2/#comment-61700</link>
		<dc:creator>Numeri</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Feb 2007 12:56:39 +0000</pubDate>
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		<description>Numero dei militari americani impegnati in Europa,
Nel 1989: 315.434 
Nel '90: 287.061 
Nel '93: 145.302
Nel '97: 107.052 
Nel 2005: sotto le 100.000 unità
Entro il 2010: circa 30 mila unità. 
Parole d'ordine: ridurre e concentrare.
(Fonte: Heritage Foundation)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Numero dei militari americani impegnati in Europa,<br />
Nel 1989: 315.434<br />
Nel &#8216;90: 287.061<br />
Nel &#8216;93: 145.302<br />
Nel &#8216;97: 107.052<br />
Nel 2005: sotto le 100.000 unità<br />
Entro il 2010: circa 30 mila unità.<br />
Parole d&#8217;ordine: ridurre e concentrare.<br />
(Fonte: Heritage Foundation)</p>
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	<item>
		<title>Di: Valter Binaghi</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/02/12/una-guerra-globale-monoteistica-2/#comment-61336</link>
		<dc:creator>Valter Binaghi</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Feb 2007 10:41:38 +0000</pubDate>
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		<description>Ragazze, siete veramente molto più informate di me.
Archivio il tutto.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ragazze, siete veramente molto più informate di me.<br />
Archivio il tutto.</p>
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	<item>
		<title>Di: Pensieri Oziosi</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/02/12/una-guerra-globale-monoteistica-2/#comment-61334</link>
		<dc:creator>Pensieri Oziosi</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Feb 2007 10:24:30 +0000</pubDate>
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		<description>Forse è bene ricordare che in Europa ci sono almeno quattro paesi in cui bruciare combustibili fossili ammonta a meno del 10% della produzione di energia elettrica:

1. Norvegia (100% idroelettrico)
2. Svizzera (55% idro., 40% nucleare)  
3. Svezia (45% idro., 45% nucleare — nonostante che la Svezia avrebbe deciso una ventina di anni fa di uscire dal nucleare)
4. Francia (80% nucleare, 10% idro.)

Tanto per dare un'idea, la produzione USA di energia elettrica dipende al 70% da combustibili fossili, 20% dal nucleare e 10% idro. L'Italia all'80% da combustibili fossili e 16% idro. In termini assoluti, la Francia produce 1220 TWh di energia nucleare contro gli 800 TWh nucleari degli USA. (Fonti: Eurostat, US DOE, IEA, AIEA)

Questo per dire che: gli Stati Uniti sono così dipendenti dai combustibili fossili che dovrebbero costruire una sessantina di reattori nucleari soltanto per ridurre il peso delle centrali termoelettriche dal 70% al 50%. Se non erro, l'ultima centrale nucleare negli USA è stata costruita una trentina di anni fa: i suoi progettisti sono ora in pensione. Siamo così sicuri che gli USA, anche se volessero, siano in grado di spostare significativamente lo sforzo della produzione di energia elettrica dal petrolio/carbone al nucleare?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Forse è bene ricordare che in Europa ci sono almeno quattro paesi in cui bruciare combustibili fossili ammonta a meno del 10% della produzione di energia elettrica:</p>
<p>1. Norvegia (100% idroelettrico)<br />
2. Svizzera (55% idro., 40% nucleare)<br />
3. Svezia (45% idro., 45% nucleare — nonostante che la Svezia avrebbe deciso una ventina di anni fa di uscire dal nucleare)<br />
4. Francia (80% nucleare, 10% idro.)</p>
<p>Tanto per dare un&#8217;idea, la produzione USA di energia elettrica dipende al 70% da combustibili fossili, 20% dal nucleare e 10% idro. L&#8217;Italia all&#8217;80% da combustibili fossili e 16% idro. In termini assoluti, la Francia produce 1220 TWh di energia nucleare contro gli 800 TWh nucleari degli USA. (Fonti: Eurostat, US DOE, IEA, AIEA)</p>
<p>Questo per dire che: gli Stati Uniti sono così dipendenti dai combustibili fossili che dovrebbero costruire una sessantina di reattori nucleari soltanto per ridurre il peso delle centrali termoelettriche dal 70% al 50%. Se non erro, l&#8217;ultima centrale nucleare negli USA è stata costruita una trentina di anni fa: i suoi progettisti sono ora in pensione. Siamo così sicuri che gli USA, anche se volessero, siano in grado di spostare significativamente lo sforzo della produzione di energia elettrica dal petrolio/carbone al nucleare?</p>
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	<item>
		<title>Di: Valter Binaghi</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/02/12/una-guerra-globale-monoteistica-2/#comment-61324</link>
		<dc:creator>Valter Binaghi</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Feb 2007 00:44:43 +0000</pubDate>
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		<description>@ Maria
Grazie, è molto interessante.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ Maria<br />
Grazie, è molto interessante.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: maria (valente)</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/02/12/una-guerra-globale-monoteistica-2/#comment-61319</link>
		<dc:creator>maria (valente)</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Feb 2007 00:21:42 +0000</pubDate>
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		<description>@ Valter
 
consiglio, a tal proposito, la lettura integrale dell'art, piuttosto corposo, io ho dovuto necessariamente tagliare, c'è una parte che si riferisce propio al nucleare, vediamo se riesco senza troppi refusi a quest'ora...

"Man mano che il petrolio e il gas naturale diventeranno più scarsi, i politici e gli industriali insisteranno per ricorrere al nucleare. Il progetto sarà favorito dalla preoccupazione per il riscaldamento globale, dovuto per lo più alle emissioni di anidride carbonica prodotte dalla combustione del petrolio, del gas e del carbone. Il presidente Bush ha espresso più volte il desiderio di fare maggiore affidamento sull'energia nucleare. E anche altri paesi come la Francia, la Cina, il Giappone, la Russia e l'India hanno in programma di fare lastessa cosa, aumentando il numero dei reattori. Ci sono ostacoli a questo rinascimento nucleare, tra cui il costo stratosferico e il fatto che non è stato ancora trovato un modo sicuro per immagazzinare le scorie. Inoltre, nonostante i miglioramenti introdotti nei sistemi di sicurezza delle centrali, resta il timore di incidenti come quelli di Three Mile Island nel 1979 e di Cernobyl nel 1986. Ci sono due aspetti particolarmente preoccupanti della futura crescita dell'industria nucleare: il possibile passaggio dei reattori nucleari statunitensi sotto l'esclusivo controllo federale e l'eventuale stretta autoritaria per evitare che la maggiore disponibilità di materiali nucleari ne favorisaca il contrabbando con terroristi, criminali e stati "canaglia". 
Immaginiamo che in un futuro l'amministrazione statunitense faccia approvare un emendamento all'Energy Policy act (la legge sulla politica nucleare): il governo federale potrà decidere la costruzione di reattori nucleari, come fa oggi con gli impianti di rigassificazione. Le autorità federali annunciano il progetto di costruire decine o centinaia di nuovi reattori, sostenendo che c'è urgente bisogno di energia. I cittadini scendono in piazza per protestare. le autorità locali si schierano con i dimostranti e si rifiutano di arrestarli in massa. Ma in questo modo sfidano le autorità federali. la guardia nazionale o l'esercito intervengono per soffocare le proteste e difendere i reattori: l'energofascismo entra in azione.
Il ricorso al nucleare, inoltre, richiederebbe un aumento sistematico del controllo dello stato su tutte le persone collegate anche lontanamnete all'energia atomica commerciale. Dopo tutto ogni impianto per l'arricchimento dell'uranio, ogni reattore e ogni deposito di scorie - oltre a tutti i collegamenti tra questi impianti - sarebbe una potenziale fonte di materiale fissile per i terrorsiti, per il mercato nero e per stati canaglia come l'Iran e la Corea del Nord. tutto il personale impiegato in questi impianti, tutti gli appaltatori e subappaltatori, le loro famiglie ei loro amici, dovrebbero essere costantemente sorvegliati per evitare che restino coinvolti in traffici illeciti.
E poi c'è il problema dei reattori autofertilizzanti. Questi impianti producono più materiale fissile di quello che consumano, in generale sotto forma di plutonio. Questo elemento può, a sua volta, essere bruciato nei reattori nucleari per generare elettricità, ma può anche essere usato come combustibile per le armi atomiche. Anche se attualmente i reattori autofertilizzanti sono vietati negli Usa, altri paesi, tra cui il Giappone, li stanno costruendo per ridurre la loro dipendenza dai combustibili fossili e dall'uranio naturale, che è una risorsa limitata. Se la domanda di energia atomica aumenterà, altri paesi saranno costretti a costruire reattori autofertilizzanti. Ma così aumenterà la dipsonibilità di plutonio utilizzabile per la fabbricazione di bombe, il controllo statale su tutta l'industria nucleare. 


nota: Michael T. Klare insegna studi per la pace e la sicurezza mondiale all'Hampshire college, Massachussets. E' autore di "Blood and oil; the dangers and consequences of America's growing dependence on importde petroleum" (Owl Books 2005)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ Valter</p>
<p>consiglio, a tal proposito, la lettura integrale dell&#8217;art, piuttosto corposo, io ho dovuto necessariamente tagliare, c&#8217;è una parte che si riferisce propio al nucleare, vediamo se riesco senza troppi refusi a quest&#8217;ora&#8230;</p>
<p>&#8220;Man mano che il petrolio e il gas naturale diventeranno più scarsi, i politici e gli industriali insisteranno per ricorrere al nucleare. Il progetto sarà favorito dalla preoccupazione per il riscaldamento globale, dovuto per lo più alle emissioni di anidride carbonica prodotte dalla combustione del petrolio, del gas e del carbone. Il presidente Bush ha espresso più volte il desiderio di fare maggiore affidamento sull&#8217;energia nucleare. E anche altri paesi come la Francia, la Cina, il Giappone, la Russia e l&#8217;India hanno in programma di fare lastessa cosa, aumentando il numero dei reattori. Ci sono ostacoli a questo rinascimento nucleare, tra cui il costo stratosferico e il fatto che non è stato ancora trovato un modo sicuro per immagazzinare le scorie. Inoltre, nonostante i miglioramenti introdotti nei sistemi di sicurezza delle centrali, resta il timore di incidenti come quelli di Three Mile Island nel 1979 e di Cernobyl nel 1986. Ci sono due aspetti particolarmente preoccupanti della futura crescita dell&#8217;industria nucleare: il possibile passaggio dei reattori nucleari statunitensi sotto l&#8217;esclusivo controllo federale e l&#8217;eventuale stretta autoritaria per evitare che la maggiore disponibilità di materiali nucleari ne favorisaca il contrabbando con terroristi, criminali e stati &#8220;canaglia&#8221;.<br />
Immaginiamo che in un futuro l&#8217;amministrazione statunitense faccia approvare un emendamento all&#8217;Energy Policy act (la legge sulla politica nucleare): il governo federale potrà decidere la costruzione di reattori nucleari, come fa oggi con gli impianti di rigassificazione. Le autorità federali annunciano il progetto di costruire decine o centinaia di nuovi reattori, sostenendo che c&#8217;è urgente bisogno di energia. I cittadini scendono in piazza per protestare. le autorità locali si schierano con i dimostranti e si rifiutano di arrestarli in massa. Ma in questo modo sfidano le autorità federali. la guardia nazionale o l&#8217;esercito intervengono per soffocare le proteste e difendere i reattori: l&#8217;energofascismo entra in azione.<br />
Il ricorso al nucleare, inoltre, richiederebbe un aumento sistematico del controllo dello stato su tutte le persone collegate anche lontanamnete all&#8217;energia atomica commerciale. Dopo tutto ogni impianto per l&#8217;arricchimento dell&#8217;uranio, ogni reattore e ogni deposito di scorie - oltre a tutti i collegamenti tra questi impianti - sarebbe una potenziale fonte di materiale fissile per i terrorsiti, per il mercato nero e per stati canaglia come l&#8217;Iran e la Corea del Nord. tutto il personale impiegato in questi impianti, tutti gli appaltatori e subappaltatori, le loro famiglie ei loro amici, dovrebbero essere costantemente sorvegliati per evitare che restino coinvolti in traffici illeciti.<br />
E poi c&#8217;è il problema dei reattori autofertilizzanti. Questi impianti producono più materiale fissile di quello che consumano, in generale sotto forma di plutonio. Questo elemento può, a sua volta, essere bruciato nei reattori nucleari per generare elettricità, ma può anche essere usato come combustibile per le armi atomiche. Anche se attualmente i reattori autofertilizzanti sono vietati negli Usa, altri paesi, tra cui il Giappone, li stanno costruendo per ridurre la loro dipendenza dai combustibili fossili e dall&#8217;uranio naturale, che è una risorsa limitata. Se la domanda di energia atomica aumenterà, altri paesi saranno costretti a costruire reattori autofertilizzanti. Ma così aumenterà la dipsonibilità di plutonio utilizzabile per la fabbricazione di bombe, il controllo statale su tutta l&#8217;industria nucleare. </p>
<p>nota: Michael T. Klare insegna studi per la pace e la sicurezza mondiale all&#8217;Hampshire college, Massachussets. E&#8217; autore di &#8220;Blood and oil; the dangers and consequences of America&#8217;s growing dependence on importde petroleum&#8221; (Owl Books 2005)</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Valter Binaghi</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/02/12/una-guerra-globale-monoteistica-2/#comment-61316</link>
		<dc:creator>Valter Binaghi</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Feb 2007 22:29:43 +0000</pubDate>
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		<description>@ Maria
Il testo è coerente e interpreta dati indiscutibili, ma mi vien da chiedere: non costa meno agli Usa convincere la propria opinione pubblica ad abbandonare le remore sul nucleare e delocalizzare definitivamente la produzione di energia anzichè inventare guerre sante per il petrolio?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ Maria<br />
Il testo è coerente e interpreta dati indiscutibili, ma mi vien da chiedere: non costa meno agli Usa convincere la propria opinione pubblica ad abbandonare le remore sul nucleare e delocalizzare definitivamente la produzione di energia anzichè inventare guerre sante per il petrolio?</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: remember the Srebrenica</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/02/12/una-guerra-globale-monoteistica-2/#comment-61308</link>
		<dc:creator>remember the Srebrenica</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Feb 2007 19:36:37 +0000</pubDate>
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		<description>Andrebbe ricordato il discorso tenuto da Urbano II sul sagrato della cattedrale di Clermont, di cui si hanno poche ma certe testimonianze. E’ vero, nel 1095 il Papa seppe fare breccia nei cuori di una ‘classe dirigente’ infiammata dalle apocalissi medievali: il ritorno di Cristo in Terra Santa è una preoccupazione che unisce George W. Bush ai grandi baroni tedeschi e francesi di allora. Il punto è che nel primo dei due testi di Zolo non ci sono ulteriori indicazioni sulle cause delle Crociate, oltre alla decifrazione di questa teologia cattolica rigorista, militarista, fondamentalista. Ma se dobbiamo ragionare da pragmatici, e se decidiamo di riconoscere che le motivazioni religiose di una guerra sono narrazioni (immagini che si macchiano di sangue), a maggior ragione dovremmo indicare quali furono le altre cause del conflitto. Già, quali cause? Restiamo nel campo del diritto e della legge. L’Europa del 1096 era una schifezza. Gli arabi la consideravano una sorta di penisola arretrata, un posto esotico abitato da gente zotica e villana, che presto o tardi sarebbe stata schiacciata nella morsa del jihad. Il Diritto nel sistema post-carolingio era una chimera, una giustizia privata, con le sue logiche ricadute in materia di economia di rapina, saccheggi e malversazioni. Era un potere verticistico e piramidale per modo di dire, meglio definirlo irrazionale, sgangherato; sorta di buco nero che stava divorando la società feudale. Un’Europa povera e violenta, dominata dalle sopraffazioni. Urbano II interviene in questo contesto, sbagliando tragicamente, certo, perché scatena una guerra che durerà secoli, fino alla fine del Duecento. Quindi il giudizio storico sul Concilio di Clermont è uno e uno soltanto: l’orrore. Ma prima che il Papa identificasse brutalmente il ‘nemico’ con gli infedeli che ‘occupavano’ il Santo Sepolcro, prima della foga visionaria e del Dio degli eserciti, sembra esserci stato anche un desiderio di concordia, uno spirito da Westfalia. Nei concili degli anni venti e trenta – sempre nell’XI secolo –, il Papato parlava la lingua della costruzione e guardava con timore alla (prossima) autodistruzione del continente. Fu un tentativo di pacificazione sommaria, certo, ma la “Tregua di Dio” permise al clero di difendersi e servì a ‘proteggere’ almeno qualche contadino e pellegrino disarmato. Rendere conto a Dio del motivo per cui hai sguainato la spada può essere un buona cura omeopatica per nobili, signorotti e fuorilegge che si convertono al momento giusto, in cambio dell’indulgenza plenaria. La formazione delle “assemblee di pace” portò alla creazione delle Leghe, le “istituzioni di pace”, che dovevano riunirsi per scomunicare quanti – tra nobili, feudatari e cavalieri – si lasciavano andare alla violenza. Una sorta di Comunità Europea con il Vangelo al posto dell’Euro (‘l’auctoritas spiritualis’ di cui parla Zolo). Alla Chiesa romana interessava ristabilire la pace, cioè l’Ordine di Dio sulla terra. Sappiamo come finirono i buoni propositi del Papato. Per rimettere le cose a posto Urbano II decise di fare la guerra, una guerra diversa dalle faide che stavano sconvolgendo l’Europa. Una ‘guerra giusta’, una guerra santa. Ma cosa avrebbero potuto essere le Leghe della pace se non si fossero trasformate in Crociate? Se davvero non siamo così aridamente materialisti, proviamo a ragionarci sopra un momento.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Andrebbe ricordato il discorso tenuto da Urbano II sul sagrato della cattedrale di Clermont, di cui si hanno poche ma certe testimonianze. E’ vero, nel 1095 il Papa seppe fare breccia nei cuori di una ‘classe dirigente’ infiammata dalle apocalissi medievali: il ritorno di Cristo in Terra Santa è una preoccupazione che unisce George W. Bush ai grandi baroni tedeschi e francesi di allora. Il punto è che nel primo dei due testi di Zolo non ci sono ulteriori indicazioni sulle cause delle Crociate, oltre alla decifrazione di questa teologia cattolica rigorista, militarista, fondamentalista. Ma se dobbiamo ragionare da pragmatici, e se decidiamo di riconoscere che le motivazioni religiose di una guerra sono narrazioni (immagini che si macchiano di sangue), a maggior ragione dovremmo indicare quali furono le altre cause del conflitto. Già, quali cause? Restiamo nel campo del diritto e della legge. L’Europa del 1096 era una schifezza. Gli arabi la consideravano una sorta di penisola arretrata, un posto esotico abitato da gente zotica e villana, che presto o tardi sarebbe stata schiacciata nella morsa del jihad. Il Diritto nel sistema post-carolingio era una chimera, una giustizia privata, con le sue logiche ricadute in materia di economia di rapina, saccheggi e malversazioni. Era un potere verticistico e piramidale per modo di dire, meglio definirlo irrazionale, sgangherato; sorta di buco nero che stava divorando la società feudale. Un’Europa povera e violenta, dominata dalle sopraffazioni. Urbano II interviene in questo contesto, sbagliando tragicamente, certo, perché scatena una guerra che durerà secoli, fino alla fine del Duecento. Quindi il giudizio storico sul Concilio di Clermont è uno e uno soltanto: l’orrore. Ma prima che il Papa identificasse brutalmente il ‘nemico’ con gli infedeli che ‘occupavano’ il Santo Sepolcro, prima della foga visionaria e del Dio degli eserciti, sembra esserci stato anche un desiderio di concordia, uno spirito da Westfalia. Nei concili degli anni venti e trenta – sempre nell’XI secolo –, il Papato parlava la lingua della costruzione e guardava con timore alla (prossima) autodistruzione del continente. Fu un tentativo di pacificazione sommaria, certo, ma la “Tregua di Dio” permise al clero di difendersi e servì a ‘proteggere’ almeno qualche contadino e pellegrino disarmato. Rendere conto a Dio del motivo per cui hai sguainato la spada può essere un buona cura omeopatica per nobili, signorotti e fuorilegge che si convertono al momento giusto, in cambio dell’indulgenza plenaria. La formazione delle “assemblee di pace” portò alla creazione delle Leghe, le “istituzioni di pace”, che dovevano riunirsi per scomunicare quanti – tra nobili, feudatari e cavalieri – si lasciavano andare alla violenza. Una sorta di Comunità Europea con il Vangelo al posto dell’Euro (‘l’auctoritas spiritualis’ di cui parla Zolo). Alla Chiesa romana interessava ristabilire la pace, cioè l’Ordine di Dio sulla terra. Sappiamo come finirono i buoni propositi del Papato. Per rimettere le cose a posto Urbano II decise di fare la guerra, una guerra diversa dalle faide che stavano sconvolgendo l’Europa. Una ‘guerra giusta’, una guerra santa. Ma cosa avrebbero potuto essere le Leghe della pace se non si fossero trasformate in Crociate? Se davvero non siamo così aridamente materialisti, proviamo a ragionarci sopra un momento.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: maria (valente)</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/02/12/una-guerra-globale-monoteistica-2/#comment-61281</link>
		<dc:creator>maria (valente)</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Feb 2007 12:35:41 +0000</pubDate>
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		<description>Accantonando, per un momento, le retoriche di persuasione e concentrando l'attenzione sul vero movente, affianco alle analisi di Zoilo sopra riportate passi tratti da un un articolo di Michael T. Klare, che compare sull'Internazionale di questa settimana.


"[...]Negli ultimi anni lo stesso presisente George Bush ha usato diverse volte il termine islamofascismo [...] in realtà il mondo si trova di fronte a un pericolo molto più concreto e universale: l'energofascismo. Con questo termine intendo la militarizzazione della lotta globale per il controllo delle risorse energetiche sempre più scarse.
L'energofascismo è destinato ad influire sulla vita di quasi tutti gli abitanti del pianeta. Saremo costretti a finanziare o a partecipare alle guerre per la conquista di risorse energetiche vitali, come quella in corso in Iraq. Oppure dipenderemo interamente da chi controlla le fonti di energia, come i clienti del gigante russo Gazprom in Ucraina, Bielorussia e Georgia. O ancora, potremmo trovarci prima o poi sotto la continua sorveglianza dello stato, attento a evitare che il nostro consumo energetico superi determinate quote e a scongiurare possibili traffici illeciti. Non è solo un incubo futurista, ma una realtà [...]
Ecco alcuni dei suoi elementi fondamentali
1) La trasformazione dell'esercito statunitense in una forza globale di protezione del petrolio con il compito di difendere le riserve di greggio e di gas naturale cui attingono gli Stati Uniti e di pattugliare i più importanti oleodotti e  le maggiori linee di rifornimento del mondo.
2) La trasformazione della Russia in una superpotenza energetica che controlla le maggiori riserve di petrolio e di gas naturale dell'Eurasia, decisa a usare questo vantaggio per esercitare un'influenza politica sempre maggioresu tutti gli stati vicini.
3) La lotta spietata tra le grandi potenze per il controllo delle riserve di petrolio, gas naturale e uranio in Africa, America Latina, Medio Oriente e Asia.
Questa lotta comprende interventi militari ricorrenti, l'incessante creazione e sostituzione di regimi satellite, la corruzione e la repressione sistematiche, il continuo impoverimento della stragrande maggioranza delle popolazoioni che vivono nelle regioni ricche di fonti energetiche.
4) L'intrusione eil controllo dello stato sulla vita pubblica e privata a causa della sempre maggior dipendenza dall'energia atomica. Il ricorso al nucleare aumenterà il rischio di atti di sabotaggio, incidenti e traffici illeciti del materiale fissile.
Questi fenomeni, e le loro conseguenze, costituiscono le caratteristiche essenziali dell'energofascismo globale. Possono sembrare molto diversi tra loro, ma hanno tutti un elemento in comune: il coinvolgimento dello stato nella ricerca, nel trasporto, nella distribuzione dei rifornimenti energetici. 
A ciò si accompagna la tendenza ad usare la forza contro chi si oppone alle decisioni delle autorità. Come nel fascismo classico del Novecento, lo stato avrà un controllo sempre maggiore su tutti gli aspetti della vita pubblica e private in nome del cosiddetto interesse nazionale prioritario: l'acquisizione di energia sufficiente per mantenere in vita l'economia e i servizi pubblici, esercito incluso.
L'origine dell'energofascismo si può far risalire ad altri due fenomeni: l'imminente squilibrio tra domanda e offerta di energia e lo storico spostamento della produzione di energia dal nord al sud del pianeta.
[...] Si prevede che la domanda di energia a livello mondiale continuerà ad aumentare, ancora per molti anni, stimolata dallo sviluppo della Cina, dell'India e di altri paesi emergenti. Ma la produzione non riuscirà a stare al passo. Al contario, molti esperti sono convinti che la produzione di greggio convenzionale (liquido) presto raggiungerà il picco massimo -forse già nel 2010 0 2015 -e poi comincerà un declino irreversibile. Le scorte mondiali di altri tipi di combustibile importanti - come il gas naturale, il carbonio, l'uranio - si ridurranno più lentamente, ma cominceranno anch'esse a scarseggiare. Il carbone è la risorsa più abbondante: se si continua a consumarla alla velocità attuale potrà durare un altro secolo e mezzo. Ma se verrà usata per sostituire il petrolio, sparirà molto più rapidamente. Questo ovviamente senza tener conto del contributo del carbone al riscaldamento globale: se non cambierà il modo in cui viene bruciato nelle centrali elettriche, il pianeta diventerà invivibile molto prima che l'ultima miniera di carbone si esaurisca.
Il gas naturale e l'uranio dureranno dieci o vent'anni più del petrolio [...]
Queste propsettive preoccupano i leader dei principali paesi consumatori di energia: Stati Uniti, Cina e Giappone e le nazioni europee. Negli ultimi anni questi paesi hanno notevolmente modificato la loro politica energetica e sono tuttavia arrivati alla stessa conclusione: non si può contare solo sulle forze del mercato per soddisfare le richieste di energia a livello nazionale e, di conseguneza, lo stato deve assumersi la responsabilità di svolgere questo ruolo. E' una delle cause dell'emergere dell'energofascismo.
Un'altra è la nuova geografia della produzione energetica. Un tempo la maggior parte delle fonti di petrolio e gas naturale del mondo si trovava in Nord America, Europa, nella parte europea dell'impero russo.. Non era un caso: le principali industrie energetiche preferivano operare in paesi ospitali, non troppo lontani, relativamente stabili e poco disposti a nazionalizzare i giacimenti privati. Ma quei giacimenti ormai sono quasi completamente esauriti e le uniche regioni in grado di soddisfare la richeista globale si trovano in Africa, Asia, America Latina e Medio Oriente.
Regioni che sono state soggette quasi tutte al dominio coloniale e profondamente diffidenti nei confronti degli stranieri. In molti paesi ci sono gruppi etnici separatisti, insurrezioni che li rendono inospitali per le compagnie petrolifere straniere. Se al risentimento della popolazione si aggiunge la mancanza di sicurezza e un regime spesso instabile, è comprensibile che i leader dei principali paesi consumatori stiano cercando di prendere il controllo. Lo fanno stringendo accordi preventivi con autorità locali compiacenti e, quando necessario, offrendo in cambio la loro protezione militare per garantire che il petrolio eil gas arrivino a destinazione.
In molti casi questo ha portato i principali paesi consumatori ad instaurare specie di protettorati sui maggiori fornitori, come quello ormai consolidato degli Usa sull'Arabia Saudita e il più recente accordo Usa col presidente dell'Arzebaigian, Ilham Aliev. La militarizzazione della politica energetica dei paesi consumatori e il potenziamento della capacità repressiva dei regimi satellite costituiscono le basi dell'energofascismo mondiale
L'espressione più significativa di questa tendenza è stata la trasformazione dell'esercito Usa in forza globale di protezione del petrolio. La sua funzione principale è ormai fare la guerra alle risorse energetiche straniere e sistemi di distribuzine. Questa missione fu delineate per la prima volta dal presidente Jimmy Carter nel gennaio 1980 [...] Carter affermò che Washington avrebbe usato "tutti i mezzi necessari, compresa la forza militare" per sventare qualsiasi tentativo di bloccare quel flusso (di petrolio dal Golfo Persico).
Adesso si ritiene che il maggior pericolo per il petrolio dal Golfo Persico sia costituito dall'Iran. Teheran ha minacciato di fermare il passaggio delle petroliere attraverso lo stretto di Hormuz in caso di attacco aereo americano contro i suoi impianti nucleari.
Quando fu enunciata per la prima volta la dottrina Carter mirava a difendere il Golfo Persico...negli ultimi anni, tuttavia, i politici statunitensi sono arrivati alla conclusione che gli Usa devono estendere la protezione a tutte le principali regioni produttrici di petrolio nel mondo in via di sviluppo. 
Questo modo di pensare,condiviso da democratici e repubblicani, ha governato le scelte strategiche di Washington dalla fine anni 90. Il presidente Bill Clinton è stato il primo ad estendere la dottrina Carter[...]ha stretto rapporti militari con i governi dell'Arzebaigian, Georgia, Kazakistan, Kirghizistan, Uzbekistan.
Più di recente il presidente Bush ha esteso la portata della dottrina Carer all'Africa occidentale ...particolarmente importante è la Nigeria, dove la produzione si è notevolmente ridotta a causa dei disordini nella regione del delta del Niger. Per scongiurare un'interruzion edei rifornimenti, il dipartimento della difesa statunit sta fornendo consistenti aiuti militari all'esercito nigeriano e sta collaborando al pattugliamento del Golfo di Guinea. [...]
Gli Usa sono i maggiori consumatori mondiali di petrolio: un barile su 4 è destinato a loro.
I soldati e i marinai proteggono soprattutto gli oleodotti e le rotte marittime verso Usa e alleati come Giappone e paesi Nato.
Uno dei maggiori consumatori mondiali di petrolio è il Pentagono: nel 2005 ha usato 134 milioni di barili quanto l'intera Svezia.[...]
E' facile prevedere che i responsabili della politica estera statunitense ricorreranno sempre più spesso all'esercito per superare la resistenza delle popolazioni interessate[...]
I paesi ricchi di energia sono pochissimi [...]sono in una posizione invidiabile...spinta agli estremi, questa tendenza può portare a vere forme di condizionamento politico: il venditore decide di fornire solo se l'acquirente accetta determinate richieste politiche. Nessun paese ha abbracciato questa strategia con maggior vigore ed entusiasmo della Russia di Vladimir Putin. [...]
Molti cittadini e organizzazioni stanno cercando di trovare una risposta sensata e democratica ai problemi causati dall'esaurimento delle risorse...La maggior parte dei governi, tuttavia, sembra decisa a risolvere le difficoltà con un maggior controllo da parte dello stato e un uso maggiore della forza militare. se noin ci opporremo a questa tendenza, l'energofascismo potrebbe essere il nostro futuro." (Michael T. Klare, Alternet, Usa)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Accantonando, per un momento, le retoriche di persuasione e concentrando l&#8217;attenzione sul vero movente, affianco alle analisi di Zoilo sopra riportate passi tratti da un un articolo di Michael T. Klare, che compare sull&#8217;Internazionale di questa settimana.</p>
<p>&#8220;[...]Negli ultimi anni lo stesso presisente George Bush ha usato diverse volte il termine islamofascismo [...] in realtà il mondo si trova di fronte a un pericolo molto più concreto e universale: l&#8217;energofascismo. Con questo termine intendo la militarizzazione della lotta globale per il controllo delle risorse energetiche sempre più scarse.<br />
L&#8217;energofascismo è destinato ad influire sulla vita di quasi tutti gli abitanti del pianeta. Saremo costretti a finanziare o a partecipare alle guerre per la conquista di risorse energetiche vitali, come quella in corso in Iraq. Oppure dipenderemo interamente da chi controlla le fonti di energia, come i clienti del gigante russo Gazprom in Ucraina, Bielorussia e Georgia. O ancora, potremmo trovarci prima o poi sotto la continua sorveglianza dello stato, attento a evitare che il nostro consumo energetico superi determinate quote e a scongiurare possibili traffici illeciti. Non è solo un incubo futurista, ma una realtà [...]<br />
Ecco alcuni dei suoi elementi fondamentali<br />
1) La trasformazione dell&#8217;esercito statunitense in una forza globale di protezione del petrolio con il compito di difendere le riserve di greggio e di gas naturale cui attingono gli Stati Uniti e di pattugliare i più importanti oleodotti e  le maggiori linee di rifornimento del mondo.<br />
2) La trasformazione della Russia in una superpotenza energetica che controlla le maggiori riserve di petrolio e di gas naturale dell&#8217;Eurasia, decisa a usare questo vantaggio per esercitare un&#8217;influenza politica sempre maggioresu tutti gli stati vicini.<br />
3) La lotta spietata tra le grandi potenze per il controllo delle riserve di petrolio, gas naturale e uranio in Africa, America Latina, Medio Oriente e Asia.<br />
Questa lotta comprende interventi militari ricorrenti, l&#8217;incessante creazione e sostituzione di regimi satellite, la corruzione e la repressione sistematiche, il continuo impoverimento della stragrande maggioranza delle popolazoioni che vivono nelle regioni ricche di fonti energetiche.<br />
4) L&#8217;intrusione eil controllo dello stato sulla vita pubblica e privata a causa della sempre maggior dipendenza dall&#8217;energia atomica. Il ricorso al nucleare aumenterà il rischio di atti di sabotaggio, incidenti e traffici illeciti del materiale fissile.<br />
Questi fenomeni, e le loro conseguenze, costituiscono le caratteristiche essenziali dell&#8217;energofascismo globale. Possono sembrare molto diversi tra loro, ma hanno tutti un elemento in comune: il coinvolgimento dello stato nella ricerca, nel trasporto, nella distribuzione dei rifornimenti energetici.<br />
A ciò si accompagna la tendenza ad usare la forza contro chi si oppone alle decisioni delle autorità. Come nel fascismo classico del Novecento, lo stato avrà un controllo sempre maggiore su tutti gli aspetti della vita pubblica e private in nome del cosiddetto interesse nazionale prioritario: l&#8217;acquisizione di energia sufficiente per mantenere in vita l&#8217;economia e i servizi pubblici, esercito incluso.<br />
L&#8217;origine dell&#8217;energofascismo si può far risalire ad altri due fenomeni: l&#8217;imminente squilibrio tra domanda e offerta di energia e lo storico spostamento della produzione di energia dal nord al sud del pianeta.<br />
[...] Si prevede che la domanda di energia a livello mondiale continuerà ad aumentare, ancora per molti anni, stimolata dallo sviluppo della Cina, dell&#8217;India e di altri paesi emergenti. Ma la produzione non riuscirà a stare al passo. Al contario, molti esperti sono convinti che la produzione di greggio convenzionale (liquido) presto raggiungerà il picco massimo -forse già nel 2010 0 2015 -e poi comincerà un declino irreversibile. Le scorte mondiali di altri tipi di combustibile importanti - come il gas naturale, il carbonio, l&#8217;uranio - si ridurranno più lentamente, ma cominceranno anch&#8217;esse a scarseggiare. Il carbone è la risorsa più abbondante: se si continua a consumarla alla velocità attuale potrà durare un altro secolo e mezzo. Ma se verrà usata per sostituire il petrolio, sparirà molto più rapidamente. Questo ovviamente senza tener conto del contributo del carbone al riscaldamento globale: se non cambierà il modo in cui viene bruciato nelle centrali elettriche, il pianeta diventerà invivibile molto prima che l&#8217;ultima miniera di carbone si esaurisca.<br />
Il gas naturale e l&#8217;uranio dureranno dieci o vent&#8217;anni più del petrolio [...]<br />
Queste propsettive preoccupano i leader dei principali paesi consumatori di energia: Stati Uniti, Cina e Giappone e le nazioni europee. Negli ultimi anni questi paesi hanno notevolmente modificato la loro politica energetica e sono tuttavia arrivati alla stessa conclusione: non si può contare solo sulle forze del mercato per soddisfare le richieste di energia a livello nazionale e, di conseguneza, lo stato deve assumersi la responsabilità di svolgere questo ruolo. E&#8217; una delle cause dell&#8217;emergere dell&#8217;energofascismo.<br />
Un&#8217;altra è la nuova geografia della produzione energetica. Un tempo la maggior parte delle fonti di petrolio e gas naturale del mondo si trovava in Nord America, Europa, nella parte europea dell&#8217;impero russo.. Non era un caso: le principali industrie energetiche preferivano operare in paesi ospitali, non troppo lontani, relativamente stabili e poco disposti a nazionalizzare i giacimenti privati. Ma quei giacimenti ormai sono quasi completamente esauriti e le uniche regioni in grado di soddisfare la richeista globale si trovano in Africa, Asia, America Latina e Medio Oriente.<br />
Regioni che sono state soggette quasi tutte al dominio coloniale e profondamente diffidenti nei confronti degli stranieri. In molti paesi ci sono gruppi etnici separatisti, insurrezioni che li rendono inospitali per le compagnie petrolifere straniere. Se al risentimento della popolazione si aggiunge la mancanza di sicurezza e un regime spesso instabile, è comprensibile che i leader dei principali paesi consumatori stiano cercando di prendere il controllo. Lo fanno stringendo accordi preventivi con autorità locali compiacenti e, quando necessario, offrendo in cambio la loro protezione militare per garantire che il petrolio eil gas arrivino a destinazione.<br />
In molti casi questo ha portato i principali paesi consumatori ad instaurare specie di protettorati sui maggiori fornitori, come quello ormai consolidato degli Usa sull&#8217;Arabia Saudita e il più recente accordo Usa col presidente dell&#8217;Arzebaigian, Ilham Aliev. La militarizzazione della politica energetica dei paesi consumatori e il potenziamento della capacità repressiva dei regimi satellite costituiscono le basi dell&#8217;energofascismo mondiale<br />
L&#8217;espressione più significativa di questa tendenza è stata la trasformazione dell&#8217;esercito Usa in forza globale di protezione del petrolio. La sua funzione principale è ormai fare la guerra alle risorse energetiche straniere e sistemi di distribuzine. Questa missione fu delineate per la prima volta dal presidente Jimmy Carter nel gennaio 1980 [...] Carter affermò che Washington avrebbe usato &#8220;tutti i mezzi necessari, compresa la forza militare&#8221; per sventare qualsiasi tentativo di bloccare quel flusso (di petrolio dal Golfo Persico).<br />
Adesso si ritiene che il maggior pericolo per il petrolio dal Golfo Persico sia costituito dall&#8217;Iran. Teheran ha minacciato di fermare il passaggio delle petroliere attraverso lo stretto di Hormuz in caso di attacco aereo americano contro i suoi impianti nucleari.<br />
Quando fu enunciata per la prima volta la dottrina Carter mirava a difendere il Golfo Persico&#8230;negli ultimi anni, tuttavia, i politici statunitensi sono arrivati alla conclusione che gli Usa devono estendere la protezione a tutte le principali regioni produttrici di petrolio nel mondo in via di sviluppo.<br />
Questo modo di pensare,condiviso da democratici e repubblicani, ha governato le scelte strategiche di Washington dalla fine anni 90. Il presidente Bill Clinton è stato il primo ad estendere la dottrina Carter[...]ha stretto rapporti militari con i governi dell&#8217;Arzebaigian, Georgia, Kazakistan, Kirghizistan, Uzbekistan.<br />
Più di recente il presidente Bush ha esteso la portata della dottrina Carer all&#8217;Africa occidentale &#8230;particolarmente importante è la Nigeria, dove la produzione si è notevolmente ridotta a causa dei disordini nella regione del delta del Niger. Per scongiurare un&#8217;interruzion edei rifornimenti, il dipartimento della difesa statunit sta fornendo consistenti aiuti militari all&#8217;esercito nigeriano e sta collaborando al pattugliamento del Golfo di Guinea. [...]<br />
Gli Usa sono i maggiori consumatori mondiali di petrolio: un barile su 4 è destinato a loro.<br />
I soldati e i marinai proteggono soprattutto gli oleodotti e le rotte marittime verso Usa e alleati come Giappone e paesi Nato.<br />
Uno dei maggiori consumatori mondiali di petrolio è il Pentagono: nel 2005 ha usato 134 milioni di barili quanto l&#8217;intera Svezia.[...]<br />
E&#8217; facile prevedere che i responsabili della politica estera statunitense ricorreranno sempre più spesso all&#8217;esercito per superare la resistenza delle popolazioni interessate[...]<br />
I paesi ricchi di energia sono pochissimi [...]sono in una posizione invidiabile&#8230;spinta agli estremi, questa tendenza può portare a vere forme di condizionamento politico: il venditore decide di fornire solo se l&#8217;acquirente accetta determinate richieste politiche. Nessun paese ha abbracciato questa strategia con maggior vigore ed entusiasmo della Russia di Vladimir Putin. [...]<br />
Molti cittadini e organizzazioni stanno cercando di trovare una risposta sensata e democratica ai problemi causati dall&#8217;esaurimento delle risorse&#8230;La maggior parte dei governi, tuttavia, sembra decisa a risolvere le difficoltà con un maggior controllo da parte dello stato e un uso maggiore della forza militare. se noin ci opporremo a questa tendenza, l&#8217;energofascismo potrebbe essere il nostro futuro.&#8221; (Michael T. Klare, Alternet, Usa)</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: andrea inglese</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/02/12/una-guerra-globale-monoteistica-2/#comment-61223</link>
		<dc:creator>andrea inglese</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Feb 2007 10:05:56 +0000</pubDate>
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		<description>A Lorenzo e a Valter

1)	L’anticlericalismo nel discorso di Zolo non c’entra nulla. 

2)	Che nella dottrina cristiana Dio sia infinita trascendenza rispetto al mondo, non c’entra nulla con l’analisi delle retoriche, delle legittimazione ideologiche, di ascendenza religiosa, che dei governanti fanno della guerra, poggiandosi anche sugli interessi di chiese particolari.

3)	Si fa sempre più incrollabile in me la convinzione che in Italia vi sia un fenomeno di accecamento preventivo della ragione, non appena si tiri in ballo, in modo critico, la religione cattolica, la chiesa come istituzione, o più in generale la fede. Tutto ciò è naturalmente coerente con il potere temporale che Vaticano e chiesa esercitano in Italia. Un cattolico, oggi, se minimamente fosse fedele allo spirito del vangelo, da un lato, e al processo di secolarizzazione, dall’altro, dovrebbe avere come principale priorità una lotta esplicita, frontale, con le gerarchie ecclesiastiche e la loro pretesa di rendere la chiesa un organo con competenze politiche.

4)	Tutto quanto detto sopra non c’entra nulla con l’analisi di Zolo. Ma credo che essa non sia compresa perché si legge un’analisi portata avanti con strumenti concettuali delle scienze sociali come si leggesse un editoriale di Repubblica di qualche “brillante” opinionista come Garsh. 

5)	Zolo si interessa a: “una regressione alle retoriche antiche di giustificazione della guerra, inclusi importanti elementi della dottrina ‘monoteistica’ del bellum justum e del suo nocciolo teologico-sacrificale di ascendenza biblica: la ‘guerra santa’ contro i barbari e gli infedeli.” Che cosa vuol dire? Vuol dire che la guerra è un fenomeno complesso, non riducibile a motivazioni puramente “materiali”, ma abbisogna per trovare consenso di “retoriche”, ossia argomenti che la giustifichino. Dove hanno trovato questi argomenti gli uomini dell’amministrazione USA? In una tradizione concettuale che è possibile far risalire al diritto pre/moderno, nella sua configurazione “monoteistica”, ossia influenzata dall’ebraismo, dal cattolicesimo e dal protestantesimo (meno dalla religione musulmana, per questione puramente storiche: gli arabi erano i nemici, ecc.).</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>A Lorenzo e a Valter</p>
<p>1)	L’anticlericalismo nel discorso di Zolo non c’entra nulla. </p>
<p>2)	Che nella dottrina cristiana Dio sia infinita trascendenza rispetto al mondo, non c’entra nulla con l’analisi delle retoriche, delle legittimazione ideologiche, di ascendenza religiosa, che dei governanti fanno della guerra, poggiandosi anche sugli interessi di chiese particolari.</p>
<p>3)	Si fa sempre più incrollabile in me la convinzione che in Italia vi sia un fenomeno di accecamento preventivo della ragione, non appena si tiri in ballo, in modo critico, la religione cattolica, la chiesa come istituzione, o più in generale la fede. Tutto ciò è naturalmente coerente con il potere temporale che Vaticano e chiesa esercitano in Italia. Un cattolico, oggi, se minimamente fosse fedele allo spirito del vangelo, da un lato, e al processo di secolarizzazione, dall’altro, dovrebbe avere come principale priorità una lotta esplicita, frontale, con le gerarchie ecclesiastiche e la loro pretesa di rendere la chiesa un organo con competenze politiche.</p>
<p>4)	Tutto quanto detto sopra non c’entra nulla con l’analisi di Zolo. Ma credo che essa non sia compresa perché si legge un’analisi portata avanti con strumenti concettuali delle scienze sociali come si leggesse un editoriale di Repubblica di qualche “brillante” opinionista come Garsh. </p>
<p>5)	Zolo si interessa a: “una regressione alle retoriche antiche di giustificazione della guerra, inclusi importanti elementi della dottrina ‘monoteistica’ del bellum justum e del suo nocciolo teologico-sacrificale di ascendenza biblica: la ‘guerra santa’ contro i barbari e gli infedeli.” Che cosa vuol dire? Vuol dire che la guerra è un fenomeno complesso, non riducibile a motivazioni puramente “materiali”, ma abbisogna per trovare consenso di “retoriche”, ossia argomenti che la giustifichino. Dove hanno trovato questi argomenti gli uomini dell’amministrazione USA? In una tradizione concettuale che è possibile far risalire al diritto pre/moderno, nella sua configurazione “monoteistica”, ossia influenzata dall’ebraismo, dal cattolicesimo e dal protestantesimo (meno dalla religione musulmana, per questione puramente storiche: gli arabi erano i nemici, ecc.).</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: lorenzo galbiati</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/02/12/una-guerra-globale-monoteistica-2/#comment-61214</link>
		<dc:creator>lorenzo galbiati</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Feb 2007 08:02:19 +0000</pubDate>
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		<description>Sto più dalla parte di Binaghi: l'anticlericalismo a volte offusca l'obiettività di giudizio e porta a vedere la Chiesa cattolica o la addirittura la fede  cristiana (o islamica o più raramente ebraica) come l'origine di ogni male.

I cattolici più integralisti ma non stupidi come Cardini vedono nel piano egemonico USA un progetto di natura protestante ed ebraica estraneo a quello della Chiesa cattolica attuale - obiettivamente: è il caso di riconoscerlo, per non dire della sua estraneità dallo spirito e spesso anche dalla lettera evangelica e anche in parte biblica.
Del resto anche la frase di Zolo: "Il recente progetto della Road Map, messo a punto dal governo Sharon e dalla amministrazione Bush, intende risolvere la questione palestinese in linea con la strategia della ‘democratizzazione’ militare del Medio oriente e cioè proseguendo nell’opera di negazione ‘monoteistica’ della ’spazialità’ territoriale e dell’identità del popolo palestinese e nella spietata repressione della sua resistenza." che dice?
Idem i riferimenti alla guerra giusta, e alla statolatria e quelli di Walzer, non a caso sionista. E la teoria neocon è stata segnata da un certo tipo di protestantesimo e poi ha avuto un forte influsso sionista, o sbaglio?
La qualifica monoteistica data da Zolo alla guerra o all'egemonia attuale rischia di essere grezza e non all'altezza della sua analisi, che mi piace molto.
Lorenz</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sto più dalla parte di Binaghi: l&#8217;anticlericalismo a volte offusca l&#8217;obiettività di giudizio e porta a vedere la Chiesa cattolica o la addirittura la fede  cristiana (o islamica o più raramente ebraica) come l&#8217;origine di ogni male.</p>
<p>I cattolici più integralisti ma non stupidi come Cardini vedono nel piano egemonico USA un progetto di natura protestante ed ebraica estraneo a quello della Chiesa cattolica attuale - obiettivamente: è il caso di riconoscerlo, per non dire della sua estraneità dallo spirito e spesso anche dalla lettera evangelica e anche in parte biblica.<br />
Del resto anche la frase di Zolo: &#8220;Il recente progetto della Road Map, messo a punto dal governo Sharon e dalla amministrazione Bush, intende risolvere la questione palestinese in linea con la strategia della ‘democratizzazione’ militare del Medio oriente e cioè proseguendo nell’opera di negazione ‘monoteistica’ della ’spazialità’ territoriale e dell’identità del popolo palestinese e nella spietata repressione della sua resistenza.&#8221; che dice?<br />
Idem i riferimenti alla guerra giusta, e alla statolatria e quelli di Walzer, non a caso sionista. E la teoria neocon è stata segnata da un certo tipo di protestantesimo e poi ha avuto un forte influsso sionista, o sbaglio?<br />
La qualifica monoteistica data da Zolo alla guerra o all&#8217;egemonia attuale rischia di essere grezza e non all&#8217;altezza della sua analisi, che mi piace molto.<br />
Lorenz</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Valter Binaghi</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/02/12/una-guerra-globale-monoteistica-2/#comment-61087</link>
		<dc:creator>Valter Binaghi</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Feb 2007 14:36:41 +0000</pubDate>
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		<description>@ tashtego
Che la Chiesa sia stata e sia un centro di potere, non lo nego affatto. Ma qui si parla di identificazione tra belligeranza USA e monoteismo cristiano: quando si ha un colpo solo, è meglio non sprecarlo sul bersaglio sbagliato.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ tashtego<br />
Che la Chiesa sia stata e sia un centro di potere, non lo nego affatto. Ma qui si parla di identificazione tra belligeranza USA e monoteismo cristiano: quando si ha un colpo solo, è meglio non sprecarlo sul bersaglio sbagliato.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Morgan</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/02/12/una-guerra-globale-monoteistica-2/#comment-61083</link>
		<dc:creator>Morgan</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Feb 2007 14:19:55 +0000</pubDate>
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		<description>Anzitutto le tematiche trattate sono molte e con possibili interpretazioni assai divergenti. La filosofia politica contemporanea è in fermento evolutivo, i punti fermi sono a volte poco precisi. Detto questo, io sono un Vicentino (anche se trapiantato a Roma) e ho assistito alle lezioni di Zolo quando ancora studiavo a Firenze. Conosco bene la mia terra e conosco un po’ la persona. 
Sarebbe troppo lungo il commento che vorrei fare e mi piacerebbe parlarne con qualcuno in qualche caffè di Roma, tuttavia mi sento di dire che in questo periodo si stanno consegnando alla città di Vicenza concetti e significati troppo seri e importanti per la vera realtà contestuale di quell’area. Chi vorrebbe aerei sfrecciare sopra la propria testa o una possibilità della presenza di qualche bomba vicino la propria casa? Ma lì non c’è solo questo in un ipotetico futuro, c’è molto di più. C’è, e ne cito uno fra i molti, il rapporto fra la pacifica operosità vicentina e un contesto internazionale che è assai lontano dalla consapevolezza degli stessi. Fra le due non c’è fluidità di scambio. 
Zolo è una persona in gamba, ha le sue idee che tutti conosciamo, possono piacere o non piacere, ma è curioso, preparato e davvero nobile nell’animo. Ho avuto modo di leggere numerosi libri sull’argomento, non solo di Zolo ovviamente, e l’idea che mi sto facendo è che gli Stati Uniti temano seriamente il fervore economico della Cina, dell’India e, in parte minore, del Brasile, della Russia e pochi altri. La reazione organizzata statunitense appellandosi di continuo alla sicurezza internazionale è basata su un timore. Non mi è mai stato così chiaro come negli ultimi mesi. Consiglio, per dovere di cronaca, un testo interessante curato da Pietro Costa e appunto Danilo Zolo: “Lo stato di diritto”, ediz. Feltrinelli.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Anzitutto le tematiche trattate sono molte e con possibili interpretazioni assai divergenti. La filosofia politica contemporanea è in fermento evolutivo, i punti fermi sono a volte poco precisi. Detto questo, io sono un Vicentino (anche se trapiantato a Roma) e ho assistito alle lezioni di Zolo quando ancora studiavo a Firenze. Conosco bene la mia terra e conosco un po’ la persona.<br />
Sarebbe troppo lungo il commento che vorrei fare e mi piacerebbe parlarne con qualcuno in qualche caffè di Roma, tuttavia mi sento di dire che in questo periodo si stanno consegnando alla città di Vicenza concetti e significati troppo seri e importanti per la vera realtà contestuale di quell’area. Chi vorrebbe aerei sfrecciare sopra la propria testa o una possibilità della presenza di qualche bomba vicino la propria casa? Ma lì non c’è solo questo in un ipotetico futuro, c’è molto di più. C’è, e ne cito uno fra i molti, il rapporto fra la pacifica operosità vicentina e un contesto internazionale che è assai lontano dalla consapevolezza degli stessi. Fra le due non c’è fluidità di scambio.<br />
Zolo è una persona in gamba, ha le sue idee che tutti conosciamo, possono piacere o non piacere, ma è curioso, preparato e davvero nobile nell’animo. Ho avuto modo di leggere numerosi libri sull’argomento, non solo di Zolo ovviamente, e l’idea che mi sto facendo è che gli Stati Uniti temano seriamente il fervore economico della Cina, dell’India e, in parte minore, del Brasile, della Russia e pochi altri. La reazione organizzata statunitense appellandosi di continuo alla sicurezza internazionale è basata su un timore. Non mi è mai stato così chiaro come negli ultimi mesi. Consiglio, per dovere di cronaca, un testo interessante curato da Pietro Costa e appunto Danilo Zolo: “Lo stato di diritto”, ediz. Feltrinelli.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: tashtego</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/02/12/una-guerra-globale-monoteistica-2/#comment-61081</link>
		<dc:creator>tashtego</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Feb 2007 14:06:23 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2007/02/12/una-guerra-globale-monoteistica-2/#comment-61081</guid>
		<description>del messaggio evangelico la chiesa ha fatto sovente - oggi, come ieri - carne di porco: la chiesa è essenzialmente potere, un potere innestato su una credenza e perciò un potere del tipo più puro, perché agente direttamente sulle coscienze.
la chiesa è interessata alla perpetuazione della sua versione del monoteismo, contro tutto e tutti, perché significa la perpetuazione del suo potere.
questo si vede nella Storia e ancora oggi.

Zolo spiega bene in che senso intende la guerra "monoteista" attuale.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>del messaggio evangelico la chiesa ha fatto sovente - oggi, come ieri - carne di porco: la chiesa è essenzialmente potere, un potere innestato su una credenza e perciò un potere del tipo più puro, perché agente direttamente sulle coscienze.<br />
la chiesa è interessata alla perpetuazione della sua versione del monoteismo, contro tutto e tutti, perché significa la perpetuazione del suo potere.<br />
questo si vede nella Storia e ancora oggi.</p>
<p>Zolo spiega bene in che senso intende la guerra &#8220;monoteista&#8221; attuale.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Valter Binaghi</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/02/12/una-guerra-globale-monoteistica-2/#comment-61065</link>
		<dc:creator>Valter Binaghi</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Feb 2007 10:17:05 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2007/02/12/una-guerra-globale-monoteistica-2/#comment-61065</guid>
		<description>Mi meraviglio, Andrea. La persuasione è cosa diversa dal potere. Certo  che la Chiesa ha fatto di tutto per vincolare l'Impero ad obbedirla, ma non si è mai identificata ad esso, pena il totale tradimento del messaggio evangelico. Infatti la statolatria americana si ispira non al cattolicesimo, ma a una sorta di cristianismo interamente risolto nell'orizzonte mondano, più vicino al messianismo ebraico.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Mi meraviglio, Andrea. La persuasione è cosa diversa dal potere. Certo  che la Chiesa ha fatto di tutto per vincolare l&#8217;Impero ad obbedirla, ma non si è mai identificata ad esso, pena il totale tradimento del messaggio evangelico. Infatti la statolatria americana si ispira non al cattolicesimo, ma a una sorta di cristianismo interamente risolto nell&#8217;orizzonte mondano, più vicino al messianismo ebraico.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: andrea inglese</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/02/12/una-guerra-globale-monoteistica-2/#comment-61064</link>
		<dc:creator>andrea inglese</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Feb 2007 10:11:12 +0000</pubDate>
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		<description>Situazione simile negli USA. Quando l'universalismo della fede monoteistica si unisce all'esercizio del potere, che è sempre particolare e di parte, si ottiene la 'guerra globale' di oggi.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Situazione simile negli USA. Quando l&#8217;universalismo della fede monoteistica si unisce all&#8217;esercizio del potere, che è sempre particolare e di parte, si ottiene la &#8216;guerra globale&#8217; di oggi.</p>
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		<title>Di: andrea inglese</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/02/12/una-guerra-globale-monoteistica-2/#comment-61061</link>
		<dc:creator>andrea inglese</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Feb 2007 09:59:28 +0000</pubDate>
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		<description>"Quella del new world order statunitense non è una forma di teocrazia, ma di statolatria, cioè la negazione stessa della tradizione religiosa monoteistica." 

La chiesa cattolica non si è mai liberata dal suo temporalismo. Tutta la storia del cattolicesimo è anche storia del potere temporale della chiesa. E tu che sei italiano Valter, lo dovresti sapere abbastanza bene, visto che oggi ancora papa e vescovi vogliono influire sulla legislazione dello stato laico.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Quella del new world order statunitense non è una forma di teocrazia, ma di statolatria, cioè la negazione stessa della tradizione religiosa monoteistica.&#8221; </p>
<p>La chiesa cattolica non si è mai liberata dal suo temporalismo. Tutta la storia del cattolicesimo è anche storia del potere temporale della chiesa. E tu che sei italiano Valter, lo dovresti sapere abbastanza bene, visto che oggi ancora papa e vescovi vogliono influire sulla legislazione dello stato laico.</p>
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		<title>Di: Valter Binaghi</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/02/12/una-guerra-globale-monoteistica-2/#comment-61055</link>
		<dc:creator>Valter Binaghi</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Feb 2007 08:42:12 +0000</pubDate>
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		<description>Si potrebbe semplificare dicendo che un tempo si dichiarava guerra in nome di Dio, oggi gli Stati Uniti si propongono senz'altro come Dio. Fa male Zolo ad usare l'aggettivo monoteistico: il monoteismo porta con sè il senso dell'assoluta trascendenza di Dio dal mondo. Quella del new world order statunitense non è una forma di teocrazia, ma di statolatria, cioè la negazione stessa della tradizione religiosa monoteistica. Proprio perchè la globalizzazione del controllo non ha niente a che vedere con l'onniscienza di Dio ma ne è la perversione paranoide e persecutoria, gli Stati Uniti non hanno nemici e alleati, ma in questo momento sono l'espressione storica di ciò che nella Bibbia è chiamato il Nemico del genere umano.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Si potrebbe semplificare dicendo che un tempo si dichiarava guerra in nome di Dio, oggi gli Stati Uniti si propongono senz&#8217;altro come Dio. Fa male Zolo ad usare l&#8217;aggettivo monoteistico: il monoteismo porta con sè il senso dell&#8217;assoluta trascendenza di Dio dal mondo. Quella del new world order statunitense non è una forma di teocrazia, ma di statolatria, cioè la negazione stessa della tradizione religiosa monoteistica. Proprio perchè la globalizzazione del controllo non ha niente a che vedere con l&#8217;onniscienza di Dio ma ne è la perversione paranoide e persecutoria, gli Stati Uniti non hanno nemici e alleati, ma in questo momento sono l&#8217;espressione storica di ciò che nella Bibbia è chiamato il Nemico del genere umano.</p>
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