Ognuno è custode di ciò che lo avvilisce

28 febbraio 2007
Pubblicato da

di Franco Arminio

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Non si può andare avanti con Casini e Diliberto. Non si può andare avanti con questi politicanti autistici e parassiti. Un uomo come Berlusconi che dovrebbe essere oggetto di accurate perizie medico-legali continua a dominare la nazione. Intorno a lui si muovono le larve dei nuovi governanti, i dannati della chiacchiera lautamente stipendiata.
Pochi giorni fa al mio paese è venuto un assessore diessino del comune di Napoli a parlare contro la prospettiva del partito democratico. Non era solo, aveva la fidanzata e una pletorica scorta. La politica costa più del petrolio. Non c’è nessuna nazione al mondo dove il dieci per cento della popolazione vive fingendosi di occupare della cosa pubblica. Dal Quirinale fino al Comune più sperduto, l’Italia è gremita di luoghi in cui una classe di parlatori in doppiopetto galleggia su un fiume di carte.

La percentuale aumenta vistosamente e dannatamente nel meridione.

Pensate a quanti dipendenti ha la regione Calabria, pensate a quanto sia scandalosa e immotivata la loro inerzia in una zona che sa trafficare a meraviglia con le armi e con la droga.

Pensate ai soldi che ha speso Bassolino per accudire i rifiuti, per garantire scrupolosamente il loro accumulo in mezzo alle strade della Campania.

Ho appena finito di leggere un libro che in apparenza non c’entra niente con tutto questo. Si chiama Il padre degli animali e lo ha scritto Andrea Di Consoli. In un buon libro può ancora accadere quello che non accadrà mai a Porta a porta o a Ballarò. In un buon libro si legge di un ragazzo che ha paura di ammalarsi e di un paese che si è lasciato appestare dal miraggio della ricchezza; si legge di un emigrante che è tornato al suo paese e che alla fine trova compagnia solo negli animali. Di Consoli ci parla di un luogo senza speranze, come sono senza speranza i tanti, diversi luoghi di cui si compone la nostra sciagurata nazione.

Ho letto delle recensioni al libro in cui si indugia sul lirismo dell’autore. Non ho letto nessun riferimento alla desolazione che sbrana i nostri paesi. Ormai i libri sempre più spesso vengono letti come se fossero un mondo a parte, un mondo che non ha nessun collegamento col mondo reale. L’irrealtà della politica mostruosamente incentivata dall’egemonia berlusconiana nasconde sempre più la realtà della letteratura.

Il gesto di segnare una croce sul pane lievitato, prima di metterlo nel forno rovente di fuoco-la faccia calda della madre che guarda nel fuoco per vedere il pane che si scurisce; il gesto di versare il liquore nel bicchiere dell’amico; il gesto di togliersi i vestiti, la sera, prima di pregare; il gesto di chiudere gli occhi quando il vento è forte e schiaccia la faccia; il gesto di fischiare alle pecore che corrono senza motivo in una terra; il gesto di toccarsi il collo quando non si sa cosa dire, quando si è in torto; il gesto di bersi il sangue rugginoso quando una mano si ferisce.

Pensando ai gesti che si vedono ogni giorno alla televisione e a questi che ci ha raccontato Di Consoli nel suo libro forse si può capire da che parte stare, forse si può provare a uscire da questo delirio in cui ognuno si fa custode di ciò che lo avvilisce.

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127 Responses to Ognuno è custode di ciò che lo avvilisce

  1. carla bariffi il 28 febbraio 2007 alle 13:29

    La bellezza di un gesto, racchiude tutto un mondo.
    e gli occhi hanno paura di guardare
    e il cuore non sa più trovare
    la semplice carezza
    di quel gesto.

    Grazie per questa segnalazione, Franco.

  2. The O.C. il 28 febbraio 2007 alle 15:32

    Strabiliante.

  3. farminio il 28 febbraio 2007 alle 15:36

    ovviamente al posto di diliberto potete metterci rutelli, se preferite. il risultato è lo stesso, le trasmissioni in cui si parla di politica sono in tutto simili al processo del lunedì che faceva biscardi.

  4. Mario Ardenti il 28 febbraio 2007 alle 16:03

    Ma santo non so cosa!!

    Ma quando ci convincerete che la concreta politica che tanto vi disgusta è soltanto la rapprentazione dell’ineludibile cortile di casa nostra?
    E credetemi, non v’è altra cosa che meglio lo rappresenti. Proprio nessuna.
    E tanto meno qualsivoglia esperienza artistica, che parla (quasi) sempre d’altro, pur se con molto e condiviso fascino.

    Quell’assessore che non so è senza dubbio più “napoli” di tanti parlatori di napoli, ed ammesso che napoli possa avere un’anima (?) parte di essa l’assessore la contiene per certo.

    O no?

    Salutando

    Mario

  5. andrea inglese il 28 febbraio 2007 alle 16:04

    bravo franco.

  6. Marco Saya il 28 febbraio 2007 alle 16:11

    allora io ti cedo un Diliberto per quattro Rutelli, come le figurine della panini, Bassolino te lo cedo per una pattumiera su ebay e per i 40 palazzi abusivi che nessuno vedeva alle porte di Napoli perchè nascosti,ohibò, dagli alberi, il berlusca vale lo scambio alla pari con pippo, la figurina più gettonata in assoluto di questa settimana, la Levi vale 10.000 hunziker, Casini e Follini sono il 2 di briscola, la Gardini pulisce il cesso di Luxuria, Sgarbi tromba la Mussolini, ognuno di noi ,alla fine, è responsabile con il proprio voto di questa allegra ammucchiata. la prossima volta cerchiamo di dare un senso a questo avvilimento…

  7. pedro camacho il 28 febbraio 2007 alle 16:16

    Concordo con te su tutto, sui politicanti autistici e parassiti, sul disastro delle gestioni politiche ad ogni livello, con rarissime eccezioni, magari su singoli provvedimenti.
    Grazie, inoltre, per aver citato il libro di Di Consoli, che ancora non ho letto, ma che sono molto curioso di conoscere, anche se le recensioni, come spesso accade, mancano il punto, o lo nascondono.
    Quanta distanza tra il mondo reale e quello biscardiano dei dibattiti televisivi!
    Meglio, molto meglio, un vero romanzo…

  8. michele il 28 febbraio 2007 alle 16:35

    Posso pure darti ragione Franco. Ma hai una vaga idea di quanto costi un sessantapiedi in carbonio e mogano? Quando andate alle urne, (detta così sembra offensiva) pensate al vostro beniamino che deve cambiare la randa in carbonio? La colpa, non è nella modernità. E’ nell’odio e nella scusa di questo.

  9. farminio il 28 febbraio 2007 alle 17:08

    il governo aveva messo un tetto alle spese rai e lo toglie perché altrimenti la valletta di baudo non si sarebbe esibita. non sono cose a cui ci si può rassegnare.

  10. b.b. King il 28 febbraio 2007 alle 17:20

    ben detto! 1.000.000 di euro alla valletta e per trovare lavoro bisogna dannarsi per 400 euro in un miserabile call center.

  11. preteritenzionale il 28 febbraio 2007 alle 17:34

    grazie per la segnalazione, cercherò e leggerò il libro.
    Mi si permetta un’osservazione sig. Arminio. Questo post se da un lato (il lato del romanzo tornasole) mi sa di “ohtempora-ohmores” dall’altro fuorvia l’attenzione, la mia, incanalandola verso una realtà morta, di cui ho pochi ricordi. Forse sbaglio ma io più di un novello Virgilio avrei bisogno di reinventare nuovi gesti, utili a vivere la mia realtà e che nella loro prosaicità mi diano forza per mandare a casa politici fasulli, fidanzate e scorte. Spero che la letteratura non serva alla resa, al rimpianto, alla giustificazione o alla lamentela.
    Con questa tirata vi saluto (porgo i miei omaggi al sig. Ardenti).

  12. michelle h. il 28 febbraio 2007 alle 18:02

    siete dei paranoici.

  13. valter binaghi il 28 febbraio 2007 alle 18:34

    Io difendo con tutta la forza possibile l’idea di fondo di questo (bello e accorato) post di Arminio.
    L’indignazione per il lusso immeritato e per una pletora di sanguisughe che ci punisce, perchè abbiamo passato le ultime tre generazioni a togliere autorità dal piedistallo per finire amministrati da costoro.
    Difendo l’umanità schietta e addolorata della gente vera e di veri scrittori che parlano da e a quel cuore, e dico a Mario Ardenti che la classe politica è lontanissima (altro che specchio) dal paese reale. Così come lontanissima ma ammaliante è la finzione televisiva che avvolge ogni forma di comunicazione in questo paese, che però è puntualmente nutrita dal narcisismo e dalla bulimia con cui ideologie politiche di destra e sinistra non smettono di flirtare.
    Come si è ampiamente dimostrato in questi ultimi dieci anni, la faccia di questo paese NON si cambierà nella cabina elettorale, come non cambia nulla sostituire l’autista a un pullmann in discesa e coi freni tagliati.
    Scendere da pullmann, nell’unico modo possibile: uno a uno.
    Astensione, diserzione, austerità.
    Dalla politica e dallo spettacolo, e dal consumo che li alimenta.
    Ritornare a ripensare e preservare l’umano, come Noè nell’arca.
    Ascesi. Laica o religiosa, che importa?

  14. bill il 28 febbraio 2007 alle 18:57

    binaghi, hai ragione.

  15. bruno esposito il 28 febbraio 2007 alle 19:05

    Però mi sembra che tra Casini o Bassolino e Diliberto ce ne corra.
    Buttiamo via il bambino con l’acqua sporca ?

  16. cara polvere il 28 febbraio 2007 alle 19:37

    mi fa senso appunto che prodi parli di regime di austerità con proposta di applicarla per dare il buon esempio proprio ai membri del governo (abbasseranno il listino prezzi del barbiere e del parrucchiere per signora di montecitorio) e poi permettano l’eliminazione del tetto rai per le “prestazioni” dei vip.
    pippo e pippa stasera, tra una canzone e l’altra, dovrebbero dichiarare in diretta la volontà di decurtarsi i lautissimi budgets, dedicando il gesto “virtuale” a tutti quelli che campano di merda.
    pippo e pippa! pensate che roba sarebbe.
    e che anche sanremo si fletta al passo e si disponga all’ascolto di ciò che cova purulento sotto i fiorellini. quella è la musica che dovrebbe avere la precedenza in questo momento.
    un saluto
    paola

  17. paola il 28 febbraio 2007 alle 19:45

    “Difendo l’umanità schietta e addolorata della gente vera e di veri scrittori che parlano da e a quel cuore ” forse serve anche questo, chissà. Forse no. Mi piacerebbe che di accorato ci fosse anche un gesto, per restare in tema, di protesta viva, di cui si possa far uso, di cui si senta protagonista anche l’inurbato precario, l’operaio di vent’anni, la ragazzina ammaliata dalla tv, il professore, il buttafuori, lo studente, il disoccupato, l’emigrato. Vorrei del coraggio e credo anche un pò d’ironia.
    Probabilmente dovrei tenere per me che son terra-terra certe opinioni, ma la democrazia del web può avere effetti devastanti.

  18. farminio il 28 febbraio 2007 alle 19:46

    per cominciare bisogna guardare da un’altra parte, bisogna guardare e parlare alle persone che vivono da sole. so bene che tra i politici qualche piccolissima differenza esiste, ma i buoni in questo caso sono attori non protagonisti

  19. paola non cara polvere il 28 febbraio 2007 alle 19:57

    p.s.: l’ascesi sarebbe anche una buona cosa. Se non fossi già a digiuno.

  20. mario il 28 febbraio 2007 alle 19:58

    senza ironia, ma per vivo interesse: perchè guardare a chi vive da solo?

  21. Morgan Palmas il 28 febbraio 2007 alle 20:08

    Forse scriverò una cosa impopolare per i fruitori di Nazione Indiana, ma ritengo che oggi, data la decadenza non solo dei costumi, altresì di quei piccoli e semplici valori che hanno formato l’Italia del passato, sia necessario che la letteratura stessa possa in qualche caso scendere dall’iperuranio platonico delle arti e comunicare veemente lo stato di stagnazione emotiva e propulsiva del nostro paese.
    Rifugiarsi nell’arte fregandosene di chi e cosa ci circonda mi appare vile oggi, oltre che con un pizzico di presunzione.
    Se non saranno le nuove correnti di pensiero artistiche a smuovere nuovamente il torpore che attanaglia la maggior parte della popolazione, dobbiamo sognare rivoluzioni da Bobo Vieri, qualche velina e gli amici della Maria De Filippi? Possiamo, in cuore nostro, accettare che le zucche vuote, da un lato, e i farabutti politici, dall’altro, siano in grado di dare vigore nuovo ad un paese oramai allo sbando soprattutto dal punto di vista culturale?
    Ecco, io penso di no ovviamente ed esorto gli scrittori famosi in particolare modo a turarsi non il naso, ma la corona di alloro, e mettersi così a proporre romanzi, sceneggiature ecc crude e dirette che possano sbreccare, smuovere, sbattere pugni e infastidire.
    Dove siete finiti intellettuali militanti, dove?
    La letteratura si può lavare le mani? Sicuri?

  22. Erminia Passannanti il 28 febbraio 2007 alle 20:17

    Più che indegna, oscena decisione della Regione Campania di mettere una discarica nella meravigliosa area montana di Serre (Salerno) a due km dall’Oasi del WWF di Persano. Proposta e progetto più nauseabondi non sono esistiti. Deturpare il Cilento Immacolato per ripulire Napoli? Il Cilento, posto a 200 km di stanza dal politicamente famigerato capoluogo di regione? E come li manderanno in carovana i camion della spazzatura su per le montagne dell’Alto Cilento verso i nobili e immacolati Monti Alburni dove ancora vive qualche lupo? Come li manderanno per l’unica strada di montagna che porta a Serre dove passano solo auto di residenti, pullman di pendolari, trattori? Davvero questa cosa mi ripugna…..

  23. Erminia Passannanti il 28 febbraio 2007 alle 20:52

    Scusa Franco, per la fretta e l’indignazione, avevo dimenticato di sottolineare quanto abbia apprezzato quello che scrivi in questo post. Complimenti. A presto, erminia

  24. bruno esposito il 28 febbraio 2007 alle 20:56

    Erminia, Bertolaso ha assicurato che l’impatto ambientale sarà irrilevante. E Bertolaso non fa parte della gang che ha distrutto l’ambiente in Campania guadagnandoci soldi a palate.
    Quella discarica sarà temporanea ed è abbastanza lontana da insediamenti urbani.
    Se credi che l’alternativa in termini ambientali sia l’attuale situazione allora fatti un giro nei comuni della provincia di Napoli, specialmente a nord.

    E poi mi sembra che la comunità di intellettuali non stia poi così tanto a guardare, vedo molti segnali di ripresa, in libreria e altrove.

    Oggi alle 18 Sorrentino era alla Feltrinelli per presentare un lavoro antologico, almeno così scriveva il Mattino ( con tanto di foto diSaviano ). Peccato che non ho potuto partecipare.

  25. Mario Ardenti il 28 febbraio 2007 alle 21:04

    No, Arminio.

    Il paese reale è SOLO quello rappresentato a Montecitorio ed Palazzo Madama.
    Vederne altri è una illusione ottica (e presuntuosa) che non porta da nessuna parte, politicamente parlando. Artisticamente può anche essere genesi di capolavori, ma questa è una storia diversa.

    Ovviamente, solo solo opinioni. Non lo è ciò che succede davvero, e che ha, piaccia o meno, tutt’altra direzione.
    Si vuole cambiare? Ok. Ma dimenticando il relae e’ – terra-terra- – impossibile.

    Con la consueta simpatia, e sempre salutando

    Mario

  26. farminio il 28 febbraio 2007 alle 21:11

    io ho combattuto tre anni una battaglia contro una discarica nel mio paese. alla fine abbiamo vinto. ma la logica è sempre la stessa che si seguiva coi confinati. i rifuti si portano nei posti più lontani, come le persone indesiderate. mi piacerebbe che ci fosse meno disincanto in giro e più voglia di lottare

  27. valter binaghi il 28 febbraio 2007 alle 21:35

    Guardate che per me astensione non significa torre d’avorio o pippe d’artista. Secondo me è la cosa più politica che uno può fare oggi: togliere ossigeno al sistema, costringere la politica a ridefinirsi, visto che l’alternanza attuale nelle cose che contano è solo presunta.

  28. bruno esposito il 28 febbraio 2007 alle 22:13

    E’ alternanza e non alternativa. Concordo.

  29. farminio il 28 febbraio 2007 alle 22:55

    ecco un bel tema: togliere ossigeno al sistema, sarebbe bella una riflessione collettiva. per cominciare posso dire che vive in un luogo che non appartiene al sistema, o vi appartiene di striscio.

  30. Mario Ardenti il 28 febbraio 2007 alle 22:58

    @ farminio

    “togliere ossigeno al sistema, sarebbe bella una riflessione collettiva.”

    Si.
    Preoccupatissime le multinazionali, della riflessione.

  31. MarioB. il 28 febbraio 2007 alle 23:47

    Il fatto è, o Arminio, che quaggiù, in questo disgraziato paese, quando uno dice che un 10% vive da parassita per molto male amministrare la cosa pubblica ovvero pure per rubare, far concussione, corrompere e corrompersi, spesso passa per qualunquista, termine disusato ma sfacciato e poi rinfacciato.
    Ti dicono specie da sinistra, dove io abito:
    Che prospettiva hai?
    Veneri Ali Berlù e i suoi quarantamila ladroni?

    Io gli rispondo: Ma come mai la Costituzione prevede l’abolizione delle provincie dopo l’istituzione delle regioni e voi l’avete mantenute, anzi avete moltiplicato i vostri segretari, clienti, cognati, cugini, sorelle e viadicendo?

    Come si fa a togliere l’ossigeno al sistema?
    Non andiamo più a votare?
    Ma ormai non è necessario nemmeno più un quorum (mi pare) per le politiche o amministrative.

    Uno, una volta, andava alla sezione sua di partito e protestava e si creava un dibattito interno…(talvolta), invece ora vai ad assistere alle nomine dall’alto.
    Il fatto è che l’ossigeno al sistema glie lo toglie solo la congiuntura mondiale quando va già giù e giù, però, al popolo, ci tolgono il posto la pensione e la mutua, per dire.
    Tanto è vero che Tangentopoli scoppiò solo perchè era ormai impossibile per moltissimi imprenditori pagare ancora tangenti, vista la situazione economica generale di scarsi guadagni.

    Loro invece si autoproteggono con superpensioni dopo un anno di lavoro alla Camera e ti rispondono: Così va il mondo….
    Ma mica in tutt’Europa, cazzo, è così!

    MarioB.

  32. valter binaghi il 28 febbraio 2007 alle 23:50

    @Arminio
    Continua, ti ascolto.

    @Ardenti
    Bisogna essere qualcosa, prima di dar fastidio a qualcuno.

  33. tashtego il 1 marzo 2007 alle 00:16

    Non ho letto il libro di Di Consolo, ma già mi ripromettevo di farlo.
    Detto questo e concordando in linea di massima con la visione arminiesca della nostra realtà, de paese o metropolitana che sia, dissento sul tono da scompartimento ferroviario che ha preso questa discussione.
    Mi domando dove siate vissuti sinora.
    Mi domando che esperienza abbiate avuto della politica in tempi precedenti.
    Mi domando se conoscete il significato della parola “qualunquista” e se credete veramente che la politica sia tutto un magna-magna.
    Mi domando se credete davvero che TUTTI i politici siano della stessa pasta, se non esista più nessuno che si occupa davvero della cosa pubblica.
    Mi domando se credete davvero in un PRIMA, quando le cose e i gesti degli uomini erano autentici e in un DOPO dove tutto è degradato a volgarità televisiva.
    Cose vi aspettate che sia la politica?
    Cosa pensate che sia stata (con le dovute eccezioni che ci sono sempre state) fino adesso?
    La mia esperienza di lavoro a contatto coi politici mi dice che assieme alla merda esiste la non-merda e talvolta l’anti-merda.
    La merda (mi scuso per un termine così diretto e sintetico, ma il web richiede economia di espressione) certamente prevale, ma non è così anche in ogni altro campo dell’umano?
    Per mio conto ritengo che tutta questa desolazione – che richiederebbe di essere comunque meglio definita di così – sia il frutto non di una cattiva politica, ma piuttosto di fenomeni epocali molto ampi e non facilmente comprensibili, non riducibili a formule e definizioni sbrigative.
    Io stesso non so oggi che pesci pigliare quando parlo di politica, ma mi sforzo sempre di mantenere la facoltà di distinguere tra questo e quello.
    Certo, Diliberto è indifendibile.
    Eppure c’è chi giura che sia stato in passato un ottimo ministro di giustizia.

  34. Mario Ardenti il 1 marzo 2007 alle 00:31

    @ binaghi

    “Bisogna essere qualcosa, prima di dar fastidio a qualcuno.”

    Assolutamente vero!
    Difatti, do fastidio a nessuno, presumo (e spero) neppure qui.

    Succinto elenco di chi, essendo “qualcosa” da fastidio?

    @ tashtego

    “Mi domando [cut] fino adesso?”

    Sarà cosa grave trovarmi (sovente) in accordo con quanto, e molto meglio argomentado di me, scrivi?
    Non lo so.
    E’ che le assolutezze mi annoiano, eppoi sono vecchio.

    Buonanotte a tutti

  35. valter binaghi il 1 marzo 2007 alle 01:31

    @tash
    Non veniamo dall’eremo di Camaldoli.
    Nessuno si sogna di dire che tutti sono uguali a tutti ma che il linguaggio della politica degli ultimi dieci anni è fuorviante, impedisce di capire le cose, e non ha alcuna capacità di rappresentare le persone. Intendo quell’aspetto del potere che è ordine del discorso, e quindi propaganda in quanto tale: è a questo che vorrei togliere ossigeno, smettendo di parlarlo. Si tratta non di uomini politici, ma di soggetti politici. E’ diverso.

  36. Fiorello M. Annoia il 1 marzo 2007 alle 01:33

    Ciao, vecchio tashtego, che piacere risentirti (rileggerti, magari è meglio). Ti ricordi di me? Sono il tuo libraio-recensore di fiducia.

    Stavolta, però, sono in veste di dispensatore di consigli (non richiesti): l’attività che mi riesce meglio, oltretutto. Cosa ti propino? Semplice. Fai bene a procurarti il libro di Di Consoli (ottimo scrittore – e tieni conto che l’aggettivo, di grado superlativo, per giunta, non lo uso molto spesso), un libro bello davvero; ma io mi permetto di suggerirti, anche, di investire un po’ di proventi del tuo ultimo ‘lavoro’ nell’acquisto del suo precedente, ‘Lago Negro’, ancora migliore, secondo me.

    Ascoltami, non te ne pentirai. Crescerà solo il tuo debito nei miei confronti: la ‘dedica’, ricordi?

    p.s.

    Non entro nel merito della tua analisi politica, anche perché ho già fatto le mie scelte in vista della prossima tornata elettorale: voto ‘direttamente’ per il vaticano (sembra che si candidi alla presidenza del consiglio anche il ‘suo’ segretario, Georg Gaenswein, al quale andrà sicuramente la mia preferenza: e poi, vuoi mettere, è proprio un gran bell’uomo e piace tanto a mia sorella). Così non ci penso più. Facci un pensiero anche tu…

  37. farminio il 1 marzo 2007 alle 07:25

    il guaio di questi commenti è quando finiscono. resti sempre con questa sensazione: e adesso? ogni testo che viene messo qui è un inizio che resta tale. e ti trovi sempre davanti a un muro e ti trovi sempre e nuovamente solo. dobbiamo inventarci qualcosa per rimetterci in una vita collettiva, perché ho la sensazione che ne siamo letteralmente fuori.

  38. MarioB. il 1 marzo 2007 alle 08:42

    Tashtego, anch’io ho vissuto a contatto di politici,
    anche se non di alti incarichi e ne ho trovati alcuni buoni,
    la maggior parte cattivi,
    moltissimi ora sono peggiorati, almeno un 80 %.
    E non faccio di ogni erba un fascio.
    E mi sembra tanto trovare o pensare una percentuale così alta sia corrotta. Mi indigna. Ma credo proprio sia così.
    E mi risulta insopportabile che un’elite di politici abbia tanti privilegi per un lavoro che dovrebbe essere “di servizio”.

    E poi perchè ci vuoi dare la lezione sul qualunquismo?
    Siamo tutti ignoranti qui?
    Vuoi che ti racconti la storia di Giannini e dell”l’uomo qualunque”?

    MarioB.

  39. m. il 1 marzo 2007 alle 09:36

    Sig. Arminio ha ragione, a me danno la stessa sensazione. Apprezzo moltissimo la discussione e sono convinto che “bisogna essere qualcosa per dar fastidio a qualcuno” e per essere qualcosa è necessario, secondo me, il confronto. Lei parte da un presupposto diverso dal mio. Il suo mi sembra più fiducioso, il mio forse è cinico. Sarà frutto dell’esperienza personale ma porta comunque, per vie diverse, alla constatazione di un disagio che non scema. Per me è importante che il disagio sia espresso direttamente anche nelle lettere, che anzi l’arte tutta non si rinchiuda in un intimismo a volte scoraggiante ma che proponga nuove soluzioni, nuove idee, che reinventi i modi di sentire ed esprimere la realtà. Non è militanza ma espressione artistica che si nutre del reale.
    Non è poco poterne discutere, a me N.I. ha fatto un gran bene. Comunque mi sento meno solo e magari si prepara anche così, nella frustrazione, una consapevolezza nuova, un orizzonte oltre il malcontento.

  40. cara polvere il 1 marzo 2007 alle 09:49

    Franco, il qui virtuale – come la carta stampata, come tu m’insegni – ma più in tempo reale – è un mezzo potente attraverso il quale puoi valutare che non sei solo – e non lo sei – e di conseguenza, organizzare un pensiero comune valido come mi pare tu stia già facendo ottimamente con chi ti segue e ti stima.
    un saluto
    paola

  41. farminio il 1 marzo 2007 alle 10:20

    caro paola
    non so. non so che serve questo mondo virutale e neppure quello reale. adesso guardo la casa di fronte. c’è il manifesto della donna che è morta un anno fa e che io da viva neppura la ricordo, c’è la poltrona dove ogni tanto il marito si mette a fumare, oggi il cielo è grigio, adesso vado all’edicola, vado senza chi mi segue e chi mi stima, ho bisogno che qualcuno venga qui, adesso, forse mi serve un abbraccio improvviso e fortissima, una persona, un’altra persona che mi stringe senza rimedio alla sua vita.

  42. così&come il 1 marzo 2007 alle 10:52

    Caro Arminio… oggi non è proprio giornata…. siamo davvero avviliti ed infuriati, con complicità trasversali e falsi certificati ci hanno riempito le discariche comunali di rifiuti tossici, amianto e chissa cosa altro e vogliono imporci un inceneritore di bio masse, prepareremo le tende e ci sdraieremo con i bambini davanti alle ruspe! Noi idioti ed illusi ad essere poetici e delicati, a coltivare i cavoli e le fave nell’orticello biologico, mentre da sotto chissà cosa risale.

  43. Barbara il 1 marzo 2007 alle 11:17

    Ehi, Franco, già sò debole per un raffreddore gigante ed un fuoco di mal di gola, non farmi commuovere per il tuo appello (disperato, sembra) qui sopra, eh ?:o)
    L’espressione ‘..un’altra persona che mi stringe senza rimedio alla sua vita’ è veramente molto bella !

  44. cara polvere il 1 marzo 2007 alle 11:20

    @Franco
    solitudine e antisolitudine in curva in un desiderio che resta sempre aperto, sempre chiuso.
    lui, palazzo pieno di crepe rabbiose che nessuno osa abitare o chiede di abitare pur rimanendo sfiatato di una certa grazia nera delle sue cavità; è momento di terra di stanze, più vicino alla terra con poltrone che indossano ospiti che non si approvano nè si capiscono tra di loro. ci si sente così come loro.
    aperti da sprofondare, chiusi da rifiutarci.
    non sempre l’atto che ci calca è lo stesso che gli altri vedono.
    comunque ribadisco, anche se probabilmente sbiadirà, il mio pensiero precedente.
    paola

  45. mario e famiglia il 1 marzo 2007 alle 11:40

    facciamo che la invito a cena. Non scherzo. Ho un fratello che è poco meno di uno chef di prima. Sul blog c’è il mio indirizzo, venga. I piatti sardi sono la nostra specialità. Abbiamo buon vino. Sappiamo stare in silenzio.
    Forse riusciremo ad essere un buon surrogato.
    L’aspettiamo e ribadisco, l’invito è serio.

  46. tashtego il 1 marzo 2007 alle 12:27

    Molti frequentaori di NI sono giovani (rispetto a me) ed hanno una percezione della politica molto diversa da quella che ne ha (ne ha avuta?) almeno una parte della mia generazione.
    Per molti miei coetanei, e anche per me, il tono dei commenti qui sopra suonerebbe esattamente come qualunquista – lasciando perdere Giannini e riferendosi al senso successivo che ha assunto il termine, che designa una visione della politica come un tutto uniforme sostanzialmente sporco e corrotto ab ovo – mentre la mia formazione mi ha abituato ad un’idea della politica diversa, come di una cosa alta, della quale non è possibile fare a meno, la cui ricaduta sulla nostra vita, anche su quella privata, è pressoché totale.
    La mia generazione ed anche quella di Mario B. considera la politica come ciò in cui si racchiude, trasformandosi in azione, la totalità dell’umano nelle sue varie accezioni, dalla scienza alla religione all’etica all’economia, alla sessualità, eccetera.
    Mi sembra che una visione del genere sia del tutto estranea alle generazioni successive, le quali si illudono che qualcosa di loro si salvi dalla politica, che possa restarne fuori come qualcosa di autentico e puro.
    Ma purtroppo non è così.
    Quando le nuove generazioni ricominceranno ad avere un’idea qualsiasi del politico, più consona e realistica e soprattutto più alta – cos’altro è la politica se non la disciplina per la gestione dei destini umani? – potremo ricominciare a nutrire qualche speranza per il futuro.
    Di averne uno (di futuro), voglio dire.

  47. farminio il 1 marzo 2007 alle 12:42

    io anche un numero di telefono 0827 89259 e una casa. e oggi appena uscito di casa ho incotrato un amico che mi ha ferito. uno esce per avvistare qualcosa, qualcuno, uno esce per farsi avvistare da qualcosa, da qualcuno e trova muri, muri che si alzano dappertutto. oggi sono veramente disperato. l’amico non ha fatto niente di male, si è limitato a dire che la serata in cui ho presentato il libro a lui non è piaciuta, non gli è piaciuto che ho fatto pace col mio paese e che critici illustri hanno detto di me quello che i miei amici non hanno mai osato pensare. altro che politica, appena la nostra vita dà cenno che funziona, appena diamo cenno che vogliamo uscire dalla clinica, che siamo guariti, ecco che gli infermieri ci riacciuffano, ci rimettono la camicia di forza. questi anni per capirli ci vuole molta disperazione, una disperazione vera, perché sono anni profondamente disperati e sarebbe già qualcosa se decidessimo di prendere atto di questa disperazione, se ci accomunassimo in essa, invece è tutto un saltellare da un’altra parte, tutto un rimandare, un divagare pur di non convenire. io voglio un popolo, io merito un popolo e non le rissette che mi impongono gli amici. so che è difficile in questo luogo, ma noi dobbiamo cantare in ogni luogo, dobbiamo cantare fino alla fine.

  48. The O.C. il 1 marzo 2007 alle 12:48

    Strabilianti populisti nostalgici, quasi meglio di Severgnini sul Corriere di oggi.

  49. puppyish il 1 marzo 2007 alle 13:10

    Riassunto

    crisi sociale
    crisi istituzionale
    crisi stato sociale

    ingovernabilità

    gerontocomio
    medicalizzazione delle vita
    paura della morte

    terrore della vita

  50. carla bariffi il 1 marzo 2007 alle 13:29

    caro Arminio.
    se quel tipo era veramente un tuo amico, ha fatto bene a dirti ciò che pensava, la sincerità dei veri amici è così rara!
    se non era tuo amico….solo tu lo puoi sapere!

    siamo in tanti
    e siamo tutti feriti.
    chi è più sensibile merita un bacio in più.
    e tante carezze.
    Forza!

  51. puppyish il 1 marzo 2007 alle 13:46

    La ferita narcisistica va lubrificata perché scorra l’attrito. Orifizio. Non stimmate.

    Alessandro Morgillo

  52. la funambola il 1 marzo 2007 alle 14:08

    Arminio, molto affettuosamente:), siamo custodi di ciò che ci avvilisce tanto quanto te e il caro signor mario ci ha proprio ragione.
    Se vuoi schiapparti, se vuoi alzare il culo dalla tua sedia dell’anima, fallo, e non chiedere altro, non chiedere comprensione, non chiedere avvalli, non chiedere ritorni, non chiedere giudizi, non chiedere conforto,non chiedere proseliti, non chiedere alibi.
    Fallo e basta. Possiamo solo esere testimoni di pace, in silenzio.
    Rassegnati a non rassegnarti.
    bacio
    la funambola

  53. carla bariffi il 1 marzo 2007 alle 14:10

    Vi piacciono i Mon Cherì?

  54. cara polvere il 1 marzo 2007 alle 17:12

    scegliersi per mettersi in endura.
    niente fame, niente sete. ascoltare e andare vicino a morire.
    distanziare i nervi, stare in tema di nessun compleanno.
    per un po’.

    mi piacciono sempre di più le candele tra una stanza e l’altra e sempre meno i gemiti delle gatte morte
    un saluto
    paola

  55. Alcor il 1 marzo 2007 alle 17:17

    Ma i vostri rifiuti voi dove li vorreste mettere?

    [@carla, a prop della sincerità tra amici, leggi Adorno, Minima moralia, Parlar franco]

  56. cara polvere il 1 marzo 2007 alle 17:41

    @Alcor

    e gli uomini tu dove li metteresti?

    uomini e rifiuti sono fratelli.
    dove vanno gli uni vanno anche gli altri.
    dunque i rifiuti staranno dove stiamo se non risponderai alla mia domanda.
    e non ti venga in mente di dire spazio, perchè è già pieno e di uomini e di rifiuti che si scontrano in continuazione

    paola

  57. farminio il 1 marzo 2007 alle 17:44

    è vero, mi lamento sempre, mi lamento specialmente quando parlo agli altri. intanto abbiamo un pò perso di vista lo schifo dei politicanti e i bei gesti del libro di consoli

  58. carla bariffi il 1 marzo 2007 alle 17:45

    @alcor: vuoi farmi morire?
    preferisco leggere te.
    credimi.
    ciao

  59. Alcor il 1 marzo 2007 alle 17:49

    paola:–) io fatico a capirti, lo sai, ma forse questa volta ti ho capita.
    Non si può fare una piccola discarica per ogni condominio, le città sono vecchie e non atte a smaltire.
    I rifiuti sono sempre stati portati “fuori”. Se uomini e rifiuti non si separano arriva la peste, come arrivava in passato. Dunque la tua domanda rimane retorica.
    I rifiuti sono uno dei grandi temi del nostro secolo, e vanno affrontati laicamente, invece di odiarli e dar loro fuoco, producendo diossina.
    Io faccio la differenziata. Dico io faccio perché non credo che poi l’azienda la faccia, divido, sciacquo persino i cartoni del latte, taglio e separo e porto negli appositi cassonetti. Dopo di che mi aspetto che da qualche parte venga smaltita, per me anche in città, se fosse possibile fare gli impianti adatti senza impestare per troppa vicinanza gli esseri umani.
    Qualsiasi proposta laica mi va bene, ma LAICA.

  60. Alcor il 1 marzo 2007 alle 17:50

    @carla, è breve, ti assicuro, e piacevole da leggere:–)
    E dà ragione a Arminio.

  61. valter binaghi il 1 marzo 2007 alle 17:52

    @tashtego
    “La mia generazione ed anche quella di Mario B. considera la politica come ciò in cui si racchiude, trasformandosi in azione, la totalità dell’umano nelle sue varie accezioni, dalla scienza alla religione all’etica all’economia, alla sessualità, eccetera”.

    Credi davvero che l’invadenza mostruosa del pubblico nel privato, l’impossibilità stessa di avere un privato che non sia il puro e semplice cesso dei bisogni sia un bene? Caro tash, io sento che proprio quella concezione sovradeterminata del politico, che trasforma l’occhio di Jahvè nella Ragione civile, sia l’anticamera del Grande Fratello. Eterogenesi dei fini, per usare un’espressione vecchia di un secolo.
    E poi posso dirti una cosa?
    L’espressione “cos’altro è la politica se non la disciplina per la gestione dei destini umani?” la trovo spaventosa. Il destino di ciascuno è ignoto e interdetto a chiunque altro, tranne a lui stesso e a Dio (per chi ci crede).
    La politica è contrattazione di regole di convivenza.
    Esteriorità, per definizione.

  62. Alcor il 1 marzo 2007 alle 17:55

    OT per le donne

    ma ragazze, vedete a che cosa mi avete ridotta? A usare gli emoticon.
    Non era meglio e più carino nei miei confronti, invece di costringermi a infantilizzarmi, pensare che ogni cosa che dico, se non sono esplicitamente esplosiva, sia detta con calma e un certo garbo?

  63. cara polvere il 1 marzo 2007 alle 18:33

    @Alcor

    no, Alcor, niente retorica.
    i virus che hanno ricominciato a infestare il mondo non vengono dallo spazio, vengono dalla sovrappopolazione e di uomini che per mangiare sono sempre più costretti ad allevare in maniera industriale animali compressi e sempre meno curati e vengono dalla sovrabbondanza di rifiuti che davvero non sappiamo più dove mettere
    ma i rifiuti non sono solo inanimati: in Alaska si trivella per cercare petrolio e con le vibrazioni si castrano gli orsi bianchi
    che diventano rifiuti belli e fatti. vivi ma rifiuti.
    e lo spinning? per la zuppa di pinne di squalo.
    ricetta: pescare uno squalo, tagliargli tutte le pinne tranne la coda, da vivo, e ributtarlo semivivo in mare in modo che muoia annegato danzando come una caramella che va a fondo in una bacinella- lo spreco produce rifiuto.
    nessuna retorica. non la vedo.
    e poi, Alcor, sei elegante in tutto, anche quando usi le emoticon.
    paola

  64. carla bariffi il 1 marzo 2007 alle 18:34

    ok, lo leggerò.
    se è breve e conciso.
    comunque non ho detto che sono contro Arminio, il discorso dell’amicizia è ampio e difficile, io stessa non saprei come affrontarlo perchè sinceramente non ci credo tanto, comunque, al di là di questo… in che senso ti costringiamo ad infantilizzarti?
    stiamo esprimendo dei pensieri, anche delle azioni, credo pure positive.
    basta che usiamo toni pacati, tranquilli, sereni….e si potrebbe conversare per ore…
    se non fosse per la febbre da cavallo che mi batte sulle tempie!!!
    vado a preparare la cena.
    ciao

  65. farminio il 1 marzo 2007 alle 19:23

    ho appena scritto una poesia erotica, dopo aver scritto per tutta la mattinata cartoline dai morti. non sono uno scrittore, sono un pulviscolo psicosomatico

  66. la funambola il 1 marzo 2007 alle 19:29

    “finiscila con i lamenti e le grida e gli altri strepiti con cui suole manifestarsi il dolore delle donne: hai sofferto invano, se non hai ancora imparato a stare nell’infelicità”
    seneca, un “Rassegnato” docg
    sempre baci
    la fu

  67. Nunzio Festa il 1 marzo 2007 alle 19:56

    caro Franco, giorni fa, ho scritto proprio una recensione, dopo aver intervistato Andrea, al libro di cui parli così giustamente…

    si trova anche sul sito principale di recensioni eccetera della scrittrice Francesca Mazzucato, sezione “le note di nunzio festa” – ma voglio rimettere qui

    “Il Meridione dei predestinati offre un’altra opera magnifica alla letteratura. Il padre degli animali, romanzo recentemente pubblicato da Andrea Di Consoli per i tipi della Rizzoli si ciba di una Basilicata mai citata e dell’orizzonte fatto dalla Calabria, dalle “Calabrie”. Fra la parentesi del tempo che canta come facevano i pastori in anni andati e come fanno gli ultimi pastori tutt’oggi e la dannazione che è l’estrazione perenne, la rapina (senza ombra di dubbio) dell’anima del sottosuolo lucano celato e svelato dalle invenzioni dello scrittore – ecco apparire un dialogo; un corpo a corpo, per certi versi, che un padre e un figlio, un genitore e il suo unico vero amico fraterno che forse rimane portano avanti per tutta la durata dell’opera. E’ il colloquio che sa di vita da capire e vita già capita fino in fondo è sorretto dalla presenza degli animali. Il soggetto privilegiato e primario al quale l’autore fa ricorso e quel padre (che è il “vero” padre di Di Consoli) fa ricorso perché tradito dall’uomo. L’essere umano è cattivo. Chi invece è consapevole e realmente agganciato al destino da accettare, dunque persino alla fanciullezza, è l’animale. L’uomo è colpevole, solo. Andrea Di Consoli, alla sua quarta prova letteraria, è nato a Zurigo nel ’76. Della sua scrittura il ‘Corriere’ ha fatto gli elogi, parlando anche di “straripante energia”. Questo romanzo di esordio, un esordio prezioso quanto inatteso e insperato rispetto alla tematica di fondo, si ciba e si forma in successione grazie al quel padre emigrato in Svizzera e rientrato in Italia per far rientrare le sue braccia stanche e suo figlio nella terra di origine. Il figlio chiede, e questo padre risponde. Il figlio chiede continuamente. Il padre, spesso insidiato dalle domande estreme di un figlio riflessivo e pensieroso, da consigli e verità a volte affaticandosi o arrabbiandosi. Il padre diventa “Il padre degli animali” quando si accorge di non poter sopravvivere cercando di smerciare frutta su per le colline, mentre il figlio scopre un primo piccolo e ingenuo amore. Via di uscita, per un uomo tornato al sud, soprattutto, per stare attaccato al suo di padre che faceva violenza alla madre sua, diventano solamente la terra, ma innanzitutto gli animali. Anche il gatto al quale l’uomo provato dal lavoro di anni ha ucciso un occhio, ma che alla fine di questo romanzo puro e sacrificale vede e sente quel suo compagno che sta cadendo. Lo stile partorito e mantenuto dall’ormai maturo Di Consoli è sorretto dall’utilizzo di forme geometricamente esplicite e sospinto verso l’alto da tocchi poetici che hanno e danno echi. Per fare un banale esempio, a un certo punto della narrazione torna alla mente una poesia esemplare di Albino Pierro “Quanne accirine u por” (quando uccidono il maiale). Nel testo di Pierro un bambino – il poeta – , corre di fronte all’uccisione del porco. Ma quando diventa ragazzo, cresce per farsi uomo intero, il poeta assiste impassibilmente al rito dell’ammazzare. Andrea Di Consoli mette nelle mani del figlio addirittura un coltello con il quale il piccolo uomo scanna un coniglio, con solamente un colpo. L’autore è debitore a tante figure chiave della letteratura novecentesca, però. E questo chiaramente aggiunge valore all’opera. Nelle viscere de Il padre degli animali fanno capolino e sono momenti essenziali personaggi che la storia non può lasciare da parte. Gli ultimi, i disperati, quelli che dal petrolio prenderanno male e basta. Sono luoghi persino il sindaco che cede e il barbiere – assessore, socialisti in lotta per far avanzare un piccolo paese e i disperati che lo vivono. Indubbiamente, dentro questa creazione mirabile c’è tanta sconfitta. Allo stesso tempo l’analisi romanzata dei cuori e delle vicende che questo scrittore e poeta consegna alle nostre lettere segna una rottura impietosa guardando a quanto si crea oggi. Anzi, questo è un vero e proprio passo avanti.”

    b!

    Nunzio Festa

  68. valter binaghi il 1 marzo 2007 alle 20:37

    @Arminio
    Un pulviscolo psicosomatico?

    Io un prurito sinfonico.

  69. beccalossi il 1 marzo 2007 alle 23:06

    Nel mio paese, che ha ventitremila abitanti, sono iscritte al registro del comune 85 associazioni volontaristiche e filantropiche. Una ogni 270 abitanti. Lo trovo, più che un segno di rinascita politica, l’emblema della deflagrazione civile. L’Italia dei partiti è la stessa cosa: migliaia di sigle che nascono per soddisfare personalismi, voglia di apparire, e per intascare finanziamenti pubblici: la deflagrazione politica, a scopo di lucro. L’italia ammalata di politica è quella del paese di provincia: dove dozzine di associazioni prendono cinquemila euro l’anno e per cosa? per organizzare la sagra della ficamaschia grigliata, a metà giugno. Il volontariato, a scopo di lucro.
    E infine la rinascita della voglia di comunicare. centinaia di blog, personali o meno, che nascono in ogni angolo della rete. Come le 85 associazioni del paese nell’hinterland o le dozzine di partitucoli del parlamento italiano. Si mettono post, si lasciano comments, si generano link. Che la maggior parte delle volte non parlano a nessuno, se non a sè stessi (e al proprio autore). Ancora una volta voglia di soddisfare i personalismi, di apparire, di gridare nel vuoto. Di gridare sul muro. E’ questa la comunicazione? Cioè il mettere in comune?
    Qualcuno la crede una rinascita, ma a me sembra la delfagrazione.
    E qualcuno potrebbe anche chiamarla politica. Se questa è la politica, caro Tashtego, non serve una “idea qualsiasi di politica”. Serve un’idea, e basta. Serve un’idea, e serve saperla condividere.

  70. tashtego il 2 marzo 2007 alle 08:12

    @beccalossi
    mi sono perfino riletto, scopo verifica, e non mi pare di aver scritto la frase “un’idea qualsiasi di politica”, ma posso sbagliare.
    @binaghi
    la politica di cui parlo – bisogna sempre ricominciare daccapo – non è costituita di partiti, sezioni, ministeri, eccetera,
    è la Politica intesa come disciplina della coesistenza delle varie declinazioni dell’umano.
    questa Politica pervade tutto, nel senso che nulla ne è fuori.
    ma questa cosa, voi – come piccoli cultori di grandi ego (cui è stato insegnato a coltivare l’ego come valore supremo) – non la capite.
    non potete capirla.

  71. valter binaghi il 2 marzo 2007 alle 09:41

    @tashtego
    …piccoli cultori di grandi ego…

    Tu invece ti sforzi molto di capire: è bello vedersi fare la caricatura in diretta.

  72. carla bariffi il 2 marzo 2007 alle 13:41

    ciao Valter.

  73. tuono-nno. il 2 marzo 2007 alle 13:50

    binaghi lei è come si dice da noi, spi’a asutt’e ludu, spina sotto il fango. Punge e ci gode. e bravo lei che ci riesce.

  74. tashtego il 2 marzo 2007 alle 14:10

    @binaghi
    Ti recito qualche giaculatoria, scusandomi in anticipo se ti suonerà un po’ icastica.
    pensiamo di essere autonomi e invece nella maggior parte dei casi siamo forza lavoro da un lato e consumatori dall’altro;
    crediamo di avere idee nostre, ma non è così: la nostra mente è solo un ricettore di idee confezionate altrove;
    ci crediamo individui, ma siamo solo declinazioni tipologiche della cultura e della prassi del nostro tempo;
    contiamo molto sul nostro io (ego) senza considerare quanto facilmente l’ego di oggi domani può svanire nel niente;
    ci crediamo liberi e siamo invece ingabbiati in un sistema intrecciato di regole che ci hanno costretto a condividere;
    alcuni credono di avere una vita privata, una cosa loro, un loro regno separato ed esclusivo, dove esercitare il libero arbitrio degli affetti, ma non è così, perché anche lì il potere ci mette le sue zampe.
    secondo te in tutto questo, e in tutto il resto, non c’entra la politica?

  75. carla bariffi il 2 marzo 2007 alle 14:25

    nella Vera libertà non c’è nessuna politica!
    il rischio è altissimo…
    ma in fondo, come diceva un grande poeta

    “ognuno sta solo sul cuor della terra
    trafitto da un raggio di sole: ed è subito sera.”

  76. Fiorello M. Annoia il 2 marzo 2007 alle 14:32

    Ho solo una curiosità, tashtego. Quando scrivi:

    “la nostra mente è solo un ricettore di idee confezionate altrove”.

    Ecco, esattamente: “dove”?

  77. la funambola il 2 marzo 2007 alle 14:34

    sì, ma accusare gli altri di essere piccoli cultori di grandi ego non è empatico, dai, e non è da “comunista” :)
    siamo tutti grandi piccoli cultori, di grandi piccoli ego.
    mi pare che questa coltivazione dia significato all’identità di un uomo.
    concordo poi con quello che hai scritto qui sopra ed in virtù di questi pensieri penso che la coltivazione debba essere la più attenta e scrupolosa possibile.
    bacio
    la funambola

  78. tashtego il 2 marzo 2007 alle 14:44

    @lafunambola
    contesto alla radice il concetto di identità.
    ma non c’ho tempo per argomentare.
    @fiorello
    ciò che abbiamo nella testa non nasce lì, ma fuori, è costruzione collettiva con apporti individuali: er discorzo è complesso e non c’ho tempo.

    ma solo io devo argomentare?

  79. carla bariffi il 2 marzo 2007 alle 15:05

    chissà perchè….non c’è mai tempo!
    per qualsiasi cosa che sia importante!

    Tash, c’è una mia collega che in “argomento giaculatorie” è imbattibile……
    si chiama Angela.

  80. valter binaghi il 2 marzo 2007 alle 17:33

    @tashtego
    C’entra quasi più la metafisica della politica. Nelle tue dichiarazioni c’è un presupposto inindagato e inindagabile, la concezione dell’essere come oggetto di pensiero. E’ un paradigma che condiziona potentemente una rappresentazione del mondo perchè quando prova a pensare la soggettività la percepisce sempre e solo in termini oggettivi, come luogo di relazioni, mai come interiorità. Da qui deriva il concetto di civiltà giuridica come massima espressione umana, insieme alla razionalità dell’enunciato. Questo è quello che affermi. Potrei dirti che frequento il tuo blog perchè ci trovo esattamente il contrario, cioè creatività e un immaginario spregiudicato, ma non è questo il punto.
    Il punto è che se volessi pensare realmente l’interiorità, cioè il soggetto come sorgente di iniziativa, non come luogo di relazioni, dovresti dare dignità concettuale a qualcosa che sei abituato a dare per implicito.
    Letteralmente: l’impensabile.

    Adesso ti do io le mie giaculatorie.
    L’essere è personale, e tutto ciò che non è personale è espressione della persona o mezzo di comunicazione (linguaggio) tra persone.
    (è una citazione del filosofo padovano Luigi Stefanini)
    La natura è la preistoria dello spirito, e la storia la sala parto, dove si levano alti gemiti e maledizioni, per qualcosa che viene alla luce.
    Il Nemico del genere umano è ciò che è detto la Necessità, l’universo ridotto a viscera cosmica che digerisce i suoi nati: l’incubo della partoriente.

    Che ti piaccia o no, hanno lo stesso fondamento metafisico delle tue.

  81. carla bariffi il 2 marzo 2007 alle 19:39

    che meraviglia ascoltare …
    tutte
    queste
    giaculatorie!

    il parto è un’esperienza unica….
    indescrivibile!

  82. elena rosa il 2 marzo 2007 alle 22:19

    Il gesto di rallentare perché mi sono voltata e accanto al campanile del duomo c’era la luna, il gesto di mio padre che fa fatica a parlarmi ma ci prova anche quando il telefono non prende niente, il gesto di avere un fiore. Nella parola gesto ci sono in mezzo un sacco di cose, ha lettere larghe che finiscono con lo slancio. Sarebbe bello incominciare di nuovo dal gesto, al singolare.
    Su Berlusconi da un po’ mi chiedo come mai un popolo tutto abbia avuto bisogno di credere a un uomo con così chiari problemi psichiatrici, pieno di deliri di onnipotenza che non sono un semplice gioco di parole.
    Forse è il fermento di un cambiamento che però mi chiedo se debba proprio avvenire con così tante vittime.

    ciao F.Arminio!

  83. la funambola il 2 marzo 2007 alle 22:55

    Contaminati.
    È la nostra condizione, inevitabile, perché la vita E’ contaminazione, non può essere altro.
    Abbiamo mani, abbiamo “occhi”, abbiamo “orecchi”,e abbiamo un corpo che ha occhi e orecchie, e abbiamo il pensiero che pensa, può pensare attraverso gli “occhi” e gli “orecchi”.
    È un equipaggiamento leggero, eppur ci sembra così pesante.
    Questo è il nostro equipaggiamento per vivere o viverla , la vita.
    E nel nostro viaggio ci contaminiano e carichiamo sulle nostre spalle pesi e fardelli inutili, perché non abbiamo altra possibilità, altra scelta.
    Ci carichiamo di “esperienza” ,e cos’ è l’esperienza se non tentativi per imparare a vivere la vita?
    I fatti,il dolore, la gioia, la sofferenza, la Paura, quello che insomma tutti chiamiamo “vita”
    E il fardello da portare diventa sempre più pesante, e la meta che vogliamo raggiungere non si trova su nessuna mappa, e allora ti senti come un naufrago nel centro del mare, che crede di vedere la terra, e lotta , pur indebolito, per poi scoprire solo “quante rive fittizie vengono prima del porto”.
    E ci inventiamo i nostri personali filtri che non sono altro che il prodotto della nostra “contaminazione”, non sono altro che il disperato tentativo di arginare la paura e l’angoscia che ci attanaglia: la paura del nulla.
    Il filtro ci serve per allontanare la paura, ma nella paura bisogna entrarci per renderla quantomeno non devastante.
    E questa è operazione difficile e dolorosa e allora si inventano i filtri della religione, della morale, della “cultura”, dell’ideologia, del “sapere”, e attraverso questi filtri ci sembra di camminare più sicuri e più protetti ma camminiamo dalla parte sbagliata, la felicità è nella direzione opposta.
    Ogni tanto ci viene il dito del sospetto , a farci chiedere se la via che stiamo percorrendo sia quella giusta nè, ma abbiamo troppa paura della risposta e allora dimentichiamo la domanda.
    E poi c’è l’AMORE e quello non ha filtri.
    Vorrei essere contaminata dall’AMORE, quello che dissolve i filtri ,e finalmente “vedere”, vedere con “gli occhi”.
    E se la domanda ti pulsa sempre dentro, se la domanda è necessità, allora cominci pian piano a “intuire” e senti che ti sei caricata troppo le spalle,ti sei appesantita per portare cose, cose commoventemene stupide,
    e questa intuizione ti fa fermare un attimo e cautamente, all’inizio, ti fa togliere “cose” che non contano, dallo zaino dell’”esperienza”, cose che non servono, che ci rassicurano forse, ma la posta è molto alta, la posta è la possibilità di essere nella quiete.
    Questa operazione di alleggerimento del nostro zaino, procede più o meno lentamente a seconda se lasciamo che la “domanda” pulsi, ci pulsi nel cuore ,con maggior o minore intensità.
    E forse c’è una risposta, una almeno Possibile, che è quella di fare questo viaggio provvisti solo dell’equipaggiamento dell’AMORE.
    Vivere nella possibilità e allargare le mani per accogliervi,ogni tanto, quando lo riconosciamo e siamo pronti, il paradiso,
    e non dobbiamo scoraggiarci se, molto spesso, ci facciamo sorprendere senza diadema:
    Siamo uomini.
    E poi,”garanzia della gioia è il suo rischio perenne”
    Il percorso della nostra vita è un percorso dal vuoto , al pieno, per poi fare il viaggio a ritroso:
    dal pieno, al VUOTO, quello della consapevolezza.
    La perfezione di una mente vergine, dove non esistono spazio e tempo, bene e male, dolore e gioia, buio e luce, esite solo il VUOTO,
    è la MENTE, per eccellenza, quella che noi umani abbiamo bisogno di identificare in un DIO, fuori di noi.
    La perfezione della mente dei neonati è già “contaminata”.
    La prima contaminazione è il dolore della nascita, della separazione violenta dall’eden che ha lasciato la sua impronta indelebile dentro di noi.
    La mente del neonato non è vuota, c’è la Gioia e il Dolore.
    E queste due prime contaminazioni, gioia e dolore, daranno il “significato” alle nostre contaminazioni, alla contaminazione che è la vita.
    La vita stessa è contaminazione, non puoi sfuggire a questa usando surrogati, non puoi mai sfuggirle definitivamente .
    Solo un atto di libero arbitrio quale la scelta di porre fine alla contaminazione, può liberarti dalla Contaminazione stessa.
    Aspiriamo all’assoluto ma le contaminazioni ci fanno vivere questa perenne altalena fra noia sistenziale e tensione ideale.
    Il guardarci vivere è l’unica strada che ti consente di avere attimi di assoluto, di quiete , di pace, di solitudine buona.
    E allora, in questi momenti vorresti abbracciare tutta l’umanità e io abbraccio voi in un abbraccio ideale.
    sono giaculatorie di qualche tempo fa ma anche adesso le “recito”, ogni tanto.
    Lasciamoci contaminare dall’amore.

    Bacio in tema, spero, e se non è in tema, pazienza, ahhhhhh l’identità… questa sconosciuta!

  84. fugace il 3 marzo 2007 alle 00:04

    arminio sta facendo un lavoro impressionante in un momento terribilmente povero

  85. funiculì funiculà il 3 marzo 2007 alle 00:11

    Cara ‘funambola’, lei mi ha veramente commosso, mi ha letteralmente ‘contaminato’ con le sue parole. Ho pensato, per ringraziarla in qualche modo di questi attimi di profonda estasi, di dedicarle una canzone del Pino, sì, il Daniele, quello che ‘una volta’ scriveva testi come questo. La musica gliela mando tele-patica-mente (la sta ricevendo?).

    Astregneme cchiù forte
    e famme ascì a paura
    ‘e chi s’è reso conto
    ca nun vo’ a nisciuno
    pecchè niente e nisciuno
    te po’ fa’ vede’

    e prova a te girà
    pe’ dinto o’ lietto ‘e notte
    c’artereca ‘e chi è stato
    tutt’a vita a sotto
    pecchè nun sape maie
    chello che da’

    e po…a colpa è ‘a mia
    ‘a colpa è ‘a mia
    ca nun te saccio cchiù piglià
    è colpa mia
    ma è sule pe’ parlà…

  86. la funambola il 3 marzo 2007 alle 00:23

    funiculì , pensa te a leggerla con un po’ di maria in circolo e comfortably num che sale piano piano, pensa te che sballo!

    grazie, mi piace avere un fans del “pensiero rotondo”

    la mia è più prosaica ma te la dedico uguale
    rotolaaaaaa, rotttttolaaaaaaa, strada facendo rottttolaaaaaaaa……:))))
    che bellezza divina!
    baci
    la fu

  87. tashtego il 3 marzo 2007 alle 06:09

    Siete davvero tutti su un altro versante rispetto alla politica.

  88. elena rosa il 3 marzo 2007 alle 08:47

    Io sono del 1974 e in quell’anno nacquero i post-it. Questa cosa vorrà pur dire qualcosa.
    Mi sembra che oggi nella politica ci sia chi è ancora fermo a quando il vaticano era ancora il vaticano. Blocchi granitici fissi lì, senza alcuna possibilità di spostamento.

  89. tashtego il 3 marzo 2007 alle 09:16

    @elena rosa
    va bene.
    però dicci cos’è diventato adesso il vaticano rispoetto a prima.
    almeno.

  90. tashtego il 3 marzo 2007 alle 09:18

    @elena rosa
    potresti spingerti fino a indovinare cosa significa la nascita dei post-it.
    e poi riferirlo qui.

  91. fugace il 3 marzo 2007 alle 10:52

    arminio combatte veramente. gli altri se la prendono comoda. è strano che gli scrittori se la prendano comoda

  92. The O.C. il 3 marzo 2007 alle 10:54

    Il Vaticano cambia restando uguale, mr. Odifreddi le spara sempre uguali senza cambiare mai.

    Ieri sera tanto per cambiare si parlava dei malefici servitori dell’Opus, quei bricconi con il cilicio e il gatto a nove code. Ci hanno fatto una fortuna gli autori e gli scrittori del secolo superbo e sciocco. Da Don Brown a Ferruccio Pinotti.

    Be’, mi chiedevo: ma che sarà mai? A certi gli piace farselo ciucciare (e ciucciarlo) da (a) un bel transessuale. Altri preferiscono godere stringendosi la coscia per un paio d’ore al giorno e deliziandosi con qualche frustatina al sabato.

    Però la Binetti è il Male mentre al succitato ciucciato-ciucciatore lo vogliamo far sposare. Bene. Da Dan Brown a Ferruccio Pinotti. E dalli colli chinotti.

  93. Luca Catone il 3 marzo 2007 alle 12:07

    fugace, orsù, da bravo, vai a dare una mano ad arminio a combattere veramente. noi intanto ce la prendiamo comoda, nell’attesa di vedere i frutti del vostro lavoro impressionante. io ho già comprato un paio di stivali. soffro molto l’umidità.

  94. Dario Lampa il 3 marzo 2007 alle 14:01

    Ragazzi, mi dispiace farvelo notare, ma il problema è tutto nella mancanza di chiarezza.
    Qui intorno, per dire, vedo ben poca luce.

  95. Lampo il 3 marzo 2007 alle 14:07

    chiudi gli occhi…..
    Guarda bene!

    è luce viva
    e siamo noi ad alimentarla!

  96. Dario Lampa il 3 marzo 2007 alle 14:15

    Se chiudo gli occhi, mi saltano i fusibili, e la cosa non mi va.
    E poi qui, a quanto posso capire e vedere, dall’alto della mia posizione, mi sembra che ci sia gente che da parecchio se ne sta con le palpebre abbassate.
    O no?

  97. Alcor il 3 marzo 2007 alle 14:21

    Oh sì! dario lampa.

  98. fugace il 3 marzo 2007 alle 14:49

    in altri tempi arminio sarebbe stato un idolo

  99. elena rosa il 3 marzo 2007 alle 15:56

    piuttosto di rispondere al suo tono preferisco fare la parte dell’ignorante. così capisce anche cosa sia un post-it.
    buon sabato
    (io sprofondo in un mio paese)

  100. Alcor il 3 marzo 2007 alle 16:00

    mi deluderesti, cara @Elena, e io non voglio esser delusa dalle ragazze, mettiti lì e rispondigli, possibile che sia così difficile?

  101. carla bariffi il 3 marzo 2007 alle 16:01

    siamo in due, Elena.
    il vantaggio di abitare i paesi…..

  102. Carlo Vaca il 3 marzo 2007 alle 16:04

    egregio dott. fugace, le faccio notare che non sta rendendo un buon servizio all’oggetto del suo amore. è un po’ quello che succede a tutti i fans: perdono il contatto con la realtà. e infatti, se ci pensa, è destino di tutti gli ‘idoli’ quello di essere, prima o poi, abbattuti. e meno male.

  103. fugace il 3 marzo 2007 alle 16:49

    caro vaca
    è una babele e arminio non può arrivare ovunque. ci sono troppi falsi scrittori in giro che intralciano il cammino degli scrittori veri

  104. beccalossi il 3 marzo 2007 alle 19:32

    tashtego e elena rosa:
    la nascita dei post-it è come la nascita dei post. ma almeno lì quando aprivi la portiera dove stavano attaccati ci trovavi sotto un frigorifero.
    qui apro il blog e trovo solo fili e circuiti. risparmieremo sulla carta, ma io sto morendo di fame.

  105. carla bariffi il 3 marzo 2007 alle 19:37

    anche io….
    vergine fame!

  106. farminio il 3 marzo 2007 alle 19:41

    è sempre un pò triste il finale dei commenti, ho sempre la sensazione di qualcosa che poteva accadere e non è accaduto.
    in effetti c’è la sensazione di una masturbazione che non si risolve mai con l’orgasmo. ognuno mette mano a un fallo immaginario che non è suo né di altri, che non può dare piacere né a noi né ad altri

  107. Alcor il 3 marzo 2007 alle 19:50

    Non ognuno, voi maschi forse.

  108. carla bariffi il 3 marzo 2007 alle 20:13

    il fallo immaginario sarà forse un “tuo sogno”, caro arminio
    …..c’è ben altro, di più consistente, e si chiama …
    ma sai che non te lo dico?
    è troppo difficile da capire…
    troppo complicato
    troppo..di testa.

  109. farminio il 3 marzo 2007 alle 21:54

    quando leggo di una donna che scrive qui sono sempre curioso di sapere che faccia ha, quanti anni, dove vive, se magari sente il sesso come una galera, come dice celati in un suo libro appena uscito.

  110. carla bariffi il 3 marzo 2007 alle 22:25

    certo che…per “sentire il sesso come una galera”….non basta la fantasia di ….mi viene in mente jacovitti!

    e quì chiudo.

  111. carla bariffi il 3 marzo 2007 alle 22:29

    non vai a vedere l’eclissi di luna?
    un paesolo dovrebbe fare anche questo…
    fa parte dell’ambiente.

    baci e buonanotte
    carla

  112. carla bariffi il 3 marzo 2007 alle 22:32

    scusa, volevo scrivere paesologo.
    lo sai che ho un fratello che fa il geologo?
    non scherzo!

  113. carla bariffi il 3 marzo 2007 alle 22:36

    stasera sono tutti incollati al sanremo…..
    poveri!

    Arminio…
    ma è vero che hai scritto una poesia erotica?
    mi piacerebbe leggerla.

  114. carla bariffi il 3 marzo 2007 alle 22:39

    in fatto di poesia, un pò me ne intendo….
    ci credo, e questo è un punto fermo.
    troppo fermo.

    ora chiudo veramente
    ciao

  115. farminio il 3 marzo 2007 alle 23:24

    farminio@libero.it
    per chi vuole parlami sono qui

  116. elena rosa il 4 marzo 2007 alle 11:30

    I post-it sono il precario, passano, lasciano pochi segni, si scambiano, sono colorati, piccoli, conoscono dalle emozioni all’orario del dentista, un nome. I post-it anche resistono, li trovi come un punto sullo schermo e hanno il segno di una mano.
    Sono il frammento, la dispersione, ma nei post-it c’è la memoria.
    Sul vaticano.
    La premessa è questa: di sicuro io ho un modo favolistico di vedere la
    politica che non è il mio mestiere.
    Il vaticano lo vedo morto, un apparato che si muove con la pelliccia di un animale che non c’è più, forse da tanto tempo, ma è sempre più evidente. E la pericolosità di questa situazione è che scatena al suo interno una ferocia indescrivibile.
    Parlo del potere, la fede è un’altra cosa e chi ha voglia di crederci ci crederà, anche se inevitabilmente forse la fede punta al potere. Chi ritiene di avere una verità fa fatica ad ammetterne anche altre.
    Secondo me ci vorranno duecento anni per liberarsi di questo modo di vedere la politica, c’è un perno che da secoli non s’è mai spostato e ha lasciato la propria impronta, anche e soprattutto in chi s’è opposto.
    Credo che la lentezza, e l’evitare scorribande di sangue, sarà la forza.
    L’adesso è faticoso, è un passaggio, anche poco gratificante, ma prepara un terreno.
    Fine della favola.

  117. tashtego il 4 marzo 2007 alle 14:25

    @elena rosa
    condivido a bastanza la tua visione del vaticano.
    condivido la tua osservazione che la fede punta – senza forse – sempre al potere.
    ed è vero per qualsiasi fede.

    prima dei post-it c’erano blocchetti di foglietti per appunti, staccabili, con la medesima funzione, ma senza la striscia adesiva.

  118. la funambola il 4 marzo 2007 alle 15:44

    L’adesso è faticoso, è un passaggio, anche poco gratificante, ma prepara un terreno.
    Fine della favola.

    ….in un romanzo ci vuole un eroe, e qui invece sono a bella posta accolte tutte le caratteristiche che potrebbero servire per un anti-eroe, ma soprattutto la cosa produrrebbe sgradevolissima impressione, perchè ognuno di noi quanti siamo s’è disavezzato alla vita e ognuno di noi più o meno zoppica. E anzi ci siamo a tal punto disavezzati, che proviamo per la “vita vera” una specie di disgusto, epperò non possiamo patire che ce la rammentino. Siamo arrivati , dico, al punto di considerare la “vita vera” quasi una fatica, qualcosa del genere d’un impiego, e conveniamo tutti, entro di noi, che son meglio i libri. E perchè ci agitiamo ogni tanto, perchè facciamo gli stravaganti, che cosa vogliamo in sostanza? Non lo sappiamo neppure noi. Per noi sarebbe peggio se le nostre stravaganti richieste fossero soddisfatte. Ma provateci un po’, ci diano per esempio un po’ di indipendenza, ci sciolgano le mani a uno qualunque di noi, ci allarghino il nostro campo d’azione, ci tolgano di tutela, e noi…noi, ve lo assicuro, chiederemo all’istante di essere rimessi sotto tutela.
    So che voi, a sentir questo, magari v’adirerete con me, griderete, pesterete i piedi: – di grazia, parlate soltanto di voi stesso e delle vostre miserie del sottosuolo, e non osate dire : noi tutti –
    Permettete, signori, io non cerco mica di giustificarmi con questo dir di tutti.
    Ma per quello che personalmente mi riguarda, io invero non ho fatto altro, nella mia vita, che spingere agli estremi ciò che voi non osate fare neanche a metà, stimando per giunta ragionevolezza la vostra vigliaccheria, e con questo inganno consolidandovi. Sicchè io ne risulto magari più vivo di voi.
    Ma guardate dunque un po’ più a fondo!
    NOI NON SAPPIAMO NEPPURE DOVE STIA DI CASA LA VITA ADESSO; E CHE COSA SIA E COME SI CHIAMI.
    Fate che ci lascino soli, senza libri, e subito ci confonderemo, ci smarriremo, non sapremo che partito prendere, a che attenerci; non sapremo che cosa amare e che cosa invece odiare, di che cosa far conto e che cosa disprezzare.
    A noi ci pesa persino d’essere uomini, uomini dotati d’un vero, d’un proprio corpo e d’un proprio sangue; ci vergognamo di questo, lo riteniamo un’ignominia e aspettiamo di diventare non so che inauditi esseri astratti.
    Siamo nati morti, del resto è un pezzo che non nasciamo più da padri “vivi”, e questo ci conviene sempre di più.
    Cominciamo a prenderci gusto.
    Presto inventeremo la maniera di nascere dall’idea….”

    Questo, questo che viviamo, è un “perenne adesso”, è la nostra vita e questa sopra è una sublime sega mentale.
    Da una sublime sega mentale può scaturire un’azione, un agire sublime?
    segaioli di tutto il mondo, uniamoci, se non altro ci sentiremo meno soli.
    baci e-statici
    la funambola

  119. Mario Ardenti il 4 marzo 2007 alle 16:36

    @ la funambola

    “segaioli di tutto il mondo, uniamoci, se non altro ci sentiremo meno soli.”

    Ci siamo già uniti, mi pare, alcuni qui, altri altrove.
    E proprio per dire e ridire quanto tu hai riportato nel pezzo sopra: la vita è soltanto la vita ed aggiungerle aggettivi, eccola l’attività segaiola. Si nasce, si fanno alcune piccole cose per lo più dipendenti dalle “circostanze”, ci si pone diverse domande senza univoca risposta e poi si saluta, con maggiore o minor rabbia e lasciando (ma vale solo per infinitesime minoranze) a volte qualche segno di sè. Punto.
    Non si può nascere morti, né vivere morti né generare da morti. Tutto non può essere che vita, senza tinte e senza scale.
    Che poi si dipinga, è normale, siamo vite pensanti. Tinte utili, sovente e per fortuna, quando applicate ad “utili” affreschi, ed ovviamente inutili quando applicate a perpetuare abbagli e miti.

    E ancora punto, è domenica e c’è parecchio sole, e le (mie) pippe possono ben attendere la notte.

    Mario

  120. fugace il 4 marzo 2007 alle 18:17

    insisto: leggete arminio piuttosto che farvi le seghe

  121. la funambola il 4 marzo 2007 alle 19:20

    fugace, sono un po’ farminiana ma tu chi sei? il suo sponsor? :)
    il tuo pensiero è fugace e i “miti” hanno sempre tradito.
    non ti ha insegnato niente la storia?
    ripassa.
    bacio
    la fu

  122. Luca Catone il 4 marzo 2007 alle 19:36

    … e soprattutto, “ripassa” dopo aver finito di masturbarti, utilizzando le pagine di arminio come eccitante. quelle servono ai posteri, per l’ardua sentenza. per il resto, non ti ha mai detto nessuno che esistono attività più “soddisfacenti” di quella “manuale”, nella quale sembri così versato?

  123. Alcor il 4 marzo 2007 alle 19:56

    Ecco, commenti come quello appena sopra, mi si diceva iersera, sono quelli che scoraggiano dal venire a commentare un certo numero di persone anche interessanti.
    Io non ho di questi fremiti, ma le capisco.

  124. arminio il 4 marzo 2007 alle 20:18

    si scrive per essere amati, lo sanno tutti. si scrivere per essere avvistati. e sei maschio voi essere avvistato dalle donne. io spero sempre di trovare anime che sappiano coniugare la ricerca del senso e la cerimonia dei sensi.

  125. cap.franco cappello il 4 marzo 2007 alle 21:02

    una discussione molto interessante, questo scrittore ha da dire, spero voglia farci contenti venendo al circolo ufficiali caserma fiore nella prossima occasione al posto del cantautore calabrese otello profazio, grazie.

  126. Luca Catone il 4 marzo 2007 alle 22:09

    Egregia dottoressa Alcor, non so come butta dalle sue parti e tra le persone che lei frequenta e che “fremono”, ma se si riferisce al mio scritto, alludendo a “quello appena sopra”, abbia la bontà di “ristare in questo loco” e di spiegare, se ne ha voglia, come bisogna rispondere a chi, a intervalli regolari di alcune ore, entra e dice ai commentatori ed ai lettori (cioè anche a me, in quanto lettore, soprattutto), pressappoco, che sono dei masturbatori e non capiscono un caxxo, solo perché non riconoscono il “genio” del suo dio in terra?

    Non mi dica, adesso, che risponde col silenzio, fregandosene, perché la cosa tanto non la tocca. Se entra qualcuno in un locale pubblico, nel quale sono presente in quel momento, e grida “siete tutti degli stronzi”, se permette, io non me ne sto zitto solo perché il mentecatto di turno non ha fatto esplicitamente il mio nome.

    E poi, è ben strana questa sua uscita, mi scusi se glielo faccio notare: mi risulta che lei frequenti abbastanza abitualmente, commentando, un blog dove insulti, bestemmie, anatemi, minacce di rotture assortite, auguri di malattie fulminanti, richiami alle professioni di madri e padri e familiari degli interlocutori, et varia et cetera, siano all’ordine del giorno. Come mai, sempre a quanto mi risulta, lei non ha mai stigmatizzato quei comportamenti al limite del subumano?

    Così, tanto per sapere. Mi piace prendere lezioni di etica, carissima, e non scherzo: ma ogni tanto, solo per non perdere la buona abitudine, cerco di dare anche un’occhiata al “pulpito”. Lei non è d’accordo? Che ne dice?

  127. Alcor il 5 marzo 2007 alle 00:07

    Egregio maestro, se lei mi rilegge vedrà che ho detto che non patisco quei fremiti
    Caso vuole che io realmente abbia cenato iersera con gente che mi ha detto che non legge i commenti per questa ragione, e dal loro punto di vista li capisco.
    Mi pare evidente che questo non ha mai trattenuto me dal frequentare i commenti.
    Infatti son qui.
    Essendo esperienza da poco vissuta mi è venuto naturale condividerla.
    Quanto al come rispondere, penso che ognuno risponda a suo modo.
    Non do lezioni, che in questo caso oltretutto non sarebbero di etica, ma eventualmente di manners.
    (l’emoticon è compreso nel pezzo)