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	<title>Commenti a: @ Primo Levi</title>
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	<pubDate>Tue, 02 Dec 2008 03:37:06 +0000</pubDate>
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		<title>Di: The O.C.</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/04/11/primo-levi/#comment-66486</link>
		<dc:creator>The O.C.</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Apr 2007 07:45:44 +0000</pubDate>
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		<description>A chi parla di "emotività" (capito FM?, scarseggi di emotività, blablabla), dicevo, a chi parla di scrittura emotiva consiglio di rileggere con estrema attenzione il saggio su avanguardia e sperimentalismo postato oggi su NI. Ci troverete senz'altro ritmo, passione, emozione!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>A chi parla di &#8220;emotività&#8221; (capito FM?, scarseggi di emotività, blablabla), dicevo, a chi parla di scrittura emotiva consiglio di rileggere con estrema attenzione il saggio su avanguardia e sperimentalismo postato oggi su NI. Ci troverete senz&#8217;altro ritmo, passione, emozione!</p>
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		<title>Di: MarioB.</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/04/11/primo-levi/#comment-66457</link>
		<dc:creator>MarioB.</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Apr 2007 16:53:20 +0000</pubDate>
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		<description>Ho scannerizzato questa intervista 
dal DOMENICALE DEL SOLE 24ORE dell’8 aprile scorso
 
 L’8 marzo del 1980 una giovane dottoranda belga che ha tradotto “Il sistema periodico” incontra lo scrittore Primo Levi nella sua casa torinese. Lui le rivela che lavora per lo più senza un piano, in maniera sperimentale. E si lamenta delle traduzioni: «Ho minacciato di fare causa all’editore francese”

Dialogo tra Primo Levi e Catherine Petitjean

Primo Levi: Mi sento riconoscente al mio mestiere di chimico perché mi ha insegnato cose in un modo concreto, molto prezioso.
Catherine Petitjean: In che senso, per analizzare?
P.L: Sì, per analizzare. Ecco io preferisco scrivere che parlare di queste cose. È più facile scrivere che parlare, e le cose che dico sono meno spiegate che quando scrivo.
C.P: Quando lei scrive un libro come fa? Lei scrive un piano oppure scrive...
P.L: Non ho mai fatto due volte nella stessa maniera. Se questo è un uomo l’ho scritto quasi completamente a rovescio e senza piano. La tregua, invece aveva un piano, ma era logico perché è una storia cronologica, un viaggo. I due libri di racconti. Storie naturali e Vizio di forma sono delle raccolte di racconti che avevo già pubblicato prima, in buona parte su giornali. Il sistema periodico è senza piano e anche La chiave a stella. Direi che salvo La tregua in generale non ho mai preparato un piano preciso prima di scrivere, semmai l’ho preparato e poi non l’ho rispettato, non l’ho osservato.
C.P: E quando lei scrive, scrive in una volta o riprende il testo?. 
P.L: Anche questa non è una regola Se questo è un uomo l’ho riscritto due volte per intero perché quando è stato ripubblicato una seconda volta dieci anni dopo l’ho corretto molto e ho aggiunto anche due capitoli che non c’erano nella prima edizione.
C.P: Ma la prima edizione non si trova più?
P.L: No. Io ne ho due copie e ancora sono stampate su carta di guerra, è ingiallita ma rilegata...si vede benissimo che è un’edizione, come dire...
C.P: Di fortuna?
P.L: Sì, di fortuna Non si trova.
La tregua l’ho corretto abbastanza poco e anche gli altri dopo. Adesso, ho imparato a scrivere con la macchina, io scrivo alla macchina direttamente. Ne ho comprata una. Non correggo quasi più. È un mestiere questo, è veramente un mestiere. Si impara con l’esperienza. È molto più economico scrivere una sola volta invece di due. 
Conviene imparare come s’impara ad andare in bicicletta (ride).
C.P: Ci saranno ancora altri libri? Ne sta preparando altri?
P.L: Ci sono una decina di temi che vorrei svolgere, che ho già visto svolti anche in parte ma su cui non sono d’accordo oppure che, a mio parere, non sono nuovi. E mi sembra questo una specie di dovere da compiere.
C.P: Un dovere morale.
P.L: Un dovere morale, sì.
***

C.P: Mi piacerebbe tradurre tutto il libro.
P.L: Anche a me piacerebbe che lei traducesse, ma a che scopo? Per pubblicarlo?
C.P: Sì.
P.L: Sa come vanno queste cose in tutto il mondo, no? È meglio prima avere un contratto firmato con la casa editrice se no si ritiene il lavoro per nulla. È una fatica terribile (ride).Anche a me piace molto tradurre. Ora le dirò una cosa: Se questo è un uomo è stato tradotto in francese, così male che io ho minacciato l’editore francese di fargli causa. Gli ho scritto che se lo pubblicava, l’avrei denunciato per danno, perché veramente è disastroso. Ci sono degli errori di traduzione, proprio! Il più bell’errore che ricordo  è che ho scritto in italiano “scalcinato”. Ora “scalcinato” è un termine piuttosto volgare italiano, vuole dire abîme, fané , nono so come si dica...si dice di vestito scalcinato, letteralmente è per muri: un muro scalcinato è un muro che perde la calce, è un muro che è guasto, ma si dice di un’automobile, per esempio, non saprei come si può dire in francese.
C.P: Plutôt: “logoro”? 
P.L: Sì, ma “logoro” è maltenuto, un’automobile, per esempio, può essere “logora” ma anche arrugginita, si dice che è “scalcinata” 
C.P: “Elle tombe en morceaux”, sì. Qualche cosa del genere, e qui, si parla di un personaggio, di un uomo, che è scalcinato e hanno tradotto “décalcifié”.
P.L: Sì, Décalcifié ( ride )
C.P: Per quanto riguarda i libri che sono tradotti, lei segue la traduzione?
P.L: Quando conosco la lingua, sì. Anzi, dopo questo fatto, in tutti i contratti con Einaudi in Italia ho fatto mettere che voglio vedere la traduzione prima che sia pubblicata. Se è in francese, inglese o tedesco. Per le altre lingue, no. Per le altre lingue comunque, ho sempre chiesto che fosse completa, che non manchi niente.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ho scannerizzato questa intervista<br />
dal DOMENICALE DEL SOLE 24ORE dell’8 aprile scorso</p>
<p> L’8 marzo del 1980 una giovane dottoranda belga che ha tradotto “Il sistema periodico” incontra lo scrittore Primo Levi nella sua casa torinese. Lui le rivela che lavora per lo più senza un piano, in maniera sperimentale. E si lamenta delle traduzioni: «Ho minacciato di fare causa all’editore francese”</p>
<p>Dialogo tra Primo Levi e Catherine Petitjean</p>
<p>Primo Levi: Mi sento riconoscente al mio mestiere di chimico perché mi ha insegnato cose in un modo concreto, molto prezioso.<br />
Catherine Petitjean: In che senso, per analizzare?<br />
P.L: Sì, per analizzare. Ecco io preferisco scrivere che parlare di queste cose. È più facile scrivere che parlare, e le cose che dico sono meno spiegate che quando scrivo.<br />
C.P: Quando lei scrive un libro come fa? Lei scrive un piano oppure scrive&#8230;<br />
P.L: Non ho mai fatto due volte nella stessa maniera. Se questo è un uomo l’ho scritto quasi completamente a rovescio e senza piano. La tregua, invece aveva un piano, ma era logico perché è una storia cronologica, un viaggo. I due libri di racconti. Storie naturali e Vizio di forma sono delle raccolte di racconti che avevo già pubblicato prima, in buona parte su giornali. Il sistema periodico è senza piano e anche La chiave a stella. Direi che salvo La tregua in generale non ho mai preparato un piano preciso prima di scrivere, semmai l’ho preparato e poi non l’ho rispettato, non l’ho osservato.<br />
C.P: E quando lei scrive, scrive in una volta o riprende il testo?.<br />
P.L: Anche questa non è una regola Se questo è un uomo l’ho riscritto due volte per intero perché quando è stato ripubblicato una seconda volta dieci anni dopo l’ho corretto molto e ho aggiunto anche due capitoli che non c’erano nella prima edizione.<br />
C.P: Ma la prima edizione non si trova più?<br />
P.L: No. Io ne ho due copie e ancora sono stampate su carta di guerra, è ingiallita ma rilegata&#8230;si vede benissimo che è un’edizione, come dire&#8230;<br />
C.P: Di fortuna?<br />
P.L: Sì, di fortuna Non si trova.<br />
La tregua l’ho corretto abbastanza poco e anche gli altri dopo. Adesso, ho imparato a scrivere con la macchina, io scrivo alla macchina direttamente. Ne ho comprata una. Non correggo quasi più. È un mestiere questo, è veramente un mestiere. Si impara con l’esperienza. È molto più economico scrivere una sola volta invece di due.<br />
Conviene imparare come s’impara ad andare in bicicletta (ride).<br />
C.P: Ci saranno ancora altri libri? Ne sta preparando altri?<br />
P.L: Ci sono una decina di temi che vorrei svolgere, che ho già visto svolti anche in parte ma su cui non sono d’accordo oppure che, a mio parere, non sono nuovi. E mi sembra questo una specie di dovere da compiere.<br />
C.P: Un dovere morale.<br />
P.L: Un dovere morale, sì.<br />
***</p>
<p>C.P: Mi piacerebbe tradurre tutto il libro.<br />
P.L: Anche a me piacerebbe che lei traducesse, ma a che scopo? Per pubblicarlo?<br />
C.P: Sì.<br />
P.L: Sa come vanno queste cose in tutto il mondo, no? È meglio prima avere un contratto firmato con la casa editrice se no si ritiene il lavoro per nulla. È una fatica terribile (ride).Anche a me piace molto tradurre. Ora le dirò una cosa: Se questo è un uomo è stato tradotto in francese, così male che io ho minacciato l’editore francese di fargli causa. Gli ho scritto che se lo pubblicava, l’avrei denunciato per danno, perché veramente è disastroso. Ci sono degli errori di traduzione, proprio! Il più bell’errore che ricordo  è che ho scritto in italiano “scalcinato”. Ora “scalcinato” è un termine piuttosto volgare italiano, vuole dire abîme, fané , nono so come si dica&#8230;si dice di vestito scalcinato, letteralmente è per muri: un muro scalcinato è un muro che perde la calce, è un muro che è guasto, ma si dice di un’automobile, per esempio, non saprei come si può dire in francese.<br />
C.P: Plutôt: “logoro”?<br />
P.L: Sì, ma “logoro” è maltenuto, un’automobile, per esempio, può essere “logora” ma anche arrugginita, si dice che è “scalcinata”<br />
C.P: “Elle tombe en morceaux”, sì. Qualche cosa del genere, e qui, si parla di un personaggio, di un uomo, che è scalcinato e hanno tradotto “décalcifié”.<br />
P.L: Sì, Décalcifié ( ride )<br />
C.P: Per quanto riguarda i libri che sono tradotti, lei segue la traduzione?<br />
P.L: Quando conosco la lingua, sì. Anzi, dopo questo fatto, in tutti i contratti con Einaudi in Italia ho fatto mettere che voglio vedere la traduzione prima che sia pubblicata. Se è in francese, inglese o tedesco. Per le altre lingue, no. Per le altre lingue comunque, ho sempre chiesto che fosse completa, che non manchi niente.</p>
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	<item>
		<title>Di: Francesca E. Magni</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/04/11/primo-levi/#comment-66438</link>
		<dc:creator>Francesca E. Magni</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Apr 2007 13:52:58 +0000</pubDate>
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		<description>Sfoglio le "Storie naturali" di Primo Levi e vi trovo uno sguardo nuovo su ogni cosa raccontata: 
- Versamina: se il dolore fosse piacere, la fine dell’essere umano!
- La composizione poetica di una Tenia!
- il rapporto uomo-macchina (il versificatore! Il duplicatore e come liberarsi della copia della propria moglie... mi fa venire in mente l’espediente di McEwan in "Geometria solida"! Il misuratore di bellezza! E la proto-realtà virtuale in "trattamento di quiescienza")
- una ragazza ibernata costretta a subire le sevizie del suo "liberatore"
- l’utilizzo profetico degli insetti (adesso e’ normalita’ si pensi ai concimi-bio ma non solo): il patto con le libellule! 
- e il celebre centauro...

Ma anche tutti gli altri racconti:  la centralità del tema del lavoro (quello di chimico, quello di scrittore) e del linguaggio...TUTTO ho letto di Primo Levi TUTTO perche’ e’ un grande scrittore senza etichette (e da grande quale era ha ANCHE parlato dell’orrore che ha subito). 

Non e’ morto, ci sono le sue pagine.

Idem per  Vonnegut, leggete qui: 

"Alla Cornell University mi diplomai in chimica perché quello era il campo in cui si era fatto strada tanto bene mio fratello. I critici pensano sempre che uno non possa essere un artista serio se ha fatto degli studi tecnici, come nel mio caso. So che in genere all’università, nelle facoltà di lettere, senza grossa cognizione di causa si insegna a guardare con orrore alle facoltà di ingegneria, di fisica, di chimica. E questa stessa paura, secondo me, si trasferisce anche nell’ambito della critica letteraria. Gran parte dei nostri critici vengono dagli studi umanistici, e guardano con sospetto chiunque si interessi di tecnologia. Insomma, come stavo dicendo, io mi sono diplomato in chimica ma finisco continuamente a insegnare nelle facoltà di lettere, e così ho avuto modo di offrire il contributo del pensiero scientifico alla letteratura. Ma non mi è stata mai dimostrata grande riconoscenza per questo. 
Sono diventato un cosiddetto scrittore di fantascienza quando qualcuno ha stabilito che ero uno scrittore di fantascienza. Non ci tenevo affatto a essere etichettato in quel modo, e mi chiedevo cosa avevo fatto di male per non vedermi riconosciuto come uno scrittore serio. Alla fine ho deciso che la mia colpa era quella di parlare di tecnologia nei miei libri, mentre la stragrande maggioranza dei migliori scrittori americani di tecnologia non ne sa un bel niente. […]" finite di leggere a pag. 21 di "Un uomo senza patria" ne vale la pena. 
(esilarante anche la descrizione su assi cartesiani di Cenerentola o di una storia di Kafka! Pag. 27-38)

E come non ricordare la più dissacrante descrizione -  mai scritta prima di allora in assoluto - del terzo principio della dinamica in "mattatoio n. 5"??? 

Non sei morto se ti leggiamo. 
Lunga vita alla lettura (e alla vita). 

Francesca E. Magni 
(sono intervenuta come "Fra" anche un’altra volta, in "Complementarietà e dintorni" ma ho visto che c’è un altro Fra e allora visto che le mie iniziali FM non vanno bene, mi autodenuncio nome e cognome, tanto non mi conoscete)

Baci a tutti. 
...ricordiamoci l’intelligenza emotiva: perche’ questa paura per le emozioni e per i suoi "eccessi" FM? Scusa forse e’ una roba che impera in TV, ma io non la vedo da tre anni e sono quindi un po’ fuori dal mondo e forse invece tu ne sei saturo. Io critico solo il fatto di vedere Primo Levi sempre e solo come lo scrittore della tragedia collettiva e non come uno scrittore "serio" (come dice Vonnegut).</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sfoglio le &#8220;Storie naturali&#8221; di Primo Levi e vi trovo uno sguardo nuovo su ogni cosa raccontata:<br />
- Versamina: se il dolore fosse piacere, la fine dell’essere umano!<br />
- La composizione poetica di una Tenia!<br />
- il rapporto uomo-macchina (il versificatore! Il duplicatore e come liberarsi della copia della propria moglie&#8230; mi fa venire in mente l’espediente di McEwan in &#8220;Geometria solida&#8221;! Il misuratore di bellezza! E la proto-realtà virtuale in &#8220;trattamento di quiescienza&#8221;)<br />
- una ragazza ibernata costretta a subire le sevizie del suo &#8220;liberatore&#8221;<br />
- l’utilizzo profetico degli insetti (adesso e’ normalita’ si pensi ai concimi-bio ma non solo): il patto con le libellule!<br />
- e il celebre centauro&#8230;</p>
<p>Ma anche tutti gli altri racconti:  la centralità del tema del lavoro (quello di chimico, quello di scrittore) e del linguaggio&#8230;TUTTO ho letto di Primo Levi TUTTO perche’ e’ un grande scrittore senza etichette (e da grande quale era ha ANCHE parlato dell’orrore che ha subito). </p>
<p>Non e’ morto, ci sono le sue pagine.</p>
<p>Idem per  Vonnegut, leggete qui: </p>
<p>&#8220;Alla Cornell University mi diplomai in chimica perché quello era il campo in cui si era fatto strada tanto bene mio fratello. I critici pensano sempre che uno non possa essere un artista serio se ha fatto degli studi tecnici, come nel mio caso. So che in genere all’università, nelle facoltà di lettere, senza grossa cognizione di causa si insegna a guardare con orrore alle facoltà di ingegneria, di fisica, di chimica. E questa stessa paura, secondo me, si trasferisce anche nell’ambito della critica letteraria. Gran parte dei nostri critici vengono dagli studi umanistici, e guardano con sospetto chiunque si interessi di tecnologia. Insomma, come stavo dicendo, io mi sono diplomato in chimica ma finisco continuamente a insegnare nelle facoltà di lettere, e così ho avuto modo di offrire il contributo del pensiero scientifico alla letteratura. Ma non mi è stata mai dimostrata grande riconoscenza per questo.<br />
Sono diventato un cosiddetto scrittore di fantascienza quando qualcuno ha stabilito che ero uno scrittore di fantascienza. Non ci tenevo affatto a essere etichettato in quel modo, e mi chiedevo cosa avevo fatto di male per non vedermi riconosciuto come uno scrittore serio. Alla fine ho deciso che la mia colpa era quella di parlare di tecnologia nei miei libri, mentre la stragrande maggioranza dei migliori scrittori americani di tecnologia non ne sa un bel niente. […]&#8221; finite di leggere a pag. 21 di &#8220;Un uomo senza patria&#8221; ne vale la pena.<br />
(esilarante anche la descrizione su assi cartesiani di Cenerentola o di una storia di Kafka! Pag. 27-38)</p>
<p>E come non ricordare la più dissacrante descrizione -  mai scritta prima di allora in assoluto - del terzo principio della dinamica in &#8220;mattatoio n. 5&#8243;??? </p>
<p>Non sei morto se ti leggiamo.<br />
Lunga vita alla lettura (e alla vita). </p>
<p>Francesca E. Magni<br />
(sono intervenuta come &#8220;Fra&#8221; anche un’altra volta, in &#8220;Complementarietà e dintorni&#8221; ma ho visto che c’è un altro Fra e allora visto che le mie iniziali FM non vanno bene, mi autodenuncio nome e cognome, tanto non mi conoscete)</p>
<p>Baci a tutti.<br />
&#8230;ricordiamoci l’intelligenza emotiva: perche’ questa paura per le emozioni e per i suoi &#8220;eccessi&#8221; FM? Scusa forse e’ una roba che impera in TV, ma io non la vedo da tre anni e sono quindi un po’ fuori dal mondo e forse invece tu ne sei saturo. Io critico solo il fatto di vedere Primo Levi sempre e solo come lo scrittore della tragedia collettiva e non come uno scrittore &#8220;serio&#8221; (come dice Vonnegut).</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: véronique v</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/04/11/primo-levi/#comment-66424</link>
		<dc:creator>véronique v</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Apr 2007 12:25:48 +0000</pubDate>
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		<description>FM, certo il mio commento è superficiale  ma non possiedo le sottigliezze della lingua italiana per approfondire la riflessione. Mi piace dialogare con spontaneità su NI, in questo modo faccio condividere le mie emozioni: deriva emotiva? E' una maniera di fare amicizia.

Effeffe: bella risposta.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>FM, certo il mio commento è superficiale  ma non possiedo le sottigliezze della lingua italiana per approfondire la riflessione. Mi piace dialogare con spontaneità su NI, in questo modo faccio condividere le mie emozioni: deriva emotiva? E&#8217; una maniera di fare amicizia.</p>
<p>Effeffe: bella risposta.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: The O.C.</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/04/11/primo-levi/#comment-66416</link>
		<dc:creator>The O.C.</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Apr 2007 11:38:18 +0000</pubDate>
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		<description>Hai capito, FM? Possono cominciare da te.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Hai capito, FM? Possono cominciare da te.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: effeffe</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/04/11/primo-levi/#comment-66413</link>
		<dc:creator>effeffe</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Apr 2007 11:14:57 +0000</pubDate>
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		<description>@fm
sentire vs ascoltare

se l'hai sentito così, questo post
non posso che dirti:pazienza!

Testimoniare o far testimoniare l'opera, come non essere d'accordo, ma francamente ravvisare in questo post qualcosa di simile al "celebrativo" monumentalizzante- qualcosa di simile a "imbiancare" , significa non aver colto, dunque ascoltato. Ci sono esperienze che non è possibile approfondire, e men che meno ri-dire, qualcosa di simile a quello che Nietzsche proponeva con l'immagine dello scalatore che resta sospeso alla parete, nell'impossibilità- non nell'incapacità- sia di continuare l'ascesa che di ritornare sui propri passi.
Nel post facevo riferimento all'esperienza dell'ascolto dell'opera. Nella speranza che chi quel libro non lo avesse letto lo facesse, proprio per far risuonare dentro di sè, la voce tra le voci, di Primo Levi.

Lo so, è poco. Troppo poco, per me, il tempo dedicato a Primo Levi.
Varrebbe la pena senza scomodare gli "esperti" produrre riflessioni sull'opera dello scrittore e magari pubblicarle/postarle, anche qui,  come se questo mio articolo non fosse che un "breve", brevissimo "incipit".
Possiamo comiciare da te...

effeffe</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@fm<br />
sentire vs ascoltare</p>
<p>se l&#8217;hai sentito così, questo post<br />
non posso che dirti:pazienza!</p>
<p>Testimoniare o far testimoniare l&#8217;opera, come non essere d&#8217;accordo, ma francamente ravvisare in questo post qualcosa di simile al &#8220;celebrativo&#8221; monumentalizzante- qualcosa di simile a &#8220;imbiancare&#8221; , significa non aver colto, dunque ascoltato. Ci sono esperienze che non è possibile approfondire, e men che meno ri-dire, qualcosa di simile a quello che Nietzsche proponeva con l&#8217;immagine dello scalatore che resta sospeso alla parete, nell&#8217;impossibilità- non nell&#8217;incapacità- sia di continuare l&#8217;ascesa che di ritornare sui propri passi.<br />
Nel post facevo riferimento all&#8217;esperienza dell&#8217;ascolto dell&#8217;opera. Nella speranza che chi quel libro non lo avesse letto lo facesse, proprio per far risuonare dentro di sè, la voce tra le voci, di Primo Levi.</p>
<p>Lo so, è poco. Troppo poco, per me, il tempo dedicato a Primo Levi.<br />
Varrebbe la pena senza scomodare gli &#8220;esperti&#8221; produrre riflessioni sull&#8217;opera dello scrittore e magari pubblicarle/postarle, anche qui,  come se questo mio articolo non fosse che un &#8220;breve&#8221;, brevissimo &#8220;incipit&#8221;.<br />
Possiamo comiciare da te&#8230;</p>
<p>effeffe</p>
]]></content:encoded>
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	<item>
		<title>Di: fm</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/04/11/primo-levi/#comment-66409</link>
		<dc:creator>fm</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Apr 2007 10:33:44 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2007/04/11/primo-levi/#comment-66409</guid>
		<description>il post ha per ora tutte le responsabilità della deriva emotiva, agiografica, superficiale, dei commenti e del senso comune semplificante che qui (e altrove) circonda lo scrittore e i problemi-valori che sono inscritti nella sua scrittura (memoria e oblio; testimonianza, storia e letteratura; modernità e shoah, male assoluto o storico eccetera). c'è un bel pamphlet di enzo traverso dedicato a questi temi: il passato. istruzioni per l'uso. storia, memoria, politica, ombre corte (bruttino il titolo). si parla di come, in realtà, il vero problema nelle società occidentali non sia l'insidioso venir meno della memoria, piuttosto la sua ipertrofia (la "religione" della memoria, mausolei, films, polemiche mediatiche eccetera). di questo levi, per chi non lo sapesse, era cosciente, col suo solito atteggiamento intellettuale vigile ed equilibrato: non solo avvertiva i rischi del "controllo dell'oblio", per dirla con fortini (le minacce dei revisionismi e dei negazionismi, ecc.); ma soprattutto rifletteva sui rischi degli "eccessi" e della conseguente "cristalizzazione" della memoria (la fabulizzazione della storia in fiction, fino all'americanizzazione della Shoah, eccetera eccetera). Se proprio bisognava ricordarlo, effefefef o chi per lui poteva sforzarsi un po' di più. Visto che ce l'avete qualche conoscenza, come degli amici che 'tenzonano' e fanno cultura (non gruppuscoli di potere, ci mancherebbe), potevate interpellare qualcuno di serio (raffaeli, bidussa, belpoliti, che avrebbero bontà loro qualcosa di nuovo e di approfondito da dire). Guarda che è morto vonnegut. potete postare un altro bel santino. buone esequie.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>il post ha per ora tutte le responsabilità della deriva emotiva, agiografica, superficiale, dei commenti e del senso comune semplificante che qui (e altrove) circonda lo scrittore e i problemi-valori che sono inscritti nella sua scrittura (memoria e oblio; testimonianza, storia e letteratura; modernità e shoah, male assoluto o storico eccetera). c&#8217;è un bel pamphlet di enzo traverso dedicato a questi temi: il passato. istruzioni per l&#8217;uso. storia, memoria, politica, ombre corte (bruttino il titolo). si parla di come, in realtà, il vero problema nelle società occidentali non sia l&#8217;insidioso venir meno della memoria, piuttosto la sua ipertrofia (la &#8220;religione&#8221; della memoria, mausolei, films, polemiche mediatiche eccetera). di questo levi, per chi non lo sapesse, era cosciente, col suo solito atteggiamento intellettuale vigile ed equilibrato: non solo avvertiva i rischi del &#8220;controllo dell&#8217;oblio&#8221;, per dirla con fortini (le minacce dei revisionismi e dei negazionismi, ecc.); ma soprattutto rifletteva sui rischi degli &#8220;eccessi&#8221; e della conseguente &#8220;cristalizzazione&#8221; della memoria (la fabulizzazione della storia in fiction, fino all&#8217;americanizzazione della Shoah, eccetera eccetera). Se proprio bisognava ricordarlo, effefefef o chi per lui poteva sforzarsi un po&#8217; di più. Visto che ce l&#8217;avete qualche conoscenza, come degli amici che &#8216;tenzonano&#8217; e fanno cultura (non gruppuscoli di potere, ci mancherebbe), potevate interpellare qualcuno di serio (raffaeli, bidussa, belpoliti, che avrebbero bontà loro qualcosa di nuovo e di approfondito da dire). Guarda che è morto vonnegut. potete postare un altro bel santino. buone esequie.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: carla bariffi</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/04/11/primo-levi/#comment-66408</link>
		<dc:creator>carla bariffi</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Apr 2007 10:30:29 +0000</pubDate>
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		<description>@effeffe,
è per questo che siamo sempre alla ricerca?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@effeffe,<br />
è per questo che siamo sempre alla ricerca?</p>
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		<title>Di: Effe</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/04/11/primo-levi/#comment-66401</link>
		<dc:creator>Effe</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Apr 2007 09:52:44 +0000</pubDate>
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		<description>a volte ci si chiede quale identità avremmo, senza i Levi, i Fenoglio, le Ginzburg.
La risposta non c'è, è un'impossibilità.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>a volte ci si chiede quale identità avremmo, senza i Levi, i Fenoglio, le Ginzburg.<br />
La risposta non c&#8217;è, è un&#8217;impossibilità.</p>
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		<title>Di: véronique v</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/04/11/primo-levi/#comment-66399</link>
		<dc:creator>véronique v</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Apr 2007 09:15:41 +0000</pubDate>
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		<description>Per effeffe,

Bello, bello Torino. La foto mi incanta.
Primo Levi è un grande. Ho letto "Si c'est un homme", "les rescapés et les naufragés"et des nouvelles. Quando leggi "Si c'est un homme", tu sei cambiato per la vita, come quando scopri il fumetto Maus o quando vedi il film : "le choix de Sophie" " Nuit et brouillard": non ho potuto vederlo per intero perché mi ha resa ammalata.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Per effeffe,</p>
<p>Bello, bello Torino. La foto mi incanta.<br />
Primo Levi è un grande. Ho letto &#8220;Si c&#8217;est un homme&#8221;, &#8220;les rescapés et les naufragés&#8221;et des nouvelles. Quando leggi &#8220;Si c&#8217;est un homme&#8221;, tu sei cambiato per la vita, come quando scopri il fumetto Maus o quando vedi il film : &#8220;le choix de Sophie&#8221; &#8221; Nuit et brouillard&#8221;: non ho potuto vederlo per intero perché mi ha resa ammalata.</p>
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		<title>Di: maria</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/04/11/primo-levi/#comment-66388</link>
		<dc:creator>maria</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Apr 2007 07:13:14 +0000</pubDate>
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		<description>Con I sommersi e i salvati e, Primo Levi ha,  detto cose definitive sul male di cui siamo capaci e sulla estrema difficoltà di riconoscerlo pienamente quando non ci abbia colpito direttamte.

I suoi libri sono straordinari e hanno messo la Shoah al riparo di qualsiasi riduzionismo storico, soltanto la letteratura può preservare intatti i grandi e tragici eventi della storia, essi diventano "per sempre" soltanto allora.

Maria</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Con I sommersi e i salvati e, Primo Levi ha,  detto cose definitive sul male di cui siamo capaci e sulla estrema difficoltà di riconoscerlo pienamente quando non ci abbia colpito direttamte.</p>
<p>I suoi libri sono straordinari e hanno messo la Shoah al riparo di qualsiasi riduzionismo storico, soltanto la letteratura può preservare intatti i grandi e tragici eventi della storia, essi diventano &#8220;per sempre&#8221; soltanto allora.</p>
<p>Maria</p>
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	<item>
		<title>Di: paolo bertolini</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/04/11/primo-levi/#comment-66381</link>
		<dc:creator>paolo bertolini</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Apr 2007 22:38:58 +0000</pubDate>
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		<description>a proposito di Primo Levi

ho partecipato alla serata al cinema Massimo.
 Non c'erano spigoli arrotondati nel ricordare quanto l'uomo sia stato e possa essere crudele verso i propri simili  e verso se stesso. Una parte di noi deve sempre vigilare sulle soglie della tolleranza che, troppo spesso, ci concediamo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>a proposito di Primo Levi</p>
<p>ho partecipato alla serata al cinema Massimo.<br />
 Non c&#8217;erano spigoli arrotondati nel ricordare quanto l&#8217;uomo sia stato e possa essere crudele verso i propri simili  e verso se stesso. Una parte di noi deve sempre vigilare sulle soglie della tolleranza che, troppo spesso, ci concediamo.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: carla bariffi</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/04/11/primo-levi/#comment-66331</link>
		<dc:creator>carla bariffi</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Apr 2007 15:25:59 +0000</pubDate>
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		<description>Ascoltare- con mano, verrebbe da dire- uno ad uno i temi di un’opera tanto necessaria quanto insostenibile....

non riesco a scrivere nulla che non sia
il mio abbaraccio aperto e proteso........</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ascoltare- con mano, verrebbe da dire- uno ad uno i temi di un’opera tanto necessaria quanto insostenibile&#8230;.</p>
<p>non riesco a scrivere nulla che non sia<br />
il mio abbaraccio aperto e proteso&#8230;&#8230;..</p>
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