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	<title>Commenti a: Il letto di Procuste e la Cura Ludovico #2</title>
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	<description>versione 2.0</description>
	<pubDate>Fri, 09 Jan 2009 03:10:42 +0000</pubDate>
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		<title>Di: c(a).r(o).</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/04/19/il-letto-di-procuste-e-la-cura-ludovico-2/#comment-67393</link>
		<dc:creator>c(a).r(o).</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Apr 2007 11:20:36 +0000</pubDate>
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		<description>Se ho capito bene: uno manda il manoscritto all'editore, nel pieno delle proprie facoltà di scelta. L'editore liberamente e per giudizio oggettivo o personale decide di pubblicare o non pubblicare. Se decide di pubblicare, ha due alternative: correggere il testo, non correggere il testo, esercitando un proprio diritto siccome è lui che paga ed è lui che sceglie il prodotto. Fin qui nessuna delle parti vede limitata la propria libertà, perché nessuno è obbligato a pubblicare se non vuole. Se l'editore decide di correggere il testo, e lo può chiedere perché c'è libertà di farlo, l'autore ha due alternative: rifiutare o accettare, in piena libertà perché nessuno lo obbliga o lo può obbligare. Allora, fermo restando che i bisogni di ciascuno sono rilevanti, nello specifico bisogno materiali, culturali, emotivi, civili, ambizioni varie, vizi, sanità e virtù, rimane  che ognuno è libero di fare quel che crede. Dunque fino a qui non c'è strapotere, non c'è coercizione, non c'è nulla di ciò che si è andati scrivendo verso gli editor e gli editori. Se l'editore chiede modifiche che rendano il testo più appetibile, più commerciale, ovvero più colto, più bello, più brutto, più... In questo caso l'autore può sempre esercitare la propria libertà di scelta. Può accettare con gratitudine i consigli, sia partecipati; sia motivati dalla remunerazione che l'editore giustamente ritiene di dover avere a fronte dell'impegno di pubblicare, coi rischi economici e pure di immagine di un possibile affare sbagliato o troppo rischioso. A questo punto è l'autore in un dilemma. Accettare con umiltà o rifiutare con umiltà? L'autore è dunque chiamato in causa in questa questione, non l'editor o l'editore, giacché ne è della libertà, con le più sopra citate sfumature.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Se ho capito bene: uno manda il manoscritto all&#8217;editore, nel pieno delle proprie facoltà di scelta. L&#8217;editore liberamente e per giudizio oggettivo o personale decide di pubblicare o non pubblicare. Se decide di pubblicare, ha due alternative: correggere il testo, non correggere il testo, esercitando un proprio diritto siccome è lui che paga ed è lui che sceglie il prodotto. Fin qui nessuna delle parti vede limitata la propria libertà, perché nessuno è obbligato a pubblicare se non vuole. Se l&#8217;editore decide di correggere il testo, e lo può chiedere perché c&#8217;è libertà di farlo, l&#8217;autore ha due alternative: rifiutare o accettare, in piena libertà perché nessuno lo obbliga o lo può obbligare. Allora, fermo restando che i bisogni di ciascuno sono rilevanti, nello specifico bisogno materiali, culturali, emotivi, civili, ambizioni varie, vizi, sanità e virtù, rimane  che ognuno è libero di fare quel che crede. Dunque fino a qui non c&#8217;è strapotere, non c&#8217;è coercizione, non c&#8217;è nulla di ciò che si è andati scrivendo verso gli editor e gli editori. Se l&#8217;editore chiede modifiche che rendano il testo più appetibile, più commerciale, ovvero più colto, più bello, più brutto, più&#8230; In questo caso l&#8217;autore può sempre esercitare la propria libertà di scelta. Può accettare con gratitudine i consigli, sia partecipati; sia motivati dalla remunerazione che l&#8217;editore giustamente ritiene di dover avere a fronte dell&#8217;impegno di pubblicare, coi rischi economici e pure di immagine di un possibile affare sbagliato o troppo rischioso. A questo punto è l&#8217;autore in un dilemma. Accettare con umiltà o rifiutare con umiltà? L&#8217;autore è dunque chiamato in causa in questa questione, non l&#8217;editor o l&#8217;editore, giacché ne è della libertà, con le più sopra citate sfumature.</p>
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		<title>Di: superpippa</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/04/19/il-letto-di-procuste-e-la-cura-ludovico-2/#comment-67391</link>
		<dc:creator>superpippa</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Apr 2007 11:16:17 +0000</pubDate>
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		<description>chiedere a luminamenti di (andare a) lavorare, è volere la fine dell'universo conosciuto. lui pensa. ed è questa sua attività a imprimere il moto a pianeti e galassie.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>chiedere a luminamenti di (andare a) lavorare, è volere la fine dell&#8217;universo conosciuto. lui pensa. ed è questa sua attività a imprimere il moto a pianeti e galassie.</p>
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		<title>Di: Renata</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/04/19/il-letto-di-procuste-e-la-cura-ludovico-2/#comment-67384</link>
		<dc:creator>Renata</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Apr 2007 10:55:19 +0000</pubDate>
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		<description>e poi,
come si fa a scrievere una cosa così:

Uno scrittore è immorale (o molto bisognoso) il giorno in cui permette che qualcuno gli modifichi gli scritti;
e chi li modifica?
Si tratta di trovare un accordo su cosa e come deve essere cambiato.
non sarà facile ma non è impossibile.

Lumina, ma lumina pero!!!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>e poi,<br />
come si fa a scrievere una cosa così:</p>
<p>Uno scrittore è immorale (o molto bisognoso) il giorno in cui permette che qualcuno gli modifichi gli scritti;<br />
e chi li modifica?<br />
Si tratta di trovare un accordo su cosa e come deve essere cambiato.<br />
non sarà facile ma non è impossibile.</p>
<p>Lumina, ma lumina pero!!!</p>
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		<title>Di: cappuccetto rosso</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/04/19/il-letto-di-procuste-e-la-cura-ludovico-2/#comment-67382</link>
		<dc:creator>cappuccetto rosso</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Apr 2007 10:48:41 +0000</pubDate>
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		<description>Lumina,
lusso che non tutti possono permettersi!
;-)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Lumina,<br />
lusso che non tutti possono permettersi!<br />
;-)</p>
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		<title>Di: Luminamenti</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/04/19/il-letto-di-procuste-e-la-cura-ludovico-2/#comment-67370</link>
		<dc:creator>Luminamenti</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Apr 2007 09:58:35 +0000</pubDate>
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		<description>Scrivere ed essere letti insieme è un lusso</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Scrivere ed essere letti insieme è un lusso</p>
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	<item>
		<title>Di: L'Innnnnominabbbile</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/04/19/il-letto-di-procuste-e-la-cura-ludovico-2/#comment-67362</link>
		<dc:creator>L'Innnnnominabbbile</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Apr 2007 08:57:45 +0000</pubDate>
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		<description>e già, lumina/zolla: la letteratura è cosa per chi ha una rendita e può permettersi di passare la giornata a scrivere, che può lavorare per l'immortalità e non per pagar l'affitto...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>e già, lumina/zolla: la letteratura è cosa per chi ha una rendita e può permettersi di passare la giornata a scrivere, che può lavorare per l&#8217;immortalità e non per pagar l&#8217;affitto&#8230;</p>
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		<title>Di: Luminamenti</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/04/19/il-letto-di-procuste-e-la-cura-ludovico-2/#comment-67339</link>
		<dc:creator>Luminamenti</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Apr 2007 22:24:52 +0000</pubDate>
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		<description>Uno scrittore è immorale (o molto bisognoso) il giorno in cui permette che qualcuno gli modifichi gli scritti; finché vende scritti che non sono destinati per necessità intrinseca alla vendita, dimostrerà non già la sua contraddittorietà, ma soltanto la sua mancanza di rendite (Elémire Zolla).</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Uno scrittore è immorale (o molto bisognoso) il giorno in cui permette che qualcuno gli modifichi gli scritti; finché vende scritti che non sono destinati per necessità intrinseca alla vendita, dimostrerà non già la sua contraddittorietà, ma soltanto la sua mancanza di rendite (Elémire Zolla).</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: merisi</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/04/19/il-letto-di-procuste-e-la-cura-ludovico-2/#comment-67322</link>
		<dc:creator>merisi</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Apr 2007 20:57:58 +0000</pubDate>
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		<description>bella parabola.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>bella parabola.</p>
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	<item>
		<title>Di: beccalossi</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/04/19/il-letto-di-procuste-e-la-cura-ludovico-2/#comment-67316</link>
		<dc:creator>beccalossi</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Apr 2007 20:37:30 +0000</pubDate>
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		<description>Ipotizziamo che una società, la Pirelli, decida di emettere un'obbligazione. Cosa fa di solito? Contatta un tizio o un gruppo di tizi che si fanno chiamare ADVISOR, i quali danno pareri finanziari alla società che li ha contattati, elaborano degli studi per capire (spesso non ci riescono)  se il mercato sarà disposto a comprarsi il bond, e a che prezzo, definiscono i termini dell'operazione, togliendo tutto ciò che è superfluo, e alla fine si impegnano a distribuire questi strumenti finanziari, contattando le banche, e costruendo, in un certo senso, una rete di distribuzione fino al grado zero del risparmiatore, la massaia di Stradella. 

Questi advisor si chiamano ad esempio Lehman Brothers, Goldman Sachs, JP Morgan, Morgan Stanley, e sono spesso famose e rinomate banche di investimento diffuse su tutto il globo terracqueo. Danno consigli nel caso si debbano piazzare le obbligazioni, ma anche quando si tratta di vendere azioni (negli aumenti di capitale), o per altre operazioni societarie (fusioni, scissioni, aste, quotazioni in borsa). 

Nel più dei casi (direi sempre) la Pirelli di turno si affida ciecamente a quello che gli dicono gli advisor; i quali, a loro volta, molto mal volentieri rinunciano a compiere l'operazione per conto del cliente; nel nostro caso, a distribuire il bond. 

E comunque la Pirelli, che ha un disperato bisogno di emettere quell'obbligazione, se trovasse un advisor non disposto a collaborare, farebbe il giro di tutte le banche di investimento fino a scovare qualcuno che dice: certo, emettere questa obbligazione è una gran bella idea, è un'idea geniale, dammi 10 milioni di euro, amigo, che io te la vendo a due milioni di italiani. 

Perchè tanto l'advisor sa che, in qualche modo, quell'obbligazione riuscirà ad essere piazzata; e riuscirà a finire anche nel potrafoglio della massaia di Stradella. Infatti l'advisor si sarà impegnato a fare una bella pubblicità, oppure a nascondere qualche conticino dei libri contabili del cliente oppure pagando un paio di giornalisti affinchè ne scrivano bene sulle colonne di finanza de "La Gazzetta dell'Oltrepo Pavese".  

Probabilmente, senza quell'advisor, Pirelli non avrebbe mai emesso l'obbligazione, tale è la fiducia nei confronti del consulente. E la massaia di Stradella avrebbe ancora mille euro sotto il letto. E ora, anzichè fissare lo schermo del Mibtel sul televideo starebbe ancora guardando "Il Pranzo è Servito" su Padania TV. 

Negli ultimi cinque anni (e questi sono conti veri) gli advisor di Pirelli hanno intascato, per consulenze a emissioni di bond, azioni, e pareri per operazioni societarie, circa 2 miliardi di euro. E intanto Pirelli si è riempita di debiti; e il suo amministratore delegato è stato costretto a un mesto ritiro dalla scena della finanza italiana.  

Per ogni imprenditore che è finito presto sul viale del tramonto, c'è un advisor che sta contando i soldi che ha incassato, mentre aspetta la telefonata del suo prossimo cliente.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ipotizziamo che una società, la Pirelli, decida di emettere un&#8217;obbligazione. Cosa fa di solito? Contatta un tizio o un gruppo di tizi che si fanno chiamare ADVISOR, i quali danno pareri finanziari alla società che li ha contattati, elaborano degli studi per capire (spesso non ci riescono)  se il mercato sarà disposto a comprarsi il bond, e a che prezzo, definiscono i termini dell&#8217;operazione, togliendo tutto ciò che è superfluo, e alla fine si impegnano a distribuire questi strumenti finanziari, contattando le banche, e costruendo, in un certo senso, una rete di distribuzione fino al grado zero del risparmiatore, la massaia di Stradella. </p>
<p>Questi advisor si chiamano ad esempio Lehman Brothers, Goldman Sachs, JP Morgan, Morgan Stanley, e sono spesso famose e rinomate banche di investimento diffuse su tutto il globo terracqueo. Danno consigli nel caso si debbano piazzare le obbligazioni, ma anche quando si tratta di vendere azioni (negli aumenti di capitale), o per altre operazioni societarie (fusioni, scissioni, aste, quotazioni in borsa). </p>
<p>Nel più dei casi (direi sempre) la Pirelli di turno si affida ciecamente a quello che gli dicono gli advisor; i quali, a loro volta, molto mal volentieri rinunciano a compiere l&#8217;operazione per conto del cliente; nel nostro caso, a distribuire il bond. </p>
<p>E comunque la Pirelli, che ha un disperato bisogno di emettere quell&#8217;obbligazione, se trovasse un advisor non disposto a collaborare, farebbe il giro di tutte le banche di investimento fino a scovare qualcuno che dice: certo, emettere questa obbligazione è una gran bella idea, è un&#8217;idea geniale, dammi 10 milioni di euro, amigo, che io te la vendo a due milioni di italiani. </p>
<p>Perchè tanto l&#8217;advisor sa che, in qualche modo, quell&#8217;obbligazione riuscirà ad essere piazzata; e riuscirà a finire anche nel potrafoglio della massaia di Stradella. Infatti l&#8217;advisor si sarà impegnato a fare una bella pubblicità, oppure a nascondere qualche conticino dei libri contabili del cliente oppure pagando un paio di giornalisti affinchè ne scrivano bene sulle colonne di finanza de &#8220;La Gazzetta dell&#8217;Oltrepo Pavese&#8221;.  </p>
<p>Probabilmente, senza quell&#8217;advisor, Pirelli non avrebbe mai emesso l&#8217;obbligazione, tale è la fiducia nei confronti del consulente. E la massaia di Stradella avrebbe ancora mille euro sotto il letto. E ora, anzichè fissare lo schermo del Mibtel sul televideo starebbe ancora guardando &#8220;Il Pranzo è Servito&#8221; su Padania TV. </p>
<p>Negli ultimi cinque anni (e questi sono conti veri) gli advisor di Pirelli hanno intascato, per consulenze a emissioni di bond, azioni, e pareri per operazioni societarie, circa 2 miliardi di euro. E intanto Pirelli si è riempita di debiti; e il suo amministratore delegato è stato costretto a un mesto ritiro dalla scena della finanza italiana.  </p>
<p>Per ogni imprenditore che è finito presto sul viale del tramonto, c&#8217;è un advisor che sta contando i soldi che ha incassato, mentre aspetta la telefonata del suo prossimo cliente.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: sitting targets</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/04/19/il-letto-di-procuste-e-la-cura-ludovico-2/#comment-67310</link>
		<dc:creator>sitting targets</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Apr 2007 20:00:28 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=3766#comment-67310</guid>
		<description>ehm...
(minuto di pudore).</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>ehm&#8230;<br />
(minuto di pudore).</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Lucio Angelini</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/04/19/il-letto-di-procuste-e-la-cura-ludovico-2/#comment-67307</link>
		<dc:creator>Lucio Angelini</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Apr 2007 19:51:07 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=3766#comment-67307</guid>
		<description>Bene. Il dibattito è servito. Manca solo uno spot e provvedo io, che da giovane facevo lo spammatore. A Vibrisselibri i libri approvati dal comitato di lettura ricevono un servizio di editing ***gratuito***, seguito da quello di impaginazione e pubblicazione in pdf. L'ufficio grafica provvede - sempre gratuitamente - alla copertina e poiché, oltre a essere una casa editrice on line, Vibrisselibri è anche un'agenzia letteraria, gli editor di passaggio in Nazione Indiana possono tranquillamente attingere al catalogo di VL (solo 4 i titoli usciti sinora) per concordare con gli uffici responsabili l'acquisto dei diritti di pubblicazione in cartaceo dei testi cui sono interessati. Sono PRONTI PER LA STAMPA. Se li acquistasse Paola Gallo, si troverebbe la pappa già scodellata. Un bel vantaggio, no?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Bene. Il dibattito è servito. Manca solo uno spot e provvedo io, che da giovane facevo lo spammatore. A Vibrisselibri i libri approvati dal comitato di lettura ricevono un servizio di editing ***gratuito***, seguito da quello di impaginazione e pubblicazione in pdf. L&#8217;ufficio grafica provvede - sempre gratuitamente - alla copertina e poiché, oltre a essere una casa editrice on line, Vibrisselibri è anche un&#8217;agenzia letteraria, gli editor di passaggio in Nazione Indiana possono tranquillamente attingere al catalogo di VL (solo 4 i titoli usciti sinora) per concordare con gli uffici responsabili l&#8217;acquisto dei diritti di pubblicazione in cartaceo dei testi cui sono interessati. Sono PRONTI PER LA STAMPA. Se li acquistasse Paola Gallo, si troverebbe la pappa già scodellata. Un bel vantaggio, no?</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: cappuccetto rosso</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/04/19/il-letto-di-procuste-e-la-cura-ludovico-2/#comment-67300</link>
		<dc:creator>cappuccetto rosso</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Apr 2007 19:20:17 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=3766#comment-67300</guid>
		<description>Forse forse ce l'ho fatta
a superare quel blocco enorme che scaturiva dall'immagine...
io non sapevo niente di editing....
mi piace la definizione che viene fatta del rapporto di empatia che deve sorgere tra l'editor e l'autor.....molto interessante...
direi vitale per la riuscita di un'opera buona!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Forse forse ce l&#8217;ho fatta<br />
a superare quel blocco enorme che scaturiva dall&#8217;immagine&#8230;<br />
io non sapevo niente di editing&#8230;.<br />
mi piace la definizione che viene fatta del rapporto di empatia che deve sorgere tra l&#8217;editor e l&#8217;autor&#8230;..molto interessante&#8230;<br />
direi vitale per la riuscita di un&#8217;opera buona!</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Gianluca Minotti</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/04/19/il-letto-di-procuste-e-la-cura-ludovico-2/#comment-67293</link>
		<dc:creator>Gianluca Minotti</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Apr 2007 18:29:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=3766#comment-67293</guid>
		<description>No. Io credo che la soluzione più coerente sia non scrivere. 

però, però. però.

Però la conoscete la parabola del tizio che per estrema coerenza non scriveva (agrafia autopunitiva esistenzialista)  eppure pretendeva uguale di essere uno scrittore? 
Al punto che era pure piuttosto incazzato perché nessuno lo pubblicava?

(Ora metto su Modern Dance dei Pere Ubu e mi fumo una sigaretta).</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>No. Io credo che la soluzione più coerente sia non scrivere. </p>
<p>però, però. però.</p>
<p>Però la conoscete la parabola del tizio che per estrema coerenza non scriveva (agrafia autopunitiva esistenzialista)  eppure pretendeva uguale di essere uno scrittore?<br />
Al punto che era pure piuttosto incazzato perché nessuno lo pubblicava?</p>
<p>(Ora metto su Modern Dance dei Pere Ubu e mi fumo una sigaretta).</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: merisi</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/04/19/il-letto-di-procuste-e-la-cura-ludovico-2/#comment-67291</link>
		<dc:creator>merisi</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Apr 2007 18:10:29 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=3766#comment-67291</guid>
		<description>non avrei difficoltà a risistemare una frase, a limare, a rivedere, a reinventare, se un editor mi facesse comprendere che serve a rendere migliore il mio testo. certo, dovrei essere d'accordo, dovrei essere il primo a dargli ragione, e troverebbe terreno fertile, non sono il tipo che considera i suoi scritti nati perfetti alla prima spinta.
direi di no solo se snaturasse il mio lavoro, se non mi ritrovassi in quello che viene fuori, se dovessi riscrivere un libro seguendo quello che l'editor vorrebbe scrivessi.
ora: se fosse l'editor di una grande - per via della distribuzione -casa editrice, mi romperebbe il ca**o dire di no, perchè quando cristo lo ritrovo un contratto con questi qui, ma purtroppo quella sarebbe la mia linea, dire no assolutamente.
quindi, che fare? forse spedire il manoscritto ad altre case editrici sperando di trovarne una che creda nel progetto, sperando di trovare un editor meno invasivo, sperando, sperando... oppure, per non morire cacando, autoprodursi i romanzi e essere distribuiti da autocircuito.it - solo per autori autoprodotti - in oltre settanta librerie italiane.
ecco, ora sono uno scrittore, i miei libri sono in libreria, sono rilassato e non intaso i blog con acide stronzate su tutto quello che concerne l'editoria italiana. mi limito a leggere e ogni tanto commentare con qualche stupida battuta ininfluente. 
consiglio questa strada a tanta gente.
sì lo so, autoprodursi è un palliativo, da sfigati forse. un amico mi ha detto che è come masturbarsi invece di scopare.
embè, il risultato è il solito, comunque si gode.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>non avrei difficoltà a risistemare una frase, a limare, a rivedere, a reinventare, se un editor mi facesse comprendere che serve a rendere migliore il mio testo. certo, dovrei essere d&#8217;accordo, dovrei essere il primo a dargli ragione, e troverebbe terreno fertile, non sono il tipo che considera i suoi scritti nati perfetti alla prima spinta.<br />
direi di no solo se snaturasse il mio lavoro, se non mi ritrovassi in quello che viene fuori, se dovessi riscrivere un libro seguendo quello che l&#8217;editor vorrebbe scrivessi.<br />
ora: se fosse l&#8217;editor di una grande - per via della distribuzione -casa editrice, mi romperebbe il ca**o dire di no, perchè quando cristo lo ritrovo un contratto con questi qui, ma purtroppo quella sarebbe la mia linea, dire no assolutamente.<br />
quindi, che fare? forse spedire il manoscritto ad altre case editrici sperando di trovarne una che creda nel progetto, sperando di trovare un editor meno invasivo, sperando, sperando&#8230; oppure, per non morire cacando, autoprodursi i romanzi e essere distribuiti da autocircuito.it - solo per autori autoprodotti - in oltre settanta librerie italiane.<br />
ecco, ora sono uno scrittore, i miei libri sono in libreria, sono rilassato e non intaso i blog con acide stronzate su tutto quello che concerne l&#8217;editoria italiana. mi limito a leggere e ogni tanto commentare con qualche stupida battuta ininfluente.<br />
consiglio questa strada a tanta gente.<br />
sì lo so, autoprodursi è un palliativo, da sfigati forse. un amico mi ha detto che è come masturbarsi invece di scopare.<br />
embè, il risultato è il solito, comunque si gode.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Giuseppe Iannozzi</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/04/19/il-letto-di-procuste-e-la-cura-ludovico-2/#comment-67288</link>
		<dc:creator>Giuseppe Iannozzi</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Apr 2007 17:55:43 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=3766#comment-67288</guid>
		<description>@ BRUGNATELLI

- C'è una mosca nel mio brodo.
- Garçon, indaghi immediatamente sul caso e mi faccia sapere perché questa mosca a pancia all'aria nel brodo.

...

- Ho indagato.
- E allora?
- Perché Lei potesse comandarmi.
- Ahhh! Mi porti il caffè, mi è passato l'appetito. (con tono alterato) Senza zucchero, mi raccomando.
- Come comanda Lei, Sir. Per accontentarla.

Buona serata, di nuovo

g.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ BRUGNATELLI</p>
<p>- C&#8217;è una mosca nel mio brodo.<br />
- Garçon, indaghi immediatamente sul caso e mi faccia sapere perché questa mosca a pancia all&#8217;aria nel brodo.</p>
<p>&#8230;</p>
<p>- Ho indagato.<br />
- E allora?<br />
- Perché Lei potesse comandarmi.<br />
- Ahhh! Mi porti il caffè, mi è passato l&#8217;appetito. (con tono alterato) Senza zucchero, mi raccomando.<br />
- Come comanda Lei, Sir. Per accontentarla.</p>
<p>Buona serata, di nuovo</p>
<p>g.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Edoardo Brugnatelli</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/04/19/il-letto-di-procuste-e-la-cura-ludovico-2/#comment-67287</link>
		<dc:creator>Edoardo Brugnatelli</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Apr 2007 17:36:25 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=3766#comment-67287</guid>
		<description>JEEVES: La cena è servita, Sir</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>JEEVES: La cena è servita, Sir</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Giuseppe Iannozzi</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/04/19/il-letto-di-procuste-e-la-cura-ludovico-2/#comment-67286</link>
		<dc:creator>Giuseppe Iannozzi</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Apr 2007 17:33:39 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=3766#comment-67286</guid>
		<description>@ EDOARDO BRUGNATELLI

Se è per questo, posso scrivere anch'io in inglese e poi farmi tradurre. Il problema è: io che inglese scriverei? 
Se "Italian Job" ha venduto, tanto piacere: il nostro Bel Paese è ricco di bietoloni che spendono il loro salario dietro ad abbonamenti per la squadra del cuore dimenticando l'istruzione dei figli, ecc. ecc. &lt;i&gt;Ma però&lt;/i&gt; non dimenticano quasi mai di far casini negli stadi. Quindi non mi sorprende che Vialli abbia venduto qualcosetta. Nel mio commento di cui sopra, se leggesse attentamente, io non dicevo affatto che Vialli non ha venduto, difatti scrivevo in maniera assai precisa: &lt;i&gt;"In ogni caso penso che esistano dei bietoloni e che stiano in angoli neanche poi troppo riposti del nostro Bel Paese, e così accanto al poster di Vialli oggi c’è anche “The italian job."&lt;/i&gt; Sono sicuro che di poster di Vialli l'Italia ne sia piena. Dovrebbe dunque essere contento se accanto al suo poster oggi gli italiani possono disporre anche del libro.
Ci avrebbero messo parecchio tempo a scriverlo... Per fortuna nostra e loro.

Ora vado a farmi una cenetta all'inglese: speriamo che non mi servano degli anni. Perché, per chi non lo sapesse, io sono proprio negato in cucina, proprio come nella scrittura, ecc. ecc. 

Biondillo: piacere di saperti libero. Fa sempre piacere la libertà altrui, come il caffè caldo.

Buona serata

g.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ EDOARDO BRUGNATELLI</p>
<p>Se è per questo, posso scrivere anch&#8217;io in inglese e poi farmi tradurre. Il problema è: io che inglese scriverei?<br />
Se &#8220;Italian Job&#8221; ha venduto, tanto piacere: il nostro Bel Paese è ricco di bietoloni che spendono il loro salario dietro ad abbonamenti per la squadra del cuore dimenticando l&#8217;istruzione dei figli, ecc. ecc. <i>Ma però</i> non dimenticano quasi mai di far casini negli stadi. Quindi non mi sorprende che Vialli abbia venduto qualcosetta. Nel mio commento di cui sopra, se leggesse attentamente, io non dicevo affatto che Vialli non ha venduto, difatti scrivevo in maniera assai precisa: <i>&#8220;In ogni caso penso che esistano dei bietoloni e che stiano in angoli neanche poi troppo riposti del nostro Bel Paese, e così accanto al poster di Vialli oggi c’è anche “The italian job.&#8221;</i> Sono sicuro che di poster di Vialli l&#8217;Italia ne sia piena. Dovrebbe dunque essere contento se accanto al suo poster oggi gli italiani possono disporre anche del libro.<br />
Ci avrebbero messo parecchio tempo a scriverlo&#8230; Per fortuna nostra e loro.</p>
<p>Ora vado a farmi una cenetta all&#8217;inglese: speriamo che non mi servano degli anni. Perché, per chi non lo sapesse, io sono proprio negato in cucina, proprio come nella scrittura, ecc. ecc. </p>
<p>Biondillo: piacere di saperti libero. Fa sempre piacere la libertà altrui, come il caffè caldo.</p>
<p>Buona serata</p>
<p>g.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: sitting targets</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/04/19/il-letto-di-procuste-e-la-cura-ludovico-2/#comment-67281</link>
		<dc:creator>sitting targets</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Apr 2007 17:05:33 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=3766#comment-67281</guid>
		<description>mi riferivo al commento di brugnatelli.
biondillo però quando ironizza ha sempre ragione.
quindi parole sante tutt'e due.
iannozzi santo subito.
(e ho ragione anch'io).</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>mi riferivo al commento di brugnatelli.<br />
biondillo però quando ironizza ha sempre ragione.<br />
quindi parole sante tutt&#8217;e due.<br />
iannozzi santo subito.<br />
(e ho ragione anch&#8217;io).</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: sitting targets</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/04/19/il-letto-di-procuste-e-la-cura-ludovico-2/#comment-67278</link>
		<dc:creator>sitting targets</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Apr 2007 17:01:06 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=3766#comment-67278</guid>
		<description>parole sante. vado a editarmi un caffè corretto.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>parole sante. vado a editarmi un caffè corretto.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: gianni biondillo</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/04/19/il-letto-di-procuste-e-la-cura-ludovico-2/#comment-67277</link>
		<dc:creator>gianni biondillo</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Apr 2007 16:56:26 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=3766#comment-67277</guid>
		<description>Ho deciso.
Iannozzi ha ragione. Sempre, sempre, sempre.
Ha ragione, ha ragione. Sì, sì, Iannozzi ha sempre ragione. Mai più contraddirlo, mai più...

E ora io sono libero, libero, LIBERO.

Dio, che sensazione meravigliosa...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ho deciso.<br />
Iannozzi ha ragione. Sempre, sempre, sempre.<br />
Ha ragione, ha ragione. Sì, sì, Iannozzi ha sempre ragione. Mai più contraddirlo, mai più&#8230;</p>
<p>E ora io sono libero, libero, LIBERO.</p>
<p>Dio, che sensazione meravigliosa&#8230;</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Edoardo Brugnatelli</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/04/19/il-letto-di-procuste-e-la-cura-ludovico-2/#comment-67274</link>
		<dc:creator>Edoardo Brugnatelli</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Apr 2007 16:37:03 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=3766#comment-67274</guid>
		<description>Gianluca Vialli e Gabriele Marcotti hanno effettivamente scritto il libro. Le famigerate 400 pagine. E pensa un po', l'hanno scritto addirittura in inglese. Abbiamo dovuto farle tradurre quelle 400 pagine in italiano.
Non l'hanno fatto di punto in bianco, ci hanno messo parecchio tempo.
Il ritratto di Vialli incapace di "pensieri minimamente ordinati e grammaticalmente corretti" è quasi strepitoso nella sua fantascientifica e razzistica hubris.
Io temo che l'avatar Giuseppe I. sia solo appunto un avatar. Meraviglioso, quasi migliore del modello a cui si ispira il suo autore, quasi migliore- intendo dire - di Berto Wooster.
Ah, dimenticavo. Il libro ha venduto bene. E' stato ristampato diverse volte.
Ma si sa il mondo è pieno di "bietoloni"...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Gianluca Vialli e Gabriele Marcotti hanno effettivamente scritto il libro. Le famigerate 400 pagine. E pensa un po&#8217;, l&#8217;hanno scritto addirittura in inglese. Abbiamo dovuto farle tradurre quelle 400 pagine in italiano.<br />
Non l&#8217;hanno fatto di punto in bianco, ci hanno messo parecchio tempo.<br />
Il ritratto di Vialli incapace di &#8220;pensieri minimamente ordinati e grammaticalmente corretti&#8221; è quasi strepitoso nella sua fantascientifica e razzistica hubris.<br />
Io temo che l&#8217;avatar Giuseppe I. sia solo appunto un avatar. Meraviglioso, quasi migliore del modello a cui si ispira il suo autore, quasi migliore- intendo dire - di Berto Wooster.<br />
Ah, dimenticavo. Il libro ha venduto bene. E&#8217; stato ristampato diverse volte.<br />
Ma si sa il mondo è pieno di &#8220;bietoloni&#8221;&#8230;</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Giuseppe Iannozzi</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/04/19/il-letto-di-procuste-e-la-cura-ludovico-2/#comment-67270</link>
		<dc:creator>Giuseppe Iannozzi</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Apr 2007 16:15:56 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=3766#comment-67270</guid>
		<description>L'editor difende sé stesso. Mi meraviglierei del contrario. 
Per quanto possa suonare strano, un editor dirà sempre che lo scrittore è un ingenuo e che ha bisogno d'una balia. Gli autori che sono passati sotto le mani - cioè sotto le forbici censorie degli editor - non potranno che dar ragione a chi li ha tagliati e censurati, perché dirne male significherebbe condannarsi a non pubblicare più. 
Purtroppo ci sono autori così pieni di sé disposti ad accettare di tutto, anche la censura preventiva, pur di vedere apparire il loro nome in copertina e poi nelle vetrine d'una libreria. 
Per certi autori non è neanche importante vendere oggi o domani, o servire ai posteri; alcuni, non dico tutti, si accontentano di apparire oggi, nel tempo presente, indipendentemente dal successo di vendite, dalla fama e dal prestigio, e anche delle accuse di superficialità e sciatteria. C'è una nutrita schiera di sédicenti scrittorucoli che vivono per apparire, per risiedere oggi nelle vetrine delle librerie, supermercati, e autogrill anche. Non a caso gli editori tendono sempre più a pubblicare libri di persone che non venderanno che pochissime copie: si pensi ai tanti titoli inutili stampati e che sono firmati da un personaggio televisivo o del mondo del calcio. Questi libri difficilmente venderanno: l'italiano medio, per fortuna, è il caso di dirlo, preferisce ancora i gossip su Annamaria Franzoni al suo libro, che dovrebbe contenere una sua personalissima verità. Eppure libercoli che hanno in copertina il nome della Franzoni o quello d'un calciatore sono tenuti ben in evidenza presso le librerie e non solo, sono tenuti bene in vista nel catalogo dell'editore: servono per attirare l'attenzione, basta la sola copertina il più delle volte, tanto l'editore lo sa che libri così non venderanno mai, neanche nei remainders; però saranno come reliquie che di mano in mano passeranno quando l'avventore in libreria in cerca di un titolo. Hanno questo solo compito titoli scritti da personaggi così, titoli che si presume siano stati ampiamente lavorati dalla penna degli editor. Non credo affatto che ci sia qualcuno tanto ingenuo da credere che Gianluca Vialli, di punto in bianco, sia riuscito a scrivere quasi 400 pagine di pensieri un minimo ordinati e grammaticalmente corretti. In ogni caso penso che esistano dei bietoloni e che stiano in angoli neanche poi troppo riposti del nostro Bel Paese, e così accanto al poster di Vialli oggi c’è anche “The italian job. Tra Italia e Inghilterra, viaggio al cuore di due culture calcistiche”.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;editor difende sé stesso. Mi meraviglierei del contrario.<br />
Per quanto possa suonare strano, un editor dirà sempre che lo scrittore è un ingenuo e che ha bisogno d&#8217;una balia. Gli autori che sono passati sotto le mani - cioè sotto le forbici censorie degli editor - non potranno che dar ragione a chi li ha tagliati e censurati, perché dirne male significherebbe condannarsi a non pubblicare più.<br />
Purtroppo ci sono autori così pieni di sé disposti ad accettare di tutto, anche la censura preventiva, pur di vedere apparire il loro nome in copertina e poi nelle vetrine d&#8217;una libreria.<br />
Per certi autori non è neanche importante vendere oggi o domani, o servire ai posteri; alcuni, non dico tutti, si accontentano di apparire oggi, nel tempo presente, indipendentemente dal successo di vendite, dalla fama e dal prestigio, e anche delle accuse di superficialità e sciatteria. C&#8217;è una nutrita schiera di sédicenti scrittorucoli che vivono per apparire, per risiedere oggi nelle vetrine delle librerie, supermercati, e autogrill anche. Non a caso gli editori tendono sempre più a pubblicare libri di persone che non venderanno che pochissime copie: si pensi ai tanti titoli inutili stampati e che sono firmati da un personaggio televisivo o del mondo del calcio. Questi libri difficilmente venderanno: l&#8217;italiano medio, per fortuna, è il caso di dirlo, preferisce ancora i gossip su Annamaria Franzoni al suo libro, che dovrebbe contenere una sua personalissima verità. Eppure libercoli che hanno in copertina il nome della Franzoni o quello d&#8217;un calciatore sono tenuti ben in evidenza presso le librerie e non solo, sono tenuti bene in vista nel catalogo dell&#8217;editore: servono per attirare l&#8217;attenzione, basta la sola copertina il più delle volte, tanto l&#8217;editore lo sa che libri così non venderanno mai, neanche nei remainders; però saranno come reliquie che di mano in mano passeranno quando l&#8217;avventore in libreria in cerca di un titolo. Hanno questo solo compito titoli scritti da personaggi così, titoli che si presume siano stati ampiamente lavorati dalla penna degli editor. Non credo affatto che ci sia qualcuno tanto ingenuo da credere che Gianluca Vialli, di punto in bianco, sia riuscito a scrivere quasi 400 pagine di pensieri un minimo ordinati e grammaticalmente corretti. In ogni caso penso che esistano dei bietoloni e che stiano in angoli neanche poi troppo riposti del nostro Bel Paese, e così accanto al poster di Vialli oggi c’è anche “The italian job. Tra Italia e Inghilterra, viaggio al cuore di due culture calcistiche”.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: francesco forlani</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/04/19/il-letto-di-procuste-e-la-cura-ludovico-2/#comment-67268</link>
		<dc:creator>francesco forlani</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Apr 2007 16:12:08 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=3766#comment-67268</guid>
		<description>carissima Dalia
la questione della lingua (dei linguaggi) investe il mondo culturale nella sua totalità (cinema, televisione, letteratura, scuola). Non credo che gli editor (tra l'altro credo che Paola Gallo abbia a giusta ragione "disinnescato" l'uso della categoria parlando piuttosto di pratiche di editing e di edizion, calandole in un caso per caso, desiderino la novlingua.A desiderare la novlingua sono i clienti - un tempo si chiamavano lettori- e i manager che dirigono le società editrici.  

Vorrei citare, a questo proposito, quanto scritto da Philippe Muray n un articolo  e pubblicato su NI.

"Il mondo era fatto, credeva Mallarmé, per finire in un libro; i libri, ormai, sono pubblicati per finire nel torpore: torpore critico (i pietosi critici di professione si sono riconvertiti come tutti al turismo, i loro articoli sono dépliant da tour-operator con indicazione delle località da vedere ignorando le altre). Torpore contemplativo. Torpore acquirente, non acquirente, sempre meno acquirente. Torpore di chi legge, torpore di chi scrive, poco importa:torpore sempre di chi approva. 
(...) Mai si erano visti gli individui collaborare alla propria perdita (alla liquidazione della loro negatività vitale) con così tanto entusiasmo.
Che cos’è questo fine secolo, sul piano del discorso multiplo che lo avvolge e protegge? La storia del ritorno del mondo alla poesia, e non parlo qui della grande forma poetica d’un tempo, ma di questo nuvoloso, abbellimento pubblicitario e livellante, di questo movimento di fondo, indispensabile per “habiller” la nuova animalità dominante, a cui si potrebbe senza esagerare dare il nome del poetically correct.
Cosa fa il romanzo? Imita questo allineamento. Imita questo ritorno, questo ripiegamento, questa lenta caduta che ci si sforzerà di presentare come una nuova tappa esaltante della Storia continuata o rinnovata."

Philippe Muray era un autore pubblicato dalle maggiori case editrici francesi, con un suo lettorato e dunque non il "marginale" che si pretende essere quello che da escluso muove critiche al sistema.

Nessun colpevole tutti responsabili? Io, personalmente non accordo agli editor un così grande potere. Non hanno gli strumenti, per "imporre" alcunché, figuriamoci una visione della cultura quando   non gli riesce nemmeno di far passare un titolo , in cui credono, ai propri direttori finanziari ..

Ciò in cui credo fermamente, al punto di viverla come una vocazione, è un'idea di cultura come critica. Non essendo più confrontato al problema di capire se ho degli spazi a disposizione (quegli spazi me li sono conquistati sul campo) la mia ricerca è in questa direzione. 

Ecco perchè non mi meraviglia che mezzo mondo editoriale (l'ho scoperto da poco) origli dalle serrature dei blog come Nazione Indiana. Forse perchè, tutto sommato, nonostante l'immagine che si ha dall'esterno (ed è meglio restarne fuori) di morti viventi, non corrisponde "totalmente" alla verità. Insomma che anche agli editor , come a tutte le altre professionalità del settore possa capitare ancora di "innamorarsi"...

effeffe


Credo invece che</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>carissima Dalia<br />
la questione della lingua (dei linguaggi) investe il mondo culturale nella sua totalità (cinema, televisione, letteratura, scuola). Non credo che gli editor (tra l&#8217;altro credo che Paola Gallo abbia a giusta ragione &#8220;disinnescato&#8221; l&#8217;uso della categoria parlando piuttosto di pratiche di editing e di edizion, calandole in un caso per caso, desiderino la novlingua.A desiderare la novlingua sono i clienti - un tempo si chiamavano lettori- e i manager che dirigono le società editrici.  </p>
<p>Vorrei citare, a questo proposito, quanto scritto da Philippe Muray n un articolo  e pubblicato su NI.</p>
<p>&#8220;Il mondo era fatto, credeva Mallarmé, per finire in un libro; i libri, ormai, sono pubblicati per finire nel torpore: torpore critico (i pietosi critici di professione si sono riconvertiti come tutti al turismo, i loro articoli sono dépliant da tour-operator con indicazione delle località da vedere ignorando le altre). Torpore contemplativo. Torpore acquirente, non acquirente, sempre meno acquirente. Torpore di chi legge, torpore di chi scrive, poco importa:torpore sempre di chi approva.<br />
(&#8230;) Mai si erano visti gli individui collaborare alla propria perdita (alla liquidazione della loro negatività vitale) con così tanto entusiasmo.<br />
Che cos’è questo fine secolo, sul piano del discorso multiplo che lo avvolge e protegge? La storia del ritorno del mondo alla poesia, e non parlo qui della grande forma poetica d’un tempo, ma di questo nuvoloso, abbellimento pubblicitario e livellante, di questo movimento di fondo, indispensabile per “habiller” la nuova animalità dominante, a cui si potrebbe senza esagerare dare il nome del poetically correct.<br />
Cosa fa il romanzo? Imita questo allineamento. Imita questo ritorno, questo ripiegamento, questa lenta caduta che ci si sforzerà di presentare come una nuova tappa esaltante della Storia continuata o rinnovata.&#8221;</p>
<p>Philippe Muray era un autore pubblicato dalle maggiori case editrici francesi, con un suo lettorato e dunque non il &#8220;marginale&#8221; che si pretende essere quello che da escluso muove critiche al sistema.</p>
<p>Nessun colpevole tutti responsabili? Io, personalmente non accordo agli editor un così grande potere. Non hanno gli strumenti, per &#8220;imporre&#8221; alcunché, figuriamoci una visione della cultura quando   non gli riesce nemmeno di far passare un titolo , in cui credono, ai propri direttori finanziari ..</p>
<p>Ciò in cui credo fermamente, al punto di viverla come una vocazione, è un&#8217;idea di cultura come critica. Non essendo più confrontato al problema di capire se ho degli spazi a disposizione (quegli spazi me li sono conquistati sul campo) la mia ricerca è in questa direzione. </p>
<p>Ecco perchè non mi meraviglia che mezzo mondo editoriale (l&#8217;ho scoperto da poco) origli dalle serrature dei blog come Nazione Indiana. Forse perchè, tutto sommato, nonostante l&#8217;immagine che si ha dall&#8217;esterno (ed è meglio restarne fuori) di morti viventi, non corrisponde &#8220;totalmente&#8221; alla verità. Insomma che anche agli editor , come a tutte le altre professionalità del settore possa capitare ancora di &#8220;innamorarsi&#8221;&#8230;</p>
<p>effeffe</p>
<p>Credo invece che</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: c(a).r(o).</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/04/19/il-letto-di-procuste-e-la-cura-ludovico-2/#comment-67266</link>
		<dc:creator>c(a).r(o).</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Apr 2007 16:05:28 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=3766#comment-67266</guid>
		<description>@ Gianluca Minotti

Intanto non volevo essere così strappalacrime. Sono molto sereno. Sono molto favvorevole alle case editrici piccolissime, difatti ho mandato un racconto ad una di queste (l'avevo già mandato l'anno scorso ma non era arrivato, per cui ho dovuto rispedirlo e loro mi hanno mandato una mail dicendo che mi faranno sapere). Ho mandato un romanzo breve ad un editore medio-piccolo, poi passati sei mesi lo ho mandato ad un altro editore medio-piccolo. Nella scelta non sono andato a casaccio perché mi sono prima  informato sulla linea editoriale. Detto questo, non mi spavento se mi dicono che non sono buono a scrivere, perché ho un lavoro, grazie a Dio, e non è mia intenzione campare di rendita: lavorare mi piace. Però mi piacerebbe anche misurarmi per sapere cosa fare di questa scrittura che ogni tanto mi prende e ogni tanto mi lascia. So bene che se buttassi via tutto non avrei perso tempo. Non è tanto nel libro, futuro, la mia soddisfazione. La mia soddisfazione è essere arrivato fin qui, perché scrivendo ho imparato qualcosa; avrei potuto impare andando a pescare, e sarebbe stato lo stesso. Dunque conosco ogni parola che ho scritto e ad ogni parola sapevo cosa stavo scrivendo. Quindi è per questo che tengo ad ogni parola. Per me va bene così.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ Gianluca Minotti</p>
<p>Intanto non volevo essere così strappalacrime. Sono molto sereno. Sono molto favvorevole alle case editrici piccolissime, difatti ho mandato un racconto ad una di queste (l&#8217;avevo già mandato l&#8217;anno scorso ma non era arrivato, per cui ho dovuto rispedirlo e loro mi hanno mandato una mail dicendo che mi faranno sapere). Ho mandato un romanzo breve ad un editore medio-piccolo, poi passati sei mesi lo ho mandato ad un altro editore medio-piccolo. Nella scelta non sono andato a casaccio perché mi sono prima  informato sulla linea editoriale. Detto questo, non mi spavento se mi dicono che non sono buono a scrivere, perché ho un lavoro, grazie a Dio, e non è mia intenzione campare di rendita: lavorare mi piace. Però mi piacerebbe anche misurarmi per sapere cosa fare di questa scrittura che ogni tanto mi prende e ogni tanto mi lascia. So bene che se buttassi via tutto non avrei perso tempo. Non è tanto nel libro, futuro, la mia soddisfazione. La mia soddisfazione è essere arrivato fin qui, perché scrivendo ho imparato qualcosa; avrei potuto impare andando a pescare, e sarebbe stato lo stesso. Dunque conosco ogni parola che ho scritto e ad ogni parola sapevo cosa stavo scrivendo. Quindi è per questo che tengo ad ogni parola. Per me va bene così.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Dalia Oggero</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/04/19/il-letto-di-procuste-e-la-cura-ludovico-2/#comment-67262</link>
		<dc:creator>Dalia Oggero</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Apr 2007 15:26:02 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=3766#comment-67262</guid>
		<description>effeeffe nella prima parte del suo post mette in guardia dal rischio di normalizzazione, banalizzazione, semplificazione che la lingua  correrebbe a causa dell'editor. Discorso complesso e vecchio, che ogni volta mi fa prudere le mani e anche un po' il cervello. Ma perché mai, noi che cerchiamo una lingua  che ci colpisca, ci urtichi e ci scuota (insomma che ci raggiunga e ci parli anche attraverso le sue macchie, le sue crepe benedette)  dovremmo poi ridurla a una poltiglia indifferenziata? E per chi, soprattutto, per quale lettore? A qualcuno piace poltiglioso?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>effeeffe nella prima parte del suo post mette in guardia dal rischio di normalizzazione, banalizzazione, semplificazione che la lingua  correrebbe a causa dell&#8217;editor. Discorso complesso e vecchio, che ogni volta mi fa prudere le mani e anche un po&#8217; il cervello. Ma perché mai, noi che cerchiamo una lingua  che ci colpisca, ci urtichi e ci scuota (insomma che ci raggiunga e ci parli anche attraverso le sue macchie, le sue crepe benedette)  dovremmo poi ridurla a una poltiglia indifferenziata? E per chi, soprattutto, per quale lettore? A qualcuno piace poltiglioso?</p>
]]></content:encoded>
	</item>
</channel>
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