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	<title>Commenti a: Una identità a misura di vittima</title>
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	<pubDate>Fri, 09 Jan 2009 00:44:27 +0000</pubDate>
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		<title>Di: The O.C.</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/04/21/una-identita-a-misura-di-vittima/#comment-67870</link>
		<dc:creator>The O.C.</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Apr 2007 11:12:38 +0000</pubDate>
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		<description>matri.</description>
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		<title>Di: gina</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/04/21/una-identita-a-misura-di-vittima/#comment-67849</link>
		<dc:creator>gina</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Apr 2007 07:17:43 +0000</pubDate>
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		<description>insomma (?), a prescindere dal nucleo vuoto o pieno della macchina mitologica, la profanazione intesa come separarazione dell'uomo dal mito, anche solo smitizzando, de-vittimizzandolo in questo caso, sembra non convenire. Resta però il che fare e senza sottovalutare i requisiti di vitalità (“azione” che fa, la storia)  propri dell' immagine anche di sé, restituiti (d)all'uomo, oltre che via arbitrio, anche via con-testo (intersoggettività cioè la massa di wowoka).</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>insomma (?), a prescindere dal nucleo vuoto o pieno della macchina mitologica, la profanazione intesa come separarazione dell&#8217;uomo dal mito, anche solo smitizzando, de-vittimizzandolo in questo caso, sembra non convenire. Resta però il che fare e senza sottovalutare i requisiti di vitalità (“azione” che fa, la storia)  propri dell&#8217; immagine anche di sé, restituiti (d)all&#8217;uomo, oltre che via arbitrio, anche via con-testo (intersoggettività cioè la massa di wowoka).</p>
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		<title>Di: Luminamenti</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/04/21/una-identita-a-misura-di-vittima/#comment-67746</link>
		<dc:creator>Luminamenti</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Apr 2007 21:27:23 +0000</pubDate>
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		<description>Sì, ma questo lo sapevamo Tashtego, ma non sposta il problema, anzi</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sì, ma questo lo sapevamo Tashtego, ma non sposta il problema, anzi</p>
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		<title>Di: tashtego</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/04/21/una-identita-a-misura-di-vittima/#comment-67731</link>
		<dc:creator>tashtego</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Apr 2007 17:41:29 +0000</pubDate>
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		<description>la scienza e la tecnica sono cose ben diverse: lo sapeva anche Lucy.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>la scienza e la tecnica sono cose ben diverse: lo sapeva anche Lucy.</p>
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		<title>Di: tashtego</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/04/21/una-identita-a-misura-di-vittima/#comment-67730</link>
		<dc:creator>tashtego</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Apr 2007 17:40:07 +0000</pubDate>
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		<description>la Tecnica ce l'aveva anche l'australopitecus afarensins.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>la Tecnica ce l&#8217;aveva anche l&#8217;australopitecus afarensins.</p>
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		<title>Di: Luminamenti</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/04/21/una-identita-a-misura-di-vittima/#comment-67714</link>
		<dc:creator>Luminamenti</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Apr 2007 16:58:44 +0000</pubDate>
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		<description>Pensare non significa scimmiottare il proprio pensiero. Se Severino e Galimberti parlano della Tecnica e della Scienza, questo non equivale a non usare a proprio beneficio la Scienza e la Tecnica. Se uno ha un'appendicite si fa operare, fa uso della tecnica. E' il sottosuolo quello a cui si guarda, cioè a ciò che guida, anima la scienza e la tecnica. 
Il senso che la Scienza e la Tecnica attribuiscono a se stessi e il senso che viene creduto dall'Uomo. Il Principio e la sua Fine.
E poi ci sono tanti altri punti di vista, come quello del dislivello prometeico di G. Anders: chiamiamo dislivello prometeico l'asincronizzazione ogni giorno crescente tra l'uomo e il mondo dei suoi prodotti, la distanza che si fa ogni giorno più grande.
La scienza non si limita a voler affrancare l'uomo dalla schiavitù materiale, vuole salvarlo, vuole la soluzione di tutti i problemi esistenziali. Gli esempi sarebbero infiniti e anche i guai!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Pensare non significa scimmiottare il proprio pensiero. Se Severino e Galimberti parlano della Tecnica e della Scienza, questo non equivale a non usare a proprio beneficio la Scienza e la Tecnica. Se uno ha un&#8217;appendicite si fa operare, fa uso della tecnica. E&#8217; il sottosuolo quello a cui si guarda, cioè a ciò che guida, anima la scienza e la tecnica.<br />
Il senso che la Scienza e la Tecnica attribuiscono a se stessi e il senso che viene creduto dall&#8217;Uomo. Il Principio e la sua Fine.<br />
E poi ci sono tanti altri punti di vista, come quello del dislivello prometeico di G. Anders: chiamiamo dislivello prometeico l&#8217;asincronizzazione ogni giorno crescente tra l&#8217;uomo e il mondo dei suoi prodotti, la distanza che si fa ogni giorno più grande.<br />
La scienza non si limita a voler affrancare l&#8217;uomo dalla schiavitù materiale, vuole salvarlo, vuole la soluzione di tutti i problemi esistenziali. Gli esempi sarebbero infiniti e anche i guai!</p>
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	<item>
		<title>Di: wovoka</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/04/21/una-identita-a-misura-di-vittima/#comment-67698</link>
		<dc:creator>wovoka</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Apr 2007 15:39:46 +0000</pubDate>
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		<description>Grazie Lumina, le tesi di Galimberti (e Severino) non mi sono del tutto ignote, anche se una carenza di presupposti condivisi mi ha finora impedito grandi approfondimenti. Immagino che il punto cruciale si configuri nell'interpretazione del farsi "fine" (anziché "mezzo") da parte della tecnica. Ma se dici "si comporta come", tutto ciò mi può anche star bene - mi rimane però il sospetto che tutta quella faticosa costruzione concettuale miri semplicemente a fondare la possibilità che la soluzione ai nostri mali possa provenire da qualche "risveglio delle coscienze", ovvero dall'affermarsi di qualche nuova "postura", o "dispositivo", nel mondo intellettuale. Ma forse è obbligatorio che essi presuppongano un simile potere nelle Entità di cui cercano di mantenere il monopolio. La sterilità di un simile approccio mi pare evidente nel modo in cui tutto infine si sintetizza a livello di "grande pubblico": una ridicola demonizzazione, di sapore estetizzante, della tecnica, dimenticando che se così tanta gente (anche se mai "abbastanza") risulta oggi affrancata dalla schiavitù materiale, è perché la tecnica ci ha consentito di schiavizzare al nostro posto qualcos'altro (le macchine, e parte della natura).</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie Lumina, le tesi di Galimberti (e Severino) non mi sono del tutto ignote, anche se una carenza di presupposti condivisi mi ha finora impedito grandi approfondimenti. Immagino che il punto cruciale si configuri nell&#8217;interpretazione del farsi &#8220;fine&#8221; (anziché &#8220;mezzo&#8221;) da parte della tecnica. Ma se dici &#8220;si comporta come&#8221;, tutto ciò mi può anche star bene - mi rimane però il sospetto che tutta quella faticosa costruzione concettuale miri semplicemente a fondare la possibilità che la soluzione ai nostri mali possa provenire da qualche &#8220;risveglio delle coscienze&#8221;, ovvero dall&#8217;affermarsi di qualche nuova &#8220;postura&#8221;, o &#8220;dispositivo&#8221;, nel mondo intellettuale. Ma forse è obbligatorio che essi presuppongano un simile potere nelle Entità di cui cercano di mantenere il monopolio. La sterilità di un simile approccio mi pare evidente nel modo in cui tutto infine si sintetizza a livello di &#8220;grande pubblico&#8221;: una ridicola demonizzazione, di sapore estetizzante, della tecnica, dimenticando che se così tanta gente (anche se mai &#8220;abbastanza&#8221;) risulta oggi affrancata dalla schiavitù materiale, è perché la tecnica ci ha consentito di schiavizzare al nostro posto qualcos&#8217;altro (le macchine, e parte della natura).</p>
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	<item>
		<title>Di: Luminamenti</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/04/21/una-identita-a-misura-di-vittima/#comment-67682</link>
		<dc:creator>Luminamenti</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Apr 2007 13:47:39 +0000</pubDate>
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		<description>@wovoka. Mi sembra che ti sia dato da solo la risposta.
Dici: "Il Capitalismo sarebbe uno strumento della Tecnica? E perché non l’inverso, dato che della Tecnica si serviva anche il Comunismo?"
La coessenziale unità del capitalismo e delle tecnica e la fine dei Comunismi storici mostrano come la Tecnica, per sopravviere ha bisogno del Capitalismo, della sua struttura produttiva, mentre il Comunismo era inadeguato, in quanto ad organizzazione produttiva al perpetuarsi della Tecnica. Quindi, la Tecnica, si comporta, nel processo selettivo come un fine e non come un mezzo. Mi fermo qui, perché argomentare i vari passaggi mi comporterebbe molto tempo.
Da Aristotile in poi si segnala questo rischi dell'inversione fine-mezzi e con Hegel la previsione si realizza. 
Cosa cambia? Tantissimo se l'Uomo prende consapevolezza delle radici della tecnica così come sono pensate e incorporate nell'Uomo.
Molti si sono occupati di una riflessione sulla natura tecné dell'uomo (un certo modo di pensarsi in quanto uomo sin dalle origini, che è quello a cui mi oppongo e che invece ci trasciniamo ancora).
Il discorso cmq è troppo esteso e si può procedere per frammenti.
Ma se vuoi valutare se è inutile porsi questo problema puoi provare a leggere quello che invece tashtego vuole dimenticare perché fa male scambiarsi informazioni e approfondimenti che per la natura del Web non possono che rimandare a una lettura solitaria di libri: Psiche e techne di Galimberti (812 pagine su cui discutere)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@wovoka. Mi sembra che ti sia dato da solo la risposta.<br />
Dici: &#8220;Il Capitalismo sarebbe uno strumento della Tecnica? E perché non l’inverso, dato che della Tecnica si serviva anche il Comunismo?&#8221;<br />
La coessenziale unità del capitalismo e delle tecnica e la fine dei Comunismi storici mostrano come la Tecnica, per sopravviere ha bisogno del Capitalismo, della sua struttura produttiva, mentre il Comunismo era inadeguato, in quanto ad organizzazione produttiva al perpetuarsi della Tecnica. Quindi, la Tecnica, si comporta, nel processo selettivo come un fine e non come un mezzo. Mi fermo qui, perché argomentare i vari passaggi mi comporterebbe molto tempo.<br />
Da Aristotile in poi si segnala questo rischi dell&#8217;inversione fine-mezzi e con Hegel la previsione si realizza.<br />
Cosa cambia? Tantissimo se l&#8217;Uomo prende consapevolezza delle radici della tecnica così come sono pensate e incorporate nell&#8217;Uomo.<br />
Molti si sono occupati di una riflessione sulla natura tecné dell&#8217;uomo (un certo modo di pensarsi in quanto uomo sin dalle origini, che è quello a cui mi oppongo e che invece ci trasciniamo ancora).<br />
Il discorso cmq è troppo esteso e si può procedere per frammenti.<br />
Ma se vuoi valutare se è inutile porsi questo problema puoi provare a leggere quello che invece tashtego vuole dimenticare perché fa male scambiarsi informazioni e approfondimenti che per la natura del Web non possono che rimandare a una lettura solitaria di libri: Psiche e techne di Galimberti (812 pagine su cui discutere)</p>
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	<item>
		<title>Di: wovoka</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/04/21/una-identita-a-misura-di-vittima/#comment-67663</link>
		<dc:creator>wovoka</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Apr 2007 12:19:51 +0000</pubDate>
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		<description>@Luminamenti (senza vis polemica). 
Riesco a capire che "l’apparato scientifico-tecnologico", e tutto l'insieme di apparati (e di bisogni) ad esso collegati, proceda con un'inerzia terrificante (sembri cioé procedere da solo ed essere privo di controlli), e possa quindi fornire l'impressione di perseguire dei fini "propri", quasi si trattasse di un'entità cosciente (e particolarmente pervicace ed ottusa). Quest'inerzia fa certamente parte della doppia natura (di supporto e di vincolo) che per Konrad Lorenz caratterizza qualsiasi struttura, e ne limita l'adattabilità a nuove condizioni. 
Ma non capisco l'utilità delle personificazioni allegoriche (sebbene le sappia filosoficamente "legittimate" dalla consuetudine). Il Capitalismo sarebbe uno strumento della Tecnica? E perché non l'inverso, dato che della Tecnica si serviva anche il Comunismo? Cosa cambierebbe invertendo il verso della relazione? A me pare nulla, e quindi ne deduco che si tratta di una relazione che non spiega nulla, e che i veri rapporti sono intrecciati e multidirezionali, e non si prestano facilmente al giudizio sentimentale (Tecnica, Volontà di Potenza, Occidente, etc. = Male vs Poesia, Senso del Limite, Altro etc. = Bene).</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@Luminamenti (senza vis polemica).<br />
Riesco a capire che &#8220;l’apparato scientifico-tecnologico&#8221;, e tutto l&#8217;insieme di apparati (e di bisogni) ad esso collegati, proceda con un&#8217;inerzia terrificante (sembri cioé procedere da solo ed essere privo di controlli), e possa quindi fornire l&#8217;impressione di perseguire dei fini &#8220;propri&#8221;, quasi si trattasse di un&#8217;entità cosciente (e particolarmente pervicace ed ottusa). Quest&#8217;inerzia fa certamente parte della doppia natura (di supporto e di vincolo) che per Konrad Lorenz caratterizza qualsiasi struttura, e ne limita l&#8217;adattabilità a nuove condizioni.<br />
Ma non capisco l&#8217;utilità delle personificazioni allegoriche (sebbene le sappia filosoficamente &#8220;legittimate&#8221; dalla consuetudine). Il Capitalismo sarebbe uno strumento della Tecnica? E perché non l&#8217;inverso, dato che della Tecnica si serviva anche il Comunismo? Cosa cambierebbe invertendo il verso della relazione? A me pare nulla, e quindi ne deduco che si tratta di una relazione che non spiega nulla, e che i veri rapporti sono intrecciati e multidirezionali, e non si prestano facilmente al giudizio sentimentale (Tecnica, Volontà di Potenza, Occidente, etc. = Male vs Poesia, Senso del Limite, Altro etc. = Bene).</p>
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	<item>
		<title>Di: Luminamenti</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/04/21/una-identita-a-misura-di-vittima/#comment-67655</link>
		<dc:creator>Luminamenti</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Apr 2007 11:19:59 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2007/04/21/una-identita-a-misura-di-vittima/#comment-67655</guid>
		<description>Tesi: il capitalismo è strumento, mezzo della Tecnica, serve ad alimentare la Tecnica, l'Apparato scientifico-tecnologico. Qualunque forma assuma diventa funzionale all'espansione dell'Uomo della Tecnica.

Si dice che bisogna smettere di chiedersi chi sono e di passare all'azione.
E' una percezione culturale errata quella che fa credere che le due cose siano separate, essendo proprio nella prassi un'unica identità, sempre.

Inoltre vorrei dire che proprio il modo di procedere dell'epistemologia scientifica (dominante) è quello che si mostra come paradigma dell'azione che precede l'identità. E proprio per avere separato le due cose (perché le vede separate) è destinata necessariamente a fallire allorquando il Paradiso della Tecnica rigetterà l'uomo indietro (non nel senso di un ritorno a forme di vita passata) preso dal dubbio che la Felicità tecnica  - essendo fondata sul modello storico-epistemologico dell'ipotesi e della previsione - così come è stata conquistata può essere perduta. Angoscia del divenire.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Tesi: il capitalismo è strumento, mezzo della Tecnica, serve ad alimentare la Tecnica, l&#8217;Apparato scientifico-tecnologico. Qualunque forma assuma diventa funzionale all&#8217;espansione dell&#8217;Uomo della Tecnica.</p>
<p>Si dice che bisogna smettere di chiedersi chi sono e di passare all&#8217;azione.<br />
E&#8217; una percezione culturale errata quella che fa credere che le due cose siano separate, essendo proprio nella prassi un&#8217;unica identità, sempre.</p>
<p>Inoltre vorrei dire che proprio il modo di procedere dell&#8217;epistemologia scientifica (dominante) è quello che si mostra come paradigma dell&#8217;azione che precede l&#8217;identità. E proprio per avere separato le due cose (perché le vede separate) è destinata necessariamente a fallire allorquando il Paradiso della Tecnica rigetterà l&#8217;uomo indietro (non nel senso di un ritorno a forme di vita passata) preso dal dubbio che la Felicità tecnica  - essendo fondata sul modello storico-epistemologico dell&#8217;ipotesi e della previsione - così come è stata conquistata può essere perduta. Angoscia del divenire.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Luminamenti</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/04/21/una-identita-a-misura-di-vittima/#comment-67650</link>
		<dc:creator>Luminamenti</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Apr 2007 11:00:37 +0000</pubDate>
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		<description>@tashtego.  Mi può interessare solo quello che hai (o avete) da dire su quello che hai letto e vissuto ( e questo non significa necessariamente che quello che hai letto poi lo hai vissuto o che quello che hai vissuto lo hai poi letto).

E quindi commento, scrivo e parlo liberamente seguendo il principio qui sopra, cosa che disturba chi predica bene e razzola male.

P.S bravo! avevo bisogno di te per sapere come funziona l'oblio. Ci sono tanti di quei libri che ho dimenticato e dimenticati (lo sai che leggersi qualche libro dimenticato del passato è importante?)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@tashtego.  Mi può interessare solo quello che hai (o avete) da dire su quello che hai letto e vissuto ( e questo non significa necessariamente che quello che hai letto poi lo hai vissuto o che quello che hai vissuto lo hai poi letto).</p>
<p>E quindi commento, scrivo e parlo liberamente seguendo il principio qui sopra, cosa che disturba chi predica bene e razzola male.</p>
<p>P.S bravo! avevo bisogno di te per sapere come funziona l&#8217;oblio. Ci sono tanti di quei libri che ho dimenticato e dimenticati (lo sai che leggersi qualche libro dimenticato del passato è importante?)</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: tashtego</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/04/21/una-identita-a-misura-di-vittima/#comment-67635</link>
		<dc:creator>tashtego</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Apr 2007 09:15:46 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2007/04/21/una-identita-a-misura-di-vittima/#comment-67635</guid>
		<description>@luminamenti
perché ti interessa tanto cosa abbiamo o non abbiamo letto?
perché non ce la fai a scrivere un commento senza citare almeno una dozzina di autori?
sembra che tutti questi libri ti siano rimasti tutti lì nella strozza, senza andare né su né giù, così che non riesci a dimenticarli.
dimenticarsi dei libri letti è importante.
credo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@luminamenti<br />
perché ti interessa tanto cosa abbiamo o non abbiamo letto?<br />
perché non ce la fai a scrivere un commento senza citare almeno una dozzina di autori?<br />
sembra che tutti questi libri ti siano rimasti tutti lì nella strozza, senza andare né su né giù, così che non riesci a dimenticarli.<br />
dimenticarsi dei libri letti è importante.<br />
credo.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Luminamenti</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/04/21/una-identita-a-misura-di-vittima/#comment-67617</link>
		<dc:creator>Luminamenti</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Apr 2007 06:47:28 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2007/04/21/una-identita-a-misura-di-vittima/#comment-67617</guid>
		<description>Mi fa piacere che Walter Binaghi abbia letto Girard. Correggerei il suo: letture parziali. Diciamo pure che non lo hanno letto, altri.

Vedo pure citato Fortini e identificato con una precisa posizione. A me ricorda altro e se ho tempo riporterò uno delle sue ultime interviste.

In quanto alla via coercitiva...che vorrei che venisse esplicitata nelle azioni ( aparte la sua teoresi), mi sembra che con questa idea siamo proprio messi male.
La volontà di potenza ritorna sempre?
Le parole non sono di carta sono sassi. Attenzione!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Mi fa piacere che Walter Binaghi abbia letto Girard. Correggerei il suo: letture parziali. Diciamo pure che non lo hanno letto, altri.</p>
<p>Vedo pure citato Fortini e identificato con una precisa posizione. A me ricorda altro e se ho tempo riporterò uno delle sue ultime interviste.</p>
<p>In quanto alla via coercitiva&#8230;che vorrei che venisse esplicitata nelle azioni ( aparte la sua teoresi), mi sembra che con questa idea siamo proprio messi male.<br />
La volontà di potenza ritorna sempre?<br />
Le parole non sono di carta sono sassi. Attenzione!</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: gina</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/04/21/una-identita-a-misura-di-vittima/#comment-67614</link>
		<dc:creator>gina</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Apr 2007 06:19:05 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2007/04/21/una-identita-a-misura-di-vittima/#comment-67614</guid>
		<description>Assodato che quello di Giglioli non è un invito all'azione, ma a una "nuova" postura crititica ("il compito del pensiero critico non potrà essere che quello di penetrare in questa cittadella") via "profanazione"  mi chiedo se la postura critica di questo pezzo sia da intendersi come "profanazione", e se si di cosa.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Assodato che quello di Giglioli non è un invito all&#8217;azione, ma a una &#8220;nuova&#8221; postura crititica (&#8221;il compito del pensiero critico non potrà essere che quello di penetrare in questa cittadella&#8221;) via &#8220;profanazione&#8221;  mi chiedo se la postura critica di questo pezzo sia da intendersi come &#8220;profanazione&#8221;, e se si di cosa.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: wovoka</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/04/21/una-identita-a-misura-di-vittima/#comment-67611</link>
		<dc:creator>wovoka</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Apr 2007 05:07:28 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2007/04/21/una-identita-a-misura-di-vittima/#comment-67611</guid>
		<description>Infatti, non direi proprio che la "macchina mitologica" di Girard sia "una macchina che a partire dal centro vuoto di una mancanza genera incessantemente una mitologia, un corpus di figure capace di soddisfare un bisogno che proprio da quel vuoto ha tratto origine".
Credo che nessuno sappia in realtà cosa sia, e se esista davvero, una "macchina mitologica", e che questi discorsi, condizionati da una logica di "smarcamento", risultino criticamente innocui, anzi dannosi, perché espropriano totalmente i non esperti (ma i prerequisiti d'accesso non verranno mai esplicitati) della possibilità di parteciparvi. Un fumo teorico che presto o tardi si traduce per le masse in precettini morali. Per quanto non riesca a credere agli esiti estremi di Girard, e soprattutto di Fornari, questi due autori sono dotati di ben altra chiarezza.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Infatti, non direi proprio che la &#8220;macchina mitologica&#8221; di Girard sia &#8220;una macchina che a partire dal centro vuoto di una mancanza genera incessantemente una mitologia, un corpus di figure capace di soddisfare un bisogno che proprio da quel vuoto ha tratto origine&#8221;.<br />
Credo che nessuno sappia in realtà cosa sia, e se esista davvero, una &#8220;macchina mitologica&#8221;, e che questi discorsi, condizionati da una logica di &#8220;smarcamento&#8221;, risultino criticamente innocui, anzi dannosi, perché espropriano totalmente i non esperti (ma i prerequisiti d&#8217;accesso non verranno mai esplicitati) della possibilità di parteciparvi. Un fumo teorico che presto o tardi si traduce per le masse in precettini morali. Per quanto non riesca a credere agli esiti estremi di Girard, e soprattutto di Fornari, questi due autori sono dotati di ben altra chiarezza.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: valter binaghi</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/04/21/una-identita-a-misura-di-vittima/#comment-67606</link>
		<dc:creator>valter binaghi</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Apr 2007 23:01:03 +0000</pubDate>
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		<description>Ci sono letture di Girard così parziali da occultarne proprio l'elemento significativo (e salvifico). E' la non colpevolezza della vittima che viene mascherata dalla macchina mitologica. Ma Girard riconosce nel Cristo la liberazione dalla macchina mitologica, cioè la sua demistificazione, proprio perchè il Cristo non è semplicemente il non colpevole ingiustamente sacrificato ma l'innocente che assume volontariamente il ruolo dell'agnello.
L'unico. (niente allegorie della rivoluzione proletaria, nè sacralizzazione della Shoah) L'antropologia di Girard è cristologica e per questo non è una sociologia ma una vera filosofia della storia: tolto questo, è disossata.
Incomprensibile e sterile.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono letture di Girard così parziali da occultarne proprio l&#8217;elemento significativo (e salvifico). E&#8217; la non colpevolezza della vittima che viene mascherata dalla macchina mitologica. Ma Girard riconosce nel Cristo la liberazione dalla macchina mitologica, cioè la sua demistificazione, proprio perchè il Cristo non è semplicemente il non colpevole ingiustamente sacrificato ma l&#8217;innocente che assume volontariamente il ruolo dell&#8217;agnello.<br />
L&#8217;unico. (niente allegorie della rivoluzione proletaria, nè sacralizzazione della Shoah) L&#8217;antropologia di Girard è cristologica e per questo non è una sociologia ma una vera filosofia della storia: tolto questo, è disossata.<br />
Incomprensibile e sterile.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: andrea inglese</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/04/21/una-identita-a-misura-di-vittima/#comment-67565</link>
		<dc:creator>andrea inglese</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Apr 2007 14:50:04 +0000</pubDate>
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		<description>a tash
in una battuta: il comunismo è rendere minoritari coloro che lo sono effettivamente, ossia quella ridottissima fascia di popolazione che detiene il monopolio della ricchezza mondiale (in termini economici, di risorse, di cognizioni, ecc.) e che riesce a rendere il suo punto di vista "universale"

la via sarà inevitabilmente coercitiva, ma non per forza nella forma storica della dittatura del proletariato; anche perché cio' che deve diventare "maggioranza", ossia tutta quella popolazione che è esclusa dalla ricchezza materiale accumulata, dalla deliberazione effettiva, ecc., non ha i caratteri omogenei che marx poteva all'epoca assegnare al proletariato

la posizione che ho espresso è tutto salvo che consolatrice, non a caso era anche la posizione di uno che si consolava poco, ossia Franco Fortini; il capitalismo non funziona come un blocco omogeneo, la politica non si riduce alla microentità italica, se il capitalismo funzionasse fino in fondo secondo i suoi principi ultraliberali e competitivi si autodistruggerebbe in brevissimo tempo</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>a tash<br />
in una battuta: il comunismo è rendere minoritari coloro che lo sono effettivamente, ossia quella ridottissima fascia di popolazione che detiene il monopolio della ricchezza mondiale (in termini economici, di risorse, di cognizioni, ecc.) e che riesce a rendere il suo punto di vista &#8220;universale&#8221;</p>
<p>la via sarà inevitabilmente coercitiva, ma non per forza nella forma storica della dittatura del proletariato; anche perché cio&#8217; che deve diventare &#8220;maggioranza&#8221;, ossia tutta quella popolazione che è esclusa dalla ricchezza materiale accumulata, dalla deliberazione effettiva, ecc., non ha i caratteri omogenei che marx poteva all&#8217;epoca assegnare al proletariato</p>
<p>la posizione che ho espresso è tutto salvo che consolatrice, non a caso era anche la posizione di uno che si consolava poco, ossia Franco Fortini; il capitalismo non funziona come un blocco omogeneo, la politica non si riduce alla microentità italica, se il capitalismo funzionasse fino in fondo secondo i suoi principi ultraliberali e competitivi si autodistruggerebbe in brevissimo tempo</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: tashtego</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/04/21/una-identita-a-misura-di-vittima/#comment-67556</link>
		<dc:creator>tashtego</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Apr 2007 13:33:51 +0000</pubDate>
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		<description>"La pressione dell’errore" è una frase che non c'entra nulla col commento qui sopra.
scus.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;La pressione dell’errore&#8221; è una frase che non c&#8217;entra nulla col commento qui sopra.<br />
scus.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: tashtego</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/04/21/una-identita-a-misura-di-vittima/#comment-67555</link>
		<dc:creator>tashtego</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Apr 2007 13:32:17 +0000</pubDate>
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		<description>La pressione dell’errore.

Il post di Giglioli mi sembra bello, al di là della chiosa sulla quale concordo con Luminamenti.
Forse la chiosa non era necessaria, che già la carne al fuoco è tanta.
L’affermazione della sofferenza come “fonte di diritti” è di per sé molto interessante e forse meriterebbe una specifica riflessione tutta nel campo dell’etica
In generale, il riconoscersi innanzi tutto come vittime, è il primo passo dell’aggregazione e dunque di ogni possibile et successiva azione.
Saltando a piè pari altre questioni molto dense sollevate da Giglioli, direi che un tema fondamentale di chi oggi voglia assumersi un ruolo critico fattivo risiede nel saper RICONOSCERE LE VITTIME (anche quando le vittime non sanno riconoscersi come tali) che sotto-stanno all’ordinamento sul quale galleggiamo e nel trovare il modo di renderle oggetto di riconoscimento conclamato e condiviso.
Esistono vittime di evento (metti quelle del G8 di Genova, quelle della criminalità, eccetera) e vittime di ordinamento (metti le vittime quotidiane del lavoro, gli schiavi delle piantagioni, quelle sessuali, le vittime del precariato e, perché no, quelle della fabbrica, eccetera): la società in cui viviamo, coi suoi bravi intellettuali, è pronta a riconoscere le prime, ma tace sulla funzione sistemica delle seconde, riconducendole a vittime evenemenziali, invece che strutturali, come di fatto sono.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>La pressione dell’errore.</p>
<p>Il post di Giglioli mi sembra bello, al di là della chiosa sulla quale concordo con Luminamenti.<br />
Forse la chiosa non era necessaria, che già la carne al fuoco è tanta.<br />
L’affermazione della sofferenza come “fonte di diritti” è di per sé molto interessante e forse meriterebbe una specifica riflessione tutta nel campo dell’etica<br />
In generale, il riconoscersi innanzi tutto come vittime, è il primo passo dell’aggregazione e dunque di ogni possibile et successiva azione.<br />
Saltando a piè pari altre questioni molto dense sollevate da Giglioli, direi che un tema fondamentale di chi oggi voglia assumersi un ruolo critico fattivo risiede nel saper RICONOSCERE LE VITTIME (anche quando le vittime non sanno riconoscersi come tali) che sotto-stanno all’ordinamento sul quale galleggiamo e nel trovare il modo di renderle oggetto di riconoscimento conclamato e condiviso.<br />
Esistono vittime di evento (metti quelle del G8 di Genova, quelle della criminalità, eccetera) e vittime di ordinamento (metti le vittime quotidiane del lavoro, gli schiavi delle piantagioni, quelle sessuali, le vittime del precariato e, perché no, quelle della fabbrica, eccetera): la società in cui viviamo, coi suoi bravi intellettuali, è pronta a riconoscere le prime, ma tace sulla funzione sistemica delle seconde, riconducendole a vittime evenemenziali, invece che strutturali, come di fatto sono.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: tashtego</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/04/21/una-identita-a-misura-di-vittima/#comment-67548</link>
		<dc:creator>tashtego</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Apr 2007 13:15:04 +0000</pubDate>
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		<description>@inglès
"esiste già un comunismo nell’oggi, che filtra attraverso qualsiasi ambiente sociale e sfera lavorativa".
non lo credo: quello di cui tu parli è generico solidarismo individuale, con funzione consolatoria.
infatti funziona proprio come alibi: che tutto seguiti nello stesso modo è la fortuna del solidarista volontario et cattolicante: è la catena di montaggio delle opere di bene che portano in paradiso.

aggiungo O.T.
il comunismo si produce nella coercizione, nella dittatura di una classe su tutte le altre, nell'esproprio, nell'eliminazione degli oppositori, eccetera.
il comunismo si è prodotto in questo modo ovunque, inutile edulcorarne l'immagine: stalin non è una deviazione, né una degenerazione, è un frutto inevitabile e necessario del comunismo.
partire da qui per valutare cosa politicamente si è e se si è in grado di accettare stalin come un male necessario.
il resto sono cazzate da rifondaroli: il comunismo non è rifondabile, ma resta ancora, con tutto il suo male, l'unico possibile orizzonte di salvezza dalla distruzione planetaria.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@inglès<br />
&#8220;esiste già un comunismo nell’oggi, che filtra attraverso qualsiasi ambiente sociale e sfera lavorativa&#8221;.<br />
non lo credo: quello di cui tu parli è generico solidarismo individuale, con funzione consolatoria.<br />
infatti funziona proprio come alibi: che tutto seguiti nello stesso modo è la fortuna del solidarista volontario et cattolicante: è la catena di montaggio delle opere di bene che portano in paradiso.</p>
<p>aggiungo O.T.<br />
il comunismo si produce nella coercizione, nella dittatura di una classe su tutte le altre, nell&#8217;esproprio, nell&#8217;eliminazione degli oppositori, eccetera.<br />
il comunismo si è prodotto in questo modo ovunque, inutile edulcorarne l&#8217;immagine: stalin non è una deviazione, né una degenerazione, è un frutto inevitabile e necessario del comunismo.<br />
partire da qui per valutare cosa politicamente si è e se si è in grado di accettare stalin come un male necessario.<br />
il resto sono cazzate da rifondaroli: il comunismo non è rifondabile, ma resta ancora, con tutto il suo male, l&#8217;unico possibile orizzonte di salvezza dalla distruzione planetaria.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: gina</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/04/21/una-identita-a-misura-di-vittima/#comment-67527</link>
		<dc:creator>gina</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Apr 2007 06:55:58 +0000</pubDate>
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		<description>si, solo che va evitato un rischio, e precisamente quello di porgere il fianco a destra. Come ha fatto bruckner, a quanto mi risulta ma i francesi di NI possono essere di sicuro più precisi. 

Penso ad esempio a tirate come questa 

"la moltiplicazione degli orgogli identitari ottenuti attraverso il rovesciamento di uno stigma (orgoglio nero, gay, femminile), con la conseguente istituzione di cattedre, dipartimenti universitari, convegni e pubblicazioni specialistiche, e soprattutto di leadership intellettuali e politiche che si autoinvestono della missione di rappresentare, tutelare, ri-vendicare sofferenze e sofferenti" 

o questa 
"Le razionalizzazioni vittimarie e cospirative....sono il riflesso, la spia, l’autodenuncia della riduzione della soggettività a mera identità: perdita secca, a scongiurare la quale non basterà mai il volenteroso ottimismo dei cantori dell’identità performativa, della cultura come invenzione, del meticciato come libera circolazione delle merci simboliche da ricombinare a proprio piacimento, perché l’ossessione identitaria di cui l’immagine della vittima si fa interprete è l’esatto rovescio speculare dell’insistenza poststrutturalista sull’idea di un sapere senza soggetto, di un archivio di enunciati senza autore, di un mormorio - diceva Michel Foucault - di processi simbolici senza agente, disseminati magari sui mille piani di un rizoma zuzzurellone". 

Pure badinter, pur dicendo alcune cose giuste,  non è avulsa da tentazioni di questo tipo, che non hanno nulla di innocente. 

Solo per dire che ricombinando (perché anche questa è una ricombinazione, o no?:) bisogna stare accorti.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>si, solo che va evitato un rischio, e precisamente quello di porgere il fianco a destra. Come ha fatto bruckner, a quanto mi risulta ma i francesi di NI possono essere di sicuro più precisi. </p>
<p>Penso ad esempio a tirate come questa </p>
<p>&#8220;la moltiplicazione degli orgogli identitari ottenuti attraverso il rovesciamento di uno stigma (orgoglio nero, gay, femminile), con la conseguente istituzione di cattedre, dipartimenti universitari, convegni e pubblicazioni specialistiche, e soprattutto di leadership intellettuali e politiche che si autoinvestono della missione di rappresentare, tutelare, ri-vendicare sofferenze e sofferenti&#8221; </p>
<p>o questa<br />
&#8220;Le razionalizzazioni vittimarie e cospirative&#8230;.sono il riflesso, la spia, l’autodenuncia della riduzione della soggettività a mera identità: perdita secca, a scongiurare la quale non basterà mai il volenteroso ottimismo dei cantori dell’identità performativa, della cultura come invenzione, del meticciato come libera circolazione delle merci simboliche da ricombinare a proprio piacimento, perché l’ossessione identitaria di cui l’immagine della vittima si fa interprete è l’esatto rovescio speculare dell’insistenza poststrutturalista sull’idea di un sapere senza soggetto, di un archivio di enunciati senza autore, di un mormorio - diceva Michel Foucault - di processi simbolici senza agente, disseminati magari sui mille piani di un rizoma zuzzurellone&#8221;. </p>
<p>Pure badinter, pur dicendo alcune cose giuste,  non è avulsa da tentazioni di questo tipo, che non hanno nulla di innocente. </p>
<p>Solo per dire che ricombinando (perché anche questa è una ricombinazione, o no?:) bisogna stare accorti.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: andrea inglese</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/04/21/una-identita-a-misura-di-vittima/#comment-67514</link>
		<dc:creator>andrea inglese</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Apr 2007 22:50:06 +0000</pubDate>
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		<description>bel pezzo christian;

"Più che deridere chi se la pone (come i ciclopi Polifemo: se Nessuno ti uccide allora lasciaci dormire), occorre rendersi conto del fatto che attraverso quell’interrogazione malposta continua a operare un nocciolo razionale senza il quale della modernità non è più nulla: l’idea, nientemeno, che la storia non la fanno gli astri o la provvidenza o le leggi universali dell’economia o gli scarti capricciosi della deriva genetica, ma l’agire degli uomini e delle donne. Le razionalizzazioni vittimarie e cospirative sono la protesta (impotente e pericolosa se abbandonata a se stessa) contro quella storia senza politica che è il retaggio comune del cittadino espropriato della sua dimensione pubblica..."

Mi sembra davvero meritorio aver colto nella figura mitologica della vittima la realtà di un desiderio di politica e di autonomia, che pare costantemente frustrato; cosi come il tentativo di passare dall'ossessiva rivendicazione del "chi sono" ad una domanda sul "che faccio".

Un modo poi di rovesciare questa immagine della vittima, è quella che mi suggeriva un amico: in una battuta: "quello che veramente funziona nel capitalismo è il comunismo, ossia tutto cio' che implica cooperazione, generosità, lavoro gratuito, messa in comune dei saperi e dei dati, rispetto reciproco." Come a dire due cose: esiste già un comunismo nell'oggi, che filtra attraverso qualsiasi ambiente sociale e sfera lavorativa; esiste sempre questa possibilità aperta, senza doverla impiantare in un al di là del mondo attuale; ma questo significa anche che più della nostra specifica identità, conta quanto possiamo fare oltre essa e al di là di essa.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>bel pezzo christian;</p>
<p>&#8220;Più che deridere chi se la pone (come i ciclopi Polifemo: se Nessuno ti uccide allora lasciaci dormire), occorre rendersi conto del fatto che attraverso quell’interrogazione malposta continua a operare un nocciolo razionale senza il quale della modernità non è più nulla: l’idea, nientemeno, che la storia non la fanno gli astri o la provvidenza o le leggi universali dell’economia o gli scarti capricciosi della deriva genetica, ma l’agire degli uomini e delle donne. Le razionalizzazioni vittimarie e cospirative sono la protesta (impotente e pericolosa se abbandonata a se stessa) contro quella storia senza politica che è il retaggio comune del cittadino espropriato della sua dimensione pubblica&#8230;&#8221;</p>
<p>Mi sembra davvero meritorio aver colto nella figura mitologica della vittima la realtà di un desiderio di politica e di autonomia, che pare costantemente frustrato; cosi come il tentativo di passare dall&#8217;ossessiva rivendicazione del &#8220;chi sono&#8221; ad una domanda sul &#8220;che faccio&#8221;.</p>
<p>Un modo poi di rovesciare questa immagine della vittima, è quella che mi suggeriva un amico: in una battuta: &#8220;quello che veramente funziona nel capitalismo è il comunismo, ossia tutto cio&#8217; che implica cooperazione, generosità, lavoro gratuito, messa in comune dei saperi e dei dati, rispetto reciproco.&#8221; Come a dire due cose: esiste già un comunismo nell&#8217;oggi, che filtra attraverso qualsiasi ambiente sociale e sfera lavorativa; esiste sempre questa possibilità aperta, senza doverla impiantare in un al di là del mondo attuale; ma questo significa anche che più della nostra specifica identità, conta quanto possiamo fare oltre essa e al di là di essa.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: The O.C.</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/04/21/una-identita-a-misura-di-vittima/#comment-67502</link>
		<dc:creator>The O.C.</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Apr 2007 19:03:09 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2007/04/21/una-identita-a-misura-di-vittima/#comment-67502</guid>
		<description>Nella versione di Steyn, il problema non sono i perdenti endemici - alla Cho - ma tutti gli altri studenti del Virginia Tech. Quelli che gli hanno insegnato ad alzare le mani, ad aspettare da bravi il loro turno davanti al plotone d'esecuzione, a farsi sparare in faccia senza dare neanche l'impressione di una reazione. Secondo Steyn, vale sempre il vecchio adagio: "let's roll". Anche se hai il cuore in gola per il terrore, alzati e spaccagli il culo alla "vittima" di turno.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Nella versione di Steyn, il problema non sono i perdenti endemici - alla Cho - ma tutti gli altri studenti del Virginia Tech. Quelli che gli hanno insegnato ad alzare le mani, ad aspettare da bravi il loro turno davanti al plotone d&#8217;esecuzione, a farsi sparare in faccia senza dare neanche l&#8217;impressione di una reazione. Secondo Steyn, vale sempre il vecchio adagio: &#8220;let&#8217;s roll&#8221;. Anche se hai il cuore in gola per il terrore, alzati e spaccagli il culo alla &#8220;vittima&#8221; di turno.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: gina</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/04/21/una-identita-a-misura-di-vittima/#comment-67492</link>
		<dc:creator>gina</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Apr 2007 15:35:40 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2007/04/21/una-identita-a-misura-di-vittima/#comment-67492</guid>
		<description>il presupposto di fondo ((bruckner, la tentazione dell'innocenza) è lo stesso dal quale parte Elisabeth Badinter in "la strada degli errori": l'uguaglianza si nutre dello stesso, e non del diverso. In ambito femminista (multiculturalismo compreso) il dibattito è dunque lanciato, non da poco e a ragione. Bisognerebbe solo evitare la semplificazione ad effetto. Segnalo, a chi fosse interessato, Altri femminismi, corpi culture lavoro, manifestolibri)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>il presupposto di fondo ((bruckner, la tentazione dell&#8217;innocenza) è lo stesso dal quale parte Elisabeth Badinter in &#8220;la strada degli errori&#8221;: l&#8217;uguaglianza si nutre dello stesso, e non del diverso. In ambito femminista (multiculturalismo compreso) il dibattito è dunque lanciato, non da poco e a ragione. Bisognerebbe solo evitare la semplificazione ad effetto. Segnalo, a chi fosse interessato, Altri femminismi, corpi culture lavoro, manifestolibri)</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Achille</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/04/21/una-identita-a-misura-di-vittima/#comment-67489</link>
		<dc:creator>Achille</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Apr 2007 15:28:27 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2007/04/21/una-identita-a-misura-di-vittima/#comment-67489</guid>
		<description>io!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>io!</p>
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	</item>
</channel>
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