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	<title>Commenti a: Aspettando Burri (prima parte)</title>
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	<pubDate>Tue, 02 Dec 2008 04:01:46 +0000</pubDate>
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		<title>Di: wovoka</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/06/18/aspettando-burri-prima-parte/#comment-72710</link>
		<dc:creator>wovoka</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Jun 2007 18:29:12 +0000</pubDate>
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		<description>Sul principio, l’opposizione che hai posto tra “informale” e “rigore formale” mi sembrava poter condurre a qualche osservazione delimitabile, invece il tentativo di precisare i due termini mi ha fatto ricadere nella complessità delle narrative che tentano di dare un senso unitario (e talvolta una definizione quasi scientifica - penso soprattutto a Menna) ad una stagione artistica evidentemente ricchissima ma anche contraddittoria: contraddizione fra il voler “distruggere” l’arte ed il riuscire a “mungerla” in maniera spettacolosa, o fra l’irrazionalismo (dell'inconscio, del gesto e della materia) e l’intellettualismo iper-cosciente che sottende il mito della creazione di “nuovi linguaggi” - il tutto complicato da aleggianti ironie e comprensibili opportunismi. Allontanandomi da questo ginepraio per specialisti, attenendomi a ciò che posso cogliere (con tutti i miei limiti) oppure inventare nelle opere stesse, suppongo che il senso di “intonazione”, di “lavorato”, di “messo a sistema” che tu e Andrea avete colto nei lavori di Burri sia proprio quanto deriva dall’abilità che egli ha saputo sviluppare all’interno di coordinate culturali “date”, cioè il risultato dell’applicazione del suo talento all’interno di uno “spazio dei possibili” inventato da altri, entro il quale egli ha saputo esplorare una nicchia nuova che gli rimarrà per sempre (si fa per dire) legata. “Rigore formale” è un altro termine piuttosto abusato, legato alla sbronza semiotica di quel periodo, che alla fine non sa indicare molto più che una certa uniformità ed austerità nei mezzi espressivi, che sappiano suggerire al critico l’esistenza di una rudimentale sintassi (o almeno di un “trade-mark”) che gli faciliti le incombenze classificatorie. Nell’uso reale quasi una specie di complimento, per sottolineare che l’artista non si perde in divagazioni inutili, o in orpelli di basso effetto (tipicamente "volgari") qualcosa insomma che non mi sembra collidere poi troppo con l’ideologia dell’informale.  O meglio, collide soltanto se si prendono questi concetti molto sul serio, e io attualmente ritengo che non sia il caso di farlo. Ciao, e scusa per l’inadeguatezza.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sul principio, l’opposizione che hai posto tra “informale” e “rigore formale” mi sembrava poter condurre a qualche osservazione delimitabile, invece il tentativo di precisare i due termini mi ha fatto ricadere nella complessità delle narrative che tentano di dare un senso unitario (e talvolta una definizione quasi scientifica - penso soprattutto a Menna) ad una stagione artistica evidentemente ricchissima ma anche contraddittoria: contraddizione fra il voler “distruggere” l’arte ed il riuscire a “mungerla” in maniera spettacolosa, o fra l’irrazionalismo (dell&#8217;inconscio, del gesto e della materia) e l’intellettualismo iper-cosciente che sottende il mito della creazione di “nuovi linguaggi” - il tutto complicato da aleggianti ironie e comprensibili opportunismi. Allontanandomi da questo ginepraio per specialisti, attenendomi a ciò che posso cogliere (con tutti i miei limiti) oppure inventare nelle opere stesse, suppongo che il senso di “intonazione”, di “lavorato”, di “messo a sistema” che tu e Andrea avete colto nei lavori di Burri sia proprio quanto deriva dall’abilità che egli ha saputo sviluppare all’interno di coordinate culturali “date”, cioè il risultato dell’applicazione del suo talento all’interno di uno “spazio dei possibili” inventato da altri, entro il quale egli ha saputo esplorare una nicchia nuova che gli rimarrà per sempre (si fa per dire) legata. “Rigore formale” è un altro termine piuttosto abusato, legato alla sbronza semiotica di quel periodo, che alla fine non sa indicare molto più che una certa uniformità ed austerità nei mezzi espressivi, che sappiano suggerire al critico l’esistenza di una rudimentale sintassi (o almeno di un “trade-mark”) che gli faciliti le incombenze classificatorie. Nell’uso reale quasi una specie di complimento, per sottolineare che l’artista non si perde in divagazioni inutili, o in orpelli di basso effetto (tipicamente &#8220;volgari&#8221;) qualcosa insomma che non mi sembra collidere poi troppo con l’ideologia dell’informale.  O meglio, collide soltanto se si prendono questi concetti molto sul serio, e io attualmente ritengo che non sia il caso di farlo. Ciao, e scusa per l’inadeguatezza.</p>
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		<title>Di: wovoka</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/06/18/aspettando-burri-prima-parte/#comment-72665</link>
		<dc:creator>wovoka</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Jun 2007 11:08:07 +0000</pubDate>
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		<description>Va bene Andrea, mandami quello da 105 euro, pago con paypal.

@Lucio: questioni interessanti quelle che poni, appena trovo un momento di quiete ti rispondo. Un saluto e grazie delle gentili parole.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Va bene Andrea, mandami quello da 105 euro, pago con paypal.</p>
<p>@Lucio: questioni interessanti quelle che poni, appena trovo un momento di quiete ti rispondo. Un saluto e grazie delle gentili parole.</p>
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		<title>Di: andrea barbieri</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/06/18/aspettando-burri-prima-parte/#comment-72658</link>
		<dc:creator>andrea barbieri</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Jun 2007 10:41:56 +0000</pubDate>
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Tutti immediatamente disponibili in una vasta gamma di colori</description>
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<p>Costume due pezzi da critico cinematografico:  65 euro<br />
Costume intero da critico o storico dell&#8217;arte: 105 euro<br />
Costume da letterato con perizoma abbinato: 84 euro</p>
<p>Tutti immediatamente disponibili in una vasta gamma di colori</p>
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		<title>Di: lucio</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/06/18/aspettando-burri-prima-parte/#comment-72616</link>
		<dc:creator>lucio</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Jun 2007 19:24:50 +0000</pubDate>
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		<description>Caro wovoka, trovo interessantissime le cose che hai scritto qui e nella seconda parte su Burri, e vorrei dire che le condivido tutte anche se c’è qualcosa che non combacia con quanto ricordo di una mostra di Burri al Palazzo delle Esposizioni di Roma (nel ’97?). Ti chiedo quindi,gentilmente, di aiutarmi a chiarire. O a ricordare meglio? 
Insomma chiedo aiuto, perché anche a me “tutto è accordato perfettamente, mai un colore elementare né una forma elementare, tutto lavorato senza che si veda, intonato, vibrante, ogni elemento messo a sistema col resto” sembra un frammento di retorica da catalogo, eppure ricordo che davanti ad alcune opere allora in mostra, ho pensato qualcosa di simile, specialmente sugli elementi messi a sistema col resto, e sull’intonazione. Anzi bestemmio, se non si fosse trattato di uno dei più importanti rappresentanti dell’informale, avrei parlato proprio di rigore formale (ripeto solo per determinate opere).
Certo ricordo bene le combustioni, dai sacchi ai legni alle plastiche, e ricordo i cretti e tutte le opere in cui la componente casuale ha molta importanza. Nelle combustioni, per quanto si possa seguire un progetto, i fogli di plastica si sciolgono davanti alla fiamma ossidrica, avvolgendosi e fondendosi in direzioni e formazioni impensabili, i buchi si allargano in un attimo “a dismisura”; e nei cretti le colate di colore e vinavil si seccano fino a screpolarsi, formando delle ragnatele assolutamente imprevedibili.
Ma in quella mostra c’erano anche molte opere degli anni settanta e ottanta, cellotex e grandi tele più o meno monocromi, opere in cui il colore era piatto e copriva la tela con geometriche campiture. Pensai ad una semplificazione, ad un assemblare più pacato e ordinato che Burri nel tempo era andato operando sulla sua stessa opera. E in parte ad un accomodamento nel suo ultimo operare, una sorta di “Burri pulito e ordinato”.  Pensai a qualcosa che forse oggi si potrebbe anche legare a quanto hai scritto tu “come ricerche artistiche onorevoli, tracciabili, sostanzialmente comprensibili e persino fruttuosamente – anche se generalmente solo su di un piano personale - imitabili (anche se in scala generalmente ridotta) possano venire mummificate in “assoluti” chiaramente insostenibili”. 
Allora direi che Burri è giustamente legato alle combustioni e ai cretti, ma ha lasciato anche delle opere in cui ben poco è affidato  al caso, nelle quali mi sembra naturale trovare una disposizione più ordinata di forme e colori, a volte una giustapposizione di piani e volumi, meglio, superfici (specialmente nei cellotex); ecco, davanti ad alcune di queste opere ho veramente pensato all’intonazione e che “ogni elemento (è) messo a sistema col resto”.
Grazie dell’attenzione e scusa la lungaggine, che vuoi, ancora mi appassiono a qualcosa. 
L’informale ordinato?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro wovoka, trovo interessantissime le cose che hai scritto qui e nella seconda parte su Burri, e vorrei dire che le condivido tutte anche se c’è qualcosa che non combacia con quanto ricordo di una mostra di Burri al Palazzo delle Esposizioni di Roma (nel ’97?). Ti chiedo quindi,gentilmente, di aiutarmi a chiarire. O a ricordare meglio?<br />
Insomma chiedo aiuto, perché anche a me “tutto è accordato perfettamente, mai un colore elementare né una forma elementare, tutto lavorato senza che si veda, intonato, vibrante, ogni elemento messo a sistema col resto” sembra un frammento di retorica da catalogo, eppure ricordo che davanti ad alcune opere allora in mostra, ho pensato qualcosa di simile, specialmente sugli elementi messi a sistema col resto, e sull’intonazione. Anzi bestemmio, se non si fosse trattato di uno dei più importanti rappresentanti dell’informale, avrei parlato proprio di rigore formale (ripeto solo per determinate opere).<br />
Certo ricordo bene le combustioni, dai sacchi ai legni alle plastiche, e ricordo i cretti e tutte le opere in cui la componente casuale ha molta importanza. Nelle combustioni, per quanto si possa seguire un progetto, i fogli di plastica si sciolgono davanti alla fiamma ossidrica, avvolgendosi e fondendosi in direzioni e formazioni impensabili, i buchi si allargano in un attimo “a dismisura”; e nei cretti le colate di colore e vinavil si seccano fino a screpolarsi, formando delle ragnatele assolutamente imprevedibili.<br />
Ma in quella mostra c’erano anche molte opere degli anni settanta e ottanta, cellotex e grandi tele più o meno monocromi, opere in cui il colore era piatto e copriva la tela con geometriche campiture. Pensai ad una semplificazione, ad un assemblare più pacato e ordinato che Burri nel tempo era andato operando sulla sua stessa opera. E in parte ad un accomodamento nel suo ultimo operare, una sorta di “Burri pulito e ordinato”.  Pensai a qualcosa che forse oggi si potrebbe anche legare a quanto hai scritto tu “come ricerche artistiche onorevoli, tracciabili, sostanzialmente comprensibili e persino fruttuosamente – anche se generalmente solo su di un piano personale - imitabili (anche se in scala generalmente ridotta) possano venire mummificate in “assoluti” chiaramente insostenibili”.<br />
Allora direi che Burri è giustamente legato alle combustioni e ai cretti, ma ha lasciato anche delle opere in cui ben poco è affidato  al caso, nelle quali mi sembra naturale trovare una disposizione più ordinata di forme e colori, a volte una giustapposizione di piani e volumi, meglio, superfici (specialmente nei cellotex); ecco, davanti ad alcune di queste opere ho veramente pensato all’intonazione e che “ogni elemento (è) messo a sistema col resto”.<br />
Grazie dell’attenzione e scusa la lungaggine, che vuoi, ancora mi appassiono a qualcosa.<br />
L’informale ordinato?</p>
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		<title>Di: wovoka</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/06/18/aspettando-burri-prima-parte/#comment-72613</link>
		<dc:creator>wovoka</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Jun 2007 19:17:13 +0000</pubDate>
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		<description>Non prenderla come un'implicita accusa alla tua condotta, ma non riuscirei a fare quanto mi chiedi. Qualche anno fa denunciavo anch'io in rete che il “re è nudo”, raccogliendo pure qualche adesione. Poi mi sono accorto che altri lo avevano già fatto da tempo, e con autorevolezza, competenza e visibilità grandemente superiori - senza riuscire peraltro a smuovere un bel nulla. Questo mi ha indirizzato ad approfondire il passaggio critico fra lato “personale” e lato “sociale” del fenomeno artistico, un confine che mostra oggi una complessità quasi frattale (ma è solo una metafora per indicare una compenetrazione sottile e complicatissima). Al termine di questo percorso, non ho certo abbandonato il campo, ma ho lasciato decisamente da parte l'espressione di gusti e disgusti, in ragione dell'ambivalenza che emerge in pressoché ogni aspetto del fenomeno: ora non vedo più artisti buoni e curatori maligni, ma soltanto storie complicate che hanno determinato delle logiche di campo che vengono ampiamente sottaciute, forse perché anche gli artisti meno favoriti hanno pur sempre interesse al mantenimento di qualche segretuccio, ovvero alla salvaguardia di quel feticismo (sapientemente coltivato, specie attraverso l'irregimentazione e la limitazione dell'offerta) che assicura la sopravvivenza economica all'attuale gioco. Forse in campo propriamente artistico sarò anche diventato troppo ecumenico, ma sono portato a riconoscere legittimità a qualsiasi ricerca, senza preclusioni di sorta, ma ripulendo sul nascere il continuo ricrescere (certo, a diversi livelli di sofisticazione) di interessate mitologie. Ti dirò per esempio che una denuncia come quella portata avanti dalla Benedetti nei confronti di quel tal magnate francese mi è sembrata giusta ma parziale in quanto tesa più ad una riassegnazione dei posti e redistribuzione dei dividendi che non ad una chiarificazione radicale sulla natura dei giochi (è la mia vecchia critica, totalmente inascoltata, al programma anti-restaurazione: quella di non essere riusciti neppure a portarsi fino al punto verso il quale Bourdieu aveva già ampiamente spianato la strada). E lo si vede anche dal carattere convenzionale e legittimante di alcuni articoli sull'arte pubblicati dal pur complessivamente pregevole “Primo Amore”. Concludendo, non mi interessa far trionfare il buon gusto, o il sano impegno, o la “Vera Arte”, ma portare l'analisi fino in fondo. Non che senta questo come una mia missione, semplicemente è in questa direzione che si sono orientati i miei interessi teorici. Ciao</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Non prenderla come un&#8217;implicita accusa alla tua condotta, ma non riuscirei a fare quanto mi chiedi. Qualche anno fa denunciavo anch&#8217;io in rete che il “re è nudo”, raccogliendo pure qualche adesione. Poi mi sono accorto che altri lo avevano già fatto da tempo, e con autorevolezza, competenza e visibilità grandemente superiori - senza riuscire peraltro a smuovere un bel nulla. Questo mi ha indirizzato ad approfondire il passaggio critico fra lato “personale” e lato “sociale” del fenomeno artistico, un confine che mostra oggi una complessità quasi frattale (ma è solo una metafora per indicare una compenetrazione sottile e complicatissima). Al termine di questo percorso, non ho certo abbandonato il campo, ma ho lasciato decisamente da parte l&#8217;espressione di gusti e disgusti, in ragione dell&#8217;ambivalenza che emerge in pressoché ogni aspetto del fenomeno: ora non vedo più artisti buoni e curatori maligni, ma soltanto storie complicate che hanno determinato delle logiche di campo che vengono ampiamente sottaciute, forse perché anche gli artisti meno favoriti hanno pur sempre interesse al mantenimento di qualche segretuccio, ovvero alla salvaguardia di quel feticismo (sapientemente coltivato, specie attraverso l&#8217;irregimentazione e la limitazione dell&#8217;offerta) che assicura la sopravvivenza economica all&#8217;attuale gioco. Forse in campo propriamente artistico sarò anche diventato troppo ecumenico, ma sono portato a riconoscere legittimità a qualsiasi ricerca, senza preclusioni di sorta, ma ripulendo sul nascere il continuo ricrescere (certo, a diversi livelli di sofisticazione) di interessate mitologie. Ti dirò per esempio che una denuncia come quella portata avanti dalla Benedetti nei confronti di quel tal magnate francese mi è sembrata giusta ma parziale in quanto tesa più ad una riassegnazione dei posti e redistribuzione dei dividendi che non ad una chiarificazione radicale sulla natura dei giochi (è la mia vecchia critica, totalmente inascoltata, al programma anti-restaurazione: quella di non essere riusciti neppure a portarsi fino al punto verso il quale Bourdieu aveva già ampiamente spianato la strada). E lo si vede anche dal carattere convenzionale e legittimante di alcuni articoli sull&#8217;arte pubblicati dal pur complessivamente pregevole “Primo Amore”. Concludendo, non mi interessa far trionfare il buon gusto, o il sano impegno, o la “Vera Arte”, ma portare l&#8217;analisi fino in fondo. Non che senta questo come una mia missione, semplicemente è in questa direzione che si sono orientati i miei interessi teorici. Ciao</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: elena rosa</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/06/18/aspettando-burri-prima-parte/#comment-72538</link>
		<dc:creator>elena rosa</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Jun 2007 22:34:28 +0000</pubDate>
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		<description>secondo me un'opera la puoi anche aprire col bisturi ma resta anche un incontro. e più c'entra l'amore più lo sguardo diventa tagliente esigente per niente sdolcinato e lontano dalle lacrime. ma c'entra l'amore.
p.s: richter mi piace molto. per un po' di tempo guardavo in continuazione le sue orchidee così vere che sembrano quelle delle vetrine dei parrucchieri. mi hanno portato loro al suo duomo di milano, bianco e nero, sfumato, sfuocato, una cartolina quasi buia. un duomo galleggiante,  imprendibile, ma richter dice che sfuoca per far combaciare le parti, per farle toccare. e poi dice io sono un surrealista.
si contraddice cambia direzione e resta dentro le linee. le riempie di colore. 
p.s: la cosa più bella su pollock l'ho sentita da kounellis (e io non ho un rapporto proprio facile con l'arte povera), ha detto: "pollock è un pittore ballerino che ha cambiato l'anima di un'intera nazione". e poi ha fatto un gesto con la mano. 
gli artisti sono un po’ esagerati ma quella volta sembrava vero.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>secondo me un&#8217;opera la puoi anche aprire col bisturi ma resta anche un incontro. e più c&#8217;entra l&#8217;amore più lo sguardo diventa tagliente esigente per niente sdolcinato e lontano dalle lacrime. ma c&#8217;entra l&#8217;amore.<br />
p.s: richter mi piace molto. per un po&#8217; di tempo guardavo in continuazione le sue orchidee così vere che sembrano quelle delle vetrine dei parrucchieri. mi hanno portato loro al suo duomo di milano, bianco e nero, sfumato, sfuocato, una cartolina quasi buia. un duomo galleggiante,  imprendibile, ma richter dice che sfuoca per far combaciare le parti, per farle toccare. e poi dice io sono un surrealista.<br />
si contraddice cambia direzione e resta dentro le linee. le riempie di colore.<br />
p.s: la cosa più bella su pollock l&#8217;ho sentita da kounellis (e io non ho un rapporto proprio facile con l&#8217;arte povera), ha detto: &#8220;pollock è un pittore ballerino che ha cambiato l&#8217;anima di un&#8217;intera nazione&#8221;. e poi ha fatto un gesto con la mano.<br />
gli artisti sono un po’ esagerati ma quella volta sembrava vero.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: andrea barbieri</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/06/18/aspettando-burri-prima-parte/#comment-72528</link>
		<dc:creator>andrea barbieri</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Jun 2007 19:40:21 +0000</pubDate>
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		<description>Ti darei un tuzzo!
Non ti nascondere dietro questo formalismo, di' chiaramente chi ti fa schifo e chi no, chi può tirare la carretta dell'arte e chi la manda nel fosso... su su</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ti darei un tuzzo!<br />
Non ti nascondere dietro questo formalismo, di&#8217; chiaramente chi ti fa schifo e chi no, chi può tirare la carretta dell&#8217;arte e chi la manda nel fosso&#8230; su su</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: wovoka</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/06/18/aspettando-burri-prima-parte/#comment-72504</link>
		<dc:creator>wovoka</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Jun 2007 12:56:21 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2007/06/18/aspettando-burri-prima-parte/#comment-72504</guid>
		<description>Non ho allestito un tribunale, ho rilevato una differenza e ho provato ad approfondirne la natura attraverso il confronto - nei limiti comunicativi di uno spazio come questo.  La differenza si è dimostrata piuttosto profonda, e quindi per me interessante. Niente di più, nessuna sentenza finale da emettere. Considerato il fastidio che questo confronto ti ha procurato, eviterò in futuro di riferirmi direttamente a quanto scrivi, cercando di mantenermi su un piano più generale. Ti saluto cordialmente.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Non ho allestito un tribunale, ho rilevato una differenza e ho provato ad approfondirne la natura attraverso il confronto - nei limiti comunicativi di uno spazio come questo.  La differenza si è dimostrata piuttosto profonda, e quindi per me interessante. Niente di più, nessuna sentenza finale da emettere. Considerato il fastidio che questo confronto ti ha procurato, eviterò in futuro di riferirmi direttamente a quanto scrivi, cercando di mantenermi su un piano più generale. Ti saluto cordialmente.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: andrea barbieri</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/06/18/aspettando-burri-prima-parte/#comment-72499</link>
		<dc:creator>andrea barbieri</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Jun 2007 11:40:43 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2007/06/18/aspettando-burri-prima-parte/#comment-72499</guid>
		<description>Ma noi non stiamo ragionando sui procedimenti artistici, noi ci mettiamo la tonaca da intellettuali e bavardiamo. Ragionare sui procedimenti artistici significa avere sottomano le cose, essere operativi.
E poi scusa, fai accusa continue di "irregolarità dei discorsi", ora sarei colpevole di ""avvolgere tutto nella carta dorata di una mitologica “creazione artistica”"...  suvvia, non vedi che ogni post cerco di far atterrare discorsi che buffamente stanno a km da terra. Dico che bisogna lavorare sodo e tu rispondi che faccio la mitologia della creazione artistica... e allora fa' e pensa quel che ti pare, qui mi pare che ci sia poco da scambiarsi - e ti assicuro che tutte le persone brave che conosco lavorano come matti per ottenere un'abilità con gli strumenti più indomabili, loro non telefonano al "caso" per chiedergli una collaborazione! 
Tra l'altro hai allestito questo tribunale tutto dedicato a me quando Raimo ha scritto cose discutibilissime e tu stai lì a dire che sono interessanti... persino Burri che fa i giochi di parole, il nero non è nero. Ma per favore!, gli rovescerei una boccia waterman nero sulla camicia bianca da scrittore per dimostrargli che ogni nero è composto di colori... Tsk!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ma noi non stiamo ragionando sui procedimenti artistici, noi ci mettiamo la tonaca da intellettuali e bavardiamo. Ragionare sui procedimenti artistici significa avere sottomano le cose, essere operativi.<br />
E poi scusa, fai accusa continue di &#8220;irregolarità dei discorsi&#8221;, ora sarei colpevole di &#8220;&#8221;avvolgere tutto nella carta dorata di una mitologica “creazione artistica”&#8221;&#8230;  suvvia, non vedi che ogni post cerco di far atterrare discorsi che buffamente stanno a km da terra. Dico che bisogna lavorare sodo e tu rispondi che faccio la mitologia della creazione artistica&#8230; e allora fa&#8217; e pensa quel che ti pare, qui mi pare che ci sia poco da scambiarsi - e ti assicuro che tutte le persone brave che conosco lavorano come matti per ottenere un&#8217;abilità con gli strumenti più indomabili, loro non telefonano al &#8220;caso&#8221; per chiedergli una collaborazione!<br />
Tra l&#8217;altro hai allestito questo tribunale tutto dedicato a me quando Raimo ha scritto cose discutibilissime e tu stai lì a dire che sono interessanti&#8230; persino Burri che fa i giochi di parole, il nero non è nero. Ma per favore!, gli rovescerei una boccia waterman nero sulla camicia bianca da scrittore per dimostrargli che ogni nero è composto di colori&#8230; Tsk!</p>
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	</item>
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		<title>Di: wovoka</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/06/18/aspettando-burri-prima-parte/#comment-72490</link>
		<dc:creator>wovoka</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Jun 2007 09:41:53 +0000</pubDate>
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		<description>Per me non si tratta affatto di chiacchiere da antiquari, né vedo come il ragionare sui procedimenti artistici possa interferire distruttivamente con l’attività dei "creatori di bellezza".  Quindi non le capisco queste tue reazioni. Collaborare con il caso non significa affatto “nulla”, denota invece abbastanza bene una certa modalità di controllo parziale (e quindi di abbandono parziale) nei confronti delle forme con le quali si va interagendo. Ma se preferisci avvolgere tutte queste problematiche nella carta dorata di una mitologica “creazione artistica” io non ho niente da obiettare: seguiamo semplicemente dei percorsi differenti.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Per me non si tratta affatto di chiacchiere da antiquari, né vedo come il ragionare sui procedimenti artistici possa interferire distruttivamente con l’attività dei &#8220;creatori di bellezza&#8221;.  Quindi non le capisco queste tue reazioni. Collaborare con il caso non significa affatto “nulla”, denota invece abbastanza bene una certa modalità di controllo parziale (e quindi di abbandono parziale) nei confronti delle forme con le quali si va interagendo. Ma se preferisci avvolgere tutte queste problematiche nella carta dorata di una mitologica “creazione artistica” io non ho niente da obiettare: seguiamo semplicemente dei percorsi differenti.</p>
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		<title>Di: andrea barbieri</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/06/18/aspettando-burri-prima-parte/#comment-72477</link>
		<dc:creator>andrea barbieri</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Jun 2007 08:08:53 +0000</pubDate>
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		<description>...senza troppe ciance...</description>
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		<title>Di: andrea barbieri</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/06/18/aspettando-burri-prima-parte/#comment-72476</link>
		<dc:creator>andrea barbieri</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Jun 2007 08:08:14 +0000</pubDate>
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		<description>Mentre noi carabattoloni conduciamo questa sterile discussione da antiquari, c'è chi produce bellezza senza. A Forte Prenestino c'erano dei piatti di plastica utilizzati per chissà cosa, sono diventati opere d'arte grazie alla mano di chissà &lt;a HREF="http://bp0.blogger.com/_U58y--SpmxU/RnkXdLn9_TI/AAAAAAAAAas/4_Bty8NKxQM/s1600-h/piatti-di-carta-dipinti.jpg" rel="nofollow"&gt;chi&lt;/a&gt;.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Mentre noi carabattoloni conduciamo questa sterile discussione da antiquari, c&#8217;è chi produce bellezza senza. A Forte Prenestino c&#8217;erano dei piatti di plastica utilizzati per chissà cosa, sono diventati opere d&#8217;arte grazie alla mano di chissà <a href="http://bp0.blogger.com/_U58y--SpmxU/RnkXdLn9_TI/AAAAAAAAAas/4_Bty8NKxQM/s1600-h/piatti-di-carta-dipinti.jpg" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('outclick-comm/bp0.blogger.com');" rel="nofollow">chi</a>.</p>
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		<title>Di: andrea barbieri</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/06/18/aspettando-burri-prima-parte/#comment-72475</link>
		<dc:creator>andrea barbieri</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Jun 2007 07:23:19 +0000</pubDate>
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		<description>"Collaborare con il caso" a mio parere è un'espressione che non significa nulla. Un artista deve possedere abilità coi suoi pennelli. Possono essere pennelli di martora, pennelli elettronici, pennelli che lanciano vernice, pennelli che utilizzano oggetti trovati per strada, pennelli di fiamma ossidrica, pennelli di caolino, pennelli di filo incandescente che taglia il poliuretano ecc ecc. L'abilità è tutto, e si può ottenere lavorando sodo, ragionando su quello che si fa, cercando.
Il "caso" si utilizzava in certa musica che nessuno ascolta più.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Collaborare con il caso&#8221; a mio parere è un&#8217;espressione che non significa nulla. Un artista deve possedere abilità coi suoi pennelli. Possono essere pennelli di martora, pennelli elettronici, pennelli che lanciano vernice, pennelli che utilizzano oggetti trovati per strada, pennelli di fiamma ossidrica, pennelli di caolino, pennelli di filo incandescente che taglia il poliuretano ecc ecc. L&#8217;abilità è tutto, e si può ottenere lavorando sodo, ragionando su quello che si fa, cercando.<br />
Il &#8220;caso&#8221; si utilizzava in certa musica che nessuno ascolta più.</p>
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		<title>Di: wovoka</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/06/18/aspettando-burri-prima-parte/#comment-72472</link>
		<dc:creator>wovoka</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Jun 2007 06:51:26 +0000</pubDate>
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		<description>Convengo che la collaborazione con il caso sia, a diversi livelli,  un fenomeno comune e in una certa misura ineliminabile, questo però non implica che si tratti di un’ovvietà da lasciar cadere sullo sfondo. Credo bisognerebbe invece  sottolineare come piccolissime variazioni possono avere effetti devastanti su di una figurazione soggetta ad interpretazione fisiognomica (laddove tutto il nostro apparato cognitivo converge in una potentissima “estrazione di senso” filogeneticamente determinata) mentre in opere che si reggono su equilibri di tipo differente ampie variazioni possono lasciarne sostanzialmente immutato l’effetto. E così è, evidentemente, anche per tante opere di Burri, Grande Rosso compreso: possiamo considerare essenziale la posizione del cratere, il colore, la natura delle superfici, la configurazione di massima delle pieghe, ma non certo le loro minute disposizioni reciproche, che rimarrebbero sostanzialmente “equivalenti” entro una grande molteplicità di trasformazioni. Ma la cosa curiosa è come ricerche artistiche onorevoli, tracciabili, sostanzialmente comprensibili e persino fruttuosamente –  anche se generalmente solo su di un piano personale - imitabili (anche se in scala generalmente ridotta) possano venire mummificate in “assoluti” chiaramente insostenibili. Che in tale direzione possano spingere le esigenze di affermazione degli stessi artisti (o eredi) e sodali non costituisce mistero: la lotta è sempre stata aspra, aldilà di tutte le rappresentazioni per il pubblico, e i “cadaveri” degli sconfitti non vengono mostrati, dato che la loro condanna è proprio a non essere mai esistiti. Ma vi sono delle complicità interne, cioè annidate nel corpo, che rendono certi “transfert di divinizzazione” inspiegabilmente facili, ed è su queste complicità che penso non si sia ancora scavato abbastanza.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Convengo che la collaborazione con il caso sia, a diversi livelli,  un fenomeno comune e in una certa misura ineliminabile, questo però non implica che si tratti di un’ovvietà da lasciar cadere sullo sfondo. Credo bisognerebbe invece  sottolineare come piccolissime variazioni possono avere effetti devastanti su di una figurazione soggetta ad interpretazione fisiognomica (laddove tutto il nostro apparato cognitivo converge in una potentissima “estrazione di senso” filogeneticamente determinata) mentre in opere che si reggono su equilibri di tipo differente ampie variazioni possono lasciarne sostanzialmente immutato l’effetto. E così è, evidentemente, anche per tante opere di Burri, Grande Rosso compreso: possiamo considerare essenziale la posizione del cratere, il colore, la natura delle superfici, la configurazione di massima delle pieghe, ma non certo le loro minute disposizioni reciproche, che rimarrebbero sostanzialmente “equivalenti” entro una grande molteplicità di trasformazioni. Ma la cosa curiosa è come ricerche artistiche onorevoli, tracciabili, sostanzialmente comprensibili e persino fruttuosamente –  anche se generalmente solo su di un piano personale - imitabili (anche se in scala generalmente ridotta) possano venire mummificate in “assoluti” chiaramente insostenibili. Che in tale direzione possano spingere le esigenze di affermazione degli stessi artisti (o eredi) e sodali non costituisce mistero: la lotta è sempre stata aspra, aldilà di tutte le rappresentazioni per il pubblico, e i “cadaveri” degli sconfitti non vengono mostrati, dato che la loro condanna è proprio a non essere mai esistiti. Ma vi sono delle complicità interne, cioè annidate nel corpo, che rendono certi “transfert di divinizzazione” inspiegabilmente facili, ed è su queste complicità che penso non si sia ancora scavato abbastanza.</p>
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		<title>Di: sergio garufi</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/06/18/aspettando-burri-prima-parte/#comment-72465</link>
		<dc:creator>sergio garufi</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Jun 2007 22:15:30 +0000</pubDate>
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		<description>“collaborare con il caso” non significa affatto “dipingere a caso”

un discorso simile si potrebbe fare per daniel spoerri, di cui è da poco terminata una bella mostra al pecci di prato (intitolata "non per caso").</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>“collaborare con il caso” non significa affatto “dipingere a caso”</p>
<p>un discorso simile si potrebbe fare per daniel spoerri, di cui è da poco terminata una bella mostra al pecci di prato (intitolata &#8220;non per caso&#8221;).</p>
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	<item>
		<title>Di: andrea barbieri</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/06/18/aspettando-burri-prima-parte/#comment-72463</link>
		<dc:creator>andrea barbieri</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Jun 2007 19:50:28 +0000</pubDate>
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		<description>A parte che collaborare col caso mi sembra un'espressione buona per Bonami in versione populista, bisognerà pur ammettere allora che anche un acquarellista usa il caso, anche uno con una matita che fa gli sporchini, anche uno col carboncino, col pastello, con le terre, l'inchiostro, i colori a olio, la ceramica ecc ecc. Non siamo dei, la materia se ne va sempre un po' dove vuole...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>A parte che collaborare col caso mi sembra un&#8217;espressione buona per Bonami in versione populista, bisognerà pur ammettere allora che anche un acquarellista usa il caso, anche uno con una matita che fa gli sporchini, anche uno col carboncino, col pastello, con le terre, l&#8217;inchiostro, i colori a olio, la ceramica ecc ecc. Non siamo dei, la materia se ne va sempre un po&#8217; dove vuole&#8230;</p>
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		<title>Di: wovoka</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/06/18/aspettando-burri-prima-parte/#comment-72453</link>
		<dc:creator>wovoka</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Jun 2007 14:16:58 +0000</pubDate>
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		<description>Non capisco proprio la connotazione tribunalizia che attribuisci ai miei rilievi (mica ti multo, o ti inderdico) e neppure il tentativo di addossare le mie posizioni su quelle, stereotipate, di chi “non capisce” l’arte moderna. Ma “collaborare con il caso” non significa affatto “dipingere a caso”. Pollock collaborava con il caso in quanto non si metteva certo a determinare la posizione esatta di ogni goccia e sbavatura, ma lavorava ad un livello differente, sulle coordinazioni motorie che gli consentivano di mantenere complessivamente tutti questi elementi “a sistema”, strutturandone mirabilmente le componenti caotiche (che pure forniscono un contributo importante all’effetto finale proprio per la connotazione da “linguaggio primario” -  cioè affiorante dalle oscurità dell’incoscio, invece che da una premeditazione tecnica  - che esse forniscono.)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Non capisco proprio la connotazione tribunalizia che attribuisci ai miei rilievi (mica ti multo, o ti inderdico) e neppure il tentativo di addossare le mie posizioni su quelle, stereotipate, di chi “non capisce” l’arte moderna. Ma “collaborare con il caso” non significa affatto “dipingere a caso”. Pollock collaborava con il caso in quanto non si metteva certo a determinare la posizione esatta di ogni goccia e sbavatura, ma lavorava ad un livello differente, sulle coordinazioni motorie che gli consentivano di mantenere complessivamente tutti questi elementi “a sistema”, strutturandone mirabilmente le componenti caotiche (che pure forniscono un contributo importante all’effetto finale proprio per la connotazione da “linguaggio primario” -  cioè affiorante dalle oscurità dell’incoscio, invece che da una premeditazione tecnica  - che esse forniscono.)</p>
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	<item>
		<title>Di: andrea barbieri</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/06/18/aspettando-burri-prima-parte/#comment-72442</link>
		<dc:creator>andrea barbieri</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Jun 2007 09:38:52 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2007/06/18/aspettando-burri-prima-parte/#comment-72442</guid>
		<description>Vabe', ovviamente confermo tutte le mie frasi.
Wovoca, vedo che riprendi l'atteggiamento da tribunale della regolarità dei discorsi, in base a regole tutte tue.
Discutere sulla regolarità dei discorsi è una cosa che non mi interessa, fortunatamente abbiamo davanti le cose di cui parliamo, quindi quello che mi interessa è che le parole facciano la spola tra noi e le cose, in modo da capire se diciamo puttanate, ingenuità, verità.
Oltretuttutto il giudice che sta seduto al tuo tribunale è disattento perché dopo che ho scritto "E poi, dobbiamo tornare a Burri, oggi non si fanno altre cose, non è una consolazione questo voltarsi indietro?" mi attribuisce degli atteggiamenti "devozionali" verso Burri, curioso no? Questo è proprio il motivo per cui inFernet mi ha stufato: è più facile trovare un interlocutore tra le persone "non graduate" che nella bolgia degli "intellettuli" della rete.

Se ancora vogliamo guardare alla regolarità dei tuoi discorsi, tu prima lanci l'idea del "caso" nella pittura, poi però dici che il caso "collabora" con la "solida artigianalità". Buffo anche questo, infatti o il caso (che addirittura chiami caos) è caso, o è strumento, ma allora smette di essere caso. Infatti il caso nella pittura è una grande favola. Nessuno dipinge a caso, casomai va per tentativi, ma poi il tentativo lo valuta in base alla sua idea di forma. Pollock che è diventato chissà per quale motivo l'icona del pittore che agisce a casaccio col suo dripping, in realtà parla di "contatto col quadro", solo grazie a quel contatto, quella concentrazione forsennata su ciò che si deve dipingere arriverà un buon risultato. Ma possiamo ricordare anche i lanci di vernice o lo straccio di Bacon. Erano fasi della sua pittura, la fase successiva portava spesso a distruggere il quadro perché la forma non arrivava. Il caso non esiste, esiste soltanto la ricerca di strumenti, di "pennelli" nuovi, e un lavoro sodo e una critica spietata verso quello che si fa.
Poi col tempo si impara, si domano anche gli strumenti più inconsueti come appunto uno straccio premuto sul colore fresco, o la famosa lametta di Breccia, ma quella è abilità, il contrario dell'apparente caso, ed è anche pericolosa, perché un pittore abile passa facilmente a essere un pittore che fa cose poco sentite, un passo indietro insomma. 

Ricordiamo infine che Burri ha sentito una vocazione prepotente verso la pittura che gli ha fatto abbandonare la medicina al ritorno dal campo di concentramento di Hereford, Burri allora aveva allora 31 anni. C'è davvero qualcosa dell'innamorato in questa decisione di vita così recisa. Burri in un certo senso è stato un "romantico". E si buttò nel mondo della pittura sapendo ben poco, ma con un'apertura - e un talento - che lo portarono a diventare uno dei più grandi maestri del novecento.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Vabe&#8217;, ovviamente confermo tutte le mie frasi.<br />
Wovoca, vedo che riprendi l&#8217;atteggiamento da tribunale della regolarità dei discorsi, in base a regole tutte tue.<br />
Discutere sulla regolarità dei discorsi è una cosa che non mi interessa, fortunatamente abbiamo davanti le cose di cui parliamo, quindi quello che mi interessa è che le parole facciano la spola tra noi e le cose, in modo da capire se diciamo puttanate, ingenuità, verità.<br />
Oltretuttutto il giudice che sta seduto al tuo tribunale è disattento perché dopo che ho scritto &#8220;E poi, dobbiamo tornare a Burri, oggi non si fanno altre cose, non è una consolazione questo voltarsi indietro?&#8221; mi attribuisce degli atteggiamenti &#8220;devozionali&#8221; verso Burri, curioso no? Questo è proprio il motivo per cui inFernet mi ha stufato: è più facile trovare un interlocutore tra le persone &#8220;non graduate&#8221; che nella bolgia degli &#8220;intellettuli&#8221; della rete.</p>
<p>Se ancora vogliamo guardare alla regolarità dei tuoi discorsi, tu prima lanci l&#8217;idea del &#8220;caso&#8221; nella pittura, poi però dici che il caso &#8220;collabora&#8221; con la &#8220;solida artigianalità&#8221;. Buffo anche questo, infatti o il caso (che addirittura chiami caos) è caso, o è strumento, ma allora smette di essere caso. Infatti il caso nella pittura è una grande favola. Nessuno dipinge a caso, casomai va per tentativi, ma poi il tentativo lo valuta in base alla sua idea di forma. Pollock che è diventato chissà per quale motivo l&#8217;icona del pittore che agisce a casaccio col suo dripping, in realtà parla di &#8220;contatto col quadro&#8221;, solo grazie a quel contatto, quella concentrazione forsennata su ciò che si deve dipingere arriverà un buon risultato. Ma possiamo ricordare anche i lanci di vernice o lo straccio di Bacon. Erano fasi della sua pittura, la fase successiva portava spesso a distruggere il quadro perché la forma non arrivava. Il caso non esiste, esiste soltanto la ricerca di strumenti, di &#8220;pennelli&#8221; nuovi, e un lavoro sodo e una critica spietata verso quello che si fa.<br />
Poi col tempo si impara, si domano anche gli strumenti più inconsueti come appunto uno straccio premuto sul colore fresco, o la famosa lametta di Breccia, ma quella è abilità, il contrario dell&#8217;apparente caso, ed è anche pericolosa, perché un pittore abile passa facilmente a essere un pittore che fa cose poco sentite, un passo indietro insomma. </p>
<p>Ricordiamo infine che Burri ha sentito una vocazione prepotente verso la pittura che gli ha fatto abbandonare la medicina al ritorno dal campo di concentramento di Hereford, Burri allora aveva allora 31 anni. C&#8217;è davvero qualcosa dell&#8217;innamorato in questa decisione di vita così recisa. Burri in un certo senso è stato un &#8220;romantico&#8221;. E si buttò nel mondo della pittura sapendo ben poco, ma con un&#8217;apertura - e un talento - che lo portarono a diventare uno dei più grandi maestri del novecento.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: wovoka</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/06/18/aspettando-burri-prima-parte/#comment-72433</link>
		<dc:creator>wovoka</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Jun 2007 07:17:59 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2007/06/18/aspettando-burri-prima-parte/#comment-72433</guid>
		<description>Sembra proprio che l'ambito artistico funga da zona di rifugio e ripopolamento per atteggiamenti devozionali ormai espulsi da altri altri ambiti. Credo che sentimentalismi quali "nessuno può avere il suo talento per il colore e la forma" siano insostenibili da qualsiasi punto di vista (che non sia quello dell'innamorato o del fanatico), quanto al "tutto è accordato perfettamente, mai un colore elementare né una forma elementare, tutto lavorato senza che si veda, intonato, vibrante, ogni elemento messo a sistema col resto" mi sembra un frammento di retorica da catalogo particolarmente inadatto al caso di Burri, dove la collaborazione con il caso (o, se suona più fascinoso, il caos) è evidente, sebbene guidata da una solida artigianalità ed intellettualmente legittimata dal lavoro dei suoi precursori storici.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sembra proprio che l&#8217;ambito artistico funga da zona di rifugio e ripopolamento per atteggiamenti devozionali ormai espulsi da altri altri ambiti. Credo che sentimentalismi quali &#8220;nessuno può avere il suo talento per il colore e la forma&#8221; siano insostenibili da qualsiasi punto di vista (che non sia quello dell&#8217;innamorato o del fanatico), quanto al &#8220;tutto è accordato perfettamente, mai un colore elementare né una forma elementare, tutto lavorato senza che si veda, intonato, vibrante, ogni elemento messo a sistema col resto&#8221; mi sembra un frammento di retorica da catalogo particolarmente inadatto al caso di Burri, dove la collaborazione con il caso (o, se suona più fascinoso, il caos) è evidente, sebbene guidata da una solida artigianalità ed intellettualmente legittimata dal lavoro dei suoi precursori storici.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: andrea barbieri</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/06/18/aspettando-burri-prima-parte/#comment-72427</link>
		<dc:creator>andrea barbieri</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 Jun 2007 23:38:42 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2007/06/18/aspettando-burri-prima-parte/#comment-72427</guid>
		<description>Elena rosa, sei molto carina. Non frequento più tanto la rete, guardo poco la posta, sono diventato un po' un orso, quindi ti ringrazio solo ora. Francis Alys non lo conosco, mentre Kippenberger mi sembra cosi bello. Burri è perfetto, è come Glenn Gould, anche quando passa a cose non solo formalmente perfette ma anche con una tonalità drammatica, dalla combustioni al cretto, gli resta quel qualcosa di classico, di finito fino in fondo. Solo come fai a confrontarti con Burri?, nessuno può avere il suo talento per il colore e la forma, si può solo goderne in modo assoluto. Invece Kippenberger ha sempre qualcosa di imperfetto, di umano, anche se le sue intuizioni sono grandi. E' sicuramente un maestro, e se Burri è Gould, Kippenberger sarebbe Richter. Burri ti porta all'estasi, contempli e esci da te per la bellezza, perché tutto è accordato perfettamente, mai un colore elementare né una forma elementare, tutto lavorato senza che si veda, intonato, vibrante, ogni elemento messo a sistema col resto (tanto che non contavano nemmeno le dimensioni, pochi centimetri o metri erano belli allo stesso modo). Però un pittore così non può avere eredi, è paralizzante. Kippenberger invece può innescare altri artisti, con le sue invenzioni e la sua drammaticità che non se ne va mai, nemmeno quando i soggetti sembrano giochi postmoderni. Anche il colore che potrebbe essere allegro ha qualcosa del dramma. Infatti poi la sua vita è andata così.
ciao</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Elena rosa, sei molto carina. Non frequento più tanto la rete, guardo poco la posta, sono diventato un po&#8217; un orso, quindi ti ringrazio solo ora. Francis Alys non lo conosco, mentre Kippenberger mi sembra cosi bello. Burri è perfetto, è come Glenn Gould, anche quando passa a cose non solo formalmente perfette ma anche con una tonalità drammatica, dalla combustioni al cretto, gli resta quel qualcosa di classico, di finito fino in fondo. Solo come fai a confrontarti con Burri?, nessuno può avere il suo talento per il colore e la forma, si può solo goderne in modo assoluto. Invece Kippenberger ha sempre qualcosa di imperfetto, di umano, anche se le sue intuizioni sono grandi. E&#8217; sicuramente un maestro, e se Burri è Gould, Kippenberger sarebbe Richter. Burri ti porta all&#8217;estasi, contempli e esci da te per la bellezza, perché tutto è accordato perfettamente, mai un colore elementare né una forma elementare, tutto lavorato senza che si veda, intonato, vibrante, ogni elemento messo a sistema col resto (tanto che non contavano nemmeno le dimensioni, pochi centimetri o metri erano belli allo stesso modo). Però un pittore così non può avere eredi, è paralizzante. Kippenberger invece può innescare altri artisti, con le sue invenzioni e la sua drammaticità che non se ne va mai, nemmeno quando i soggetti sembrano giochi postmoderni. Anche il colore che potrebbe essere allegro ha qualcosa del dramma. Infatti poi la sua vita è andata così.<br />
ciao</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: wovoka</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/06/18/aspettando-burri-prima-parte/#comment-72378</link>
		<dc:creator>wovoka</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 Jun 2007 05:59:26 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2007/06/18/aspettando-burri-prima-parte/#comment-72378</guid>
		<description>Non credo che sarebbe utile, ho un vago interesse a continuare il dialogo, per quanto stentato.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Non credo che sarebbe utile, ho un vago interesse a continuare il dialogo, per quanto stentato.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: sitting targets</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/06/18/aspettando-burri-prima-parte/#comment-72362</link>
		<dc:creator>sitting targets</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Jun 2007 19:14:16 +0000</pubDate>
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		<description>wowoka una bella incazzatura no, eh?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>wowoka una bella incazzatura no, eh?</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: elena rosa</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/06/18/aspettando-burri-prima-parte/#comment-72289</link>
		<dc:creator>elena rosa</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Jun 2007 16:28:21 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2007/06/18/aspettando-burri-prima-parte/#comment-72289</guid>
		<description>dico altri due nomi che forse ti piacciono, rischio: martin kippenberger e francis alys. il primo fa scivolare il colore, lo fa anche colare, e lo usa così bene che sembra che ogni cosa stia per morire. è ironico, e anche verso il sistema.
franis alys è giocoso, popolare in un certo senso ma non pop, e poi c'è questa cosa di un belga che va a vivere a città del messico e le opere filtrano ogni cosa. disegna, fa delle animazioni lente, molto lente, e in mezzo ci entra l'amarezza.
la similitudine bellissima tra johannesburg e trieste m'ha fatto pensare a tutto quello che può nascere dalle città che in un modo loro, anche diverso, sono, o sono state legate.

(ringrazio andrea barbieri).</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>dico altri due nomi che forse ti piacciono, rischio: martin kippenberger e francis alys. il primo fa scivolare il colore, lo fa anche colare, e lo usa così bene che sembra che ogni cosa stia per morire. è ironico, e anche verso il sistema.<br />
franis alys è giocoso, popolare in un certo senso ma non pop, e poi c&#8217;è questa cosa di un belga che va a vivere a città del messico e le opere filtrano ogni cosa. disegna, fa delle animazioni lente, molto lente, e in mezzo ci entra l&#8217;amarezza.<br />
la similitudine bellissima tra johannesburg e trieste m&#8217;ha fatto pensare a tutto quello che può nascere dalle città che in un modo loro, anche diverso, sono, o sono state legate.</p>
<p>(ringrazio andrea barbieri).</p>
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		<title>Di: Anthony</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/06/18/aspettando-burri-prima-parte/#comment-72280</link>
		<dc:creator>Anthony</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Jun 2007 15:28:11 +0000</pubDate>
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		<description>bravo Andrea che hai citato Arcangeli, ma sei troppo generoso, rispondi a chi ti chiede dammi due nomi?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>bravo Andrea che hai citato Arcangeli, ma sei troppo generoso, rispondi a chi ti chiede dammi due nomi?</p>
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		<title>Di: wovoka</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/06/18/aspettando-burri-prima-parte/#comment-72212</link>
		<dc:creator>wovoka</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Jun 2007 16:34:59 +0000</pubDate>
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		<description>Beh, non dovrebbe affatto tradursi nel decidere cosa si può dire, ma se così sembra ne prendo atto (che quest'idea stenti ad "attecchire" ormai è assodato).
Un saluto e alla prossima.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Beh, non dovrebbe affatto tradursi nel decidere cosa si può dire, ma se così sembra ne prendo atto (che quest&#8217;idea stenti ad &#8220;attecchire&#8221; ormai è assodato).<br />
Un saluto e alla prossima.</p>
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