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	<title>Commenti a: Da &#8220;Quello che si vede&#8221;</title>
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	<pubDate>Tue, 02 Dec 2008 02:32:44 +0000</pubDate>
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		<title>Di: skakkola</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/07/03/da-quello-che-si-vede/#comment-73311</link>
		<dc:creator>skakkola</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Jul 2007 07:51:41 +0000</pubDate>
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		<description>ceci n'est pas une pipe (?)</description>
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		<title>Di: kristian</title>
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		<dc:creator>kristian</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Jul 2007 22:49:13 +0000</pubDate>
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		<description>skak, ti rispondo con un link: http://www.monas.it/ivan/2007/06/symbiosis_1.php</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>skak, ti rispondo con un link: <a href="http://www.monas.it/ivan/2007/06/symbiosis_1.php" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('outclick-comm/www.monas.it');" rel="nofollow">http://www.monas.it/ivan/2007/06/symbiosis_1.php</a></p>
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		<title>Di: skakkola</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/07/03/da-quello-che-si-vede/#comment-73297</link>
		<dc:creator>skakkola</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Jul 2007 20:12:23 +0000</pubDate>
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		<description>kristian ma così quello che si vede, secondo te, è  fumo negli occhi?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>kristian ma così quello che si vede, secondo te, è  fumo negli occhi?</p>
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		<title>Di: kristian</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/07/03/da-quello-che-si-vede/#comment-73292</link>
		<dc:creator>kristian</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Jul 2007 19:10:38 +0000</pubDate>
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		<description>O.T. per O.C.
retorica per retorica, tenterò di argomentare con una storia. ha pure un titolo: FUMO NEGLI OCCHI.

C’era una volta una famiglia impresentabile che per sfangare il Ferragosto si fece invitare da certi parenti selvatici che avevano ereditato una grande casa di sassi nel bellunese, con tanto di fienile, campo di patate esteso fino al letto di un torrente ridotto a discarica abusiva, scorpioni neri sull’asse del bagno all’aperto, topi nella legnaia e scala esterna che conduceva al ballatoio che dava sulla strada sterrata, e alle stanze da letto, in una delle quali, quella centrale, ci stava il ritratto di una donna coi capelli lisci, neri e lunghissimi, nata e poi morta in quella stanza tanti anni prima. L’ultima decade di agosto la famiglia impresentabile rimase sola, perché i parenti selvatici erano dovuti tornare a casa per riprendere a lavorare in giro per la provincia milanese. Cosa facciamo, chiese il padre. Andiamo a vedere la fattoria, propose la madre. Ci andarono a bordo della loro Fiat 127 mattone e tornarono indietro con un gattino grigio. Come si chiama, chiese la figlia minore. È suo e decide lui, disse il figlio mediano accennando col mento al fratello maggiore, alle insistenze del quale si doveva la comparsa del micino. Non ho ancora deciso, disse il figlio maggiore, che aveva in mente tutta una serie di supereroi della Marvel, soprattutto Freccia Nera degli Inumani. Si chiama Fumo, sentenziò la madre. Fumo veniva accudito premurosamente e dormiva coi bambini. C’era solo ‘sta storia dei supereroi, tutti stipati nella testa del figlio maggiore che non si decideva. Pigliava il gattino tra le mani, lo guardava negli occhi gialli e gli sussurrava adesso volerai, poi gli diceva adesso correrai come il fulmine e urlerai come la fine del mondo. Fu così che il gattino sviluppò una totale avversione nei confronti del figlio maggiore della famiglia impresentabile. Si nascondeva per non farsi trovare quando quello lo cercava per i suoi giochi cattivi. Non tutti i rifugi si dimostrano all’altezza. L’ultimo scelto da Fumo fu davvero infelice. Dietro la ruota posteriore destra dell’automobile del fattore della fattoria che avevano visitato, venuto a portare le uova fresche. Aveva parcheggiato in cortile e dopo il caffè era ripartito. Sotto la ruota posteriore destra dell’automobile del fattore della fattoria che avevano visitato, urlò Fumo, straziato. Il primo a vederlo schiacciato fu il figlio maggiore della famiglia impresentabile. Cos’è successo ai suoi occhi, piagnucolò il bambino. Niente, rispose il fattore che recuperò una pala dalla legnaia e una carriola dal fienile, poi spalò il gattino straziato e si diresse verso il letto del torrente. Cos’è successo, volle informarsi il figlio mediano, intervenuto mentre la madre spargeva segatura con la pala dove era rimasto il segno e qualcos’altro. Dove lo sta portando, chiese la figlia minore che aveva seguito il figlio mediano. Vanno in ospedale, rispose la madre. Il figlio maggiore non parlò e continuò a tacere fino a quando, un pomeriggio d’autunno, tornato a casa da scuola, venne accolto dalla madre raggiante che sventolava una lettera. Viene dalla clinica svizzera dove l’hanno ricoverato, dice che Fumo sta guarendo cogli impacchi di fiori, aspetta che te la leggo. Quel pomeriggio d’autunno la madre regalò al figlio un attimo di perfetta felicità. La storia delle lettere dalla Svizzera continuò fino a quando, la primavera seguente, la madre annunciò ai figli che il loro gattino, ormai cresciuto, si era perfettamente ristabilito ed era tornato a vedere anche col buio. Era talmente bello che già si era fatta avanti una facoltosa famiglia di Lugano, l’aveva chiesto in adozione e lei aveva mandato un telegramma per dir di sì, perché ormai il gatto si era acclimatato. Fu così che Fumo venne dimenticato. Poi una notte che era particolarmente imbastito, molti anni dopo, il figlio maggiore finì in un campo incolto, perché lì era stato chiamato da certe sue sirene. Gli venne incontro un gattino grigio, fradicio, colle orbite svuotate da cui spuntavano chiodi di garofano. Così il figlio maggiore riconobbe ancora una volta l’efficacia dell'impacco di parole per dimenticare.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>O.T. per O.C.<br />
retorica per retorica, tenterò di argomentare con una storia. ha pure un titolo: FUMO NEGLI OCCHI.</p>
<p>C’era una volta una famiglia impresentabile che per sfangare il Ferragosto si fece invitare da certi parenti selvatici che avevano ereditato una grande casa di sassi nel bellunese, con tanto di fienile, campo di patate esteso fino al letto di un torrente ridotto a discarica abusiva, scorpioni neri sull’asse del bagno all’aperto, topi nella legnaia e scala esterna che conduceva al ballatoio che dava sulla strada sterrata, e alle stanze da letto, in una delle quali, quella centrale, ci stava il ritratto di una donna coi capelli lisci, neri e lunghissimi, nata e poi morta in quella stanza tanti anni prima. L’ultima decade di agosto la famiglia impresentabile rimase sola, perché i parenti selvatici erano dovuti tornare a casa per riprendere a lavorare in giro per la provincia milanese. Cosa facciamo, chiese il padre. Andiamo a vedere la fattoria, propose la madre. Ci andarono a bordo della loro Fiat 127 mattone e tornarono indietro con un gattino grigio. Come si chiama, chiese la figlia minore. È suo e decide lui, disse il figlio mediano accennando col mento al fratello maggiore, alle insistenze del quale si doveva la comparsa del micino. Non ho ancora deciso, disse il figlio maggiore, che aveva in mente tutta una serie di supereroi della Marvel, soprattutto Freccia Nera degli Inumani. Si chiama Fumo, sentenziò la madre. Fumo veniva accudito premurosamente e dormiva coi bambini. C’era solo ‘sta storia dei supereroi, tutti stipati nella testa del figlio maggiore che non si decideva. Pigliava il gattino tra le mani, lo guardava negli occhi gialli e gli sussurrava adesso volerai, poi gli diceva adesso correrai come il fulmine e urlerai come la fine del mondo. Fu così che il gattino sviluppò una totale avversione nei confronti del figlio maggiore della famiglia impresentabile. Si nascondeva per non farsi trovare quando quello lo cercava per i suoi giochi cattivi. Non tutti i rifugi si dimostrano all’altezza. L’ultimo scelto da Fumo fu davvero infelice. Dietro la ruota posteriore destra dell’automobile del fattore della fattoria che avevano visitato, venuto a portare le uova fresche. Aveva parcheggiato in cortile e dopo il caffè era ripartito. Sotto la ruota posteriore destra dell’automobile del fattore della fattoria che avevano visitato, urlò Fumo, straziato. Il primo a vederlo schiacciato fu il figlio maggiore della famiglia impresentabile. Cos’è successo ai suoi occhi, piagnucolò il bambino. Niente, rispose il fattore che recuperò una pala dalla legnaia e una carriola dal fienile, poi spalò il gattino straziato e si diresse verso il letto del torrente. Cos’è successo, volle informarsi il figlio mediano, intervenuto mentre la madre spargeva segatura con la pala dove era rimasto il segno e qualcos’altro. Dove lo sta portando, chiese la figlia minore che aveva seguito il figlio mediano. Vanno in ospedale, rispose la madre. Il figlio maggiore non parlò e continuò a tacere fino a quando, un pomeriggio d’autunno, tornato a casa da scuola, venne accolto dalla madre raggiante che sventolava una lettera. Viene dalla clinica svizzera dove l’hanno ricoverato, dice che Fumo sta guarendo cogli impacchi di fiori, aspetta che te la leggo. Quel pomeriggio d’autunno la madre regalò al figlio un attimo di perfetta felicità. La storia delle lettere dalla Svizzera continuò fino a quando, la primavera seguente, la madre annunciò ai figli che il loro gattino, ormai cresciuto, si era perfettamente ristabilito ed era tornato a vedere anche col buio. Era talmente bello che già si era fatta avanti una facoltosa famiglia di Lugano, l’aveva chiesto in adozione e lei aveva mandato un telegramma per dir di sì, perché ormai il gatto si era acclimatato. Fu così che Fumo venne dimenticato. Poi una notte che era particolarmente imbastito, molti anni dopo, il figlio maggiore finì in un campo incolto, perché lì era stato chiamato da certe sue sirene. Gli venne incontro un gattino grigio, fradicio, colle orbite svuotate da cui spuntavano chiodi di garofano. Così il figlio maggiore riconobbe ancora una volta l’efficacia dell&#8217;impacco di parole per dimenticare.</p>
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	<item>
		<title>Di: così&#38;come</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/07/03/da-quello-che-si-vede/#comment-73254</link>
		<dc:creator>così&#38;come</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Jul 2007 09:46:35 +0000</pubDate>
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		<description>Caro Andrea, quello che tu chiami &lt;i&gt;Questo amore quasi ipnotico per il dettaglio&lt;/i&gt; è un assoluta prerogativa poetica. I dettagli più prosaici sono agenti segreti della poesia in incognito che vi si annida e nasconde. Ma anche ne è come preservata. Pensavo alle tue scarpe estive che si portano impressa la strada e la realtà ancorata dalla gravità, al suolo dell'essere di fronte ad un inquietante armadio di scarpe vecchie nella cantina di una speciale anziana signora che conserva le scarpe di una vita, da quelle piccolissime dei figli, a quelle del marito morto, di battesimi, matrimoni, funerali. E dice sempre sospirando:

-	Lo so che le dovrei buttare via, ma...

Le tiene tutte, scalcagnate, bucate, seminuove, con il percolato delle dita di piedi che le hanno abitate impresso all'interno come una sindone delle diverse epoche, destini. Regimi, mode, tacchi a spillo, quadrati, zeppe, gomme e cuoi lontani. Storie insite nella materia apparentemente neutra ed inanimata.

Merci

c&#38;c</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Andrea, quello che tu chiami <i>Questo amore quasi ipnotico per il dettaglio</i> è un assoluta prerogativa poetica. I dettagli più prosaici sono agenti segreti della poesia in incognito che vi si annida e nasconde. Ma anche ne è come preservata. Pensavo alle tue scarpe estive che si portano impressa la strada e la realtà ancorata dalla gravità, al suolo dell&#8217;essere di fronte ad un inquietante armadio di scarpe vecchie nella cantina di una speciale anziana signora che conserva le scarpe di una vita, da quelle piccolissime dei figli, a quelle del marito morto, di battesimi, matrimoni, funerali. E dice sempre sospirando:</p>
<p>-	Lo so che le dovrei buttare via, ma&#8230;</p>
<p>Le tiene tutte, scalcagnate, bucate, seminuove, con il percolato delle dita di piedi che le hanno abitate impresso all&#8217;interno come una sindone delle diverse epoche, destini. Regimi, mode, tacchi a spillo, quadrati, zeppe, gomme e cuoi lontani. Storie insite nella materia apparentemente neutra ed inanimata.</p>
<p>Merci</p>
<p>c&amp;c</p>
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	<item>
		<title>Di: luminamenti</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/07/03/da-quello-che-si-vede/#comment-73236</link>
		<dc:creator>luminamenti</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Jul 2007 04:47:56 +0000</pubDate>
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		<description>Cepollaro mostra solo se stesso, non la poesia</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Cepollaro mostra solo se stesso, non la poesia</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: andrea inglese</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/07/03/da-quello-che-si-vede/#comment-73231</link>
		<dc:creator>andrea inglese</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Jul 2007 23:25:11 +0000</pubDate>
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		<description>caro georg non so se fortini funziona davvero come modello, ma di certo il sentirmi avvicinato a lui lo trovo lusinghiero, da un lato, e familiare, dall'altro. Due sono gli autori che sento più familiari, proprio nell'impeto figurativo: Cattafi e Fortini. E quando penso a Fortini, penso in particolar modo quello da "Questo muro" in poi. E certo, come dici,  l'amore delle minuzie c'entra molto. (Hai presente: "In memoria III", di F. che inizia cosi: "La bambina schiaccio' con il sasso la mantide.")
Questo amore quasi ipnotico per il dettaglio, per le minuzioe, c'entra anche con l'infraordinario di cui parlava Perec. Che è qualcosa che in certo qual modo si oppone al meraviglioso, alla poesia dell'analogia, della metafora, ecc.
E per quanto riguarda quest'ultimo volumetto: come tu dici: non solo catalogo. E la tua intuizione critica mi trova concorde.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>caro georg non so se fortini funziona davvero come modello, ma di certo il sentirmi avvicinato a lui lo trovo lusinghiero, da un lato, e familiare, dall&#8217;altro. Due sono gli autori che sento più familiari, proprio nell&#8217;impeto figurativo: Cattafi e Fortini. E quando penso a Fortini, penso in particolar modo quello da &#8220;Questo muro&#8221; in poi. E certo, come dici,  l&#8217;amore delle minuzie c&#8217;entra molto. (Hai presente: &#8220;In memoria III&#8221;, di F. che inizia cosi: &#8220;La bambina schiaccio&#8217; con il sasso la mantide.&#8221;)<br />
Questo amore quasi ipnotico per il dettaglio, per le minuzioe, c&#8217;entra anche con l&#8217;infraordinario di cui parlava Perec. Che è qualcosa che in certo qual modo si oppone al meraviglioso, alla poesia dell&#8217;analogia, della metafora, ecc.<br />
E per quanto riguarda quest&#8217;ultimo volumetto: come tu dici: non solo catalogo. E la tua intuizione critica mi trova concorde.</p>
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	<item>
		<title>Di: b.georg</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/07/03/da-quello-che-si-vede/#comment-73227</link>
		<dc:creator>b.georg</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Jul 2007 21:19:56 +0000</pubDate>
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		<description>andrea, sono davvero belle, cacchio (la 3 sembra scritta dal vecchio Lattes redivivo. Magari sbaglio, ma ci vedo molti riferimenti, a partire dal "non devi mettere in ordine nulla" che mi ricorda anche nella forma la famosa "non devi forzare nessuna parola" ). Chissà se quello che ci vedo ha senso: mi pare ci sia un lento e continuo accerchiamento del presunto "dato immediato" che sia io o mondo, un assedio - che pare calmo, ma di una calma rabbiosa - volto a provocarne la perforazione o almeno un dubbio metodico, costante. Non solo un catalogo, come in alti testi che avevo letto, ma anche un tentativo attivo e minuzioso di percorrere le linee impercepibili da quello a ciò che può esser visto solo con la ragione (l'essere il frammento un calco dei destini generali, "la verità cade fuori dalla coscenza" e per altro verso, un amore della minuzie, la ferocia del filo d'erba, "la perfezione unita all'imperfetto"). Ma è proprio il punto di visione e di discorso che rende interessantissimi secondo me questi testi, il registro, che riesce a tenere ai lati i baratri della confessione e del soliloquio e dall'altra parte del civismo oratorio o declamatorio (anche il "tu" implicito delle prime mi pare vada in questa linea, almeno credo).
ciao

(ps.
ehi, vedo che socialdemocratico è ancora un insulto, come nel 1975! :-) )</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>andrea, sono davvero belle, cacchio (la 3 sembra scritta dal vecchio Lattes redivivo. Magari sbaglio, ma ci vedo molti riferimenti, a partire dal &#8220;non devi mettere in ordine nulla&#8221; che mi ricorda anche nella forma la famosa &#8220;non devi forzare nessuna parola&#8221; ). Chissà se quello che ci vedo ha senso: mi pare ci sia un lento e continuo accerchiamento del presunto &#8220;dato immediato&#8221; che sia io o mondo, un assedio - che pare calmo, ma di una calma rabbiosa - volto a provocarne la perforazione o almeno un dubbio metodico, costante. Non solo un catalogo, come in alti testi che avevo letto, ma anche un tentativo attivo e minuzioso di percorrere le linee impercepibili da quello a ciò che può esser visto solo con la ragione (l&#8217;essere il frammento un calco dei destini generali, &#8220;la verità cade fuori dalla coscenza&#8221; e per altro verso, un amore della minuzie, la ferocia del filo d&#8217;erba, &#8220;la perfezione unita all&#8217;imperfetto&#8221;). Ma è proprio il punto di visione e di discorso che rende interessantissimi secondo me questi testi, il registro, che riesce a tenere ai lati i baratri della confessione e del soliloquio e dall&#8217;altra parte del civismo oratorio o declamatorio (anche il &#8220;tu&#8221; implicito delle prime mi pare vada in questa linea, almeno credo).<br />
ciao</p>
<p>(ps.<br />
ehi, vedo che socialdemocratico è ancora un insulto, come nel 1975! :-) )</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: andrea inglese</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/07/03/da-quello-che-si-vede/#comment-73215</link>
		<dc:creator>andrea inglese</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Jul 2007 17:47:31 +0000</pubDate>
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		<description>a mich
so che quando entri in scena hai bisogno di spandere un po' di zolfo (essendo poi un sulphur), ma su Cepollaro stavolta lanci un petardo bagnato: pochissimi poeti, con alle spalle la storia densa di un Cepollaro, hanno mostrato in questi anni, con il suo blog, le sue riviste online, le collezioni di giovani poeti, e di ristampe, di saper ascoltare, e finemente la poesia altrui. Il socialdemocratico riservalo per qualche personaggio più in vista e festivaliero: biagio al massimi si merita del maoista zen.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>a mich<br />
so che quando entri in scena hai bisogno di spandere un po&#8217; di zolfo (essendo poi un sulphur), ma su Cepollaro stavolta lanci un petardo bagnato: pochissimi poeti, con alle spalle la storia densa di un Cepollaro, hanno mostrato in questi anni, con il suo blog, le sue riviste online, le collezioni di giovani poeti, e di ristampe, di saper ascoltare, e finemente la poesia altrui. Il socialdemocratico riservalo per qualche personaggio più in vista e festivaliero: biagio al massimi si merita del maoista zen.</p>
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	<item>
		<title>Di: luminamenti</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/07/03/da-quello-che-si-vede/#comment-73207</link>
		<dc:creator>luminamenti</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Jul 2007 16:06:51 +0000</pubDate>
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		<description>A leggere Cepollaro passa la voglia di leggere poesia. Non sta parlando di Andrea Inglese.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>A leggere Cepollaro passa la voglia di leggere poesia. Non sta parlando di Andrea Inglese.</p>
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	</item>
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		<title>Di: luminamenti</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/07/03/da-quello-che-si-vede/#comment-73206</link>
		<dc:creator>luminamenti</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Jul 2007 16:02:07 +0000</pubDate>
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		<description>"Ricordare ai poteri politici e scientifici la loro originaria fuoriuscita da UNA interpretazione poetica?"  Mi sembra che questi poteri vivano in una dimensione dell'oblio incapace di recuperare alcuna memoria. Mi accontenterei se il momento della Poesia allontani per un attimo dal freddo mondo delle emozioni congelate in cui abitiamo</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Ricordare ai poteri politici e scientifici la loro originaria fuoriuscita da UNA interpretazione poetica?&#8221;  Mi sembra che questi poteri vivano in una dimensione dell&#8217;oblio incapace di recuperare alcuna memoria. Mi accontenterei se il momento della Poesia allontani per un attimo dal freddo mondo delle emozioni congelate in cui abitiamo</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Elisabetta</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/07/03/da-quello-che-si-vede/#comment-73205</link>
		<dc:creator>Elisabetta</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Jul 2007 15:56:55 +0000</pubDate>
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		<description>ps, Andrea,
chissà quei tubi?
;-)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>ps, Andrea,<br />
chissà quei tubi?<br />
;-)</p>
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	</item>
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		<title>Di: luminamenti</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/07/03/da-quello-che-si-vede/#comment-73204</link>
		<dc:creator>luminamenti</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Jul 2007 15:53:23 +0000</pubDate>
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		<description>Sono d'accordo con Elogio dell'Eccedenza. Mi sembra tra i migliori poeti italiani</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sono d&#8217;accordo con Elogio dell&#8217;Eccedenza. Mi sembra tra i migliori poeti italiani</p>
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		<title>Di: The O.C.</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/07/03/da-quello-che-si-vede/#comment-73197</link>
		<dc:creator>The O.C.</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Jul 2007 14:58:23 +0000</pubDate>
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		<description>Caro Giuseppe,
ci aggiungerei i poteri religiosi:
http://www2.abdalmalik.fr/</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Giuseppe,<br />
ci aggiungerei i poteri religiosi:<br />
<a href="http://www2.abdalmalik.fr/" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('outclick-comm/www2.abdalmalik.fr');" rel="nofollow">http://www2.abdalmalik.fr/</a></p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: giuseppe catozzella</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/07/03/da-quello-che-si-vede/#comment-73191</link>
		<dc:creator>giuseppe catozzella</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Jul 2007 13:25:12 +0000</pubDate>
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		<description>dato che i commenti continuano floridi, cedo alla tentazione di dire a elogiodelleccedenza che se si lasciasse esplodere in aria alla maniera di un kamikaze probabilmente non se ne accorgerebbero neppure le sue opinioni, tanto sono distratte ["resistenza ipostatica alla consunzion"??=andrea inglese non invecchia, e la sua poesia è la stessa di quando aveva 12 anni; "doppio passo tra cumulazione repertoriale e teoria dell’abbandono nell’area della risonanza affettivo - immaginativa (o tra confine e densità interna nell’area della percezione sensoriale)"=eccezionale, andrea inglese non è né un lirico, né un realista!]. cepollaro, come sempre quando interviene, (e io sono l'ultimo a poterlo dire) lo fa per alzare la qualità degli interventi (in primo luogo il mio, per lo meno frettoloso), e in questo caso per adeguarli all'altezza dei testi proposti, come sempre mettendoci del suo, entrando onestamente in gioco (diversamente, per esempio, dall'intervento di luigi socci, che per altro di solito apprezzo, che ha buttato lì un'opinione dandola per buona, come se la poesia non costituisse la sua forza al livello di ogni singola lettura). e poi perché trattare la poesia alla stregua di una scienza forte, e infarcire i commenti di statuti che vorrebbero essere irremovibili? la poesia non è forse portatrice oggi dell'unico statuto dell'inattualità? ovvero di una certa (po-)"eticità" che, anziché cercare di cambiare il mondo con le sue stesse armi (è già stata uccisa, scacciata dalle cose che "contano") ha l'unico senso di ribaltarlo e di mostrarne l'origine "poietica", appunto? ovvero di ricordare ai poteri (politici e scientifici) la loro originaria fuoriuscita da UNA interpretazione "poetica"?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>dato che i commenti continuano floridi, cedo alla tentazione di dire a elogiodelleccedenza che se si lasciasse esplodere in aria alla maniera di un kamikaze probabilmente non se ne accorgerebbero neppure le sue opinioni, tanto sono distratte ["resistenza ipostatica alla consunzion"??=andrea inglese non invecchia, e la sua poesia è la stessa di quando aveva 12 anni; "doppio passo tra cumulazione repertoriale e teoria dell’abbandono nell’area della risonanza affettivo - immaginativa (o tra confine e densità interna nell’area della percezione sensoriale)"=eccezionale, andrea inglese non è né un lirico, né un realista!]. cepollaro, come sempre quando interviene, (e io sono l&#8217;ultimo a poterlo dire) lo fa per alzare la qualità degli interventi (in primo luogo il mio, per lo meno frettoloso), e in questo caso per adeguarli all&#8217;altezza dei testi proposti, come sempre mettendoci del suo, entrando onestamente in gioco (diversamente, per esempio, dall&#8217;intervento di luigi socci, che per altro di solito apprezzo, che ha buttato lì un&#8217;opinione dandola per buona, come se la poesia non costituisse la sua forza al livello di ogni singola lettura). e poi perché trattare la poesia alla stregua di una scienza forte, e infarcire i commenti di statuti che vorrebbero essere irremovibili? la poesia non è forse portatrice oggi dell&#8217;unico statuto dell&#8217;inattualità? ovvero di una certa (po-)&#8221;eticità&#8221; che, anziché cercare di cambiare il mondo con le sue stesse armi (è già stata uccisa, scacciata dalle cose che &#8220;contano&#8221;) ha l&#8217;unico senso di ribaltarlo e di mostrarne l&#8217;origine &#8220;poietica&#8221;, appunto? ovvero di ricordare ai poteri (politici e scientifici) la loro originaria fuoriuscita da UNA interpretazione &#8220;poetica&#8221;?</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: sitting targets</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/07/03/da-quello-che-si-vede/#comment-73186</link>
		<dc:creator>sitting targets</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Jul 2007 11:53:53 +0000</pubDate>
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		<description>zizzy stardust.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>zizzy stardust.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: The O.C.</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/07/03/da-quello-che-si-vede/#comment-73183</link>
		<dc:creator>The O.C.</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Jul 2007 11:33:34 +0000</pubDate>
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		<description>Che ironia.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Che ironia.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: elogiodelleccedenza</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/07/03/da-quello-che-si-vede/#comment-73181</link>
		<dc:creator>elogiodelleccedenza</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Jul 2007 11:13:49 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2007/07/03/da-quello-che-si-vede/#comment-73181</guid>
		<description>Uno dei migliori (12) poeti italiani: resistenza ipostatica alla consunzione, doppio passo tra cumulazione repertoriale e teoria dell'abbandono nell'area della risonanza affettivo - immaginativa (o tra confine e densità interna nell'area della percezione sensoriale), lingua d'attrito e d'attracco (d'attacco).
Sto diventando forse troppo mite.
Ma Inglese (cancro - ariete) merita molto, moltissimo.
In fondo rimane sempre il tedioso Cepollaro (con la sua epopea socialdemocratica) a permettere la mia trasformazione in kamikaze islamico.

Michelangelo Zizzi (Aziz)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Uno dei migliori (12) poeti italiani: resistenza ipostatica alla consunzione, doppio passo tra cumulazione repertoriale e teoria dell&#8217;abbandono nell&#8217;area della risonanza affettivo - immaginativa (o tra confine e densità interna nell&#8217;area della percezione sensoriale), lingua d&#8217;attrito e d&#8217;attracco (d&#8217;attacco).<br />
Sto diventando forse troppo mite.<br />
Ma Inglese (cancro - ariete) merita molto, moltissimo.<br />
In fondo rimane sempre il tedioso Cepollaro (con la sua epopea socialdemocratica) a permettere la mia trasformazione in kamikaze islamico.</p>
<p>Michelangelo Zizzi (Aziz)</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: andrea inglese</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/07/03/da-quello-che-si-vede/#comment-73173</link>
		<dc:creator>andrea inglese</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Jul 2007 10:49:15 +0000</pubDate>
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		<description>ringrazio per impressioni, microcritiche, copiaincolla, link e altro, solo che dopo tante gradite cose, finirà per forza per scoppiarmi qualche tubo del bagno, o appena fuori casa qualcuno mi prenderà a sberle</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>ringrazio per impressioni, microcritiche, copiaincolla, link e altro, solo che dopo tante gradite cose, finirà per forza per scoppiarmi qualche tubo del bagno, o appena fuori casa qualcuno mi prenderà a sberle</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: franz krauspenhaar</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/07/03/da-quello-che-si-vede/#comment-73171</link>
		<dc:creator>franz krauspenhaar</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Jul 2007 10:25:43 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2007/07/03/da-quello-che-si-vede/#comment-73171</guid>
		<description>Per continuare la giornata di Andrea Inglese, come l'ha ben chiamata Maria Valente, segnalo un inedito del poeta dal titolo "La lettone" su La Poesia e lo Spirito postato stamattina. 
www.lapoesiaelospirito.wordpress.com</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Per continuare la giornata di Andrea Inglese, come l&#8217;ha ben chiamata Maria Valente, segnalo un inedito del poeta dal titolo &#8220;La lettone&#8221; su La Poesia e lo Spirito postato stamattina.<br />
<a href="http://www.lapoesiaelospirito.wordpress.com" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('outclick-comm/www.lapoesiaelospirito.wordpress.com');" rel="nofollow">http://www.lapoesiaelospirito.wordpress.com</a></p>
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	<item>
		<title>Di: Marco</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/07/03/da-quello-che-si-vede/#comment-73165</link>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Jul 2007 09:24:11 +0000</pubDate>
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		<description>Incipit come "Dentro questa luce / avverrà il collasso / per via dei venti che in alto / non si governano" sono semplicemente memorabili.

All'iperdefinizione dell'aforisma sulla micro-catastrofe, su qualche imprevedibile e però previsto crollo (metastorico, apocalittico, senza tempo; e però detto con ironia) si lega un'inflessione perfino politica, immediata (e daccapo ironica): è "in alto" che i venti "non si governano".

(Difficile misurarsi con nomi come Fortini, Sereni, Mesa. Andrea Inglese ci riesce eccome. E la voce è &lt;em&gt;altra&lt;/em&gt;, è sua: dunque nuova e necessaria).</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Incipit come &#8220;Dentro questa luce / avverrà il collasso / per via dei venti che in alto / non si governano&#8221; sono semplicemente memorabili.</p>
<p>All&#8217;iperdefinizione dell&#8217;aforisma sulla micro-catastrofe, su qualche imprevedibile e però previsto crollo (metastorico, apocalittico, senza tempo; e però detto con ironia) si lega un&#8217;inflessione perfino politica, immediata (e daccapo ironica): è &#8220;in alto&#8221; che i venti &#8220;non si governano&#8221;.</p>
<p>(Difficile misurarsi con nomi come Fortini, Sereni, Mesa. Andrea Inglese ci riesce eccome. E la voce è <em>altra</em>, è sua: dunque nuova e necessaria).</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: l'omino colto</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/07/03/da-quello-che-si-vede/#comment-73163</link>
		<dc:creator>l'omino colto</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Jul 2007 09:14:10 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2007/07/03/da-quello-che-si-vede/#comment-73163</guid>
		<description>le sue poesie mi fanno sentire le palle strette.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>le sue poesie mi fanno sentire le palle strette.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: mario</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/07/03/da-quello-che-si-vede/#comment-73158</link>
		<dc:creator>mario</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Jul 2007 08:36:54 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2007/07/03/da-quello-che-si-vede/#comment-73158</guid>
		<description>le sue poesie mi fanno sentire la pelle stretta.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>le sue poesie mi fanno sentire la pelle stretta.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: The O.C.</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/07/03/da-quello-che-si-vede/#comment-73156</link>
		<dc:creator>The O.C.</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Jul 2007 08:27:14 +0000</pubDate>
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		<description>Ora, senza voler fare il guastafeste, quand'è che riusciremo a goderci una lettura senza "macchinici", "chiodi di garofano" e "po-etiche"? Bello il commento di Catozzella.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ora, senza voler fare il guastafeste, quand&#8217;è che riusciremo a goderci una lettura senza &#8220;macchinici&#8221;, &#8220;chiodi di garofano&#8221; e &#8220;po-etiche&#8221;? Bello il commento di Catozzella.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Stefano Zangrando</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/07/03/da-quello-che-si-vede/#comment-73154</link>
		<dc:creator>Stefano Zangrando</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Jul 2007 07:55:25 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2007/07/03/da-quello-che-si-vede/#comment-73154</guid>
		<description>Non sono un bravo commentatore di poesia, ma in effetti l'ultimo componimento citato da Cepollaro, il n. 10, pare anche a me sintetizzare bene, non solo nell'attacco, il calibratissimo sguardo &lt;i&gt;po-etico&lt;/i&gt; maturato da Andrea in questa breve raccolta. Per questo, sperando di non violare le intenzioni del poeta, vorrei citarlo per chi ne conosce solo i versi postati qui sopra.


10.

Non hai confinato la tua mente al frammento,
al pezzo separato, al detrito d'immagine
posto come campo assoluto, sommario
di mondo.
                 Vedi che la pietra
apparente del reale, la città nostra
filmata, contiene una segreta lotta
di viventi, fatiche per stringere l'entrata
della luce, ferimenti per aprire...

E il monumento del visibile: il morente
chiamato al microfono, tirato in piedi
sulla sabbia, sotto un'ombra organizzata,
è tagliato via dai suoi torturatori,
apparsi altrove, in altre ore, dentro camicie
fresche di lavaggio e stiratura,
usando penne su fogli e non uncini
su carni disarmate.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Non sono un bravo commentatore di poesia, ma in effetti l&#8217;ultimo componimento citato da Cepollaro, il n. 10, pare anche a me sintetizzare bene, non solo nell&#8217;attacco, il calibratissimo sguardo <i>po-etico</i> maturato da Andrea in questa breve raccolta. Per questo, sperando di non violare le intenzioni del poeta, vorrei citarlo per chi ne conosce solo i versi postati qui sopra.</p>
<p>10.</p>
<p>Non hai confinato la tua mente al frammento,<br />
al pezzo separato, al detrito d&#8217;immagine<br />
posto come campo assoluto, sommario<br />
di mondo.<br />
                 Vedi che la pietra<br />
apparente del reale, la città nostra<br />
filmata, contiene una segreta lotta<br />
di viventi, fatiche per stringere l&#8217;entrata<br />
della luce, ferimenti per aprire&#8230;</p>
<p>E il monumento del visibile: il morente<br />
chiamato al microfono, tirato in piedi<br />
sulla sabbia, sotto un&#8217;ombra organizzata,<br />
è tagliato via dai suoi torturatori,<br />
apparsi altrove, in altre ore, dentro camicie<br />
fresche di lavaggio e stiratura,<br />
usando penne su fogli e non uncini<br />
su carni disarmate.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
</channel>
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