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	<title>Commenti a: Appunti giapponesi # 1</title>
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	<pubDate>Tue, 02 Dec 2008 06:19:33 +0000</pubDate>
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		<title>Di: ruggero solmi</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/08/17/appunti-giapponesi-1/#comment-76149</link>
		<dc:creator>ruggero solmi</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Aug 2007 17:03:47 +0000</pubDate>
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		<description>non sfiora e va dritto al cuore quindi va bene. rispettare il punto di vista no? a me piace perchè non ha pietà, non guarda in faccia gialla a nessuno.</description>
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		<title>Di: c&#38;c</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/08/17/appunti-giapponesi-1/#comment-76140</link>
		<dc:creator>c&#38;c</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Aug 2007 15:52:39 +0000</pubDate>
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		<description>&lt;i&gt;entra in un popolo e gli va dritto al cuore.&lt;/i&gt;

un aneurisma?</description>
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<p>un aneurisma?</p>
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		<title>Di: Stefano</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/08/17/appunti-giapponesi-1/#comment-76139</link>
		<dc:creator>Stefano</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Aug 2007 15:11:42 +0000</pubDate>
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		<description>La neutralità di un testo non esiste. Il filtro applicato da un autore lavora, eccome, in ogni caso. Il Giappone che si legge in questi appunti non è sicuramente tutto il Giappone che l'Autore ha visto, che ha sua volta non è quello che ha avuto davanti. Doppio filtro, dunque. Ciò che leggiamo, a mio parere, è quello che intellettualmente e culturalmente ha fatto riflettere o ha suggestionato l'Autore, anche (o soprattutto?)in relazione alle sue stesse radici consumistiche e occidentali. Non mi pare intenzione dell'Autore fornire un ritratto esaustivo della società o dei costumi giapponesi, per questo abbiamo già (e sufficit) Licia Colò...
Un cenno a parte merita la scrittura, elegante ed essenziale.Invidiabile.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>La neutralità di un testo non esiste. Il filtro applicato da un autore lavora, eccome, in ogni caso. Il Giappone che si legge in questi appunti non è sicuramente tutto il Giappone che l&#8217;Autore ha visto, che ha sua volta non è quello che ha avuto davanti. Doppio filtro, dunque. Ciò che leggiamo, a mio parere, è quello che intellettualmente e culturalmente ha fatto riflettere o ha suggestionato l&#8217;Autore, anche (o soprattutto?)in relazione alle sue stesse radici consumistiche e occidentali. Non mi pare intenzione dell&#8217;Autore fornire un ritratto esaustivo della società o dei costumi giapponesi, per questo abbiamo già (e sufficit) Licia Colò&#8230;<br />
Un cenno a parte merita la scrittura, elegante ed essenziale.Invidiabile.</p>
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		<title>Di: lorenzo cairoli</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/08/17/appunti-giapponesi-1/#comment-76138</link>
		<dc:creator>lorenzo cairoli</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Aug 2007 14:49:30 +0000</pubDate>
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		<description>Cristallini, lisci, precisi, sfioranti come un'ortica :) sembra Ripellino che parla di Mandelstam. 

Io sto con Elena, semplicemente perchè non sfiora, entra in un popolo e gli va dritto al cuore. 

Il Cairoli</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Cristallini, lisci, precisi, sfioranti come un&#8217;ortica :) sembra Ripellino che parla di Mandelstam. </p>
<p>Io sto con Elena, semplicemente perchè non sfiora, entra in un popolo e gli va dritto al cuore. </p>
<p>Il Cairoli</p>
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		<title>Di: Chapuce</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/08/17/appunti-giapponesi-1/#comment-76135</link>
		<dc:creator>Chapuce</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Aug 2007 13:57:41 +0000</pubDate>
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		<description>:-)
io sono quella tutta rossa!
;-)))</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>:-)<br />
io sono quella tutta rossa!<br />
;-)))</p>
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	<item>
		<title>Di: c&#38;c</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/08/17/appunti-giapponesi-1/#comment-76134</link>
		<dc:creator>c&#38;c</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Aug 2007 13:50:00 +0000</pubDate>
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		<description>perchè mai?
ti ci vedreo bene invece vestita come una Harajuku girl...


http://img0.liveinternet.ru/images/attach/b/1/7638/7638130_harajuku_girls.jpg</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>perchè mai?<br />
ti ci vedreo bene invece vestita come una Harajuku girl&#8230;</p>
<p><a href="http://img0.liveinternet.ru/images/attach/b/1/7638/7638130_harajuku_girls.jpg" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('outclick-comm/img0.liveinternet.ru');" rel="nofollow">http://img0.liveinternet.ru/images/attach/b/1/7638/7638130_harajuku_girls.jpg</a></p>
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	<item>
		<title>Di: Chapuce</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/08/17/appunti-giapponesi-1/#comment-76132</link>
		<dc:creator>Chapuce</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Aug 2007 13:31:25 +0000</pubDate>
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		<description>una cosa è certa:
io in Giappone non ci andrò mai!
:-)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>una cosa è certa:<br />
io in Giappone non ci andrò mai!<br />
:-)</p>
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	<item>
		<title>Di: hag reijk</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/08/17/appunti-giapponesi-1/#comment-76125</link>
		<dc:creator>hag reijk</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Aug 2007 10:55:03 +0000</pubDate>
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		<description>Quando mia figlia tornò da una gita scolastica in Inghilterra, le chiesi cosa avesse visto di particolare, cosa le fosse piaciuto o meno. Le "solite " (sic) cose insomma. Mi rispose che era un paese noioso, e violento: pioveva sempre e la gente ti pestava prima i piedi e poi diceva "sorry" ed una sera sono stati aggrediti da un gruppo di bad boys ubriachi che hanno spedito un paio di compagni di classe all'ospedale... Bene, questa è stata la "sua" Inghilterra. Razzismo? Pregiudizi? Cecità? Ignoranza? Superficialità? Mi ha descritto quello che ha visto con lo stato d'animo che aveva ed il suo racconto è stato preciso e vissuto e sincero: ripeto: è stata la sua Inghilterra che di sicuro mai coinciderà con quella "reale" (le virgolette sono d'obbligo) che possiamo apprendere in qualsiasi documentario ;-)... -Non per questo credo che d'ora in poi odierà i perfidi figli d'Albione... Potremmo naturalmente parlare dell'età, è un'adolescente, e con questo dire che non fa testo: il che sarebbe un errore: ha infatti guardato e vissuto il suo viaggio senza la premura di dover scrivere una tesi o un reportage o un racconto -nulla aveva da dimostrare o da capire. E questo è il punto, il capire, anzi il voler capire, a tutti i costi, evitando però molto spesso che le immagini ci entrino dentro cosi come sono, cosi come le sentiamo -sempre alla ricerca come siamo  delle mediazioni culturali che ci aprano le magiche porte. Siamo ancora troppo legati ad una cultura da Baedecker. Si fa un viaggio e si torna con la pretesa di spiegare un paese diverso: il testo di La Chiusa però (è il parer mio!) evita proprio questo errore e, mi corregga se sbaglio, non è un reportage, bensì una sorta di  taccuino interiore. Voler trovare "Il" Giappone nel suo testo è come non vedere la foresta per via degli alberi che le stanno davanti.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Quando mia figlia tornò da una gita scolastica in Inghilterra, le chiesi cosa avesse visto di particolare, cosa le fosse piaciuto o meno. Le &#8220;solite &#8221; (sic) cose insomma. Mi rispose che era un paese noioso, e violento: pioveva sempre e la gente ti pestava prima i piedi e poi diceva &#8220;sorry&#8221; ed una sera sono stati aggrediti da un gruppo di bad boys ubriachi che hanno spedito un paio di compagni di classe all&#8217;ospedale&#8230; Bene, questa è stata la &#8220;sua&#8221; Inghilterra. Razzismo? Pregiudizi? Cecità? Ignoranza? Superficialità? Mi ha descritto quello che ha visto con lo stato d&#8217;animo che aveva ed il suo racconto è stato preciso e vissuto e sincero: ripeto: è stata la sua Inghilterra che di sicuro mai coinciderà con quella &#8220;reale&#8221; (le virgolette sono d&#8217;obbligo) che possiamo apprendere in qualsiasi documentario ;-)&#8230; -Non per questo credo che d&#8217;ora in poi odierà i perfidi figli d&#8217;Albione&#8230; Potremmo naturalmente parlare dell&#8217;età, è un&#8217;adolescente, e con questo dire che non fa testo: il che sarebbe un errore: ha infatti guardato e vissuto il suo viaggio senza la premura di dover scrivere una tesi o un reportage o un racconto -nulla aveva da dimostrare o da capire. E questo è il punto, il capire, anzi il voler capire, a tutti i costi, evitando però molto spesso che le immagini ci entrino dentro cosi come sono, cosi come le sentiamo -sempre alla ricerca come siamo  delle mediazioni culturali che ci aprano le magiche porte. Siamo ancora troppo legati ad una cultura da Baedecker. Si fa un viaggio e si torna con la pretesa di spiegare un paese diverso: il testo di La Chiusa però (è il parer mio!) evita proprio questo errore e, mi corregga se sbaglio, non è un reportage, bensì una sorta di  taccuino interiore. Voler trovare &#8220;Il&#8221; Giappone nel suo testo è come non vedere la foresta per via degli alberi che le stanno davanti.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: c&#38;c</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/08/17/appunti-giapponesi-1/#comment-76123</link>
		<dc:creator>c&#38;c</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Aug 2007 10:06:42 +0000</pubDate>
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		<description>&lt;i&gt; Penso di riuscire a sopportarlo:))&lt;/i&gt;

oh io anche, vive la différence.

ma quella cosa lì delle chiavi dell'interprentazione autentica mi piace, le appendo di fianco a quelle di casa e a quelle di alcuni cuori.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p><i> Penso di riuscire a sopportarlo:))</i></p>
<p>oh io anche, vive la différence.</p>
<p>ma quella cosa lì delle chiavi dell&#8217;interprentazione autentica mi piace, le appendo di fianco a quelle di casa e a quelle di alcuni cuori.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: c&#38;c</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/08/17/appunti-giapponesi-1/#comment-76122</link>
		<dc:creator>c&#38;c</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Aug 2007 09:53:02 +0000</pubDate>
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		<description>caro Andrea, in realtà sono d'accordo con te il linea generale, ma il confine fra veemenza critica e sputtanatoria è labile e molto soggettivo.
Onestamente non ho voglia di argomenatre su affermazioni tipo &lt;i&gt;diffidare sempre di chi si vanta di girare “zaino in spalla”&lt;/i&gt; mi sembrano del secondo tipo.

Per natura tendo a "leticare" sommessamente...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>caro Andrea, in realtà sono d&#8217;accordo con te il linea generale, ma il confine fra veemenza critica e sputtanatoria è labile e molto soggettivo.<br />
Onestamente non ho voglia di argomenatre su affermazioni tipo <i>diffidare sempre di chi si vanta di girare “zaino in spalla”</i> mi sembrano del secondo tipo.</p>
<p>Per natura tendo a &#8220;leticare&#8221; sommessamente&#8230;</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: gina</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/08/17/appunti-giapponesi-1/#comment-76120</link>
		<dc:creator>gina</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Aug 2007 09:41:58 +0000</pubDate>
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		<description>c&#38;c
mi limito a prendere atto del fatto che detieni le chiavi dell'interpretazione autentica.
Per quanto mi riguarda invece,  il contenuto di un pezzo, mio o di altri,  è sempre e di principio: negoziabile con l'unico limite dell'attacco personale. Posizioni antitetiche credo. Penso di riuscire a sopportarlo:))</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>c&amp;c<br />
mi limito a prendere atto del fatto che detieni le chiavi dell&#8217;interpretazione autentica.<br />
Per quanto mi riguarda invece,  il contenuto di un pezzo, mio o di altri,  è sempre e di principio: negoziabile con l&#8217;unico limite dell&#8217;attacco personale. Posizioni antitetiche credo. Penso di riuscire a sopportarlo:))</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: andrea barbieri</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/08/17/appunti-giapponesi-1/#comment-76119</link>
		<dc:creator>andrea barbieri</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Aug 2007 09:38:28 +0000</pubDate>
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		<description>c&#38;c, bisognerebbe smetterla di attaccare la gente dicendo che hanno "livore", attacca quello che dicono piuttosto, argomenta. A me è capitato tante volte, mi è capitato anche che mi diffamassero, che utilizzassero il mio nome in commenti non scritti da me, che mi ingiuriassero o prendessero per il culo nascondendosi dietro un nick col benestare del padrone della baracca. Tutte queste cose sono tristi. Bisognerebbe accettare come un valore la - chiamiamola così - veemenza critica (non la veemenza sputtanatoria e ridicolizzante).
Sto leggendo le lettere di Lorenzo Milani. Sono veementissime! E intelligentissime. In una lettera fa il ragionamento opposto a quello che ho sempre sentito fare. Dice che proprio perché si è capito che il bene e il male stanno dentro tutte le posizioni, bisogna "leticare con tutti". Non dice che bisogna essere sommessi con tutti, dice che bisogna litigare.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>c&amp;c, bisognerebbe smetterla di attaccare la gente dicendo che hanno &#8220;livore&#8221;, attacca quello che dicono piuttosto, argomenta. A me è capitato tante volte, mi è capitato anche che mi diffamassero, che utilizzassero il mio nome in commenti non scritti da me, che mi ingiuriassero o prendessero per il culo nascondendosi dietro un nick col benestare del padrone della baracca. Tutte queste cose sono tristi. Bisognerebbe accettare come un valore la - chiamiamola così - veemenza critica (non la veemenza sputtanatoria e ridicolizzante).<br />
Sto leggendo le lettere di Lorenzo Milani. Sono veementissime! E intelligentissime. In una lettera fa il ragionamento opposto a quello che ho sempre sentito fare. Dice che proprio perché si è capito che il bene e il male stanno dentro tutte le posizioni, bisogna &#8220;leticare con tutti&#8221;. Non dice che bisogna essere sommessi con tutti, dice che bisogna litigare.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: c&#38;c</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/08/17/appunti-giapponesi-1/#comment-76117</link>
		<dc:creator>c&#38;c</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Aug 2007 09:15:06 +0000</pubDate>
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		<description>gina... bersaglio? boh... qui partite subito in quarta... :)))

E chi ha detto che l'intervento di straelena non ci sta?
A me dico, a me, oltre alla curialità dell'"evviva chi parla male", non sembra dica cose molto interessanti.  L'inchino come la critica possono essere viziati da superficialità e pregiudizi.

Tu dici  "io avverto anche il contenuto".

Io di solito non separo forma e contenuto.

Straelena voleva un reportage giornalistico obbiettivo sul Giappone?
Ma lei disegna bozzettini da libro Cuore. E sprizza livore da tutti i pori. Quello e il suo Giappone. Lecito, per carità. 

Un caro amico giapponese non mi ha descritto cose molto diverse da quelle di La Chiusa. Sarà affetto da autorazzismo?

Questi di La Chiusa sono appunti di viaggio non organizzati a tesi. E questo è il loro lato interessante. Si snodano con un ritmo particolare di scrittura, di punteggaitura, di cesure, che è strettamente legata alla loro natura di taccuino di viaggio in progress.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>gina&#8230; bersaglio? boh&#8230; qui partite subito in quarta&#8230; :)))</p>
<p>E chi ha detto che l&#8217;intervento di straelena non ci sta?<br />
A me dico, a me, oltre alla curialità dell&#8217;&#8221;evviva chi parla male&#8221;, non sembra dica cose molto interessanti.  L&#8217;inchino come la critica possono essere viziati da superficialità e pregiudizi.</p>
<p>Tu dici  &#8220;io avverto anche il contenuto&#8221;.</p>
<p>Io di solito non separo forma e contenuto.</p>
<p>Straelena voleva un reportage giornalistico obbiettivo sul Giappone?<br />
Ma lei disegna bozzettini da libro Cuore. E sprizza livore da tutti i pori. Quello e il suo Giappone. Lecito, per carità. </p>
<p>Un caro amico giapponese non mi ha descritto cose molto diverse da quelle di La Chiusa. Sarà affetto da autorazzismo?</p>
<p>Questi di La Chiusa sono appunti di viaggio non organizzati a tesi. E questo è il loro lato interessante. Si snodano con un ritmo particolare di scrittura, di punteggaitura, di cesure, che è strettamente legata alla loro natura di taccuino di viaggio in progress.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: gina</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/08/17/appunti-giapponesi-1/#comment-76115</link>
		<dc:creator>gina</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Aug 2007 08:36:36 +0000</pubDate>
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		<description>c&#38;c
Mah, per quanto mi riguarda sbagli bersaglio, oltre a quotar male:)
La questione non è tanto cosa io avrei voluto leggere, ma come quello che leggo è stato scritto, come può venir recepito.
E se permetti, oltre alla scrittura chiara e cristallina, oltre al respiro della punteggiatura e quello dei piccoli capoversi tra gli asterischi, io avverto anche il contenuto. Da questo punto di vista, non è che straelena abbia letto un altro post, o che le sue impressioni sul razzismo del pezzo siano demenziali e campate in aria. Al netto della veemenza, e del contrappunto positivo, il suo intervento imho ci sta,  per il motivo che ho detto sopra.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>c&amp;c<br />
Mah, per quanto mi riguarda sbagli bersaglio, oltre a quotar male:)<br />
La questione non è tanto cosa io avrei voluto leggere, ma come quello che leggo è stato scritto, come può venir recepito.<br />
E se permetti, oltre alla scrittura chiara e cristallina, oltre al respiro della punteggiatura e quello dei piccoli capoversi tra gli asterischi, io avverto anche il contenuto. Da questo punto di vista, non è che straelena abbia letto un altro post, o che le sue impressioni sul razzismo del pezzo siano demenziali e campate in aria. Al netto della veemenza, e del contrappunto positivo, il suo intervento imho ci sta,  per il motivo che ho detto sopra.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: sparz</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/08/17/appunti-giapponesi-1/#comment-76113</link>
		<dc:creator>sparz</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Aug 2007 07:52:57 +0000</pubDate>
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		<description>sì, grazie del ricordo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>sì, grazie del ricordo.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: andrea barbieri</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/08/17/appunti-giapponesi-1/#comment-76106</link>
		<dc:creator>andrea barbieri</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Aug 2007 23:48:06 +0000</pubDate>
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		<description>Non so, nemmeno io leggo nel pezzo un attacco al Giappone. Però è anche vero quello che dice Sparz, che gli interventi come quello di Straelena sono più importanti degli interventi a inchino. Sono un'occasione per "collaudare" il testo.

Ma Sparz sei quello dell'aristogas?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Non so, nemmeno io leggo nel pezzo un attacco al Giappone. Però è anche vero quello che dice Sparz, che gli interventi come quello di Straelena sono più importanti degli interventi a inchino. Sono un&#8217;occasione per &#8220;collaudare&#8221; il testo.</p>
<p>Ma Sparz sei quello dell&#8217;aristogas?</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: c&#38;c</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/08/17/appunti-giapponesi-1/#comment-76099</link>
		<dc:creator>c&#38;c</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Aug 2007 17:58:45 +0000</pubDate>
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		<description>oh non so davvero, ma davvero, dove vediate nel testo di La Chiusa una "connotazione etnica di difetti", che sarebbe pari poi alla "connotazione etnica di pregi" che in sostanza snocciola straelena. 

Da un po di tempo a questa parte sembra che alcuni lettori di NI  vogliano leggere nei testi pubblicati quello che scrivrebbero loro, spesso perdendo di vista le loro peculiarità specifiche... e s'infervorano molto se non è così, od anche se è così, mi riferisco al racconto di Gaja più sotto ad esempio. Come se tutto non possa essere altro che un enorme e consolante specchio di se stessi.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>oh non so davvero, ma davvero, dove vediate nel testo di La Chiusa una &#8220;connotazione etnica di difetti&#8221;, che sarebbe pari poi alla &#8220;connotazione etnica di pregi&#8221; che in sostanza snocciola straelena. </p>
<p>Da un po di tempo a questa parte sembra che alcuni lettori di NI  vogliano leggere nei testi pubblicati quello che scrivrebbero loro, spesso perdendo di vista le loro peculiarità specifiche&#8230; e s&#8217;infervorano molto se non è così, od anche se è così, mi riferisco al racconto di Gaja più sotto ad esempio. Come se tutto non possa essere altro che un enorme e consolante specchio di se stessi.</p>
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	<item>
		<title>Di: gina</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/08/17/appunti-giapponesi-1/#comment-76097</link>
		<dc:creator>gina</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Aug 2007 17:17:18 +0000</pubDate>
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		<description>la connotazione etnica di “difetti” che invece e  in sostanza appartengono al mega soggettone  globalizzato neoliberista (ben attento a sopportare e promuovere la "differenza", la macchietta locale)  “passa” in effetti come razzismo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>la connotazione etnica di “difetti” che invece e  in sostanza appartengono al mega soggettone  globalizzato neoliberista (ben attento a sopportare e promuovere la &#8220;differenza&#8221;, la macchietta locale)  “passa” in effetti come razzismo.</p>
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		<title>Di: sparz</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/08/17/appunti-giapponesi-1/#comment-76096</link>
		<dc:creator>sparz</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Aug 2007 16:06:02 +0000</pubDate>
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		<description>meno male che ci sono interventi come quello di straelena, che pone almeno alcuni interrogativi, fa vedere punti di vista differenti, ridimensiona un po' le descrizioni davvero monoorientate di La Chiusa. Non sono mai stato in Giappone, non ho giudizi di prima mano, ma sono grato a straelena per quel che ha scritto.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>meno male che ci sono interventi come quello di straelena, che pone almeno alcuni interrogativi, fa vedere punti di vista differenti, ridimensiona un po&#8217; le descrizioni davvero monoorientate di La Chiusa. Non sono mai stato in Giappone, non ho giudizi di prima mano, ma sono grato a straelena per quel che ha scritto.</p>
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		<title>Di: hag reijk</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/08/17/appunti-giapponesi-1/#comment-76095</link>
		<dc:creator>hag reijk</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Aug 2007 14:50:48 +0000</pubDate>
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		<description>Straelena:
Il tuo post dice essere contro i pregiudizi che vedi nel testo di La Chiusa ( e che io non ho per nulla visto -l'averci poi visto del razzismo mi è parso persino demenziale); eppure confesso di trovare nelle tue critiche peggio che pregiudizi: mi pare un testo da agenzia viaggi tutto teso ad invitare il turista a scoprire quant'è bello il mondo-giro-giro-tondo. (Forse hai digerito male tu gli spaghetti ;-)). Il testo di La Chiusa poi mi pare comunque meno un reportage che una scrittura volta a rendere un vissuto ed un veduto -e con lievi mani, senza farsi prendere dalla smania di "capire". E poi via... il Giappone è quello sì dell'Ikebana o della Cha-no-yu ma anche quello degli alberghi i cui posti letto sono dei semplici colombari.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Straelena:<br />
Il tuo post dice essere contro i pregiudizi che vedi nel testo di La Chiusa ( e che io non ho per nulla visto -l&#8217;averci poi visto del razzismo mi è parso persino demenziale); eppure confesso di trovare nelle tue critiche peggio che pregiudizi: mi pare un testo da agenzia viaggi tutto teso ad invitare il turista a scoprire quant&#8217;è bello il mondo-giro-giro-tondo. (Forse hai digerito male tu gli spaghetti ;-)). Il testo di La Chiusa poi mi pare comunque meno un reportage che una scrittura volta a rendere un vissuto ed un veduto -e con lievi mani, senza farsi prendere dalla smania di &#8220;capire&#8221;. E poi via&#8230; il Giappone è quello sì dell&#8217;Ikebana o della Cha-no-yu ma anche quello degli alberghi i cui posti letto sono dei semplici colombari.</p>
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	<item>
		<title>Di: c&#38;c</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/08/17/appunti-giapponesi-1/#comment-76093</link>
		<dc:creator>c&#38;c</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Aug 2007 14:18:03 +0000</pubDate>
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		<description>[stra sembra abbia letto un altro post, altre intenzioni, altri colori: ognuno forse potrebbe avere il suo di Giappone, i luoghi si riflettono negli occhi nella sensibilità di chi li visita, nello stato d'animo di quel momento, è questo il bello, le diverse verità di occhi diversi, o no?!]

Trovo così delicati, apparentemente leggeri ma sfioranti come un'ortica, questi appunti di viaggio di Sergio La Chiusa. Scorrono lisci e precisi senza artifici retorici. Condivido lo sguardo di particolari che si sommano in un insieme per giustapposizione, con la naturalezza dello scorrere dello zoommare dello sguardo. Avverto il respiro della punteggiatura, quello dei piccoli capoversi fra gli asterischi. 
Molto bello davvero.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[stra sembra abbia letto un altro post, altre intenzioni, altri colori: ognuno forse potrebbe avere il suo di Giappone, i luoghi si riflettono negli occhi nella sensibilità di chi li visita, nello stato d'animo di quel momento, è questo il bello, le diverse verità di occhi diversi, o no?!]</p>
<p>Trovo così delicati, apparentemente leggeri ma sfioranti come un&#8217;ortica, questi appunti di viaggio di Sergio La Chiusa. Scorrono lisci e precisi senza artifici retorici. Condivido lo sguardo di particolari che si sommano in un insieme per giustapposizione, con la naturalezza dello scorrere dello zoommare dello sguardo. Avverto il respiro della punteggiatura, quello dei piccoli capoversi fra gli asterischi.<br />
Molto bello davvero.</p>
]]></content:encoded>
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	<item>
		<title>Di: straelena</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/08/17/appunti-giapponesi-1/#comment-76092</link>
		<dc:creator>straelena</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Aug 2007 13:41:50 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2007/08/17/appunti-giapponesi-1/#comment-76092</guid>
		<description>La verità sulle cose non è sicuramente nell’occhio di chi le guarda e le descrive.
Sergio La Chiusa, ma cosa ti hanno fatto i giapponesi? Hai dormito male sui futon? Ti mancavano gli spaghetti? Ho passato quasi un mese a girare il Giappone e mai parlerei di questo paese e dei suoi abitanti con questo spregio e questa totale svalutazione del carattere e delle peculiarità di questo popolo. 
Qui i giapponesi sono: omini rincoglioniti che non osano sfruttare le loro ferie per non danneggiare i compagni di lavoro e l’azienda, e tutto il senso e il rispetto della cosa comune, così radicato in questo popolo e allo stesso tempo così distante da noi, (e sicuramente così poco comprensibile per chi non voglia fermarsi neanche un attimo a valutarne il significato e la portata) è tirato via in venti righe di sarcasmo e di italica e assenteista drittoneria.
 I giapponesi che incontra La Chiusa sono sfuggenti, topeschi, obesi, ridicoli nei loro tentativi di comunicare, il padrone dell’albergo è un mostro sadico curvo e raggrinzito, che dietro la sua “zuccherosa retata di inchini” chiede soldi al povero turista sfoderando addirittura una disgustusa bavina schiumante agli angoli della bocca. Che fosse un cartone animato? un manga? 
 Mentre La Chiusa girava per il Giappone, con il suo zaino in spalla pieno di pregiudizi, (diffidare sempre di chi si vanta di girare “zaino in spalla” icona glorificata del “viaggiatore-non turista per carità”, e non con un trolley, che sarebbe pure più comodo. Di solito nello zaino non porta apertura e disponibilità, ma solo mutande e calzini), tutte le decine di giapponesi gentili, cordiali, che, pur non parlando inglese si facevano in quattro per indicarmi la strada e anzi mi ci accompagnavano, forse si erano rintanati in casa per evitare l’incontro con il turista sdegnoso e sdegnato. E forse anche tutti quei giapponesi onesti e onesti e onesti e onesti come qui neanche ce lo immaginiamo si erano nascosti per non dover passare da fessi agli occhi di La Chiusa. Come quelle cassiere dei negozi che di fronte alla straniera impacciata a contare le monete giuste, restituivano il denaro in eccesso, o come la commessa del supermercato che a gesti cercava di comunicarmi che a quell’ora scattava l’offerta speciale sui prodotti di rosticceria e non dovevo più pagare la cifra scritta sul cartellino ma quella che premurosamente mi scriveva lei sulla calcolatrice. Per non parlare del padrone del ryokan, la pensione tradizionale giapponese, che mi restituì sull’unghia, senza trattenere una penale, i soldi di una stanza che avevo già pagato il giorno prima ma che chiedevo di lasciare per aver cambiato progetti di viaggio. A Roma, Milano o Venezia sarebbe mai successo? Certo, forse anche l’onestà è frutto di quel senso fortissimo della comunità che qui, in Giappone, viene sempre prima dell’individuo ed esercizio strenuo e frustrante di autocontrollo. Un autocontrollo che poi va a sfogarsi nei Pachinko o nell’adorazione feticista di un capello nero, ma fa piacere passeggiare di notte per Tokyo senza paura di essere rapinata o stuprata e vedere le biciclette parcheggiate per strada senza lucchetti e catene. 
Ma non sono qui per fare confronti con le nostre abitudini, anche se viene naturale in viaggio paragonare la nostra esperienza di vita con quelle che incontriamo: io vado con i miei occhi di italiana in Giappone e vedo cose strane, diverse, lontane. E i giapponesi sono strani, diversi e lontani. Forse i più strani e lontani tra tutti i popoli che ho visto in giro per il mondo. Certo, i pachinko sono stranianti, fanno rumore, non si guadagna nulla e non si capisce cosa facciano i giap per ore in questi locali, le luci di Shibuya e di Shinjuku sono tante e frastornanti, il consumismo sfrenato come in un centro commerciale di Torri di Quartesolo o di Chicago, la gente porta la mascherina antivirus, non ti sputa in faccia quando parla perché mantiene una distanza dall’interlocutore maggiore di quella a cui siamo abituati, i ragazzi in metropolitana giocano con i cellulari (che strano), ma qui dice La Chiusa, diversamente dai nostri adolescenti, hanno bocche immobili, inebetite e semiaperte, e le ragazze si mettono le zeppe e caracollano sulle gambette storte, da noi forse hanno le gambe più dritte e fanno i passi più lunghi correndo lo stesso dietro al sogno americano. E allora? Mai visti i Bingo di periferia, le slot machine a Las Vegas o pure a Portorose o altro tipo di cerimonie rituali assolutamente inutili e alienanti in altre parti del mondo? In Yemen gli uomini portano il loro coltellaccio infilato nei pantaloni per far vedere quando sono fighi e virili, ma nessuno si sognerebbe di prenderli in giro. Per paura forse? O forse parlando di paesi islamici, di medio oriente o di paesi sudamericani poveri non è intellettualmente ammesso il parlare male, il sarcasmo, l’intolleranza, il sottile (neanche tanto sottile) razzismo che spira da questo pezzo di La Chiusa? O è forse più politicamente corretto essere razzisti con i giapponesi che verso gli indiani o i sudanesi? In Italia e in Europa e in altri luoghi, esorcizziamo la nostra paura di morte picchiandoci negli stadi, ammazzandoci correndo ubriachi in auto, celebrando il Saturday Night Fever agitandoci fino allo sfinimento nelle discoteche, guardando le televendite in tivu, partendo per il ponte di Ferragosto accumulando 35 chilometri di coda tra Portogruaro e Mestre e in tante altre attività ridicole.
E allora? Siamo più bravi? 
Se poi il pezzo voleva essere solo un esercizio letterario di pura invenzione e rappresentazione di una realtà cupa e agonizzante, allora la cosa è diversa e non mi intrigo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>La verità sulle cose non è sicuramente nell’occhio di chi le guarda e le descrive.<br />
Sergio La Chiusa, ma cosa ti hanno fatto i giapponesi? Hai dormito male sui futon? Ti mancavano gli spaghetti? Ho passato quasi un mese a girare il Giappone e mai parlerei di questo paese e dei suoi abitanti con questo spregio e questa totale svalutazione del carattere e delle peculiarità di questo popolo.<br />
Qui i giapponesi sono: omini rincoglioniti che non osano sfruttare le loro ferie per non danneggiare i compagni di lavoro e l’azienda, e tutto il senso e il rispetto della cosa comune, così radicato in questo popolo e allo stesso tempo così distante da noi, (e sicuramente così poco comprensibile per chi non voglia fermarsi neanche un attimo a valutarne il significato e la portata) è tirato via in venti righe di sarcasmo e di italica e assenteista drittoneria.<br />
 I giapponesi che incontra La Chiusa sono sfuggenti, topeschi, obesi, ridicoli nei loro tentativi di comunicare, il padrone dell’albergo è un mostro sadico curvo e raggrinzito, che dietro la sua “zuccherosa retata di inchini” chiede soldi al povero turista sfoderando addirittura una disgustusa bavina schiumante agli angoli della bocca. Che fosse un cartone animato? un manga?<br />
 Mentre La Chiusa girava per il Giappone, con il suo zaino in spalla pieno di pregiudizi, (diffidare sempre di chi si vanta di girare “zaino in spalla” icona glorificata del “viaggiatore-non turista per carità”, e non con un trolley, che sarebbe pure più comodo. Di solito nello zaino non porta apertura e disponibilità, ma solo mutande e calzini), tutte le decine di giapponesi gentili, cordiali, che, pur non parlando inglese si facevano in quattro per indicarmi la strada e anzi mi ci accompagnavano, forse si erano rintanati in casa per evitare l’incontro con il turista sdegnoso e sdegnato. E forse anche tutti quei giapponesi onesti e onesti e onesti e onesti come qui neanche ce lo immaginiamo si erano nascosti per non dover passare da fessi agli occhi di La Chiusa. Come quelle cassiere dei negozi che di fronte alla straniera impacciata a contare le monete giuste, restituivano il denaro in eccesso, o come la commessa del supermercato che a gesti cercava di comunicarmi che a quell’ora scattava l’offerta speciale sui prodotti di rosticceria e non dovevo più pagare la cifra scritta sul cartellino ma quella che premurosamente mi scriveva lei sulla calcolatrice. Per non parlare del padrone del ryokan, la pensione tradizionale giapponese, che mi restituì sull’unghia, senza trattenere una penale, i soldi di una stanza che avevo già pagato il giorno prima ma che chiedevo di lasciare per aver cambiato progetti di viaggio. A Roma, Milano o Venezia sarebbe mai successo? Certo, forse anche l’onestà è frutto di quel senso fortissimo della comunità che qui, in Giappone, viene sempre prima dell’individuo ed esercizio strenuo e frustrante di autocontrollo. Un autocontrollo che poi va a sfogarsi nei Pachinko o nell’adorazione feticista di un capello nero, ma fa piacere passeggiare di notte per Tokyo senza paura di essere rapinata o stuprata e vedere le biciclette parcheggiate per strada senza lucchetti e catene.<br />
Ma non sono qui per fare confronti con le nostre abitudini, anche se viene naturale in viaggio paragonare la nostra esperienza di vita con quelle che incontriamo: io vado con i miei occhi di italiana in Giappone e vedo cose strane, diverse, lontane. E i giapponesi sono strani, diversi e lontani. Forse i più strani e lontani tra tutti i popoli che ho visto in giro per il mondo. Certo, i pachinko sono stranianti, fanno rumore, non si guadagna nulla e non si capisce cosa facciano i giap per ore in questi locali, le luci di Shibuya e di Shinjuku sono tante e frastornanti, il consumismo sfrenato come in un centro commerciale di Torri di Quartesolo o di Chicago, la gente porta la mascherina antivirus, non ti sputa in faccia quando parla perché mantiene una distanza dall’interlocutore maggiore di quella a cui siamo abituati, i ragazzi in metropolitana giocano con i cellulari (che strano), ma qui dice La Chiusa, diversamente dai nostri adolescenti, hanno bocche immobili, inebetite e semiaperte, e le ragazze si mettono le zeppe e caracollano sulle gambette storte, da noi forse hanno le gambe più dritte e fanno i passi più lunghi correndo lo stesso dietro al sogno americano. E allora? Mai visti i Bingo di periferia, le slot machine a Las Vegas o pure a Portorose o altro tipo di cerimonie rituali assolutamente inutili e alienanti in altre parti del mondo? In Yemen gli uomini portano il loro coltellaccio infilato nei pantaloni per far vedere quando sono fighi e virili, ma nessuno si sognerebbe di prenderli in giro. Per paura forse? O forse parlando di paesi islamici, di medio oriente o di paesi sudamericani poveri non è intellettualmente ammesso il parlare male, il sarcasmo, l’intolleranza, il sottile (neanche tanto sottile) razzismo che spira da questo pezzo di La Chiusa? O è forse più politicamente corretto essere razzisti con i giapponesi che verso gli indiani o i sudanesi? In Italia e in Europa e in altri luoghi, esorcizziamo la nostra paura di morte picchiandoci negli stadi, ammazzandoci correndo ubriachi in auto, celebrando il Saturday Night Fever agitandoci fino allo sfinimento nelle discoteche, guardando le televendite in tivu, partendo per il ponte di Ferragosto accumulando 35 chilometri di coda tra Portogruaro e Mestre e in tante altre attività ridicole.<br />
E allora? Siamo più bravi?<br />
Se poi il pezzo voleva essere solo un esercizio letterario di pura invenzione e rappresentazione di una realtà cupa e agonizzante, allora la cosa è diversa e non mi intrigo.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: sergio pasquandrea</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/08/17/appunti-giapponesi-1/#comment-76089</link>
		<dc:creator>sergio pasquandrea</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Aug 2007 12:47:41 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2007/08/17/appunti-giapponesi-1/#comment-76089</guid>
		<description>Bello. Mi è piaciuto soprattutto il tono misurato, neutro, quasi privo di io, che dà ancora più risalto e nitidezza alle immagini.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Bello. Mi è piaciuto soprattutto il tono misurato, neutro, quasi privo di io, che dà ancora più risalto e nitidezza alle immagini.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Writer</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/08/17/appunti-giapponesi-1/#comment-76068</link>
		<dc:creator>Writer</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Aug 2007 16:23:02 +0000</pubDate>
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		<description>Bel testo,  pieno di immagini nitide e descrizioni straniate, ma "parlanti". L'ho letto con piacere. Writer.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Bel testo,  pieno di immagini nitide e descrizioni straniate, ma &#8220;parlanti&#8221;. L&#8217;ho letto con piacere. Writer.</p>
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	<item>
		<title>Di: The O.C.</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/08/17/appunti-giapponesi-1/#comment-76056</link>
		<dc:creator>The O.C.</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Aug 2007 11:06:25 +0000</pubDate>
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		<description>"...lavora dodici ore al giorno, dorme in un minuscolo appartamento a un’ora e mezza di treno dall’ufficio e tutte le domeniche, per mantenersi in forma, si sfiata su un campetto di calcio con gli stessi impiegati che rivedrà lunedì in azienda". Nippofigata.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;&#8230;lavora dodici ore al giorno, dorme in un minuscolo appartamento a un’ora e mezza di treno dall’ufficio e tutte le domeniche, per mantenersi in forma, si sfiata su un campetto di calcio con gli stessi impiegati che rivedrà lunedì in azienda&#8221;. Nippofigata.</p>
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