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	<title>Commenti a: A Milano la Moratti promuove la &#8220;pacificazione&#8221; post mortem nel sacrario militare di Sant&#8217;Ambrogio</title>
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	<pubDate>Sat, 10 Jan 2009 01:51:19 +0000</pubDate>
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		<title>Di: diamonds</title>
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		<dc:creator>diamonds</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Sep 2007 14:19:37 +0000</pubDate>
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		<description>scusate non ho letto bene il post e il commentario relativo.Ma se ho intuito che il problema è il dovere chiudere un occhio sul passato mi sembrava il caso di fornire un esempio internazionale di come a volte sia possibile riscattarsi pure quando si parte da distanze che appaiono incolmabili.Nel senso che visto a volte mi sembra che nel giudizio vengano usati due pesi e due misure(e ovvio che nel caso specifico dell'Italia qualcuno deve fare un deciso passo indietro.E sappiamo bene a chi tocca)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>scusate non ho letto bene il post e il commentario relativo.Ma se ho intuito che il problema è il dovere chiudere un occhio sul passato mi sembrava il caso di fornire un esempio internazionale di come a volte sia possibile riscattarsi pure quando si parte da distanze che appaiono incolmabili.Nel senso che visto a volte mi sembra che nel giudizio vengano usati due pesi e due misure(e ovvio che nel caso specifico dell&#8217;Italia qualcuno deve fare un deciso passo indietro.E sappiamo bene a chi tocca)</p>
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		<title>Di: andrea inglese</title>
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		<dc:creator>andrea inglese</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Sep 2007 13:34:27 +0000</pubDate>
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		<description>devo dire che anch'io non ho ben capito cosa c'entrino i bavaresi odierni con il revisionismo della giunta milanese. Qui mi pare che il problema sia tutto italiano.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>devo dire che anch&#8217;io non ho ben capito cosa c&#8217;entrino i bavaresi odierni con il revisionismo della giunta milanese. Qui mi pare che il problema sia tutto italiano.</p>
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		<title>Di: diamonds</title>
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		<dc:creator>diamonds</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Sep 2007 13:14:22 +0000</pubDate>
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		<description>pardon,difficile</description>
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		<title>Di: diamonds</title>
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		<dc:creator>diamonds</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Sep 2007 13:13:40 +0000</pubDate>
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		<description>forse non li brevettarono loro,sicuramente furono i primi a usarli in una certa modalità.Non capitano spesso a cagliari i renani(giusto qualche polletto amburghese),ed io al momento non posso raggiungerli.Scusate anticipatamente il ritardo


p.s. fuori di celia.Perchè,era così facile diffidare da un popolo che aveva aderito così massicciamente ad un'ideologia mostruosa,"distruttrice di ogni civiltà"?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>forse non li brevettarono loro,sicuramente furono i primi a usarli in una certa modalità.Non capitano spesso a cagliari i renani(giusto qualche polletto amburghese),ed io al momento non posso raggiungerli.Scusate anticipatamente il ritardo</p>
<p>p.s. fuori di celia.Perchè,era così facile diffidare da un popolo che aveva aderito così massicciamente ad un&#8217;ideologia mostruosa,&#8221;distruttrice di ogni civiltà&#8221;?</p>
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		<title>Di: ruggero solmi</title>
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		<dc:creator>ruggero solmi</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Sep 2007 12:10:48 +0000</pubDate>
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		<description>grande apertura mentale sui bavaresi, bene. sui renani come siamo messi? ma allora  è vero che i forni crematori li inventarono i bavaresi? ci si misero d'impegno tutti insieme o fecero a turno?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>grande apertura mentale sui bavaresi, bene. sui renani come siamo messi? ma allora  è vero che i forni crematori li inventarono i bavaresi? ci si misero d&#8217;impegno tutti insieme o fecero a turno?</p>
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		<title>Di: diamonds</title>
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		<dc:creator>diamonds</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Sep 2007 09:42:54 +0000</pubDate>
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		<description>e quindi come giudicare l'opera del Giusti,poco lungimirante o sospetta?

http://it.wikisource.org/wiki/Sant%27Ambrogio


p.s. mi ero ripromesso di essere diffidente almeno per altre 2 generazioni con i crucchi,tanto per non sbagliarci.Recentemente ho avuto a che fare con un corposo gruppo di bavaresi,tutti tra i venti e i quarant'anni.A pelle non erano nemmeno lontanissimi parenti di quei bastardi figli di puttana che inventarono i forni crematori.Sembravano dei Buster Keaton rielaborati dall'oblio,perfettamente disinteressati a questioni attinenti al Lebensraum.Pareva che chiedessero un altra occasione per essere giudicati</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>e quindi come giudicare l&#8217;opera del Giusti,poco lungimirante o sospetta?</p>
<p><a href="http://it.wikisource.org/wiki/Sant%27Ambrogio" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('outclick-comm/it.wikisource.org');" rel="nofollow">http://it.wikisource.org/wiki/Sant%27Ambrogio</a></p>
<p>p.s. mi ero ripromesso di essere diffidente almeno per altre 2 generazioni con i crucchi,tanto per non sbagliarci.Recentemente ho avuto a che fare con un corposo gruppo di bavaresi,tutti tra i venti e i quarant&#8217;anni.A pelle non erano nemmeno lontanissimi parenti di quei bastardi figli di puttana che inventarono i forni crematori.Sembravano dei Buster Keaton rielaborati dall&#8217;oblio,perfettamente disinteressati a questioni attinenti al Lebensraum.Pareva che chiedessero un altra occasione per essere giudicati</p>
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		<title>Di: Lorenzo Galbiati</title>
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		<dc:creator>Lorenzo Galbiati</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Sep 2007 20:04:56 +0000</pubDate>
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		<description>il manifesto 29.7.07
La lunga guerra del partigiano Visone
Resistenza tradita Nella lenta evoluzione del Partito comunista vide il fallimento storico del ceto politico nato dalla lotta partigiana Linea d’azione Contro repubblichini e nazisti l’opzione militare era per Giovanni Pesce l’unica via d’uscita da attendismo e incertezze
di Angelo d’Orsi

Aveva quasi novant’anni, Giovanni Pesce, scomparso a Milano il 27 luglio: era nato il 22 febbraio 1918, in provincia di Alessandria, nell’Acquese, a Visone, località di cui egli avrebbe assunto il nome quando indossò i panni del comandante partigiano: panni che a lui si attagliavano forse meglio che a chiunque altri. Sì, perché «Visone» incarnò la linea dell’azione diretta, contro i repubblichini e i nazisti: insomma, l’opzione militare, come unica via d’uscita dall’attendismo, dalle incertezze, e, diciamolo, dalle chiacchiere della politica dei partiti che disegnavano organigrammi, che delineavano il futuro di quel Paese che intanto si trattava di liberare. E Pesce è stato davvero un liberatore, anzi, un libertador, in quanto, come Simon Bolivar, univa nel suo pensiero l’istanza della libertà dall’oppressione dei tedeschi e dei loro alleati succubi italiani, alla necessità di una vera liberazione sociale.
Non poteva che essere comunista, e lo fu, tutto d’un pezzo, come qualcuno ebbe a dire spesso in passato, come qualcuno ha ripetuto ora nei commenti alla notizia del decesso. È stato un comandante partigiano italiano. Alle spalle, dietro la militanza nel Partito comunista, e prima della milizia partigiana, c’è la storia di un ragazzetto che emigra in Francia con la famiglia, cercando di aiutare a sbarcare il lunario facendo di tutto, dal guardiano di vacche al minatore. Si iscrisse perciò prima alla Gioventù comunista francese, divenendo segretario della Sezione della località dove viveva, nel Gard, sull’Oltralpe. Erano i mitici, terribili anni Trenta: e la Guerra di Spagna attirava tutti i cuori nobili a combattere dalla parte dei repubblicani. Anche il diciottenne piemontese (avrebbe raccontato egli stesso che decisivo fu aver assistito a Parigi a un comizio della Pasionaria Dolores Ibarruri) non seppe resistere a quell’appello. Ne ricavò ferite varie, e un’esperienza bellica (raccontata in Un garibaldino in Spagna, del 1955) che avrebbe messo a frutto negli anni seguenti nella guerra antifascista in Italia.
Rimpatriato forzosamente nel 1940, dalla Francia di Vichy, fu incarcerato e condannato dal Tribunale Speciale, condanna che scontò a Torino, e quindi inviato al confino a Ventotene, dove ebbe modo di conoscere, fra gli altri, Pertini e Terracini. Ne uscì alla fine di agosto 1943, e fu di nuovo a Torino, con il preciso compito di organizzare i primi Gap. I Gruppi di Azione Partigiana - la risposta urbana, per così, dire alle bande di montagna: la guerra di movimento affficancata alla guerra di posizione, per dirla gramscianamente - avevano da allora trovato il loro capo: un uomo coraggioso, fino alla temerarietà, dotato di grandi doti di stratega e capace, anche, di sottrarsi alle pressioni dei partiti. Lo strano caso di un militare che non aveva mai fatto la naja (si raccontò nel libro Soldati senza uniforme, 1950), insomma; un militare che lottava per ideali politici, perdipiù progressisti. Questo fu da allora Giovanni Pesce, che divenne il nemico numero uno dei nazifascisti.Ferito, braccato, dovette lasciare Torino per Milano, dove ebbe il difficile incarico di riorganizzare la III Brigata Garibaldi «Rubini», dei Gap, duramente provata dalla repressione di tedeschi e repubblichini.
In una delle azioni cadde prigioniera delle SS Onorina Brambilla, staffetta partigiana («Nori», per gli amici; «Sandra», il nome da combattimento), l’unica che aveva il privilegio di avvicinarlo per consegna di ordini del Cln e del Pci: Nori sarebbe divenuta la sua fedele compagna di vita nel dopoguerra. Il problema, allora, per la Resistenza, al di là delle questioni di strategia e di tattica militare, era far sentire agli operai delle grandi fabbriche - posti sotto ricatto dai nazifascisti, che li trasferivano a centinaia nei lager, con un clima di paura che si valeva di spie assoldate - che i partigiani erano con loro, erano dalla loro parte.
Fu allora che nacque «Visone», e quel nome si ammantò di un’aura di leggenda, che incuteva paura ai nemici e massimo rispetto al variegato fronte antifascista. Svolse, nei mesi seguenti, un’intensissima opera di sabotaggio e di attacchi a convogli militari sulla linea sia ferroviaria, sia stradale, Torino-Milano, prima di essere di nuovo incaricato di una delle tante missioni impossibili: riorganizzare le forze gappiste milanesi, decimate e provate dalla fucilazione del comandante Luigi Campegi. Visone riuscì nell’intento e guidò la III Gap sino alla smobilitazione post 25 aprile.
Ma «smobilitazione» era un concetto estraneo alla mentalità e agli ideali di Giovanni Pesce, e la medaglia d’oro al valor militare, ottenuta per la sua azione nella Resistenza, non fu per lui una sinecura. La battaglia continuava, e la sede era il Pci, per il quale fu a lungo consigliere comunale a Milano (dal 1951 al 1964), vivendo non senza ambasce e turbamenti la lunga e lenta trasformazione del partito che sarebbe poi proseguita a tappe accelerate nell’era post-togliattiana. La casa comunista gli stava ormai stretta, non perché comunista, ma perché, semmai, troppo poco comunista: era l’idea di Pietro Secchia della «Resistenza tradita» e del fallimento storico del ceto politico nato dalla lotta partigiana. Una specie di oasi non solo reducistica fu per lui in tal senso, l’Anpi di cui fu eletto consigliere nazionale sin dalla fondazione dell’Associazione, dopo che il Comando generale delle Brigate Garibaldi lo aveva proclamato «eroe nazionale».
Proprio alla vigilia della «contestazione», nel 1967, diede alle stampe un libro intenso che costituì, a prescindere dall’autore, un testo di riferimento di molta parte del movimento sessanttottino, e anche delle frange che videro negli anni Settanta la soluzione politica nella ripresa della lotta armata. Senza tregua, si chiamava quel libro; e il titolo divenne una parola d’ordine per qualcuno dei teorici della nuova «lotta armata», a dispetto degli sforzi che l’autore, preoccupato della deriva terroristica, fu costretto a compiere, volti a distinguere l’azione dei Gap, da lui incarnati, nel biennio di ferro e fuoco del ’43-45, da quella delirante dei loro emuli trent’anni dopo.
Certo, lui aveva insegnato che al terrore si risponde col terrore: ma il nemico era Hitler, il nemico era Mussolini, il nemico era il fascismo internazionale, da Madrid a Berlino, da Roma a Tokyo. Il terrore teorizzato e praticato dai «nuovi partigiani» era tutt’altra cosa, e Pesce-Visone ne era convinto: il che non toglie che le ultime evoluzioni di quello che era stato il suo partito lo lasciarono freddissimo. Sicché, post Bolognina, egli entrò in Rifondazione Comunista; era il 1991 e Pesce era ormai politicamente emarginato da tempo. La campagna che ogni tanto si fece perché una nomina a senatore desse pubblico, solenne riconoscimento ai suoi meriti, cadde nel vuoto; ed era ovvio.
In fondo, Visone era diventato un compagno scomodo, una presenza ingombrante, a dispetto del silenzio e del riserbo di cui si circondava. Con lo stesso riserbo, ora si è spento, togliendo l’incomodo. Nell’Italia di oggi, tentata da impossibili quanto imposte «riconciliazioni», Visone era di troppo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>il manifesto 29.7.07<br />
La lunga guerra del partigiano Visone<br />
Resistenza tradita Nella lenta evoluzione del Partito comunista vide il fallimento storico del ceto politico nato dalla lotta partigiana Linea d’azione Contro repubblichini e nazisti l’opzione militare era per Giovanni Pesce l’unica via d’uscita da attendismo e incertezze<br />
di Angelo d’Orsi</p>
<p>Aveva quasi novant’anni, Giovanni Pesce, scomparso a Milano il 27 luglio: era nato il 22 febbraio 1918, in provincia di Alessandria, nell’Acquese, a Visone, località di cui egli avrebbe assunto il nome quando indossò i panni del comandante partigiano: panni che a lui si attagliavano forse meglio che a chiunque altri. Sì, perché «Visone» incarnò la linea dell’azione diretta, contro i repubblichini e i nazisti: insomma, l’opzione militare, come unica via d’uscita dall’attendismo, dalle incertezze, e, diciamolo, dalle chiacchiere della politica dei partiti che disegnavano organigrammi, che delineavano il futuro di quel Paese che intanto si trattava di liberare. E Pesce è stato davvero un liberatore, anzi, un libertador, in quanto, come Simon Bolivar, univa nel suo pensiero l’istanza della libertà dall’oppressione dei tedeschi e dei loro alleati succubi italiani, alla necessità di una vera liberazione sociale.<br />
Non poteva che essere comunista, e lo fu, tutto d’un pezzo, come qualcuno ebbe a dire spesso in passato, come qualcuno ha ripetuto ora nei commenti alla notizia del decesso. È stato un comandante partigiano italiano. Alle spalle, dietro la militanza nel Partito comunista, e prima della milizia partigiana, c’è la storia di un ragazzetto che emigra in Francia con la famiglia, cercando di aiutare a sbarcare il lunario facendo di tutto, dal guardiano di vacche al minatore. Si iscrisse perciò prima alla Gioventù comunista francese, divenendo segretario della Sezione della località dove viveva, nel Gard, sull’Oltralpe. Erano i mitici, terribili anni Trenta: e la Guerra di Spagna attirava tutti i cuori nobili a combattere dalla parte dei repubblicani. Anche il diciottenne piemontese (avrebbe raccontato egli stesso che decisivo fu aver assistito a Parigi a un comizio della Pasionaria Dolores Ibarruri) non seppe resistere a quell’appello. Ne ricavò ferite varie, e un’esperienza bellica (raccontata in Un garibaldino in Spagna, del 1955) che avrebbe messo a frutto negli anni seguenti nella guerra antifascista in Italia.<br />
Rimpatriato forzosamente nel 1940, dalla Francia di Vichy, fu incarcerato e condannato dal Tribunale Speciale, condanna che scontò a Torino, e quindi inviato al confino a Ventotene, dove ebbe modo di conoscere, fra gli altri, Pertini e Terracini. Ne uscì alla fine di agosto 1943, e fu di nuovo a Torino, con il preciso compito di organizzare i primi Gap. I Gruppi di Azione Partigiana - la risposta urbana, per così, dire alle bande di montagna: la guerra di movimento affficancata alla guerra di posizione, per dirla gramscianamente - avevano da allora trovato il loro capo: un uomo coraggioso, fino alla temerarietà, dotato di grandi doti di stratega e capace, anche, di sottrarsi alle pressioni dei partiti. Lo strano caso di un militare che non aveva mai fatto la naja (si raccontò nel libro Soldati senza uniforme, 1950), insomma; un militare che lottava per ideali politici, perdipiù progressisti. Questo fu da allora Giovanni Pesce, che divenne il nemico numero uno dei nazifascisti.Ferito, braccato, dovette lasciare Torino per Milano, dove ebbe il difficile incarico di riorganizzare la III Brigata Garibaldi «Rubini», dei Gap, duramente provata dalla repressione di tedeschi e repubblichini.<br />
In una delle azioni cadde prigioniera delle SS Onorina Brambilla, staffetta partigiana («Nori», per gli amici; «Sandra», il nome da combattimento), l’unica che aveva il privilegio di avvicinarlo per consegna di ordini del Cln e del Pci: Nori sarebbe divenuta la sua fedele compagna di vita nel dopoguerra. Il problema, allora, per la Resistenza, al di là delle questioni di strategia e di tattica militare, era far sentire agli operai delle grandi fabbriche - posti sotto ricatto dai nazifascisti, che li trasferivano a centinaia nei lager, con un clima di paura che si valeva di spie assoldate - che i partigiani erano con loro, erano dalla loro parte.<br />
Fu allora che nacque «Visone», e quel nome si ammantò di un’aura di leggenda, che incuteva paura ai nemici e massimo rispetto al variegato fronte antifascista. Svolse, nei mesi seguenti, un’intensissima opera di sabotaggio e di attacchi a convogli militari sulla linea sia ferroviaria, sia stradale, Torino-Milano, prima di essere di nuovo incaricato di una delle tante missioni impossibili: riorganizzare le forze gappiste milanesi, decimate e provate dalla fucilazione del comandante Luigi Campegi. Visone riuscì nell’intento e guidò la III Gap sino alla smobilitazione post 25 aprile.<br />
Ma «smobilitazione» era un concetto estraneo alla mentalità e agli ideali di Giovanni Pesce, e la medaglia d’oro al valor militare, ottenuta per la sua azione nella Resistenza, non fu per lui una sinecura. La battaglia continuava, e la sede era il Pci, per il quale fu a lungo consigliere comunale a Milano (dal 1951 al 1964), vivendo non senza ambasce e turbamenti la lunga e lenta trasformazione del partito che sarebbe poi proseguita a tappe accelerate nell’era post-togliattiana. La casa comunista gli stava ormai stretta, non perché comunista, ma perché, semmai, troppo poco comunista: era l’idea di Pietro Secchia della «Resistenza tradita» e del fallimento storico del ceto politico nato dalla lotta partigiana. Una specie di oasi non solo reducistica fu per lui in tal senso, l’Anpi di cui fu eletto consigliere nazionale sin dalla fondazione dell’Associazione, dopo che il Comando generale delle Brigate Garibaldi lo aveva proclamato «eroe nazionale».<br />
Proprio alla vigilia della «contestazione», nel 1967, diede alle stampe un libro intenso che costituì, a prescindere dall’autore, un testo di riferimento di molta parte del movimento sessanttottino, e anche delle frange che videro negli anni Settanta la soluzione politica nella ripresa della lotta armata. Senza tregua, si chiamava quel libro; e il titolo divenne una parola d’ordine per qualcuno dei teorici della nuova «lotta armata», a dispetto degli sforzi che l’autore, preoccupato della deriva terroristica, fu costretto a compiere, volti a distinguere l’azione dei Gap, da lui incarnati, nel biennio di ferro e fuoco del ’43-45, da quella delirante dei loro emuli trent’anni dopo.<br />
Certo, lui aveva insegnato che al terrore si risponde col terrore: ma il nemico era Hitler, il nemico era Mussolini, il nemico era il fascismo internazionale, da Madrid a Berlino, da Roma a Tokyo. Il terrore teorizzato e praticato dai «nuovi partigiani» era tutt’altra cosa, e Pesce-Visone ne era convinto: il che non toglie che le ultime evoluzioni di quello che era stato il suo partito lo lasciarono freddissimo. Sicché, post Bolognina, egli entrò in Rifondazione Comunista; era il 1991 e Pesce era ormai politicamente emarginato da tempo. La campagna che ogni tanto si fece perché una nomina a senatore desse pubblico, solenne riconoscimento ai suoi meriti, cadde nel vuoto; ed era ovvio.<br />
In fondo, Visone era diventato un compagno scomodo, una presenza ingombrante, a dispetto del silenzio e del riserbo di cui si circondava. Con lo stesso riserbo, ora si è spento, togliendo l’incomodo. Nell’Italia di oggi, tentata da impossibili quanto imposte «riconciliazioni», Visone era di troppo.</p>
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		<title>Di: jan</title>
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		<dc:creator>jan</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Sep 2007 18:36:43 +0000</pubDate>
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		<description>Qualche giorno fa EPolis riportava che Pillitteri ha citato il mausoleo della Valle de los Caidos come esempio di riconciliazione tra due parti in guerra. Mi sono venuti i brividi, perché in certi anni non lontani, mi dicevano in casa, se avevi grilli per la testa ti potevano prendere e spedire lì ai lavori forzati.

Fu fatto costruire da Franco anche con il lavoro di prigionieri, che spesso vi morivano di stenti e per le durissime condizioni di lavoro. Contiene i resti di numerosi caduti nella guerra civile spagnola, franchisti e repubblicani in parti uguali, oltre alla tomba di Franco e di altri gerarchi fascisti. 

http://es.wikipedia.org/wiki/Valle_de_los_Ca%C3%ADdos</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche giorno fa EPolis riportava che Pillitteri ha citato il mausoleo della Valle de los Caidos come esempio di riconciliazione tra due parti in guerra. Mi sono venuti i brividi, perché in certi anni non lontani, mi dicevano in casa, se avevi grilli per la testa ti potevano prendere e spedire lì ai lavori forzati.</p>
<p>Fu fatto costruire da Franco anche con il lavoro di prigionieri, che spesso vi morivano di stenti e per le durissime condizioni di lavoro. Contiene i resti di numerosi caduti nella guerra civile spagnola, franchisti e repubblicani in parti uguali, oltre alla tomba di Franco e di altri gerarchi fascisti. </p>
<p><a href="http://es.wikipedia.org/wiki/Valle_de_los_Ca%C3%ADdos" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('outclick-comm/es.wikipedia.org');" rel="nofollow">http://es.wikipedia.org/wiki/Valle_de_los_Ca%C3%ADdos</a></p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: andrea inglese</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/09/21/a-milano-la-moratti-promuove-la-pacificazione-post-mortem-nel-sacrario-militare-di-santambrogio/#comment-78586</link>
		<dc:creator>andrea inglese</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Sep 2007 17:12:25 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2007/09/21/a-milano-la-moratti-promuove-la-pacificazione-post-mortem-nel-sacrario-militare-di-santambrogio/#comment-78586</guid>
		<description>La riconciliazione invocata in fondo gioca appunto sull'oblio: ci si riconcilia per dimenticare, perché si sta già dimenticando. Ma che cosa si dimentica? Che i repubblichini avevano sbagliato? Che erano i carnefici? I cattivi? (Ma forse questo è difficile da dimenticare, a patto di essere alfabetizzati e di non essere neofascisti.) Quello che si dimentica, con la riconciliazione, è che la nostra normale, noiosa, inconcludente democrazia, è nata da un organismo nazifascista: la topologia politica, lo "spazio dei possibili" del nostro sistema politico è nato dall'opposizione definitiva con il baratro nazifascista. Se si cancella la violenza di questo distacco e di questo rifiuto, violenza che è insita nella guerra civile, non riconciliata, allora significa rendere nuovamente "leggittimo" anche quel baratro, universo possibile tra i possibili, opzione politica tra le opzioni.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>La riconciliazione invocata in fondo gioca appunto sull&#8217;oblio: ci si riconcilia per dimenticare, perché si sta già dimenticando. Ma che cosa si dimentica? Che i repubblichini avevano sbagliato? Che erano i carnefici? I cattivi? (Ma forse questo è difficile da dimenticare, a patto di essere alfabetizzati e di non essere neofascisti.) Quello che si dimentica, con la riconciliazione, è che la nostra normale, noiosa, inconcludente democrazia, è nata da un organismo nazifascista: la topologia politica, lo &#8220;spazio dei possibili&#8221; del nostro sistema politico è nato dall&#8217;opposizione definitiva con il baratro nazifascista. Se si cancella la violenza di questo distacco e di questo rifiuto, violenza che è insita nella guerra civile, non riconciliata, allora significa rendere nuovamente &#8220;leggittimo&#8221; anche quel baratro, universo possibile tra i possibili, opzione politica tra le opzioni.</p>
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		<title>Di: Robilant</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/09/21/a-milano-la-moratti-promuove-la-pacificazione-post-mortem-nel-sacrario-militare-di-santambrogio/#comment-78575</link>
		<dc:creator>Robilant</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Sep 2007 14:38:58 +0000</pubDate>
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		<description>hasta la victoria, quello che ho scritto non vale se il tuo sarcasmo inizia dal secondo rigo (anche se non sono d’accordo neanche sui primi due) Insomma, spiegati meglio, scusa.
Robilant</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>hasta la victoria, quello che ho scritto non vale se il tuo sarcasmo inizia dal secondo rigo (anche se non sono d’accordo neanche sui primi due) Insomma, spiegati meglio, scusa.<br />
Robilant</p>
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		<title>Di: Robilant</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/09/21/a-milano-la-moratti-promuove-la-pacificazione-post-mortem-nel-sacrario-militare-di-santambrogio/#comment-78573</link>
		<dc:creator>Robilant</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Sep 2007 14:23:43 +0000</pubDate>
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		<description>@ hasta la victoria
Certo, a che serve la storia. E chi se ne frega se questi so’ dieci anni che tentano di riscriverla. Al giorno d’oggi, sora Agnese, inglese e computer. 
Robilant</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ hasta la victoria<br />
Certo, a che serve la storia. E chi se ne frega se questi so’ dieci anni che tentano di riscriverla. Al giorno d’oggi, sora Agnese, inglese e computer.<br />
Robilant</p>
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		<title>Di: Marco</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/09/21/a-milano-la-moratti-promuove-la-pacificazione-post-mortem-nel-sacrario-militare-di-santambrogio/#comment-78569</link>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Sep 2007 14:11:13 +0000</pubDate>
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		<description>i problemi di oggi e quelli di domani SONO legati agli eredi diretti dei fascisti. che come tali si comportano. dunque - e ovviamente - nessuna pacificazione né riconciliazione.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>i problemi di oggi e quelli di domani SONO legati agli eredi diretti dei fascisti. che come tali si comportano. dunque - e ovviamente - nessuna pacificazione né riconciliazione.</p>
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		<title>Di: Giorgio Di Costanzo</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/09/21/a-milano-la-moratti-promuove-la-pacificazione-post-mortem-nel-sacrario-militare-di-santambrogio/#comment-78566</link>
		<dc:creator>Giorgio Di Costanzo</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Sep 2007 14:04:32 +0000</pubDate>
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		<description>I tre assessori di Alleanza NAZIanale sono usciti dall'aula al momento di votare per la sepoltura al Famedio del Comandante Partigiano GIOVANNI PESCE. Giustissimo! Non ho mai avuto dubbi sui fascisti travestiti di Alleanza NAZIanale che, talvolta, blaterano di riconciliazione. Quale? Con chi? Per conto di chi? L'unico posto dove collocare i nazifascisti (morti o viventi, viventi si fa per dire) è nelle fogne!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>I tre assessori di Alleanza NAZIanale sono usciti dall&#8217;aula al momento di votare per la sepoltura al Famedio del Comandante Partigiano GIOVANNI PESCE. Giustissimo! Non ho mai avuto dubbi sui fascisti travestiti di Alleanza NAZIanale che, talvolta, blaterano di riconciliazione. Quale? Con chi? Per conto di chi? L&#8217;unico posto dove collocare i nazifascisti (morti o viventi, viventi si fa per dire) è nelle fogne!</p>
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		<title>Di: hasta la victoria siempre!</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/09/21/a-milano-la-moratti-promuove-la-pacificazione-post-mortem-nel-sacrario-militare-di-santambrogio/#comment-78561</link>
		<dc:creator>hasta la victoria siempre!</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Sep 2007 13:33:44 +0000</pubDate>
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		<description>Giusto! Chi l'ha detto che la guerra civile è finita? Rivogliamo il triangolo rosso! Vuoi mettere com'è divertente continuare a litigare per cose di settant'anni fa che nessuno di noi ha mai visto e conosciuto? Vuoi mettere com'è più comodo fottersene dei problemi del domani e continuare a menarsela con quelli dell'altroieri?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Giusto! Chi l&#8217;ha detto che la guerra civile è finita? Rivogliamo il triangolo rosso! Vuoi mettere com&#8217;è divertente continuare a litigare per cose di settant&#8217;anni fa che nessuno di noi ha mai visto e conosciuto? Vuoi mettere com&#8217;è più comodo fottersene dei problemi del domani e continuare a menarsela con quelli dell&#8217;altroieri?</p>
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	<item>
		<title>Di: Robilant</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/09/21/a-milano-la-moratti-promuove-la-pacificazione-post-mortem-nel-sacrario-militare-di-santambrogio/#comment-78545</link>
		<dc:creator>Robilant</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Sep 2007 12:40:19 +0000</pubDate>
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		<description>E i morti italiani delle Brigate Internazionali vengono onorati accanto ai falangisti? Assieme ai francesi, inglesi, americani, messicani? Radioso esempio di cosmopolitismo funebre (l’unico cosmopolitismo ancora possibile). Chiediamo allora alla Germania un po’ di salme delle SS e facciamole pacificare con i bambini, le donne e i vecchi di Stazzema, Marzabotto, Caiazzo, Roma e di una settantina di altri comuni italiani. Credo che le ferite del passato si saldino da sole (se si saldano). Preghiamo la Moratti di non creare altri inutili Grandfallons, tanto per dirla con Vonnegut, con i quali edificare falsi sentimenti. 
Robilant</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>E i morti italiani delle Brigate Internazionali vengono onorati accanto ai falangisti? Assieme ai francesi, inglesi, americani, messicani? Radioso esempio di cosmopolitismo funebre (l’unico cosmopolitismo ancora possibile). Chiediamo allora alla Germania un po’ di salme delle SS e facciamole pacificare con i bambini, le donne e i vecchi di Stazzema, Marzabotto, Caiazzo, Roma e di una settantina di altri comuni italiani. Credo che le ferite del passato si saldino da sole (se si saldano). Preghiamo la Moratti di non creare altri inutili Grandfallons, tanto per dirla con Vonnegut, con i quali edificare falsi sentimenti.<br />
Robilant</p>
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