Indignazione e gentilezza

di Franco Arminio

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Grillo e Veltroni, per me pari sono. L’Italietta della finzione mediatica non fa altro che parlare di politica. Non importa se per difenderla o per contestarla. Il problema è che si parla di una cosa che non esiste o che comunque ha un ruolo assai superficiale nella vita nazionale. Quello che siamo, quello che stiamo diventando, non si decide certo in parlamento. I politici e gli antipolitici in fondo se la passano ugualmente bene. Berlusconi è molto ricco, ma sono ricchi anche Grillo e Travaglio. Queste persone non passeranno mai per vicoli di uno dei nostri paesi più sperduti. Loro vivono per i grandi giornali, per la televisione, per le piazze affollate. C’è una dimensione ormai puramente spettacolare in tutte le discussioni che hanno a che fare con la politica. Una volta c’erano Totò e Aldo Fabrizi. Adesso abbiamo Grillo e Mastella.
La cosiddetta “casta” ormai più che una vergogna nazionale è materia di spettacolo.

Di fronte a questa tragica mutazione della vita sociale in una perenne fiction di massa, gli alti stipendi dei nostri parlamentari sono veramente un problema minimo. Il fatto di contestare a questa gente di prendere troppi soldi non fa che confermare questa assurda dittatura del denaro che immiserisce ogni giorno di più lo spirito della nazione. La colpa più grave dei politicanti è che sono quasi tutti ignoranti e fanno un tipo di vita che li rende ancora più ignoranti.
A me interessano le storie che raccontano i vecchi dei nostri paesi. L’altro giorno a Calitri un’anziana col Parkinson mi diceva di avere paura della solitudine più della malattia. Quando ha visto che stavo per lasciarla si è messa a piangere e mi ha preso la mano, come se fossi un figlio che se ne va lontano. C’è un dolore vero, c’è un dolore nella vita di tanta gente che non arriverà mai nelle trasmissioni di Michele Santoro. In quel circo bestie e domatori si scambiano i ruoli col comune obiettivo di fare spettacolo. La vita è un’altra, ma ormai la vita non interessa a chi per mestiere dovrebbe raccontarla. I politici vivono solo per conservarsi il posto, ma fanno la stessa cosa i direttori di Banca, gli scrittori, i bidelli. Viviamo in un mondo in cui ognuno ha dichiarato guerra a tutti gli altri. È in atto la terza guerra mondiale. È in atto tra gli individui e non tra le nazioni. Tra un individuo e l’altro ci sono solchi profondissimi. Da qui bisogna partire. I soldi che sprechiamo per mantenere partiti inutili sono bene poca cosa rispetto a quello che regaliamo alle compagnie telefoniche per telefonate che non ci danno calore ma ce lo tolgono.
C’è anche la casta dei dispettosi e degli indifferenti, degli accidiosi e dei maldicenti. Mettiamo anche queste sul banco degli imputati e vedremo che sul banco degli imputati ci siamo anche noi. È il momento di unire severità e cordialità e questo Grillo non lo capisce e non lo capisce neppure Travaglio. Non servono le adunate di massa. Serve costruire incontri tra poche persone che si parlino, si guardino negli occhi. Persone che discutono dei loro territori. La politica non è un concerto a reti unificate, non è la giostra delle dichiarazioni.

160 commenti

  1. franco arminio
    Pubblicato 21 Settembre 2007 alle 13:57 | Permalink

    l’idea di grillo di prendere le distanze dal movimento delle liste civiche nazionali la trovo abbastanza assurda. mi pare che quello sia uno strumento fondamentale per evitare l’ormai quasi scontato ritorno di berlusconi (ammesso che se ne sia mai andato)

  2. The O.C.
    Pubblicato 21 Settembre 2007 alle 14:31 | Permalink

    Vorrei informare che è in atto la Quarta, di Guerra Mondiale. E Grillo, Tonino Manetta, Wonder Veltroni, il Berlusca e tutto il resto del carrozzone dovrebbero leggersi un po’ più Norman Podhoretz e un po’ meno quel linguacciuto di Travaglio.

  3. Pubblicato 21 Settembre 2007 alle 14:35 | Permalink

    non so cosa serve per cambiare lo stato delle cose, ammesso che si riesca a mettersi d’accordo su quale sia, lo stato delle cose.
    credo che nulla serva.
    tuttavia, conclusioni a parte, sotto-scrivo ogni parola del post di franco arminio.

  4. fm
    Pubblicato 21 Settembre 2007 alle 14:40 | Permalink

    Ed ecco subito la seconda sottoscrizione: la mia. Grazie a F.A.

    fm

  5. Pubblicato 21 Settembre 2007 alle 14:43 | Permalink

    “All’inizio ero un sostenitore entusiastico della Dottrina Bush, e lo sono ancora”, questo è l’incipit di un articolo di Podhoretz, pubblicato su Ideazione del Gennaio 2006.
    O.C. ha colto subito con precisione l’essenza del post di arminio.

  6. arminio
    Pubblicato 21 Settembre 2007 alle 14:44 | Permalink

    scusa tash
    fammi capire la parte che non condividi.
    sono contento che tu abbia apprezzato il pezzo.
    quanto alla quarta guerra mondiale
    anche qui vorrei capire meglio.
    in ogni caso mi pare necessario che gli scrittori si facciano sentire, se non da quelli del carrozzono, almeno tra di loro

  7. sergio garufi
    Pubblicato 21 Settembre 2007 alle 14:46 | Permalink

    “I soldi che sprechiamo per mantenere partiti inutili sono ben poca cosa rispetto a quello che regaliamo alle compagnie telefoniche per telefonate che non ci danno calore ma ce lo tolgono.”

    forse è per questo che quando vedo un cellulare io penso a un carcere mobile.

  8. michelangelo cianciosi
    Pubblicato 21 Settembre 2007 alle 14:49 | Permalink

    Che la ricchezza sia diventata una categoria morale in base alla quale giudicare chi capisce e chi no, mi sembra assurdo.

    Non sottoscrivo neppure una parola.

  9. Pubblicato 21 Settembre 2007 alle 14:51 | Permalink

    “Serve costruire incontri tra poche persone che si parlino, si guardino negli occhi. Persone che discutono dei loro territori. La politica non è un concerto a reti unificate, non è la giostra delle dichiarazioni.”
    così concludi.
    ecco, io non ci credo agli incontri, perché non credo a nulla.
    credo ormai solo nel dire e, forse, nel fare (bene il proprio mestiere).
    se uno scrive, il suo unico “dovere morale” credo si possa riassumere in un: dire, dire, dire.

  10. Pubblicato 21 Settembre 2007 alle 15:08 | Permalink

    caro Franco,
    con poche parole, ti dico che la politica che ‘rappresenti’ penso sia tutta questa, Lo spettacolo interminabile: show e punto;
    leggete, se vi va, quello che di grillo pensa D. Luttazzi, mi sembrano cose da sottoscrivere…

    b!

    Nunzio Festa

    p.s. evviva parlare con chi ha bisogno di farlo e con chi s’ha il piacere di farlo.

  11. franz krauspenhaar
    Pubblicato 21 Settembre 2007 alle 15:19 | Permalink

    “L’uomo qualunque” si è fatto furbo. E sa pure far ridere le masse.
    Ben tornato Franco, ciao.

  12. Pubblicato 21 Settembre 2007 alle 15:42 | Permalink

    finalmente di rileggo Franco Arminio.
    con lpels e da lì mi regalasti un sorriso acerrimo.
    poi sparisti, almeno alla mia vista, e facesti bene: i paesi che restano dei tagliati fuori, beati loro! non salve le povere bestiole che vengono ancora sgozzate per la nostra vera o pseudo fame.
    stai oltre Franco, siamo oltre e moriremo soli come tutti i dispersi.

    raccontami tutte le cantine e i tetti che ancora riesci!

  13. Pubblicato 21 Settembre 2007 alle 16:32 | Permalink

    a me dispiace quando le istruzioni sono impartite dai rancori personali o quando le masse opposte sono composte dalla somma di individui oggettivamente ricattabili.Fantasmi e spauracchi occupano la scena,ma non se ne ricava nulla(certo,se concedessero una piccola deroga al reato di “turbativa di comizio” qualche risata di tregua potremmo ancora strapparla).Tornare a barattare gli sguardi e le parole forse è l’unica,ma non è facile trovare nel lunario giorni buoni per la fuga

  14. Pubblicato 21 Settembre 2007 alle 17:07 | Permalink

    Risulta abbastanza difficile commentare in modo sensato ciò che avviene in un ambito sociale ormai privo di qualsiasi possibilità di cittadinanza.
    Ciò nonostante devo mantenere l’organo di criticità in funzione quindi, scusate, ma mi alleno:
    C’e la possibilita’ che dopo aver intercettato il malcontento collettivo si indirizzi questo verso un’ unica area di sfogo e gli si conceda la possibilita’ di sfumare o sgonfiarsi.
    Questo sarebbe un modo per
    1) osservare cosa succederebbe in caso di insurrezione reale, quindi con scopo sperimentale
    2) concentrare in una sola aera i mille rivoli della protesta sia fisiologica, qualunquistica, che patologica, insurrezzionale, permettendo ai professionisti dell’ordine di controllarla meglio
    3) relegare il dissenso ad un ambito fondamentalmente innocuo, cioe’ lo spettacolo, la farsa.

    E il soufflè Grillo finirà nel contenitore del nulla italiano, degli scandali inutili, delle inchieste senza colpevoli, delle stragi irrisolte, dei governi senza programmaticità decisionale, perchè in fondo nella nostra mediocrità ogni italiano può sentirsi qualcuno, un qualcuno-nessuno.

  15. Pubblicato 21 Settembre 2007 alle 18:03 | Permalink

    Mi pare che Arminio abbia colto in modo perfetto la crescente divaricazione che c’è tra il contatto fra i corpi, ruvidi e spigolosi ma vivi da una parte, e la “visione telescopica” della realtà e delle cose, che le rende una uniforme superficie liscia dall’altra. E la politica, di recente, si è posizionata tutta quanta lungo questo secondo fronte, lasciando sole e abbandonate a se stesse molte persone.

  16. farminio
    Pubblicato 21 Settembre 2007 alle 18:21 | Permalink

    forse se arrivano altre riflessioni di questa qualità si può immaginare anche di esportarle altrove.
    caro domina
    hai colto assai meglio di me quello che è il cuore della faccenda.

  17. Pubblicato 21 Settembre 2007 alle 18:23 | Permalink

    concordo con l’ultimo commento - c’è una crescente divaricazione che alla fine rende fittizia ogni parvenza democratica - tuttavia credo che sia un processo non di oggi - probabilmente risale agli anni Settanta - oggi è giunto all’apice della casta/politico/mediatica (grilli inclusi, ovviamente)

  18. arminio
    Pubblicato 21 Settembre 2007 alle 18:37 | Permalink

    se il tono dei commenti continua a essere così elevato mi sa che bisognerà girare tutto a grillo. lui dà lezioni ai politici, ma c’è chi le può dare a lui.

    per domina.
    mi pare che lei ha espresso assai meglio di me il cuore della faccenda.

  19. montekristo
    Pubblicato 21 Settembre 2007 alle 20:18 | Permalink

    Però è troppo facile criticare chiunque acquisti un minimo di visibilità e la usi per dire qualcosa e per aggregare persone. Grillo sta dando in questo momento a molti una possibilità di uscire dal torpore, e questo non è poco. Né si può dire che si sia improvvisato capopopolo: di argomenti come l’ambiente, la sanità e la corruzione ne parla da anni, negli spettacoli e sul blog. “Grillo e Veltroni, per me pari sono.”: Alla fine mi sembra che l’analisi, per quanto lucida e ben argomentata, si riduca al “so’ tutti uguali”, e questo è qualunquismo. Col consolatorio corollario di essere d’accordo nella critica, dirsi a vicenda ‘bravo’, e darsi pacche sulle spalle, ma poi? Certo, in quanto scrittori e/o lettori e/o intellettuali e/o eccetera è molto più facile porsi criticamente contro qualunque movimento di massa, ma è troppo comodo. Quanto al discorso dei soldi, lo capisco poco: per come vanno le cose oggi, è inevitabile o quasi che a un certo grado di visibilità e successo corrisponda un qualche vantaggio economico, in ogni campo. Il buon Saviano ad esempio qualche soldino in tasca se lo è messo negli ultimi tempi, ma non per questo lo esecreremo, visto che per farlo non ha rubato, nè corrotto, né concusso. Oppure sarà un romanzo a cambiarci la vita, intendo cambiarla a tutti come collettività, non in quanto singoli? Quanto alla vita vera, a volte affiora perfino dai maledetti e schifosi mezzi di comunicazione di massa, per esempio ieri la Guzzanti e proprio da Santoro ha detto qualcosa di interessante sulla paura che la gente si porta addossso, paura di perdere il lavoro, paura di vivere. Massimo rispetto per la vecchia di Calitri, ma se uno rimane lì a parlarci, gli passa la vita sotto il naso. Certo, poi uno quella vita può raccontarla, ma è un tassello che ha bisogno di altri tasselli. Gli incontri tra poche persone possono essere linfa vitale, ma in un mondo con sei miliardi e mezzo di esseri umani restano un fatto personale, per quanto importante. Basta così, va’.

  20. farminio
    Pubblicato 21 Settembre 2007 alle 20:53 | Permalink

    caro montekristo
    dopo l’otto settembre (del 2007)
    avevo scritto un pezzo apparso sull’unità in cui rimproveravo gli scrittori per la loro incapacità di appassionare civilmente le persone come riesce a fare grillo. poi ieri sera ho visto il santoro che gli ha fatto due ore di propaganda gratuita e stamattina leggo che lui (grillo) non vuole avere a che fare coi girotondini. le sembra un atteggiamento sensato?
    sicuramente sensate, invece, le sue riflessioni. un unico appunto: la vita ci passa sotto il naso a tutti, sempre e comunque. sia sotto il palco di grillo, sia davanti alla vecchia di calitri.

  21. dormiente
    Pubblicato 21 Settembre 2007 alle 21:08 | Permalink

    veltroni parla molto e grillo pure.
    ma la questione sono i soldi.
    arminio ha ragione.
    gira e rigira tutto ruota intorno a quello.
    a questo devono ribellarsi gli scrivani
    più che ai politicanti.

  22. Gemma Gaetani
    Pubblicato 21 Settembre 2007 alle 22:44 | Permalink

    Grillo non vuole in alcun modo diventare politico nella maniera in cui questo, oggi, è possibile. Non vuole diventare un fantoccio in mano a nessun politico. Ecco perché non scenderà in politica. Purtroppo. Ecco perché non vuole bandiere in piazza. Lui si propone come portavoce. Ma nessuno ascolta le voci che lui porta in giro, né la sua né quella della fiumana di persone che lo segue.

    E’ intellettualistico e snob, in verità, l’atteggiamento di parificarlo ai cazzari di professione che sono oggi quasi tutti i nostri politici, per primi quelli appollaiati intorno a Prodi.

    Ci si lamenta se di una protesta si fa soltanto “spettacolo” o “arte”, perché è una protesta che non cambia le cose, ma nel caso di Grillo, che cerca di farlo, ci si lamenta del fatto che lo faccia. Se uno scrittore scrive un libro contro la mafia ci dimentichiamo di chiederci quanto ha guadagnato di royalties. Di Beppe Grillo invece ci dimentichiamo che quanto scrive è leggibile sul suo blog, che il suo libro “Schiavi moderni” è scaricabile gratis dal suo blog. A volte mi chiedo la gente cosa cazzo vuole e quanti pesi e quante misure usa e dove ha gli occhi. Vorrei infatti ricordare a chi non lo ricorda o a chi non lo sa che è grazie alla pubblicizzazione sul blog di Beppe Grillo della folle (in termini di possibilità di credere che da qualche parte avrebbe portato, come invece è stato) raccolta di firme che i costi di ricarica dei cellulari, che tutti possediamo, sono stati aboliti. Per dirne soltanto una.
    Beppe Grillo è apolitico. E sta dimostrando che il populismo può essere un movimento del popolo.

    Leggetevi le sue vere parole prima di giudicarlo sbagliando e non riconoscere che ci e vi rappresenta di certo più della più parte dei peracottari di professione che sono quasi tutti i nostri politici.

    Chiedo scusa per la foga con cui ho espresso la mia personale opinione, ma non per la mia opinione.

  23. Pubblicato 21 Settembre 2007 alle 22:58 | Permalink

    Francamente non ho capito il senso di questo articolo, le cui riflessioni mi sembrano quasi tutte luoghi comuni, tipo i politici che vogliono solo conservare il posto - cosa peraltro che sottoscriverebbe anche Grillo.
    Alla fine l’unica cosa che rimane è che non servono le adunate di massa ma i piccoli circoli tra persone che si guardano e parlano del loro territorio…. come i tantissimi meetup di gente che ascolta Grillo e prende iniziative locali: quindi temo proprio che non resti nulla di questo pezzo.

  24. farminio
    Pubblicato 21 Settembre 2007 alle 23:05 | Permalink

    cara gaetani
    forse non ha letto il commento in cui parlavo di un mio articolo in cui apprezzavo grillo e criticavo gli scrittori. se mi dà la sua mail glielo mando.
    questo mio di oggi nasce dal suo atteggiamento veramente ingiustificato rispetto ai girotondi. in fondo hanno messo certi problemi prima di lui.
    quanrto ai telefoni, con o senza costi di ricarica, mi pare che sia allucinante la ricchezza che va in fumo per tante chiacchiere.
    comunque trovo la sua foga per niente irritante. forse la distanza delle nostre posizioni dipende anche dal luogo geografico da cui osserviamo questa persona. io comunque è chiaro che se dovessi scegliere tra grillo e uno qualsiasi dei politici italiani scelgo grillo, ma questo non c’entra con quanto scrivevo e che ne post di mario domina è stato illustrato egregiamente.

  25. luminamenti
    Pubblicato 21 Settembre 2007 alle 23:19 | Permalink

    Il futuro può può venire solo dai poveri di spirito, dal divenire-impercettibili.

  26. Pubblicato 22 Settembre 2007 alle 00:09 | Permalink

    Caro Arminio volevo solo dirti che avrei voluto essere a Calitri che è il mio paese: è bello sentirlo nominare da qualcuno che non conosci. Soprattutto quando tu sei lontana e quel qualcuno è lì proprio dove vorresti stare. Ciao Lucia

  27. farminio
    Pubblicato 22 Settembre 2007 alle 08:54 | Permalink

    nominare un paese è sempre meglio che nominare personaggi che già tutti nominano. è questo il punto debole del mio articolo.
    luminamenti vede lungo: sicuramente verrà un tempo in cui l’essere sconosciuti sarà un grande valore, in cui qualunque forma di successo sarà vista come una peste. ogni tanto qualcuno mi accusa di scrivere queste cose perché voglio anche io il successo. io voglio amare ed essere amato, non so se è la stessa cosa. e comunque vivo in un luogo di grande insuccesso, questa è la mia riserva di futuro.

  28. Pubblicato 22 Settembre 2007 alle 09:47 | Permalink

    “quanto ai telefoni, con o senza costi di ricarica, mi pare che sia allucinante la ricchezza che va in fumo per tante chiacchiere”

    ma prima:

    “A me interessano le storie che raccontano i vecchi dei nostri paesi. L’altro giorno a Calitri un’anziana col Parkinson mi diceva di avere paura della solitudine più della malattia. Quando ha visto che stavo per lasciarla si è messa a piangere e mi ha preso la mano, come se fossi un figlio che se ne va lontano. C’è un dolore vero, c’è un dolore nella vita di tanta gente”

    domanda: per lenire la solitudine bisogna per forza recarsi a Calitri dalla vecchia tremolina che ti confonde per suo figlio, oppure vale anche sparar cazzate al cellulare spendendo tanti soldini?

    c’è un dolore vero nelle persone, che nessuna parola può guarire, ma tante parole insieme possono stordire, e ognuno le coglie dove sa/può.

  29. Franco
    Pubblicato 22 Settembre 2007 alle 10:04 | Permalink

    I miei complimenti per l’articolo che sottoscrivo in pieno. Questa è la realtà delle cose, che piaccia o no. Da notare, in giro sul web, come i seguaci di Grillo e& C. stanno incamminandosi per strade ben note e trasformandosi in “ultras” a difesa del verbo delo….”nuovo leader”…
    Questo, perlomeno, dovrebbe generare alcune riflessioni….

  30. ruggero solmi
    Pubblicato 22 Settembre 2007 alle 10:17 | Permalink

    se grillo scende in politica. ma salire, in politica, mai?

  31. Pubblicato 22 Settembre 2007 alle 11:00 | Permalink

    Sono d’accordo con quanto scrive Gemma Gaetani.
    Il potere non solo politico ma anche economico è diventato così assolutista che in Italia ha piegato al silenzio un po’ tutti. Ben vengano quindi i movimenti di protesta quando la medesima è indirizzata non a senso unico, ma là dove il potere viene esercitato, si trovi al governo il centrodestra o il centrosinistra. Va da sé che da che mondo è mondo il potere politico e il potere economico vanno a braccetto, qualunque siano i colori in ballo.

    Purtroppo succederà che queste proteste verranno presto abilmente riassorbite, come è successo più volte in passato (si veda lo stesso movimento dei girotondini, pur guidato da esponenti famosi più di Grillo, come Nanni Moretti).
    Basta trovare il modo di neutralizzare il capo e tutto ritorna nel silenzio, poiché quello che chiamiamo popolo per proseguire nella protesta ha bisogno di essere sollecitato di continuo e troppo a lungo per durare. Il potere lo sa e soprattutto sa come muoversi.

    Uno degli strumenti di protesta democratici tra i più potenti (altrimenti ci sono le rivoluzioni violente) è dato dal momento elettorale. Eppure quando si va a votare si dimentica tutto ciò che il potere della politica ha caricato negativamente sulle nostre spalle e non si ha il coraggio di mutare il nostro voto: lo confermiamo quasi sempre e sbrigativamente. Difficilmente votiamo per l’opposizione (che consideriamo sempre peggiore della maggioranza), oppure difficilmente neghiamo il voto con la scheda bianca o l’astensione dalle urne.
    Non abbiamo il coraggio di cambiare le nostre abitudini, insomma.

    Dovremmo invece approfittare della protesta attuale di Grillo per levare una voce ancora più forte e diffusa ponendo degli obiettivi volti in primo luogo al ricambio della classe dirigente, alla eliminazione dei privilegi (non solo gli alti stipendi, esoneri vari, ma anche le pensioni d’oro maturate con pochi anni di legislatura), alla eliminazione (dovrebbe esistere ancora) del doppio stipendio (quello del vecchio lavoro e quello di parlamentare), insomma chiedendo tutte quelle modifiche che trasformino il mandato del politico in un inequivocabile servizio al cittadino. Avremmo candidati sicuramente diversi, perché tutti i manigoldi scapperebbero dalla politica non più così remunerativa in fatto di denaro e di potere, liberando posti a coloro che della politica fanno una missione esclusivamente (come deve essere) al servizio al cittadino.

    Se nessun partito accoglierà di assumere tali obiettivi, non ci sarà che un modo valido di rispondere: quello di disertare in massa le urne. Si dirà che è un gesto qualunquista e irresponsabile. Può essere, ma quale altra protesta può sostituirla?
    Immaginate se si dovesse arrivare ad una astensione del 90%. Facciamola pure una tale ipotesi. Ne parlerebbe tutto il mondo. E in Italia tutto ciò come non potrebbe causare una capitolazione della vecchia politica? Sarebbe una rivoluzione democratica.

  32. Pubblicato 22 Settembre 2007 alle 11:07 | Permalink

    la politica ha bisogno di tornare ai suoi scopi,alle sue motivazioni originarie.
    La piazza ha un’importanza unica, il cittadino misura le parole, i gesti, l clamori e le passioni degli oratori aspiranti politici, è un momento utile, di grande riscontro dove le personalità realmente emergenti hanno un contatto vero e diretto con i candidati, i quali, nell’arena del forum, difficilmente possono mentire e mistificare le loro intenzioni ad una platea ormai satura e refrattaria alle fiction e bisognosa di autenticità relazionale e di rispecchiamento.
    Che si guadagnino i politici i loro spazi, con sudore e passione.

    ” Chiù pilo per tutti” da Chetto Laqualunque.

  33. Gemma Gaetani
    Pubblicato 22 Settembre 2007 alle 11:12 | Permalink

    Se non sbaglio, Arminio, chi faceva il girotondo non voleva più Berlusconi. Idealmente, e non solo, era vicino, il girotondino, a Rutelli, Fassino, Prodi e cricca bella. Moretti ha fornito al centro-sinistra uno dei migliori film di propaganda politica della storia del film di propaganda. Cuori si sono accesi e lacrime di commozione sono colate dagli occhi, la canzone popolare si alzava di nuovo, e Berlusconi, poco dopo, ha perso le elezioni. Ora, rifletta: le pare che la vittoria del centro-sinistra abbia trasformato il nostro in un paese minimamente decente e la vita dei morti di fame (quelli che non si possono nemmeno più definire proletari, poiché nemmeno prole possono permettersi, né un impiego in fabbrica riescono a trovare, e naturalmente in questa categoria economica mi ci metto io per prima) in vita decente? O non è questo centro-sinistra la fine della sinistra, nel momento in cui conduce soltanto battaglie per i diritti civili (matrimoni gay, eutanasia) dimenticando di condurre quelle che sarebbero precedenti, cioè quelle per i diritti elementari (lavoro, casa, assistenza sanitaria)? Cioè, a lei Rutelli o Prodi le paiono di sinistra?

    Quindi, stare a fare astrazioni, ricostruzioni storiografiche, critica dell’evoluzione, sui rapporti girotondi:Grillo nella storia delle ribellioni di piazza ai governi italiani, non serve proprio a niente (e allo stesso tempo fa comodo a chi ha tutto l’interesse a sedare questa protesta).

    Così come è ovvio, almeno per me, capire perché Grillo in politica, nelle modalità canoniche della cosa, non ci voglia scendere, per ora: per non correre il rischio di diventare un pupazzo politico. Per restare nello spazio dell’antipolitica. Che non è più, o non è soltanto quello della protesta anarchica che spacca tutto oppure che a terra, morto, rimane Carlo Giuliani; non è più quella bollabile come terroristica. E’ irosa, la protesta che Grillo raccoglie intorno a sé rappresentandola, è disperata, e ne ha tutte le ragioni, ma non spacca niente: manda a fare in culo. Usa una violenza soltanto linguistica, e pure catartica. Ma non si ferma lì. A lei potrà non fregare nulla del cellulare, ma io non ricordo di altre raccolte di firme che in quattro e quattro otto HANNO CAMBIATO QUALCOSA CHE VOLEVANO CAMBIARE, se non i referendum che annoveriamo nei libri di storia contemporanea: Grillo, però, è un pagliaccione, uno che vuole visibilità, fatece vedere la dichiarazione dei redditi di Beppe Grillo (stessa cosa che dice Sgarbi)…

    Grillo ci dice che avere il governo di centro-sinistra, per eleggere il quale è stato necessario turarsi il naso se si era veramente di sinistra, è stato fallimentare. Perché non è diverso da un governo di centro-destra. Grillo lo urla.

    Grillo dice che la politica è finita.

    E posso capire che i politici lo osteggino, ma non capisco quando lo fa la gente, o addirittura intellettuali che si presumono critici e analitici.

    Potrà avere gli ultras Grillo intorno: ma chi se ne frega, io preferisco un ultrà di Beppe Grillo a uno di Capezzone. Un altro che è “tutto chiacchiere e distintivo”. Mi ricorda la gente vera l’ultrà di Beppe Grillo. Quello che chiamavamo popolo. Quello che saremmo.

    Scusi la lunghezza, Franco, se taccio taccio, ma se parlo parlo.
    Buon fine settimana, e mi mandi pure il suo articolo: gemmag@tiscali.it. Lei, però, si faccia un giro sul blog di Grillo. Scarichi il pdf “Le primarie dei cittadini”. E’ nel post del 18 settembre intitolato “Le proposte dei cittadini”, e anche in quello del 19 settembre intitolato “Ammazzateci tutti”. E’ sul sito http://www.beppegrillo.it.

  34. Gemma Gaetani
    Pubblicato 22 Settembre 2007 alle 11:24 | Permalink

    Solo un’altra cosa (ho letto solo ora il commento di Bartolomeo Di Monaco, che per quasi tutto mi trova d’accordo, come anche era successo per quello di Montekristo): disertare le urne non è mai servito a molto.

    Conosco molti artisti ed intellettuali che le disertano. “Fanno così schifo i politici, tutti, che io non credo più a niente e non voto”. Ho un fracco di amici che non hanno mai votato: gente assunta a contratto, che cerca un modo di rimediare uno stipendio, e basta.

    Disertarle in massa è poco fattibile.

    Le maggioranze si raggiungono sempre, e così, noi governati, regaliamo ancora di più il diritto di fare di noi quello che vogliono.

    Bisogna iniziare a parlare, a lamentarsi.

    A ragionare.

    A fare.

    Ad informarsi.

    Bisogna trovare un modo nuovo.

    Bisogna immaginare un mondo nuovo e adoperarsi in qualunque maniera fattiva e non, alla fin fine, autolesiva (tipo il terrorismo) per costruirlo, trovando un modo nuovo. Io credo che Grillo l’abbia trovato. E se diffidiamo pure di lui, allora, be’, davvero chiediamoci che cosa cacchio vogliamo…

  35. Alberto Coppi
    Pubblicato 22 Settembre 2007 alle 11:33 | Permalink

    Posto qui di seguito l’articolo di Franco Arminio pubblicato su “l’Unità” del 15 settembre e una risposta di Enrico De Vivo tratta dalla mailing list SUDCREATIVO (dove nella stessa giornata era stato postato il pezzo di Arminio).

    UN VAFFA ANCHE AGLI SCRITTORI

    Perché un comico e non uno scrittore? Perché un comico è abituato a stare sulla scena e il successo non gli crea problemi. Per uno scrittore che sia veramente tale la faccenda è più complicata. Un giorno il mondo ci riesce sopportabile, il giorno dopo gli voltiamo le spalle. Uno scrittore è tale proprio perché la corrente che lo lega al mondo non è mai salda, è una cosa che va e viene, una luce che si accende a intermittenza, la luce del batticuore più che la pubblica illuminazione dentro la quale il comico si muove a suo agio. Dico questo per dire che è normale che uno scrittore non possa prendere il posto di Grillo, ma è grave che gli scrittori non tentino almeno di porsi su quella strada. Significa semplicemente mancanza di vitalità. Significa semplicemente disincanto e rassegnazione nei casi migliori, viltà e opportunismo nei casi peggiori. Non si mai vista una stagione in cui la letteratura è confinata in una così assoluta irrilevanza. È una situazione che sta benissimo alle classi dominanti perché non porta assalti alla società totalitaria in cui stiamo vivendo. Dovrebbe stare assai scomoda agli scrittori, ma in giro non si vedono spiriti molto combattivi. Al massimo si combatte per vedere pubblicato il proprio ultimo romanzetto. La scrittura è un’altra cosa. È una pratica sovversiva, a volte comica a volte drammatica, mai affiliata alla ciurmeria dominante. È curioso vedere come in questo autunno che si annuncia ricco di parole pubbliche e pretenziose da parte di movimenti e partiti politici, gli scrittori sembrano invischiati in giochi piccoli o piccolissimi. Ora se ci si limitasse ad accudire la propria rassegnazione non ci sarebbe nulla di male. Il fatto è che ci si adopera attivamente solo per demoralizzare qualcuno che ancora smania e scalpita. È vero che siamo anime inceppate, è vero che scriviamo perché non sappiamo andare col vento in poppa, ma non possiamo consentire di farci spingere a terra ogni volta che proviamo a sollevarci. In questo caso bisogna prendere al prestito lo slogan del comico e gridare vaffanculo anche agli scrittori.
    - di FRANCO ARMINIO

    TROVARE LE PAROLE PER MUOVERE GLI ANIMI

    Franco Arminio intona la solita geremiade, la geremiade che intonano molti scrittori e intellettuali di questi tempi: non siamo più organici a niente e a nessuno, e questo ci avvilisce e ci disorienta. Ma possibile che ancora non si colga che oggi il punto rivoluzionario di tutta la faccenda della “funzione dell’intellettuale” è proprio qui, nella constatazione – felice, dico io – che non siamo più organici a niente e a nessuno, che non serviamo più ad alcunché e che siamo finalmente indiscussi sovrani di un mondo – il vago mondo delle parole – assolutamente circoscritto e autonomo, oltre che inutile e inessenziale? Non esercitare più alcuna egemonia sulla realtà esterna, non avere più niente di significativo da comunicare, fare dunque semplicemente il proprio mestiere come un falegname o un muratore fa il suo: è questo che ad Arminio (e, credo, a molti intellettuali, almeno dai tempi di Pasolini) non va giù. Essere finalmente abbassati a un livello artigianale – e al livello artigianale della più eterea ed evanescente delle materie – per alcuni scrittori è ancora una immane tragedia fonte di crucci e lamentele. Lo scrittore odierno, sgravato dalla soma della significatività di ciò che dice, dovrebbe aver definitivamente liberato il proprio tempo e dedicarsi perciò con rinnovato ardore al proprio lavoro sulla parole, invece che ai giochini di mercato o di gossip. Se fatto bene, questo lavoro costituisce infatti l’unico modo per smuovere le cose che non vanno del mondo: scrivere in una lingua nuova, sempre inventata e fantasticante (come Dante!), riuscirebbe a cambiare gli uomini molto più di qualsiasi effimero movimento politico. E non è difficile dimostrarlo se si scorrono i tanti esempi degli scrittori del passato, che ci “muovono” ancor oggi molto più di qualsiasi discorso alla moda. Sognare, all’opposto, di mettersi alla testa di un esercito di scrittori farneticanti e protestanti, vuol dire rimanere al di fuori del vago mondo delle parole ed estranei al lavoro sulla lingua; vuol dire rimanere schiacciati sul significato ordinario che ci impone la cosiddetta realtà ad esempio attraverso i media, o sulle enunciazioni politicamente corrette come quelle del comico e di qualsiasi altro allarmista dell’ultimora. In una situazione del genere, allora, in una situazione in cui il mondo – come sempre, da che è quello che è – langue e vaneggia, non bisogna lamentarsi perché gli scrittori non si “impegnano”, ma forse perché gli scrittori non esercitano al meglio la loro arte, della quale ancora non scorgono il senso profondo: riscrivere il mondo daccapo, raccontarlo con parole nuove e vive, non smettere di immaginarselo. Se questo oggi non avviene, non è perché gli scrittori manchino dello spirito combattivo dei comici, ma perché non hanno (ancora?) trovato le parole giuste per muoverci e commuoverci, e per dire una volta per tutte le cose come stanno e come dovrebbero stare. Quali e quanti scrittori oggi ci parlano in maniera forte e credibile, quali e quanti scrittori oggi son capaci di muoverci e commuoverci come Giordano Bruno, Leopardi o Beckett? Questa è la domanda da porsi e da porre.
    - di ENRICO DE VIVO

  36. sgt.Pepper
    Pubblicato 22 Settembre 2007 alle 11:48 | Permalink

    acc.. quì la sintesi non è di casa, eh?

  37. Alberto Coppi
    Pubblicato 22 Settembre 2007 alle 11:53 | Permalink

    La sintesi non sempre è d’obbligo, signor Peppino.

  38. sgt.Pepper
    Pubblicato 22 Settembre 2007 alle 12:02 | Permalink

    Egr. Sig. Coppi,
    son d’accordo con lei. Ma tra l’obbligo e il divieto c’è largo spazio discrezionale.
    Cmq nn mi riferisco solo al tuo intervento. Stamattina ho impiegato meno tempo a leggere il Corriere, compresi i necrologi, che a scorrere questo blog :-)

  39. Gemma Gaetani
    Pubblicato 22 Settembre 2007 alle 12:11 | Permalink

    (Poi, proprio, me ne vado).

    Sottoscrivo l’articolo di Franco Arminio sull’Unità. Non capisco la risposta di Enrico De Vivo.

    La parola è lo strumento che accomuna politico e scrittore, comico e prete, persona comune e persona comune. La parola non è un vento che spira sopra al mondo, la parola è un mezzo prima comunicativo e poi espressivo ed artistico! Dipende da ciò che dice, la parola dello scrittore, e dipende da come lo dice. Quando la parola si stacca troppo dal mondo fa poco. Molta poesia contemporanea, campo che a me interessa, parla sì, ma parla da sola. Sta lì a fare le volute alle virgole e i ghirigori ai punto e virgola, ma non parla la lingua della gente e soprattutto non parla della gente. Dubito che non esistano oggi scrittori che del mondo scrivono, per quanto siano una minoranza, visto che tutti gli altri sono impegnati ad accontentare case editrici radical-chic style che ti chiedono di scrivere libri sul sesso e sulle mestruazioni e sulla bulimia e sulle orge e sulle droghe, se sei una donna, in chiave comica o tragica o in stile desadiano puro, come vuoi tu, perché quelli vendono, ma evita ogni giudizio morale, perché quelli addormentano, e cerca di farmi presentazioni, perché quelle fanno vendere. Chiediamoci allora se dobbiamo dire vaffanculo agli editori, più che agli scrittori in quanto tali. Chiediamoci se non dobbiamo infarcirli, i nostri scritti, di espressioni come “vaffanculo”, anche se sapremmo scolpire nuovi linguaggi e con quelle sculture modellizzare nuovi mondi in cui specchiarci… Mentre quello reale, però, cade a picco.

  40. Pubblicato 22 Settembre 2007 alle 12:24 | Permalink

    @ Gemma Gaetani

    “disertare le urne non è mai servito a molto”
    Lo so. Ma io auspico una percentuale così rilevante da provocare una rivoluzione. Nessuno può pensare di considerare valide delle elezioni a cui, nell’esempio che ho fatto, prenda parte il 10% dei votanti (costituito da familiari e amici dei candidati).
    La mia è una ipotesi che percorre la via democratica. Ce ne possono essere di migliori, ma l’obiettivo deve restare lo stesso: fare della politica un servizio per i cittadini. Trasformare ciò che oggi è privilegio e potere, in servizio e sacrificio.
    E’, a mio avviso, questo il cambiamento che dobbiamo pretendere, e per ottenerlo dobbiamo cominciare a togliere a chi vuole affacciarsi alla politica il luccicante miraggio di andare ad occupare un posto che lo trasformerà in ricco e potente.

    Quando ero giovane, Gemma, mi sono impegnato e ho fatto le mie battaglie. Ho parlato e agito insieme con altri, ed oggi sono uno dei tanti delusi che desiderano ormai chiudersi in se stessi, ignorando ciò che accade, perché convinto che non si potrà mai riuscire a mutare le cose.

    Però la fiamma si ravviva ogni volta che nascono movimenti di protesta come questi (non quelli rivolti soltanto a questa o quella parte politica, perché fare ciò, oggi, è un errore enorme di prospettiva). Movimenti fatti di uomini piuttosto che di parole.

    E’ vero che ci sono state nel passato parole forti che hanno cambiato il mondo (quelle delle rivoluzioni francesi e americane, ad esempio), ma oggi siamo arrivati al punto che contano gli uomini, la loro presenza, la loro forte mobilitazione, per spaventare il potere. Le parole non spaventano più: almeno quelle che siamo in grado di pronunciare oggi. Le parole vengono presto metabolizzate, digerite e dimenticate.

    La scossa che deve provocare la capitolazione dell’attuale potere, deve essere data dalla presenza fisica, massiccia, degli uomini.

    La mia ipotesi puntava a questo, perché convinto - ripeto - che oggi le parole sono inefficaci, consumate e svilite.

  41. Scerbanenko
    Pubblicato 22 Settembre 2007 alle 12:26 | Permalink

    Faccio notare: mi pare riduttivo che si possa, alla fine di tutto, concludere che “Grillo e Veltroni sono uguali”. Che significa? E farlo poi in uno spazio come Nazione Indiana che utilizza lo stesso strumento che ha utilizzato Grillo in questi anni: la Rete, dando modo alla gente di incontrarsi e misurarsi su una serie di problematiche reali. Oppure rivendicare che: “anche io a suo tempo avevo denunciatoi certe cose”: cos’è, siete invidiosi?
    Mi chiedo davvero cosa significhi essere intellettuali. Forse significa stare lì a storcere sempre il naso su tutto.
    Non cadete nella trappola (già scattata) di parlare di “Beppe Grillo”, elleggendo lui a solo argomento, invece di confrontarvi sui temi da lui (ma certamente non solo da lui) sollevati.

  42. farminio
    Pubblicato 22 Settembre 2007 alle 12:30 | Permalink

    tra tanti che parlano, politici o comici, mi pare che non sia mai male che parlino anche gli scrittori, che della parola dovrebbero essere i custodi più attenti. forse ci vorrebbe, magari su base territoriale, che un pò di scrittori si confrontassero tra loro sulla politica insieme ad architetti, bidelli, ed altri. un convegno sulla politica ma senza i politici. nella mia zona sto facendo qualcosa del genere e il risultato per ora è straordinario. anche per questo mi sono permesso di avanzare delle critiche a grillo, ma sono osservazioni da paesologo, cioà da chi vede ogni giorno un mondo di cui lui ignora anche l’esistenza. per il resto la sua foga non mi spiace affatto,

  43. Alberto Coppi
    Pubblicato 22 Settembre 2007 alle 12:49 | Permalink

    Sono d’accordo, Peppe, ok.
    @ Gaetani. Arminio dice che lo scrittore deve mettersi sulla strada di Grillo, per fare non si capisce bene che cosa, probabilmente una qualche rivoluzione o sommossa (che, queste sì, appartengono a tutti i cittadini, se ne sono capaci). De Vivo, invece, mi pare che semplicemente suggerisca di non fare confusioni e casini, anche perché la famigerata storia dovrebbe aver mostrato l’inutilità (e pericolosità!) di qualsiasi egemonia intellettuale. Altrimenti il sospetto che tutto (quello che scriviamo) serva per l’ennesima volta soltanto ad apparire è forte…
    Che la parola accomuni tutti gli uomini mi sembra una bella amenità: ci mancherebbe! Anche il cibo accomuna tutti gli uomini, ma non tutti gli uomini sono cuochi. Le parole sono di tutti, e d’accordo, ma non tutti scrivono libri e lavorano con le parole, come dice De Vivo, che tuttavia io credo non insista su questo quanto piuttosto sulla impossibilità di scambi diretti tra la realtà e le sue rappresentazioni.

  44. Pubblicato 22 Settembre 2007 alle 13:14 | Permalink

    Forzo il discorso,a rischio di sgrammatticarlo.Chiunque non trovasse disgustoso lo status quo deve rientrare senz’altro in una di queste categorie:
    a)persone che godono di qualcuno dei privilegi messi in discussione
    b)coloro i quali hanno abbracciato con successo una filosofia orientale
    c)soggetti che versano in stato comatoso
    d)Ottuagenari(età mentale)non proprio in vena di cambiamenti.Gli stessi che “Forse tra qualche anno.Per ora non se ne parla”
    e)Quelli che non comprendono le ragioni di Anna Karenina
    c)la grande maggioranza.Ossia le persone che affermano “che potrebbe pure andare peggio”(affermazione che lascia intravedere le tenebre,pure quando si tratta solo di ombre cinesi.Obbiezione difficilmente confutabile comunque,che,per usare un’espressione idiomatica in voga,”incasina il cervello”,impedendo di fatto la concentrazione)

  45. Criticò
    Pubblicato 22 Settembre 2007 alle 13:22 | Permalink

    “I soldi che sprechiamo per mantenere partiti inutili sono ben poca cosa rispetto a quello che regaliamo alle compagnie telefoniche per telefonate che non ci danno calore ma ce lo tolgono.”
    …per non parlare di tutte quelle che se la tirano e poi non ce la danno! i soldi che sprechiamo in cene, uscite e bevute solo perchè ce l’hanno fatta annusare, non li vogliamo conteggiare? altro che soldi ai partiti! quanta freddezza nelle nostre vite. nelle nostre mutande…

    …ma che discorsi fate????
    vabbe’, scusate: cancellate pure sto commento, tanto credo di far parte della casta degli indifferenti, degli accidiosi e dei maldicenti di cui sopra. aloha.

  46. Pubblicato 22 Settembre 2007 alle 13:27 | Permalink

    Se la politica non esiste o ha un ruolo assai superficiale nella vita nazionale, come tu dici, Arminio, perché questo post?
    Per richiamare a un virtuoso ascolto personale?
    La vita è anche quella che tu dici non essere vita. Piaccia o no.
    Comunque a me la “foga” di Grillo spiace assai, come mi spiace sempre la foga dei demagoghi che dà voce alla pancia delle masse per usarle poi ai propri fini.

  47. luminamenti
    Pubblicato 22 Settembre 2007 alle 13:35 | Permalink

    Domando, riflettendo. Mi sembra che la differenza tra uno scrittore e un politico sia di natura temporale e rappresentativo, nel senso che uno scrittore può incidere sulle mentalità, produrre mutazioni culturali ma differendo nel tempo. Lavora, per dirla con Deleuze, per un popolo a venire, per una minoranza che non c’è (Millepiani), invece un politico ha un problema di rappresentanza, di potere fare che non può differire nel tempo. La gente vuole subito la soluzione, ma se gli si dice che occorrono per le soluzioni tempi lunghi, rischia di perdere la sua rappresentanza e quindi la stessa possibilità di fare. La politica non ha il coraggio di dire che ci sono differenze tra soluzioni a breve e a lungo termine e promette sempre (in periodo elettorale) quelle a breve termine sapendo che non sarà quasi sempre possibile realizzarne di buone a breve. Ricordo un convegno anni fa con la partecipazione del nobel Rubbia e di Cacciari che sollevarono proprio questo problema di rapporto tra possibilità di fare, tempi di realizzazione e rappresentanza elettorale. Il politico tutti i giorni deve dare risposte alle richieste. Lo scrittore mi sembra di no! o sbaglio?
    Questo è un problema reale, anche per i politici intelligenti e onesti.
    Poi, c’è un altro problema, di natura etica, perché siamo in una società ammalata di corruzione e ovviamente chi sta più in alto ha più possibilità di soddisfare la sua malattia (La Casta).
    L’impero romano non crollò per la corruzione?

  48. farminio
    Pubblicato 22 Settembre 2007 alle 14:51 | Permalink

    a me la politica pare diventato una sorta di arto fantasma. sentiamo un formicolio ma la gamba da tempo non c’è più.
    mi pare una situazione interessante e per questo me ne occupo.

    coppi credo sia lo psudonimo di uno scrittore che conosco bene e con cui dialogo spesso in questi giorni e non ha senso farlo anche qui.

    oggettivamente grillo è più vicino alla politica che alla letteratura. e infatti fa politica o antipolitica, ma non letteratura o anti letteratura. a lui la bellezza delle parole non interessa. a lui gli anno sempre pagato le parole che diceva. gli scrittori veri pagano sempre, pagano col loro corpo le parole che dicono.

  49. Pubblicato 22 Settembre 2007 alle 16:35 | Permalink

    Hai ragione, Lumi, chi sta più in alto ha più possibilità di assecondare la sua malattia. Ma anche chi sta in basso non va tanto per il sottile, quando gli capita. E trova una scusa nella maggiore avidità dei potenti. La malattia non è classista, infetta tutto il corpo del paese.
    E tra l’altro chi sta in alto è più in vista, chi sta tra le pieghe può nascondere le sue piccole corruzioni sotto il tappeto.
    La gente vera, il popolo, come lo chiama Gaetani, è corrotto come la sua classe politica.
    Io diffido delle prediche sulla virtù.
    Diffido di chi vede le travi altrui e pensa che le proprie siano pagliuzze di poco conto.
    E diffido soprattutto di queste eruzioni al grido di tutti gli altri caballeros.
    Ho scaricato le sue proposte su energia, sanità eccetera, molte cose sono quelle cose tanto semplici e ragionevoli da declamare, e così difficili da realizzare. Perchè non si candida a fare il premier? Così vedremo cosa riesce a fare.
    Perché se non si candida, il gioco è troppo facile.
    Perché se si candida e non vince vuol dire che a tutti va bene il mondo com’è e gridano solo perché gli piace dar fiato alla bocca.
    Perché se si candida, vince e non cava un ragno dal buco, vuol dire che forse bisogna far altro.
    Perché se si candida, vince e cava tutti i ragni dal buco, io mi converto e proclamo l’esistenza di Grillo da oggi al giorno della mia morte, e amen.

  50. farminio
    Pubblicato 22 Settembre 2007 alle 18:06 | Permalink

    c’è una cosa su cui forse stiamo riflettendo poco: la distanza fisica dei politici dalle persone. a volte possono anche stringerti la mano, ma hanno gli occhi rivolti altrove. i politici per strada ormai sono introvabili. perfino un sindaco, perfino un assessore stanno sempre al riparo, lontani dall’odore del mondo. lo stesso capita alla gente di spettacolo. lo stesso non deve mai capitare agli scrittori. fino a poco fa sono stato in piazza disteso al sole. mi pare una piccola forma di gloria.

  51. ruggero solmi
    Pubblicato 22 Settembre 2007 alle 18:33 | Permalink

    non mi sono mai fidato dei grillo parlanti.

  52. ruggero solmi
    Pubblicato 22 Settembre 2007 alle 18:34 | Permalink

    scusi alcor, lumi è quello del secolo?

  53. Scerbanenko
    Pubblicato 22 Settembre 2007 alle 19:13 | Permalink

    Podhoretz (ebreo polacco, papà di tutti i commentatori politici di area neocon), certo: quello che appoggia e analizza e giustifica la cosiddetta quarta guerra mondiale, come unica possibile risposta dopo l’11 settembre.
    Io credo che tutti questi eminenti giornalisti e politologi e intellettuali e critici (e chi più ne ha più ne metta), se fossero nati dall’altra parte, se cioè fossero venuti alla luce nella parte opposta del mondo, avrebbero, come per magia, abbracciato la causa del terrorismo islamico: perché è tutta gente che non sa guardare alle cose se non dal proprio punto di vista. in barba all’intelligenza e all’autonomia critica e del pensiero.

  54. Pubblicato 22 Settembre 2007 alle 20:01 | Permalink

    Del post (bello) di Arminio colgo soprattutto questo: il pensiero, la rappresentazione e persino la progettazione del reale sono traslocati in video, la classe politica vi si è insediata e Grillo li segue con una rivoluzione da avanspettacolo. Anche se esibisce questo totale divorzio tra verità e miserie delle persone e ideologia, Grillo celebra l’ennesima medializzazione del reale.
    La vita e la politica fuori dal video, il silenzio di nuove forme di consapevolezza e convivenza, che costruiscono solidarietà rifiutandosi di accomodarsi allo spettacolo della dissoluzione. Questo mi piace.

  55. farminio
    Pubblicato 22 Settembre 2007 alle 20:36 | Permalink

    grazie binaghi.
    mi pare che hai chiarito molto. e la tua è anche una proposta politica precisa. grillo vuole uccidere i partiti o vuole svelarci la loro morte. possiamo anche dire che fa bene.
    noi dobbiamo far vivere la realtà e svelare la sua vita.
    insomma, facciamo lavori diversi.

  56. The O.C.
    Pubblicato 23 Settembre 2007 alle 11:10 | Permalink

    Il pericolo non è certo Beppe Grillo, che ha concluso la sua parabola di guastatore nel nossignore, io non ci sto (sottinteso io sono il migliore).

    La vera minaccia è quella che il ‘grillismo’ si porta dietro, tra le pieghe di un vaffanculo che fa rima con il “ce l’ho duro” di qualche anno fa.

    È lo spettro del ribellismo italico (e atavico) che trova sempre provvidi censori, i catoni e i savonarola che con il loro moralismo disinnescano ogni speranza rivoluzionaria in mille rivoli forcaioli.

    Il ministro Antonio Di Pietro (d’ora in poi “Tonino Manetta”) è il degno successore di questa crepuscolare comicità che unì il peggio del fascismo e dello stalinismo nostrano.

    Immaginiamo un governo di Salute Nazionale nelle mani dei Manetta Bros, Beppe e Tonino, una Repubblica fondata sulla Legge e l’Ordine, senza partiti, senza politici, senza spacciatori e soprattutto senza clienti di trans.

    Un’Italia finalmente pulita, tanto bella e così bianca da sembrare cadaverica.

    Come gli sguardi cattivi della gente, le facce piene d’odio delle matrone romane che invocano Tonino Manetta ai Parioli. Più galere per tutti e dalli all’indulto. Viene giù il Teatro, tanti gli applausi.

    P.S.
    E’ sempre piacevole discutere con Tashtego e tutti quelli che hanno letto le opere di Norman, “l’ebreo polacco”.

  57. farminio
    Pubblicato 23 Settembre 2007 alle 11:45 | Permalink

    nel nostro territorio stiamo immaginando una discussione sulla politica, senza politici, una discussione che ne accenda altri.
    si tratta di appicare dove è possibile piccoli focolai di democrazia. non si tratta di bruciare nessuno, ma di fare luce, di riscaldarsi e riscaldare.

    p.s.
    cara gemma mi piacerebbe avere la sua mail.
    la mia è questa:
    farminiolibero.it

  58. Scerbanenko
    Pubblicato 23 Settembre 2007 alle 11:57 | Permalink

    @ The O. C.

    “ebreo polacco” non voleva certo essere una frecciata. Anche Bruno Schulz era un ebreo polacco, tanto per dire.

    A me pare paradossale che invece di discutere degli argomenti, si parli di Grillo e del “grillismo”: neologismo ridicolo e davvero urtante.
    Ma siamo in un paese democratico, giusto?
    Evidentemente voi siete i primi a cui le cose vanno bene così.

  59. The O.C.
    Pubblicato 23 Settembre 2007 alle 12:14 | Permalink

    Le manette mi sembrano un ottimo argomento.

  60. Scerbanenko
    Pubblicato 23 Settembre 2007 alle 14:13 | Permalink

    The O. C.: il tuo è “qualunquismo”

    Solo il fatto di proporre che in Parlamento non siedano delinquenti (nel senso di coloro che hanno trasgredito le leggi), soprattutto quelli che si sono macchiati di delitti come corruzione, collusione alla mafia, evasione fiscale e falso in bilancio, che sono delitti in primo luogo contro il popolo, dovrebbe essere scontato. Ma non lo è per il degrado etico in cui è sprofondata gran parte della classe politica nella sua rappresentanza più eminente. In un Paese democratico non esisterebbero Presidenti del Consiglio corruttori per interposta persona e conclamati evasori fiscali oltre che falsificatori di bilanci per crersi fondi neri per scopi illeciti, Presidenti di regione inquisiti per collusione con la mafia e anche condannati per appoggi esterni a mafiosi, amministratori corrotti e condannati per illeciti amministrativi, e altri delinquenti minori (tolti alcuni condannati per aver manifestato contro il sistema) che invece siedono impunemente in parlamento e che, a volte, pur condannati definitivamente e privati del diritto di rivestire cariche pubbliche, vi si inchiodano per mesi e mesi.
    Qui nessuno chiede i lavori forzati per questa gente: si chiede solo che vengano esclusi dal ricoprire cariche istituzionali.
    è troppo?
    Se io, come privato cittadino, ho condanne analoghe, sono interdetto dai concorsi pubblici, mi pare, o no?
    E non si dica che se la gente continua a votare questi personaggi, è perché li vuole, giacché non è così: la gente molto spesso non lo sa. soprattutto nelle amministrative locali, la gente non è debitamente informata. e mi pare paradossale che venga messo alla gogna chi denuncia certe cose.

    La destra, che culturalmente sta sotto i minimi storici, gongola. Ma come dice Ovadia su l’Unità di oggi: loro (la destra) il massimo che possono ottenere è un nuovo mandato per combinare ulteriori disastri. Che futuro possono garantire con un cooner fallito?
    Perché si deve sempre eludere la sostanza in questo benedetto paese?
    Perché mai nessuno si prende la responsabilità dei propri errori e si autosospende?
    Da dove nasce culturalmente questo senso arrogante di impunità?

  61. stez
    Pubblicato 23 Settembre 2007 alle 14:46 | Permalink

    “La destra, che culturalmente sta sotto i minimi storici”

    Se mi dici dove vivi per poter affermare una cosa del genere, giuro che mi trasferisco nei tuoi paraggi.
    Qui da me, in Italia, negli ultimi vent’anni “culturalmente” ha vinto Berlusconi, e alla grande…

  62. Pubblicato 23 Settembre 2007 alle 15:06 | Permalink

    Mi sembra che il problema sollevato da Franco Arminio nell’articolo qui sopra sia reale. Ma non credo sia molto a tema. Insomma, l’incomunicabilità, la piattezza, il livellamento, la facileria: sono tutti elementi che stanno portando la società alla deriva, e che riguardano anche la classe politica, certo. La classe politica, in qualche modo, è un estratto di ciò che siamo noi: il disagio che ci invade riguarda inevitabilmente anche quel distillato.
    Ma un cambiamento deve avvenire ad opera di pochi, pochi che non potranno mai rieducare un popolo dal basso. Che questi pochi abbiano voce per mezzo di uno strillone come Grillo, è una cosa forse poco gentile e poco a modo e per bene, ma è pur sempre un’opportunità. Se un movimento di questo tipo portasse a un cambiamento della classe politica, o meglio, a un graduale ricambio, allora ci sarebbe la possibilità reale di rieducare la massa intiera. Estrarla dalla condizione in cui è stata trascinata negli ultimi decenni, ridonarle la libertà. Lo stato non cambierà mai faccia da un risveglio delle coscienze generale, semplicemente perché manca la forza per attuare un simile risveglio; la maggoranza delle persone è stanca, disinteressata, taciuta e riempita dalle preoccupazioni della sua giornata. Chi ha il tempo e la professione di pensare deve farsi carico di questa responsabilità, fare in modo che l’attenzione, l’ascolto e una vera vita partecipata torni (o cominci) a essere l’obiettivo della gente.

  63. Pubblicato 23 Settembre 2007 alle 15:11 | Permalink

    E questa responsabilità si attua con gli strumenti dello stato: con la (ri)educazione, con la promozione culturale, con l’esempio, con delle linee guida che solo un buon governo può imporre.

  64. Scerbanenko
    Pubblicato 23 Settembre 2007 alle 15:40 | Permalink

    @ stetz:

    nel senso che è priva di valori culturali. non di consenso: e certo questo ci dice molto sullo stato del nostro paese. e anche sulla pochezza delle sinistre, incapaci di riempire un vuoto.
    dico una cosa: le sinistre sono al governo e una parte considerevole di esse, invece di impegnarsi per il bene del paese, invece di rimboccarsi le maniche concretamente, di “fare”, è impegnata nella costituzione di un nuovo partito politico. è mai possibile un’aberrazione di questo tipo?

  65. Pubblicato 23 Settembre 2007 alle 15:43 | Permalink

    @o.c.
    “favvanculo” fa rima con “ce l’ho dulo”, cioè con “ce l’ho duro” detto, metti, da un cinese.
    questo per la precisione.
    poi, se può interessare, mai lessi un solo rigo del tuo pensatore bushista, mi limitavo a citarne qualcosa letta in rete.
    spero che leggere Podhoretz a letto, la sera, ti aiuti a dormire, anima inquieta come sei.
    ei.

  66. Chapuce
    Pubblicato 23 Settembre 2007 alle 15:45 | Permalink

    hey, ma vi sembra un linguaggio da usare!
    uno si affaccia per caso e…
    mah!

  67. Blackjack
    Pubblicato 23 Settembre 2007 alle 15:54 | Permalink

    @Scerbanenko: leggendo il suo ultimo commento non sapevo se continuare a ridere o preoccuparmi per il livello, tragico, del suo indottrinamento. O.C ha colto nel segno e Grillo fa il paio, tranquillamente, con Bossi e Di Pietro: solletica gli stessi istinti, non propone nulla (a parte la cazzata dei condannati, ovviamente tutti uguali).

    Il centrodestra avrebbe rovinato l’Italia? Ma è sicuro di parlare dell’Italia? Ovadia può scrivere tutte le cazzate che vuole, ma il dato di fatto è che questa Italia ha subito più danni in un anno di governucolo da parte di questi coglioni improvvisati governatori che negli ultimi venti anni. Si sono mangiati, per il solito scambio di favori, una montagna di soldi, hanno promulgato una finanziaria che era un vero furto, hanno smantellato (da delinquenti veri) i vertici di tutti i Servizi italiani, della Polizia, della Guardia di Finanza. Non contenti continuano a massacrarci con investimenti elettorali a fondo perduto: la caccia al votino è già partita e a mare tutto il resto.

    Non contenti, si agitano per rimuovere i Magistrati che li indagano. Fosse successa una cosa simile con Berlusconi al Governo, si sarebbero alzate tutte le voci ‘pure’ e avrebbero richiesto l’intervento dei Berretti Verdi, del Mossad, MI5 e MI6 e chi più ne ha più ne metta.

    Scerbanenko; questo periodo, pur se breve, ha dimostrato l’indimostrabile: la supremazia morale della sinistra non esiste (se mai è esistita), la supremazia culturale è a senso unico, la capacità politica di agire a favore del Paese è inesistente.
    Si tenga gli slogan, Grillo, Veltroni, tutta la compagnia, la supremazia culturale e morale. Ne riparleremo alle elezioni politiche della prossima primavera e, stia tranquillo, avrete tutto lo spazio, all’opposizione, per ricominciare a sentirvi i migliori.
    E’ l’unico ruolo nel quale riuscite a combinare qualcosa di buono: fare casino.

    Blackjack.

  68. Gemma Gaetani
    Pubblicato 23 Settembre 2007 alle 16:47 | Permalink

    @ Alberto Coppi

    Nel momento in cui De Vivo dichiara che

    “il punto rivoluzionario di tutta la faccenda della “funzione dell’intellettuale” è proprio qui, nella constatazione – felice, dico io – che non siamo più organici a niente e a nessuno, che non serviamo più ad alcunché e che siamo finalmente indiscussi sovrani di un mondo – il vago mondo delle parole – assolutamente circoscritto e autonomo, oltre che inutile e inessenziale”,

    a me, che scrivo, per passione e non per professione (poiché per mangiare devo farmi piegare in un impiego che manderei volentieri affanc***o), ma col piglio e forse il delirio di uno che lo fa per professione e in nome di alcuni ideali in cui crede, MI PRENDE UN COLPO!
    Un colpo! Perché è comodo, rintanarsi nel vago mondo delle parole, sbagliato, negare alle parole il potere che hanno, delirante, sostenere che rinunciare a provarci, almeno, a lanciare un “messaggio” attraverso le proprie parole, per uno scrittore possa essere “rivoluzionario”!

    Perciò, in primo luogo ricordavo a chi sembra averlo dimenticato che costitutivamente la parola non è puro suono musicale, non è un fischiettio: è cosa. Cosa reale, cosa capace di fare: basta pensare - togliamoci per un attimo dal campo letterario - che possono processarmi per diffamazione, per ingiuria, atti che si palesano attraverso la parola, anche non scritta; basta pensare posso sottoscrivere un contratto con una compagnia telefonica ripetendo a voce gli estremi di un contratto scritto che loro registrano. E quindi veramente qualcuno vuole sostenere che la parola appartiene a un “vago mondo”? E’ delirio puro. Dilla con vaghezza un’ingiuria a quello giusto, magari a un politico, digli che sei uno scrittore che sta esercitando la sua rivoluzione tutta estetica, ma non preoccuparti, ché ti querelerà lo stesso e dovrai pagargli i danni, tu a lui, che potrebbe comprarsi te e tutta la tua città, senza alcuna vaghezza…

    In secondo luogo, ricordo che i politici vincono elezioni promettendo promesse che non manterrano, le formulano a voce e per iscritto, ne fanno programmi, ce li inviano pure a casa, i più “facoltosi”, e in base a quelli alziamo il culetto e andiamo a votarli, loro o chi a loro si contrappone, e De Vivo sostiene, in pratica, che la parola, che viene continuamente umiliata da questi mentitori di professione, noi scrittori dovremmo usarla per decorare la Cappella Sistina della nostra scatola cranica? Cosa dice? Cosa sostiene? Ha ragionato prima di dichiararlo?

    Oggi più che mai chi scrive ha il dovere di smetterla di inventare scemenze e infilarsi nel fango e spiegare perché esiste quel fango, e incitare al cambiamento. Oggi più che mai. E chi fa opinione o critica o analisi ha il dovere di smetterla di mistificare, fornendo così a chi ha tutto l’interesse a trattarci, sia in quanto scrittori, sia in quanto cittadini punto e basta, come cerebrolesi, ragioni teorizzanti ed estetizzanti in nome delle quali qualcuno poi autosabota davvero il proprio cervello. Oggi per atteggiamenti di rifiuto estetizzante e parnasiano della realtà non solo non ce n’è bisogno, ma se abbiamo cervello capiamo che se scegliamo quella strada diventiamo i trattori di chi ha tutto l’interesse che le cose non cambino mai.

    @ Bart

    Io voto da 16 anni. Ho visto morire Carlo Giuliani. Ho visto non cambiare mai niente. Ho perso fiducia anch’io. Ma come te (posso darti del tu?) se sento puzza di ribellione reale mi accodo. Grillo, da qualche anno, è l’unico che me l’ha fatta sentire.

    @ Alcor

    Tu dici che anche il popolo è corrotto. Io non avrei i soldi per corrompere nessuno nemmeno volendo.

    @ O.C.

    “Vaffanculo” non rima con “ce l’ho duro”. Né ci fa, casomai, assonanza. E’ l’esatto contrario. Leggiti il pdf “Le primarie dei cittadini”. E’, come ho già scritto, nel post del 18 settembre intitolato “Le proposte dei cittadini”, e anche in quello del 19 settembre intitolato “Ammazzateci tutti”. E’ sul sito http://www.beppegrillo.it. Sfido chiunque a sostenere che non vorrebbe vivere in una Italia che funziona così.

    @ Franco Arminio

    Ti (le, boh, scusa ma mi viene da darti del tu) avevo già dato la mail: gemmag@tiscali.it. Tu hai letto le proposte di Grillo? :0)

  69. Gemma Gaetani
    Pubblicato 23 Settembre 2007 alle 17:26 | Permalink

    Franco, rileggevo i commenti.

    Tu dici

    “a lui la bellezza delle parole non interessa. a lui gli hanno sempre pagato le parole che diceva. gli scrittori veri pagano sempre, pagano col loro corpo le parole che dicono”.

    Tu mi pari possedere una forte capacità evocativa, ciò che in sede poetica va bene, soprattutto se sei, che so, un poeta che si mette a riscrivere la storia di Romeo e Giulietta perché il popolo sogni e si emozioni come non riesce a fare nemmeno pippando coca, in una bella rivoluzione estetica che tanto piace a De Vivo… Ma mi pari, di nuovo, mistificare nel momento in cui giustapponi in un rapporto vicendevolmente esclusivo letteratura e politica. Tu parli di “bellezza delle parole”. Dici che a Grillo non gliene frega niente, di quella, e perciò è più politico che letterario. Ti chiedo: secondo te, dentro “Il diario di Anna Frank”, un bel vaffanculo, non ci stava bene? Avrebbe minato il valore letterario e umano e storico dello scritto, un bel vaffanculo? Se Pavese, nel suo biglietto scritto prima di suicidarsi, avesse scritto soltanto “Ma andate affanculo, punto e basta”, ci si sarebbe sognato di meno sopra?

    Rispondo al posto tuo: purtroppo sì. Purtroppo sì. Ed è questo che scolla di fatto la letteratura dalla vita, dalla realtà, checché quella poveraccia tenti di fare: questa stupida idea che lo scrittore osservi e contempli, annusi ed apprezzi l’odore del mondo, in realtà lontano dalle cose del mondo, che la parola sia idealizzazione, ma non ideale, e che lo stile sia il primo territorio da rispettare come un altare.

    Mi indispone un po’ anche quest’altra tua riflessione:

    “c’è una cosa su cui forse stiamo riflettendo poco: la distanza fisica dei politici dalle persone. a volte possono anche stringerti la mano, ma hanno gli occhi rivolti altrove. i politici per strada ormai sono introvabili. perfino un sindaco, perfino un assessore stanno sempre al riparo, lontani dall’odore del mondo. lo stesso capita alla gente di spettacolo. lo stesso non deve mai capitare agli scrittori. fino a poco fa sono stato in piazza disteso al sole. mi pare una piccola forma di gloria”.

    Queste tue parole lirizzano una situazione ben più grave. I politici per strada sono rintracciabili eccome: sono quelli nelle auto blu parcheggiate dove cavolo vogliono, sono quelli che vedi sfrecciare in una macchina preceduta e succeduta da altre due macchine con la sirena accesa. I politici sono rintracciabili anche in aereo: sono quelli che hanno una scorta intorno, in borghese, i cui biglietti aerei li paghi tu, con le tue tasse e con la pretassazione del tuo stipendio. I politici li riconosci anche nei mercati rionali, perché a volte ci vanno: prima delle elezioni a prendere per il culo la vecchietta che compra la bieta promettendole che le aumenteranno la pensione. Sono, i politici, quelli che ti stringono la mano se li incontri, sì (sempre se siamo in campagna elettorale e la telecamera è accesa), ma se gli tiri una treppiedata ti denunciano. Queste tue parole così liriche mistificano, anche, quando parlano della gente di spettacolo: la gente di spettacolo come Grillo in piazza ci è scesa non a stendersi al sole in un piccolo momento di gloria, ma a porsi a capo di una protesta sentita da gente che non sa cosa vuol dire “medializzazione del reale”, e non gliene frega niente, perché il reale gli si schianta in bocca ogni giorno, medializzato o meno. Ma pochi vanno a leggere davvero le sue parole.

    Mi pare assurdo, da intellettuali o meno, non concordare con quanto Beppe Grillo reclama, dopo averne letto o sentito le parole.

    Non interverrò più, Franco, perché ognuno la pensa come vuole, ma spero di aver dato un piccolo contributo alla riflessione che questo tuo pezzo voleva aprire. L’ho fatto con le parole, che qualcuno sostiene non essere niente.

  70. Pubblicato 23 Settembre 2007 alle 17:56 | Permalink

    @gemma
    alcor non dice che “il popolo è corrotto”, mi pare, perché non significa nulla.
    io credo che alcor semmai dica: guardate che il brodo di coltura di questa politica è il paese, siamo noi, mica vengono da marte.
    io aggiungo che, se anche la legge elettorale ci avesse concesso di scegliere i candidati, non saremmo in condizioni differenti.
    per me quello che si sta consumando in questi decenni è un processo complesso il cui fine più o meno palese è l’atomizzazione dell’umano, la distruzione delle società solidali, in modo da rederci tutti nudi e indifesi nelle mani del capitale internazionale.
    il passo decisivo è stato di ordine culturale: la sostituzione di ogni senso di appartenenza politico ideologico con il disprezzo di ciò che si è stati e sotto sotto ancora si è, la costruzione di un grande pastone sociale amorfo e imbecille - su cui non può nulla nessuno che non si appropri dei mezzi di comunicazione - con conseguente estinzione delle classi sociali.
    un mondo isomorfo e instupidito a completa disposizione dei pochi (qualche milione?) veri dominanti.
    i politici sanno tutto questo e cercano disperatamente di stare a galla, di farsi vedere (votare) dagli uni, il pastone, e appoggiare dagli altri, i soliti padroni.
    ovviamente, se questa analisi è esatta, prendersela con le “auto blu” e con “gli sprechi del palazzo” e gli “stipendi d’oro dei politici”, fa un po’ ridere.

  71. Gemma Gaetani
    Pubblicato 23 Settembre 2007 alle 19:01 | Permalink

    Essendo dedita di nuovo all’ascolto, e incuriosita, Tash, torno ovviamente a leggere i commenti. Non volevo più e non vorrei rispondere ancora per non scrivere quintalate di commenti, ma solo una cosa: cercavo di spiegare a Franco Arminio, contestando la sua maniera di “leggere” da scrittore o intellettuale la questione della distanza fisica del politico dalla gente, che le parole che scrivi forniscono una versione della cosa che (de)scrivi. Al di là delle analisi sistemiche e epocali e dei riverberi lirici dello stato delle cose, le cose fanno schifo. Ed è nel piccolo, nel dettaglio che a te fa ridere che bisogna ficcare il naso.

    Ora ti racconto questo: io sono dipendente di un ministero (e non so ancora per quanto, perché non faccio altro che scriverne e la Cassazione ora ha dichiarato che non si può parlare male del tuo posto di lavoro). Dal governo Berlusconi in poi il mio ministero subisce i cosiddetti tagli alle spese: bisogna risparmiare, arrivano lettere che ce lo ricordano. Il taglio alle spese del mio ministro consiste nella riduzione del materiale di cancelleria (c’è gente che per lavorare si porta le penne da casa); consiste nel blocco delle assunzioni. Ma non consiste nella riduzione della scorta del ministro a capo del mio ministero, per dire, che costa infinitamente di più, a me e pure a te, di una Bic blu o di mille Bic blu. Fa ridere? Ti fa ridere? A me fa piangere, o ridere amaro. Perché è la stessa cosa che succede quando la nostra economia a picco cercano di risollevarla alzando le tasse a te e a me, e non decurtando i loro vergognosi stipendi. I politici sono i padroni, sono i tuoi e miei primi padroni, e la classe operaia in paradiso non ci va mai, né sulla Terra né in cielo, credimi. Soprattutto se tace e dorme in piedi. Facendo analisi intellettuali dello stato (da rivoluzione francese) delle cose.
    Alcor ha scritto testualmente quelle parole. Per quanto riguarda me il politico-tipo non emerge dalla brodaglia che sono io, non credo proprio.

  72. Pubblicato 23 Settembre 2007 alle 20:19 | Permalink

    No @ gaetani, io ho scritto:

    “La gente vera, il popolo, come lo chiama Gaetani, è corrotto come la sua classe politica”

    Mutilare la frase le dà un senso diverso, e intendevo esattamente quel che ha detto Tash.

    Ogni piccolo vantaggio indebito al quale anche la persona comune indulge è eticamente uguale al grande vantaggio di cui può approfittare chi essendo potente può mettere le mani su molto.
    Ogni casa abusiva, ogni attesa saltata da chi ha un amico medico, ogni macchina in terza mano, ogni biglietto del tram non pagato, ogni telefonata alla mamma dal telefono dell’ufficio, ogni cartellino timbrato dal collega, ogni cartellino timbrato per poi uscire a far la spesa, ogni amico in comune che rende più veloce una pratica, ogni lavoro trovato grazie alle conoscenze famigliari contro chi presenta il curriculum e non ha nessuno che lo metta sul tavolo giusto, ogni esame universitario comprato, ogni tesi fatta fare dai professionisti delle tesi di laurea (e allungate voi l’elenco secondo la vostra esperienza) sottrae risorse e civiltà anche se è di per sè cosa piccola e apparentemente stupida.
    Perché mille piccole infrazioni, mille piccole corruzioni contribuiscono a produrre un’aria mefitica, ma normale, invisibile, accettata. E di piccole infrazioni il paese normale, sano, ne produce all’infinito.

  73. farminio
    Pubblicato 23 Settembre 2007 alle 20:49 | Permalink

    chissà, forse potrei intervenire in questi parlamenti raccontando la mia giornata paesoogica di oggi. sarebbe difficile seguire le mille tracce contenute negli ultimi interventi.
    dirò solo di un pezzettino di questa giornata. ero a teora e mi sono messo a parlare con una ragazza di napoli venuta con la famiglia a passare la domenica. lavora facendo telefonate per conto della telecom: trecentocinqua euro al mese. una bella ragazza, piena di vita, una di quelle persone che grillo chiama schiavi moderni.
    dopo qualche minuto ho parlato con un vecchio. anche lui come la ragazza mi ha parlato della sua vita, ma in poche battute mi ha detto cose acutissime sulla mia. è come avere fatto gratis dieci anni di psicoterapia in dieci minuti. ecco, quello che io rimprovero a grillo è di non avere un nome per per queste persone.

    chiuso con una considerazione che mi è venuta adesso.
    io mi auguro che i suoi auspici si realizzino. ma poi dovrebbe ricordarsi che questi politiici in fondo hanno contribuito a mantenere un tipo di mondo in cui un comico guadagna tantissimo e un poeta niente, né soldi, né gloria.
    dovremmo ribellarci anche a questo. questa dovrebbe essere la nostra prima ribellione, poi possiamo anche appoggiare la sua.

  74. Alberto Coppi
    Pubblicato 23 Settembre 2007 alle 21:09 | Permalink

    Gaetani, scusa se non ti rispondo oltre, ma mi sembra che qui dentro si intreccino ormai troppi fili e la confusione che si rischia è notevole. In ogni caso la questione che poni è sempre la stessa, almeno in Italia, e almeno da quasi un secolo: cosa deve fare lo scrittore di fornte alla realtà? Deve scendere nel fango, come pare piaccia a te, o deve lavorare sulle parole appunto perché si eviti di scivolare nel fango quando parliamo, perché noi siamo innaznitutto linguaggio eccetera eccetera? Io propendo per quest’ultima soluzione, come De Vivo credo, tu invece per l’altra. Ai posteri (se ci saranno) l’ardua sentenza.

  75. Gemma Gaetani
    Pubblicato 23 Settembre 2007 alle 21:56 | Permalink

    @ Alcor

    Non ho mutilato la tua frase. Il senso è quello anche nella mia estrapolazione. Ad ogni modo c’è chi non timbra il biglietto sul bus, nel popolo, perché non ha i soldi per comprarlo. Hai mai visto un barbone? Uno solo? La classe politica è corrotta per vezzo, invece, per vizio. Non credo che si faccia pagare i suoi lussi da noi per fame.

    @ Alberto Coppi

    Guarda che anche modellare la realtà col fango linguistico, in sede artistica, vuol dire operare un’operazione stilistica. Sia per uno scrittore, sia per un comico. Chi scrive parolacce, in sede artistica, non lo fa perché è un troglodita. Céline ti dice qualcosa? Pasolini, nella resa dei “ragazzi di vita”, ti dice qualcosa? Balestrini, in “Vogliamo tutto”, ti dice qualcosa? Il “De vulgari eloquentia” chi l’aveva scritto, veri secoli fa? Ti risulta sia un pensiero di Federico Moccia?

    Posso rendere la realtà infilandola in mille maniere in quanto scrivo. Tema principale, tema accessorio, sfondo, sottofondo, una sola battuta in bocca a un personaggio in un noir psichedelico ambientato su Marte durante il Medioevo, registro dell’intero scritto, posso fare la docu-fiction, la docu e basta, posso fare il foto-docu, quello che ti pare, quello che mi pare, bla bla bla. Ma mentre sto qui a spiegartelo non scrivo.

    Scrivete, scriviamo: facciamo prima.

    Per quanto concerne me come assemblatrice di scrittura, il linguaggio è quello che scrivo, cioè la realtà. Ciò di cui voglio scrivere. Te l’ho detto, fare la Cappella Sistina nella mia scatola cranica a me non interessa. Se tu e De Vivo volete farlo fatelo. Mi pare che soprattutto De Vivo sia a buon punto.

    Buon lavoro a te, e saluti a tutti,
    G.

  76. Pubblicato 23 Settembre 2007 alle 23:33 | Permalink

    Io non ho firmato perchè ero in viaggio. Ma lo farei subito. I miei genitori hanno firmato, amici - nemici, colleghi e anche la signorina anziana del vicolo che non esce mai di casa.

  77. Pubblicato 23 Settembre 2007 alle 23:39 | Permalink

    Come può Alcor smentire gaetani, l’autentica interprete del suo pensiero? Ubi maior …

  78. Pubblicato 24 Settembre 2007 alle 08:34 | Permalink

    alcor scrive:
    “Ogni piccolo vantaggio indebito al quale anche la persona comune indulge è eticamente uguale al grande vantaggio di cui può approfittare chi essendo potente può mettere le mani su molto.
    Ogni casa abusiva, ogni attesa saltata da chi ha un amico medico, ogni macchina in terza mano, ogni biglietto del tram non pagato, ogni telefonata alla mamma dal telefono dell’ufficio, ogni cartellino timbrato dal collega, ogni cartellino timbrato per poi uscire a far la spesa, ogni amico in comune che rende più veloce una pratica, ogni lavoro trovato grazie alle conoscenze famigliari contro chi presenta il curriculum e non ha nessuno che lo metta sul tavolo giusto, ogni esame universitario comprato, ogni tesi fatta fare dai professionisti delle tesi di laurea (e allungate voi l’elenco secondo la vostra esperienza) sottrae risorse e civiltà anche se è di per sè cosa piccola e apparentemente stupida.
    Perché mille piccole infrazioni, mille piccole corruzioni contribuiscono a produrre un’aria mefitica, ma normale, invisibile, accettata. E di piccole infrazioni il paese normale, sano, ne produce all’infinito.”

    sotto-scrivo anche qui, parola per parola.

  79. Pubblicato 24 Settembre 2007 alle 08:54 | Permalink

    Ieri sera guardavo su Sky il film di Richard Attenborough, “Gandhi”, di cui qualcuno ha parlato qui, se non ricordo male.
    E l’ho guardato pensando al dibattito in corso sull’articolo di Franco Arminio. E l’ho guardato riflettendo altresì che cadeva a proposito.
    Alcune cose mi hanno colpito (il film l’avevo già visto anni fa):
    - la scoperta di Gandhi di una forma di protesta nuova che metteva a confronto lo strapotere del colonialismo violento è l’(apparente) impotenza delle masse;
    - la necessità di disporre di un giornale per tenerle unite;
    - l’umiltà, rappresentata dalla sua persona, espressa in modo volitivo e compartecipativo, tale da diventare un esempio;
    - il contatto continuo con la gente.

    Ne ho dedotto, applicando tutto ciò all’Italia:

    - il potere da noi è quantomeno una nuova specie di colonialismo violento;
    - anche da noi si dovrebbe trovare una forma di protesta che metta a nuodo questa violenza;
    - dovremmo usare parole chiare, nette perché una tale protesta sia a poco a poco condivisa da tutti;
    - deve poter nascere una classe dirigente umile, che faccia del potere un servizio al popolo;
    - ed anche una classe dirigente che deve stare in mezzo al popolo.

    E mi sono detto:

    - Sarebbe auspicabile che prima delle elezioni un movimento simile a quello promosso da Gandhi avesse già prodotto il cambiamento, così da eleggere subito una nuova classe dirigente. Ma se questa lunga preparazione fosse impossibile per i tempi prevedibilmente ristretti che ci attendono?

    Allora potremmo fare così: quando vedremo che il solito potere, i soliti politici, ripropongono se stessi, la protesta dovrà lasciare le parole e manifestarsi in una forma non violenta, che personalmente individuo nell’astensione dal voto. Strumento già invocato in passato da qualche politico (nei referendum, ad esempio), ma non a questo fine dirompente.

    Insisto su questo, perché come Ghandi predicò il rifiuto di esercitare il diritto alla propria difesa, così l’astensione al voto assumerebbe il significato della rinuncia ad esercitare un proprio diritto. Non dovremmo temere, in modo risoluto, le accuse interessate di qualunquismo. Dovremmo, al contrario, andare diritti per la nostra strada.

    - Il lavoro di politico dovrebbe essere remunerato come un qualsiasi altro lavoro, e, anzi, piuttosto parcamente, senza alcun privilegio, così da tenere lontani i trafficoni e i disonesti.

    A mio avviso, basterebbe lavorare su questi due punti per produrre una rivoluzione pacifica e democratica. Il controllo severo degli stipendi della nuova classe politica e il controllo vigile sui comportamenti dei politici (con leggi che ne prevedano la automatica esclusione in caso di inosservanza)rappresenterebbero un deterrente all’esercizio deviato del potere come servizio.

    Secondo me, discutere attraverso le sole parole, serve a poco. Occorre invece unire queste (come fece il giornale di Gandhi) ad azioni concrete (come quella della non violenza per Gandhi; e l’astensione dal voto, per il caso Italia).

    Cominciamo ad organizzarci, a delineare concretamente la minaccia noi che frequentiamo la rete, a passare la parola, e a convincere chi può considerare erroneamente questa forma di lotta come un’avventura qualunquista.

    Nell’ultima tornata elettorale, ho votato per la prima volta in vita mia, scheda bianca. Non mi sento qualunquista, come non mi sentirò tale se diserterò in futuro il voto (come forse farò, anche fossi il solo). L’astensione mirata ad un risultato politico non è qualunquismo, come non fu vittimismo la non violenza di Gandhi.

  80. The O.C.
    Pubblicato 24 Settembre 2007 alle 10:16 | Permalink

    Caro Scerba, in un Paese democratico il lobbysmo è una cosa normale. Meglio il lobbysmo del manettismo, lo capirai quando verranno a chiederti il conto di quante canne ti sei fatto.

    Se poi mi dici che “L’Unità” fa cultura, e chiami cultura la seconda media di Travaglio, L’Odore dei Soldi e tutte quelle inchieste ‘taglia e incolla’ che fanno fare tanti ma tanti quattrini all’editoria italica, non posso controbattere. In effetti anche Moni Ovadia riempie i teatri. Dunque accetto la tua accusa, sono qualunquista. La vera intellettualità è questa: Manetta Travaglio e Volemose Bene Ovadia.

    Sui minimi storici della cultura di destra, staremo a vedere. La tv di stato e di salotto ci riempie le scatole di grillini e santorini e sapientini; vedremo se ‘il popolo’ è davvero quello che riempie le piazze virtuali o se, come accade in America, una cosa è la tv, una cosa i blog, e (ben altra) la right nation.

    Al signor Tashtego, che sempre si preoccupa della mia inquietudine (gli ricordo che minias, “Soldati” - i sigari - e diazepamini misti a vini sono un’ottima ricetta per tranquillizzarsi), mi piacerebbe spiegare che proprio da quella orizzontalità senza scampo della Rete, da quella postomodernica crisi delle gerarchie virtuali, nascono fenomeni come Grillo, o Lyndon LaRouche. Gente che campa sulla fine della lettura lineare (intesa come rompersi le palle a studiare) e qualche scampolo di blogroll.

    E allora: documentazione zero, credo a tutto quello che leggo, perché, come dice Tonino Manetta, accreditato da Beppe Blog, la rete è la più grande forma di democrazia diretta. Chiedetelo ai gestori invisibili di Google, quelli che la guerra al terrorismo è un domino sionista.

    Alla spettacolare Gemma, che sempre torna alla carica con nuove, esaltanti idee per il cambiamento, rispondo che a me le lagne degli schiavi moderni mi fanno venire il sonno, che se mio padre, quando stava all’Alfa, gli dicevo: papi, guarda che schiavo moderno che sono, si sarebbe spanciato dalle risate più di quanto fa adesso; e infine che faccio parte, lo ammetto, signorina Gemma, della “ggente” che sa cosa vuol dire medializzazione del reale, e non gliene frega assolutamente niente, anzi si diverte di più. Dio solo sa se Seth non mi capirebbe.

    Ad ogni modo, la signorina Gemma aspetta la riforma ministeriale del 3×1? Oppure considera schiavi moderni anche i dipendenti pubblici?

    Saluti cari a tutti, ora si va a lavorare, che si è fatto tardi.

    Guarda un po’ se questa non è una giornata da perfetto qualunquista.