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	<title>Commenti a: da &#8220;Tecniche di basso livello&#8221;</title>
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	<pubDate>Sat, 10 Jan 2009 01:17:08 +0000</pubDate>
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		<title>Di: Post e commento &#171; slowforward</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/09/29/da-tecniche-di-basso-livello/#comment-79499</link>
		<dc:creator>Post e commento &#171; slowforward</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Oct 2007 05:05:28 +0000</pubDate>
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		<description>[...] serie da Tecniche di basso livello, di Gherardo Bortolotti, è su Nazione Indiana dal 29 [...]</description>
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		<title>Di: Francesca E. Magni</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/09/29/da-tecniche-di-basso-livello/#comment-79371</link>
		<dc:creator>Francesca E. Magni</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Oct 2007 18:23:58 +0000</pubDate>
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		<description>ho letto questo testo con voracità. Per fortuna ne ho trovati altri on line. 

grazie Bort

fem</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>ho letto questo testo con voracità. Per fortuna ne ho trovati altri on line. </p>
<p>grazie Bort</p>
<p>fem</p>
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		<title>Di: viola</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/09/29/da-tecniche-di-basso-livello/#comment-79120</link>
		<dc:creator>viola</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Sep 2007 10:14:57 +0000</pubDate>
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		<description>caro bortolotti, forse più che la distinzione prosa/poesia, o forse contestualmente, occorrebbe "liberare" la poesia dall'appiattimento identificativo con la mera lirica. Per secoli la poesia è stata diegetica, ha
 n a r r a to, esortato, ironizzato, fustigato, pregato, salmodiato prima di giungere a quella deriva  storicamente narcisistica della poesia lirica contemporanea. Concordo quindi con la necessità che vedo peraltro condivisa da molti altri di recuperare tutte le potenzialità della scrittura in poesia, di viverla fuori da ogni ghetto monadico e formale. Un carissimo saluto, Viola Amarelli</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>caro bortolotti, forse più che la distinzione prosa/poesia, o forse contestualmente, occorrebbe &#8220;liberare&#8221; la poesia dall&#8217;appiattimento identificativo con la mera lirica. Per secoli la poesia è stata diegetica, ha<br />
 n a r r a to, esortato, ironizzato, fustigato, pregato, salmodiato prima di giungere a quella deriva  storicamente narcisistica della poesia lirica contemporanea. Concordo quindi con la necessità che vedo peraltro condivisa da molti altri di recuperare tutte le potenzialità della scrittura in poesia, di viverla fuori da ogni ghetto monadico e formale. Un carissimo saluto, Viola Amarelli</p>
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		<title>Di: gherardo bortolotti</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/09/29/da-tecniche-di-basso-livello/#comment-79118</link>
		<dc:creator>gherardo bortolotti</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Sep 2007 10:01:01 +0000</pubDate>
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		<description>Ciao a tutti,
volevo ringraziare Andrea Inglese per il post e tutti gli altri per gli interventi.
Approfitto anche del bellissimo commento di Andrea Cortellessa (grazie!) per rilanciare due punti che lui tocca.
Il primo è la questione blog: sono davvero felice che il valore che hanno i blog per la presentazione e l'elaborazione di nuova scrittura venga riconosciuto. Tutti abbiamo avuto esperienza della "insufficienza" di molta scrittura prodotta e distribuita sui blog (come, d'altra parte, anche di quella di molta scrittura prodotta e distribuita altrove) e, quindi, non starò a cantarne lodi generiche e ideologiche. Tuttavia, mi sembra che le si possa riconoscere almeno un merito davvero importante e cioè il fatto di dare luogo e di rispondere ad un nuovo tipo e ad una nuova esigenza di fruzione/produzione letteraria. 
Il secondo punto è l'elemento "denarrativo" che Andrea sottolinea nei miei testi. Per conto mio, mi sono sempre dichiarato un narratore esule (felice, anche se con alti e bassi ;-) nella terra dei poeti e, quindi, mi riconosco in questa definizione. Però vorrei superare la mia questione singolare e provare a far convergere questa riflessione su un'altro post, quello fatto da Inglese ormai un paio di settimane fa su Absolute Poetry e raggiungibile &lt;a href="http://lellovoce.altervista.org/spip.php?article1051" rel="nofollow"&gt;qui&lt;/a&gt;, dove si parla di sconfinamenti sia di tipo geografico ma anche citando esempi di sconfinamento tra poesia e narrazione, per esempio nella produzione francese di questi ultimi anni. Per conto mio, potrei citare diversi esempi di produzione statunintese che, a partire dagli anni '70, iniziano ad incorporare la prosa con soluzioni diverse dal poème en prose e, allo stesso tempo, disfano il tessuto narrativo e il modulo romanzesco. Questo processo di sconfinamento, d'altra parte, non è solo un fenomeno estero (non per niente la collana dello stesso Cortellessa, Fuoriformato, "si apre a testi irriducibili a convenzioni di genere, impaginazione, stile") e, per di più, nella nostra tradizione anche recente, ha fornito degli esempi eccezionali (mi limito a citare Calvino e Manganelli). Sarebbe forse interessante iniziare a pensare questi sconfinamenti come il nuovo "luogo comune", su cui convergere e da cui partire, abbandonando come mera "distinzione merceologica" quella tra poesia e prosa, o poesia e fiction o quant'altro.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao a tutti,<br />
volevo ringraziare Andrea Inglese per il post e tutti gli altri per gli interventi.<br />
Approfitto anche del bellissimo commento di Andrea Cortellessa (grazie!) per rilanciare due punti che lui tocca.<br />
Il primo è la questione blog: sono davvero felice che il valore che hanno i blog per la presentazione e l&#8217;elaborazione di nuova scrittura venga riconosciuto. Tutti abbiamo avuto esperienza della &#8220;insufficienza&#8221; di molta scrittura prodotta e distribuita sui blog (come, d&#8217;altra parte, anche di quella di molta scrittura prodotta e distribuita altrove) e, quindi, non starò a cantarne lodi generiche e ideologiche. Tuttavia, mi sembra che le si possa riconoscere almeno un merito davvero importante e cioè il fatto di dare luogo e di rispondere ad un nuovo tipo e ad una nuova esigenza di fruzione/produzione letteraria.<br />
Il secondo punto è l&#8217;elemento &#8220;denarrativo&#8221; che Andrea sottolinea nei miei testi. Per conto mio, mi sono sempre dichiarato un narratore esule (felice, anche se con alti e bassi ;-) nella terra dei poeti e, quindi, mi riconosco in questa definizione. Però vorrei superare la mia questione singolare e provare a far convergere questa riflessione su un&#8217;altro post, quello fatto da Inglese ormai un paio di settimane fa su Absolute Poetry e raggiungibile <a href="http://lellovoce.altervista.org/spip.php?article1051" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('outclick-comm/lellovoce.altervista.org');" rel="nofollow">qui</a>, dove si parla di sconfinamenti sia di tipo geografico ma anche citando esempi di sconfinamento tra poesia e narrazione, per esempio nella produzione francese di questi ultimi anni. Per conto mio, potrei citare diversi esempi di produzione statunintese che, a partire dagli anni &#8216;70, iniziano ad incorporare la prosa con soluzioni diverse dal poème en prose e, allo stesso tempo, disfano il tessuto narrativo e il modulo romanzesco. Questo processo di sconfinamento, d&#8217;altra parte, non è solo un fenomeno estero (non per niente la collana dello stesso Cortellessa, Fuoriformato, &#8220;si apre a testi irriducibili a convenzioni di genere, impaginazione, stile&#8221;) e, per di più, nella nostra tradizione anche recente, ha fornito degli esempi eccezionali (mi limito a citare Calvino e Manganelli). Sarebbe forse interessante iniziare a pensare questi sconfinamenti come il nuovo &#8220;luogo comune&#8221;, su cui convergere e da cui partire, abbandonando come mera &#8220;distinzione merceologica&#8221; quella tra poesia e prosa, o poesia e fiction o quant&#8217;altro.</p>
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		<title>Di: ruggero solmi</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/09/29/da-tecniche-di-basso-livello/#comment-79115</link>
		<dc:creator>ruggero solmi</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Sep 2007 09:46:46 +0000</pubDate>
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		<description>sublime.

saluti,
rs</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>sublime.</p>
<p>saluti,<br />
rs</p>
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		<title>Di: wilamowitz</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/09/29/da-tecniche-di-basso-livello/#comment-79107</link>
		<dc:creator>wilamowitz</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Sep 2007 00:03:20 +0000</pubDate>
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		<description>Difficile imbattersi nella rete in scritture di qualità.
Questo incontro con Bortolotti è un'occasione felice.
Voce inclassificabile, autentica.
Che possa avere tutta la visibilità che merita</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Difficile imbattersi nella rete in scritture di qualità.<br />
Questo incontro con Bortolotti è un&#8217;occasione felice.<br />
Voce inclassificabile, autentica.<br />
Che possa avere tutta la visibilità che merita</p>
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	<item>
		<title>Di: Cappuccetto rosso</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/09/29/da-tecniche-di-basso-livello/#comment-79103</link>
		<dc:creator>Cappuccetto rosso</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Sep 2007 19:44:21 +0000</pubDate>
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		<description>Trovo questi testi molto razionali, ma nell'insieme, penetranti. 
mi piace molto questo pezzo della 194:

In quel silenzio, le inquadrature trasmesse dalle tv locali, i pezzi di vecchi film anonimi, le televendite, rivelavano messaggi in codice lunari, accennando a qualche ricordo inorganico, prenatale.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Trovo questi testi molto razionali, ma nell&#8217;insieme, penetranti.<br />
mi piace molto questo pezzo della 194:</p>
<p>In quel silenzio, le inquadrature trasmesse dalle tv locali, i pezzi di vecchi film anonimi, le televendite, rivelavano messaggi in codice lunari, accennando a qualche ricordo inorganico, prenatale.</p>
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		<title>Di: giovanni</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/09/29/da-tecniche-di-basso-livello/#comment-79102</link>
		<dc:creator>giovanni</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Sep 2007 19:32:12 +0000</pubDate>
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		<description>mi sembra che questi testi/stati siano inquadrabili in una categoria "rappresentazionale": dipintura piatta tenuta da scrittura costruita ed evitabilissima.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>mi sembra che questi testi/stati siano inquadrabili in una categoria &#8220;rappresentazionale&#8221;: dipintura piatta tenuta da scrittura costruita ed evitabilissima.</p>
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		<title>Di: viola</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/09/29/da-tecniche-di-basso-livello/#comment-79094</link>
		<dc:creator>viola</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Sep 2007 16:21:42 +0000</pubDate>
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		<description>Bellissimi, davvero. Sotto, Debord, ma anche Nelo Risi. Intorno, sopra, a fianco, la scrittura limpida di chi sa scrivere. Un augurio di cuore, Viola</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Bellissimi, davvero. Sotto, Debord, ma anche Nelo Risi. Intorno, sopra, a fianco, la scrittura limpida di chi sa scrivere. Un augurio di cuore, Viola</p>
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	<item>
		<title>Di: stefano calosso</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/09/29/da-tecniche-di-basso-livello/#comment-79093</link>
		<dc:creator>stefano calosso</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Sep 2007 16:20:15 +0000</pubDate>
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		<description>Vedo in queste cellule di scrittura un &lt;i&gt;homo technologicus&lt;/i&gt; solubilizzato, disciolto nella rete come un globulo che segue la corrente dei dati. Più che di rapporto con la tecnologia parlerei di una sorta di ibridazione con essa con conseguente appiattimento della tridimensionalità del quotidiano. Il terrore e la disperazione in circolo nel sangue, sostanze psicotrope, una gelatina che filtra tutto il reale.
Scrittura notevole, densissima, con senso del passato che sa di irrimediabilità, evocazioni di vissuto fatte in un presente altro, quasi un limbo, un regno delle ombre.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Vedo in queste cellule di scrittura un <i>homo technologicus</i> solubilizzato, disciolto nella rete come un globulo che segue la corrente dei dati. Più che di rapporto con la tecnologia parlerei di una sorta di ibridazione con essa con conseguente appiattimento della tridimensionalità del quotidiano. Il terrore e la disperazione in circolo nel sangue, sostanze psicotrope, una gelatina che filtra tutto il reale.<br />
Scrittura notevole, densissima, con senso del passato che sa di irrimediabilità, evocazioni di vissuto fatte in un presente altro, quasi un limbo, un regno delle ombre.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Andrea Cortellessa</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/09/29/da-tecniche-di-basso-livello/#comment-79081</link>
		<dc:creator>Andrea Cortellessa</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Sep 2007 10:09:30 +0000</pubDate>
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		<description>Avevo ascoltato Gherardo Bortolotti leggere suoi testi a Romapoesia due anni fa, invitato da Marco Giovenale (e a Giovenale si deve anche, qualche mese fa, la pubblicazione di altre di queste lasse, «Soluzioni binarie», nella sua bella collanina Felix). Era la cosa meno inquadrabile e dunque, per me, più interessante. Già allora, peraltro, mi veniva da obiettare, o meglio osservare, che quella presentata in un contesto poetico, soffrendo mi pare per la sua irriducibilità alle convenzioni del medesimo, era una scrittura 
interessante, invece, per il suo aspetto narrativo. Certo, non narrativo 
come s'intende oggi la narrativa pret à porter di cui ci deliziano, ahinoi, i cataloghi editoriali. Né narrativa come si dice narrativa di certa poesia ronronzante in camera da letto. Ma semmai "denarrativa", nel senso in cui chiama le sue "denarrazioni" Mark Strand. (Pur usando, ovviamente, strumenti tutti diversi.) 
Qualche tempo fa su Absolut Poetry era stata postata una parte dei materiali letti da Bortolotti a Romapoesia. I commenti insistevano sul cut-up della tradizione del moderno, sulla loro algida noncomunicatività ecc. Già allora mi pareva che si fosse fuori strada. Più ancora di quelli, questi nuovi testi mi colpiscono, al contrario, per una loro abbandonata (e abbandonata proprio perché con tanto rigore irreggimentata) inconsolabilità. Per la pacata, quieta e appunto inconsolabile disperazione che esprimono, specie quando usano la prima persona plurale. Come dice un frammento qui non incluso, 171, «Una nostalgia estranea, feroce, disperata». 
In un altro, 176, si offre un titolo segreto: «Ai piedi della democrazia». È questa, infatti, una vera scrittura politica, una delle poche credibili che oggi sia dato leggere. Se è vero che la politica che ci è data in sorte muore strangolata dal non avere più la minima ampiezza di respiro, il breve giro di questi box di microvita associata è allegoria della nostra soffocante cellularità. Del nostro essere monadi pallide e svogliate, scarsamente convinte dell'esistenza di una qualsivoglia realtà al di fuori della loro esperienza immediata (eppure, che intensità quando questo schermo sembra infrangersi: «In alcuni scorci della giornata, nel mezzo del fine settimana, avavamo l'impressione di essere vivi e, quindi, irreali»: 21).
Conosco ancora davvero poco del lavoro di Gherardo Bortolotti, e più ne vorrei sapere; ma intanto ringrazio lui, Marco Giovenale e ora Andrea Inglese per aver offerto a me e a tutti la possibilità di cominciare a familiarizzarci con una scrittura davvero interessante. 
Devo anche aggiungere che in queste settimane per la prima volta scritture interessanti arrivano, prima che per via cartacea, su blog e altre forme di pubblicazione telematica. (L'altra è quella di Babsi Jones.) In questi anni abbiamo discusso, sino a sfinirci, sulle novità promesse da questo canale; ma reali novità di scrittura, sinora, dalle nostre parti non mi pare l'avessero attraversato. Ora, finalmente, si comincia a fare sul serio.
I migliori auguri a G.B., Andrea Cortellessa</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Avevo ascoltato Gherardo Bortolotti leggere suoi testi a Romapoesia due anni fa, invitato da Marco Giovenale (e a Giovenale si deve anche, qualche mese fa, la pubblicazione di altre di queste lasse, «Soluzioni binarie», nella sua bella collanina Felix). Era la cosa meno inquadrabile e dunque, per me, più interessante. Già allora, peraltro, mi veniva da obiettare, o meglio osservare, che quella presentata in un contesto poetico, soffrendo mi pare per la sua irriducibilità alle convenzioni del medesimo, era una scrittura<br />
interessante, invece, per il suo aspetto narrativo. Certo, non narrativo<br />
come s&#8217;intende oggi la narrativa pret à porter di cui ci deliziano, ahinoi, i cataloghi editoriali. Né narrativa come si dice narrativa di certa poesia ronronzante in camera da letto. Ma semmai &#8220;denarrativa&#8221;, nel senso in cui chiama le sue &#8220;denarrazioni&#8221; Mark Strand. (Pur usando, ovviamente, strumenti tutti diversi.)<br />
Qualche tempo fa su Absolut Poetry era stata postata una parte dei materiali letti da Bortolotti a Romapoesia. I commenti insistevano sul cut-up della tradizione del moderno, sulla loro algida noncomunicatività ecc. Già allora mi pareva che si fosse fuori strada. Più ancora di quelli, questi nuovi testi mi colpiscono, al contrario, per una loro abbandonata (e abbandonata proprio perché con tanto rigore irreggimentata) inconsolabilità. Per la pacata, quieta e appunto inconsolabile disperazione che esprimono, specie quando usano la prima persona plurale. Come dice un frammento qui non incluso, 171, «Una nostalgia estranea, feroce, disperata».<br />
In un altro, 176, si offre un titolo segreto: «Ai piedi della democrazia». È questa, infatti, una vera scrittura politica, una delle poche credibili che oggi sia dato leggere. Se è vero che la politica che ci è data in sorte muore strangolata dal non avere più la minima ampiezza di respiro, il breve giro di questi box di microvita associata è allegoria della nostra soffocante cellularità. Del nostro essere monadi pallide e svogliate, scarsamente convinte dell&#8217;esistenza di una qualsivoglia realtà al di fuori della loro esperienza immediata (eppure, che intensità quando questo schermo sembra infrangersi: «In alcuni scorci della giornata, nel mezzo del fine settimana, avavamo l&#8217;impressione di essere vivi e, quindi, irreali»: 21).<br />
Conosco ancora davvero poco del lavoro di Gherardo Bortolotti, e più ne vorrei sapere; ma intanto ringrazio lui, Marco Giovenale e ora Andrea Inglese per aver offerto a me e a tutti la possibilità di cominciare a familiarizzarci con una scrittura davvero interessante.<br />
Devo anche aggiungere che in queste settimane per la prima volta scritture interessanti arrivano, prima che per via cartacea, su blog e altre forme di pubblicazione telematica. (L&#8217;altra è quella di Babsi Jones.) In questi anni abbiamo discusso, sino a sfinirci, sulle novità promesse da questo canale; ma reali novità di scrittura, sinora, dalle nostre parti non mi pare l&#8217;avessero attraversato. Ora, finalmente, si comincia a fare sul serio.<br />
I migliori auguri a G.B., Andrea Cortellessa</p>
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