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	<title>Commenti a: Moleskine 2</title>
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	<pubDate>Tue, 02 Dec 2008 06:59:54 +0000</pubDate>
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		<title>Di: carlo</title>
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		<dc:creator>carlo</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Oct 2007 16:04:18 +0000</pubDate>
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		<description>Diavolo d'un arnese!&#62; paragone.</description>
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		<title>Di: carlo</title>
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		<dc:creator>carlo</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Oct 2007 16:02:44 +0000</pubDate>
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		<description>Sono d'accordo con Sara: appropriatissimo il paragano alla rubrica (mensile) del Domenicale.(Più Pontiggia di Meneghello) 
Osservazioni sparse estratte dal Quotidiano. Misura,intelligenza, memoria storica, cultura.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sono d&#8217;accordo con Sara: appropriatissimo il paragano alla rubrica (mensile) del Domenicale.(Più Pontiggia di Meneghello)<br />
Osservazioni sparse estratte dal Quotidiano. Misura,intelligenza, memoria storica, cultura.</p>
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		<title>Di: Francesca E. Magni</title>
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		<dc:creator>Francesca E. Magni</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Oct 2007 12:51:01 +0000</pubDate>
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		<description>search “garufi” e “salva con nome” tutto quello che ha scritto su NI: fare provviste per i tempi bui (dei paesi tui…) 

fem

grazie Sergio, i tuoi post sono sempre molto e molto e questo in particolare ancora di più</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>search “garufi” e “salva con nome” tutto quello che ha scritto su NI: fare provviste per i tempi bui (dei paesi tui…) </p>
<p>fem</p>
<p>grazie Sergio, i tuoi post sono sempre molto e molto e questo in particolare ancora di più</p>
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		<title>Di: Lucio Angelini</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/09/29/moleskine-2/#comment-79274</link>
		<dc:creator>Lucio Angelini</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Oct 2007 17:20:32 +0000</pubDate>
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		<description>Fui io a scoprire per primo le potenzialità di Garufi nella miniserie "Ioooo e Borges". Se solo oggettivasse tutto questo stream of consciousness in un personaggio alla Mrs Dalloway, potrebbe diventare una sorta di Virginio Woolf de noantri:- )</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Fui io a scoprire per primo le potenzialità di Garufi nella miniserie &#8220;Ioooo e Borges&#8221;. Se solo oggettivasse tutto questo stream of consciousness in un personaggio alla Mrs Dalloway, potrebbe diventare una sorta di Virginio Woolf de noantri:- )</p>
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		<title>Di: harzman</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/09/29/moleskine-2/#comment-79221</link>
		<dc:creator>harzman</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Oct 2007 16:00:46 +0000</pubDate>
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		<description>Ma quale nuovo genere. Leggere meno e meglio e respirare più a fondo, ogni tanto.

Garufi - Morgillo ha ragione - meriterebbe una rubrica settimanale su una rivista nazionale, punto e basta. Non è un artista, è un intellettuale. Non crea, pensa. Non è geniale, è erudito. Quello che scrive non dura, si consuma nell'attualità.
Ma è un consumarsi, un'erudizione, un pensiero perfettamente intonato al décor culturale nostrano. Per questo Garufi sarebbe un columnist di tutto rispetto.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ma quale nuovo genere. Leggere meno e meglio e respirare più a fondo, ogni tanto.</p>
<p>Garufi - Morgillo ha ragione - meriterebbe una rubrica settimanale su una rivista nazionale, punto e basta. Non è un artista, è un intellettuale. Non crea, pensa. Non è geniale, è erudito. Quello che scrive non dura, si consuma nell&#8217;attualità.<br />
Ma è un consumarsi, un&#8217;erudizione, un pensiero perfettamente intonato al décor culturale nostrano. Per questo Garufi sarebbe un columnist di tutto rispetto.</p>
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		<title>Di: eglantine</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/09/29/moleskine-2/#comment-79191</link>
		<dc:creator>eglantine</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Oct 2007 07:33:07 +0000</pubDate>
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		<description>Che ripieno di parole in fricassea... e l'universale, e il nuovo genere.
Garufi possiedi e i famose e rari : "occhio rovesciato",  "orecchio asincrono".  Di sicuro "tatto braille" ed  "olfatto parallelo".  Tutti guardiamo le stesse cose, per le stesse strade, ascoltiamo più o meno le stesse note, annusiamo gli stessi miasmi, ma ricavandone associazioni diverse. Inoltre credo che pensi più pensieri della media ed essi si fanno scrivere per motivi di saturazione spazio temporale. Certe cose si scrivono per liberarsene.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Che ripieno di parole in fricassea&#8230; e l&#8217;universale, e il nuovo genere.<br />
Garufi possiedi e i famose e rari : &#8220;occhio rovesciato&#8221;,  &#8220;orecchio asincrono&#8221;.  Di sicuro &#8220;tatto braille&#8221; ed  &#8220;olfatto parallelo&#8221;.  Tutti guardiamo le stesse cose, per le stesse strade, ascoltiamo più o meno le stesse note, annusiamo gli stessi miasmi, ma ricavandone associazioni diverse. Inoltre credo che pensi più pensieri della media ed essi si fanno scrivere per motivi di saturazione spazio temporale. Certe cose si scrivono per liberarsene.</p>
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		<title>Di: Ginevra</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/09/29/moleskine-2/#comment-79180</link>
		<dc:creator>Ginevra</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Oct 2007 06:14:19 +0000</pubDate>
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		<description>tutto esiste da sempre
la cosa bella è riscoprirlo di nuovo!
in ogni frase un mondo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>tutto esiste da sempre<br />
la cosa bella è riscoprirlo di nuovo!<br />
in ogni frase un mondo.</p>
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		<title>Di: Scerbanenko</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/09/29/moleskine-2/#comment-79176</link>
		<dc:creator>Scerbanenko</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Oct 2007 22:59:45 +0000</pubDate>
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		<description>"blocchi separati"...</description>
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		<title>Di: Scerbanenko</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/09/29/moleskine-2/#comment-79175</link>
		<dc:creator>Scerbanenko</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Oct 2007 22:56:03 +0000</pubDate>
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		<description>Garufi è bravo e scrive cose intelligenti, ma ho dei dubbi che abbia scoperto un genere nuovo.
Le sue sono considerazioni sparse, che rimandano al supporto sul quale sono fissate, le moleskine, appunto, ma cose analoghe esistono da sempre. "Taccuni", "diari", "quaderni", "pagine", "agenda": tutti sostantivi di cui ugualmente ci si è serviti nel tempo per indicare un tipo di scrittura che, seppure evocata da una stessa voce, procede per bolocchi separati.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Garufi è bravo e scrive cose intelligenti, ma ho dei dubbi che abbia scoperto un genere nuovo.<br />
Le sue sono considerazioni sparse, che rimandano al supporto sul quale sono fissate, le moleskine, appunto, ma cose analoghe esistono da sempre. &#8220;Taccuni&#8221;, &#8220;diari&#8221;, &#8220;quaderni&#8221;, &#8220;pagine&#8221;, &#8220;agenda&#8221;: tutti sostantivi di cui ugualmente ci si è serviti nel tempo per indicare un tipo di scrittura che, seppure evocata da una stessa voce, procede per bolocchi separati.</p>
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		<title>Di: Chapuce</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/09/29/moleskine-2/#comment-79163</link>
		<dc:creator>Chapuce</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Oct 2007 18:52:31 +0000</pubDate>
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		<description>Questi Moleskine...
già mi mancano!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Questi Moleskine&#8230;<br />
già mi mancano!</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: marco rovelli</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/09/29/moleskine-2/#comment-79153</link>
		<dc:creator>marco rovelli</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Oct 2007 15:18:47 +0000</pubDate>
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		<description>Questi moleskine non pretendono di giudicare il mondo. Non pretendono neppure un mondo. Semplicemente (e la semplicità, lo sappiamo, è la cosa più profonda - nonché la soglia di ogni gesto sovrano d'amore) espongono "dei mondi" in un "batter d'occhi". Catturando segni ed e-scrivendoli. Questo mi piace molto. Così come ho amato gli "essais" di Montaigne. Lì c'era però ancora una volontà di fare un ritratto, per quanto fosse impossibile compierlo, e il gesto stesso di Montaigne era un gesto performativo. Nei tuoi batter d'occhi non c'è volontà di fare un ritratto, per quanto impossibile. C'è una cattura istantanea di forme, scovate nelle pieghe dei mondi, forme piene di senso, di sensi.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Questi moleskine non pretendono di giudicare il mondo. Non pretendono neppure un mondo. Semplicemente (e la semplicità, lo sappiamo, è la cosa più profonda - nonché la soglia di ogni gesto sovrano d&#8217;amore) espongono &#8220;dei mondi&#8221; in un &#8220;batter d&#8217;occhi&#8221;. Catturando segni ed e-scrivendoli. Questo mi piace molto. Così come ho amato gli &#8220;essais&#8221; di Montaigne. Lì c&#8217;era però ancora una volontà di fare un ritratto, per quanto fosse impossibile compierlo, e il gesto stesso di Montaigne era un gesto performativo. Nei tuoi batter d&#8217;occhi non c&#8217;è volontà di fare un ritratto, per quanto impossibile. C&#8217;è una cattura istantanea di forme, scovate nelle pieghe dei mondi, forme piene di senso, di sensi.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: sandro dell'orco</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/09/29/moleskine-2/#comment-79152</link>
		<dc:creator>sandro dell'orco</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Oct 2007 13:29:50 +0000</pubDate>
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		<description>@effeeffe

Certamente conosci Sergio meglio di me, e quindi le tue osservazioni sulla sua formazione e sulla sua opera sono più pertinenti delle mie. Io mi regolo da quel poco che ho letto di lui, e mi sembra, da quel poco - e senza nulla togliere alle tue idee, che pure giudico convincenti -  di poter confermare il mio precedente commento. Voglio mostrarlo brevemente prendendo in esame dettagliato Moleskine 2.  Se c'è un punto di vista unico, coincidente con l'universale, dovrà apparire in ogni particolare, cioè in ogni singolo pezzo di cui Moleskine 2  è composto. Ma prima di iniziare vorrei chiarire cosa intendo per universale. L'universale è la condizione di possibilità, la ragion d'essere, di ogni particolare; la legge a cui quest'ultimo obbedisce. Per cui, conoscendo l'universale, cioè conoscendo la legge, ho la chiave per conoscere tutti i comportamenti dei particolari. L'universale non si può afferrare come una cosa, come un fatto, è logos, è legge, e come tale si può solo cogliere negli effetti empirici che ha sui particolari. Per fare un esempio fisico, un universale è la legge F=ma, a cui, su ordini di grandezza abbastanza grandi, ogni particolare della materia deve obbedire. Naturalmente, i particolari di cui si occupa Sergio sono uomini, fatti umani, con tutto il loro corredo di spiritualità e autonomia; ma anche loro sono sottoposti ad un universale - che è il più importante di tutti, perché fa esistere l'uomo stesso e la sua coscienza, nella quale appare tutto l'esistente. Chi ha in mente questo universale, analogamente a quel che avviene nella fisica, può interpretare ogni comportamento umano, può veramente capirlo sino in fondo, senza perdersi tra l'infinita varietà dei particolari. Insomma, il punto di vista dell'universale consente la reductio ad unum di tutta l'infinità molteplicità del sociale. Ovviamente, poiché l'uomo è diventato storicamente libero e cosciente, l’essere mera appendice di una totalità sistematica è una condizione che contraddice le sue potenzialità, ma  finché queste rimangono tali, egli rimane sottoposto alla legge sociale oggettiva. L’universale è  pertanto un concetto dialettico, contradditorio: indica una effettiva, presente, attuale deducibilità dell’uomo e dei suoi comportamenti, e insieme la critica alla luce delle sue potenzialità di razionalità e di libertà.
Questo, a meno di non sbagliarmi del tutto, è l’universale attraverso cui Sergio guarda i particolari della realtà quotidiana. Quest’ultima, nella sua visione, si stacca dal suo banale hic et nunc e acquista una  profondità quasi metafisica, rimanda appunto al di là di sé, al suo principio, e lo fa sempre in tono dolente, malinconico, o rassegnatamente sarcastico, perché quel principio non è l’ens realissimum, il summum bonum a cui tendere, ma appunto il male radicale, grazie al quale, tra infiniti sacrifici e sofferenze,  gli uomini (quelli che ci riescono) sopravvivono .
A questo punto qualche rapidissimo esempio. 
La vita è una serie di soprusi, si può solo farne l’elenco. Nel senso che si DEVE farne solo l’elenco. Ogni tentativo di restituire il sopruso – in genere all’inferiore, giù giù fino all’individuo omega, perché al superiore non si può – si risolve nella conferma del cattivo universale di cui sopra, a cui invece è giusto sfuggire.
Radio Maria e il tono lamentoso e doloroso dei suoi speaker. L’assoluta mancanza di umorismo della religione è in accordo con la violenza del dogma, che blocca e inibisce il pensiero e le pulsioni con la paura dell’autorità suprema. Il riconoscimento della realtà della sofferenza, che è vera, diventa falso quando con un diktat viene dichiarato eterno. L’universale che la genera, non ha esistenza autonoma ed eterna, ma solo quella che gli uomini gli trasferiscono.
La mostra di Christo a Lugano. L’ingenuità di Sergio. L’universale ha talmente informato di sé gli uomini, che questi agiscono esclusivamente secondo il suo principio: l’antagonismo, la ragione strumentale, il do ut des, il principio di scambio. Chi ha ancora, magari solo per pochi attimi, la forza di sottrarsene, e agisce o parla secondo il principio di spontaneità, cioè per amore della cosa o dell’argomento, è considerato senza scampo come un ingenuo: è kitsch.
Chi vince la lotteria cade in disgrazia. Sotto il dominio dell’universale gli uomini vengono formati così simili ad esso, con così poco riguardo per il senso del giusto, della misura, del riguardo per gli altri e per se stessi; con così poca attenzione per il raffinamento culturale dei propri impulsi; con così poca consapevolezza del senso della vita; - insomma, così  impreparati alla libertà, che quando la possono esercitare combinano solo danni, a se stessi e agli altri.

Può darsi che queste considerazioni siano la proiezione del mio punto di vista su Sergio, ma è una possibilità che ritengo remota: parla troppo chiaro il contenuto delle sue narrazioni di vita  quotidiana e la loro stessa scelta.

Un caro saluto
sandro</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@effeeffe</p>
<p>Certamente conosci Sergio meglio di me, e quindi le tue osservazioni sulla sua formazione e sulla sua opera sono più pertinenti delle mie. Io mi regolo da quel poco che ho letto di lui, e mi sembra, da quel poco - e senza nulla togliere alle tue idee, che pure giudico convincenti -  di poter confermare il mio precedente commento. Voglio mostrarlo brevemente prendendo in esame dettagliato Moleskine 2.  Se c&#8217;è un punto di vista unico, coincidente con l&#8217;universale, dovrà apparire in ogni particolare, cioè in ogni singolo pezzo di cui Moleskine 2  è composto. Ma prima di iniziare vorrei chiarire cosa intendo per universale. L&#8217;universale è la condizione di possibilità, la ragion d&#8217;essere, di ogni particolare; la legge a cui quest&#8217;ultimo obbedisce. Per cui, conoscendo l&#8217;universale, cioè conoscendo la legge, ho la chiave per conoscere tutti i comportamenti dei particolari. L&#8217;universale non si può afferrare come una cosa, come un fatto, è logos, è legge, e come tale si può solo cogliere negli effetti empirici che ha sui particolari. Per fare un esempio fisico, un universale è la legge F=ma, a cui, su ordini di grandezza abbastanza grandi, ogni particolare della materia deve obbedire. Naturalmente, i particolari di cui si occupa Sergio sono uomini, fatti umani, con tutto il loro corredo di spiritualità e autonomia; ma anche loro sono sottoposti ad un universale - che è il più importante di tutti, perché fa esistere l&#8217;uomo stesso e la sua coscienza, nella quale appare tutto l&#8217;esistente. Chi ha in mente questo universale, analogamente a quel che avviene nella fisica, può interpretare ogni comportamento umano, può veramente capirlo sino in fondo, senza perdersi tra l&#8217;infinita varietà dei particolari. Insomma, il punto di vista dell&#8217;universale consente la reductio ad unum di tutta l&#8217;infinità molteplicità del sociale. Ovviamente, poiché l&#8217;uomo è diventato storicamente libero e cosciente, l’essere mera appendice di una totalità sistematica è una condizione che contraddice le sue potenzialità, ma  finché queste rimangono tali, egli rimane sottoposto alla legge sociale oggettiva. L’universale è  pertanto un concetto dialettico, contradditorio: indica una effettiva, presente, attuale deducibilità dell’uomo e dei suoi comportamenti, e insieme la critica alla luce delle sue potenzialità di razionalità e di libertà.<br />
Questo, a meno di non sbagliarmi del tutto, è l’universale attraverso cui Sergio guarda i particolari della realtà quotidiana. Quest’ultima, nella sua visione, si stacca dal suo banale hic et nunc e acquista una  profondità quasi metafisica, rimanda appunto al di là di sé, al suo principio, e lo fa sempre in tono dolente, malinconico, o rassegnatamente sarcastico, perché quel principio non è l’ens realissimum, il summum bonum a cui tendere, ma appunto il male radicale, grazie al quale, tra infiniti sacrifici e sofferenze,  gli uomini (quelli che ci riescono) sopravvivono .<br />
A questo punto qualche rapidissimo esempio.<br />
La vita è una serie di soprusi, si può solo farne l’elenco. Nel senso che si DEVE farne solo l’elenco. Ogni tentativo di restituire il sopruso – in genere all’inferiore, giù giù fino all’individuo omega, perché al superiore non si può – si risolve nella conferma del cattivo universale di cui sopra, a cui invece è giusto sfuggire.<br />
Radio Maria e il tono lamentoso e doloroso dei suoi speaker. L’assoluta mancanza di umorismo della religione è in accordo con la violenza del dogma, che blocca e inibisce il pensiero e le pulsioni con la paura dell’autorità suprema. Il riconoscimento della realtà della sofferenza, che è vera, diventa falso quando con un diktat viene dichiarato eterno. L’universale che la genera, non ha esistenza autonoma ed eterna, ma solo quella che gli uomini gli trasferiscono.<br />
La mostra di Christo a Lugano. L’ingenuità di Sergio. L’universale ha talmente informato di sé gli uomini, che questi agiscono esclusivamente secondo il suo principio: l’antagonismo, la ragione strumentale, il do ut des, il principio di scambio. Chi ha ancora, magari solo per pochi attimi, la forza di sottrarsene, e agisce o parla secondo il principio di spontaneità, cioè per amore della cosa o dell’argomento, è considerato senza scampo come un ingenuo: è kitsch.<br />
Chi vince la lotteria cade in disgrazia. Sotto il dominio dell’universale gli uomini vengono formati così simili ad esso, con così poco riguardo per il senso del giusto, della misura, del riguardo per gli altri e per se stessi; con così poca attenzione per il raffinamento culturale dei propri impulsi; con così poca consapevolezza del senso della vita; - insomma, così  impreparati alla libertà, che quando la possono esercitare combinano solo danni, a se stessi e agli altri.</p>
<p>Può darsi che queste considerazioni siano la proiezione del mio punto di vista su Sergio, ma è una possibilità che ritengo remota: parla troppo chiaro il contenuto delle sue narrazioni di vita  quotidiana e la loro stessa scelta.</p>
<p>Un caro saluto<br />
sandro</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: capocci</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/09/29/moleskine-2/#comment-79128</link>
		<dc:creator>capocci</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Sep 2007 13:18:24 +0000</pubDate>
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		<description>Radio Maria si prende anche sugli appennini meno ricettivi, l'ho sperimentato in auto  quest'estate: immagino che molte pievi si siano riciclate in ripetitori abusivi.  Garufi, grazie per le moleskine.

andrea</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Radio Maria si prende anche sugli appennini meno ricettivi, l&#8217;ho sperimentato in auto  quest&#8217;estate: immagino che molte pievi si siano riciclate in ripetitori abusivi.  Garufi, grazie per le moleskine.</p>
<p>andrea</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Cappuccetto rosso</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/09/29/moleskine-2/#comment-79125</link>
		<dc:creator>Cappuccetto rosso</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Sep 2007 12:27:29 +0000</pubDate>
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		<description>se c'è da firmare per la rubrica, 
corro!
:-)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>se c&#8217;è da firmare per la rubrica,<br />
corro!<br />
:-)</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: sara</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/09/29/moleskine-2/#comment-79122</link>
		<dc:creator>sara</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Sep 2007 11:15:06 +0000</pubDate>
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		<description>C'erano delle rubriche simili sul Domenicale, firmate da Pontiggia e poi Meneghello, e si potrebbero citare anche i Quaderni di Cioran, autore che Garufi ama molto. Dice bene effeffe, l'immagine che ne traspare è quella di un Atlante schiacciato dal peso del mondo, che condivide i suoi pensieri perchè in verità chiede aiuto. Una prosa che comunica il senso di una disperazione quieta, che osserva con malinconia un mondo sempre più affettato e irrigidito nelle sue pose ( il ragazzino cinico ), fin quasi al rifiuto, al desiderio di non parteciparvi più ( i musei di Istanbul ).</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;erano delle rubriche simili sul Domenicale, firmate da Pontiggia e poi Meneghello, e si potrebbero citare anche i Quaderni di Cioran, autore che Garufi ama molto. Dice bene effeffe, l&#8217;immagine che ne traspare è quella di un Atlante schiacciato dal peso del mondo, che condivide i suoi pensieri perchè in verità chiede aiuto. Una prosa che comunica il senso di una disperazione quieta, che osserva con malinconia un mondo sempre più affettato e irrigidito nelle sue pose ( il ragazzino cinico ), fin quasi al rifiuto, al desiderio di non parteciparvi più ( i musei di Istanbul ).</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: ruggero solmi</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/09/29/moleskine-2/#comment-79121</link>
		<dc:creator>ruggero solmi</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Sep 2007 10:54:50 +0000</pubDate>
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		<description>d'accordo in toto e per tuto con morgillo e harz.

saluti,
rs</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>d&#8217;accordo in toto e per tuto con morgillo e harz.</p>
<p>saluti,<br />
rs</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: effeffe</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/09/29/moleskine-2/#comment-79114</link>
		<dc:creator>effeffe</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Sep 2007 09:43:55 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2007/09/29/moleskine-2/#comment-79114</guid>
		<description>@Sandro

Le cose che dici sono più che condivisibili, però non credo siano la "cifra" della scrittura di Sergio. Prima di approfondire la cosa premetto che in alcun caso  ritengo queste mie  osservazioni  come oggettive e inopinabinabili.

Il paradigma "universale" (intero) di cui parli tu mi sembra meno fecondo di orizzonte. Anzi di quello che alcuni filosofi tedeschi definivano come Umgreifende. L'orizzonte come punto a cui guardare ma che si allontana ogni volta che ci si avvicina, ovvero come piano che comprende il particolare viaggio, il particolare occhio, e le cose che uno si porta dietro ma che non si lascia "comprendere" totalmente.

La rivolta di Sergio mi sembra più che contro  pretesa oggettività di un tutto (seppure declinato attraverso le cose che lo compongono e che uno conosce) indirizzata alla complicata relazione che abbiamo con le cose.

C'è una poesia di Borges (autore maestro  di Sergio) che riassume abbastanza la poetica di Garouf :

Le monete, il bastone, il portachiavi, 
la pronta serratura, i tardi appunti 
che non potranno leggere i miei scarsi 
giorni, le carte da giunco e gli scacchi, 
un libro e tra le pagine appassita 
la viola, monumento d'una sera 
di certo inobliabile e obliata, 
il rosso specchio a occidente in cui arde 
illusoria un'aurora. Quante cose, 
atlanti, lime, soglie, coppe, chiodi, 
ci servono come taciti schiavi, 
senza sguardo, stranamente segrete! 
Dureranno piú in là del nostro oblio; 
non sapran mai che ce ne siamo andati.

Tu dici a un certo punto:
E se ne può scrivere soggettivamente, senza cadere nel banale, solo quando il soggetto si sa, fin nel profondo dell’anima, mediato dall’oggettività, a cui appunto si ribella scrivendo.

La questione non è nel sapere le cose nel senso di conoscerle (intellettualmente, teoricamente. O forse si, nel modo in cui a Napoli addirittura si usa il termine sapere , soprattutto parlando di persone: Ie a chille 'o saccie, quella persona io la so. Che è più che conoscere , ovviamente. Sapere le cose più che conoscerle. Io so cos'è un trasloco (ho cambiato casa 14 volte) più di un traslocatore, che magari non si è mai mosso di casa. Io le cose le so a partire dal momento che me le porto appresso. E le cose possono farti sentire leggero, oppure pesantissimo al punto di non farti  avere la forza (in francese si traduce con courage) di fare la fila davanti a un museo o per visitare una moschea
effeffe
ps
all'orizzonte, forse,la terra e le cose che ci salveranno. Certamente i doni, degli amici, che ci sono dentro.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@Sandro</p>
<p>Le cose che dici sono più che condivisibili, però non credo siano la &#8220;cifra&#8221; della scrittura di Sergio. Prima di approfondire la cosa premetto che in alcun caso  ritengo queste mie  osservazioni  come oggettive e inopinabinabili.</p>
<p>Il paradigma &#8220;universale&#8221; (intero) di cui parli tu mi sembra meno fecondo di orizzonte. Anzi di quello che alcuni filosofi tedeschi definivano come Umgreifende. L&#8217;orizzonte come punto a cui guardare ma che si allontana ogni volta che ci si avvicina, ovvero come piano che comprende il particolare viaggio, il particolare occhio, e le cose che uno si porta dietro ma che non si lascia &#8220;comprendere&#8221; totalmente.</p>
<p>La rivolta di Sergio mi sembra più che contro  pretesa oggettività di un tutto (seppure declinato attraverso le cose che lo compongono e che uno conosce) indirizzata alla complicata relazione che abbiamo con le cose.</p>
<p>C&#8217;è una poesia di Borges (autore maestro  di Sergio) che riassume abbastanza la poetica di Garouf :</p>
<p>Le monete, il bastone, il portachiavi,<br />
la pronta serratura, i tardi appunti<br />
che non potranno leggere i miei scarsi<br />
giorni, le carte da giunco e gli scacchi,<br />
un libro e tra le pagine appassita<br />
la viola, monumento d&#8217;una sera<br />
di certo inobliabile e obliata,<br />
il rosso specchio a occidente in cui arde<br />
illusoria un&#8217;aurora. Quante cose,<br />
atlanti, lime, soglie, coppe, chiodi,<br />
ci servono come taciti schiavi,<br />
senza sguardo, stranamente segrete!<br />
Dureranno piú in là del nostro oblio;<br />
non sapran mai che ce ne siamo andati.</p>
<p>Tu dici a un certo punto:<br />
E se ne può scrivere soggettivamente, senza cadere nel banale, solo quando il soggetto si sa, fin nel profondo dell’anima, mediato dall’oggettività, a cui appunto si ribella scrivendo.</p>
<p>La questione non è nel sapere le cose nel senso di conoscerle (intellettualmente, teoricamente. O forse si, nel modo in cui a Napoli addirittura si usa il termine sapere , soprattutto parlando di persone: Ie a chille &#8216;o saccie, quella persona io la so. Che è più che conoscere , ovviamente. Sapere le cose più che conoscerle. Io so cos&#8217;è un trasloco (ho cambiato casa 14 volte) più di un traslocatore, che magari non si è mai mosso di casa. Io le cose le so a partire dal momento che me le porto appresso. E le cose possono farti sentire leggero, oppure pesantissimo al punto di non farti  avere la forza (in francese si traduce con courage) di fare la fila davanti a un museo o per visitare una moschea<br />
effeffe<br />
ps<br />
all&#8217;orizzonte, forse,la terra e le cose che ci salveranno. Certamente i doni, degli amici, che ci sono dentro.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Principe Myskin</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/09/29/moleskine-2/#comment-79113</link>
		<dc:creator>Principe Myskin</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Sep 2007 08:51:49 +0000</pubDate>
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		<description>Dopo il documentario sui passeri, quando la Convention delle Centraliniste ? Grazie per avermi ricordato la XXV Centuria</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo il documentario sui passeri, quando la Convention delle Centraliniste ? Grazie per avermi ricordato la XXV Centuria</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Luca Tassinari</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/09/29/moleskine-2/#comment-79112</link>
		<dc:creator>Luca Tassinari</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Sep 2007 08:18:18 +0000</pubDate>
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		<description>Sergio, sappi che ruberò l'antica maledizione gitana a scopi bassamente plagiari.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sergio, sappi che ruberò l&#8217;antica maledizione gitana a scopi bassamente plagiari.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: harzman</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/09/29/moleskine-2/#comment-79111</link>
		<dc:creator>harzman</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Sep 2007 08:12:39 +0000</pubDate>
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		<description>Sono d'accordo con Morgillo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sono d&#8217;accordo con Morgillo.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: sandro dell'orco</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/09/29/moleskine-2/#comment-79110</link>
		<dc:creator>sandro dell'orco</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Sep 2007 08:10:14 +0000</pubDate>
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		<description>@effeeffe

a proposito della chiave di volta. Si può scrivere su qualsiasi particolare, e con cognizione di causa, soltanto se si possiede l'universale. E se ne può scrivere soggettivamente, senza cadere nel banale, solo quando il soggetto si sa, fin nel profondo dell'anima, mediato dall'oggettività, a cui appunto si ribella scrivendo. L'osservazione sulla singola cosa è critica, nasce dalla spontanea insoddisfazione di come essa è, e dalla considerazione che potrebbe essere diversa, senza l'universale che la determina. Il punto di vista di quest'ultimo si potrebbe paragonare a quello del sole al tramonto, che irradia il suolo radente, e rende visibili tutte le asperità dell'esistente che quando è allo zenith non si vedono. In una tale prospettiva, mi pare, cerca di mettersi Sergio quando guarda il quotidiano e lo descrive.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@effeeffe</p>
<p>a proposito della chiave di volta. Si può scrivere su qualsiasi particolare, e con cognizione di causa, soltanto se si possiede l&#8217;universale. E se ne può scrivere soggettivamente, senza cadere nel banale, solo quando il soggetto si sa, fin nel profondo dell&#8217;anima, mediato dall&#8217;oggettività, a cui appunto si ribella scrivendo. L&#8217;osservazione sulla singola cosa è critica, nasce dalla spontanea insoddisfazione di come essa è, e dalla considerazione che potrebbe essere diversa, senza l&#8217;universale che la determina. Il punto di vista di quest&#8217;ultimo si potrebbe paragonare a quello del sole al tramonto, che irradia il suolo radente, e rende visibili tutte le asperità dell&#8217;esistente che quando è allo zenith non si vedono. In una tale prospettiva, mi pare, cerca di mettersi Sergio quando guarda il quotidiano e lo descrive.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: straelena</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/09/29/moleskine-2/#comment-79106</link>
		<dc:creator>straelena</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Sep 2007 22:55:13 +0000</pubDate>
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		<description>sergio garufi mi piace un sacco!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>sergio garufi mi piace un sacco!</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: il magico alverman</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/09/29/moleskine-2/#comment-79104</link>
		<dc:creator>il magico alverman</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Sep 2007 21:54:14 +0000</pubDate>
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		<description>mi ricorda qualcosa...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>mi ricorda qualcosa&#8230;</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Ginevra</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/09/29/moleskine-2/#comment-79099</link>
		<dc:creator>Ginevra</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Sep 2007 18:27:01 +0000</pubDate>
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		<description>-Lo stupore non nasce dall’originalità dell’idea, ma dal fatto che io l’abbia esposta,-

e per esporre ci vuole coraggio!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>-Lo stupore non nasce dall’originalità dell’idea, ma dal fatto che io l’abbia esposta,-</p>
<p>e per esporre ci vuole coraggio!</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Alessandro Morgillo</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/09/29/moleskine-2/#comment-79098</link>
		<dc:creator>Alessandro Morgillo</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Sep 2007 18:05:59 +0000</pubDate>
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		<description>Una rubrica settimanale su una rivista nazionale nessuno gliela dà al nostro Garufi? Pretenziose!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Una rubrica settimanale su una rivista nazionale nessuno gliela dà al nostro Garufi? Pretenziose!</p>
]]></content:encoded>
	</item>
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