<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
		>
<channel>
	<title>Commenti a: Considerazioni a margine di Umbria Jazz &#8211; 2</title>
	<atom:link href="http://www.nazioneindiana.com/2007/10/04/considerazioni-a-margine-di-umbria-jazz-2/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/10/04/considerazioni-a-margine-di-umbria-jazz-2/</link>
	<description>versione 2.0</description>
	<lastBuildDate>Wed, 17 Mar 2010 20:16:11 +0000</lastBuildDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.9.2</generator>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
		<item>
		<title>Di: Giacomo Ferrari</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/10/04/considerazioni-a-margine-di-umbria-jazz-2/#comment-79401</link>
		<dc:creator>Giacomo Ferrari</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Oct 2007 11:30:47 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2007/10/04/considerazioni-a-margine-di-umbria-jazz-2/#comment-79401</guid>
		<description>Il jazz ovviamente è stata una musica popolare; neglia anni 20&#039;, l&#039;età del jazz, jazz e blues erano sinonimi; in quegl&#039;anni esisteva una grandissima varietà di stili poi confluiti nell&#039;omologazione swing (ancora molto popolare) degli anni 30&#039; e 40&#039;. Naturalmente se per jazz si intende una cosa ben definita dal punto di vista dello stile o anche del linguaggio bhe si il jazz ovviamente è morto, ma è morto più di una volta! se per jazz invece si intende una tradizione musicale in movimento, allora credo che sia ancora ben vivo. Lo dimostrano sia alcuni musicisti della vecchia guardia (taylor, O. Coleman) che bellissime realtà nostrane (basse sfere di Bologna), nonchè il dibattito presente.
Non so se l&#039;arte sia utile o inutile, di certo quella cosa nata all&#039;inizio del &#039;900 negli USA ha rivoluzionato non solo il modo di fare musica in occidente ma anche l&#039;arte in genere e la cultura. il 90% della musica che ci circonda dal pop al rock e persino forse qualche pezzo di musica classica, o deriva direttamente dal jazz o ne è stato fortemente condizionato.
se si considera la musica come qualcosa che vive in una sfera di cristallo allora forse è inutile, se la si considera come un prodotto culturale essa non può non influenzare ed essere influenzata dagli altri aspetti del vivere e della cultura.
un saluto,
Giacomo</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Il jazz ovviamente è stata una musica popolare; neglia anni 20&#8242;, l&#8217;età del jazz, jazz e blues erano sinonimi; in quegl&#8217;anni esisteva una grandissima varietà di stili poi confluiti nell&#8217;omologazione swing (ancora molto popolare) degli anni 30&#8242; e 40&#8242;. Naturalmente se per jazz si intende una cosa ben definita dal punto di vista dello stile o anche del linguaggio bhe si il jazz ovviamente è morto, ma è morto più di una volta! se per jazz invece si intende una tradizione musicale in movimento, allora credo che sia ancora ben vivo. Lo dimostrano sia alcuni musicisti della vecchia guardia (taylor, O. Coleman) che bellissime realtà nostrane (basse sfere di Bologna), nonchè il dibattito presente.<br />
Non so se l&#8217;arte sia utile o inutile, di certo quella cosa nata all&#8217;inizio del &#8216;900 negli USA ha rivoluzionato non solo il modo di fare musica in occidente ma anche l&#8217;arte in genere e la cultura. il 90% della musica che ci circonda dal pop al rock e persino forse qualche pezzo di musica classica, o deriva direttamente dal jazz o ne è stato fortemente condizionato.<br />
se si considera la musica come qualcosa che vive in una sfera di cristallo allora forse è inutile, se la si considera come un prodotto culturale essa non può non influenzare ed essere influenzata dagli altri aspetti del vivere e della cultura.<br />
un saluto,<br />
Giacomo</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Marco Saya</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/10/04/considerazioni-a-margine-di-umbria-jazz-2/#comment-79392</link>
		<dc:creator>Marco Saya</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Oct 2007 08:55:49 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2007/10/04/considerazioni-a-margine-di-umbria-jazz-2/#comment-79392</guid>
		<description>le Scimmie esistono ancora, feudo di Cifarelli &amp; C.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>le Scimmie esistono ancora, feudo di Cifarelli &amp; C.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Baldrus MC</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/10/04/considerazioni-a-margine-di-umbria-jazz-2/#comment-79391</link>
		<dc:creator>Baldrus MC</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Oct 2007 08:42:50 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2007/10/04/considerazioni-a-margine-di-umbria-jazz-2/#comment-79391</guid>
		<description>Oltre al Capolinea (mitico) negli anni Ottanta c&#039;era anche Le Scimmie, più glamour però ci ho visto dei concertini niente male.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Oltre al Capolinea (mitico) negli anni Ottanta c&#8217;era anche Le Scimmie, più glamour però ci ho visto dei concertini niente male.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: véronique vergé</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/10/04/considerazioni-a-margine-di-umbria-jazz-2/#comment-79382</link>
		<dc:creator>véronique vergé</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Oct 2007 06:07:37 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2007/10/04/considerazioni-a-margine-di-umbria-jazz-2/#comment-79382</guid>
		<description>Grazie Sergio per la precisione. Sono una fan del trio da cui la musica è dolce, sensuale, e sorridente. Penso &quot;La gelosia non è più di moda&quot;.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie Sergio per la precisione. Sono una fan del trio da cui la musica è dolce, sensuale, e sorridente. Penso &#8220;La gelosia non è più di moda&#8221;.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: sergio pasquandrea</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/10/04/considerazioni-a-margine-di-umbria-jazz-2/#comment-79378</link>
		<dc:creator>sergio pasquandrea</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Oct 2007 19:57:44 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2007/10/04/considerazioni-a-margine-di-umbria-jazz-2/#comment-79378</guid>
		<description>Infatti credo che servano innanzi tutto posti diversi dal Blue Note.
Posti come era il Capolinea, o come era lo Small&#039;s a New York qualche anno fa, o come credo sia ancora la Knitting Factory (credo, perché purtroppo non sono mai riuscito ad andarci). 
Insomma, a me piace tantissimo l&#039;ultimo Rava, anche perché è uno che ha avuto il coraggio di lanciare giovani e di rimettersi in gioco, però cavolo, non ne posso più di sentire sempre, ovunque vado, i soliti 5-6 nomi: Rava, i Doctor 3, Gatto, Bollani e compagnia bella. Tutti ottimi musicisti, però ce ne sono tanti che potrebbero trovare spazio, se ci fossero spazi adatti a farli crescere.
Non credo che quelli che studiano jazz siano tutti interessati unicamente a ripetere all&#039;infinito i fraseggi copiati dai dischi di Charlie Parker...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Infatti credo che servano innanzi tutto posti diversi dal Blue Note.<br />
Posti come era il Capolinea, o come era lo Small&#8217;s a New York qualche anno fa, o come credo sia ancora la Knitting Factory (credo, perché purtroppo non sono mai riuscito ad andarci).<br />
Insomma, a me piace tantissimo l&#8217;ultimo Rava, anche perché è uno che ha avuto il coraggio di lanciare giovani e di rimettersi in gioco, però cavolo, non ne posso più di sentire sempre, ovunque vado, i soliti 5-6 nomi: Rava, i Doctor 3, Gatto, Bollani e compagnia bella. Tutti ottimi musicisti, però ce ne sono tanti che potrebbero trovare spazio, se ci fossero spazi adatti a farli crescere.<br />
Non credo che quelli che studiano jazz siano tutti interessati unicamente a ripetere all&#8217;infinito i fraseggi copiati dai dischi di Charlie Parker&#8230;</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Marco Saya</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/10/04/considerazioni-a-margine-di-umbria-jazz-2/#comment-79377</link>
		<dc:creator>Marco Saya</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Oct 2007 19:50:08 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2007/10/04/considerazioni-a-margine-di-umbria-jazz-2/#comment-79377</guid>
		<description>Hai ragione Gianni, quelle bruschette con quei tavolacci di legno..., al Blue note ci devi andare con una benda... ;-)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Hai ragione Gianni, quelle bruschette con quei tavolacci di legno&#8230;, al Blue note ci devi andare con una benda&#8230; ;-)</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: gianni biondillo</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/10/04/considerazioni-a-margine-di-umbria-jazz-2/#comment-79374</link>
		<dc:creator>gianni biondillo</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Oct 2007 19:35:03 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2007/10/04/considerazioni-a-margine-di-umbria-jazz-2/#comment-79374</guid>
		<description>Ah, le meravigliose bruschette del Capolinea... Dio, che nostalgia!
Al Blue Note proprio non ci riesco ad andare, mi fa venire i nervi...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ah, le meravigliose bruschette del Capolinea&#8230; Dio, che nostalgia!<br />
Al Blue Note proprio non ci riesco ad andare, mi fa venire i nervi&#8230;</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Marco Saya</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/10/04/considerazioni-a-margine-di-umbria-jazz-2/#comment-79373</link>
		<dc:creator>Marco Saya</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Oct 2007 19:26:24 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2007/10/04/considerazioni-a-margine-di-umbria-jazz-2/#comment-79373</guid>
		<description>Jason moran non l&#039;ho ancora sentito live , so che ha fatto delle collaborazioni con il mitico, per me, Sam Rivers, e questo non può che far ben sperare.

@ Sergio

&quot;Secondo me, comunque, il jazz non è affatto morto. Sono certi settori del jazz a essersi insteriliti, ma il nocciolo, l’atteggiamento, la spinta a innovare, da qualche parte c’è ancora.
Insomma, io sono ottimista…&quot;

Mah, speriamo. come musicista jazz a Milano sono stato quello che suonava quasi tutte le sere al Capolinea prima che lo &quot;abbattessero&quot;, mi ero fatto promotore assieme ad altri della raccolta firma per salvare l&#039;unico tempio del jazz a Milano. Il risultato? Edificare dei residence...

Cosa ci rimane? Il Blue Note, lo conosco bene, ci vado spesso ad ascoltare quello che è rimasto del buon jazz contemporaneo e non ma il pubblico è diverso, non è più quello delle bruschette e del fiasco di vino, è il pubblico che viene per farsi vedere ma non per ascoltare.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Jason moran non l&#8217;ho ancora sentito live , so che ha fatto delle collaborazioni con il mitico, per me, Sam Rivers, e questo non può che far ben sperare.</p>
<p>@ Sergio</p>
<p>&#8220;Secondo me, comunque, il jazz non è affatto morto. Sono certi settori del jazz a essersi insteriliti, ma il nocciolo, l’atteggiamento, la spinta a innovare, da qualche parte c’è ancora.<br />
Insomma, io sono ottimista…&#8221;</p>
<p>Mah, speriamo. come musicista jazz a Milano sono stato quello che suonava quasi tutte le sere al Capolinea prima che lo &#8220;abbattessero&#8221;, mi ero fatto promotore assieme ad altri della raccolta firma per salvare l&#8217;unico tempio del jazz a Milano. Il risultato? Edificare dei residence&#8230;</p>
<p>Cosa ci rimane? Il Blue Note, lo conosco bene, ci vado spesso ad ascoltare quello che è rimasto del buon jazz contemporaneo e non ma il pubblico è diverso, non è più quello delle bruschette e del fiasco di vino, è il pubblico che viene per farsi vedere ma non per ascoltare.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: sergio pasquandrea</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/10/04/considerazioni-a-margine-di-umbria-jazz-2/#comment-79368</link>
		<dc:creator>sergio pasquandrea</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Oct 2007 17:32:01 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2007/10/04/considerazioni-a-margine-di-umbria-jazz-2/#comment-79368</guid>
		<description>Il trio Lescano era composto da tre sorelle olandesi (il vero nome era Leschan), che rifaceva in italiano quello che facevano molti complessi vocali americani, tipo le Boswell Sisters o le Andrews Sister.
Non si tratta esattamente di jazz, anche perché in quegli anni il jazz in Italia non si poteva fare (almeno ufficialmente, poi lo si faceva lo stesso, tanto che Romano, figlio di Mussolini, era un grande appassionato e dopo la guerra divenne un pianista jazz professionista: è uscito un paio d&#039;anni fa un bellissimo libro di Adriano Mazzoletti sul jazz italiano degli anni &#039;20 e &#039;30). Ma è comunque un genere che ha molte affinità con il jazz, soprattutto nella pronuncia ritmica.
Le tre sorelle furono arrestate durante la guerra con l&#039;accusa (falsa) di spionaggio, perché erano di origine ebrea per parte di madre.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Il trio Lescano era composto da tre sorelle olandesi (il vero nome era Leschan), che rifaceva in italiano quello che facevano molti complessi vocali americani, tipo le Boswell Sisters o le Andrews Sister.<br />
Non si tratta esattamente di jazz, anche perché in quegli anni il jazz in Italia non si poteva fare (almeno ufficialmente, poi lo si faceva lo stesso, tanto che Romano, figlio di Mussolini, era un grande appassionato e dopo la guerra divenne un pianista jazz professionista: è uscito un paio d&#8217;anni fa un bellissimo libro di Adriano Mazzoletti sul jazz italiano degli anni &#8216;20 e &#8216;30). Ma è comunque un genere che ha molte affinità con il jazz, soprattutto nella pronuncia ritmica.<br />
Le tre sorelle furono arrestate durante la guerra con l&#8217;accusa (falsa) di spionaggio, perché erano di origine ebrea per parte di madre.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: véronique vergé</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/10/04/considerazioni-a-margine-di-umbria-jazz-2/#comment-79362</link>
		<dc:creator>véronique vergé</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Oct 2007 16:19:46 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2007/10/04/considerazioni-a-margine-di-umbria-jazz-2/#comment-79362</guid>
		<description>Ho scoperto di recente anche il trio Lascano, revisitado da delizioso. Sono canzoni che adoro molto. Fanno parte dell&#039;ambiente jazz o no? 
Ho letto il riassunto. Il trio fu censurato e arrestato durante il fascismo, avevo legamo con Pippo Barzizza.

Mi piace la dolcezza delle canzoni del trio, da ascoltare, tranquillo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ho scoperto di recente anche il trio Lascano, revisitado da delizioso. Sono canzoni che adoro molto. Fanno parte dell&#8217;ambiente jazz o no?<br />
Ho letto il riassunto. Il trio fu censurato e arrestato durante il fascismo, avevo legamo con Pippo Barzizza.</p>
<p>Mi piace la dolcezza delle canzoni del trio, da ascoltare, tranquillo.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: tashtego</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/10/04/considerazioni-a-margine-di-umbria-jazz-2/#comment-79360</link>
		<dc:creator>tashtego</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Oct 2007 15:35:49 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2007/10/04/considerazioni-a-margine-di-umbria-jazz-2/#comment-79360</guid>
		<description>i musicisti jazz hanno una durata, e di solito non riescono ad andare oltre.
la cosa a cui penso sempre quando li ascolto è l&#039;usura che deve procurare quel tipo di musica a chi la suona.
spesso questi personaggi, un tempo mitici, li ritrovi che si sono trasformati in macchiette: rammento un concerto di pharoah sanders, molti anni fa a roma: chi cazzo era quel tizio sul palco? che c&#039;entrava con &quot;kulu se mama&quot;, disco da me super ascoltato alla fine dei Sessanta?
credo che Jarrett sia giunto da tempo alla linea di confine tra la ricerca e la ripetizione e l&#039;abbia ampiamente sorpassata.
l&#039;invenzione consuma.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>i musicisti jazz hanno una durata, e di solito non riescono ad andare oltre.<br />
la cosa a cui penso sempre quando li ascolto è l&#8217;usura che deve procurare quel tipo di musica a chi la suona.<br />
spesso questi personaggi, un tempo mitici, li ritrovi che si sono trasformati in macchiette: rammento un concerto di pharoah sanders, molti anni fa a roma: chi cazzo era quel tizio sul palco? che c&#8217;entrava con &#8220;kulu se mama&#8221;, disco da me super ascoltato alla fine dei Sessanta?<br />
credo che Jarrett sia giunto da tempo alla linea di confine tra la ricerca e la ripetizione e l&#8217;abbia ampiamente sorpassata.<br />
l&#8217;invenzione consuma.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: sergio pasquandrea</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/10/04/considerazioni-a-margine-di-umbria-jazz-2/#comment-79354</link>
		<dc:creator>sergio pasquandrea</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Oct 2007 15:00:06 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2007/10/04/considerazioni-a-margine-di-umbria-jazz-2/#comment-79354</guid>
		<description>@ Abateditheleme
Devo dire che su Jarrett ho sentimenti un po&#039; misti.
Da una parte, sono d&#039;accordo che se un artista richede silenzio e niente flash, sarebbe doveroso da parte del pubblico rispettare la richiesta. Il problema è il modo in cui Jarrett l&#039;ha fatta, che è stato a dir poco imbarazzante per tempi, atteggiamento e scelte lessicali. E di recente ha fatto scenate anche peggiori. Insomma, bene non sta. 
Quanto al &quot;grandissimo&quot;, anche lì ho i miei dubbi. La performance a UJ ha avuto momenti bellissimi, ma non è stata proprio delle sue migliori; e poi diciamolo, quel trio ormai sono 10-15 anni che propina la stessa roba. Suonata benissimo, ma sempre la stessa.
Jarrett è stato un grande fino a metà anni &#039;80, poi ha cominciato ad accartocciarsi nell&#039;autocompiacimento. Ma sarebbe un discorso molto lungo...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ Abateditheleme<br />
Devo dire che su Jarrett ho sentimenti un po&#8217; misti.<br />
Da una parte, sono d&#8217;accordo che se un artista richede silenzio e niente flash, sarebbe doveroso da parte del pubblico rispettare la richiesta. Il problema è il modo in cui Jarrett l&#8217;ha fatta, che è stato a dir poco imbarazzante per tempi, atteggiamento e scelte lessicali. E di recente ha fatto scenate anche peggiori. Insomma, bene non sta.<br />
Quanto al &#8220;grandissimo&#8221;, anche lì ho i miei dubbi. La performance a UJ ha avuto momenti bellissimi, ma non è stata proprio delle sue migliori; e poi diciamolo, quel trio ormai sono 10-15 anni che propina la stessa roba. Suonata benissimo, ma sempre la stessa.<br />
Jarrett è stato un grande fino a metà anni &#8216;80, poi ha cominciato ad accartocciarsi nell&#8217;autocompiacimento. Ma sarebbe un discorso molto lungo&#8230;</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: sergio pasquandrea</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/10/04/considerazioni-a-margine-di-umbria-jazz-2/#comment-79353</link>
		<dc:creator>sergio pasquandrea</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Oct 2007 14:55:13 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2007/10/04/considerazioni-a-margine-di-umbria-jazz-2/#comment-79353</guid>
		<description>Jason Moran è un musicista che vorrei approfondire anch&#039;io, perché non lo conosco molto, anche se in realtà è in giro ormai da una decina d&#039;anni (fra l&#039;altro, ho scoperto da poco che è praticamente un mio coetaneo, è nato una quarantina di giorni prima di me).
Mi pare uno che ha un atteggiamento molto aperto, che non si fa rinchiudere in gabbie stilistiche. E&#039; partito dall&#039;area Greg Osby-Steve Coleman-MBase, cioè dai settori più vivi della scena &quot;alternativa&quot; degli anni &#039;80-&#039;90, ma poi incorpora elementi di stride, free, sperimentazioni elettroniche, sampling e manipolazioni sonore, oltre a tutta la linea Monk-Jacki Byard-Muhal Richard Abrams...
L&#039;ho sentito dal vivo quest&#039;estate, ma purtroppo quella sera ero talmente stanco che non riuscivo a tenere gli occhi aperti, e la sua è una musica che richiede impegno e concentrazione.
Dovrei procurarmi qualcosa di suo, e soprattutto sono curioso di vedere come (e se) la sua musica evolverà.

Secondo me, comunque, il jazz non è affatto morto. Sono certi settori del jazz a essersi insteriliti, ma il nocciolo, l&#039;atteggiamento, la spinta a innovare, da qualche parte c&#039;è ancora.
Insomma, io sono ottimista...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Jason Moran è un musicista che vorrei approfondire anch&#8217;io, perché non lo conosco molto, anche se in realtà è in giro ormai da una decina d&#8217;anni (fra l&#8217;altro, ho scoperto da poco che è praticamente un mio coetaneo, è nato una quarantina di giorni prima di me).<br />
Mi pare uno che ha un atteggiamento molto aperto, che non si fa rinchiudere in gabbie stilistiche. E&#8217; partito dall&#8217;area Greg Osby-Steve Coleman-MBase, cioè dai settori più vivi della scena &#8220;alternativa&#8221; degli anni &#8216;80-&#8217;90, ma poi incorpora elementi di stride, free, sperimentazioni elettroniche, sampling e manipolazioni sonore, oltre a tutta la linea Monk-Jacki Byard-Muhal Richard Abrams&#8230;<br />
L&#8217;ho sentito dal vivo quest&#8217;estate, ma purtroppo quella sera ero talmente stanco che non riuscivo a tenere gli occhi aperti, e la sua è una musica che richiede impegno e concentrazione.<br />
Dovrei procurarmi qualcosa di suo, e soprattutto sono curioso di vedere come (e se) la sua musica evolverà.</p>
<p>Secondo me, comunque, il jazz non è affatto morto. Sono certi settori del jazz a essersi insteriliti, ma il nocciolo, l&#8217;atteggiamento, la spinta a innovare, da qualche parte c&#8217;è ancora.<br />
Insomma, io sono ottimista&#8230;</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: AbatediTheleme</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/10/04/considerazioni-a-margine-di-umbria-jazz-2/#comment-79349</link>
		<dc:creator>AbatediTheleme</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Oct 2007 14:21:18 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2007/10/04/considerazioni-a-margine-di-umbria-jazz-2/#comment-79349</guid>
		<description>Di Umbria Jazz 2007 ricordo con piacere lo spirito di Sly Stone sul palco, che mi ha regalato l&#039;incontro con una delle ultime voci nere davvero memori dell&#039;infinita, autentica profondità del blues... impossibilitato dal proprio ischeletrimento a toccare le corde soul-funky che lo fecero grande, ha cantato in tutto tre pezzi, ma alla maniera dei grandi progenitori, voce solista e scarno accompagnamento. Grande impatto emotivo...quasi un requiem.
Ricordo invece con sconcerto il caos dei posti a sedere, gli anziani appassionati calpestati e soffocati nelle prime file nonostante avessero pagato quasi 50 euro per star lì... e le polemiche demenziali contro il sì capriccioso (ma anche grandissimo) Jarret, reo di essersi lamentato dei flash continui e del casino incessante che stavano accompagnando la sua esibizione...manco fosse Ligabue!!!
Il problema jazz in Italia, come molti altri del resto, se me lo consenti caro Pasquandrea, è una questione di cultura... che a noi italiani difetta completamente. 
Dalla &quot;è&quot; con l&#039;accento alle note di Coleman. 
Ma poichè voluta da chi comanda, ce la dobbiamo tenere.
Vale et ego.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Di Umbria Jazz 2007 ricordo con piacere lo spirito di Sly Stone sul palco, che mi ha regalato l&#8217;incontro con una delle ultime voci nere davvero memori dell&#8217;infinita, autentica profondità del blues&#8230; impossibilitato dal proprio ischeletrimento a toccare le corde soul-funky che lo fecero grande, ha cantato in tutto tre pezzi, ma alla maniera dei grandi progenitori, voce solista e scarno accompagnamento. Grande impatto emotivo&#8230;quasi un requiem.<br />
Ricordo invece con sconcerto il caos dei posti a sedere, gli anziani appassionati calpestati e soffocati nelle prime file nonostante avessero pagato quasi 50 euro per star lì&#8230; e le polemiche demenziali contro il sì capriccioso (ma anche grandissimo) Jarret, reo di essersi lamentato dei flash continui e del casino incessante che stavano accompagnando la sua esibizione&#8230;manco fosse Ligabue!!!<br />
Il problema jazz in Italia, come molti altri del resto, se me lo consenti caro Pasquandrea, è una questione di cultura&#8230; che a noi italiani difetta completamente.<br />
Dalla &#8220;è&#8221; con l&#8217;accento alle note di Coleman.<br />
Ma poichè voluta da chi comanda, ce la dobbiamo tenere.<br />
Vale et ego.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: sergio pasquandrea</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/10/04/considerazioni-a-margine-di-umbria-jazz-2/#comment-79336</link>
		<dc:creator>sergio pasquandrea</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Oct 2007 14:16:40 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2007/10/04/considerazioni-a-margine-di-umbria-jazz-2/#comment-79336</guid>
		<description>@ tashtego, a proposito di &quot;coolness&quot;. 
Su youtube ( http://it.youtube.com/watch?v=IHeYG9SNaS0 ) c&#039;è un&#039;intervista a Miles, credo dei primi anni &#039;80.
C&#039;è lui vestito da dandy, con tanto di bastone col manico d&#039;argento.
A un certo punto, dice qualcosa come che non sa nemmeno lui che cosa farà nel prssimo disco, e l&#039;intervistatore: &quot;You like that mistery...&quot;. E Miles: &quot;They like it&quot; (il pubblico, presumo). Poi, dopo una pausa, con quello sguardo da motherfucker: &quot;I&#039;m cool...&quot;. 
Fantastico...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ tashtego, a proposito di &#8220;coolness&#8221;.<br />
Su youtube ( <a href="http://it.youtube.com/watch?v=IHeYG9SNaS0" rel="nofollow">http://it.youtube.com/watch?v=IHeYG9SNaS0</a> ) c&#8217;è un&#8217;intervista a Miles, credo dei primi anni &#8216;80.<br />
C&#8217;è lui vestito da dandy, con tanto di bastone col manico d&#8217;argento.<br />
A un certo punto, dice qualcosa come che non sa nemmeno lui che cosa farà nel prssimo disco, e l&#8217;intervistatore: &#8220;You like that mistery&#8230;&#8221;. E Miles: &#8220;They like it&#8221; (il pubblico, presumo). Poi, dopo una pausa, con quello sguardo da motherfucker: &#8220;I&#8217;m cool&#8230;&#8221;.<br />
Fantastico&#8230;</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: andrea tozzini</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/10/04/considerazioni-a-margine-di-umbria-jazz-2/#comment-79346</link>
		<dc:creator>andrea tozzini</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Oct 2007 13:58:08 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2007/10/04/considerazioni-a-margine-di-umbria-jazz-2/#comment-79346</guid>
		<description>evviva, lasciamo perdere. Schoenberg non è stato solo quello della dodecafonia; ma ho già risposto, con il commento precedente, le stesse cose che dici tu.

A.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>evviva, lasciamo perdere. Schoenberg non è stato solo quello della dodecafonia; ma ho già risposto, con il commento precedente, le stesse cose che dici tu.</p>
<p>A.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Andrea Raos</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/10/04/considerazioni-a-margine-di-umbria-jazz-2/#comment-79341</link>
		<dc:creator>Andrea Raos</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Oct 2007 13:49:34 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2007/10/04/considerazioni-a-margine-di-umbria-jazz-2/#comment-79341</guid>
		<description>Sulla spinosissima questione della possibilità di innovare nel jazz dopo Coltrane e dopo la fase elettrica di Davis, a parte i molti nomi più recenti citati nel pezzo e nei commenti (tra i quali il più sicuramente, solidamente &lt;em&gt;nuovo&lt;/em&gt; resta, secondo me, Steve Coleman, anche grazie all&#039;enorme forza intellettuale e spirituale che sprigiona), volevo chiedere a Sergio e agli altri numerosi esperti qui presenti cosa pensano di Jason Moran; l&#039;ho scoperto da poco e devo dire che mi ha impressionato moltissimo, ma mi piacerebbe saperne di più. Grazie!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sulla spinosissima questione della possibilità di innovare nel jazz dopo Coltrane e dopo la fase elettrica di Davis, a parte i molti nomi più recenti citati nel pezzo e nei commenti (tra i quali il più sicuramente, solidamente <em>nuovo</em> resta, secondo me, Steve Coleman, anche grazie all&#8217;enorme forza intellettuale e spirituale che sprigiona), volevo chiedere a Sergio e agli altri numerosi esperti qui presenti cosa pensano di Jason Moran; l&#8217;ho scoperto da poco e devo dire che mi ha impressionato moltissimo, ma mi piacerebbe saperne di più. Grazie!</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: sergio pasquandrea</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/10/04/considerazioni-a-margine-di-umbria-jazz-2/#comment-79338</link>
		<dc:creator>sergio pasquandrea</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Oct 2007 13:36:26 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2007/10/04/considerazioni-a-margine-di-umbria-jazz-2/#comment-79338</guid>
		<description>A proposito delle inversioni di nona (anzi, visto che ci siamo: io ho studiato musica per parecchio tempo, ho fatto esami di armonia e ho anche suonato jazz per un po&#039;, in maniera semi-professionale; se vogliamo dirla tutta, ho anche trascritto di persona numerosi assolo di Bill Evans, ma non ho idea di che cosa sia un&#039;inversione di nona; casomai, Bill Evans ha adattato al jazz elementi dell&#039;armonia debussyana; e poi pensavo che Schoenberg avesse inventato il metodo dodecafonico, dove degli accordi tradizionali non c&#039;è più neanche la minima traccia, quindi che c&#039;entrano le none?; ma lasciamo perdere).
Dicevo, a proposito degli accordi: che lo si voglia o no, accordi, scale, rivolti, alterazioni e cambi di tempo sono gli strumenti di lavoro di un musicista. Se voglio fare una sedia, uso legno, sega, martello e chiodi. Se voglio scrivere o suonare un pezzo, uso accordi, melodie, arrangiamenti eccetera. 
Poi, quando mi siedo su una sedia, mi interessa solo di non ritrovarmi col sedere per terra. Come è stata fatta, me ne importa poco.
Invece, quando ascolto un brano di musica, mi interessa che sia bello; però se capisco anche come il musicista è arrivato a produrre quella bellezza, alla fine mi piace di più.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>A proposito delle inversioni di nona (anzi, visto che ci siamo: io ho studiato musica per parecchio tempo, ho fatto esami di armonia e ho anche suonato jazz per un po&#8217;, in maniera semi-professionale; se vogliamo dirla tutta, ho anche trascritto di persona numerosi assolo di Bill Evans, ma non ho idea di che cosa sia un&#8217;inversione di nona; casomai, Bill Evans ha adattato al jazz elementi dell&#8217;armonia debussyana; e poi pensavo che Schoenberg avesse inventato il metodo dodecafonico, dove degli accordi tradizionali non c&#8217;è più neanche la minima traccia, quindi che c&#8217;entrano le none?; ma lasciamo perdere).<br />
Dicevo, a proposito degli accordi: che lo si voglia o no, accordi, scale, rivolti, alterazioni e cambi di tempo sono gli strumenti di lavoro di un musicista. Se voglio fare una sedia, uso legno, sega, martello e chiodi. Se voglio scrivere o suonare un pezzo, uso accordi, melodie, arrangiamenti eccetera.<br />
Poi, quando mi siedo su una sedia, mi interessa solo di non ritrovarmi col sedere per terra. Come è stata fatta, me ne importa poco.<br />
Invece, quando ascolto un brano di musica, mi interessa che sia bello; però se capisco anche come il musicista è arrivato a produrre quella bellezza, alla fine mi piace di più.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: andrea tozzini</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/10/04/considerazioni-a-margine-di-umbria-jazz-2/#comment-79331</link>
		<dc:creator>andrea tozzini</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Oct 2007 13:05:22 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2007/10/04/considerazioni-a-margine-di-umbria-jazz-2/#comment-79331</guid>
		<description>ma aggiornatevi e studiate, per cortesia.


Però concordo su Saya relativamente a ciò che dice sugli artisti, non con i discorsi sugli accordi (il pezzo di Rollins è St. Thomas), anche perché il giudizio estetico è avulso da ogni categorizzazione teorica e strutturale del pezzo. Circle di Miles Davis ha una struttura assurda e all&#039;avanguardia, ma nessuno lo sa e a nessuno piace per quel motivo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>ma aggiornatevi e studiate, per cortesia.</p>
<p>Però concordo su Saya relativamente a ciò che dice sugli artisti, non con i discorsi sugli accordi (il pezzo di Rollins è St. Thomas), anche perché il giudizio estetico è avulso da ogni categorizzazione teorica e strutturale del pezzo. Circle di Miles Davis ha una struttura assurda e all&#8217;avanguardia, ma nessuno lo sa e a nessuno piace per quel motivo.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Marco Saya</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/10/04/considerazioni-a-margine-di-umbria-jazz-2/#comment-79328</link>
		<dc:creator>Marco Saya</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Oct 2007 12:48:36 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2007/10/04/considerazioni-a-margine-di-umbria-jazz-2/#comment-79328</guid>
		<description>l&#039;arte è inutile quando non viene &quot;vissuta a tutto tondo&quot;. punto. Anche la Falchi si dichiara un&#039;artista. e di artisti ne vedo ben pochi in giro, solo dei gran cialtroni con la merda sotto il naso e quel minimo di dialettica per vendere il loro fumo cancerogeno.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>l&#8217;arte è inutile quando non viene &#8220;vissuta a tutto tondo&#8221;. punto. Anche la Falchi si dichiara un&#8217;artista. e di artisti ne vedo ben pochi in giro, solo dei gran cialtroni con la merda sotto il naso e quel minimo di dialettica per vendere il loro fumo cancerogeno.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: véronique vergé</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/10/04/considerazioni-a-margine-di-umbria-jazz-2/#comment-79327</link>
		<dc:creator>véronique vergé</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Oct 2007 12:47:55 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2007/10/04/considerazioni-a-margine-di-umbria-jazz-2/#comment-79327</guid>
		<description>PS: ho comprato il CD Gianmaria Testa: adoro la voce, è una voce maschile bassa, sexy che mi piace. Vedo che ha ricevuto label  bleu (Amiens) C&#039;è un festival di jazz  a Amiens!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>PS: ho comprato il CD Gianmaria Testa: adoro la voce, è una voce maschile bassa, sexy che mi piace. Vedo che ha ricevuto label  bleu (Amiens) C&#8217;è un festival di jazz  a Amiens!</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Marco Saya</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/10/04/considerazioni-a-margine-di-umbria-jazz-2/#comment-79326</link>
		<dc:creator>Marco Saya</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Oct 2007 12:44:57 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2007/10/04/considerazioni-a-margine-di-umbria-jazz-2/#comment-79326</guid>
		<description>certo che capire l&#039;armonia è fondamentale. Un conto è ascoltare un re minore settima con la quinta diminuita, un conto un re maggiore 7 con la quinta aumentata. Le tonalità in minore sono più calde (so what di Miles ne è un esempio ) rispetto a Thomas di Rollins... Lo so, sono seghe mentali ,ma per un musicista jazz sono nozioni fondamentali. Chi ascolta, anche se non capisce quello che il jazzista sta suonando, recepisce il calore della musica, la sua comunicabilità,etc,etc e tutto questo viene dato in parte dal tipo di tonalità eseguita.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>certo che capire l&#8217;armonia è fondamentale. Un conto è ascoltare un re minore settima con la quinta diminuita, un conto un re maggiore 7 con la quinta aumentata. Le tonalità in minore sono più calde (so what di Miles ne è un esempio ) rispetto a Thomas di Rollins&#8230; Lo so, sono seghe mentali ,ma per un musicista jazz sono nozioni fondamentali. Chi ascolta, anche se non capisce quello che il jazzista sta suonando, recepisce il calore della musica, la sua comunicabilità,etc,etc e tutto questo viene dato in parte dal tipo di tonalità eseguita.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: tashtego</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/10/04/considerazioni-a-margine-di-umbria-jazz-2/#comment-79325</link>
		<dc:creator>tashtego</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Oct 2007 12:43:45 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2007/10/04/considerazioni-a-margine-di-umbria-jazz-2/#comment-79325</guid>
		<description>la coorte?
l&#039;arte stessa è inutile?
ma che dici?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>la coorte?<br />
l&#8217;arte stessa è inutile?<br />
ma che dici?</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: véronique vergé</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/10/04/considerazioni-a-margine-di-umbria-jazz-2/#comment-79324</link>
		<dc:creator>véronique vergé</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Oct 2007 12:38:14 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2007/10/04/considerazioni-a-margine-di-umbria-jazz-2/#comment-79324</guid>
		<description>Grazie Andrea,

L&#039;articolo postato è ricco e analisa tutti gli aspetti del Jazz. Ho imparato molte cose. Grazie e buona giornata.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie Andrea,</p>
<p>L&#8217;articolo postato è ricco e analisa tutti gli aspetti del Jazz. Ho imparato molte cose. Grazie e buona giornata.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: andrea tozzini</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/10/04/considerazioni-a-margine-di-umbria-jazz-2/#comment-79323</link>
		<dc:creator>andrea tozzini</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Oct 2007 12:36:07 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2007/10/04/considerazioni-a-margine-di-umbria-jazz-2/#comment-79323</guid>
		<description>tashtego, la musica la ascoltano comunque tutti; il post e tu stesso, ne siete la prova. Chi è costui che viene a dirci come ascoltare e sentire le cose?
Ti pregherei di non sentirti intimorito da alcuna inversione. 
Ma il problema è che ho chiosato il mio commento in maniera insolente, così da risparmiarmi una risposta adeguata. Non avevo considerato la coorte.
però basta.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>tashtego, la musica la ascoltano comunque tutti; il post e tu stesso, ne siete la prova. Chi è costui che viene a dirci come ascoltare e sentire le cose?<br />
Ti pregherei di non sentirti intimorito da alcuna inversione.<br />
Ma il problema è che ho chiosato il mio commento in maniera insolente, così da risparmiarmi una risposta adeguata. Non avevo considerato la coorte.<br />
però basta.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
</channel>
</rss>
