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	<title>Commenti a: Milano Oltre</title>
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	<description>versione 2.0</description>
	<pubDate>Tue, 02 Dec 2008 06:58:10 +0000</pubDate>
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		<title>Di: helena</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/10/12/milano-oltre/#comment-80472</link>
		<dc:creator>helena</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Oct 2007 09:05:52 +0000</pubDate>
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		<description>Va bene. Grazie, Diego.</description>
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		<title>Di: diego</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/10/12/milano-oltre/#comment-80419</link>
		<dc:creator>diego</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Oct 2007 09:35:52 +0000</pubDate>
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		<description>Helena, scusa l'attesa alla tua risposta, ma non lo so. Ho cercato poi nei giornali, anche locali, un trafiletto su questa storia, ma ho trovato solo uno sparuto riferimento in un paio di colonnine striminzite. E allora penso che la riflessione debba solo essere interiore. E una certa reticenza mista a un profondo rispetto diventa poi predominante. Confesso che anche nello scriverne cosi', tra noi, mi sembra di violare una sfera talmente personale e intima che mi imbarazza. Un paradosso frose, pensando al suo gesto che e' stato drammaticamente da lui posto davanti agli occhi di tutti e non consumato da solo in qualche altra tragica modalita'. pero' e' cosi'. Alla fine, e penso ai familiari, rimane un dolore da dimenticare (ricordandolo ?) il piu' presto possibile. E a noi di questi "palazzi spersonalizzati" un incidente di una mattina di settembre...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Helena, scusa l&#8217;attesa alla tua risposta, ma non lo so. Ho cercato poi nei giornali, anche locali, un trafiletto su questa storia, ma ho trovato solo uno sparuto riferimento in un paio di colonnine striminzite. E allora penso che la riflessione debba solo essere interiore. E una certa reticenza mista a un profondo rispetto diventa poi predominante. Confesso che anche nello scriverne cosi&#8217;, tra noi, mi sembra di violare una sfera talmente personale e intima che mi imbarazza. Un paradosso frose, pensando al suo gesto che e&#8217; stato drammaticamente da lui posto davanti agli occhi di tutti e non consumato da solo in qualche altra tragica modalita&#8217;. pero&#8217; e&#8217; cosi&#8217;. Alla fine, e penso ai familiari, rimane un dolore da dimenticare (ricordandolo ?) il piu&#8217; presto possibile. E a noi di questi &#8220;palazzi spersonalizzati&#8221; un incidente di una mattina di settembre&#8230;</p>
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		<title>Di: helena</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/10/12/milano-oltre/#comment-80281</link>
		<dc:creator>helena</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Oct 2007 16:37:02 +0000</pubDate>
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		<description>Non so che dire. Ormai di poesia ne scrivo poca, credo su uno slancio utopico minimo come sentire le presenze simili a Milano Oltre. Se avessi saputo la storia di quello che si è ammazzato citando Quasimodo, forse non l'avrei scritta. L'equilibrio fra speranza e non-speranza è precario. 
Altra cosa: intuisco dalla risposta di Diego che non abbia voglia di far pubblicare i suoi commenti in qualche modo rielaborati come post singolo. E' cosi?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Non so che dire. Ormai di poesia ne scrivo poca, credo su uno slancio utopico minimo come sentire le presenze simili a Milano Oltre. Se avessi saputo la storia di quello che si è ammazzato citando Quasimodo, forse non l&#8217;avrei scritta. L&#8217;equilibrio fra speranza e non-speranza è precario.<br />
Altra cosa: intuisco dalla risposta di Diego che non abbia voglia di far pubblicare i suoi commenti in qualche modo rielaborati come post singolo. E&#8217; cosi?</p>
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		<title>Di: diego</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/10/12/milano-oltre/#comment-80262</link>
		<dc:creator>diego</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Oct 2007 09:40:28 +0000</pubDate>
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		<description>la riflessione su una "non soluzione", la piu' tragica, che qualcuno ci ha posto di fronte diventa realmente impossibile. forse si, il silenzio e una rabbia sommessa, e alla fine qualche verso che possa andare anche lui "oltre", rimangono le uniche alternative possibili. In fondo pero' sento in questo universo impiegatizio pressato in questi complessi un rumore di fondo, di vita, non dico di speranza, ma almeno di presenza. Forse non tutto è perduto.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>la riflessione su una &#8220;non soluzione&#8221;, la piu&#8217; tragica, che qualcuno ci ha posto di fronte diventa realmente impossibile. forse si, il silenzio e una rabbia sommessa, e alla fine qualche verso che possa andare anche lui &#8220;oltre&#8221;, rimangono le uniche alternative possibili. In fondo pero&#8217; sento in questo universo impiegatizio pressato in questi complessi un rumore di fondo, di vita, non dico di speranza, ma almeno di presenza. Forse non tutto è perduto.</p>
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		<title>Di: marco mantello</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/10/12/milano-oltre/#comment-80184</link>
		<dc:creator>marco mantello</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Oct 2007 13:52:34 +0000</pubDate>
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		<description>L'esperienza del suicidio di qualcuno che conoscevamo (o magari di un 'estraneo') credo che l'abbiamo vissuta più o meno tutti. Qualcosa da dire secondo me ci può essere,  in molti casi la prima cosa che ti viene da fare  è mettere qualche verso insieme, o appunto riflettere attraverso parole su un luogo che non è un luogo. In alternativa c'é il silenzio, o la rabbia,  dipende da come si è fatti. Tutto qui</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;esperienza del suicidio di qualcuno che conoscevamo (o magari di un &#8216;estraneo&#8217;) credo che l&#8217;abbiamo vissuta più o meno tutti. Qualcosa da dire secondo me ci può essere,  in molti casi la prima cosa che ti viene da fare  è mettere qualche verso insieme, o appunto riflettere attraverso parole su un luogo che non è un luogo. In alternativa c&#8217;é il silenzio, o la rabbia,  dipende da come si è fatti. Tutto qui</p>
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		<title>Di: helena</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/10/12/milano-oltre/#comment-80154</link>
		<dc:creator>helena</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Oct 2007 21:26:35 +0000</pubDate>
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		<description>Scusate, non s'è buttato dalla finestra, perché sti posti infami non ne prevedono di apribili. Mentre me ne stavo lì ad aspettare con questo senso che dopo Segrate c'è Milano Oltre e oltre ancora luoghi uguali (più a est, a nord, a sud ecc.), un mondo impermeabile infinito, pensavo pure: "è questo sarebbe IL MIGLIORE DEI MONDI POSSIBILI". Nel senso che- non so di dove sei tu, Diego- ma che ci arrivano da tutta Italia con le lauree e i master che altrimenti non servono a niente, che quella è la meta ultima a cui si possa aspirare...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Scusate, non s&#8217;è buttato dalla finestra, perché sti posti infami non ne prevedono di apribili. Mentre me ne stavo lì ad aspettare con questo senso che dopo Segrate c&#8217;è Milano Oltre e oltre ancora luoghi uguali (più a est, a nord, a sud ecc.), un mondo impermeabile infinito, pensavo pure: &#8220;è questo sarebbe IL MIGLIORE DEI MONDI POSSIBILI&#8221;. Nel senso che- non so di dove sei tu, Diego- ma che ci arrivano da tutta Italia con le lauree e i master che altrimenti non servono a niente, che quella è la meta ultima a cui si possa aspirare&#8230;</p>
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		<title>Di: helena</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/10/12/milano-oltre/#comment-80153</link>
		<dc:creator>helena</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Oct 2007 21:12:53 +0000</pubDate>
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		<description>Non c'è niente da dire, ma proprio niente, di fronte alla morte di un uomo che si butta dalla finestra di un comprensorio di palazzi dove "è subito sera". Non so se è un idea buona, ma quasi mi verrebbe da chiederti Diego, se posso estrapolare le tue due testimonianze (sarebbe ancora meglio, forse, se lo fai tu stesso) e postarle qui. Voglio dire: lascia perdere quel che riguarda la mia poesia ecc. e tieni quel che riguarda Milano Oltre e luoghi affini. Se vuoi aggiungi. Così cerchiamo di mettere un piccola lapide...Fammi sapere</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Non c&#8217;è niente da dire, ma proprio niente, di fronte alla morte di un uomo che si butta dalla finestra di un comprensorio di palazzi dove &#8220;è subito sera&#8221;. Non so se è un idea buona, ma quasi mi verrebbe da chiederti Diego, se posso estrapolare le tue due testimonianze (sarebbe ancora meglio, forse, se lo fai tu stesso) e postarle qui. Voglio dire: lascia perdere quel che riguarda la mia poesia ecc. e tieni quel che riguarda Milano Oltre e luoghi affini. Se vuoi aggiungi. Così cerchiamo di mettere un piccola lapide&#8230;Fammi sapere</p>
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		<title>Di: marco mantello</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/10/12/milano-oltre/#comment-80127</link>
		<dc:creator>marco mantello</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Oct 2007 16:30:53 +0000</pubDate>
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		<description>Caro Diego
E' proprio questo fatto della spersonalizzazione del dolore, che forse una poesia può  un minimo riscattare, dando voce, consistenza e unicità umana  a un suicida come tanti se ne vedono cadere dai piani alti di un qualsiasi agglomerato di uffici. Il rischio è la retorica, o il già detto, ma va corso secondo me, a partire dalle proprie personali esperienze.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Diego<br />
E&#8217; proprio questo fatto della spersonalizzazione del dolore, che forse una poesia può  un minimo riscattare, dando voce, consistenza e unicità umana  a un suicida come tanti se ne vedono cadere dai piani alti di un qualsiasi agglomerato di uffici. Il rischio è la retorica, o il già detto, ma va corso secondo me, a partire dalle proprie personali esperienze.</p>
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		<title>Di: diego</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/10/12/milano-oltre/#comment-80120</link>
		<dc:creator>diego</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Oct 2007 15:24:07 +0000</pubDate>
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		<description>Non lo so, io sento di essere costretto a non credere più a questo "noi" in questi luoghi.  Sono fuggito da "milano oltre" per finire in un altro ammasso di palazzine standardizzate del terziario da multinazionale, stessa luce, stesse sensazioni, solo un po' più a est di Milano. E a ottobre dell'anno scorso un tipo sulla cinquantina che lavorava in questo complesso, una mattina alle otto, prima che le navette impiegatizie arrivassero, ha pensato bene di salire al settimo e ultimo piano di una di di queste palazzine (non di quella in cui lavorava lui...e qui l'ultimo grande gesto di rispetto verso il proprio marcio posto di lavoro..) e di gettarsi di sotto. il particolare più agghiacciante è che prima di prendere l'ascensore ha attaccato ad una ringhiera al piano terra il testo di "Ed è subito sera". Ci è cascato proprio vicino. Il lenzuolo bianco lo abbiamo visto tutti, un paio di ragazze che l'hanno visto cadere le hanno portate in ospedale sotto choc, la polizia ha transennato l'area e il furgone funebre ci ha messo un bel po' prima di arrivare. E' cosi', in questi posti si tenta di lavorare, si tenta di vivere e si muore. Guardi la gente camminare nei vialetti verso la mensa e capisci che ognuno sta pensando esattamente le stesse cose, ma tutti per conto loro, senza condividere nulla, sempre con l'accortezza di non andare "oltre" la bega dell'ufficio, le ferie programmate. Tanto poi si scappa a casa e il piccolo mondo impiegatizio si richiude. E anche un suicidio cosi' eclatante alla fine si riesce a giustificare con le solite parole. L'importante e' che nessuno ci possa disturbare ricordandoci...ognuno sta solo sul cuor della terra... e in questi posti "oltre" con migliaia di persone intorno non solo e' ancora piu' vero, ma si puo' toccare con mano. Pensavo di mettere un fiore, una pianta, ancorata su quella ringhiera, di stampare la poesia di Quasimodo e di lasciarla li'. Mi han detto di lasciar perdere, che poi si sarebbe dimenticato tutto in fretta, che era depresso, che aveva perso il lavoro, che forse aveva casini in famiglia. E sbrigati a finire quel lavoro, che guarda fuori, non vedi che sta gia' facendo buio ? Eh gia', se guardo meglio mi accorgo che ogni giorno, tra un discorso e l'altro....e' subito sera.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Non lo so, io sento di essere costretto a non credere più a questo &#8220;noi&#8221; in questi luoghi.  Sono fuggito da &#8220;milano oltre&#8221; per finire in un altro ammasso di palazzine standardizzate del terziario da multinazionale, stessa luce, stesse sensazioni, solo un po&#8217; più a est di Milano. E a ottobre dell&#8217;anno scorso un tipo sulla cinquantina che lavorava in questo complesso, una mattina alle otto, prima che le navette impiegatizie arrivassero, ha pensato bene di salire al settimo e ultimo piano di una di di queste palazzine (non di quella in cui lavorava lui&#8230;e qui l&#8217;ultimo grande gesto di rispetto verso il proprio marcio posto di lavoro..) e di gettarsi di sotto. il particolare più agghiacciante è che prima di prendere l&#8217;ascensore ha attaccato ad una ringhiera al piano terra il testo di &#8220;Ed è subito sera&#8221;. Ci è cascato proprio vicino. Il lenzuolo bianco lo abbiamo visto tutti, un paio di ragazze che l&#8217;hanno visto cadere le hanno portate in ospedale sotto choc, la polizia ha transennato l&#8217;area e il furgone funebre ci ha messo un bel po&#8217; prima di arrivare. E&#8217; cosi&#8217;, in questi posti si tenta di lavorare, si tenta di vivere e si muore. Guardi la gente camminare nei vialetti verso la mensa e capisci che ognuno sta pensando esattamente le stesse cose, ma tutti per conto loro, senza condividere nulla, sempre con l&#8217;accortezza di non andare &#8220;oltre&#8221; la bega dell&#8217;ufficio, le ferie programmate. Tanto poi si scappa a casa e il piccolo mondo impiegatizio si richiude. E anche un suicidio cosi&#8217; eclatante alla fine si riesce a giustificare con le solite parole. L&#8217;importante e&#8217; che nessuno ci possa disturbare ricordandoci&#8230;ognuno sta solo sul cuor della terra&#8230; e in questi posti &#8220;oltre&#8221; con migliaia di persone intorno non solo e&#8217; ancora piu&#8217; vero, ma si puo&#8217; toccare con mano. Pensavo di mettere un fiore, una pianta, ancorata su quella ringhiera, di stampare la poesia di Quasimodo e di lasciarla li&#8217;. Mi han detto di lasciar perdere, che poi si sarebbe dimenticato tutto in fretta, che era depresso, che aveva perso il lavoro, che forse aveva casini in famiglia. E sbrigati a finire quel lavoro, che guarda fuori, non vedi che sta gia&#8217; facendo buio ? Eh gia&#8217;, se guardo meglio mi accorgo che ogni giorno, tra un discorso e l&#8217;altro&#8230;.e&#8217; subito sera.</p>
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		<title>Di: marco mantello</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/10/12/milano-oltre/#comment-80078</link>
		<dc:creator>marco mantello</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Oct 2007 06:21:13 +0000</pubDate>
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		<description>Edoardo dice che ho una tendenza al 'teatro', con tutti quegli 'io' che parlano in rima, in effetti è un po' così.... Vabbe' ciao e alla prossima</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Edoardo dice che ho una tendenza al &#8216;teatro&#8217;, con tutti quegli &#8216;io&#8217; che parlano in rima, in effetti è un po&#8217; così&#8230;. Vabbe&#8217; ciao e alla prossima</p>
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		<title>Di: helena</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/10/12/milano-oltre/#comment-80065</link>
		<dc:creator>helena</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Oct 2007 19:50:52 +0000</pubDate>
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		<description>Ecco: a me semplicemente questo "diventare qualcun altro" viene da farlo in prosa...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ecco: a me semplicemente questo &#8220;diventare qualcun altro&#8221; viene da farlo in prosa&#8230;</p>
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		<title>Di: marco mantello</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/10/12/milano-oltre/#comment-80064</link>
		<dc:creator>marco mantello</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Oct 2007 19:45:21 +0000</pubDate>
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		<description>Vedi per me (è un po' la logica dei miei Standards) è proprio questo il punto di maggiore interesse: diventare qualcun altro attraverso i versi, raccontare la sua esperienza, il suo personale sentire che allo stesso tempo si rivela una sorta di 'luogo comune', qualche cosa che altri hanno già provato o proveranno, in quelle date circostanze. Peraltro, nutro un profondo rispetto per il sentimento individuale riferito a qualcosa di 'comune' e quindi anche a qualcosa di spersonalizzato, in contesti come 'Milano Oltre'. Ecco per fare un esempio, per me 'il compagno di scuola che si suicida' e la reazione emotiva che hai di fronte a una bara che si chiude, è un fatto individuale che tutti (molti?) hanno vissuto. L'umanità sta in questo cogliere comuqnue un 'io', all'interno del 'noi'. La solidarietà sta in questo diventare qualcun altro, per me ma mi rendo conto che dipende anche dai temi trattati e forse nel caso della tua poesia il 'noi' indifferenziato ha un suo valore distinto.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Vedi per me (è un po&#8217; la logica dei miei Standards) è proprio questo il punto di maggiore interesse: diventare qualcun altro attraverso i versi, raccontare la sua esperienza, il suo personale sentire che allo stesso tempo si rivela una sorta di &#8216;luogo comune&#8217;, qualche cosa che altri hanno già provato o proveranno, in quelle date circostanze. Peraltro, nutro un profondo rispetto per il sentimento individuale riferito a qualcosa di &#8216;comune&#8217; e quindi anche a qualcosa di spersonalizzato, in contesti come &#8216;Milano Oltre&#8217;. Ecco per fare un esempio, per me &#8216;il compagno di scuola che si suicida&#8217; e la reazione emotiva che hai di fronte a una bara che si chiude, è un fatto individuale che tutti (molti?) hanno vissuto. L&#8217;umanità sta in questo cogliere comuqnue un &#8216;io&#8217;, all&#8217;interno del &#8216;noi&#8217;. La solidarietà sta in questo diventare qualcun altro, per me ma mi rendo conto che dipende anche dai temi trattati e forse nel caso della tua poesia il &#8216;noi&#8217; indifferenziato ha un suo valore distinto.</p>
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		<title>Di: helena</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/10/12/milano-oltre/#comment-80063</link>
		<dc:creator>helena</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Oct 2007 19:35:44 +0000</pubDate>
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		<description>Non c'è l'avevo con te, Marco. Pseudoindividuo era un modo per dire: chi si aggrappa all'idea di avere una VICENDA PERSONALE dentro a quel tipo di calderone anodino e condiviso.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Non c&#8217;è l&#8217;avevo con te, Marco. Pseudoindividuo era un modo per dire: chi si aggrappa all&#8217;idea di avere una VICENDA PERSONALE dentro a quel tipo di calderone anodino e condiviso.</p>
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		<title>Di: marco mantello</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/10/12/milano-oltre/#comment-80062</link>
		<dc:creator>marco mantello</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Oct 2007 19:31:21 +0000</pubDate>
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		<description>Non credo che uscirebbero fuori tanti pseudo-individui....voglio dire</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Non credo che uscirebbero fuori tanti pseudo-individui&#8230;.voglio dire</p>
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		<title>Di: marco mantello</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/10/12/milano-oltre/#comment-80061</link>
		<dc:creator>marco mantello</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Oct 2007 19:29:56 +0000</pubDate>
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		<description>Il commento di Diego è piaciuto molto anche a me, comincia in prima persona e poi utilizza il noi in un modo che non mi spaventa, anzi. La tua rivendicazione, Helena, a questo punto è legittima: credo anche io nella solidarietà, però la mia idea-suggerimento  sulla possibilità che avresti di costruire un poemetto a più voci su questo tema e su quel luogo-Milano Oltre, resta. Saluti.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Il commento di Diego è piaciuto molto anche a me, comincia in prima persona e poi utilizza il noi in un modo che non mi spaventa, anzi. La tua rivendicazione, Helena, a questo punto è legittima: credo anche io nella solidarietà, però la mia idea-suggerimento  sulla possibilità che avresti di costruire un poemetto a più voci su questo tema e su quel luogo-Milano Oltre, resta. Saluti.</p>
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		<title>Di: helena</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/10/12/milano-oltre/#comment-80054</link>
		<dc:creator>helena</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Oct 2007 18:41:27 +0000</pubDate>
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		<description>Volevo semplicemente dire che il commento- il racconto- di Diego mi ha fatto molto piacere. E stop. Poi- sarà anche la mossa tendenziosa di chi tira acqua al suo mulino- posso dire che una risposta del genere mi conferma il senso del mio noi. Non tante voci di esseri alienati, tanti pseudoindividui che borbottono la loro residua interniorità (ok, detto così è scorretto), ma l'intuizione che quel che sto provando io, lo sta provando qualcun'altro, molti, che non vedo ma sento essere "miei simili, miei fratelli". Tipo la donna col figlio malato a casa che non ero io, non lì, non ora. Era una cosa che era capitata a me come a chiunque si trovi in quelle circostanze. O Diego di cui non sapevo nulla. Oggi ci viene raccontato che la condizione degli uomini rispetto al lavoro (il precariato, la competizione, il mobbing e chesso io) sia una faccenda PRIVATA. E questo impedisce ogni forma di solidarietà, di concreta azione comune, per non dire di condivisione che oltrepassi coloro che sono direttamente toccati da uno o l'altro problema. Cosa ottima per chi fa andare avanti le baracche. Ma questo è già un discorso ideologico. Io non voglio rivendicare un "noi" da classe operaia terziaria avanzata, io semplicemente sento che nascosto nel mio io sempre più insignificante rispetto alle cose e al "paesaggio",c'è questo noi.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Volevo semplicemente dire che il commento- il racconto- di Diego mi ha fatto molto piacere. E stop. Poi- sarà anche la mossa tendenziosa di chi tira acqua al suo mulino- posso dire che una risposta del genere mi conferma il senso del mio noi. Non tante voci di esseri alienati, tanti pseudoindividui che borbottono la loro residua interniorità (ok, detto così è scorretto), ma l&#8217;intuizione che quel che sto provando io, lo sta provando qualcun&#8217;altro, molti, che non vedo ma sento essere &#8220;miei simili, miei fratelli&#8221;. Tipo la donna col figlio malato a casa che non ero io, non lì, non ora. Era una cosa che era capitata a me come a chiunque si trovi in quelle circostanze. O Diego di cui non sapevo nulla. Oggi ci viene raccontato che la condizione degli uomini rispetto al lavoro (il precariato, la competizione, il mobbing e chesso io) sia una faccenda PRIVATA. E questo impedisce ogni forma di solidarietà, di concreta azione comune, per non dire di condivisione che oltrepassi coloro che sono direttamente toccati da uno o l&#8217;altro problema. Cosa ottima per chi fa andare avanti le baracche. Ma questo è già un discorso ideologico. Io non voglio rivendicare un &#8220;noi&#8221; da classe operaia terziaria avanzata, io semplicemente sento che nascosto nel mio io sempre più insignificante rispetto alle cose e al &#8220;paesaggio&#8221;,c&#8217;è questo noi.</p>
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		<title>Di: diego</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/10/12/milano-oltre/#comment-79960</link>
		<dc:creator>diego</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Oct 2007 15:51:54 +0000</pubDate>
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		<description>Conosco il posto, ho lavorato lì per un paio d'anni, in uno di quei palazzi, Donatello, Raffaello, o qualcosa di simile. Ho lasciato quel lavoro per uno stupido diverbio con un capo che non mi aveva preso sul serio, o quantomeno era quello che io credevo. La mensa, il tabaccaio, il bar, l'acqua della fontana, tutto chiude alle diciannove, poi una vera morte apparente si impossessa del posto fino al mattino seguente.  Il ricordo più nitido, in uno di quei cortili, rimane una eclissi potente, credo del 2000, quando i palazzi divennero lentamente più gialli del solito, e noi a guardare l'ultimo spicchio di sole attraverso la pellicola di un floppy disk stracciato. E anche noi, ora che ci penso, eravamo un pò gialli. E ancora la convinzione di aver sbagliato, e forse ancora la voglia di essere lì, ora, a Milano Oltre.  Chi sa di dove si sta parlando non può che rimanere incantato dalle parole di Helena. Come una eclissi quasi totale..</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Conosco il posto, ho lavorato lì per un paio d&#8217;anni, in uno di quei palazzi, Donatello, Raffaello, o qualcosa di simile. Ho lasciato quel lavoro per uno stupido diverbio con un capo che non mi aveva preso sul serio, o quantomeno era quello che io credevo. La mensa, il tabaccaio, il bar, l&#8217;acqua della fontana, tutto chiude alle diciannove, poi una vera morte apparente si impossessa del posto fino al mattino seguente.  Il ricordo più nitido, in uno di quei cortili, rimane una eclissi potente, credo del 2000, quando i palazzi divennero lentamente più gialli del solito, e noi a guardare l&#8217;ultimo spicchio di sole attraverso la pellicola di un floppy disk stracciato. E anche noi, ora che ci penso, eravamo un pò gialli. E ancora la convinzione di aver sbagliato, e forse ancora la voglia di essere lì, ora, a Milano Oltre.  Chi sa di dove si sta parlando non può che rimanere incantato dalle parole di Helena. Come una eclissi quasi totale..</p>
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		<title>Di: marco mantello</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/10/12/milano-oltre/#comment-79925</link>
		<dc:creator>marco mantello</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Oct 2007 11:24:32 +0000</pubDate>
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		<description>E' ovvio che poi uno fa quello che gli viene di fare, ci mancherebbe, la poetologia è quanto di più distante dal mio modo di scrivere (fin troppo narrativo), quindi non mi metto a farla sui testi degli altri......Quello che posso fare, leggendo un testo non mio, è esprimere impressioni, inevitabilmente condizionate da un certo modo di vedere le cose. L'uso del 'noi', almeno per quel mi riguarda, mi ha sempre creato difficoltà quando racconto stati d'animo attraverso 'luoghi' . In genere mi domando se gli altri si sentano poi rappresentati,  da questo 'noi', o se non sia arbitrario da parte mia inglobarli in un sentimento di 'compassione'  o 'simpatia' (cioè di 'sentire insieme').  Non è individualismo (forse si, un po' lo è...) credo comunque che, quantomeno per certi temi  parlare in prima persona sia una assunzione di responsabilità e comunque non impedisca nè effetti lirici, nè un riscatto dall'alinenazione, ogni volta che qualcuno, leggendo, si ritrovi spontaneamente in quell' 'io'. Ecco come prima reazione emotiva, ho paura in genere  di quelli che mi danno del 'noi', ma è un discorso lungo,  che va oltre il tuo testo e il fare poesie in generale.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; ovvio che poi uno fa quello che gli viene di fare, ci mancherebbe, la poetologia è quanto di più distante dal mio modo di scrivere (fin troppo narrativo), quindi non mi metto a farla sui testi degli altri&#8230;&#8230;Quello che posso fare, leggendo un testo non mio, è esprimere impressioni, inevitabilmente condizionate da un certo modo di vedere le cose. L&#8217;uso del &#8216;noi&#8217;, almeno per quel mi riguarda, mi ha sempre creato difficoltà quando racconto stati d&#8217;animo attraverso &#8216;luoghi&#8217; . In genere mi domando se gli altri si sentano poi rappresentati,  da questo &#8216;noi&#8217;, o se non sia arbitrario da parte mia inglobarli in un sentimento di &#8216;compassione&#8217;  o &#8217;simpatia&#8217; (cioè di &#8217;sentire insieme&#8217;).  Non è individualismo (forse si, un po&#8217; lo è&#8230;) credo comunque che, quantomeno per certi temi  parlare in prima persona sia una assunzione di responsabilità e comunque non impedisca nè effetti lirici, nè un riscatto dall&#8217;alinenazione, ogni volta che qualcuno, leggendo, si ritrovi spontaneamente in quell&#8217; &#8216;io&#8217;. Ecco come prima reazione emotiva, ho paura in genere  di quelli che mi danno del &#8216;noi&#8217;, ma è un discorso lungo,  che va oltre il tuo testo e il fare poesie in generale.</p>
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		<title>Di: helena</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/10/12/milano-oltre/#comment-79912</link>
		<dc:creator>helena</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Oct 2007 08:59:57 +0000</pubDate>
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		<description>Marco, non mi va di fare costruzioni troppo poetologiche su quel che in qualche modo mi viene da fare. Ma io questo noi lo sento necessario, almeno quando si presenta. Così come sento necessario una certa coesistenza fra - possiamo chiamarlo così?- afflato lirico e "poesia narrativa".  E' forse una sorta di resistenza a quella che chiami alienazione, il momento in cui senti di condividere quell'esperienza con molti e, in questo, invocandoli, di rovesciarla.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Marco, non mi va di fare costruzioni troppo poetologiche su quel che in qualche modo mi viene da fare. Ma io questo noi lo sento necessario, almeno quando si presenta. Così come sento necessario una certa coesistenza fra - possiamo chiamarlo così?- afflato lirico e &#8220;poesia narrativa&#8221;.  E&#8217; forse una sorta di resistenza a quella che chiami alienazione, il momento in cui senti di condividere quell&#8217;esperienza con molti e, in questo, invocandoli, di rovesciarla.</p>
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		<title>Di: Andrea Garbin</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/10/12/milano-oltre/#comment-79910</link>
		<dc:creator>Andrea Garbin</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Oct 2007 08:45:44 +0000</pubDate>
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		<description>nel leggere queste poesie ho scoperto una Milano molto differente rispetto a quella che trovo nelle poesie di Loi (faccio notare però che è l'unico poeta milanese, per lo più in dialetto,  che conosco).  è interessante vedere queste due facce della stessa città,  affiancarle e confrontarle, e scoprire che hanno in comune una presenza di fondo quale è la nebbia.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>nel leggere queste poesie ho scoperto una Milano molto differente rispetto a quella che trovo nelle poesie di Loi (faccio notare però che è l&#8217;unico poeta milanese, per lo più in dialetto,  che conosco).  è interessante vedere queste due facce della stessa città,  affiancarle e confrontarle, e scoprire che hanno in comune una presenza di fondo quale è la nebbia.</p>
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		<title>Di: marco mantello</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/10/12/milano-oltre/#comment-79909</link>
		<dc:creator>marco mantello</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Oct 2007 08:33:44 +0000</pubDate>
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		<description>Ecco proprio questo: la riacquisizione 'occasionale' del proprio tempo, che si produce nei momenti di pausa (attesa del taxi) da ciò che si 'deve fare' e genera versi. Adesso vedo le altre, secondo me è un buon tema, io lo svilupperei in una serie di poesie eliminando il 'noi'.  L'uso della prima persona, in particolare,   l'oggettivazione di  più personaggi/io narranti che 'osservano' Milano Oltre  (un non luogo) e i luoghi reali della città. Con questo tipo di taglio, il 'non avere tempo' rappresentato anche in chiave  di 'poesia narrativa', può uscire fuori un poemetto a più voci.  Intendo una serie di episodi in versi con una serie di 'io narranti' caratterizzati dalla loro alienazione e dal recupero coatto del tempo di 'guardarsi intorno' ( mi viene in mente Marcovaldo/funghi in città non so perchè).</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ecco proprio questo: la riacquisizione &#8216;occasionale&#8217; del proprio tempo, che si produce nei momenti di pausa (attesa del taxi) da ciò che si &#8216;deve fare&#8217; e genera versi. Adesso vedo le altre, secondo me è un buon tema, io lo svilupperei in una serie di poesie eliminando il &#8216;noi&#8217;.  L&#8217;uso della prima persona, in particolare,   l&#8217;oggettivazione di  più personaggi/io narranti che &#8216;osservano&#8217; Milano Oltre  (un non luogo) e i luoghi reali della città. Con questo tipo di taglio, il &#8216;non avere tempo&#8217; rappresentato anche in chiave  di &#8216;poesia narrativa&#8217;, può uscire fuori un poemetto a più voci.  Intendo una serie di episodi in versi con una serie di &#8216;io narranti&#8217; caratterizzati dalla loro alienazione e dal recupero coatto del tempo di &#8216;guardarsi intorno&#8217; ( mi viene in mente Marcovaldo/funghi in città non so perchè).</p>
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		<title>Di: helena</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/10/12/milano-oltre/#comment-79902</link>
		<dc:creator>helena</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Oct 2007 07:31:41 +0000</pubDate>
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		<description>Il contesto era: esco dal ufficio (Mondadori, Segrate, palazzo di Oscar Niemeyer con sottostante stagno artificiale di carpe giapponesi ecc.) e prendo una navetta aziendale che dovrebbe viaggiare con orario e percorso nuovo, ossia fino a Linate, aeroporto, dove pigliare l'autobus e poi il treno....Ma evidentemente ce ne una che parte cinque minuti prima, una cosa tipo pulmino e che va in questo posto di cui ignoravo persino l'esistenza, MILANO OLTRE. Li mentre cerco dei taxi che non ci sono, visto che altrimenti non ce la faccio ad arrivare in tempo per prendere mio figlio a scuola, aspetto e guardo immersa in quest'angoscia da periferia terziaria infinita....Non ho idea perché quasi tutto quel che concerne il lavoro, mi venga da scriverlo in poesia.  (Vedi anche queste:  http://www.nazioneindiana.com/2006/10/24/oltre-le-nebbie/)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Il contesto era: esco dal ufficio (Mondadori, Segrate, palazzo di Oscar Niemeyer con sottostante stagno artificiale di carpe giapponesi ecc.) e prendo una navetta aziendale che dovrebbe viaggiare con orario e percorso nuovo, ossia fino a Linate, aeroporto, dove pigliare l&#8217;autobus e poi il treno&#8230;.Ma evidentemente ce ne una che parte cinque minuti prima, una cosa tipo pulmino e che va in questo posto di cui ignoravo persino l&#8217;esistenza, MILANO OLTRE. Li mentre cerco dei taxi che non ci sono, visto che altrimenti non ce la faccio ad arrivare in tempo per prendere mio figlio a scuola, aspetto e guardo immersa in quest&#8217;angoscia da periferia terziaria infinita&#8230;.Non ho idea perché quasi tutto quel che concerne il lavoro, mi venga da scriverlo in poesia.  (Vedi anche queste:  <a href="http://www.nazioneindiana.com/2006/10/24/oltre-le-nebbie/"  rel="nofollow">http://www.nazioneindiana.com/2006/10/24/oltre-le-nebbie/</a>)</p>
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		<title>Di: marco mantello</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/10/12/milano-oltre/#comment-79858</link>
		<dc:creator>marco mantello</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Oct 2007 14:48:32 +0000</pubDate>
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		<description>Però il testo richiama qualcosa di simile a un contesto lavorativo, con il non morire (non poter morire) associato all'ufficio e all'uso del 'noi':

"non moriremo mai finché restiamo all’opera e in ufficio,
se conta di farlo qualcun altro, non ci riguarda,
qui non c’è cattiveria, non c’è oltre, (...)"

Intendo dire: l'idea era quella di rappresentare lo stato d'animo di qualcuno che sta lavorando e si mette a scrivere una poesia a Milano, magari su una scrivania certo... Ecco se c'era domanda era questa, è un tema che mi interessa. Saluti</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Però il testo richiama qualcosa di simile a un contesto lavorativo, con il non morire (non poter morire) associato all&#8217;ufficio e all&#8217;uso del &#8216;noi&#8217;:</p>
<p>&#8220;non moriremo mai finché restiamo all’opera e in ufficio,<br />
se conta di farlo qualcun altro, non ci riguarda,<br />
qui non c’è cattiveria, non c’è oltre, (&#8230;)&#8221;</p>
<p>Intendo dire: l&#8217;idea era quella di rappresentare lo stato d&#8217;animo di qualcuno che sta lavorando e si mette a scrivere una poesia a Milano, magari su una scrivania certo&#8230; Ecco se c&#8217;era domanda era questa, è un tema che mi interessa. Saluti</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: helena</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/10/12/milano-oltre/#comment-79855</link>
		<dc:creator>helena</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Oct 2007 13:35:04 +0000</pubDate>
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		<description>Marco, se ho capito bene la domanda: no, la scrivania non era AZIENDALE.
Comunque- a te e a tutti gli altri- grazie.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Marco, se ho capito bene la domanda: no, la scrivania non era AZIENDALE.<br />
Comunque- a te e a tutti gli altri- grazie.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: isabella</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/10/12/milano-oltre/#comment-79852</link>
		<dc:creator>isabella</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Oct 2007 12:31:32 +0000</pubDate>
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		<description>bravissima helena.
bellissimi versi.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>bravissima helena.<br />
bellissimi versi.</p>
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