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	<title>Commenti a: Il trono di Grazia</title>
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	<pubDate>Tue, 02 Dec 2008 06:54:53 +0000</pubDate>
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		<title>Di: Beppe</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/10/23/il-trono-di-grazia/#comment-80463</link>
		<dc:creator>Beppe</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Oct 2007 22:57:27 +0000</pubDate>
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		<description>Demetrio hai chiarito bene di quello che volevi dire e scrivere e di quello che non volevi scrivere.
Sei onesto.
Ti rispetto.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Demetrio hai chiarito bene di quello che volevi dire e scrivere e di quello che non volevi scrivere.<br />
Sei onesto.<br />
Ti rispetto.</p>
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	<item>
		<title>Di: demetrio</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/10/23/il-trono-di-grazia/#comment-80450</link>
		<dc:creator>demetrio</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Oct 2007 16:15:19 +0000</pubDate>
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		<description>per complicare la riflessione rimando anche a questo racconto di Giulio Mozzi, tratto Fiction (Einaudi): http://ilcasocarmichael.wordpress.com/002-un-racconto/

d.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>per complicare la riflessione rimando anche a questo racconto di Giulio Mozzi, tratto Fiction (Einaudi): <a href="http://ilcasocarmichael.wordpress.com/002-un-racconto/" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('outclick-comm/ilcasocarmichael.wordpress.com');" rel="nofollow">http://ilcasocarmichael.wordpress.com/002-un-racconto/</a></p>
<p>d.</p>
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	</item>
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		<title>Di: la funambola</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/10/23/il-trono-di-grazia/#comment-80441</link>
		<dc:creator>la funambola</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Oct 2007 13:08:33 +0000</pubDate>
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		<description>certo che credo esista la possibilità che il dolore possa essere il trampolino di lancio verso la Consapevolezza, diversamente non sarei qui a risponderti e a parlare con te/me.
sarebbe un inganno comunicare per non dirsi nulla.
la storia non contempla dolore, forse è per questo che è tanto mostruosa.
sempre baci
la funambola</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>certo che credo esista la possibilità che il dolore possa essere il trampolino di lancio verso la Consapevolezza, diversamente non sarei qui a risponderti e a parlare con te/me.<br />
sarebbe un inganno comunicare per non dirsi nulla.<br />
la storia non contempla dolore, forse è per questo che è tanto mostruosa.<br />
sempre baci<br />
la funambola</p>
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	<item>
		<title>Di: Simona Cappellini</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/10/23/il-trono-di-grazia/#comment-80438</link>
		<dc:creator>Simona Cappellini</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Oct 2007 12:26:41 +0000</pubDate>
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		<description>@ la funambula
"si dovrebbe indagare senza paura, senza manuali, senza cultura, senza retorica.
ogni uomo è la sua consapevolezza."  E qui ci avviciniamo molto. Non so che cosa sia trapelato dal mio messaggio ma ti assicuro che in fatto di sofferenza e dolore ho un buon cv, e ti posso dire che non sempre il dolore rende gli uomini più cattivi, più assetati di vendetta. Più disicantati sì  (ma non significa forse un pò anche questo diventare grandi?). Il dolore è un patrimonio dell'uomo, e come tutte le ricchezze, ognuno ne fa l'uso che vuole. Molti ne fanno un cattivo uso. Altri lo investono in un futuro migliore.
Grazie comunque, e ora mi defilo (ma non perchè non trovi interessante la discussione).</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ la funambula<br />
&#8220;si dovrebbe indagare senza paura, senza manuali, senza cultura, senza retorica.<br />
ogni uomo è la sua consapevolezza.&#8221;  E qui ci avviciniamo molto. Non so che cosa sia trapelato dal mio messaggio ma ti assicuro che in fatto di sofferenza e dolore ho un buon cv, e ti posso dire che non sempre il dolore rende gli uomini più cattivi, più assetati di vendetta. Più disicantati sì  (ma non significa forse un pò anche questo diventare grandi?). Il dolore è un patrimonio dell&#8217;uomo, e come tutte le ricchezze, ognuno ne fa l&#8217;uso che vuole. Molti ne fanno un cattivo uso. Altri lo investono in un futuro migliore.<br />
Grazie comunque, e ora mi defilo (ma non perchè non trovi interessante la discussione).</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: la funambola</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/10/23/il-trono-di-grazia/#comment-80437</link>
		<dc:creator>la funambola</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Oct 2007 12:14:43 +0000</pubDate>
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		<description>"Non si può estremizzare una situazione portata ad esempio, elevandola a concetto assolutistico, per poi poterla smatellare con della retorica"

La retorica (dal greco rhetoriké téchne, arte del dire) è l'arte di strutturare nella forma più convincente e persuasiva un discorso, esaltando i propri punti di vista e disprezzando quelli altrui.(viki)

quando vado a scrivere due pensieri è perchè sono sollecitata da qualcosa che mi ronza nella testa e devo mettere  a fuoco.
ho compreso bene quello che intendevi dire perchè io anche di fronte a all'imagine che tu hai evocata
ho sentito una forma d'amore disperato nei confronti di quel figlio senza difese, in balia della vita, in balia degli altri.
e io anche sarei tentata di bendarti e legarti e buttarti a terra per "insegnarti" che il dolore, l'eperienza mortificante, ci fortifica, ci sprona al riscatto (quale riscatto?)
che solo attraverso un'esperienza di dolore si diventa "grandi",
che salvati, salvati, figlio  mio. 
è che il dolore non ha umanizzato gli uomini, li ha solo incattiviti, li ha solo disincantati, li ha solo resi folli di vendetta.
quante piccole vendette consumiamo in una giornata.
allora c'è qualcosa che non funziona, c'è qualcosa che ha mai funzionato passando il "testimone".
si dovrebbe indagare sì sul rapporto padre figlio, madre figlio, uomo uomo,uomo donna.
si dovrebbe indagare senza paura, senza manuali, senza cultura, senza retorica.
ogni uomo è la sua  consapevolezza.
baci
la funambola</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Non si può estremizzare una situazione portata ad esempio, elevandola a concetto assolutistico, per poi poterla smatellare con della retorica&#8221;</p>
<p>La retorica (dal greco rhetoriké téchne, arte del dire) è l&#8217;arte di strutturare nella forma più convincente e persuasiva un discorso, esaltando i propri punti di vista e disprezzando quelli altrui.(viki)</p>
<p>quando vado a scrivere due pensieri è perchè sono sollecitata da qualcosa che mi ronza nella testa e devo mettere  a fuoco.<br />
ho compreso bene quello che intendevi dire perchè io anche di fronte a all&#8217;imagine che tu hai evocata<br />
ho sentito una forma d&#8217;amore disperato nei confronti di quel figlio senza difese, in balia della vita, in balia degli altri.<br />
e io anche sarei tentata di bendarti e legarti e buttarti a terra per &#8220;insegnarti&#8221; che il dolore, l&#8217;eperienza mortificante, ci fortifica, ci sprona al riscatto (quale riscatto?)<br />
che solo attraverso un&#8217;esperienza di dolore si diventa &#8220;grandi&#8221;,<br />
che salvati, salvati, figlio  mio.<br />
è che il dolore non ha umanizzato gli uomini, li ha solo incattiviti, li ha solo disincantati, li ha solo resi folli di vendetta.<br />
quante piccole vendette consumiamo in una giornata.<br />
allora c&#8217;è qualcosa che non funziona, c&#8217;è qualcosa che ha mai funzionato passando il &#8220;testimone&#8221;.<br />
si dovrebbe indagare sì sul rapporto padre figlio, madre figlio, uomo uomo,uomo donna.<br />
si dovrebbe indagare senza paura, senza manuali, senza cultura, senza retorica.<br />
ogni uomo è la sua  consapevolezza.<br />
baci<br />
la funambola</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Greg Writer</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/10/23/il-trono-di-grazia/#comment-80424</link>
		<dc:creator>Greg Writer</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Oct 2007 10:15:17 +0000</pubDate>
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		<description>...che bello</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8230;che bello</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: gina</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/10/23/il-trono-di-grazia/#comment-80418</link>
		<dc:creator>gina</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Oct 2007 09:24:46 +0000</pubDate>
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		<description>il figlio riesuma il discorso del padre nel contesto di un atto restaurativo, in questo senso, cioè in quello del p a t r i monio culturale mi pare che ben lo rifletta, cioè che ne sia proprio figlio, figlio di quel patrimonio. il problema non è tanto il patrimonio, che è, ma se se il figlio resta: figlio del Padre, della conservazione, della restaurazione. Come da racconto, sarebbe (giustamente) meglio che il figlio se ne andasse da li, da sua madre, da tutta quella terra patrimoniale - per inciso parlo da un qui infesciato di carne. Cioè da donna da figlia da madre di un figlio -</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>il figlio riesuma il discorso del padre nel contesto di un atto restaurativo, in questo senso, cioè in quello del p a t r i monio culturale mi pare che ben lo rifletta, cioè che ne sia proprio figlio, figlio di quel patrimonio. il problema non è tanto il patrimonio, che è, ma se se il figlio resta: figlio del Padre, della conservazione, della restaurazione. Come da racconto, sarebbe (giustamente) meglio che il figlio se ne andasse da li, da sua madre, da tutta quella terra patrimoniale - per inciso parlo da un qui infesciato di carne. Cioè da donna da figlia da madre di un figlio -</p>
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	<item>
		<title>Di: bombasicilia&#177; &#187; Il trono di Grazia (Demetrio Paolin)</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/10/23/il-trono-di-grazia/#comment-80417</link>
		<dc:creator>bombasicilia&#177; &#187; Il trono di Grazia (Demetrio Paolin)</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Oct 2007 08:53:43 +0000</pubDate>
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		<description>[...] continua a leggere su Nazione Indiana  [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] continua a leggere su Nazione Indiana  [...]</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: demetrio</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/10/23/il-trono-di-grazia/#comment-80414</link>
		<dc:creator>demetrio</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Oct 2007 07:09:27 +0000</pubDate>
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		<description>l'immagine dell'arco e della freccia è usata mi pare da Gibran ne Il profeta. Quando ero più ragazzino e mi fecero leggere quel libro, mi dissi solo: ecco io non scriverò mai una cosa del genere. Il fatto che funambola l'abbia scritto significa per inverso che io ho scritto una roba diversa. Non meglio e non peggio, ma diversa e questo mi consola.
A chi mi leggeva e citava Gibran, io replicavo con Sbarbaro, che consiglio vivamente.
io ho un padre simile a quello di Mario B., sarà perché io e mario B. veniamo dalla stessa terra, l'astigiano, o meglio quella prozione di terra tra monferrato e langa?  E' un uomo di poche parole, nulla o minimo affetto anche nei gesti, ma di immane amore.
Ripeto il pezzo è una estrapolazione di racconto più lungo sul tema del padre. Posso solo dire che Tommaso, il protagonista, come Silvio, il fratello, non sono bamboccioni, sono andati via di casa per lavorare e studiare: vivono la loro vita e proprio perché assolti dalla figura del "padre" ci ragionano. (insomma beppe, mai mi convincerai che l'acqua e il ghiaccio e il vapore si mescolano: mi puoi dire che in questo modo perdo la complessità, la ricchezza etc etc... e ti posso dare ragione, ma chi ha detto che io volevo essere complesso?)

d.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>l&#8217;immagine dell&#8217;arco e della freccia è usata mi pare da Gibran ne Il profeta. Quando ero più ragazzino e mi fecero leggere quel libro, mi dissi solo: ecco io non scriverò mai una cosa del genere. Il fatto che funambola l&#8217;abbia scritto significa per inverso che io ho scritto una roba diversa. Non meglio e non peggio, ma diversa e questo mi consola.<br />
A chi mi leggeva e citava Gibran, io replicavo con Sbarbaro, che consiglio vivamente.<br />
io ho un padre simile a quello di Mario B., sarà perché io e mario B. veniamo dalla stessa terra, l&#8217;astigiano, o meglio quella prozione di terra tra monferrato e langa?  E&#8217; un uomo di poche parole, nulla o minimo affetto anche nei gesti, ma di immane amore.<br />
Ripeto il pezzo è una estrapolazione di racconto più lungo sul tema del padre. Posso solo dire che Tommaso, il protagonista, come Silvio, il fratello, non sono bamboccioni, sono andati via di casa per lavorare e studiare: vivono la loro vita e proprio perché assolti dalla figura del &#8220;padre&#8221; ci ragionano. (insomma beppe, mai mi convincerai che l&#8217;acqua e il ghiaccio e il vapore si mescolano: mi puoi dire che in questo modo perdo la complessità, la ricchezza etc etc&#8230; e ti posso dare ragione, ma chi ha detto che io volevo essere complesso?)</p>
<p>d.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Beppe</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/10/23/il-trono-di-grazia/#comment-80412</link>
		<dc:creator>Beppe</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Oct 2007 23:18:32 +0000</pubDate>
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		<description>@Simona Cappellini 
in effetti l'esempio che avevi portato era un po' forte. Ma volevo chiarire ancora: essere figlio non significa appartenere (tu hai detto: E ogni uomo vive in quanto Individuo, prima di essere parte di una qualsiasi altra appartenenza), essere figlio ed essere padre non sono appartenenze, ma inevitabili condizioni esistenziali che si racchiudono nella stessa persona. E' come il nascere e il morire.
Un individuo pur  emancipato è individuo padre ed individuo figlio, al tempo stesso. Il padre che lascia che il figlio se ne vada per diventare uomo è una figura retorica secondo me neanche tanto nuova, che distingue ruoli troppo marcati, come l'acqua che non è ghiaccio e non è vapore...(e a cui ho già risposto). I casi sono due: o quel figlio che ha bisogno di 'lasciare' il padre per diventare uomo in realtà, così facendo, se lo porterà dietro, oppure era un 'bamboccione' e allora il padre fa bene a buttarlo fuori di casa (ammesso che il figlio non sia un precario cococo).
In questo senso sono d'accordo con la funambola allorché dice: "quando tuo figlio se ne va e tu sei stato per lui l’arco, ecco, questo di figlio non chiederà permessi o benedizioni perchè non sta andando via e lui lo sa, e sa anche che tu lo sai".
Scusate.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@Simona Cappellini<br />
in effetti l&#8217;esempio che avevi portato era un po&#8217; forte. Ma volevo chiarire ancora: essere figlio non significa appartenere (tu hai detto: E ogni uomo vive in quanto Individuo, prima di essere parte di una qualsiasi altra appartenenza), essere figlio ed essere padre non sono appartenenze, ma inevitabili condizioni esistenziali che si racchiudono nella stessa persona. E&#8217; come il nascere e il morire.<br />
Un individuo pur  emancipato è individuo padre ed individuo figlio, al tempo stesso. Il padre che lascia che il figlio se ne vada per diventare uomo è una figura retorica secondo me neanche tanto nuova, che distingue ruoli troppo marcati, come l&#8217;acqua che non è ghiaccio e non è vapore&#8230;(e a cui ho già risposto). I casi sono due: o quel figlio che ha bisogno di &#8216;lasciare&#8217; il padre per diventare uomo in realtà, così facendo, se lo porterà dietro, oppure era un &#8216;bamboccione&#8217; e allora il padre fa bene a buttarlo fuori di casa (ammesso che il figlio non sia un precario cococo).<br />
In questo senso sono d&#8217;accordo con la funambola allorché dice: &#8220;quando tuo figlio se ne va e tu sei stato per lui l’arco, ecco, questo di figlio non chiederà permessi o benedizioni perchè non sta andando via e lui lo sa, e sa anche che tu lo sai&#8221;.<br />
Scusate.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Simona Cappellini</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/10/23/il-trono-di-grazia/#comment-80408</link>
		<dc:creator>Simona Cappellini</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Oct 2007 21:55:15 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2007/10/23/il-trono-di-grazia/#comment-80408</guid>
		<description>Non si può estremizzare una situazione portata ad esempio, elevandola a concetto assolutistico, per poi poterla smatellare con della retorica.  Insegnare a difendersi era una necessità in quella situazione.  Impartire insegnamenti attraverso lenti deformate èproprio l'opposto di ciò che intendevo dire (ma forse, non mi sono spiegata bene). Non si può insegnare a diventare uomini, nè a diventare uomini migliori. Non si può insegnare la saggezza, ma la si può trasmettere in altri modi.  Ogni uomo è il risultato del suo percorso soggettivo, non di quello dei propri genitori.  E ogni uomo vive in quanto Individuo, prima di essere parte di una qualsiasi altra appartenenza (affettiva, sentimentale o ideologica che sia). Ma questo non significa negare il ruolo di un padre o di una madre (di pari sentire, sono d'accordo). 
Ma per evitare di uscire di nuovo dal tema (perdonatemi..) o magari di cadere dall'iconolatria all'iconoclastia, termino qui. Buon proseguimento..</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Non si può estremizzare una situazione portata ad esempio, elevandola a concetto assolutistico, per poi poterla smatellare con della retorica.  Insegnare a difendersi era una necessità in quella situazione.  Impartire insegnamenti attraverso lenti deformate èproprio l&#8217;opposto di ciò che intendevo dire (ma forse, non mi sono spiegata bene). Non si può insegnare a diventare uomini, nè a diventare uomini migliori. Non si può insegnare la saggezza, ma la si può trasmettere in altri modi.  Ogni uomo è il risultato del suo percorso soggettivo, non di quello dei propri genitori.  E ogni uomo vive in quanto Individuo, prima di essere parte di una qualsiasi altra appartenenza (affettiva, sentimentale o ideologica che sia). Ma questo non significa negare il ruolo di un padre o di una madre (di pari sentire, sono d&#8217;accordo).<br />
Ma per evitare di uscire di nuovo dal tema (perdonatemi..) o magari di cadere dall&#8217;iconolatria all&#8217;iconoclastia, termino qui. Buon proseguimento..</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: la funambola</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/10/23/il-trono-di-grazia/#comment-80405</link>
		<dc:creator>la funambola</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Oct 2007 19:51:15 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2007/10/23/il-trono-di-grazia/#comment-80405</guid>
		<description>potrei godere
la fu</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>potrei godere<br />
la fu</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Beppe</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/10/23/il-trono-di-grazia/#comment-80404</link>
		<dc:creator>Beppe</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Oct 2007 19:44:41 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2007/10/23/il-trono-di-grazia/#comment-80404</guid>
		<description>@la funambola
questa volta te l’appoggio io.
brava.
il beppe</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@la funambola<br />
questa volta te l’appoggio io.<br />
brava.<br />
il beppe</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: la funambola</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/10/23/il-trono-di-grazia/#comment-80402</link>
		<dc:creator>la funambola</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Oct 2007 18:28:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2007/10/23/il-trono-di-grazia/#comment-80402</guid>
		<description>Se cade non porta le mani avanti, e non riesce a rialzarsi. Se qualcuno le tira uno schiaffo, non tenta di schivarlo. La madre (o quella che pensa di essere la madre in quel momento) la induce ad un esercizio forzato ripetutatmente: la benda e la lega, e poi la spinge a terra più volte, costringendola a rialzarsi da sola. La bimba piange, grida “basta”, le chiede aiuto, la supplica, ma la mdre continua a ributtarla a terra.
...c'est terrible! :)
insegnare a difendersi, insegnare la guerra, insegnare la tua rinuncia, insegnare la tua visione del mondo attraverso le tue lenti deformate dalla paura.
credo che amare sia cosa molto difficile perchè l'amore , quello che chiamiamo amore, non sia una cosa spontanea, istintiva.
di spontaneo ed istintivo c'è solo l'istinto bestiale, l'istinto primordiale, il nostro marchio insomma e l'istinto con la ragione, la sola ragione, è stato ed è foriero di drammi e dolori e cose atroci che solo noi umani abbiamo potuto concepire e perpetuare in quella fetida fedina penale che è la storia, la storia dell'umanità.
l'amore consapevole non ha connotazione di genere, è, e basta.
chi ama consapevolmente non può che rispettare e compassionare il figlio e lasciarlo andare significa solo fare quello che avresti voluto, desiderato per  te, quando eri figlio.
e questo sentire non appartiene in misura superiore alla madre piuttosto che al padre,  appartiene semplicemente ad un uomo ed una donna cui la storia, la propria di storia, ha insegnato qualcosa.
quando tuo figlio se ne va e tu sei stato per lui l'arco, ecco, questo di figlio non chiederà permessi o benedizioni perchè non sta andando via e lui lo sa, e sa anche che tu lo sai.
così, tanto per stare in tema, forse.
molti baci
la funambola</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Se cade non porta le mani avanti, e non riesce a rialzarsi. Se qualcuno le tira uno schiaffo, non tenta di schivarlo. La madre (o quella che pensa di essere la madre in quel momento) la induce ad un esercizio forzato ripetutatmente: la benda e la lega, e poi la spinge a terra più volte, costringendola a rialzarsi da sola. La bimba piange, grida “basta”, le chiede aiuto, la supplica, ma la mdre continua a ributtarla a terra.<br />
&#8230;c&#8217;est terrible! :)<br />
insegnare a difendersi, insegnare la guerra, insegnare la tua rinuncia, insegnare la tua visione del mondo attraverso le tue lenti deformate dalla paura.<br />
credo che amare sia cosa molto difficile perchè l&#8217;amore , quello che chiamiamo amore, non sia una cosa spontanea, istintiva.<br />
di spontaneo ed istintivo c&#8217;è solo l&#8217;istinto bestiale, l&#8217;istinto primordiale, il nostro marchio insomma e l&#8217;istinto con la ragione, la sola ragione, è stato ed è foriero di drammi e dolori e cose atroci che solo noi umani abbiamo potuto concepire e perpetuare in quella fetida fedina penale che è la storia, la storia dell&#8217;umanità.<br />
l&#8217;amore consapevole non ha connotazione di genere, è, e basta.<br />
chi ama consapevolmente non può che rispettare e compassionare il figlio e lasciarlo andare significa solo fare quello che avresti voluto, desiderato per  te, quando eri figlio.<br />
e questo sentire non appartiene in misura superiore alla madre piuttosto che al padre,  appartiene semplicemente ad un uomo ed una donna cui la storia, la propria di storia, ha insegnato qualcosa.<br />
quando tuo figlio se ne va e tu sei stato per lui l&#8217;arco, ecco, questo di figlio non chiederà permessi o benedizioni perchè non sta andando via e lui lo sa, e sa anche che tu lo sai.<br />
così, tanto per stare in tema, forse.<br />
molti baci<br />
la funambola</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Simona Cappellini</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/10/23/il-trono-di-grazia/#comment-80382</link>
		<dc:creator>Simona Cappellini</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Oct 2007 12:48:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2007/10/23/il-trono-di-grazia/#comment-80382</guid>
		<description>Molto bella e attraente questa discussione, come veramente bello è il brano di Demetrio, a prescindere dal concetto padre-figlio.  
@ demetrio
Non posso che condividere, da donna, il commento di MGiovanna. Anche una donna può lasciare andare un figlio. Amare e considerare proprio l'oggetto dell'amore sono due cose ben distinte.  Mi viene in mente una bella immagine di un film che ho visto di recente: 'La sconosciuta'.  Una bambina ha una patologia (psichica) a causa della quale non ha le difese istintive che hanno tutti gli altri bambini. Se cade non porta le mani avanti, e non riesce a rialzarsi. Se qualcuno le tira uno schiaffo, non tenta di schivarlo. La madre (o quella che pensa di essere la madre in quel momento) la induce ad un esercizio forzato ripetutatmente: la benda e la lega, e poi la spinge a terra più volte, costringendola a rialzarsi da sola. La bimba piange, grida "basta", le chiede aiuto, la supplica,  ma la mdre continua a ributtarla a terra.  Finchè la bimba non inizia  a reagire, e si rialza, e poi si difende anche.  Ecco, credo che questo sia uno dei più alti atti d'amore che abbia mai visto.   Amare non signfica proteggere, o accompagnare.  E sacrificare la propria vita per quella di un figlio è la cosa più facile che esista.  Amare significa far diventare uomini i nostri figli.  A volte i genitori non lo fanno, e lo fa la vita.
@ Beppe. Condivido comunque la tua frase sull'acqua, e l'interpretazione del quadro.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Molto bella e attraente questa discussione, come veramente bello è il brano di Demetrio, a prescindere dal concetto padre-figlio.<br />
@ demetrio<br />
Non posso che condividere, da donna, il commento di MGiovanna. Anche una donna può lasciare andare un figlio. Amare e considerare proprio l&#8217;oggetto dell&#8217;amore sono due cose ben distinte.  Mi viene in mente una bella immagine di un film che ho visto di recente: &#8216;La sconosciuta&#8217;.  Una bambina ha una patologia (psichica) a causa della quale non ha le difese istintive che hanno tutti gli altri bambini. Se cade non porta le mani avanti, e non riesce a rialzarsi. Se qualcuno le tira uno schiaffo, non tenta di schivarlo. La madre (o quella che pensa di essere la madre in quel momento) la induce ad un esercizio forzato ripetutatmente: la benda e la lega, e poi la spinge a terra più volte, costringendola a rialzarsi da sola. La bimba piange, grida &#8220;basta&#8221;, le chiede aiuto, la supplica,  ma la mdre continua a ributtarla a terra.  Finchè la bimba non inizia  a reagire, e si rialza, e poi si difende anche.  Ecco, credo che questo sia uno dei più alti atti d&#8217;amore che abbia mai visto.   Amare non signfica proteggere, o accompagnare.  E sacrificare la propria vita per quella di un figlio è la cosa più facile che esista.  Amare significa far diventare uomini i nostri figli.  A volte i genitori non lo fanno, e lo fa la vita.<br />
@ Beppe. Condivido comunque la tua frase sull&#8217;acqua, e l&#8217;interpretazione del quadro.</p>
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	<item>
		<title>Di: cf05103025</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/10/23/il-trono-di-grazia/#comment-80381</link>
		<dc:creator>cf05103025</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Oct 2007 12:45:26 +0000</pubDate>
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		<description>Per fortuna che anche mio padre era un tipo così.
Tante volte abbiamo tirato il vino insieme in cantina ed imbottigliato, 
con una gommma senza spina, 
poi io ho migliorato, ho una canna con il rubinetto automatico.
Lui s'incazzava con me, ma rispettava la mia strada.

Questo bel racconto me lo ha evocato. Grazie Demetrio, sei stato molto bravo!
E pure sempre emozionante rivedere l'altare d'Ildesheim, uno dei più bei dipinti della storia dell'umanità. Una volta ci sono stato un'ora davanti.
Poi c'è un vecchio dio padre affrescato in una cappella a destra nella chiesa di San Secondo in Asti, che mi ricorda questa figura, è un dio padre molto faccioso e molto contadino.
MarioBianco</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Per fortuna che anche mio padre era un tipo così.<br />
Tante volte abbiamo tirato il vino insieme in cantina ed imbottigliato,<br />
con una gommma senza spina,<br />
poi io ho migliorato, ho una canna con il rubinetto automatico.<br />
Lui s&#8217;incazzava con me, ma rispettava la mia strada.</p>
<p>Questo bel racconto me lo ha evocato. Grazie Demetrio, sei stato molto bravo!<br />
E pure sempre emozionante rivedere l&#8217;altare d&#8217;Ildesheim, uno dei più bei dipinti della storia dell&#8217;umanità. Una volta ci sono stato un&#8217;ora davanti.<br />
Poi c&#8217;è un vecchio dio padre affrescato in una cappella a destra nella chiesa di San Secondo in Asti, che mi ricorda questa figura, è un dio padre molto faccioso e molto contadino.<br />
MarioBianco</p>
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	<item>
		<title>Di: la funambola</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/10/23/il-trono-di-grazia/#comment-80375</link>
		<dc:creator>la funambola</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Oct 2007 11:41:52 +0000</pubDate>
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		<description>...ahhhhhhhhh...le questiono tra uomini!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8230;ahhhhhhhhh&#8230;le questiono tra uomini!</p>
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	</item>
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		<title>Di: Mgiovanna Stabile</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/10/23/il-trono-di-grazia/#comment-80374</link>
		<dc:creator>Mgiovanna Stabile</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Oct 2007 11:38:27 +0000</pubDate>
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		<description>Scusate... Comunque grazie all'autore.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Scusate&#8230; Comunque grazie all&#8217;autore.</p>
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		<title>Di: Beppe</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/10/23/il-trono-di-grazia/#comment-80371</link>
		<dc:creator>Beppe</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Oct 2007 11:08:07 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2007/10/23/il-trono-di-grazia/#comment-80371</guid>
		<description>Giorgio chi?
@demetrio
è vero, ma il ghiaccio è anche un po' acqua, la pozzanghera d'inverno si ghiaccia sopra, un po sì e un po' no, poi il il ghiaccio sublima, e la brina bagna l'erba al primo sole. E nel deserto della morte, l'acqua c'è mai stata?
Sì.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Giorgio chi?<br />
@demetrio<br />
è vero, ma il ghiaccio è anche un po&#8217; acqua, la pozzanghera d&#8217;inverno si ghiaccia sopra, un po sì e un po&#8217; no, poi il il ghiaccio sublima, e la brina bagna l&#8217;erba al primo sole. E nel deserto della morte, l&#8217;acqua c&#8217;è mai stata?<br />
Sì.</p>
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	<item>
		<title>Di: Mgiovanna Stabile</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/10/23/il-trono-di-grazia/#comment-80366</link>
		<dc:creator>Mgiovanna Stabile</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Oct 2007 10:33:00 +0000</pubDate>
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		<description>Non so se è vero che per essere uomini bisogna essere abbandonati dal padre. Forse succede quando il padre non condivide e non ama il progetto di vita del figlio. E allora l'abbandono rimane tale, e il padre viene restituito al figlio ( alla figlia!) solo nel momento della morte.
Il padre di Tommaso non lo abbandona, lo lascia andare... Rispetta, se non ama, il progetto indipendente del figlio.
Non so se è vero che le donne portano nella carne l'impossibilità a lasciar andare i figli : anche noi possiamo amare e rispettare il  loro progetto di vita, solo ci costa più fatica, ma questo significa allontanarsi e poter rimanere genitori...
Grazie Giorgio, il pezzo è bellissimo e fa riflettere... con una figlia  appena partita per  Sarajevo, ne ho tratto utili pensieri. :))</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Non so se è vero che per essere uomini bisogna essere abbandonati dal padre. Forse succede quando il padre non condivide e non ama il progetto di vita del figlio. E allora l&#8217;abbandono rimane tale, e il padre viene restituito al figlio ( alla figlia!) solo nel momento della morte.<br />
Il padre di Tommaso non lo abbandona, lo lascia andare&#8230; Rispetta, se non ama, il progetto indipendente del figlio.<br />
Non so se è vero che le donne portano nella carne l&#8217;impossibilità a lasciar andare i figli : anche noi possiamo amare e rispettare il  loro progetto di vita, solo ci costa più fatica, ma questo significa allontanarsi e poter rimanere genitori&#8230;<br />
Grazie Giorgio, il pezzo è bellissimo e fa riflettere&#8230; con una figlia  appena partita per  Sarajevo, ne ho tratto utili pensieri. :))</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: demetrio</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/10/23/il-trono-di-grazia/#comment-80365</link>
		<dc:creator>demetrio</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Oct 2007 10:16:54 +0000</pubDate>
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		<description>@funambola

dio è maschio, o meglio il personaggio che io chiamo dio nel racconto è maschio.
Ed è logico che lo sia perché io mi interrogavo sulla paternità e non sulla maternità.
so che una madre si farebbe crocifiggere al posto del figlio, lo so ma non mi interessa.
il personaggio del padre lo dice chiaramente: che questo rapporto padre/figlio è una questione tra uomini. Ora ilmio racconto non vale un'acca rispetto al romanzo La strada di  McCarthy, ma credo che nel rapporto padre/figlio e soprattutto sul tema della parternità ci sia un "sommerso" di cose che non sono state messe alla luce.

@ beppe.
l'acqua è sempre acqua sia allo stato solido, liquido e gassoso. Ma non puoi dire che il ghiaccio, una pozza d'acqua, e il vapore acqueo sono la stessa cosa.
Spero di essere stato notevolmente criptico.

d.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@funambola</p>
<p>dio è maschio, o meglio il personaggio che io chiamo dio nel racconto è maschio.<br />
Ed è logico che lo sia perché io mi interrogavo sulla paternità e non sulla maternità.<br />
so che una madre si farebbe crocifiggere al posto del figlio, lo so ma non mi interessa.<br />
il personaggio del padre lo dice chiaramente: che questo rapporto padre/figlio è una questione tra uomini. Ora ilmio racconto non vale un&#8217;acca rispetto al romanzo La strada di  McCarthy, ma credo che nel rapporto padre/figlio e soprattutto sul tema della parternità ci sia un &#8220;sommerso&#8221; di cose che non sono state messe alla luce.</p>
<p>@ beppe.<br />
l&#8217;acqua è sempre acqua sia allo stato solido, liquido e gassoso. Ma non puoi dire che il ghiaccio, una pozza d&#8217;acqua, e il vapore acqueo sono la stessa cosa.<br />
Spero di essere stato notevolmente criptico.</p>
<p>d.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: la funambola</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/10/23/il-trono-di-grazia/#comment-80340</link>
		<dc:creator>la funambola</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Oct 2007 22:27:19 +0000</pubDate>
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		<description>tu beppe hai capito quello che volevi capire e secondo me, tu, hai capito molto bene.
te l'appoggio
baci
la fu</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>tu beppe hai capito quello che volevi capire e secondo me, tu, hai capito molto bene.<br />
te l&#8217;appoggio<br />
baci<br />
la fu</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Beppe</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/10/23/il-trono-di-grazia/#comment-80338</link>
		<dc:creator>Beppe</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Oct 2007 21:59:59 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2007/10/23/il-trono-di-grazia/#comment-80338</guid>
		<description>Non sono sicuro se ho capito bene: il padre tornerà ad essere padre quando morirà perché rivivrà nella memoria del figlio come tale, oppure il padre, per se stesso, soggettivamente parlando, tornerà ad essere, a sentire di essere padre, un attimo prima di morire, poi tutto si spegne e (s)ciao? Ma morendo sentirà ugualmente di essere stato anche figlio ? E soprattutto: cosa sentirà davvero in quel momento cruciale?
Nell'ultimo istante soggettivamente parlando, un attimo prima di morire, ciascuno sarà un uomo (solo) che sublima la vita che ha vissuto. E con ciò l'esser stato padre, figlio, amante, e tutto il resto. Sia chiaro: per tutta la vita non ha mai smesso di esserlo: figlio, padre, tutto; e nell'ultimo fiato, sono sicuro che la consapevolezza di questo tutto che se ne va sarà lucidissima e la commozione per quel che svanisce, suprema.
Riesco dunque a cogliere l'ultima frase del passo: "...ha scelto la solitudine per farci uomini".
Il concetto di uomo non nega quello di padre o di figlio, li contiene.
Non sono nemmeno così sicuro dell'altra affermazione: "Io sono stato padre fino a quando ho aiutato te e tuo fratello..." .

Infine: Dio non ha 'abbandonato' il figlio sulla Croce. 
E' Gesù che sente che il Padre lo ha abbandonato, non perché non fosse suo figlio in quel momento o lo dovesse riconoscere nuovamente tale con la morte, ma perché ha dovuto condividere il destino dell'uomo. E anche lui ha dovuto restare 'solo' sulla Croce pur essendo Figlio, della stessa sostanza del Padre. 
(abbiamo detto la stessa cosa?)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Non sono sicuro se ho capito bene: il padre tornerà ad essere padre quando morirà perché rivivrà nella memoria del figlio come tale, oppure il padre, per se stesso, soggettivamente parlando, tornerà ad essere, a sentire di essere padre, un attimo prima di morire, poi tutto si spegne e (s)ciao? Ma morendo sentirà ugualmente di essere stato anche figlio ? E soprattutto: cosa sentirà davvero in quel momento cruciale?<br />
Nell&#8217;ultimo istante soggettivamente parlando, un attimo prima di morire, ciascuno sarà un uomo (solo) che sublima la vita che ha vissuto. E con ciò l&#8217;esser stato padre, figlio, amante, e tutto il resto. Sia chiaro: per tutta la vita non ha mai smesso di esserlo: figlio, padre, tutto; e nell&#8217;ultimo fiato, sono sicuro che la consapevolezza di questo tutto che se ne va sarà lucidissima e la commozione per quel che svanisce, suprema.<br />
Riesco dunque a cogliere l&#8217;ultima frase del passo: &#8220;&#8230;ha scelto la solitudine per farci uomini&#8221;.<br />
Il concetto di uomo non nega quello di padre o di figlio, li contiene.<br />
Non sono nemmeno così sicuro dell&#8217;altra affermazione: &#8220;Io sono stato padre fino a quando ho aiutato te e tuo fratello&#8230;&#8221; .</p>
<p>Infine: Dio non ha &#8216;abbandonato&#8217; il figlio sulla Croce.<br />
E&#8217; Gesù che sente che il Padre lo ha abbandonato, non perché non fosse suo figlio in quel momento o lo dovesse riconoscere nuovamente tale con la morte, ma perché ha dovuto condividere il destino dell&#8217;uomo. E anche lui ha dovuto restare &#8217;solo&#8217; sulla Croce pur essendo Figlio, della stessa sostanza del Padre.<br />
(abbiamo detto la stessa cosa?)</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: la funambola</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/10/23/il-trono-di-grazia/#comment-80335</link>
		<dc:creator>la funambola</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Oct 2007 21:41:33 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2007/10/23/il-trono-di-grazia/#comment-80335</guid>
		<description>perchè...?
padre
perchè?
...era l'urlo degli oceani
l'urlo dell'animale ferito
l'urlo del ventre squarciato
della paroriente
urlo della stessa morte:
"perchè"?
e lui non ha risposto
mi sento  madre, io, mi sento terra, io.
se potessi caricarmi del peso della vita dei miei figli, io lo farei, se potessi raccontar loro il tradimento  della sublime illusione  io lo farei, se potessi dir loro la verità, io la direi.
se potessi portare la loro croce, io la porterei.
posso solo accoglierli, sempre, perchè una madre, la madre , è per sempre.

dio,
 è di genere maschile
tanti baci
la funambola</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>perchè&#8230;?<br />
padre<br />
perchè?<br />
&#8230;era l&#8217;urlo degli oceani<br />
l&#8217;urlo dell&#8217;animale ferito<br />
l&#8217;urlo del ventre squarciato<br />
della paroriente<br />
urlo della stessa morte:<br />
&#8220;perchè&#8221;?<br />
e lui non ha risposto<br />
mi sento  madre, io, mi sento terra, io.<br />
se potessi caricarmi del peso della vita dei miei figli, io lo farei, se potessi raccontar loro il tradimento  della sublime illusione  io lo farei, se potessi dir loro la verità, io la direi.<br />
se potessi portare la loro croce, io la porterei.<br />
posso solo accoglierli, sempre, perchè una madre, la madre , è per sempre.</p>
<p>dio,<br />
 è di genere maschile<br />
tanti baci<br />
la funambola</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: cristiano prakash do</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/10/23/il-trono-di-grazia/#comment-80319</link>
		<dc:creator>cristiano prakash do</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Oct 2007 14:43:43 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2007/10/23/il-trono-di-grazia/#comment-80319</guid>
		<description>quando accompagno a scuola mia figlia, lei va con la cartella in spalla fiduciosa perchè sa che io la guardo. e quando passa il cancello, entrando in quel posto che la terrà con sé otto ore - molto più tempo di quanto non passi con me - si volta e mi manda un bacio soffiandolo dal palmo della mano.
vorrei essere sempre un padre così: lasciare che la figlia vada, fiduciosa, per la sua strada e faccia esperienza di sè, sapendo che a distanza c'è chi la pensa. 
condivido l'idea che un buon padre debba lasciare che sia.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>quando accompagno a scuola mia figlia, lei va con la cartella in spalla fiduciosa perchè sa che io la guardo. e quando passa il cancello, entrando in quel posto che la terrà con sé otto ore - molto più tempo di quanto non passi con me - si volta e mi manda un bacio soffiandolo dal palmo della mano.<br />
vorrei essere sempre un padre così: lasciare che la figlia vada, fiduciosa, per la sua strada e faccia esperienza di sè, sapendo che a distanza c&#8217;è chi la pensa.<br />
condivido l&#8217;idea che un buon padre debba lasciare che sia.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
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