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	<title>Commenti a: Componimenti misti di storia e d&#8217;invenzione</title>
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	<pubDate>Sat, 10 Jan 2009 01:32:52 +0000</pubDate>
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		<title>Di: Livermore</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/11/08/componimenti-misti-di-storia-e-dinvenzione/#comment-81702</link>
		<dc:creator>Livermore</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Nov 2007 15:52:10 +0000</pubDate>
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		<description>Ohi Morgillo, suvvia, che due maroni, Hirst ormai lo cita pure il mio macellaio. Ci siamo illusi tutti: da come redarguiva Binaghi, dava idea d’esser meno incline al vieto e risaputo...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ohi Morgillo, suvvia, che due maroni, Hirst ormai lo cita pure il mio macellaio. Ci siamo illusi tutti: da come redarguiva Binaghi, dava idea d’esser meno incline al vieto e risaputo&#8230;</p>
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		<title>Di: Alessandro Morgillo</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/11/08/componimenti-misti-di-storia-e-dinvenzione/#comment-81615</link>
		<dc:creator>Alessandro Morgillo</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Nov 2007 15:23:13 +0000</pubDate>
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		<description>Signor Binaghi, non si diletti di Arte.  Citare Duchamp è da ginnasiali ai primi mestrui. Se viene a Londra, la porto a vedere Damien Hirst alla Tate Britain.  
Come al solito, Lei non capisce un cazzo di quello che scrivo. La cosa è rassicurante.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Signor Binaghi, non si diletti di Arte.  Citare Duchamp è da ginnasiali ai primi mestrui. Se viene a Londra, la porto a vedere Damien Hirst alla Tate Britain.<br />
Come al solito, Lei non capisce un cazzo di quello che scrivo. La cosa è rassicurante.</p>
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		<title>Di: diamonds</title>
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		<dc:creator>diamonds</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Nov 2007 12:32:22 +0000</pubDate>
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		<description>Allucinamenti?(fabulous)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Allucinamenti?(fabulous)</p>
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		<title>Di: Cappy</title>
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		<dc:creator>Cappy</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Nov 2007 11:14:30 +0000</pubDate>
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		<description>siete di una simpatia strabiliante!
:-)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>siete di una simpatia strabiliante!<br />
:-)</p>
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		<title>Di: kristian</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/11/08/componimenti-misti-di-storia-e-dinvenzione/#comment-81520</link>
		<dc:creator>kristian</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Nov 2007 08:58:17 +0000</pubDate>
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		<description>ben prima di Duchamp, Don Chisciotte scelse un catino per elmo. quel gesto  ha anticipato quello che siamo diventati. ritengo che la pedagogia in letteratura sia questione da esegeti e che i lettori tutt'al più debbano preoccuparsi di ricordare le storie che hanno amato fino alla fine. e quoto in toto l'ultimo intervento di Allucinamenti.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>ben prima di Duchamp, Don Chisciotte scelse un catino per elmo. quel gesto  ha anticipato quello che siamo diventati. ritengo che la pedagogia in letteratura sia questione da esegeti e che i lettori tutt&#8217;al più debbano preoccuparsi di ricordare le storie che hanno amato fino alla fine. e quoto in toto l&#8217;ultimo intervento di Allucinamenti.</p>
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		<title>Di: Livermore</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/11/08/componimenti-misti-di-storia-e-dinvenzione/#comment-81514</link>
		<dc:creator>Livermore</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Nov 2007 22:17:25 +0000</pubDate>
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		<description>Più che altro un ready made: ‘testicolo con degli arti’.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Più che altro un ready made: ‘testicolo con degli arti’.</p>
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		<title>Di: valter binaghi</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/11/08/componimenti-misti-di-storia-e-dinvenzione/#comment-81513</link>
		<dc:creator>valter binaghi</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Nov 2007 21:50:21 +0000</pubDate>
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		<description>Morgillo, distribuisci cateteri e scacquoni in un thread letterario un secolo dopo Duchamp, e ti credi un contemporaneo. Dada de noantri.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Morgillo, distribuisci cateteri e scacquoni in un thread letterario un secolo dopo Duchamp, e ti credi un contemporaneo. Dada de noantri.</p>
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		<title>Di: Alessandro Morgillo</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/11/08/componimenti-misti-di-storia-e-dinvenzione/#comment-81511</link>
		<dc:creator>Alessandro Morgillo</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Nov 2007 20:32:13 +0000</pubDate>
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		<description>Bene. Direi che è ora di tirare lo sciacquone. Adesso autistici citano valorosi anonimi come Gargani. Discussione televisiva. Nazionalpopolare. Tutti cresciuti col Maurizio Costanzo Show?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Bene. Direi che è ora di tirare lo sciacquone. Adesso autistici citano valorosi anonimi come Gargani. Discussione televisiva. Nazionalpopolare. Tutti cresciuti col Maurizio Costanzo Show?</p>
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		<title>Di: UNA STORIA ROMANTICA di Antonio Scurati &#171; Doctor Blue</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/11/08/componimenti-misti-di-storia-e-dinvenzione/#comment-81509</link>
		<dc:creator>UNA STORIA ROMANTICA di Antonio Scurati &#171; Doctor Blue</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Nov 2007 19:10:52 +0000</pubDate>
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		<description>[...] L&#8217;ho recensito qui. [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] L&#8217;ho recensito qui. [...]</p>
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		<title>Di: Livermore</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/11/08/componimenti-misti-di-storia-e-dinvenzione/#comment-81508</link>
		<dc:creator>Livermore</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Nov 2007 18:30:17 +0000</pubDate>
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		<description>E’ nota ad esempio la vocazione pedagogica del romanzo storico. Anche in Italia abbiamo avuto un romanzo storico a profonda vocazione educativa, solidale col progetto dell’unificazione nazionale. E quando non accentuava oltre misura l’impegno educativo, realizzando una sorta di “abbassamento” del romanzo e della coerenza interna del racconto rispetto all’informazione e l’indottrinamento (fino a trasformarsi in un pretesto) è arrivato ad esiti estetico-letterari dignitosissimi. 
Poi possiamo anche dire che, come insegnatomi da un maestro come Gargani, se intendessimo assegnare un’etica alla narrazione, diremmo che questa consiste nel rinunciare a qualsiasi volontà di verità, e così facciamo felice anche il buon Luminamenti. D’altra parte, la virtù dei romanzi di Scurati, a mio parere, sta proprio nel fatto che la sua scrittura si configura come un’indefinita sperimentazione di un’impossibilità, come una speranza sempre delusa di un possesso irraggiungibile. Niente di più lontano dallo “scrittore ridotto alla magra figura platonica del filosofo-politico che governa la plebe aspirando alla raffinazione del suo gusto”. 
La letteratura non salva. Non potrà mai ridurre la differenza originaria tra essenza ed esistenza. Quello che può fare è limitarsi a registrare tale lacerante scissione all’infinito. Credo sia verità nota a Scurati quanto a Binaghi, non mi pare il caso di insistervi troppo, Lumina.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>E’ nota ad esempio la vocazione pedagogica del romanzo storico. Anche in Italia abbiamo avuto un romanzo storico a profonda vocazione educativa, solidale col progetto dell’unificazione nazionale. E quando non accentuava oltre misura l’impegno educativo, realizzando una sorta di “abbassamento” del romanzo e della coerenza interna del racconto rispetto all’informazione e l’indottrinamento (fino a trasformarsi in un pretesto) è arrivato ad esiti estetico-letterari dignitosissimi.<br />
Poi possiamo anche dire che, come insegnatomi da un maestro come Gargani, se intendessimo assegnare un’etica alla narrazione, diremmo che questa consiste nel rinunciare a qualsiasi volontà di verità, e così facciamo felice anche il buon Luminamenti. D’altra parte, la virtù dei romanzi di Scurati, a mio parere, sta proprio nel fatto che la sua scrittura si configura come un’indefinita sperimentazione di un’impossibilità, come una speranza sempre delusa di un possesso irraggiungibile. Niente di più lontano dallo “scrittore ridotto alla magra figura platonica del filosofo-politico che governa la plebe aspirando alla raffinazione del suo gusto”.<br />
La letteratura non salva. Non potrà mai ridurre la differenza originaria tra essenza ed esistenza. Quello che può fare è limitarsi a registrare tale lacerante scissione all’infinito. Credo sia verità nota a Scurati quanto a Binaghi, non mi pare il caso di insistervi troppo, Lumina.</p>
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		<title>Di: valter binaghi</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/11/08/componimenti-misti-di-storia-e-dinvenzione/#comment-81503</link>
		<dc:creator>valter binaghi</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Nov 2007 17:43:03 +0000</pubDate>
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		<description>Di Manituana ho scritto qui:
http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2007/11/04/manituana-o-dellepos-tecnicizzato-di-valter-binaghi/</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Di Manituana ho scritto qui:<br />
<a href="http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2007/11/04/manituana-o-dellepos-tecnicizzato-di-valter-binaghi/" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('outclick-comm/lapoesiaelospirito.wordpress.com');" rel="nofollow">http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2007/11/04/manituana-o-dellepos-tecnicizzato-di-valter-binaghi/</a></p>
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	<item>
		<title>Di: valter binaghi</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/11/08/componimenti-misti-di-storia-e-dinvenzione/#comment-81502</link>
		<dc:creator>valter binaghi</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Nov 2007 17:41:34 +0000</pubDate>
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		<description>Niente, non c'entra niente. 
La pedagogia non sta nella forma artistica, ma nell'intenzione dell'autore, specialmente quando decide di essere popolare. Si è popolari non quando si mette un popolo in scena ma quando si prova a interpretare i suoi gesti, a dargli dei simboli in cui riconoscersi. Poi il risultato può essere artisticamente riuscito o meno, questo è altro discorso. In questo senso sono stati popolari e pedagogici Dante e Manzoni, ma anche minori come De Amicis e Riccardo Bacchelli. Chi prova ad esserlo oggi cercando l'autenticità di un senso comune oltre il velame degli stereotipi dell'ideologia spettacolare, merita segnalazione, perchè è la forma più necessaria e difficile. Moccia è popolare e pedagogico, Gomorra è popolare e pedagogico, Manituana è popolare e pedagogico, Una storia romantica lo è e io stesso ho provato a esserlo con "I 3 giorni all'Inferno". Alcor dirà che nessuno di questi è un grande romanzo e glielo concedo. Ma a me (che non sono un critico) adesso interessano anche romanzi importanti, di cui si dovrebbe parlare per un motivo o per l'altro.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Niente, non c&#8217;entra niente.<br />
La pedagogia non sta nella forma artistica, ma nell&#8217;intenzione dell&#8217;autore, specialmente quando decide di essere popolare. Si è popolari non quando si mette un popolo in scena ma quando si prova a interpretare i suoi gesti, a dargli dei simboli in cui riconoscersi. Poi il risultato può essere artisticamente riuscito o meno, questo è altro discorso. In questo senso sono stati popolari e pedagogici Dante e Manzoni, ma anche minori come De Amicis e Riccardo Bacchelli. Chi prova ad esserlo oggi cercando l&#8217;autenticità di un senso comune oltre il velame degli stereotipi dell&#8217;ideologia spettacolare, merita segnalazione, perchè è la forma più necessaria e difficile. Moccia è popolare e pedagogico, Gomorra è popolare e pedagogico, Manituana è popolare e pedagogico, Una storia romantica lo è e io stesso ho provato a esserlo con &#8220;I 3 giorni all&#8217;Inferno&#8221;. Alcor dirà che nessuno di questi è un grande romanzo e glielo concedo. Ma a me (che non sono un critico) adesso interessano anche romanzi importanti, di cui si dovrebbe parlare per un motivo o per l&#8217;altro.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: luminamenti</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/11/08/componimenti-misti-di-storia-e-dinvenzione/#comment-81498</link>
		<dc:creator>luminamenti</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Nov 2007 15:23:06 +0000</pubDate>
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		<description>Binaghi dice: "L’anti-pedagogia di Luminamenti e l’anti-poetica di Alcor risalgono a un sessantottismo febbrile ed equivoco".

Per fortuna che lui aveva negato di fare ideologia (vedere il suo primo post, dove lo dichiara esplicitamente, per non parlare dei post successivi, articolo compreso).

Chissà come si sarebbe scagliato contro se avesse detto che portava avanti un discorso ideologico. E' palese la demagogia e la maschera ( a poco a poco però i veli si stanno abbassando).

Quando quindi dicevo che non basta fare dichiarazioni contro l'indottrinamento, contro il pedagogismo autoritario perché questo sta dietro come il rimosso, perchè non si riesce a vedere la costrizione entro cui si colloca il discorso letterario, prospettando un modello ideale, fa la comparsa il fantasma della morale pedagogica che non vuole educare a essere se stessi (progetto altissimo e nobile), ma vuole eterodirigere questo processo a propria immagine - l'immagine dell'altro, immagine di chi crede di essere nel giusto e sopprime l'idea dell'altro, soffocante quella libertà espressiva nella scrittura capace di rappresentare i mondi dell'esperienza (totale)  incontrati all'incrocio con il proprio esserci al mondo e vissuti. Tutto deve essere riportato a una norma edificata senza fondazione e lo scrittore ridotto (perché di riduzione si tratta) alla magra figura platonica del filosofo-politico che governa la plebe aspirando alla raffinazione del suo gusto.

Eppure, è paradossalmente stando lontano da tale ideale di falsa humanitas (che  allontana dall'umano e impedisce ogni progresso etico) che lo scrittore può sincronicamente e diacronicamente perturbare il campo antropico.  Tutto è modificabile culturalmente. Per interferenza catastrofale. E punto di non ritorno. L'utopismo letterario toglie al bene il pregio effimero della materialità: la godibilità sensibile, e gli sottrae anche il vantaggio particolare di quell'apice della mente dove si cessa di avvertire tanto il transito del tempo quanto dello spazio. La funzione pedagogica nell'intenzione letteraria (romanzesca, narrativa) toglie l'aura alla scrittura, la capacità di meravagliarsi e la fascinazione ipnotica, magica che inchioda il lettore all'evasione dalla sua presente dimensione cronotopica.  Noi lettori, ascoltatori, osservatori, viviamo la manifestazione estetica, rispondiamo alla libertà che penetra nel nostro essere e ci mette alla prova, e riconosciamo nelle sue caratteristiche formali i lineamenti della creazione stessa. Persino la risposta più penetrante del lettore alto, più armonica, s'imbatterà sempre in un'alterità irriducibile. Nessuna lettura circoscrive definitivamente i significati (ideali?), la vita nel signficato dell'opera. Questo merita la serietà della gioia e dell'accoglienza, una forma estetica, una contro-reazione, contiene sempre ciò che sfida l'incorporazione definita e stabile.
Quando gli artisti e gli scrittori ci dicono che non dominano i significati completi o latenti che essi stessi hanno suscitato, testimoniano di questa alterità. Quando lettori, interpreti o osservatori di sensibilità e conoscenze simili rispondono in modo discordante alla stessa opera, significa semplicemente che le loro libertà hanno affrontato sfaccettature diverse di ciò che nella forma estetica è in sé irriducibile a quella forma.
Questa alterità mi appare, in senso quasi materiale, come un vestigio via via rinnovato del momento della creazione originale, mai totalmente accessibile. E' nell'idioma e nell'immagine suscitata dalla scrittura, nell'articolazione degli eventi, che il lettore percepisce, più o meno consapevolmente, l'avvento del nostro esserci al mondo, l'urgenza e il desiderio mimetico evocato dalla lettura di trovare un senso alla nostra storia (personale)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Binaghi dice: &#8220;L’anti-pedagogia di Luminamenti e l’anti-poetica di Alcor risalgono a un sessantottismo febbrile ed equivoco&#8221;.</p>
<p>Per fortuna che lui aveva negato di fare ideologia (vedere il suo primo post, dove lo dichiara esplicitamente, per non parlare dei post successivi, articolo compreso).</p>
<p>Chissà come si sarebbe scagliato contro se avesse detto che portava avanti un discorso ideologico. E&#8217; palese la demagogia e la maschera ( a poco a poco però i veli si stanno abbassando).</p>
<p>Quando quindi dicevo che non basta fare dichiarazioni contro l&#8217;indottrinamento, contro il pedagogismo autoritario perché questo sta dietro come il rimosso, perchè non si riesce a vedere la costrizione entro cui si colloca il discorso letterario, prospettando un modello ideale, fa la comparsa il fantasma della morale pedagogica che non vuole educare a essere se stessi (progetto altissimo e nobile), ma vuole eterodirigere questo processo a propria immagine - l&#8217;immagine dell&#8217;altro, immagine di chi crede di essere nel giusto e sopprime l&#8217;idea dell&#8217;altro, soffocante quella libertà espressiva nella scrittura capace di rappresentare i mondi dell&#8217;esperienza (totale)  incontrati all&#8217;incrocio con il proprio esserci al mondo e vissuti. Tutto deve essere riportato a una norma edificata senza fondazione e lo scrittore ridotto (perché di riduzione si tratta) alla magra figura platonica del filosofo-politico che governa la plebe aspirando alla raffinazione del suo gusto.</p>
<p>Eppure, è paradossalmente stando lontano da tale ideale di falsa humanitas (che  allontana dall&#8217;umano e impedisce ogni progresso etico) che lo scrittore può sincronicamente e diacronicamente perturbare il campo antropico.  Tutto è modificabile culturalmente. Per interferenza catastrofale. E punto di non ritorno. L&#8217;utopismo letterario toglie al bene il pregio effimero della materialità: la godibilità sensibile, e gli sottrae anche il vantaggio particolare di quell&#8217;apice della mente dove si cessa di avvertire tanto il transito del tempo quanto dello spazio. La funzione pedagogica nell&#8217;intenzione letteraria (romanzesca, narrativa) toglie l&#8217;aura alla scrittura, la capacità di meravagliarsi e la fascinazione ipnotica, magica che inchioda il lettore all&#8217;evasione dalla sua presente dimensione cronotopica.  Noi lettori, ascoltatori, osservatori, viviamo la manifestazione estetica, rispondiamo alla libertà che penetra nel nostro essere e ci mette alla prova, e riconosciamo nelle sue caratteristiche formali i lineamenti della creazione stessa. Persino la risposta più penetrante del lettore alto, più armonica, s&#8217;imbatterà sempre in un&#8217;alterità irriducibile. Nessuna lettura circoscrive definitivamente i significati (ideali?), la vita nel signficato dell&#8217;opera. Questo merita la serietà della gioia e dell&#8217;accoglienza, una forma estetica, una contro-reazione, contiene sempre ciò che sfida l&#8217;incorporazione definita e stabile.<br />
Quando gli artisti e gli scrittori ci dicono che non dominano i significati completi o latenti che essi stessi hanno suscitato, testimoniano di questa alterità. Quando lettori, interpreti o osservatori di sensibilità e conoscenze simili rispondono in modo discordante alla stessa opera, significa semplicemente che le loro libertà hanno affrontato sfaccettature diverse di ciò che nella forma estetica è in sé irriducibile a quella forma.<br />
Questa alterità mi appare, in senso quasi materiale, come un vestigio via via rinnovato del momento della creazione originale, mai totalmente accessibile. E&#8217; nell&#8217;idioma e nell&#8217;immagine suscitata dalla scrittura, nell&#8217;articolazione degli eventi, che il lettore percepisce, più o meno consapevolmente, l&#8217;avvento del nostro esserci al mondo, l&#8217;urgenza e il desiderio mimetico evocato dalla lettura di trovare un senso alla nostra storia (personale)</p>
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		<title>Di: Beppe</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/11/08/componimenti-misti-di-storia-e-dinvenzione/#comment-81496</link>
		<dc:creator>Beppe</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Nov 2007 14:36:50 +0000</pubDate>
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		<description>Dovendo parteggiare, scelgo valter binaghi (non nei toni però). Ferma restando la carica etica ed estetica del romanzo, che in questo senso è pedagogica (ovviamente è il lettore-allievo che elabora l'apprendimento attraverso la propria esperienza), ritengo che anche l'autore possa immettere intenzionalmente quel quid nel testo che risultara come il suo messaggio e il suo insegnamento. Anzi, direi che l'autore anche non volendo veicola nel testo letterario la sua cifra, la quale, chiaramente, il lettore-allievo farà sua attraverso l'arricchimento che l'opera gli ha dato.

Il lettore-allievo impara sempre dall'opera d'arte.

Poi, volevo dirvi che prima di dibattere anche con toni accesi, occorre capire bene il significato che ciascuno ricollega alle parole. Sicuramente il termine pedagogico è stato usato da valter binaghi in senso nobile e non averlo capito porta ovviamente ad una sterile polemica.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Dovendo parteggiare, scelgo valter binaghi (non nei toni però). Ferma restando la carica etica ed estetica del romanzo, che in questo senso è pedagogica (ovviamente è il lettore-allievo che elabora l&#8217;apprendimento attraverso la propria esperienza), ritengo che anche l&#8217;autore possa immettere intenzionalmente quel quid nel testo che risultara come il suo messaggio e il suo insegnamento. Anzi, direi che l&#8217;autore anche non volendo veicola nel testo letterario la sua cifra, la quale, chiaramente, il lettore-allievo farà sua attraverso l&#8217;arricchimento che l&#8217;opera gli ha dato.</p>
<p>Il lettore-allievo impara sempre dall&#8217;opera d&#8217;arte.</p>
<p>Poi, volevo dirvi che prima di dibattere anche con toni accesi, occorre capire bene il significato che ciascuno ricollega alle parole. Sicuramente il termine pedagogico è stato usato da valter binaghi in senso nobile e non averlo capito porta ovviamente ad una sterile polemica.</p>
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	<item>
		<title>Di: valter binaghi</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/11/08/componimenti-misti-di-storia-e-dinvenzione/#comment-81495</link>
		<dc:creator>valter binaghi</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Nov 2007 13:50:37 +0000</pubDate>
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		<description>I risultati della rimozione pedagogica.
Anche Morgillo è uno stile.
La dissipazione, spacciata per umorismo.
Diarrea d'artista.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>I risultati della rimozione pedagogica.<br />
Anche Morgillo è uno stile.<br />
La dissipazione, spacciata per umorismo.<br />
Diarrea d&#8217;artista.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Lavanda gastrica &#171; chirurgia plastica</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/11/08/componimenti-misti-di-storia-e-dinvenzione/#comment-81493</link>
		<dc:creator>Lavanda gastrica &#171; chirurgia plastica</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Nov 2007 13:21:41 +0000</pubDate>
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		<description>[...]        Lavanda&#160;gastrica Venerd&#236; 09 Novembre 2007, 1:21 pm  Archiviato in: Off Topic  Nazione Indiana. Ognuno col suo catetere a schzzare la tazza. In attesa del [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...]        Lavanda&nbsp;gastrica Venerd&igrave; 09 Novembre 2007, 1:21 pm  Archiviato in: Off Topic  Nazione Indiana. Ognuno col suo catetere a schzzare la tazza. In attesa del [...]</p>
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	<item>
		<title>Di: Alessandro Morgillo</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/11/08/componimenti-misti-di-storia-e-dinvenzione/#comment-81492</link>
		<dc:creator>Alessandro Morgillo</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Nov 2007 13:10:15 +0000</pubDate>
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		<description>Ognuno col suo catetere a schizzare la tazza.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ognuno col suo catetere a schizzare la tazza.</p>
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	<item>
		<title>Di: valter binaghi</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/11/08/componimenti-misti-di-storia-e-dinvenzione/#comment-81485</link>
		<dc:creator>valter binaghi</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Nov 2007 12:09:29 +0000</pubDate>
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		<description>Perfetta identità di vedute.
Tu fai in effetti una caricatura di ciò che io chiamo funzione pedagogica e che per me è la differenza tra l'arte e la vuota esibizione del proprio sentire.
Ognuno nel suo guscio, allora.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Perfetta identità di vedute.<br />
Tu fai in effetti una caricatura di ciò che io chiamo funzione pedagogica e che per me è la differenza tra l&#8217;arte e la vuota esibizione del proprio sentire.<br />
Ognuno nel suo guscio, allora.</p>
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		<title>Di: Alcor</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/11/08/componimenti-misti-di-storia-e-dinvenzione/#comment-81479</link>
		<dc:creator>Alcor</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Nov 2007 10:56:50 +0000</pubDate>
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		<description>Trovi e apprezzi però il "risvolto pedagogico" che dovrebbe servire all' edificazione dei lettori, mentre io cerco la forza letteraria, che agisce in modo differente.

Ma hai ragione, inutile continuare, Io sono convinta che di Scurati scrittore non resterà traccia, tu trovi quello che a me è parso un libro disanimato e volontaristico un romanzo importante, ci muoviamo su terreni lontanissimi e una discussione servirebbe solo a scaldare inutilmente gli animi, non tanto da parte mia, ma, viste le tue reazioni, da parte tua. Non ho voglia di litigare, non vedo che frutto se ne può trarre. 
Una sola cosa, non tanto per te, ma per chi eventualmente dovesse leggerci, il tuo riferimento allo "stile" come piccola gabbia di autoreferenzialità può nascere solo da una concezione dello stile come "bello scrivere", e cioè da una caricatura dello stile. Con chi equipara lo stile al bello scrivere - sperimentale o meno che sia   - con chi ne fa  dunque una caricatura, io non ho linguaggio in comune e non posso discutere. Non ci intendiamo sui fondamentali, come possiamo confrontarci?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Trovi e apprezzi però il &#8220;risvolto pedagogico&#8221; che dovrebbe servire all&#8217; edificazione dei lettori, mentre io cerco la forza letteraria, che agisce in modo differente.</p>
<p>Ma hai ragione, inutile continuare, Io sono convinta che di Scurati scrittore non resterà traccia, tu trovi quello che a me è parso un libro disanimato e volontaristico un romanzo importante, ci muoviamo su terreni lontanissimi e una discussione servirebbe solo a scaldare inutilmente gli animi, non tanto da parte mia, ma, viste le tue reazioni, da parte tua. Non ho voglia di litigare, non vedo che frutto se ne può trarre.<br />
Una sola cosa, non tanto per te, ma per chi eventualmente dovesse leggerci, il tuo riferimento allo &#8220;stile&#8221; come piccola gabbia di autoreferenzialità può nascere solo da una concezione dello stile come &#8220;bello scrivere&#8221;, e cioè da una caricatura dello stile. Con chi equipara lo stile al bello scrivere - sperimentale o meno che sia   - con chi ne fa  dunque una caricatura, io non ho linguaggio in comune e non posso discutere. Non ci intendiamo sui fondamentali, come possiamo confrontarci?</p>
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	<item>
		<title>Di: valter binaghi</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/11/08/componimenti-misti-di-storia-e-dinvenzione/#comment-81467</link>
		<dc:creator>valter binaghi</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Nov 2007 10:22:13 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2007/11/08/componimenti-misti-di-storia-e-dinvenzione/#comment-81467</guid>
		<description>Impianto ideologico ed edificazione sono termini tuoi, ed è esattamente quello che io non cerco e non trovo nel libro di Scurati. Ma, se ti ha deluso "Il sopravvissuto", è inutile che seguitiamo a parlarne. Per me è uno dei pochi romanzi importanti degli ultimi anni.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Impianto ideologico ed edificazione sono termini tuoi, ed è esattamente quello che io non cerco e non trovo nel libro di Scurati. Ma, se ti ha deluso &#8220;Il sopravvissuto&#8221;, è inutile che seguitiamo a parlarne. Per me è uno dei pochi romanzi importanti degli ultimi anni.</p>
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		<title>Di: Alcor</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/11/08/componimenti-misti-di-storia-e-dinvenzione/#comment-81463</link>
		<dc:creator>Alcor</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Nov 2007 09:57:36 +0000</pubDate>
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		<description>Sopravvissuto</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sopravvissuto</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Alcor</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/11/08/componimenti-misti-di-storia-e-dinvenzione/#comment-81462</link>
		<dc:creator>Alcor</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Nov 2007 09:54:11 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2007/11/08/componimenti-misti-di-storia-e-dinvenzione/#comment-81462</guid>
		<description>Non avevo letto il tuo ultimo commento, scusa, ma riferire il mio giudizio a un settantottismo febbrile ed equivoco è una grande stupidaggine. Nel sessantotto avevo già ventidue anni e la mia formazione di lettrice era quasi compiuta, i grandi libri li avevo in buona parte già letti e mi avevano formato più di quanto  hanno potuto fare i decenni successivi.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Non avevo letto il tuo ultimo commento, scusa, ma riferire il mio giudizio a un settantottismo febbrile ed equivoco è una grande stupidaggine. Nel sessantotto avevo già ventidue anni e la mia formazione di lettrice era quasi compiuta, i grandi libri li avevo in buona parte già letti e mi avevano formato più di quanto  hanno potuto fare i decenni successivi.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Alcor</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/11/08/componimenti-misti-di-storia-e-dinvenzione/#comment-81458</link>
		<dc:creator>Alcor</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Nov 2007 09:44:26 +0000</pubDate>
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		<description>Lettrice laureata certo no, non capisco l'acidità, ho solo espresso il mio parere e le mie riserve. Quando dico "come dovremmo leggerlo" non intendo dare lezioni a nessuno, ma invitare a leggere liberamente seguendo l'eventuale capacità dell'opera di essere viva, o ancora viva per noi,  e senza andare alla ricerca delle intenzioni dello scrittore, che hanno sempre poco a che fare col risultato, e a lasciare che le grandi opere (parlo di grandi opere   - e non di Scurati, che non ho letto e non leggerò, avendo già avuto un'esperienza assai deludente con Il sopravissuto)   perché un rivolo della discussione ha messo in campo anche quelle)  ci attraversino liberamente, al di là del loro impianto ideologico o della loro capacità di edificazione. 
Nell'orizzonte dell'edificazione ad esempio un libro come "Il sogno della camera rossa"  o persino l' "Odissea", non troverebbe alcuno spazio.
Io sono probabilmente una lettrice amorale, dal punto di vista dell'ideologia, ma non credo dal punto di vista della letteratura.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Lettrice laureata certo no, non capisco l&#8217;acidità, ho solo espresso il mio parere e le mie riserve. Quando dico &#8220;come dovremmo leggerlo&#8221; non intendo dare lezioni a nessuno, ma invitare a leggere liberamente seguendo l&#8217;eventuale capacità dell&#8217;opera di essere viva, o ancora viva per noi,  e senza andare alla ricerca delle intenzioni dello scrittore, che hanno sempre poco a che fare col risultato, e a lasciare che le grandi opere (parlo di grandi opere   - e non di Scurati, che non ho letto e non leggerò, avendo già avuto un&#8217;esperienza assai deludente con Il sopravissuto)   perché un rivolo della discussione ha messo in campo anche quelle)  ci attraversino liberamente, al di là del loro impianto ideologico o della loro capacità di edificazione.<br />
Nell&#8217;orizzonte dell&#8217;edificazione ad esempio un libro come &#8220;Il sogno della camera rossa&#8221;  o persino l&#8217; &#8220;Odissea&#8221;, non troverebbe alcuno spazio.<br />
Io sono probabilmente una lettrice amorale, dal punto di vista dell&#8217;ideologia, ma non credo dal punto di vista della letteratura.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: valter binaghi</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/11/08/componimenti-misti-di-storia-e-dinvenzione/#comment-81455</link>
		<dc:creator>valter binaghi</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Nov 2007 09:30:25 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2007/11/08/componimenti-misti-di-storia-e-dinvenzione/#comment-81455</guid>
		<description>Senza intenzione formativa è difficile concepire un grande impianto, che non è l'unica qualità ma una delle qualità che fanno grande un romanzo.
Senza condividere un umanesimo universale è difficile concepire una continuità tra passato e futuro, il che fa di un romanzo storico un allegoria.
Senza coerenza intellettuale è difficile addirittura dare unità a un testo.
L'anti-pedagogia di Luminamenti e l'anti-poetica di Alcor risalgono a un sessantottismo febbrile ed equivoco, che nel nostro paese ha prodotto tutt'altro che grandi romanzi, ma uno stuolo di scritture autoriali, innamorate della propria pagina, costantemente alla ricerca della magia dello "stile". 
Lo "stile" è come la spontaneità. Quando si comincia a cercarlo a tutti i costi, ci si è votati alla sua negazione: il programma.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Senza intenzione formativa è difficile concepire un grande impianto, che non è l&#8217;unica qualità ma una delle qualità che fanno grande un romanzo.<br />
Senza condividere un umanesimo universale è difficile concepire una continuità tra passato e futuro, il che fa di un romanzo storico un allegoria.<br />
Senza coerenza intellettuale è difficile addirittura dare unità a un testo.<br />
L&#8217;anti-pedagogia di Luminamenti e l&#8217;anti-poetica di Alcor risalgono a un sessantottismo febbrile ed equivoco, che nel nostro paese ha prodotto tutt&#8217;altro che grandi romanzi, ma uno stuolo di scritture autoriali, innamorate della propria pagina, costantemente alla ricerca della magia dello &#8220;stile&#8221;.<br />
Lo &#8220;stile&#8221; è come la spontaneità. Quando si comincia a cercarlo a tutti i costi, ci si è votati alla sua negazione: il programma.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: luminamenti</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/11/08/componimenti-misti-di-storia-e-dinvenzione/#comment-81449</link>
		<dc:creator>luminamenti</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Nov 2007 08:04:00 +0000</pubDate>
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		<description>Binaghi mi dice: "Si, ha ragione Luminamenti, ognuno capisce quel che vuol capire e scrive quello che aveva già deciso di scrivere. Soprattutto di un libro non letto, causa antipatie per l’autore o idiosincrasie per il recensore."

E dove avrei parlato in positivo o in negativo del libro di scurati?
In quanto alle antipatie non ne ho con gli sconosciuti. E il mio intervento è sempre stato orientato a esprimere la mia idea: la grande letteratura non si fa con propositi pedagogici.  


Poi finisce: "Ho spiegato chiaramente che la pedagogia dell’arte è nella visione, cioè nella possibilità di far percepire l’idealità di un tipo, di un sentimento della vita, permettendo al fruitore di sperimentarlo in sè stesso.  E’ il contrario di una pedagogia intellettualistica e autoritaria".


Bene, mi sembra allora di averti capito bene e non averti frainteso. Hai la vocazione del pedagogo e un'idea umanistica e pedagogica della letteratura che io non condivido senza bisogno come fai tu di classificarti tra le anime grandi o le anime piccolo, grandi lettori o piccoli lettori. 
Non riesci proprio a parlare di un argomento mescalondo insieme valutazioni superficiali e gratuite sulla persona che esprime un'idea diversa da te? Nego che si possa fare buona arte con queste tue idee. La convizione che esista l'idealità di un tipo e di un sentimento della vita e che per giunta sia possibile farlo percepire e sperimentare è a mio parere errata e vizia gravemente la possibilità di costruire una valida opera letteraria.
Invece dell'ideale parlerei del reale, invece della critica all'immaginario parlerei dell'immaginazione. Una cosa è (pre)costruire una direzione, un'idealità, un'altra cosa è raccontare, narrare senza pensare di costruire, inventare un modello ideale, senza la pretesa di essere paradigmatico, senza la persuasione di sapere cos'è l'idealità e illudendosi di farla sperimentare ai fruitori. Non funziona così il lettore.

Ma, spero, ne riparleremo, ne riparlerò. Se posso prossima settimana impegni permettendo. Grazie cmq per avermi letto Binaghi</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Binaghi mi dice: &#8220;Si, ha ragione Luminamenti, ognuno capisce quel che vuol capire e scrive quello che aveva già deciso di scrivere. Soprattutto di un libro non letto, causa antipatie per l’autore o idiosincrasie per il recensore.&#8221;</p>
<p>E dove avrei parlato in positivo o in negativo del libro di scurati?<br />
In quanto alle antipatie non ne ho con gli sconosciuti. E il mio intervento è sempre stato orientato a esprimere la mia idea: la grande letteratura non si fa con propositi pedagogici.  </p>
<p>Poi finisce: &#8220;Ho spiegato chiaramente che la pedagogia dell’arte è nella visione, cioè nella possibilità di far percepire l’idealità di un tipo, di un sentimento della vita, permettendo al fruitore di sperimentarlo in sè stesso.  E’ il contrario di una pedagogia intellettualistica e autoritaria&#8221;.</p>
<p>Bene, mi sembra allora di averti capito bene e non averti frainteso. Hai la vocazione del pedagogo e un&#8217;idea umanistica e pedagogica della letteratura che io non condivido senza bisogno come fai tu di classificarti tra le anime grandi o le anime piccolo, grandi lettori o piccoli lettori.<br />
Non riesci proprio a parlare di un argomento mescalondo insieme valutazioni superficiali e gratuite sulla persona che esprime un&#8217;idea diversa da te? Nego che si possa fare buona arte con queste tue idee. La convizione che esista l&#8217;idealità di un tipo e di un sentimento della vita e che per giunta sia possibile farlo percepire e sperimentare è a mio parere errata e vizia gravemente la possibilità di costruire una valida opera letteraria.<br />
Invece dell&#8217;ideale parlerei del reale, invece della critica all&#8217;immaginario parlerei dell&#8217;immaginazione. Una cosa è (pre)costruire una direzione, un&#8217;idealità, un&#8217;altra cosa è raccontare, narrare senza pensare di costruire, inventare un modello ideale, senza la pretesa di essere paradigmatico, senza la persuasione di sapere cos&#8217;è l&#8217;idealità e illudendosi di farla sperimentare ai fruitori. Non funziona così il lettore.</p>
<p>Ma, spero, ne riparleremo, ne riparlerò. Se posso prossima settimana impegni permettendo. Grazie cmq per avermi letto Binaghi</p>
]]></content:encoded>
	</item>
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