(Pubblico qui il comunicato con cui Usciamo dal silenzio aderisce alla manifestazione nazionale contro la violenza sulle donne del 24 novembre a Roma)
14 milioni di donne tra i 15 e i 60 anni hanno subito, nel corso della loro vita, una qualche forma di violenza: sessuale, fisica, psicologica.
Soltanto il 18,2 per cento di loro ha saputo vedere quella violenza e riconoscerla come un reato.
Il 95 per cento delle violenze non è mai stato denunciato.
La maggior parte delle violenze avviene in casa o per mano di un uomo conosciuto.
Il 69,7 per cento degli stupri è ad opera del partner. Partner ed ex sono responsabili della maggior parte delle violenze fisiche.
57 donne sono state uccise in Italia nei primi sei mesi del 2007.
(Istat, indagine nazionale sulla violenza contro le donne, 2007).
La violenza contro le donne ci riguarda tutte, ci minaccia, non ci riconosce libere.
La violenza contro le donne non è un destino per nessuna. Né in casa, né fuori.
La violenza contro le donne non è cronaca nera, ma è figlia del rapporto di potere tra gli uomini e le donne, sia nella loro relazione intima che sulla scena pubblica.
La violenza contro le donne non è un fatto privato, ma una misura della democrazia.
La violenza contro le donne esige parola pubblica e parola di donne e uomini.
Andiamo in piazza il 24 novembre a Roma per:
ribadire che la violabilità storica del corpo delle donne è l’origine della violenza e riaffermare che la libertà delle donne è alla base della convivenza tra le persone;
rifiutare ogni scorciatoia che iscrive ad una questione di sicurezza urbana il tema della violenza;
spezzare il silenzio che, in particolare, copre la violenza che avviene tra le mura domestiche;
rompere la solitudine delle donne che subiscono violenza e che devono trovare sostegno e condivisione nell’uscirne.
Il 24 novembre chiederemo ancora una volta:
parola pubblica in tema di violenza e assunzione di responsabilità da parte di chi governa.
La questione della violenza deve assumere nell’agenda politica, come in altri paesi è successo, la stessa centralità che ha nella vita delle donne.
Vogliamo l’approvazione rapida delle misure che i centri antiviolenza sollecitano quali lo stalking, perché va a colpire il prologo di violenza dei troppi omicidi di donne nel nostro Paese, e l’estensione della legge Mancino contro l’omofobia sollecitata dal movimento glbt.
Vogliamo una legge che sia per le donne e non per la famiglia.
Una legge che sostenga la loro libertà di scelta e il loro bisogno di riprendere in autonomia il filo della propria vita.
Una legge che affronti la radice culturale della violenza come sintomo dell’ineguaglianza, che investa i poteri pubblici della responsabilità di prevenirla, individuarla e combatterla in sinergia tra loro e usando delle competenze della rete dei centri antiviolenza e del movimento delle donne.
Una legge che, attraverso campagne di educazione al rispetto e la sensibilizzazione di media e pubblicità contro gli stereotipi sul corpo femminile e sui ruoli, si dia intera l’ambizione di contribuire a un nuovo disegno di convivenza civile tra donne e uomini.
Usciamo dal silenzio
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(Vedi anche i dati ripresi dal sito di ASSOCIAZIONE NONDASOLA donne insieme contro la violenza
Novembre 2007)









477 commenti
le donne vanno amate molto e sempre, anche quando sono stronze.
saluti,
rs
non toccatela!
per amor del cielo!
(non sia) MAI!
Io quasi - ma toglierei anche il “quasi” - quotidianamente mi vergogno di essere un uomo.
L’unica volta che ho denunciato una persona per sexual harassment sul lavoro , finì che il tipo venne circondato da sindacalisti che mi inviavano amici comuni per minacciarmi con “le buone”. Lui fu protetto e io, che ero una semplice collaboratrice “esterna” all’ufficio, cambiai cantiere e da allora non ho mai più voluto lavorare a Roma. Mai più.
Per fortuna subito dopo mi chiamarono negli Usa e fui molto lieta di dover firmare insieme al contratto anche il codice di comportamento sessuale corretto.
Tornando in Italia, visto che scopiazziamo il peggio dell’America e non le poche cose positive, ho capito che me la devo cavare da sola e il prossimo ho giurato che gli lego le braccia ad un palo e lo faccio sistemare per bene.
Avance sessuali nel lavoro sono continue, è fisiologico come un appuntamento che sai prima o poi arriva, ma a volte non c’è bisogno di arrivare a mezzi estremi: ho scoperto che se dico di essere innamorata (perennemente innamorata!) l’orco demorde come un bambino preso dalle fiabe. Bestie che sono! Comunque, almeno sul lavoro, è meglio il contratto: la paura di risarcimenti altissimi fa desistere almeno una buona percentuale di cretini.
Il romano però era pazzo pericoloso. Davanti a certe cose, non c’è difesa, si è soli con quegli occhi davanti da folle, e meno male sono una combattiva e siciliana per giunta sicchè ho prevenuto il peggio invece di riparare un danno assai probabile ed imminente sulla mia persona. Rimasi però scolvolta dal comportamento dei sindacati: lui rischiava il posto con la mia denuncia, e lo protessero. Dopo 2 anni scoprii che fu mandato in cura psichiatrica e la moglie lo lasciò.
Uomini siete avvertiti. Con Missy non c’è trippa x gatti.
UN IMMENSO GRAZIE A ANDREA!
E’ una cosa che mi tocca molto.
Grazie agli uomini di cuore che capiscono che la violenza contro le donne ammazza l’amore tra i sessi, e grazie alle donne che fanno sentire le voce delle vittime.
la manifestazione è stata indetta da
http://controviolenzadonne.freewordpress.it/
in occasione della giornata MONDIALE contro la violenza sulle donne.
per rendere il contesto nazionale, qui il comunicato delle organizzatrici in occasione dell’omicidio di tor di quinto
http://controviolenzadonne.freewordpress.it/2007/11/01/aggressione-tor-di-quinto-controviolenzadonne-condanna-approccio-securitario/
ogni collettivo aderisce alla manifestazione secondo le proprie logiche:)
Ri/educazione di maschio
In quanto uomo, sono stato culturalmente determinato a rapportarmi in un certo modo nei confronti della donna. Questo modo implica aspetti inaccettabili, ad un’analisi razionale. Nonostante cio’ me li porto dietro. La grande cura è stata, sempre, la vita a due, la coppia. Non sto parlando di famiglia, matrimonio, o altro, ma dell’essere 2. Che è un grandissimo casino, una cosa difficile, fantascientifica. Mettere a male il proprio narcisisimo. Riconoscere il legame con l’altro nell’autonomia dell’altro. D’altra parte, è ancora il percorso educativo migliore che ho conosciuto, con donne che non si sono risparmiate attacchi duri. Non dico che sono stato ri/educato del tutto, ma credo che un grado di ri/educazione sia largamente necessario per quasi tutti i maschi. E esserne coscienti è già un passo avanti. Inizia a scemare l’autoindulgenza di gruppo. Il compiacersi in certi discorsi e atteggiamenti.
Ri/educazione di femmina
Uno sciopero della donna in televisione, credo che sarebbe un piccolo necessario passo. Sopratutto in Italia. Non riesco capacitarmi, quando guardo la TV italiana, rai o Berlusca che sia, del ruolo di bambolona muta davanti a presentatore logorroico, che è ormai schema universale.
Ecco, due appunti, per dire che in questa faccenda, ma le donne lo sanno per prime, la legge non è tutto.
E grazie a gina per i links
Questo almeno l’hanno preso: http://www.repubblica.it/2006/08/sezioni/cronaca/pakistana-uccisa/confessione-padre/confessione-padre.html
Vedremo gli altri.
Grazie ad “Usciamo dal silenzio”, e grazie agli amici che qui ne hanno parlato, ad Andrea Inglese, in particolare per la prova di sincerità (resoconto dei prezzi, i dubbi, tutto quanto sta dietro la nostra espeienza ), sull’enorme fatica della relazione fra i sessi.
A quelle donne che non denunciano, non parlano e che soffrono, va tutto il mio affetto e la responsabilità ad inizare a testimniare che è possbilile il contrario.
Maria Pia Quintavalla
Ecco O.C., giusto! (e poi subito a parlare di integrazione con certa gente).
E che dire della moglie/madre che è svenuta al dolore del marito in galera….!!! Mentre certe cose da noi sono condannate chissà quante se ne compiono nel resto del pianeta, con la connivenza sociale e legale.
adesioni
http://www.controviolenzadonne.org/html/adesioni.html
l’adesione delle giuriste e dei giuristi democratici
http://www.controviolenzadonne.org/public/documento_adesione_GD.doc
volantini
http://www.controviolenzadonne.org/images/A4_manifDONNE2.jpg
http://www.controviolenzadonne.org/images/VOLANTINO_NUOVO.jpg
@ sgt. Pepper
Non solo non c’è trippa per gatti, ma mi sembra d’aver capito che missy debba essere piuttosto bella…
A parte gli scherzi. La violenza alle donne deve essere punita senza attenuanti; meglio sarebbe poterla prevenire, rendendo più sicure le città e i luoghi di lavoro, ma soprattutto cercando di trasmettere una cultura ben diversa da quella imperante oggi.
Con una TV del genere…
Detto questo vorrei dire due parole ad andrea inglese.
@ andrea inglese
Un conto sono le violenze alle donne (poste in essere da bestie criminali), un conto è il rapporto con le donne. Non necessariamente le prime sono conseguenti alle difficoltà (culturali) del rapporto uomo/donna (almeno fin che non si scade nella patologia).
Le violenze, la gran parte di esse, fanno parte di una sfera a-problematica.
Chi fa violenza alle donne non si pone minimamente il problema del rapporto con le donne, come l’assassino non si pone il problema dei rapporti tra gli uomini: li sopraffà e li uccide.
detto questo, mi rendo conto che rischio di andare fuori tema, ma per quanto attiene alla dialettica uomo-donna, cercherei di uscire dai luoghi comuni e oserei sostenere una tesi, che mi rendo conto, qui stona (eppure…): la rieducazione non deve riguardare solo i ‘maschi’ (che vivono sulla loro pelle i retaggi culturali anche con crisi profonde) ma anche le ‘femmine’ che vivono la contraddizione di rivendicare la loro perfetta e giusta uguaglianza…, per poi magari essere anch’esse schiave dei loro retaggi, quali matrimonio, necessità dell’uomo deciso e protettivo…
Insomma c’è ancora da lavorare.
Comunque piena e incondizionata adesione all’iniziativa.
Concordo con Beppe, riguardo all’educazione che deve coinvolgere anche le donne. Non voglio esser ripetitiva, ma siccome vivo quotidianamente il problema sul lavoro (e ne sono pure stanca e annoiata), sono sicura che gran parte dei miei problemi venga dalle donne che la danno per fare carriera. E sono più di quanto si immagini: nelle università, negli uffici pubblici, in politica, etc. Quando succede che un uomo (un politico, un assessore, o un semplice capo area, sempre però un superiore) stia lì a vedere di più la misura del tuo reggiseno più che controllare il contenuto del progetto che gli stai presentando, fosse anche una nuova teoria della relatività, è facile per me prendermela con quelle che hanno trascorso più tempo sui divani invece di stare sedute a studiare e scrivere. C’è un esercito di donne, e non importa quanto siano belle basta che siano facili. E’ un esercito agguerrito che pensa solo alle scorciatoie.
Ma un giorno ho fatto la scema pure io. Mi sono vestita di prima mattina con un abito scollatissimo di Jean Paul Gautier, tacchi a spillo, abbronzantissima e sono andata da quello che non voleva firmarmi una carta da oltre un anno. L’ho sballato all’istante. Mi ha firmato che sembrava catatonico. Ero alta 2 metri più di lui, quindi inaccessibile. Uno schiavo ai miei piedi. Tutto il suo potere era niente. Una caccola ridicola. Poi sono uscita o ho detto ad un amico: se sapevo che bastava solo una scollatura… e ci siamo messi a ridere.
A parte gli scherzi, però, quello fu un gioco, una prova. Ma è davvero desolante. Un professore universitario mi disse che per loro è normale avere la fila dietro la porta di ragazze pronte a darla e che quindi poi è naturale rapportarsi con tutte le donne con lo stesso metro.
Ecco perché credo fortemente che –di nuovo, come sempre- debbano esser le donne ad appropriarsi della propria personalità e combattere anche quel fronte di donne che con il loro comportamento sono le prime a danneggiare il livello della qualità professionale. In generale, maschile e femminile.
Ripeto, sul posto di lavoro, in questa proposta di legge andrebbe inserito anche un contratto di corretto comportamento sessuale.
Sì missy e mi scuso, ma vorrei aggiungere un’altra cosa, sempre in contro tendenza…
Ricordiamoci che la nostra è la civiltà anche dell’emancipazione sessuale. Non solo, ma questa emancipazione, come tutto oggi, è stata oggetto di mercificazione.
Non mi scandalizzo assolutamente di questo. Non sono un moralista, né un puritano.
Voglio dire che la mercificazione sessuale, se consapevole, non sfruttata e soprattutto non coercizzata, è legittima (sia da parte delle donne che degli uomini).
Spetta a ciascuno decidere se acquistare sesso o se invece conquistarselo contestualizzato dall’amore.
Questa liberazione, liberalizzazione, mercificazione ha portato con sé un’invetabile conseguenza, un rischio (che non corrono certo nei paesi dove vige l’integralismo islamico): il rischio del furto, della violazione, dell’abuso.
Le merci si desiderano e stanno lì per essere desiderate e nel caso dell’uomo e della donna, le merci (scusate l’insistenza sulla crudezza del termine) sono esseri senzienti e spesso anche narcisisti che vogliono essere desiderati e alle volte, come ha esemplificato missy, anche per esercitare un potere tramite la bellezza.
Bene, le merci desiderate, poi suscitano l’istinto di appropriazione, di furto, di rapina…
Questo è un rischio. Sia chiaro meglio correre il rischio che finire con il burka. Meglio però gestire il rischio e ridurlo quanto meno al minimo. Prevenire.
Capite bene che il punto di equilibrio ideale è molto elevato. Una società che spinge forte sul desiderio, che tende a provocarlo, spettacolarizzzarlo, a esibirlo, a usarlo come veicolo di vendita di qualunque altro oggetto (si pensi alla pubblicità), poi deve creare dei contrappesi altrettanto forti che consentano di gestire, regolare, educare quel desiderio.
In fondo si parla di libido come istinto vitale. Perché lo sia occorre che sia alzata la guardia etica (nel senso di quel contesto spirituale capace di gestire con altezza il desiderio).
Scusate, questo per dire che il problema è molto complesso.
Sai ke pizza passare 8 ore in ufficio senza inframezzarle con qualche gioco proibito, magari alla macchina del caffè. Il punto, semmai, è saper scegliere i compagni di gioco.
La manifestazione annunciata è parziale. La violenza nn ha aggettivi.
Missy, coi tuoi racconti ti sei conquistata la simpatia di tutte quelle ke nessuno vede manco se si mettono il giubbetto con le strisce catarifrangenti :-) .
Cmq vista l’aria che tira, nn so voi, ma io il 24 nov mi chiudo in casa
a Beppe che scrive:
“Un conto sono le violenze alle donne (poste in essere da bestie criminali), un conto è il rapporto con le donne. Non necessariamente le prime sono conseguenti alle difficoltà (culturali) del rapporto uomo/donna (almeno fin che non si scade nella patologia).Le violenze, la gran parte di esse, fanno parte di una sfera a-problematica.
Chi fa violenza alle donne non si pone minimamente il problema del rapporto con le donne, come l’assassino non si pone il problema dei rapporti tra gli uomini: li sopraffà e li uccide.”
Allora non hai letto i dati, non hai colto il problema. Sei in realtà convinto che lo stupratore sia sopratutto la bestia che si avventa sulla passante sconosciuta. Esiste anch questo, ma come le cifre qui pubblicate indicano, la maggior parte dei casi lo stupratore o il violento HA UN RAPPORTO con la donna, magari sancito da una celebrazione in chiesa o in comune. La patologia, poi, non è qualcosa che sta al di fuori dei rapporti, ma in genere si manifesta NEI rapporti.
Sul resto non intervengo. Spero che siano altre donne e altri uomini a farlo. Ma forse l’argomento non è particolarmente “sentito”. Forse di colpo i rapporti uomo/donna hanno acquistato una loro limpida, olimpionica, serenità.
@ andrea inglese
volevo solo dire che chi opta per la violenza decide un bel momento (o non decide non so) di optare per il superamento a priori del ‘rapporto’ con la donna nell’atto di violenza, di abbandonare ogni problematicità, per imporre se stesso e basta, senza interlocuzione.
Quello di cui parlavi te è invece il problema fisiologico del ‘rapporto’ con l’altro sesso, con tutte le implicazioni culturali ed esistenziali.
Tutt’altra cosa.
Ma forse l’argomento non è particolarmente “sentito”.
Andrea Inglese, fai un torto ai tuoi lettori.
sgt.Pepper: meno male, almeno a qualcuna sarò simpatica!!! :-)
Beppe: di che scusarti? Mi hai pure fatto un complimento….!!
Sul fatto che uomini e donne vadano rieducati non c’è dubbio, dato che senza andare a scomodare i paesi arabi o i cittadini musulmani che ammazzano le figlie (che fanno più audience e che ci fanno sentire tanto buoni a confronto), la nostra cultura è intrisa fino ai geni di rassicuranti idee sui sessi e sulla donna. La donna è sempre percepita come l’altro e l’altro fa presto a diventare il subalterno o il nemico. Anche in contesti familiari o in contesti insospettabili: dove non avvengono stupri, magari, ma a livello microscopico (quello che è più scomodo osservare), si continua con lo svilimento e con l’incasellamento della donna in un ruolo dato. Che sia l’oggetto sessuale o la brava mammina. E basta. C’è una naturale diversità tra uomo e donna che va difesa, come dovrebbe esserlo ogni diversità: considerando questa come un valore, una ricchezza e non viceversa, ma senza scadere in facili stereotipizzazioni. Perché da sempre ciò di cui l’uomo ha bisogno sono categorie sicure a cui aggrapparsi - mentre è l’idea stessa di uguaglianza in termini di diritto e di potenziale che fa paura. Sposto l’attenzione dalla violenza esplicita al microscopico, convinta da sempre che serva prima di tutto cambiare il nostro comportamento verso il piccolo, ponendo veramente attenzione alle cose senza scalpore attorno a noi, al di là delle strumentalizzazioni - pure intellettuali - a cui certi dati di cronaca si prestano. D’accordo sul fatto che televisioni e mode continuano a nutrire un’idea della “femmina” come merce, ma accanto a quest’immagine sta sempre quella della madre di famiglia, la donna di casa, colei che rassicura e protegge. Anche quando si parla di talento femminile lo si fa spesso invocando questa maternità che la donna dovrebbe trasudare ad ogni gesto e parola. Ironia poi pensare che scrittrici o filosose famose ad esempio figli non ne hanno avuti, ancora più strano pensare che in natura se ben ricordo solo il 10 per cento delle femmine dei mammiferi si prende cura dei figli. Con questo non sto negando il ruolo di madre, ma solo cercando di allargare il discorso. E anche di ricordarci come è facile difendere una causa dove la violenza è esplicita e come difficile, anche fastidioso, cercare di essere “giusti” nel griogiore del quotidiano. Per me tutto parte dal secondo punto. Mi capitò una volta durante una lezione su tutt’altro periodo storico di parlare di come certe idee fossero così radicate in noi da opprimerci: si rifletteva di come ad una certa età il non avere figli, per una donna, possa essere interiormente problematico, esattamente come il non essere oggetto sessuale di attenzioni per altre donne, e ci chiedevamo quanto ciò dipenda da un personale e naturale desiderio e quanto da un ruolo ormai cristallizzato.
Io sono una donna. Vorrei prima di tutto essere considerata come essere umano con delle capacità, qualsiasi esse siano, senza scatenare le ire altrui o addirittura la violenza. Vorrei anche non sentirmi una sorta di specie protetta (tipo anche le donne fanno di conto! anche le donne leggono Sartre! e anche i ricchi piangono)- altrimenti mi metto a riempire i moduli per avere la faccia (o il seno) sullo stemma del WWF non appena il panda si estingue.
Perfettamente d’accordo con Francesca. Ed era il punto che ho voluto sottolineare. C’è una faccenda di delitti e violenze tremende, e c’è un faccenda di violenza in gocce, a piccole dosi, quotidiana. (Il microscopico) In cui davvero siamo implicati tutti. E si parte dalle situazioni più banali. Alcune mie amiche nuotatrici, mi raccontano che in piscina gli uomini non sopportano di essere “superati” dalle donne in corsia, sbiellano in acqua, non ce la fanno.
E nel mondo intellettuale accade altrettanto spesso. Forse perché la competizione tra maschietti è tale, che quando salta fuori una donna, sopratutto se è brava, la si considera come un’intrusa (”ma che c’entri tu?”).
Sono d’accordo, sono d’accordo, ma che centra questo con l’intervento che qui commentiamo? Ho capito che te andrea e francesca parlate di microviolenze, ma non confondiamo l’ordine delle questioni. D’altra parte, Andrea, hai pubblicato te l’articolo e l’articolo non parla di nuotatrici veloci, o di donne intellettuali invidiate (ti garantisco che ce ne sono tantissime stimate), parla di stupri e di violenze…
Sono disponibile a discutere di quello che parlate te e francesca, ma pubblica un’altro articolo e non criminalizzare semplici difficoltà culturali su cui, uomini e donne, devono lavorare… è come dire che si comincia da una sigaretta, poi si passa alla canna e infine all’eroina.
L’ordine e l’intensità dei problemi vanno mantenute per la coerenza e la pertinenza della discussione.
saluti
Beppe - in realtà credo di essere stata pertinente alla discussione. Semplicemente la matrice di molta violenza nasce proprio da un certo modo di rapportarsi alle donne ed è questo rapporto che va considerato in ogni sua simpatica sfaccettatura. I dati, le televisioni che ci bombardano di cronaca nera, etc etc dicono appunto (come sottolineava Andrea), che chi compie violenza su una donna molto spesso ha una conoscenza della vittima. Non credo che questi uomini siano tutte “bestie” a priori o che ad un certo punto inspiegabilmente diventino mostri. Lo credo ancora meno nel caso dei ragazzini - quando gli stupratori sono compagni di classe, insomma. Tu dici che chi compie violenza impone se stesso senza possibilità di comunicazione - ok, ma perché succede? Mi è sempre sembrato, in genere troppo consolatorio, fare di chi compie violenza una creatura disumana e aberrante - la sua aberrazione è purtroppo spesso umanissima. E’ con questo che dobbiamo fare i conti. Tornando alla donna - se non si rieduca (uomini e donne) ad ogni livello, vedo improbabile anche la soluzione a stupri e via dicendo. La violenza è ciò che emerge in superficie - sotto c’è tutto il resto. Fai l’esempio della droga - te lo giro in un altro modo: “curare” l’eroinomane aiutandolo a smettere e senza preoccuparsi dei motivi o dell’ambiente che lo ha portato a certe scelte è encomiabile, ma anche abbastanza inutile. Capire l’ambiente attorno significa chiamarsi parte in causa. Noi non siamo mai innocenti e l’altro non è mai veramente tale. Siamo piuttosto spesso “incolpevoli”.
La maledizione (?) dell’essere umano è ke, rispetto ai fratelli mammiferi animali, è in ‘amore’ 365 gg/anno. Se lo fosse solo in agosto, ci sarebbero molti meno problemi, anke di intasamento sulle autostrade.
Celie fatte, mi domando se all’incapacità di comunicazione, una delle cause, nn corrisponda anke la incapacità d’ascolto. Come è possibile ke una donna nn s’accorga d’avere a ke fare con uno psicopatico dopo mesi/anni ke si frequentano? Ce lo spieghi una signora.
Saluti
sulla domanda specifica di sgt pepper
http://www.women.it/casadonne/manuale2medici99.pdf
http://www.women.it/casadonne/manuale1polizia99.pdf
(estratto da http://www.women.it/casadonne/manuale1polizia99.pdf
Perché le donne sono riluttanti a denunciare
e/o a testimoniare
Non tutte le donne si rifiutano di denunciare o testimoniare contro il partner violento. Non sempre la denuncia è la scelta più opportuna, la valutazione deve essere lasciata alla donna e varia caso per caso.
Le donne vittime di violenza domestica sono spesso riluttanti a testimoniare per le stesse ragioni che riguardano le vittime di crimini violenti:
- paura di comportamenti vendicativi da parte dell’autore, soprattutto nel
caso in cui vi siano già state minacce
- non voler trovarsi nuovamente di fronte al responsabile nel corso del
processo
- vergogna
- desiderio di dimenticare l’episodio, di andare oltre
- negazione, minimizzazione e altri sintomi propri di chi subisce un
trauma
Per le vittime di violenza domestica, queste motivazioni sono aggravate dal fatto che:
- l’autore può continuare a vivere o a vedere la vittima
- i tentativi precedenti della donna di cercare aiuto e/o di lasciare l’autore
non hanno avuto successo e hanno prodotto maggiore violenza
- il partner sta ancora esercitando forme di controllo sulla donna
- l’autore può continuare a frequentare le/i bambine/i e la donna può avere paura che accada loro qualcosa
- la donna e le/i bambine/i possono essere economicamente dipendenti dal partner
- la famiglia, il gruppo e la collettività possono premere sulla donna
perché rifiuti di denunciare e/o testimoniare
- la donna può avere perso fiducia nella giustizia e non credere più che
un intervento penale sia efficace nell’interrompere la violenza)
Bene Franscesca, allora sarò didascalico.
Poniamo che io abbia qualche problemino con le donne (in realtà, almeno sul posto di lavoro non credo proprio di averne; lavoro con diverse donne che stimo professionalmente e con le quali non mi sento assolutamente in competizione…e se sono carine o una volta si vestono bene faccio loro un complimento gentile e loro sono contente, chiuso lì), ma poniamo che io abbia (ce l’ho, ce l’ho) qualche problemino che deriva da retaggi culturali, che deriva dal pensare che in fondo in un rapporto di coppia, bene o male, io debba avere (ripeto come retaggio) certe prerogative e che, oltretutto, mi renda conto che questo non va bene, e che creda anche che di retaggi culturali ce l’abbia anche il mio partner che per un verso mi critica perché dice che sono maschilista e poi mi critica anche perché magari non sono troppo rassicurante… bè, poniamo tutto questo… ma che cazzo c’entra tutto questo con gli stupri e le violenze.
Io non mi sento assolutamente responsabile, né minimamente una minaccia, chiaro! Anzi rivendico il diritto di avere delle difficoltà e sono consapevole del dovere di doverci lavorare su (come spero anche te).
La situazione che ti ho descritto sopra è comunque dialettica e deve generare un processo di cambiamento ed evoluzione, processo difficile, di cui discutere, anche qui su NI, ma sano e legittimo.
In sostanza, credo che le motivazioni siano ‘macro’ e non ‘micro’ e risiedano in quello che ho detto nei miei precedenti interventi.
Anche l’educazione del ‘maschio’ è necessario, ma a partire da un contesto culturale assai problematico e di cui ho parlato prima: la mercificazione capitalistica con tutti i suoi pregi e con gli infiniti difetti.
L’educazione ‘micro’ è un processo interessante, necessario, ma la problematica è ‘macro’: sui modelli proposti, sulla mercificazione, sulla liberalizzazione dei costumi (che secondo me è necessaria rispetto ai limiti imposti dalla società confessionale), sul potere esercitato attraverso il sesso, sulla carriera agevolata dal sesso (per entrambi i sessi), sul livello di contestualizzazione etica del desiderio, sul desiderio stesso nell’ambito della società capitalistica (Deleuze e Guattari), ecc., ecc.
I problemi micro (quelli dell’esamino di coscienza: a proposito insito: fatelo anche voi donne l’esamino) mi sembrano quelli del sabato pomeriggio alla dottrina.
Giusto parlarne, anzi interessante parlarne, ma distinguiamo i piani della discussione per favore.
:-)
le frontiere sono illegali
a Beppe, le osservazioni mie e di Francesca mi sembrano del tutto pertinenti:
1) l’iniziativa stessa di “usciamo dal silenzio” nasce come reazione agli attacchi nei confronti della legge sull’aborto, alimentati dalla solita ingerenza vaticana nella politica italiana; cito dal loro sito: “Come si poteva temere l’arretramento della laicità delle istituzioni si trasforma in un attacco alle donne, alla nostra pelle, alla nostra salute, alla nostra autodeterminazione.”
Qui il nemico non è il mostro stupratore, ma rispettabilissimi e casti (?) sacerdoti, e sopratutto la loro cultura…
2) tu per primo hai parlato di patologia; le malattie hanno una causa e un decorso; ed è fondamentalle nella diagnosi cominciare dai sintomi; quelle che tu consideri inezie, sono quelle che altri considerano sintomi (ma bisogna avere l’occhio clinico)
3) questa tua divisione tra bazzecole dell’ordine quotidiano e privato e le grosse faccende pubbliche, è quella che il femminismo ha fatto saltare; grandissima lezione e una delle poche che quasi tutti hanno appreso
4) se gli esamini di coscienza, sono cosi innocui, come mai creano una certa stizza?
una puntualizzazione forse.
il focus di questa adesione di usciamo dal silenzio è posto sulla violenza domestica.
La violenza domestica, così come risulta dai due link che vi ho postato sopra ha precise caratteristiche (leggeteli) che non si esauriscono nella violenza fisica o nello stupro, e che hanno ben precise radici CULTURALI, sia maschili che femminili.
ora, personalmente non intervengo sul merito (serve molto di più, a me, stare a guardare, e guardo con interesse). Mi limito a dire che considero il vittimismo estremamente dannoso (menate donne, e correte, e denunciate se del caso!), così come dannoso e inutile l’incessante prodursi di leggi o varie educazioni(anche perché producono stizza e rabbia ulteriore nel maschio:). Mi colpisce molto l’uso disinvolto del termine educazione/rieducazione.
anche senza scomodare dati statistici sulla violenza perpretata dal maschio sul genere femminile, basterebbe dare uno sguardo alla storia per sentirsi autorizzate a richiedere a gran voce un decreto universale di espulsione del genere maschile da questa nostra cara terra che di femminile ha solo il nome.
detto questo mi chiedo: siamo in tante, siam più della metà, vogliamo sempre fare le vittime o vogliamo prenderci in mano il nostro destino?
vogliamo smettere questa ambiguità sostanziale, “culturale” di comodo, che ci fa indulgere sui comportamenti quotidiani dei maschi, quei piccoli comportamenti apparentemente innocui, apparentemente inoffensivi.
chi li fa questi maschi e queste femmine, chi li educa?
vogliamo tirarci fuori dalla storia? vogliamo chiedere a questo potere di fare leggi su misura per noi? vogliamo chiedere agli stessi misogini di farci un po’ di elemosina, di riconoscerci dignità di esseri umani?
è umiliante come è umiliante vedere ministre che militano in partiti celoduristi dichiarare la loro solidarietà generica alle donne e firmare appelli “trasversali” contro la violenza alle donne.
io a donne così non stringo la mano in nome di una falsa solidarietà, queste son donne che han fatto propria la visone del mondo maschile, queste son donne con le palle.
rieducare ed educare, sì, ma chi rieduca ed educa chi?
e altre smililiardate di cose che non c’ho tempo e non c’ho più voglia.
tanti baci
la funambola
a gina:
D’accordo, è quello che si sta cercando di sottolineare dall’inizio… Le leggi non bastano senza una diversa cultura. Le leggi d’emergenza, poi… Sappiamo che storia hanno.
Ma:
“Mi colpisce molto l’uso disinvolto del termine educazione/rieducazione.”
Cioè?
ai
con tutto il rispetto, mica tanto chiaro, quel che si vuole dire (chi?) sin dall’inizio
stando a quel che dici e a partire dalla violenza domestica, la ri/educazione del maschio passa attraverso il rapporto a due. Quando il problema storicamente, culturalmente nasce nasce proprio da li, e dalle dinamiche di potere storicamente, culturalmente sottese al due, al dominio dell’uno.
quanto alla rieducazione della femmina, e sempre a partire dalla violenza domestica, tu auspichi uno sciopero televisivo della donna porca vacca sembra uno scherzo, perfettamente in linea con beppe e le sue tirate sul desiderio e la donna merce (liberissimi di annoverarli tre le cause prime della violenza con riguardo alla responsabilità femminile.ne prendo atto).
Ma qui anche gli altri parlano di educazione/rieducazione e non ho idea di cosa intendono.
@ andrea inglese
… fammi capire: e secondo te il tema dell’attacco alla legge sull’aborto è una questione ‘micro’?!
gli esamini di coscienza non mi creano assolutamente stizza, casomai mi fanno ridere.
@ la funanbola (rispondendo anche a gina)
hai ragione. sveglia a tutti!!! La rieducazione (se di rieducazione si può parlare) deve avvenire: a livello privato attraverso un serrato confronto dialettico, a livello pubblico, cara gina, attraverso una discussione sulle tematiche ‘macro’ di cui ho parlato (mi fa strano che tu ti scandalizzi, dato che il messaggio che ci bombarda sulla donna e sul sesso è sotto gli occhi di tutti dalla mattina alla sera e chi spesso fa violenza alle donne vede nelle donne stesse ormai quelle immagini televisive che ci propinano).
D’altra parte funambola, ce ne sono davvero un sacco di donne che sperano di poterci campare su quello stereotipo (tutte quelle dei reality aspiranti veline incluse).
beppe attenzione
non ho negato la donna merce, ho negato la correlazione primaria con la violenza domestica. altra cosa!
altra cosa! comunque, e sempre con occhio alle correlazioni primarie, anche per quanto riguarda il “resto” della violenza contro le donne:)
a gina che scrive:
“stando a quel che dici e a partire dalla violenza domestica, la ri/educazione del maschio passa attraverso il rapporto a due. Quando il problema storicamente, culturalmente nasce nasce proprio da li, e dalle dinamiche di potere storicamente, culturalmente sottese al due, al dominio dell’uno.”
Riprendo quanto ho scritto: “La grande cura è stata, sempre, la vita a due, la coppia. Non sto parlando di famiglia, matrimonio, o altro, ma dell’essere 2.” Sto parlando di me, della mia cura rispetto a certi meccanismi introiettati, e del fatto che oltre alla comprensione intellettuale (lettura di certi testi) vi è, terreno più decisivo, l’esperienza del due, la dialettica, il conflitto, il compromesso, o come lo vuoi chiamare. Se poi tu credi che sia impossibile che un maschio impari qualcosa dal rapporto che ha con una donna, perché in realtà il due è sempre uno, allora mi devi anche spiegare come se ne esce.. o almeno come si comincia ad uscirne.
Quanto allo sciopero della “donna/bambola” in TV sarebbe un primo passo di rieducazione per l’uomo e per la donna. L’esistenza dello sciopero ha sempre mostrato che non esiste assoggettamento totale. Ma anche qui, in realtà non ho capito bene il punto della tua critica. Ed è un peccato, perché vorrei invece capirlo.
Gli uomini/maschi, prima che raggiungano un’età che permetta loro di usare violenza, e tanti, troppi, anche dopo, sono educati da donne/madri. Cosa insegnano loro?
ai
non intendo mettere in dubbio la tua personale capacità di metterti in discussione. si parte però dal presupposto dell’incapacità di mettersi in discussione, di partire da se. E allora ha poco senso, nel senso di una dischiusione di senso, ha poco senso dire: basta partire da se, basta mettersi in discussione. Ecche ci vuole.
Quanto allo sciopero, liberissimo tu di ritenere quello dalla bambola sia tv il primo da fare. E io per ovvi motivi di dissentire.
sgt pepper
a quanto mi risulta sia gli uomini che le donne, prima di divenire aggressori o vittime sono educati in prima istanza da madri e/o padri (e/o da chi ne fa le veci)
Ohi Gina, vieni giù dabbasso che ti voglio ben ( E. Jannacci)
sgt pepp
ho troppa paura:)
stasera mi guardo Desperate Housewives. Quelle si ke la san lunga :-)
Desperate Housewives, oh sì!! :-)
da dove si comincia?
si comincia da vicino, vicinissimo, si comincia da sè perchè nessun diritto ti arriva gratis, nessuno.
ho avuto un padre maschilista, un padre padrone che ho amato ed odiato come si amano e si odiano certi padri che hanno grande spessore, grande carattere.
una madre sempre presente fisicamente, completamente assente dal punto di vista psicologico e affettivo che mi ha insegnato a essere il contrario di quello che lei era, per mancanza di cultura, per “cultura” di quei tempi che volevano le donne angeli del focolare, sottomesse all’autorità patriarcale e all’autorità indiscussa del maschio, col quale facevano poi i conti a letto, negandosi.
generazioni di donne “frigide”.
generazioni di donne tristi.
mi è costata molta fatica, molto dolore, difendere la mia autodeterminazione.
molto dolore perchè non compiacendolo, non cedendo alla paura, mi negavo la possibilità di essere amata come avrei voluto essere amata.
d’altra parte il coraggio, la fierezza, la caparbietà, la voglia di assoluto me l’ha insegnata mio padre testimoniandomi non a parole ma con i fatti la sua profonda onestà, la sua profonda indignazione e insofferenza riguardo qualsiasi forma di potere e prevaricazione.
lui era un uomo giusto con questo “difettuccio” , le donne per lui erano sante o puttane.
era arrabbiato con le donne, era molto arrabbiato con sua mamma.
mi ha messo le mani addosso parecchie volte durante la mia adolescenza;
allora si “usava” picchiare i figli maparadossalmente questi episodi di violenza non hanno lasciato traccia dentro di me, rancori, rabbia perchè sentivo la sua “paura”, la sua “rabbia”,la sua “incultura”, la sua “impotenza”, il suo “dolore”
al quale rispondevo guardandolo negli occhi e sfidandolo con le ginocchia che mi tremavano ma senza mai abbassare lo sguardo, senza mai ripararmi con le mani, senza mai scappare.
non mi sono sentita amata, amata come avrei desiderato, ma non avrei mai potuto barattare un po’ d’amore con la mia dignità.
mi sono sentita molto rispettata, poi, in seguito, quando a tavola, per esempio, cercava i miei occhi, il mio pensiero ,nel bel mezzo di qualche accesa discussione politica o familiare, quando mi ha lasciata andare.
niente ti viene gratis, tutto ha un prezzo, ognuno la propria misura.
tanti baci
la funambola
sgt pepp
la serie in effetti dura da una vita:)
la fu
le ho prese anch’io. qualcuno dice non abbastanza:)
ciao a tutti
Gina, la serie dura da Adamo ed Eva. Kissà come poi avrà convinto quel boccalone d’Adamo a mangiare la mela :-).
prove di TX
moh va, boh?!
Grazie a La Fun per la sua testimonianza, molto toccante e davvero gentile a volercene parlare. Va apprezzata.
Io invece ho avuto la fortuna di nascere con un papà bellissimo e primo femminista della mia vita. Io e mia sorella siamo cresciute con le sue parole: la prima cosa nella vita di una donna è l’indipendenza economica, poi tutto il resto.
Solo che ho sempre avuto il sospetto che lui dicesse questo perché terrorizzato all’idea che un giorno uscissimo incinte, nel senso di avere un dolore anzitempo e di combattere contro un nemico che si portava via le figliole. Ad ogni modo, devo tutto a lui: gli studi, la professione, il carattere.
Però è pieno di complessi tipici del maschio siciliano di altra generazione. Mi ricordo che se veniva a casa un idraulico, un muratore, un falegname, o anche quello delle bombole, ci diceva di non uscire dalla stanzetta. Credo viva ancora nel grande dispiacere di non aver avuto un figlio maschio, sostanzialmente. Però è stato coccolone, e ancora oggi me lo mangio di morsi e baci sul collo, mentre è seduto sulla poltrona, e lui dice che gli “tocca”, gli è dovuto. Oltretutto ha degli occhi azzurri bellissimi, anzi è uno degli uomini più belli che abbia mai incrociato nella vita, sicché tante cose gliele ho perdonate per via dello struggimento che mi viene quando lo guardo. E’ comunque il maschio imperante di famiglia, solo che noi in Sicilia facciamo finta che sia l’uomo ad esser padrone, invece è proprio il contrario. Mia nonna non gli faceva aprire il frigorifero: lo fermava e gli chiedeva cosa volesse.
Ma le mie compagne di scuole, ricordo, parlavano di altri papà, molti come quello di Funambola. Credo quindi che molte cose avvengano in famiglia e ne siano responsabile anche donne deboli, loro compagne.
Ad ogni modo, anche mio papà, così perfetto, mi ha picchiata: educata all’indipendenza, non avevo capito che lui intendeva indipendenza da tutti tranne che dalla famiglia. Quindi io e mia sorella abbiamo avuto vari conflitti e lotte per liberarci da quelle che comunque sono sempre costrizioni ideologiche: nel caso di mio papà, un’antichissima atavica ancestrale granitica forma di gelosia siciliana. Era un illuminato, per il suo contesto, ma non mi permetteva a 13 anni le gite parrocchiali perché ci vedeva il male. E non aveva torto, a ripensarci, perché quello era un posto carico di ormoni, ma in quel periodo lo odiai.
Una volta, teneramente, mi disse: “per noi papà della nostra generazione, il dramma più doloroso è stata l’invenzione del motorino. Prendevate il motorino e andavate via. Non vi vedevamo più, fuori dalla nostra vista. Non era mai successo prima ad un papà!”.
Quando mi è capitato l’incidente romano sul lavoro, gliene ho parlato tranquillamente. Disse che feci bene a denunciarlo e mi aiutò a lasciare quel lavoro. Ho avuto sostegno. Ma so che è stato un caso raro.
La vita delle donne è dura sin da piccine.
che bella piega che sta prendendo questa discussione!
funambola e missy brave!
Questo mi interessa.
Avevo polemizzato con l’angolsassone affinché si parlasse dei massimi sistemi, ma mi sta bene anche così. Anzi.
funambola sei stata forte a cominciare. Hai coraggio e fierezza. missy sei sfrontata e audace e sono sicuro altrettanto dolce.
voi aiutate a cambiare.
per il beppe
viaggiando per minimi sistemi si può approdare a questo:
come se avessi chiesto una comune
elemosina
e nella mano stupita
uno straniero deponesse un regno
e là restassi attonita
o avessi chiesto all’Oriente
un mattino per me-
e sollevasse le dighe di porpora
travolgendomi tutta.
per questo salvo l’umanità, perchè un uomo mi ha fatto sentire la cosa sopra della mia solita amica che non mi tradisce mai,perchè un uomo non mi ha fatto sentire per un momento, per un’eternità, di essere “orfana”
insomma a me gli uomini garbano assai :)
poi però posso anche parlare dei massimi sistemi, ma quelli non sono alla mia “portata”.
un bacio caro a missy e alla gina che le botte le han fatto benone :)
la funambola
sergente
la serie è ben più lunga:) comunque probabilmente il boccalone ha ceduto alla tentazione della tetta cosmica, del cosmico latte, della cosmica fonte di….lucro:)
la fu
ciò che non strozza ingrassa. Il problema è ciò che strozza, che prima ancora delle statistiche ingrassa i centri d’accoglienza, gli ospedali, i becchini.
cosa leggevate da piccole?
La FUN, come HAVE FUN! Così ti chiamerò! …si le botte mi hanno fatto tanto bene!! Mia sorella ogni tanto però dice a mia mamma: devi ringraziare che una volta non c’era telefono azzurro, altrimenti a te ti mettevano in galera, a noi in istituto e non ci vedevi più!
GINA, io leggevo di tutto, ero una divoratrice di libri. I miei però erano fissati con lo studio, e mi facevano leggere romanzi seri e “costruttivi”. Sicchè io leggevo i fumetti Topolino dai miei cugini di nascosto, perchè da me erano vietati. Certo che poi, strana la vita, queste limitazioni mi hanno fatta uscire una predilizione pazzesca non solo per tutti i fumetti d’autore negli anni ‘80 di cui ho una collezione infinita bella in vista in libreria, ma anche per l’arte e grazie al cielo me ne occupo per lavoro.
Ciò che non strozza ingrassa, quindi, è perfettamente calzante!!! :-)
@ la fu e gina
scusate
ma la faccina che sorride non si fa anche con la barretta centrale del naso?
(probabilmente mi sono bruciato ogni simpatia)
salutissimi e :-)
missy, sai che qui dalle mie parti c’è il salone internazionale dei Comics?
Anch’io negli anni 80 ero un patito dei fumetti (ora non più tanto), in particolare Alter Alter e Linus.
Negli anni 70 invece un po’ di topolino, molto corriere dei piccoli e dei ragazzi.
Io a Lucca (studiavo a Firenze) incontrai Hugo Pratt. Lo vidi che girava da solo per gli stand. Aveva quell’aria sognante, proprio come lo avevo sempre immaginato. Mi avvicinai e, per la prima ed unica volta in vita mia, chiesi un autografo.
Lui mi guarda, non dice una parola, sorride e si gira intorno a cercar qualcosa. Trova un grande block-notes dai fogli rosa. Lo prende in mano, mi riguarda, e mi disegna una bellissima barca solitaria in un angolo di mare con il cielo sormontanto da un gabbiano dalle ali imperiali che vola lontano libero lassù…
ed è sempre qui proprio davanti alla mia scrivania.
Mi fa bene.
E Valentina?
Valentina farà bene a te!!! :-)
(a me non è mai piaciuta, ho sempre preferito le 100 pillole di Magnus e qualche Manara, eventualmente..ops!)
Manara! ke memoria. Quante manifestazioni d’affetto m’han suscitato :-)
Io che ci giravo tutti i giorni ai Comics, facevo la posta ai disegnatori e avevo anche una bella collezione di disegni autografi compreso uno di Pratt. Quella collezione è rimasta a casa dei miei e non so dove sia. Mi dico sempre che un giorno mi metterò a cercarla, ma poi non voglio scavare troppo nel passato.
Vi cito alcuni dei miei preferiti (oltre ovviamente a Corto Maltese): Andrea Pazienza, Filippo Scozzari, Tamburini, Moebius, Manara (ma lo considero un po’ troppo lezioso), anche Jacovitti, poi forse me ne vengono in mente altri…
Tamburini e Liberatore: due chiaroveggenti: anticiparono a suon di stupefacenti ogni forma di trash, hardcore, cannibalismo, in RANK XEROX, uno dei fumetti più belli e cattivi della storia mondiale. E citarono, per altro, i “Throbbing Gristle” in una delle avventure di Rank.
Andrew, ke incubi devi aver avuto da piccolo :-). Ma dove li trovavi quei fumetti? Mai provato un bel salame di Jacovitti?
Buon week end
(mitraparenteso, missy anch’io da PICCOLA ipodotata chiaroveggente topolini a mille , e salgari anche, e una morbosa bulimicattrazione per atlanti, etichette, enciclopedie e dizionari)
st pepper, no, Ranxerox (grafia corretta) lo scoperto sui 15 anni, da piccolo invece Jacovitti (il grande Zorry Kid), le storie dell’orrore di zio Tobia, che davvero mi inquietavano, e sopratutti il mitico THOR, biondone divino dal martello facile… (Una figura leggermente fallologocratica…)
a me piacevano invece le storie di Den di Corben.
(Gina, mitraparentoso meritassi l’oscarr… e con la musica come eri messa? a 15 anni sempre il famoso cugino grande mi piantò le cuffie con Ummagumma e sballai al naturale)
RanXerox, me lo ricordo bene. Avevo citato anche Jacovitti, i suoi salami, Coccobill e Zorrikid nonché, vi ricordate? il mitico diarioVitt.
Mio fratello leggeva tutti i fumetti della Marvel. Thor, ma anche Devil, L’uomo ragno, Silver Sulfer, fantastici quattro, Capitan America (questo tutto sommato un po’ fascistoide).
missy visto che parli di musica (anche se con gina), allora faccio il mio elenco (incompleto) anche di questo:
Emerson Lake & Palmer, King Krimson, Pink Floyd, Yes, Genesis, Jethro Tull, Gentle Giant, PFM, Banco, Area, Perigeo, Weather Report, Soft Machine, Orme, … poi, stranamente, solo dopo, ma soprattutto Beatles.
della serie “…il catalogo è questo”.
Do un contributo al catalogo di Beppe: i Who, P.F.M., Van der Graaf Generator, Queen, Police, AC-DC, Dire Straits. Quest’ultimi, magici.
Ma nn è ke siamo felicemente andati fuori tema :-). Sentite questa:
Quote
Una recente indagine statistica, svolta con modelli stocastici da due ricercatori della The Johns Hopkins University, tali S. Gainsbourg e J. Birkin, ha evidenziato una inquietante correlazione tra la sempre più estesa affermazione del mondo al femminile e la insicurezza maschile.
Unquote
Meditate, donne, meditate. Sennò vi ritroverete gli uomini come concorrenti, ma nn in ufficio.
missy: careful with that axe, eugene:)
http://www.youtube.com/watch?v=r3R2PgMiTvw
mi è tornato in mente un mesetto fa, ascoltando i deadburger
ma da piccola, quando picchiai per la prima volta un maschio perché mi aveva tirato su la gonna, passavo ascoltavo endrigo e demoraes roba tipo ci vuole un fiore o amico la vita è l’arte dell’incontro.
Il bimbo non aveva il martello di thor però, e andò a piangere dalla mamma:)
Gina, sei MAGICA, grazie per il regalino!!! Bellissimo!!
Insomma la mia lista comincia dai Pink Floyd (che ero davvero piccola) poi me ne sono andata avanti per tutti gli anni ’80 a ballare a Firenze, continuando con la techno-house che è un universo e mi ha fatto capire quanto è bello l’annientamento fisico-mentale totale, e attualmente adoro l’elettronica, tipo Air ma anche i Prodigy e i Chemical Bros.
Cmq la mia lista preferita sarebbe:
Cure, Depeche Mode, Soft Cell, Nirvana, R.E.M., Stone Roses, Jill Scott, Tricky, Massive Attack, Air e i fratelli chimici. Dipende dal momento. Devo dire che mi piace anche la colonna sonora di Ocean’s 13.
Stg. PEPPER, sì concorrenza maschile spietata…i più belli se li prendono loro!! Una volta ballavo sul cubo in una disco gay e sul cubo di fronte avevo un dio vivente mezzo nudo, tutto sudato lucido fiammante plastico, che non mi calcolava per niente.
BEPPE, ricordo (ma davvero ero piccola) un concerto della PFM nel teatro greco della mia città e un fu delirio collettivo… ci stavano benissimo lì.
missy
oltre che dai cure, son passata anche da souxie and the banshees.
sgt peppers
non ho nessun problema nei rapporti alla pari
missy, te e il tuo dio vivente tutto sudato. kissà ke olezzo, proprio adesso ke è quasi pronta la polenta con il gorgonzola.
XX
gina, concentrati. il rapporto è impari :-)
bye
Care gina, missy e la fu,
sto passeggiando in mezzo ai boschi e scrivo da un telefonino dal quale seguo il dibattito.
Volevo dirvi che mi ritiro in buon ordine.
Non mi venite a dire che le donne sono inferiori: ammetto qui formalmente e solennemente la mia inferiorità nei vostri confronti, soprattutto in quanto a vitalità e forza. E’ stato un piacere sentirvi discutere.
Ci ritroveremo in qualche altro dibattito.
Saluti davvero di cuore a tutte e tre :-) :-) :-) .
Proseguo la mia passeggiata.
sgt pepp
svapora pure, è un aspetto del divenire femmina
beppe
nel bosco spegni il telefonino:)
nessuna di noi ha detto che le donne sono inferiori, e io per lo meno non necessito di attestati di superiorità. Anzi, per natura li guardo con sospetto.
buona passeggiata
a tutte le signore, con i miei omaggi
http://www.youtube.com/watch?v=QwlaEH1Vchc
alle prox, e accendete gli altoparlanti
XXX
io ammetto l’innegabile superiorità delle donne e l’attestato me lo consegno me medesima :)
non guardarmi con sospetto, gina, oh gina bella :)
i ragazzi della via pal e il principe e il povero
canzone per beppe: nel booooooooooosco deeegli alberi una bèèèllla figlia c’èèèèèèèè mai neessuuuno la sapevano o di andaaarlaariiitrovar.
lui si vestì da povero e da povero seeene andò là neeel booosco degli alberi a cercare la caaaarità.
la carità o signora questo povero peeellegrin, ma nel farga l’elemosina lelegàààà cascaa l’aneeel…poi non ricordo più come continua ma il succo era spudoratamente erotico :-)
donne dududù…ma dai :)
baci tanti
la funambola
ho sbagliato canzone.
http://www.youtube.com/watch?v=fU_l1WfaMWc&feature=related
XXX & Buona giornata
(la fu
giura sul dududù che non te la sei mai giocata alla pari con nessunO:)
se si ascoltasse e riconoscesse l’intelligenza delle donne anziché temerla o sentirsene feriti, saremmo tutti un pò più belli.
lavoro con donne ferite da quelle violenze: che tristezza vederne le conseguenze.
dico questo perchè avete già detto tutto. un ultimo pensiero a quelle che non sanno, non hanno potuto capire, e vivono gli incontri cin altre persone come se temessero continuamente agguati e il ripetersi di quel dolore.
alla lista aggiungo i tindersticks
la passeggiata è finita (il telefonino l’avevo spento dopo, sai gina…)
se non fosse stato per cristiano… non sarei tornato.
il fatto è che la discussione stava scadendo in un ingiustificato cameratismo…
gina, ti volevo dire che fai bene a diffidare degli attestati di superiorità.
se mi sei superiore (sempre ammesso che tu lo sia e probabilmente lo sei) lo sei come persona, non certo come donna.
la fu, lo so, sei una tipa tosta (ma vuoi bene a qualcuno? o sei sempre sul chi va là). La canzone non l’ho capita (non è che sono inferiore, sono proprio un po’duro).
missy, mi sono fatto l’idea che sei una super fortunata entusiasta della vita.
cristiano, io delle donne, come ho detto in altra occasione in questa pagina, riconosco l’intelligenza eccome! e ho perfino la presunzione di non fare assolutamente differenza tra uomo e donna…e ho perfino la fortuna di conoscerne di veramente in gamba (tra queste, anche se a dire il vero non le conosco, la fu, gina e missy).
veramente, veramente, non ho nessum problema con le donne, lo giuro.
Saluti di cuore
giocarsela? :)
devo dire che me la sono giocata davvero bene, nel senso di gioco ovviamente, quello che non prevede vincitori e vinti.
trovare “analfabeti” è davvero raro ma io sono stata fortunata, beppe, o brava, o predisposta, insomma trasudo d’amore e l’amore.
cara ti amo:))
se ci si ascoltasse senza paura quanto saremmo belli , uomini e donne e quanto, quanto ammmmmorrrèèè!
baci
la funambola
veramente, veramente, non ho nessun problema con le donne, lo giuro.
Beppe, evidentemente nn sei sposato :-).
Fun & Gina, giocare, eccola lì la giusta parola ke spianerebbe tutto. Have fun! (si fa x dire..)
Beppe & Prakash, l’intelligenza, anke se il sostantivo è femminile, nn fa discriminazioni di sesso, ed è equamente distribuita. Il vero problema è ke la quantità disponibile è limitata e la popolazione cresce :-).
XX & buona giornata
La fu
se ti va, svirgoletta gli analfabeti e mettimi per esteso cosa intendi (mi interesserebbe saperlo per confronto di esperienze)
beppe
cameratismo sta etimologicamente per riunione di persone che abitano nella stessa stanza, ci vivono o conversano insieme. Conversare è quello che abbiamo fatto qui. Tutti. Se invece metti il focus sul compagno d’armi, sulla compagna d’armi in questo caso, allora il discorso è diverso. E mi interessa a livello percettivo, della tua percezione di questa discussione. Hai percepito armi?
Anche perché, e soprattutto riguardo alla violenza domestica tanto per restare in tema, per le donne uscire dalla casa del due, dalla ripetizione del due(l:), dall’asfissia del due, o dal gruppo che sostenendo il due le annienta, darsela a gambe e fare casa altrove, gruppo tra donne, conversare, raccontarsi, riconoscersi come vittime E corresponsabili, dare vita a pratiche nuove è uno dei primi passi verso la salvezza.
@ gina
gina, se devo essere sincero, si stavano attuando due forme di cameratismo discutibili: la prima dedicata a rievocare tratti comuni e ludici del passato. La seconda, attuata proprio da te, che tendeva a fare circolo chiuso con le altre due.
Il disagio provocato dalla prima (e a cui ho contribuito) è quello generato dovuto ad una mera rievocazione che evidenzia tratti sì comuni (per altro non comuni a tutti i dialoganti) dell’esperienza, ma come meri elenchi o suggestioni gratuite, senza senso in un blob, letterario per giunta.
La seconda sinceramente mi ha un po’ irritato in quanto mostrava una tendenza all’autoghettizzazione. Puoi ben capire che parlando di rapporti uomo-donna (cioè persone) chi dà l’impressione di volersi autoghettizzare potrebbe essere interpretato come debole, ma magari addirittura come razzista, …o che altro.
Il fatto che tu volessi confrontarti con anonime amiche, lo posso anche capire, ma il pubblico e la platea erano ben più vasti.
Quando dici che per uscire dall’asfissia del “due”…darsela a gambe e fare casa altrove, gruppo tra donne… ecco qui secondo me si evidenzia un complesso direi quasi di inferiorità, la necessità in un contesto pubblico di ricercare solidarietà facile (tra uguali?) anziché accettare il confronto-conforto-contrasto con tutto il genere umano.
@ la fu
mi sembra che tu mi abbia dato dell’”analfabeta”. Non voglio polemizzare e spero che l’attributo fosse affettuoso (date le virgolette). In realtà sono un pozzo di scienza! :) (hai visto? non ho messo il naso anch’io).
@ sgt. Pepper
non ho problemi con le donne significa ovviamente: non ho problemi di tipo psicologico o culturale. Le donne non mi imbarazzano a priori.
Beppe
qui casca l’asino:). E’ un modi di dire neh, nessuna allusione personale.
Tendenza all’autoghettizzazione. Dove?
Quanto alla violenza domestica, darsela a gambe da chi ti mena mi sembra il minimo, parlare con qualcuno che non ti giudica, che non ti dice che sei scema o che che te lo meriti, che non ti dice che vaneggi che non ti dice che devi mandar giù per il quieto vivere, per il buon nome, che magari ti dice che è capitato anche a lei, che anche lei ci è passata, passata, che non è ci è morta, che esiste anche altro, tipo una relazione sana, il mondo la vita, anche con un uomo, alla pari, che non è quello il “destino delle donne” che non è normale, che non è giusto, che non è umano essere trattata cosi: pure. Nel senso che mi sembra il minimo. E ti assicuro che il percorso è questo. Parte dall’uscire dal due.
“analfabeta” è colui che ha in sè una “conoscenza”, un “sapere” che prescinde dal sapere e dalla conoscenza.
“analfabeta” si diventa.
pochi fortunati lo nacquero, “analfabeti”,
sono gli innocenti che la vita non incattivisce,
“analfabeti” per una sorta di inconsapevolezza buona.
mia zia nina è l’unica persona che io ho sentito così
di “analfabeti” culturalizzati io ne ho conosciuti pochi e quei pochi erano parole in un libro o icone dell’illusione e della passione.
non so se mi son capita ma più di così non posso, mettici un po’ del tuo :)))
beppe, vedi come ognuno “legge” con le proprie di lenti.
l’unico autentico momento di “comunicazione” abbisogna del corpo perchè attraverso questo, attraverso l’amore, il miracolo si compie e le parole indietreggiano, finalmente sconfitte.
le barriere della solitudine si oltrepassano solo col tuo corpo che incontra un’altro corpo e questo “incontro” annulla per un attimo infinito la paura di essere orfani.
quell’attimo infinito, impronta di memoria che illuminerà a tratti la tua vita.
io esorterei le donne a darla con amore, per qualsiasi amore.
tanti baci
la funambola
@ la fu
l’innocenza, lo sguardo pulito.
grande
suggestioni gratuite, senza senso in un blob, letterario per giunta
L’argomento qui postato francamente nn poteva certo accendere commenti di natura letteraria. A me è sembrato che, tra il serio ed il faceto, con qualche scivolata nel serioso, il ristrettissimo circolo degli intervenuti abbia sintetizzato quasi tutto ciò che ci si poteva raccontare sull’argomento.
Il darsela a gambe di Gina è quanto di più sensato e pratico si deve fare nei casi di violenza. Gli approfondimenti para-psico-sociali possono aspettare il loro turno.
Il darla con amore di Fun è un invito ad accoglierla con corresponsione.
@ la fu
la fu, hai ragione: la cosa più prossima all’anima è la pelle, ma l’anima non è raggiungibile davvero se non dall’amore spirituale.
ascesi.
arte?:-)
@ gina
ti rendi conto che prima volevi uscire dal ‘due’ per finire su di un blog a ricreare appena un altro ‘due’ (o un ‘tre)? Se esci dal ‘due’ ci esci davvero. Ne sei capace?
La fu
se ti son capita:), leggo un disimparare al posto di ri/educare (qualcosa tipo : Que viva l’analfabetismo di ritorno:). Resta aperta però, in quanto parli d’amore, esortando le donne a darla per amore, la questione dell’”alfabetizzazione emotiva” (empatia, solidarietà, capacità di identificazione e risoluzione dei conflitti). Per intendersi sui termini, anche qui la radice può essere pulsionale e farsi in via sperimentale, sbocciare ma in pratica, a partire dalla relazione, nel contesto della relazione ma in eccedenza semantica rispetto ad essa. E’ un partire dal basso e rimanerci, un corpo a corpo che resiste all’astra-zione. skldajlsdaugaoisudoal ?:)
beppe
si esce dal due magari per ritornarci, più ricchi d’altro, magari, magari portandoselo dietro, l’altro.
st pepper
strano:), concordo
…sono tornata, e mi sono persa un sacco di cose belle vostre… iil due, darla, scappare? cosa?
Comunque bentrovate/i!
Si dimentica che siamo un Due anche noi stessi. E nel Due dentro, ogni metà a volte soffre, e a volte gioisce, ma mai insieme, mai in modo uguale. Ed è per questa incomunicabilità, del Due interno, che si va alla ricerca di un Due esterno, cosa che ci illudiamo di raggiungere, ma che non è altro che un tentativo raddoppiato, portato fuori.
Forse dovremmo partire dall’accettare la bellezza delle due metà (dentro o fuori), così unite e così diverse, una bellezza ascetica, bene o mal dosata, che compensa gli squilibri, che ci attrae perchè non capiamo, per arrivare ad apprezzare anche la bruttezza, ascetica pure quella.
Nel post sulla violenza, non si prendono in considerazione alcuni risvolti non sottovalutabili, come il fatto che se molte donne non fuggono non è per paura, ma per un bisogno estremo di amore, che le porta ad amare perfino quella violenza, rendendole schiave di quell’amore. Oppure, come la violenza dei sentimenti (su una donna così come su un uomo), che a volte genera ferite di una profondità incolmabile, che se fossero visibili, si potrebbero impiegare 300 pagine per descriverne una. Ed è un peccato che non siano visibili, perchè renderebbero ognuno di noi molto più bello.
missy
ciao!
cosa?
skldajlsdaugaoisudoal !:)
simona
siam ben più di due, dentro e/o fuori, imho.
Credo anche che le ferite, in generale, siano ben visibili. Tutto dipende dall’attenzione, imho, e dalla disponibilità all’abisso:)
ciao
Si tratta di sfumature Gina (di Due che diventano sottomultipli, di definizioni..) ma se le ferite - quelle che intendo io - fossero visibili, non adremmo alla ricerca di banali canoni estetici, così come accade (e adesso guai a chi mi dice che questo non succede). Ma sono d’accordo con te, che tutto dipenda dalla disponibilità all’abisso, e purtroppo sono pochi, quelli che si sporgono a guardare cosa c’è sotto, per paura di cadere…
simona
dissento sui sottomultipli:) ma sul resto ci siamo capite, ho detto anche infatti, che in primo luogo il tutto dipende dall’attenzine.
Apri un gran capitolo, e questo si che ha a che fare con l’arte (a pelle, mi viene in mente il lavoro della kahlo, ad es o delle performer). Ma non solo:)
Beh, qui vai a rovistare proprio nel mio.. e certe “illuminazioni” professionali, mi sono arrivate proprio dopo aver visto (o meglio vissuto) una mostra su Frida Kahlo a Lille, un paio di anni fa..
Oddio qui si parla di matematica e moltiplicazioni, meno male avete aperto le porte dell’arte!!
@ sgt.Pepper
non è vero, la discussione è rientrata (dopo alcune amene divagazioni) nei ranghi (a cui originariamente mi ero opposto), ma che andrea inglese aveva incoraggiato a percorrere. Quindi secondo me va bene proseguire.
@ Simona
innanzitutto ciao.
dentro-fuori, uno-due, io tendenzialmente sono un antidualista e questo in concordanza anche con le filosofie e religioni orientali (in particolare ovviamente quella buddista). Il dualismo del soggetto che è tipico della razionalità occidentale secondo me crea un profondo disagio e disequilibrio interiore. Il famoso equilibrio cioè si raggiunge probabilmente quando la nostra identità coincide esattamente con l’ascolto della stessa (inserita nel contesto ‘mondo’).
Sul bisogno d’amare delle donne che le porta anche ad amare la violenza contro loro stesse, hai ragione, ma il discorso sarebbe lungo. Certo è che l’amore non è tutto uguale (attenzione alle patologie però).
@ missy
ben tornata! :-)
@ gina
dunque, certo che il superamento del ‘due’ di coppia (non due di coppe) non significa lasciare il partner, né tradirlo. Ti invitavo soltanto a non uscirci per privilegiare il dialogo con le donne (come secondo me hai la tendenza a fare), ma con le persone e dunque anche gli uomini: alla pari!
Il dialogo al di là del ‘due’ è con la moltitudine (è quello che volevo dire). Se mi escludi (se tendi ad escludere ad esempio gli uomini (o magari qualcun altro potrebbe voler escludere, chessò, i neri o i rom, perché semplicemente ci si trova di meno)), perché ti rivolgi sempre alle tue compagne, ribadisco che hai la tendenza all’autoghettizzazione, che come unica differenza dal razzismo ha quella di pretendere la propria legittimazione in una (più o meno) presunta discriminazione. Ma anche i nazisti erano convinti che in fondo gli ebrei si approfittassero delle ricchezze degli ariani e quindi si sentivano in un certo senso…discriminati… poi quel che è successo si sa, purtroppo.
L’esempio era un po’ forte.
:-)
@ Beppe: ciao a te..
bisogna mettersi molto in gioco, affinchè ‘la nostra identità coincida esattamente con l’ascolto della stessa’. Voglio dire che è provato scientificamente che ci sono aspetti contrastanti nella personalità di ognuno (e non dico ‘personalità’ solo perchè non sono così ben definite, e farebbe cadere subito nell’equivoco della personalità multipla). Ben più di due in realtà, come sottolineava giustamente Gina, e se uno raggiunge un fantomatico equilibrio interiore individualista (tipico della cultura orientale), vuol dire solo che si è posto dei freni, e quindi, che la sua vera identità resta in parte nascosta, anche a se stesso. Poi, che i freni siano più o meno necessari ad una pacifica e serena convivenza è un dato oggettivo, se si vuol far prevalere una sensorialità pacifica (per non dire la pace dei sensi) sull’incontro/scontro di identità differenti e travolgenti. Ma per essere ancora più precisa, sottolineo che non mi riferisco a freni comportamentali (altrimenti uccideremmo il primo che ci suona il clacson alle otto del mattino perchè è stressato), ma a freni emozionali, cosa che accade molto più spesso di quanto non pensiamo.
Ascoltare se stessi è molto più difficile che ascoltare gli altri e non si dovrebbe mai dare così per scontato di conoscerci a fondo..
simona
ci si rovista dentro vicendevolmente:)
beppe
:)
uff, per quanto mi riguarda tu potresti essere un orango, sergent pepper un guerriero lisergico con un debole per le soap, la funambola un*trapezista con le ali priva d’ombelico nat* da un uovo e missy un*trans con predilezione per JPG.
In simona vedo degli innesti metallici purulenti.
Ma potreste anche essere tutti la stessa “persona”, oppure potremmo essere tutti io che discuto da sola a mia insaputa.
Insomma, parto dal contenuto, da quel che un* dice