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	<title>Commenti a: La letteratura contemporanea sta dando i numeri</title>
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	<pubDate>Tue, 02 Dec 2008 01:12:43 +0000</pubDate>
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		<title>Di: Cristò</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/12/05/la-letteratura-contemporanea-sta-dando-i-numeri/#comment-83935</link>
		<dc:creator>Cristò</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Dec 2007 11:17:38 +0000</pubDate>
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		<description>E' che le statistiche hanno uno strano carattere. Nessuno le prende per il verso giusto. Loro si limitano a descrivere un dato di fatto e giù tutti a trarre delle conseguenze. 
Come in politica. Tutti a guardare le statistiche che dicono "SI" e nessuno a contare la gente in piazza che dice "NO".
Quello che si dice è vero. Un mio amico, uno scrittore abbastanza affermato, ha visto rifiutato all'ultimo momento un romanzo da una grossa casa editrice perché un software aveva decretato che nelle sue pagine c'era un'alta percentuale di parole difficili.
Dov'è l'errore? Non certo nel software (lui fa quello che gli si chiede) né nella percentuale statistica di parole difficili (quelle ci sono). L'errore è in chi aveva giudicato il romanzo un bel romanzo e poi ha dato l'ultima parola al software. 
Pazzesco.

Quello che voglio dire è che non bisogna mai dare la colpa ai numeri o alle macchine. Bisognerebbe guardarsi allo specchio e chiedersi: "Questi numeri, queste macchine li stiamo usando nel modo giusto?"
A me piace la letteratura "balbettante" fatta di frasi corte, di molti punti e poche subordinate. La trovo giusta per questi tempi. Kurt Vonnegut scrisse una volta: "Non usare mai il punto e virgola in letteratura. Serve solo a far capire che sei andato all'università" E qualcuno provi a dire che Vonnegut non è un pilastro della letteratura del Novecento.

Questo è tutto.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; che le statistiche hanno uno strano carattere. Nessuno le prende per il verso giusto. Loro si limitano a descrivere un dato di fatto e giù tutti a trarre delle conseguenze.<br />
Come in politica. Tutti a guardare le statistiche che dicono &#8220;SI&#8221; e nessuno a contare la gente in piazza che dice &#8220;NO&#8221;.<br />
Quello che si dice è vero. Un mio amico, uno scrittore abbastanza affermato, ha visto rifiutato all&#8217;ultimo momento un romanzo da una grossa casa editrice perché un software aveva decretato che nelle sue pagine c&#8217;era un&#8217;alta percentuale di parole difficili.<br />
Dov&#8217;è l&#8217;errore? Non certo nel software (lui fa quello che gli si chiede) né nella percentuale statistica di parole difficili (quelle ci sono). L&#8217;errore è in chi aveva giudicato il romanzo un bel romanzo e poi ha dato l&#8217;ultima parola al software.<br />
Pazzesco.</p>
<p>Quello che voglio dire è che non bisogna mai dare la colpa ai numeri o alle macchine. Bisognerebbe guardarsi allo specchio e chiedersi: &#8220;Questi numeri, queste macchine li stiamo usando nel modo giusto?&#8221;<br />
A me piace la letteratura &#8220;balbettante&#8221; fatta di frasi corte, di molti punti e poche subordinate. La trovo giusta per questi tempi. Kurt Vonnegut scrisse una volta: &#8220;Non usare mai il punto e virgola in letteratura. Serve solo a far capire che sei andato all&#8217;università&#8221; E qualcuno provi a dire che Vonnegut non è un pilastro della letteratura del Novecento.</p>
<p>Questo è tutto.</p>
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	<item>
		<title>Di: Cristoforo Prodan</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/12/05/la-letteratura-contemporanea-sta-dando-i-numeri/#comment-83906</link>
		<dc:creator>Cristoforo Prodan</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Dec 2007 23:55:36 +0000</pubDate>
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		<description>"Literary style" è esattamente traducibile come "Stile letterario". E il significato del titolo è molto chiaro: lo stile letterario misurato attraverso delle cifre. Si parla quindi di stile, che può essere patrimonio sia della saggistica che della narrativa. Non vedo dov'è il problema.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Literary style&#8221; è esattamente traducibile come &#8220;Stile letterario&#8221;. E il significato del titolo è molto chiaro: lo stile letterario misurato attraverso delle cifre. Si parla quindi di stile, che può essere patrimonio sia della saggistica che della narrativa. Non vedo dov&#8217;è il problema.</p>
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		<title>Di: Pensieri Oziosi</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/12/05/la-letteratura-contemporanea-sta-dando-i-numeri/#comment-83893</link>
		<dc:creator>Pensieri Oziosi</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Dec 2007 19:55:11 +0000</pubDate>
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		<description>Forse sono stata troppo criptica:

Perpless qui sopra ha scritto «Però Steven Johnson non parla di letteratura. Gli esempi che fa sono giornalistici e saggistici.»

Al che Garufi ha ribattuto «Steven Johnson parla di letteratura. Basta leggere il titolo del suo post, titolo che ha dato lui, non io. Si chiama “Literary style by the numbers”.»

Io volevo soltanto far notare che in inglese "literary" e "literature" hanno accezioni che possono includere scritti e scritture che in italiano non sono né "letterarie" né "letteratura". Si vedano ad esempio le definizioni riportate dal Merriam-Webster [1].

[1] http://m-w.com/dictionary/literature .</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Forse sono stata troppo criptica:</p>
<p>Perpless qui sopra ha scritto «Però Steven Johnson non parla di letteratura. Gli esempi che fa sono giornalistici e saggistici.»</p>
<p>Al che Garufi ha ribattuto «Steven Johnson parla di letteratura. Basta leggere il titolo del suo post, titolo che ha dato lui, non io. Si chiama “Literary style by the numbers”.»</p>
<p>Io volevo soltanto far notare che in inglese &#8220;literary&#8221; e &#8220;literature&#8221; hanno accezioni che possono includere scritti e scritture che in italiano non sono né &#8220;letterarie&#8221; né &#8220;letteratura&#8221;. Si vedano ad esempio le definizioni riportate dal Merriam-Webster [1].</p>
<p>[1] <a href="http://m-w.com/dictionary/literature" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('outclick-comm/m-w.com');" rel="nofollow">http://m-w.com/dictionary/literature</a> .</p>
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	<item>
		<title>Di: sara</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/12/05/la-letteratura-contemporanea-sta-dando-i-numeri/#comment-83803</link>
		<dc:creator>sara</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Dec 2007 15:54:01 +0000</pubDate>
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		<description>Certo, anche Dostoevskij in America vuol dire un'altra cosa...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Certo, anche Dostoevskij in America vuol dire un&#8217;altra cosa&#8230;</p>
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		<title>Di: Pensieri Oziosi</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/12/05/la-letteratura-contemporanea-sta-dando-i-numeri/#comment-83801</link>
		<dc:creator>Pensieri Oziosi</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Dec 2007 15:45:53 +0000</pubDate>
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		<description>Sergio, l'inglese "literary" ha un significato più ampio dell'italiano "letterario'. Così anche "literature".</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sergio, l&#8217;inglese &#8220;literary&#8221; ha un significato più ampio dell&#8217;italiano &#8220;letterario&#8217;. Così anche &#8220;literature&#8221;.</p>
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		<title>Di: sabrinamanca</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/12/05/la-letteratura-contemporanea-sta-dando-i-numeri/#comment-83784</link>
		<dc:creator>sabrinamanca</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Dec 2007 07:15:29 +0000</pubDate>
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		<description>"le mie condoglianze" di Dulce Maria Cardoso, 311 pp e neanche un segno di interpunzione.
Bisogna padroneggiare le parole e la loro organizzazione per poter tenere il lettore in tensione dalla prima all'ultima pagina.
Il lettore, lui, se l'autore ha questa maestria, non si accorge di nulla.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;le mie condoglianze&#8221; di Dulce Maria Cardoso, 311 pp e neanche un segno di interpunzione.<br />
Bisogna padroneggiare le parole e la loro organizzazione per poter tenere il lettore in tensione dalla prima all&#8217;ultima pagina.<br />
Il lettore, lui, se l&#8217;autore ha questa maestria, non si accorge di nulla.</p>
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		<title>Di: Cristoforo Prodan</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/12/05/la-letteratura-contemporanea-sta-dando-i-numeri/#comment-83719</link>
		<dc:creator>Cristoforo Prodan</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Dec 2007 09:07:40 +0000</pubDate>
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		<description>Il vero punto del post di Sergio Garufi è proprio quello che lui spiega poi in un commento: «A me, questo criterio di leggibilità meramente quantitativo (scrivere con parole brevi e frasi brevi) pare un’enormità».

Questo preoccupazione è da tenere in seria considerazione se vogliamo parlare di letteratura. Sto leggendo in questi giorni un'illuminante raccolta di saggi critici di Alfonso Berardinelli ("Casi critici / Dal postmoderno alla mutazione", Quodlibet, 2007). In uno di questi saggi, intitolato "La fine del postmoderno", riprendendo e ampliando le suggestioni di George Steiner ("Gli archivi dell'Eden") sul postmoderno, Berardinelli scrive: «[...] Il postmoderno è infatti la forma che l'egemonia americana ha dato a tutta la cultura occidentale dopo il 1945. [...] Negli Stati Uniti, cioè, i valori della convivenza e della coesione sociale, l'etica del lavoro produttivo e del successo economico, stanno al di sopra di qualsiasi altro valore elaborato nei sistemi filosofici e nelle opere d'arte. Perciò l'amore americano per la cultura è un amore che viene da un aldilà della cultura. Se la grande cultura europea ha prodotto o ha permesso l'esistenza dell'ingiusta e corrotta società europea, questa cultura va preservata, messa in archivio, venerata come un feticcio. Ma va tenuta igienicamente lontana dalla vita sociale americana, dall'"American way of life", la quale soltanto è in se stessa un valore primario.»

Ecco, questa mania catalogatoria, archivistica, è tipica della cultura americana, che notoriamente è la cultura attualmente dominante nel mondo. Non è un caso che le statistiche citate vengano da Amazon, cioè dalla più grande venditore mondiale di libri online, che è un'invenzione americana appunto. Amazon che ora sta lanciando un eBook Reader proprietario, rivoluzionario sotto certi aspetti ma preoccupante sotto altri. Ma si pensi anche al sempre più indispensabile - anch'esso americano - Google, col suo esoterico "algoritmo", che analizza miliardi di pagine web, le lemmatizza, le trasforma in numeri e statistiche, le pesa, misterioso come la formula della Coca Cola, ma efficientissimo.

C'è dunque un'ideologia dietro tutto ciò. Quella che ritiene che la cultura, l'arte, la letteratura, la divulgazione del pensiero e della scienza, rispondano a delle regole di funzionamento, a delle leggi come quelle della fisica, che possono essere formulate e catalogate. C'è forse anche la speranza che ciò che viene scritto non sfugga di mano, non interagisca con la società e le persone, prevenendo così i conflitti che hanno portato alle grandi catastrofi europee del secolo scorso.

Sempre nella sopra citata raccolta di Berardinelli, nel saggio intitolato "Come insegnare letteratura moderna?", c'è questa frase significativa: «Insegnare letteratura moderna (se questa cosa davvero viene fatta) vuol dire mettere in contatto stridente, dissonante, conflittuale, un'istituzione che tende a integrare socialmente e a formare una classe dirigente, con un insieme di autori e di opere che dal loro letterario aldilà continuano a mandarci messaggi di denuncia, di aggressivo risentimento, di non-conciliazione e di rivolta». E, più avanti: «Ancora una volta bisgna constatare che la modernità degli scrittori è antimoderna. Se vogliamo capire questo, non abbiamo scampo: dovremo smettere di essere "lettori ipocriti" che cercano tutte le scappatoie per evitare l'immedesimazione con gli autori, per non prendere in parola le loro parole, per evitare di entrare in quel terreno minato che è la vita reale e non istituzionale della letteratura moderna».

Credo che la "leggibilità" di un testo, letterario e non, stia tutta in questa possibilità di immedesimazione, di condivisione di un "pathos", non nelle sue caratteristiche strutturali.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Il vero punto del post di Sergio Garufi è proprio quello che lui spiega poi in un commento: «A me, questo criterio di leggibilità meramente quantitativo (scrivere con parole brevi e frasi brevi) pare un’enormità».</p>
<p>Questo preoccupazione è da tenere in seria considerazione se vogliamo parlare di letteratura. Sto leggendo in questi giorni un&#8217;illuminante raccolta di saggi critici di Alfonso Berardinelli (&#8221;Casi critici / Dal postmoderno alla mutazione&#8221;, Quodlibet, 2007). In uno di questi saggi, intitolato &#8220;La fine del postmoderno&#8221;, riprendendo e ampliando le suggestioni di George Steiner (&#8221;Gli archivi dell&#8217;Eden&#8221;) sul postmoderno, Berardinelli scrive: «[...] Il postmoderno è infatti la forma che l&#8217;egemonia americana ha dato a tutta la cultura occidentale dopo il 1945. [...] Negli Stati Uniti, cioè, i valori della convivenza e della coesione sociale, l&#8217;etica del lavoro produttivo e del successo economico, stanno al di sopra di qualsiasi altro valore elaborato nei sistemi filosofici e nelle opere d&#8217;arte. Perciò l&#8217;amore americano per la cultura è un amore che viene da un aldilà della cultura. Se la grande cultura europea ha prodotto o ha permesso l&#8217;esistenza dell&#8217;ingiusta e corrotta società europea, questa cultura va preservata, messa in archivio, venerata come un feticcio. Ma va tenuta igienicamente lontana dalla vita sociale americana, dall&#8217;&#8221;American way of life&#8221;, la quale soltanto è in se stessa un valore primario.»</p>
<p>Ecco, questa mania catalogatoria, archivistica, è tipica della cultura americana, che notoriamente è la cultura attualmente dominante nel mondo. Non è un caso che le statistiche citate vengano da Amazon, cioè dalla più grande venditore mondiale di libri online, che è un&#8217;invenzione americana appunto. Amazon che ora sta lanciando un eBook Reader proprietario, rivoluzionario sotto certi aspetti ma preoccupante sotto altri. Ma si pensi anche al sempre più indispensabile - anch&#8217;esso americano - Google, col suo esoterico &#8220;algoritmo&#8221;, che analizza miliardi di pagine web, le lemmatizza, le trasforma in numeri e statistiche, le pesa, misterioso come la formula della Coca Cola, ma efficientissimo.</p>
<p>C&#8217;è dunque un&#8217;ideologia dietro tutto ciò. Quella che ritiene che la cultura, l&#8217;arte, la letteratura, la divulgazione del pensiero e della scienza, rispondano a delle regole di funzionamento, a delle leggi come quelle della fisica, che possono essere formulate e catalogate. C&#8217;è forse anche la speranza che ciò che viene scritto non sfugga di mano, non interagisca con la società e le persone, prevenendo così i conflitti che hanno portato alle grandi catastrofi europee del secolo scorso.</p>
<p>Sempre nella sopra citata raccolta di Berardinelli, nel saggio intitolato &#8220;Come insegnare letteratura moderna?&#8221;, c&#8217;è questa frase significativa: «Insegnare letteratura moderna (se questa cosa davvero viene fatta) vuol dire mettere in contatto stridente, dissonante, conflittuale, un&#8217;istituzione che tende a integrare socialmente e a formare una classe dirigente, con un insieme di autori e di opere che dal loro letterario aldilà continuano a mandarci messaggi di denuncia, di aggressivo risentimento, di non-conciliazione e di rivolta». E, più avanti: «Ancora una volta bisgna constatare che la modernità degli scrittori è antimoderna. Se vogliamo capire questo, non abbiamo scampo: dovremo smettere di essere &#8220;lettori ipocriti&#8221; che cercano tutte le scappatoie per evitare l&#8217;immedesimazione con gli autori, per non prendere in parola le loro parole, per evitare di entrare in quel terreno minato che è la vita reale e non istituzionale della letteratura moderna».</p>
<p>Credo che la &#8220;leggibilità&#8221; di un testo, letterario e non, stia tutta in questa possibilità di immedesimazione, di condivisione di un &#8220;pathos&#8221;, non nelle sue caratteristiche strutturali.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: ben altro</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/12/05/la-letteratura-contemporanea-sta-dando-i-numeri/#comment-83717</link>
		<dc:creator>ben altro</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Dec 2007 08:42:54 +0000</pubDate>
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		<description>comunque Garufi e' molto leggibile</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>comunque Garufi e&#8217; molto leggibile</p>
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		<title>Di: luminamenti</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/12/05/la-letteratura-contemporanea-sta-dando-i-numeri/#comment-83706</link>
		<dc:creator>luminamenti</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Dec 2007 19:12:37 +0000</pubDate>
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		<description>Quindi Manganelli si legge sempre meno? e risulta poco leggibile e arduo? e allora che ci sta a fare la corteccia prefrontale?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Quindi Manganelli si legge sempre meno? e risulta poco leggibile e arduo? e allora che ci sta a fare la corteccia prefrontale?</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: sergio garufi</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/12/05/la-letteratura-contemporanea-sta-dando-i-numeri/#comment-83702</link>
		<dc:creator>sergio garufi</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Dec 2007 18:41:48 +0000</pubDate>
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		<description>Steven Johnson parla di letteratura. Basta leggere il titolo del suo post, titolo che ha dato lui, non io. Si chiama "Literary style by the numbers". Comunque, anche volendo ammettere per assurdo - perché è un'assurdità - che "Le parole e le cose" non sia letteratura, c'è il riferimento a "Infinite Jest", oltre al fatto che nella discussione sviluppatasi nello spazio commenti del blog di Johnson in seguito al suo post si sottopongono allo stesso criterio di leggibilità Dostoevskij ed altri.
A me, questo criterio di leggibilità meramente quantitativo (scrivere con parole brevi e frasi brevi) pare un'enormità. Credo, come ha detto bene Francesca, che non ce ne possa essere uno valido per tutti, si valuta caso per caso e a seconda dei gusti e delle esigenze di chi legge. Quello della letteratura è uno spazio di negoziazione permanente, chiuderlo in una gabbia di ascisse e ordinate è semplicemente folle (e ricorda tanto l'altrettanto folle grafico di valutazione del valore delle poesie inventato dall'emerito prof. Prichard nel film "L'attimo fuggente"). Grazie per l'attenzione</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Steven Johnson parla di letteratura. Basta leggere il titolo del suo post, titolo che ha dato lui, non io. Si chiama &#8220;Literary style by the numbers&#8221;. Comunque, anche volendo ammettere per assurdo - perché è un&#8217;assurdità - che &#8220;Le parole e le cose&#8221; non sia letteratura, c&#8217;è il riferimento a &#8220;Infinite Jest&#8221;, oltre al fatto che nella discussione sviluppatasi nello spazio commenti del blog di Johnson in seguito al suo post si sottopongono allo stesso criterio di leggibilità Dostoevskij ed altri.<br />
A me, questo criterio di leggibilità meramente quantitativo (scrivere con parole brevi e frasi brevi) pare un&#8217;enormità. Credo, come ha detto bene Francesca, che non ce ne possa essere uno valido per tutti, si valuta caso per caso e a seconda dei gusti e delle esigenze di chi legge. Quello della letteratura è uno spazio di negoziazione permanente, chiuderlo in una gabbia di ascisse e ordinate è semplicemente folle (e ricorda tanto l&#8217;altrettanto folle grafico di valutazione del valore delle poesie inventato dall&#8217;emerito prof. Prichard nel film &#8220;L&#8217;attimo fuggente&#8221;). Grazie per l&#8217;attenzione</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Alcor</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/12/05/la-letteratura-contemporanea-sta-dando-i-numeri/#comment-83698</link>
		<dc:creator>Alcor</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Dec 2007 17:59:54 +0000</pubDate>
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		<description>@ Aldovrandi

non è che ce l'ho con la scuola, "scuola" di per sé è un'astrazione. Mi capita però di insegnare, da qualche anno, nelle SIS o come si chiamano, ogni regione ha una sigla diversa, e resto sempre un po' spiazzata da quanto NON leggono le future insegnanti.
Certo qualcuno non avrà insegnato a loro, ma certamente loro non insegneranno ai loro allievi, salvo forse Il gabbiano Jonatan e Pirandello.
La catena delle generazioni è lunga e micidiale:–)

Però. come ho detto, è un problema serio e va affrontato senza spocchia.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ Aldovrandi</p>
<p>non è che ce l&#8217;ho con la scuola, &#8220;scuola&#8221; di per sé è un&#8217;astrazione. Mi capita però di insegnare, da qualche anno, nelle SIS o come si chiamano, ogni regione ha una sigla diversa, e resto sempre un po&#8217; spiazzata da quanto NON leggono le future insegnanti.<br />
Certo qualcuno non avrà insegnato a loro, ma certamente loro non insegneranno ai loro allievi, salvo forse Il gabbiano Jonatan e Pirandello.<br />
La catena delle generazioni è lunga e micidiale:–)</p>
<p>Però. come ho detto, è un problema serio e va affrontato senza spocchia.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: anfiosso</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/12/05/la-letteratura-contemporanea-sta-dando-i-numeri/#comment-83690</link>
		<dc:creator>anfiosso</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Dec 2007 17:10:11 +0000</pubDate>
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		<description>Hm. Mi viene in mente un racconto di Buzzati.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Hm. Mi viene in mente un racconto di Buzzati.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Francesca E. Magni</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/12/05/la-letteratura-contemporanea-sta-dando-i-numeri/#comment-83689</link>
		<dc:creator>Francesca E. Magni</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Dec 2007 17:09:18 +0000</pubDate>
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		<description>pero "Infinite Jest" non è un saggio, no??</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>pero &#8220;Infinite Jest&#8221; non è un saggio, no??</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Francesca E. Magni</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/12/05/la-letteratura-contemporanea-sta-dando-i-numeri/#comment-83688</link>
		<dc:creator>Francesca E. Magni</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Dec 2007 17:04:21 +0000</pubDate>
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		<description>Insegno matematica e fisica nel triennio di liceo scientifico + socio psicopedagogico (alla faccia del leggibile!) + linguistico e in terza ogni anno per le vacanze di Natale do da leggere Flatlandia e in genere piace molto a quasi tutti per tantissimi motivi. L’anno scorso hanno anche visto lo spettacolo “le geometrie non euclidee” del Teatro Arsenale e quando hanno sentito la citazione al libro, puoi immaginare i commenti (del tipo,” ahò qui noi non semo da meno, entendes?”)!! 

Credo che la lettura sia una questione di allenamento (e di gusti e inclinazioni e passioni personali, come dice giust Plessus) quindi io consiglio la lotta estrema corpo a corpo: quando facevo le supplenze all’ITIS di Baggio (biennio allo stato brado) davo perfino dei pezzi di “Bouvard e Pécouchet” figuratevi che lotte!!! Ma se uno va a scuola già imparato, che gusto c’è??? E poi la prof di Fisica che dà dei libri da leggere è proprio ‘na robba teribile, spiazza anche lo studente più grigio di materia (cervellotica) che c’è!! Inzomma, lotta dura con la cultura, bisogna allenare, che i neuroni poi reagiscono.

Beccalossi: in bocca al lupo!!! Non dirmi che vuoi fare la fine di Coetze...  :-))

Ultima cosa: se in effetti “Steven Johnson non parla di letteratura” come insinuano alcuni, allora Garufi ha toppato post, no? Anche se è dagli equivoci che di solito nascono le grandi questioni, quindi, grassie lo stesso.

fem</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Insegno matematica e fisica nel triennio di liceo scientifico + socio psicopedagogico (alla faccia del leggibile!) + linguistico e in terza ogni anno per le vacanze di Natale do da leggere Flatlandia e in genere piace molto a quasi tutti per tantissimi motivi. L’anno scorso hanno anche visto lo spettacolo “le geometrie non euclidee” del Teatro Arsenale e quando hanno sentito la citazione al libro, puoi immaginare i commenti (del tipo,” ahò qui noi non semo da meno, entendes?”)!! </p>
<p>Credo che la lettura sia una questione di allenamento (e di gusti e inclinazioni e passioni personali, come dice giust Plessus) quindi io consiglio la lotta estrema corpo a corpo: quando facevo le supplenze all’ITIS di Baggio (biennio allo stato brado) davo perfino dei pezzi di “Bouvard e Pécouchet” figuratevi che lotte!!! Ma se uno va a scuola già imparato, che gusto c’è??? E poi la prof di Fisica che dà dei libri da leggere è proprio ‘na robba teribile, spiazza anche lo studente più grigio di materia (cervellotica) che c’è!! Inzomma, lotta dura con la cultura, bisogna allenare, che i neuroni poi reagiscono.</p>
<p>Beccalossi: in bocca al lupo!!! Non dirmi che vuoi fare la fine di Coetze&#8230;  :-))</p>
<p>Ultima cosa: se in effetti “Steven Johnson non parla di letteratura” come insinuano alcuni, allora Garufi ha toppato post, no? Anche se è dagli equivoci che di solito nascono le grandi questioni, quindi, grassie lo stesso.</p>
<p>fem</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Carmine Aldrovandi</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/12/05/la-letteratura-contemporanea-sta-dando-i-numeri/#comment-83685</link>
		<dc:creator>Carmine Aldrovandi</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Dec 2007 16:08:38 +0000</pubDate>
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		<description>sento citare molte cose che amo, e anche molti discorsi che mi interessano professionalmente. sono un insegnante di lettere di un liceo scientifico. in una prima (molto buona) ho dato da leggere giusto qualche giorno fa FLATLANDIA, del reverendissimo ABBOTT. ho dato quel libro a tre "cervelloni" che si sono disitinti in una prova di matematica speciale, ma naturalmente farò girare il libro in tutta la classe. FLATLANDIA, tra l'altro, era uno dei libri più amati da manganelli. e, tra l'altro, io l'ho dato da leggere perché vi si incrociano, secondo me, la letteratura, la geografia, l'antropologia, la geometria e la matematica. i ragazzini "cervelloni" scrivono bene, e sono anche dei discreti lettori, ma al primo apporccio al libro pare che non siano tanto entusiasti. aggiungo, se nza che forse ce ne sia bisogno, che i "cervelloni" hanno anche un blog e usano normalmente la rete, etc. comincio a chiedermi, e a chiedervi, quali valutazioni dovrei cominciare a fare, eccetera. mi piacerebbe sentire cosa ne pensate. condivido molto la posizione di alcor, ma ho ascoltato con attenzione anche magni, e anche gli altir. mi sembra, in ogni caso, quella aperta da questo pezzo di garufi, una discussione fondamentale un po' per tutti - purtroppo, anche per la bistrattata istituzione scolastica... forse... ancora... checché ne dica la profondissima alcor.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>sento citare molte cose che amo, e anche molti discorsi che mi interessano professionalmente. sono un insegnante di lettere di un liceo scientifico. in una prima (molto buona) ho dato da leggere giusto qualche giorno fa FLATLANDIA, del reverendissimo ABBOTT. ho dato quel libro a tre &#8220;cervelloni&#8221; che si sono disitinti in una prova di matematica speciale, ma naturalmente farò girare il libro in tutta la classe. FLATLANDIA, tra l&#8217;altro, era uno dei libri più amati da manganelli. e, tra l&#8217;altro, io l&#8217;ho dato da leggere perché vi si incrociano, secondo me, la letteratura, la geografia, l&#8217;antropologia, la geometria e la matematica. i ragazzini &#8220;cervelloni&#8221; scrivono bene, e sono anche dei discreti lettori, ma al primo apporccio al libro pare che non siano tanto entusiasti. aggiungo, se nza che forse ce ne sia bisogno, che i &#8220;cervelloni&#8221; hanno anche un blog e usano normalmente la rete, etc. comincio a chiedermi, e a chiedervi, quali valutazioni dovrei cominciare a fare, eccetera. mi piacerebbe sentire cosa ne pensate. condivido molto la posizione di alcor, ma ho ascoltato con attenzione anche magni, e anche gli altir. mi sembra, in ogni caso, quella aperta da questo pezzo di garufi, una discussione fondamentale un po&#8217; per tutti - purtroppo, anche per la bistrattata istituzione scolastica&#8230; forse&#8230; ancora&#8230; checché ne dica la profondissima alcor.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Plessus</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/12/05/la-letteratura-contemporanea-sta-dando-i-numeri/#comment-83676</link>
		<dc:creator>Plessus</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Dec 2007 12:47:03 +0000</pubDate>
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		<description>"La leggibilità si definisce di per se stessa: se si legge è leggibile, se si pianta lì, no. E a volte pianto lì perché il testo è “leggibile” ma è noioso, banale, poco interessante. Se la forma funziona senza il contenuto non serve a nulla." Scrive Francesca E.M., sottoscrivo il suo limpido intervento. Stupefacente l’analisi del Petrarca con le equazioni. Rimanendo in matematica, il giudizio di pesantezza o leggerezza di un testo è emesso da un cervello di un determinato peso specifico. Variabile di persona in persona e nel quale è presente in variabili quantità l’educazione culturale ricevuta e coltivata. Ora, i passi di danza degli occhi sulle righe di un libro possono essere condotti da lettori per i quali un volumetto Harmony, ad esempio, trascende la leggibilità e la storia in esso contenuta è mitopoiesi. Per altri è solo un leggero passatempo. Per altri ancora – non ho dati alla mano, la speranza è che sia la maggioranza – è leggibile quanto i rotoloni regina.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;La leggibilità si definisce di per se stessa: se si legge è leggibile, se si pianta lì, no. E a volte pianto lì perché il testo è “leggibile” ma è noioso, banale, poco interessante. Se la forma funziona senza il contenuto non serve a nulla.&#8221; Scrive Francesca E.M., sottoscrivo il suo limpido intervento. Stupefacente l’analisi del Petrarca con le equazioni. Rimanendo in matematica, il giudizio di pesantezza o leggerezza di un testo è emesso da un cervello di un determinato peso specifico. Variabile di persona in persona e nel quale è presente in variabili quantità l’educazione culturale ricevuta e coltivata. Ora, i passi di danza degli occhi sulle righe di un libro possono essere condotti da lettori per i quali un volumetto Harmony, ad esempio, trascende la leggibilità e la storia in esso contenuta è mitopoiesi. Per altri è solo un leggero passatempo. Per altri ancora – non ho dati alla mano, la speranza è che sia la maggioranza – è leggibile quanto i rotoloni regina.</p>
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	</item>
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		<title>Di: perpless</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/12/05/la-letteratura-contemporanea-sta-dando-i-numeri/#comment-83674</link>
		<dc:creator>perpless</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Dec 2007 12:13:06 +0000</pubDate>
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		<description>Però Steven Johnson non parla di letteratura. Gli esempi che fa sono giornalistici e saggistici. Malcolm Gladwell è un giornalista. Fredric Jameson è uno storico della cultura etc. Nella saggistica la personalità dello stile è sì importante, ma dato che non si sta facendo arte bensì comunicando concetti, teorie, leggi etc., è altrettanto importante la leggibilità. E allora non ci vedo niente di male se un autore usa strumenti di verifica della leggibilità di quel che scrive. Sono strumenti imperfetti, ma un autore vero li usa senza esserne usato.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Però Steven Johnson non parla di letteratura. Gli esempi che fa sono giornalistici e saggistici. Malcolm Gladwell è un giornalista. Fredric Jameson è uno storico della cultura etc. Nella saggistica la personalità dello stile è sì importante, ma dato che non si sta facendo arte bensì comunicando concetti, teorie, leggi etc., è altrettanto importante la leggibilità. E allora non ci vedo niente di male se un autore usa strumenti di verifica della leggibilità di quel che scrive. Sono strumenti imperfetti, ma un autore vero li usa senza esserne usato.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: sparz</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/12/05/la-letteratura-contemporanea-sta-dando-i-numeri/#comment-83668</link>
		<dc:creator>sparz</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Dec 2007 10:24:23 +0000</pubDate>
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		<description>Bonaventura Cavalieri, allievo di Galileo, iniziando la prefazione alla sua &lt;i&gt;Geometria indivisibilibus continuorum nova quadam ratione promota&lt;/i&gt;, scriveva così: "Penso che senza dubbio nessuno abbia mai assaporato la dolcezza delle dimostrazioni matematiche, sia pure sfiorandola solo con le labbra, senza poi cercare con tutte le forze di inebriarsene fino alla sazietà..."
Vai così, Beccalossi!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Bonaventura Cavalieri, allievo di Galileo, iniziando la prefazione alla sua <i>Geometria indivisibilibus continuorum nova quadam ratione promota</i>, scriveva così: &#8220;Penso che senza dubbio nessuno abbia mai assaporato la dolcezza delle dimostrazioni matematiche, sia pure sfiorandola solo con le labbra, senza poi cercare con tutte le forze di inebriarsene fino alla sazietà&#8230;&#8221;<br />
Vai così, Beccalossi!</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: beccalossi</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/12/05/la-letteratura-contemporanea-sta-dando-i-numeri/#comment-83658</link>
		<dc:creator>beccalossi</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Dec 2007 00:00:10 +0000</pubDate>
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		<description>hai ragione, francesca e.m.. forse il miglior modo imparare a leggere, è imparare la bellezza della lingua matematica. una lingua, senza dubbio, e senza dubbio 'poco leggibile' ad una prima lettura. mi sono rimesso a studare matematica (e pesantemente) a 27 anni e ne sono stato subito affascinato. l'ho trovata, dopo e grazie ad un po' di applicazione, intelleggibile. un fascino 'adulto' che forse da 'giovini', abituati ad altri ritmi ed altre velocità, non si capisce. 
ora vado: domani ho un esame di matematica. speriamo tutto ciò sia di buon auspicio. speriamo possa trovare il compito leggibile (e non noioso).</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>hai ragione, francesca e.m.. forse il miglior modo imparare a leggere, è imparare la bellezza della lingua matematica. una lingua, senza dubbio, e senza dubbio &#8216;poco leggibile&#8217; ad una prima lettura. mi sono rimesso a studare matematica (e pesantemente) a 27 anni e ne sono stato subito affascinato. l&#8217;ho trovata, dopo e grazie ad un po&#8217; di applicazione, intelleggibile. un fascino &#8216;adulto&#8217; che forse da &#8216;giovini&#8217;, abituati ad altri ritmi ed altre velocità, non si capisce.<br />
ora vado: domani ho un esame di matematica. speriamo tutto ciò sia di buon auspicio. speriamo possa trovare il compito leggibile (e non noioso).</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Alcor</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/12/05/la-letteratura-contemporanea-sta-dando-i-numeri/#comment-83656</link>
		<dc:creator>Alcor</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Dec 2007 23:34:43 +0000</pubDate>
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		<description>Scusate la lunghezza, non me n'ero accorta</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Scusate la lunghezza, non me n&#8217;ero accorta</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Alcor</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/12/05/la-letteratura-contemporanea-sta-dando-i-numeri/#comment-83655</link>
		<dc:creator>Alcor</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Dec 2007 23:34:18 +0000</pubDate>
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		<description>Io però non sottovaluterei il problema della leggibilità.
Voglio dire che lo affronterei senza offendermi e senza scandalizzarmi.
Questa storia della legibilità, che mi pare più legata alla complessità sintattica e alla densità della frase e dei concetti, piuttosto che al semplice numero di parole, o alla difficoltà lessicale,  è parecchio che va avanti, e certamente risponde al desiderio degli editori di vendere i libri a un pubblico il più possibile vasto. 

Ma se il pubblico che leggeva un autore come Manganelli (prendo lui a esempio perché è stato citato qui, ma scegliete voi a piacere il vostro scrittore arduo preferito) si è ristretto come un maglione, vuol dire anche che le generazioni successive, hanno più difficoltà di un tempo ad affrontare un testo complesso.
Se non ricordo male le cifre, mi è stato raccontato che in Germania, un paese che legge più del nostro, Manganelli vendeva all'inizio all'incirca tremila copie, adesso vende forse la metà.

Abbiamo due scelte, io credo.
 
La prima è sbeffeggiare la richiesta di leggibilità, e tanti saluti. 

La seconda è cercare di capire perché e vedere se è possibile salvare la complessità del pensiero (parlo di libri in genere, non solo di letteratura) cedendo in parte sulla difficoltà sintattica e la complessità con cui si offre il pensiero.

Io faccio parte di una generazione che ha masticato il difficile, l'astratto, lo sperimentale senza batter ciglio.
Ma già quella successiva aveva delle difficoltà, e chiunque insegni a scuola o all'università sa quanto questo sia vero. Non è solo un problema di lessico, è il pensiero articolato e complesso, la catena non lineare dei concetti, le frasi a mille foglie, che non vengono più capite.

Se ci limitiamo a sbeffeggiare, la crepa tra i pochi lettori forti e addestrati e la massa dei lettori si allargherà, ma la zolla dei lettori forti non resterà delle stesse dimensioni, verrà lentamente erosa a vantaggio di una massa sempre più ampia di non lettori, di gente che fatica ad articolare perché ha rinunciato a leggere, che non sa più scrivere neppure un curriculum senza aiuto perché non controlla l'organizazione del discorso, e di gente, ne scopro anche sui giornali, che fa degli svarioni, anche di senso, usando frasi semi fatte e semi sfatte che ha orecchiato qua e là "oralmente" e lì si è fermata.

La scuola è quel che è e non mi aspetto molto.

L'editoria, spinta dalla necessità di profitto, cerca di agganciare tutti, e di agganciarli come può. Già adesso le tirature della saggistica sono ridottissime rispetto al passato, perché di gente che non solo vuol fare fatica, ma può, che è stata addestrata alla lettura complessa, ce n'è sempre meno.

Che facciamo?

Alziamo le braccia al cielo irridendo quei poveretti? Stiamo attenti, perché alla fine gli editori smetteranno semplicemente di pubblicarli, quei libri per quattro gatti, e continueranno con fatica a far uscire solo quegli autori che qualcosa vendono  perché hanno ancora un nome.

E quelli che resteranno a bocca asciutta saremo solo noi, aggrappati alle nostre copie ingiallite, sperando che non vadano in polvere, perché neppure la carta è più quella di prima.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Io però non sottovaluterei il problema della leggibilità.<br />
Voglio dire che lo affronterei senza offendermi e senza scandalizzarmi.<br />
Questa storia della legibilità, che mi pare più legata alla complessità sintattica e alla densità della frase e dei concetti, piuttosto che al semplice numero di parole, o alla difficoltà lessicale,  è parecchio che va avanti, e certamente risponde al desiderio degli editori di vendere i libri a un pubblico il più possibile vasto. </p>
<p>Ma se il pubblico che leggeva un autore come Manganelli (prendo lui a esempio perché è stato citato qui, ma scegliete voi a piacere il vostro scrittore arduo preferito) si è ristretto come un maglione, vuol dire anche che le generazioni successive, hanno più difficoltà di un tempo ad affrontare un testo complesso.<br />
Se non ricordo male le cifre, mi è stato raccontato che in Germania, un paese che legge più del nostro, Manganelli vendeva all&#8217;inizio all&#8217;incirca tremila copie, adesso vende forse la metà.</p>
<p>Abbiamo due scelte, io credo.</p>
<p>La prima è sbeffeggiare la richiesta di leggibilità, e tanti saluti. </p>
<p>La seconda è cercare di capire perché e vedere se è possibile salvare la complessità del pensiero (parlo di libri in genere, non solo di letteratura) cedendo in parte sulla difficoltà sintattica e la complessità con cui si offre il pensiero.</p>
<p>Io faccio parte di una generazione che ha masticato il difficile, l&#8217;astratto, lo sperimentale senza batter ciglio.<br />
Ma già quella successiva aveva delle difficoltà, e chiunque insegni a scuola o all&#8217;università sa quanto questo sia vero. Non è solo un problema di lessico, è il pensiero articolato e complesso, la catena non lineare dei concetti, le frasi a mille foglie, che non vengono più capite.</p>
<p>Se ci limitiamo a sbeffeggiare, la crepa tra i pochi lettori forti e addestrati e la massa dei lettori si allargherà, ma la zolla dei lettori forti non resterà delle stesse dimensioni, verrà lentamente erosa a vantaggio di una massa sempre più ampia di non lettori, di gente che fatica ad articolare perché ha rinunciato a leggere, che non sa più scrivere neppure un curriculum senza aiuto perché non controlla l&#8217;organizazione del discorso, e di gente, ne scopro anche sui giornali, che fa degli svarioni, anche di senso, usando frasi semi fatte e semi sfatte che ha orecchiato qua e là &#8220;oralmente&#8221; e lì si è fermata.</p>
<p>La scuola è quel che è e non mi aspetto molto.</p>
<p>L&#8217;editoria, spinta dalla necessità di profitto, cerca di agganciare tutti, e di agganciarli come può. Già adesso le tirature della saggistica sono ridottissime rispetto al passato, perché di gente che non solo vuol fare fatica, ma può, che è stata addestrata alla lettura complessa, ce n&#8217;è sempre meno.</p>
<p>Che facciamo?</p>
<p>Alziamo le braccia al cielo irridendo quei poveretti? Stiamo attenti, perché alla fine gli editori smetteranno semplicemente di pubblicarli, quei libri per quattro gatti, e continueranno con fatica a far uscire solo quegli autori che qualcosa vendono  perché hanno ancora un nome.</p>
<p>E quelli che resteranno a bocca asciutta saremo solo noi, aggrappati alle nostre copie ingiallite, sperando che non vadano in polvere, perché neppure la carta è più quella di prima.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: diamonds</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/12/05/la-letteratura-contemporanea-sta-dando-i-numeri/#comment-83652</link>
		<dc:creator>diamonds</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Dec 2007 23:08:03 +0000</pubDate>
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		<description>qualche anno fa tenne banco per una stagione il discorso relativo alla classificazione dei libri in base al tempo di lettura.Per ironia della sorte(al quadrato)andò a vincere "l'arcobaleno della gravità":12 ore.Aveva ragione Paolo Rossi nel secolo scorso a dire che uscendo in giro veniva voglia di riprodursi(sottolineando il triplo senso da cogliere nell'affermazione)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>qualche anno fa tenne banco per una stagione il discorso relativo alla classificazione dei libri in base al tempo di lettura.Per ironia della sorte(al quadrato)andò a vincere &#8220;l&#8217;arcobaleno della gravità&#8221;:12 ore.Aveva ragione Paolo Rossi nel secolo scorso a dire che uscendo in giro veniva voglia di riprodursi(sottolineando il triplo senso da cogliere nell&#8217;affermazione)</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Alberto Sordo</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/12/05/la-letteratura-contemporanea-sta-dando-i-numeri/#comment-83643</link>
		<dc:creator>Alberto Sordo</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Dec 2007 21:52:32 +0000</pubDate>
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		<description>Garufi, Johnson non parla di letteratura. Parla di saggisti, critici, teorici, giornalisti, divulgatori. La parole e le cose non è letteratura. L'inconscio politico non è letteratura. Una recensione non è letteratura. Questo pezzo non è letteratura.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Garufi, Johnson non parla di letteratura. Parla di saggisti, critici, teorici, giornalisti, divulgatori. La parole e le cose non è letteratura. L&#8217;inconscio politico non è letteratura. Una recensione non è letteratura. Questo pezzo non è letteratura.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Bartolomeo Di Monaco</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/12/05/la-letteratura-contemporanea-sta-dando-i-numeri/#comment-83641</link>
		<dc:creator>Bartolomeo Di Monaco</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Dec 2007 21:07:15 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2007/12/05/la-letteratura-contemporanea-sta-dando-i-numeri/#comment-83641</guid>
		<description>@sparz

Pur scritto in quel modo, ho trovato piacevole la lettura di Storia di Matilde (Adelphi 2003), del versiliese Mariotti. Quella di Adelphi è un'edizione ampliata rispetto ad Anabasi, addirittura.

Per quanto possa interessare, dell'edizione Adelphi mi sono occupato qui:
http://www.bartolomeodimonaco.it/online/?p=691</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@sparz</p>
<p>Pur scritto in quel modo, ho trovato piacevole la lettura di Storia di Matilde (Adelphi 2003), del versiliese Mariotti. Quella di Adelphi è un&#8217;edizione ampliata rispetto ad Anabasi, addirittura.</p>
<p>Per quanto possa interessare, dell&#8217;edizione Adelphi mi sono occupato qui:<br />
<a href="http://www.bartolomeodimonaco.it/online/?p=691" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('outclick-comm/www.bartolomeodimonaco.it');" rel="nofollow">http://www.bartolomeodimonaco.it/online/?p=691</a></p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: sergio garufi</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/12/05/la-letteratura-contemporanea-sta-dando-i-numeri/#comment-83637</link>
		<dc:creator>sergio garufi</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Dec 2007 20:24:24 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2007/12/05/la-letteratura-contemporanea-sta-dando-i-numeri/#comment-83637</guid>
		<description>Caro Jan, io direi che la leggibilità, perseguita con i criteri esposti da Steven Johnson che ho riferito (parole e frasi il più possibile brevi), è un'aberrazione giornalistica indebitamente applicata alla letteratura. Ha senso per l'articolo di un quotidiano, non ne ha per una rivista letteraria o un romanzo. E poi ognuno ha il suo gergo. Quello degli informatici, che tu usi spesso, mi risulta tanto estraneo quanto forse il recensese a te. Ad ogni modo, in generale penso sia meglio non parlare a nome di altri. Nazione Indiana è formata da 18 persone, ognuna con i suoi gusti e la sua visione del mondo. Non ricordo molte occasioni in cui siamo stati tutti d'accordo. Ciò che sta a cuore a te, o a me, non è detto che stia a cuore a tutti i redattori del blog.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Jan, io direi che la leggibilità, perseguita con i criteri esposti da Steven Johnson che ho riferito (parole e frasi il più possibile brevi), è un&#8217;aberrazione giornalistica indebitamente applicata alla letteratura. Ha senso per l&#8217;articolo di un quotidiano, non ne ha per una rivista letteraria o un romanzo. E poi ognuno ha il suo gergo. Quello degli informatici, che tu usi spesso, mi risulta tanto estraneo quanto forse il recensese a te. Ad ogni modo, in generale penso sia meglio non parlare a nome di altri. Nazione Indiana è formata da 18 persone, ognuna con i suoi gusti e la sua visione del mondo. Non ricordo molte occasioni in cui siamo stati tutti d&#8217;accordo. Ciò che sta a cuore a te, o a me, non è detto che stia a cuore a tutti i redattori del blog.</p>
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