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	<title>Commenti a: Croce e Leopardi</title>
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	<description>versione 2.0</description>
	<pubDate>Sat, 10 Jan 2009 02:19:20 +0000</pubDate>
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		<title>Di: Nicola Busatto</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/12/08/croce-e-leopardi/#comment-84289</link>
		<dc:creator>Nicola Busatto</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Dec 2007 13:07:08 +0000</pubDate>
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		<description>Gentile Prodan, scusa ma non riesco ad non essere un buffone anche nel fare domande; inoltre evidentemente non facendo neppure ridere sono buffone del genere fallito.Date le specifiche, chiedo: posso esercitare comunque e anche qui male la mia non professione? Non vorrei occupare spazio, tolgiere posto a cose piu’ serie o utili, come  bizantinesimi generanti  frustrazioni che riescono a sfociare in provocazioni: che fenomenologia! Frustrazioni che inoltre so anche autoprodurmi e di varieta’ diversissime; credo su questo di essere invece un vero,grande industriale. Dunque, posso?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Gentile Prodan, scusa ma non riesco ad non essere un buffone anche nel fare domande; inoltre evidentemente non facendo neppure ridere sono buffone del genere fallito.Date le specifiche, chiedo: posso esercitare comunque e anche qui male la mia non professione? Non vorrei occupare spazio, tolgiere posto a cose piu’ serie o utili, come  bizantinesimi generanti  frustrazioni che riescono a sfociare in provocazioni: che fenomenologia! Frustrazioni che inoltre so anche autoprodurmi e di varieta’ diversissime; credo su questo di essere invece un vero,grande industriale. Dunque, posso?</p>
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		<title>Di: Cristoforo Prodan</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/12/08/croce-e-leopardi/#comment-83908</link>
		<dc:creator>Cristoforo Prodan</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Dec 2007 00:18:47 +0000</pubDate>
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		<description>Caro Busatto,

la mia voleva essere anche una provocazione, dettata dal senso di frustrazione che avevo accumulato nella lettura del lungo articolo, in cui si adoperavano tante belle parole e frasi che volevano speigarci come funziona il mondo e come sono le persone, con tutti i bizantinismi della distinzione tra moralisti e filosofi che proprio non capisco. Non sarò certo io a comporre il requiem per la filosofia. Però che il pensiero moderno abbia preso un'altra strada questo è innegabile. Il pensiero scientifico appunto, che si fonda essenzialmente su una considerazione di buon senso: se cominciamo a diere che tutto dipende da tutto non ci capiamo più nulla. Bisogna dunque isolare, nella complessità del mondo le cose che riteniamo rilevanti per un certo tipo di discorso, trascurando le altre. Con la visionarietà necessaria tuttavia al progresso (scientifico), che intuisce quando un limite è valicabile per spiegare fenomeni fino ad allora inspiegabili.

Citavo Galileo (è vero, dovrei dire "Galilei" però ormai, nel gergo di chi si occupa di scienza, Galileo Galilei è solo, affettuosamente, "Galileo"; come Dante è Dante e non Alighieri) perché, nella confusione filosofico-narrativa dell'articolo, mi era venuto in mente quel bel passo del Saggiatore (1623):

«[…] forse stima che la filosofia sia un libro e una fantasia d’un uomo, come l’Iliade e l’Orlando furioso, libri ne’ quali la meno importante cosa è che quello che vi è scritto sia vero. Signor Sarsi, la cosa non istà così. La filosofia è scritta in questo grandissimo libro che continuamente ci sta aperto innanzi agli occhi (io dico l’universo), ma non si può intendere se prima non s’impara a intender la lingua, e conoscer i caratteri, ne’ quali è scritto. Egli è scritto in lingua matematica, e i caratteri son triangoli, cerchi, ed altre figure geometriche, senza i quali mezi è impossibile a intenderne umanamente parola; senza questi è un aggirarsi vanamente per un oscuro laberinto».

E Galileo è anche uno splendido esempio di letteratura seicentesca.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Busatto,</p>
<p>la mia voleva essere anche una provocazione, dettata dal senso di frustrazione che avevo accumulato nella lettura del lungo articolo, in cui si adoperavano tante belle parole e frasi che volevano speigarci come funziona il mondo e come sono le persone, con tutti i bizantinismi della distinzione tra moralisti e filosofi che proprio non capisco. Non sarò certo io a comporre il requiem per la filosofia. Però che il pensiero moderno abbia preso un&#8217;altra strada questo è innegabile. Il pensiero scientifico appunto, che si fonda essenzialmente su una considerazione di buon senso: se cominciamo a diere che tutto dipende da tutto non ci capiamo più nulla. Bisogna dunque isolare, nella complessità del mondo le cose che riteniamo rilevanti per un certo tipo di discorso, trascurando le altre. Con la visionarietà necessaria tuttavia al progresso (scientifico), che intuisce quando un limite è valicabile per spiegare fenomeni fino ad allora inspiegabili.</p>
<p>Citavo Galileo (è vero, dovrei dire &#8220;Galilei&#8221; però ormai, nel gergo di chi si occupa di scienza, Galileo Galilei è solo, affettuosamente, &#8220;Galileo&#8221;; come Dante è Dante e non Alighieri) perché, nella confusione filosofico-narrativa dell&#8217;articolo, mi era venuto in mente quel bel passo del Saggiatore (1623):</p>
<p>«[…] forse stima che la filosofia sia un libro e una fantasia d’un uomo, come l’Iliade e l’Orlando furioso, libri ne’ quali la meno importante cosa è che quello che vi è scritto sia vero. Signor Sarsi, la cosa non istà così. La filosofia è scritta in questo grandissimo libro che continuamente ci sta aperto innanzi agli occhi (io dico l’universo), ma non si può intendere se prima non s’impara a intender la lingua, e conoscer i caratteri, ne’ quali è scritto. Egli è scritto in lingua matematica, e i caratteri son triangoli, cerchi, ed altre figure geometriche, senza i quali mezi è impossibile a intenderne umanamente parola; senza questi è un aggirarsi vanamente per un oscuro laberinto».</p>
<p>E Galileo è anche uno splendido esempio di letteratura seicentesca.</p>
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	<item>
		<title>Di: flavio marcolini</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/12/08/croce-e-leopardi/#comment-83785</link>
		<dc:creator>flavio marcolini</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Dec 2007 08:28:17 +0000</pubDate>
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		<description>Io trovo il saggio di Sossio Giametta di notevole interesse e attualità. In sostanza sono gli argomenti sui quali è ruotato il dibattito intorno a Leopardi nel mese di lezioni a lui dedicate con la mia quinta liceo. Penso che ne proporrò la lettura commentata in classe.
Suffragio autorevole ed esaustivo alle sue tesi si trova comunque nei due volumi dedicati al recanatese da Emanuele Severino. 
La scelta fra quelle che riduttivamente un diciottenne può definire "verità" e "felicità" è centrale, non solo a quell'età. E per operarla sono dirimenti passi come questi:
"I grandi fanno della vita per la specie, o per quelle sottospecie che sono la patria, la società, la tribù, la famiglia, la loro meta suprema... si può, volendo, chiamare felicità, ed è in realtà la felicità più profonda, quella della realizzazione di sé, sebbene sia in genere troppo faticata per poter essere assimilata a quella che comunemente si chiama felicità. Comporta infatti sacrifici che possono arrivare fino a quello della vita... Solo chi non vuole o non può vederlo, può negare che la vita sia fatta non per la felicità, bensì per il servizio della specie".</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Io trovo il saggio di Sossio Giametta di notevole interesse e attualità. In sostanza sono gli argomenti sui quali è ruotato il dibattito intorno a Leopardi nel mese di lezioni a lui dedicate con la mia quinta liceo. Penso che ne proporrò la lettura commentata in classe.<br />
Suffragio autorevole ed esaustivo alle sue tesi si trova comunque nei due volumi dedicati al recanatese da Emanuele Severino.<br />
La scelta fra quelle che riduttivamente un diciottenne può definire &#8220;verità&#8221; e &#8220;felicità&#8221; è centrale, non solo a quell&#8217;età. E per operarla sono dirimenti passi come questi:<br />
&#8220;I grandi fanno della vita per la specie, o per quelle sottospecie che sono la patria, la società, la tribù, la famiglia, la loro meta suprema&#8230; si può, volendo, chiamare felicità, ed è in realtà la felicità più profonda, quella della realizzazione di sé, sebbene sia in genere troppo faticata per poter essere assimilata a quella che comunemente si chiama felicità. Comporta infatti sacrifici che possono arrivare fino a quello della vita&#8230; Solo chi non vuole o non può vederlo, può negare che la vita sia fatta non per la felicità, bensì per il servizio della specie&#8221;.</p>
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		<title>Di: tashtego</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/12/08/croce-e-leopardi/#comment-83767</link>
		<dc:creator>tashtego</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Dec 2007 16:22:43 +0000</pubDate>
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		<description>si chiama conoscenza scientifica, nicola.
al posto della metafisica, capisci?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>si chiama conoscenza scientifica, nicola.<br />
al posto della metafisica, capisci?</p>
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		<title>Di: Nicola Busatto</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/12/08/croce-e-leopardi/#comment-83765</link>
		<dc:creator>Nicola Busatto</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Dec 2007 15:19:39 +0000</pubDate>
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		<description>"Credo che tutto il pensiero moderno e contemporaneo abbia preso, almeno da Galileo in poi, una strada completamente diversa rispetto a quella della filosofia."
Se per cortesia può specificare, indicandola, tale strada.
Grazie</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Credo che tutto il pensiero moderno e contemporaneo abbia preso, almeno da Galileo in poi, una strada completamente diversa rispetto a quella della filosofia.&#8221;<br />
Se per cortesia può specificare, indicandola, tale strada.<br />
Grazie</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Cristoforo Prodan</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/12/08/croce-e-leopardi/#comment-83757</link>
		<dc:creator>Cristoforo Prodan</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Dec 2007 08:38:38 +0000</pubDate>
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		<description>«[...] Servono la specie il meno possibile e se stessi il più possibile (per esempio ostacolando la procreazione nei rapporti sessuali). Così fanno anche gli animali, il destino di molti dei quali è tuttavia di servire di cibo per altri animali o per gli uomini [...]».

Questo è ideologico, antistorico e scientificamente poco attendibile.

Così come lo è un po' tutto il discorso su Leopardi/Croce di questo articolo. Si tenta un'analisi e poi ci si piazzano in mezzo considerazioni di dubbia attendibilità. Credo che tutto il pensiero moderno e contemporaneo abbia preso, almeno da Galileo in poi, una strada completamente diversa rispetto a quella della filosofia.

Per quanto riguarda l'analisi delle opere di Leopardi, se proprio non vogliamo analizzarle alla luce del materialismo storico (come fa Sanguineti), sarebbe più utile analizzarle nell'ambito di una critica-storia piuttosto che attraverso quel genere letterario che è la filosofia.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>«[...] Servono la specie il meno possibile e se stessi il più possibile (per esempio ostacolando la procreazione nei rapporti sessuali). Così fanno anche gli animali, il destino di molti dei quali è tuttavia di servire di cibo per altri animali o per gli uomini [...]».</p>
<p>Questo è ideologico, antistorico e scientificamente poco attendibile.</p>
<p>Così come lo è un po&#8217; tutto il discorso su Leopardi/Croce di questo articolo. Si tenta un&#8217;analisi e poi ci si piazzano in mezzo considerazioni di dubbia attendibilità. Credo che tutto il pensiero moderno e contemporaneo abbia preso, almeno da Galileo in poi, una strada completamente diversa rispetto a quella della filosofia.</p>
<p>Per quanto riguarda l&#8217;analisi delle opere di Leopardi, se proprio non vogliamo analizzarle alla luce del materialismo storico (come fa Sanguineti), sarebbe più utile analizzarle nell&#8217;ambito di una critica-storia piuttosto che attraverso quel genere letterario che è la filosofia.</p>
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