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	<title>Commenti a: Il terzo stile di Karlheinz Stockhausen</title>
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	<pubDate>Mon, 08 Sep 2008 12:33:17 +0000</pubDate>
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		<title>Di: Abateditheleme</title>
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		<dc:creator>Abateditheleme</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Dec 2007 14:11:36 +0000</pubDate>
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		<description>P.s. Buon Natale a tutti</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>P.s. Buon Natale a tutti</p>
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		<title>Di: Abateditheleme</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/12/11/il-terzo-stile-di-karlheinz-stockhausen/#comment-84669</link>
		<dc:creator>Abateditheleme</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Dec 2007 12:57:24 +0000</pubDate>
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		<description>@ Prodan

No comment è parola giusta.
Hai scelto la punizione a te meno sgradita? :)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ Prodan</p>
<p>No comment è parola giusta.<br />
Hai scelto la punizione a te meno sgradita? :)</p>
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	<item>
		<title>Di: Cristoforo Prodan</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/12/11/il-terzo-stile-di-karlheinz-stockhausen/#comment-84325</link>
		<dc:creator>Cristoforo Prodan</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Dec 2007 22:48:29 +0000</pubDate>
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		<description>«[...] questo che era un popolo di santi, poeti, eroi, navigatori, artisti, musicisti [...]»

no comment</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>«[...] questo che era un popolo di santi, poeti, eroi, navigatori, artisti, musicisti [...]»</p>
<p>no comment</p>
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		<title>Di: massey</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/12/11/il-terzo-stile-di-karlheinz-stockhausen/#comment-84324</link>
		<dc:creator>massey</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Dec 2007 22:41:28 +0000</pubDate>
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		<description>credette cimabue nella pintura...ora il numero è strabiliante</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>credette cimabue nella pintura&#8230;ora il numero è strabiliante</p>
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		<title>Di: Abateditheleme</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/12/11/il-terzo-stile-di-karlheinz-stockhausen/#comment-84297</link>
		<dc:creator>Abateditheleme</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Dec 2007 15:19:16 +0000</pubDate>
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		<description>@ Prodan: 

E' suggestione. 

@Thalido :

Non nego la rilevanza delle camerette, ma sovente la musica li prodotta presentava e presenta caratteristiche sonore similari a quelle ottenibili mediante una o più seghe...

@Luminamenti:

hai perfettamente ragione...il novecento turbato e lacerato dal disastro prodotto dai pensieri forti ha alla fine optato per un pensiero che più debole non si può ed ha reso impossibile il giudizio di valore.
In questo modo indebolendo individualità e personalità. 
Senza addentrarmi nelle more di una definizione impossibile come quella di arte, mi sembra evidente che qualche insegnamento possiamo trarre dalle diverse sorti di Monti e di Foscolo. C'è chi resiste e chi no. 
C'è chi desta ancora l'interesse dei tredicenni cresciuti a pane, Playstation e Rivombrosa e chi li tedia sino allo spasimo, così come già tediava mio nonno nel '21 dagli scolopi...
L'avanguardia ha tutto il diritto di esistere, di rivendicare l'originalità come massima conquista e di difendersi dal pubblico sostenendo che la storia ha insegnato come spesso dalla merda nascano i fiori. 
Ovviamente chi dovesse paragonare Lichtenstein a Picasso o Beuys a Piero della Francesca avrebbe bisogno dello psicanalista. Così come chi paragona Vivaldi a Cage...
Per chi predica la pari dignità del suono e del rumore, invece, avrei da proporre la costrizione ad ascoltare un concerto dodecafonico di scorreggiatori Uiguri, oppure l'obbligo di vivere un anno nei bassi napoletani con un gruppo di femminielli come vicini. Allo scopo meritorio e terapeutico di recuperarne le funzioni cognitive superiori il prima possibile...
L'arte, insomma, in qualche modo attinge alle astrazioni chiamate universalità ed eternità. 
Il resto no, con buona pace delle avanguardie sperimentali. Il resto e' frutto di quella figata del libero arbitrio, se vogliamo della miltoniana ribellione a Dio...godiamocela, per carità... conservando la potestà sacrosanta di chiamare "cagata pazzesca" ciò che tale ci sembra. 
Tale è ad esempio, apoditticamente, la nuova chiesa di Padre Pio a San Giovanni Rotondo, per nulla limitandone l'orrore la paternità di Piano...
seguiamo l'esempio dai piccioni Milanesi, che cagano da sempre sulla abominevole scultura-fontata di Rossi, dedicata al povero Pertini in via Montenapoleone e difendiamo la nostra nazione dalla casta dei tecnici-esteti che ci ammorbano la vita, mantenuti da un sistema politico capoace solo di foraggiare le mediocrità ed immergere nell'ignoranza e nella bruttezza questo che era un popolo di santi, poeti, eroi, navigatori, artisti, musicisti e che ora inizia a non capirci più na' sega ed a chiudersi nelle sue camerette, appunto...
Vale et ego.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ Prodan: </p>
<p>E&#8217; suggestione. </p>
<p>@Thalido :</p>
<p>Non nego la rilevanza delle camerette, ma sovente la musica li prodotta presentava e presenta caratteristiche sonore similari a quelle ottenibili mediante una o più seghe&#8230;</p>
<p>@Luminamenti:</p>
<p>hai perfettamente ragione&#8230;il novecento turbato e lacerato dal disastro prodotto dai pensieri forti ha alla fine optato per un pensiero che più debole non si può ed ha reso impossibile il giudizio di valore.<br />
In questo modo indebolendo individualità e personalità.<br />
Senza addentrarmi nelle more di una definizione impossibile come quella di arte, mi sembra evidente che qualche insegnamento possiamo trarre dalle diverse sorti di Monti e di Foscolo. C&#8217;è chi resiste e chi no.<br />
C&#8217;è chi desta ancora l&#8217;interesse dei tredicenni cresciuti a pane, Playstation e Rivombrosa e chi li tedia sino allo spasimo, così come già tediava mio nonno nel &#8216;21 dagli scolopi&#8230;<br />
L&#8217;avanguardia ha tutto il diritto di esistere, di rivendicare l&#8217;originalità come massima conquista e di difendersi dal pubblico sostenendo che la storia ha insegnato come spesso dalla merda nascano i fiori.<br />
Ovviamente chi dovesse paragonare Lichtenstein a Picasso o Beuys a Piero della Francesca avrebbe bisogno dello psicanalista. Così come chi paragona Vivaldi a Cage&#8230;<br />
Per chi predica la pari dignità del suono e del rumore, invece, avrei da proporre la costrizione ad ascoltare un concerto dodecafonico di scorreggiatori Uiguri, oppure l&#8217;obbligo di vivere un anno nei bassi napoletani con un gruppo di femminielli come vicini. Allo scopo meritorio e terapeutico di recuperarne le funzioni cognitive superiori il prima possibile&#8230;<br />
L&#8217;arte, insomma, in qualche modo attinge alle astrazioni chiamate universalità ed eternità.<br />
Il resto no, con buona pace delle avanguardie sperimentali. Il resto e&#8217; frutto di quella figata del libero arbitrio, se vogliamo della miltoniana ribellione a Dio&#8230;godiamocela, per carità&#8230; conservando la potestà sacrosanta di chiamare &#8220;cagata pazzesca&#8221; ciò che tale ci sembra.<br />
Tale è ad esempio, apoditticamente, la nuova chiesa di Padre Pio a San Giovanni Rotondo, per nulla limitandone l&#8217;orrore la paternità di Piano&#8230;<br />
seguiamo l&#8217;esempio dai piccioni Milanesi, che cagano da sempre sulla abominevole scultura-fontata di Rossi, dedicata al povero Pertini in via Montenapoleone e difendiamo la nostra nazione dalla casta dei tecnici-esteti che ci ammorbano la vita, mantenuti da un sistema politico capoace solo di foraggiare le mediocrità ed immergere nell&#8217;ignoranza e nella bruttezza questo che era un popolo di santi, poeti, eroi, navigatori, artisti, musicisti e che ora inizia a non capirci più na&#8217; sega ed a chiudersi nelle sue camerette, appunto&#8230;<br />
Vale et ego.</p>
]]></content:encoded>
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	<item>
		<title>Di: franz krauspenhaar</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/12/11/il-terzo-stile-di-karlheinz-stockhausen/#comment-84284</link>
		<dc:creator>franz krauspenhaar</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Dec 2007 11:33:56 +0000</pubDate>
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		<description>Io stimo incondizionatamente Orsola Puecher.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Io stimo incondizionatamente Orsola Puecher.</p>
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		<title>Di: luminamenti</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/12/11/il-terzo-stile-di-karlheinz-stockhausen/#comment-84205</link>
		<dc:creator>luminamenti</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Dec 2007 13:04:53 +0000</pubDate>
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		<description>Hai già replicato è ovvio, con fesserie. Chissà dove l'hai vista l'aria misticheggiante in quello che ho scritto. Ho compreso che sai poco o niente di musica e di composizione da quello che hai scritto. Mi sono chiarito le idee. grazie.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Hai già replicato è ovvio, con fesserie. Chissà dove l&#8217;hai vista l&#8217;aria misticheggiante in quello che ho scritto. Ho compreso che sai poco o niente di musica e di composizione da quello che hai scritto. Mi sono chiarito le idee. grazie.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Cristoforo Prodan</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/12/11/il-terzo-stile-di-karlheinz-stockhausen/#comment-84179</link>
		<dc:creator>Cristoforo Prodan</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Dec 2007 21:17:55 +0000</pubDate>
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		<description>@ luminamenti

Grazie per il bignamino sulla riproduzione digitale musicale, molto approssimativo peraltro. Personalmente non ne sentivo il bisogno.

Dire poi che cSound è un
«programma nato al MIT e che ha decine di versioni freeware o commerciali che consente la generazione o elaborazione di suono o MIDI, in tempo reale o in differita»
è una banalità, leggiucchiata frettolosamente chissà dove, peraltro contenente informazioni inessenziali e in parte sbagliate. Come dire che un libro è un insieme di pagine di carta stampata, rilegate insieme, e che si sfogliano per giunta. Ma come non averci pensato prima! Senza offesa, siamo proprio alle "stronzate", nel senso di Harry Frankfurt. E tutto ciò per arrivare a cosa? A dire, udite udite:
«tanto spesso nella storia le persone che hanno dato i maggiori inputs non sono stati i sazi ricchi delle capitali, cui tutto è facile ottenere e in cui l’abbondanza si rovescia in debolezza, ma chi, da una distanza concreta da tali centri, ha ricevuto quell’inquietudine che lo hanno spinto a creare in sé idee, lo ha educato alla responsabilità di dare loro forma».
Dopo qualche lettura, della frase si riesce a capire almeno il senso: la solita lagna, il solito vittimismo. Un'esaltazione misticheggiante di una pratica ascetica. Scritta pure male per giunta.

E ancora:
«Il problema principale rimane la perdita di aura data dai mezzi di riproduzione meccanica che non facilita l’ascolto o una coscienza sociale del fatto musicale, che viene appiattito al dato sonoro».
Cercare di scimmiottare malamente un discorso alla Walter Benjamin, cercando di applicarlo all'ambito musicale, è non solo fuorviante ma anche sbagliato.

Quindi, caro "luminamenti", perdo la mia "cautela", e anche la pazienza, e smetto definitivamente di replicare alle tue affermazioni.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ luminamenti</p>
<p>Grazie per il bignamino sulla riproduzione digitale musicale, molto approssimativo peraltro. Personalmente non ne sentivo il bisogno.</p>
<p>Dire poi che cSound è un<br />
«programma nato al MIT e che ha decine di versioni freeware o commerciali che consente la generazione o elaborazione di suono o MIDI, in tempo reale o in differita»<br />
è una banalità, leggiucchiata frettolosamente chissà dove, peraltro contenente informazioni inessenziali e in parte sbagliate. Come dire che un libro è un insieme di pagine di carta stampata, rilegate insieme, e che si sfogliano per giunta. Ma come non averci pensato prima! Senza offesa, siamo proprio alle &#8220;stronzate&#8221;, nel senso di Harry Frankfurt. E tutto ciò per arrivare a cosa? A dire, udite udite:<br />
«tanto spesso nella storia le persone che hanno dato i maggiori inputs non sono stati i sazi ricchi delle capitali, cui tutto è facile ottenere e in cui l’abbondanza si rovescia in debolezza, ma chi, da una distanza concreta da tali centri, ha ricevuto quell’inquietudine che lo hanno spinto a creare in sé idee, lo ha educato alla responsabilità di dare loro forma».<br />
Dopo qualche lettura, della frase si riesce a capire almeno il senso: la solita lagna, il solito vittimismo. Un&#8217;esaltazione misticheggiante di una pratica ascetica. Scritta pure male per giunta.</p>
<p>E ancora:<br />
«Il problema principale rimane la perdita di aura data dai mezzi di riproduzione meccanica che non facilita l’ascolto o una coscienza sociale del fatto musicale, che viene appiattito al dato sonoro».<br />
Cercare di scimmiottare malamente un discorso alla Walter Benjamin, cercando di applicarlo all&#8217;ambito musicale, è non solo fuorviante ma anche sbagliato.</p>
<p>Quindi, caro &#8220;luminamenti&#8221;, perdo la mia &#8220;cautela&#8221;, e anche la pazienza, e smetto definitivamente di replicare alle tue affermazioni.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: luminamenti</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/12/11/il-terzo-stile-di-karlheinz-stockhausen/#comment-84168</link>
		<dc:creator>luminamenti</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Dec 2007 17:08:40 +0000</pubDate>
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		<description>Leggo Cristoforo Prodan che sei diventanto più cauto nei tuoi ultimi post su cos'è la musica. L'ontologia (conoscendola) può aiutarci!
 
Visto che si parla anche di software e hardware dirò di alcuni problemi informatici

La possibilità di avere in rete partiture in buon formato crea un'alternativa sempre maggiore all'editoria musicale, che nella musica contemporanea ha quasi smesso di fare il lavoro di edizione tipografica.

Inoltre, l'accesso ai file sonori, la trasmissione presenta probemi: il suono è un messaggio denso (come dicono i semiologi), lo si può registrare solo dal 1890, lo si trascrive in notazione solo in certe culture relativamente recenti, e anche in modo incompleto (si comprime la musica a una traccia, da interpretare secondo una prassi che p un campo di di varietà di usi difficilmente codificabile). Una prima forma di codifica facilmente gestibile dai pc è storicamente il MIDI, che permette a tastiere, DSP audio e pc di interfacciarsi. Un file MIDI contiene i dati tradizionali della notazione classica (ritmi, durata, altezze, intensità), senza possedere niente che riguardi il timbro, la grana più sottile del suoni. Si è poi creata la possibilità di una certa standardizzazione dei timbri (general midi), che è certo utile, ma per fortuna la libera concorrenza cerca di creare anche suoni che sfuggono alla noia. Chi prende dalla rete un file MIDI deve quindi adattarlo ai propri strumenti MIDI, per stamparlo deve verificare se vi sono libertà ritmiche dovute a un'interpretazione dal vivo che, se rende più sensato l'ascolto, compromette la musicalità della partitura (il pc può non capire più il tempo).

Con l'aumento della banda passante, ossia della velocità di trasferimento dei pacchetti di dati, si è riusciti in due intenti: da un lato con il formato Mp3, a comprimere la massa dei dati audio in un modo accettabile all'orecchio e non troppo oneroso per il traffico in Internet permettendo lo scambio di file; dall'altro a far passare il suono compresso in diretta (con real audio e altri), tecnologia che ha portato allo streaming, al flusso continui di suono e video, anche se di bassa qualità.

Un utilizzo particolarmente interessante è il software open suorce, come è il caso di Csound, programma nato al MIT e che ha decine diversioni freware o commerciali ch consente la generazione o elaborazione di suonu o MIDI, in tempo reale o in differita. Il programma legge partiture o serie di istruzioni, può fare l'analisi timbrica di suoni e la risintisi.

In musica oggi si trovano comunità molto specialistiche, dai compositori microtonali al fractal music project, alla composizione algoritmica, agli appassionati di bach. Ma in ciò nulla di rivoluzionario: tanto spesso nella storia le persone che hanno dato i maggiori inputs non sono stati i sazi ricchi delle capitali, cui tutto è facile ottenere e in cui l'abbondanza si rovescia in debolezza, ma chi, da una distanza concreta da tali centri, ha ricevuto quell'inquietudine che lo hanno spinto a creare in sé idee, lo ha educato alla responsabilità di dare loro forma. 

Il problema principale rimane la perdita di aura data dai mezzi di riproduzione meccanica che non facilita l'ascolto o una coscienza sociale del fatto musicale, che viene appiattito al dato sonoro. Questo è ciò che accade nella musica contemporanea ed elettronica. In rete questa situazione può aggravarsi per un eccesso di interattività.
Si è calcolato che il massimo di ascolto di una trasmissione in diretta in rete è di 15 minuti, ed è presto per poter parlare di ascolti in rete non parcellizzati, nozionistici, mere curiosità</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Leggo Cristoforo Prodan che sei diventanto più cauto nei tuoi ultimi post su cos&#8217;è la musica. L&#8217;ontologia (conoscendola) può aiutarci!</p>
<p>Visto che si parla anche di software e hardware dirò di alcuni problemi informatici</p>
<p>La possibilità di avere in rete partiture in buon formato crea un&#8217;alternativa sempre maggiore all&#8217;editoria musicale, che nella musica contemporanea ha quasi smesso di fare il lavoro di edizione tipografica.</p>
<p>Inoltre, l&#8217;accesso ai file sonori, la trasmissione presenta probemi: il suono è un messaggio denso (come dicono i semiologi), lo si può registrare solo dal 1890, lo si trascrive in notazione solo in certe culture relativamente recenti, e anche in modo incompleto (si comprime la musica a una traccia, da interpretare secondo una prassi che p un campo di di varietà di usi difficilmente codificabile). Una prima forma di codifica facilmente gestibile dai pc è storicamente il MIDI, che permette a tastiere, DSP audio e pc di interfacciarsi. Un file MIDI contiene i dati tradizionali della notazione classica (ritmi, durata, altezze, intensità), senza possedere niente che riguardi il timbro, la grana più sottile del suoni. Si è poi creata la possibilità di una certa standardizzazione dei timbri (general midi), che è certo utile, ma per fortuna la libera concorrenza cerca di creare anche suoni che sfuggono alla noia. Chi prende dalla rete un file MIDI deve quindi adattarlo ai propri strumenti MIDI, per stamparlo deve verificare se vi sono libertà ritmiche dovute a un&#8217;interpretazione dal vivo che, se rende più sensato l&#8217;ascolto, compromette la musicalità della partitura (il pc può non capire più il tempo).</p>
<p>Con l&#8217;aumento della banda passante, ossia della velocità di trasferimento dei pacchetti di dati, si è riusciti in due intenti: da un lato con il formato Mp3, a comprimere la massa dei dati audio in un modo accettabile all&#8217;orecchio e non troppo oneroso per il traffico in Internet permettendo lo scambio di file; dall&#8217;altro a far passare il suono compresso in diretta (con real audio e altri), tecnologia che ha portato allo streaming, al flusso continui di suono e video, anche se di bassa qualità.</p>
<p>Un utilizzo particolarmente interessante è il software open suorce, come è il caso di Csound, programma nato al MIT e che ha decine diversioni freware o commerciali ch consente la generazione o elaborazione di suonu o MIDI, in tempo reale o in differita. Il programma legge partiture o serie di istruzioni, può fare l&#8217;analisi timbrica di suoni e la risintisi.</p>
<p>In musica oggi si trovano comunità molto specialistiche, dai compositori microtonali al fractal music project, alla composizione algoritmica, agli appassionati di bach. Ma in ciò nulla di rivoluzionario: tanto spesso nella storia le persone che hanno dato i maggiori inputs non sono stati i sazi ricchi delle capitali, cui tutto è facile ottenere e in cui l&#8217;abbondanza si rovescia in debolezza, ma chi, da una distanza concreta da tali centri, ha ricevuto quell&#8217;inquietudine che lo hanno spinto a creare in sé idee, lo ha educato alla responsabilità di dare loro forma. </p>
<p>Il problema principale rimane la perdita di aura data dai mezzi di riproduzione meccanica che non facilita l&#8217;ascolto o una coscienza sociale del fatto musicale, che viene appiattito al dato sonoro. Questo è ciò che accade nella musica contemporanea ed elettronica. In rete questa situazione può aggravarsi per un eccesso di interattività.<br />
Si è calcolato che il massimo di ascolto di una trasmissione in diretta in rete è di 15 minuti, ed è presto per poter parlare di ascolti in rete non parcellizzati, nozionistici, mere curiosità</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Andrea Raos</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/12/11/il-terzo-stile-di-karlheinz-stockhausen/#comment-84162</link>
		<dc:creator>Andrea Raos</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Dec 2007 13:19:02 +0000</pubDate>
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		<description>Thalido, rileggendomi e rileggendoti mi accorgo in effetti di avere travisato il tuo accenno alla musica di consumo. Ti ringrazio di aver precisato.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Thalido, rileggendomi e rileggendoti mi accorgo in effetti di avere travisato il tuo accenno alla musica di consumo. Ti ringrazio di aver precisato.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Cristoforo Prodan</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/12/11/il-terzo-stile-di-karlheinz-stockhausen/#comment-84151</link>
		<dc:creator>Cristoforo Prodan</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Dec 2007 11:35:54 +0000</pubDate>
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		<description>@ thalido

Ovviamente i miei erano solo alcuni esempi, comunque interessanti, e altrettanto ovviamente non avevo alcuna pretesa di scrivere qui una storia della musica elettronica contemporanea. Anche perché non posseggo tutte le competenze necessarie in materia. Quindi accetto le tue critiche al mio eccesso di semplificazione.

Le mie osservazioni partivano dalla musica e allargavano il discorso a tutta la produzione creativa umana, e volevano solo sottolineare una personale sensazione di confusione che la contemporaneità mi induce. Tutto sembra intrecciato con tutto, e le certezze classificatorie attraverso le quali abbiamo studiato le forme artistiche del passato sono tutte saltate. Siamo ben oltre il post-moderno, ma non si capisce bene dove. Mi viene in mente - ma, veramente, è solo un flash - l'artista Mark Kostabi...

Di cosa parliamo dunque quando parliamo di letteratura/arte/musica oggi? Io ancora non riesco a dare una risposta precisa a queste domande. Da questa confusione nasce appunto la proposta: definire le forme operativamente, attraverso l'aggregazione di esempi reali: quel tale scrittore/artista/musicista vissuto in quel determinato contesto storico-sociale e le sue opere. In questo modo sarà possibile fare accostamenti e raggruppamenti anche nuovi e rivelatori di scuole, tendenze, eredità.

In ambito letterario per esempio Alfonso Berardinelli parla di "costellazioni" e dice: «[...] Una costellazione è solo una porzione di cielo, raggruppa autori e libri secondo speciali affinità e magnetismi che spetta al critico motivare, componendo una figura mitica in cui sembrano custoditi un carattere e un destino» ("Alla ricerca del canone italiano", 1995-2006, in "Casi critici / Dal postmoderno alla mutazione", Quodlibet, 2007). E, più o meno sulla stessa falsariga, lo scrittore Giovanni Mariotti dice: «[...] gli scrittori non sono eteronimi di chicchessia, ma esistono veramente, con i loro punti di vista e i loro problemi (che non hanno niente a che fare con quelli sia della Destra e della Sinistra, sia degli editori, dei media e dei critici), le loro particolarità irriducibili, le loro idiosincrasie» (“Corriere della Sera”, 20 febbraio 2005).

Penso che questo approccio sia possibile anche per la critica musicale, che già con Massimo Mila negli anni '50 del secolo scorso aveva iniziato un processo di storicizzazione che era in qualche modo una via di mezzo - o "terza via" - tra l'idealismo crociano e il nichilismo hanslickiano.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ thalido</p>
<p>Ovviamente i miei erano solo alcuni esempi, comunque interessanti, e altrettanto ovviamente non avevo alcuna pretesa di scrivere qui una storia della musica elettronica contemporanea. Anche perché non posseggo tutte le competenze necessarie in materia. Quindi accetto le tue critiche al mio eccesso di semplificazione.</p>
<p>Le mie osservazioni partivano dalla musica e allargavano il discorso a tutta la produzione creativa umana, e volevano solo sottolineare una personale sensazione di confusione che la contemporaneità mi induce. Tutto sembra intrecciato con tutto, e le certezze classificatorie attraverso le quali abbiamo studiato le forme artistiche del passato sono tutte saltate. Siamo ben oltre il post-moderno, ma non si capisce bene dove. Mi viene in mente - ma, veramente, è solo un flash - l&#8217;artista Mark Kostabi&#8230;</p>
<p>Di cosa parliamo dunque quando parliamo di letteratura/arte/musica oggi? Io ancora non riesco a dare una risposta precisa a queste domande. Da questa confusione nasce appunto la proposta: definire le forme operativamente, attraverso l&#8217;aggregazione di esempi reali: quel tale scrittore/artista/musicista vissuto in quel determinato contesto storico-sociale e le sue opere. In questo modo sarà possibile fare accostamenti e raggruppamenti anche nuovi e rivelatori di scuole, tendenze, eredità.</p>
<p>In ambito letterario per esempio Alfonso Berardinelli parla di &#8220;costellazioni&#8221; e dice: «[...] Una costellazione è solo una porzione di cielo, raggruppa autori e libri secondo speciali affinità e magnetismi che spetta al critico motivare, componendo una figura mitica in cui sembrano custoditi un carattere e un destino» (&#8221;Alla ricerca del canone italiano&#8221;, 1995-2006, in &#8220;Casi critici / Dal postmoderno alla mutazione&#8221;, Quodlibet, 2007). E, più o meno sulla stessa falsariga, lo scrittore Giovanni Mariotti dice: «[...] gli scrittori non sono eteronimi di chicchessia, ma esistono veramente, con i loro punti di vista e i loro problemi (che non hanno niente a che fare con quelli sia della Destra e della Sinistra, sia degli editori, dei media e dei critici), le loro particolarità irriducibili, le loro idiosincrasie» (“Corriere della Sera”, 20 febbraio 2005).</p>
<p>Penso che questo approccio sia possibile anche per la critica musicale, che già con Massimo Mila negli anni &#8216;50 del secolo scorso aveva iniziato un processo di storicizzazione che era in qualche modo una via di mezzo - o &#8220;terza via&#8221; - tra l&#8217;idealismo crociano e il nichilismo hanslickiano.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: thalido</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/12/11/il-terzo-stile-di-karlheinz-stockhausen/#comment-84147</link>
		<dc:creator>thalido</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Dec 2007 10:36:20 +0000</pubDate>
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		<description>Scusa Prodan, pur condividendo in parte il tuo ragionamento, mi chiedo: cosa ti porta a dire cose come "la tendenza è quella di decontestualizzare oggetti di modernariato elettronico e informatico, come le console dei videogiochi tipo Game Boy, per inserirli in un contesto diciamo così musicale"? Parli di un fenomeno (la cosiddetta micromusic) curioso, interessante e anche divertente, ma comunque del tutto marginale rispetto agli sviluppi generali del fenomeno (né è una tendenza di oggi, tra l'altro).

Idem per: "La sperimentazione elettroacustica o elettronica “incolta”, nata nelle “camerette di una generazione cresciuta a pane e computer e musicalmente onnivora”, è la diretta conseguenza della facile disponibilità di tecnologie, hardware e software, che consentono la produzione di suoni ed effetti sempre più sofisticati ma sempre più preconfezionati."

Se il presupposto è incontestabile (la disponibilità di tecnologie a basso costo - non solo in termini di software, ma anche semplicemente in termini di produzione del cd, per farla breve) le conclusioni mi paiono affrettate... una certa maniera è evidente rispetto al periodo d'oro di metà anni '90, ma è anche vero che ogni percorso fa storia a sé. 

Ho anche i miei dubbi sul "singolo vs i generi astratti", tanto più oggi, quando i diversi vocabolari musicali sono veramente qualcosa di collettivo in cui i singoli si perdono... ma questo è un altro discorso ancora.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Scusa Prodan, pur condividendo in parte il tuo ragionamento, mi chiedo: cosa ti porta a dire cose come &#8220;la tendenza è quella di decontestualizzare oggetti di modernariato elettronico e informatico, come le console dei videogiochi tipo Game Boy, per inserirli in un contesto diciamo così musicale&#8221;? Parli di un fenomeno (la cosiddetta micromusic) curioso, interessante e anche divertente, ma comunque del tutto marginale rispetto agli sviluppi generali del fenomeno (né è una tendenza di oggi, tra l&#8217;altro).</p>
<p>Idem per: &#8220;La sperimentazione elettroacustica o elettronica “incolta”, nata nelle “camerette di una generazione cresciuta a pane e computer e musicalmente onnivora”, è la diretta conseguenza della facile disponibilità di tecnologie, hardware e software, che consentono la produzione di suoni ed effetti sempre più sofisticati ma sempre più preconfezionati.&#8221;</p>
<p>Se il presupposto è incontestabile (la disponibilità di tecnologie a basso costo - non solo in termini di software, ma anche semplicemente in termini di produzione del cd, per farla breve) le conclusioni mi paiono affrettate&#8230; una certa maniera è evidente rispetto al periodo d&#8217;oro di metà anni &#8216;90, ma è anche vero che ogni percorso fa storia a sé. </p>
<p>Ho anche i miei dubbi sul &#8220;singolo vs i generi astratti&#8221;, tanto più oggi, quando i diversi vocabolari musicali sono veramente qualcosa di collettivo in cui i singoli si perdono&#8230; ma questo è un altro discorso ancora.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Cristoforo Prodan</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/12/11/il-terzo-stile-di-karlheinz-stockhausen/#comment-84136</link>
		<dc:creator>Cristoforo Prodan</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Dec 2007 01:12:46 +0000</pubDate>
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		<description>La sperimentazione elettroacustica o elettronica "incolta", nata nelle "camerette di una generazione cresciuta a pane e computer e musicalmente onnivora", è la diretta conseguenza della facile disponibilità di tecnologie, hardware e software, che consentono la produzione di suoni ed effetti sempre più sofisticati ma sempre più preconfezionati. La programmazione di un sintetizzatore virtuale attraverso il linguaggio cSound è ormai superata, e la tendenza è quella di decontestualizzare oggetti di modernariato elettronico e informatico, come le console dei videogiochi tipo Game Boy, per inserirli in un contesto diciamo così musicale.

Cosa sia la musica oggi è veramente difficile dirlo. C'è di tutto e di più. Dai neoromantici ai nerd informatici smanettoni, dalle varie declinazioni del "jazz" alle musiche da film, dalle diverse forme teatrali con musica alle installazioni artistiche audio-visuali.

Forse non esistono più canoni, e neanche più confini di genere, forse è gia stato detto tutto in passato e la musica - come la storia - è finita. La composizione musicale propriamente detta è ormai un'attività crepuscolare, una pratica ascetica o filologica.

Ma tutto ciò, questa crisi d'identità, attraversa tutti gli ambiti della cultura contemporanea (si pensi alla fine del romanzo). Nella musica questa crisi è solo più evidente perché, tra tutte, è l'attività umana più onnilaterale.

Penso che la via maestra per recuperare il bandolo della matassa di un senso sia quella di abbandonare l'idea classificatoria di generi astratti e di recuperare il senso della storia attraverso l'analisi delle opere dei signoli che si sono storicamente avvicendati.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>La sperimentazione elettroacustica o elettronica &#8220;incolta&#8221;, nata nelle &#8220;camerette di una generazione cresciuta a pane e computer e musicalmente onnivora&#8221;, è la diretta conseguenza della facile disponibilità di tecnologie, hardware e software, che consentono la produzione di suoni ed effetti sempre più sofisticati ma sempre più preconfezionati. La programmazione di un sintetizzatore virtuale attraverso il linguaggio cSound è ormai superata, e la tendenza è quella di decontestualizzare oggetti di modernariato elettronico e informatico, come le console dei videogiochi tipo Game Boy, per inserirli in un contesto diciamo così musicale.</p>
<p>Cosa sia la musica oggi è veramente difficile dirlo. C&#8217;è di tutto e di più. Dai neoromantici ai nerd informatici smanettoni, dalle varie declinazioni del &#8220;jazz&#8221; alle musiche da film, dalle diverse forme teatrali con musica alle installazioni artistiche audio-visuali.</p>
<p>Forse non esistono più canoni, e neanche più confini di genere, forse è gia stato detto tutto in passato e la musica - come la storia - è finita. La composizione musicale propriamente detta è ormai un&#8217;attività crepuscolare, una pratica ascetica o filologica.</p>
<p>Ma tutto ciò, questa crisi d&#8217;identità, attraversa tutti gli ambiti della cultura contemporanea (si pensi alla fine del romanzo). Nella musica questa crisi è solo più evidente perché, tra tutte, è l&#8217;attività umana più onnilaterale.</p>
<p>Penso che la via maestra per recuperare il bandolo della matassa di un senso sia quella di abbandonare l&#8217;idea classificatoria di generi astratti e di recuperare il senso della storia attraverso l&#8217;analisi delle opere dei signoli che si sono storicamente avvicendati.</p>
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	<item>
		<title>Di: thalido</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/12/11/il-terzo-stile-di-karlheinz-stockhausen/#comment-84127</link>
		<dc:creator>thalido</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Dec 2007 19:57:08 +0000</pubDate>
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		<description>una precisazione: non ho mai parlato di "riversamento unilaterale nella techno di istanze che sembrano morte ovunque altrove", anzi! Dicevo semmai il contrario. Ho fatto anche dei nomi - Gunter, Roden, Oval (pescati un po' a caso ma tanto per rendere l'idea) che di techno non hanno nulla.

Quando parlo di elettroacustica (e non solo) "incolta" parlo di quel tipo di sperimentazione elettronica accostabile per forme e linguaggio a certa avanguardia di volta in volta concreta, postseriale, minimale ecc, (a chi potrebbe obiettare con "Un guazzabuglio?", rispondo: certo che lo è, è questo il bello!), che però nasce non nelle accademie e non nei luoghi storicamente deputati ricerca colta, ma nelle camerette di una generazione cresciuta a pane e computer e musicalmente onnivora.

In questo senso mi pare che, anche in Italia, non ci sia tutta questa divaricazione di cui parlate. Anzi, l'Italia ha una bella scuola, solo che ovviamente non la trovate all'Auditorium Parco della Musica, ma magari nel clubbetto o nella galleria rimediata. Così come in fondo è sempre stato, per certi versi.

Forse ogni tanto bisognerebbe parlare anche di 'sta gente, oltre che di Bussotti &#38; co, no?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>una precisazione: non ho mai parlato di &#8220;riversamento unilaterale nella techno di istanze che sembrano morte ovunque altrove&#8221;, anzi! Dicevo semmai il contrario. Ho fatto anche dei nomi - Gunter, Roden, Oval (pescati un po&#8217; a caso ma tanto per rendere l&#8217;idea) che di techno non hanno nulla.</p>
<p>Quando parlo di elettroacustica (e non solo) &#8220;incolta&#8221; parlo di quel tipo di sperimentazione elettronica accostabile per forme e linguaggio a certa avanguardia di volta in volta concreta, postseriale, minimale ecc, (a chi potrebbe obiettare con &#8220;Un guazzabuglio?&#8221;, rispondo: certo che lo è, è questo il bello!), che però nasce non nelle accademie e non nei luoghi storicamente deputati ricerca colta, ma nelle camerette di una generazione cresciuta a pane e computer e musicalmente onnivora.</p>
<p>In questo senso mi pare che, anche in Italia, non ci sia tutta questa divaricazione di cui parlate. Anzi, l&#8217;Italia ha una bella scuola, solo che ovviamente non la trovate all&#8217;Auditorium Parco della Musica, ma magari nel clubbetto o nella galleria rimediata. Così come in fondo è sempre stato, per certi versi.</p>
<p>Forse ogni tanto bisognerebbe parlare anche di &#8217;sta gente, oltre che di Bussotti &amp; co, no?</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: luminamenti</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/12/11/il-terzo-stile-di-karlheinz-stockhausen/#comment-84126</link>
		<dc:creator>luminamenti</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Dec 2007 19:45:20 +0000</pubDate>
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		<description>Caro Andrea Raos il mondo della musica contemporanea, stanziamenti o meno è in tutta l'europa (con una situazione peggiore in Italia) di casta e di lobby. I musicisti che vi stanno all'interno lo sanno e se lo dicono (in privato).</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Andrea Raos il mondo della musica contemporanea, stanziamenti o meno è in tutta l&#8217;europa (con una situazione peggiore in Italia) di casta e di lobby. I musicisti che vi stanno all&#8217;interno lo sanno e se lo dicono (in privato).</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Andrea Raos</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/12/11/il-terzo-stile-di-karlheinz-stockhausen/#comment-84122</link>
		<dc:creator>Andrea Raos</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Dec 2007 18:14:31 +0000</pubDate>
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		<description>Un'altra cosa che volevo dire.

L'opposizione fra una musica colta ostica e inascoltabile contro tutto il resto è vecchia di cinquant'anni come minimo e risale tuttora al trauma del serialismo integrale, che fu un'esperienza certo ri-fondante - e capace malgrado tutto di esiti esteticamente splendidi a mio giudizio - ma breve, presto superata, in direzioni diverse, da &lt;em&gt;tutti&lt;/em&gt; i suoi artefici. E della quale va comunque almeno detto che non fu il delirio di quattro accademici pazzi e snob, ma trauma pienamente e consapevolmente &lt;em&gt;storico&lt;/em&gt;. 

E comunque il mondo non si è fermato lì, nelle generazioni più giovani il rapporto con la "melodia" e l'armonia tradizionali è - e da un bel po', ripeto - molto più libero (sarebbe bello e proficuo fare un parallelo con la letteratura): cito a caso i primi che mi vengono in mente, gente come Kajia Saariaho (o come diavolo si scrive) o Philippe Manoury. Ossia compositori che non si oppongono esplicitamente a quanto fatto prima (alla Steve Reich) ma fondono, uniscono, dissolvono (con risultati poi da giudicare caso per caso, come sempre e come per tutti).

Riprendendo poi le giuste osservazioni di Thalido (che sono contento citi sperimentatori interessanti dell'"altra sponda" come Carl Craig), io ho l'impressione che la forbice sia particolarmente divaricata in Italia (da cui forse la sua impressione di riversamento unilaterale nella techno di istanze che sembrano morte ovunque altrove); ma (si torna sempre al solito punto) chi in Italia investe denaro nella ricerca sulla musica elettronica? Il lavoro di Manoury, la sua sperimentazione fra voce e computer in tempo reale ("En écho"), che brucia alla partenza tanta ma tanta sperimentazione "bassa" (la techno) richiede tempo e denaro impensabili nell'Italia di oggi. Mentre in altri paesi - parlo per esperienza diretta - stanziamenti (e quindi, con un minimo di accorta gestione, pubblico) ne ha eccome. E molti snobismi, dall'alto o dal basso che provengano, perdono senso, svaniscono.

*

Non so perché, ma per puro moto emotivo ho voglia di chiudere questo commenti rcordando il grande dimenticato Armando Gentilucci, vera vittima della Storia, tanto più grande per questo. Mi consola sapere che nell'infinito Karlheinz troverà anche lui.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Un&#8217;altra cosa che volevo dire.</p>
<p>L&#8217;opposizione fra una musica colta ostica e inascoltabile contro tutto il resto è vecchia di cinquant&#8217;anni come minimo e risale tuttora al trauma del serialismo integrale, che fu un&#8217;esperienza certo ri-fondante - e capace malgrado tutto di esiti esteticamente splendidi a mio giudizio - ma breve, presto superata, in direzioni diverse, da <em>tutti</em> i suoi artefici. E della quale va comunque almeno detto che non fu il delirio di quattro accademici pazzi e snob, ma trauma pienamente e consapevolmente <em>storico</em>. </p>
<p>E comunque il mondo non si è fermato lì, nelle generazioni più giovani il rapporto con la &#8220;melodia&#8221; e l&#8217;armonia tradizionali è - e da un bel po&#8217;, ripeto - molto più libero (sarebbe bello e proficuo fare un parallelo con la letteratura): cito a caso i primi che mi vengono in mente, gente come Kajia Saariaho (o come diavolo si scrive) o Philippe Manoury. Ossia compositori che non si oppongono esplicitamente a quanto fatto prima (alla Steve Reich) ma fondono, uniscono, dissolvono (con risultati poi da giudicare caso per caso, come sempre e come per tutti).</p>
<p>Riprendendo poi le giuste osservazioni di Thalido (che sono contento citi sperimentatori interessanti dell&#8217;&#8221;altra sponda&#8221; come Carl Craig), io ho l&#8217;impressione che la forbice sia particolarmente divaricata in Italia (da cui forse la sua impressione di riversamento unilaterale nella techno di istanze che sembrano morte ovunque altrove); ma (si torna sempre al solito punto) chi in Italia investe denaro nella ricerca sulla musica elettronica? Il lavoro di Manoury, la sua sperimentazione fra voce e computer in tempo reale (&#8221;En écho&#8221;), che brucia alla partenza tanta ma tanta sperimentazione &#8220;bassa&#8221; (la techno) richiede tempo e denaro impensabili nell&#8217;Italia di oggi. Mentre in altri paesi - parlo per esperienza diretta - stanziamenti (e quindi, con un minimo di accorta gestione, pubblico) ne ha eccome. E molti snobismi, dall&#8217;alto o dal basso che provengano, perdono senso, svaniscono.</p>
<p>*</p>
<p>Non so perché, ma per puro moto emotivo ho voglia di chiudere questo commenti rcordando il grande dimenticato Armando Gentilucci, vera vittima della Storia, tanto più grande per questo. Mi consola sapere che nell&#8217;infinito Karlheinz troverà anche lui.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Orsola Puecher</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/12/11/il-terzo-stile-di-karlheinz-stockhausen/#comment-84111</link>
		<dc:creator>Orsola Puecher</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Dec 2007 12:04:22 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2007/12/11/il-terzo-stile-di-karlheinz-stockhausen/#comment-84111</guid>
		<description>Ho postato in sbaglio sui Beatles anche qui che considero cmq un link fratello...
:-)

il link di Hymnem non funzionava inoltre

Hymnem:

http://www.stockhausen.org/hymnen_reg4_43.mp3

ad Egke rispondo sì e volentierissimo.
mi è capitato di sentire la musica di cui parla in un video di giocolieri finlandesi e l'ho trovata molto interessante
Ciao!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ho postato in sbaglio sui Beatles anche qui che considero cmq un link fratello&#8230;<br />
:-)</p>
<p>il link di Hymnem non funzionava inoltre</p>
<p>Hymnem:</p>
<p><a href="http://www.stockhausen.org/hymnen_reg4_43.mp3" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('outclick-comm/www.stockhausen.org');" rel="nofollow">http://www.stockhausen.org/hymnen_reg4_43.mp3</a></p>
<p>ad Egke rispondo sì e volentierissimo.<br />
mi è capitato di sentire la musica di cui parla in un video di giocolieri finlandesi e l&#8217;ho trovata molto interessante<br />
Ciao!</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: egke</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/12/11/il-terzo-stile-di-karlheinz-stockhausen/#comment-84107</link>
		<dc:creator>egke</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Dec 2007 11:14:50 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2007/12/11/il-terzo-stile-di-karlheinz-stockhausen/#comment-84107</guid>
		<description>@ Prodan
@ Andea Raos
@ Luminamenti
@ Thalido
@ Cristoforo Prodan
@ Orsola Puecher

grazie, mi avete, ciascuno per un verso, illuminata.
Sto completando un documentario su alcuni fenomeni ibridi di musica e arte sonoro nel momento attuale, in Scandinavia, Finlandia, Germania e San Pietroburgo. Sarà probabilmente pronto alla fine del 2008. Se non vi molesta, mi piacerebbe inviarvene una copia e avere una vostra sincera e informata opinione. Ripeto, se non è troppo chiedere.
(scusate se il mio italiano ogni tanto scricchiola, non sono più abituata...)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ Prodan<br />
@ Andea Raos<br />
@ Luminamenti<br />
@ Thalido<br />
@ Cristoforo Prodan<br />
@ Orsola Puecher</p>
<p>grazie, mi avete, ciascuno per un verso, illuminata.<br />
Sto completando un documentario su alcuni fenomeni ibridi di musica e arte sonoro nel momento attuale, in Scandinavia, Finlandia, Germania e San Pietroburgo. Sarà probabilmente pronto alla fine del 2008. Se non vi molesta, mi piacerebbe inviarvene una copia e avere una vostra sincera e informata opinione. Ripeto, se non è troppo chiedere.<br />
(scusate se il mio italiano ogni tanto scricchiola, non sono più abituata&#8230;)</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Orsola Puecher</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/12/11/il-terzo-stile-di-karlheinz-stockhausen/#comment-84105</link>
		<dc:creator>Orsola Puecher</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Dec 2007 11:12:23 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2007/12/11/il-terzo-stile-di-karlheinz-stockhausen/#comment-84105</guid>
		<description>Giusto... tornando a &lt;a href="http://www.stockhausen.org/beatles_khs.html" rel="nofollow"&gt;Stockhausen ed i Beatles&lt;/a&gt; ecco lettera e telegramma con cui chiesero il permesso di mettere la sua foto sulla copertina di Sgt. Peppers:

&lt;a href="http://www.stockhausen.org/nems.html" rel="nofollow"&gt;lettera&lt;/a&gt;

&lt;a href="http://www.stockhausen.org/epstein.html" rel="nofollow"&gt;telegramma&lt;/a&gt;

Nella pagina linkata si parla dell'ammirazione per KHS di Paul Mac Cartney, che lo fece poi conoscere a Lennon, che fu fortemente ispirato dal pezzo del 1966 &lt;a&gt;"Hymen&lt;/a&gt; nella composizione di  &lt;a href="http://kingtet.com/number9/number9.mp3" rel="nofollow"&gt;Revolution #9&lt;/a&gt; del White Album.

Invito all'ascolto. 

Discorsi teorici ed astratti sulla musica son come ricette di ravioli su libri di cucina.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Giusto&#8230; tornando a <a href="http://www.stockhausen.org/beatles_khs.html" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('outclick-comm/www.stockhausen.org');" rel="nofollow">Stockhausen ed i Beatles</a> ecco lettera e telegramma con cui chiesero il permesso di mettere la sua foto sulla copertina di Sgt. Peppers:</p>
<p><a href="http://www.stockhausen.org/nems.html" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('outclick-comm/www.stockhausen.org');" rel="nofollow">lettera</a></p>
<p><a href="http://www.stockhausen.org/epstein.html" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('outclick-comm/www.stockhausen.org');" rel="nofollow">telegramma</a></p>
<p>Nella pagina linkata si parla dell&#8217;ammirazione per KHS di Paul Mac Cartney, che lo fece poi conoscere a Lennon, che fu fortemente ispirato dal pezzo del 1966 <a>&#8220;Hymen</a> nella composizione di  <a href="http://kingtet.com/number9/number9.mp3" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('outclick-comm/kingtet.com');" rel="nofollow">Revolution #9</a> del White Album.</p>
<p>Invito all&#8217;ascolto. </p>
<p>Discorsi teorici ed astratti sulla musica son come ricette di ravioli su libri di cucina.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: luminamenti</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/12/11/il-terzo-stile-di-karlheinz-stockhausen/#comment-84100</link>
		<dc:creator>luminamenti</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Dec 2007 10:02:27 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2007/12/11/il-terzo-stile-di-karlheinz-stockhausen/#comment-84100</guid>
		<description>Pensavo li conoscessi. Volevo un opinione su alcuni autori considerati promettenti nel panorama della musica contemporanea</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Pensavo li conoscessi. Volevo un opinione su alcuni autori considerati promettenti nel panorama della musica contemporanea</p>
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		<title>Di: Andrea Raos</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/12/11/il-terzo-stile-di-karlheinz-stockhausen/#comment-84099</link>
		<dc:creator>Andrea Raos</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Dec 2007 09:39:49 +0000</pubDate>
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		<description>Prodan: "Sulle molte direzioni che ha preso la musica contemporanea, e in particolare quella elettroacustica, il discorso sarebbe veramente lungo da fare. Magari si potrebbe pensare di dedicare una serie di articoli su NI all’argomento."

Perfetto. Quando vuoi.

Ciao

Andr.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Prodan: &#8220;Sulle molte direzioni che ha preso la musica contemporanea, e in particolare quella elettroacustica, il discorso sarebbe veramente lungo da fare. Magari si potrebbe pensare di dedicare una serie di articoli su NI all’argomento.&#8221;</p>
<p>Perfetto. Quando vuoi.</p>
<p>Ciao</p>
<p>Andr.</p>
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		<title>Di: Cristoforo Prodan</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/12/11/il-terzo-stile-di-karlheinz-stockhausen/#comment-84088</link>
		<dc:creator>Cristoforo Prodan</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Dec 2007 23:19:57 +0000</pubDate>
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		<description>Diversi mesi fa Maurizio Pollini ha tenuto un memorabile concerto all'Auditorium Parco della Musica di Roma, al quale ha assistito anche il presidente della repubblica in forma privata. Era stato annunciato che dopo il concerto il maestro avrebbe ritirato il disco d'oro per le vendite del suo doppio CD dei Notturni di Chopin (che dunque avevano venduto oltre 40.000 copie) nella libreria dell'Auditorium, e lì avrebbe anche firmato le copie per il pubblico che avesse voluto un autografo. Ricordo come fosse oggi, l'atmosfera nella libreria: c'erano oltre 100 persone in attesa della firma, ed era mezzanotte e Pollini ancora non si vedeva. Aveva fatto due ore di concerto e poi sicuramente si sarà sorbito tutti i convenevoli delle autorità in camerino. Quando arriva, a mezzanotte e mezza circa, è visibilmente stanco, ma si siede e comincia a ricevere una per una le persone in attesa. Una parola buona per tutti, una stretta di mano, un sorriso, la firma. Si arriva così, all'una e mezza di notte passata, alla fine della fila. L'ultimo è un giovane. Pollini quasi non si accorge di lui e si sta per alzare. Il giovane si fa avanti, se non ricordo male con uno spartito dei Notturni da farsi firmare e il CD. Pollini si risiede lo firma e si rialza per andarsene. Ma il giovane, presumibilmente studente, gli chiede all'improvviso: «Maestro, posso farle una domanda»? Lui - stanchissimo: «Mi dica». E il giovane: «Ma la musica è più forma o più sostanza»? Pollini si irrigidisce per un attimo, alza gli occhi in alto - trascorrono dei secondi di silenzio, teso - e poi dice con grande umiltà al giovane: «Guardi... non so che dirle»! Poi subito dopo, forse avendo capito che quel giovane era uno studente di pianoforte che in quel momento stava facendo la domanda della sua vita, la cui risposta avrebbe in qualche maniera condizionato il prosieguo dei suoi studi, aggiunge: «Diciamo che è forma e sostanza nella stesso tempo».

Ora - luminamenti - tu mi chiedi cosa ne penso di artisti come Tizio, Caio, Sempronio, Mevio, Filano e Calpurnio. E poi mi dici che hai letto le "Api panacridi in Alvisopoli" o giù di lì... E allora mi riviene in mente la risposta - intelligente - di Pollini, e rispondo: «Non so che dirti».

Cavolo!, è passata la mezzanotte e siamo già a giovedì. Ma io volevo, per l'ultima volta, dare il mio personale "Mittwochs-Gruss", il "Saluto del Mercoledì", a Karlheinz Stockhausen. Con le sue ultime parole da me udite: «Buon viaggio nello spazio infinito». Buon viaggio nello spazio infinito, Karlheinz! E non è neanche un endecasillabo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Diversi mesi fa Maurizio Pollini ha tenuto un memorabile concerto all&#8217;Auditorium Parco della Musica di Roma, al quale ha assistito anche il presidente della repubblica in forma privata. Era stato annunciato che dopo il concerto il maestro avrebbe ritirato il disco d&#8217;oro per le vendite del suo doppio CD dei Notturni di Chopin (che dunque avevano venduto oltre 40.000 copie) nella libreria dell&#8217;Auditorium, e lì avrebbe anche firmato le copie per il pubblico che avesse voluto un autografo. Ricordo come fosse oggi, l&#8217;atmosfera nella libreria: c&#8217;erano oltre 100 persone in attesa della firma, ed era mezzanotte e Pollini ancora non si vedeva. Aveva fatto due ore di concerto e poi sicuramente si sarà sorbito tutti i convenevoli delle autorità in camerino. Quando arriva, a mezzanotte e mezza circa, è visibilmente stanco, ma si siede e comincia a ricevere una per una le persone in attesa. Una parola buona per tutti, una stretta di mano, un sorriso, la firma. Si arriva così, all&#8217;una e mezza di notte passata, alla fine della fila. L&#8217;ultimo è un giovane. Pollini quasi non si accorge di lui e si sta per alzare. Il giovane si fa avanti, se non ricordo male con uno spartito dei Notturni da farsi firmare e il CD. Pollini si risiede lo firma e si rialza per andarsene. Ma il giovane, presumibilmente studente, gli chiede all&#8217;improvviso: «Maestro, posso farle una domanda»? Lui - stanchissimo: «Mi dica». E il giovane: «Ma la musica è più forma o più sostanza»? Pollini si irrigidisce per un attimo, alza gli occhi in alto - trascorrono dei secondi di silenzio, teso - e poi dice con grande umiltà al giovane: «Guardi&#8230; non so che dirle»! Poi subito dopo, forse avendo capito che quel giovane era uno studente di pianoforte che in quel momento stava facendo la domanda della sua vita, la cui risposta avrebbe in qualche maniera condizionato il prosieguo dei suoi studi, aggiunge: «Diciamo che è forma e sostanza nella stesso tempo».</p>
<p>Ora - luminamenti - tu mi chiedi cosa ne penso di artisti come Tizio, Caio, Sempronio, Mevio, Filano e Calpurnio. E poi mi dici che hai letto le &#8220;Api panacridi in Alvisopoli&#8221; o giù di lì&#8230; E allora mi riviene in mente la risposta - intelligente - di Pollini, e rispondo: «Non so che dirti».</p>
<p>Cavolo!, è passata la mezzanotte e siamo già a giovedì. Ma io volevo, per l&#8217;ultima volta, dare il mio personale &#8220;Mittwochs-Gruss&#8221;, il &#8220;Saluto del Mercoledì&#8221;, a Karlheinz Stockhausen. Con le sue ultime parole da me udite: «Buon viaggio nello spazio infinito». Buon viaggio nello spazio infinito, Karlheinz! E non è neanche un endecasillabo.</p>
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	<item>
		<title>Di: thalido</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/12/11/il-terzo-stile-di-karlheinz-stockhausen/#comment-84087</link>
		<dc:creator>thalido</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Dec 2007 22:46:09 +0000</pubDate>
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		<description>@ cristoforo: ma guarda che i nuovi "electronici" sono anni che rendono omaggio dichiarato a Stockhausen, a Berio, a Maderna, fino ad arrivare a Schaeffer, a Xenakis e a chi altro vuoi tu. A dirla tutta è perlomeno dai '70 che una fetta non trascurabile delle musiche popular ha preso a piene mani dalla tradizione colta. Ma è chiaro che solo negli ultimi quindici anni gli equilibri sono stati definitivamente alterati, e io oggi non saprei proprio dire "chi è avanti a chi".

In questo senso la presenza di K.S. all'interno di Dissonanze l'ho vista come del tutto naturale. Semmai è stato lui, il vecchio Karlheinz, a rifiutare questa sua paternità in un celebre articolo per The Wire.

Io sono fermamente convinto che il meglio della sperimentazione elettroacustica (e non) attuale vada ricercato al di fuori dei consueti circuiti accademico/avanguardisti, e si trovi semmai in quella galassia - dicevo sopra - "di consumo" che di fatto è parte integrante dell'universo pop, sia in termini di strutture produttive che di approccio "incolto" alla materia-suono. La stessa Accademia lo riconosce, quando arriva - tardamente e spesso in maniera maldestra - ad accettare questi eretici e/o figli bastardi all'interno delle proprie manifestazioni, dei propri festival, dei propri spazi.

In questo senso Cosmic Pulses mi è sembrato, come dici tu, un tentativo un po' goffo (questo lo dico io, d'accordo) di appropriarsi di una lingua che l'aveva scavalcato a sinistra. E non è certo questione di "ritmi batteristici", suvvia, quelli non li trovi nemmeno in Oval, Bernhard Gunter o Steve Roden (giusto per citare un po' di nomi a casaccio).</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ cristoforo: ma guarda che i nuovi &#8220;electronici&#8221; sono anni che rendono omaggio dichiarato a Stockhausen, a Berio, a Maderna, fino ad arrivare a Schaeffer, a Xenakis e a chi altro vuoi tu. A dirla tutta è perlomeno dai &#8216;70 che una fetta non trascurabile delle musiche popular ha preso a piene mani dalla tradizione colta. Ma è chiaro che solo negli ultimi quindici anni gli equilibri sono stati definitivamente alterati, e io oggi non saprei proprio dire &#8220;chi è avanti a chi&#8221;.</p>
<p>In questo senso la presenza di K.S. all&#8217;interno di Dissonanze l&#8217;ho vista come del tutto naturale. Semmai è stato lui, il vecchio Karlheinz, a rifiutare questa sua paternità in un celebre articolo per The Wire.</p>
<p>Io sono fermamente convinto che il meglio della sperimentazione elettroacustica (e non) attuale vada ricercato al di fuori dei consueti circuiti accademico/avanguardisti, e si trovi semmai in quella galassia - dicevo sopra - &#8220;di consumo&#8221; che di fatto è parte integrante dell&#8217;universo pop, sia in termini di strutture produttive che di approccio &#8220;incolto&#8221; alla materia-suono. La stessa Accademia lo riconosce, quando arriva - tardamente e spesso in maniera maldestra - ad accettare questi eretici e/o figli bastardi all&#8217;interno delle proprie manifestazioni, dei propri festival, dei propri spazi.</p>
<p>In questo senso Cosmic Pulses mi è sembrato, come dici tu, un tentativo un po&#8217; goffo (questo lo dico io, d&#8217;accordo) di appropriarsi di una lingua che l&#8217;aveva scavalcato a sinistra. E non è certo questione di &#8220;ritmi batteristici&#8221;, suvvia, quelli non li trovi nemmeno in Oval, Bernhard Gunter o Steve Roden (giusto per citare un po&#8217; di nomi a casaccio).</p>
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	<item>
		<title>Di: massey</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/12/11/il-terzo-stile-di-karlheinz-stockhausen/#comment-84083</link>
		<dc:creator>massey</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Dec 2007 21:07:28 +0000</pubDate>
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		<description>luminaments, hai tutte le manifestazioni tipiche del primo della classe, però non sei un bastardo, lasci copiare. Un besito en la cabeza</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>luminaments, hai tutte le manifestazioni tipiche del primo della classe, però non sei un bastardo, lasci copiare. Un besito en la cabeza</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: luminamenti</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/12/11/il-terzo-stile-di-karlheinz-stockhausen/#comment-84079</link>
		<dc:creator>luminamenti</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Dec 2007 19:27:12 +0000</pubDate>
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		<description>Dimmi Cristoforo, che ne pensi di artisti come Cesa, Cisternino, Cresta, Mencherini, Pernaiachi, Putignano? Ho letto alcuni anni il volume Percorsi apofatici di assenzialismo in musica e ho ascoltato il cd.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Dimmi Cristoforo, che ne pensi di artisti come Cesa, Cisternino, Cresta, Mencherini, Pernaiachi, Putignano? Ho letto alcuni anni il volume Percorsi apofatici di assenzialismo in musica e ho ascoltato il cd.</p>
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