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	<title>Commenti a: L’Italia dei cittadini e l’Italia degli immigrati. Alcune considerazioni sul razzismo.</title>
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	<description>versione 2.0</description>
	<pubDate>Fri, 10 Oct 2008 22:18:58 +0000</pubDate>
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		<title>Di: loni</title>
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		<dc:creator>loni</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 13 Jan 2008 13:24:23 +0000</pubDate>
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		<description>cerca</description>
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		<title>Di: malatesta</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/12/14/l%e2%80%99italia-dei-cittadini-e-l%e2%80%99italia-degli-immigrati-alcune-considerazioni-sul-razzismo/#comment-84242</link>
		<dc:creator>malatesta</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Dec 2007 11:57:02 +0000</pubDate>
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		<description>il "razzismo" ha sede nel pregiudizio. e il pregiudizio è umano. direi quasi "naturale" (non in senso "biologico"). i muri sono la testimonianza più naturale del fare dell'uomo. la sua architettura nasce nella terra. nella saldatura alla terra. dove terra è anche potere. il principio d'individuazione è simbolicamente l'unione di terra-muro-pregiudizio. questi tre in uno sono fondamento al "razzismo". 
il consorzio umano nasce per tutela di sé, per timore. il timore è origine e meta di fedeltà al potere. 
quando tra potere e popolo nasce collusione, il "razzismo" è la via immediata e facile all'identità-minacciata e quindi armata. lo straniero ne è elemento di crisi. 
se l'identità non si mette in crisi, non c'è via per contrastare il "razzismo".  
ma la crisi necessita scavo e può apparire come debolezza. e questo il potere - e il popolo colluso ad esso - non lo accetta.
diciamo per darci agio che siamo in democrazia mentre i nodi - come questi che sono stati presentati bene in questo scritto politico (nel senso più nobile) dalla de Novellis - restano sempre rappresi al pettine della barbarie contemporanea.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>il &#8220;razzismo&#8221; ha sede nel pregiudizio. e il pregiudizio è umano. direi quasi &#8220;naturale&#8221; (non in senso &#8220;biologico&#8221;). i muri sono la testimonianza più naturale del fare dell&#8217;uomo. la sua architettura nasce nella terra. nella saldatura alla terra. dove terra è anche potere. il principio d&#8217;individuazione è simbolicamente l&#8217;unione di terra-muro-pregiudizio. questi tre in uno sono fondamento al &#8220;razzismo&#8221;.<br />
il consorzio umano nasce per tutela di sé, per timore. il timore è origine e meta di fedeltà al potere.<br />
quando tra potere e popolo nasce collusione, il &#8220;razzismo&#8221; è la via immediata e facile all&#8217;identità-minacciata e quindi armata. lo straniero ne è elemento di crisi.<br />
se l&#8217;identità non si mette in crisi, non c&#8217;è via per contrastare il &#8220;razzismo&#8221;.<br />
ma la crisi necessita scavo e può apparire come debolezza. e questo il potere - e il popolo colluso ad esso - non lo accetta.<br />
diciamo per darci agio che siamo in democrazia mentre i nodi - come questi che sono stati presentati bene in questo scritto politico (nel senso più nobile) dalla de Novellis - restano sempre rappresi al pettine della barbarie contemporanea.</p>
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	<item>
		<title>Di: Tiziana de Novellis</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/12/14/l%e2%80%99italia-dei-cittadini-e-l%e2%80%99italia-degli-immigrati-alcune-considerazioni-sul-razzismo/#comment-84226</link>
		<dc:creator>Tiziana de Novellis</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Dec 2007 20:21:55 +0000</pubDate>
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		<description>Con diversi gradi di intensità, tutte le società occidentali affrontano gli stessi problemi: 
1) multetnicità e integrazione; 
2) difficoltà nel garantire sicurezza; 
3) reazioni xenofobe (non necessariamente violente).
Compito della politica non è quello di cercare facili “consensi” facendo leva sulle “paure” della gente che distruggono qualunque forma di residua solidarietà, ma di rendere riconoscibile alla società la complessità del problema.
Fuori da questa prospettiva non resta che la demagogia, il populismo dei dibattiti "politici" televisivi, il degrado delle baraccopoli delle periferie urbane, la politica delle ruspe e i decreti di emergenza.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Con diversi gradi di intensità, tutte le società occidentali affrontano gli stessi problemi:<br />
1) multetnicità e integrazione;<br />
2) difficoltà nel garantire sicurezza;<br />
3) reazioni xenofobe (non necessariamente violente).<br />
Compito della politica non è quello di cercare facili “consensi” facendo leva sulle “paure” della gente che distruggono qualunque forma di residua solidarietà, ma di rendere riconoscibile alla società la complessità del problema.<br />
Fuori da questa prospettiva non resta che la demagogia, il populismo dei dibattiti &#8220;politici&#8221; televisivi, il degrado delle baraccopoli delle periferie urbane, la politica delle ruspe e i decreti di emergenza.</p>
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		<title>Di: andrea inglese</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/12/14/l%e2%80%99italia-dei-cittadini-e-l%e2%80%99italia-degli-immigrati-alcune-considerazioni-sul-razzismo/#comment-84224</link>
		<dc:creator>andrea inglese</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Dec 2007 19:14:24 +0000</pubDate>
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		<description>oggi una parte di italiani tiene o giustifica discorsi razzisti; e un'ampia fetta della stampa fa lo stesso; e alcuni che non tengono questi discorsi, si affrettano pero' a rassicurare tutti che gli italiani non sono razzisti. Purtroppo basta camminare per strada, entrare in posta, salire su un autobus, aspettare alla stazione per sentire certe solfe. Ma il mito degli italiani "brava gente" è inossidabile.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>oggi una parte di italiani tiene o giustifica discorsi razzisti; e un&#8217;ampia fetta della stampa fa lo stesso; e alcuni che non tengono questi discorsi, si affrettano pero&#8217; a rassicurare tutti che gli italiani non sono razzisti. Purtroppo basta camminare per strada, entrare in posta, salire su un autobus, aspettare alla stazione per sentire certe solfe. Ma il mito degli italiani &#8220;brava gente&#8221; è inossidabile.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: antuàn</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/12/14/l%e2%80%99italia-dei-cittadini-e-l%e2%80%99italia-degli-immigrati-alcune-considerazioni-sul-razzismo/#comment-84217</link>
		<dc:creator>antuàn</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Dec 2007 16:20:20 +0000</pubDate>
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		<description>concordo con la nostra Tiziana quando dice che il razzismo è un fatto culturale e proprio per questo si può sostenere che il popolo italiano culturalmente ne sia immune. certo, i decreti sulla sicurezza sono intervenuti in maniera eccessiva, ma questo non significa che non sia necessario procedere verso la regolarizzazione di determinate situazioni. abbiamo assistito a tentativi di mettere mano a determinate questioni, per il momento utilizzando strumenti inadeguati, ed ora si tratta di correggere il tiro. ma quando in Italia si cerca di fare qualcosa c'è sempre il rischio, purtroppo, di sentirsi dire che lo si è fatto per ragioni elettorali oppure che lo si è fatto per distogliere l'attenzione da qualcosa di ben più tremendo...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>concordo con la nostra Tiziana quando dice che il razzismo è un fatto culturale e proprio per questo si può sostenere che il popolo italiano culturalmente ne sia immune. certo, i decreti sulla sicurezza sono intervenuti in maniera eccessiva, ma questo non significa che non sia necessario procedere verso la regolarizzazione di determinate situazioni. abbiamo assistito a tentativi di mettere mano a determinate questioni, per il momento utilizzando strumenti inadeguati, ed ora si tratta di correggere il tiro. ma quando in Italia si cerca di fare qualcosa c&#8217;è sempre il rischio, purtroppo, di sentirsi dire che lo si è fatto per ragioni elettorali oppure che lo si è fatto per distogliere l&#8217;attenzione da qualcosa di ben più tremendo&#8230;</p>
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	<item>
		<title>Di: Tiziana de Novellis</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/12/14/l%e2%80%99italia-dei-cittadini-e-l%e2%80%99italia-degli-immigrati-alcune-considerazioni-sul-razzismo/#comment-84208</link>
		<dc:creator>Tiziana de Novellis</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Dec 2007 14:34:12 +0000</pubDate>
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		<description>Ringrazio “lunkhead” per la chiarezza del suo commento. In effetti, ed è evidente per  chiunque voglia guardare a ciò che sta accadendo senza “pregiudizio intellettuale”, i decreti sulla cosiddetta “sicurezza” servono a placare gli animi del “popolo non razzista” usando gli immigrati come “capro espiatorio”. 
Ad “antuàn” vorrei precisare che il razzismo non è questione di “popoli”. Non esistono “popoli razzisti” e “popoli non razzisti”. Se esistessero, dovremmo pensare che il razzismo sia un problema genetico, una malattia che affligge alcune “razze” anziché altre (e proprio la genetica ha dimostrato l’infondatezza di ogni “suddivisione dell’umanità in razze”, come ha ribadito di recente Luigi Cavalli-Sforza di fronte a certe dichiarazioni di Jim Watson). Il razzismo è una “malattia sociale”  - culturale, politica - dalla quale il “popolo italiano” non è certo immune, e basterebbe ricordare un poco di storia del secolo appena trascorso per convincersene. Ma il punto principale mi sembra un altro. “antuàn” ripete con precisione i “sillogismi” politicanti, che si possono riassumere così: poiché “dal basso” c’è una domanda di sicurezza che deriva dall’identificare con gli immigrati il pericolo maggiore, a questa domanda bisogna rispondere con decreti e interventi che, senza “scadere” nel razzismo, rispondano a questa domanda. Che l’obiettivo di tali “sillogismi” sia il consenso (elettorale) è ovvio. Che nel “lungo cammino di grande buona volontà” le conseguenze ricadano tutte sulle “vittime sacrificali” lo è altrettanto. Ma questo che cosa importa? Mica sono italiani! E con questa mistificazione si alimenta la cultura del “capro espiatorio” per nascondere la vere cause della crisi economica e politica in cui versa il paese. (Salvo poi “girare la frittata” e dire, come antuàn, che le “domande del popolo” sono “sacrosante”, perché “vengono dal basso”. E se “dal basso” venisse la domanda di ripristinare la pena di morte? o di affondare tutti i “barconi” di immigrati che si avvicinano alle nostre coste? o di muovere guerra alle nazioni “islamiche” e magari anche alla Cina?)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ringrazio “lunkhead” per la chiarezza del suo commento. In effetti, ed è evidente per  chiunque voglia guardare a ciò che sta accadendo senza “pregiudizio intellettuale”, i decreti sulla cosiddetta “sicurezza” servono a placare gli animi del “popolo non razzista” usando gli immigrati come “capro espiatorio”.<br />
Ad “antuàn” vorrei precisare che il razzismo non è questione di “popoli”. Non esistono “popoli razzisti” e “popoli non razzisti”. Se esistessero, dovremmo pensare che il razzismo sia un problema genetico, una malattia che affligge alcune “razze” anziché altre (e proprio la genetica ha dimostrato l’infondatezza di ogni “suddivisione dell’umanità in razze”, come ha ribadito di recente Luigi Cavalli-Sforza di fronte a certe dichiarazioni di Jim Watson). Il razzismo è una “malattia sociale”  - culturale, politica - dalla quale il “popolo italiano” non è certo immune, e basterebbe ricordare un poco di storia del secolo appena trascorso per convincersene. Ma il punto principale mi sembra un altro. “antuàn” ripete con precisione i “sillogismi” politicanti, che si possono riassumere così: poiché “dal basso” c’è una domanda di sicurezza che deriva dall’identificare con gli immigrati il pericolo maggiore, a questa domanda bisogna rispondere con decreti e interventi che, senza “scadere” nel razzismo, rispondano a questa domanda. Che l’obiettivo di tali “sillogismi” sia il consenso (elettorale) è ovvio. Che nel “lungo cammino di grande buona volontà” le conseguenze ricadano tutte sulle “vittime sacrificali” lo è altrettanto. Ma questo che cosa importa? Mica sono italiani! E con questa mistificazione si alimenta la cultura del “capro espiatorio” per nascondere la vere cause della crisi economica e politica in cui versa il paese. (Salvo poi “girare la frittata” e dire, come antuàn, che le “domande del popolo” sono “sacrosante”, perché “vengono dal basso”. E se “dal basso” venisse la domanda di ripristinare la pena di morte? o di affondare tutti i “barconi” di immigrati che si avvicinano alle nostre coste? o di muovere guerra alle nazioni “islamiche” e magari anche alla Cina?)</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: lunkhead</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/12/14/l%e2%80%99italia-dei-cittadini-e-l%e2%80%99italia-degli-immigrati-alcune-considerazioni-sul-razzismo/#comment-84195</link>
		<dc:creator>lunkhead</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Dec 2007 10:00:34 +0000</pubDate>
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		<description>Concordo con il pezzo e dissento con il commento precedente. A mio modo di vedere in Italia non esiste un'emergenza immigrazione, se con tale definizione si intende che gli immigrati mettono a repentaglio la sicurezza dei cittadini italiani. Esiste, invece, una crescente diffidenza e forse perfino un astio nei confronti di chi è venuto nel nostro Paese in cerca di condizioni di vita migliori. 
Non nego l'esistenza di una richiesta di sicurezza sempre più pressante, ma mi chiedo se gli immigrati non rappresentino solo un "capro espiatorio" che qualcuno ha trovato per distogliere l'attenzione da problemi più gravi, che minano ben più profondamente la fiducia e la tranquillità degli italiani. Mi riferisco, per esempio, alle morti bianche, al fatto che molti non hanno la certezza che avranno una pensione di anzianità e che molti giovani (anche laureati) devono rassegnarsi ad uno standard di vita inferiore a quello dei loro genitori. Questo "rimozione" non poteva essere totale - come ignorare il disagio avvertito? - e i sentimenti di sfiducia e insicurezza, dovendo pur sfiatare, sono slittati nei confronti di un "oggetto" più concreto. 

Infine, nessuno mette in dubbio la necessità degli immigrati per svolgere quelle occupazioni a cui quasi nessuno di noi italiani si dedicherebbe oggigiorno (quante donne italiane farebbero la badante?). Non è un curioso controsenso? Gli immigrati ci minacciano tranne quelli che ci "servono"...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Concordo con il pezzo e dissento con il commento precedente. A mio modo di vedere in Italia non esiste un&#8217;emergenza immigrazione, se con tale definizione si intende che gli immigrati mettono a repentaglio la sicurezza dei cittadini italiani. Esiste, invece, una crescente diffidenza e forse perfino un astio nei confronti di chi è venuto nel nostro Paese in cerca di condizioni di vita migliori.<br />
Non nego l&#8217;esistenza di una richiesta di sicurezza sempre più pressante, ma mi chiedo se gli immigrati non rappresentino solo un &#8220;capro espiatorio&#8221; che qualcuno ha trovato per distogliere l&#8217;attenzione da problemi più gravi, che minano ben più profondamente la fiducia e la tranquillità degli italiani. Mi riferisco, per esempio, alle morti bianche, al fatto che molti non hanno la certezza che avranno una pensione di anzianità e che molti giovani (anche laureati) devono rassegnarsi ad uno standard di vita inferiore a quello dei loro genitori. Questo &#8220;rimozione&#8221; non poteva essere totale - come ignorare il disagio avvertito? - e i sentimenti di sfiducia e insicurezza, dovendo pur sfiatare, sono slittati nei confronti di un &#8220;oggetto&#8221; più concreto. </p>
<p>Infine, nessuno mette in dubbio la necessità degli immigrati per svolgere quelle occupazioni a cui quasi nessuno di noi italiani si dedicherebbe oggigiorno (quante donne italiane farebbero la badante?). Non è un curioso controsenso? Gli immigrati ci minacciano tranne quelli che ci &#8220;servono&#8221;&#8230;</p>
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	<item>
		<title>Di: antuàn</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/12/14/l%e2%80%99italia-dei-cittadini-e-l%e2%80%99italia-degli-immigrati-alcune-considerazioni-sul-razzismo/#comment-84153</link>
		<dc:creator>antuàn</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Dec 2007 12:05:01 +0000</pubDate>
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		<description>credo che da qualche tempo - dall'ordinanza del sindaco di firenze contro i lavavetri - il dibattito sugli stranieri abbia preso una piega strana. solo chi è mosso da qualche pregiudizio intellettuale può seriamente pensare che il popolo italiano sia un popolo razzista. o chi giudica la realtà rinserrato in una qualche asettica torre d'avorio senza mai scendere in strada a confrontarsi con la gente. certo è che gli ultimi episodi, da roma alle ultime prese di posizione di qualche comune del nord est, ci hanno offerto la messa in campo di strumenti non proprio adeguati. ciò non toglie che i provvedimenti sulla sicurezza siano stati una risposta ad una domanda sacrosanta che proveniva dal basso. una risposta dotata degli strumenti sbagliati, ma resta in maniera inequivocabile la domanda. parlare di razzismo del popolo italiano mi sa tanto di voglia di liberare mostri che esistono negli incubi peggiori, mentre la realtà è, sì, pericolosa, ma sta cercando di trovare soluzioni per situazioni scabrose. siamo all'inizio di un lungo cammino di grande buona volontà. a.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>credo che da qualche tempo - dall&#8217;ordinanza del sindaco di firenze contro i lavavetri - il dibattito sugli stranieri abbia preso una piega strana. solo chi è mosso da qualche pregiudizio intellettuale può seriamente pensare che il popolo italiano sia un popolo razzista. o chi giudica la realtà rinserrato in una qualche asettica torre d&#8217;avorio senza mai scendere in strada a confrontarsi con la gente. certo è che gli ultimi episodi, da roma alle ultime prese di posizione di qualche comune del nord est, ci hanno offerto la messa in campo di strumenti non proprio adeguati. ciò non toglie che i provvedimenti sulla sicurezza siano stati una risposta ad una domanda sacrosanta che proveniva dal basso. una risposta dotata degli strumenti sbagliati, ma resta in maniera inequivocabile la domanda. parlare di razzismo del popolo italiano mi sa tanto di voglia di liberare mostri che esistono negli incubi peggiori, mentre la realtà è, sì, pericolosa, ma sta cercando di trovare soluzioni per situazioni scabrose. siamo all&#8217;inizio di un lungo cammino di grande buona volontà. a.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
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