Communio

di Adriano Padua (estratti)

esplode come un fiore atemporale
che ti colpisce gli occhi
nel giro di una vaga realtà
fatta di tecnica

sbocciato sul finire
quando
come che ci si perde

(da m sovente)

*

un volo di inesistenze
sentito contenuto
nell’intuito

simulacro
metro
squarcio che apro illogico
gioco

campana
di vetro
nella quale il fuoco

(da f marotta)

*

questa morte di noi
della morte
di ciascuno
di ognuno di due
questa prova
impossibile
nuova

è ragione di scrivere
non esiste nel tempo
inesatta
inviolata

come forse
nel darsi
lieve vena
di veleno che viene
a svanirsi

(da s salvagnini)

*

sarai da tutti i lati
quasi come combattere
con dio e con il suo nome
senza un’azione

sarai segno
un tratto che duri
in ogni direzione
anche contro i muri

(da a petrova)

*

una pioggia di gesti
che ne abbiamo bisogno di loro
ripetuti
come coro di acque
generato da nuvole esplose
che attraversano il cielo sepolto
del nostro diluvio alfabeto

(da l voce)

*

nutrire un’altra fine che si stanca
più vera della notte
illuso che sia un’altra

anche se fosse mai
volerne non morire
riuscire a immaginare le parole

oscillano i valori del mercato
ricade
il cielo sulle strade

ora possiamo tutti respirare

(da g mesa)

*

l’occhio brucia segmenti
frammenti complessi
parziali universi compressi al suo interno

intorno la notte deflagra
il cielo fa grave
fa male

nessuno al momento interviene
sul mondo reale

(da d villa)

*

il sangue non ha forma
presenza
reale nella storia

il sangue è molto
è pioggia che le fosse hanno raccolto
presenza
reale senza volto

il sangue è morto
cola dalle parole che ti scrivo

si versa sulle strade del tuo corpo
rosso flusso
attivo
e le percorre

il sangue è vivo
scorre

(da d dolci)

*

al sole avanzare spogli di gloria
amare la paura di sentire questo niente
così fisico
maiuscolo
che ci sgomenta
mentre la vita aumenta
al tempo a tratti aritmico
dei battiti del muscolo
cardiaco

(da a rosselli)

*

tutto avviene in superficie
nello spazio di un quadro
tra pareti acromatiche
abitate da ombre agitate
in relazione a pochissimi
elementi
alla distanza di un semplice sguardo
accaduto secondo una logica
mentre noi ci scambiamo poesia
come a esistere in due
contemporaneamente l’uno all’altro
in corpi fatti solo di parole
spogliandosi nei fogli senza avere
ragioni necessarie

e quasi ogni cosa che ci accade
accade veramente
ma appare fino all’ultimo
evitabile

(da a inglese)

*

un silenzio che s’inarca
sacrale verso il centro dell’immagine
ci corrode le parole
crea il vuoto

il giorno non ha molto senso
s’infrange nel tempo
è solo un poema di luce
di cose

(da f masini)

*

quest’attimo senza fondamento
nel suo subito vivo dissolversi
contiene l’idea del deserto
fa parte dell’irreversibile processo
di successione dell’identico
a sé stesso

non esiste contatto
con la notte
adesso

(da m rizzante)

*

si va a morire piano
verso nessuna parte
sparsi

la storia si ribalta su di noi
inutile pensare sul da farsi
inutili gli eroi

(da c daino)

*

liberarsi dalla storia
dalle luci e dalle ombre
da quello che nascondi
da tutti gli altri mondi
dalla gente
dallo stato
di cose presente
dai punti critici della normalità
dall’occidente

(da m zaffarano)

*

muore secondo abitudine
muore ma era
giunge a una fine retorica
senza lasciare dei segni tangibili
muore nel modo di porsi
come fosse del tutto
irrazionalizzabile
come fosse non nata ed eterna
disapparsa materia che noi
non sappiamo cos’è veramente
ripetendo di sempre
i tracciati percorsi
i discorsi taciuti e dispersi
le non rime baciate
gli antiversi

(da v raimo)

*

ricorrendo a precisi valori numerici
espressi come tali
poetici
mirare ad ottenere risultati confrontabili
calcolare con rigore le variabili
progettare le fasi di un piano d’azione
esistente soltanto a livello verbale
che ancora non è possibile applicare
alla vita terrestre reale
ai popoli
alla fisica della metropoli

(da v reta)

*

le forme della stanza come sempre
esprimono misteri
ripetizioni sterili
sequenze casuali
immobili di cose
immerse nella lingua delle immagini

lo spazio è abituato alla penombra
contiene al proprio interno
l’assenza che fa parte del tuo esserci

mi hai detto che volevi le parole
sono queste

(da m giovenale)

*

il buio smangia gli occhi
s’incarna negli sguardi
creando traiettorie senza sbocchi
produce un’erosione della luce
appare inesorabile e sonoro
ci penetra le vene aggrovigliate
nel loro trasparire si fa spazio
riempie le parole
se ne muore

(da e biagini)

*

come quando si chiede
e nessuno conosce risposta
nonostante i continui confronti
le tematiche interne alle frasi
l’ampio spettro di mosse possibili
i ricorsi delle circostanze

cosa sia
questo starsi che siamo
a distanze

(da a broggi)

*

a percorrere i muri con passi precisi
è un insistere vano
nelle crepe ci sono i miracoli morti
allagati di pioggia
della liquida trama che ordisce
e risponde ad un ordine
alla sua percezione distorta
che ha per termine solo il silenzio

questo tempo
non è tutto da dire

(da l nacci)

*

il giorno che iniziava la sua fine
è buio ora e cela le rovine
nel corpo del silenzio si fa testo
il cerchio che cerchiamo non si chiude
da compiere ci resta un solo gesto
combattere la notte a mani nude

(da g frasca)

*

continui processi di adeguamento
ad una condizione complessiva
che è non identificabile del tutto

sono molti
si svolgono di noi
visibili nei volti
nelle espressioni tese
nel vuoto accumularsi delle azioni

ancora non abbiamo decisioni
che siano state prese

cerchiamo solamente di proteggerci
da questo complicarsi delle cose

(da n balestrini)

*

nel giorno che disamora
ora come ora
è un ritornare ciclico e costante
continuo e inarrestabile
contraddistinto dall’inconsistente
ma ancora pienamente percepibile
variare del divario tra di noi
che amplifica il rumore

un meccanismo regola nel verso
secondo definite procedure
che cosa non si dice
l’inemerso
quello che in superficie
ancora non appare

la realtà non sembra così forte
la voglio sterminare
buttare giù le porte
aprirti nuove viste
anche se non esiste
o è fatta di parole come queste

(da m pizzi)

*

i volti dei suoi sogni
attraversarne gli occhi percorrendo
il buio che hanno dentro
portarle la paura nelle vene

oltre il bene
dividersi la notte
la morte poesia che ci appartiene

(da p vicinelli)

*

s’indori il silenzio
sia sole
miele

ci scuota le corde
del canto che viene

dentro i respiri
uno sparire di parole piene

(da i seclì)

*

pare che esisto nel mentre
esisti pure tu
lo sei poetizzata
umana antimateria che ti scrivo
parole della nostra asincronia
composte dalle ore di silenzio
passate in questo modo

(da r lo russo)

*

sale il bisbiglio e sa di pane e sassi
ci porta le parole che si offrono
si soffrono
e il tempo le scandisce

i segni nel contrarsi danno forme
la notte annega i sogni e non ci dorme
il buio si inasprisce

(da f forlani)

*

in un quadro più vasto
noi essendo
solamente un aspetto
marginale
dell’intera questione

(da g bortolotti)

*

poche le strade
che abbiamo davanti
soltanto percorse dall’ombra
ancora interrotte
profonde

è questa la notte
le cose confonde
non è come sembra
col ritmo del tuo respirare
nel buio descrive spirali
ai sensi si mostra distorta

in noi si traduce
l’assenza di luce che porta

(da m de angelis)

*

perché il finale forse
nel corso degli eventi
potrebbe non ancora realizzarsi
oppure è constatabile davvero
consiste nel distogliersi degli occhi
nel loro disamare nuovamente
in tutte queste cose che ci sono
e tornano nel niente

(da a nove)

*

e dico che tu sai
il bene come essermi tornando
il male che mi agiti
capire anche gli spazi bianchi e vuoti
delle poesie che indossi come abiti
dei muri delle case che abitiamo
che abbattiamo

e dico che tu sai
che non contengo ego
ma lo nego
e non mi parlo mai

(da e sanguineti)

***

Adriano Padua (1978) ha pubblicato Scansione (meccanica) della notte (Torino, Voyelles, 2007) ed è presente in varî volumi antologici (edizioni d’if, Joker, Fara, No reply). Il suo nuovo libro, dal titolo Le parole cadute. Segnali di cose a venire, è in corso di pubblicazione per le edizioni d’if (Napoli).

13 commenti

  1. Pubblicato 17 Dicembre 2007 alle 11:47 | Permalink

    e ora che la voce si alza riesci
    perfino a vedere nella finestra
    di fronte l’onda del mondo
    che s’appiana in risacca di pietra
    e metallo: senza prodigio non vai
    da nessuna parte ché quello
    che non ti fu dato all’inizio
    non cesserà mai di mancare

    e lo hai sempre saputo di andare
    storto nel mondo come uno
    che anche correndo lo fa
    con una corda al collo: ora
    non dare strappi: fa colazione
    fatti la barba siediti pure
    ma fallo lentamente senza la stretta
    non è colpa di nessuno se la voce
    che ti dai è la sola che in piedi ti tiene

    (da b cepollaro)

    …ohps. scusa l’interferenza ma mancava giusto la voce di Biagio perché il tuo slancio fosse completo.

    Bellissima intuizione del cuore, Adriano.
    effeffe

  2. véronique vergé
    Pubblicato 17 Dicembre 2007 alle 11:59 | Permalink

    Poesia che unisce voci isolate nel coro luminoso. Andriano Padua mi sembra tissare un legato tra i poeti, fa scomparire il sentimento della solitudine. La sua scrittura offre un mondo esploso, di lingua liquida (pioggia, sangue, acqua), fatta di musica in zampillo. Preferisco la poesia dedicata a Amelia Rosselli. Un silenzio sacrale affonda il poeta nella paura della morte; qui, la poesia dice la breccia fatta all’ombra. La luce del cielo chiarisce. Il sentimento di fraternità si ascolta tra i poeti che provano la vita.

    Grazie Andrea, è un post molto bello.

  3. Pubblicato 17 Dicembre 2007 alle 13:16 | Permalink

    @effeffe
    bello, come quasi sempre la tua poesia.
    hai provato nell’ultimo verso a sostituire “in piedi ti tiene” con “ti tiene in piedi”?
    forse funziona meglio.
    forse.

  4. véronique vergé
    Pubblicato 17 Dicembre 2007 alle 15:29 | Permalink

    Sono d’accordo con Tashtego, effeffe ha molto sensibilità. “Di fronte l’onda del mondo che s’appiana in risacca di pietra.” Una vista bella,dura, vera.

  5. massey
    Pubblicato 17 Dicembre 2007 alle 16:07 | Permalink

    tissare un legato tra i poeti è molto bello, confonderli poi è come tingerli

  6. Pubblicato 17 Dicembre 2007 alle 16:08 | Permalink

    la poesia, l’estratto completo è di Biagio Cepollaro. Con la richiesta- preghiera fatta ad Adriano di attraversare anche i versi di Biagio. Mi dispiace aver mescolato le carte in tavola.
    Per il post volevo dire ad Adriano che non solo sono stato lusingato di essere stato scelto , ma che ho trovato la sua suite sicuramente superiore al mio incipit
    grazie ancora
    effeffe

  7. adriano
    Pubblicato 17 Dicembre 2007 alle 16:38 | Permalink

    caro ff questi sono soltanto alcuni dei primi testi di communio. non preoccuparti delle assenze, ovviamente ho pensato anche ad un verso di biagio, di pagliarani, di buffoni, di andrea raos (che ringrazio per avermi ospitato su ni, insieme a tutti gli altri che leggono), e di tanti altri ma non posso scrivere 100 poesie tutte insieme, non ci riesco, devo per forza scriverle una ad una. biagio è un poeta che ho letto tanto e non potrebbe mancare ad opera finita (se mai lo sarà, finita). saluti

    a.

  8. Pubblicato 17 Dicembre 2007 alle 18:26 | Permalink

    non avevo capito una matza, come al solito.

  9. thalia
    Pubblicato 17 Dicembre 2007 alle 21:53 | Permalink

    Bello.

  10. thalia
    Pubblicato 17 Dicembre 2007 alle 21:55 | Permalink

    bello davvero.

  11. Pubblicato 17 Dicembre 2007 alle 23:10 | Permalink

    cosa vuol dire “tissare un legato”?

  12. andrea inglese
    Pubblicato 17 Dicembre 2007 alle 23:57 | Permalink

    è bella l’idea e il titolo, e alcune poesie molto belle

    ogni verso una possibile germinazione

    matrice spezzata

  13. véronique vergé
    Pubblicato 18 Dicembre 2007 alle 08:17 | Permalink

    E dire che ho seguito Tashego! Come al solito sono troppo veloce e mi inciampo. Non è grave il post di Andrea Raos è bello e il commento di effeffe anche.