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	<title>Commenti a: gilgames&#8217;</title>
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	<pubDate>Tue, 02 Dec 2008 01:18:12 +0000</pubDate>
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		<title>Di: Mario</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/01/07/gilgames/#comment-85143</link>
		<dc:creator>Mario</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Jan 2008 10:30:55 +0000</pubDate>
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		<description>Me possino ammazzamme se c'ho capito quarcosa, mah, sarò 'n cojone io</description>
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		<title>Di: lorenzo carlucci</title>
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		<dc:creator>lorenzo carlucci</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Jan 2008 21:43:24 +0000</pubDate>
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		<description>bello vedere come, quasi rassicurata di sé stessa dopo le prove (di forza) de "il colore oro" e di "sirene", lp ritrovi una certa libertà e dolcezza, e perciò profondità umana del dire, in questo accenno di gilgames'. [e dico ri-trovi perché ricordo suoi versi più antichi, come "non è la stessa lingua che parli, se il tuo corpo è il sole".] 

questi sono i primi scritti della conciliazione, di un autore che non deve più provare sé stesso. 

da un punto di vista teorico e astratto, questi testi sono un passo indietro, non foss'altro nei seguenti aspetti: rimando esplicito e in chiaro a una tradizione (nomi, citazioni), uso della metafora e dei paragoni 
("le parole gli prendono forma/come sassi nell’acqua", "viene la doppia ora/simile a una tartaruga", "lo splendore portato come un mantello"), ricchezza del linguaggio, maggiore generosità nelle immagini. 

un passo indietro, si intende, nel percorso che lp sembrava voler decisamente tracciare, sua personale esplorazione fuori del Novecento (o dell'inesistente "presente"), insomma suo esercizio di ricerca artistica 
(tra i pochi esempi, il suo di una vera e propria e riuscita ricerca, oggi). perché questo percorso sembrava fatto di un controllo registico delle parole, di un abbandono totale della metafora a favore di relazioni di identità rigide, o di sostituzioni simboliche e concettuali, o meglio né simboliche né concettuali. una sorta di poetica apofatica la sua, ne "il colore oro", e fortemente progettuale. 

[a ben vedere là, quasi non potendo lei stessa respirare nell'aria tanto rarefatta che si era preparata, lp indulgeva - e in questo stanno le debolezze di quei libri - in troppo vistosi debiti con certa fantascienza 
(specialmente cinematografica), in goffaggini a rischio di disinnescare l'effetto di insieme.]

qui invece lp si concede l'esibizione di una debolezza, di una passività, di una passività verso le proprie immagini (mentre il libro precedente era tutto un esercizio di attività e di controllo, di nefasta negazione) e in questa passività soltanto io vedo la possibilità di un lavoro bello, davvero dorato (che prende i riflessi del sole), perché nell'accettare la propria misura di passività verso l'esterno, verso le parole, verso le immagini, verso i significati, verso la tradizione, verso anche le proprie materiali condizioni di vita (corpo, tempo, spazio), sta il germoglio della sapienza, la riconoscenza del poeta. 

le caratteristiche "materiali" del testo accennate sopra sono soltanto il sintomo di un ben più pervasivo cambiamento nella poesia di lp. provo a dirlo rapsodicamente in poche note. 

in gilgames' lp si concede una rappresentazione "ciclica" piuttosto che "puntuale" e "interrotta" quale quella che dominava le prove precedenti (e.g. "ogni sera con un sogno/nel cerchio di grano selvatico cambia,/perde la prima pelle", n.b. "ogni", "cerchio", "grano"). e la ciclicità qui non è coazione a ripetere, ma la ripetizione come condizione della vita. 

anche: la ripetizione qui non è più teurgica, sciamanica, evocativa. è una ripetizione strumentale alla ricostituzione del mondo, al riconoscimento ed alla awareness del numero degli elementi del mondo ricostituito, e della possibilità nuova di una storia naturale soltanto all'interno dello spazio disegnato da questi elementi. 

ancora: l'identità dell'individuo è costituita dai medesimi elementi che costituiscono l'esterno, lo spazio, la possibilità del movimento. ("campo di grano selvatico/latte di asino selvatico/il selvatico che non conosce –", "ti muovi al buio,/c’è buio nella tua bocca", "dormi nel bosco/il sonno che viene dal bosco"). 

anche: l'ibridazione (la sirena, il minotauro) lascia il posto alla metamorfosi e alla metempsicosi "dolci", al mutare delle forme ("il corpo cambia/in quello di un uccello") un trascolorare naturale e classico di forma in forma prende il posto della doppiezza, del grottesco 
della doppia forma costretta in impossibile unità, che dominava "il colore oro" e altre prove precedenti (cfr., e.g., "animal master"). 

i procedimenti di identificazione - che, a livello  stilistico mantengono ancora una grandissima importanza - non sono più traumatici, non stanno più in conflitto con il procedimento metaforico, analogico e comparativo. logica dell'identità e logica della somiglianza convivono 
in maniera risolta (qui, per esempio, l'identità fa da preludio a una immagine visiva: "il tuo corpo è una pianura/punteggiata di fuochi", "  ",) 

la coazione sembra scomparsa, qualcosa è stato pacificato (quasi, diremmo, dall'olocausto di sé che il poeta ha compiuto pubblicando "il colore oro"). quel rito ha avuto il suo effetto. per la poesia, in essa.  

il pericolo per la poesia di lp è questo: che la mandorla nuda marcisca che l'uovo muoia non covato, che la voce che è riuscita a lavarsi della polvere del tempo non sappia cosa dire. quest'arma bianca e d'oro che lp 
ha levigato fino ad oggi, deve essere infine rivolta verso il solo obiettivo (l'uomo) per dire qualcosa. lp comincia già a farlo, nel testo qui sopra, mi sembra, così che nessun esegeta potrà sentirsi autorizzato, da ora in poi, a paragonare questa poesia a un videogame insensato, a una scatola vuota. 

lorenzo carlucci</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>bello vedere come, quasi rassicurata di sé stessa dopo le prove (di forza) de &#8220;il colore oro&#8221; e di &#8220;sirene&#8221;, lp ritrovi una certa libertà e dolcezza, e perciò profondità umana del dire, in questo accenno di gilgames&#8217;. [e dico ri-trovi perché ricordo suoi versi più antichi, come "non è la stessa lingua che parli, se il tuo corpo è il sole".] </p>
<p>questi sono i primi scritti della conciliazione, di un autore che non deve più provare sé stesso. </p>
<p>da un punto di vista teorico e astratto, questi testi sono un passo indietro, non foss&#8217;altro nei seguenti aspetti: rimando esplicito e in chiaro a una tradizione (nomi, citazioni), uso della metafora e dei paragoni<br />
(&#8221;le parole gli prendono forma/come sassi nell’acqua&#8221;, &#8220;viene la doppia ora/simile a una tartaruga&#8221;, &#8220;lo splendore portato come un mantello&#8221;), ricchezza del linguaggio, maggiore generosità nelle immagini. </p>
<p>un passo indietro, si intende, nel percorso che lp sembrava voler decisamente tracciare, sua personale esplorazione fuori del Novecento (o dell&#8217;inesistente &#8220;presente&#8221;), insomma suo esercizio di ricerca artistica<br />
(tra i pochi esempi, il suo di una vera e propria e riuscita ricerca, oggi). perché questo percorso sembrava fatto di un controllo registico delle parole, di un abbandono totale della metafora a favore di relazioni di identità rigide, o di sostituzioni simboliche e concettuali, o meglio né simboliche né concettuali. una sorta di poetica apofatica la sua, ne &#8220;il colore oro&#8221;, e fortemente progettuale. </p>
<p>[a ben vedere là, quasi non potendo lei stessa respirare nell'aria tanto rarefatta che si era preparata, lp indulgeva - e in questo stanno le debolezze di quei libri - in troppo vistosi debiti con certa fantascienza<br />
(specialmente cinematografica), in goffaggini a rischio di disinnescare l'effetto di insieme.]</p>
<p>qui invece lp si concede l&#8217;esibizione di una debolezza, di una passività, di una passività verso le proprie immagini (mentre il libro precedente era tutto un esercizio di attività e di controllo, di nefasta negazione) e in questa passività soltanto io vedo la possibilità di un lavoro bello, davvero dorato (che prende i riflessi del sole), perché nell&#8217;accettare la propria misura di passività verso l&#8217;esterno, verso le parole, verso le immagini, verso i significati, verso la tradizione, verso anche le proprie materiali condizioni di vita (corpo, tempo, spazio), sta il germoglio della sapienza, la riconoscenza del poeta. </p>
<p>le caratteristiche &#8220;materiali&#8221; del testo accennate sopra sono soltanto il sintomo di un ben più pervasivo cambiamento nella poesia di lp. provo a dirlo rapsodicamente in poche note. </p>
<p>in gilgames&#8217; lp si concede una rappresentazione &#8220;ciclica&#8221; piuttosto che &#8220;puntuale&#8221; e &#8220;interrotta&#8221; quale quella che dominava le prove precedenti (e.g. &#8220;ogni sera con un sogno/nel cerchio di grano selvatico cambia,/perde la prima pelle&#8221;, n.b. &#8220;ogni&#8221;, &#8220;cerchio&#8221;, &#8220;grano&#8221;). e la ciclicità qui non è coazione a ripetere, ma la ripetizione come condizione della vita. </p>
<p>anche: la ripetizione qui non è più teurgica, sciamanica, evocativa. è una ripetizione strumentale alla ricostituzione del mondo, al riconoscimento ed alla awareness del numero degli elementi del mondo ricostituito, e della possibilità nuova di una storia naturale soltanto all&#8217;interno dello spazio disegnato da questi elementi. </p>
<p>ancora: l&#8217;identità dell&#8217;individuo è costituita dai medesimi elementi che costituiscono l&#8217;esterno, lo spazio, la possibilità del movimento. (&#8221;campo di grano selvatico/latte di asino selvatico/il selvatico che non conosce –&#8221;, &#8220;ti muovi al buio,/c’è buio nella tua bocca&#8221;, &#8220;dormi nel bosco/il sonno che viene dal bosco&#8221;). </p>
<p>anche: l&#8217;ibridazione (la sirena, il minotauro) lascia il posto alla metamorfosi e alla metempsicosi &#8220;dolci&#8221;, al mutare delle forme (&#8221;il corpo cambia/in quello di un uccello&#8221;) un trascolorare naturale e classico di forma in forma prende il posto della doppiezza, del grottesco<br />
della doppia forma costretta in impossibile unità, che dominava &#8220;il colore oro&#8221; e altre prove precedenti (cfr., e.g., &#8220;animal master&#8221;). </p>
<p>i procedimenti di identificazione - che, a livello  stilistico mantengono ancora una grandissima importanza - non sono più traumatici, non stanno più in conflitto con il procedimento metaforico, analogico e comparativo. logica dell&#8217;identità e logica della somiglianza convivono<br />
in maniera risolta (qui, per esempio, l&#8217;identità fa da preludio a una immagine visiva: &#8220;il tuo corpo è una pianura/punteggiata di fuochi&#8221;, &#8221;  &#8220;,) </p>
<p>la coazione sembra scomparsa, qualcosa è stato pacificato (quasi, diremmo, dall&#8217;olocausto di sé che il poeta ha compiuto pubblicando &#8220;il colore oro&#8221;). quel rito ha avuto il suo effetto. per la poesia, in essa.  </p>
<p>il pericolo per la poesia di lp è questo: che la mandorla nuda marcisca che l&#8217;uovo muoia non covato, che la voce che è riuscita a lavarsi della polvere del tempo non sappia cosa dire. quest&#8217;arma bianca e d&#8217;oro che lp<br />
ha levigato fino ad oggi, deve essere infine rivolta verso il solo obiettivo (l&#8217;uomo) per dire qualcosa. lp comincia già a farlo, nel testo qui sopra, mi sembra, così che nessun esegeta potrà sentirsi autorizzato, da ora in poi, a paragonare questa poesia a un videogame insensato, a una scatola vuota. </p>
<p>lorenzo carlucci</p>
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		<title>Di: Al De Santis</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/01/07/gilgames/#comment-85117</link>
		<dc:creator>Al De Santis</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Jan 2008 18:18:56 +0000</pubDate>
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		<description>La poesia di Laura Pugno è assieme corporea ed astratta, serena e violenta, preistorica e visionaria.
E sempre davvero apprezzabile il suo lavoro di ricerca, sia poetica che prosastica.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>La poesia di Laura Pugno è assieme corporea ed astratta, serena e violenta, preistorica e visionaria.<br />
E sempre davvero apprezzabile il suo lavoro di ricerca, sia poetica che prosastica.</p>
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		<title>Di: véronique vergé</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/01/07/gilgames/#comment-85100</link>
		<dc:creator>véronique vergé</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Jan 2008 11:19:30 +0000</pubDate>
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		<description>Il corpo esce dalla natura, nella perfetta bellezza, nella solitudine animale.
Un canto del vento in movimento. 
Il corpo è le pietra viva, morsa. sensualità viva, incisa nella pelle.

Una poesia che dà l'anima piena, perfetta, selvatica.
 Adoro!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Il corpo esce dalla natura, nella perfetta bellezza, nella solitudine animale.<br />
Un canto del vento in movimento.<br />
Il corpo è le pietra viva, morsa. sensualità viva, incisa nella pelle.</p>
<p>Una poesia che dà l&#8217;anima piena, perfetta, selvatica.<br />
 Adoro!</p>
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