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	<title>Commenti a: Il cibo</title>
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	<pubDate>Tue, 02 Dec 2008 02:01:04 +0000</pubDate>
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		<title>Di: Livio Romano</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/01/18/il-cibo/#comment-86447</link>
		<dc:creator>Livio Romano</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Jan 2008 07:43:17 +0000</pubDate>
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		<description>Bellissimo pezzo, Christian! Lo citerò in una conferenza che devo fare lunedì prossimo. ne pubblico un pezzo sul mio blog, ok? Posso?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Bellissimo pezzo, Christian! Lo citerò in una conferenza che devo fare lunedì prossimo. ne pubblico un pezzo sul mio blog, ok? Posso?</p>
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		<title>Di: Abateditheleme</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/01/18/il-cibo/#comment-86217</link>
		<dc:creator>Abateditheleme</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Jan 2008 14:13:35 +0000</pubDate>
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		<description>Un testo eccezionalmente noioso ed ondivago, al pari di tutti gli autori citati (esclusi i filosofi, noiosi si, ma non ondivaghi)...
l'esempio Nestlè è il meno azzeccato possibile, le culture antiche non sono facilmente permeabili, nè nelle attitudini sociali nè nelle abitudini alimentari (spero avrai letto della celebre catena anglosassone di bar specializzati in finti caffè, finti cappuccini, finte paste che da noi proprio non riesce ad entrare causa concorrenza troppo agguerrita) qualsiasi apparato mediatico si utilizzi...
Simone Caltabellota? 
A quel che mi risulta dove mette mani lui è quasi certo che lo scrittore sullo sfondo sia una testa di paglia ...
ma più spesso trattasi di giovane scrittrice .) ...
e qui mette caso di citare per estratto il seguente celebre testo gnostico, ritrovato a Casaldiprincipe sotto un cespuglio di Cannabis sativa, testo conosciuto anche da Marx e da Mazzini e da Pancotto, nonchè fondamentale viatico alla comprensione Bagnaschiana e Gelminiana:

Co sta' pioggia e co' sto' vento
chi è che bussa a sto' convento?
E' una povera vecchierella che si vuole confessar...
Mandatela via mandatela via 
che questa è l'ora dell'Ave MAria...
Co sta' pioggia e co' sto vento chi è che bussa a sto' convento?
E' una giovane veginella che si vuole confessar...
Lasciatela entrare lasciatela entrare
è questa l'ora di confessare!
"Se tu vuoi l'assoluzione
prendi in mano sto' cordone!...
"Non son cieca e non son orba 
questo è c...o non è corda..."

alla fine avrà ragione l'Eccedenza .... 
Ma, Raimo, non dovevi abbandonare la nazione indiana?? Mi pareva di aver letto qualcosa di tuo pugno al riguardo... non è che le dimissioni di Pecoraro Scanio stanno facendo lezione anche fuori dalle esecrabili aule?
P.s. propongo da ora in poi di alludere alle aule parlamentari italiane, almeno su nazione indiana, mediante l'elegante locuzione "le stalle di re Augia".
Vale et ego.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Un testo eccezionalmente noioso ed ondivago, al pari di tutti gli autori citati (esclusi i filosofi, noiosi si, ma non ondivaghi)&#8230;<br />
l&#8217;esempio Nestlè è il meno azzeccato possibile, le culture antiche non sono facilmente permeabili, nè nelle attitudini sociali nè nelle abitudini alimentari (spero avrai letto della celebre catena anglosassone di bar specializzati in finti caffè, finti cappuccini, finte paste che da noi proprio non riesce ad entrare causa concorrenza troppo agguerrita) qualsiasi apparato mediatico si utilizzi&#8230;<br />
Simone Caltabellota?<br />
A quel che mi risulta dove mette mani lui è quasi certo che lo scrittore sullo sfondo sia una testa di paglia &#8230;<br />
ma più spesso trattasi di giovane scrittrice .) &#8230;<br />
e qui mette caso di citare per estratto il seguente celebre testo gnostico, ritrovato a Casaldiprincipe sotto un cespuglio di Cannabis sativa, testo conosciuto anche da Marx e da Mazzini e da Pancotto, nonchè fondamentale viatico alla comprensione Bagnaschiana e Gelminiana:</p>
<p>Co sta&#8217; pioggia e co&#8217; sto&#8217; vento<br />
chi è che bussa a sto&#8217; convento?<br />
E&#8217; una povera vecchierella che si vuole confessar&#8230;<br />
Mandatela via mandatela via<br />
che questa è l&#8217;ora dell&#8217;Ave MAria&#8230;<br />
Co sta&#8217; pioggia e co&#8217; sto vento chi è che bussa a sto&#8217; convento?<br />
E&#8217; una giovane veginella che si vuole confessar&#8230;<br />
Lasciatela entrare lasciatela entrare<br />
è questa l&#8217;ora di confessare!<br />
&#8220;Se tu vuoi l&#8217;assoluzione<br />
prendi in mano sto&#8217; cordone!&#8230;<br />
&#8220;Non son cieca e non son orba<br />
questo è c&#8230;o non è corda&#8230;&#8221;</p>
<p>alla fine avrà ragione l&#8217;Eccedenza &#8230;.<br />
Ma, Raimo, non dovevi abbandonare la nazione indiana?? Mi pareva di aver letto qualcosa di tuo pugno al riguardo&#8230; non è che le dimissioni di Pecoraro Scanio stanno facendo lezione anche fuori dalle esecrabili aule?<br />
P.s. propongo da ora in poi di alludere alle aule parlamentari italiane, almeno su nazione indiana, mediante l&#8217;elegante locuzione &#8220;le stalle di re Augia&#8221;.<br />
Vale et ego.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: ale</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/01/18/il-cibo/#comment-86030</link>
		<dc:creator>ale</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Jan 2008 06:02:39 +0000</pubDate>
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		<description>elena
la vedevo all'inizio della catena  sorridere
ogni nuovo frigorifero era un atto d'amore
accarezzavo il pvc i tubi l'aria di plastica
poi l'amore clandestino di fuori nei campi al terminare
di un giro d'autobus extraurbano
e le gelosie e il manifesto ora credo
sta da qualche parte nel centro di genova
o alla sapienza o chi lo sa

e' che finche sei giovane e giovane
puoi permetterti di leggere moravia a londra
di spiegare spensierato quant'era figa la loren
ai quattro polacchi con cui dividi una camera da otto

sognai elena sdraiato sotto le nuvole sull'erba di hyde park
fra le geometrie degli aerei
di come guardavamo le facce degli operai veccchi e le mamme
dei nostri compagni di scuola
ancora ancora
mi accontento
di angeli che volano in classe turistica</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>elena<br />
la vedevo all&#8217;inizio della catena  sorridere<br />
ogni nuovo frigorifero era un atto d&#8217;amore<br />
accarezzavo il pvc i tubi l&#8217;aria di plastica<br />
poi l&#8217;amore clandestino di fuori nei campi al terminare<br />
di un giro d&#8217;autobus extraurbano<br />
e le gelosie e il manifesto ora credo<br />
sta da qualche parte nel centro di genova<br />
o alla sapienza o chi lo sa</p>
<p>e&#8217; che finche sei giovane e giovane<br />
puoi permetterti di leggere moravia a londra<br />
di spiegare spensierato quant&#8217;era figa la loren<br />
ai quattro polacchi con cui dividi una camera da otto</p>
<p>sognai elena sdraiato sotto le nuvole sull&#8217;erba di hyde park<br />
fra le geometrie degli aerei<br />
di come guardavamo le facce degli operai veccchi e le mamme<br />
dei nostri compagni di scuola<br />
ancora ancora<br />
mi accontento<br />
di angeli che volano in classe turistica</p>
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	<item>
		<title>Di: marco rovelli</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/01/18/il-cibo/#comment-85970</link>
		<dc:creator>marco rovelli</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Jan 2008 10:29:19 +0000</pubDate>
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		<description>Come sempre il discorso di Christian taglia trasversalmente domande e risposte, e offre nuove interpretazioni. (La forma stessa di questo scritto è in fondo un'esposizione della tesi in esso esposta?) - E' per questo che mancava - adesso però è qui, nel governo o appoggio esterno cambia poco, mica si tratta di Mastella...;-) 

"Utilizzare tutti gli strumenti che si hanno, la documentazione, la propria biografia, la capacità di coinvolgimento emotivo. Evadere dalle categorie merceologiche della scrittura" - sono d'accordo, è peraltro ciò che mi propongo di fare. Esporre anche il proprio sguardo "tra" gli altri, per arrivare - nella disposizione reciproca degli sguardi sui fatti, e dei fatti - a un'interpretazione. Ma io, certo, non parlo da una creazione finzionale, racconto brani di reale. Se "inventassi" storie, probabilmente le tue cose mi suonerebbero diversamente.

Girolamo, via con le chiavi!!!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Come sempre il discorso di Christian taglia trasversalmente domande e risposte, e offre nuove interpretazioni. (La forma stessa di questo scritto è in fondo un&#8217;esposizione della tesi in esso esposta?) - E&#8217; per questo che mancava - adesso però è qui, nel governo o appoggio esterno cambia poco, mica si tratta di Mastella&#8230;;-) </p>
<p>&#8220;Utilizzare tutti gli strumenti che si hanno, la documentazione, la propria biografia, la capacità di coinvolgimento emotivo. Evadere dalle categorie merceologiche della scrittura&#8221; - sono d&#8217;accordo, è peraltro ciò che mi propongo di fare. Esporre anche il proprio sguardo &#8220;tra&#8221; gli altri, per arrivare - nella disposizione reciproca degli sguardi sui fatti, e dei fatti - a un&#8217;interpretazione. Ma io, certo, non parlo da una creazione finzionale, racconto brani di reale. Se &#8220;inventassi&#8221; storie, probabilmente le tue cose mi suonerebbero diversamente.</p>
<p>Girolamo, via con le chiavi!!!</p>
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	<item>
		<title>Di: maxmauro</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/01/18/il-cibo/#comment-85961</link>
		<dc:creator>maxmauro</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Jan 2008 08:41:07 +0000</pubDate>
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		<description>Mettere in fila queste voci che scrivono attorno al lavoro, indicare assonanze, non è un atto vano. Anzi, è in qualche modo politico perché rende un'informazione a non tutti nota (a me, per esempio) e la trasforma in un fatto, automaticamente. Non sarà una presa di coscienza ma almeno è qualcosa. L'articolo è ricco di spunti e fa riflettere. Mi viene una domanda: a chi/che serve la verità? C'è qualcuno disposto a rinunciare a qualcosa per guardare in faccia il degrado, oltre il proprio immediato vissuto? Qualcuno c'è di sicuro, ma quanti? O non è forse che tutti sotto sotto prima o poi sperano di poter trovare un piccolo pertugio per entrare nel sogno di plastica, che si chiami Suv, Maldive o passaggio tv è lo stesso? E' ormai quello, il mondo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Mettere in fila queste voci che scrivono attorno al lavoro, indicare assonanze, non è un atto vano. Anzi, è in qualche modo politico perché rende un&#8217;informazione a non tutti nota (a me, per esempio) e la trasforma in un fatto, automaticamente. Non sarà una presa di coscienza ma almeno è qualcosa. L&#8217;articolo è ricco di spunti e fa riflettere. Mi viene una domanda: a chi/che serve la verità? C&#8217;è qualcuno disposto a rinunciare a qualcosa per guardare in faccia il degrado, oltre il proprio immediato vissuto? Qualcuno c&#8217;è di sicuro, ma quanti? O non è forse che tutti sotto sotto prima o poi sperano di poter trovare un piccolo pertugio per entrare nel sogno di plastica, che si chiami Suv, Maldive o passaggio tv è lo stesso? E&#8217; ormai quello, il mondo.</p>
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		<title>Di: elena rosa</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/01/18/il-cibo/#comment-85955</link>
		<dc:creator>elena rosa</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Jan 2008 23:47:28 +0000</pubDate>
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		<description>grazie raimo per i titoli e per tutto lo scritto. per questa urgenza di dover per forza andare dentro e scavare, e la serietà dello scrivere.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>grazie raimo per i titoli e per tutto lo scritto. per questa urgenza di dover per forza andare dentro e scavare, e la serietà dello scrivere.</p>
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		<title>Di: girolamo</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/01/18/il-cibo/#comment-85952</link>
		<dc:creator>girolamo</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Jan 2008 22:59:09 +0000</pubDate>
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		<description>@ marco
Tra godere 10 secondi rigando una macchina costosa per invidia di classe sapendo che non è la risposta giusta, e non godere neanche un po' lasciandola lì intonsa ad occupare due spazi-parcheggio, e magari anche lo scivolo per disabili, in attesa di trovare la risposta giusta io non avrei dubbi: ero uno che gridava "godere operaio", mica "potere operaio", io!
Gianni, se puoi mandarmi privatamente la targa del tuo suv, così evito di perdere un amico...

@ christian
bel pezzo, da scaricare, stampare e conservare. Attento però a nominare Pasolini e "Petrolio", che arrivano i vendicatori de noantri...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ marco<br />
Tra godere 10 secondi rigando una macchina costosa per invidia di classe sapendo che non è la risposta giusta, e non godere neanche un po&#8217; lasciandola lì intonsa ad occupare due spazi-parcheggio, e magari anche lo scivolo per disabili, in attesa di trovare la risposta giusta io non avrei dubbi: ero uno che gridava &#8220;godere operaio&#8221;, mica &#8220;potere operaio&#8221;, io!<br />
Gianni, se puoi mandarmi privatamente la targa del tuo suv, così evito di perdere un amico&#8230;</p>
<p>@ christian<br />
bel pezzo, da scaricare, stampare e conservare. Attento però a nominare Pasolini e &#8220;Petrolio&#8221;, che arrivano i vendicatori de noantri&#8230;</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: gianni biondillo</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/01/18/il-cibo/#comment-85948</link>
		<dc:creator>gianni biondillo</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Jan 2008 22:40:16 +0000</pubDate>
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		<description>ah, era la macchina di tuo cugino? Scusa, se lo sapevo non la rigavo...
;-)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>ah, era la macchina di tuo cugino? Scusa, se lo sapevo non la rigavo&#8230;<br />
;-)</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Marco</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/01/18/il-cibo/#comment-85945</link>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Jan 2008 21:46:50 +0000</pubDate>
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		<description>Anzi, lo ribadico. Cioè, in Italia si vive di merda, è un fatto che sta davanti agli occhi di tutti. Rabbia e frustrazione sono la norma, perchè la vita è diventata di colpo (nel giro di pochi anni) durissima. E dici bene: non c'è più coscienza di classe. L'hanno spazzata via. Non so come hanno fatto, anzi lo so ma è lunga da dire e comunque lo sapete pure voi, ma è successo. 
E allora, dico io: che fare? Che si può fare? Io non lo so. 

ps: è appena rientrato mi' cugino, con cui vivo, che c'ha culo e soldi e ha potuto permettersi una macchina costosa e strafica da 40.000 euro. Beato lui. Sinceramente, potessi, me comprerei il Suv, perchè immagino faccia godere (forse è questo il problema). L'ha presa tre giorni fa. Gliel'hanno rigata oggi. Che fare? Cioè, rigare una macchina costosa per invidia di classe è la risposta giusta? Non credo. 
Ma allora, cazzo, che facciamo?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Anzi, lo ribadico. Cioè, in Italia si vive di merda, è un fatto che sta davanti agli occhi di tutti. Rabbia e frustrazione sono la norma, perchè la vita è diventata di colpo (nel giro di pochi anni) durissima. E dici bene: non c&#8217;è più coscienza di classe. L&#8217;hanno spazzata via. Non so come hanno fatto, anzi lo so ma è lunga da dire e comunque lo sapete pure voi, ma è successo.<br />
E allora, dico io: che fare? Che si può fare? Io non lo so. </p>
<p>ps: è appena rientrato mi&#8217; cugino, con cui vivo, che c&#8217;ha culo e soldi e ha potuto permettersi una macchina costosa e strafica da 40.000 euro. Beato lui. Sinceramente, potessi, me comprerei il Suv, perchè immagino faccia godere (forse è questo il problema). L&#8217;ha presa tre giorni fa. Gliel&#8217;hanno rigata oggi. Che fare? Cioè, rigare una macchina costosa per invidia di classe è la risposta giusta? Non credo.<br />
Ma allora, cazzo, che facciamo?</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Marco</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/01/18/il-cibo/#comment-85943</link>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Jan 2008 21:32:46 +0000</pubDate>
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		<description>Bene, e allora che facciamo? Non lo dico ironicamente, ma seriamente..</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Bene, e allora che facciamo? Non lo dico ironicamente, ma seriamente..</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Marco</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/01/18/il-cibo/#comment-85942</link>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Jan 2008 21:01:29 +0000</pubDate>
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		<description>Ah, che bello! Sono contento...
:-)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ah, che bello! Sono contento&#8230;<br />
:-)</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: The O.C.</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/01/18/il-cibo/#comment-85932</link>
		<dc:creator>The O.C.</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Jan 2008 20:04:27 +0000</pubDate>
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		<description>http://www.ztl.eu/system/files/itinerari/theylive.jpg</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ztl.eu/system/files/itinerari/theylive.jpg" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('outclick-comm/www.ztl.eu');" rel="nofollow">http://www.ztl.eu/system/files/itinerari/theylive.jpg</a></p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Paolo Cacciolati</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/01/18/il-cibo/#comment-85927</link>
		<dc:creator>Paolo Cacciolati</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Jan 2008 18:11:40 +0000</pubDate>
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		<description>Complimenti a Raimo, c'è molto, condensato in questo post.
Qualche grumo da sciogliere, se possibile.

1.
Sulla tesi che non c'è stata una rinascita di una coscienza collettiva a seguito della nuova ondata nella narrativa italiana. 
Questo mi lascia perplesso: d'accordissimo che la narrativa (perchè di narrativa qui si parla) possa far riflettere sui problemi della nostra società e "della vita di merda che si fa in Italia", e risvegliare coscienze individuali, ma affermare che possa fare da innesco per una coscienza di classe e una progettualità politica significa, secondo me, caricare sulle spalle dello scrittore di narrativa un onere (più che un onore) che non può sorreggere. La narrativa, anche soltanto per effetto della crasi cronologica che intercorre tra i tempi di gestazione/scrittura e quelli di pubblicazione di un romanzo (Raimo sa meglio di me che si tratta di un paio d'annetti, quando va bene), al massimo può rincorrere un progetto politico, può accompagnare un movimento collettivo, non certo anticiparlo.
Del resto anche qui si può fare un parallelo con il cinema. Ci sono ottimi film di denuncia sociale, penso ad esempio all'ultimo di K. Loach, In questo mondo libero, ma questi trattano di fenomeni che sono già divenuti storici (nel Regno Unito come da noi), come nell'esempio di Loach lo sfruttamento della manodopera "clandestina".

2.
Sul collegamento tra produzione dell'opera e pratica di consumo. 
Forse andrebbe meglio definito che cosa si intende per "consumo culturale" (se pago il libro sono un consumatore, se lo scarico gratis dalla rete non lo sono più?), e non mi è chiara quale sia la soluzione prospettata per sfuggire dalla tela di questo consumo culturale. Non credo che sia sufficiente farsi interpreti, presupporre il contesto, evidenziare i simboli delle contraddizioni del sistema, rifiutare le aspettative di genere da parte del mercato, per sfuggire dalla produzione di un oggetto che sarà comunque "di consumo". In parole povere, se scrivo un libro e firmo con un editore un contratto per metterlo sul mercato a fronte di un corrispettivo, il mio libro, al di là del suo contenuto, sarà sempre e comunque un oggetto di consumo.

3.
Sulla necessità di rigettare le etichette, evadere dalle categorie merceologiche della scrittura. 
Sono d'accordo, soprattutto per quanto riguarda la necessità di confrontarsi con le tradizioni letterarie. Confrontarsi però significa anche riconoscere che gli effetti più "devastanti" sul panorama nostrano  sono stati prodotti da libri con una forma e struttura del tutto tradizionale. Mi riferisco ai romanzi sul lavoro, la cui influenza è evidente in alcuni esordienti, che possiamo ormai ascrivere alla nostra tradizione letteraria (La vita agra di Bianciardi, Il padrone di Parise, La morte in banca di Pontiggia, solo per citare gli esempi più luminosi). Bene, questi hanno prodotto esiti dirompenti anche come critica del sistema rimanendo ben ancorati alla categoria di fiction. Perchè oggi non può più essere così?

4.
Sulla similitudine con l'insetto affogato nell'ambra. E' suggestiva, bellissima, anche lineare con il ragionamento espresso, ma forse crea l'impressione che la scrittura sia qualcosa di automatico, quasi in contrasto con la consapevolezza che Raimo cita giustamente come linea guida. Piazzare la voce narrante al centro del sistema di comunicazione e farsi carico della prigione linguistica in cui ci si trova possono essere, secondo me, la situazione di partenza, non quella di arrivo. In mezzo c'è un metodo, un lavoro sulla scrittura, anche un'analisi della realtà di cui si scrive, che porta a un distacco dell'autore dal proprio magma. L'insetto, per raccontare dell'ambra, non può che uscirne, tant'è che a me le parti che più sono piaciute di Pausa caffè sono quelle apparentemente più narrative (ricordo di un fantastico pezzo su un ragazzo che lavora in un bar). Altrimenti, se si intende fare narrativa parlando del sociale, si deve ricorrere alla metonimia, alla ricerca di una dimensione metaforica e simbolica nelle storie che si raccontano. 
Certo, se proprio si vuole evitare questo percorso, per parlare della "vita di merda che si fa in Italia" non resta che il metodo utilizzato da G. Genna con Dies Irae, ma mi sembra un atto unico, una prova difficilmente replicabile, specie da chi non si chiama Genna.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Complimenti a Raimo, c&#8217;è molto, condensato in questo post.<br />
Qualche grumo da sciogliere, se possibile.</p>
<p>1.<br />
Sulla tesi che non c&#8217;è stata una rinascita di una coscienza collettiva a seguito della nuova ondata nella narrativa italiana.<br />
Questo mi lascia perplesso: d&#8217;accordissimo che la narrativa (perchè di narrativa qui si parla) possa far riflettere sui problemi della nostra società e &#8220;della vita di merda che si fa in Italia&#8221;, e risvegliare coscienze individuali, ma affermare che possa fare da innesco per una coscienza di classe e una progettualità politica significa, secondo me, caricare sulle spalle dello scrittore di narrativa un onere (più che un onore) che non può sorreggere. La narrativa, anche soltanto per effetto della crasi cronologica che intercorre tra i tempi di gestazione/scrittura e quelli di pubblicazione di un romanzo (Raimo sa meglio di me che si tratta di un paio d&#8217;annetti, quando va bene), al massimo può rincorrere un progetto politico, può accompagnare un movimento collettivo, non certo anticiparlo.<br />
Del resto anche qui si può fare un parallelo con il cinema. Ci sono ottimi film di denuncia sociale, penso ad esempio all&#8217;ultimo di K. Loach, In questo mondo libero, ma questi trattano di fenomeni che sono già divenuti storici (nel Regno Unito come da noi), come nell&#8217;esempio di Loach lo sfruttamento della manodopera &#8220;clandestina&#8221;.</p>
<p>2.<br />
Sul collegamento tra produzione dell&#8217;opera e pratica di consumo.<br />
Forse andrebbe meglio definito che cosa si intende per &#8220;consumo culturale&#8221; (se pago il libro sono un consumatore, se lo scarico gratis dalla rete non lo sono più?), e non mi è chiara quale sia la soluzione prospettata per sfuggire dalla tela di questo consumo culturale. Non credo che sia sufficiente farsi interpreti, presupporre il contesto, evidenziare i simboli delle contraddizioni del sistema, rifiutare le aspettative di genere da parte del mercato, per sfuggire dalla produzione di un oggetto che sarà comunque &#8220;di consumo&#8221;. In parole povere, se scrivo un libro e firmo con un editore un contratto per metterlo sul mercato a fronte di un corrispettivo, il mio libro, al di là del suo contenuto, sarà sempre e comunque un oggetto di consumo.</p>
<p>3.<br />
Sulla necessità di rigettare le etichette, evadere dalle categorie merceologiche della scrittura.<br />
Sono d&#8217;accordo, soprattutto per quanto riguarda la necessità di confrontarsi con le tradizioni letterarie. Confrontarsi però significa anche riconoscere che gli effetti più &#8220;devastanti&#8221; sul panorama nostrano  sono stati prodotti da libri con una forma e struttura del tutto tradizionale. Mi riferisco ai romanzi sul lavoro, la cui influenza è evidente in alcuni esordienti, che possiamo ormai ascrivere alla nostra tradizione letteraria (La vita agra di Bianciardi, Il padrone di Parise, La morte in banca di Pontiggia, solo per citare gli esempi più luminosi). Bene, questi hanno prodotto esiti dirompenti anche come critica del sistema rimanendo ben ancorati alla categoria di fiction. Perchè oggi non può più essere così?</p>
<p>4.<br />
Sulla similitudine con l&#8217;insetto affogato nell&#8217;ambra. E&#8217; suggestiva, bellissima, anche lineare con il ragionamento espresso, ma forse crea l&#8217;impressione che la scrittura sia qualcosa di automatico, quasi in contrasto con la consapevolezza che Raimo cita giustamente come linea guida. Piazzare la voce narrante al centro del sistema di comunicazione e farsi carico della prigione linguistica in cui ci si trova possono essere, secondo me, la situazione di partenza, non quella di arrivo. In mezzo c&#8217;è un metodo, un lavoro sulla scrittura, anche un&#8217;analisi della realtà di cui si scrive, che porta a un distacco dell&#8217;autore dal proprio magma. L&#8217;insetto, per raccontare dell&#8217;ambra, non può che uscirne, tant&#8217;è che a me le parti che più sono piaciute di Pausa caffè sono quelle apparentemente più narrative (ricordo di un fantastico pezzo su un ragazzo che lavora in un bar). Altrimenti, se si intende fare narrativa parlando del sociale, si deve ricorrere alla metonimia, alla ricerca di una dimensione metaforica e simbolica nelle storie che si raccontano.<br />
Certo, se proprio si vuole evitare questo percorso, per parlare della &#8220;vita di merda che si fa in Italia&#8221; non resta che il metodo utilizzato da G. Genna con Dies Irae, ma mi sembra un atto unico, una prova difficilmente replicabile, specie da chi non si chiama Genna.</p>
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		<title>Di: Ginevra</title>
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		<dc:creator>Ginevra</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Jan 2008 13:52:56 +0000</pubDate>
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		<description>magari!</description>
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		<title>Di: Al De Santis</title>
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		<dc:creator>Al De Santis</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Jan 2008 13:13:30 +0000</pubDate>
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		<description>Bentornato Christian !!!</description>
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		<title>Di: Paolo S</title>
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		<dc:creator>Paolo S</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Jan 2008 11:15:33 +0000</pubDate>
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		<description>TRONando... riflesso pre-cyberpunk! Tornando, indeed.</description>
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		<title>Di: Paolo S</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/01/18/il-cibo/#comment-85896</link>
		<dc:creator>Paolo S</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Jan 2008 11:14:37 +0000</pubDate>
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		<description>tronando al paradosso di Winston: dà da pensare Genna come disperazione MUTA. Abissale davvero.</description>
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