Nel nome della letteratura

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Israele ospite della Fiera del Libro di Torino 2008

Con questa firma esprimiamo una solidarietà senza riserve nei confronti degli organizzatori della Fiera del libro di Torino, nel momento in cui questo evento di prima grandezza della vita letteraria nazionale viene attaccato per aver scelto Israele come paese ospite dell’edizione 2008.
L’appello a cui aderiamo s’intende apartitico, e politico solo nell’accezione più alta e radicale del termine. Non intende affatto definire uno schieramento, se non alla luce di poche idee semplici e profondamente vissute.
In particolare, l’idea che le opinioni critiche, che chiunque fra noi è libero di avere nei confronti di aspetti specifici della politica dell’attuale amministrazione israeliana, possono tranquillamente, diremmo perfino banalmente!, coesistere con il più grande affetto e riconoscimento per la cultura ebraica e le sue manifestazioni letterarie dentro e fuori Israele. Queste manifestazioni sono da sempre così strettamente intrecciate con la cultura occidentale nel suo insieme, rappresentano una voce talmente indistinguibile da quella di tutti noi, che qualsiasi aggressione nei loro confronti va considerata un atto di cieco e ottuso autolesionismo.

Raul Montanari

prime adesioni:

Cosimo Argentina
Sergio Baratto
Daria Bignardi
Gianni Biondillo
Riccardo Bonacina
Elisabetta Bucciarelli
Benedetta Centovalli
Sandrone Dazieri
Girolamo De Michele
Marcello Fois
Francesco Forlani
Michael Gregorio (Daniela De Gregorio, Mike Jacob)
Helena Janeczek
Franz Krauspenhaar
Loredana Lipperini
Valter Malosti
Antonio Mancinelli
Antonio Moresco
Gianfranco Nerozzi
Gery Palazzotto
Laura Pugno
Andrea Raos
Mariano Sabatini
Flavio Santi
Tiziano Scarpa
Beppe Sebaste
Gian Paolo Serino
Luca Sofri
Maria Luisa Venuta
Andrea Vitali
Zelda Zeta (Pepa Cerutti, Chiara Mazzotta, Antonio Spinaci)

159 commenti

  1. beppe sebaste
    Pubblicato 6 Febbraio 2008 alle 08:43 | Permalink

    aderisco pienamente. beppe sebaste

  2. carla bariffi
    Pubblicato 6 Febbraio 2008 alle 09:01 | Permalink

    Aderisco.

  3. Pubblicato 6 Febbraio 2008 alle 09:10 | Permalink

    Aderisco

  4. Laura Bosio
    Pubblicato 6 Febbraio 2008 alle 09:18 | Permalink

    Aderisco.

  5. marco missiroli
    Pubblicato 6 Febbraio 2008 alle 09:22 | Permalink

    Aderisco.

  6. Pubblicato 6 Febbraio 2008 alle 09:34 | Permalink

    Aderisco

  7. Pubblicato 6 Febbraio 2008 alle 09:42 | Permalink

    Aderisco.

  8. nadia agustoni
    Pubblicato 6 Febbraio 2008 alle 09:48 | Permalink

    aderisco

  9. Pubblicato 6 Febbraio 2008 alle 09:58 | Permalink

    Giovanotto,
    la STACCHIA EDIZIONI nella sua intierezza.
    ADERISCE.

    Cordialmente,

    Cav. Marcello Stacchia

  10. Pubblicato 6 Febbraio 2008 alle 10:03 | Permalink

    Io invece solidarizzo con chi ha protestato.

    E la protesta non è contro la “cultura ebraica”, ma contro l’evidente natura provocatoria della scelta di invitare, in questa fase, Israele.

    Può, tale scelta, essere giudicata non considerando il contesto in cui è inserita (a meno che non si creda che la letteratura sia avulsa da ogni contesto storico)?

    Nessuno vuole impedire agli autori israeliani di esprimersi, figuriamoci!

    Ma come ha detto ieri su Il Manifesto il poeta israeliano Aharon Shabtai (declinando l’invito): “è un’occasione di propaganda, in cui Israele si metterà in mostra come uno stato con una cultura, dei poeti, ma nascondendo che in questo momento sta compiendo dei terribili crimini contro l’umanità”.

    Nevio Gambula

  11. Paolo Stanese
    Pubblicato 6 Febbraio 2008 alle 10:04 | Permalink

    Aderisco!

  12. jolanda catalano
    Pubblicato 6 Febbraio 2008 alle 10:05 | Permalink

    Aderisco

  13. Silio Bernelli
    Pubblicato 6 Febbraio 2008 alle 10:06 | Permalink

    Aderisco.

  14. sergio rossi
    Pubblicato 6 Febbraio 2008 alle 10:08 | Permalink

    aderisco

  15. Pubblicato 6 Febbraio 2008 alle 10:21 | Permalink

    aderisco.

  16. agli aderiti
    Pubblicato 6 Febbraio 2008 alle 10:31 | Permalink

    http://leonardo.blogspot.com/2008/02/masters-of-fotti-e-e.html

  17. Annalisa L
    Pubblicato 6 Febbraio 2008 alle 10:37 | Permalink

    Aderisco anch’io Annalisa Lilliu

  18. Pubblicato 6 Febbraio 2008 alle 10:44 | Permalink

    aderisco

  19. Pubblicato 6 Febbraio 2008 alle 10:50 | Permalink

    Mi era sfuggito l’antefatto e l’ho recuperato in rete: “Un’agenzia Ansa conferma che una quindicina di giovani antagonisti e dei centri sociali hanno occupato questa mattina la sede della Fondazione della Fiera del Libro, sventolando una bandiera Palestinese in polemica con l’invito di Israele, in un periodo come questo, di fortissima tensione. Lo ripetiamo, è una situazione politica tesa e difficile e ci sembra che la politica dello stato ebraico non lo aiuti certo ad attirarsi molte simpatie. Sul posto sono intervenuti Digos e Questura.”

    Personalmente ritengo che una quindicina di giovani facciano poco testo e che le mere raccolte di firme lascino il tempo che trovano. Meglio sarebbe stato, provocazione per provocazione e sempre “IN UN MOMENTO COME QUESTO”, invitare sia la Palestina, sia Israele come paesi ospiti.

  20. Pubblicato 6 Febbraio 2008 alle 10:51 | Permalink

    Aderisco.

  21. Pubblicato 6 Febbraio 2008 alle 11:11 | Permalink

    Si aderisce, per carità, il boicottaggio è un’assurdità. Ma trovo stupefacente la sproporzione tra quanto è avvenuto e la reazione quasi militarizzata della politica, della stampa e ora dei blog. A proporre la questione, si badi bene non del boicottaggio ma dell’opportunità di invitare anche i palestinesi, era stato un semplice consigliere del Pdci di Torino. L’idea del boicottaggio era poi stata avanzata dal Forum Palestina. Un po’ poco per urlare al tentativo di distruggere Israele, al pericolo antisemitismo, alla mobilitazione permanente. Vogliamo negare ai palestinesi il diritto di contestare Israele? Mi pare poco carino, hanno qualche scaramuccia con gli israeliani da qualche decennio e non se la passano benissimo. Gli stessi scrittori israeliani, ben più aperti e disponibili al dialogo di molti filoisraeliani nostrani, da Grossman a Yehoshua non fanno altro che parlare di questo. Non si può celebrare la nascita di Israele, perché questo avviene a Torino, senza parlare della non nascita della Palestina. O no? E allora ben venga la solidarietà e il no secco a quattro poveracci antagonisti che si mettono a fare le occupazioni, ma proviamo a prendere spunto da quanto avviene per parlare davvero, per discutere e non per esigere ogni volta da tutti, dalla Dandini a Fazio, credenziali di non antisemitismo a prescindere. Gli stessi che dicono che la cultura non si tocca, che gli scrittori devono parlare, sono quelli che farebbero di tutto per non far venire Tariq Ramadan a Torino (sia ben chiaro che non condivido nulla di quanto dice Ramadan). Vogliamo parlare anche di questo? Lo dico senza polemica, solo perché un dibattito che dica solo “Sto con Israele senza se e senza ma”, mi pare piuttosto sterile e pericoloso.

  22. Pubblicato 6 Febbraio 2008 alle 11:20 | Permalink

    Aderisco.

  23. Pubblicato 6 Febbraio 2008 alle 11:22 | Permalink

    Aderisco. E sono molto contento che abbiate lanciato quest’appello. Era esattamente quel che credevo si dovesse fare.
    Marco

  24. simona baldanzi
    Pubblicato 6 Febbraio 2008 alle 11:25 | Permalink

    è stato inviatato lo stato di Israele con tutto ciò che significa e non gli scrittori israeliani. non si tratta di togliere la libertà di parola alla cultura ebraica, ma bisognerebbe togliere la visibilità al potere dello stato di israele.
    tutti sono liberi di parlare, ma c’è chi è più libero degli altri di parlare? si tratta di occupare spazi mediatici internazionali, che stranamente i palestinesi non hanno mai.
    leggendo questo appello (deludente e superficiale) mi è venuto subito in mente la vicenda del papa alla sapienza: tutti a dire dello scandalo di togliere la parola al papa! ma il problema non era quello: lui parlava all’inaugurazione dell’anno accademico dell’università pubblica italiana. non ci sarebbe stato niente di male ascoltare il papa ragionare con filosofi, biologi e quant’altro su alcune questioni, ma c’è tanto di cui discutere su un potere che entra in contrasto con un altro, lo stato laico. qua non c’è qualcosa di simile?
    che ci sarebbe stato di male invitare scrittori israeliani e palestinesi a ragionare insieme? e invece si invita lo stato di israele (a 60 anni dalla sua nascita che segna anche l’inizio di una tragedia che continua e riguarda sia israeliani che palestinesi) al più importante evento letterario nazionale come bella vetrina e rampa di lancio.
    io avrei organizzato la cosa diversamente, non ho solidarizzato col rettore della sapienza e non solidarizzo con gli organizzatori della fiera del libro perchè se non si capiscono le implicazioni politiche (proprio nel senso alto del termine, perchè io non conosco un senso basso della parola politica) dei luoghi e eventi che si presiedono, beh…allora…

  25. stefano zangrando
    Pubblicato 6 Febbraio 2008 alle 11:27 | Permalink

    Sottoscrivo queste parole di stamparassegnata: «Si aderisce, per carità, il boicottaggio è un’assurdità. Ma trovo stupefacente la sproporzione tra quanto è avvenuto e la reazione quasi militarizzata della politica, della stampa e ora dei blog».

  26. Fabio Orecchini
    Pubblicato 6 Febbraio 2008 alle 11:44 | Permalink

    Sto con Gambula. La scelta di invitare Israele in occasione dell’ anniversario nefasto non è stata una scelta calibrata, altro che proposta di dialogo. Tirate giù i muri, se volete dialogare, non andate a farvi belli e grandi al salone. E’ lo Stato ad essere stato invitato. In riferimento al post di Angelini, purtroppo non li possono invitare entrambi per un motivo fondamentale: la palestina (Ancora) non è uno stato.
    Tutti leggiamo gli scrittori israeliani, tutti apprezziamo la loro cultura, si tratta di scelte, non si doveva fare questa scelta proprio in questo periodo e proprio in occasione dell’anniversario. Tutto qui. Naturalmente per me. Poi il fatto che l’ospite dovesse essere l’Egitto mentre poi si sia scelto Israele mi sembra alquanto strano…dietro non c’è nessuna scelta politica nel senso più alto, ma economica, forse?
    Ma tanto c’è Bush per fare la pace..

  27. Pubblicato 6 Febbraio 2008 alle 11:49 | Permalink

    Simona!
    Ah!
    E io che cercavo il tuo libro! Ovunque!
    E adesso sarò davvero costretto a leggerlo, dopo queste parole gettate in pasto agli ipocriti!
    E mi fai sprecare così, numerosi, gli esclamativi! Ah! Mi stupisci…
    “…se non si capiscono le implicazioni politiche…” ;)
    E’ una guerra persa, Simona, ma sempre guerra è. Non se ne può parlare, e certamente non qui. Guarda quanti lodevoli “aderisco!”, tutti in fila, e la memoria corre lontano, ma neanche tanto, qualche decennio… proprio quella memoria che si vorrebbe “giornalizzata” e la si giornalettizza, duiu comprénd? la memoria svalutata e in pasto ai cani. Che si tengano la loro fiera! Scintillante! Lucidata! Evviva!
    “politico solo nell’accezione più alta e radicale del termine”, l’unica accezione accettata, la genuflessione delle avanguardie, l’avanguardia della genuflessione!
    Simona! Ci sono momenti, e tempi interi, e tempi molto lunghi per giunta, in cui il dialogo è precluso, e non serve più… un consiglio, per quanto possa io misero darne: non sforzarti! Conserva la salute, resisti!
    La strada è quella, e ti saluto. Solo a te sìsì, e all’amico Locio, un po’ più su
    *

  28. Pubblicato 6 Febbraio 2008 alle 12:02 | Permalink

    Non solo non condivido questo appello, ma lo reputo veramente scadente quanto a contenuti.

    La scelta di Israele, che ricade non a caso nel sessantesimo della nascita, come esplicitato dagli stessi organizzatori della fiera, è un atto “politico” non nell’”accezione più alta e radicale del termine” - e quale sarebbe questa accezione? non è dato sapere - ma nel senso di atto di parte. Solidarizzare con gli organizzatori significa schierarsi politicamente (in questi casi non si può non schierarsi), che lo si voglia o meno, ossia prendere parte per uno schieramento.
    Io mi schiero con chi ritiene inopportuna e sbagliata la scelta della Fiera proprio in quanto scelta di parte e - di fatto - di propaganda, e ritengo lesivo della dignità del popolo palestinese omaggiare Israele come stato (è ospite d’onore) proprio nel suo sessantesimo anniversario senza contemporaneamente omaggiare lo stato palestinese che non c’è e che continua a non esserci per via dell’occupazione israeliana - ossia di un crimine contro un popolo che perdura da oltre 40 anni.

    Reputo infine veramente imbarazzanti le seguenti frasi:
    “In particolare, l’idea che le opinioni critiche, che chiunque fra noi è libero di avere nei confronti di aspetti specifici della politica dell’attuale amministrazione israeliana, possono tranquillamente, diremmo perfino banalmente!, coesistere con il più grande affetto e riconoscimento per la cultura ebraica e le sue manifestazioni letterarie dentro e fuori Israele.”
    che è una ovvietà che non si capisce per quale motivo debba essere esplicitata
    “Queste manifestazioni sono da sempre così strettamente intrecciate con la cultura occidentale nel suo insieme, rappresentano una voce talmente indistinguibile da quella di tutti noi, che qualsiasi aggressione nei loro confronti va considerata un atto di cieco e ottuso autolesionismo.”
    che significa di fatto che le manifestazioni letterarie dentro Israele sono considerate dagli scrittori firmatari dell’appello “strettamente intrecciate” alla cultura occidentale tanto da essere “indistinguibili” dalle loro voci, il che porta dritti dritti a dire: NOI SIAMO EBREI NOI SIAMO ISRAELIANI - di 11 settembre memoria, quandi si diceva SIAMO TUTTI AMERICANI -
    dal che nascono spontanee alcune domande:
    1. la cultura araba, invece, e la palestinese in particolare, non è abbastanza “intrecciata” con quella “occidentale” e quindi è “distinguibile da tutti noi (voi, se permettete)”?
    Sia nel caso di risposta affermativa che di risposta negativa si aprono ineludibili questioni, piuttosto penose.
    2. dato che “qualsiasi aggressione nei loro confronti [delle manifestazioni letterarie ebraiche e israeliane] va considerata un atto di cieco e ottuso autolesionismo”, le aggressioni alle manifestazioni letterarie meno intrecciate alla cultura occidentale e più distinguibili dalle vostre voci vanno considerate cieche, ottuse e autolesioniste in misura minore?
    Veramente triste ogni risposta che io possa immaginare.

  29. lucio
    Pubblicato 6 Febbraio 2008 alle 12:46 | Permalink

    Nel nome della letteratura, della libertà d’espressione, e della libertà di contestazione.
    Questo appello in difesa delle manifestazioni letterarie, in linea con lo spirito libertario di NI, mi sembra cortocircuitare la difesa della sacrosanta libertà d’espressione con l’impossibilità di contestare una manifestazione culturale. Credo che sia comunque possibile, e non ci vedo niente di sbagliato, contestare gli organizzatori, meglio il loro invito ad Israle in occasione del suo 60° compleanno, e contemporaenamente apprezzare, leggere, ed invitare a manifestazioni letterarie e culturali gli scrittori israeliani, così come tutti gli altri scrittori. Insomma, questa volta credo che si stia dando retta ad una urgenza di accorrere comunque in difesa di …, senza leggere bene le ragioni dei contestatori. Con le dovute differenze mi ricorda le maledizioni lanciate contro i fisici della Sapienza.
    I contestatori dell’invito ad Israele, e ripeto (in quanto aggravante) in occasione del suo 60° compleanno, stanno organizzando una controfiera alla quale hanno già invitato scrittori israeliani che stanno aderendo; e questo dovrebbe dimostrare che è possibile contestare la politica del governo di Israele e continuare ad apprezzare molti scrittori di quel paese.
    Infine, ma col dubbio d’invetario perché non ho ancora avuto riscontri, riporto una notizia dal forum per la Palestina, che pur non modificando quello che ho scritto, dovrebbe mettere una pulce all’orecchio a molte persone troppo sicure.
    Secondo il portavoce del forum per la Palestina, Germano Monti, l’invito per il 2008 era stato fatto ed accettato da tempo nei confronti dell’Egitto, che aveva già prenotato spazi espositivi e albergo, e solamente dietro pressioni israeliane (sempre per il 60°) all’ultimo momento gli organizzatori hanno sostituito l’Egitto con Israele.
    lucio

  30. tecla dozio
    Pubblicato 6 Febbraio 2008 alle 12:47 | Permalink

    Aderisco

  31. Pubblicato 6 Febbraio 2008 alle 12:51 | Permalink

    Aderisco all’appello.

  32. Pubblicato 6 Febbraio 2008 alle 12:56 | Permalink

    aderisco

  33. Pubblicato 6 Febbraio 2008 alle 12:57 | Permalink

    Ma che bella fiera di ipocriti, grafomani del cazzo, senza arte né parte! Ma quale letteratura! Gente da televisione, anzi da retequattro, da bagaglino…
    Bene, Gambula, chiunque tu sia.

  34. giulia mozzato
    Pubblicato 6 Febbraio 2008 alle 13:10 | Permalink

    aderisco

  35. Pubblicato 6 Febbraio 2008 alle 13:18 | Permalink

    aderisco

  36. Pubblicato 6 Febbraio 2008 alle 13:24 | Permalink

    Sarebbe stato molto meglio dedicare alla cultura ebraica che allo Stato di Israele, viste le premesse e le conseguenze.

  37. Pubblicato 6 Febbraio 2008 alle 13:40 | Permalink

    non solidarizzo con nessuno, qui.
    solidarizzo coi palestinesi, lì.
    e mi domando, con quello che sta accadendo nella striscia di gaza, come sia possibile sottoscrivere un appello del genere.
    voglio dire, come sia possibile affrettarsi a farlo in nome della “cultura”, come se la cultura di israele non la si veda, anche e soprattutto, a gaza, a ramallah, lungo il muro, negli insediamenti coloniali, ai posti di blocco, eccetera.
    come se la cultura di israele fossero solo i suoi scrittori (quanti scrittori israeliani in arabo esistono? quanti se ne vedranno a torino?) e non anche tutto il resto, come la sua politica di espulsione totale e definitiva di ogni presenza araba nella zona, in alcuni casi apertamente certificata da alcuni storici israeliani.
    ma qui no, a torino ci va la cultura-cultura, tutta la cultura israeliana, per così dire larga, per noi ne deve restare fuori, in modo che si possa asetticamente e molto democraticamente distinguere, tra le idee di scrittori “molto critisci” e la concreta intollerabile azione di un popolo, contro un altro popolo.
    poi ci si domanda che fine abbiano fatto gli intellettuali in italia.
    bene eccoli.

  38. sparz
    Pubblicato 6 Febbraio 2008 alle 14:07 | Permalink

    vorrei fosse chiaro a tutti che Nazione Indiana non aderisce in quanto tale all’appello, solo i singoli redattori che l’hanno firmato. Io ad esempio non aderisco, come ho già spiegato nei commenti ai post di Inglese.

  39. Salvatore F. Riggi
    Pubblicato 6 Febbraio 2008 alle 14:20 | Permalink

    Anch’io aderisco. Ai commenti di Nevio Gambula e Fabio Orecchini.

  40. luminamenti
    Pubblicato 6 Febbraio 2008 alle 15:20 | Permalink

    Sono d’accordo con quanto ha scritto qui Lucio Angelini: “IN UN MOMENTO COME QUESTO”, invitare sia la Palestina, sia Israele come paesi ospiti”.

  41. beppe sebaste
    Pubblicato 6 Febbraio 2008 alle 15:37 | Permalink

    ho postato e linkato l’appello anche nel mio blog. un saluto, beppe

  42. Pubblicato 6 Febbraio 2008 alle 15:52 | Permalink

    Simona! Ah! E io che cercavo il tuo libro! Ovunque!

    diego il libro di simona è veramente bellissimo, leggilo
    geo

  43. diego
    Pubblicato 6 Febbraio 2008 alle 16:03 | Permalink

    farollo appena subito, georgia. ordinato.

  44. Pubblicato 6 Febbraio 2008 alle 16:18 | Permalink

    Aderisco anch’io.

  45. Pino S.
    Pubblicato 6 Febbraio 2008 alle 16:24 | Permalink

    Una volta gli appelli degli intellettuali servivano a sensibilizzare la popolazione intorno a questioni gravi di cui si parlava poco e si voleva parlare poco. In genere, gli appelli davano voce ai più deboli. Alcuni appelli, in certe circostanze, potevano costare molto a chi li promuoveva. E’ abbastanza surreale che oggi si facciano appelli promossi da scrittori, che non fanno che riprendere quello che TUTTA la stampa dice, e un appello che si mette comunque dalla parte dei forti.
    Ma più surreale, è la sfilza di “obbedisco”… volevo dire “aderisco”. Cosi, senza neanche uno straccio di analisi. Ma pensare con la propria testa fa cosi male? Non mi riferisco certo a coloro che hanno argomentato e anche criticato l’appello.

  46. huato van ghetz
    Pubblicato 6 Febbraio 2008 alle 16:42 | Permalink

    Chiamare sempre un palestinese quando c’é un israeliano
    fà il paio col chiamare sempre un nazista quando c’è un ebreo.
    Perchè non si chiama mai un israeliano a discutere le ragioni
    di un paletinese: quello non é politically correct?

  47. Giovanni Nuscis
    Pubblicato 6 Febbraio 2008 alle 16:44 | Permalink

    Aderisco, e sia da esempio di civiltà a chi civile non è, con la sua politica del massacro. Ma ubi major, minor cessat, in questo caso, e l’universalità della letteratura lasci fuori il particolare (assai misero) della politica.

    Giovanni Nuscis

  48. diego
    Pubblicato 6 Febbraio 2008 alle 16:47 | Permalink

    fiero di essere incivile, anche se quando parli di “politica del massacro” dovresti guardare dalle tue parti, mr. Nuscis.

  49. Pubblicato 6 Febbraio 2008 alle 17:02 | Permalink

    rileggo incredulo il testo dell’appello di cui mi colpisce la separazione che viene operata tra la cultura letteraria di un popolo e l’esistere e l’agire in tutti i campi di quello stesso popolo, come se gli intelletuali-scrittori fossero eradicabili dal loro brodo di coltura etico-politico e i loro prodotti si potessero considerare una cosa a parte e più alta e nobile.
    mentre è evidente che in una manifestazione come quella di torino il problema per israele è innanzi tutto un problema di immagine.
    la protesta vuole ricordare la falsità dell’immagine che quel paese cerca di proiettare all’esterno, perché se dobbiamo credere a quello che l’informazione internazionale ci sta dicendo di quello che accade nella striscia di gaza allora non possiamo allo stesso tempo accogliere come nulla fosse la letteratura e i letterati di quel paese, ma senza impedirgli di venire, dobbiamo almeno ricordargli che qualche problema l’abbiamo, vogliamo sentire cosa ne pensano, per esempio.

    se gli estensori dell’incredibile manifesto avessero almeno chiuso rilanciando il problema della palestina e dei territori occupati come tema centrale del quale i vari grossman dovranno venirci a raccontare qualcosa, perché gli sarà inesorabilmente domandato di esprimere la loro posizione, come conditio sine qua non, occuparsi poi eventualmente di altri temi quotidiani e umani e esistenziali erotico famigliari che sono ugualmente ininteressanti dappertutto.

    finisco la mia inutile filippica: come scrittore, l’unico tema che davvero mi interessa è quello della sopraffazione in tutte le sue forme, collettiva e individuale, palese, strisciante, occulta, l’unica cosa che davvero vale la pena di narrare è quello che ci fa la storia e quello che noi, nella storia facciamo ad altri.
    in questo quadro la “difesa della letteratura” coinciderebbe con la difesa dell’uomo.
    poi fate un po’ voi.

  50. PIERO CAVAGNA
    Pubblicato 6 Febbraio 2008 alle 17:09 | Permalink

    ADESIONE INCONDIZIONATA
    PIERO CAVAGNA

  51. Pubblicato 6 Febbraio 2008 alle 17:09 | Permalink

    Aderisco (anche non sono italiana) perché il libro è una speranza, un canto della memoria, un vento di libertà che va trovare quello che non puo parlare.

  52. Elena Petrassi
    Pubblicato 6 Febbraio 2008 alle 17:14 | Permalink

    Aderisco

  53. Giovanni Nuscis
    Pubblicato 6 Febbraio 2008 alle 17:20 | Permalink

    @Mr. Diego. Quali sono le “mie” parti che dovrei guardare?

  54. Alessandro Caro
    Pubblicato 6 Febbraio 2008 alle 17:23 | Permalink

    Aderisco senza riserve…
    …ma è triste aderire ad un appello su un evento che non necessiterebbe di adesioni.
    Sarebbe l’ora di finirla con tutta questa cagnara intollerante che si sprigiona quando si ha a che fare con Israele…una cosa è certa, coloro che si fanno portavoci di tali vergognose iniziative sono i più ferventi predicatori di odio e di bieca miopia che si possa immaginare, tanto più pericolosi quanto più desiderosi di apparire come i moralizzatori e i difensori dei soprusi e delle sopraffazioni subite dai “deboli” e dalle “vittime” del mondo

  55. Paolo
    Pubblicato 6 Febbraio 2008 alle 17:26 | Permalink

    Premetto che sono di familgia ebrea.
    Generalmnete non amo i boicotaggi.
    Però ci sono alcune cose su cui l’ipocrisia, anche intellettuale non paga.
    Come si fa a non vedere che per ogni isareliano ucciso tutta la stampa si muove e su tre palestinesi uccisi nn trovo nemmeno la notizia?
    Come non si fa a vedere una sproporzione incredibile tra la realtà dei territori occupati, delle nuove colonie e dei muri rispetto alla copertura internazionale.
    Mi spiace dirvelo una volta gli intellettuali stavano con i deboli.
    Qui con i deboli non ci sta nessuno.
    Di fatto state rispondendo ad appello di Aldo Grasso, sul cui giornale, l’informazione è quotidianamente mortificata.
    Gli scritto ri isareliani hanno tutto il diritto di esprimersi.
    Ma lo stesso diritto dovrebbe valere anche per i palestinesi.
    Eppure nessuna fiera di torino festeggiare i 10 anni della nascita dell’autorità palestinesi.
    Questi nuovi “amici di israele” ricordano gli stessi che hanno accusato Barenmboin.

    Sarebbe carino che gli scrittori aiutassero a capire la realtà e non la propaganda.
    Sia filopalestinesi che filoisareilana.
    Anche perchè essere filopalestinesi o filoisareliani dovrebbe obbligare anche a dare critiche e consigli.

  56. Pubblicato 6 Febbraio 2008 alle 17:47 | Permalink

    Aderisco. Sempre. E non capisco perché ogni volta che si debba parlare delle radici culturali di Israele (o della Palestina) subito ci debba essere qualcuno che ritiene “opportuno” parlare anche di quelle della Palestina ( o di Israele). Questo voler sempre porre in relazione (o peggio, in antitesi) le due realtà non aiuta certo il processo di pace: così facendo si condiziona l’esistenza dell’una alla ragione d’essere dell’altra.

  57. tonino Pecoraro
    Pubblicato 6 Febbraio 2008 alle 17:51 | Permalink

    Aderisco.

  58. Franco Rella
    Pubblicato 6 Febbraio 2008 alle 17:54 | Permalink

    Aderisco all’appello contro l’incredibile e insensato boicottaggio.
    Franco Rella

  59. Franco Rella
    Pubblicato 6 Febbraio 2008 alle 17:56 | Permalink

    Aderisco all’appello
    Franco Rella

  60. diego
    Pubblicato 6 Febbraio 2008 alle 17:57 | Permalink

    aderisco!
    adeRisco!
    heil!

    ma dimmi come non ti vengono, Giovanni Nuscis, i brividi a vederti a testa bassa, pronto a sacrificare il tuo nome, e il tuo cognome, a una vetrina! carte false per averla, ora, nell’ora più buia della propaganda, un milione e mezzo di persone, già da anni ingabbiate, ora senza corrente… che tappeto ci vuole per nasconderle? per nascondere le mani tese e la dignità cancellata, nonostante tutto? ce ne vogliono tanti! in tutti i paesi! e “nel nome della letteratura”, per giunta! ma guardalo, guarda quel titolo! “Nel nome della letteratura”! Ma cosa?
    La lettertura, questa monade indipendente dagli affari umani, ma che miracolo! Sì che un Grossman non risiede, non mangia, non caca, non ha figli che gli muoiono, e se ne ha non ne resta turbato perchè cos’è stato a ucciderlo… ma sarà il fato… non trae esperienza dalla guerra, ciò che scrive è “letteratura”, ovvio… essa viene e ispira, lontana dalla terra e dalla storia e da chi la fa e ci vive, epperò fa anche mangiare, la letteratura… specie se si vende all’estero… ma per vendere all’estero, per la promozione, ci vuole altro dalla letteratura, ci vuole concordanza di visione, armonia, con la realtà di quel paese e chi la comanda. Io mi sentirei offeso, se fossi in Grossman per esempio, da un appello simile “Nel nome della letteratura”…
    E allora cos’è? O è veloce, pensato male, giusto il tempo per dire “io c’ero” in fretta e furia - prendere posizione, scivolando grossolanamente - oppure è l’appello più meschino e maledetto, in cattivissima fede, che si potesse imbastire. E il sospetto viene, leggendo questa frase “il più grande affetto e riconoscimento per la cultura ebraica e le sue manifestazioni letterarie dentro e fuori Israele”… sarebbe un po’ da orbi pensare che tutte le manifestazioni letterarie della cultura ebraica dentro e fuori Israele siano rappresentate da una vetrina di un solo padrone, il governo di quello stato, ché quello stato rappresenta all’estero, ed è lo stesso che occupa e distrugge, che si macchia di crimini contro l’umanità, che agisce costitutivamente fuori dalla legalità internazionale. E quindi, per quali di quelle “manifestazioni della cultura ebraica” sarà mai la nostra vetrina? Per quelle che cantano la stessa canzone, all’unisono, “nel nome della letteratura”.

  61. Pubblicato 6 Febbraio 2008 alle 17:58 | Permalink

    Aderisco pienamente.

  62. Gianfranco Viesti
    Pubblicato 6 Febbraio 2008 alle 17:59 | Permalink

    Aderisco all’appello
    Gianfranco Viesti
    Professore straordinario di Economia Applicata
    Facoltà di Scienze Politiche
    Università di Bari

  63. Pubblicato 6 Febbraio 2008 alle 18:06 | Permalink

    cavolo, ma che è, la corsa all’adesione?
    mmmmmmmmmm ….
    Io NON aderisco
    Beh dopo tutti queso corri corri ad aderire mi sembra giusto mettere un NON in neretto, cavolo ho sempre detestato i consensi bulgari e anche voi dovreste pensarci un po’ prima di andare sempre in soccorso della parte più facile a cui aderire. Pur essendo lettrice e ammiratrice di molti scrittori, poeti e storici israeliani, li leggo e li stimo (mica tutti ma questo non importa) e voglio che parlino nel mondo, ma non vedo proprio perchè dovrei aderire al fatto che si inviti israele per il sessantesimo della sua fondazione, che cavolo c’entra un anniversario nazionalista con la letteratura? e condivido pienamente quanto scritto da paolo
    geo

  64. vincenzo neve
    Pubblicato 6 Febbraio 2008 alle 18:10 | Permalink

    aderisco

  65. Mario
    Pubblicato 6 Febbraio 2008 alle 18:13 | Permalink

    La memoria vive di cose quotidiane,dopo sessanta anni un giorno di visibilità per non dimenticare.

  66. Giovanni Nuscis
    Pubblicato 6 Febbraio 2008 alle 18:26 | Permalink

    @Diego. Ti sfugge che aver scelto Israele come paese ospite dell’edizione 2008 della Fiera del libro non vuol dire avere “ospite” il governo e l’esercito israeliano, ma scrittori della levatura di Grossmann, a cui va tutta la mia stima. Io e te, salvo prova contraria o incarichi di responsabilità che lo attestino, non siamo l’Italia che va in guerra o che manda a rotoli il paese. Mettere alla porta o polemizzare con queste persone, portatrici di cultura, civiltà e dolore lo trovo un atto inaccettabile, pur consapevole del contesto politico e storico di riferimento. Pur comprendendo le ragioni dei manifestanti, in questa circostanza non mi sembrano opportune. La responsabalità, come nel diritto penale, sono personali, e non comunitarie, e, peggio ancora, politiche.
    Metto sempre il mio nome e cognome in ogni cosa che scrivo, e me ne assumo con ciò la piena responsabilità. Comprendo i cuor di leone che non fanno altrettanto, purché non vengano a farmi discorsi di principio. La mia adesione non è frettolosa ma ponderata, il post è di ieri. Prendo posizione ogni volta che lo reputo opportuno, senza nulla da guadagnare né da perdere.

    Giovanni Nuscis

  67. Pubblicato 6 Febbraio 2008 alle 18:41 | Permalink

    io non mi arrabbio più da un pezzo…
    ;-)
    ciao Gianni

  68. Pubblicato 6 Febbraio 2008 alle 19:28 | Permalink

    Qui non si capisce più in quale post dire la propria, ma a questo punto vorrei aggiungere qualcosa al post del braccialetto. E cito qualcosa che ho scritto ieri sera:
    Se devo stare con qualcuno sto con gli anarchici israeliani contro il muro (ebrei, israeliani, residenti in Israele). Io sto con tutti gli ebrei democratici, che riconoscono che il loro Stato esercita un’oppressione. E il punto è proprio quello: lo Stato. Finché non si esce da Stato contro Stato la questione non verrà mai risolta. Cosa possiamo fare noi allora? Favorire l’incontro. In ogni occasione. Ma la fiera del libro ha fatto questo? No. E’ passata dallo Stato, quando avrebbe potuto saltare la mediazione statale e rivolgersi direttamente alle comunità di scrittori, di persone, da una parte e dall’altra. Se io voglio la pace faccio questo. E mi viene da pensare, se avesse fatto così la fiera non avrebbe avuto i contributi che sicuramente ha avuto. La fiera è un’istituzione di potere, e come tale si è comportata.
    (Vedo con piacere che anche Wu ming 1 oggi è intervenuto in questi termini, in un altro thread)

  69. Pubblicato 6 Febbraio 2008 alle 20:06 | Permalink

    è uno spettacolo davvero avvilente, quello che si vede qui.

    questa adesione di massa acritica da parte di persone che per lo più si ritengono scrittori o intellettuali, credo.

    su un appello il cui testo, come ho già scritto sopra, risulta singolarmente infelice nell’arrivare a sostenere la scelta che esprime.

    mi chiedo se non sia il caso che altri scrittori o intellettuali o semplici persone pensanti non scrivano un appello critico verso la scelta della fiera di torino, senza pronunciarsi espressamente sulla possibilità di sostenere o meno la campagna di boicottaggio.

  70. Pubblicato 6 Febbraio 2008 alle 20:06 | Permalink

    pubblicato

  71. Pubblicato 6 Febbraio 2008 alle 20:10 | Permalink

    @tashtego
    mi fa piacere che finalmente qualcuno analizzi il testo dell’appello. sei d’accordo con la mia analisi (tra i primi commenti)?

    @paolo
    grazie.

  72. ariela
    Pubblicato 6 Febbraio 2008 alle 20:13 | Permalink

    Aderisco.
    Sono israeliana (italiana di nascita) e sono strabiliata dalle bugie e dalla malafede che leggo in alcuni commenti.
    Siamo in molti a criticare la politica dei nostri vari governi ma siamo ancora di più ad ammettere che per ballare il tango bisogna essere in due. Anche per fare la guerra e anche per fare la pace. La responsabilità della situazione è per lo meno condivisa al 50% tra israeliani e palestinesi.
    Peccato che tutti i benpensanti che mi precedono non si siano adoperati nell’agosto 2005 per aiutare i palestinesi ad iniziare a costruire il loro staterello invece di sfruttare i territori finalmente sgombrati per trasformarli in campi per lancia-razzi. Da quanto ho capito si accusa gli iniziatori della Fiera del Libro o/e i dirigenti di aver fatto una scelta politica. Non sono in grado di giudicare, ma di certo posso dire che (a parte gli indottrinati che non prendo in considerazione) sia quasi impossibile capire la situazione di questa parte del mondo ma per essere onesti si dovrebbe ammettere quello che è ormai palese a chi segue da vicino le vicende di questa regione. L’odio non ha niente a che fare con i palestinesi che sono marionette nella mani dello sconfinato popolo islamico che li usa e li sfrutta per i propri scopi. Il resto lo si può capire dai sermoni pronunciati nelle moschee in tutto il mondo. per questo però è necessario un minimo di onestà.

  73. francesco forlani
    Pubblicato 6 Febbraio 2008 alle 20:28 | Permalink

    Caro Lorenzo,
    in nessun caso quanto è espresso dall’appello e da chi lo sottoscrive esclude la possibilità di avere una posizione critica - in senso politico- rispetto a quanto accade nei territori. Poi scrivi:

    questa adesione di massa acritica da parte di persone che per lo più si ritengono scrittori o intellettuali, credo.
    e vai con l’insulto a metà,
    acritical mass intellectuals…

    per continuare affermando,

    mi chiedo se non sia il caso che altri scrittori o intellettuali o semplici persone pensanti

    se non l’avevi capito, e allora occorre ribadirlo, qui in calce all’appello ci sono proprio firme di persone semplici. per una questione, e su questo sono d’accordo con te, assai più complessa.

    Ma mai come ora, almeno per me, andava espressa una posizione semplice, si a Israele alla fiera del libro di Torino, il che significa, sì alla cultura israeliana a Torino. se poi tra le opere presentate al salone dovesse capitarmi una silloge di poesie d’amore, rivolte da un essere a un altro essere - magari non sappiamo se il poeta è arabo-israeliano o ebreo tunisino, se è una donna che scrive a un’altra donna, o un uomo che si rivolge a un altro uomo. Poesie semplici d’amore, diciamo, con un riferimento a una tradizione che pur facendone parte, magari ignoriamo. insomma un libro così, le cui pagine non portino il sangue delle stragi compiute nei due campi, dai due, tre campi, ma solo qualche goccia del dolore d’amare,ebbene, caro lorenzo, secondo te quelle poesie sarebbero della merde o più semplicemente della letteratura?

    effeffe

  74. anna ardissone
    Pubblicato 6 Febbraio 2008 alle 20:43 | Permalink

    aderisco all’appello!

  75. Francesco Catastini
    Pubblicato 6 Febbraio 2008 alle 20:46 | Permalink

    Aderisco senza alcuna riserva e alcun distinguo.

    Francesco Catastini

    European University Institute
    Department of History and Civilisation
    Via Boccaccio, 121
    I - 50133 Florence

  76. Pubblicato 6 Febbraio 2008 alle 20:46 | Permalink

    @ff
    tu almeno discuti, qui e sugli altri post, io mi sono espresso in toni così forti, o meglio scorati, per il fatto che quasi tutti i firmatari gli aderenti nei commenti finora non hanno neanche discusso la questione in oggetto né il testo dell’appello.

    per il resto, la tua è una domanda retorica, e dunque non necessita risposta. il punto della discordia come sai è un altro.

  77. Nina
    Pubblicato 6 Febbraio 2008 alle 20:55 | Permalink

    Aderisco!

  78. martina firenze
    Pubblicato 6 Febbraio 2008 alle 21:06 | Permalink

    aderisco!

  79. diego ianiro
    Pubblicato 6 Febbraio 2008 alle 21:12 | Permalink

    @Giovanni Nuscis
    che posso dirti Giovanni
    >non vuol dire avere “ospite” il governo israeliano
    allora forse dobbiamo lambiccarci sulla definizione di paese
    se facciamo i finti tonti è un’altra storia.
    cmq. sì, non stimo grossman, affatto.
    e ora basta, vermante.
    a me tutto ciò rattrista molto, e tutte le adesioni, così come le ho viste, a raffica, mi inquietano. certo non mi meravigliano, nello specifico ho visto di peggio. ma almeno non “nel nome della lettertura”, questo va detto.
    salut
    come ho detto stamattina, non ne vale la pena.
    adda passa’a nuttata

  80. Alexander
    Pubblicato 6 Febbraio 2008 alle 21:42 | Permalink

    Invitare israele alla fiera del libro sarebbe come invitare il sudafrica di botha come stato nazionale ospite d’onore…
    Il sudafrica dell’appartheid è la forma di governo più simile a quella israeliana che attualmente fra l’indifferenza continua a uccidere e destabilizzare l’intera area…

    Ma naturalmente fra ignoranza e qualunquismo tutti proni con l’aderisco più ignobile della storia…bunuelianamente dico defeco sullo stato tutto di israele e sul suo esercito…e basta con la favoletta dell’antisemitismo!!!

    Sono nato 70 anni dopo la guerra, mai appartenuto a nessuna formazione politica fascista o di destra, nè appoggio come appoggerò mai ideali razzisti di alcun genere, semplicemente i ladri e gli assassini li digerisco poco.

    Facciano abiura pubblica della politica israeliana questi “intellettuali” e questi “scrittori” e dopo potranno andare a dire e presentare le loro opere…
    MEntre vi indignate e aderite all’appello c’è gente che muore di fame o che viene uccisa nei territori mentre sui vari giornaletti gratuiti della metro si arriva a scrivere palestinese di 10 anni ucciso come se non fosse un bambino ma solo un palestinese dei tanti morti ammazzati…non avete nessuna scusante per difendere questo stato criminale israeliano.

  81. serena gaudino
    Pubblicato 6 Febbraio 2008 alle 21:44 | Permalink

    aderisco

  82. Pubblicato 6 Febbraio 2008 alle 21:56 | Permalink

    aderisco

  83. Pubblicato 6 Febbraio 2008 alle 22:01 | Permalink

    asterisco*

    * aderisco a
    Manganelli-
    Baremboim

  84. Carlo Cannella
    Pubblicato 6 Febbraio 2008 alle 22:10 | Permalink

    Scusate, io ho una mente ristretta. Come si faccia ad aderire a una porcheria del genere non lo capisco. E quel che e’ peggio non lo capiro’ mai. Per quello che vale, cioe’ niente, non aderisco.

  85. Pubblicato 6 Febbraio 2008 alle 23:05 | Permalink

    Aderisco.
    Massimiliano Coccia, scrittore

  86. Donatella Lai
    Pubblicato 6 Febbraio 2008 alle 23:15 | Permalink

    Aggiungete anche me tra i firmatari.

  87. Pubblicato 6 Febbraio 2008 alle 23:20 | Permalink

    Nessuno contesta ai palestinesi il diritto di contestare Israele. Perché devono farlo alla Fiera di Torino?
    Alcuni dicono che è stato invitato lo Stato d’Israele. Non mi pare. A Torino verrà Grossman e non Olmert.
    Non sono per nulla filoisraeliano ma a volte, dietro certi pronunciamenti, c’è la solita idea che vorrebbe negare a Israele la sua esistenza.
    Filadelfo Giuliano

  88. Pubblicato 6 Febbraio 2008 alle 23:28 | Permalink

    Osservazione a margine: pare sia in atto una guerra fra chi ha deciso di aderire e chi invece no. Poco edificante.

  89. Pubblicato 6 Febbraio 2008 alle 23:30 | Permalink

    Aderisco. Per maggiore chiarezza, il mio personale convincimento è espresso benissimo da David Grossman in un suo recente discorso in memoria di Izthak Rabin, pubblicato insieme al link a questo appello nelle news del mio sito http://www.corriericosmici.it

  90. Pubblicato 6 Febbraio 2008 alle 23:30 | Permalink

    ho fatto un articolo sul mio blog:

    http://lineagoticafight.blogspot.com/2008/02/gravissimo-episodio-di-intolleranza.html

  91. furlen
    Pubblicato 6 Febbraio 2008 alle 23:37 | Permalink

    scusa Giuseppe ma io non vedo (per fortuna) nessuna guerra. Il post in questione è un appello, in cui si ha la possibilità di aderire o meno. Se raccogliessimo firme con un banchetto, si fermerebbero e firmerebbero coloro che sono d’accordo, di principio con il testo dell’appello.
    Nei blog accade che si possano esprimere posizioni differenti - non credo sia capitato ad un banchetto di vedere uno che si ferma e invece di firmare ti scrive sui fogli perché non è d’accordo- ed è quanto sta accadendo qui. L’unica nota “militare” permettimi riguarda semmai quanti non solo non sono d’accordo ma che in più intervengono per dire che chi firma è più o meno uno sprovveduto, nel migliore dei casi, o un pirla, nel peggiore.
    perché? meditate gente meditate
    effeffe

  92. giuseppe rizzo
    Pubblicato 6 Febbraio 2008 alle 23:42 | Permalink

    aderisco. senza se e senza ma.

  93. clausneghe
    Pubblicato 6 Febbraio 2008 alle 23:56 | Permalink

    Ma quale solidarietà…

    Il festeggiato è lo stato d’israele che non dovrebbe esistere eppure ha già 60 anni.

    Oggi lo stato sionista criminale è il peggiore pericolo per la pace.

    Tirino giù i muri e la smettano di angheriare i Palestinesi.

    Da parte mia nessuna solidarietà nè agli organizzatori nè a israele.

    Anzi, quando vedo un prodotto made in israel sistematicamente non lo compero. invito tutti coloro che disprezzano israele a fare lo stesso.

  94. Pubblicato 7 Febbraio 2008 alle 00:00 | Permalink

    Aderisco senz’altro all’appello.
    Avevo aperto un post sull’argomento su letteratitudine

  95. ops
    Pubblicato 7 Febbraio 2008 alle 00:01 | Permalink

    Ariela wrote:
    La responsabilità della situazione è per lo meno condivisa al 50% tra israeliani e palestinesi.

    Replico con la risposta che Ilan Pappe diede a una persona che insisteva con la domanda: cosa possono fare i palestinesi per la pace?
    Hai domande per gli Africani sotto il regime di apartheid ?
    Hai domande per gli Spagnoli sotto Franco ?
    Hai domande per i Cileni sotto Pinochet ?
    Quando sei sotto un regime dittatoriale la domanda va rivolta ai criminali non alle vittime (scatta un appaluso scrosciante)
    http://www.assopace.org/news.php?id=94

    Non adersco all’appello e boicotto tutti i prodotti di Israele, compresi gli intellettuali embedded che saranno in Fiera.

    Dissento ed è un diritto farlo. Boicotto per una giusta causa condivisa anche da molti intellettuali ebrei. Peccato che quelli che prima vivevano e lavoravano in Israele siano stati costretti a mollare gli incarichi universitari e a emigrare. Anche Atzmon sospetto che potrebbe dire qualcosa sulla possibilità di vita degli intellettuali dissidenti in Israele. Grossman? ma Grossman era tra quelli che prima di fare una tiepida critica all’aggressione al Libano ne rivendicava, purtroppo, la liceità.
    E non dovrei boicottare? potrei farlo pure ad personam se sarà veramente il governo israeliano a stabilire quali intellettuali devono finire in vetrina.

  96. la funmabola
    Pubblicato 7 Febbraio 2008 alle 01:21 | Permalink

    io aderisco a quelli/e che non aderiscono
    che questo appello è roba da chiodi!
    e…”baciatemi il culo” è sublime
    la funambola

  97. Ausilio Bertoli
    Pubblicato 7 Febbraio 2008 alle 02:53 | Permalink

    Aderisco all’appello, ribadendo che nell’ambito sia letterario che scientifico non debbono esserci frontiere o sbarramenti di sorta.

    Ausilio Bertoli
    scrittore e sociologo

  98. Pubblicato 7 Febbraio 2008 alle 08:42 | Permalink

    Aderisco pienamente, da essere umano, da cittadino, da valdese, da uomo di sinistra, da scrittore per bambini e per adolescenti.
    Se non aderissi, quando andrò nelle scuole o nelle biblioteche a incontrare i ragazzi, avrei difficoltà a spiegare perchè me ne sono stato alla finestra come Ponzio Pilato, senza prendere posizione.
    Luciano Comida

  99. Mauro Gorrino
    Pubblicato 7 Febbraio 2008 alle 09:25 | Permalink

    Aderisco.
    Mauro Gorrino

  100. Pubblicato 7 Febbraio 2008 alle 09:29 | Permalink

    Sono con voi!

  101. Pubblicato 7 Febbraio 2008 alle 09:40 | Permalink

    @ effeffe

    Non ho niente da dire sul post, in quanto mi trova perfettamente d’accordo con quanto espresso da Raul Montanari, Effeffe. Mi riferivo semplicemente alle “opinioni non richieste”, come molto bene hai evidenziato nella seconda parte del tuo commento. Comunque l’importante è che il tamtàm continui sui blog anche “nel nome della letteratura”.

  102. carola susani
    Pubblicato 7 Febbraio 2008 alle 09:52 | Permalink

    Aderisco all’appello

  103. Pubblicato 7 Febbraio 2008 alle 09:52 | Permalink

    come dice effeffe non è obbligatorio aderire o meno, e non c’è bisogno di motivare la propria aderenza o rifiuto però sarebbe anche carino leggere qualche motivazione di chi aderisce, e non vederli scrivere solo *aderisco* come fosse la cosa pù naturale del mondo, come se fossero accaduti a torino atti di vergognoso antisemitismo, come se e la cultura fosse in pericolo (quella lo è ma non certo per tre o quattro persone che boicattano), insomma non è che aderire e basta voglia dire sono per la libertà degli scrittori israeliani … per quella lo siamo tutti (anzi vorremmo che fossero liberi anche dalla loro ambasciata e dal loro ministero degli esteri che li usa propagandisticamente per usare l’unica aprte presentabile al mndo) e l’appello stavolta è, secondo me, solo tanto per fare.
    Qui sembrate quelli che aderivano al papa e a bgnasco :-).
    Insomma quello che chiedo è: é possibile che, fra tutti questi intellettuali che aderiscono, a nessuno venga alcun dubbio sul fatto che invitare uno stato in occasione di una celebrazione nazionalista NON abbia nulla a che fare con la libertà della cultura, ma anzi?
    Insomma con tutti gli anni in cui israele poteva essere invitata proprio le direttive dellambasciatore israeliano dovevano essere seguite da quelli del salone, al punto da spostare all’anno prossimo l’ospite che era già stato scelto.
    Invece di scrivere solo aderisco, come se fossimo in una situazione di emergenza, mi spiegate come mai nessuno di voi nutre su questo alcun dubbio, come dovrebbe nutrire sempre un intellettuale libero?
    geo

  104. Fulvio Orlando
    Pubblicato 7 Febbraio 2008 alle 10:32 | Permalink

    Aderisco convintamente. Se poi si vuole una motivazione, e sia. Anzitutto: boicottare i libri è come bruciarli. E questo è già avvenuto, mi pare, in altra epoca, a noi così vicina. Come a dire: chi invita ai boicottaggi, offre la triste misura della propria smemoratezza.
    E poi ancora, su un piano più politico: il boicottaggio della Fiera di Torino parte dal presupposto che Israele sia un problema per il mondo e non una risorsa. Ed invece è proprio così che, soprattutto a sinistra, esso andrebbe visto: come il luogo (l’unico luogo) in cui Oz, Yeoshua, Grossman hanno trovato cittadinanza e dove hanno avuto libero spazio le loro legittime critiche al governo. Se Israele non esistesse, non esisterebbero nemmeno loro. Non vi sarebbe, in tutto il medio oriente, alcuno spazio di democrazia. Né vi sarebbe, in alcun angolo del pianeta, un luogo per gli ebrei, ma solo non luoghi, inviti condizionati a sedersi al tavolo di altre mense. Inviti sempre revocabili, ospitabilità sempre negoziabili. Lo abbiamo già visto.
    Se non si capisce quanto conta Israele, non si è nemmeno in grado di capire i palestinesi. I destini di entrambi sono intrecciati: non si dà l’uno senza gli altri. E viceversa. Altro che boicottaggi.
    Sempre più convintamente, mi associo.

    Fulvio Orlando

  105. Salvatore F. Riggi
    Pubblicato 7 Febbraio 2008 alle 10:33 | Permalink

    Questo thread dimostra, in modo inequivocabile, come il progetto berluscon-cialtroniano di normalizzazzione di un paese già abbondantemente evirato e deturpato sul piano etico, politico, intellettuale, critico, progettuale, sia ormai in fase di avanzata attuazione.

  106. Pubblicato 7 Febbraio 2008 alle 10:46 | Permalink

    a.derisco

  107. maurizio
    Pubblicato 7 Febbraio 2008 alle 10:58 | Permalink

    ma perchè devo sentirmi dire che voglio negare l’esistenza di israele se mi permetto di criticare la scelta di festeggiare i 60 anni di uno stato (non la sua cultura, attenzione…se no lo stesso invito si poteva fare l’anno scorso o il prossimo, per esempio, anzi auspico che ciò avvenga - così ci togliamo ogni dubbio su pro, contro, filo, per etc etc -) che nella sua storia e nella sua esistenza odierna, per le scelte politiche e non la sua popolazione (anche se le scelte politiche si rafforzano per un sostegno di una parte, più o meno grande, consapevole, potente, affarista, etc etc, della popolazione), ha probabilmente poco di condivisibile.

    smettiamola di avere paura di esprimere le nostre opinioni, se dico che putin è criticabile, un affarista, debolmente democratico…sono antirusso? odio i russi?

    ripeto..smettiamolo di far tempeste quando siamo tutti su una barca in mare aperto.

    la scelta di torino è stata infelice:

    non ha compreso in anticipo la possibilità di inviare un messaggio di speranza, confronto e civiltà invitando anche il mondo palestinese,
    ha comunicato male le sue intenzioni mettendo al centro i festeggiamenti dei 60 anni di uno stato al posto della cultura di israele.

    possiamo dirlo serenamente e per questi motivi non aderisco!

  108. furlen
    Pubblicato 7 Febbraio 2008 alle 11:07 | Permalink

    Carissimo Salvatore, a me pare il contrario almeno per due ragioni. la prima è che se inquadri l’appello nel contesto del sito nazione Indiana, vedrai come la querelle del boicotto della fiera del libro sia stata inquadrata da quattro, almeno, diversi punti di vista. A riprova che in un progetto di tipo collettivo, come un blog, non ci sia spazio per una logica da pensée unique.
    Nè tanto meno per un dispositivo ancora più deprimente, cosiddetto bipartisan, per cui, come accade negli illuminati giornali italici, i paginoni si articolano in chi è pro, chi è contro, a riprova di quanto ho sempre pensato, ovvero che sarebbe opportuno trascinare la televisione italiana al tribunale dell’Aja per strage di cervelli.
    Per quanto riguarda l’intreccio politica / cultura, chi è a favore del boicotto dichiara che in una manifestazione culturale non dovrebbe esserci spazio per la politica, come a dire che in italia dovrebbe essere bandita, a rigor di logica, ogni presenza di assessori alla cultura, sindaci, consiglieri, sindacalisti, soubrettes, suffragettes, dalle presentazioni dei libri. E tutti sappiamo che non è così.
    Come del resto sappiamo che quello d’Israele è l’unico caso di un paese in cui stato e governo significano la stessa cosa. Molti nemici d’israele infatti non sono contro questo governo, ma contro lo stato tout court, anzi diciamolo pure, contro il popolo che quello stato lo abita.
    La bandiera israeliana, per esempio, tra le più bruciate nella storia delle bandiere perché non dovrebbe suscitare in un comune cittadino israeliano, quanto il tricolore in un ragazzino italiano, come nel caso delle manifestazioni sportive? E’ come se la mia bandiera italiana fosse la stessa di Rauti o di Nuova Gioventù. lo so che è paradossale affermarlo, ma non è così.
    - continua-
    effeffe

  109. Ualter Ueltroni
    Pubblicato 7 Febbraio 2008 alle 11:23 | Permalink

    Aderisco. Ma anche no.

  110. stefania scateni
    Pubblicato 7 Febbraio 2008 alle 11:28 | Permalink

    aderisco all’appello

  111. Gianni Gualberto
    Pubblicato 7 Febbraio 2008 alle 11:41 | Permalink

    Aderisco pienamente. E’ sorprendente (e, purtroppo, è trasparente quell’ignoranza nei confronti di Israele che si trasforma velocemente in antisemitismo e che ha sin troppe radici) che s’intenda negare diritto di parola a uno stato che non è nato per imposizione ma su voto e riconoscimento delle Nazioni Unite (che, a quanto pare, vanno bene solo in determinate occasioni). Uno stato che, per manifesta ignoranza storica e, temo, perconvenienti pregiudizi che dovrebbero rimanere inconfessabili, viene dipinto come il Male Assoluto, reso privo di ogni giustificazione umana. In realtà, si vuole negare il diritto di Israele a esistere, si osteggiano persino coloro che, per l’appunto, tentano di offrire un’immagine diversa di Israele rispetto a degli stereotipi che puzzano tristemente di pura propaganda. In Israele non esistono, dunque, dialettica, democrazia, sentimenti contrapposti, dialogo, umanità, dubbio, lacerazioni ma solo una cricca selvaggia, persino caricaturale (vengono in mente talune oscene vignette in voga nel Terzo Reich) di razzisti e affaristi sanguinari e guerrafondai. Un’immagine volutamente ignorante, di ignoranza violenta e smaccatamente fascistoide, che con la scusa di difendere i diritti dei palestinesi (troppo spesso traditi e manipolati dai “fratelli arabi, più interessati a un conflitto permanente che alla coesistenza pacifica di due stati) vuole cancellare lo stato di Israele, come se nel 1948 la sua esistenza fosse nata da chissà quale proterva invasione imperialista e colonialista (una tesi cui intellettuali come Alberto Asor Rosa, in sprezzo alla Storia, hanno profuso energie degne di miglior causa).
    Colpisce in questi atteggiamenti, intrisi di un razzismo che si autogiustifica in nome di un Bene artato e distorto, la smaccata ignoranza nei confronti di Israele, della sua storia, della sua società nonché l’indifferenza disumana nei confronti di una popolazione che soffre da decenni, da ben prima del 1967 (gli attentati terroristici contro israeliani, infatti, nascono prima di quella data). Mi chiedo quanti, fra i lirici protestatari, hanno mai messo piede a Tel Aviv, quanti fra di loro si sono dati la pena di studiare l’evolversi di una tragedia che non coinvolge un popolo solo (come si vuole far credere) bensì due.
    Trasuda odio nei confronti di Israele, un odio che così può sentirsi legittimato senza dover lasciar trasparire (ma traspare, eccome se traspare) un fondo antigiudaico che inquieta.
    Si vuole mettere a tacere qualsiasi voce proveniente da Israele, qualsiasi voce che possa mettere in discussione gli stereotipi che servono a tingere di retorica a tinte forti l’esistenza stessa dello stato israeliano.
    Chi aspira all’esistenza pacifica di due stati dovrebbe invece incoraggiare certe manifestazioni, perché è evidente che di Israele poco si sa: è evidente che allargare certo tipo di conoscenza smusserebbe in parte le armi di chi, invece, vuole semplicemente la cancellazione della presenza israeliana (ed ebraica) sulla faccia della Terra. Ottenuta la quale, immagino, si dovrebbe assistere a chissà quale panacea. Temo, purtroppo, che a quel punto la vita dei palestinesi cesserebbe di suscitare l’appassionato interesse di molti benpensanti.
    Gianni Morelenbaum Gualberto

  112. Salvatore Morrone
    Pubblicato 7 Febbraio 2008 alle 12:02 | Permalink

    “Lo scambio di esperienze tra un giovane israeliano e un giovane arabo (tutti e due muiono in una battaglia sul Golan ecc. e ognuno dei due rinasce nel corpo dell’altro, vivendone le esperienze culturali: l’arabo vive l’industrializzazione e il cosmopolitismo industriale di Israele, a Betsabea, e l’israeliano vive l’esistenza preindustriale, contadina, magica, di un villaggio del Libano povero). La storia finisce con due funerali veri”. (P.P.Pasolini, PETROLIO)

    Provo disgusto nel veder montare questa campagna di intolleranza nei confronti degli scrittori israeliani alla partecipazione della prossima fiera del libro. Comè possibile che la sinistra, nella sua essenza di universalità e inclusività, cade ancora oggi in queste trappole, infantili nel loro radicalismo politico-ideologico, che soffocano sopratutto la figura della cultura, dei libri, degli intellettuali israeliani che tentano di sfuggire alla trappola della propaganda politica, opponendo ad essa la loro mitezza, nonviolenza, persuasione nel tentativo di spiegare un conflitto che non si può vincere poichè combatutto da vittime su entrambi i fronti. Ed è motivo di rammarico leggere le dichiarazioni di Ibrahim Nasrallah o di Mahmud Darwish, che si esprimono in un linguaggio binario (o con noi o contro di noi) che fa torto alla sensibilità delle loro opere, rilasciando in giro altro inutile livore. Occorre ricordare che la letteratura è un tentativo di restituire un immagine frammentaria della società nel suo mostrare ansie, pulsioni e contraddizioni. Partire da qui, dalle voci letterarie (Grossman,Yeoshua,Oz,Keret) ma anche giornalistiche (Amira Hass,per esempio) per dare vita a quel dibattito necessario che faccia scattare l’allarme nei cuori e nelle menti degli israeliani tutti, di fronte alle immagini dei palestinesi di Rafah o Gaza che nel loro vivere/morire da affamati, fatto di continui traslochi trascinando povere cose, ci fanno venire in mente un altro periodo, un altro posto, un altro popolo. Che impedisca a Israele di tagliarsi dal resto del mondo chiudendosi su se stessa, nelle proprie paure e nella sua tradizione di dolore.Se rinunciamo alla riflessione, a quel momento di dialogo e distacco che i libri offrono, cosa resta se non la violenza dei generali?

    Boicottare i libri. Non posso non pensare al 10 maggio del 1933, quando a Berlino sull’Onerplatz si diedero alle fiamme 25 000 “libri di spirito antinazionale e di impronta democratica-giudaica”.

    “Al di qua e al di là della striscia di Gaza, delle religioni e delle persecuzioni (quelle compiute e quelle ancora in corso) che spaccano la stessa terra in due, due processioni funebri si fermano. Ugualmente rabbiose. Ugualmente senza futuro. I ricordi e le memorie si riordinarono su un nuovo asse senza tener conto di quale bandiera oggi sventolasse”.

    Aderisco all’appello

  113. Salvatore F. Riggi
    Pubblicato 7 Febbraio 2008 alle 12:05 | Permalink

    Francesco,
    non contesterei mai il tuo diritto, o quello di chiunque, di firmare tutti gli appelli che vuole, ma, proprio per questo, rivendico anche il mio, di diritto, di contestare, a prescindere (ma solo in questo momento, e per questa mia risposta) dall’oggetto del contendere, un appello chiaramente intimidatorio: intimidazione che l’ars retorica utilizzata nella costruzione del testo non riesce nemmeno a dissimulare.

    “… solidarietà senza riserve nei confronti degli organizzatori della Fiera del libro di Torino…”

    - Affari vostri, ma forse qualche “riserva” fareste bene a conservarla, visto che le “centrali” con cui solidarizzate, in modo diretto o indiretto contribuiscono, con le loro politiche, a rendere la cultura e la sua fruizione fuori dalla portata (anche economica) di larghe fette di cittadini (e sempre le stesse: da sempre).

    “… evento di prima grandezza della vita letteraria nazionale…”

    - Della serie: ognuno ha gli eventi che si merita (e che si sceglie). Pagare dieci euri di tangente per andare a comprare libri, contribuendo, una volta entrati, a fare da cornice alla passarella mediatica della grande editoria e dei suoi interessi, la stessa che rende impossibile l’esistenza della micro e piccola editoria di qualità, che insegue unicamente le logiche della mercificazione e del profitto e che scientemente ha trasformato il libro in un oggetto innocuo da supermercato, da una parte, o in un inavvicinabile status symbol dall’altro - ebbene, sta in questo la “primaria grandezza”? E’ la legge del mercato, baby, e ci siamo tutti dentro? Oh, yes! Affari vostri anche questi.

    “L’appello a cui aderiamo s’intende apartitico…”

    Oh, yes! Vuoi mettere!

    “… politico solo nell’accezione più alta e radicale del termine.”

    Qui il sublime, cioè il ridicolo, si tocca con mano.
    Della serie: solo coloro che si riconoscono in questo appello sono i depositari dell’accezione e della pratica più alta e radicale (!) dell’agire politico!
    E gli altri? Quelli che magari non se la sentono di delegarvi questo compito e questa rappresentanza fatti di “idee semplici e profondamente vissute”?

    Siete così sicuri che costoro non nutrano “affetto e riconoscimento per la cultura ebraica e le sue manifestazioni letterarie”?

    “… manifestazioni da sempre così strettamente intrecciate con la cultura occidentale…”

    - Ecco ci siamo: una bella rivendicazione di appartenenza. E le altre culture, a partire magari da quella palestinese? Affanculo, magari insieme agli internati di Gaza, perché la “cultura occidentale” ci tiene a che i due aspetti restino ben distinti! Eccheccazzo! E poi siamo “critici”, noi, nevvero, siamo “radicali”, ma solo dopo la conclusione della parata celebrativa…

    “… qualsiasi aggressione…”

    Chi non firma, o è a qualsiasi titolo contrario a tutta la messinscena, perché ancora capace di svelarne (anche solo a se stesso) i veri fini, è un aggressore, o un complice indiretto di “eventuali” aggressioni (!!!).

    “… atto di cieco e ottuso autolesionismo.”

    Rispetto a chi e a cosa? Chi siete voi per dettare la linea, e quale linea state dettando?
    In ogni caso, “cieco” e “ottuso” non connotano mai azioni, che in sé non lo sono, ma connotano solo “persone”, soggetti. Non era meglio scrivere, fuori da qualsiasi artificio metonimico: chi non aderisce è un coglione e non ha capito un cazzo della “alta” e “radicale” politica di cui noi siamo i depositari?

    *

    Per quanto riguarda “l’oggetto del contendere”, cfr. Gambula, tashtego e pochi altri estensori di commenti “ciechi” e “ottusi”.

    Salùd.

  114. Salvatore F. Riggi
    Pubblicato 7 Febbraio 2008 alle 12:11 | Permalink

    Gualberto, mi sono bastate solo poche righe della tua sborratina di cazzate per dirti che l’accusa di antisemitismo e di fascismo te la puoi ficcare direttamente nel culo.

  115. francesco forlani
    Pubblicato 7 Febbraio 2008 alle 12:19 | Permalink

    salvatore,
    però…
    effeffe

  116. Pubblicato 7 Febbraio 2008 alle 12:22 | Permalink

    Aderisco perchè so che non c’è alcun festeggiato ( tantomeno lo stato d’israele) ma solo un ospite. E che ci sono solo i libri e il pensiero degli scrittori di un Paese che, come tanti altri, vive di molte contraddizioni, ma anche del rispetto delle minoranze e delle idee dissidenti. Una grande occasione per ricordarci - per ricordare a noi, a loro - anche i diritti dei Palestinesi umiliati ma pure l’orrore del terrorismo di altri palestinesi fanatici e seminatori di morte. Per ridare forza, attraverso i libri e il pensiero, all’utopia della pace.

  117. Pubblicato 7 Febbraio 2008 alle 12:28 | Permalink

    @riggi
    ci sono anch’io con te gambula e tashtego! e rivendico di essere stato tra i primi commentatori ad analizzare il testo
    (va be’, un po’ di vanità, si cerca anche di scherzarci su ormai),
    e se guardi bene alcune tue considerazioni sulle frasi del testo arrivano alle stesse conclusioni del mio primo commento…

  118. diego
    Pubblicato 7 Febbraio 2008 alle 12:30 | Permalink

    allora questo cos’è se non viscidume
    “Come del resto sappiamo che quello d’Israele è l’unico caso di un paese in cui stato e governo significano la stessa cosa. Molti nemici d’israele infatti non sono contro questo governo, ma contro lo stato tout court, anzi diciamolo pure, contro il popolo che quello stato lo abita.”
    Sul sito della bella fiera si può leggere un comunicato in cui è scritto:
    “Il presidente della Fiera Internazionale del Libro Rolando Picchioni e il direttore Ernesto Ferrero hanno incontrato stamani a Torino il ministro plenipotenziario presso l’Ambasciata d’Israele in Italia, Elazar Cohen. Oggetto dell’incontro la partecipazione di Israele alla XXI Fiera, in programma dall’8 al 12 maggio”.
    Tutto ciò avviene perché, com’è giusto che sia, per “invitare” un Paese intero devi riferirti alle sue rappresentanze ufficiali, fino a prova contraria, ed un ministro plenipotenziaro (viceambasciatore e responsabile per gli affari culturali ad interim, il “numero due” dell’ambasciata israeliana) è la figura di riferimento diretto di quel paese, come ancora è giusto che sia. Non sono stati invitati i “circoli letterari” di Israele, ma il Paese. E quando inviti “il Paese”, guarda un po’, stato e governo significano, nell’accezione scientifica del termine, la stessa cosa.
    Elazar Cohen poi, uomo di cui ogni singola parola è propaganda anche perchè, com’è giusto che sia, è il suo lavoro. Un esempio?
    “La vita culturale israeliana è molto intensa e vivace e può succedere che registi o scrittori critichino l’attività del governo. Ma Israele è una società aperta, libera e democratica (vallo a chiedere agli arabi israeliani, o a tutta la bella gioventù che si fa tre anni di leva obbligatoria… ndme) ed è proprio la libertà di espressione di tutti a costituire la sua forza. La cultura deve essere la sentinella critica della società, per impedire qualunque deriva autoritaria. Nei Paesi non democratici è difficile trovare gente che critica la linea del governo e può continuare a lavorare. Questo è il loro punto di debolezza, una lacuna. Analizziamo per esempio i due modelli, quello israeliano e quello iraniano. In Iran lo scrittore Salman Rushdie è stato condannato a morte per avere scritto i Versetti Satanici mentre in Israele le voci critiche rappresentano solo un ulteriore stimolo alla discussione e al confronto.” (da un’intervista pubblicata sul quotidiano online http://www.shalom.it).
    Cohen è lo stesso personaggio - per continuare nell’esempio - che ha affermato, in merito alla questione palestinese, le seguenti amenità:
    «Il problema [del conflitto] è concettuale , non riguarda lo scambio di territori altrimenti lo avremmo già risolto ieri. L’obiettivo [dei palestinesi aizzati dal mondo arabo, ndme] è solo distruggere Israele per costruire il Califfato» (citato qui).
    Ma hai google, e puoi agevolmente rendertene conto da te.
    Per quanto riguarda il “popolo che quello stato abita”, sarebbe davvero cosa tristissima se corrispondesse - come lo stesso articolo sembra pretendere - a quegli “israeliani” che “chiedono condizioni precise”:
    “Gli israeliani non hanno alcuna intenzione di fare retromarcia, ma chiedono condizioni precise per confermare la loro presenza come Paese ospite d’onore alla XXI Fiera del Libro di Torino. Una in particolare, e cioè che la presenza di scrittori e intellettuali