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	<title>Commenti a: Variazioni Meridiano - 5: Marco Giovenale</title>
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	<pubDate>Sun, 12 Oct 2008 15:10:38 +0000</pubDate>
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		<title>Di: variazioni meridiano. marco giovenale : industria/distruzione &#171; slowforward</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/03/10/variazioni-meridiano-5-marco-giovenale/#comment-90146</link>
		<dc:creator>variazioni meridiano. marco giovenale : industria/distruzione &#171; slowforward</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Mar 2008 06:03:15 +0000</pubDate>
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		<description>[...] da nazione indiana, 10 marzo 2008 [...]</description>
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		<title>Di: jan reister</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/03/10/variazioni-meridiano-5-marco-giovenale/#comment-89706</link>
		<dc:creator>jan reister</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Mar 2008 16:51:50 +0000</pubDate>
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		<description>lorenzo:
http://www.nazioneindiana.com/netiquette/problemi-e-soluzioni/

Se vedi che i tuoi commenti non vengono pubblicati subito, potrebbero essere stati sospesi dall'antispam. In questo caso non insistere a inserire sempre lo stesso commento, non cercare di “dialogare” col sistema: si tratta di un falso positivo che verrà sbloccato alla prima occasione, di solito entro 48 ore.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>lorenzo:<br />
<a href="http://www.nazioneindiana.com/netiquette/problemi-e-soluzioni/"  rel="nofollow">http://www.nazioneindiana.com/netiquette/problemi-e-soluzioni/</a></p>
<p>Se vedi che i tuoi commenti non vengono pubblicati subito, potrebbero essere stati sospesi dall&#8217;antispam. In questo caso non insistere a inserire sempre lo stesso commento, non cercare di “dialogare” col sistema: si tratta di un falso positivo che verrà sbloccato alla prima occasione, di solito entro 48 ore.</p>
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		<title>Di: lorenzo carlucci</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/03/10/variazioni-meridiano-5-marco-giovenale/#comment-89701</link>
		<dc:creator>lorenzo carlucci</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Mar 2008 14:49:24 +0000</pubDate>
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		<description>N.B. i due post qui sopra sono quasi uguali. il primo avevo provato a postarlo ier sera, e non mi era riuscito di vederlo comparire. allora stamattina l'ho riscritto (e lo vedo comparire oggi). la seconda versione è quella buona. 

scusate la quasi reduplicatio.
lorenzo</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>N.B. i due post qui sopra sono quasi uguali. il primo avevo provato a postarlo ier sera, e non mi era riuscito di vederlo comparire. allora stamattina l&#8217;ho riscritto (e lo vedo comparire oggi). la seconda versione è quella buona. </p>
<p>scusate la quasi reduplicatio.<br />
lorenzo</p>
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		<title>Di: lorenzo carlucci</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/03/10/variazioni-meridiano-5-marco-giovenale/#comment-89693</link>
		<dc:creator>lorenzo carlucci</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Mar 2008 08:49:59 +0000</pubDate>
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		<description>a me non sembra che giovenale qui si nasconda. s'avverte un tono vagamente difensivo, ma questa è un'altra faccenda. ciò che dovrebbe sempre, credo, interessarci è quello che il poeta non sa di sé ("non sa l'uomo la sua via"), l'indicazione che l'ombra gettata dalle sue parole di consapevolezza (di poetica) ci offre verso lo spiraglio d'accesso al campo - tanto più umano e vivo e fragile - dell'ignoranza di sé. dell'ignoranza di sé e delle proprie cause senza la quale nessun poeta scriverebbe. proprio come la meridiana, che getta l'ombra all'interno di un cerchio di raggio finito ma è capace di indicarci tutte le direzioni. e questo testo qui su di giovenale mi sembra rivelare, come rivela un indice, almeno un fondamento del suo fare poesia: una agnizione della &lt;i&gt;passività radicale&lt;/i&gt; dell'individuo umano verso il dato, in particolare verso i propri prodotti ("industria", "prodotti", "shoah"). "in ogni caso: non ci si “misura” con tutto questo. si viene semmai misurati, inchiodati." e ancora: "è difficile avere altro sfondo che questo". è proprio questo fondamento etico e gnoseologico (qui sopra presentato con connotazione psicologica ed autobiografica, ma ovviamente ricco di venature anche ideologiche), e non la "qualità di buio" del prodotto che ne risulta, a rendere per me aliena e quasi indecifrabile la poesia di giovenale. quasi che questa si rivolgesse esclusivamente non tanto a chi si è trovato a passare (magari per poco, e non per l'ultima volta) in quella "estesissima fascia di crisi" ma soltanto per chi in essa perennemente dimora, senza alcuna speranza - e dunque senza desiderio e volontà - di uscirne. 

oltre a ciò, mi sento di fare un'altra riflessione rapsodica. nel testo qui sopra ci sono spie che sembrano dirci chiaramente che l'autore ragiona in termini classicamente "mimetici" (come hanno fatto quasi tutte le avanguardie). o, se non ragione, ha almeno riflessi "mimetici": *la qualità del buio è nel testo perché è nelle cose* ecco cosa ci dice il poeta, descrivendosi come "l'autore di testi in cui il buio viene affrontato col buio". ma è davvero così? se leggiamo meglio forse possiamo trovare un accenno ad una direzione ben più feconda, e sulla quale credo sarebbe necessario riflettere, e che, superando lo sterile dualismo di "segno oscuro e difratto" vs "trasparenza del segno" (e in altri campi tra "scienza" e "arte") va nella direzione di un processo che - per mancanza di termini migliori - chiamo ora di &lt;b&gt;naturalizzazione dell'arte&lt;/b&gt; mutuando il termine dalla naturalizzazione della semantica in filosofia del linguaggio. è un processo che mi sembra riguardare tutte le arti forse da una ventina d'anni a questa parte. è un piano sul quale possono essere avvicinate insieme (i.e. con le medesime categorie) la poesia "oscura" e la poesia "chiara". è forse quello che ci suggerisce qui lo stesso giovenale, insistendo, se leggo bene, sulla non arbitrarietà del segno (e dunque sulla "naturalezza" dei significati), quando accenna ad una genesi quasi causale (e di certo informata da un processo trascendentale) del segno dalla cosa: "il segno non nasce senza le cose, ma con queste: al loro interno: nella percezione". è qui il terreno fertile, non tanto nel riconoscimento astratto della pari dignità delle diverse poetiche, né tanto nell'accento posto su una urgenza individuale e ineluttabilità psicologica e biografica di certe "decisioni e predilezioni parziali". è forse questa la direzione più promettente che il testo qui sopra ci indica, come sua ombra, lo spiraglio che apre. 

saluti, 
lorenzo carlucci</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>a me non sembra che giovenale qui si nasconda. s&#8217;avverte un tono vagamente difensivo, ma questa è un&#8217;altra faccenda. ciò che dovrebbe sempre, credo, interessarci è quello che il poeta non sa di sé (&#8221;non sa l&#8217;uomo la sua via&#8221;), l&#8217;indicazione che l&#8217;ombra gettata dalle sue parole di consapevolezza (di poetica) ci offre verso lo spiraglio d&#8217;accesso al campo - tanto più umano e vivo e fragile - dell&#8217;ignoranza di sé. dell&#8217;ignoranza di sé e delle proprie cause senza la quale nessun poeta scriverebbe. proprio come la meridiana, che getta l&#8217;ombra all&#8217;interno di un cerchio di raggio finito ma è capace di indicarci tutte le direzioni. e questo testo qui su di giovenale mi sembra rivelare, come rivela un indice, almeno un fondamento del suo fare poesia: una agnizione della <i>passività radicale</i> dell&#8217;individuo umano verso il dato, in particolare verso i propri prodotti (&#8221;industria&#8221;, &#8220;prodotti&#8221;, &#8220;shoah&#8221;). &#8220;in ogni caso: non ci si “misura” con tutto questo. si viene semmai misurati, inchiodati.&#8221; e ancora: &#8220;è difficile avere altro sfondo che questo&#8221;. è proprio questo fondamento etico e gnoseologico (qui sopra presentato con connotazione psicologica ed autobiografica, ma ovviamente ricco di venature anche ideologiche), e non la &#8220;qualità di buio&#8221; del prodotto che ne risulta, a rendere per me aliena e quasi indecifrabile la poesia di giovenale. quasi che questa si rivolgesse esclusivamente non tanto a chi si è trovato a passare (magari per poco, e non per l&#8217;ultima volta) in quella &#8220;estesissima fascia di crisi&#8221; ma soltanto per chi in essa perennemente dimora, senza alcuna speranza - e dunque senza desiderio e volontà - di uscirne. </p>
<p>oltre a ciò, mi sento di fare un&#8217;altra riflessione rapsodica. nel testo qui sopra ci sono spie che sembrano dirci chiaramente che l&#8217;autore ragiona in termini classicamente &#8220;mimetici&#8221; (come hanno fatto quasi tutte le avanguardie). o, se non ragione, ha almeno riflessi &#8220;mimetici&#8221;: *la qualità del buio è nel testo perché è nelle cose* ecco cosa ci dice il poeta, descrivendosi come &#8220;l&#8217;autore di testi in cui il buio viene affrontato col buio&#8221;. ma è davvero così? se leggiamo meglio forse possiamo trovare un accenno ad una direzione ben più feconda, e sulla quale credo sarebbe necessario riflettere, e che, superando lo sterile dualismo di &#8220;segno oscuro e difratto&#8221; vs &#8220;trasparenza del segno&#8221; (e in altri campi tra &#8220;scienza&#8221; e &#8220;arte&#8221;) va nella direzione di un processo che - per mancanza di termini migliori - chiamo ora di <b>naturalizzazione dell&#8217;arte</b> mutuando il termine dalla naturalizzazione della semantica in filosofia del linguaggio. è un processo che mi sembra riguardare tutte le arti forse da una ventina d&#8217;anni a questa parte. è un piano sul quale possono essere avvicinate insieme (i.e. con le medesime categorie) la poesia &#8220;oscura&#8221; e la poesia &#8220;chiara&#8221;. è forse quello che ci suggerisce qui lo stesso giovenale, insistendo, se leggo bene, sulla non arbitrarietà del segno (e dunque sulla &#8220;naturalezza&#8221; dei significati), quando accenna ad una genesi quasi causale (e di certo informata da un processo trascendentale) del segno dalla cosa: &#8220;il segno non nasce senza le cose, ma con queste: al loro interno: nella percezione&#8221;. è qui il terreno fertile, non tanto nel riconoscimento astratto della pari dignità delle diverse poetiche, né tanto nell&#8217;accento posto su una urgenza individuale e ineluttabilità psicologica e biografica di certe &#8220;decisioni e predilezioni parziali&#8221;. è forse questa la direzione più promettente che il testo qui sopra ci indica, come sua ombra, lo spiraglio che apre. </p>
<p>saluti,<br />
lorenzo carlucci</p>
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	<item>
		<title>Di: lorenzo carlucci</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/03/10/variazioni-meridiano-5-marco-giovenale/#comment-89689</link>
		<dc:creator>lorenzo carlucci</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Mar 2008 22:42:01 +0000</pubDate>
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		<description>a me non pare che giovenale qui si nasconda. è un po' difensivo, sì. ma ciò di cui sempre dovremmo curarci, a me pare, è quel che il poeta &lt;i&gt;non sa&lt;/i&gt; di sé e del suo fare: "non sa l'uomo la sua via". e tutto ciò che il poeta sa di sé, e che dice, non serve ad altro - quasi - che ad indicarci la posizione dello spiraglio che possa darci l'accesso al dominio - tanto più ricco umano debole - di ciò che il poeta ignora e non può che ignorare. proprio come la meridiana non può proiettare un'ombra oltre un perimetro dato ma può indicare (puntare verso) ogni direzione possibile. e in questo testo, mi pare, giovenale, indicando chiaramente e sinteticamente ciò che lui sa di sé, ci indica bene anche lo spiraglio che ci può dare accesso allo spazio d'ignoto - senza il quale lui, come qualunque altro poeta, non scriverebbe affatto (e lo stesso accadrebbe se tutto sapesse). in questo spazio di ignoto, come l'ombra dei "dati" additati qui sopra dall'autore ("industria, "prodotti", "distruzione delle vite e distruzione del tempo delle vite", "shoah", etc.) da parte mia io vedo chiaramente un presupposto fondamentale del fare poetico di giovenale: una &lt;i&gt;rassegnazione&lt;/i&gt; ad una condizione di &lt;i&gt;passività&lt;/i&gt; dell'individuo umano verso il &lt;i&gt;dato&lt;/i&gt; esteriore, e in special modo verso i propri prodotti (industria, prodotto, olocausto,  etc.).  "in ogni caso: non ci si “misura” con tutto questo. si viene semmai misurati, inchiodati." e ancora: "è difficile avere altro sfondo che questo". &lt;i&gt;questo&lt;/i&gt; fondamento (al quale giovenale qui sopra dà una connotazione autobiografica e psicologica, ma che ha pure ovvie eco ideologiche) e &lt;i&gt;non&lt;/i&gt; la "qualità del buio" del testo che ne risulta, mi rende ostico e forse del tutto inaccessibile il lavoro di questo autore. quasi che si rivolgesse non solo a chi ha attraversato - magari per poco - quella "estesissima fascia di crisi" ma esclusivamente a chi in essa soggiorna e, anzi, si sente in essa inchiodato, senza speranza e dunque senza desiderio di uscirne. oltre a ciò, mi permetto di chiedere: invece di confermare - opponendosi ad essa - la tanto sterile opposizione tra buio e luce, tra testo difratto e "trasparenza del segno" (e, in altri ambiti, tra scienza e arte) perché non incominciamo una riflessione rigorosa su un processo che sembra poter riguardare le più diverse (almeno in apparenza) forme delle arti contemporanee, e forse iniziato da una ventina d'anni a questa parte e che, per mancanza d'una terminologia migliore, posso chiamare il processo &lt;b&gt;naturalizzazione dell'arte&lt;/b&gt;, mutuando l'espressione dalla ben nota "naturalizzazione della semantica"? di questa tendenza si trovano sintomi nella poesia più sperimentale e "buia" come in quella più "trasparente". 

saluti, 
lorenzo carlucci</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>a me non pare che giovenale qui si nasconda. è un po&#8217; difensivo, sì. ma ciò di cui sempre dovremmo curarci, a me pare, è quel che il poeta <i>non sa</i> di sé e del suo fare: &#8220;non sa l&#8217;uomo la sua via&#8221;. e tutto ciò che il poeta sa di sé, e che dice, non serve ad altro - quasi - che ad indicarci la posizione dello spiraglio che possa darci l&#8217;accesso al dominio - tanto più ricco umano debole - di ciò che il poeta ignora e non può che ignorare. proprio come la meridiana non può proiettare un&#8217;ombra oltre un perimetro dato ma può indicare (puntare verso) ogni direzione possibile. e in questo testo, mi pare, giovenale, indicando chiaramente e sinteticamente ciò che lui sa di sé, ci indica bene anche lo spiraglio che ci può dare accesso allo spazio d&#8217;ignoto - senza il quale lui, come qualunque altro poeta, non scriverebbe affatto (e lo stesso accadrebbe se tutto sapesse). in questo spazio di ignoto, come l&#8217;ombra dei &#8220;dati&#8221; additati qui sopra dall&#8217;autore (&#8221;industria, &#8220;prodotti&#8221;, &#8220;distruzione delle vite e distruzione del tempo delle vite&#8221;, &#8220;shoah&#8221;, etc.) da parte mia io vedo chiaramente un presupposto fondamentale del fare poetico di giovenale: una <i>rassegnazione</i> ad una condizione di <i>passività</i> dell&#8217;individuo umano verso il <i>dato</i> esteriore, e in special modo verso i propri prodotti (industria, prodotto, olocausto,  etc.).  &#8220;in ogni caso: non ci si “misura” con tutto questo. si viene semmai misurati, inchiodati.&#8221; e ancora: &#8220;è difficile avere altro sfondo che questo&#8221;. <i>questo</i> fondamento (al quale giovenale qui sopra dà una connotazione autobiografica e psicologica, ma che ha pure ovvie eco ideologiche) e <i>non</i> la &#8220;qualità del buio&#8221; del testo che ne risulta, mi rende ostico e forse del tutto inaccessibile il lavoro di questo autore. quasi che si rivolgesse non solo a chi ha attraversato - magari per poco - quella &#8220;estesissima fascia di crisi&#8221; ma esclusivamente a chi in essa soggiorna e, anzi, si sente in essa inchiodato, senza speranza e dunque senza desiderio di uscirne. oltre a ciò, mi permetto di chiedere: invece di confermare - opponendosi ad essa - la tanto sterile opposizione tra buio e luce, tra testo difratto e &#8220;trasparenza del segno&#8221; (e, in altri ambiti, tra scienza e arte) perché non incominciamo una riflessione rigorosa su un processo che sembra poter riguardare le più diverse (almeno in apparenza) forme delle arti contemporanee, e forse iniziato da una ventina d&#8217;anni a questa parte e che, per mancanza d&#8217;una terminologia migliore, posso chiamare il processo <b>naturalizzazione dell&#8217;arte</b>, mutuando l&#8217;espressione dalla ben nota &#8220;naturalizzazione della semantica&#8221;? di questa tendenza si trovano sintomi nella poesia più sperimentale e &#8220;buia&#8221; come in quella più &#8220;trasparente&#8221;. </p>
<p>saluti,<br />
lorenzo carlucci</p>
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	</item>
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		<title>Di: Marco</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/03/10/variazioni-meridiano-5-marco-giovenale/#comment-89544</link>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Mar 2008 15:07:31 +0000</pubDate>
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		<description>spiacente per lei, sono eterosessuale. ma al suo indirizzo posso spedire una grammatica. contrassegno</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>spiacente per lei, sono eterosessuale. ma al suo indirizzo posso spedire una grammatica. contrassegno</p>
]]></content:encoded>
	</item>
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		<title>Di: G. Carotenuto</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/03/10/variazioni-meridiano-5-marco-giovenale/#comment-89540</link>
		<dc:creator>G. Carotenuto</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Mar 2008 14:30:58 +0000</pubDate>
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		<description>Ho capito ok allora passi dal mio studio, a Roma, via Fratti 69, che la spoglio un po'...
Ha bisogno di qualche goccia di Ansiolin, mattino, pomeriggio e sera. Troppa dipendenza da Google. Lei scambia l'azione del nascondersi con l'azione dell'apparire ovunque/dovunque. 
Sù, respiri profondamente e non smetta mai di contare, nemmeno quando dorme mi raccomando. La aspetto.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ho capito ok allora passi dal mio studio, a Roma, via Fratti 69, che la spoglio un po&#8217;&#8230;<br />
Ha bisogno di qualche goccia di Ansiolin, mattino, pomeriggio e sera. Troppa dipendenza da Google. Lei scambia l&#8217;azione del nascondersi con l&#8217;azione dell&#8217;apparire ovunque/dovunque.<br />
Sù, respiri profondamente e non smetta mai di contare, nemmeno quando dorme mi raccomando. La aspetto.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Marco</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/03/10/variazioni-meridiano-5-marco-giovenale/#comment-89528</link>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Mar 2008 10:45:43 +0000</pubDate>
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		<description>(mentre su "nascondersi" etc. un giro su google risponde)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>(mentre su &#8220;nascondersi&#8221; etc. un giro su google risponde)</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Marco</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/03/10/variazioni-meridiano-5-marco-giovenale/#comment-89402</link>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Mar 2008 17:27:43 +0000</pubDate>
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		<description>grazie a tutte/-i. anche per il consiglio sulle osterie. sempre pronto</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>grazie a tutte/-i. anche per il consiglio sulle osterie. sempre pronto</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: G. Carotenuto</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/03/10/variazioni-meridiano-5-marco-giovenale/#comment-89401</link>
		<dc:creator>G. Carotenuto</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Mar 2008 16:43:32 +0000</pubDate>
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		<description>Un lievo gorgo di "parole", che prende dentro ("fra sommersi e salvati, come fra silenzio e parola, c’è una estesissima fascia di crisi. di imminenza di naufragio.) uno scenario apocalittico, che fa da maschera.
Questa di Gioveneale mi sembra una difesa, non un affondo. Ne viene fuori una statura non appieno consolidata, impotente, un nascondersi fra le fratte.

Consiglio un po' di sana bisboccia nelle osterie romane a suon di frattaglia, abbacchio e vino della casa a volontà, niente farmaci.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Un lievo gorgo di &#8220;parole&#8221;, che prende dentro (&#8221;fra sommersi e salvati, come fra silenzio e parola, c’è una estesissima fascia di crisi. di imminenza di naufragio.) uno scenario apocalittico, che fa da maschera.<br />
Questa di Gioveneale mi sembra una difesa, non un affondo. Ne viene fuori una statura non appieno consolidata, impotente, un nascondersi fra le fratte.</p>
<p>Consiglio un po&#8217; di sana bisboccia nelle osterie romane a suon di frattaglia, abbacchio e vino della casa a volontà, niente farmaci.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: véronique vergé</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/03/10/variazioni-meridiano-5-marco-giovenale/#comment-89396</link>
		<dc:creator>véronique vergé</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Mar 2008 14:47:46 +0000</pubDate>
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		<description>L'anima si annoda alla natura umana e agli elementi minuscoli della vita: un bagliore, una mano sulle spalle, un ramo.
L'anima si disperde nel corpo della storia, la bocca della scrittura diventa la bocca del fantasmo, fa gallegiare le anime prigioniere, fa coro.

Magnifico testo di Marco Giovenale. Diventa li Meridiano del corpo tutto.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;anima si annoda alla natura umana e agli elementi minuscoli della vita: un bagliore, una mano sulle spalle, un ramo.<br />
L&#8217;anima si disperde nel corpo della storia, la bocca della scrittura diventa la bocca del fantasmo, fa gallegiare le anime prigioniere, fa coro.</p>
<p>Magnifico testo di Marco Giovenale. Diventa li Meridiano del corpo tutto.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Marina Pizzi</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/03/10/variazioni-meridiano-5-marco-giovenale/#comment-89375</link>
		<dc:creator>Marina Pizzi</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Mar 2008 07:46:08 +0000</pubDate>
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		<description>"la qualità del buio" : la qualità della mancanza stanno alla poesia come madre asperrima, addendo-sottraendo di una strage che dà parola. da qui un impegno strenuo ad armatura del respiro, spiraglio del segno=
. grazie Marco, bravo davvero!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;la qualità del buio&#8221; : la qualità della mancanza stanno alla poesia come madre asperrima, addendo-sottraendo di una strage che dà parola. da qui un impegno strenuo ad armatura del respiro, spiraglio del segno=<br />
. grazie Marco, bravo davvero!</p>
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		<title>Di: Apolide</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/03/10/variazioni-meridiano-5-marco-giovenale/#comment-89372</link>
		<dc:creator>Apolide</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Mar 2008 05:42:26 +0000</pubDate>
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		<description>L'uso dell'anafora mi affascina, la ripetizione ha un non so che di mistico, a mio parere... questa bella lirica, poi -tradotta magistralmente- ha una chiusa stupenda:

più bianca cenere
giace sulla parola cui hai creduto.

ciao


Apo</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;uso dell&#8217;anafora mi affascina, la ripetizione ha un non so che di mistico, a mio parere&#8230; questa bella lirica, poi -tradotta magistralmente- ha una chiusa stupenda:</p>
<p>più bianca cenere<br />
giace sulla parola cui hai creduto.</p>
<p>ciao</p>
<p>Apo</p>
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