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	<title>Commenti a: Anteprima Sud n°11- no direction home</title>
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	<description>versione 2.0</description>
	<pubDate>Sat, 05 Jul 2008 02:51:40 +0000</pubDate>
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		<title>Di: sarmizegetusa</title>
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		<dc:creator>sarmizegetusa</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Apr 2008 13:49:17 +0000</pubDate>
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		<description>Sarebbe l'ora, di parlare di quella gente là anche quando non viene bombardata.
Bellissima la foto &lt;em&gt;melancholica&lt;/em&gt; di Antonia.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sarebbe l&#8217;ora, di parlare di quella gente là anche quando non viene bombardata.<br />
Bellissima la foto <em>melancholica</em> di Antonia.</p>
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		<title>Di: véronique vergé</title>
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		<dc:creator>véronique vergé</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Mar 2008 17:14:53 +0000</pubDate>
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		<description>Il confine è il taglio vivo, lo spostamento del corpo e della mente. taglio a vivo, quando fuggi la terra natale, quando è diventata terra di morte e di atrocità. Il confine è la linea orrizontale del lutto.
Una testimonianza dura e vera;
La foto mi fa pensare a tante cose oltrepassate: a un momento non si vede più l'orrizzonte passato, è un velo scuro. 
L'incrinatura sulla parabrezza, la curva: accenni dello sconosciuto e della ferita. Immagine bella.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Il confine è il taglio vivo, lo spostamento del corpo e della mente. taglio a vivo, quando fuggi la terra natale, quando è diventata terra di morte e di atrocità. Il confine è la linea orrizontale del lutto.<br />
Una testimonianza dura e vera;<br />
La foto mi fa pensare a tante cose oltrepassate: a un momento non si vede più l&#8217;orrizzonte passato, è un velo scuro.<br />
L&#8217;incrinatura sulla parabrezza, la curva: accenni dello sconosciuto e della ferita. Immagine bella.</p>
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		<title>Di: The O.C.</title>
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		<dc:creator>The O.C.</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Mar 2008 10:40:10 +0000</pubDate>
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		<description>"È tutta una vera 'fratellanza e unità', come ci insegnava il presidente Tito". E' giusto ironizzare, se di ironia si tratta.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;È tutta una vera &#8216;fratellanza e unità&#8217;, come ci insegnava il presidente Tito&#8221;. E&#8217; giusto ironizzare, se di ironia si tratta.</p>
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		<title>Di: Carlo Capone</title>
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		<dc:creator>Carlo Capone</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Mar 2008 18:56:13 +0000</pubDate>
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		<description>Jugoslavia, 1971. Finalmente Sarajevo. Guardavo dall'Alfa i piccoli cimiteri al ciglio della strada. Lo dico adesso che erano cimiteri,  allora mi colpirano i piccoli cippi di marmo bianchissimo con in cima il cilindro o il turbante. Fu il direttore del ristorante- dove gustammo vini di Erzegovina e carni dolcissime - a indicarci dalla  vetrata la grande moschea. Sono nato e cresciuto  in certi tempi,  la guerra fredda  non aveva tempo per spiegarti che inBosnia Erzegovina c'erano i musulmani. La strada che da Sarajevo porta a Belgrado è un serpente   tra boschi giganti e orrori scoscesi. Dopo un ingorgo di 4 ore appena usciti da Sarajevo - le auto là in alto sembravano formiche- viaggiammo solitari. Poi piovve tra i monti, terra rossiccia colava dai  muretti,   i tronchi di traverso costituivano un problema. Entrammo nella bella  Belgrado alle 10 passate, lattraverso   un'auostrada a luci arancione. Era  una fungaia  di luci , Belgrado. Il maitre dell'albergo parlava un italiano gutturale.  Scosse la testa ma ci fece mangiare in saletta, di fronte c'era un   ritatto di Tito. Ridacchiammo.  Così come al cospetto di modeste porzioni di insalata russa.  Non potevamo ancora sapere  della grande fame di Bucarest.  

Carlo Capone

Carlo Capone</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Jugoslavia, 1971. Finalmente Sarajevo. Guardavo dall&#8217;Alfa i piccoli cimiteri al ciglio della strada. Lo dico adesso che erano cimiteri,  allora mi colpirano i piccoli cippi di marmo bianchissimo con in cima il cilindro o il turbante. Fu il direttore del ristorante- dove gustammo vini di Erzegovina e carni dolcissime - a indicarci dalla  vetrata la grande moschea. Sono nato e cresciuto  in certi tempi,  la guerra fredda  non aveva tempo per spiegarti che inBosnia Erzegovina c&#8217;erano i musulmani. La strada che da Sarajevo porta a Belgrado è un serpente   tra boschi giganti e orrori scoscesi. Dopo un ingorgo di 4 ore appena usciti da Sarajevo - le auto là in alto sembravano formiche- viaggiammo solitari. Poi piovve tra i monti, terra rossiccia colava dai  muretti,   i tronchi di traverso costituivano un problema. Entrammo nella bella  Belgrado alle 10 passate, lattraverso   un&#8217;auostrada a luci arancione. Era  una fungaia  di luci , Belgrado. Il maitre dell&#8217;albergo parlava un italiano gutturale.  Scosse la testa ma ci fece mangiare in saletta, di fronte c&#8217;era un   ritatto di Tito. Ridacchiammo.  Così come al cospetto di modeste porzioni di insalata russa.  Non potevamo ancora sapere  della grande fame di Bucarest.  </p>
<p>Carlo Capone</p>
<p>Carlo Capone</p>
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