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	<title>Commenti a: Dossier: Israele paese ospite della Fiera del libro di Torino</title>
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	<pubDate>Mon, 06 Oct 2008 19:26:06 +0000</pubDate>
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		<title>Di: Nazione Indiana &#187; &#187; L&#8217;altra faccia di Israele (una lista di autori)</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/03/19/dossier-israele-paese-ospite-della-fiera-del-libro-di-torino/#comment-90079</link>
		<dc:creator>Nazione Indiana &#187; &#187; L&#8217;altra faccia di Israele (una lista di autori)</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Mar 2008 12:01:28 +0000</pubDate>
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		<description>[...] alla dissidenza intellettuale in Israele. Di esso fanno parte già alcuni pezzi postati su NI - qui e [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] alla dissidenza intellettuale in Israele. Di esso fanno parte già alcuni pezzi postati su NI - qui e [...]</p>
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		<title>Di: Lorenzo Galbiati</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/03/19/dossier-israele-paese-ospite-della-fiera-del-libro-di-torino/#comment-90003</link>
		<dc:creator>Lorenzo Galbiati</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Mar 2008 11:13:38 +0000</pubDate>
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		<description>Tuesday, March 04, 2008 
Ilan Pappe e il Salone del Libro di Parigi 

Cari Amici, 
come certamente sapete, il Salone del libro di Parigi, quest'anno, è dedicato al sessantesimo anniversario di Israele. Supponevo, e speravo, che le manifestazioni organizzate dalla casa editrice "La Fabrique" non rientrassero tra le iniziative di questo Salone. Avevo torto, e mi ha rattristato apprendere che ne fanno parte integrante. La decisione di associare il Salone del libro, quest'anno, alla celebrazione dei sessanta anni d'indipendenza di Israele ha portato molti autori e artisti progressisti, palestinesi e più generalmente arabi, a ritirarsi, e boicottare questa manifestazione. È fondato supporre che le ultime aggressioni genocide di Israele contro la Striscia di Gaza possano soltanto indurre molti loro colleghi a fare la stessa cosa. 
In tali circostanze non posso, per quanto mi riguarda, partecipare a 
questo Salone, né da vicino, né da lontano. 
Suggerisco di decidere insieme una nuova data, lontana da quella del Salone del libro, per non essere associati alla celebrazione dell'indipendenza di Israele, come pure al suo totale rifiuto della Naqba palestinese. 
Tuttavia, se le edizioni "La Fabrique" e altri partecipanti non dovessero condividere questa posizione, mi ritirerò - personalmente - da queste celebrazioni. 
Cordiali saluti 
Ilan Pappe, 2 marzo 2008 
http://www.lafabrique.fr/chronique.php3?id_article=82</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Tuesday, March 04, 2008<br />
Ilan Pappe e il Salone del Libro di Parigi </p>
<p>Cari Amici,<br />
come certamente sapete, il Salone del libro di Parigi, quest&#8217;anno, è dedicato al sessantesimo anniversario di Israele. Supponevo, e speravo, che le manifestazioni organizzate dalla casa editrice &#8220;La Fabrique&#8221; non rientrassero tra le iniziative di questo Salone. Avevo torto, e mi ha rattristato apprendere che ne fanno parte integrante. La decisione di associare il Salone del libro, quest&#8217;anno, alla celebrazione dei sessanta anni d&#8217;indipendenza di Israele ha portato molti autori e artisti progressisti, palestinesi e più generalmente arabi, a ritirarsi, e boicottare questa manifestazione. È fondato supporre che le ultime aggressioni genocide di Israele contro la Striscia di Gaza possano soltanto indurre molti loro colleghi a fare la stessa cosa.<br />
In tali circostanze non posso, per quanto mi riguarda, partecipare a<br />
questo Salone, né da vicino, né da lontano.<br />
Suggerisco di decidere insieme una nuova data, lontana da quella del Salone del libro, per non essere associati alla celebrazione dell&#8217;indipendenza di Israele, come pure al suo totale rifiuto della Naqba palestinese.<br />
Tuttavia, se le edizioni &#8220;La Fabrique&#8221; e altri partecipanti non dovessero condividere questa posizione, mi ritirerò - personalmente - da queste celebrazioni.<br />
Cordiali saluti<br />
Ilan Pappe, 2 marzo 2008<br />
<a href="http://www.lafabrique.fr/chronique.php3?id_article=82" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('outclick-comm/www.lafabrique.fr');" rel="nofollow">http://www.lafabrique.fr/chronique.php3?id_article=82</a></p>
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	<item>
		<title>Di: Lorenzo Galbiati</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/03/19/dossier-israele-paese-ospite-della-fiera-del-libro-di-torino/#comment-90002</link>
		<dc:creator>Lorenzo Galbiati</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Mar 2008 11:12:19 +0000</pubDate>
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		<description>Un quarto dei libri è di tema religioso 
M.T.C. 


Ha davvero caratteristiche curiose il mercato editoriale israeliano, così come è stato presentato in questi giorni a Parigi. A prima vista, potrebbe sembrare il paese di Bengodi, soprattutto da una prospettiva depressa e deprimente qual è quella italiana: ogni anno infatti in Israele si vendono circa trentacinque milioni di libri che equivalgono - per una popolazione inferiore ai sette milioni di abitanti - a circa cinque volumi a testa, infanti compresi. Osservando più da vicino i dati, però, il paradiso rivela i suoi lati oscuri. Con 6866 titoli pubblicati nel 2006, non è esagerato parlare di una sovrapproduzione che si traduce in tirature piuttosto basse e in dati di vendita paradossalmente mediocri: le novità della narrativa raramente superano le duemila copie, anche perché la vita media di un libro sui banconi è assai breve. 
Forse anche per questo, il prezzo medio di un libro è elevatissimo, intorno agli ottanta shekels (circa 44 euro) per un testo di narrativa destinato agli adulti e circa cinquanta shekels (28 euro) per i libri per bambini. In realtà, però, molto di rado i volumi vengono venduti a questi prezzi: le due grandi catene di librerie israeliane, Steimatsky e Tzomet Sefarim, che si sono impossessate del mercato, praticano una politica molto aggressiva di sconti, riducendo ancora di più non soltanto lo spazio delle librerie indipendenti, ma anche la vitalità delle piccole case editrici, penalizzate dai megastore. Ma la vera specificità è un'altra: Israele è probabilmente l'unico paese al mondo - Vaticano a parte - in cui quasi un quarto della produzione editoriale è composta da libri religiosi. 
Il manifesto 16 marzo 2008, p. 13</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Un quarto dei libri è di tema religioso<br />
M.T.C. </p>
<p>Ha davvero caratteristiche curiose il mercato editoriale israeliano, così come è stato presentato in questi giorni a Parigi. A prima vista, potrebbe sembrare il paese di Bengodi, soprattutto da una prospettiva depressa e deprimente qual è quella italiana: ogni anno infatti in Israele si vendono circa trentacinque milioni di libri che equivalgono - per una popolazione inferiore ai sette milioni di abitanti - a circa cinque volumi a testa, infanti compresi. Osservando più da vicino i dati, però, il paradiso rivela i suoi lati oscuri. Con 6866 titoli pubblicati nel 2006, non è esagerato parlare di una sovrapproduzione che si traduce in tirature piuttosto basse e in dati di vendita paradossalmente mediocri: le novità della narrativa raramente superano le duemila copie, anche perché la vita media di un libro sui banconi è assai breve.<br />
Forse anche per questo, il prezzo medio di un libro è elevatissimo, intorno agli ottanta shekels (circa 44 euro) per un testo di narrativa destinato agli adulti e circa cinquanta shekels (28 euro) per i libri per bambini. In realtà, però, molto di rado i volumi vengono venduti a questi prezzi: le due grandi catene di librerie israeliane, Steimatsky e Tzomet Sefarim, che si sono impossessate del mercato, praticano una politica molto aggressiva di sconti, riducendo ancora di più non soltanto lo spazio delle librerie indipendenti, ma anche la vitalità delle piccole case editrici, penalizzate dai megastore. Ma la vera specificità è un&#8217;altra: Israele è probabilmente l&#8217;unico paese al mondo - Vaticano a parte - in cui quasi un quarto della produzione editoriale è composta da libri religiosi.<br />
Il manifesto 16 marzo 2008, p. 13</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: véronique vergé</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/03/19/dossier-israele-paese-ospite-della-fiera-del-libro-di-torino/#comment-89950</link>
		<dc:creator>véronique vergé</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Mar 2008 17:45:32 +0000</pubDate>
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		<description>Spietata, volevo dire.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Spietata, volevo dire.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: véronique vergé</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/03/19/dossier-israele-paese-ospite-della-fiera-del-libro-di-torino/#comment-89949</link>
		<dc:creator>véronique vergé</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Mar 2008 17:44:43 +0000</pubDate>
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		<description>Ho trovato l'articolo forte, coraggioso, anche se mi sembra che Benny Ziffer ha una vista spietate sulla letteratura israelania. Un punto mi ha molto interessata riguardando la lingua, quando il critico  evoca una lingua americanizzata, simbolo del legato potente che ha l'America su Israël.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ho trovato l&#8217;articolo forte, coraggioso, anche se mi sembra che Benny Ziffer ha una vista spietate sulla letteratura israelania. Un punto mi ha molto interessata riguardando la lingua, quando il critico  evoca una lingua americanizzata, simbolo del legato potente che ha l&#8217;America su Israël.</p>
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	<item>
		<title>Di: georgia</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/03/19/dossier-israele-paese-ospite-della-fiera-del-libro-di-torino/#comment-89947</link>
		<dc:creator>georgia</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Mar 2008 17:11:14 +0000</pubDate>
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		<description>carlo: &lt;i&gt;Che invitare al boicottaggio possa voler dire opporsi all’esistenza di Israele, può essere. &lt;/i&gt;

Ma carlo non mi sembra che nessuno di coloro che aderiscono al boicottaggio abbia mai affermato di volersi opporre all'esistenza di israele, al massimo al suo allargamento forzoso.
Semmai i boicottatori più duri si oppongono alla negazione dell'esistenza dei palestinesi e, nel caso specifico, al silenziamento della loro cultura.
A me però sembra che il boicottaggio si sia concentrato sul fatto politico del proporsi, da parte di israele, come ospite d'onore in occasione di una celebrazione che se per una parte è motivo di orgoglio dall'altra lo è di disperazione. Tra l'altro, lingua o non lingua nazionale, certa letteratura in lingua araba fa parte della letteratura israeliana, sia che sia scritta da ebrei iracheni (o di altre parti del mondo arabo) o da palestinesi israeliani, sia cittadini dello stato israeliano che esuli, come ad esempio Darwish che i suoi studi e le sue basi culturali le ha maturate proprio in Israle. Se israele non volesse essere uno stato monoculturale sarebbe orgogliosa anche di un poeta come Darwish e dovrebbe fare carte false per portarselo alle varie fiere. Ma naturalmente dovrebbe andare alle fiere a celebrare la sua cultura (o meglio le sue culture) e non le date nazionaliste ;-)
geo</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>carlo: <i>Che invitare al boicottaggio possa voler dire opporsi all’esistenza di Israele, può essere. </i></p>
<p>Ma carlo non mi sembra che nessuno di coloro che aderiscono al boicottaggio abbia mai affermato di volersi opporre all&#8217;esistenza di israele, al massimo al suo allargamento forzoso.<br />
Semmai i boicottatori più duri si oppongono alla negazione dell&#8217;esistenza dei palestinesi e, nel caso specifico, al silenziamento della loro cultura.<br />
A me però sembra che il boicottaggio si sia concentrato sul fatto politico del proporsi, da parte di israele, come ospite d&#8217;onore in occasione di una celebrazione che se per una parte è motivo di orgoglio dall&#8217;altra lo è di disperazione. Tra l&#8217;altro, lingua o non lingua nazionale, certa letteratura in lingua araba fa parte della letteratura israeliana, sia che sia scritta da ebrei iracheni (o di altre parti del mondo arabo) o da palestinesi israeliani, sia cittadini dello stato israeliano che esuli, come ad esempio Darwish che i suoi studi e le sue basi culturali le ha maturate proprio in Israle. Se israele non volesse essere uno stato monoculturale sarebbe orgogliosa anche di un poeta come Darwish e dovrebbe fare carte false per portarselo alle varie fiere. Ma naturalmente dovrebbe andare alle fiere a celebrare la sua cultura (o meglio le sue culture) e non le date nazionaliste ;-)<br />
geo</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: georgia</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/03/19/dossier-israele-paese-ospite-della-fiera-del-libro-di-torino/#comment-89946</link>
		<dc:creator>georgia</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Mar 2008 16:44:23 +0000</pubDate>
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		<description>però non è vero chel a poesia palestinese (quella vera) sia nazionalista e militante, anzi direi che nel'ultimo periodo ci sia un rifugiarsi nell'intimismo più che nel militante, ad ogni modo la situazione dei palestinesi, sia che vivano in israele, nei territori occupati o sia che appartengano alla diaspora è tale che la loro poesia anche quando è nazionalista è del tutto anomala e struggente, quindi nulla a  che vedere con il nazionalismo retorico e arrogante di altre poesie definite tali.
geo</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>però non è vero chel a poesia palestinese (quella vera) sia nazionalista e militante, anzi direi che nel&#8217;ultimo periodo ci sia un rifugiarsi nell&#8217;intimismo più che nel militante, ad ogni modo la situazione dei palestinesi, sia che vivano in israele, nei territori occupati o sia che appartengano alla diaspora è tale che la loro poesia anche quando è nazionalista è del tutto anomala e struggente, quindi nulla a  che vedere con il nazionalismo retorico e arrogante di altre poesie definite tali.<br />
geo</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: georgia</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/03/19/dossier-israele-paese-ospite-della-fiera-del-libro-di-torino/#comment-89945</link>
		<dc:creator>georgia</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Mar 2008 16:39:27 +0000</pubDate>
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		<description>beh meno male che c'è qualcuno che dedica spazi alla letteratura palestinese ;-) che al momento è di grande interesse. Una poesia che, almeno io lo penso, potrebbe aiutare, e parecchio, la poesia in tutto il mondo.
ma certo quando entra in ballo la propaganda la poesia può venir silenziata anche quando raggiunge livelli alti.

@ francesco "fossato" mi sembra cambi del tutto il signficato ;-) vado a correggere anche nel mio post</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>beh meno male che c&#8217;è qualcuno che dedica spazi alla letteratura palestinese ;-) che al momento è di grande interesse. Una poesia che, almeno io lo penso, potrebbe aiutare, e parecchio, la poesia in tutto il mondo.<br />
ma certo quando entra in ballo la propaganda la poesia può venir silenziata anche quando raggiunge livelli alti.</p>
<p>@ francesco &#8220;fossato&#8221; mi sembra cambi del tutto il signficato ;-) vado a correggere anche nel mio post</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: lucio</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/03/19/dossier-israele-paese-ospite-della-fiera-del-libro-di-torino/#comment-89935</link>
		<dc:creator>lucio</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Mar 2008 15:42:22 +0000</pubDate>
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		<description>Il fossato è riferito alla enorme differenza di spazio concesso agli autori palestinesi rispetto agli israeliani, dal supplemento letterario di Haaretz.
lucio</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Il fossato è riferito alla enorme differenza di spazio concesso agli autori palestinesi rispetto agli israeliani, dal supplemento letterario di Haaretz.<br />
lucio</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: francesco forlani</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/03/19/dossier-israele-paese-ospite-della-fiera-del-libro-di-torino/#comment-89918</link>
		<dc:creator>francesco forlani</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Mar 2008 13:32:32 +0000</pubDate>
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		<description>Cara Georgia l'abisso di cui parla Benny Ziffer è da intendersi come fossato. A notte fonda può accadere che la traduzione letterale prevalga su quella più ragionata. Comunque la correggo nel testo
effeffe</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Cara Georgia l&#8217;abisso di cui parla Benny Ziffer è da intendersi come fossato. A notte fonda può accadere che la traduzione letterale prevalga su quella più ragionata. Comunque la correggo nel testo<br />
effeffe</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Carlo Cannella</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/03/19/dossier-israele-paese-ospite-della-fiera-del-libro-di-torino/#comment-89912</link>
		<dc:creator>Carlo Cannella</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Mar 2008 12:10:50 +0000</pubDate>
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		<description>Che invitare al boicottaggio possa voler dire opporsi all'esistenza di Israele, può essere. Che questo significhi spargere patenti di antisemitismo, o senza troppa retorica essere antisemiti, è una grossa panzana.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Che invitare al boicottaggio possa voler dire opporsi all&#8217;esistenza di Israele, può essere. Che questo significhi spargere patenti di antisemitismo, o senza troppa retorica essere antisemiti, è una grossa panzana.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: lorenzo galbiati</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/03/19/dossier-israele-paese-ospite-della-fiera-del-libro-di-torino/#comment-89907</link>
		<dc:creator>lorenzo galbiati</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Mar 2008 11:18:07 +0000</pubDate>
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		<description>LE DICHIARAZIONI DI ZIFFER E QUELLE DI OZ E SHALEV

Oltre alla frase di Ziffer riportata da Inglese, vorrei sottolineare il peso e la gravità della denuncia contenuta nei seguenti passaggi:

"nonfiction.fr : Perché aver lanciato questo appello al boicottaggio? 

Benny Ziffer : Ci sono diverse problematiche. La prima è che il nostro governo , la nostra ambasciata, che hanno fatto la selezione, hanno scelto solo scrittori di lingua ebraica escludendo di fatto due terzi della scena israeliana: ora, questa conta un’enorme comunità tanto di lingua russa che di lingua araba. E’ dunque molto riduttivo. La seconda questione è la scelta arbitraria degli scrittori fatta dai burocrati dell’Ambasciata e che hanno escluso grandi figure come quella del nostro poeta nazionale Nathan Zach. Eppure scrive in ebraico! La terza questione è che lo Stato Israeliano considera che gli scrittori siano degli agenti di propaganda. A partire dal momento in cui l’amministrazione finanzia il biglietto aereo, stima che lo scrittore è lì per servire la causa israeliana ed esige ufficialmente questo “fare propaganda” in un contratto che tutti gli scrittori devono firmare. E’ quello che è successo con il Salon du Livre di Parigi e con la Fiera del Libro di Torino. 

nonfiction.fr : Dice sul serio? 

Benny Ziffer : Assolutamente. Il grande scrittore israeliano Yehoshua Kenaz per esempio non è stato invitato in Francia perché ha rifiutato di firmare questo documento ! Ora, la sua opera è ampiamente tradotta in francese. E scrive in ebraico. 

nonfiction.fr : Un Israeliano non può scrivere in yiddish ? In arabo ? In inglese?

Benny Ziffer : Non agli occhi della nostra ambasciata ! E se non scrive in ebraico, non ha diritto di cittadinanza al Salon du Livre. Eppure esiste una letteratura yiddish in Israele, per quanto minoritaria. C’è anche una letteratura di lingua inglese e perfino francese! 

nonfiction.fr : Anche lei è stato invitato al Salon du Livre e ha declinato l’invito ? 

Benny Ziffer : Non mi hanno invitato! 

nonfiction.fr : E’ per questo che ha fatto il suo appello al boicottaggio ? 

Benny Ziffer : Sì per vendicarmi ! No, seriamente, la considero una questione essenziale. Ogni scrittore israeliano dovrebbe, nel fondo della propria coscienza, boicottare il Salon du Livre di Parigi." 

Amos Oz, che, è giusto aggiungere, ha detto di non aver firmato nulla, in concordanza con l'Ambasciata israeliana, che ha negato l'esistenza di qualsivoglia contratto da firmare, ha dichiarato all'apertura del salone parigino:

''Chi invita al boicottaggio non si oppone alla politica di Israele, ma alla sua stessa esistenza. Se dicono che Israele non deve essere ospite del Salone è perché semplicemente non vogliono che esista'', ha detto il romanziere Amos Oz. 
Meir Shalev ha ribadito:
''Scandalizzarsi per la celebrazione del sessantesimo anniversario della fondazione dello Stato d'Israele, significa che si sarebbe preferito che questo Paese non avesse mai visto la luce'' 
http://www.adnkronos.com/IGN/Cultura/?id=1.0.1965624563

Queste dichiarazioni in pratica dicono che Ziffer, Michael, Shabtai vorrebbero che il Paese in cui vivono non esistesse e sono un ricatto morale a ogni persona che voglia vantare il suo diritto a boicottare: sono il presupposto per spargere patenti di antisemitismo, come da più parti è stato già detto più o meno esplicitamente nei cfr dei filoboicottatori.

Io non ci sto più a questi ricatti morali e dico che queste dichiarazioni - che distinguo dalle persone che le hanno emesse -  sono a mio avviso cariche di razzismo - inteso ovviamente in senso lato.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>LE DICHIARAZIONI DI ZIFFER E QUELLE DI OZ E SHALEV</p>
<p>Oltre alla frase di Ziffer riportata da Inglese, vorrei sottolineare il peso e la gravità della denuncia contenuta nei seguenti passaggi:</p>
<p>&#8220;nonfiction.fr : Perché aver lanciato questo appello al boicottaggio? </p>
<p>Benny Ziffer : Ci sono diverse problematiche. La prima è che il nostro governo , la nostra ambasciata, che hanno fatto la selezione, hanno scelto solo scrittori di lingua ebraica escludendo di fatto due terzi della scena israeliana: ora, questa conta un’enorme comunità tanto di lingua russa che di lingua araba. E’ dunque molto riduttivo. La seconda questione è la scelta arbitraria degli scrittori fatta dai burocrati dell’Ambasciata e che hanno escluso grandi figure come quella del nostro poeta nazionale Nathan Zach. Eppure scrive in ebraico! La terza questione è che lo Stato Israeliano considera che gli scrittori siano degli agenti di propaganda. A partire dal momento in cui l’amministrazione finanzia il biglietto aereo, stima che lo scrittore è lì per servire la causa israeliana ed esige ufficialmente questo “fare propaganda” in un contratto che tutti gli scrittori devono firmare. E’ quello che è successo con il Salon du Livre di Parigi e con la Fiera del Libro di Torino. </p>
<p>nonfiction.fr : Dice sul serio? </p>
<p>Benny Ziffer : Assolutamente. Il grande scrittore israeliano Yehoshua Kenaz per esempio non è stato invitato in Francia perché ha rifiutato di firmare questo documento ! Ora, la sua opera è ampiamente tradotta in francese. E scrive in ebraico. </p>
<p>nonfiction.fr : Un Israeliano non può scrivere in yiddish ? In arabo ? In inglese?</p>
<p>Benny Ziffer : Non agli occhi della nostra ambasciata ! E se non scrive in ebraico, non ha diritto di cittadinanza al Salon du Livre. Eppure esiste una letteratura yiddish in Israele, per quanto minoritaria. C’è anche una letteratura di lingua inglese e perfino francese! </p>
<p>nonfiction.fr : Anche lei è stato invitato al Salon du Livre e ha declinato l’invito ? </p>
<p>Benny Ziffer : Non mi hanno invitato! </p>
<p>nonfiction.fr : E’ per questo che ha fatto il suo appello al boicottaggio ? </p>
<p>Benny Ziffer : Sì per vendicarmi ! No, seriamente, la considero una questione essenziale. Ogni scrittore israeliano dovrebbe, nel fondo della propria coscienza, boicottare il Salon du Livre di Parigi.&#8221; </p>
<p>Amos Oz, che, è giusto aggiungere, ha detto di non aver firmato nulla, in concordanza con l&#8217;Ambasciata israeliana, che ha negato l&#8217;esistenza di qualsivoglia contratto da firmare, ha dichiarato all&#8217;apertura del salone parigino:</p>
<p>&#8221;Chi invita al boicottaggio non si oppone alla politica di Israele, ma alla sua stessa esistenza. Se dicono che Israele non deve essere ospite del Salone è perché semplicemente non vogliono che esista&#8221;, ha detto il romanziere Amos Oz.<br />
Meir Shalev ha ribadito:<br />
&#8221;Scandalizzarsi per la celebrazione del sessantesimo anniversario della fondazione dello Stato d&#8217;Israele, significa che si sarebbe preferito che questo Paese non avesse mai visto la luce&#8221;<br />
<a href="http://www.adnkronos.com/IGN/Cultura/?id=1.0.1965624563" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('outclick-comm/www.adnkronos.com');" rel="nofollow">http://www.adnkronos.com/IGN/Cultura/?id=1.0.1965624563</a></p>
<p>Queste dichiarazioni in pratica dicono che Ziffer, Michael, Shabtai vorrebbero che il Paese in cui vivono non esistesse e sono un ricatto morale a ogni persona che voglia vantare il suo diritto a boicottare: sono il presupposto per spargere patenti di antisemitismo, come da più parti è stato già detto più o meno esplicitamente nei cfr dei filoboicottatori.</p>
<p>Io non ci sto più a questi ricatti morali e dico che queste dichiarazioni - che distinguo dalle persone che le hanno emesse -  sono a mio avviso cariche di razzismo - inteso ovviamente in senso lato.</p>
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	<item>
		<title>Di: andrea inglese</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/03/19/dossier-israele-paese-ospite-della-fiera-del-libro-di-torino/#comment-89901</link>
		<dc:creator>andrea inglese</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Mar 2008 10:26:36 +0000</pubDate>
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		<description>grazie ancora Francesco per la celere traduzione! è un'intervista molto importante questa, e credo che permette davvero di fare un passo avanti rispetto alle discussioni che sono state fatte in Italia su boicotaggio e contro-boicottaggio, sopratutto da parte del mondo intellettuale.

Tra le altre cose dette da Ziffer, questa mi sembra da sottolineare: "E’ importante che anche gli scrittori israeliani si mobilitino e che non lascino la critica ai soli paesi arabi. E’ il modo migliore per non fare il gioco dei nemici d’Israele, non partecipando a questa carnevalata del Salon du Livre, ma essendo i primi a denunciarla."</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>grazie ancora Francesco per la celere traduzione! è un&#8217;intervista molto importante questa, e credo che permette davvero di fare un passo avanti rispetto alle discussioni che sono state fatte in Italia su boicotaggio e contro-boicottaggio, sopratutto da parte del mondo intellettuale.</p>
<p>Tra le altre cose dette da Ziffer, questa mi sembra da sottolineare: &#8220;E’ importante che anche gli scrittori israeliani si mobilitino e che non lascino la critica ai soli paesi arabi. E’ il modo migliore per non fare il gioco dei nemici d’Israele, non partecipando a questa carnevalata del Salon du Livre, ma essendo i primi a denunciarla.&#8221;</p>
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		<title>Di: georgia</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/03/19/dossier-israele-paese-ospite-della-fiera-del-libro-di-torino/#comment-89892</link>
		<dc:creator>georgia</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Mar 2008 08:44:48 +0000</pubDate>
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		<description>Non è del tutto vero questo giudizio sulla letteratura palestinese ;-).
Io trovo alcuni scrittori palestinesi formidabili.
Darwish poi è un poeta di grandezza universale, io in questo momento sto cercando tutto quello che riesco a trovare di lui e sono trasognata dalla bellezza e dalla forza delle sue poesie, dal suo lirismo-epico, dalla sua capacita di riempire di cielo i pozzi, poesie di cui solo una piccola parte è prettamente politica, quasi nessuna nazionalista, nel senso gretto della parola (nazionalismo che invece è diffusissimo nella letteratura israeliana), a meno che non si ritengano nazionaliste le celebrazioni dei morti, addirittura fra le sue braccia, e la descrizione delle distruzioni). Sono ammirata del suo pensiero universale sulla poesia, sulla sua poetica, sull'umanità. Credo che poeti simili nascano raramente, forse uno per secolo come disse moravia alla morte di pasolini.
Sì c'è una abisso, ma se non esiste qualche scrittore israeliano che non conosco, direi che l'abisso siadel tutto a favore della poesia palestinese, che purtroppo è tradotta spesso male e fatta circolare solo da piccole e coraggiose case editrici ;-)
geo</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Non è del tutto vero questo giudizio sulla letteratura palestinese ;-).<br />
Io trovo alcuni scrittori palestinesi formidabili.<br />
Darwish poi è un poeta di grandezza universale, io in questo momento sto cercando tutto quello che riesco a trovare di lui e sono trasognata dalla bellezza e dalla forza delle sue poesie, dal suo lirismo-epico, dalla sua capacita di riempire di cielo i pozzi, poesie di cui solo una piccola parte è prettamente politica, quasi nessuna nazionalista, nel senso gretto della parola (nazionalismo che invece è diffusissimo nella letteratura israeliana), a meno che non si ritengano nazionaliste le celebrazioni dei morti, addirittura fra le sue braccia, e la descrizione delle distruzioni). Sono ammirata del suo pensiero universale sulla poesia, sulla sua poetica, sull&#8217;umanità. Credo che poeti simili nascano raramente, forse uno per secolo come disse moravia alla morte di pasolini.<br />
Sì c&#8217;è una abisso, ma se non esiste qualche scrittore israeliano che non conosco, direi che l&#8217;abisso siadel tutto a favore della poesia palestinese, che purtroppo è tradotta spesso male e fatta circolare solo da piccole e coraggiose case editrici ;-)<br />
geo</p>
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		<title>Di: The O.C.</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/03/19/dossier-israele-paese-ospite-della-fiera-del-libro-di-torino/#comment-89888</link>
		<dc:creator>The O.C.</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Mar 2008 08:05:32 +0000</pubDate>
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		<description>"c’è un abisso tra la letteratura palestinese – costituita spesso sfortunatamente da poesia nazionalista e attivista - e quella israeliana."</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;c’è un abisso tra la letteratura palestinese – costituita spesso sfortunatamente da poesia nazionalista e attivista - e quella israeliana.&#8221;</p>
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