<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	>
<channel>
	<title>Commenti a: L&#8217;altra faccia di Israele (una lista di autori)</title>
	<atom:link href="http://www.nazioneindiana.com/2008/03/21/laltra-faccia-di-israele/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/03/21/laltra-faccia-di-israele/</link>
	<description>versione 2.0</description>
	<pubDate>Tue, 07 Oct 2008 23:29:53 +0000</pubDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.6.2</generator>
	<xhtml:meta xmlns:xhtml="http://www.w3.org/1999/xhtml" name="robots" content="noindex" />
	<item>
		<title>Di: Nazione Indiana &#187; &#187; Aharon Shabtai: Se mi chiedete&#8230; (video)</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/03/21/laltra-faccia-di-israele/#comment-91168</link>
		<dc:creator>Nazione Indiana &#187; &#187; Aharon Shabtai: Se mi chiedete&#8230; (video)</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Apr 2008 05:52:48 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2008/03/21/laltra-faccia-di-israele/#comment-91168</guid>
		<description>[...] (voce) e Andrea Galli (montaggio) su un testo di Aharon Shabtai, autore di cui abbiamo parlato in L’altra faccia di Israele (una lista di autori). Vedi anche Absolute Poetry. Se mi chiedete Di dare la caccia a un ragazzo A 150 metri di distanza [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] (voce) e Andrea Galli (montaggio) su un testo di Aharon Shabtai, autore di cui abbiamo parlato in L’altra faccia di Israele (una lista di autori). Vedi anche Absolute Poetry. Se mi chiedete Di dare la caccia a un ragazzo A 150 metri di distanza [...]</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Lorenzo Masetti</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/03/21/laltra-faccia-di-israele/#comment-90615</link>
		<dc:creator>Lorenzo Masetti</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Apr 2008 16:22:04 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2008/03/21/laltra-faccia-di-israele/#comment-90615</guid>
		<description>Se avete il testo della canzone  contro la guerra ce la potreste mandare su www.antiwarsongs.org?
grazie</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Se avete il testo della canzone  contro la guerra ce la potreste mandare su <a href="http://www.antiwarsongs.org?" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('outclick-comm/www.antiwarsongs.org?');" rel="nofollow">http://www.antiwarsongs.org?</a><br />
grazie</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: L&#8217;altra faccia di Israele &#124; agoradicloro</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/03/21/laltra-faccia-di-israele/#comment-90401</link>
		<dc:creator>L&#8217;altra faccia di Israele &#124; agoradicloro</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Mar 2008 07:23:32 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2008/03/21/laltra-faccia-di-israele/#comment-90401</guid>
		<description>[...] La lista potete trovarla QUI  [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] La lista potete trovarla QUI  [...]</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Lorenzo Galbiati</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/03/21/laltra-faccia-di-israele/#comment-90331</link>
		<dc:creator>Lorenzo Galbiati</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Mar 2008 14:13:45 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2008/03/21/laltra-faccia-di-israele/#comment-90331</guid>
		<description>Quando uscirà la lista ufficiale degli israeliani invitati a Torino sono curioso di vedere quali saranno le differenze con Parigi.
Lorenz</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Quando uscirà la lista ufficiale degli israeliani invitati a Torino sono curioso di vedere quali saranno le differenze con Parigi.<br />
Lorenz</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: diego</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/03/21/laltra-faccia-di-israele/#comment-90221</link>
		<dc:creator>diego</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Mar 2008 21:04:17 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2008/03/21/laltra-faccia-di-israele/#comment-90221</guid>
		<description>Sfogliando il blog di &lt;a href="http://frammentivocalimo.blogspot.com/" rel="nofollow"&gt;arial&lt;/a&gt; mi sono imbattuto in un'altra autrice che andrebbe inserita nella lista: mi riferisco a Idith Zertal, storica israeliana "revisionista" di cui è di recente uscito un &lt;a href="http://www.internetbookshop.it/code/9788806183356/zertal-idith/israele-shoah-nazione.html" rel="nofollow"&gt;libro&lt;/a&gt; per Einaudi, "Israele e la Shoah". 
Sulle tracce della Arendt, la Zertal analizza il ruolo effettivamente fondativo che la Shoah ha avuto nel processo di genesi dello stato Ebraico.
In una bella &lt;a href="http://www.lavocedifiore.org/SPIP/article.php3?id_article=2655" rel="nofollow"&gt;recensione &lt;/a&gt; di Enzo Traverso su il manifesto, il nocciolo del testo viene esposto così:
- Israele, spiega Zertal, è l’erede della Shoah, non foss’altro per il fatto di aver offerto un rifugio ad alcune centinaia di migliaia di superstiti del genocidio nazista. Nel corso degli anni, tuttavia, esso ha ridefinito la sua identità facendosi di volta in volta rappresentante, difensore e, in ultima istanza, redentore delle vittime dell’Olocausto. L’evento tragico che ne ha permesso la nascita è diventato la sua principale giustificazione storica e, una volta inscritto nel disegno provvidenziale del suo messianismo, il pretesto inattaccabile costantemente invocato per legittimarne gli atti sia politici che militari. L’Olocausto, in altre parole, è stato oggetto di una costruzione della memoria che ne ha fatto la matrice di una religione politica: il nazionalismo israeliano. -
E' da notare come il titolo originale del testo (&lt;a href="http://www.thenation.com/doc/20050110/kimmerling" rel="nofollow"&gt;Death and the Nation&lt;/a&gt;) fosse molto più incisivo rispetto a quello scelto per la versione italiana.
L'ultimo libro pubblicato dalla Zertal, in collaborazione con il giornalista Akiva Eldar, è "Lords of the Land: The War for Israel's Settlements in the Occupied Territories, 1967-2007", uno studio sull'illegalità delle colonie nei Territori Occupati.
Non ho idea se l'autrice sia stata o meno invitata alla fiera.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sfogliando il blog di <a href="http://frammentivocalimo.blogspot.com/" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('outclick-comm/frammentivocalimo.blogspot.com');" rel="nofollow">arial</a> mi sono imbattuto in un&#8217;altra autrice che andrebbe inserita nella lista: mi riferisco a Idith Zertal, storica israeliana &#8220;revisionista&#8221; di cui è di recente uscito un <a href="http://www.internetbookshop.it/code/9788806183356/zertal-idith/israele-shoah-nazione.html" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('outclick-comm/www.internetbookshop.it');" rel="nofollow">libro</a> per Einaudi, &#8220;Israele e la Shoah&#8221;.<br />
Sulle tracce della Arendt, la Zertal analizza il ruolo effettivamente fondativo che la Shoah ha avuto nel processo di genesi dello stato Ebraico.<br />
In una bella <a href="http://www.lavocedifiore.org/SPIP/article.php3?id_article=2655" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('outclick-comm/www.lavocedifiore.org');" rel="nofollow">recensione </a> di Enzo Traverso su il manifesto, il nocciolo del testo viene esposto così:<br />
- Israele, spiega Zertal, è l’erede della Shoah, non foss’altro per il fatto di aver offerto un rifugio ad alcune centinaia di migliaia di superstiti del genocidio nazista. Nel corso degli anni, tuttavia, esso ha ridefinito la sua identità facendosi di volta in volta rappresentante, difensore e, in ultima istanza, redentore delle vittime dell’Olocausto. L’evento tragico che ne ha permesso la nascita è diventato la sua principale giustificazione storica e, una volta inscritto nel disegno provvidenziale del suo messianismo, il pretesto inattaccabile costantemente invocato per legittimarne gli atti sia politici che militari. L’Olocausto, in altre parole, è stato oggetto di una costruzione della memoria che ne ha fatto la matrice di una religione politica: il nazionalismo israeliano. -<br />
E&#8217; da notare come il titolo originale del testo (<a href="http://www.thenation.com/doc/20050110/kimmerling" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('outclick-comm/www.thenation.com');" rel="nofollow">Death and the Nation</a>) fosse molto più incisivo rispetto a quello scelto per la versione italiana.<br />
L&#8217;ultimo libro pubblicato dalla Zertal, in collaborazione con il giornalista Akiva Eldar, è &#8220;Lords of the Land: The War for Israel&#8217;s Settlements in the Occupied Territories, 1967-2007&#8243;, uno studio sull&#8217;illegalità delle colonie nei Territori Occupati.<br />
Non ho idea se l&#8217;autrice sia stata o meno invitata alla fiera.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: georgia</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/03/21/laltra-faccia-di-israele/#comment-90203</link>
		<dc:creator>georgia</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Mar 2008 12:47:19 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2008/03/21/laltra-faccia-di-israele/#comment-90203</guid>
		<description>ok, ok, ok
Credevo si fosse capito che non volevo continuare una polemica personale che NON mi interessa poi molto, ma parlare di cose molto più serie :-) ... che tu definisci grassa retorica (sic) ... ad ogni modo ...
... su una cosa hai perfettamente ragione tu: è un discorso fra sordi, anche perchè le mie orecchie quando sentono "motivo strategico" si chiudono automaticamente :-)
buon lavoro vi seguirò con immutato interesse
geo</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>ok, ok, ok<br />
Credevo si fosse capito che non volevo continuare una polemica personale che NON mi interessa poi molto, ma parlare di cose molto più serie :-) &#8230; che tu definisci grassa retorica (sic) &#8230; ad ogni modo &#8230;<br />
&#8230; su una cosa hai perfettamente ragione tu: è un discorso fra sordi, anche perchè le mie orecchie quando sentono &#8220;motivo strategico&#8221; si chiudono automaticamente :-)<br />
buon lavoro vi seguirò con immutato interesse<br />
geo</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: diego</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/03/21/laltra-faccia-di-israele/#comment-90202</link>
		<dc:creator>diego</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Mar 2008 12:34:30 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2008/03/21/laltra-faccia-di-israele/#comment-90202</guid>
		<description>Salve Georgia,
se vuoi continuare una polemica - per me - inesistente non sarò certo io ad impedirtelo.
&#62;Ad ogni modo la categoria *mi piace*, *non mi piace* è abbastanza puerile (più che ironica) ed è difficile farla passare per parametro culturale o politico ;-)

Oltre al "non mi piace" ho spiegato proprio qui perchè io (e sottolineo  "&lt;b&gt;io&lt;/b&gt;", cioè solo io, senza imporre nulla ad alcuno, non avendone né mezzi né voglia per farlo) non ho incluso, tra gli autori che mi sono scelto, Avnery. Non vedo perchè dovrei ripeterlo ancora: la mia è stata una specifica infelice/inutile/fuori luogo? Ho voluto mettere in chiaro la &lt;i&gt;mia&lt;/i&gt; posizione su quell'autore (e indirettamente sulla questione doppio/unico Stato), anche per sottolineare come &lt;i&gt;a me&lt;/i&gt; non fosse sfuggito: ho citato, linkato e riportato spesso articoli di Avnery, che è comunque una persona che stimo, su un mio vecchio blog, ma no l'ho voluto includere tra gli autori che mi sono scelto per quanto spiegato sopra. Poi se avere gusti personali, oltre ad averli motivati anche dal punto di vista "politico", è da considerarsi "puerile", ben venga. Non so davvero che dirti.

La seconda parte di quello che scrivi qui poi mi sfugge ancora di più, specie se riferita a me personalmente: mi ribadisci cose assurde come se io (io!) volessi "ignorare" gli scrittori o la cultura palestinese! Come ben sai, questa lista nasce da un proposta: se hai letto quella proposta, saprai anche qual'è il motivo strategico per cui è stata fatta questa selezione - che avrebbe avuto senso solo selezionando autori israeliani.
Tu mi dici una cosa del genere:
- i palestinesi hanno sviluppato in questi anni (dalla nakba in poi) una cultura di alto livello, che viene totalmente silenziata, perchè mai risarcirli solo facendo parlare le voci, anche se dissidenti, dei soli israliani? Insomma ’sto popolo che deve mettere i propri risparmi nelle banche israeliane, usare la moneta israeliana, essere sottomesso ai governatori israeliani, ecc. ecc. perchè mai deve affidare anche la propria identità culturale alle sole voci degli israeliani? -
implicitamente accusando me/noi di ignorare questo fatto, ma in realtà sembra un gioco tra sordi: la proposta nasceva proprio dal cercare una nuova posizione da cui far arrivare una problematica in un luogo apparentemente ideale per farlo... in cui però non sarebbe mai arrivata (e nel quale &lt;i&gt;comunque&lt;/i&gt; non arriverà)!.
Se non si è capito questo, che dirti, ho fallito. Nessuna pretesa da parte nostra di  "affidare anche la propria (dei palestinesi) identità culturale alle sole voci degli israeliani": sono israeliani che parlano di israeliani, delle contraddizioni interne ad Israele, non (solo) dei palestinesi! Era proprio, anzi, per evitare di strumentalizzare &lt;i&gt;ancora&lt;/i&gt; i palestinesi che s'era fatta questa scelta, oltre al motivo prettamente strategico.
Per quanto riguarda me (me!) poi, aggiungo e chiudo, il discorso fatto sull'"identità culturale" israeliana vale anche per quella palestinese: sarei disonesto a fare altrimenti.
E, non ti nascondo - anzi devo dirtelo - tutto il resto mi sembra solo grassa retorica.
Saluti.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Salve Georgia,<br />
se vuoi continuare una polemica - per me - inesistente non sarò certo io ad impedirtelo.<br />
&gt;Ad ogni modo la categoria *mi piace*, *non mi piace* è abbastanza puerile (più che ironica) ed è difficile farla passare per parametro culturale o politico ;-)</p>
<p>Oltre al &#8220;non mi piace&#8221; ho spiegato proprio qui perchè io (e sottolineo  &#8220;<b>io</b>&#8220;, cioè solo io, senza imporre nulla ad alcuno, non avendone né mezzi né voglia per farlo) non ho incluso, tra gli autori che mi sono scelto, Avnery. Non vedo perchè dovrei ripeterlo ancora: la mia è stata una specifica infelice/inutile/fuori luogo? Ho voluto mettere in chiaro la <i>mia</i> posizione su quell&#8217;autore (e indirettamente sulla questione doppio/unico Stato), anche per sottolineare come <i>a me</i> non fosse sfuggito: ho citato, linkato e riportato spesso articoli di Avnery, che è comunque una persona che stimo, su un mio vecchio blog, ma no l&#8217;ho voluto includere tra gli autori che mi sono scelto per quanto spiegato sopra. Poi se avere gusti personali, oltre ad averli motivati anche dal punto di vista &#8220;politico&#8221;, è da considerarsi &#8220;puerile&#8221;, ben venga. Non so davvero che dirti.</p>
<p>La seconda parte di quello che scrivi qui poi mi sfugge ancora di più, specie se riferita a me personalmente: mi ribadisci cose assurde come se io (io!) volessi &#8220;ignorare&#8221; gli scrittori o la cultura palestinese! Come ben sai, questa lista nasce da un proposta: se hai letto quella proposta, saprai anche qual&#8217;è il motivo strategico per cui è stata fatta questa selezione - che avrebbe avuto senso solo selezionando autori israeliani.<br />
Tu mi dici una cosa del genere:<br />
- i palestinesi hanno sviluppato in questi anni (dalla nakba in poi) una cultura di alto livello, che viene totalmente silenziata, perchè mai risarcirli solo facendo parlare le voci, anche se dissidenti, dei soli israliani? Insomma ’sto popolo che deve mettere i propri risparmi nelle banche israeliane, usare la moneta israeliana, essere sottomesso ai governatori israeliani, ecc. ecc. perchè mai deve affidare anche la propria identità culturale alle sole voci degli israeliani? -<br />
implicitamente accusando me/noi di ignorare questo fatto, ma in realtà sembra un gioco tra sordi: la proposta nasceva proprio dal cercare una nuova posizione da cui far arrivare una problematica in un luogo apparentemente ideale per farlo&#8230; in cui però non sarebbe mai arrivata (e nel quale <i>comunque</i> non arriverà)!.<br />
Se non si è capito questo, che dirti, ho fallito. Nessuna pretesa da parte nostra di  &#8220;affidare anche la propria (dei palestinesi) identità culturale alle sole voci degli israeliani&#8221;: sono israeliani che parlano di israeliani, delle contraddizioni interne ad Israele, non (solo) dei palestinesi! Era proprio, anzi, per evitare di strumentalizzare <i>ancora</i> i palestinesi che s&#8217;era fatta questa scelta, oltre al motivo prettamente strategico.<br />
Per quanto riguarda me (me!) poi, aggiungo e chiudo, il discorso fatto sull&#8217;&#8221;identità culturale&#8221; israeliana vale anche per quella palestinese: sarei disonesto a fare altrimenti.<br />
E, non ti nascondo - anzi devo dirtelo - tutto il resto mi sembra solo grassa retorica.<br />
Saluti.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: georgia</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/03/21/laltra-faccia-di-israele/#comment-90200</link>
		<dc:creator>georgia</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Mar 2008 11:42:05 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2008/03/21/laltra-faccia-di-israele/#comment-90200</guid>
		<description>Posto anche qui la risposta che ho dato a diego &lt;a href="http://georgiamada.splinder.com/post/16440714#cid-44065308" rel="nofollow"&gt;nel mio blog sulla polemica dei veti&lt;/a&gt; ecc. ecc.

diego l'ironia in rete non è cosa semplice, spesso arriva più violenta che ironica, è cosa che sappiamo bene tutti anche se non sempre siamo in grado di controllare lo strumento. Ad ogni modo la categoria *mi piace*, *non mi piace* è abbastanza puerile (più che ironica) ed è difficile farla passare per parametro culturale o politico ;-). 
Detto questo veti o non veti, incrociati o allineati, la vostra iniziativa, come ho detto fin dall'inizio, mi lascia alquanto perplessa. 
E' interessante perchè serve a far circolare molti intellettuali israeliani non sempre conosciuti dal grosso pubblico, anche della rete (anche se in rete, alcuni sono abbastanza inflazionati), quindi seguo con interesse e curiosità la vostra iniziativa, però non ne capisco ancora l'utilità legata ai due saloni del libro. 
Il vero problema è l'esclusione della cultura palestinese (sia interna ad israele, che nei territori, che nella diaspora) e non dei dissidenti israeliani. La cultura è cosa importantissima per l'identità e la sopravvivenza di un popolo (soprattutto quando questo è privo di strutture statali), e non esiste dissidente esterno che la possa sostituire, quindi è sulla cultura palestinese che va accentrato l'interesse, soprattutto in occasione di questi due saloni altamente discriminatori. 
I palestinesi hanno sviluppato in questi anni (dalla nakba in poi) una cultura di alto livello, che viene totalmente silenziata, perchè mai risarcirli solo facendo parlare le voci, anche se dissidenti, dei soli israliani? Insomma 'sto popolo che deve mettere i propri risparmi nelle banche israeliane, usare la moneta israeliana, essere sottomesso ai governatori israeliani, ecc. ecc. perchè mai deve affidare anche la propria identità culturale alle sole voci degli israeliani? 
E' cosa che proprio non capisco, anche se non ne nego l'utilità. 
Molto più utile far circolare la poesia di Darwish (e molti altri) che rendono veramente grandi i palestinesi. Dice Darwish: nessuno popolo è più piccolo del suo poema. 
Più grande sarà il poema e più grande diventerà il popolo. Questa è la grande resistenza dei poeti palestinesi in nulla minore (anzi direi di gran lunga maggiore) di quella politica. 
geo</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Posto anche qui la risposta che ho dato a diego <a href="http://georgiamada.splinder.com/post/16440714#cid-44065308" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('outclick-comm/georgiamada.splinder.com');" rel="nofollow">nel mio blog sulla polemica dei veti</a> ecc. ecc.</p>
<p>diego l&#8217;ironia in rete non è cosa semplice, spesso arriva più violenta che ironica, è cosa che sappiamo bene tutti anche se non sempre siamo in grado di controllare lo strumento. Ad ogni modo la categoria *mi piace*, *non mi piace* è abbastanza puerile (più che ironica) ed è difficile farla passare per parametro culturale o politico ;-).<br />
Detto questo veti o non veti, incrociati o allineati, la vostra iniziativa, come ho detto fin dall&#8217;inizio, mi lascia alquanto perplessa.<br />
E&#8217; interessante perchè serve a far circolare molti intellettuali israeliani non sempre conosciuti dal grosso pubblico, anche della rete (anche se in rete, alcuni sono abbastanza inflazionati), quindi seguo con interesse e curiosità la vostra iniziativa, però non ne capisco ancora l&#8217;utilità legata ai due saloni del libro.<br />
Il vero problema è l&#8217;esclusione della cultura palestinese (sia interna ad israele, che nei territori, che nella diaspora) e non dei dissidenti israeliani. La cultura è cosa importantissima per l&#8217;identità e la sopravvivenza di un popolo (soprattutto quando questo è privo di strutture statali), e non esiste dissidente esterno che la possa sostituire, quindi è sulla cultura palestinese che va accentrato l&#8217;interesse, soprattutto in occasione di questi due saloni altamente discriminatori.<br />
I palestinesi hanno sviluppato in questi anni (dalla nakba in poi) una cultura di alto livello, che viene totalmente silenziata, perchè mai risarcirli solo facendo parlare le voci, anche se dissidenti, dei soli israliani? Insomma &#8217;sto popolo che deve mettere i propri risparmi nelle banche israeliane, usare la moneta israeliana, essere sottomesso ai governatori israeliani, ecc. ecc. perchè mai deve affidare anche la propria identità culturale alle sole voci degli israeliani?<br />
E&#8217; cosa che proprio non capisco, anche se non ne nego l&#8217;utilità.<br />
Molto più utile far circolare la poesia di Darwish (e molti altri) che rendono veramente grandi i palestinesi. Dice Darwish: nessuno popolo è più piccolo del suo poema.<br />
Più grande sarà il poema e più grande diventerà il popolo. Questa è la grande resistenza dei poeti palestinesi in nulla minore (anzi direi di gran lunga maggiore) di quella politica.<br />
geo</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Lorenzo Galbiati</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/03/21/laltra-faccia-di-israele/#comment-90188</link>
		<dc:creator>Lorenzo Galbiati</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Mar 2008 00:30:01 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2008/03/21/laltra-faccia-di-israele/#comment-90188</guid>
		<description>ISRAELE RIGETTA IL MONDO ARABO

Intervista a Michel Warschawski
di Geraldina Collotti - il Manifesto
Pubblicato mercoledì 16 Agosto 2006

Raggiungiamo a Gerusalemme l’analista politico Michel Warschawski, 57 anni, uno dei maggiori esponenti della sinistra radicale israeliana.

D. Lei è stato fra i primi israeliani a rifiutarsi di prestare servizio militare fuori dai confini e per questo, durante la guerra in Libano dell’82 è stato più volte in carcere. Qual è la sua analisi oggi?

R. Non si può comprendere questa guerra d’aggressione contro il Libano, né l’accanimento contro i palestinesi, in particolare a Gaza, fuori dal contesto della guerra permanente e preventiva intentata dai neoconservatori di Washington a livello mondiale e fatta propria da Tel Aviv. L’obiettivo è quello di imporre l’egemonia nordamericana nella regione a scapito di regimi come Siria e Iran e organizzazioni politiche di massa come Hamas e Hezbollah, identificate come terroristiche. Ma questa guerra è stata anche un laboratorio, in termini di strategia, tattica, e sperimentazioni di armi che Israele ha ricevuto in questi anni da Washington: anche armi sconosciute, come abbiamo appreso dal manifesto.

D. Nell’82, in Israele ci fu un forte movimento di opposizione alla guerra. Qual è invece la situazione oggi?

R. Anche oggi il movimento contro la guerra è attivo, ma purtroppo è minoritario, non riesce a esercitare egemonia. Al massimo mobilita 5-6.000 persone. Al suo interno, ci sono forze di sinistra o di estrema sinistra. La maggioranza ha meno di 25 anni. Sono quelli che si sono mobilitati nel corso di questi ultimi anni contro l’occupazione, che non hanno creduto alla propaganda secondo cui il processo di pace sarebbe fallito per colpa del ‘terrorismo palestinese’, che hanno compreso la strategia di neocolonizzazione messa in atto dal governo. Sono quelli che si sono opposti alla costruzione del muro, alla repressione nei territori occupati, e che oggi costituiscono la colonna vertebrale del movimento antiguerra. Ma fra questi giovani e la mia generazione, quella dei militanti che si sono opposti alla guerra in Libano nell’82, c’è un buco generazionale. Il movimento contro la guerra, che era riuscito a farsi sentire davvero nell’82 e anche nell’88, durante la prima intifada, in gran parte oggi sostiene ufficialmente la politica del governo: sostiene quella che percepisce come una guerra di autodifesa. Il discorso secondo cui c’è una minaccia del terrorismo islamico che incombe sulla democrazia, è ormai maggioritario, ha distrutto quella grande opposizione alla guerra, la sua efficacia e la sua capacità di produrre egemonia in Israele. Oggi la maggioranza della società vede nell’esercito l’ultima difesa contro un nuovo giudeocidio. Alcune delle unità combattenti più prestigiose, assomigliano ormai agli squadroni della morte, specializzati come sono nelle cosiddette uccisioni mirate, ma la domanda per entrare a farne parte è altissima.

D. Perché la società israeliana ha voltato le spalle alla pace? Le rivolgo una domanda che ricorre nei suoi ultimi libri: Sulla frontiera, edito da Città aperta; Israele-palestina, edito da Sapere 2000; A precipizio, Bollati Boringhieri...

R. Da anni è in corso in Israele una massiccia campagna per convincere la società che la pace è un’illusione e che occorre tornare al cosiddetto spirito del ’48. Una vera controriforma su tutti i piani (culturale, ideologica, giuridica e istituzionale), che, dopo l’11 settembre, ha incontrato e inglobato la teoria dello scontro di civiltà e la retorica della guerra al terrorismo. Alle ragioni geostrategiche di controllo del territorio e di annessione continua dell’intera Palestina storica, si è aggiunto un altro elemento: a partire dell’11 settembre, anche la stragrande maggioranza della sinistra moderata, quello che per voi è il centrosinistra, pensa che ci sia una civiltà minacciata dai barbari e che occorra difendersi. Si crede l’avamposto della civilizzazione nel cuore del mondo arabo, l’ultimo baluardo in seno alla barbarie: questo è il discorso che è passato.

D. E non riscontra un atteggiamento speculare anche in certi settori dell’islamismo radicale?

R. Non sono d’accordo. Ascolto con molta attenzione Nasrallah e, come altri commentatori in Israele, constato che i suoi discorsi sono pacati e di grande responsabilità: tutto il contrario dell’occidente che si pretende baluardo di civiltà e che invece trasuda retorica fondamentalista. Sembra di assistere a un capovolgimento di valori: il campo laico che si abbandona al fanatismo, e quello religioso che, anche se parte da una diversa concezione, fa di tutto per non pronunciare discorsi confessionali.

D. Nei suoi libri lei parla di disumanizzazione dei palestinesi e degli arabi da parte di Israele. Cosa intende?

R. Con l’11 settembre c’è stata una svolta. Fino ad allora, i palestinesi venivano percepiti come nemici con cui si aveva una divergenza profonda, soprattutto per via della violenza, ma si dava per possibile che la questione potesse essere affrontata, che si dovesse arrivare a una qualche trattativa concreta. Aver assunto il discorso dei neoconservatori americani, ha spinto Israele a un cambiamento qualitativo: da nemici che erano, i palestinesi si sono trasformati in minaccia. E una minaccia non è più identificabile in un contenzioso concreto e in un nemico concreto, incombe e basta e ci si deve difendere. “Israele è una villa nel cuore della giungla”, ha detto qualche anno fa Ehud Barak. Si può mai intrattenere rapporti con la giungla? Questo discorso domina e guida la politica israeliana e la gran parte dell’opinione pubblica.

D. Scomparsa l’Unione sovietica, si ha bisogno di un altro Impero del male?

R. E’ evidente che con la scomparsa del nemico globale che minacciava il cosiddetto mondo libero, e cioè l’Urss, e con l’azzeramento del processo di pace con i palestinesi, si è dovuto rimpiazzare il vuoto con una minaccia apocalittica. Non a caso, riferendosi ad Al-Qaeda si parla di nebulosa: un mostro immateriale. Una guerra, quindi, che non si può mai vincere perché il nemico è un fantasma che non può essere identificato. Solo che la guerra è reale e fa disastri concreti. Anzi, innesca un meccanismo difficilmente controllabile, capace di creare da sé la minaccia ancora prima che si presenti. In Israele, questo meccanismo si innerva su un inconscio collettivo marcato da un genocidio che è ancora recente, perché sono passati appena 60 anni, e che rapidamente traduce ogni problema politico concreto in minaccia esistenziale. Non è infatti razionale credere che qualche razzo di Hezbollah possa preoccupare davvero una grande potenza militare come Israele, al massimo può portare a un certo livello di destabilizzazione, ma certo non minaccia l’esistenza del popolo ebreo come ha sostenuto il primo ministro israeliano. Però, la propaganda porta a leggere il presente e la storia come un immenso pogrom che continua da millenni e per cui non ci si può mai fermare: una dinamica di guerra infinita. Siamo sull’orlo del baratro e ne stiamo avendo un assaggio.

D. Il suo libro A precipizio, La crisi della società israeliana, è dedicato a due comunisti tedeschi, trasferitisi in Israele per fuggire al nazismo. Due militanti anticolonialisti. Perché ha fallito quella generazione di comunisti in Israele?

R. Micha e Trude hanno trovato rifugio in Palestina un po’ loro malgrado, pensavano di tornare indietro dopo la liberazione dal nazifascismo, ma poi sono rimasti. Da loro, impermeabili a ogni forma di trialismo, ho appreso che l’internazionalismo e l’impegno comunista sono maniere di essere cittadini del mondo. Erano migliaia i comunisti che, prima del ’48, si sono scontrati con una realtà coloniale che gli ha lasciato poco spazio: non erano aggrappati all’identità ebraica, ma non erano arabi. E gli arabi, anzi, li identificavano col campo avverso. E’ la logica perversa dei conflitti nazionali. Ti ritrovi tuo malgrado nei quartieri bombardati dagli arabi, o viceversa: ci vuole una grande convinzione per prendersi le bombe e dire: io sono altro da questo.

D. Lei pensa in questo modo, ma continua a vivere a Gerusalemme. Perché?

R. Ancora di recente, durante una manifestazione contro la guerra, sono stato aggredito dagli estremisti religiosi. Ma ogni cedimento sarebbe una tragedia per i nostri figli. La politica di guerra dei dirigenti israeliani porta alla catastrofe, e chiude le porte alla possibilità di una coesistenza nazionale con i palestinesi. Ci fanno odiare dagli arabi perché, pur vivendo in una regione araba, Israele rigetta il mondo arabo. Bisogna essere pazzi per credere che possiamo imporre la nostra esistenza in questa regione e contro il mondo arabo.

D. In un volume edito da Sapere 2000, Israele-Palestina, la sfida binazionale, lei - riferendosi a lontane esperienze intercomunitarie tra ebrei e musulmani, auspica un nuovo sogno Andaluso per il XXI secolo. Che cosa intende?

R. Una comunità può vivere e pensarsi in relazione con l’ambiente umano che la circonda, oppure in autarchia. Io penso che tutto ciò che è autarchico impedisca ogni sviluppo e marcisca. Accade così a Israele, che ha scelto di vivere in autarchia, in una specie di ghetto armato in pieno Medioriente, cioè in opposizione al contesto. Uno dei compiti degli intellettuali - che oggi, purtroppo, sono completamente preda della sindrome da assedio - è di far capire questo alla gioventù israeliana, insegnare nelle scuole che le più belle pagine degli ebrei nel mondo sono quelle in cui hanno arricchito e si sono arricchiti della cultura del posto. In particolare, in Andalusia, in quella che chiamiamo l’età d’oro degli ebrei, quando la cultura musulmana e quella ebraica, e in misura minore quella cristiana, convivevano in un dialogo proficuo che ha portato al massimo sviluppo il Medioevo. E’ stata poi la Riconquista che, dopo la caduta di Granada nel 1487 ha distrutto tutto. Le pagine di questa storia non si insegnano in Israele, farle conoscere, invece, serve a dimostrare che la convivenza tra giudei e musulmani è stata possibile e reciprocamente feconda.

D. Cosa dovrebbe fare Israele per invertire la rotta? R. Intanto, applicare le numerose risoluzioni dell’Onu, tutte disattese. Mettere fine all’occupazione. Costruire legami di coesistenza con i palestinesi e con la regione in cui si trova, non fare l’apripista per le politiche nordamericane. Sul piano politico, dovrebbe trasformarsi da stato ebraico a stato di tutti i cittadini, separare religione e Stato, statalizzare la terra e finirla con le discriminazioni etniche. Sostituire la Legge del ritorno con una legislazione che consenta il ricongiungimento familiare e l’immigrazione di tutti, a cominciare dai profughi palestinesi. Prevedere forme di autogestione che garantiscano l’espressione delle diversità, in primo luogo quella dei palestinesi.

D. Nei suoi libri, lei paragona il processo di Oslo a una sorta di compromesso storico che non ha funzionato. Quale via rimane oggi ai palestinesi?

R. Siamo in un complicato periodo di transizione. Se mi avesse posto la domanda qualche anno fa le avrei detto: qualunque sia la soluzione a lungo termine, a breve termine, deve passare per la costruzione di uno stato palestinese e la fine dell’occupazione, la decolonizzazione della Cisgiordania, uno stato palestinese a fianco di quello israeliano, e un lavoro per arrivare a una forma di coabitazione più stretta. Ma ora, dopo la distruzione sistematica nei territori occupati, che da cinque anni Israele persegue, e l’accanimento degli ultimi mesi contro il popolo palestinese, ho molte difficoltà a rispondere. Cosa fa la l’Europa perché i palestinesi abbiano una terra? Cosa fa l’Italia ora che c’è un governo di centrosinistra? Molto meno di quanto facevano i governi democristiani. Per ora, quindi, vedo un unilateralismo totale che mira a chiudere la partita con una seconda nakba. Secondo la politica dello stato israeliano, esiste un solo popolo, quello ebreo, e un problema: quello palestinese.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>ISRAELE RIGETTA IL MONDO ARABO</p>
<p>Intervista a Michel Warschawski<br />
di Geraldina Collotti - il Manifesto<br />
Pubblicato mercoledì 16 Agosto 2006</p>
<p>Raggiungiamo a Gerusalemme l’analista politico Michel Warschawski, 57 anni, uno dei maggiori esponenti della sinistra radicale israeliana.</p>
<p>D. Lei è stato fra i primi israeliani a rifiutarsi di prestare servizio militare fuori dai confini e per questo, durante la guerra in Libano dell’82 è stato più volte in carcere. Qual è la sua analisi oggi?</p>
<p>R. Non si può comprendere questa guerra d’aggressione contro il Libano, né l’accanimento contro i palestinesi, in particolare a Gaza, fuori dal contesto della guerra permanente e preventiva intentata dai neoconservatori di Washington a livello mondiale e fatta propria da Tel Aviv. L’obiettivo è quello di imporre l’egemonia nordamericana nella regione a scapito di regimi come Siria e Iran e organizzazioni politiche di massa come Hamas e Hezbollah, identificate come terroristiche. Ma questa guerra è stata anche un laboratorio, in termini di strategia, tattica, e sperimentazioni di armi che Israele ha ricevuto in questi anni da Washington: anche armi sconosciute, come abbiamo appreso dal manifesto.</p>
<p>D. Nell’82, in Israele ci fu un forte movimento di opposizione alla guerra. Qual è invece la situazione oggi?</p>
<p>R. Anche oggi il movimento contro la guerra è attivo, ma purtroppo è minoritario, non riesce a esercitare egemonia. Al massimo mobilita 5-6.000 persone. Al suo interno, ci sono forze di sinistra o di estrema sinistra. La maggioranza ha meno di 25 anni. Sono quelli che si sono mobilitati nel corso di questi ultimi anni contro l’occupazione, che non hanno creduto alla propaganda secondo cui il processo di pace sarebbe fallito per colpa del ‘terrorismo palestinese’, che hanno compreso la strategia di neocolonizzazione messa in atto dal governo. Sono quelli che si sono opposti alla costruzione del muro, alla repressione nei territori occupati, e che oggi costituiscono la colonna vertebrale del movimento antiguerra. Ma fra questi giovani e la mia generazione, quella dei militanti che si sono opposti alla guerra in Libano nell’82, c’è un buco generazionale. Il movimento contro la guerra, che era riuscito a farsi sentire davvero nell’82 e anche nell’88, durante la prima intifada, in gran parte oggi sostiene ufficialmente la politica del governo: sostiene quella che percepisce come una guerra di autodifesa. Il discorso secondo cui c’è una minaccia del terrorismo islamico che incombe sulla democrazia, è ormai maggioritario, ha distrutto quella grande opposizione alla guerra, la sua efficacia e la sua capacità di produrre egemonia in Israele. Oggi la maggioranza della società vede nell’esercito l’ultima difesa contro un nuovo giudeocidio. Alcune delle unità combattenti più prestigiose, assomigliano ormai agli squadroni della morte, specializzati come sono nelle cosiddette uccisioni mirate, ma la domanda per entrare a farne parte è altissima.</p>
<p>D. Perché la società israeliana ha voltato le spalle alla pace? Le rivolgo una domanda che ricorre nei suoi ultimi libri: Sulla frontiera, edito da Città aperta; Israele-palestina, edito da Sapere 2000; A precipizio, Bollati Boringhieri&#8230;</p>
<p>R. Da anni è in corso in Israele una massiccia campagna per convincere la società che la pace è un’illusione e che occorre tornare al cosiddetto spirito del ’48. Una vera controriforma su tutti i piani (culturale, ideologica, giuridica e istituzionale), che, dopo l’11 settembre, ha incontrato e inglobato la teoria dello scontro di civiltà e la retorica della guerra al terrorismo. Alle ragioni geostrategiche di controllo del territorio e di annessione continua dell’intera Palestina storica, si è aggiunto un altro elemento: a partire dell’11 settembre, anche la stragrande maggioranza della sinistra moderata, quello che per voi è il centrosinistra, pensa che ci sia una civiltà minacciata dai barbari e che occorra difendersi. Si crede l’avamposto della civilizzazione nel cuore del mondo arabo, l’ultimo baluardo in seno alla barbarie: questo è il discorso che è passato.</p>
<p>D. E non riscontra un atteggiamento speculare anche in certi settori dell’islamismo radicale?</p>
<p>R. Non sono d’accordo. Ascolto con molta attenzione Nasrallah e, come altri commentatori in Israele, constato che i suoi discorsi sono pacati e di grande responsabilità: tutto il contrario dell’occidente che si pretende baluardo di civiltà e che invece trasuda retorica fondamentalista. Sembra di assistere a un capovolgimento di valori: il campo laico che si abbandona al fanatismo, e quello religioso che, anche se parte da una diversa concezione, fa di tutto per non pronunciare discorsi confessionali.</p>
<p>D. Nei suoi libri lei parla di disumanizzazione dei palestinesi e degli arabi da parte di Israele. Cosa intende?</p>
<p>R. Con l’11 settembre c’è stata una svolta. Fino ad allora, i palestinesi venivano percepiti come nemici con cui si aveva una divergenza profonda, soprattutto per via della violenza, ma si dava per possibile che la questione potesse essere affrontata, che si dovesse arrivare a una qualche trattativa concreta. Aver assunto il discorso dei neoconservatori americani, ha spinto Israele a un cambiamento qualitativo: da nemici che erano, i palestinesi si sono trasformati in minaccia. E una minaccia non è più identificabile in un contenzioso concreto e in un nemico concreto, incombe e basta e ci si deve difendere. “Israele è una villa nel cuore della giungla”, ha detto qualche anno fa Ehud Barak. Si può mai intrattenere rapporti con la giungla? Questo discorso domina e guida la politica israeliana e la gran parte dell’opinione pubblica.</p>
<p>D. Scomparsa l’Unione sovietica, si ha bisogno di un altro Impero del male?</p>
<p>R. E’ evidente che con la scomparsa del nemico globale che minacciava il cosiddetto mondo libero, e cioè l’Urss, e con l’azzeramento del processo di pace con i palestinesi, si è dovuto rimpiazzare il vuoto con una minaccia apocalittica. Non a caso, riferendosi ad Al-Qaeda si parla di nebulosa: un mostro immateriale. Una guerra, quindi, che non si può mai vincere perché il nemico è un fantasma che non può essere identificato. Solo che la guerra è reale e fa disastri concreti. Anzi, innesca un meccanismo difficilmente controllabile, capace di creare da sé la minaccia ancora prima che si presenti. In Israele, questo meccanismo si innerva su un inconscio collettivo marcato da un genocidio che è ancora recente, perché sono passati appena 60 anni, e che rapidamente traduce ogni problema politico concreto in minaccia esistenziale. Non è infatti razionale credere che qualche razzo di Hezbollah possa preoccupare davvero una grande potenza militare come Israele, al massimo può portare a un certo livello di destabilizzazione, ma certo non minaccia l’esistenza del popolo ebreo come ha sostenuto il primo ministro israeliano. Però, la propaganda porta a leggere il presente e la storia come un immenso pogrom che continua da millenni e per cui non ci si può mai fermare: una dinamica di guerra infinita. Siamo sull’orlo del baratro e ne stiamo avendo un assaggio.</p>
<p>D. Il suo libro A precipizio, La crisi della società israeliana, è dedicato a due comunisti tedeschi, trasferitisi in Israele per fuggire al nazismo. Due militanti anticolonialisti. Perché ha fallito quella generazione di comunisti in Israele?</p>
<p>R. Micha e Trude hanno trovato rifugio in Palestina un po’ loro malgrado, pensavano di tornare indietro dopo la liberazione dal nazifascismo, ma poi sono rimasti. Da loro, impermeabili a ogni forma di trialismo, ho appreso che l’internazionalismo e l’impegno comunista sono maniere di essere cittadini del mondo. Erano migliaia i comunisti che, prima del ’48, si sono scontrati con una realtà coloniale che gli ha lasciato poco spazio: non erano aggrappati all’identità ebraica, ma non erano arabi. E gli arabi, anzi, li identificavano col campo avverso. E’ la logica perversa dei conflitti nazionali. Ti ritrovi tuo malgrado nei quartieri bombardati dagli arabi, o viceversa: ci vuole una grande convinzione per prendersi le bombe e dire: io sono altro da questo.</p>
<p>D. Lei pensa in questo modo, ma continua a vivere a Gerusalemme. Perché?</p>
<p>R. Ancora di recente, durante una manifestazione contro la guerra, sono stato aggredito dagli estremisti religiosi. Ma ogni cedimento sarebbe una tragedia per i nostri figli. La politica di guerra dei dirigenti israeliani porta alla catastrofe, e chiude le porte alla possibilità di una coesistenza nazionale con i palestinesi. Ci fanno odiare dagli arabi perché, pur vivendo in una regione araba, Israele rigetta il mondo arabo. Bisogna essere pazzi per credere che possiamo imporre la nostra esistenza in questa regione e contro il mondo arabo.</p>
<p>D. In un volume edito da Sapere 2000, Israele-Palestina, la sfida binazionale, lei - riferendosi a lontane esperienze intercomunitarie tra ebrei e musulmani, auspica un nuovo sogno Andaluso per il XXI secolo. Che cosa intende?</p>
<p>R. Una comunità può vivere e pensarsi in relazione con l’ambiente umano che la circonda, oppure in autarchia. Io penso che tutto ciò che è autarchico impedisca ogni sviluppo e marcisca. Accade così a Israele, che ha scelto di vivere in autarchia, in una specie di ghetto armato in pieno Medioriente, cioè in opposizione al contesto. Uno dei compiti degli intellettuali - che oggi, purtroppo, sono completamente preda della sindrome da assedio - è di far capire questo alla gioventù israeliana, insegnare nelle scuole che le più belle pagine degli ebrei nel mondo sono quelle in cui hanno arricchito e si sono arricchiti della cultura del posto. In particolare, in Andalusia, in quella che chiamiamo l’età d’oro degli ebrei, quando la cultura musulmana e quella ebraica, e in misura minore quella cristiana, convivevano in un dialogo proficuo che ha portato al massimo sviluppo il Medioevo. E’ stata poi la Riconquista che, dopo la caduta di Granada nel 1487 ha distrutto tutto. Le pagine di questa storia non si insegnano in Israele, farle conoscere, invece, serve a dimostrare che la convivenza tra giudei e musulmani è stata possibile e reciprocamente feconda.</p>
<p>D. Cosa dovrebbe fare Israele per invertire la rotta? R. Intanto, applicare le numerose risoluzioni dell’Onu, tutte disattese. Mettere fine all’occupazione. Costruire legami di coesistenza con i palestinesi e con la regione in cui si trova, non fare l’apripista per le politiche nordamericane. Sul piano politico, dovrebbe trasformarsi da stato ebraico a stato di tutti i cittadini, separare religione e Stato, statalizzare la terra e finirla con le discriminazioni etniche. Sostituire la Legge del ritorno con una legislazione che consenta il ricongiungimento familiare e l’immigrazione di tutti, a cominciare dai profughi palestinesi. Prevedere forme di autogestione che garantiscano l’espressione delle diversità, in primo luogo quella dei palestinesi.</p>
<p>D. Nei suoi libri, lei paragona il processo di Oslo a una sorta di compromesso storico che non ha funzionato. Quale via rimane oggi ai palestinesi?</p>
<p>R. Siamo in un complicato periodo di transizione. Se mi avesse posto la domanda qualche anno fa le avrei detto: qualunque sia la soluzione a lungo termine, a breve termine, deve passare per la costruzione di uno stato palestinese e la fine dell’occupazione, la decolonizzazione della Cisgiordania, uno stato palestinese a fianco di quello israeliano, e un lavoro per arrivare a una forma di coabitazione più stretta. Ma ora, dopo la distruzione sistematica nei territori occupati, che da cinque anni Israele persegue, e l’accanimento degli ultimi mesi contro il popolo palestinese, ho molte difficoltà a rispondere. Cosa fa la l’Europa perché i palestinesi abbiano una terra? Cosa fa l’Italia ora che c’è un governo di centrosinistra? Molto meno di quanto facevano i governi democristiani. Per ora, quindi, vedo un unilateralismo totale che mira a chiudere la partita con una seconda nakba. Secondo la politica dello stato israeliano, esiste un solo popolo, quello ebreo, e un problema: quello palestinese.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: itzik</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/03/21/laltra-faccia-di-israele/#comment-90181</link>
		<dc:creator>itzik</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Mar 2008 22:10:40 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2008/03/21/laltra-faccia-di-israele/#comment-90181</guid>
		<description>assolutamente, ho letto già e ci sarebbero altre cose che vorrei dire, ma finiremmo OT. Se ne potrà parlare un'altra volta, e di nuovo grazie per l'attenzione.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>assolutamente, ho letto già e ci sarebbero altre cose che vorrei dire, ma finiremmo OT. Se ne potrà parlare un&#8217;altra volta, e di nuovo grazie per l&#8217;attenzione.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: diego</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/03/21/laltra-faccia-di-israele/#comment-90180</link>
		<dc:creator>diego</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Mar 2008 22:00:53 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2008/03/21/laltra-faccia-di-israele/#comment-90180</guid>
		<description>&#62;O adesso si vuole dire che da sempre l’atteggiamento arabo nei confronti di Israele sia stato nonviolento, e Israele ha fatto finta di non vedere?

Nessuno ha detto questo, così come l'"atteggiamento arabo" di quel passato non collima con l'eventuale "atteggiamento palestinese" degli anni ottanta.
Per maggiore chiarezza, non basarti sulle citazioni di quella risposta che ho riportato, comunque strappate al contesto nel quale Torri le aveva inserite. Leggiti, per favore, il &lt;a href="http://khalasnews.splinder.com/post/8747776" rel="nofollow"&gt;testo integrale&lt;/a&gt; prima di trarre conclusioni che includano peso, colore e gittata dei mattoni.
Poi, per favore, tutto questo prende una deriva decisamente OT rispetto alla nostra lista: cerchiamo di rimanerci almeno un po', in tema dico.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&gt;O adesso si vuole dire che da sempre l’atteggiamento arabo nei confronti di Israele sia stato nonviolento, e Israele ha fatto finta di non vedere?</p>
<p>Nessuno ha detto questo, così come l&#8217;&#8221;atteggiamento arabo&#8221; di quel passato non collima con l&#8217;eventuale &#8220;atteggiamento palestinese&#8221; degli anni ottanta.<br />
Per maggiore chiarezza, non basarti sulle citazioni di quella risposta che ho riportato, comunque strappate al contesto nel quale Torri le aveva inserite. Leggiti, per favore, il <a href="http://khalasnews.splinder.com/post/8747776" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('outclick-comm/khalasnews.splinder.com');" rel="nofollow">testo integrale</a> prima di trarre conclusioni che includano peso, colore e gittata dei mattoni.<br />
Poi, per favore, tutto questo prende una deriva decisamente OT rispetto alla nostra lista: cerchiamo di rimanerci almeno un po&#8217;, in tema dico.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: itzik</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/03/21/laltra-faccia-di-israele/#comment-90179</link>
		<dc:creator>itzik</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Mar 2008 21:49:38 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2008/03/21/laltra-faccia-di-israele/#comment-90179</guid>
		<description>Prendere a sassate delle persone diventa violento a partire da quale dimensione del mattone? C'è anche da dire che la prima Intifada avviene in territori occupati militarmente dagli israeliani in seguito ad una guerra, e che nello stesso momento lo statuto dell'OLP (che rivendicò la guida di quel movimento) prevedesse la distruzione dello Stato di Israele. Quindi, forse le autorità mlitari, che in genere non sono solite ragionare in maniera sottile, non si accorsero della natura nonviolenta degli scontri.

Vorrei anche mettere in contesto temporalmente quel momento, con un prima di guerre ed un dopo di guerre. O adesso si vuole dire che da sempre l'atteggiamento arabo nei confronti di Iraele ia stato nonviolento, e Israele ha fatto finta di non vedere?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Prendere a sassate delle persone diventa violento a partire da quale dimensione del mattone? C&#8217;è anche da dire che la prima Intifada avviene in territori occupati militarmente dagli israeliani in seguito ad una guerra, e che nello stesso momento lo statuto dell&#8217;OLP (che rivendicò la guida di quel movimento) prevedesse la distruzione dello Stato di Israele. Quindi, forse le autorità mlitari, che in genere non sono solite ragionare in maniera sottile, non si accorsero della natura nonviolenta degli scontri.</p>
<p>Vorrei anche mettere in contesto temporalmente quel momento, con un prima di guerre ed un dopo di guerre. O adesso si vuole dire che da sempre l&#8217;atteggiamento arabo nei confronti di Iraele ia stato nonviolento, e Israele ha fatto finta di non vedere?</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: diego</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/03/21/laltra-faccia-di-israele/#comment-90177</link>
		<dc:creator>diego</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Mar 2008 21:31:17 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2008/03/21/laltra-faccia-di-israele/#comment-90177</guid>
		<description>#itzik
I "mezzi di Gandhi" e la Palestina.
Circa due anni fa, qualche mese dopo la vittoria (scontata) di Hamas alle politiche, al Prof. Michelguglielmo Torri (ordinario di storia moderna e contemporanea dell'Asia all'università di Torino, e autore di una "&lt;a href="http://www.internetbookshop.it/code/9788842082835/torri-michelguglielmo/storia-dell-india.html" rel="nofollow"&gt;Storia dell'India&lt;/a&gt;" molto nota e ristampata di recente da Laterza) venne detto, in una lista di discussione sul medio oriente, che le conclusioni da trarre in merito alle "strategie dei palestinesi" fossero le seguenti (cito integralmente):

a) la lotta non violenta è, per i palestinesi, il metodo migliore per avviare le trattative;
b) la non accettazione del metodo non violento da parte di Hamas rende impossibile l'avvio delle trattative e, oggettivamente, gioca a favore dei falchi israeliani;
c) Hamas, nel non accettare il metodo non violento, di fatto tradisce i palestinesi, che vogliono la pace «anche se il ritorno alle frontiere del 1967 è un'utopia». 

La risposta del professore fu talmente puntuale e lucida che decisi di pubblicarla su un mio blog: se vuoi, puoi leggerla ancora &lt;a href="http://khalasnews.splinder.com/post/8747776" rel="nofollow"&gt;qui&lt;/a&gt;.
Corrisponde più o meno a quello che penso, ancora oggi, in merito alle strategie non violente, ovvero:
1. che queste sono già state utilizzate dai palestinesi
- [...] i palestinesi hanno già fatto ricorso alle strategie non violente. Perché credo che nessuno possa negare che, per una ragione o per un'altra (in altre parole, non in seguito ad una teorizzazione lucida, come quella alla base della non violenza gandhiana, ma costrettivi dalle circostanze, come i patrioti indiani al tempo del movimento swadeshi), i plaestinesi dei territori occupati basarono la prima intifada su tecniche d'azione non violenta. Il che, quindi, significa che la domanda di Zinni e la proposta di Secco Suardo hanno già avuto una risposta concreta a livello storico. Qual è questa risposta. La risposta è che l'azione non violenta dei palestinesi suscitò sì un'ondata di simpatia nei loro confronti in Occidente e creò sì delle fratture interne nella stessa diaspora ebraica, ad incominciare da quella americana, ma che questo non comportò nessun vantaggio per i palestinesi. La verità è che il governo israeliano continuò la propria repressione, affinò le proprie tecniche e, di fatto, intorno al 1990 represse la rivolta (come, del resto, avevano sempre fatto gli inglesi nei confronti dei movimenti non violenti gandhiani). -

2. che, allo stato attuale delle cose, sono inutilizzabili e inefficaci così come tutte le strategie di attacco
- [...]dati alla mano, in questo momento storico, i palestinesi non hanno nessuna possibilità di difendere i propri diritti, né con il ricorso alla violenza (che è fallita), né con il ricorso alla non violenza (che, di nuovo, è fallita), né con il ricorso alle trattative (dato che per trattare - cosa in sé non facile - bisogna essere in due, mentre i palestinesi sono sempre stati da soli). -

Consiglio a tutti la lettura integrale di quella vecchia, ma ancora valida, risposta di Torri.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>#itzik<br />
I &#8220;mezzi di Gandhi&#8221; e la Palestina.<br />
Circa due anni fa, qualche mese dopo la vittoria (scontata) di Hamas alle politiche, al Prof. Michelguglielmo Torri (ordinario di storia moderna e contemporanea dell&#8217;Asia all&#8217;università di Torino, e autore di una &#8220;<a href="http://www.internetbookshop.it/code/9788842082835/torri-michelguglielmo/storia-dell-india.html" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('outclick-comm/www.internetbookshop.it');" rel="nofollow">Storia dell&#8217;India</a>&#8221; molto nota e ristampata di recente da Laterza) venne detto, in una lista di discussione sul medio oriente, che le conclusioni da trarre in merito alle &#8220;strategie dei palestinesi&#8221; fossero le seguenti (cito integralmente):</p>
<p>a) la lotta non violenta è, per i palestinesi, il metodo migliore per avviare le trattative;<br />
b) la non accettazione del metodo non violento da parte di Hamas rende impossibile l&#8217;avvio delle trattative e, oggettivamente, gioca a favore dei falchi israeliani;<br />
c) Hamas, nel non accettare il metodo non violento, di fatto tradisce i palestinesi, che vogliono la pace «anche se il ritorno alle frontiere del 1967 è un&#8217;utopia». </p>
<p>La risposta del professore fu talmente puntuale e lucida che decisi di pubblicarla su un mio blog: se vuoi, puoi leggerla ancora <a href="http://khalasnews.splinder.com/post/8747776" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('outclick-comm/khalasnews.splinder.com');" rel="nofollow">qui</a>.<br />
Corrisponde più o meno a quello che penso, ancora oggi, in merito alle strategie non violente, ovvero:<br />
1. che queste sono già state utilizzate dai palestinesi<br />
- [...] i palestinesi hanno già fatto ricorso alle strategie non violente. Perché credo che nessuno possa negare che, per una ragione o per un&#8217;altra (in altre parole, non in seguito ad una teorizzazione lucida, come quella alla base della non violenza gandhiana, ma costrettivi dalle circostanze, come i patrioti indiani al tempo del movimento swadeshi), i plaestinesi dei territori occupati basarono la prima intifada su tecniche d&#8217;azione non violenta. Il che, quindi, significa che la domanda di Zinni e la proposta di Secco Suardo hanno già avuto una risposta concreta a livello storico. Qual è questa risposta. La risposta è che l&#8217;azione non violenta dei palestinesi suscitò sì un&#8217;ondata di simpatia nei loro confronti in Occidente e creò sì delle fratture interne nella stessa diaspora ebraica, ad incominciare da quella americana, ma che questo non comportò nessun vantaggio per i palestinesi. La verità è che il governo israeliano continuò la propria repressione, affinò le proprie tecniche e, di fatto, intorno al 1990 represse la rivolta (come, del resto, avevano sempre fatto gli inglesi nei confronti dei movimenti non violenti gandhiani). -</p>
<p>2. che, allo stato attuale delle cose, sono inutilizzabili e inefficaci così come tutte le strategie di attacco<br />
- [...]dati alla mano, in questo momento storico, i palestinesi non hanno nessuna possibilità di difendere i propri diritti, né con il ricorso alla violenza (che è fallita), né con il ricorso alla non violenza (che, di nuovo, è fallita), né con il ricorso alle trattative (dato che per trattare - cosa in sé non facile - bisogna essere in due, mentre i palestinesi sono sempre stati da soli). -</p>
<p>Consiglio a tutti la lettura integrale di quella vecchia, ma ancora valida, risposta di Torri.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: itzik</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/03/21/laltra-faccia-di-israele/#comment-90176</link>
		<dc:creator>itzik</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Mar 2008 20:34:50 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2008/03/21/laltra-faccia-di-israele/#comment-90176</guid>
		<description>A scanso di equivoci, e per non sentirmi eventualmente rispondere su questo e non nel merito, la questione della doppia cittadinanza per gli ebrei viene furi da un brano citato di Gandhi. Il fatto che venga citato, credo, lascia supporre che chi lo cita sia d'accordo. Ho hanche sbagliato l'ortografia di Madonna Ciccone, non "Sciccone". Grazie per l'attenzione.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>A scanso di equivoci, e per non sentirmi eventualmente rispondere su questo e non nel merito, la questione della doppia cittadinanza per gli ebrei viene furi da un brano citato di Gandhi. Il fatto che venga citato, credo, lascia supporre che chi lo cita sia d&#8217;accordo. Ho hanche sbagliato l&#8217;ortografia di Madonna Ciccone, non &#8220;Sciccone&#8221;. Grazie per l&#8217;attenzione.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: itzik</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/03/21/laltra-faccia-di-israele/#comment-90173</link>
		<dc:creator>itzik</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Mar 2008 19:59:46 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2008/03/21/laltra-faccia-di-israele/#comment-90173</guid>
		<description>"Israele c’è, ora, e non si può tornare indietro. Almeno non senza guerra “aperta”, che in questo momento (ma anche sempre) sarebbe perduta."

Da pacifista, tendo a non amare la guerra ed i nazionalismi. Da persona abituata a spaccare in quattro il capello, però, proprio perché sono un pacifista questa frase non mi convince. No alla guerra aperta, perché sarebbe perduta? Io avrei scritto no alla guerra, né aperta né a bassa intensità, perché è sbagliata. E se fossi stato nei palestinesi, invece che con la guerra, la demonizzazione e la violenza avrei cercato di far valere sin da subito le mie ragioni con i mezzi di Gandhi. Oggi la situazione sarebbe diversa, e entrambe le parti avrebbero uno stato.

Quell'altra persona che si chiede se gli ebrei una volta ottenuto lo stato nazionle per questo sarebbero disposti a rinunciare alle loro cittadinanze europee, si chieda se sarebbe giusto porre alla nota popstar Madonna Sciccone o al notissimo attore Roberto De Niro quell'opzione. Ora avete l'Italia: ve l'abbiamo liberata noi dal nazifascismo. Ooop sù, fate i bagagli e tornate a casa vostra. Invece, in molti stati esiste l'istituto della doppia cittadinanza. E comunque porre il problema nel modo più sopra significa stabilire un criterio per il quale gli ebrei, in quanto potenziali cittadini di Israele, sono effettivamene già tutti cittadini di Israele. Gheddafi espulse tutti i libici di religione ebraica proprio seguendo quel ragionamento.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Israele c’è, ora, e non si può tornare indietro. Almeno non senza guerra “aperta”, che in questo momento (ma anche sempre) sarebbe perduta.&#8221;</p>
<p>Da pacifista, tendo a non amare la guerra ed i nazionalismi. Da persona abituata a spaccare in quattro il capello, però, proprio perché sono un pacifista questa frase non mi convince. No alla guerra aperta, perché sarebbe perduta? Io avrei scritto no alla guerra, né aperta né a bassa intensità, perché è sbagliata. E se fossi stato nei palestinesi, invece che con la guerra, la demonizzazione e la violenza avrei cercato di far valere sin da subito le mie ragioni con i mezzi di Gandhi. Oggi la situazione sarebbe diversa, e entrambe le parti avrebbero uno stato.</p>
<p>Quell&#8217;altra persona che si chiede se gli ebrei una volta ottenuto lo stato nazionle per questo sarebbero disposti a rinunciare alle loro cittadinanze europee, si chieda se sarebbe giusto porre alla nota popstar Madonna Sciccone o al notissimo attore Roberto De Niro quell&#8217;opzione. Ora avete l&#8217;Italia: ve l&#8217;abbiamo liberata noi dal nazifascismo. Ooop sù, fate i bagagli e tornate a casa vostra. Invece, in molti stati esiste l&#8217;istituto della doppia cittadinanza. E comunque porre il problema nel modo più sopra significa stabilire un criterio per il quale gli ebrei, in quanto potenziali cittadini di Israele, sono effettivamene già tutti cittadini di Israele. Gheddafi espulse tutti i libici di religione ebraica proprio seguendo quel ragionamento.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: andrea inglese</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/03/21/laltra-faccia-di-israele/#comment-90159</link>
		<dc:creator>andrea inglese</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Mar 2008 11:30:27 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2008/03/21/laltra-faccia-di-israele/#comment-90159</guid>
		<description>I firmatari non appartengono ad un'unica fede e partito, ma sono persone che hanno storie e percorsi diversi, e che hanno voglia di ragionare su una questione importante. Peccato che tanti scrittori e intellettuali, dopo l'agitazione mediatica pro- o contro- Fiera, siano svaniti come neve al sole.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>I firmatari non appartengono ad un&#8217;unica fede e partito, ma sono persone che hanno storie e percorsi diversi, e che hanno voglia di ragionare su una questione importante. Peccato che tanti scrittori e intellettuali, dopo l&#8217;agitazione mediatica pro- o contro- Fiera, siano svaniti come neve al sole.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: The O.C.</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/03/21/laltra-faccia-di-israele/#comment-90157</link>
		<dc:creator>The O.C.</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Mar 2008 10:53:18 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2008/03/21/laltra-faccia-di-israele/#comment-90157</guid>
		<description>Mi consola che i firmatari se la cantano e se la scrivono tra loro.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Mi consola che i firmatari se la cantano e se la scrivono tra loro.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: diego</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/03/21/laltra-faccia-di-israele/#comment-90154</link>
		<dc:creator>diego</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Mar 2008 10:39:46 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2008/03/21/laltra-faccia-di-israele/#comment-90154</guid>
		<description>La mia posizione sulla possibilità di "scivolamento" nella rabbia, come riflesso della frustrazione conseguente al modo in cui è ridotta l'informazione che copre l'area mediorientale (e non solo, ovviamente),  non credo sia affatto in contrasto con quanto Galbiati esprime nei suoi due punti: riconoscere i torti e le ragioni "storiche", ricostruire i rapporti causali con fermezza e senza concessioni alle mezze verità è diverso dall'andare gridando alle manifestazioni "Palestina libera - Palestina rossa", cosa che intimamente detesto. Cosa voglio dire con questo: che a volte, nonostante la forza delle proprie argomentazioni, basate su fatti reali e toccati con mano, spesso in prima persona e non per delega televisiva, capita di cedere allo "scontro aperto" con il "nemico", tralasciando tutte le sfumature del caso: è da qui che nasce il fantasma del "male assoluto" come affermava Inglese. Cosa che è anche (e soprattutto) un errore tattico. Io non nascondo che quando Atzmon dice "per me il sionismo è il male assoluto", intimamente sono con lui. Però in effetti così si corre il rischio di destoricizzare un "fenomeno" al pari di quello che si fa con la Shoah, come giustamente sottolineava Galbiati, specialmente se si usano simili aperture tranchant in contesti "divulgativi".
Ora, Galbiati dice giustamente: "Israele c’è, ora, e non si può tornare indietro. Mi sembra talmente naturale considerare legittima la sua esistenza che non vale la pena perdere tempo a discuterne". Sappiamo tutti che questo ci viene contestato spesso sia da chi è "a favore" di Israele, che tende ad estrapolare dai nostri discorsi ogni possibile assunto che tradisca la non legittimità di Israele, soprattutto quando ci sprechiamo in ricostruzioni storiche che sottolineano come questa fondazione sia avvenuta in maniera non del tutto limpida (come però succede per qualsiasi organismo statale, ovviamente in modi diversi), sia da chi è (tra virgolette) contro Israele, che vedendoci affermare una frase come quella automaticamente ritrova in noi la giustificazione dello staus quo in cui si ritrovano i palestinesi, ovvero in gabbia e senza alcuna "qualifica" da parte della comunità internazionale, anzi, da questa screditati al rango di "umanità di serie b" (nb: non provate a contestarmi questo perchè è inutile prendersi per il culo, almeno qui cerchiamo di non farlo - giochiamo a carte scoperte please).
Israele c’è, ora, e non si può tornare indietro. Almeno non senza guerra "aperta", che in questo momento (ma anche sempre) sarebbe perduta.
Israele può essere visto come un'opportunità e un esempio se si dotasse di una costituzione, e se questa fosse davvero democratica. Per esserlo, la clausola "ebraico" dovrebbe sparire dalla definizione di quello Stato. Questo significa avere una visione "antisemita" delle cose? Significa voler prevaricare il sentimento identitario di una comunità? Io (dico io eh, e penso di essere - entro i miei limiti - nel giusto) non credo: si può essere ebrei nella terra dei padri senza doverlo imporre al resto del mondo, e soprattutto senza dover autoconfinare pubblicamente l'identità ebraica ad un pezzo di terra. E' riduttivo vincolare il modo in cui la mia (sofferta) storia mi definisce a dei criteri di classificazione che lasciano il tempo che trovano. E non capisco come questa semplice constatazione debba essere sempre interpretata in cattiva fede.
Certamente, come notava ancora Galbiati, contestare a Israele la clausola "ebraica" significa "snaturarne" i motivi fondativi. Tralascio qui le considerazioni relative al fatto che quei "motivi fondativi" nascono in un contesto più "artefatto" di quanto non ci venga più e più volte raccontato in una ricostruzione mitica della storia: per spiegare quegli avvenimenti al di là del barocchismo eroico dei primi sionisti ci hanno già pensato alcuni degli autori indicati nella lista. 
So che ora contestare quella qualifica "identitaria" (e faccio un abuso di questo termine perchè è ormai impossibile parlare di "etnica" o "confessionale") alla definizione dello Stato di Israele - che allo stesso tempo si qualifica, contraddittoriamente, democratico - mi appare come l'unica, e sottolineo unica, possibilità di allontanare il conflitto da quella regione. Senza dubbio è la meno ipocrita delle possibilità. Alternative non ne vedo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>La mia posizione sulla possibilità di &#8220;scivolamento&#8221; nella rabbia, come riflesso della frustrazione conseguente al modo in cui è ridotta l&#8217;informazione che copre l&#8217;area mediorientale (e non solo, ovviamente),  non credo sia affatto in contrasto con quanto Galbiati esprime nei suoi due punti: riconoscere i torti e le ragioni &#8220;storiche&#8221;, ricostruire i rapporti causali con fermezza e senza concessioni alle mezze verità è diverso dall&#8217;andare gridando alle manifestazioni &#8220;Palestina libera - Palestina rossa&#8221;, cosa che intimamente detesto. Cosa voglio dire con questo: che a volte, nonostante la forza delle proprie argomentazioni, basate su fatti reali e toccati con mano, spesso in prima persona e non per delega televisiva, capita di cedere allo &#8220;scontro aperto&#8221; con il &#8220;nemico&#8221;, tralasciando tutte le sfumature del caso: è da qui che nasce il fantasma del &#8220;male assoluto&#8221; come affermava Inglese. Cosa che è anche (e soprattutto) un errore tattico. Io non nascondo che quando Atzmon dice &#8220;per me il sionismo è il male assoluto&#8221;, intimamente sono con lui. Però in effetti così si corre il rischio di destoricizzare un &#8220;fenomeno&#8221; al pari di quello che si fa con la Shoah, come giustamente sottolineava Galbiati, specialmente se si usano simili aperture tranchant in contesti &#8220;divulgativi&#8221;.<br />
Ora, Galbiati dice giustamente: &#8220;Israele c’è, ora, e non si può tornare indietro. Mi sembra talmente naturale considerare legittima la sua esistenza che non vale la pena perdere tempo a discuterne&#8221;. Sappiamo tutti che questo ci viene contestato spesso sia da chi è &#8220;a favore&#8221; di Israele, che tende ad estrapolare dai nostri discorsi ogni possibile assunto che tradisca la non legittimità di Israele, soprattutto quando ci sprechiamo in ricostruzioni storiche che sottolineano come questa fondazione sia avvenuta in maniera non del tutto limpida (come però succede per qualsiasi organismo statale, ovviamente in modi diversi), sia da chi è (tra virgolette) contro Israele, che vedendoci affermare una frase come quella automaticamente ritrova in noi la giustificazione dello staus quo in cui si ritrovano i palestinesi, ovvero in gabbia e senza alcuna &#8220;qualifica&#8221; da parte della comunità internazionale, anzi, da questa screditati al rango di &#8220;umanità di serie b&#8221; (nb: non provate a contestarmi questo perchè è inutile prendersi per il culo, almeno qui cerchiamo di non farlo - giochiamo a carte scoperte please).<br />
Israele c’è, ora, e non si può tornare indietro. Almeno non senza guerra &#8220;aperta&#8221;, che in questo momento (ma anche sempre) sarebbe perduta.<br />
Israele può essere visto come un&#8217;opportunità e un esempio se si dotasse di una costituzione, e se questa fosse davvero democratica. Per esserlo, la clausola &#8220;ebraico&#8221; dovrebbe sparire dalla definizione di quello Stato. Questo significa avere una visione &#8220;antisemita&#8221; delle cose? Significa voler prevaricare il sentimento identitario di una comunità? Io (dico io eh, e penso di essere - entro i miei limiti - nel giusto) non credo: si può essere ebrei nella terra dei padri senza doverlo imporre al resto del mondo, e soprattutto senza dover autoconfinare pubblicamente l&#8217;identità ebraica ad un pezzo di terra. E&#8217; riduttivo vincolare il modo in cui la mia (sofferta) storia mi definisce a dei criteri di classificazione che lasciano il tempo che trovano. E non capisco come questa semplice constatazione debba essere sempre interpretata in cattiva fede.<br />
Certamente, come notava ancora Galbiati, contestare a Israele la clausola &#8220;ebraica&#8221; significa &#8220;snaturarne&#8221; i motivi fondativi. Tralascio qui le considerazioni relative al fatto che quei &#8220;motivi fondativi&#8221; nascono in un contesto più &#8220;artefatto&#8221; di quanto non ci venga più e più volte raccontato in una ricostruzione mitica della storia: per spiegare quegli avvenimenti al di là del barocchismo eroico dei primi sionisti ci hanno già pensato alcuni degli autori indicati nella lista.<br />
So che ora contestare quella qualifica &#8220;identitaria&#8221; (e faccio un abuso di questo termine perchè è ormai impossibile parlare di &#8220;etnica&#8221; o &#8220;confessionale&#8221;) alla definizione dello Stato di Israele - che allo stesso tempo si qualifica, contraddittoriamente, democratico - mi appare come l&#8217;unica, e sottolineo unica, possibilità di allontanare il conflitto da quella regione. Senza dubbio è la meno ipocrita delle possibilità. Alternative non ne vedo.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Lorenzo Galbiati</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/03/21/laltra-faccia-di-israele/#comment-90147</link>
		<dc:creator>Lorenzo Galbiati</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Mar 2008 08:56:19 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2008/03/21/laltra-faccia-di-israele/#comment-90147</guid>
		<description>Anch'io credo che Andrea con il suo ultimo commento abbia centrato in pieno molti bersagli.
Mi soffermo solo sulle parti su cui faccio distinguo.

1) Il pericolo di identificare Israele con il Male per la rabbia scaturente dal filoisraelismo dei media credo sia alquanto remoto, ma il commento di Diego in qualche modo gli dà credito.
Personalmente non ho mai avuto questa tentazione, evitando per mia prassi di usare assoluti. E semmai sono più propenso a considerare  Israele come stato satellite degli USA, un riflesso del "male" delle politiche americane internazionali del dopoguerra, anzi dal 6 agosto 1945 in poi.
Ma parlare di "male" e di "Male assoluto" ha sempre poco senso nella storia. Evito queste espressioni anche per la Shoah, che secondo me non è il Male assoluto, insuperabile, inspiegabile, che diventa quasi un evento metastorico, simbolo di un punto di non ritorno nella storia dell'umanità. 
Le evito perché credo sia un controsenso parlare di male assoluto per l'uomo, come se ci fosse una soglia di male oltre la quale non si possa andare: non è vero, non esiste tale soglia. E tutto quello che è successo con la Shoah è perfettamente umano, nel senso che risiede nelle pieghe più recondite - malvagie, diciamo pure - dell'uomo. Non v'è nulla di trascendente. Non ha senso invocare una sua non spiegabilità perchè spiegare la Shoah sarebbe un po' come giustificarla - così dicono, temono alcuni. La Shoah è un fatto storico inerente l'uomo e la natura dell'uomo. Non l'uomo malvagio per natura - e quindi in qualche modo l'uomo snaturato, degenerato, malato. L'uomo come noi. E non vedo validi motivi per considerare la Shoah un caso a sè stante rispetto agli altri genocidi dell'umanità - tra i quali il più grave in termini assoluti e relativi resta quello degli indios durante la Conquista dell'America.
Ogni evento storico, ogni genocidio è unico. Certo, c'è una unicità qualitativa della gravità della Shoah e risiede nell'organizzazione e nella pianificazione del genocidio, e anche nel ritmo con cui avvenuto. E questo fa di essa un evento storico che costituisce una cesura nella storia moderna europea e mondiale. Ma non un fatto storico in assoluto inspiegabile, trascendente, quasi con valore teologico, come se l'idea che abbiamo di Dio debba fare i conti con l'evento della Shoah. Non dico cose strane. Per Primo Levi c'era la Shoah, quindi non poteva esserci Dio. Che poi è sempre l'argomento secondo cui si nega Dio perché c'è il male - e la Shoah sarebbe appunto il Male assoluto.

Ho divagato.

2) Volevo aggiungere un secondo distinguo.
C'è una differenza a mio avviso tra il sostenere la non legittimità dell'esistenza di Israele, e il sostenere che la sua nascita sia stata un "male" o comunque una cosa ingiusta in senso etico.
Personalmente credo vi siano molti stati o confini nati in modo ingiusto. Per l'Italia per esempio dubito assai che l'annessione dell'Alto Adige fosse cosa giusta. Così come dubito della giustezza dei confini del Friuli Venezia Giulia, di Nizza e della Corsica. Ma ovviamente non mi sognerei ora di fare una campagna per ridefinire questi confini.
Veniamo al 1947-48. Insieme a Israele, si formava anche l'India e il Pakistan. E' stato un "bene" che i musulmani indiani volessere costituire per loro, invocando anche la guerra civile, la "Terra dei puri"? Era più giusta la posizione di Jinnah, ateo morente, che ha voluto fortemente uno stato religioso come il Pakistan o quella di Maulana Azad, musulmano fervente che si batteva con Nehru e Gandhi per una India unita, laica, non confessionale, fatta da indù, musulmani, sikh, cristiani, ebrei, buddisti e chi più ne ha ne metta?
Io credo sia stato un tragico errore, un "male" che l'India si sia divisa, e la storia per nulla democratica del Pakistan nonché i rigurgiti integralisti dell'India di oggi mi sembrano una conferma.
Detto questo non mi sentirei certo di dire che sono contro l'esistenza del Pakistan o che mi auguro la sua distruzione.
E quindi, potrò dire la stessa cose di Israele? Potrò avere il sospetto che sia stato un tragico errore per gli ebrei cercare una patria loro, uno "stato ebraico" per "diritto naturale" in cui ogni ebreo possa rifugiarsi (autoghettizzarsi? ci han messo anche il muro) per principi di legge che trovano la giustificazione ultima nella Bibbia, senza venire accusato di non considerare legittima (o peggio: che sono contro) l'esistenza di Israele? o di antisemitismo? 
Questo scriveva Gandhi:
"Ho ricevuto numerose lettere in cui mi si chiede di esprimere il mio parere sulla controversia tra arabi ed ebrei in Palestina e sulla persecuzione degli ebrei in Germania. Non e' senza esitazione che mi arrischio a dare un giudizio su problemi tanto spinosi. Le mie simpatie vanno tutte agli ebrei. In Sud Africa sono stato in stretti rapporti con molti ebrei. Alcuni di questi sono divenuti miei intimi amici. Attraverso questi amici ho appreso molte cose sulla multisecolare persecuzione di cui gli ebrei sono stati oggetto.[...]. Ma la simpatia che nutro per gli ebrei non mi chiude gli occhi alla giustizia. La rivendicazione degli ebrei di un territorio nazionale non mi pare giusta. A sostegno di tale rivendicazione viene invocata la Bibbia e la tenacia con cui gli ebrei hanno sempre agognato il ritorno in Palestina. Perche', come gli altri popoli della terra, gli ebrei non dovrebbero fare la loro patria del Paese dove sono nati e dove si guadagnano da vivere? 

La Palestina appartiene agli arabi come l'Inghilterra appartiene agli inglesi e la Francia appartiene ai francesi. È ingiusto e disumano imporre agli arabi la presenza degli ebrei. Cio' che sta avvenendo oggi in Palestina non puo' esser giustificato da nessun principio morale. I mandati non hanno alcun valore, tranne quello conferito loro dall'ultima guerra. Sarebbe chiaramente un crimine contro l'umanita' costringere gli orgogliosi arabi a restituire in parte o interamente la Palestina agli ebrei come loro territorio nazionale. La cosa corretta e' di pretendere un trattamento giusto per gli ebrei, dovunque siano nati o si trovino. Gli ebrei nati in Francia sono francesi esattamente come sono francesi i cristiani nati in Francia. Se gli ebrei sostengono di non avere altra patria che la Palestina, sono disposti ad essere cacciati dalle altre parti del mondo in cui risiedono? Oppure vogliono una doppia patria in cui stabilirsi a loro piacimento? 

[...] Ma messo anche che essi considerino la terra di Palestina come loro patria, e' ingiusto entrare in essa facendosi scudo dei fucili . Un'azione religiosa non puo' essere compiuta con l'aiuto delle baionette e delle bombe (oltre tutto altrui). Gli ebrei possono stabilirsi in Palestina soltanto col consenso degli arabi. [...] Non intendo difendere gli eccessi commessi dagli arabi. Vorrei che essi avessero scelto il metodo della nonviolenza per resistere contro quella che giustamente considerano un'aggressione del loro Paese. Ma in base ai canoni universalmente accettati del giusto e dell'ingiusto, non puo' essere detto niente contro la resistenza degli arabi di fronte alle preponderanti forze avversarie."  M. K. Gandhi, Harijan, 26 gennaio 1938

A parte alcune approssimazioni, come il non considerare che di ebrei in Palestina ce n'è sempre stato un buon numero, e il vedere come religioso il loro volerne il possesso, mi sembra una posizione condivisibile.
Credo che questo peccato d'origine spiegherebbe tutti i mali che ne son venuti per arabi, ebrei stessi e resto del mondo (complice in un modo o nell'altro). 
Ma non mi interessa considerarmi antisionista. Israele c'è, ora, e non si può tornare indietro. Mi sembra talmente naturale considerare legittima la sua esistenza che non vale la pena perdere tempo a discuterne; anche perchè, dal punto di vista etico, sarebbe un "male" e un'ingiustizia insensati, molto maggiori di quelli avvenuti con la sua nascita, chiedere ora che Israele scompaia.

Resta aperta la questione di dare una terra o uno stato ai palestinesi. L'ideale sarebbe uno stato binazionale con gli israeliani, ma questo non è contro il presupposto stesso del sionismo? il voler dare una patria agli ebrei, il creare lo "stato ebraico"? Perchè se è ebraico i palestinesi non potranno che essere minoranza e non comandare. Quindi avere uno stato unico binazionale significherebbe perdere la connotazione ebraica, snaturare l'identità di Israele, contraddire le ragioni per cui quello stato è nato. In qualche modo distruggere l'Israele stato ebraico in favore di un Israele non identitario. O sbaglio? 
Questo mi sembra un grande problema su cui discutere.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Anch&#8217;io credo che Andrea con il suo ultimo commento abbia centrato in pieno molti bersagli.<br />
Mi soffermo solo sulle parti su cui faccio distinguo.</p>
<p>1) Il pericolo di identificare Israele con il Male per la rabbia scaturente dal filoisraelismo dei media credo sia alquanto remoto, ma il commento di Diego in qualche modo gli dà credito.<br />
Personalmente non ho mai avuto questa tentazione, evitando per mia prassi di usare assoluti. E semmai sono più propenso a considerare  Israele come stato satellite degli USA, un riflesso del &#8220;male&#8221; delle politiche americane internazionali del dopoguerra, anzi dal 6 agosto 1945 in poi.<br />
Ma parlare di &#8220;male&#8221; e di &#8220;Male assoluto&#8221; ha sempre poco senso nella storia. Evito queste espressioni anche per la Shoah, che secondo me non è il Male assoluto, insuperabile, inspiegabile, che diventa quasi un evento metastorico, simbolo di un punto di non ritorno nella storia dell&#8217;umanità.<br />
Le evito perché credo sia un controsenso parlare di male assoluto per l&#8217;uomo, come se ci fosse una soglia di male oltre la quale non si possa andare: non è vero, non esiste tale soglia. E tutto quello che è successo con la Shoah è perfettamente umano, nel senso che risiede nelle pieghe più recondite - malvagie, diciamo pure - dell&#8217;uomo. Non v&#8217;è nulla di trascendente. Non ha senso invocare una sua non spiegabilità perchè spiegare la Shoah sarebbe un po&#8217; come giustificarla - così dicono, temono alcuni. La Shoah è un fatto storico inerente l&#8217;uomo e la natura dell&#8217;uomo. Non l&#8217;uomo malvagio per natura - e quindi in qualche modo l&#8217;uomo snaturato, degenerato, malato. L&#8217;uomo come noi. E non vedo validi motivi per considerare la Shoah un caso a sè stante rispetto agli altri genocidi dell&#8217;umanità - tra i quali il più grave in termini assoluti e relativi resta quello degli indios durante la Conquista dell&#8217;America.<br />
Ogni evento storico, ogni genocidio è unico. Certo, c&#8217;è una unicità qualitativa della gravità della Shoah e risiede nell&#8217;organizzazione e nella pianificazione del genocidio, e anche nel ritmo con cui avvenuto. E questo fa di essa un evento storico che costituisce una cesura nella storia moderna europea e mondiale. Ma non un fatto storico in assoluto inspiegabile, trascendente, quasi con valore teologico, come se l&#8217;idea che abbiamo di Dio debba fare i conti con l&#8217;evento della Shoah. Non dico cose strane. Per Primo Levi c&#8217;era la Shoah, quindi non poteva esserci Dio. Che poi è sempre l&#8217;argomento secondo cui si nega Dio perché c&#8217;è il male - e la Shoah sarebbe appunto il Male assoluto.</p>
<p>Ho divagato.</p>
<p>2) Volevo aggiungere un secondo distinguo.<br />
C&#8217;è una differenza a mio avviso tra il sostenere la non legittimità dell&#8217;esistenza di Israele, e il sostenere che la sua nascita sia stata un &#8220;male&#8221; o comunque una cosa ingiusta in senso etico.<br />
Personalmente credo vi siano molti stati o confini nati in modo ingiusto. Per l&#8217;Italia per esempio dubito assai che l&#8217;annessione dell&#8217;Alto Adige fosse cosa giusta. Così come dubito della giustezza dei confini del Friuli Venezia Giulia, di Nizza e della Corsica. Ma ovviamente non mi sognerei ora di fare una campagna per ridefinire questi confini.<br />
Veniamo al 1947-48. Insieme a Israele, si formava anche l&#8217;India e il Pakistan. E&#8217; stato un &#8220;bene&#8221; che i musulmani indiani volessere costituire per loro, invocando anche la guerra civile, la &#8220;Terra dei puri&#8221;? Era più giusta la posizione di Jinnah, ateo morente, che ha voluto fortemente uno stato religioso come il Pakistan o quella di Maulana Azad, musulmano fervente che si batteva con Nehru e Gandhi per una India unita, laica, non confessionale, fatta da indù, musulmani, sikh, cristiani, ebrei, buddisti e chi più ne ha ne metta?<br />
Io credo sia stato un tragico errore, un &#8220;male&#8221; che l&#8217;India si sia divisa, e la storia per nulla democratica del Pakistan nonché i rigurgiti integralisti dell&#8217;India di oggi mi sembrano una conferma.<br />
Detto questo non mi sentirei certo di dire che sono contro l&#8217;esistenza del Pakistan o che mi auguro la sua distruzione.<br />
E quindi, potrò dire la stessa cose di Israele? Potrò avere il sospetto che sia stato un tragico errore per gli ebrei cercare una patria loro, uno &#8220;stato ebraico&#8221; per &#8220;diritto naturale&#8221; in cui ogni ebreo possa rifugiarsi (autoghettizzarsi? ci han messo anche il muro) per principi di legge che trovano la giustificazione ultima nella Bibbia, senza venire accusato di non considerare legittima (o peggio: che sono contro) l&#8217;esistenza di Israele? o di antisemitismo?<br />
Questo scriveva Gandhi:<br />
&#8220;Ho ricevuto numerose lettere in cui mi si chiede di esprimere il mio parere sulla controversia tra arabi ed ebrei in Palestina e sulla persecuzione degli ebrei in Germania. Non e&#8217; senza esitazione che mi arrischio a dare un giudizio su problemi tanto spinosi. Le mie simpatie vanno tutte agli ebrei. In Sud Africa sono stato in stretti rapporti con molti ebrei. Alcuni di questi sono divenuti miei intimi amici. Attraverso questi amici ho appreso molte cose sulla multisecolare persecuzione di cui gli ebrei sono stati oggetto.[...]. Ma la simpatia che nutro per gli ebrei non mi chiude gli occhi alla giustizia. La rivendicazione degli ebrei di un territorio nazionale non mi pare giusta. A sostegno di tale rivendicazione viene invocata la Bibbia e la tenacia con cui gli ebrei hanno sempre agognato il ritorno in Palestina. Perche&#8217;, come gli altri popoli della terra, gli ebrei non dovrebbero fare la loro patria del Paese dove sono nati e dove si guadagnano da vivere? </p>
<p>La Palestina appartiene agli arabi come l&#8217;Inghilterra appartiene agli inglesi e la Francia appartiene ai francesi. È ingiusto e disumano imporre agli arabi la presenza degli ebrei. Cio&#8217; che sta avvenendo oggi in Palestina non puo&#8217; esser giustificato da nessun principio morale. I mandati non hanno alcun valore, tranne quello conferito loro dall&#8217;ultima guerra. Sarebbe chiaramente un crimine contro l&#8217;umanita&#8217; costringere gli orgogliosi arabi a restituire in parte o interamente la Palestina agli ebrei come loro territorio nazionale. La cosa corretta e&#8217; di pretendere un trattamento giusto per gli ebrei, dovunque siano nati o si trovino. Gli ebrei nati in Francia sono francesi esattamente come sono francesi i cristiani nati in Francia. Se gli ebrei sostengono di non avere altra patria che la Palestina, sono disposti ad essere cacciati dalle altre parti del mondo in cui risiedono? Oppure vogliono una doppia patria in cui stabilirsi a loro piacimento? </p>
<p>[...] Ma messo anche che essi considerino la terra di Palestina come loro patria, e&#8217; ingiusto entrare in essa facendosi scudo dei fucili . Un&#8217;azione religiosa non puo&#8217; essere compiuta con l&#8217;aiuto delle baionette e delle bombe (oltre tutto altrui). Gli ebrei possono stabilirsi in Palestina soltanto col consenso degli arabi. [...] Non intendo difendere gli eccessi commessi dagli arabi. Vorrei che essi avessero scelto il metodo della nonviolenza per resistere contro quella che giustamente considerano un&#8217;aggressione del loro Paese. Ma in base ai canoni universalmente accettati del giusto e dell&#8217;ingiusto, non puo&#8217; essere detto niente contro la resistenza degli arabi di fronte alle preponderanti forze avversarie.&#8221;  M. K. Gandhi, Harijan, 26 gennaio 1938</p>
<p>A parte alcune approssimazioni, come il non considerare che di ebrei in Palestina ce n&#8217;è sempre stato un buon numero, e il vedere come religioso il loro volerne il possesso, mi sembra una posizione condivisibile.<br />
Credo che questo peccato d&#8217;origine spiegherebbe tutti i mali che ne son venuti per arabi, ebrei stessi e resto del mondo (complice in un modo o nell&#8217;altro).<br />
Ma non mi interessa considerarmi antisionista. Israele c&#8217;è, ora, e non si può tornare indietro. Mi sembra talmente naturale considerare legittima la sua esistenza che non vale la pena perdere tempo a discuterne; anche perchè, dal punto di vista etico, sarebbe un &#8220;male&#8221; e un&#8217;ingiustizia insensati, molto maggiori di quelli avvenuti con la sua nascita, chiedere ora che Israele scompaia.</p>
<p>Resta aperta la questione di dare una terra o uno stato ai palestinesi. L&#8217;ideale sarebbe uno stato binazionale con gli israeliani, ma questo non è contro il presupposto stesso del sionismo? il voler dare una patria agli ebrei, il creare lo &#8220;stato ebraico&#8221;? Perchè se è ebraico i palestinesi non potranno che essere minoranza e non comandare. Quindi avere uno stato unico binazionale significherebbe perdere la connotazione ebraica, snaturare l&#8217;identità di Israele, contraddire le ragioni per cui quello stato è nato. In qualche modo distruggere l&#8217;Israele stato ebraico in favore di un Israele non identitario. O sbaglio?<br />
Questo mi sembra un grande problema su cui discutere.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Lorenzo Galbiati</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/03/21/laltra-faccia-di-israele/#comment-90144</link>
		<dc:creator>Lorenzo Galbiati</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Mar 2008 23:15:11 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2008/03/21/laltra-faccia-di-israele/#comment-90144</guid>
		<description>Georgia, 
non capisco se sei arrabbiata o meno dato che dopo ogni frase metti il sorriso.
Cmq, la mia provocazione era intesa per ribadire che siamo un gruppo aperto di cui chiunque poteva (e può, I guess) far parte - e quindi anche tu. E ammetterai che la tua curiosità iniziale su Avnery - che non considero il primo antisionista israeliano - si è trasformata presto in un giudizio sul nostro operato: "da quello che ho capito fate una lista dei dissidenti interni e non di quelli che vi piacciono come fotocopie ;-)" , sulla base di opinioni personali di Diego - che poi ha chiarito.
Io sono molto contento di essermi impegnato in questo lavoro, e dei risultati che sta dando. Ho sottolineato soltanto il sudore che ci è costato. Del resto è passato più di un mese dall'articolo di Diego che è alla base di tutto. 
So che hai seguito il nostro percorso e so anche che sei molto preparata sulla questione in esame, tanto che mi spiace tu non abbia voluto essere dei nostri. Ma puoi esserlo con i contributi che dai nei commenti.
Quindi non hai scuse da accampare per dirci bye bye ;-))
(poi libera di fare quel che vuoi, ovviamente)

Detto questo, si potrebbe fare una scheda su Avnery o discutere del suo pensiero in uno dei post successivi.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Georgia,<br />
non capisco se sei arrabbiata o meno dato che dopo ogni frase metti il sorriso.<br />
Cmq, la mia provocazione era intesa per ribadire che siamo un gruppo aperto di cui chiunque poteva (e può, I guess) far parte - e quindi anche tu. E ammetterai che la tua curiosità iniziale su Avnery - che non considero il primo antisionista israeliano - si è trasformata presto in un giudizio sul nostro operato: &#8220;da quello che ho capito fate una lista dei dissidenti interni e non di quelli che vi piacciono come fotocopie ;-)&#8221; , sulla base di opinioni personali di Diego - che poi ha chiarito.<br />
Io sono molto contento di essermi impegnato in questo lavoro, e dei risultati che sta dando. Ho sottolineato soltanto il sudore che ci è costato. Del resto è passato più di un mese dall&#8217;articolo di Diego che è alla base di tutto.<br />
So che hai seguito il nostro percorso e so anche che sei molto preparata sulla questione in esame, tanto che mi spiace tu non abbia voluto essere dei nostri. Ma puoi esserlo con i contributi che dai nei commenti.<br />
Quindi non hai scuse da accampare per dirci bye bye ;-))<br />
(poi libera di fare quel che vuoi, ovviamente)</p>
<p>Detto questo, si potrebbe fare una scheda su Avnery o discutere del suo pensiero in uno dei post successivi.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: francesco forlani</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/03/21/laltra-faccia-di-israele/#comment-90143</link>
		<dc:creator>francesco forlani</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Mar 2008 21:59:55 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2008/03/21/laltra-faccia-di-israele/#comment-90143</guid>
		<description>Condivido quanto detto da Andrea perché ha espresso effettivamente quelle che sono state l'energia e l'impegno presi collettivamente. Inviterei inoltre georgia, sebastian e altri a raggiungere quello che potremmo definire piuttosto un forum che un post (posizione) propriamente detto.
Discutendo con una persona a me molto cara mi si faceva questo tipo di osservazione: ma allora che fate, ritornate sui vostri passi a proposito del boicottaggio della fiera del libro? Io gli ho risposto che nazione Indiana aveva espresso posizioni molteplici e ch tale molteplicità non andava interpretata come  contraddittoria. esattamente come in  questa occasione che vede tra i firmatari sia persone contro il boicottaggio della fiera del libro di Torino, come me, che persone favorevoli. Quello che mi turba, nei blog, è quella che si potrebbe definire sindrome di Custer, o dell'accerchiamento. E invito tutti a considerare che il blog si chiama Nazione Indiana, e gli indiani si sa, almeno in quell'occasione erano dall'altra parte dell'accerchiamento. 
Volevo in altri termini invitare tutti a non farsi prendere dal leone di tastiera che sonnecchia in ognuno di noi e a farsi, nei limiti del possibile, portatore quanto più "equilibrato" di posizioni e di proposte che da qualsiasi lato le si prendano credo che convergano in uno stesso ed unico punto, pace e libertà per tutti, israeliani e palestinesi. 
Buona Pasqua per chi ci crede e per chi non ci crede buona pasqua.
effeffe</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Condivido quanto detto da Andrea perché ha espresso effettivamente quelle che sono state l&#8217;energia e l&#8217;impegno presi collettivamente. Inviterei inoltre georgia, sebastian e altri a raggiungere quello che potremmo definire piuttosto un forum che un post (posizione) propriamente detto.<br />
Discutendo con una persona a me molto cara mi si faceva questo tipo di osservazione: ma allora che fate, ritornate sui vostri passi a proposito del boicottaggio della fiera del libro? Io gli ho risposto che nazione Indiana aveva espresso posizioni molteplici e ch tale molteplicità non andava interpretata come  contraddittoria. esattamente come in  questa occasione che vede tra i firmatari sia persone contro il boicottaggio della fiera del libro di Torino, come me, che persone favorevoli. Quello che mi turba, nei blog, è quella che si potrebbe definire sindrome di Custer, o dell&#8217;accerchiamento. E invito tutti a considerare che il blog si chiama Nazione Indiana, e gli indiani si sa, almeno in quell&#8217;occasione erano dall&#8217;altra parte dell&#8217;accerchiamento.<br />
Volevo in altri termini invitare tutti a non farsi prendere dal leone di tastiera che sonnecchia in ognuno di noi e a farsi, nei limiti del possibile, portatore quanto più &#8220;equilibrato&#8221; di posizioni e di proposte che da qualsiasi lato le si prendano credo che convergano in uno stesso ed unico punto, pace e libertà per tutti, israeliani e palestinesi.<br />
Buona Pasqua per chi ci crede e per chi non ci crede buona pasqua.<br />
effeffe</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: arial</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/03/21/laltra-faccia-di-israele/#comment-90142</link>
		<dc:creator>arial</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Mar 2008 21:45:41 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2008/03/21/laltra-faccia-di-israele/#comment-90142</guid>
		<description>condivido questa iniziativa: scintille di luce oltre il muro e il confine..la futura terra è in mano a loro ai palestinesi  che condividono lo stesso percorso, secondo me. I "traditori" solcano nuovi spazi spero Ciao</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>condivido questa iniziativa: scintille di luce oltre il muro e il confine..la futura terra è in mano a loro ai palestinesi  che condividono lo stesso percorso, secondo me. I &#8220;traditori&#8221; solcano nuovi spazi spero Ciao</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: diego</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/03/21/laltra-faccia-di-israele/#comment-90141</link>
		<dc:creator>diego</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Mar 2008 21:44:12 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2008/03/21/laltra-faccia-di-israele/#comment-90141</guid>
		<description>A proposito, c'entra poco con l'argomento ma forse di più con la mia ultima frase.
E' uscito &lt;a href="http://www.einaudi.it/einaudi/ita/catalogo/scheda.jsp?isbn=978880619097&#38;ed=87" rel="nofollow"&gt;questo&lt;/a&gt;, l'ho sfogliato oggi in libreria e mi sembra decisamente interessante.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>A proposito, c&#8217;entra poco con l&#8217;argomento ma forse di più con la mia ultima frase.<br />
E&#8217; uscito <a href="http://www.einaudi.it/einaudi/ita/catalogo/scheda.jsp?isbn=978880619097&amp;ed=87" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('outclick-comm/www.einaudi.it');" rel="nofollow">questo</a>, l&#8217;ho sfogliato oggi in libreria e mi sembra decisamente interessante.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: diego</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/03/21/laltra-faccia-di-israele/#comment-90140</link>
		<dc:creator>diego</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Mar 2008 21:38:23 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2008/03/21/laltra-faccia-di-israele/#comment-90140</guid>
		<description>Inglese!
Approvo ogni singola parola del tuo ultimo commento, specie questa parte, da incorniciare:

"Detto questo, sono conscio di un pericolo. Questa volontà di giustificare e attenuare le colpe di Israele sulla nostra stampa, rischia di creare in chi non è per nulla “ingannato”, una sorta di moto uguale e contrario: ossia la demonizzazione di Israele. Israele diviene allora l’incarnazione del male. Ma quando questo succcede, si scivola dal terreno dell’analisi e della denuncia politica al terreno della condanna “religiosa”, contro l’incarnazione del Male."

E' una cosa troppo vera, una sensazione provata troppe volte. Chi mi conosce (molto) bene lo sa, quando si affronta l'argomento, le volte in cui incappo nella negazione dell'evidenza da parte dell'interlocutore con mia conseguente impotenza ostensiva, e sono io il primo a perdere lucidità. Magari uno scivolare che si traduce non in termini "religiosi", ma complottistici. Rabbiosi, sicuramente.
E si finisce per fare il gioco delle vittime, e di chi le vuole tali.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Inglese!<br />
Approvo ogni singola parola del tuo ultimo commento, specie questa parte, da incorniciare:</p>
<p>&#8220;Detto questo, sono conscio di un pericolo. Questa volontà di giustificare e attenuare le colpe di Israele sulla nostra stampa, rischia di creare in chi non è per nulla “ingannato”, una sorta di moto uguale e contrario: ossia la demonizzazione di Israele. Israele diviene allora l’incarnazione del male. Ma quando questo succcede, si scivola dal terreno dell’analisi e della denuncia politica al terreno della condanna “religiosa”, contro l’incarnazione del Male.&#8221;</p>
<p>E&#8217; una cosa troppo vera, una sensazione provata troppe volte. Chi mi conosce (molto) bene lo sa, quando si affronta l&#8217;argomento, le volte in cui incappo nella negazione dell&#8217;evidenza da parte dell&#8217;interlocutore con mia conseguente impotenza ostensiva, e sono io il primo a perdere lucidità. Magari uno scivolare che si traduce non in termini &#8220;religiosi&#8221;, ma complottistici. Rabbiosi, sicuramente.<br />
E si finisce per fare il gioco delle vittime, e di chi le vuole tali.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: georgia</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/03/21/laltra-faccia-di-israele/#comment-90137</link>
		<dc:creator>georgia</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Mar 2008 20:04:36 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2008/03/21/laltra-faccia-di-israele/#comment-90137</guid>
		<description>&lt;i&gt;Volevate una lista con Avnery?
Accomodatevi.
Fate voi una scheda su Avnery&lt;/i&gt;

Intanto gradirei non essere affiancata a sebastian (che non sa neppure chi sia avnery) ... ma questo è il meno ...
Poi ...ma lorenzo sei impazzitoo cosa? 
Siamo già a questo punto solo per un post? :-)
La mia non era una critica, era solo una curiosità per l'esclusione del primo antisionista israeliano, ad ogni modo me ne frego altamente su chi ci sia nella lista o non ci sia ...ma figuriamoci, mica volevo criticare. 
Se sei già li a lamentarti per il lavoro che hai fatto, solo dopo il primo post con l'elenco ... beh ...  :-)))))
Arrivederci, buon lavoro  e ... sono grata al mio fiuto che mi ha tenuto lontana dal tutto ;-)
geo</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p><i>Volevate una lista con Avnery?<br />
Accomodatevi.<br />
Fate voi una scheda su Avnery</i></p>
<p>Intanto gradirei non essere affiancata a sebastian (che non sa neppure chi sia avnery) &#8230; ma questo è il meno &#8230;<br />
Poi &#8230;ma lorenzo sei impazzitoo cosa?<br />
Siamo già a questo punto solo per un post? :-)<br />
La mia non era una critica, era solo una curiosità per l&#8217;esclusione del primo antisionista israeliano, ad ogni modo me ne frego altamente su chi ci sia nella lista o non ci sia &#8230;ma figuriamoci, mica volevo criticare.<br />
Se sei già li a lamentarti per il lavoro che hai fatto, solo dopo il primo post con l&#8217;elenco &#8230; beh &#8230;  :-)))))<br />
Arrivederci, buon lavoro  e &#8230; sono grata al mio fiuto che mi ha tenuto lontana dal tutto ;-)<br />
geo</p>
]]></content:encoded>
	</item>
</channel>
</rss>
