E poi con questa poesia ho fatto un aeroplanino

25 marzo 2008
Pubblicato da

 di Zachary Schomburg traduzione di Marco Simonelli

PIENO DI COLTELLI

1) La sua schiena è piena di coltelli. Sulle lame sono incise delle scritte.
2) La notte dorme a faccia in giù nel suo perimetro di gesso.
3) Ha dei problemi con i metal detector.
4) Alle feste di compleanno c’è sempre qualcuno che gli chiede educatamente scusi, mi passerebbe un coltello per tagliare la torta al cioccolato?
5) Preferisce stare con le spalle al muro, al ristorante si siede ai tavoli nell’angolo.
6) C’è un investigatore che lo chiama per fargli delle domande sulle scritte. E, anche: un biografo, una donna che vuole girare un documentario, il curatore di un museo, sua madre. Non riesco a leggerle, risponde, ce le ho sulla schiena.
7) A nessuno passa in mente che lui voglia togliersi i coltelli dalla schiena.
8) Quasi tutte le scritte sono illeggibili. Una, comunque, è scritta in francese.
9) Ogni Halloween si traveste da vittima di un brutale omicidio. Una volta ha provato a travestirsi da balena ma era un problema giustificare i coltelli.
10) Indossa sempre il solito vestito insanguinato.
11) Quando cammina fa il rumore di un albero con tutte le foglie morte ancora attaccate.
12) I suoi coltelli sono sicuri per i bambini, a patto che non ci salgano sopra.
13) Al parco vede la sua ombra. Sposta il corpo affinché i coltelli si allunghino sull’ombra degli altri. Inizia a farlo tutte le sere. Le ombre dei suoi coltelli sembrano tènere braccia spalancate.
14) Sulla sua schiena non c’è più posto.
15) Durante un viaggio a Parigi si innamora e ci resta qualche anno. Si esibisce per strada con i più famosi mimi.
16) I coltelli gli servono per rimanere tutto intero. Sono le scritte che lo uccidono lentamente.
17) È difficile abbracciarlo quando piange.
18) Morirà in tarda età e il dottore dirà, è chiaro, è stato pugnalato brutalmente e ripetutamente. Mi dispiace, dirà poi il dottore alla persona rimasta fuori, ma temo che non ce la farà.

E POI CON QUESTA POESIA HO FATTO UN AEREOPLANINO

Stamattina sono andato nel campo accanto all’aeroporto per riposarmi sulla neve. Ho guardato le nuvole spostarsi come ghiaccio nell’Artico. Gli aerei si perdevano in quel ghiaccio fino a sparire. Comparivano, atterravano. Poi mi sono alzato e ho fatto un cuscino di neve e ho tracciato col dito un rettangolo grande su per giù come un letto matrimoniale. Con un cumulo di neve ho fatto un comodino.

Ecco la mia camera mi sono detto. Sono stato per ore a guardare gli aerei.

Mi serve un salotto. Ho fatto una poltrona di neve. Poi ho fatto uno scaffale per metterci il televisore e poi il televisore. Ho costruito la cucina e il bagno.

Il vento si era alzato quindi ho costruito le pareti e il tetto e poi ho fatto una finestra per guardare gli aerei. Mi sono sdraiato sul letto. Mi sono seduto in poltrona. Ho provato a cucinare.

Mi sono detto Ho bisogno di una donna. Allora ho iniziato a fare una donna di neve di fronte all’ingresso che avevo creato. Per prima cosa le ho fatto piedi e gambe perfette – il ginocchio sinistro era piegato dietro il destro. Riusciva appena a stare in piedi. Le ho fatto una minigonna e i fianchi perché potesse tenerla su. Le ho incrociato le braccia proprio sotto i seni. Le ho fatto gli occhi grandi e una lunga frangia. Poi l’ho chiamata Marlene. Ho immaginato che Marlene mi chiedesse cosa facevo nella vita.

Sono un architetto famoso, le ho detto. Guardati intorno, per Dio. Ma lei non diceva una parola. Ho sentito un aereo che girava in tondo.

Fabbrico aeroplani. Marlene era fatta di neve.

FULL OF KNIVES

1) His back is full of knives. Notes are brittle around the blades.
2) He sleeps face down every night in a chalk outline of himself.
3) He has difficulties with metal detectors.
4) At birthday parties, someone might politely ask, May I borrow one of those knives to slice this chocolate cake?
5) He likes to stand with his back to walls. At restaurants, he likes the corner tables.
6) There is a detective that calls him to ask about the brittle notes. Also: a biographer, a woman who’d like to film a documentary, a curator of a museum, his mother. I can’t read them, he says. They’re on my back.
7) It would be a mistake for everyone to assume he wants the knives removed.
8) Most of the brittle notes are illegible. One of them, even, is written in French.
9) Every Halloween, he goes as a victim of a brutal stabbing. Once, he tried going as a whale, but it was a hassle explaining away the knives.
10) He always wears the same bloody suit.
11) When he walks, he sounds like a tree still full of dead leaves holding on.
12) It is ok for children to count on his knives, but not to climb on them.
13) He saw his own shadow in the park. He moved his body to make the knives reach other people’s shadows. He did it all evening. In the shadows, his knives looked like soft outstretched arms.
14) His back is running out of space.
15) On a trip to Paris, he fell in love and ended up staying for a few years. He got a job performing on the street with the country’s best mimes.
16) The knives are what hold him together. It is the notes that are slowly killing him.
17) He is difficult to hold when he cries.
18) He will be very old when he dies and the Doctor will say, he was obviously stabbed, brutally and repeatedly. I’m sorry, the Doctor will say to a person in the room, but he’s not going to make it.

 I’VE SINCE FOLDED THIS POEM INTO AN AIRPLANE

This morning I walked to a field near the airport and rested in the snow. I watched the clouds shift like ice in the artcic. The planes would take off and disappear into that ice. They would appear and land. I soon sat up and made a pillow out of the snow, and I drew a large rectangle with my finger roughly the size of a double bed. Then I shaped the snow into a bedside table.

This is my bedroom I said. I lay there for hours watching planes.

I need a living room I said. I made a chair of snow. Then I made a stand to set a television on, and then I made a television. I built a kitchen and a bathroom.

The wind grew stronger so I built walls and a roof and then I made a window to watch the planes. I lay in the bed. I sat in my chair. I tried cooking.

I need a woman I said. So I started to make a woman out of the snow beyond the front steps I had created. First I gave her perfect feet and perfect legs – the left knee was bent and hiding the right. She knew just how to stand. I gave her a mini-skirt and the hips to hold it up. I crossed her arms just underneath her breasts. I gave her big eyes and long bangs. Then I named her Marlene. I pretended Marlene asked me what I did for a living.

I said I’m a great architect. Just look at this place for Christ’s sake. But she didn’t say anything. I heard a plane circle.

I make airplanes. Marlene was made of snow.

Tratto da: The Man Suit (Black Ocean, Boston, 2007)

Zachary Schomburg ha pubblicato The Man Suit (Black Ocean Press 2007), collabora con la rivista online Octopus e con la casa editrice Octopus Books, è curatore della The Clean Part Reading Series, e dottore di ricerca a Lincoln, presso l’Università del Nebraska. Il suo secondo libro, Scary, No Scary, uscirà nel 2009.

Immagine: Dave McKean, Travels

Tag: , , , , , ,

11 Responses to E poi con questa poesia ho fatto un aeroplanino

  1. aditus il 25 marzo 2008 alle 20:40

    Qual è la poesia?

  2. aditus il 25 marzo 2008 alle 20:41

    Comunque molto bello.

  3. Ines il 25 marzo 2008 alle 20:52

    credo sia nell’aereoplano….

  4. maria v il 26 marzo 2008 alle 08:20

    molto bello, grazie.

    ne approfitto per fare gli auguri a francesca matteoni e orsola come redattrici. bella sorpresa. buon lavoro

  5. orsola puecher il 26 marzo 2008 alle 12:29

    Molto bello.

    Un omaggio nevoso ed appuntito.

    [grazie maria v]

  6. sparz il 26 marzo 2008 alle 12:46

    Orsola, il tuo link restituisce “forbidden”. forse va cambiato qualcosa?
    Molto bello il pezzo, avrei, come mio solito, qualche pignoleria sulla traduzione (hold -> abbracciare, mmm, forse qui meglio trattenere o sostenere, no?) ma lascio stare.

  7. orsola puecher il 26 marzo 2008 alle 13:10
  8. francesca matteoni il 26 marzo 2008 alle 20:46

    Grazie a voi e a Maria V per il benvenuto!
    @Sparz – io su quell’hold lì terrei l’abbraccio, è più intenso.

  9. franz krauspenhaar il 26 marzo 2008 alle 20:59

    Questo ragazzo americano è un gallo di dio, come si dice al Circolo della Stampa.

  10. Marco Simonelli il 28 marzo 2008 alle 16:57

    Salve, son contento che vi sia piaciuto Zac, che oltre ad essere un poeta interessante che si esprime con piccoli poemi in prosa è anche un ragazzo simpatico e intraprendente. Per qualche ragione alcuni suoi testi mi han ricordato Tim Burton. E così l’ho tradotto…Baci! E grazie a NI che le ha ospitate!

  11. Renato il 28 marzo 2008 alle 21:47

    Bellissimi questi testi. Certo non era facile tradurre “the same bloody suit”…