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	<title>Commenti a: I cantieri del romanzo - 2</title>
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	<pubDate>Sun, 12 Oct 2008 15:21:36 +0000</pubDate>
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		<title>Di: gs</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/03/27/i-cantieri-del-romanzo-2/#comment-90504</link>
		<dc:creator>gs</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Mar 2008 22:33:05 +0000</pubDate>
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		<description>il volume degli atti sarà pubblicato a breve, mi dicono;

ed è vero: c'è poi l'utilizzo dei "materiali", e ci sono i "materiali" che vengono dalla vita, che danno vita quelli vengono dai libri; ma il titolo del seminario era "Finzione e documento del romanzo", e io appunto ho voluto attenermi all'aspetto documento; ma, ripeto, sono sensibilissimo anche a questi altri aspetti della questione dello scrivere!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>il volume degli atti sarà pubblicato a breve, mi dicono;</p>
<p>ed è vero: c&#8217;è poi l&#8217;utilizzo dei &#8220;materiali&#8221;, e ci sono i &#8220;materiali&#8221; che vengono dalla vita, che danno vita quelli vengono dai libri; ma il titolo del seminario era &#8220;Finzione e documento del romanzo&#8221;, e io appunto ho voluto attenermi all&#8217;aspetto documento; ma, ripeto, sono sensibilissimo anche a questi altri aspetti della questione dello scrivere!</p>
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		<title>Di: Cristò</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/03/27/i-cantieri-del-romanzo-2/#comment-90466</link>
		<dc:creator>Cristò</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Mar 2008 11:52:40 +0000</pubDate>
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		<description>Per Paolo:
sono d'accordo con te. Chiunque abbia pubblicato un libro e sia orfano di amici influenti si trova a dover elemosinare attenzione anche per una recensione su un giornale locale. Questo è il sintomo di una malattia molto grave del nostro paese, malattia che io chiamo "nonglienefreganienteanessuno". 
Gli spazi tipo nazione indiana sono pochissimi e poco conosciuti.
E' molto umiliante ritrovarsi di fronte ad un editor importante con il proprio libro in mano e chiedere "potrebbe leggerlo?" In genere si fa la parte dello sfigato e nel migliore dei casi si ottengono risposte tipo "certo ma adesso sono pieno di lavoro ...non so ...ci vorrà un po' di tempo". A non avere nulla da perdere bisognerebbe controbattere: "bello... leggere i libri degli sfigati esordienti sconosciuti è il tuo mestiere. Non mi stai facendo un piacere." 
So anche (e ne ho avuto esperienza tangibile) che i sedicenti scrittori sono tanti e molti non conoscono neanche le regole basilari della lingua. Ma basta leggere due pagine per capire se chi scrive è in grado di farlo.

Mi umilia moltissimo ritrovarmi con gli stessi problemi di Sartori e, quindi, sapere che vivo la scrittura come uno scrittore ma essere considerato a priori uno sfigato qualsiasi col suo libro in mano. Ragazzi è difficilissimo... poi a Bari, al Sud in generale, lo è ancora di più... qui la malattia "nonglienefreganienteanessuno" è quasi incurabile.

Scusate lo sfogo</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Per Paolo:<br />
sono d&#8217;accordo con te. Chiunque abbia pubblicato un libro e sia orfano di amici influenti si trova a dover elemosinare attenzione anche per una recensione su un giornale locale. Questo è il sintomo di una malattia molto grave del nostro paese, malattia che io chiamo &#8220;nonglienefreganienteanessuno&#8221;.<br />
Gli spazi tipo nazione indiana sono pochissimi e poco conosciuti.<br />
E&#8217; molto umiliante ritrovarsi di fronte ad un editor importante con il proprio libro in mano e chiedere &#8220;potrebbe leggerlo?&#8221; In genere si fa la parte dello sfigato e nel migliore dei casi si ottengono risposte tipo &#8220;certo ma adesso sono pieno di lavoro &#8230;non so &#8230;ci vorrà un po&#8217; di tempo&#8221;. A non avere nulla da perdere bisognerebbe controbattere: &#8220;bello&#8230; leggere i libri degli sfigati esordienti sconosciuti è il tuo mestiere. Non mi stai facendo un piacere.&#8221;<br />
So anche (e ne ho avuto esperienza tangibile) che i sedicenti scrittori sono tanti e molti non conoscono neanche le regole basilari della lingua. Ma basta leggere due pagine per capire se chi scrive è in grado di farlo.</p>
<p>Mi umilia moltissimo ritrovarmi con gli stessi problemi di Sartori e, quindi, sapere che vivo la scrittura come uno scrittore ma essere considerato a priori uno sfigato qualsiasi col suo libro in mano. Ragazzi è difficilissimo&#8230; poi a Bari, al Sud in generale, lo è ancora di più&#8230; qui la malattia &#8220;nonglienefreganienteanessuno&#8221; è quasi incurabile.</p>
<p>Scusate lo sfogo</p>
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		<title>Di: Paolo</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/03/27/i-cantieri-del-romanzo-2/#comment-90426</link>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Mar 2008 16:06:55 +0000</pubDate>
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		<description>Da scrittore mi sono divertito nel ritrovarmi in quello che pensava Sartori, anche nelle considerazioni squisitamente personali (o no?) come quelle fatte su Eco, del resto stesse difficoltà = stesse esperienze, e viceversa. Nonostante ritengo sia utile e corretto condividerle mi piacerebbe tanto che si spezzasse questo "circolo" di letterati che si muovono su "similutudini". Cari miei, manca (qui in Italia sicuramente) una vera e propria cultura dell'underground  (del basso insomma), quella scrittura viva che non viene dai libri ma dalla vita stessa, in tutte le sue polimorfe sembianze, anche di assenza stessa... Qui è il futuro. Il resto sono testi documentaristici. Cominciamo a parlare dei modi di scriverere di perfetti sconosciuti e portiamo materiale nuovo nei cantieri. Bravo comunque Sartori.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Da scrittore mi sono divertito nel ritrovarmi in quello che pensava Sartori, anche nelle considerazioni squisitamente personali (o no?) come quelle fatte su Eco, del resto stesse difficoltà = stesse esperienze, e viceversa. Nonostante ritengo sia utile e corretto condividerle mi piacerebbe tanto che si spezzasse questo &#8220;circolo&#8221; di letterati che si muovono su &#8220;similutudini&#8221;. Cari miei, manca (qui in Italia sicuramente) una vera e propria cultura dell&#8217;underground  (del basso insomma), quella scrittura viva che non viene dai libri ma dalla vita stessa, in tutte le sue polimorfe sembianze, anche di assenza stessa&#8230; Qui è il futuro. Il resto sono testi documentaristici. Cominciamo a parlare dei modi di scriverere di perfetti sconosciuti e portiamo materiale nuovo nei cantieri. Bravo comunque Sartori.</p>
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		<title>Di: delta</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/03/27/i-cantieri-del-romanzo-2/#comment-90407</link>
		<dc:creator>delta</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Mar 2008 09:16:42 +0000</pubDate>
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		<description>da un cantiere così nessuno scrittore ne uscirebbe vivo</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>da un cantiere così nessuno scrittore ne uscirebbe vivo</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Plessus</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/03/27/i-cantieri-del-romanzo-2/#comment-90403</link>
		<dc:creator>Plessus</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Mar 2008 07:45:44 +0000</pubDate>
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		<description>Degni di attenzione e limpidamente esposti i temi trattati, complimenti all’autore. Si sa quando verrà pubblicato il volume con gli interventi del seminario?
Sembra che la materia occorrente al romanzo e usata dallo scrittore sia di natura principalmente tecnica e conoscitiva, come se stesse preparando una tesi. Giusto, avere delle basi solide. 
Mi piacerebbe però vedere maggiormente approfondito quel procedimento invisibile che trasforma la materia in antimateria costituita da talento e intuizione, invenzione e sottrazione che sono sorgenti di acrobazie linguistiche, rappresentazioni tramite metafore, affondi descrittivi, e quant’altro possa costituire l’abbraccio accompagnatorio dello scrittore al lettore per tutta la durata del romanzo.
E in finale chiedo, per riprendere un commento alla prima parte di véronique vergé, lo scrittore può scrivere un buon romanzo senza avere un piano preciso, privo di un progetto strutturale?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Degni di attenzione e limpidamente esposti i temi trattati, complimenti all’autore. Si sa quando verrà pubblicato il volume con gli interventi del seminario?<br />
Sembra che la materia occorrente al romanzo e usata dallo scrittore sia di natura principalmente tecnica e conoscitiva, come se stesse preparando una tesi. Giusto, avere delle basi solide.<br />
Mi piacerebbe però vedere maggiormente approfondito quel procedimento invisibile che trasforma la materia in antimateria costituita da talento e intuizione, invenzione e sottrazione che sono sorgenti di acrobazie linguistiche, rappresentazioni tramite metafore, affondi descrittivi, e quant’altro possa costituire l’abbraccio accompagnatorio dello scrittore al lettore per tutta la durata del romanzo.<br />
E in finale chiedo, per riprendere un commento alla prima parte di véronique vergé, lo scrittore può scrivere un buon romanzo senza avere un piano preciso, privo di un progetto strutturale?</p>
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		<title>Di: véronique vergé</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/03/27/i-cantieri-del-romanzo-2/#comment-90399</link>
		<dc:creator>véronique vergé</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Mar 2008 07:13:47 +0000</pubDate>
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		<description>Anchi'o trovo il saggio interessante, perché si appoggia su un' esperienza viva. Trovo nella vista del cantiere come lo considera Giacomo Sartori, un'impronta terriera, un lavoro della terra in profondità. Ho amato la descrizione dell'incertezza del frutto. Capisco meglio il contributo della documentazione perché dice che non si trova in inizio. Ma forse la ricchezza della documentazione dà un sentimento di infinito: mi spaventa.
E' anche un problema di scelta. penso che forse la scrittura non è fatta per una menta che dubita in permanenza. Flaubert parla nella sua corrispondenza del dolore della scrittura, del sentimento insormontabile.
Vedo la scrittura (non sono scrittrice) come momenti di esaltazione brevi con un grande tempo di dolore e di lavoro.
Ma ho anche una vista di nuotatrice nel mare, che riceve sole e affronta la fredezza dell'acqua, la sua fluidità pericolosa. Discende nel fondo per scoprire un altro mondo.
Per esempio, se voglio scrivere sulla Spagna franquista, forse scrivero con una storia private che mi è stata narrata. Cercare documenti? Con questa storia privata, non mi importa la verità documentaria esatta, è appunto nella margine sfumata che la mia immaginazione va creare, forse nella memoria della famiglia sempre un po' bugiarda.
Pero scrivero anche con la musica di Federico Garcia Lorca e nel grido della sua morte.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Anchi&#8217;o trovo il saggio interessante, perché si appoggia su un&#8217; esperienza viva. Trovo nella vista del cantiere come lo considera Giacomo Sartori, un&#8217;impronta terriera, un lavoro della terra in profondità. Ho amato la descrizione dell&#8217;incertezza del frutto. Capisco meglio il contributo della documentazione perché dice che non si trova in inizio. Ma forse la ricchezza della documentazione dà un sentimento di infinito: mi spaventa.<br />
E&#8217; anche un problema di scelta. penso che forse la scrittura non è fatta per una menta che dubita in permanenza. Flaubert parla nella sua corrispondenza del dolore della scrittura, del sentimento insormontabile.<br />
Vedo la scrittura (non sono scrittrice) come momenti di esaltazione brevi con un grande tempo di dolore e di lavoro.<br />
Ma ho anche una vista di nuotatrice nel mare, che riceve sole e affronta la fredezza dell&#8217;acqua, la sua fluidità pericolosa. Discende nel fondo per scoprire un altro mondo.<br />
Per esempio, se voglio scrivere sulla Spagna franquista, forse scrivero con una storia private che mi è stata narrata. Cercare documenti? Con questa storia privata, non mi importa la verità documentaria esatta, è appunto nella margine sfumata che la mia immaginazione va creare, forse nella memoria della famiglia sempre un po&#8217; bugiarda.<br />
Pero scrivero anche con la musica di Federico Garcia Lorca e nel grido della sua morte.</p>
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		<title>Di: Cristò</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/03/27/i-cantieri-del-romanzo-2/#comment-90368</link>
		<dc:creator>Cristò</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Mar 2008 17:12:06 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2008/03/27/i-cantieri-del-romanzo-2/#comment-90368</guid>
		<description>Grazie.
L'articolo di Sartori rincuora chi, come me, è ancora all'inizio. Trovare esposti con tanta precisione e chiarezza i miei stessi turbamenti di fronte alla stesura di un romanzo e all'importanza del dettaglio, della documentazione è un grande appoggio morale. Mi ha regalato nuovo entusiasmo in un momento di affanno creativo.

Grazie davvero.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie.<br />
L&#8217;articolo di Sartori rincuora chi, come me, è ancora all&#8217;inizio. Trovare esposti con tanta precisione e chiarezza i miei stessi turbamenti di fronte alla stesura di un romanzo e all&#8217;importanza del dettaglio, della documentazione è un grande appoggio morale. Mi ha regalato nuovo entusiasmo in un momento di affanno creativo.</p>
<p>Grazie davvero.</p>
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