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	<title>Commenti a: sfinge bluastra</title>
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	<pubDate>Sun, 07 Sep 2008 16:35:17 +0000</pubDate>
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		<title>Di: db</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/04/04/sfinge-bluastra/#comment-91196</link>
		<dc:creator>db</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Apr 2008 10:29:31 +0000</pubDate>
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		<description>ma dico, sei impazzito? Miglio e Draesner assenti, c'è il problema di capire la poetica della poetessa. lavoro di manovella,  riesco a pescare dal maremagno della rete un bel pezzo di Ulrike e lo offro in commento – e uno mi chiede se l'ho tradotto? il primo giorno di un post, solo il 3% di chi passa va a vedere i commenti. il 7° giorno di un post, a leggere ancora i commenti è solo il postante ed eventualmente l'idealista che deposita un solitario commento, nella fattispecie io: e io sarei così fesso da spendere un pomeriggio a tradurre – per il postante? 
hai evidentemente perso il senso della misura: recuperalo! (sennò finisci come krauspenhaar: NB da sciocchezzaio a troll il passo è breve)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>ma dico, sei impazzito? Miglio e Draesner assenti, c&#8217;è il problema di capire la poetica della poetessa. lavoro di manovella,  riesco a pescare dal maremagno della rete un bel pezzo di Ulrike e lo offro in commento – e uno mi chiede se l&#8217;ho tradotto? il primo giorno di un post, solo il 3% di chi passa va a vedere i commenti. il 7° giorno di un post, a leggere ancora i commenti è solo il postante ed eventualmente l&#8217;idealista che deposita un solitario commento, nella fattispecie io: e io sarei così fesso da spendere un pomeriggio a tradurre – per il postante?<br />
hai evidentemente perso il senso della misura: recuperalo! (sennò finisci come krauspenhaar: NB da sciocchezzaio a troll il passo è breve)</p>
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		<title>Di: domenico pinto</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/04/04/sfinge-bluastra/#comment-91194</link>
		<dc:creator>domenico pinto</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Apr 2008 10:05:10 +0000</pubDate>
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		<description>Va bene, era una domanda sciocca, ma perché ti ho sopravvalutato. Come ormai troppo spesso.

Sulle buriane che sollevi: fa' tu un bilancio dei tuoi sciocchezzai.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Va bene, era una domanda sciocca, ma perché ti ho sopravvalutato. Come ormai troppo spesso.</p>
<p>Sulle buriane che sollevi: fa&#8217; tu un bilancio dei tuoi sciocchezzai.</p>
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		<title>Di: db</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/04/04/sfinge-bluastra/#comment-91190</link>
		<dc:creator>db</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Apr 2008 09:43:42 +0000</pubDate>
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		<description>meglio una risposta morta che una non-risposta. se non l'ho risuscitata, l'ho almeno imbalsamata. prego. 
la domanda è doppiamente sciocca: 1- basta copiare la prima riga, incollare su google e verificare. 2- fa perdere tempo all'interrogante e al rispondente.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>meglio una risposta morta che una non-risposta. se non l&#8217;ho risuscitata, l&#8217;ho almeno imbalsamata. prego.<br />
la domanda è doppiamente sciocca: 1- basta copiare la prima riga, incollare su google e verificare. 2- fa perdere tempo all&#8217;interrogante e al rispondente.</p>
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		<title>Di: sturm</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/04/04/sfinge-bluastra/#comment-91187</link>
		<dc:creator>sturm</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Apr 2008 09:33:22 +0000</pubDate>
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		<description>scusate. non ho capito niente.
pensavo quella 
fosse la risposta. viva

* * *

Un mio braccio è sempre nel fuoco.
Cenere è il mio sangue. Seni e gambe,
ma io passo oltre e singhiozzo
per le isole del Tirreno:

Una valle balena di bianchi pioppi,
un Ilisso tra rive d'erba,
l'Eden e Adamo e una terra
di nichilismo e musica.

Gottfried Benn, Qui non è conforto.


***

un grazie a Ulrike</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>scusate. non ho capito niente.<br />
pensavo quella<br />
fosse la risposta. viva</p>
<p>* * *</p>
<p>Un mio braccio è sempre nel fuoco.<br />
Cenere è il mio sangue. Seni e gambe,<br />
ma io passo oltre e singhiozzo<br />
per le isole del Tirreno:</p>
<p>Una valle balena di bianchi pioppi,<br />
un Ilisso tra rive d&#8217;erba,<br />
l&#8217;Eden e Adamo e una terra<br />
di nichilismo e musica.</p>
<p>Gottfried Benn, Qui non è conforto.</p>
<p>***</p>
<p>un grazie a Ulrike</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: domenico pinto</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/04/04/sfinge-bluastra/#comment-91177</link>
		<dc:creator>domenico pinto</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Apr 2008 08:07:13 +0000</pubDate>
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		<description>Ti ho chiesto la fonte. Non mi sembra una domanda così stupida. Pensavo fosse una tua traduzione.

Riporto un collegamento, nel caso altri lettori fossero interessati: &lt;a href="http://209.85.135.104/search?q=cache:KBqEVhZOFlYJ:www.revistafosforo.com/images/programa.pdf+draesner+boot&#038;hl=it&#038;ct=clnk&#038;cd=2&#038;gl=it&#038;lr=lang_it" rel="nofollow"&gt;qui&lt;/a&gt;.


</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ti ho chiesto la fonte. Non mi sembra una domanda così stupida. Pensavo fosse una tua traduzione.</p>
<p>Riporto un collegamento, nel caso altri lettori fossero interessati: <a href="http://209.85.135.104/search?q=cache:KBqEVhZOFlYJ:www.revistafosforo.com/images/programa.pdf+draesner+boot&#038;hl=it&#038;ct=clnk&#038;cd=2&#038;gl=it&#038;lr=lang_it" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('outclick-comm/209.85.135.104');" rel="nofollow">qui</a>.</p>
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	<item>
		<title>Di: db</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/04/04/sfinge-bluastra/#comment-91174</link>
		<dc:creator>db</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Apr 2008 07:35:05 +0000</pubDate>
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		<description>Domenico, invece di far domande stupide, fa' un bilancio del tuo thread, su!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Domenico, invece di far domande stupide, fa&#8217; un bilancio del tuo thread, su!</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Giacomo M.</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/04/04/sfinge-bluastra/#comment-91164</link>
		<dc:creator>Giacomo M.</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Apr 2008 23:23:26 +0000</pubDate>
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		<description>4 EBREI COL MORTO

giugno 1960: Paul Celan accompagna Nelly Sachs alla tomba di Heine a Parigi;
aprile 2008: Dario Borso consegna a Helena Janeczek un pezzo di Heine per NI</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>4 EBREI COL MORTO</p>
<p>giugno 1960: Paul Celan accompagna Nelly Sachs alla tomba di Heine a Parigi;<br />
aprile 2008: Dario Borso consegna a Helena Janeczek un pezzo di Heine per NI</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: godog</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/04/04/sfinge-bluastra/#comment-91163</link>
		<dc:creator>godog</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Apr 2008 22:47:32 +0000</pubDate>
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		<description>Il lago, alimentato dalle acque dei ghiacciai e adatto, anche in piena estate, soltanto agli allenati, lo agguantò col gelo di una tagliente ostilità. Egli si aspettava un gran brivido, ma non quel freddo così glaciale che lo avvolse come un mare di fiamme e dopo una prima vampata incominciò a penetrargli nelle ossa. Dopo il salto era riaffiorato subito e aveva veduto davanti a sé Tito che nuotava con grande vantaggio, ma, sentendosi aspramente incalzato dal gelo ostile, s'illuse di lottare ancora per diminuire la distanza, per raggiungere la meta della gara, per il rispetto e l'amicizia, per l'anima del ragazzo, quando invece lottava già con la morte che gli aveva fatto lo sgambetto e lo stringeva fra le braccia. Facendo appello a tutte le sue forze vi resistette fintanto che il cuore continuò a battere.

HERMANN HESSE, Il gioco delle perle di vetro.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Il lago, alimentato dalle acque dei ghiacciai e adatto, anche in piena estate, soltanto agli allenati, lo agguantò col gelo di una tagliente ostilità. Egli si aspettava un gran brivido, ma non quel freddo così glaciale che lo avvolse come un mare di fiamme e dopo una prima vampata incominciò a penetrargli nelle ossa. Dopo il salto era riaffiorato subito e aveva veduto davanti a sé Tito che nuotava con grande vantaggio, ma, sentendosi aspramente incalzato dal gelo ostile, s&#8217;illuse di lottare ancora per diminuire la distanza, per raggiungere la meta della gara, per il rispetto e l&#8217;amicizia, per l&#8217;anima del ragazzo, quando invece lottava già con la morte che gli aveva fatto lo sgambetto e lo stringeva fra le braccia. Facendo appello a tutte le sue forze vi resistette fintanto che il cuore continuò a battere.</p>
<p>HERMANN HESSE, Il gioco delle perle di vetro.</p>
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		<title>Di: sturm</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/04/04/sfinge-bluastra/#comment-91160</link>
		<dc:creator>sturm</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Apr 2008 22:14:34 +0000</pubDate>
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		<description>Alcuni dettagli di un sistema di regole possono a volta sembrare arbitrari od opzionali. Negli scacchi, per esempio, la regola dell’arrocco potrebbe venire cambiata senza distruggere il gioco.

Reuben Hersh, Cos’è davvero la matematica.


4.

C’erano tutti nella ‘rocca del re’. 
A rendere omaggio al ‘divino’ che non si era mai allontanato, se non una volta, in tutta la sua vita, uscendo da quelle mura per ammirare un lago, in cui erano  riflesse le montagne che  facevano corona attorno.
Non si trattava però del divino quale si era presentato sino a cinquant’anni prima, quando Georg Cantor venne convocato in Vaticano per giustificarsi davanti alle gerarchie ecclesiastiche di aver sostenuto, con la sua teoria dei ‘numeri transfiniti’, che non esisteva un Infinito più Infinito degli altri, ma un’infinità di infiniti, senza Capo né coda. 
E aveva mentito, come Galileo, ma fortunatamente, per lui, quei Cardinali che non capivano la matematica  c'erano cascati. D’altronde non erano più i tempi di Bellarmino, che aveva invece proposto un compromesso del tutto dignitoso a Galileo: considerare il sistema copernicano una ‘ipotesi’. Ben più avanzato, in verità, dello stesso Galileo, che pensava del sitema copernicano quello che la Chiesa aveva pensato del sistema tolemaico, ed Einstein della geometria quadrimensionale, scambiando tutti  i linguaggi per il fondo delle cose.
Ma questa volta avevano torto davvero i Cardinali. Perché, con i trasfiniti, veniva sì a mancare il Capo, ma la coda no. Anzi diventavano due. 
Come la pentola fatta dal Diavolo, senza coperchio, ma con il fuoco sotto che continua bruciare. 
Infatti non solo diabolé in greco vuol dire “divisione”, ma  krínein vuol anche dire “separare”, da cui viene “critica”, con la quale Cantor aveva sì reso esplicita la limitazione dell’infinito potenziale dei matematici, equiparandolo all’infinito attuale che è un attributo di Dio, ma riducendoli, tutti e due, ad uno spezzatino. 
E da krínein viene anche ‘crisi’, dei fondamenti, perché  da lì parte, con la contraddizione - sarà sempre la stessa - che Cantor aveva scoperto nel suo sistema, ma senza parlarne con nessuno se non con qualche complice per lettera, sino a quando Buriali-Forti non la scodellò davanti a tutti, nei ‘Rendiconti del Circolo Matematico di Palermo’.
Ed è finita, così come era iniziata, con i ‘24 Filosofi’, e ora anche tutti gli altri a cercare un centro e una circonferenza che non erano più in nessun posto, contemporaneamente, né uno né l’altra. 
Almeno, prima, avranno pensato i Cardinali, un punto fisso potevamo decidere d’averlo.
C’erano tutti, angeli, arcangeli, troni, potenze e dominazioni a Konisberg, nel settembre 1930.
E c’era anche il Demiurgo, ma, naturalmente, non nello stesso posto dove stavano gli altri. 
A rendere omaggio al divino Immanuel Kant.
La Conferenza sull’Epistemologia delle scienze esatte, organizzata dalla Società per la Filosofia empirica (un’associazione berlinese collegata al ‘Circolo diVienna’) durò tre giorni dal 5 al 7 di quel settembre 1930. Ed era tenuta in concomitanza, cioè prima, della novantesima riunione annuale della Società degli scienziati e medici tedeschi e della sesta Assemblea dei fisici e matematici sempre tedeschi.
Il primo giorno fu caratterizzato da tre interventi di un’ora sulle tre versioni della filosofia della matematica che erano in competizione all’epoca, e ancora oggi,: per il ‘Logicismo’ parlò Rudolf Carnap, per l’‘Intuizionismo’ Arend Heyting e per il ‘Formalismo’ Johann von Neumann.
Allo stesso titolo intervenne anche Friedrich Waismann, che espose il pensiero sulla filosofia matematica di Wittgenstein, ma il testo della conferenza non fu consegnato come gli altri per essere pubblicato sul numero della successiva annata di ‘Erkennetnis’, la rivista del ‘Circolo di Vienna’.
Il sabato 6 settembre, poi, ebbe luogo una comunicazione di Gödel sugli argomenti della sua tesi, alle tre e venti del pomeriggio. 
L’incontro si concluse la domenica, con una tavola rotonda, in cui si discussero le relazioni del primo giorno. Nel corso di quest’ultimo evento, senza avvertire e quasi incidentalmente, Godel annunciò con tranquillità che “si possono anche dare esempi di proposizioni (e in effetti del tipo di quelle di Golbach e, allora, di Fermat) che, sebbene contenutiscamente vere, sono indimostrabili nel sistema formale della matematica classica.”
Il Teorema di incompletezza.
Il verbale della seduta non riporta nessuna discussione dopo l’annuncio di Gödel e la sintesi della riunione preparata dopo l’evento da Hans Reichenbach per la pubblicazione su ‘Die Naturwissenschaften’ non menziona affatto la partecipazione di Gödel.
Il Demiurgo, David Hilbert, presente a Konisberg, ma non alla Conferenza di epistemologia, il giorno dopo la tavola rotonda - del tutto ignaro di quale abisso la talpa gli avesse scavato sotto i piedi - pronunciò il discorso di apertura di fronte alla Società degli scienziati e medici tedeschi:

Per il matematico non vi sono Ignorabimus, e, a mio parere, per le scienze naturali (…) La vera ragione per cui [nessuno] è riuscito a trovare un problema insolubile è, a mio parere, che non ci sono problemi insolubili. Invece dell’insensato Ignorabimus, il nostro credo afferma:
Noi dobbiamo conoscere
Noi conosceremo

Per colmo dell’ironia, sembra che l’unico che si sia reso conto dell’importanza della comunicazione di Gödel, sia stato proprio l’allievo di Hilbert, che al convegno aveva parlato anche a nome suo: von Neumann. 
Con la sua leggendaria rapidità mentale, dopo aver chiesto informazioni a Gödel, si mise al lavoro, e il 20 novembre, con una lettera, gli annunciò un ‘suo’ risultato. 
Fortuna volle che Godel avesse già inviato all’Accademia delle Scienze di Vienna un sunto che conteneva gli enunciati di entrambi i teoremi di incompletezza, altrimenti saremmo qui a parlare del teorema dell’‘uomo nuovo’ e non del ‘diodio’.
Il fatto è che Neumann, malgrado un’indubbia genialità, sembra afflito da un ingrato destino, quello dell’‘eterno secondo’. Come Bartali. Costruì il primo computer come lo conosciamo noi, ma tutti i computer si chiamano ‘macchine di Turing’, perché l’impostazione teorica di tutti i computer è quella con cui Turing - un allievo di Wittgenstein, che l’abbandonò dopo poche lezioni, a causa delle liti furiose che scoppiavano tra i due sulla ‘contraddizione’…

[Turing morì, così dicono, mangiando una mela avvelenata...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Alcuni dettagli di un sistema di regole possono a volta sembrare arbitrari od opzionali. Negli scacchi, per esempio, la regola dell’arrocco potrebbe venire cambiata senza distruggere il gioco.</p>
<p>Reuben Hersh, Cos’è davvero la matematica.</p>
<p>4.</p>
<p>C’erano tutti nella ‘rocca del re’.<br />
A rendere omaggio al ‘divino’ che non si era mai allontanato, se non una volta, in tutta la sua vita, uscendo da quelle mura per ammirare un lago, in cui erano  riflesse le montagne che  facevano corona attorno.<br />
Non si trattava però del divino quale si era presentato sino a cinquant’anni prima, quando Georg Cantor venne convocato in Vaticano per giustificarsi davanti alle gerarchie ecclesiastiche di aver sostenuto, con la sua teoria dei ‘numeri transfiniti’, che non esisteva un Infinito più Infinito degli altri, ma un’infinità di infiniti, senza Capo né coda.<br />
E aveva mentito, come Galileo, ma fortunatamente, per lui, quei Cardinali che non capivano la matematica  c&#8217;erano cascati. D’altronde non erano più i tempi di Bellarmino, che aveva invece proposto un compromesso del tutto dignitoso a Galileo: considerare il sistema copernicano una ‘ipotesi’. Ben più avanzato, in verità, dello stesso Galileo, che pensava del sitema copernicano quello che la Chiesa aveva pensato del sistema tolemaico, ed Einstein della geometria quadrimensionale, scambiando tutti  i linguaggi per il fondo delle cose.<br />
Ma questa volta avevano torto davvero i Cardinali. Perché, con i trasfiniti, veniva sì a mancare il Capo, ma la coda no. Anzi diventavano due.<br />
Come la pentola fatta dal Diavolo, senza coperchio, ma con il fuoco sotto che continua bruciare.<br />
Infatti non solo diabolé in greco vuol dire “divisione”, ma  krínein vuol anche dire “separare”, da cui viene “critica”, con la quale Cantor aveva sì reso esplicita la limitazione dell’infinito potenziale dei matematici, equiparandolo all’infinito attuale che è un attributo di Dio, ma riducendoli, tutti e due, ad uno spezzatino.<br />
E da krínein viene anche ‘crisi’, dei fondamenti, perché  da lì parte, con la contraddizione - sarà sempre la stessa - che Cantor aveva scoperto nel suo sistema, ma senza parlarne con nessuno se non con qualche complice per lettera, sino a quando Buriali-Forti non la scodellò davanti a tutti, nei ‘Rendiconti del Circolo Matematico di Palermo’.<br />
Ed è finita, così come era iniziata, con i ‘24 Filosofi’, e ora anche tutti gli altri a cercare un centro e una circonferenza che non erano più in nessun posto, contemporaneamente, né uno né l’altra.<br />
Almeno, prima, avranno pensato i Cardinali, un punto fisso potevamo decidere d’averlo.<br />
C’erano tutti, angeli, arcangeli, troni, potenze e dominazioni a Konisberg, nel settembre 1930.<br />
E c’era anche il Demiurgo, ma, naturalmente, non nello stesso posto dove stavano gli altri.<br />
A rendere omaggio al divino Immanuel Kant.<br />
La Conferenza sull’Epistemologia delle scienze esatte, organizzata dalla Società per la Filosofia empirica (un’associazione berlinese collegata al ‘Circolo diVienna’) durò tre giorni dal 5 al 7 di quel settembre 1930. Ed era tenuta in concomitanza, cioè prima, della novantesima riunione annuale della Società degli scienziati e medici tedeschi e della sesta Assemblea dei fisici e matematici sempre tedeschi.<br />
Il primo giorno fu caratterizzato da tre interventi di un’ora sulle tre versioni della filosofia della matematica che erano in competizione all’epoca, e ancora oggi,: per il ‘Logicismo’ parlò Rudolf Carnap, per l’‘Intuizionismo’ Arend Heyting e per il ‘Formalismo’ Johann von Neumann.<br />
Allo stesso titolo intervenne anche Friedrich Waismann, che espose il pensiero sulla filosofia matematica di Wittgenstein, ma il testo della conferenza non fu consegnato come gli altri per essere pubblicato sul numero della successiva annata di ‘Erkennetnis’, la rivista del ‘Circolo di Vienna’.<br />
Il sabato 6 settembre, poi, ebbe luogo una comunicazione di Gödel sugli argomenti della sua tesi, alle tre e venti del pomeriggio.<br />
L’incontro si concluse la domenica, con una tavola rotonda, in cui si discussero le relazioni del primo giorno. Nel corso di quest’ultimo evento, senza avvertire e quasi incidentalmente, Godel annunciò con tranquillità che “si possono anche dare esempi di proposizioni (e in effetti del tipo di quelle di Golbach e, allora, di Fermat) che, sebbene contenutiscamente vere, sono indimostrabili nel sistema formale della matematica classica.”<br />
Il Teorema di incompletezza.<br />
Il verbale della seduta non riporta nessuna discussione dopo l’annuncio di Gödel e la sintesi della riunione preparata dopo l’evento da Hans Reichenbach per la pubblicazione su ‘Die Naturwissenschaften’ non menziona affatto la partecipazione di Gödel.<br />
Il Demiurgo, David Hilbert, presente a Konisberg, ma non alla Conferenza di epistemologia, il giorno dopo la tavola rotonda - del tutto ignaro di quale abisso la talpa gli avesse scavato sotto i piedi - pronunciò il discorso di apertura di fronte alla Società degli scienziati e medici tedeschi:</p>
<p>Per il matematico non vi sono Ignorabimus, e, a mio parere, per le scienze naturali (…) La vera ragione per cui [nessuno] è riuscito a trovare un problema insolubile è, a mio parere, che non ci sono problemi insolubili. Invece dell’insensato Ignorabimus, il nostro credo afferma:<br />
Noi dobbiamo conoscere<br />
Noi conosceremo</p>
<p>Per colmo dell’ironia, sembra che l’unico che si sia reso conto dell’importanza della comunicazione di Gödel, sia stato proprio l’allievo di Hilbert, che al convegno aveva parlato anche a nome suo: von Neumann.<br />
Con la sua leggendaria rapidità mentale, dopo aver chiesto informazioni a Gödel, si mise al lavoro, e il 20 novembre, con una lettera, gli annunciò un ‘suo’ risultato.<br />
Fortuna volle che Godel avesse già inviato all’Accademia delle Scienze di Vienna un sunto che conteneva gli enunciati di entrambi i teoremi di incompletezza, altrimenti saremmo qui a parlare del teorema dell’‘uomo nuovo’ e non del ‘diodio’.<br />
Il fatto è che Neumann, malgrado un’indubbia genialità, sembra afflito da un ingrato destino, quello dell’‘eterno secondo’. Come Bartali. Costruì il primo computer come lo conosciamo noi, ma tutti i computer si chiamano ‘macchine di Turing’, perché l’impostazione teorica di tutti i computer è quella con cui Turing - un allievo di Wittgenstein, che l’abbandonò dopo poche lezioni, a causa delle liti furiose che scoppiavano tra i due sulla ‘contraddizione’…</p>
<p>[Turing morì, così dicono, mangiando una mela avvelenata...]</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: db</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/04/04/sfinge-bluastra/#comment-91159</link>
		<dc:creator>db</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Apr 2008 22:13:12 +0000</pubDate>
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		<description>mi viene dal compagno Speier, che anche stavolta farà il suo dovere nell'urna.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>mi viene dal compagno Speier, che anche stavolta farà il suo dovere nell&#8217;urna.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: domenico pinto</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/04/04/sfinge-bluastra/#comment-91149</link>
		<dc:creator>domenico pinto</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Apr 2008 19:51:25 +0000</pubDate>
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		<description>Da dove è tratto questo frammento di Draesner?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Da dove è tratto questo frammento di Draesner?</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Ulrike Draesner</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/04/04/sfinge-bluastra/#comment-91148</link>
		<dc:creator>Ulrike Draesner</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Apr 2008 19:38:59 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2008/04/04/sfinge-bluastra/#comment-91148</guid>
		<description>La parola nella poesia mi appare talvolta come una piccola barca. 
E com'è riottosa! Come si gira! In fondo le barche mi incutono paura. Soprattutto nei mari in tempesta o in quelli abitati da mostri, nei mari della poesia dalle rive selvagge o nei mari in costante mutamento. 
Una barca. Una volta saliti sopra ci si può rallegrare e accomodarsi. Ora tuttavia mi chiederete, e a ragione: gentile signora Draesner, ma come si accede alla parola? Questa metafora non conduce piuttosto a una palude che verso le acque libere? Posso rispondere soltanto: vedete, la parola si comporta così. Un attimo fa il termine Boot (barca) sembrava ancora meraviglioso - quella simmetria affascinante delle lettere all’inizio e alla fine con racchiuso al centro il guscio della doppia “o” che si presta ottimamente a fungere da banco del vogatore. E poi Boot suona bene, una parola in cui sentirsi a proprio agio, quasi una piccola terza “o”. Così la parola Boot si allunga per far posto anche al Brot (pane). 
Forse le parole sono qualcosa come il pane quotidiano del poeta. Sono necessarie, che lo si voglia o no. Talvolta una parola si offre, quasi fosse un’unità familiare e arrendevole al punto da divenire pressoché invisibile. Altre volte invece non si addice per nulla. È vero che è possibile apportare cambiamenti, ma questi generano sempre perdite d’attrito percepibili. In effetti è la parola ciò che ci troviamo dinanzi. 
Ora si tratta di inventare possibili riferimenti, bilancieri e raccordi nella lingua che le appartiene, che le viene incontro. In tal modo inizierà a emanare luce, in modo udibile e sensibile. 
Poiché una parola da sola può essere tutto o niente, non appena si inizia appaiono da ogni dove altre barche. Sembrano del tutto diverse dalla prima, in una nuova luce, in una luce estranea e a volte cambiano linguaggio, come lo potrebbe fare anche la parola Boot che intesa come boot potrebbe rimestare qualcosa dal basso o che come vecchia megèra potrebbe percorrere, è questa la speranza, la riga in formazione. 
Il lavoro da compiere è all’incirca questo: le barche riottose devono essere messe in riga sull’acqua, mentre noi stessi non si sta da nessuna parte. Talvolta vi sono moltissime barche, si tratta di scoprire quali sono le tre alle quali non si può rinunciare. A volte ne manca giusto una e non la si trova. Ma si rema sempre soli. Tutto ondeggia vorticosamente perché una specie di mostro agita l’acqua dal basso. È quello che viene chiamato volentieri “senso” o “significato” e a volte, se le cose si mettono proprio male, addirittura “messaggio”, ma tutte queste definizioni sono espedienti, perché nessuno ha mai visto questo “qualcosa” tranne per l’appunto in quella forma che le barche assumono alla fine sul lago, sulla linea di galleggiamento. Compreso l’orizzonte e il poeta appeso senza speranza, contorto, nel groviglio delle cime della barca - come una mosca impigliata in una ragnatela. Sopra un mare dagli strani riflessi.
Sono tutte metafore, certo, e non potrebbe essere altrimenti. In effetti le barche ondeggiano parecchio. Una volta, da bambina, accadde che, seduta in una barca, venissi trascinata alla deriva su un lago prealpino. Spaventata, mi consideravo già perduta; le rive del lago si stagliavano nell’oscurità della sera, nella barca non c’erano remi. E improvvisamente dal bordo del lago giunse una musica e le cime delle Alpi cominciarono a rispecchiarsi meravigliosamente da ogni angolo nelle acque… ma suppongo che questa sia già un’altra storia.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>La parola nella poesia mi appare talvolta come una piccola barca.<br />
E com&#8217;è riottosa! Come si gira! In fondo le barche mi incutono paura. Soprattutto nei mari in tempesta o in quelli abitati da mostri, nei mari della poesia dalle rive selvagge o nei mari in costante mutamento.<br />
Una barca. Una volta saliti sopra ci si può rallegrare e accomodarsi. Ora tuttavia mi chiederete, e a ragione: gentile signora Draesner, ma come si accede alla parola? Questa metafora non conduce piuttosto a una palude che verso le acque libere? Posso rispondere soltanto: vedete, la parola si comporta così. Un attimo fa il termine Boot (barca) sembrava ancora meraviglioso - quella simmetria affascinante delle lettere all’inizio e alla fine con racchiuso al centro il guscio della doppia “o” che si presta ottimamente a fungere da banco del vogatore. E poi Boot suona bene, una parola in cui sentirsi a proprio agio, quasi una piccola terza “o”. Così la parola Boot si allunga per far posto anche al Brot (pane).<br />
Forse le parole sono qualcosa come il pane quotidiano del poeta. Sono necessarie, che lo si voglia o no. Talvolta una parola si offre, quasi fosse un’unità familiare e arrendevole al punto da divenire pressoché invisibile. Altre volte invece non si addice per nulla. È vero che è possibile apportare cambiamenti, ma questi generano sempre perdite d’attrito percepibili. In effetti è la parola ciò che ci troviamo dinanzi.<br />
Ora si tratta di inventare possibili riferimenti, bilancieri e raccordi nella lingua che le appartiene, che le viene incontro. In tal modo inizierà a emanare luce, in modo udibile e sensibile.<br />
Poiché una parola da sola può essere tutto o niente, non appena si inizia appaiono da ogni dove altre barche. Sembrano del tutto diverse dalla prima, in una nuova luce, in una luce estranea e a volte cambiano linguaggio, come lo potrebbe fare anche la parola Boot che intesa come boot potrebbe rimestare qualcosa dal basso o che come vecchia megèra potrebbe percorrere, è questa la speranza, la riga in formazione.<br />
Il lavoro da compiere è all’incirca questo: le barche riottose devono essere messe in riga sull’acqua, mentre noi stessi non si sta da nessuna parte. Talvolta vi sono moltissime barche, si tratta di scoprire quali sono le tre alle quali non si può rinunciare. A volte ne manca giusto una e non la si trova. Ma si rema sempre soli. Tutto ondeggia vorticosamente perché una specie di mostro agita l’acqua dal basso. È quello che viene chiamato volentieri “senso” o “significato” e a volte, se le cose si mettono proprio male, addirittura “messaggio”, ma tutte queste definizioni sono espedienti, perché nessuno ha mai visto questo “qualcosa” tranne per l’appunto in quella forma che le barche assumono alla fine sul lago, sulla linea di galleggiamento. Compreso l’orizzonte e il poeta appeso senza speranza, contorto, nel groviglio delle cime della barca - come una mosca impigliata in una ragnatela. Sopra un mare dagli strani riflessi.<br />
Sono tutte metafore, certo, e non potrebbe essere altrimenti. In effetti le barche ondeggiano parecchio. Una volta, da bambina, accadde che, seduta in una barca, venissi trascinata alla deriva su un lago prealpino. Spaventata, mi consideravo già perduta; le rive del lago si stagliavano nell’oscurità della sera, nella barca non c’erano remi. E improvvisamente dal bordo del lago giunse una musica e le cime delle Alpi cominciarono a rispecchiarsi meravigliosamente da ogni angolo nelle acque… ma suppongo che questa sia già un’altra storia.</p>
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	</item>
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		<title>Di: vinaccia</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/04/04/sfinge-bluastra/#comment-91121</link>
		<dc:creator>vinaccia</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Apr 2008 15:36:41 +0000</pubDate>
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		<description>Un villaggio di montagna qualsiasi, i cui abitanti appaiono tranquilli e buoni bevitori. Nella piazza affollata dopo la messa, arriva la corriera. Ne scende Abramo. Nel paese si dice sia stato in prigione per atti di libidine omosessuale. Schivo e taciturno, Abramo lavora con lena e serietà, ma è un isolato e non ama partecipare ai riti della collettività. Così tutti lo evitano, compresa la madre che arriva a schernirlo pubblicamente. Gli unici che lo trattano sono Sara, che passa per una ragazza di facili costumi, e Isacco, un ragazzo ritardato mentale. Il fastidio generale contro Abramo continua, soprattutto dopo che è stato visto appartarsi con il ragazzo. Per di più, un giorno Sara rivela di essere stata messa in cinta da lui. E' la miccia che fa scattare la caccia. Pur ignaro di ciò che Sara ha rivelato, Abramo vorrebbe fuggire ma, braccato da tutta la popolazione, ne è impedito. Sara riesce a raggiungerlo; quando gli dice del bambino, scoppia una lite e Abramo la uccide colpendola con un cacciavite. Quando l'omicidio è scoperto, tutto il paese si sguinzaglia alla sua ricerca finché non è catturato. Il giorno dopo tutto sembra dimenticato. Per la festa del santo patrono, fiumi di alcol, scorpacciate di carne suina, fisarmonica, volgarità.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Un villaggio di montagna qualsiasi, i cui abitanti appaiono tranquilli e buoni bevitori. Nella piazza affollata dopo la messa, arriva la corriera. Ne scende Abramo. Nel paese si dice sia stato in prigione per atti di libidine omosessuale. Schivo e taciturno, Abramo lavora con lena e serietà, ma è un isolato e non ama partecipare ai riti della collettività. Così tutti lo evitano, compresa la madre che arriva a schernirlo pubblicamente. Gli unici che lo trattano sono Sara, che passa per una ragazza di facili costumi, e Isacco, un ragazzo ritardato mentale. Il fastidio generale contro Abramo continua, soprattutto dopo che è stato visto appartarsi con il ragazzo. Per di più, un giorno Sara rivela di essere stata messa in cinta da lui. E&#8217; la miccia che fa scattare la caccia. Pur ignaro di ciò che Sara ha rivelato, Abramo vorrebbe fuggire ma, braccato da tutta la popolazione, ne è impedito. Sara riesce a raggiungerlo; quando gli dice del bambino, scoppia una lite e Abramo la uccide colpendola con un cacciavite. Quando l&#8217;omicidio è scoperto, tutto il paese si sguinzaglia alla sua ricerca finché non è catturato. Il giorno dopo tutto sembra dimenticato. Per la festa del santo patrono, fiumi di alcol, scorpacciate di carne suina, fisarmonica, volgarità.</p>
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	<item>
		<title>Di: db</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/04/04/sfinge-bluastra/#comment-91115</link>
		<dc:creator>db</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Apr 2008 15:29:55 +0000</pubDate>
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		<description>a momenti tireranno l'acqua, il post scivolerà nella fossa, e tutti saremo un po' più (biologicamente) liberi: buona nuotata, cossa!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>a momenti tireranno l&#8217;acqua, il post scivolerà nella fossa, e tutti saremo un po&#8217; più (biologicamente) liberi: buona nuotata, cossa!</p>
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		<title>Di: monom</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/04/04/sfinge-bluastra/#comment-91089</link>
		<dc:creator>monom</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Apr 2008 11:15:29 +0000</pubDate>
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		<description>ma la draesner?

nessuno ha mai pensato
quanto il nome ulrike
sia difficile da portarsi
ai giorni nostri:

vivere
senza giustificarsi

o abbracciare il nemico
che ci renda più lieve

col primo

l'ultimo passo</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>ma la draesner?</p>
<p>nessuno ha mai pensato<br />
quanto il nome ulrike<br />
sia difficile da portarsi<br />
ai giorni nostri:</p>
<p>vivere<br />
senza giustificarsi</p>
<p>o abbracciare il nemico<br />
che ci renda più lieve</p>
<p>col primo</p>
<p>l&#8217;ultimo passo</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Haghayegh</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/04/04/sfinge-bluastra/#comment-91087</link>
		<dc:creator>Haghayegh</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Apr 2008 10:39:39 +0000</pubDate>
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		<description>Impara la modestia se vuoi la conoscenza. Un altopiano non potrà mai essere irrigato dal fiume.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Impara la modestia se vuoi la conoscenza. Un altopiano non potrà mai essere irrigato dal fiume.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: 1 piccola bestemmia</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/04/04/sfinge-bluastra/#comment-91086</link>
		<dc:creator>1 piccola bestemmia</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Apr 2008 10:33:59 +0000</pubDate>
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		<description>rosa canina</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>rosa canina</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: giovanni cossu</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/04/04/sfinge-bluastra/#comment-91075</link>
		<dc:creator>giovanni cossu</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Apr 2008 09:42:35 +0000</pubDate>
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		<description>non sono più vostro

una sera
poggiando la testa
nel cerchio tra le braccia

mi sono battezzato cosa</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>non sono più vostro</p>
<p>una sera<br />
poggiando la testa<br />
nel cerchio tra le braccia</p>
<p>mi sono battezzato cosa</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: @cossupintinglesavià</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/04/04/sfinge-bluastra/#comment-91068</link>
		<dc:creator>@cossupintinglesavià</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Apr 2008 08:39:08 +0000</pubDate>
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		<description>Non scriverti
tra i mondi,

insorgi contro
la varietà dei significati,

confida nella scia di lacrime
e impara a vivere.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Non scriverti<br />
tra i mondi,</p>
<p>insorgi contro<br />
la varietà dei significati,</p>
<p>confida nella scia di lacrime<br />
e impara a vivere.</p>
]]></content:encoded>
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	<item>
		<title>Di: giovanni cossu</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/04/04/sfinge-bluastra/#comment-91066</link>
		<dc:creator>giovanni cossu</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Apr 2008 08:13:44 +0000</pubDate>
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		<description>borso non mi abbandonare in balia delle onde
rifugiandoti sulla banchina
ho appena iniziato
a imparare
a nuotare</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>borso non mi abbandonare in balia delle onde<br />
rifugiandoti sulla banchina<br />
ho appena iniziato<br />
a imparare<br />
a nuotare</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: db</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/04/04/sfinge-bluastra/#comment-91064</link>
		<dc:creator>db</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Apr 2008 07:57:09 +0000</pubDate>
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		<description>Stanotte finalmente uno spiraglio: ho rimandato a Helena la seconda puntata di Gioventù Tedesca, accompagnandola con queste rinsavite parole: "Provvidenziale i tuo ritardo: c'erano ben 3 refusi!". Così, dalla circostanza che non sono antisemita e nella speranza che Helena non sia morta, la seconda puntata vedrà prossimissimamente la luce: ué ué!

Più in generale proporrei questa soluzione: a partire dal giorno 25 aprile NI mi concede un post settimanale, non uno di più e casomai uno di meno: io interverrò solo ed esclusivamente nei thread dei 'miei' post. Faccio questa proposta ufficiale alla redazione intera di NI meno Pinto, Inglese, Helena e Saviano. Paro l'eventuale obiezione "ma chi ci garantisce...?" ribadendo che sono uomo d'onore (come del resto Helena è donna), e come tale mi firmo

Dario Borso</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Stanotte finalmente uno spiraglio: ho rimandato a Helena la seconda puntata di Gioventù Tedesca, accompagnandola con queste rinsavite parole: &#8220;Provvidenziale i tuo ritardo: c&#8217;erano ben 3 refusi!&#8221;. Così, dalla circostanza che non sono antisemita e nella speranza che Helena non sia morta, la seconda puntata vedrà prossimissimamente la luce: ué ué!</p>
<p>Più in generale proporrei questa soluzione: a partire dal giorno 25 aprile NI mi concede un post settimanale, non uno di più e casomai uno di meno: io interverrò solo ed esclusivamente nei thread dei &#8216;miei&#8217; post. Faccio questa proposta ufficiale alla redazione intera di NI meno Pinto, Inglese, Helena e Saviano. Paro l&#8217;eventuale obiezione &#8220;ma chi ci garantisce&#8230;?&#8221; ribadendo che sono uomo d&#8217;onore (come del resto Helena è donna), e come tale mi firmo</p>
<p>Dario Borso</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: db</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/04/04/sfinge-bluastra/#comment-91053</link>
		<dc:creator>db</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Apr 2008 22:29:22 +0000</pubDate>
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		<description>Non facciamo confusione: Diesel (che Pocar traduce con *Renzo Rosso*, svelandone così subito le simpatie politiche), figlio di un macellaio rituale ebreo, somma in sé la trimurti Bloch&#124;Lukàcs&#124;Benjamin, e giusto perché sovraccarico si spara. Ma il diomorto è Nicce, che aleggia aleggia. Non a caso *C’è chi, come Massimo Cacciari, dice di averlo letto almeno dodici volte.* (almeno?!) – ed è per questo che prossimamente andrà al Grande Fratello. (su tutto ciò però, decisiva è la 13sima puntata di Gioventù Tedesca).</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Non facciamo confusione: Diesel (che Pocar traduce con *Renzo Rosso*, svelandone così subito le simpatie politiche), figlio di un macellaio rituale ebreo, somma in sé la trimurti Bloch|Lukàcs|Benjamin, e giusto perché sovraccarico si spara. Ma il diomorto è Nicce, che aleggia aleggia. Non a caso *C’è chi, come Massimo Cacciari, dice di averlo letto almeno dodici volte.* (almeno?!) – ed è per questo che prossimamente andrà al Grande Fratello. (su tutto ciò però, decisiva è la 13sima puntata di Gioventù Tedesca).</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: sturm</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/04/04/sfinge-bluastra/#comment-91045</link>
		<dc:creator>sturm</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Apr 2008 17:56:46 +0000</pubDate>
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		<description>Scusate, ma è per prevenire il sarcasmo su un 'ambiguità : "La Montagna incantata" è del 1924: ergo: Mann aveva individuato la ragione distrutta
di Lukàcs -  incarnandolo in un prete - con 35 anni d'anticipo</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Scusate, ma è per prevenire il sarcasmo su un &#8216;ambiguità : &#8220;La Montagna incantata&#8221; è del 1924: ergo: Mann aveva individuato la ragione distrutta<br />
di Lukàcs -  incarnandolo in un prete - con 35 anni d&#8217;anticipo</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: sturm</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/04/04/sfinge-bluastra/#comment-91039</link>
		<dc:creator>sturm</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Apr 2008 17:32:13 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2008/04/04/sfinge-bluastra/#comment-91039</guid>
		<description>Non sono un antropologo, e non posso dare un giudizio ‘scientifico’ sull’opera di DeMartino. 
Tutto quello che posso dire, lo posso trarre da una o due delle sue opere che ho letto quando ero ragazzo, assieme all’opera  di una sua allieva sul rituale dell’”argia” in Sardegna.
Delle prime ricordo la  delusione che sconfinava nello sbadiglio, dell'altra  ricordo soltanto la comicità.
Faceva letteralmente ridere.
Ma questo, al passato, non vuol dire niente.
E’ oggi che si può affermare che quella che venne salutata come grande opera scientifica non era altro – è una mia espressione – che *un tozzo di pane stantio sul tavolo della miseria*
La ricchezza e l’intelligenza erano da tutt’altra parte. E la “collana viola” stava portando in Italia proprio quegli autori che hanno dimostrato quanto questo sia vero.
Nessuno mette in dubbio alcuni meriti dei demartiniani e del loro maestro, ma sono, essenzialmente, meriti  di documentazione.
Se uno, oggi, dovesse farsi un’idea della “magia” che ha abitato per secoli non solamente il nostro sud, non va certamente a leggere De Martino se ne vuole avere un’interpretazione sensata.
Scusate la lungaggine.
Per rispondere a GVBHJ
Ciò che volevo dire su De Martino e Pavese è la stessa cosa che dice Alicata, anche se lui la  vede dalla parte opposta. La totale ambiguità politica di De Martino, oltre quella intellettuale, infatti lo rende, su suggerimento dei responsabili culturali del Pci  di allora,  il più adatto ad assumere la funzione di polizia, e di affiancare Pavese nella direzione di quella collana senza condividerne appieno gli scopi. Sino ad arrivare al ricatto e a imporre che ogni testo – e i testi li sceglieva per lo più Pavese – venisse corredato di una ‘introduzione’ affidata a ‘intellettuali fedeli alla linea’ per mettere in guardia i lettori su una possibile ‘contaminazione’ da parte dell’”irrazionalismo”. 
Ricordiamoci, per inserire tutto nel giusto contesto, che questi anni di ‘reazione’ culmineranno con la pubblicazione da parte dell’Einaudi, nel 1959, di quel polpettone avvelenato che è “La distruzione della ragione” di Gyorgy Lukàcs. Testo che riesce a documentare soltanto la distruzione della ragione del suo autore - anche grande in alcune opere precedenti – ma che con quest'ultima si attirerà la fatale ironia di Thomas Mann, che ne “La montagna incantata” lo fa incarnare in una figura a dir poco ridicola, uccidendolo.
Come anch’io vorrei imparare ad uccidere.
L'ironia togliattiana si commenta da sé. Ma forse sarebbe bene che noi ci chiedessimo quanto ha fatto ridere i compagni che ha mandato nei gulag - non Stalin, quelli sono altri - quelli che ha mandato lui, il migliore.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Non sono un antropologo, e non posso dare un giudizio ‘scientifico’ sull’opera di DeMartino.<br />
Tutto quello che posso dire, lo posso trarre da una o due delle sue opere che ho letto quando ero ragazzo, assieme all’opera  di una sua allieva sul rituale dell’”argia” in Sardegna.<br />
Delle prime ricordo la  delusione che sconfinava nello sbadiglio, dell&#8217;altra  ricordo soltanto la comicità.<br />
Faceva letteralmente ridere.<br />
Ma questo, al passato, non vuol dire niente.<br />
E’ oggi che si può affermare che quella che venne salutata come grande opera scientifica non era altro – è una mia espressione – che *un tozzo di pane stantio sul tavolo della miseria*<br />
La ricchezza e l’intelligenza erano da tutt’altra parte. E la “collana viola” stava portando in Italia proprio quegli autori che hanno dimostrato quanto questo sia vero.<br />
Nessuno mette in dubbio alcuni meriti dei demartiniani e del loro maestro, ma sono, essenzialmente, meriti  di documentazione.<br />
Se uno, oggi, dovesse farsi un’idea della “magia” che ha abitato per secoli non solamente il nostro sud, non va certamente a leggere De Martino se ne vuole avere un’interpretazione sensata.<br />
Scusate la lungaggine.<br />
Per rispondere a GVBHJ<br />
Ciò che volevo dire su De Martino e Pavese è la stessa cosa che dice Alicata, anche se lui la  vede dalla parte opposta. La totale ambiguità politica di De Martino, oltre quella intellettuale, infatti lo rende, su suggerimento dei responsabili culturali del Pci  di allora,  il più adatto ad assumere la funzione di polizia, e di affiancare Pavese nella direzione di quella collana senza condividerne appieno gli scopi. Sino ad arrivare al ricatto e a imporre che ogni testo – e i testi li sceglieva per lo più Pavese – venisse corredato di una ‘introduzione’ affidata a ‘intellettuali fedeli alla linea’ per mettere in guardia i lettori su una possibile ‘contaminazione’ da parte dell’”irrazionalismo”.<br />
Ricordiamoci, per inserire tutto nel giusto contesto, che questi anni di ‘reazione’ culmineranno con la pubblicazione da parte dell’Einaudi, nel 1959, di quel polpettone avvelenato che è “La distruzione della ragione” di Gyorgy Lukàcs. Testo che riesce a documentare soltanto la distruzione della ragione del suo autore - anche grande in alcune opere precedenti – ma che con quest&#8217;ultima si attirerà la fatale ironia di Thomas Mann, che ne “La montagna incantata” lo fa incarnare in una figura a dir poco ridicola, uccidendolo.<br />
Come anch’io vorrei imparare ad uccidere.<br />
L&#8217;ironia togliattiana si commenta da sé. Ma forse sarebbe bene che noi ci chiedessimo quanto ha fatto ridere i compagni che ha mandato nei gulag - non Stalin, quelli sono altri - quelli che ha mandato lui, il migliore.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Iodel</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/04/04/sfinge-bluastra/#comment-91036</link>
		<dc:creator>Iodel</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Apr 2008 16:40:24 +0000</pubDate>
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		<description>Indolore per Jervis il passaggio dai tarantolati agli elettroscioccati, questo si capisce. Come certo che a yalta Palmiro non si accorse di mandelstam. Ma Ulrike è bavarese?</description>
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