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	<title>Commenti a: Paradise Lost</title>
	<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/05/07/paradise-lost/</link>
	<description>versione 2.0</description>
	<pubDate>Fri, 16 May 2008 07:55:06 +0000</pubDate>
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		<title>Di: Plessus</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/05/07/paradise-lost/#comment-92653</link>
		<dc:creator>Plessus</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 May 2008 07:42:33 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.nazioneindiana.com/2008/05/07/paradise-lost/#comment-92653</guid>
		<description>Sì, luce sulla storia farà la creazione letteraria. E l’interpretazione degli scritti sarà influenzata dall’inclinazione della luce: alba, mezzogiorno o tramonto? La questione libanese, e mediorientale in genere sembra inglobata da tempo immemorabile in una fosca luce vespertina. Spesso catapultata in notti profonde ove si contano a migliaia i morti in un brulicare di fondamentalismi, fazioni a tenuta stagna e pesanti influenze esterne. 
Il soldato del Beaufort si interroga sulle motivazioni che l’hanno portato a fare ciò che sta facendo è l’ennesimo uomo-soldato che non troverà mai una risposta. Non esistono motivi logici che obbligano ad imbracciare un fucile. Logistici, sì. 
Illuminante, e priva di sbilanciamenti politici, una sinossi della giovane storia libanese in un articolo su carmilla qui: 
http://www.carmillaonline.com/archives/2006/08/001875.html#001875</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sì, luce sulla storia farà la creazione letteraria. E l’interpretazione degli scritti sarà influenzata dall’inclinazione della luce: alba, mezzogiorno o tramonto? La questione libanese, e mediorientale in genere sembra inglobata da tempo immemorabile in una fosca luce vespertina. Spesso catapultata in notti profonde ove si contano a migliaia i morti in un brulicare di fondamentalismi, fazioni a tenuta stagna e pesanti influenze esterne.<br />
Il soldato del Beaufort si interroga sulle motivazioni che l’hanno portato a fare ciò che sta facendo è l’ennesimo uomo-soldato che non troverà mai una risposta. Non esistono motivi logici che obbligano ad imbracciare un fucile. Logistici, sì.<br />
Illuminante, e priva di sbilanciamenti politici, una sinossi della giovane storia libanese in un articolo su carmilla qui:<br />
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		<title>Di: niky lismo</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/05/07/paradise-lost/#comment-92645</link>
		<dc:creator>niky lismo</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 May 2008 21:06:42 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.nazioneindiana.com/2008/05/07/paradise-lost/#comment-92645</guid>
		<description>Dio forse non giudica i soldati, ma gli uomini sì, o almeno chi dispone e muove i soldati sulla scacchiera del neo-militarismo di stampo americano. Luce sulla storia farà la creazione letteraria, ben detto, a dispetto dell’ipocrisia politically correct di chi ammanta la letteratura di un’aura sacrale e meta-storica. La violenza, l’aggressività, l’imperialismo sono caratteri della politica israeliana che la letteratura vede, denuncia, condanna. Perché altrettanto non dovrebbe essere permesso ai lettori, o ai non-lettori, di una fiera letteraria, o a chiunque? Perché le olimpiadi sono un’occasione per levare un monito collettivo contro la politica cinese, mentre non può esserlo il Salone del Libro per contestare le scelte militaristiche di Israele? C’è un unanimismo preoccupante intorno alla reazionaria tendenza verso una idealizzazione coatta della cultura e dell’arte, o dei luoghi ad esse deputati: dove sta scritto che contestare la politica di uno Stato equivale a rifiutarne la cultura, o a strumentalizzarne le espressioni artistiche? Dove sta scritto che il boicottaggio pubblico non corrisponda a una forma di dialogo? Proprio chi non dà spazio alla violenza deve dare tutto lo spazio alle idee.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Dio forse non giudica i soldati, ma gli uomini sì, o almeno chi dispone e muove i soldati sulla scacchiera del neo-militarismo di stampo americano. Luce sulla storia farà la creazione letteraria, ben detto, a dispetto dell’ipocrisia politically correct di chi ammanta la letteratura di un’aura sacrale e meta-storica. La violenza, l’aggressività, l’imperialismo sono caratteri della politica israeliana che la letteratura vede, denuncia, condanna. Perché altrettanto non dovrebbe essere permesso ai lettori, o ai non-lettori, di una fiera letteraria, o a chiunque? Perché le olimpiadi sono un’occasione per levare un monito collettivo contro la politica cinese, mentre non può esserlo il Salone del Libro per contestare le scelte militaristiche di Israele? C’è un unanimismo preoccupante intorno alla reazionaria tendenza verso una idealizzazione coatta della cultura e dell’arte, o dei luoghi ad esse deputati: dove sta scritto che contestare la politica di uno Stato equivale a rifiutarne la cultura, o a strumentalizzarne le espressioni artistiche? Dove sta scritto che il boicottaggio pubblico non corrisponda a una forma di dialogo? Proprio chi non dà spazio alla violenza deve dare tutto lo spazio alle idee.</p>
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