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	<title>Commenti a: VivaVoce#03: Sylvia Plath [1932–1963]</title>
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	<description>versione 2.0</description>
	<pubDate>Mon, 06 Oct 2008 19:17:04 +0000</pubDate>
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		<title>Di: orsola puecher</title>
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		<dc:creator>orsola puecher</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 May 2008 20:01:07 +0000</pubDate>
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		<description>Sylvia come specchio chiaro e scuro delle nostre poetiche soggettive, di scrittura e di vita, e(d) anche ognuno di noi come specchio chiaro e scuro dell'altro/a. 
Quando scrivere qui e commentare ha un senso ed un valore.
Grazie davvero a tutti/e.

,\\'</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sylvia come specchio chiaro e scuro delle nostre poetiche soggettive, di scrittura e di vita, e(d) anche ognuno di noi come specchio chiaro e scuro dell&#8217;altro/a.<br />
Quando scrivere qui e commentare ha un senso ed un valore.<br />
Grazie davvero a tutti/e.</p>
<p>,\\&#8217;</p>
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		<title>Di: chi</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/05/14/vivavoce03-sylvia-plath-1932%e2%80%931963/#comment-92987</link>
		<dc:creator>chi</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 May 2008 15:54:47 +0000</pubDate>
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		<description>una delle cose che mi ha più straziato della Plath è Certe volte guardo il cielo ma il cielo mi sembra vuoto. 

ho sempre ritenuto che fosse una sintesi della continua messa in scena e, nella messa in scena, del continuo tentativo di approssimazione alla realtà. come se nella finzione potesse fingersi pure la fatica. e quindi sopravvivere. 

io penso che la letteratura l'abbia salvata quanto possono le parole.
che se non recidono vene nemmeno sono cerotti o bende.

io penso che amasse la vita ma che gli amori, ricambiati o meno, non durano per sempre. pace.

mi piacerebbe credere che in Plath sussistesse una parziale sovrapposizione tra scrittura e vita. sarebbe facile pensare di gettarsi oltre il margine del foglio senza allungarsi a prenderne un altro. un gesto di inevitabile stanchezza. ho sempre piuttosto pensato alla fortissima crasi, alla distanza tra scrittura e vita. a quanto, nonostante le continue messe in scena (act out - come lascia bene orsola) la vita le rimanesse inesplicabile, a-reticolare, a-metrica, oltre la descrizione poetica.

da questo punto di vista penso che le vicende umane di Woolf e Plath siano differenti. in Woolf sussiste una totale e fascinosa sovrapposizione tra diari e narrazioni e quindi tra vita e scrittura. o viceversa. in Woolf non si capisce mai bene cosa venga prima. in Plath la poesia tenta, o così mi è sempre sembrato, di razionalizzare, inscenare la vita.

è pur vero che conosco meno Plath. 
I am inhabited by a cry.  

come al solito bellissimo il montaggio di immagini e parole. e questo. :)
chi</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>una delle cose che mi ha più straziato della Plath è Certe volte guardo il cielo ma il cielo mi sembra vuoto. </p>
<p>ho sempre ritenuto che fosse una sintesi della continua messa in scena e, nella messa in scena, del continuo tentativo di approssimazione alla realtà. come se nella finzione potesse fingersi pure la fatica. e quindi sopravvivere. </p>
<p>io penso che la letteratura l&#8217;abbia salvata quanto possono le parole.<br />
che se non recidono vene nemmeno sono cerotti o bende.</p>
<p>io penso che amasse la vita ma che gli amori, ricambiati o meno, non durano per sempre. pace.</p>
<p>mi piacerebbe credere che in Plath sussistesse una parziale sovrapposizione tra scrittura e vita. sarebbe facile pensare di gettarsi oltre il margine del foglio senza allungarsi a prenderne un altro. un gesto di inevitabile stanchezza. ho sempre piuttosto pensato alla fortissima crasi, alla distanza tra scrittura e vita. a quanto, nonostante le continue messe in scena (act out - come lascia bene orsola) la vita le rimanesse inesplicabile, a-reticolare, a-metrica, oltre la descrizione poetica.</p>
<p>da questo punto di vista penso che le vicende umane di Woolf e Plath siano differenti. in Woolf sussiste una totale e fascinosa sovrapposizione tra diari e narrazioni e quindi tra vita e scrittura. o viceversa. in Woolf non si capisce mai bene cosa venga prima. in Plath la poesia tenta, o così mi è sempre sembrato, di razionalizzare, inscenare la vita.</p>
<p>è pur vero che conosco meno Plath.<br />
I am inhabited by a cry.  </p>
<p>come al solito bellissimo il montaggio di immagini e parole. e questo. :)<br />
chi</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Marco Di Pasquale</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/05/14/vivavoce03-sylvia-plath-1932%e2%80%931963/#comment-92884</link>
		<dc:creator>Marco Di Pasquale</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 May 2008 17:17:28 +0000</pubDate>
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		<description>Il confronto-conforto che spesso i padri ispirano ai figli sono specchio del disadattamento a vivere che questi ultimi patiscono dopo e a causa di rapporti familiari laceranti e totalizzanti. In più lo stridore assordante tra l'angoscia che si stabilisce dentro di noi e la necessità di condurci fuori dal vicolo cieco per imporci una vita normale molesta continuamente la nostra sensibilità. E nei poeti lo stridore diventa lancinante e fa perdere le coordinate della resistenza, fa universalizzare il dolore e la rabbia, pone lo scrittore come protagonista sul patibolo ad ammonire gli scettici. Vittima e banditore, accusa ed estrema difesa. Ma il ciglio della morte spesso ci sdrucciola sotto senza preavviso e senza rimedio.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Il confronto-conforto che spesso i padri ispirano ai figli sono specchio del disadattamento a vivere che questi ultimi patiscono dopo e a causa di rapporti familiari laceranti e totalizzanti. In più lo stridore assordante tra l&#8217;angoscia che si stabilisce dentro di noi e la necessità di condurci fuori dal vicolo cieco per imporci una vita normale molesta continuamente la nostra sensibilità. E nei poeti lo stridore diventa lancinante e fa perdere le coordinate della resistenza, fa universalizzare il dolore e la rabbia, pone lo scrittore come protagonista sul patibolo ad ammonire gli scettici. Vittima e banditore, accusa ed estrema difesa. Ma il ciglio della morte spesso ci sdrucciola sotto senza preavviso e senza rimedio.</p>
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	<item>
		<title>Di: francesca matteoni</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/05/14/vivavoce03-sylvia-plath-1932%e2%80%931963/#comment-92830</link>
		<dc:creator>francesca matteoni</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 May 2008 13:34:00 +0000</pubDate>
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		<description>@niky lismo: ma perché scusarsi?  il tuo commento va a toccare proprio quella confusione che sussite tra scrittura e vita: per molti che scrivono le due cose spesso pericolosamente coincidono.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@niky lismo: ma perché scusarsi?  il tuo commento va a toccare proprio quella confusione che sussite tra scrittura e vita: per molti che scrivono le due cose spesso pericolosamente coincidono.</p>
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	<item>
		<title>Di: niky lismo</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/05/14/vivavoce03-sylvia-plath-1932%e2%80%931963/#comment-92828</link>
		<dc:creator>niky lismo</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 May 2008 13:19:12 +0000</pubDate>
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		<description>Tutti i veri depressi condensano il mondo intero al proprio interno, quasi mai riuscendo a fuoriuscirne. Più terribile è quando hanno la sensibilità per accorgersene. Francesca Matteoni individua una componente para-patologica nella poesia di Sylvia Plath, e in buona misura è nel giusto. Che amasse la vita (e la sua condensava tutte le altre) senza esserne ricambiata, è sintesi un po' estrema, e della quale mi scuso, ma con la Matteoni sostanzialmente in accordo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Tutti i veri depressi condensano il mondo intero al proprio interno, quasi mai riuscendo a fuoriuscirne. Più terribile è quando hanno la sensibilità per accorgersene. Francesca Matteoni individua una componente para-patologica nella poesia di Sylvia Plath, e in buona misura è nel giusto. Che amasse la vita (e la sua condensava tutte le altre) senza esserne ricambiata, è sintesi un po&#8217; estrema, e della quale mi scuso, ma con la Matteoni sostanzialmente in accordo.</p>
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		<title>Di: francesca matteoni</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/05/14/vivavoce03-sylvia-plath-1932%e2%80%931963/#comment-92824</link>
		<dc:creator>francesca matteoni</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 May 2008 11:20:06 +0000</pubDate>
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		<description>Questo è uno di quei testi che spiazzano. O almeno che hanno sempre spiazzato me. La forza delle immagini, come in tutta la Plath, è formidabile, il contenuto è morboso (anche qui - come in moltissima Plath - diario compreso -), urtante e alla fine fastidioso nel suo  mescolare le carte di un dramma personale e della nevrosi con la storia.
Del resto la letteratura, la parola poetica quando è autentica (e questo è il caso) ha un enorme potere distorcente: forgia la sua verità come se fosse universale. Bisogna guardarsi dai poeti. "Ogni donna adora un fascista", vero, moltissime volte, purtroppo, ma il fascismo della Plath, non era nel padre né nel marito - i suoi due burattini, i due mezzi per scrivere poesia, l'unica cosa che lei abbia davvero amato. Era piuttosto il fulcro stesso della malattia e della vita della poetessa, questa continua competizione con il mondo, questo ego spropositato da cui non è mai uscita e che infine ha rivoltato contro se stessa. Non penso come dice Niki lismo, che la Plath amasse la vita e la vita non l'abbia amata. La Plath amava solo la sua scrittura. Non ha avuto tempo per la vita, se la vita è quella cosa che succede quando si trova la forza di superare e dimenticare sé stessi. Per Sylvia ho avuto una passione spropositata d'amore e rabbia - lo stesso poeta come nume tutelare (Yeats), tra l'altro -. Però mi ritrovo molto in quello che ha scritto Heaney su di lei, esaltandone la poesia e tuttavia vedendola nei contenuti troppo preda di se stessa.  Orsola parlava di catarsi (mancata per l'esperienza vitale di S.P.): la Plath nella lingua/vita poetica è un fuoco da cui si passa, ma da cui poi ci si libera. Lei non si è data il tempo di farlo. Non c'è nella sua opera nemmeno un verso, mai, di accettazione/comprensione dell'altro. Questa è la sua devastante grandezza ed il suo limite.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Questo è uno di quei testi che spiazzano. O almeno che hanno sempre spiazzato me. La forza delle immagini, come in tutta la Plath, è formidabile, il contenuto è morboso (anche qui - come in moltissima Plath - diario compreso -), urtante e alla fine fastidioso nel suo  mescolare le carte di un dramma personale e della nevrosi con la storia.<br />
Del resto la letteratura, la parola poetica quando è autentica (e questo è il caso) ha un enorme potere distorcente: forgia la sua verità come se fosse universale. Bisogna guardarsi dai poeti. &#8220;Ogni donna adora un fascista&#8221;, vero, moltissime volte, purtroppo, ma il fascismo della Plath, non era nel padre né nel marito - i suoi due burattini, i due mezzi per scrivere poesia, l&#8217;unica cosa che lei abbia davvero amato. Era piuttosto il fulcro stesso della malattia e della vita della poetessa, questa continua competizione con il mondo, questo ego spropositato da cui non è mai uscita e che infine ha rivoltato contro se stessa. Non penso come dice Niki lismo, che la Plath amasse la vita e la vita non l&#8217;abbia amata. La Plath amava solo la sua scrittura. Non ha avuto tempo per la vita, se la vita è quella cosa che succede quando si trova la forza di superare e dimenticare sé stessi. Per Sylvia ho avuto una passione spropositata d&#8217;amore e rabbia - lo stesso poeta come nume tutelare (Yeats), tra l&#8217;altro -. Però mi ritrovo molto in quello che ha scritto Heaney su di lei, esaltandone la poesia e tuttavia vedendola nei contenuti troppo preda di se stessa.  Orsola parlava di catarsi (mancata per l&#8217;esperienza vitale di S.P.): la Plath nella lingua/vita poetica è un fuoco da cui si passa, ma da cui poi ci si libera. Lei non si è data il tempo di farlo. Non c&#8217;è nella sua opera nemmeno un verso, mai, di accettazione/comprensione dell&#8217;altro. Questa è la sua devastante grandezza ed il suo limite.</p>
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		<title>Di: orsola puecher</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/05/14/vivavoce03-sylvia-plath-1932%e2%80%931963/#comment-92820</link>
		<dc:creator>orsola puecher</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 May 2008 10:20:35 +0000</pubDate>
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		<description>Grazie a tutti.

Eh sì la puntina salta dove il dente duole, dove il ferro stride sull'osso.
Il fascista annidato e nascosto nell'animo umano è sempre in agguato.
lo stivale in faccia sempre pronto a scattare.
Nemmeno l'intelligenza e la cultura a volte salvano da questo.
L'incapacità di ribellarsi, una inconscia componete di masochismo degli  affetti, anche, è sempre lì, strisciante.

Presentando questa poesia alla radio Sylvia dice:

&lt;i&gt;Ecco una poesia in cui parla una ragazza con un complesso di Elettra, il cui padre muore quando ancora lei lo crede Dio. Il suo caso è reso ancora più complesso dal fatto che il padre era anche un nazista e la madre probabilmente in parte ebrea: nella figlia le due eredità si sposano e si paralizzano a vicenda e lei deve inscenare(act out) un’altra volta la piccola tremenda allegoria per potersene liberare. &lt;/i&gt;

Ma anche la scrittura a volte non libera, non cura, non ha catarsi.
Non basta.

,\\'</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie a tutti.</p>
<p>Eh sì la puntina salta dove il dente duole, dove il ferro stride sull&#8217;osso.<br />
Il fascista annidato e nascosto nell&#8217;animo umano è sempre in agguato.<br />
lo stivale in faccia sempre pronto a scattare.<br />
Nemmeno l&#8217;intelligenza e la cultura a volte salvano da questo.<br />
L&#8217;incapacità di ribellarsi, una inconscia componete di masochismo degli  affetti, anche, è sempre lì, strisciante.</p>
<p>Presentando questa poesia alla radio Sylvia dice:</p>
<p><i>Ecco una poesia in cui parla una ragazza con un complesso di Elettra, il cui padre muore quando ancora lei lo crede Dio. Il suo caso è reso ancora più complesso dal fatto che il padre era anche un nazista e la madre probabilmente in parte ebrea: nella figlia le due eredità si sposano e si paralizzano a vicenda e lei deve inscenare(act out) un’altra volta la piccola tremenda allegoria per potersene liberare. </i></p>
<p>Ma anche la scrittura a volte non libera, non cura, non ha catarsi.<br />
Non basta.</p>
<p>,\\&#8217;</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: niky lismo</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/05/14/vivavoce03-sylvia-plath-1932%e2%80%931963/#comment-92819</link>
		<dc:creator>niky lismo</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 May 2008 10:09:19 +0000</pubDate>
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		<description>A questo indirizzo http://www.bbc.co.uk/arts/poetry/outloud/plath.shtml si può ascoltare Sylvia Plath che dice Lady Lazarus, altrettanto straziante. Sylvia Plath era innamorata della vita: come succede per tutti gli amori, la vita non la ha ricambiata.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>A questo indirizzo <a href="http://www.bbc.co.uk/arts/poetry/outloud/plath.shtml" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('outclick-comm/www.bbc.co.uk');" rel="nofollow">http://www.bbc.co.uk/arts/poetry/outloud/plath.shtml</a> si può ascoltare Sylvia Plath che dice Lady Lazarus, altrettanto straziante. Sylvia Plath era innamorata della vita: come succede per tutti gli amori, la vita non la ha ricambiata.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: sergio pasquandrea</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/05/14/vivavoce03-sylvia-plath-1932%e2%80%931963/#comment-92818</link>
		<dc:creator>sergio pasquandrea</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 May 2008 09:21:35 +0000</pubDate>
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		<description>Una volta, a 16 anni, mi ero rotto l'avambraccio e, oltre a ingessarlo, mi ci hanno infilato due lunghi ferri per tenere a posto le ossa, uno per il radio e l'altro per l'ulna. Tolto il gesso, c'erano due uncini che uscivano da sottopelle, uno in alto sul polso e uno in basso vicino al gomito. Il medico li ha afferrati e tirati, estraendo i due ferri. E' stato un attimo, ma ricordo ancora la sensazione agghiacciante del ferro che mi strofinava sull'osso.
La poesia della Plath in generale, e questa in particolare, mi dà la stessa sensazione.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Una volta, a 16 anni, mi ero rotto l&#8217;avambraccio e, oltre a ingessarlo, mi ci hanno infilato due lunghi ferri per tenere a posto le ossa, uno per il radio e l&#8217;altro per l&#8217;ulna. Tolto il gesso, c&#8217;erano due uncini che uscivano da sottopelle, uno in alto sul polso e uno in basso vicino al gomito. Il medico li ha afferrati e tirati, estraendo i due ferri. E&#8217; stato un attimo, ma ricordo ancora la sensazione agghiacciante del ferro che mi strofinava sull&#8217;osso.<br />
La poesia della Plath in generale, e questa in particolare, mi dà la stessa sensazione.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: pier luigi</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/05/14/vivavoce03-sylvia-plath-1932%e2%80%931963/#comment-92791</link>
		<dc:creator>pier luigi</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 May 2008 17:19:21 +0000</pubDate>
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		<description>immensa.
immenso il suo dolore</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>immensa.<br />
immenso il suo dolore</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: sparz</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/05/14/vivavoce03-sylvia-plath-1932%e2%80%931963/#comment-92784</link>
		<dc:creator>sparz</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 May 2008 13:37:14 +0000</pubDate>
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		<description>"Every woman adores a Fascist" questo è il verso, chissà se casuale, che viene saltato nella registrazione. Il tutto colpisce dritto allo stomaco.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Every woman adores a Fascist&#8221; questo è il verso, chissà se casuale, che viene saltato nella registrazione. Il tutto colpisce dritto allo stomaco.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: robertorossitesta</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/05/14/vivavoce03-sylvia-plath-1932%e2%80%931963/#comment-92783</link>
		<dc:creator>robertorossitesta</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 May 2008 13:18:21 +0000</pubDate>
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		<description>"There’s a stake in your fat black heart": un verso che una ha scritto, ma che molti hanno martellato e martellano, nel loro (Nobo)daddy.
Un caro saluto,
Roberto</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;There’s a stake in your fat black heart&#8221;: un verso che una ha scritto, ma che molti hanno martellato e martellano, nel loro (Nobo)daddy.<br />
Un caro saluto,<br />
Roberto</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: véronique</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/05/14/vivavoce03-sylvia-plath-1932%e2%80%931963/#comment-92781</link>
		<dc:creator>véronique</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 May 2008 12:30:21 +0000</pubDate>
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		<description>E' terribile come pietre scagliate contro il cuore. Le parole squarciano il tessuto della lingua paterna, un odio di se, una paura di raggiungere un paese " in nommable".
E' la morte che accoglie le parole, la morte per soffocamente che intralcia tutta parola. Penso a tutto il coraggio che deve avere per mettere la testa nel forno, a questa voglia di morire.
Penso alla morte di Virginia Woolf che vedeva la guerra accadere, la sua morte in acqua e le tasche piene di sassi, vedo una traiettoria parallela.

PS Condivido Nadia.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; terribile come pietre scagliate contro il cuore. Le parole squarciano il tessuto della lingua paterna, un odio di se, una paura di raggiungere un paese &#8221; in nommable&#8221;.<br />
E&#8217; la morte che accoglie le parole, la morte per soffocamente che intralcia tutta parola. Penso a tutto il coraggio che deve avere per mettere la testa nel forno, a questa voglia di morire.<br />
Penso alla morte di Virginia Woolf che vedeva la guerra accadere, la sua morte in acqua e le tasche piene di sassi, vedo una traiettoria parallela.</p>
<p>PS Condivido Nadia.</p>
]]></content:encoded>
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	<item>
		<title>Di: gianni biondillo</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/05/14/vivavoce03-sylvia-plath-1932%e2%80%931963/#comment-92764</link>
		<dc:creator>gianni biondillo</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 May 2008 09:28:02 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2008/05/14/vivavoce03-sylvia-plath-1932%e2%80%931963/#comment-92764</guid>
		<description>qui:

Every woman adores a Fascist,
The boot in the face, the brute
Brute heart of a brute like you

salta la puntina del disco! :-(</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>qui:</p>
<p>Every woman adores a Fascist,<br />
The boot in the face, the brute<br />
Brute heart of a brute like you</p>
<p>salta la puntina del disco! :-(</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: sergio pasquandrea</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/05/14/vivavoce03-sylvia-plath-1932%e2%80%931963/#comment-92763</link>
		<dc:creator>sergio pasquandrea</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 May 2008 09:25:13 +0000</pubDate>
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		<description>Terrificante.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Terrificante.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Di: nadia agustoni</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/05/14/vivavoce03-sylvia-plath-1932%e2%80%931963/#comment-92762</link>
		<dc:creator>nadia agustoni</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 May 2008 09:25:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2008/05/14/vivavoce03-sylvia-plath-1932%e2%80%931963/#comment-92762</guid>
		<description>Questa poesia mi ha sempre colpito per questi versi
"
Ogni donna adora il fascista,
Lo stivale in faccia, il brutale
Brutale cuore di un bruto come sei tu."

Perchè sono lontani da me, ma nello stesso tempo mi han sempre suscitato domande su un certo tipo di donna.
Grazie per questo post Orsola.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Questa poesia mi ha sempre colpito per questi versi<br />
&#8221;<br />
Ogni donna adora il fascista,<br />
Lo stivale in faccia, il brutale<br />
Brutale cuore di un bruto come sei tu.&#8221;</p>
<p>Perchè sono lontani da me, ma nello stesso tempo mi han sempre suscitato domande su un certo tipo di donna.<br />
Grazie per questo post Orsola.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
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