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	<title>Commenti a: Walzer del fiore azzurro</title>
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	<pubDate>Tue, 02 Dec 2008 19:54:11 +0000</pubDate>
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		<title>Di: orsola puecher</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/06/22/valzer-del-fiore-azzurro/#comment-94268</link>
		<dc:creator>orsola puecher</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Jun 2008 09:47:55 +0000</pubDate>
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		<description>Grazie molte dei giri di Walzer.

Ma di quando nel capitolo &lt;i&gt;Profusione di armonie&lt;/i&gt; nel Kuratorium arriverà un grammofono, &lt;i&gt;una traboccante cornucopia di godimenti artistici, sereni o mesti&lt;/i&gt;, di cui Castorp di fatto si impadronirà, rapito, mentre &lt;i&gt;il preciso presentimento di una passione nuova, di un’incantesimo, d’un incarico amoroso gli empiva l’anima&lt;/i&gt; e delle sue psichiche preferenze musicali e dello sgomento  ascoltando &lt;i&gt;La canzone del tiglio&lt;/i&gt; di Schubert forse è un'altra storia che davvero sarebbe bello raccontare ed ascoltare qui prossimamente...

Grazie delle suggestioni azzurre.

,\\'</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie molte dei giri di Walzer.</p>
<p>Ma di quando nel capitolo <i>Profusione di armonie</i> nel Kuratorium arriverà un grammofono, <i>una traboccante cornucopia di godimenti artistici, sereni o mesti</i>, di cui Castorp di fatto si impadronirà, rapito, mentre <i>il preciso presentimento di una passione nuova, di un’incantesimo, d’un incarico amoroso gli empiva l’anima</i> e delle sue psichiche preferenze musicali e dello sgomento  ascoltando <i>La canzone del tiglio</i> di Schubert forse è un&#8217;altra storia che davvero sarebbe bello raccontare ed ascoltare qui prossimamente&#8230;</p>
<p>Grazie delle suggestioni azzurre.</p>
<p>,\\&#8217;</p>
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		<title>Di: Tino BonCompagni</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/06/22/valzer-del-fiore-azzurro/#comment-94247</link>
		<dc:creator>Tino BonCompagni</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Jun 2008 15:14:28 +0000</pubDate>
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		<description>*Ascoltate bene:*

e se poi ci viene l'epistassi?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>*Ascoltate bene:*</p>
<p>e se poi ci viene l&#8217;epistassi?</p>
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	<item>
		<title>Di: nadia agustoni</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/06/22/valzer-del-fiore-azzurro/#comment-94238</link>
		<dc:creator>nadia agustoni</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Jun 2008 09:24:29 +0000</pubDate>
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		<description>Luchino Visconti pensò per molti anni di fare un film da "La Montagna Incantata ",di Mann perchè voleva raccontare partendo dal punto di vista della malattia, lo leggevo ieri pomeriggio, in un libro ormai introvabile " Luchino Visconti" di Gaia Servadio, ma ne parlano anche altri che sul regista hanno scritto parecchio. Tradurre in un film "La Montagna Incanatta" risultò impossibile e Visconti ripiegò sul Mann più accessibile  di "Morte a Venezia". 

Complimenti per questo pezzo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Luchino Visconti pensò per molti anni di fare un film da &#8220;La Montagna Incantata &#8220;,di Mann perchè voleva raccontare partendo dal punto di vista della malattia, lo leggevo ieri pomeriggio, in un libro ormai introvabile &#8221; Luchino Visconti&#8221; di Gaia Servadio, ma ne parlano anche altri che sul regista hanno scritto parecchio. Tradurre in un film &#8220;La Montagna Incanatta&#8221; risultò impossibile e Visconti ripiegò sul Mann più accessibile  di &#8220;Morte a Venezia&#8221;. </p>
<p>Complimenti per questo pezzo.</p>
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		<title>Di: soldato blu</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/06/22/valzer-del-fiore-azzurro/#comment-94237</link>
		<dc:creator>soldato blu</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Jun 2008 08:59:14 +0000</pubDate>
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		<description>Ancora una volta il difetto genetico dell'incapacità di dosare lo spessore delle consonanti mi ha tradito: Elvio Facchinelli è Elvio Fachinelli.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ancora una volta il difetto genetico dell&#8217;incapacità di dosare lo spessore delle consonanti mi ha tradito: Elvio Facchinelli è Elvio Fachinelli.</p>
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		<title>Di: soldato blu</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/06/22/valzer-del-fiore-azzurro/#comment-94235</link>
		<dc:creator>soldato blu</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Jun 2008 08:49:34 +0000</pubDate>
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		<description>Non ho capacità tali da affrontare i rimandi a un'opera così intensa come la "Montagna Incantata" - di cui purtroppo possiedo l'edizione "I corvi" della casa editrice Dall'oglio, in cui una certa Bice Giachetti-Sorteni ci propone l'inaccettabiele: Giovanni Castorp. Penso sia questo il motivo per cui non l'ho riletta quante volte avrei voluto.
Mentre quello che sembrerebbe solamente un accenno per ragioni linguistiche al "Flauto magico" potrebbe rivelarsi davvero un invito ad arare terreni promettenti, meravigliosi: magici appunto.
Ma anche per questo a me mancano le forze.

Invece: il "fiore azzurro".

Quando Freud e Jung si recarono per la prima volta, assieme, in America, invitati da Università che avrebbero dato loro modo di esporre le loro teorie - e concedendo ai due lauree honoris causa - durante il viaggio, in nave, Freud se ne uscì con questa frase: "Stiamo portando la peste, e loro non lo sanno".
Ma non soltanto questo, su quella nave. Perché allora si compì anche la rottura tra i due.
Avvenne così: i due si erano messi d'accordo di interpretare uno i sogni dell'altro. Il sogno fatidico fu quello di Jung - quello dei "due teschi". Jung non concordava per niente con quello che ne traeva Freud: un inconscio desiderio di morte di Jung per sua moglie e per sua suocera. Lo disse anche, a Freud, ma quello insisteva. Alla fine decise di inventarsi o accentuare alcuni particolari per dare pienamente ragione a Freud. Così che la finisse di fare domande per estorcere qualcosa che suffragasse la sua tesi.
Il sogno di Freud che doveva essere intepretato da Jung, richiedeva anch'esso della  chiarificazione di alcuni particolari intimi. Ma quando Jung li chiese a Freud questi rispose che non glieli poteva dire, perchè ciò avrebbe compromesso la sua autorità.
"In quel momento - commenta Jung - perse ogni autorità nei miei confronti".

La scissione determina due modi di vedere l'inconscio.
Il modo - il mondo - freudiano lo vede come una sorta di discarica, che richiede operazione, operazioni di bonifica che traendo energia da quello - una specie di inceneritore - rafforzino l'io.
Il modo - il mondo - junghiano vede invece l'incoscio come caverna contenente tutto ciò che è vita, vitalità le cui caratteristiche non sempre sono positive, ma che possono essere anche distruttive. Anzi è proprio questo l'inconscio *unione degli opposti*.

E' chiaro che nel mondo freudiano non ci può essere nessun "fiore azzurro". 
Mann, infatti, che non è tutto freudiano - vedi "Giuseppe e i suoi fratelli" e il "Dialogo" con Carl Kerényj - usa ancora, nella "Montagna incantata" la metafora della malattia. Del tutto freudiana.
Ma non è che questa sia del tutto sbagliata, perchè anche nello junghismo vengono presi in considerazione aspetti "patologici". Solo che vengono individuati nel "rapporto" che si ha con l'incoscio, non nell'oggetto come tale.
 
E d'altronde proprio qui sta la difficoltà con il "fiore azzurro" o "fiore d'oro".

Che d'altronde non ci siamo inventato noi:

"Eraclito identifica il fuoco periodico con il dio eterno, il destino con il logos che produce tutte le cose dal concorso degli opposti"

"Per quanto tu possa camminare, e neppure percorrendo intera la via, tu 
potresti mai trovare i confini dell'anima: così profondo è il suo logos".

Per chi volesse affrontare in un confronto diretto il "fiore" e saperne gioie e pericoli - tra tutta la sterminata letteratura specialistica in proposito - a parte la "letteratura assoluta", per me resta decisivo, insuperabile: ELVIO FACCHINELLI, La freccia ferma, tre tentativi di annullare il tempo, Edizioni L'erba voglio, 1979. Ma oggi riedito dall'Adelphi.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Non ho capacità tali da affrontare i rimandi a un&#8217;opera così intensa come la &#8220;Montagna Incantata&#8221; - di cui purtroppo possiedo l&#8217;edizione &#8220;I corvi&#8221; della casa editrice Dall&#8217;oglio, in cui una certa Bice Giachetti-Sorteni ci propone l&#8217;inaccettabiele: Giovanni Castorp. Penso sia questo il motivo per cui non l&#8217;ho riletta quante volte avrei voluto.<br />
Mentre quello che sembrerebbe solamente un accenno per ragioni linguistiche al &#8220;Flauto magico&#8221; potrebbe rivelarsi davvero un invito ad arare terreni promettenti, meravigliosi: magici appunto.<br />
Ma anche per questo a me mancano le forze.</p>
<p>Invece: il &#8220;fiore azzurro&#8221;.</p>
<p>Quando Freud e Jung si recarono per la prima volta, assieme, in America, invitati da Università che avrebbero dato loro modo di esporre le loro teorie - e concedendo ai due lauree honoris causa - durante il viaggio, in nave, Freud se ne uscì con questa frase: &#8220;Stiamo portando la peste, e loro non lo sanno&#8221;.<br />
Ma non soltanto questo, su quella nave. Perché allora si compì anche la rottura tra i due.<br />
Avvenne così: i due si erano messi d&#8217;accordo di interpretare uno i sogni dell&#8217;altro. Il sogno fatidico fu quello di Jung - quello dei &#8220;due teschi&#8221;. Jung non concordava per niente con quello che ne traeva Freud: un inconscio desiderio di morte di Jung per sua moglie e per sua suocera. Lo disse anche, a Freud, ma quello insisteva. Alla fine decise di inventarsi o accentuare alcuni particolari per dare pienamente ragione a Freud. Così che la finisse di fare domande per estorcere qualcosa che suffragasse la sua tesi.<br />
Il sogno di Freud che doveva essere intepretato da Jung, richiedeva anch&#8217;esso della  chiarificazione di alcuni particolari intimi. Ma quando Jung li chiese a Freud questi rispose che non glieli poteva dire, perchè ciò avrebbe compromesso la sua autorità.<br />
&#8220;In quel momento - commenta Jung - perse ogni autorità nei miei confronti&#8221;.</p>
<p>La scissione determina due modi di vedere l&#8217;inconscio.<br />
Il modo - il mondo - freudiano lo vede come una sorta di discarica, che richiede operazione, operazioni di bonifica che traendo energia da quello - una specie di inceneritore - rafforzino l&#8217;io.<br />
Il modo - il mondo - junghiano vede invece l&#8217;incoscio come caverna contenente tutto ciò che è vita, vitalità le cui caratteristiche non sempre sono positive, ma che possono essere anche distruttive. Anzi è proprio questo l&#8217;inconscio *unione degli opposti*.</p>
<p>E&#8217; chiaro che nel mondo freudiano non ci può essere nessun &#8220;fiore azzurro&#8221;.<br />
Mann, infatti, che non è tutto freudiano - vedi &#8220;Giuseppe e i suoi fratelli&#8221; e il &#8220;Dialogo&#8221; con Carl Kerényj - usa ancora, nella &#8220;Montagna incantata&#8221; la metafora della malattia. Del tutto freudiana.<br />
Ma non è che questa sia del tutto sbagliata, perchè anche nello junghismo vengono presi in considerazione aspetti &#8220;patologici&#8221;. Solo che vengono individuati nel &#8220;rapporto&#8221; che si ha con l&#8217;incoscio, non nell&#8217;oggetto come tale.</p>
<p>E d&#8217;altronde proprio qui sta la difficoltà con il &#8220;fiore azzurro&#8221; o &#8220;fiore d&#8217;oro&#8221;.</p>
<p>Che d&#8217;altronde non ci siamo inventato noi:</p>
<p>&#8220;Eraclito identifica il fuoco periodico con il dio eterno, il destino con il logos che produce tutte le cose dal concorso degli opposti&#8221;</p>
<p>&#8220;Per quanto tu possa camminare, e neppure percorrendo intera la via, tu<br />
potresti mai trovare i confini dell&#8217;anima: così profondo è il suo logos&#8221;.</p>
<p>Per chi volesse affrontare in un confronto diretto il &#8220;fiore&#8221; e saperne gioie e pericoli - tra tutta la sterminata letteratura specialistica in proposito - a parte la &#8220;letteratura assoluta&#8221;, per me resta decisivo, insuperabile: ELVIO FACCHINELLI, La freccia ferma, tre tentativi di annullare il tempo, Edizioni L&#8217;erba voglio, 1979. Ma oggi riedito dall&#8217;Adelphi.</p>
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