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	<title>Commenti a: Elogio del risentimento</title>
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	<description>versione 2.0</description>
	<pubDate>Tue, 02 Dec 2008 20:56:18 +0000</pubDate>
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		<title>Di: Giovanna</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/06/27/elogio-del-risentimento/#comment-94500</link>
		<dc:creator>Giovanna</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Jun 2008 13:13:11 +0000</pubDate>
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		<description>"..a chiunque abbia occhi per non celarsi le piaghe del mondo..." 
dice Luca Tedoldi.
Io stò leggendo Cecità di Saramago proprio in questi giorni:
"...E' una vecchia abitudine dell'umanità, passare accanto ai morti e non vederli... non siamo diventati ciechi, secondo me lo siamo.... ciechi che, pur vedendo, non vedono..... Il mondo è pieno di ciechi vivi."</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;..a chiunque abbia occhi per non celarsi le piaghe del mondo&#8230;&#8221;<br />
dice Luca Tedoldi.<br />
Io stò leggendo Cecità di Saramago proprio in questi giorni:<br />
&#8220;&#8230;E&#8217; una vecchia abitudine dell&#8217;umanità, passare accanto ai morti e non vederli&#8230; non siamo diventati ciechi, secondo me lo siamo&#8230;. ciechi che, pur vedendo, non vedono&#8230;.. Il mondo è pieno di ciechi vivi.&#8221;</p>
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		<title>Di: soldato blu</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/06/27/elogio-del-risentimento/#comment-94497</link>
		<dc:creator>soldato blu</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Jun 2008 02:12:57 +0000</pubDate>
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		<description>Non è necessaria la tortura per "smettere di sentire come proprio il mondo".
A volte basta una, seppur piccola, violenza,  abbattutasi su di noi al momento "giusto".
Allora il risentimento diventa la nostra, personale, "preghiera a Gesù". L'esicasmo del nostro desiderio. 
Affinché il mondo cambi: smetta di nutrirsi di vittime innocenti.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Non è necessaria la tortura per &#8220;smettere di sentire come proprio il mondo&#8221;.<br />
A volte basta una, seppur piccola, violenza,  abbattutasi su di noi al momento &#8220;giusto&#8221;.<br />
Allora il risentimento diventa la nostra, personale, &#8220;preghiera a Gesù&#8221;. L&#8217;esicasmo del nostro desiderio.<br />
Affinché il mondo cambi: smetta di nutrirsi di vittime innocenti.</p>
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		<title>Di: luca tedoldi</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/06/27/elogio-del-risentimento/#comment-94496</link>
		<dc:creator>luca tedoldi</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Jun 2008 23:09:55 +0000</pubDate>
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		<description>Non è vero che  "all' orrore non c'è mai fine", perchè è del tempo e del suo potere nichilista decretare la fine e la vanità di ogni cosa. Il problema non riguarda soltanto la punizione dei colpevoli, il dare a ciascuno il suo, il carcere ai Pinochet ed ai Berluskoni. L'uomo, dice Eliot, non può sopportare troppa realtà; la storia continua e dopo ogni Auschwitz c'è un Ruanda.  E' vero che è naturale dimenticare e calpestare quindi il dolore vissuto, commesso o subito. Il tempo devasta e rade al suolo le sventure ed i traguardi; le sue cicatrici sono una lapide tombale per la vita ed anche per la morte che essa contiene. A questo punto occorre il risentimento, il tornare sul passato e sui suoi fatti irrevocabili, non abbracciare una frivolezza pregna di oblio reazionario, tutelare la ferita ed is uoi strazi. Il lavoro del lutto non è la costruzione di un esoscheletro che indurisce e vieta gli entusiasmi, una corazza che spegne gli occhi e gli ameni inganni. Non c'è gioia del risentimento nè rinsecchimento nella memoria. Siamo sicuri che soltanto chi subisce la tortura smette di sentire come proprio il mondo? Questo non accade a chiunque si senta tradito dalla natura, a chiunque abbia occhi per non celarsi le piaghe del mondo?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Non è vero che  &#8220;all&#8217; orrore non c&#8217;è mai fine&#8221;, perchè è del tempo e del suo potere nichilista decretare la fine e la vanità di ogni cosa. Il problema non riguarda soltanto la punizione dei colpevoli, il dare a ciascuno il suo, il carcere ai Pinochet ed ai Berluskoni. L&#8217;uomo, dice Eliot, non può sopportare troppa realtà; la storia continua e dopo ogni Auschwitz c&#8217;è un Ruanda.  E&#8217; vero che è naturale dimenticare e calpestare quindi il dolore vissuto, commesso o subito. Il tempo devasta e rade al suolo le sventure ed i traguardi; le sue cicatrici sono una lapide tombale per la vita ed anche per la morte che essa contiene. A questo punto occorre il risentimento, il tornare sul passato e sui suoi fatti irrevocabili, non abbracciare una frivolezza pregna di oblio reazionario, tutelare la ferita ed is uoi strazi. Il lavoro del lutto non è la costruzione di un esoscheletro che indurisce e vieta gli entusiasmi, una corazza che spegne gli occhi e gli ameni inganni. Non c&#8217;è gioia del risentimento nè rinsecchimento nella memoria. Siamo sicuri che soltanto chi subisce la tortura smette di sentire come proprio il mondo? Questo non accade a chiunque si senta tradito dalla natura, a chiunque abbia occhi per non celarsi le piaghe del mondo?</p>
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		<title>Di: Giovanna</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/06/27/elogio-del-risentimento/#comment-94481</link>
		<dc:creator>Giovanna</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Jun 2008 13:02:52 +0000</pubDate>
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		<description>I carnefici tendono a dimenticare facilmente, per le vittime invece dimenticare non è mai possibile. Essere costretti a riconoscere gli aguzzini, a ripercorrere con la memoria le torture e gli abusi innominabili è terribile specie avendo di fronte persone che vivono, respirano, gioiscono malgrado il loro discutibile passato e senza alcun senso di colpa. Chiamati a rendere conto del loro operato si sentono infastiditi.
Il fatto è che i genocidi vengono dimenticati, l'umanità ne ha dimenticati innumerevoli e continua a farlo, il ricordo non sopravvive al trascorrere di molte generazioni; per la shoah è diverso ma ci sono ragioni diverse come la necessità d giustificare l'esistenza stessa di Israele.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>I carnefici tendono a dimenticare facilmente, per le vittime invece dimenticare non è mai possibile. Essere costretti a riconoscere gli aguzzini, a ripercorrere con la memoria le torture e gli abusi innominabili è terribile specie avendo di fronte persone che vivono, respirano, gioiscono malgrado il loro discutibile passato e senza alcun senso di colpa. Chiamati a rendere conto del loro operato si sentono infastiditi.<br />
Il fatto è che i genocidi vengono dimenticati, l&#8217;umanità ne ha dimenticati innumerevoli e continua a farlo, il ricordo non sopravvive al trascorrere di molte generazioni; per la shoah è diverso ma ci sono ragioni diverse come la necessità d giustificare l&#8217;esistenza stessa di Israele.</p>
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		<title>Di: soldato blu</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/06/27/elogio-del-risentimento/#comment-94462</link>
		<dc:creator>soldato blu</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Jun 2008 17:10:10 +0000</pubDate>
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		<description>Gratitudine e identificazione totale.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Gratitudine e identificazione totale.</p>
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		<title>Di: niky lismo</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/06/27/elogio-del-risentimento/#comment-94460</link>
		<dc:creator>niky lismo</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Jun 2008 14:45:25 +0000</pubDate>
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		<description>Jean Amery è il più grande studioso della "condition suicidaire" ed il massimo teorico del suicidio come scelta di libertà. Libertà a fronte di una "vita offesa" cui dedicò la sua trilogia culminata in "Levar la mano su di sé" (1976, in Italia 1990 per Bollati-Boringhieri). Vi era premessa questa riflessione di Wittgenstein: "Il mondo di chi è felice è altro da quello di chi è infelice. Come pure alla morte il mondo non si altera, ma cessa". Se non suonasse come un'appropriazione, mi sentirei di commentare l'articolo solo con una firma.
niky lismo</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Jean Amery è il più grande studioso della &#8220;condition suicidaire&#8221; ed il massimo teorico del suicidio come scelta di libertà. Libertà a fronte di una &#8220;vita offesa&#8221; cui dedicò la sua trilogia culminata in &#8220;Levar la mano su di sé&#8221; (1976, in Italia 1990 per Bollati-Boringhieri). Vi era premessa questa riflessione di Wittgenstein: &#8220;Il mondo di chi è felice è altro da quello di chi è infelice. Come pure alla morte il mondo non si altera, ma cessa&#8221;. Se non suonasse come un&#8217;appropriazione, mi sentirei di commentare l&#8217;articolo solo con una firma.<br />
niky lismo</p>
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		<title>Di: sergio falcone</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/06/27/elogio-del-risentimento/#comment-94451</link>
		<dc:creator>sergio falcone</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Jun 2008 10:32:08 +0000</pubDate>
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		<description>Mi dicono di perdonare, di applicare la compassione buddhista, ché "nessuno è perfetto".
Non ci riesco, è più forte di me.
Se lo facessi, sento che verrei meno ad una morale superiore.
Non farei del male a nessuno, ma il torto subìto deve trovare la giusta punizione nel venire stigmatizzato pubblicamente. In un mondo dove tutto sembra essere diventato lecito. Tutto ed il contrario di tutto. Anche le più impensabili nefandezze.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Mi dicono di perdonare, di applicare la compassione buddhista, ché &#8220;nessuno è perfetto&#8221;.<br />
Non ci riesco, è più forte di me.<br />
Se lo facessi, sento che verrei meno ad una morale superiore.<br />
Non farei del male a nessuno, ma il torto subìto deve trovare la giusta punizione nel venire stigmatizzato pubblicamente. In un mondo dove tutto sembra essere diventato lecito. Tutto ed il contrario di tutto. Anche le più impensabili nefandezze.</p>
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