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	<title>Commenti a: Didattica emotiva</title>
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	<pubDate>Tue, 02 Dec 2008 20:59:41 +0000</pubDate>
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		<title>Di: christian raimo</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/07/06/didattica-emotiva/#comment-94830</link>
		<dc:creator>christian raimo</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Jul 2008 19:24:32 +0000</pubDate>
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		<description>rispondo a tedoldi.

cercavo di separare la troppa carne messa al fuoco e forse ne ho aggiunta altra. 
ma provo a spiegarmi. si fa un gran parlare di scuola e lo si fa in modi sciatti e a volte riduttivi. il papa e giacopini hanno l'onestà di dire: parlare di scuola vuol dire avere un progetto sulla società a lungo termine. merce molto rara, qui, luglio 2008 italia.
 
intanto però a scuola cosa accade? l'ammodernamento scolastico sembra un kit d'emergenza già scaduto. la scuola italiana è oltre che una struttura cadente, un modello obsoleto. la didattica modulare cerca di mettere una pezza e non si rende conto che le dinamiche cognitive dei ragazzi hanno altre caratteristiche. 

lato opposto: jenkins, che è uno sconosciuto a qualsiasi insegnante italiano ed è un inguaribile ottimista. che sembra sempre parlare di situazioni virtuose, felici, economicamente e socialmente più fortunate, ma comunque è più realista. 

bifo: un sano pessimista. e introduce un problema che lei mi dice è una piaga. quello che mi piaceva di bifo è la sua lucidità nel relazionare il problema non soltanto agli studenti, ma a trasformazioni socio-cognitive generali. 

non conosco il libro di blandino-granieri, e me lo leggerò, grazie, vero. 

la mia tesi è minima, è un tentativo di contestualizzare meglio, di richiarificare il tema,  cercando di mostrare come la posizione di dominici o di jenkins abbraccino soluzioni parziali. 

non identifico la didattica emotiva con una socialità affettuosa o con un mammismo ex-cathedra. ma provo a pensare queste due cose: la socialità scolastica è stata per anni un modello e potrebbe esserlo ancora, investendo sull'informalità della processo di conoscenza da una parte, e su un valore egualitario forte dall'altra. 

soprattutto invertendo quel brutto passaggio che oggi avviene: non dalla società alla scuola, ma dalla scuola alla società. 

proverò a ritornarci.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>rispondo a tedoldi.</p>
<p>cercavo di separare la troppa carne messa al fuoco e forse ne ho aggiunta altra.<br />
ma provo a spiegarmi. si fa un gran parlare di scuola e lo si fa in modi sciatti e a volte riduttivi. il papa e giacopini hanno l&#8217;onestà di dire: parlare di scuola vuol dire avere un progetto sulla società a lungo termine. merce molto rara, qui, luglio 2008 italia.</p>
<p>intanto però a scuola cosa accade? l&#8217;ammodernamento scolastico sembra un kit d&#8217;emergenza già scaduto. la scuola italiana è oltre che una struttura cadente, un modello obsoleto. la didattica modulare cerca di mettere una pezza e non si rende conto che le dinamiche cognitive dei ragazzi hanno altre caratteristiche. </p>
<p>lato opposto: jenkins, che è uno sconosciuto a qualsiasi insegnante italiano ed è un inguaribile ottimista. che sembra sempre parlare di situazioni virtuose, felici, economicamente e socialmente più fortunate, ma comunque è più realista. </p>
<p>bifo: un sano pessimista. e introduce un problema che lei mi dice è una piaga. quello che mi piaceva di bifo è la sua lucidità nel relazionare il problema non soltanto agli studenti, ma a trasformazioni socio-cognitive generali. </p>
<p>non conosco il libro di blandino-granieri, e me lo leggerò, grazie, vero. </p>
<p>la mia tesi è minima, è un tentativo di contestualizzare meglio, di richiarificare il tema,  cercando di mostrare come la posizione di dominici o di jenkins abbraccino soluzioni parziali. </p>
<p>non identifico la didattica emotiva con una socialità affettuosa o con un mammismo ex-cathedra. ma provo a pensare queste due cose: la socialità scolastica è stata per anni un modello e potrebbe esserlo ancora, investendo sull&#8217;informalità della processo di conoscenza da una parte, e su un valore egualitario forte dall&#8217;altra. </p>
<p>soprattutto invertendo quel brutto passaggio che oggi avviene: non dalla società alla scuola, ma dalla scuola alla società. </p>
<p>proverò a ritornarci.</p>
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		<title>Di: luca tedoldi</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/07/06/didattica-emotiva/#comment-94820</link>
		<dc:creator>luca tedoldi</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Jul 2008 18:00:27 +0000</pubDate>
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		<description>Mah. Non ho capito cosa Raimo volesse dire. Mi sembra che faccia parlare troppe persone al posto suo. sembra un articolo scritto per forza, su commissione. Certo, molto interessante, come dice Veronique. Ma dire che quest'articolo "affronta l'argomento"! 
Raimo qual è la sua tesi?????
Pare evidente solo che sono criticabili le critiche tuoni e fulmini contro il degrado della scuola. Bene, ma PERChè?
"Emergenza educativa" cosa vuol dire? Perchè sarebbe un'emergenza dell'educazione e non dell'istruzione? Perchè della scuola e non di tutti gli altri fattori in campo?
Era proprio necessario citare il papa? Le sue parole sono da autobus, è palese. E Giacopini, così lontano dal pontefice? Dice che non se ne può più dei discorsi sulla scuola (ancora l'autobus...) e tu lo usi per parlare di scuola...
Ok, che schifo la "geremiade savonarolesca continua". Che si fa?
1 didattica modulare
2 media learning
Ho le traveggole! Ancora questa minestra? E presentata in questo modo, cioè solo citata? Giacopini serviva a far sopportare questi banali accenni a queste due tematiche? 
Poi, di passata: non sei uno scrittore? Come si può sopportare un tale italiano : " Nel quadro storico-sociale appena delineato, informazioni e conoscenze atomizzate, troppo spesso destrutturate e reciprocamente contraddittorie, saperi fortemente finalizzati a risolvere problemi estemporanei o, più esattamente, a rincorrere talune esigenze immediate imposte spesso da mode passeggere (che spesso si riducono a processi di formazione spacciati per moderni, ma a ben vedere quasi di banale addestramento), non garantiscono la costruzioni di quei reticoli di conoscenze fortemente strutturate in grado di facilitare tanto sul piano cognitivo che motivazionale l’ammodernamento continuo dei propri repertori conoscitivi." Conoscenze strutturate che rendono moderne le nostre conoscenze: che ridere!!!!!
Ma no, non c'è solo questo. Ecco la formazione emotiva. Questa "complessità che è al contempo fragilità" sarebbe espressa bene da Bifo. Il tema della formazione emotiva è molto dibattuto da Blandino-Granieri "Le risorse emotive nella scuola". Ma importa poco. Bifo cita un tema fondamentale: la sovrastimolazione emotiva e il declino dell'esperienza affettiva e corporea. L' ADD è sempre più diffuso, come una peste si propaga continuamente nelle mie classi. Ma... detto che ci troviamo sempre più di fronte all'emergere del panico, della depressione e del deficit attentivo che si fa? Socialità affettuosa e mammismo dalla cattedra? Boh. Raimo, la presa di distanza conta poco; conosco l'acutezza di altri suoi pezzi e so che può soddisfare la mia curiosità.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Mah. Non ho capito cosa Raimo volesse dire. Mi sembra che faccia parlare troppe persone al posto suo. sembra un articolo scritto per forza, su commissione. Certo, molto interessante, come dice Veronique. Ma dire che quest&#8217;articolo &#8220;affronta l&#8217;argomento&#8221;!<br />
Raimo qual è la sua tesi?????<br />
Pare evidente solo che sono criticabili le critiche tuoni e fulmini contro il degrado della scuola. Bene, ma PERChè?<br />
&#8220;Emergenza educativa&#8221; cosa vuol dire? Perchè sarebbe un&#8217;emergenza dell&#8217;educazione e non dell&#8217;istruzione? Perchè della scuola e non di tutti gli altri fattori in campo?<br />
Era proprio necessario citare il papa? Le sue parole sono da autobus, è palese. E Giacopini, così lontano dal pontefice? Dice che non se ne può più dei discorsi sulla scuola (ancora l&#8217;autobus&#8230;) e tu lo usi per parlare di scuola&#8230;<br />
Ok, che schifo la &#8220;geremiade savonarolesca continua&#8221;. Che si fa?<br />
1 didattica modulare<br />
2 media learning<br />
Ho le traveggole! Ancora questa minestra? E presentata in questo modo, cioè solo citata? Giacopini serviva a far sopportare questi banali accenni a queste due tematiche?<br />
Poi, di passata: non sei uno scrittore? Come si può sopportare un tale italiano : &#8221; Nel quadro storico-sociale appena delineato, informazioni e conoscenze atomizzate, troppo spesso destrutturate e reciprocamente contraddittorie, saperi fortemente finalizzati a risolvere problemi estemporanei o, più esattamente, a rincorrere talune esigenze immediate imposte spesso da mode passeggere (che spesso si riducono a processi di formazione spacciati per moderni, ma a ben vedere quasi di banale addestramento), non garantiscono la costruzioni di quei reticoli di conoscenze fortemente strutturate in grado di facilitare tanto sul piano cognitivo che motivazionale l’ammodernamento continuo dei propri repertori conoscitivi.&#8221; Conoscenze strutturate che rendono moderne le nostre conoscenze: che ridere!!!!!<br />
Ma no, non c&#8217;è solo questo. Ecco la formazione emotiva. Questa &#8220;complessità che è al contempo fragilità&#8221; sarebbe espressa bene da Bifo. Il tema della formazione emotiva è molto dibattuto da Blandino-Granieri &#8220;Le risorse emotive nella scuola&#8221;. Ma importa poco. Bifo cita un tema fondamentale: la sovrastimolazione emotiva e il declino dell&#8217;esperienza affettiva e corporea. L&#8217; ADD è sempre più diffuso, come una peste si propaga continuamente nelle mie classi. Ma&#8230; detto che ci troviamo sempre più di fronte all&#8217;emergere del panico, della depressione e del deficit attentivo che si fa? Socialità affettuosa e mammismo dalla cattedra? Boh. Raimo, la presa di distanza conta poco; conosco l&#8217;acutezza di altri suoi pezzi e so che può soddisfare la mia curiosità.</p>
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		<title>Di: véronique vergé</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/07/06/didattica-emotiva/#comment-94794</link>
		<dc:creator>véronique vergé</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Jul 2008 09:59:38 +0000</pubDate>
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		<description>Mi ha molto interassato l'articolo, perché affronta l'argomento della didattica e dell' adattamento della scuola al mondo. In Francia le IUFM (scuola di didattica sono in via di scomparsa). Penso che il mestiere si impara sul terreno e che ogni insegnante ha la sua manera di fare crescere, pensare. Il problema è conciliare la tradizione al mondo odierno.
Per esempio nel nostro mondo quale posto alla letteratura? Vedo che l'insegnamento del latino va in concorrenza con insegnamento complementare con un modullo professionale.
Ho una volunta nel mio modesto insegnamente: trasmettere la tradizione , fare capire che la letteratura è un garante della libertà, una consolazione, un sogno. Ma in nostro mondo, i bambini hanno il tempo di sognare?
So che i ragazzi amano il teatro, la poesia, l'avventura, ma spesso vedono nella lettura un obbligo. Dico sempre: "c'è sempre un libro per te che ti aspetta, anche se non ami leggere"
Ho notato che i ragazzi amano scrivere su computer, e adesso quando do un tema, faccio lavorare in grupo o con il computer.
Dare il piacere di scrivere e forse dare importanza all'illustrazione, alla creatività, ma è molto difficile. 
Per la didattica, devo dire che ho conosciuto disillusione, e che ho molto imparato sul terreno, con la mia esperienza.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Mi ha molto interassato l&#8217;articolo, perché affronta l&#8217;argomento della didattica e dell&#8217; adattamento della scuola al mondo. In Francia le IUFM (scuola di didattica sono in via di scomparsa). Penso che il mestiere si impara sul terreno e che ogni insegnante ha la sua manera di fare crescere, pensare. Il problema è conciliare la tradizione al mondo odierno.<br />
Per esempio nel nostro mondo quale posto alla letteratura? Vedo che l&#8217;insegnamento del latino va in concorrenza con insegnamento complementare con un modullo professionale.<br />
Ho una volunta nel mio modesto insegnamente: trasmettere la tradizione , fare capire che la letteratura è un garante della libertà, una consolazione, un sogno. Ma in nostro mondo, i bambini hanno il tempo di sognare?<br />
So che i ragazzi amano il teatro, la poesia, l&#8217;avventura, ma spesso vedono nella lettura un obbligo. Dico sempre: &#8220;c&#8217;è sempre un libro per te che ti aspetta, anche se non ami leggere&#8221;<br />
Ho notato che i ragazzi amano scrivere su computer, e adesso quando do un tema, faccio lavorare in grupo o con il computer.<br />
Dare il piacere di scrivere e forse dare importanza all&#8217;illustrazione, alla creatività, ma è molto difficile.<br />
Per la didattica, devo dire che ho conosciuto disillusione, e che ho molto imparato sul terreno, con la mia esperienza.</p>
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