di Alessandro De Santis
Tutto il giorno aveva camminato sul ciglio della strada
contava i passi e li classificava
e poi passava agli organi, alle carni
la lingua lastricata e le sue selci
intrise del sudore del non dire.
Aveva infilato le mani chiuse a pugno nelle tasche
ed era risalito sin dentro alla campagna
Fatto inventario dei pali dei filari
piantati come croci, sporcato la punta
delle scarpe nello stabbio.
Ore ed ore si era soffermato,
intere ere geologiche e crisi di governo
prima che vide quella farfalla posarsi
sulla rete metallica del suicida
Senza dote di stelle lo raggiunse brusca la notte
gli aprì la bocca come a prender fiato
Vide l’esatto diametro del cuore umano
e pensò che fosse proprio una bella
giornata per ricominciare, per un attacco aereo
Negli occhi ancora il rapinoso schianto di quando
quel ponte se n’era sparito ghiotto…
[Immagine: James Rosenquist - For Play, 1996]
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di De Santis ho avuto il piacere di leggere e apprezzare anche altro,
Ma pure questi versi mi dicono e/o dicono
d’un tocco di cose mezze nel mezzo della realtà fantastica poesia
b!
Nunzio Festa
C’è come un suono mettalico, un chiodo trafiggendo la pelle.
I versi creano un passo deciso, duro contro la pelle dura della città per fiorire in una farfalla ” sulla rete metallica del suicida/ senza dote di stelle lo raggiunse brusca la notte”: una bellezza violenta.
Bello e duro.
Anche personaggio DI Castelli sarebbe andato bene.
°____°
per questi versi riarsi di luce metallica,
Danke,
ang
Molte grazie innanzitutto a Franz per aver apprezzato la mia poesia.
@Nunzio: fa sempre piacere sapere che c’è chi legge con attenzione e profondità la propria poesia.
@Véronique: quello che hai colto è uno degli aspetti che volevo rendere; una poesia su un personaggio “vero” del mio territorio, terrigna e ventosa, dura e delicata, metallica e malleabile.
@Ang: un riaardere di luce metallica è un’immagine molto vicina alla sensibiltà di questa mia poesia. Touché.
E grazie anche ai più criptici Capitan Feendoos e Iannox per aver letto.